Questa poesia segue delle musicalità tutte sue, come nascoste, a volte tozze, a volte coriacee.
Come quelle di un vinile strascicato dal dj.
Come i movimenti della protagonista.
Poverina.
Chissà cosa vede, chissà cosa incontra. Incontri strampalati. Incontri che la ingannano e la imbrogliano.
Pensa troppo. Pensa male.
Come quelli che vedono sempre l’erba del vicino più verde.
È diversa dal resto del mondo. Tutti gli altri alzano la zampa per versare pipì, lei per asciugare le lacrime versate.
Ermetico il finale. Non si capisce cosa le porti il sole: morte o siccità, ovvero luce o calore?
S’i’ fossi tartaruga
Io penserei alla fuga.
Le lacrime, su, asciuga
E mangia ‘sta lattuga.
Versi belli (i tuoi 😊): pillole forti di riflessione. |