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Autore: Dave1994    07/02/2013    5 recensioni
Skyrim, poco prima della resurrezione dei draghi e del ritorno di Alduin.
Una terra immersa nel mistero e nella magia...talvolta così antichi da trascendere persino il tempo stesso.
Due universi che si incontrano,per ridipingere un passato sconosciuto e incredibile.
Genere: Avventura, Fantasy, Mistero | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Altri, Nuovo personaggio, Sorpresa
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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“Senza tamburi, senza musica, sfilano funerali”
a lungo, lentamente, nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra

infilza nel mio cranio il suo vessillo nero.

 

(Charles Baudelaire,”I fiori del male”)

 

 

 

 

La stanza non era certo delle più confortevoli, ma a Tevinias non dispiaceva: aveva un delicato odore di legno affumicato che a lui ricordava tanto...

la sua terra natia.

Lo stregone volse lo sguardo e lo posò su un Sebastian dormiente, esausto dopo gli ultimi eventi.

Quante cose aveva già sopportato, e quante doveva ancora sopportarne!

Se solo avesse saputo la verità, sarebbe stato più facile.

 

“Tuttavia, non è meglio talvolta un'innocente menzogna all'amara verità?”

 

Chi meglio di lui poteva saperlo.

Aveva sacrificato tutto per perseguirla: la rivelazione ultima, il significato di tutte le cose esistenti ed esistite. E di quelle che ancora sarebbero giunte, coerentemente con un disegno divino che procedeva incontrastato fin dall'alba dei tempi.

Mentre misurava con passi lenti la stanza della locanda, tutto il peso della sua intera esistenza gli crollò addosso, pesante come un macigno. Era così insopportabile, talvolta...

E poi lo vide. Lo specchio in fondo alla camera.

Avrebbe voluto distogliere gli occhi, ma una morbosa attrazione glielo impediva. Era disgustato da ciò che stava ora fissando, ma ne era anche affascinato: fin dove poteva spingersi la magia? Quali erano i suoi limiti?

Avanzò lentamente verso la superficie di vetro, rapito da quella visione, da quella prova!

 

La sua sola esistenza era un'ode al Creatore!

 

Compiaciuto sollevò la sua mano destra all'altezza degli occhi e la scrutò, lasciando scivolare lo sguardo lungo la sua pelle così liscia e le sue dita levigate e nodose, leggermente storte.

Poi fissò il suo riflesso e ancora una volta ne fu voluttuosamente catturato. Osservò l'immagine della sua mano dentro lo specchio e la ruotò leggermente e la sua sensazione fu quella di chi osserva un cadavere. Ne era disgustato, ma non poteva fare a meno di distogliere lo sguardo.

Le sue labbra si incurvarono e sul suo volto incominciò a profilarsi l'abbozzo di un sorriso: sarebbe voluto scoppiare a ridere, stordendosi con il suono stesso del suo timbro vocale reso pazzo e incontrollato. Sghignazzare fin quasi a perdere i sensi, fino ad aggrapparsi alla mobilia in preda ad una lucida follia.

Talvolta era così difficile sopportare il peso dei suoi ricordi, dei suoi segreti, che avrebbe voluto togliersi la vita, se fosse solo servito a qualcosa.

Improvvisamente un cupo borbottio risuonò alle sue spalle: Sebastian, grugnendo, stava per svegliarsi. Questo riportò Tevinias alla realtà: distolse lo sguardo dalla sua immagine distorta, da quell'infausto specchio e si voltò verso il suo compagno di viaggio, raggiungendolo in pochi attimi.

- Dormito bene? - gli domandò, riempendo d'acqua un bicchiere là vicino e porgendoglielo con premura.

 

 

Diamine, mi sembrava di essere rotolato giù da una rupe e calpestato da una mandria di buoi! Sentivo dolermi ogni muscolo del corpo e le lancinanti fitte dell'acido lattico mi spezzarono il fiato, quando tentati di muovere le gambe.

