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Autore: beat    20/05/2008    8 recensioni
No...Non poteva averlo fatto davvero!
Non ci credeva...
Era di certo uno scherzo!
Non poteva davvero aver scritto il rapporto sul foglio su cui aveva disegnato quei cuoricini!!!
(la mia prima edxroy! spero che vi piaccia!)
raiting giallo per il linguaggio
Genere: Romantico, Commedia, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai | Personaggi: Edward Elric, Roy Mustang
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Quadrilogia delle Stagioni'
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Disclaimer: i personaggi non mi appartengono e questa fiction non è stata scritta a scopi di lucro.

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Ed camminava strascicando i piedi, con la testa incassata nelle spalle.
Era di pessimo umore, e se ne accorsero tutti quelli che ebbero la sventura di incrociare la sua strada.
Non appena aveva messo piede al Quartier Generale, la sua depressione era via via scemata per far posto alla rabbia.
Non che fosse davvero arrabbiato, ma Edward Elric aveva sviluppato negli anni questa abilità speciale. Quando c'era qualcosa che non voleva assolutamente fare ma che era costretto da forze superiori a fare, lui si ritirava a tartaruga dietro un guscio di scortesia e odio per il mondo circostante.
E la mascella serrata e lo sguardo truce che ora erano presenti sul volto dell'Alchimista d'Acciaio era due validi deterrenti per chiunque a fermarsi a parlare con lui, o anche solo rivolgergli un educato saluto.

Alla fine si fermò davanti alla porta dell'ufficio del Colonnello.
Guardò con irritazione la targhetta dorata che recitava tronfia e pomposa

“Ufficio del Colonnello Roy Mustang, Alchimista di Fuoco”.

Ed sentì montargli dentro una rabbia (questa volta genuina) che lo spinse a fare davvero quello che spesso aveva minacciato a Mustang.
Batté le mani, e in men che non si dica aveva trasmutato la targhetta.
Ora recitava

“Ufficio del Colonnello di Merda, Alchimista Fiammiferaio”.

Sorriso soddisfatto.

E fanculo, se era un comportamento infantile!

Dopo aver rimirato per l'ultima volta la sua opera, entrò nell'ufficio, senza bussare, e praticamente scardinando la porta.

“Ehilà capo!” lo salutò, allegro come al solito, il Sottotenente Havoc.

Ed girò un attimo la testa per rivolgergli un breve cenno con la testa (al momento il massimo della cortesia di cui era capace).
Poi si fissò sul maledetto uomo che era la causa di tutte le sue sofferenze.

Maledetto Mustang!
Come poteva starsene lì, con il suo solito ghigno, come se nulla fosse successo?!

Ed strinse i pugni, per impedirsi di correre verso quella faccia da schiaffi e tirargli un pugno dritto sul naso.
I due si guardarono in cagnesco per un paio di minuti.

Havoc e il Tenente Hawkeye (gli unici presenti oltre a loro due), guardarono alternativamente Ed e il Colonnello.
Stavano volando sguardi di fuoco!

- Questa volta si picchiano sul serio – stava pensando Havoc, leggermente preoccupato per la sua incolumità. Il suo istinto di sopravvivenza gli stava urlando di togliere le tende, ma non osava dire nulla per non attirare su di sé l'attenzione dell'arrabbiatissimo Acciaio.
Fortunatamente per lui, al suo posto prese la parola il Colonnello.

“Sottotenente!”

“Comandi?” disse lui, alzandosi in piedi.

“Per favore, potresti portare questo messaggio al Tenente Colonnello Hughes?”

“Sissignore!” disse lui prontamente, afferrando il pezzo di carta su cui Mustang aveva velocemente scritto qualcosa e dileguandosi subito dopo.

“Tenente!”

Riza si alzò in piedi, in attesa.

“Porteresti questi documenti al Generale Hakuro? Faglieli esaminare e, per favore, torna solo quando li avrà firmati!” disse lui, mandandole al contempo uno sguardo eloquente.

“Sissignore!” disse lei, per sparire subito dopo.

Finalmente erano rimasti soli.
Solo loro due.

“Bene, ora che i miei sottoposti sono stati messi al sicuro, che vuoi fare Acciaio?!”

Il sopracciglio di Ed si arcuò leggermente.

“Io?! Ma è stato lei a dirmi di venire qui!”

“Sì, Acciaio. Perché se avessi aspettato che fossi stato tu a farti vivo, nel frattempo sarei riuscito a diventare Comandante Supremo almeno tre volte!” disse lui con un ghigno divertito.

