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Autore: Euterpe_12    29/11/2007    7 recensioni
E scappiamo. Scappiamo amore mio, dove niente è sbagliato. Dove l'unica cosa giusta è amare, amare tanto come io amo te. Dove ti posso stringere, dove tu non piangi e io non mi sento uno straccio ogni volta che mi sveglio la notte dopo averti sognato. Perchè tu sei il mio sogno. Ed il mio sogno ora sta piangendo, qua, al mio fianco... ed io non ho il coraggio di voltarmi e stringerlo al mio petto.[Cap.6] (MasayaxIchigo, RyouxIchigo)
Genere: Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Un po' tutti
Note: What if? (E se ...) | Avvertimenti: nessuno
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Cap.2: Doctor Shirogane

 

Il sole salutò leggero un nuovo mattino nella fredda città di New Yorck. Le auto si muovevano agili per le grandi strade, un ragazzino correva veloce con la propria bicicletta  per consegnare i giornali. Si muoveva tra le villette poste poco fuori città, in un ambiente così diverso da quello che solitamente avvolgeva la grande Mela. Lanciò l’ultimo rotolo di pagine bianche, per poi passare una mano sulla fronte colma di sudore. Subito dopo sbadigliò, pensando a quanta strada avrebbe dovuto percorrere per raggiungere la propria dimora. Osservò il cielo. Era meglio partire subito alla volta di casa, prima di sentire le strilla di sua madre che lo incitava ad avviarsi verso la scuola il prima possibile.

Voltò la bicicletta verso la parte opposta, poggiando il piede sinistro sul pedale. Poi sorrise. Un sorriso leggero, furbo, così tipico per un ragazzino della sua età. E quell’ultima  copia di giornale poggiata dentro il cestino della bicicletta rosso fiammante. Quell’articolo in prima pagina, che raccontava le vicende di quel medico dalle capacità incredibili.  Il ragazzino sorrise. Quell’uomo aveva donato una vita normale al suo papà, e chissà quante altre persone aveva aiutato. Un nuovo sorriso, e l’occhietto nero a scrutare il titolo dell’articolo.

“Shirogane colpisce ancora.”

Ecco come si chiamava quel medico. Ryou Shirogane. Ridacchiò divertito. Se a dodici anni aveva già problemi di memoria, sarebbe stato meglio consultare subito uno specialista! Ed abbandonò quei pensieri, correndo libero verso una salutare colazione, ed una vita sicuramente splendida.

 

Un rumore fastidioso lo fece catapultare al di fuori di quel mondo fantastico, il mondo dei sogni. Si mosse appena, come per urlare la propria protesta al mondo. Voleva solo un po’ di pace; ma purtroppo, non sarebbe mai arrivata.

Decise che era venuto il momento di alzarsi, così, senza distogliere il capo da sotto le coperte, portò una calda mano a cercare la radio-sveglia posta sul comodino là accanto. Ben presto la trovò, interrompendo quel fastidioso “bip” che lo aveva fatto svegliare. Successivamente fece scivolare il lenzuolo più giù, sino a quando non sfiorò totalmente il bordo inferiore del letto. Il ragazzo si alzò, rivelando un fisico statuario, coperto solo da un paio di pantaloni bianchi, che ben presto avrebbe abbandonato all’interno del proprio armadio. Raggiunse stancamente la finestra, per poi tirare le tende che coprivano quel panorama malinconico. Guardò giù. E sperava ogni maledetta mattina, di vedere un panorama diverso da quello che da otto anni a quella parte, gli veniva proposto. Grigio. Grigie le strade, grigie le auto, grigio il volto delle persone che stanche, attraversavano quelle vie affollate. Chiuse gli occhi, respirando piano. E lo cercò. Cercò il calore che  ogni mattina, tanti anni prima,  il dolce sole del Giappone gli aveva donato. Quello dai raggi buoni, quello dal sapore sollevante. Sorrise, avviandosi verso il bagno. Forse stava davvero impazzendo. No, sbagliato, sono diventato matto da quando tu mi hai abbandonato. Da quando io sono scappato via da te.

