Recensioni per
Pur
di Capo Rouge

Questa storia ha ottenuto 1154 recensioni.
Positive : 1146
Neutre o critiche: 8 (guarda)


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Recensore Master
23/02/26, ore 09:48
Cap. 1:

(Segnalazione indirizzata all'amministrazione per l'inserimento della storia tra le scelte)
Segnalo Pur all’attenzione dell’Amministrazione affinché venga inserita tra le storie Scelte, riconoscendone il pieno valore narrativo.
La scrittura, di forte intensità espressiva, coinvolge il lettore fin dalle prime righe, immergendolo con naturalezza nelle atmosfere e nelle emozioni dei protagonisti.
Pur sviluppa un percorso di crescita e trasformazione credibile e profondo, mantenendo coerenza e autenticità in ogni passaggio.
La presenza di personaggi originali arricchisce una trama solida e mai scontata, che si distingue per qualità, equilibrio e capacità di rinnovare la storia di riferimento senza tradirne lo spirito. L’intreccio dimostra una notevole maturità narrativa, fondendo elementi nuovi e preesistenti in modo armonico ed efficace.
La gestione delle emozioni, dal dolore alla speranza, è delicata e convincente, conferendo alla storia uno spessore che va oltre il semplice racconto romantico o il classico what if. Per costruzione, scrittura, intensità e valore complessivo, Pur rappresenta una proposta meritevole di essere riconosciuta tra le storie Scelte.

Nuovo recensore
21/02/26, ore 13:54

Grazie Annalisa, la storia mi è piaciuta moltissimo. In particolare la descrizione raffinatissima del crescendo di malcontento che ha portato alla Rivoluzione Francese. E mi è piaciuta molto la sensualità e fisicità del racconto, sia quando emergeva dalle situazioni "dolci", sia da quelle violente, come il pestaggio di André. Veramente complimenti, è stata una lunga lettura ma molto bella.

Recensore Veterano
17/02/26, ore 14:22

Allora, ci sono storie che non svaniscono.
Tornano nei nomi che si ripetono senza chiedere il permesso,
nei volti che si assomigliano abbastanza da confondere,
negli oggetti che passano di mano come se sapessero dove devono arrivare.
Una trottola che continua a girare anche quando nessuno la guarda,
in un tempo passato che non si è chiuso davvero.
Nessuno possiede davvero ciò che tiene con sé.
Le lettere non appartengono a chi le ha conservate come eco di una voce mai udita.
Il metallo inciso non appartiene a chi lo stringe.
Nemmeno i ricordi appartengono a chi li ricorda.
Ogni cosa resta solo per un tratto, poi riparte.
Tutto è in transito.
Anche il porto non è un luogo di arrivo.
È il punto in cui il passato spinge sul presente e qualcosa cede.
Le vite si sfiorano nel momento sbagliato, o, forse non c’è un momento giusto.
Un foglio piegato sul retro di parole antiche resta sospeso tra le mani del tempo.
La trottola continua a girare, intatta, segnando la memoria che attraversa vite parallele.
I legami non si ricompongono, si trasmettono.
Come una ferita che cambia corpo ma non smette di esistere,
come una storia che attraversa il tempo senza mai diventare davvero storia.
È un’inquietudine sottile, persistente.
La sensazione che nulla vada perduto del tutto, ma che nulla possa più tornare intatto.
La trottola continua a girare.
Non perché il tempo finisca,
ma perché nessuno l’ha mai davvero fermata.


Tutto iniziò con un fulmine, come l’attacco improvviso di una sinfonia, un temporale che fu la prima nota di una vita destinata a cambiare.
Le scelte, l’assenza divenuta presenza costante, hanno composto lentamente una melodia inevitabile, portando alla luce un amore che nessuna dissonanza avrebbe potuto spezzare.
Ci hai accompagnato nella solitudine, quella profonda, fatta di silenzi e di pause, come in un adagio che lascia spazio al respiro. Un’ombra che segue i passi, ma non li abbandona mai.
Ogni parola, ogni gesto, ogni istante è stato una nota precisa, necessaria, che ha dato forma a questa splendida sinfonia che è la tua storia.
Perché una sinfonia nasce da una prima nota, e quella nota contiene già tutto il mondo che verrà. Così, la prima parola di Pur è stata il preludio, l’annuncio di un viaggio emotivo destinato a risuonare a lungo, anche dopo l’ultima pagina.
Perché alcune sinfonie non si concludono, continuano a vibrare, invisibili, nel tempo.

Recensore Veterano
13/02/26, ore 22:13
Cap. 1:

(Segnalazione indirizzata all'amministrazione per l'inserimento della storia tra le scelte)
Si segnala alla gentile Amministrazione questa fanfiction per l’eventuale inserimento tra le Storie Scelte del sito. Le motivazioni della proposta sono indicate nella recensione.

Ma chère grand-mère…
 
Dopo giorni di mare calmo, vento lieve e dunque assolutamente deleterio perché inutile, la navigazione è ripresa con sollievo dei marinai che pure sono abituati a tali frangenti.
 