Ed sbuffò. Le mani erano ancora strette a pugno, e il Colonnello se ne accorse.
Forse, era meglio non scherzarci troppo.
Non sapeva mai che cosa si rischiava con l'Alchimista d'Acciaio!

“Comunque sia...non mi sembri troppo depresso!”

Ed lo guardò con gli occhi sbarrati.

“Sta...sta scherzando, vero?!”

“Da quello che ha detto Alphonse, ti immaginavo ridotto molto peggio!”

Ed non ci vide più questa volta.
In in paio di balzi arrivò ad afferrare il Colonnello per il bavero della divisa.
Questa volta non ci sarebbero stati militari o suo fratello a bloccarlo.
No.

Questa volta gli tirò davvero un pugno in faccia!

“Ridotto peggio?! Sta scherzando?! Ha la minima idea di quello che mi ha fatto passare?!”

Mustang si pulì il rivolo di sangue che gli stava uscendo dal naso.

Maledetto Fagiolino, ma quanto forza aveva in quel corpicino?! E meno male che non lo aveva colpito con l'automail!

Ed era ansimante, gli occhi dilatati e le mani ancora strette a pugno.
Sarcasmo fuori luogo, Roy!

“Scusami” disse lui, ricomponendosi.

“Per cosa?!” chiese lui, ancora alterato “Cazzo! Ne ha di cose di cui scusarsi, maledetto Colonnello di merda!”

Mustang si alzò in piedi.

“Lo so, Acciaio.”

“Non speri di cavarsela così! Oltre le scuse, mi deve anche un bel po' di spiegazioni!”

Mustang sospirò.
Maledetto ragazzino indisponente.
Anche in quel genere di situazioni era dispotico!

“Sentiamo. Da che spiegazioni dovrei cominciare?!”

Ed arrossì.
Non sapeva nemmeno lui perché.
Non era poi sicuro di voler sentire le spiegazioni del Colonnello.
Perché doveva rigirare il coltello nella piaga?

Edward fu preso dal panico ed ebbe l'impulso di prendere e scappare via a gambe levate.
Si era anche mosso verso la porta...
Ma Mustang lo afferrò per un braccio, e gli impedì di fuggire.

“No, Acciaio. Non fare il bambino!”

E praticamente lo costrinse a sedersi sulla poltrona di fronte la scrivania.
Ed arrossì di nuovo, a ripensare all'ultima volta che si era seduto su quella dannata poltrona.
Il Colonnello rimase zitto a fissarlo.
Ed aveva distolto lo sguardo. Stava fissando con interesse morboso il tappeto, ed era diventato di nuovo scarlatto.
Mustang sospirò.

Tutto a lui toccava fare!

“Edward”

Di nuovo a sentirlo chiamare per nome dal Colonnello, Ed sentì il cuore battergli forte forte. Alzò d'istinto lo sguardo.
E se solo non fosse già stato rosso, sarebbe arrossito come una scolaretta.
Il Colonnello lo stava guardando, sorridendo.
Non era uno dei suoi soliti ghigni: era un sorriso vero.

“Mi dispiace per tutto quello che è successo negli ultimi due giorni.”

Ed annuì. Avrebbe voluto dire qualcosa anche lui, ma la gola gli si era chiusa e non riusciva ad articolare un solo suono.

“Ma vedi...anche tu...mi hai messo in una brutta situazione!”

Mustang si staccò dalla scrivania cui si era appoggiato. Prese a camminare avanti e indietro per la stanza.

“Santo cielo! Non puoi uscirtene con certe dichiarazioni e pretendere che io non mi stupisca!”

Ed deglutì un paio di volte.

“Lei...lei era spaventato..!”

“Cero che mi sono spaventato, Acciaio!” rimarcò lui con ovvietà “Hai idea della mia posizione? Del mio ruolo nell'esercito?! L'ultima cosa che mi serve è che tu venga a dichiararti a me!”

Ed sussultò. Il groppo in gola era salito di nuovo e le lacrime di nuovo gli stavano riempiendo gli occhi.
Ci aveva visto giusto allora.
Roy Mustang era davvero disgustato da lui.

Ed stava morendo dalla vergogna.
Il suo unico desiderio ora era di sprofondare sotto terra e lì di rimanerci per il resto della sua vita.

Il Colonnello si accorse delle lacrime che stavano solcando le guance di Ed.

“Acciaio...”

“Lasci...lasci perdere, Colonnello!” disse lui, cercando di reprimere i singhiozzi, e asciugandosi come meglio poteva le lacrime. “Lo so...lo so che cosa lei pensa di me...”