E si abbandonò sotto la doccia, tentando di scacciare quei pensieri che nemmeno nel sonno volevano saperne di lasciarlo. Tutto inutile, orribilmente inutile. Strinse di più gli occhi, mentre quel volto d’angelo gli inebriava il cuore. I battiti accelerarono, mentre il suono della sua risata veniva sovrastato dal getto della calda doccia. Tutto inutile, ancora tutto inutile. Pensieri sconnessi, pezzi di ricordi che mai verranno dimenticati. Ed un paio di occhi color nocciola a ricordargli quanto inutile fosse quella sua vita, apparentemente perfetta. Si vestì in fretta. Abiti piuttosto eleganti, ma comunque comodi. Ricami di uno stilista famoso, e molto costoso. Ma se c’era qualcosa che a Ryou Shirogane proprio non mancava, erano i soldi. Attraversò malinconico il proprio appartamento, all’ultimo piano nel pieno centro della città. Dopodichè si recò in cucina, accendendo la macchinetta del caffè, ed estraendo un cartone del latte dal frigo. Ed in quell’esatto istante un miagolio si fece udire da dietro le sue spalle. Sorrise appena. Si doveva ancora abituare alla presenza di quel gatto in casa. Si voltò, osservando quella piccola micetta nera, dagli occhi di ghiaccio. Somigliava incredibilmente ad Ichigo in forma felina; anche se la propria gattina, non aveva gli occhi striati di rosa. Si chinò per versare del latte all’interno della ciotola della micina, che senza indugiare nemmeno un secondo, bevve avida la propria colazione.

-Almeno tu sei soddisfatta.- sussurrò il biondo, riponendo il latte all’interno del frigo. La gattina sembrò capire le parole del giovane, andandosi a strusciare letteralmente contro il pantalone grigio. Non si mosse. In fondo, quella era la sua unica compagnia. E si voltò verso il calendario posto vicino alla finestra della cucina: 28 settembre. Cosa accadeva quel giorno? Ci pensò un momento, per poi capire che era un giorno come gli altri. Per Ryou era sempre un giorno come gli altri. Un ennesimo giorno di sconfitte, di orribili sensazioni che rendevano sempre più cupo il proprio cuore. Chiuse gli occhi, sorridendo amaramente. Eppure c’era chi la sua vita, l’invidiava da sempre. Solo perché era un medico di fama intercontinentale. Solo perché era bello, ed aveva tutto il popolo femminile della grande Mela ai suoi piedi. Solo perché aveva soldi a volontà. Un nuovo sorriso. E se avessero saputo che nonostante tutto questo, non aveva ottenuto l’amore dell’unica persona della quale gli fosse mai  importato qualcosa? La gente avrebbe avuto comunque quest’opinione di lui? Abbandonò quel pensiero, avviandosi verso la porta di casa. L’aprì, lasciando quel teatro di sofferenza e solitudine quale era la sua casa. Odiava la sua vita, e tutto ciò che la componeva. Eppure, nonostante tutto questo, non avrebbe mai e poi mai potuto farne a meno. Era diventato tutto ciò che il mondo voleva diventasse, e purtroppo, così sarebbe rimasto.

Salì all’interno della propria Mercedes nuova di zecca. Se c’era una cosa che davvero lo consolava a volte, erano i motori. Che fossero moto o automobili non gli importava; bastava che salisse all’interno di una di esse, per sfrecciare via, lontano, dove nessuno lo potesse disturbare. E così faceva ogni mattina. Attraversava vie, si fermava ai semafori quando scattava il rosso. Premeva l’accelleratore quando c’era  bisogno, ma si dimenticava sempre di accendere quella auto-radio che gli era costata un occhio della testa. Odiava dover ascoltare la musica da solo. Gli metteva malinconia, e gli ricordava quanto vuota fosse la sua vita. Premette l’accelleratore, per poi udire il vibro del cellulare all’interno della tasca dei pantaloni. Guardò a destra, poi a sinistra per controllare che non ci fossero vigili a fargli la multa. Subito dopo diede un’occhiata veloce allo schermo del telefonino. Un sms, chi era?

“E bravo Shirogane… hai colpito di nuovo! Sapevo che non avresti fallito neanche questa volta”

Se lo rimise in tasca. Non aveva bisogno di leggere il mittente. Era stato ancora lui, ancora quello scapestrato di Richard che non aveva mai voglia di farsi gli affaracci suoi.