Confido nella tua buona salute e che la mia assenza non t’imporrà di svolgere anche le mansioni che un tempo spettavano a me. 
Lo spero e prego che tu non dia sfogo alla tua intransigenza verso te stessa, impedendo alla famiglia Jarjayes di venirti in aiuto, così che la mia assenza non ti sia di peso.
 
E ti chiedo se l’hai veduta oggi?
Hai ascoltato il tepore della sua stanza ancora chiusa al mattino?
 
Silenziosa magnolia mescolata al Marsiglia.
Metallico acciaio intessuto di lino.
 
E l’hai scorta, alla sera, mentre assorta osserva le ortensie fiorite al di là delle finestre?
I pensieri alla giornata scorsa, i dubbi d’aver composto al meglio i doveri e poi la scelta delle incombenze per la giornata che verrà?
 
Abbi cura di te e di lei.
Se lo farai sarà come aver cura di me!
Tuo nipote André Grandier


Océan Atlantique deuxième jour de navigation…
 
Siamo partiti da nemmeno un giorno e già sento la tua mancanza. Me ne dolgo, mai potrò fare ammenda del torto d’averti lasciato, che ti sarà parsa, la mia, una decisione incomprensibile e crudele. 
Posso solo chiederti di continuare ad accettare il mio affetto e di accettarmi così, incosciente e di perdonare il dolore che ho causato.
Oggi, qui, lontano dai luoghi che mi hanno accolto fin da bambino, così come dalle braccia che mi hanno amato, mi pare d’esser in grado di vedere la mia vita in maniera più nitida e di comprendere ancora più a fondo il tenero e grande amore che hai nutrito per me.
Così come l’amore che mi ha spinto a lasciarti. L’uno ricambiato, legato dal sangue che scorre nelle nostre vene.
L’altro intenso e libero, forte del legame che mi tiene a sé, così che solo l’oceano e il tempo mi concederanno di sapere quanto esso sia puro e se mai un giorno avrò scampo dalla sua luce.
 
S’esso morirà allora la mia scelta sarà stata giusta, né alcuno avrà patito invano.
Se sopravvivrà, allora io vivrò fino a che esso avrà respiro.

Ti chiedo di aver cura della donna che amo.
So che adesso, leggendo queste righe, appoggerai il foglio in grembo, solleverai lo sguardo per guardarti attorno e chiederti come sarà possibile.
Sorrido a immaginarti e confido nella tua saggezza.
 
Ti parlerò di lei, così che non ti sentirai troppo sola, che in questo modo sarà come se io fossi lì, a guardarla attraverso i tuoi occhi, a mostrarti quanto sia bella e tu l’ammetterai, che lo è davvero.
 
Tornerò sano e salvo, per abbracciarti e baciarti.
 
Tuo nipote André


Estratti dalle lettere di Andre Grandier a Mdme Glacé


~ Pur ~ Capo Rouge



Allora, puntuali, siamo nel nostro allora, in quel tempo ospite senza piedi, che passa, già passato e preciso nel momento scandito da istantanei orologi, certo che l’ora si ripeta uguale e differente nel suo viaggio fermo e costante tra un punto in mezzo al mare e il polo di terra inaccessibile.
Così si chiude e si apre Pur, nella perfetta circolarità delle sue domande, delle partenze con i loro ritorni, nella sfera dai confini tracimati, che ha un suo centro ma circonferenza non misurabile.

Che ora è lì da voi?

La domanda è riproposta di pagina in pagina, nella lettura e nella certezza che, puntuale, l’ora torni presente: perlaceo sorriso di denti nel morso di una mela mai imbrunito, nell’estatico rivolo di vento teso nel torso dell’aria, in parole pure e scarnite e, pure, incarnate vergini e forti in un carteggio d’amore e di lettere senza tempo; in una conclusione da sogno che al risveglio ha la tenacia del reale; in un finale che racconta che è accaduto ma non è finito; in una favola tesa dal mattino veggente alla sera immensa di orecchie bambine: l’orco e il lupo, il fuoco della fiammiferaia acceso a scaldare la vita sulla morte.
Pur è la parola estratta dal buio, il felice lapsus di un’Itaca innamorata di ogni Ulisse che la riscopre splendida oppure dimessa. E, in un ritorno che immaginariamente distribuisce tutte le sue risposte, è quella certezza dell’esistenza dei legami che si stringe bruciante sul tempo al di là di se stesso: un legame che continua a lavorare su lettore e narrazione, che unisce storie al di là di questa, come le lettere della bambola viaggiatrice, come la stella dei Magi dopo l’adorazione, come i disegni di Jibril e il lapis lazuli gelido di Joria, l’acciaio e il lino eternati dalle ortensie memori dei fiordalisi, la magnolia mescolata silenziosa al Marsiglia, come l’ora imprecisata e precisa sospesa tra i fusi del tempo.
Pur è tutto questo: una favola che può accadere alle quattro di un meridiano qualsiasi di luce e di vento, nell’ora di scrivere una storia, di raccontarla, di leggere una lettera.
C’è sempre tempo per questo, come la pagina non vista ma riscritta con la firma in bianco su un nome senza inchiostro, perché Pur è anche una storia che sa di essere storia. Ritorna nei propri corridoi, riconosce le vecchie voci afone, riapre una porta già socchiusa in un vicolo, ricompare e continua come in un labirinto di libri e di scaffali impolverati di altre vite.
Come quel cavaliere che inclina la lancia contro il vento, e il vento è lo stesso della prima volta, e si legge, si riconosce nei mulini che ruotano come ruotavano, ma che ora sanno di ruotare. Come in quella notte tra mille in cui il re ode dalla bocca della regina la propria storia e, all’improvviso, la mappa contiene la mappa e si estende sul territorio fino a coincidere con esso, la pagina aderisce alla propria ombra. Così l’Amore, conflato che lega in un solo nodo ciò che nell’universo si squaderna, tiene insieme destini e narrazioni, tempi e pagine, costole e ritorni e allora quel che è stato scritto s’eterna dell’in-finito di quel che ancora, feroci, si scrive.

