Recensioni per
Uno e un terzo
di Capo Rouge

Questa storia ha ottenuto 13 recensioni.
Positive : 13
Neutre o critiche: 0


Devi essere loggato per recensire.
Registrati o fai il login.
Recensore Veterano
23/10/24, ore 14:31

Allora, il Tempo aveva un odore, un sapore, un suono.
Il Tempo aveva un nome, un sorriso, il Tempo era…
Il Tempo aveva un inizio, aveva iniziato ad esistere dal loro primo incontro.
Il Tempo erano Loro.
André e Oscar… era iniziato tutto così.
Lui, aveva aspettato senza saperlo, vivendo il Tempo senza di Lei.
Un Tempo che era sembrato velocemente eterno.
Lui, aveva aspettato senza saperlo, vivendo nel Tempo con Lei.
Ché il Tempo era perfetto solo accanto a Lei.
Ché il Tempo senza di Lei era stato dimenticato, vissuto in inconsapevole attesa.
Lui, era suo. Non per censo, per rango, per opportunità.
Era suo, ché il Tempo era iniziato in un inverno di petali bianchi riflessi in altri occhi.
Lui, era suo. Semplicemente.
Il Tempo, un istante come scheggia del loro cuore.
Lei, che Amore era piccoli e grandi gesti.
L’Amore era un gesto gentile che nessuno, tranne l’altro, poteva vedere.
Lui, era suo. Inconsapevolmente.
Lui, era suo. Ché la vita sarebbe stata racchiusa negli occhi azzurri come il cielo.
Blu come i fiordalisi.
Lei, era tutto e niente. Era sfida costante, era una nuova Vita.
Lei, camminava leggera, un sentiero già tracciato davanti a sé.
Lei, camminava leggera, che ogni passo avrebbe impresso una impronta nell’anima.
Lei, il sempre che lo avrebbe legato alla Vita… un giorno.
Lui, sarebbe stato un mezzo passo colmato dal Tempo.
Era un giorno normale in una Vita speciale.
Era un giorno speciale in una Vita normale.
Lui, una promessa sulle labbra infantili. Ti ho aspettato. Ti aspetterò.
Lei, una promessa sulle labbra infantili. Ti aspetterò.
Una promessa colma del Tempo che ancora non era stato.

