- Abbiamo rubato una nave per davvero. E io che pensavo stessi scherzando. - dissi, guardando con timore l'inquieta superficie d'acqua davanti ai miei occhi, liscia come la seta di un abito da sposa. Era quasi notte fonda e non c'era una stella che brillava solitaria nel cielo, mentre una mesta e grigia nebbia aleggiava tutta intorno a noi: era tanto fitta che talvolta pareva inghiottirci completamente, risputandoci fuori poco dopo averla attraversata. Mi voltai e vidi Tevinias impegnato a maneggiare il timone del brigantino con una maestria tale che ebbi l'impressione lo avesse fatto per una vita intera, come se il mare fosse stata la sua autentica vocazione.
Uno stregone e contemporaneamente lupo di mare? Mi sembrava difficile a credersi. Avevo sempre immaginato i maghi come vecchi dalla lunga barba bianca, ispida e igienicamente trascurata, chini su volumi polverosi rilegati in pelle di vitello e con occhi consumati come tizzoni ardenti dopo un'intera nottata passata ad ardere senza sosta. E Tevinias aveva questo aspetto in tutto e per tutto.
- Ti stupiresti di quanto me la cavo con queste. - esclamò a piena voce il mago, sorridendo affabile. Con una sonora scrollata ruotò di cent'ottanta gradi il timone e la nave cambiò immediatamente direzione, puntando verso l'alto mare. La brusca correzione di rotta mi fece andare a sbattere contro l'albero di prua causandomi una leggera fitta nella schiena e mentalmente imprecai contro il mio buon compagno di viaggio, augurandomi una sofferenza che riguardava in qualche modo foglie d'ortica e una totale assenza di carta igienica. Una sorte che sinceramente non avrei augurato nemmeno al mio peggior nemico.
- Non ne dubito – sussurrai piano, poi tornai a sporgermi dal parapetto situato verso dritta cercando di ignorare il profondo senso di vertigine che puntualmente tornava a farsi sentire ogni trenta secondi e concentrandomi su altro. Tingere il ponte con la mia bile non era esattamente in cima alla lista dei miei progetti, al momento.
Scrutando il mare davanti a me, pensai che il Mare dei Fantasmi era l'ultimo posto a Skyrim dovrei avrei trascorso una bella vacanza. Era maledettamente inquietante e come se non bastasse il nome a chiarire la sua natura, ero sicuro di scorgere in continuazione movimenti improvvisi sotto il pelo dell'acqua. Dopo qualche minuto, un terribile senso di nausea tornò ad attanagliarmi le viscere e feci del mio meglio per tenere la cena di qualche ora prima al suo posto.
Che diamine, se Akatosh avesse voluto l'essere umano capace di solcare le acque, gli avrebbe dato un paio di pinne e una vescica natatoria, anziché quattro arti, una dubbia protuberanza e peli in quantità esagerata! Prefereii tuttavia tenere questi pensieri per me, piuttosto che esplicarli al mio compagno di viaggio. Soprattutto la parte sulla protuberanza.
Urgh.
- Spero che tu non soffra di mal di mare! - mi urlò Tevinias, socchiudendo gli occhi per poter scorgere meglio attraverso il fitto velo di nebbia davanti alla nave. Per sicurezza nessuna fonte luminosa era stata accesa sull'imbarcazione: qualcuno avrebbe potuto vederci da lontano e puntare verso di noi, scorgendo nelle tenebre il profilo dell'imbarcazione rubata. Come se qualcuno non avesse niente di meglio da fare che alzarsi a notte fonda e guardare il mare davanti a casa propria...ma forse la prudenza non era mai troppa. Quante volte l'avevo fatto io stesso, dopotutto.
Un leggero alito di vento mi carezzò il collo. La nostra velocità non era in fondo tutta questa gran cosa, ma di certo eravamo ormai già distanti diverse leghe da Solitude.
Sentii un peso svanire nel mio petto.
Finalmente, eravamo liberi.
Quella città...non appena ci avevamo messo piede, un profondo senso di costrizione mi aveva assalito scuotendomi nell'animo. Solitude emanava un'aria terribile, visibile fin quasi da lontano, come un'aura putrescente e inquietante, un odore che penetra nelle narici e ti stordisce paralizzandoti. Ciò nonostante il mio senso di profondo sollievo non bastò ad attenuare il mio stato d'animo attuale. Ancora qualcosa non quadrava; avevo un brutto presentimento e non ero riuscito a levarmelo fin dal momento in cui a Tevinias era venuta quest'idea balzana e assolutamente folle. Inquieto mi voltai più e più volte guardandomi intorno, ma senza mai vedere nulla.
Niente. Solo acqua sotto di noi e paratie in legno ovunque volgessi lo sguardo. Oltre che ad un discreto puzzo di pesce e marciume, unito al pungente aroma della polvere da sparo. Su cosa diavolo viaggiavamo, una bomba a orologeria convertita in brigantino peschereccio?
