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Autore: Dave1994    17/01/2013    5 recensioni
Skyrim, poco prima della resurrezione dei draghi e del ritorno di Alduin.
Una terra immersa nel mistero e nella magia...talvolta così antichi da trascendere persino il tempo stesso.
Due universi che si incontrano,per ridipingere un passato sconosciuto e incredibile.
Genere: Avventura, Fantasy, Mistero | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Altri, Nuovo personaggio, Sorpresa
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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Col passare dei minuti il vento si acquietò, calando di numerose ottave il suo interminabile ruggito. A muovere le fronde degli alberi gelati ed intorpiditi non ne restò che un sospiro, un leggerissimo fiato delicato come il sussurro di un bambino. Quelle stesse nubi che fino a poco prima erano state portatrici di bufera si diradarono, lasciando il posto ad un cielo di un blu più scuro degli stessi fondali oceanici: una nitida luna si stagliava al centro di esso, simile all'occhio di un gatto che ammicca nella penombra.

Vacillai non appena il mio compagno di viaggio di posò al suolo: le mie gambe cedettero e solo la sua salda stretta mi salvò da una caduta inevitabile. La mia incredibile escursione in quel mondo dalle fattezze così aliene, dalla natura così mutabile, ancora si ripercuoteva sul mio intero essere.

- Tevinas... -

- Avrai molte cose da chiedermi, immagino. - mi interruppe lo stregone, con un sorriso bonario. Batté il bastone una volta per terra e dalla sua punta ne scaturirono lingue di fuoco brillanti, le quali contribuirono a donare un po' di tepore alle mie ossa gelate.

- Che...che cos'era quel luogo? Ma soprattutto...cosa vuoi da me? -

L'uomo di fronte a me sospirò paziente, volgendo lo sguardo verso quella luna così risplendente nell'oscurità della volta notturna.

Si bloccò, come se qualcosa di importante lo avesse folgorato lì sul posto.

- E' quasi notte. - sussurrò, paralizzato. Sul suo viso era dipinta un'espressione indecifrabile, di timore e....

...paura?

- A dire il vero, dev'essere già una certa ora. Tra poco queste foreste brulicheranno di creature e a giudicare da questa luna piena, credo che... -

- Dobbiamo andare. -

- Subito. -

Guardai Tevinas negli occhi e stavolta ne fui certo.

Era terrorizzato.

 

 

V'è un preciso momento della sera, quando le tenebre cominciano a calare sul mondo, chiamato crepuscolo, nel quale si ha la precisa percezione di un crescente morire degli ultimi barlumi di luminosità, lontano all'orizzonte. E sebbene siano in molti a trovare poetico questo sottile bilanciarsi di luce ed ombra, è solo perché alla gente piace vedere quello che vuole: c'è invece chi guarda con angoscia l'approssimarsi dell'oscurità.

Ed era proprio lo stesso tipo di angoscia quello che ora aleggiava nell'aria, osservò l'entità con i sensi mortali che aveva preso in prestito al corpo senza vita del soldato imperiale ora adibito ad un mero contenitore, uno specchietto per le allodole. Pungente e acre, crescente d'intensità di metro in metro.

L'Argoniano redivivo saggiò l'aria con la sua lingua guizzante e sibilò, pregustando la dolcezza dell'antica condanna.

 

 

- Non pensare, corri e basta! - urlò lo stregone, scattando di lato. Le sue gambe, lunghe e flessuose, percorrevano con ampie falcate il terreno e la sua veste svolazzava davanti a me, una macchia viola e nera dai contorni indefiniti. Fiacco e ancora spossato cominciai anche io a correre, il fiato gelido intrappolato nel petto: sentivo il sudore freddo lungo la mia schiena e in quel momenti ebbi la sensazione...

o la certezza?

...che ci fosse qualcosa alle nostre spalle, lanciato al nostro inseguimento.

