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Autore: Dave1994    27/12/2012    5 recensioni
Skyrim, poco prima della resurrezione dei draghi e del ritorno di Alduin.
Una terra immersa nel mistero e nella magia...talvolta così antichi da trascendere persino il tempo stesso.
Due universi che si incontrano,per ridipingere un passato sconosciuto e incredibile.
Genere: Avventura, Fantasy, Mistero | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Altri, Nuovo personaggio, Sorpresa
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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E mentre i due uomini dialogavano, gli alberi attorno alla loro locanda vibravano all'incessante potenza del vento proveniente da Ovest, sempre crescente ogni secondo che passava: sembrava che Akatosh stesso fosse intento a soffiare con il suo gelido fiato su tutta Skyrim, spezzando il silenzio delle sue enormi lande deserte.

Poco distante, ombre avanzavano fameliche lungo il Passo della Roccia Fredda: nessuno le avrebbe individuate, immerse quali erano in quella terribile tempesta. Spire di tenebra, ombra indomata! Avvolgevano tutto ciò che si trovava sul loro cammino, fagocitandolo per poi distaccarsene con un cupo gorgoglio. Neri filamenti, scuri come la notte stessa: un'entità antichissima, forgiata nel fuoco dell'odio e della vendetta.

L'essere si avviluppò attorno ad un albero e scrutò l'orizzonte con quella che pareva essere la copia deformata di una testa umana: orbite vuote, senza vita, sembrarono divorare il paesaggio con crescente avidità.

- Hai sentito qualcosa? - chiese una voce dal tono incerto: l'ombra si rizzò in un guizzo nervoso, scattando sull'attenti. Poi plasmò la sua forma e la adeguò al tronco del pino ove era adagiata.

Due avventurieri, ornati del rosso dell'Impero.

- Come diavolo sei riuscito a sentire qualcosa sopra il frastuono del vento? A malapena riesco a udire la tua voce. -

Il più basso si grattò la testa, mentre il suo fiato andava condensandosi davanti al suo viso. L'altro, un Argoniano, fece serpeggiare la lingua a mezz'aria.

- Giuro che ho sentito qualcosa. -

- Tieni a posto quell'affare – disse l'altro, un basso e paffuto Redguard – potresti cavare l'occhio a qualcuno. -

- Ti dico che c'è qualcosa. E se fosse un troll? - disse la lucertola, furiosa. L'ombra approfittò del breve istante di passaggio dei due soldati sotto il suo albero per sporgersi furtivamente nella loro direzione, scivolando pian piano lungo la corteccia e infine sul suolo gelato. Se uno dei due si fosse girato in quel preciso momento l'avrebbe vista, scura e appiattita come una vipera tra le rocce: ma così non fu ebbe perciò la possibilità di avanzare

ancora un poco

verso di loro.

- Non ha senso che dobbiamo essere noi a cercare il fuggitivo, quando da solo ha ucciso tutti gli altri. -

- Non era da solo...qualcuno è intervenuto. Mi sembrava evidente, anche per un pelleliscia come te – rispose l'Argoniano, stizzito dal vento – e più probabilmente dalla presenza del suo compagno -.

- A maggior ragione. -

- Perché non torni tu dal comandante e gli dici che ci siamo fatti scappare il ribelle? E poi, non devono essere andati lontani. Il vento li avrà sfiancati, almeno quanto sta sfiancando noi. -

L'altro grugnì un cenno di assenso e l'ombra restò immobile per diversi secondi.

Possibile che fosse...?

- E' pazzesco che uno stregone possa fare un disastro del genere senza nemmeno invocare un qualche spirito. – disse il Redguard, voltandosi per sicurezza dietro di sé: a Skyrim non si poteva essere mai certi di cosa

l'ombra si nascose lungo il fianco della strada, tra la vegetazione irrigidita dal freddo

attende dietro alle tue spalle.

- Non gli sarà rimasta nemmeno una goccia di magicka, dopo lo scontro. - rispose la lucertola e si fermò, avvertendo chiaramente qualcosa stavolta, poco distante da lei.

- Stavolta l'ho sentito. Qualcuno ci segue. -

E detto, sguainò la spada, gli occhi puntati lungo la strada.

L'ombra restò ferma lì dov'era, valutando attentamente la situazione.

Dopodiché agì e si solidificò all'istante, crescendo in altezza fino a raggiungere la statura di un essere umano normale ed assumendone in tutto e per tutto le sembianze: mentre prima non vi era altro che vento e alberi, adesso in mezzo alla tempesta avanzava un uomo apparentemente ricurvo su sé stesso, ingobbito dal peso degli anni.

- Chi è là? - tuonò l'Argoniano, avvistando l'uomo di poco distante. Da dove diavolo era apparso?