Recensore Master
16/09/24, ore 14:30

Hanno il sapore della nostalgia, della gelosia, della consapevolezza questi momenti rubati ad un passato vissuto e mai raccontato.
Ha il sapore della nostalgia dell’abbraccio stropicciato e stanco di una madre affettuosa, di solitarie passeggiate lungo sentieri sempre nuovi e che conducevano sempre sul sentiero di casa.
Ha il sapore della nostalgia di una vita che non può più tornare.
Ha il sapore della gelosia di chi ha il sentore, ma non la consapevolezza, di un legame che saprà trascendere ogni avversità, che saprà trascendere il tempo.
Ha il sapore della gelosia di una sorella che sa che potrà ottenere tutto ciò che vuole ma non un privilegio molto prezioso, il privilegio di poter scegliere, di poter decidere cosa è importante per lei e agire liberamente.
Ha il sapore della consapevolezza che la vita è cambiata per sempre, che un grande palazzo un po’ grigio chiuso nel rispetto delle regole fissate ha preso il posto di una casa piccola e umile.
È un bambino André Grandier, un bambino che conosce la nostalgia dell’abbraccio di una mamma, che sta imparando a camminare in una nuova vita, ad esplorare nuovi sentieri abbandonando quella solitudine calma che aveva il sapore di casa.
È un bambino André Grandier, un bambino che ha la consapevolezza che un viso, un sorriso sono già tenacemente incisi nella sua mente, che ha la consapevolezza di non sentire il peso del sacrificio nel seguire sempre e ovunque Oscar François de Jarjayes.
È un bambino André Grandier, un bambino che ha consapevolezza di desiderare il compito che gli è stato assegnato, che non sarà mai un dovere da adempiere.
È una bambina Oscar François de Jarjayes, una bambina che conosce la solitudine di un grande palazzo un po’ grigio, un palazzo in cui deve sottostare a una rigida educazione prima di poter correre libera.
È una bambina Oscar François de Jarjayes, una bambina che conosce la gelosia di una sorella che già vede sotto i suoi occhi nascere qualcosa di speciale che a lei sarà preclusa.
È una bambina Oscar François de Jarjayes, una bambina che inizia ad avere la consapevolezza che la presenza di un moccioso, di André Grandier, è pungolo e supporto per ogni piccolo o grande impegno che deve e dovrà affrontare.
Sono due bambini, Oscar François de Jarjayes e André Grandier, due bambini che stanno iniziando a camminare sullo stesso sentiero, unendo le loro solitudini in un patto che li vedrà legati da un filo indissolubile.
Sono due bambini, Oscar François de Jarjayes e André Grandier, l’irrequieta bambina non ordina, il più tranquillo moccioso non esegue, l’uno segue l’altra, invisibilmente legati da un filo rosso visibile a tutti quelli che li osservano.
Ha il sapore di una muta alleanza, di un patto che non potrà essere spezzato da nessuno.
Ha il sapore di una promessa che è stata fatta ancor prima di incontrarsi, di sapere che le loro vite sarebbero state unite.
Questa storia ha il sapore di una giornata di fine estate, di un anniversaire unico e irripetibile, così come unici e irripetibili sono Oscar e André.
Anna

Recensore Junior
31/08/24, ore 21:35

Ciao Capo Rouge, questi piccoli tasselli vengono da lontano e mostrano per intero uno spaccato della infanzia dei nostri beniamini, sono piccoli tasselli che illuminano due giornate di fine estate in cui Oscar e André vivono una infanzia serena ma già carica di responsabilità.
André e Oscar sono due bambini molto diversi, per carattere, per estrazione sociale, per il destino che hanno, il destino di André non è stato deciso da un padre deluso, ma lo ha portato fino a Palazzo Jarjayes.
André, anche se è solo un bambino, ha già saputo conquistare l’affetto di chi gli è vicino, che sia una semplice cameriera o l’ultima figlia di un nobile generale, e tu hai saputo descrivere con realismo i sentimenti che scuotono l’animo di un bambino che, in fondo, ancora ha ben chiaro il suo compito in quella grande casa, egli sarà sempre al fianco di Oscar.
È stato facile immaginare il cipiglio orgoglioso di Oscar, i suoi capelli un po’ arruffati, i suoi occhi in cui brilla un lampo di orgoglio e di stizza davanti al rito mancino di sua sorella maggiore, insomma anche da bambina, Oscar è sempre Oscar, e sta già iniziando a conquistare il cuore di André.
Le stalle sembrano essere il loro luogo sicuro, li ritroveremo lì altre volte, come poco prima della partenza di André per la guerra in America.
Per ora tutto è ancora semplice, come dirà Oscar, si studia, si gioca, si festeggia un compleanno mangiando more affogate nella crema, la vita di due bambini insomma.
Aspetto altri tasselli da mettere al posto giusto in Pur.
Grazie per questo bellissimo momento con i nostri beniamini.
Ipazia