“Ah sì?!”

“Sì...quando...la prima volta che ci siamo incontrati...a casa della zia Pinako... i suoi occhi dicevano esattamente quello che stava pensando: che io sono...sono un mostro per aver fatto quello che ho fatto...era...era disgustato dalla mia vista! E lo stesso l'altro giorno! Aveva di nuovo quello sguardo! Io la disgusto!”

Ed si alzò in fretta e furia.

Basta, non sopportava più quella situazione.
Voleva fuggire.
Fuggire il più lontano possibile.

Aveva già afferrato la maniglia della porta quando l'altro gliela strappò di mano.

“Mi lasci andare!”

Per tutta risposta, ricevette uno schiaffo in pieno volto.
Rimase un secondo scosso, e questo fu sufficiente.

Il Colonnello lo aveva tirato a sé, e lo stava abbracciando.

“Ma smettila di sparare cazzate, Acciaio!”

Ed provò a divincolarsi, ma il Colonnello non aveva nessuna intenzione di lasciarlo andare.
Dopo poco Ed rinunciò.
Come era bello stare tra le braccia del Colonnello.
Si sentiva protetto.
Un dolce calore si spanse dallo stomaco a tutte le membra.
Ed prese a tremare.
E di nuovo gli veniva da piangere.

Dannazione! Sembrava davvero un moccioso!

Mustang cominciò ad accarezzargli i capelli, lentamente.
Quando sentì che Ed si era un po' calmato, ripresa a parlare.

“Io non sono disgustato da te, Acciaio. Te lo posso garantire. Semmai, sono sempre terribilmente in ansia. Sei una mina vagante e io non posso fare niente per controllarti. Faccio del mio meglio per proteggerti, ma a volte sembra proprio che tu faccia di tutto per impedirmelo!”

Ed tirò su con il naso.
Il Colonnello lo prese come un assenso.

“Sei un maledetto ragazzino indisponente, alto un metro e un fagiolo, con un orribile passato di peccati alle spalle e un'innata predisposizione ai guai...ma nonostante tutto...io... Io...sono molto affezionato a te, Edward!”

Di nuovo il suo nome.

Perché gli faceva sempre un effetto così strano, sentirlo dire dal Colonnello?

Ed ricambiò improvvisamente l'abbraccio di Mustang, afferrando la stoffa della divisa.
Doveva rimanere aggrappato a quel sogno ad occhi aperti.

“Davvero...davvero Colonnello? Non mi sta prendendo in giro?!”

Mustang sorrise dolcemente.

“Sono serissimo! Ti voglio bene. Davvero. E voglio proteggerti. Per questo...”

Ed percepì che il tono di voce del Colonnello si era abbassato.
Fu di nuovo preso dal panico.

“...Per questo...non può esserci storia tra di noi!”

Ed si lasciò sfuggire un gemito acuto, e di nuovo i singhiozzi premevano sulla sua gola.
Al contempo le gambe cedettero e lui si ritrovò a scivolare lungo la parete, trascinando il Colonnello con lui nella caduta.
Accasciato scompostamente per terra, Ed cercò di nascondere l'espressione ferita che doveva avere dipinta sul volto.
Ma il Colonnello non glielo permise.
Gli allontanò le mani dalla faccia e lo costrinse a guardarlo dritto negli occhi.

“Ed...ascoltami bene. So che adesso stai male...ma cerca di capirmi! Sai anche tu che voglio diventare Comandante Supremo. E anche se faccio sempre il fanfarone, ti assicuro che non è per la gloria personale. Io voglio davvero cambiare questo paese. Per questo, se si sapesse che sto con te...sarei davvero nei guai. E anche tu non te la passeresti bene...”

“Ma...ma a me...non...non importa!”

“Lo so che non ti importa, perché sei uno sconsiderato! Quindi tocca a me metterti un po' di giudizio in quella tua testolina bionda! Pensaci un attimo. Se io perdessi il mio incarico...quante sarebbero le persone a rimetterci? Hughes, Hawkeye, Havoc e tutti gli altri...si sono esposti anche troppo per sostenermi. È mio dovere proteggerli. E anche tu e tuo fratello. So che non vuoi che Al finisca in un laboratorio...e nemmeno io.”

Ed fu costretto ad annuire.
In fondo capiva Mustang: anche lui avrebbe fatto tutto l'umano possibile per difendere il suo adorato fratellino.

“E soprattutto non voglio che si venga a sapere che hai tentato una trasmutazione umana!”