C’è sempre tempo per questo. Per la lettura, per la scrittura, per il legame che ci restituisce alla vita ogni volta che una storia finisce e nel finire ricomincia.

E allora sono io a ringraziarti, per l’amicizia e il bene che ci lega oltre questa storia. Ci riconsegna a un tempo diverso, non sempre coincidente, eppure fedele. Un viaggio che non procede diritto, eppure torna. Diversamente. Sempre.

Ti abbraccio
Sabrina
(Recensione modificata il 13/02/2026 - 10:15 pm)

Recensore Veterano
13/02/26, ore 22:00

Ma chère grand-mère…
 
Dopo giorni di mare calmo, vento lieve e dunque assolutamente deleterio perché inutile, la navigazione è ripresa con sollievo dei marinai che pure sono abituati a tali frangenti.
 
Confido nella tua buona salute e che la mia assenza non t’imporrà di svolgere anche le mansioni che un tempo spettavano a me. 
Lo spero e prego che tu non dia sfogo alla tua intransigenza verso te stessa, impedendo alla famiglia Jarjayes di venirti in aiuto, così che la mia assenza non ti sia di peso.
 
E ti chiedo se l’hai veduta oggi?
Hai ascoltato il tepore della sua stanza ancora chiusa  al mattino?
 
Silenziosa magnolia mescolata al Marsiglia.
Metallico acciaio intessuto di lino.
 
E l’hai scorta, alla sera, mentre assorta osserva le ortensie fiorite al di là delle finestre?
I pensieri alla giornata scorsa, i dubbi d’aver composto al meglio i doveri e poi la scelta delle incombenze per la giornata che verrà?
 
Abbi cura di te e di lei.
Se lo farai sarà come aver cura di me!
Tuo nipote André Grandier 


Océan Atlantique deuxième jour de navigation…
 
Siamo partiti da nemmeno un giorno e già sento la tua mancanza. Me ne dolgo, mai potrò fare ammenda del torto d’averti lasciato, che ti sarà parsa, la mia, una decisione incomprensibile e crudele. 
Posso solo chiederti di continuare ad accettare il mio affetto e di accettarmi così, incosciente e di perdonare il dolore che ho causato.
Oggi, qui, lontano dai luoghi che mi hanno accolto fin da bambino, così come dalle braccia che mi hanno amato, mi pare d’esser in grado di vedere la mia vita in maniera più nitida e di comprendere ancora più a fondo il tenero e grande amore che hai nutrito per me.
Così come l’amore che mi ha spinto a lasciarti. L’uno ricambiato, legato dal sangue che scorre nelle nostre vene.
L’altro intenso e libero, forte del legame che mi tiene a sé, così che solo l’oceano e il tempo mi concederanno di sapere quanto esso sia puro e se mai un giorno avrò scampo dalla sua luce.
 
S’esso morirà allora la mia scelta sarà stata giusta, né alcuno avrà patito invano.
Se sopravvivrà, allora io vivrò fino a che esso avrà respiro.

Ti chiedo di aver cura della donna che amo.
So che adesso, leggendo queste righe, appoggerai il foglio in grembo, solleverai lo sguardo per guardarti attorno e chiederti come sarà possibile.
Sorrido a immaginarti e confido nella tua saggezza.
 
Ti parlerò di lei, così che non ti sentirai troppo sola, che in questo modo sarà come se io fossi lì, a guardarla attraverso i tuoi occhi, a mostrarti quanto sia bella e tu l’ammetterai, che lo è davvero.
 
Tornerò sano e salvo, per abbracciarti e baciarti.
 
Tuo nipote André

Estratti dalle lettere di Andre Grandier a Mdme Glacé 

 ~ Pur ~ Capo Rouge 

Allora, puntuali, siamo nel nostro allora, in quel tempo ospite senza piedi, che passa, già passato e preciso nel momento scandito da istantanei orologi, certo che l’ora si ripeta uguale e differente nel suo viaggio fermo e costante tra un punto in mezzo al mare e il polo di terra inaccessibile.
Così si chiude e si apre Pur, nella perfetta circolarità delle sue domande, delle partenze con i loro ritorni, nella sfera dai confini tracimati, che ha un suo centro ma   circonferenza non misurabile.

