Libri > Hunger Games
Segui la storia  |       
Autore: Akilendra    08/01/2013    3 recensioni
Gli Hunger Games sono giochi senza un vincitore, ventitrè ragazzi perdono la vita, l'ultimo che rimane perde sè stesso in quell'arena, non c'è nulla da vincere, solo da perdere. Nell'arena si è soli, soli col proprio destino, Jenna però non è sola...
Cosa sei disposto a fare per non perdere te stesso? E se fossi costretto a rinunciare alla tua vita prima ancora di entrare nell'arena?
Gli Hunger Games saranno solo l'inizio...
(dal Capitolo 1):
"Un solo rumore e so che lei è qui...l'altra faccia della medaglia, il mio pezzo mancante, la mia immagine riflessa allo specchio, una copia così perfetta che forse potrebbe ingannare anche me, se non fosse che io sono la copia originale dalla quale è stata creata. Dopotutto sono uscita per prima dalla pancia di nostra madre, quindi io sono l'originale e lei la copia."
(dal Capitolo 29):
"'Che fai Jenna?'
Mi libero della menzogna.
'Che fai Jenna?'
Abbraccio la verità.
'Che fai Jenna?'
Mostro l'altra faccia della medaglia."
Genere: Avventura, Introspettivo, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nuovo personaggio, Sorpresa
Note: nessuna | Avvertimenti: Spoiler!
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Capitolo 4

Su quel carro, con tutti quegli occhi addosso mi sento fuori luogo, ma mi trattengo ancora una volta dal correre via, mi giro solo un attimo, giusto il tempo di incociare l'azzurro degli occhi di Sam e il suo gesto che mi indica le labbra, vuole che sorrida, così lo faccio, e sul mio viso si apre un sorriso che non credevo nemmeno di essere capace di produrre; la folla lo apprezza, e se prima applaudiva ora batte i piedi, se prima mi lanciava baci ora piovono ai miei piedi rose, se prima urlava ora esplode in un boato che non ha voce.

Appena scendo dal carro per fortuna trovo rifugio tra le calde braccia di Sam – Sei stata grandiosa! - mi dice con voce rassicurante all'orecchio, prima di riaccompagnarmi nella mia stanza.
Quando chiude la porta alle sue spalle mi raggiunge subito e mi abbraccia da dietro, posando il suo mento sulla mia spalla nuda, che manda a tutto il corpo piccoli brividi caldi, chiudo gli occhi e cerco di prendere tutto l'amore che c'è in quel contatto.
All'improvviso la porta si apre e la figura rosa di Zelda, l'eccentrica accompagnatrice del nostro distretto, irrompe nella stanza, noi ci allontaniamo subito, ma è chiaro che ci ha visti, ci scruta per un po', poi con un espressione indecifrabile e una voce terribilmente tranquilla rompe l'imparazzante silenzio che si era creato – Ero venuta per comunicare l'orario della sveglia di domani, che sarà alle 7, credo che sia meglio che tu ti metta subito a letto, domani sarà una lunga giornata – dice rivolgendosi a me, fa una piccola pausa e sposta il suo sguardo fulminante su Sam – Suppongo che tu stavi andando in camera tua...- gli suggerisce, invitandolo indirettamente ad uscire – Oh, si...io...ero venuto per... - Sam farfuglia qualche parola un po' confuso, ma lo sguardo di Zelda sembra pregarlo di non continuare, così esce silenziosamente dopo avermi salutata con lo sguardo.
Zelda lo segue abbandonando la stanza, non prima però, di avermi lanciato un occhiata severa.
La mattina dopo quando la rosa capitolina entra in camera mia, mi trova già sveglia e vestita, questa notte è stata infernale, se io non ho chiuso occhi non immagino come l'abbia passata Sam, lei sembra accorgersi che non ho dormito molto, lo capisco dall'espressione a metà tra comprensione e rimprovero che ha sul viso, e quando mi guardo allo specchio capisco che anche i grandi cerchi scuri intorno ai miei occhi la dicono lunga sulla notte insonne che ho appena passato.