- E' solo un vecchio – rispose l'altro, togliendo mano all'arco sulla sua schiena – non c'è bisogno che scatti per ogni minuscola cosa. -

Il vecchio continuò ad avanzare verso di loro, indisturbato. Sebbene la sua imitazione fosse a dir poco perfetta, qualcosa cominciò a vacillare nella stessa: i suoi contorni si fecero più indefiniti, quasi liquidi. Nessuno dei due soldati se ne accorse: erano ancora troppo lontani per scorgere la graduale metamorfosi.

Anziché camminare, ora l'apparizione sembrava...scivolare lungo il terreno: l'Argoniano non lo vide e fece per parlare.

- Ha bisogno di.... -

“Ora è abbastanza vicino a noi” pensò il Redguard, apparentemente senza motivo.

Tuttavia, così era: come un castello di carte crolla al tocco più leggero, così le sembianze umane che l'ombra aveva assunto per avvicinare i due soldati svanì, sostituite da una tenebra informe, una macchia nera ondeggiante al contatto con l'aria. Liquide protuberanze fuoriuscirono dalla massa incorporea e avvolsero il soldato Argoniano, riversandosi in ogni anfratto della sua armatura. La creatura strillò e l'essere ne approfittò per insinuarsi nella sua gola, facendo tacere la lucertola all'istante. Furono istanti eterni per il suo compagno, che non credeva ai suoi occhi: sguainò il pugnale appeso alla sua cintola e fece per colpire quell'oscurità ora priva di alcuna sembianza, ma questa lo disarmò con un tentacolo la cui consistenza parve al Redguard essere pari a quella della pietra. L'entità sollevò il suo braccio improvvisato sopra la testa dell'uomo e né mutò la forma, affilandola alle estremità: dopodiché, calò la mannaia improvvisata con crudele ferocia.

Il Redguard cadde a terra. O meglio: caddero a terra le due metà esatte del suo corpo, separato dalla cima del cranio all'inguine. I due monconi cominciarono a sanguinare sul terreno creando una pozza, la quale si allargava sempre di più fino a lambire i cigli opposti della strada.

L'ombra ridisegnò la sua forma, i suoi contorni fino a formare un'oscura matassa filiforme: poi, avvolse il soldato Argoniano in un bozzolo nero, lucido come la pelle tesa all'estremo.

La macabra marionetta si sollevò in piedi, esitante. Fece serpeggiare la lingua nell'aria gelida e i suoi occhi, neri come l'abisso, scrutarono un mondo ora più colorato e al contempo sinistro. Poi, un passo dopo l'altro, si mise in movimento.

Dietro di lei, le due metà del cadavere del Redguard fissavano stupefatte il cielo di Skyrim con occhi vacui e privi di vita.

 

 

- Cioè, tu non sai il perché di tutto questo? - sussurrai, attonito. Il discorso del mio stravagante compagno di viaggio cominciava sempre di più ad assumere note del tutto prive di senso, complice anche l'alcool che a ogni sorso si portava via una fetta del mio normale raziocinio.

- Qualcuno millenni fa definì il concetto di fede, Sebastian – disse Tevinias, allargando le braccia con fare imperioso – si può credere senza vedere, ma ci è impossibile vedere senza credere. La mia storia è talmente assurda, così fuori dal comune che mai riuscirebbe a convincerti della mia sincerità. -

- Devi fidarti di me. -

E detto questo, congiunse le dita delle mani e mi guardò negli occhi sorridente: nel fondo di questi scorsi la stessa luce che avevo intravisto poco prima e istantaneamente mi chiesi quale fosse il passato di quest'uomo e perché da lui trasparisse una tale aura di timore, reverenza e...

vergogna?

- Tu sei pazzo. - risposi, e feci per alzarmi: veloce come un serpente mi afferrò per la manica e con una forza a dir poco sconcertante mi trattenne.

- Posso mostrarti tutto. -

Lo guardai, stupefatto.

Di cosa diavolo stava parlando?

Tevinias si alzò e si avvicinò a me: ebbi paura, ma il tocco delle sue mani sulle mie tempie ebbe lo stesso effetto che ha il vento ghiaccio delle Montagne Innevate sulla Gola del Mondo e rimasi paralizzato, senza poter far nulla.

- Chiudi gli occhi, e osserva attentamente. Ecco, questo è il peso della mia colpa. -

Socchiusi le palpebre e...

...volai lontano dal mio corpo, fluttuando in una nebbia di ricordi e sensazioni che dapprima mi atterrì, poi mi disorientò totalmente.

Ero nella mente dello stregone e stavo scrutando con i miei occhi la sua stessa anima.

  
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