Ed lo fissò negli occhi.

“Finiresti in galera. E io non voglio!”

Il Colonnello lo abbracciò di nuovo.

“Voglio continuare ad averti in giro. Anche se sei un prepotente...metti allegria!”

Ed arrossì, questa volta di piacere.

“Ma...Colonnello...io...”

“Sei così convinto di amarmi?!”

Ed annuì vigorosamente.

“Acciaio...siamo militari entrambi. E inoltre tu sei minorenne. Non si può proprio fare!”

Ed annuì di nuovo. Solo che lasciò la testa penzolare.
Sentì però che la mano del Colonnello gli stava accarezzando la guancia.
Ed non aveva il coraggio di guardarlo, per cui tenne la testa rigorosamente bassa.
E allora Mustang gli alzò il mento, in modo che i loro volti fossero alla stessa altezza.
Ed era stupito e deliziato e anche un po' spaventato, quando vide che il Colonnello si stava lentamente avvicinando a lui.
Chiuse gli occhi e il suo cuore perse un paio di battiti quando sentì le labbra del Colonnello posarsi delicatamente sulle sue.
Un contatto leggero, estremamente dolce.

La labbra del Colonnello erano morbide e calde e Ed sentì il cuore cominciare a battergli furiosamente nel petto.
Timidamente passò le braccia dietro il collo dell'uomo che lo stava baciando.
Non sapeva che significava quel bacio, ma voleva goderselo appieno.
Non seppe per quanto rimasero in contatto così stretto.
Sentì solo ad un certo punto come una specie di vuoto.
Lentamente aprì gli occhi e vide che il Colonnello si era allontanato dal suo viso.
Finalmente, dopo molti giorni, sul volto del ragazzo comparve il primo vero sorriso di felicità.
Il Colonnello gli sorride di rimando, per poi scompigliargli affettuosamente i capelli.

“Facciamo un patto, Acciaio. Tu, per i prossimi due anni, ti scordi completamente della cotta che hai preso per me. Se poi, passati i due anni, ti renderai conto che non era solo una cotta ma qualcosa di più, allora riprenderemo il discorso da dove lo abbiamo appena interrotto. Ci stai?!”

Ed lo fissò confuso.
Che cosa doveva rispondere?!
Come cavolo pretendeva il Colonnello di comandargli come gestire i suoi sentimenti?!
Ed sbuffò come una teiera.

“Sempre il solito, Colonnello dei miei stivali! Sempre a dare ordini!”

Mustang scoppiò a ridere.

“Ahahah! Non cambierai mai, Acciaio!”

“Nemmeno lei, Colonnello di merda!”

Mustang si alzò da terra.
Anche Ed si accorse solo in quel momento che erano ancora seduti sul pavimento.
Si alzò, passandosi la mani sui pantaloni.

“Allora, pensi di riuscire a resistere al mio magnifico fascino per un paio d'anni?!”

Ed lo guardò male, sorridendo sghembo.

“Stia attento lei, Colonnello! Magari in questi due anni trovo qualcuno molto meglio di lei!”

Il Colonnello gli diede un buffetto sul naso.

“Vuol dire che mi toccherà marchiarti a fuoco come mia proprietà!”

“Le sue battute non fanno ridere, Colonnello!”

“Nemmeno tu sei molto spiritoso, Edward!”


Ed sorrise, finalmente, davvero felice, come non lo era da tempo.




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Angolo dell'Autrice:

E con questo abbiamo finito! ^_^
Mi scuso per aver aggiornato così tardi, ma l'esame di matematica mi ha preso più tempo del previsto!


Ahahah! Spero che la conclusione vi sia piaciuta!
So che non è il massimo del romanticismo, ma ho voluto fare una cosa realistica, con i personaggi IC...e secondo me Mustang avrebbe risolto così la questione.
Spero proprio che il povero Colonnello sia riuscito almeno un pò a redimersi ai vostri occhi! ^^

Ed: Ma se mi ha di nuovo piccato!
Beat: E' per il tuo bene, fagiolino!
Ed: E smettila di chiamarmi fagiolino! >///<



Ringrazio tutti quelli che hanno commentato lo scorso capitolo! (inchino)

-
FeEChAn

- bianfre

- Red Robin

- Liris

-
Betta90 (il povero Alphonse la buona volontà ce la mette tutta! E' troppo tenero! ^^)


Come sempre, fatemi sapere i vostri commenti, pareri o critiche!

Grazie a chi vorrà lasciare una recensione e a quanti leggeranno e basta.

Beat



   
 
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