Per due giorni non faccio altro che trascinarmi giù dal letto, abbuffarmi a colazione, far finta di allenarmi, abbuffarmi a pranzo, far di nuovo finta di allenarmi, abbuffarmi ancora a cena e ritrascinarmi nel letto.
Duranti gli allenamenti non mi curo degli altri tributi, passo quelle ore a fare quello che so fare meglio: correre.
Infatti quest'anno, per mia fortuna, è stata inserita nella sala degli allenamenti anche una pista dove noi tributi possiamo testare la nostra resistenza; ogni volta che alzo lo sguardo, trovo gli occhi color ghiaccio del biondino, che ho scoperto essere del distretto 2, e gli lancio occhiate stralunate, ma lui non sembra curarsene e qualche volta, mi pare risponda anche con un sorriso.
Stamattina però quando apro gli occhi non posso non pensare che oggi è l'ultimo giorno d'allenamento, e che forse è ora che io la smetta di correre e mi concentri su qualche talento che mi possa essere utile nell'arena a parte quello di scappare!
Mi fermo per un attimo a guardare la mia immagine riflessa nello specchio: non sono bassa, nè gracile, non ho l'aspetto di una denutrita, il mio corpo sembra sano e persino forte, sono sveglia, e ho fegato da vendere...cos'è che mi rende tanto diversa dal biondino, dalla sua compagna di distretto o dal resto dei favoriti?
"Forse il fatto che non sai neanche come si impugna una arma?"
Mi suggerisce una vocina nella mia testa, ma sì, chi voglio prendere in giro?
Loro hanno passato la loro vita ad allenarsi per questo, io ho passato la mia a cercare di scappare dagli Hunger Games, e neanche ci sono riuscita!

Scappare: questa è l'unica cosa che so fare, potrei forse uccidere un tributo costringendolo ad inseguirmi finchè non crolla a terra morto dalla fatica per avermi rincorsa?
Archivio l'idea con un debole sorriso, peccato che ci sia poco da ridere: tra pochi giorni sarò catapultata in un arena, ventitrè ragazzi cercheranno di uccidermi ed io non ho la minima idea di come potrò anche solo provare ad impedirglielo.