- Che diavolo ne so, dormivo. - risposi con un filo di voce – ahi! -

- Fossi in te aspetterei ancora un po', prima di alzarmi. - osservò lo stregone, ora seduto sul letto – ciò che hai fatto non è da tutti, scappare così all'Ombra. Incredibile. -

Le sue parole risvegliarono in me in fiume di ricordi, emozioni e sensazioni e una in particolare mi soffocò in ogni mia fibra d'essere.

Una cocente disperazione, la totale assenza di speranza che può provare soltanto chi è in punto di morte, trafitto al cuore da una freccia avvelenata: c'è paura, sì, ma è solo qualcosa di artificiale, un raffinato e ingannevole costrutto della mia mente. E' l'apatia più nera, la morte di ogni sentimento la cosa più terrificante.

- Per quanto ho dormito? -

- Quasi un giorno intero, amico mio. Tra qualche ora sarà buio, ma il fatto che siamo dentro Solitude un poco mi conforta. Lei non ama farsi vedere dagli altri. -

Quasi non lo ascoltai. Registrai soltanto una parola da lui pronunciata, un nome proprio che ogni volta mi metteva i brividi.

Solitude.

- Sei pazzo. - sentenziai, e lo pensavo davvero. Eravamo nella capitale stessa dell'Impero e oramai il mio volto doveva aver fatto il giro di Skyrim.

Ero un ricercato ed ero nella tana del lupo, come se mi stessi offrendo ai miei persecutori su un piatto d'argento.

Poi guardai Tevinias e qualcosa non mi convinse fin da subito: impiegai qualche attimo nel cercare di capire cosa non andasse in lui e quando me ne accorsi il mio cuore fece un tuffo.

Nei suoi occhi ardeva quella strana luce che avevo già percepito in altre occasioni. Provai una sensazione di disagio in presenza di quello sguardo così sbagliato ed ebbi la sensazione di scrutare in un abisso particolarmente profondo, provando il desiderio di vedere cosa sarebbe successo se il mio piede si fosse sporto anche solo di un poco.

Lo stregone sbatté le palpebre e l'incantesimo fu spezzato: al posto di quegli occhi malati e morti ricomparvero le sue iridi marroni di sempre e provai un caloroso senso di protezione, confortante come una soffice coperta di lana.

- Ricordi sulla sponda di quel lago ghiacciato, cosa ti promisi? - mi sussurrò, sorridendo. I miei pensieri tornarono a quella creatura e fui sicuro di tremare per un attimo, appena un po'.

- Sì. -

- Ti ho promesso che ti avrei detto ogni cosa. E così ho intenzione di fare. -

Detto questo si alzò dal letto e fu allora che accadde una cosa strana. Il suo sguardo si posò sullo specchio in fondo alla stanza e l'uomo rimase ad osservarlo per diversi secondi come interdetto. Notai la sua espressione assente, la bocca leggermente aperta in una piccolissima O.

- … Tevinias? -

Le mie parole lo strapparono a quell'improvviso e misterioso torpore e lo stregone tornò a guardarmi, ancora con quel suo sorriso di prima.

Quest'uomo è malato.

Non tanto nel corpo, quanto nello spirito.

- Eccomi. Ebbene, sei pronto a sentire tutta la storia? -

- Dal momento che il tuo silenzio per poco non ci ha uccisi – risposi, risentito – direi di sì. Ti ascolto. -

- D'accordo, dunque. -

Le sue mani afferrarono i braccioli di una sedia, portandola dietro le sue gambe: ci si sedette con dolcezza e mi parve che i suoi fossero i movimenti di un vecchio che teme di andare in pezzi da un momento all'altro.