- NON VOLTARTI! CORRI! - gridò una voce terrorizzata, ma disobbedii e lanciai di sfuggita un'occhiata tra gli alberi

mentre una crescente penombra andava lambendoli, come una macchia d'olio caduta per terra.

Pagai caro per quell'errore: un sasso traditore si frappose tra me e il mio compagno ed io non lo vidi. Sentii una fitta lancinante al piede destro e stramazzai al suolo graffiandomi il volto sul suolo gelato, mentre una sempre più forte sensazione di calore mi faceva avvampare la guancia e l'orecchio. Imprecai, cercando di rialzarmi e in quel momento lo sentii.

Qualcosa stava correndo nel mezzo degli alberi, qualcosa dal passo leggero e felpato. Il rumore che producevano le sue zampe a contatto con il terreno era leggerissimo, ma percepibile: chiusi gli occhi dalla paura, rassegnato...

...e un lupo bianco apparve dal nulla, saltandomi e procedendo la sua rocambolesca falcata. Prima che mi superasse ebbi modo di scorgere il lampo arancione dei suoi occhi selvaggi e ne percepii una paura ben più terribile di quella che abbia mai provato in vita mia: questa era primordiale, radicata negli strati più bassi della coscienza. Qualcosa che attende per tutta la vita di venir fuori, come una belva incatenata contro la sua volontà.

Mi rialzai di scatto e corsi come mai avevo corso prima d'ora.

Quel lupo stava scappando.

Qualcosa doveva averlo terrorizzato oltre ogni dire.

 

 

- Tevinas! - urlai, cercando il mio compagno di viaggio con lo sguardo. Il mio cuore batteva all'impazzata, al ritmo di un tamburo di guerra: sentivo la testa pulsare e mi resi conto di essere assolutamente disorientato. Dove mi trovavo?

Dove diavolo si era cacciato Tevinas?

Improvvisamente vidi un'ombra, poco distante da me, una sagoma umana che non tardai a raggiungere.

Troppo tardi mi resi conto del mio errore madornale.

- Eccoti, finalmente ti ho... -

Mi interruppi, mentre l'essere davanti a me si voltava rivolto nella mia direzione. Un Argoniano vestito del porpora imperiale, più brillante del cinabro, stava silenzioso ed immobile al centro di un'oceano sconfinato di foglie...

morte, oramai del tutto prive di alcuna vita

...fredde e ghiacciate.

La mia mano corse istantaneamente al coltello appeso alla cintola, sebbene ebbi la strana sensazione dell'inutilità di quest'ultima azione. Puntai l'arma contro il soldato imperiale, che mi scrutò con occhi smorti e senza luce. Poi mosse una zampa dietro l'altra: il rintocco dei suoi passi sul terreno aveva un che di gutturale e tetro. come la percezione che emanava da quell'essere.

D'un tratto, fui assolutamente sicuro che non vi era nulla di umano in quella diabolica apparizione. Il mio istinto urlava a gran voce di fuggire a gambe levate, senza mai guardarmi indietro.

Ero paralizzato, incapace di muovermi, come nella visione che Tevinas mi aveva procurato. Il mio corpo sembrava essersi incantato, rapito da quegli occhi così magnetici: sentii ossa e muscoli pietrificarsi pian piano, ogni secondo che passava.

Furono attimi immensi ed interminabili, fino a quando l'ombra di quello che un tempo era stato un Argoniano fedele alla causa dell'Impero fu abbastanza vicino da permettermi di vedere il riflesso stesso del mio volto nelle sue orbite nere.

La creatura estrasse i suoi artigli affilati, spalancando le zanne. Vidi nel suo sguardo una totale assenza di speranza...

...la stessa sensazione che avevo provato nell'ammirare l'altera maestosità della Città Nera, con le sue guglie quasi intente a perforare la volta celeste.

Mi rassegnai al mio destino nel momento stesso in cui la creatura fendette l'aria con un sibilo graffiante.

  
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