Quando arrivo nella sala degli allenamenti sono così assorta nelle mie preoccupazioni che non mi accorgo che il biondino del 2 mi si è avvicinato – Ciao, io sono Ares – la sua voce è così calda che mi scotta quando mi risveglia dai miei pensieri.
Ares, solo il nome mi fa rabbrividere, si chiama come il dio della guerra, un dio che veneravano moltissimi anni fa; per un attimo penso al mio: Jenna, non incude di certo nè timore nè reverenza – Anna – gli rispondo correggendo i miei pensieri, dimenticavo che ora io sono Anna Welington!
- Ti ho vista mentre mi guardavi l'altro giorno! - mi dice ammiccando, tiro fuori un sorrisetto sarcastico che non so neanche da dove venga – E chi ti ha detto che guardavo proprio te? E poi anche se fosse...tu sono due giorni che continui a fissarmi! - sorprendo lui e sorprendo me stessa con un tono impertinente e con una faccia tosta che proprio non è da me.
Lui scoppia a ridere, in una risata che sa tanto di musica, in effetti però è vero, ieri non la smettevo di fissarlo mentre si allenava con la spada, dire che con quell'arma è bravo è davvero poco!
- E comunque guardavo la spada! - non so perchè sento il bisogno di giustificarmi - Quindi vuoi ammetterlo che mi guardavi! - sorride trionfante, io sbuffo estenuata, faccio per allontanarmi ma lui mi segue – Come te la cavi con questa? - mi domanda lanciandomi la spada che tiene in mano.
– Non ne ho neanche mai impugnata una – rispondo afferrandola – Ora lo stai facendo! -
dice accompagnando la frase con un sorriso.
In realtà però quello che ho detto non è esattamente la verità, molti anni fa nel mio distretto girava un cantastorie, le sue fiabe parlavano sempre di antichi cavalieri che combattevano con le loro spade affilate per salvare una principessa, le ascoltavo sempre, mi piacevano molto, un giorno lui mi fece un regalo, una spada, non era una vera arma, era fatta di legno, ma era curata nei minimi dettagli e ne riproduceva esattamente una vera, ricordo che per anni ho assillato Anna affinchè giocasse con me facendo finta di essere il cavaliere cattivo...di certo era piuttosto innocua come arma, ma almeno un idea di come impugnarla ce l'ho.
- Ti insegno io – propone Ares – Perchè dovresti aiutarmi? - chiedo un po' confusa e stizzita dal suo comportamento – Per non sentirmi in colpa quando dovrò ucciderti – la sua voce calma e gentile a dispetto delle sue parole mi fa rabbrividire, non che mi aspettassi che con due parole fosse diventato mio amico, ma forse poteva mentire invece di essere così spudoratamente sincero.
Quando mi corregge la postura e mi sorride però è come se le parole di un attimo prima non contassero più, e inaspettatamente le mie labbra gli regalano un sorriso sincero, senza che me ne accorga; quando però mi cinge in un abbraccio da dietro per accompagnare il movimento del mio barccio, mi pento per un attimo di aver accettato il suo aiuto, non mi piace essere toccata da nessuno, mi piace ancora meno se si tratta di un ragazzo, quest'onore è concesso solo a Sam.
Mi dimentico subito di tutto però quando grazie ai suoi insegnamenti, riesco a parare qualche colpo dell'addestratore della postazione delle spade e riesco persino a mettere a segno un attacco, lui mi sorride raggiante, congratulandosi per gli ottimi risultati e cingendomi le spalle con un braccio mi invita a sedermi accanto a lui quando la sirena annuncia che è ora di pranzo.
Quando mi accorgo che quello in cui sto per sedemi è il tavolo dei favoriti mi sento decisamente fuori posto, ho voglia di andarmene, ma è troppo tardi per scappare.
Presto faccio la conoscenza di Alexandra, la compagna di distretto di Ares, una tipa tosta, che non mi sta per niente simpatica, le ho visto maneggiare qualsiasi tipo di arma, non fallisce mai, quando mira, il colpo va a segno, e colpisce per uccidere.
Poi c'è Lisa, distretto 1, ha l'aria di essere un po' frivola con quegli occhietti verdi, ma con l'arco è letale, il suo compagno, Luke, è un tipo di poche parole, dentro i suoi occhi marroni c'è solo gelo, anche lui sa maneggiare qualsiasi tipo d'arma, ma il suo punto forte sono i coltelli, lui mi fa un po' paura, lui è quel tipo da cui non spererei mai di essere uccisa, ieri aveva l'aria di divertirsi parecchio mentre col suo coltello squartava un manichino.

Quando finalmente suona la sirena per farci riprendere gli allenamenti non ci penso due volte ad alzarmi dal tavolo di assassini e ricomincio ad esercitarmi con la spada, fino a quando una fra le altre tra quelle sul tavolo, attira la mia attenzione;
è leggera, l'impugnatura è sobria, la lama sottile e affusolata, luccica sotto le luci artificiali della sala, e ha l'aria di essere parecchio affilata, ne rimango incantata appena la impugno.
È strano da descrivere lo scintillio negli occhi di Ares mentre mi guarda impugnrla, quando mi volto a guardare il mio riflesso su una parete specchiata della sala capisco...
è perfetta, siamo perfette, sembra il prolungamento del mio braccio, nelle mie mani fa quasi lo stesso effetto dell'arco in quelle di Lisa o del coltello in quelle di Luke.

Così all'improvviso ne sono sicura: questa è la mia spada!








Angoletto dedicato alla mente malata dell'autrice:

Eccoci qua! Grazie innanzi tutto a chi è arrivato a leggere fino a qua, spero che la storia vi sia piaciuta!
Ancora una volta un grazie speciale va a nica89, grazie mille per il sostegno, sappi che questo capitolo senza la tua recensione non so se lo avrei pubblicato, era scritto da un po' di tempo, e grazie a te che mi hai fatto venire il buon umore è uscito dal computer! Spero proprio che la storia andando avanti continui a piacerti!

 
  
Leggi le 3 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Libri > Hunger Games / Vai alla pagina dell'autore: Akilendra