Recensore Junior
29/08/24, ore 23:21

Carissima Capo Rouge, ho lasciato Oscar e André alle prese con il dolore della mancanza reciproca, con il dolore di un amore che sembra non avere possibilità di vivere.
Li ritrovo in un salto temporale, in un momento in cui tutto deve ancora iniziare perché il tempo trascorso insieme è appena cominciato.
In questo tempo così lontano, Oscar e André sono presenze familiari, li ritrovo nel loro carattere non ancora del tutto formato ma già definito.
André, nonostante la sua vita completamente trasformata, ha saputo mantenere la sua   serenità, proprio serenità che noi sappiamo spesso in futuro si opporrà all’irruenza e all’impulsività di Oscar.
Quest’ultima, dal canto suo, sa già perfettamente (nonostante la giovane età) quale sia il suo ruolo, che è profondamente diverso da quelle delle sue sorelle. Oscar mostra già da piccola una forza e una determinazione non comuni.
Questa storia ci racconta come il seme della loro profonda amicizia, della loro "reciprocità", del loro rapporto così complesso, è stato gettato, crescerà forte e robusto come un rovo di more, sarà pieno di spine, ma i suoi frutti saranno dolci e aspri.
Questo primo compleanno festeggiato a Palazzo Jarjayes sarà sicuramente il più bello da ricordare per i nostri amati così come leggere è stata una boccata d'aria a pieni polmoni in una giornata d'afa. 
Grazie e spero di ritrovarti presto con Pur. 
Lena
 

Recensore Junior
25/08/24, ore 22:34

Gentile autrice, ti ringrazio per questo dono che  arriva per  celebrare uno dei personaggi maschili più amati di sempre. Ho sempre amato le storie che cercano di ricostruire l’infanzia dei nostri personaggi preferiti, mostrando in nuce le caratteristiche che avrebbero poi definito la loro personalità di adulti. Nella tua one shot mi ha colpito l’idea dell’ eternità del loro sentimento, che Oscar e André iniziano a percepire maturando sin da piccoli l’idea di esclusiva appartenenza. Sono convinta  che l’anime lasciasse  intendere che Oscar fosse sempre fuggita dai propri sentimenti reali per rifugiarsi in un’illusione di comodo che le garantisse di non dovere affrontare la verità e le sue conseguenze. Le parole di André nell’originale giapponese in cui rivela di avere sempre saputo del loro amore da prima che egli nascesse non possono certo essere casuali. E l’attesa sarebbe stata la parola chiave del loro destino. Un anno e un terzo André ha dovuto attendere la nascita di Oscar per poi aspettarla per tutta la vita prima di poterla amare. Solo una manciata di ore avrebbe dovuto attendere Oscar, dopo aver conosciuto la gioia dell’amore più grande e il dolore insopportabile della separazione più crudele, per riunirsi definitivamente a André nella dimensione dell’eternità. Personaggi indimenticabili di cui riesci a cogliere aspetti che li rendono ancora più epici nel dramma della loro umana realtà.

Recensore Junior
25/08/24, ore 16:47

Cara Capo Rouge, sono contenta di ritrovarti a raccontare di questi due in questa nuova tessera della loro giovinezza, uniti da poco ma nell’eternità di una storia senza eguali.
Qui sono ancora “piccoli” ma non “leggeri”, sono già velati da un qualcosa a cui noi potremmo dare il nome di “consapevolezza di cose piu grandi di loro” e di cui loro assaporano per ora solo il succoso gusto di crema e frutti di bosco. Ingredienti mescolati con cura a creare un sapore unico, così come è unica la tua scrittura. 
Grazie per questo bel regalo fatto ad Andrè e a noi.
Un saluto, Claudia.

Recensore Junior
24/08/24, ore 22:36

Che dire un pezzo di vita che ha poco a che fare con dolori, mezze cecità, amori tormentati, malattie, rivoluzioni e drammi vari.
Un pezzo di vita allegro e leggero che comincia a delineare ciò che sono e saranno.
Questo racconto ha tre punti salienti a cui non serve aggiungere nulla sarebbe assolutamente superfluo.
Primo, un affermazione che può avere più significati
“ Andrè è mio “
Secondo Andrè dice io sono nato un anno ed un terzo prima di te e lei chiede cosa facevi nel periodo in cui io non c’ero e lui risponde Non me lo ricordo che col passare del tempo diventerà sono nato quando sono arrivato a palazzo Jarjayes e ti ho incontrata.
Terzo le lucciole danzano nel buio e le lucciole completeranno il ciclo.
Questa storia anche se racconta un singolo episodio della loro vita mi ha trasmesso la completezza del loro percorso dall’inizio alla fine.
Grazie.