Che ora è lì da voi?

La domanda è riproposta di pagina in pagina, nella lettura e nella certezza che, puntuale, l’ora torni presente: perlaceo sorriso di denti nel morso di una mela mai imbrunito, nell’estatico rivolo di vento teso nel torso dell’aria, in parole pure e scarnite e, pure, incarnate vergini e forti in un carteggio d’amore e di lettere senza tempo; in una conclusione da sogno che al risveglio ha la tenacia del reale; in un finale che racconta che è accaduto ma non è finito; in una favola tesa dal mattino veggente alla sera immensa di orecchie bambine: l’orco e il lupo, il fuoco della fiammiferaia acceso a scaldare la vita sulla morte.
Pur è la parola estratta dal buio, il felice lapsus di un’Itaca innamorata di ogni Ulisse che la riscopre splendida oppure dimessa. E, in un ritorno che immaginariamente distribuisce tutte le sue risposte, è quella certezza dell’esistenza dei legami che si stringe bruciante sul tempo al di là di se stesso: un legame che continua a lavorare su lettore e narrazione, che unisce storie al di là di questa, come le lettere della bambola viaggiatrice, come la stella dei Magi dopo l’adorazione, come i disegni di Jibril e il lapis lazuli gelido di Joria, l’acciaio e il lino eternati dalle ortensie memori dei fiordalisi, la magnolia mescolata silenziosa al Marsiglia, come l’ora imprecisata e precisa sospesa tra i fusi del tempo.
Pur è tutto questo: una favola che può accadere alle quattro di un meridiano qualsiasi di luce e di vento, nell’ora di scrivere una storia, di raccontarla, di leggere una lettera.

C’è sempre tempo per questo, come la pagina non vista ma riscritta con la firma in bianco su un nome senza inchiostro, perché Pur è anche una storia che sa di essere storia. Ritorna nei propri corridoi, riconosce le vecchie voci afone, riapre una porta già socchiusa in un vicolo, ricompare e continua come in un labirinto di libri e di scaffali impolverati di altre vite.
Come quel cavaliere che inclina la lancia contro il vento, e il vento è lo stesso della prima volta, e si legge, si riconosce nei mulini che ruotano come ruotavano, ma che ora sanno di ruotare. Come in quella notte tra mille in cui il re ode dalla bocca della regina la propria storia e, all’improvviso, la mappa contiene la mappa e si estende sul territorio fino a coincidere con esso, la pagina aderisce alla propria ombra. Così l’Amore, conflato che lega in un solo nodo ciò che nell’universo si squaderna, tiene insieme destini e narrazioni, tempi e pagine, costole e ritorni e allora quel che è stato scritto s’eterna dell’in-finito di quel che ancora, feroci, si scrive. 

C’è sempre tempo per questo. Per la lettura, per la scrittura, per il legame che ci restituisce alla vita ogni volta che una storia finisce e nel finire ricomincia. 

E allora sono io a ringraziarti, per l’amicizia e il bene che ci lega oltre questa storia. Ci riconsegna a un tempo diverso, non sempre coincidente, eppure fedele. Un viaggio che non procede diritto, eppure torna. Diversamente. Sempre.

Ti abbraccio

Sabrina
(Recensione modificata il 13/02/2026 - 10:27 pm)