Ben presto si fermò nel grande parcheggio di un enorme ospedale dall’aria nuova e curata. Il S.Renè, dove lavorava ormai da  tre anni. Era molto rispettato da tutti i colleghi, maschi o femmine, più anziani o più giovani. Era diventato primario dopo soli due mesi, e mai un operazione era stata data come fallita se passata dalle sue mani. Era un medico fantastico, per la precisione un cardiologo. Ed ogni volta che stringeva la mano a qualcuno, ogni volta che ripeteva quale fosse la sua professione nella vita, gli veniva da sorridere. Lui curava i mali del cuore. All’ora com’era che non riusciva a curare il proprio di cuore? Quel pensiero lo divertiva, ma lo rendeva triste allo stesso tempo. E quella parola rimbombava nella sua mente quasi fosse un martello pneumatico.

Fallito. Stupido fallito.

-Shirogane! Buona giornata!- una voce squillante, ben conosciuta da Ryou. Il giovane tuttavia non si voltò, infilandosi con tutta calma, il proprio camice bianco.

-Buongiorno Smith.- sussurrò, con voce ferma. Ben presto la porta dello studio si chiuse, mentre un ragazzo molto alto si voltava verso Ryou. Ed egli rivelò profonde iridi verdi, circondate da folti e ben pettinati capelli castani. Un fisico davvero niente male, scolpito dai tanti anni di palestra che aveva alle spalle.

-Sempre impassibile tu. Ma non importa, dai, prima di iniziare il turno vieni a prenderti un caffè con me!- disse il collega, strizzando l’occhio. L’altro fece di no col capo, sedendosi alla scrivania, ed andando ad osservare una lunga lista di appuntamenti.

-Tra meno di cinque minuti arriveranno i pazienti per l’appuntamento delle dieci, non mi va di farli  aspettare.- si spiegò. In realtà non aveva alcuna voglia di ascoltare le storie infantili di quel medico che di professionale, non aveva proprio nulla.

-Oh Shirogane! In cinque minuti c’è ne prendiamo dieci di caffè! Ma non importa, io dovevo parlarti… vorrà dire che lo farò qua!- disse, sedendosi di fronte a lui. Le iridi azzurre di Shirogane si spostarono dal foglio bianco, a quelle color smeraldo del collega, che sorrise furbo.

-Cosa dovresti dirmi?- disse il biondo, cercando di velocizzare i tempi.

-Volevo semplicemente congratularmi con te!- sorrise Richard, tirando fuori dalla tasca del camice, un pezzo di carta ben ripiegato. -Lo hai ricevuto il mio sms?- domandò, aprendo il pezzo di carta. Ryou continuò ad osservare la propria lista di appuntamenti, annuendo distrattamente.

-Sì.- asserì, senza dar peso alla reazione che di lì a poco, avrebbe avuto il collega.

-E non ti chiedi perché? Shirogane… so che tu non compri mai il giornale… sei troppo impegnato per queste cose! Così, ci ho pensato io, e senti qua.- disse, con voce solenne. Il biondo fu costretto ad alzare lo sguardo per vedere quale fosse il motivo di tutta quell’emozione, e ben presto comprese.

-Ho capito…- sussurrò, poggiando il gomito sulla grossa scrivania.

-Shirogane colpisce ancora! Il giovane cardiologo di soli 24 anni, ci dà nuovamente la conferma della sua infinita bravura. Nella sua ultima operazione infatti, ha guarito la terribile malformazione del ventricolo sinistro di una bambina di soli tre mesi. Ormai è sicuro che qualsiasi operazione amministrata dal medico del cuore, andrà benissimo! Shirogane colpirà ancora? Questa è una semplice domanda, ma probabilmente tutti sanno già la risposta.- le iridi verdi di Richard osservarono per qualche istante quelle turchesi del collega. Nulla, nessuna reazione.

-Shirogane… sei finito sul New Yorck Times… hai capito? Il New Yorck Times!- ripetè il medico, sventolandogli davanti agli occhi l’articolo di giornale. Shirogane lo prese al volo, gettandolo all’interno di un cestino della spazzatura.

-Non è certo per la notorietà che faccio questo lavoro.- proferì,piatto. L’altro sbuffò, incrociando le braccia, e facendo una faccia poco convinta.

-Certe volte mi chiedo se tu non sia un alieno. Non te ne frega niente di nulla. Le donne più belle e brillanti di tutta la città ti sbavano dietro… e tu? Tu fai finta di niente! Certe volte mi chiedo come faccio ad essere tuo amico!- asserì il medico, alzandosi in piedi. Shirogane non rispose, afferrando una penna, e firmando un documento non molto importante. Se solo Richard avesse conosciuto la sua storia, se solo avesse vissuto per un solo istante ciò che provava ogni minuto della propria esistenza, forse avrebbe cambiato idea. O forse no. Forse sarebbe rimasto il simpatico cardiologo innamorato della bella vita e del denaro.

