(Segnalazione indirizzata all'amministrazione per l'inserimento della storia tra le scelte) Si segnala alla gentile Amministrazione questa fanfiction per l’eventuale inserimento tra le Storie Scelte del sito. Le motivazioni della proposta sono indicate nella recensione.
Ma chère grand-mère…
Dopo giorni di mare calmo, vento lieve e dunque assolutamente deleterio perché inutile, la navigazione è ripresa con sollievo dei marinai che pure sono abituati a tali frangenti.
Confido nella tua buona salute e che la mia assenza non t’imporrà di svolgere anche le mansioni che un tempo spettavano a me.
Lo spero e prego che tu non dia sfogo alla tua intransigenza verso te stessa, impedendo alla famiglia Jarjayes di venirti in aiuto, così che la mia assenza non ti sia di peso.
E ti chiedo se l’hai veduta oggi?
Hai ascoltato il tepore della sua stanza ancora chiusa al mattino?
Silenziosa magnolia mescolata al Marsiglia.
Metallico acciaio intessuto di lino.
E l’hai scorta, alla sera, mentre assorta osserva le ortensie fiorite al di là delle finestre?
I pensieri alla giornata scorsa, i dubbi d’aver composto al meglio i doveri e poi la scelta delle incombenze per la giornata che verrà?
Abbi cura di te e di lei.
Se lo farai sarà come aver cura di me!
Tuo nipote André Grandier
Océan Atlantique deuxième jour de navigation…
Siamo partiti da nemmeno un giorno e già sento la tua mancanza. Me ne dolgo, mai potrò fare ammenda del torto d’averti lasciato, che ti sarà parsa, la mia, una decisione incomprensibile e crudele.
Posso solo chiederti di continuare ad accettare il mio affetto e di accettarmi così, incosciente e di perdonare il dolore che ho causato.
Oggi, qui, lontano dai luoghi che mi hanno accolto fin da bambino, così come dalle braccia che mi hanno amato, mi pare d’esser in grado di vedere la mia vita in maniera più nitida e di comprendere ancora più a fondo il tenero e grande amore che hai nutrito per me.
Così come l’amore che mi ha spinto a lasciarti. L’uno ricambiato, legato dal sangue che scorre nelle nostre vene.
L’altro intenso e libero, forte del legame che mi tiene a sé, così che solo l’oceano e il tempo mi concederanno di sapere quanto esso sia puro e se mai un giorno avrò scampo dalla sua luce.
S’esso morirà allora la mia scelta sarà stata giusta, né alcuno avrà patito invano.
Se sopravvivrà, allora io vivrò fino a che esso avrà respiro.
Ti chiedo di aver cura della donna che amo.
So che adesso, leggendo queste righe, appoggerai il foglio in grembo, solleverai lo sguardo per guardarti attorno e chiederti come sarà possibile.
Sorrido a immaginarti e confido nella tua saggezza.
Ti parlerò di lei, così che non ti sentirai troppo sola, che in questo modo sarà come se io fossi lì, a guardarla attraverso i tuoi occhi, a mostrarti quanto sia bella e tu l’ammetterai, che lo è davvero.
Tornerò sano e salvo, per abbracciarti e baciarti.
Tuo nipote André
Estratti dalle lettere di Andre Grandier a Mdme Glacé
~ Pur ~ Capo Rouge
Allora, puntuali, siamo nel nostro allora, in quel tempo ospite senza piedi, che passa, già passato e preciso nel momento scandito da istantanei orologi, certo che l’ora si ripeta uguale e differente nel suo viaggio fermo e costante tra un punto in mezzo al mare e il polo di terra inaccessibile.
Così si chiude e si apre Pur, nella perfetta circolarità delle sue domande, delle partenze con i loro ritorni, nella sfera dai confini tracimati, che ha un suo centro ma circonferenza non misurabile.
Che ora è lì da voi?
La domanda è riproposta di pagina in pagina, nella lettura e nella certezza che, puntuale, l’ora torni presente: perlaceo sorriso di denti nel morso di una mela mai imbrunito, nell’estatico rivolo di vento teso nel torso dell’aria, in parole pure e scarnite e, pure, incarnate vergini e forti in un carteggio d’amore e di lettere senza tempo; in una conclusione da sogno che al risveglio ha la tenacia del reale; in un finale che racconta che è accaduto ma non è finito; in una favola tesa dal mattino veggente alla sera immensa di orecchie bambine: l’orco e il lupo, il fuoco della fiammiferaia acceso a scaldare la vita sulla morte.
Pur è la parola estratta dal buio, il felice lapsus di un’Itaca innamorata di ogni Ulisse che la riscopre splendida oppure dimessa. E, in un ritorno che immaginariamente distribuisce tutte le sue risposte, è quella certezza dell’esistenza dei legami che si stringe bruciante sul tempo al di là di se stesso: un legame che continua a lavorare su lettore e narrazione, che unisce storie al di là di questa, come le lettere della bambola viaggiatrice, come la stella dei Magi dopo l’adorazione, come i disegni di Jibril e il lapis lazuli gelido di Joria, l’acciaio e il lino eternati dalle ortensie memori dei fiordalisi, la magnolia mescolata silenziosa al Marsiglia, come l’ora imprecisata e precisa sospesa tra i fusi del tempo.
Pur è tutto questo: una favola che può accadere alle quattro di un meridiano qualsiasi di luce e di vento, nell’ora di scrivere una storia, di raccontarla, di leggere una lettera.
C’è sempre tempo per questo, come la pagina non vista ma riscritta con la firma in bianco su un nome senza inchiostro, perché Pur è anche una storia che sa di essere storia. Ritorna nei propri corridoi, riconosce le vecchie voci afone, riapre una porta già socchiusa in un vicolo, ricompare e continua come in un labirinto di libri e di scaffali impolverati di altre vite.
Come quel cavaliere che inclina la lancia contro il vento, e il vento è lo stesso della prima volta, e si legge, si riconosce nei mulini che ruotano come ruotavano, ma che ora sanno di ruotare. Come in quella notte tra mille in cui il re ode dalla bocca della regina la propria storia e, all’improvviso, la mappa contiene la mappa e si estende sul territorio fino a coincidere con esso, la pagina aderisce alla propria ombra. Così l’Amore, conflato che lega in un solo nodo ciò che nell’universo si squaderna, tiene insieme destini e narrazioni, tempi e pagine, costole e ritorni e allora quel che è stato scritto s’eterna dell’in-finito di quel che ancora, feroci, si scrive.
C’è sempre tempo per questo. Per la lettura, per la scrittura, per il legame che ci restituisce alla vita ogni volta che una storia finisce e nel finire ricomincia.
E allora sono io a ringraziarti, per l’amicizia e il bene che ci lega oltre questa storia. Ci riconsegna a un tempo diverso, non sempre coincidente, eppure fedele. Un viaggio che non procede diritto, eppure torna. Diversamente. Sempre.
Ti abbraccio
Sabrina (Recensione modificata il 13/02/2026 - 10:15 pm) |