Recensore Master
07/02/26, ore 14:25

C'è un grande orologio che domina questa storia, anche quando non viene mai nominato.
Non è appeso a una parete e non scandisce ore riconoscibili, è il tempo stesso della Rivoluzione, una macchina impersonale che avanza pretendendo adesione totale.
Un tempo che non si limita a registrare gli eventi, ma li giudica, stabilendo chi è ancora sincronizzato e chi è ormai fuori tempo massimo. È dentro questo tempo che le vite vengono chiamate a esporsi, a rivelare ciò che possono sacrificare e ciò che non sono disposte a perdere.
Victoire Jenevieux appartiene a un mondo regolato da gerarchie stabili e da ruoli definiti. È cresciuta in un tempo che continua a esistere come memoria incarnata, come misura silenziosa attraverso cui osserva ciò che sta accadendo.
La Rivoluzione le appare inizialmente come una promessa di giustizia, il momento in cui privilegi e soprusi sembrano finalmente destinati a cadere. Ma presto comprende che quel nuovo tempo non si limita a redistribuire il potere, esige una trasformazione totale degli individui.
Victoire Jenevieux attraversa gli anni dello sconvolgimento politico perdendo ciò che amava, ma senza perdere la capacità di guardare dentro la Storia. Non si colloca mai fuori dal tempo che vive, e tuttavia non vi si consegna completamente.
In lei la lucidità non si traduce in cinismo, ma in una forma di resistenza silenziosa, resta presente senza coincidere.
Non chiede clemenza né riparazioni, non accusa né rivendica. Nel suo sguardo non c’è odio, ma un affetto trattenuto, l’unico possibile in uno spazio in cui nulla può più essere ricomposto senza falsificazione.
È attraverso questo sguardo che Victoire osserva ciò che la Rivoluzione produce nei singoli individui. Di fronte a lei non c’è più il ragazzo che aveva intuito l’ingiustizia della società, ma Louis Antoine Saint-Just.
Louis Antoine Saint-Just non si limita a vivere il tempo rivoluzionario, lo incarna. La sua parola e il suo gesto politico sono il ticchettio regolare di un tempo che non ammette esitazioni.
In lui il tempo storico si è fatto carne, e la carne è diventata sacrificabile.
Victoire Jenevieux non lo giudica, ma ne riconosce l’inflessibilità.
Ed è proprio questo riconoscimento, privo di illusioni, a rendere la distanza irriducibile. Per Saint-Just la Rivoluzione non chiede di vivere, ma di essere.
Ogni esitazione diventa colpa, ogni lentezza sospetto. Non per crudeltà individuale, ma per necessità sistemica.
Come una forza mitologica, la Rivoluzione non può permettersi di guardarsi allo specchio senza rischiare di pietrificarsi.
Accanto a questa identificazione assoluta con il tempo nuovo, una figura che Victoire comprende ora in modo diverso è Victor Clément de Girodel.
Se Saint-Just coincide interamente con il tempo rivoluzionario, Victor Clément de Girodel ne è il resto non assimilabile. Non tenta di opporsi né di fermare il meccanismo, semplicemente non vi appartiene. Accettare la nuova epoca significherebbe rinnegare non solo un ordine politico, ma la struttura stessa del proprio essere.
Victoire si trova così a osservare due uomini che hanno fatto parte del suo passato e che sono inconciliabili. Da un lato, l’uomo che è diventato il tempo; dall’altro, l’uomo che rifiuta di sopravvivere alla fine del proprio. Entrambi sono coerenti, ed è proprio questa coerenza a renderli inconciliabili.
Il conflitto che li oppone non è tra rivoluzione e controrivoluzione, ma tra due concezioni opposte del valore della vita. Saint-Just attribuisce valore alla vita solo nella misura in cui essa è interamente assorbita dal movimento storico.
Victor Clément de Girodel le attribuisce valore solo se resta fedele a un ordine interiore che precede e supera la Storia. Nessuno dei due sbaglia nel proprio sistema. Ma i sistemi non comunicano.
Il grande orologio della Rivoluzione segna la stessa ora per entrambi, per Saint-Just è l’ora dell’azione necessaria, per de Girodel quella della fine inevitabile. La tragedia non nasce da un’incomprensione, ma da un eccesso di lucidità.
Saint-Just sa che salvare il nobile de Girodel significherebbe incrinare l’assolutezza del tempo rivoluzionario; Victor de Girodel sa che salvarsi significherebbe sopravvivere come un uomo che non riconosce più se stesso.
È in questo spazio che la relazione tra Victor e Victoire trova la sua forma definitiva.
Victor non rinnega la figlia, e la sua presenza non viene respinta. Ma ciò che Victoire porta con sé, l’amore, la continuità della vita, la possibilità di lottare, non è sufficiente a trattenerlo nel mondo.
Con la scelta di Oscar e la sua morte, l’amore diventa un’ombra impossibile da afferrare. Vivere significherebbe tradire la forma di vita a cui Victor resta fedele.
Accettare di vivere per Victoire significherebbe accettare un tempo che non riconosce più come proprio. La loro relazione si colloca così in una zona tragica priva di conflitto aperto.
L’affetto non è negato; è semplicemente insufficiente a colmare la distanza tra i tempi che vivono.
Victoire riprende la sua vita, consapevole di aver amato un padre che non ha mai voluto condividere la sua esistenza, e di essere stata amata da un uomo, André, che è stato padre solo per amore.
Ha mantenuto la sua promessa, Océane conoscerà i suoi genitori attraverso i suoi racconti.
La Rivoluzione, in questo racconto, non è né demonizzata né assolta. È una forza temporale totalizzante, capace di generare figure di purezza estrema e, al tempo stesso, di espellere chi non può o non vuole trasformarsi.
Sotto il battito del grande orologio non ci sono soltanto carnefici e vittime, ma uomini integri che vivono tempi incompatibili.
Il grande orologio ha continuato a scandire il tempo, incrociando per un istante, Océane e Oscar Jibril, due destini diversi e simili.

Grazie, Annalisa.
Le tue parole sono un dono raro, e arrivano da una voce che stimo profondamente, per ciò che scrive e per ciò che è.
La tua scrittura e la tua amicizia hanno un valore autentico, che resta.
È stato un privilegio accompagnarti in questo viaggio.
Anna

Recensore Junior
06/01/26, ore 12:59

Mia carissima Capo Rouge, non posso credere, non voglio credere di aver letto quell’ultima, parola: “fine”.
Avevo subito visto l’aggiornamento ma mi ero tenuta il capitolo buono buono nel cassetto per godermelo lontano dalla frenesia delle feste. Non so che dire, mi mancano le parole e l’ho riletto già tre volte, tanto è bello! 😻 