-Buona giornata Shirogane… ah un’ultima cosa.- proferì il collega, facendo alzare il capo del biondo.

-Sì?- domandò l’altro, in risposta.

-Questa sera… ti è stata organizzata una festicciola al Siranò… il locale poco lontano. Spero che verrai.- sorrise il moro, aprendo la porta -Anche perchè… verrò io a prenderti, quindi ti consiglio di farti trovare pronto alle 20 in punto!-

-Ma…- e non ebbe il tempo di controbattere. La porta era già stata chiusa, mentre il fischiettare del moro si spandeva per il grosso corridoio ospedaliero.

Ryou cadde all’indietro sulla poltrona. Certo che avere un amico come Richard era una sorpresa continua. Chiuse gli occhi. Eppure, era l’unica persona che fosse riuscita a sopportare quella sua apparentemente inspiegabile, glaciale freddezza.

 

-Ah… mi ero dimenticato di chiedertelo… come sta il gattino che ti ho regalato?- Richard guidava tranquillo all’interno del Golf appena acquistato. Accanto a lui un giovane dall’aspetto splendido, con fredde iridi color ghiaccio, ed i capelli color dell’oro.

-Bene, comunque è una femmina.- spiegò il cardiologo, spostando il proprio sguardo verso le lucenti insegne della città.

-Ah giusto… come l’avevi chiamata? Ah sì… Strawberry, strano nome per un gatto.- proferì il moro, cambiando stazione radio. -Uffa non c’è mai niente di decente.- spiegò, fermando tutto, e premendo play. -Dilettiamoci con lo splendido rock anni 80!- tuonò, accelerando.

-Sei irrecuperabile.- disse in risposta Ryou, chiudendo stancamente gli occhi, e sorridendo appena.

-Dici? Oh Shirogane… sta sera ho intenzione di fare conquiste!- spiegò il collega, fermandosi ad un semaforo.

-E quando non avresti intenzione di fare conquiste?- chiese Ryou, divertito.

-Il giorno in cui non sarò più interessato alle donne caro collega… ti chiedo per favore di uccidermi!- proferì, dandogli una pacca sulla spalla. Ryou lo fissò intensamente, capendo ben presto, che il suo collega, non si era mai davvero innamorato. Lo vedeva in quelle iridi pulite, mai macchiate da quella bellezza irresistibile, una bellezza che lo aveva imprigionato a soli 15 anni.

-Lo farò con piacere Smith.- sorrise il biondo, prima che la Golf tornasse a sfrecciare tra le altre auto.

-E tu?-

-Cosa?-

-Hai intenzione di fare conquiste? In fondo… è una serata organizzata a posta per te.- proferì, mandando avanti una traccia del CD che da qualche minuto aveva iniziato a suonare.

-Non lo so.- spiegò il medico, conoscendo dentro di sé la propria risposta.

-Sai Shirogane… mi chiedo spesso cosa ti spinga a non volere rapporti con le donne. Sono venuto a sapere delle tue avventure con donne molto, molto belle ma… non ti ho mai visto a pranzo con una di loro… fare un giro in auto, o in moto.- affermò Richard, esprimendo dubbi che  da sempre, lo avevano interrogato. Shirogane sospirò.

-Nessuna… nessuna ha ciò che voglio Smith.-

-E tu sai ciò che vuoi?- un nuovo sospiro.

-Purtroppo sì.- Richard si voltò a guardarlo, sgranando i propri occhi color smeraldo.

-Sei innamorato e non me lo hai mai detto?- disse, sorpreso. Shirogane lo fissò, sorridendo beffardo.

-Chissà.- detto ciò, scese dall’automobile che nel frattempo, aveva trovato posteggio.   

Una sala gremita di gente. Luci leggermente soffuse, a conferire a quell’ambiente un’aria quasi calorosa. Ma lui di caloroso, non sentiva proprio niente. Gente fredda, piena di cultura e traditrice dei propri sentimenti. Vestiti eleganti, bicchieri di cristallo che qualche volta, si scontravano per un brindisi a volte sincero, a volte bugiardo. Scrutò l’intera sala, comprendendo ben presto, che non conosceva metà delle persone presenti. Qualche infermiera, alcuni medici, addirittura un’attrice. Ci pensò un attimo. Dove diavolo l’aveva conosciuta? Sorrise ad un ricordo di qualche mese prima.