Recensore Junior
23/08/24, ore 22:37

Bellissima questa storia, mai scontata o sdolcinata, mi è sembrato di vedere il cipiglio irritato della giovane servetta mentre descrive la piccola ‘arpia’ che tiranneggia il tempo del piccolo André che a soli nove anni già ha rubato il cuore della servetta.
André è un bambino timido, solo, ma mostra già il suo carattere fermo e generoso, sotto quel cappello di paglia viene voglia di arruffargli i capelli e augurargli buon compleanno.
Oscar bambina ha preso vita davanti ai miei occhi, è una bambina determinata che conosce il suo destino e il suo ruolo molto diverso da quello delle sue sorelle, Oscar anche da bambina mostra il suo senso di uguaglianza, la piccola Iris non è inferiore a lei solo perché è una contadina.
Oscar ha difeso Iris, ciò che diventerà è già in lei, così come il sentimento di amicizia che unisce Oscar e André sta già diventando forte e incrollabile.
Basta poco per rendere un compleanno speciale, ad André basta Oscar e una promessa che entrambi sapranno mantenere.
Hai reso il mio rientro dalle vacanze meno traumatico con questa piccola e bellissima storia.
Ortensia 🌸

Recensore Junior
22/08/24, ore 22:20

Cara Annalisa, grazie mille per questo nuovo tassello di una Storia di per sè affascinante, ma che tu sai sempre arricchire con garbo e sensibilità.
Questi bambini fanno tanta tenerezza, pur ispirando anche forza e coraggio nell'affrontare una vita che a nessuno dei due ha risparmiato difficoltà e dolori.
Credo che effettivamente ciò che li salva (e può salvare ciascuno di noi) sia il sapere che c'è qualcuno che li "aspetta", che li "attende", che non accetta di vivere la propria vita senza l'altro.

Mi viene in mente un dialogo che mi è sempre piaciuto del film Shall we dance?, tra la moglie del protagonista e il detective da lei assunto.

Beverly: "Qual è, secondo lei, la ragione per cui ci si sposa?"
Detective: "La passione!"
Beverly: "No"
Detective: "…avrei detto che lei è una romantica, allora qual è?"
Beverly: "Perché ci serve un testimone della nostra vita. Ci sono miliardi di persone sul pianeta...Insomma, quanto pensa può valere ogni singola vita! Ma in matrimonio la promessa è di prendersi cura di tutto, sia delle cose buone che di quelle terribili, o frivole. Di tutto, sempre, ogni giorno. Chi promette dice: la tua vita non passerà inosservata, perché io l’avrò osservata. La tua vita non sarà priva di testimoni, perchè io sarò il tuo testimone.