Mi ha stupefatta e strabigliata! Mi rendo conto di essere ripetitiva nei miei complimenti ma tu, come autrice, me la fai sempre sotto il naso, nonostante io abbia fiuto. Sono commossa dalla bellezza di questa storia. 🥺
Ora, dopo tutto il tempo passato insieme a Pur, dopo tutte le emozioni, la bellezza e l’impazienza con cui aspettavo un nuovo capitolo come farò senza più aggiornamenti? Non puoi immaginare quanto mi mancherà, dico davvero!
Però ora mettendo per un attimo da parte la tristezza, faccio un applauso a scena aperta a Victoire.
Ha gli occhi verdi e lumpidi come suo padre, non il suo padre biologico, ma quello vero che le aveva fatto capire che non era sola, quello che le ha insegnato che la famiglia non è solo quella che il sangue unisce, ma soprattutto che la famiglia vera è fatta da persone che si scelgono e decidono di stare insieme, di amarsi, di volersi bene, di essereci per gli altri. Victoire è cresciuta. E Victoire c’è pure per Victor, che dal canto suo è magnificamente Victor. Bello fino alla fine, mi è piaciuto fino in fondo. Sembrerò matta ma io, che spesso ci ho litigato durante questa storia, per paura che fosse così bello da far capitolare Oscar e separare la coppia canonica, penso che Victor abbia fatto due cose meravigliose nella sua vita: ha dato la vita a Victoire (inconsciamente certo, di sicuro se fosse stato per lui Victoire non sarebbe mai nata) e, anche se gli avrei tirato volentieri il collo, il patto (o dovrei dire ricatto) con cui ha legato la vita di Victoire con quella di André.
Come ho detto ho litigato con Victor, più di una volta in passato, mi ha esasperato perché lo trovavo comunque un personaggio fantastico, un antigonista magnifico per André, ma in questo ultimo capitolo ha superato se stesso, è splendido! 
Non è un vigliacco, la morte di Oscar deve essere stata devastante per lui, anche se sapeva benissimo di non avere più nessuna possibilità con lei, sapeva che Oscar era viva e questo era un modo per sentirsi vivo.
Tutto ciò in cui credeva, e soprattutto Oscar, non esistono più ma affronta coscientemente ciò che lo aspetta, senza sottrarsi all’inevitabile.
Come se il racconto in questo capitolo non fosse già di per sé bello abbastanza, in fine ho trovato la sorpresa più bella e la più emozionante, quel pizzico di If che mi ha fatto balzare il cuore dal petto.
Sei riuscita a concludere in maniera eccellente una storia eccezionale ed io non ho piu parole per descrivere la tua bravura.
Ti chiedo gentilmente di non smettere mai di scrivere su Oscar e André e di tornare a pubblicare se e quando vorrai e potrai. Scusa se io la butto lì ma penso che uno spinoff di questa storia sarebbe un sogno! 😍
Un grazie immenso, anzi più grande ancora!
Marta 😻

Scusa se emendo ma avevo già caricato la recensione ma ho dovuto cancellarla e ricaricarla.
La prima presentava codici e numeri, era illeggibile. Scusa
(Recensione modificata il 06/01/2026 - 01:01 pm)

Recensore Junior
06/01/26, ore 12:42
Cap. 78:

Mia carissima Capo Rouge, questo capitolo mi ha trascinata nel dolore che ha provato il Generale. 
Mi sono ritrovata totalmente immersa nella sua tristezza e ho davvero immaginato, come se fossi stata lì con il generale, le stanze del palazzo Jarjayes devastate dai ladri e prive di quegli oggetti che nella mia immaginazione facevano parte della vita di Oscar, di André e della nonna come fossero parte di loro.😢
L’uomo, il padre, il marito, il generale, mi hanno fatto molta tenerezza perché ora, Jarjayes, non ha più nessuno al mondo, amava Oscar (io di questo non ho mai dubitato) e la sua morte è una ferita aperta che rimarrà per sempre tale. Perché non c’è guarigione alla pardita di un figlio, anche se quel figlio fa un lavoro che presuppone un certo livello di rischio per la vita e, chi è genitore sa cosa vuol dire, sa che non è possibile prepararsi ad un eventualità del genere, ad un evento che va quasi “contro natura”.
Mi ha fatto anche tanta tenerezza perché in un battito di ciglia ha perso non soltanto gli affetti più cari e preziosi ma anche il mondo in cui ha vissuto, il mondo a cui ha dedicato una vita intera. Mi ha colpito però (nel senso che ho apprezzato e ammirato) come sia rimasto fedele a quel poco che è rimasto ancora vivo di quel mondo destinato a finire, come non abbia abdicato a sé stesso pur avendo capito, attraverso le parole di André, come il “mondo” che finora aveva visto e vissuto non è l’unico possibile. Che ce ne sono altri, che devono per forza essercene altri. 
Le parole di André rilette attraverso gli occhi del Generale mi hanno, invece, profondamente commossa, da padre ha potuto capire quanto grande fosse quell’amore e di quanto lui (Andrè) avesse fatto di tutto per non rivelarlo nemmeno ad Oscar per il suo bene.
Le lettere di Andrè resteranno per sempre nella mia memoria. Nessuno mai è riuscito a descrivere alla perfezione come si vive un Amore da lontano anche se quell’amore è sempre presente, nessuno ha mai scritto lettere d’amore così 😻, senza cadere nella banalità o eccedere in nulla, rimanendo nel personaggio che è Andrè. 
Grazie di ♥️ per queste pagine magnifiche.
Gattinapelosa😻