-Rachel.- sussurrò, ripensando a quella notte passata con lei. Poi più nulla. Né una telefonata, né un messaggio in segreteria. Lui era sparito, così come aveva fatto lei che evidentemente, aveva brama solo del suo corpo. Ed ora che lo aveva ottenuto si trovava là, ad accaparrarsi qualche altro ricco dottore di fama internazionale.

-Ne hai già vista una che ti piace?- domandò Richard, porgendogli un drink. Il biondo fece di no col capo, mentre il collega si voltava verso un gruppo di persone.

-MMh… è venuta.- sussurrò, mentre Shirogane s’incuriosiva.

-Di chi parli?- chiese.

-Mary Watson… la giornalista che ha scritto il tuo articolo sul New Yorck Times.- spiegò il cardiologo, abbassando la voce. Ryou si voltò a fissarla per qualche istante, per capire chi fosse stato ad incatenare tutte quelle parole a posta per lui. E là vide lunghi e lisci capelli neri, ben pettinati e curati; un volto candido, dai lineamenti fieri e non troppo marcati. Gli occhi profondi, di un blu intenso, e labbra rosse, belle e fameliche. Una bella donna senza dubbio, e Ryou, non avrebbe mai potuto definire la sua età.

-Bella e?- domandò Richard, osservandola a propria volta. Il biondo distolse lo sguardo, facendo spallucce.

-C’è di meglio.- proferì, portandosi il bicchiere alle labbra.

-Ma che diavolo dici! Guarda che bella…-

-Provaci tu.- propose il cardiologo, guardandolo di sottecchi.

-E… magari…- rispose l’altro rassegnato. -Quella stravede per te.- terminò, ammettendo una sconfitta.

-Bè… allora ci saranno due persone deluse questa sera, e tra queste non ci sono io.- sorrise Ryou, agitando leggermente il bicchiere, e facendone muovere appena il contenuto.

-Chi ti capisce è bravo… spero almeno che la donna di cui sei innamorato sia bella anche solo la metà di Mary.- sostenne Richard, allontanandosi. Ryou socchiuse gli occhi. Chissà com’era diventata Ichigo. Quanti anni aveva ora? Fece un calcolo veloce. Già, 22 anni. Una piccola donna. Magari i capelli erano più lunghi, oppure erano stati tagliati, magari i lineamenti non erano diventati più adulti, magari quel seno non era aumentato di alcuna taglia. Strinse più forte la presa sul bicchiere. Magari non stava più con Aoyama.

-Buona sera.- una voce profonda, proprietà diuna donna dal fascino travolgente.

-Buona sera.- rispose Ryou, osservando gli occhi profondi di Mary Watson.

-Mi presento, il mio nome è Mary Watson, e sono stata la scrittrice del recente articolo che la riguardava.- proferì, seria ma comunque gentile. Ryou le strinse la mano, osservando quelle labbra rosse che si muovevano ad ogni lettera. Labbra sensuali, labbra non certo proibite per lui. Labbra così diverse da quelle innocenti e fini della piccola Ichigo, quelle sì che erano proibite. Chiuse stancamente gli occhi, capendo che avrebbe dovuto avviare al più presto un discorso.

-La ringrazio per le sue belle parole allora.- disse, ricordando malamente le poche righe lette da Richard quella stessa mattina.

-Oh… lei non deve ringraziarmi. Un giornalista non dice quello che pensa. Un giornalista racconta i fatti… l’importante è saper usare le parole giuste.- spiegò, ridacchiando. Credeva davvero di essere seducente, irresistibile di fronte a lui. Ma non attaccava.

-Drink?- domandò Ryou, non sapendo cos’altro dire.

-No grazie, evito di bere troppo a serate simili.- sorrise appena la giornalista, per poi continuare -Se devo essere sincera…- si avvicinò appena, per osservarlo meglio in volto -Ho dimenticato una cosa nel mio articolo.- sorrise maliziosa, attendendo una qualche reazione dal giovane.

-Sarebbe?- domandò, poi non molto curioso.

-Ho scordato di dire quanto lei fosse bello ed affascinante.- un nuovo sorriso tutt’altro che innocente -Sa Shirogane… osservandola, lei sembra il principe delle favole. Alto. Biondo. Con profondi occhi azzurri. Tutto ciò che una donna può desiderare.- rise Mary, socchiudendo gli occhi -Scommetto che mai nessuna donna è scampata ai suoi tentativi di seduzione.- disse ancora, osservandolo beffarda. Ryou sorrise malinconico, terminando il proprio drink.