- Io non provengo da questo mondo. -

- In che... -

- Ti prego. - mi interruppe sollevando una mano con fare imperioso – non interrompermi. E' una cosa già abbastanza difficile da comprendere senza che le tue domande debbano rendere il tutto ancora più complicato. Solo, ascolta e basta. -

Rimasi in silenzio, aggiustando con pochi e mirati movimenti del collo il cuscino sotto la mia testa. Se era una storia lunga quella che stavo per ascoltare, almeno volevo essere comodo.

- Come stavo dicendo, io non provengo da questo mondo. La mia terra è...oh, nemmeno io so dove si trovi adesso. Al di là del tempo? Oltre il confine dell'orizzonte? Non ne ho idea. So solo che si chiama Thedas. E' immensa, proprio come questa: potrebbe contenere l'intera Skyrim centinaia e centinaia di volte. -

- Ed io sono un re di quel mondo. Io sono il fondatore del suo impero più grande, la nazione padre di tutte le nazioni! Ho creato l'Impero Tevinter dal nulla, ergendolo a unificatore di popoli! Ti rendi di cosa significhi, essere investiti di una tale carica? Io sono stato il primo di tutti i suoi Arconti, la figura di maggior potere all'interno di esso! Nel vostro mondo sarei paragonabile a un Re dei Re. -

- E questo cosa fa di te, alla fine? - lo interruppi, ignorando il suo precedente monito – sei come me. Vanti un potere che oramai non hai più. -

La sua espressione impassibile mi testimoniò quanto in realtà quello che avevo davanti era un uomo lacerato nell'interno, pieno di mille rimpianti e dubbi. Abbassò lo sguardo, incapace di incrociare il mio.

- Le tue parole dicono il vero – sussurrò, scrutando il pavimento – oramai non sono più nulla e ormai credo che ad oggi l'Impero Tevinter non esista nemmeno più. O forse no e ancora i Magister dettano legge dall'alto: o ancora, forse dovrà ancora esistere e sarò io stesso a fondarlo. Come posso sapere in che direzione scorre il fiume del tempo, sempre ammesso che di un fiume si tratti? Potrebbe essere in realtà un immenso oceano e noi solitarie caravelle intente nel navigarlo, sballottate qua e là dalla tempesta. Comunque sia, giunsi su Skyrim molti anni or sono. -

Fui tentato dal domandargli da quanto tempo vagasse per queste terre ghiacciate, ma un lampo nei suoi occhi ora tornati a me mi fece cambiare idea.

- Ricordi la visione che ti ho mostrato ieri? -

- Sì... -

- Cosa ci hai visto? -

- ...non saprei come spiegarlo. - risposi, spiazzato. Quel mondo così privo di ogni confine e di ogni certezza ancora eludeva la mia comprensione.

Lo stregone annuì, come se si aspettasse la risposta.

- Quando ero re, insieme a un manipolo di miei fedeli accoliti, tentati di interpretare le mille verità del regno spirituale posto al di là della realtà sensibile. Noi lo chiamammo “l'Oblio” e questa denominazione fu largamente accettata da ogni studioso del regno. Ed il nome rende perfettamente la sensazione di disorientamento che si prova al suo interno, non è così? - mi chiese, sorridendo. Stavolta aspettava una mia risposta, come se del resto ce ne fosse un qualche bisogno.

- Già. -

Tevinias si alzò dalla sedia e cominciò a gesticolare, mentre le sue labbra tentavano di formulare un discorso.

- Mettemmo a punto un rituale magico in grado di spalancare le porte verso quel piano terreno e attraversare così il Velo. E sai perché, Sebastian? -

Non ebbi bisogno di sentire la risposta. Già sapevo a cosa lo stregone stava facendo riferimento: il ricordo di quella Città Nera ancora mi tormentava. La stessa sensazione che avevo provato in presenza in quell'orrenda creatura il giorno prima mi sembrò quasi familiare.