Se non fosse che c'eravamo solo noi su quella nave, avrei giurato che qualcuno mi stesse osservando, e Tevinias era troppo impegnato nel scrutare l'orizzonte. Sentivo come se...
- SEBASTIAN, ATTENTO! -
Ashlotte sollevò l'arco, puntandolo in direzione di Sebastian. La freccia incoccata e intinta in un veleno paralizzante era diretta però soltanto alla sua gamba, in modo da renderlo inoffensivo: non era più suo compito ucciderlo e questo rendeva le cose molto più difficili. Catturare un nemico vivo comportava l'impedirgli di poter nuocere in alcun modo e trasportarlo lungo svariate distanze, con tutti i disagi che questo comportava. Maledì sé stessa per aver accettato quell'incarico fin dall'inizio e tese la corda.
Tuttavia, non ebbe mai modo di scagliare quel colpo. Un bagliore improvviso risplendette poco distante e una cortina di fiamme e fumo esplosero subito dopo davanti al volto dell'assassina disorientandola momentaneamente e facendola quasi cadere dal parapetto della nave, appollaiata com'era su di esso quasi al pari di un corvo.
Quando riaprì gli occhi, ebbe modo di constatare che il dardo infuocato dello stregone non l'aveva ferita in alcun modo, esplodendo prima che potesse venire a contatto con il suo corpo. Attonita, si chiese come diavolo potesse essere possibile e ringraziò la sua buona sorte che l'aveva protetta da un pericolo neanche minimamente considerato. Che imperdonabile svista! Astrid l'avrebbe coperta di ridicolo, se avesse saputo che non aveva pensato di munirsi con una qualche protezione magica in vista del probabile combattimento contro un mago come quello che vedeva ora fulminarla con lo sguardo, dall'aspetto così terribile e maledettamente imponente.
Un Tevinias ora furente e sconcertato squadrò la donna poco distante con un'espressione terribilmente seriosa. Come era riuscita a proteggersi dal suo attacco? Doveva avere un qualche tipo di protezione magica indosso: la palla di fuoco, prima di scontrarsi contro un muro invisibile posto di fronte all'assassina, aveva deviato leggermente la sua traiettoria proiettando l'illusione di una superficie sferica incolore. Una barriera magica che rendeva le cose difficili, ma lo stregone non se ne crucciò particolarmente.
Oltretutto non era mai stato molto incline a dialogare, durante un duello con un avversario dalle motivazioni sconosciute, perciò non perse nemmeno tempo a chiedere spiegazioni e si preparò a combattere con tutto sé stesso come non faceva dai tempi di Arlathan...
L'uomo impugnò con forza il suo bastone magico, canalizzando l'energia magica incatenata in esso all'interno del proprio corpo e provando ancora una volta quella sensazione oramai diventata terribilmente familiare, la stessa che ogni volta lo lasciava al contempo estasiato ed euforico. Sentiva scorrere quel fiume di energie nelle proprie vene con la potenza di una cascata, permeare ogni singolo neurone del suo cervello esaltandone la reattività e la percezione del mondo attorno a sé, e con un ruggito le espulse con foga agitando con un gesto secco e preciso il suo bastone in direzione dell'avversaria. L'aria tremò improvvisamente e Sebastian, ancora scioccato dall'improvviso assalto condotto da quella donna bionda e sfuggente, sentì un forte sapore di ferro in gola mentre Tevinias scagliava l'equivalente di un fulmine in miniatura davanti a sé, dal suono terribilmente sfrigolante e sinistro.
Per istinto Ashlotte schivò il colpo, che andò a schiantarsi per buona parte sull'albero maestro dietro di lei: l'energia racchiusa in quell'attacco lo distrusse quasi interamente facendo saltare una miriade di minuscole scheggie taglienti e appuntite, incendiandone la parte in legno e successivamente la vela sopra di questa. Incurante di tutto questo l'assassina estrasse due pugnali dalle maniche e li lanciò con precisione maniacale verso lo stregone, avendo cura di non essere vista mentre ne preparava un altro paio. Sentiva il suo cuore, impegnato a pompare adrenalina a iosa nelle vene, battere all'impazzata all'interno del petto come un tamburo di guerra.
Con un agilità che tradiva l'apparenza Tevinias li evitò scartando di lato e i suoi occhi videro i prossimi coltelli in arrivo, ancora riposti nelle mani della donna. Anticipò la sua avversaria e scagliò quattro dardi magici in rapida successione, ognuno più intenso dell'altro, i quali stavolta riuscirono a perforare le difese magiche dell'assassina: ci fu un leggero scricchiolio e l'aria attorno ad Ashlotte, che sembrava innaturalmente compatta fin dal suo primo attacco, si disperse al primo fiato di vento.