-Si sbaglia signorina Watson. Certe volte… certe volte non si può contare solo sull’aspetto fisico.- disse, abbassando la voce. Le luci si spensero, mentre una sola lampada al di sopra del palco posto al centro della sala veniva lasciata accesa.

-Buona sera a tutti voi! Questa sera il Siranò vi offrirà uno spettacolo molto, molto speciale!- un uomo non molto alto, dalla buffa pettinatura era salito sul palco. -Vi presento la ballerina più bella, più vera e più brava del mondo… Zakuro Fujiwara!- esclamò il presentatore, cedendo un brivido a Ryou.

Zakuro?

Ben presto salirono sul palco un grande numero di ballerine di tutte le età. Tutte belle e formose, dalle capacità notevoli. Ryou restò a fissare quella al centro. Quella vestita di viola, dai capelli corvini e l’espressione serena. Ballò come mai l’aveva vista fare. Con leggerezza, abili movimenti. Più brava di una gazzella, più sola di un lupo.

-Dedico questo balletto al protagonista di questa serata.- disse al microfono, trattenendo il fiato corto -Al cardiologo che ha salvato tante vite: Ryou Shirogane!- terminò, sorridendo e cedendo il microfono al presentatore che ringraziò gentile.

-Zakuro…- sorrise il giovane, mentre si allontanava velocemente.

-Shirogane? Dove va?- domandò Mary, fissandolo strana.

-A trovare una vecchia amica.- sorrise Ryou, riacquistando appena il buon umore.

Camminava per i grandi corridoi di quell’enorme locale. Eppure la guardia gli aveva detto che i camerini erano vicini… ma non si vedeva un bel niente! Osservò ancora un po’, sino a quando una porta non si aprì, rivelando una splendida donna dai tratti leggermente orientali, ed i capelli lunghi. Bella e seria la forte Zakuro, non troppo cambiata da allora.

-Shirogane!- disse, chiudendo la porta alle proprie spalle. Lui si perse ad osservare quella figura. Ne registrò ogni cambiamento, notando che i tratti del viso erano diventati leggermente più adulti, mentre lo sguardo, accoglieva la solita patina di cupa malinconia.

-Forse sarebbe il momento di parlare.- gli disse, con un sorriso leggero. Ryou annuì, socchiudendo gli occhi, e preparandosi ad un doloroso e sofferente, tuffo nel passato.

 

Salve a tutti! Visto? Non ho tardato molto ad aggiornare! La verità? Ho avuto talmente tanta voglia di scrivere questa storia che ho già pronti il terzo ed il quarto capitolo! Naturalmente li vedrete solo fra un po’… devo continuare anche le altre storie! (per chi la seguisse… il nuovo cap di Rapper’s love è quasi terminato!) Spero che questo capitolo vi sia piaciuto, ed ora ne approfitto per ringraziare!

 

anil13: Spero che anche questo capitolo ti sia piaciuto, e che le descrizioni siano state altrettanto esaurienti! 

 

alisea89: Visto? Ho aggiornato presto come volevi! Ora posso solo sperare che il capitolo ti sia piaciuto!

 

kashia: Hihi… anche io mi sarei nascosta nella valigia del biondino per seguirlo!! Purtroppo sappiamo bene che la nostra Ichigo non è molto “sveglia” in campo amoroso… soprattutto se si parla di Ryou! Bè, chissà, magari avrà di che rifarsi! Spero che ti sia piaciuto anche questo cap, e che commenterai nuovamente!

 

Aryuka: Grazie mille! Spero che anche questo capitolo sia stato di tuo gradimento… fammi sapere!

 

Hatori: Hihi… facciamo tutti (o almeno io!) il tifo per Ryou!! Ho aggiornato abbastanza presto… e spero che il cap ti sia piaciuto!

 

Aquarion89: Cara… purtroppo non ti posso dire in anticipo il pairing… anche se penso che potrai capirlo molto presto!! Sarà una storia un po’ particolare, forse anche un po’ strana e complessa… spero comunque che saprai  darmi un tuo parere!

 

Ryanforever: Hihi… mi sembra di capire dal tuo nik che sei una fiera sostenitrice di Ryou… vedremo, per ora ti ho dato questo secondo cap che spero ti sia piaciuto, più si andrà avanti, più si saprà!

 

   
 
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