Nuovo recensore
29/12/25, ore 14:36

E così Pur è giunto ad una conclusione (che poi non conclude ma apre ancora, come nel riverbero di in un'eco cosmica e senza tempo).
Che viaggio è stato... non a caso citi, prima del capitolo, Interstellar.
Per me Pur è stata la prima opera, scritta da te, che io abbia letto. Mi colpì che fosse iniziata tempo fa e avesse così tante recensioni.
Mi ha catturato fin dalle prime parole, sebbene fosse una lettura non così semplice, da prendere sottogamba. No, leggere significava impegno, concentrazione, spesso tornare indietro per rileggere ancora: perchè il gusto delizioso era arrivato al palato, ma anche il desiderio di assaggiare nuovamente, quasi a voler scoprire la ricetta segreta: la magica mistura, dei singoli sapori, capace di produrre un'alchimia cosi particolare. La ricercatezza delle parole, la costruzione così elaborata delle frasi, un lessico elegante, a tratti antico, capace già da solo di trascinare nell'epoca storica dell'ambientazione.
Mentre aspettavo che uscissero gli ultimi capitoli di Pur, come in astinenza, ho cercato altre tue opere e ho scoperto ("divorandoli") Paris e If. E per fortuna...
Averli letti, prima del finale di Pur, ha fatto sì che l'incontro tra Océan e Oscar Jibril provocasse in me quel brivido inaspettato, quell'emozione fortissima: la consapevolezza (che già ce l'avevo, ma un conto è saperlo, un altro è sentirlo sulla propria pelle) che certe storie, come quella di Oscar e André, non hanno mai fine. Non sono soggette alla caducità del tempo e della morte: la magia della letteratura e dell'arte.
Anche per questo spero, come tanti altri, che tu possa continuare a tracciare altri percorsi, intrecci e viaggi dove condurci ancora.
Era tempo che non leggevo con così tanta passione. Grazie.

Recensore Master
26/12/25, ore 18:34

Mia cara Annalisa, 
Mai mi sarei aspettata di ritrovare in Pur il mio amatissimo Oscar Jibril.
Sei riuscita a stupirmi.
E, chi mi conosce sa quanto io ami stupirmi.

Inutile dirti quanto io avessi semplicemente adorato “If”... 
Ecco che quindi, leggendo questo tuo ultimo capitolo, è stato per me come recuperare un vecchio amico.
Come riannodare fili dispersi.
Come rileggere versi di antiche nenie.
Come riaprire vecchi bauli.
Come ritrovare un mondo.
Come riascoltare una musica cara che credevo di aver ormai dimenticato.

Questo capitolo mi rimarrà nel cuore.
Non esito a dirtelo.

Mi rimarrà impressa per sempre la fierezza di Girodelle, la sua dignitosa accettazione della sconfitta, il suo infinito amore per Oscar.
Sublime la frase “L’aveva amata tanto. Ma non abbastanza perché lei s’innamorasse di lui”.
Una frase che racconta una verità incontrovertibile.
Che ci restituisce un Victor meravigliosamente nobile, e una Oscar autentica, sincera fino al midollo, superlativa.

Grazie, cara.
Grazie per questa tua storia.
Grazie per questi personaggi così reali, così prossimi al mio immaginario.
Grazie per averci donato la tua scrittura.
È un dono prezioso che non va sprecato. Sono lieta che tu abbia scelto di donarla a noi.
È stato un onore per me aver conosciuto la tua narrazione.

Ti abbraccio con tutto il cuore
Manuela

Recensore Junior
24/12/25, ore 10:15

Ciao Capo Rouge,
questi sono davvero gli ultimi tasselli per terminare la bellissima storia che è Pur.
Anche se sono gli ultimi non sono meno importanti, tutt’altro.
Victoire è diventata una giovane donna determinata e saggia, ha difronte a sè un rivoluzionario che potrebbe decidere che le sue parole sono pericolose eppure non esita e dice a Saint-Just ciò che pensa.
Senza timori o esitazioni Victoire chiede qualcosa di importante per lei ma non solo, la grazia per Victor sarebbe stata una scelta ovvia, ma lei quel padre così orgoglioso che non è mai stato davvero suo padre, lo ha capito davvero.
Lua ha sbagliato nel profetizzare che Victor non sarebbe mai stato amato, Victoire gli ha voluto bene anche se Victor ha fatto di tutto per non essere amato da lei.
Ci hai regalato due confronti davvero mozzafiato in questo ultimo capitolo, Victoire è stato uno di quei personaggi che sembravano non dover lasciare una traccia importante invece è cresciuta ad ogni apparizione fino a diventare una protagonista assoluta.
Ocean è la figlia di Oscar e André senza ombra di dubbio, indomita e coraggiosa ha avuto l’opportunità di vivere una parte della sua vita dove la storia dei suoi genitori ha iniziato a diventare la loro storia. Yellow Yacket e Yas avranno raccontato gli anni passati con loro, avranno raccontato chi era André.
Qualunque sia la vita che Ocean troverà in Francia, grazie a quella famiglia improbabile che André un giorno ha realizzato sarà una vita con solide basi e con affetti sicuri e cui appoggiarsi.
Pur è una storia che ha lasciato un segno profondo in me, è e resta la storia in cui ho trovato davvero Oscar e André.
Ti ringrazio per aver condiviso questa bellissima storia e spero di poterti leggere ancora.
Buone feste di luce e armonia.
Ipazia