La donna non perse tempo nel domandarsi l'origine di quell'arcana difesa e colmò rapidamente la distanza che la separava dallo stregone, rinunciando all'idea di scagliare i suoi pugnali. Optò invece per un combattimento ravvicinato, decisa a sfidare quell'uomo su un terreno dove era indubbiamente più esperta e abile di lui.
Fu una questione di pochi secondi e Sebastian guardò i due cominciare a scambiarsi veloci fendenti. Sarebbe dovuto intervenire? Le sue abilità in combattimento non potevano minimamente eguagliare quelle del suo compagno di viaggio, a quanto poteva vedere da come riusciva ogni volta a respingere gli affondi della sua avversaria, o nemmeno competere con lei: con tutta probabilità doveva essere una sicaria dell'Impero. Forse la Confraternita Oscura? Non si poteva mai sapere.
La sua mano corse incerta verso l'impugnatura della sua lama, una daga maneggevole e leggera, l'ideale per uno stile rapido e ravvicinato. La estrasse e con un gridò si lanciò in direzione di Ashlotte, preparata tuttavia all'evenienza. Con un movimento elegante si portò sul fianco dello stregone, pronta a far fronte ad un nuovo avversario, e continuò a cercare sistematicamente l'affondo con le sue due lame contro Tevinias, stupendosi di quanto l'uomo fosse abile a combattere anche senza ricorrere ai suoi poteri magici ed affidandosi semplicemente all'agilità del suo bastone in duro legno nero, capace di resistere ai colpi delle sue indistruttibili lame d'ebano lavorato.
Dopo qualche istante anche il secondo uomo, la sua preda, si fece sotto con attacchi però meno calcolati ed esperti. Per nulla in difficoltà Ashlotte lo colpì con l'elsa del pugnale proprio sotto il mento, strappandogli un gemito strozzato, per poi affondargli il ginocchio in pieno petto. Sebastian stramazzò a terra, mentre un arco invisibile disegnato dalla traiettoria del bastone di Tevinias si abbatteva con violenza sulla spalla destra della donna che si sottrasse troppo tardi alla portata dell'arma nemica di scatto, stringendosi la parte offesa con la mano sinistra. Ondate di dolore si irradiavano dalla sua spalla fino al suo braccio e per un attimo temette di essersela lussata.
Quel bastone sembrava più duro dell'acciaio!
Tevinias sogghignò, battendo una volta soltanto l'asta nella sua mano destra per terra. L'aria mugghiò di energia e a Sebastian, ancora riverso per terra, tremarono i denti nelle gengive mentre un altro fulmine magico, stavolta di violenza e luminosità superiore al precedente, veniva scagliato contro un Ashlotte ora priva di alcuna ignota protezione arcana e l'avrebbe uccisa senza alcun dubbio, se solo questa non si fosse spostata più per mero istinto che per vera intenzione. L'assassina sentiva le sue forze calare, mentre lo stregone di fronte a lei non sembrava neppure affaticato dall'enorme dispendio di energia magica che aveva impiegato negli ultimi minuti.
- Chi ti manda? - ruggì Tevinias, sollevando il bastone e portandolo in posizione orizzontale rispetto al resto del suo corpo. Minuscole scintille di un vivo colore blu elettrico danzavano attorno a lui provocando un cupo ronzio nell'aria, mentre un vento arrivato dal nulla e che non aveva niente a che fare con quello che soffiava nelle vele della nave poco prima fischiava con violenza inaudita scompigliandogli i capelli e le folte basette castane.
Ashlotte non rispose, concentrando invece le forze in un ultimo, disperato attacco. Caricò il peso del suo corpo sul braccio sinistro ancora sano e ignorò la dolorosa pulsazione che le stava rapidamente annebbiando la mente: ci fu un movimento fluido e, chinandosi con un guizzo nervoso, estrasse un pugnale da lancio da uno stivale e lo scagliò con tutta sé stessa, urlando dallo sforzo. La lama ruotò febbrilmente, intrisa di energia cinetica, e fendette l'aria con un sibilo rabbioso.
L'espressione di Tevinias, dapprima sicura e seriosa, si tramutò in una smorfia quando il coltello lo colpì in pieno petto, scaraventandolo all'indietro e facendolo crollare per terra con un tonfo attutito dal pavimento in legno della nave. La presa che manteneva il bastone magico poco prima saldamente afferrato nella mano destra dell'uomo cessò e questo rotolò per diversi metri, prima di scontrarsi con un barile posto sulla sua traiettoria.
Sebastian guardò la scena con gli occhi sbarrati. Solo allora si rese conto che l'albero maestro stava venendo divorato dalle fiamme, che tutte e tre le vele stavano bruciando e che Tevinias era appena stato trafitto al cuore da quell'assassina sul cui volto ora era dipinta un'espressione di gelida soddisfazione.