- Il Creatore abitava nel cuore stesso dell'Oblio, colui che aveva creato ogni cosa millenni prima da un granello di cosmo. -

 

 

Quando le luci di Solitude apparvero in lontananza, Ashlotte seppe all'istante che il suo viaggio era arrivato al termine. Le tracce lasciate dai due fuggitivi erano ancora evidenti per terra e sulla superficie ghiacciata del lago che ora le si stagliava davanti. Orme regolari e distanziate, come se i due uomini avessero percorso con ampie falcate quel tragitto, correndo

come da qualcosa alle loro spalle.

Un brivido percorse la schiena della donna che si voltò all'istante, gli occhi di un falco intenti a scrutare il folto della boscaglia dietro di lei.

C'era qualcosa di strano, in quel luogo. Un presentimento aleggiava nell'aria stessa, come avvertendo tutti coloro decisi ad attraversare quella landa

che il Male stesso si nascondeva al di sotto di essa.

Ashlotte impugnò l'arco ed incoccò una freccia, preparandosi a qualsiasi evenienza. Poi, avanzò con cautela posando il piede destro sul ghiaccio.

Non avvertì nessun cedimento: la superficie del lago era stabile.

Eppure, quella strana sensazione ancora metteva in allarme tutti i suoi sensi da assassina sviluppati nel corso degli anni. La luce del sole ancora splendeva in alto del cielo, sebbene entro qualche ora sarebbe sopraggiunto il tramonto.

E allora perché quel lembo di terra sembrava avvolto in una soprannaturale oscurità? Ai suoi occhi le parve che il ghiaccio stesso su cui ora stava lentamente procedendo possedesse un'innaturale tonalità scura: tutto intorno a lei emanava una tetra impressione di morte e decadenza.

C'erano forze ben al di là della sua comprensione in azione, sotto i suoi piedi.

L'assassina ebbe paura e questo era di per sé un fatto molto raro: non vide l'ora di attraversare quel lago ghiacciato al più presto.

 

Lesta corri, o bell'assassina:

corri, prima che l'ombra nera

zitta zitta ti porti via.

 

Fu stupita delle sue stesse farneticazioni e affrettò il passo mentre un vento proveniente da Est, odorante misteriosamente di carogne in decomposizione, le scompigliò i capelli biondi come il grano. Se qualcuno l'avesse vista, in quel momento! Era forse lei, la vera ombra nera, con quella veste scura e pronta a confondersi tra le ombre della notte? Il ghiaccio sotto di lei scricchiolò e con grazia scattò, socchiudendo gli occhi.

Aveva paura, sì, ma si riconosceva in quella terra putrida e decadente. Era proprio come lei, apparentemente dolce e graziosa, ma dall'anima più buia di una notte senza stelle e senza luna, corrotta dagli omicidi: voluttuosamente si compiacque di quelle acque così tetre e nere ed ebbe la sensazione che gli alberi circostanti il pianoro stessero incominciando ad avvizzire. Querce malate donavano le loro foglie morenti alla terra, soffocando all'incessante stretta sempre più crescente di una forza viva, quasi desiderosa di rinvigorire quella terra esausta e decadente.

Senza che se ne accorse il suo piede, anziché posarsi sul ghiaccio, raggiunse la terra al confine del lago ghiacciato e rapita si voltò per osservarlo.

Eppure sembrava così normale adesso, quel luogo così strano: perché prima aveva avuto la sensazione di varcare la soglia di un altro mondo?

Decise di non porsi più interrogativi. Ripose l'arco alle sue spalle e s'incamminò verso Solitude, dopo aver dato un rapido sguardo agli alberi alle sue spalle.

Non stavano avvizzendo, né le loro foglie giacevano morte e malate per terra.

Ne fu rassicurata e si allontanò, fin quasi a scomparire oltre il sentiero verso la città. In quel momento una nuvola oscurò momentaneamente il sole, gettando la radura nell'oscurità.

Un'ombra sembro quasi lambire quegli stessi alberi delimitanti i confini del lago maledetto.

Se qualcuno vi si fosse avvicinato, avrebbe potuto percepire distintamente un penetrante puzzo di morte e decomposizione.

  
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