Grazie ancora! A presto, un caro saluto, Lisa

Recensore Master
21/08/24, ore 22:53

Carissima Caporouge,
ritornata da poco su questi lidi virtuali, trovo questo tuo gioiello di dolcezza e tenerezza, mai mieloso, ma dolce e un poco pungente insieme, come si conviene al sapore di quelle more di cui anche io, nella mia infanzia, come Oscar e André, sono stata golosissima.
Delicatissimo racconto che lumeggia quelli che possiamo chiamare "gli anni perduti", ovvero quell'infanzia che Oscar e André hanno trascorso insieme, in cui hanno gettato i semi di quella loro simbiosi di vita e di sentimenti vissuti più che dichiarati, e di cui sappiamo pochissimo (pochi accenni, come nell'ep. 12, nella conversazione notturna prima del duello a proposito del piccolo tesoro sepolto sotto la grande quercia).
In ogni caso, anche in giovanissima età, questo tuo André fa già palpitare di affetto e tenerezza il cuore di una donna più grande (la tenerissima servetta appena uscita dall'adolescenza, secondo i nostri parametri, già donna, secondo i parametri di quel tempo): trovo assolutamente geniale il focus esterno con cui apri il racconto, che nelle sequenze incipitarie ci mostra il dialogo fra queste due giovani donne di servizio - due delle tante, anonime comparse, che vediamo distrattamente sullo sfondo nel manga e nell'anime; quand''ecco che al loro sguardo si palesa André, ed è una entrata in scena col botto: "Che quello (...) comparve sull’uscio della cucina, la faccia un poco rossa per la corsa, i capelli spettinati, lo sguardo morbido e per certo verso più sereno, dopo tutto il tribolare per aver perduto prima il padre e poi la madre e poi aver lascito il paesello ove era nato, per finir lì, in una grande casa d’immenso grigio e stanze acutamente vuote". Un'entrata in scena degna di un primissimo piano cinematografico, in cui vediamo, nel pur piccolissimo Grandier, i tratti fondamentali di quel che sarà l'André adulto per cui tutte abbiamo spasimato: lo sguardo morbido e sereno, i capelli corvini che sono tutto un ricciolo. Ma la percezione dell'acuto vuoto delle stanze di Palazzo Jarjayes viene lenita, sempre, dalla presenza di Oscar. E qui, tramite il grazioso espediente dell'equivoco sul sesso di Oscar avvenuto nella mente e nel cuore della giovanissima Ines, costruisci una trama dal garbo degno di un atto unico di Marivaux, dimenticato in un cassetto e riscoperto dopo secoli, e ancora intatto nella sua freschezza: tutto per culminare in quelle parole di Oscar - rivelata come femmina -a una delusissima e scornata Iris, parole che si sostanziano nel concetto semplice e lapidario: "André è mio". Sintesi mirabile che si amplifica nel finale, che si svolge in un luogo mitico per noi fan di Oscar e André, le scuderie, con quei segni sul muro che torneranno protagonisti in una tesissima sequenza dell'ep. 28. Qui, invece, diventano occasione per André per dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, quell'intelligenza del cuore che sarà sempre il suo tratto più notevole, e che si rivela in piccoli gesti, come, per esempio, guarnire di un fiore bianco un vassoio con qualche bene di conforto per la sua Oscar (sequenza che ho adorato in "Paris"). E la promessa finale è degna arra di una storia che è in nuce riassunta nel legame che tu delinei qui. Complimenti, applausi a scena aperta e tanta ammirazione per questo gioiello degno delle più splendenti sere estive in cui la luce muore e si stempera dolce. E a prestissimo, anche con le atmosfere travolgenti e cupe di "Pur", che corro a leggere.
Con ammirazione grande,
d

Recensore Junior
21/08/24, ore 20:17

More e rose. Pungente dolcezza e tagliente bellezza. Piantina selvatica di more trasportata accanto ad un piccolo ma disciplinato virgulto di rose così da crescere insieme, l’uno sostegno dell’altro, in un intricato intreccio dove non si scorge confine.
Che sia stato per il capriccio di un padre o per il disegno di un fato irriverente quelle vite hanno sentito di appartenersi da sempre. La storia inciderà i rami, allontanerà i fusti ma l’appartenenza è nelle radici. In un'attesa che è al di là del tempo e che trova compimento in un attimo lungo una vita intera

Grazie a te Capo Rouge per il viaggio e per la compagnia che la tua penna sa regalare.

Nuovo recensore
21/08/24, ore 16:38

Bella e spensierata come loro due bambini. Io però aspetto ancora la conclusione di Pur. Sei bravissima e mi tieni ancora col fiato sospeso

Recensore Master
20/08/24, ore 23:33

Una festa di compleanno movimentata, decisamente! Povera Iris, che delusione!