Recensore Junior
22/12/25, ore 20:33

Victoire non è affatto stupida, Anzi, è una giovane donna coraggiosa e determinata che non ha certo paura di dire ciò che pensa persino ad un uomo come Saint-Just.
Victoire ha dei principi molti saldi sicuramente André e anche Oscar sarebbero fieri di lei, non avrebbero potuto scegliere una persona migliore a cui affidare Ocean. Tutti quelli che hanno amato e rispettato André e Oscar sono diventati la nuova famiglia di Victoire, anche se non ha dimenticato Girodel che è suo padre.
Girodel mi ha fatto tenerezza in questo ultimo incontro con sua figlia, non sempre ho condiviso il suo modo di fare, è però un personaggio a cui tu hai dato uno spessore straordinario.
Splendido l’incontro tra Ocean e Oscar Jibril, le tue storie, If e Pur che si incontrano è stata una bellissima sorpresa.
Grazie per le emozioni, per il tempo che ho passato leggendo Pur che è stato davvero ben speso e pieno di emozioni e soddisfazioni.
Ogni personaggio ha avuto un significato e un posto speciale nel mio cuore, è brutto immaginare che non ci sarà più l’appuntamento con Pur.
Rileggerò questa storia perché, come mi è successo con Paris e If è impossibile dimenticare una lettura che mi è arrivata dritta al cuore.
Grazie ancora Annalisa e spero di poter leggere ancora una tua nuova storia.
Ti auguro giorni di festa sereni.
Ortensia 🌸

Recensore Junior
18/12/25, ore 15:03
Cap. 78:

La prima volta in cui ho letto di Madame Jarjayes ne sono rimasta subito affascinata perché non hai descritto una donna debole che seguiva passivamente le decisioni di suo marito. Madame Marguerite ha un carattere forte e deciso, bellissimo il riferimento allo sguardo in cui il generale cerca sostegno in ogni situazione difficile.
Mi ha commosso leggere che non è riuscita a sopportare il dolore per la morte di Oscar, una perdita davvero troppo grande e dolorosa per riuscire ad andare avanti.
A me il generale è sempre piaciuto, in Pur ancora di più, ora che è davvero solo senza più nessuno per cui essere chi è sempre stato gli resta solo la fedeltà incrollabile per i Sovrani.
Il generale non può fare niente per il re e la regina però ha dimostrato che forse è stato davvero uno dei pochi a essere fedele soprattutto quando non ci sono più interessi da intascare, cariche da ottenere e privilegi da conservare.
Victoire e Argo hanno continuato la loro vita a Parigi, entrambi sono sopravvissuti alla morte e osservano quasi con disincanto l’esecuzione dei Sovrani.
Un capitolo bellissimo, al prossimo.
Ortensia 🌸

Recensore Junior
17/12/25, ore 21:47

"Sinfonia cosmica", mai titolo fu più azzecato! Si addice al capitolo ma descrive al meglio la sinfonia che è stata questa storia e che è la tua scrittura. Una sinfonia che risuonerà sempre, Annalisa, perchè le note toccate da questo racconto sono inarrivabili perfino per la morte. 
La nota raggiunta con questo acuto finale, la melodia di cori, voci e strumenti sono arrivati a toccare ogni corda e tutte le corde insieme. 
Nel ringraziare per averci regalato un simile racconto, mi auguro che un giorno vorrai tornare a scrivere ancora di questi personaggi e a far vibrare ancora tutte le mie corde. 
Grazie ancora
GdM

Nuovo recensore
17/12/25, ore 17:15

Davvero io non ho parole ,non riesco a trovare parole per descrivere la grandezza della tua scrittura ,questa storia è stata bellissima ,lunga sì ,ma piena ,hai fatto vivere ai nostri eroi avventure ,viaggi solo per far capire il loro immenso amore ,era giusto che la storia finisse con la morte dei protagonisti per la rivoluzione ma c’è Ocean che continuerà la loro storia e quella piccola chicca di fare incontrare le tue due storie ,entrambe meravigliose , “If “è stata la mia storia preferita, la prima che ho scaricato e messa nero su bianco (quante risme mi é costata). Anche questa andrà a far compagnia alla mia piccola biblioteca personale come le altre terme tue meravigliose storie. Ripeto ho recensito poco perché veramente non trovo le parole per recensire il tuo meraviglioso modo di scrivere, spero di rileggerti presto