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Autore: horjzons    07/02/2014    5 recensioni
Katniss Everdeen ha fallito.
Gli Hunger Games sono tornati.
E ora qualcun altro dovrà combattere contro di essi.
DAL TESTO:
CAPITOLO 2
-Oh no, signore, Katniss Everdeen giocava col fuoco, io preferisco di gran lunga l’acqua. Se Katniss Everdeen non è riuscita a bruciare gli Hunger Games, io li affogherò!!!-
Genere: Avventura, Azione, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nuovo personaggio
Note: What if? | Avvertimenti: Triangolo
Capitoli:
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POV CHRIS
-Bravo Chris sono fiero di te, li distruggerai tutti!!!!-
-Sì padre, lo farò-
-Nessuna pietà, nessun timore, solo vittoria!!!-
Mio padre era fiero di me ed era questa la cosa davvero importante. Mi aveva promesso che se avessi vinto mi avrebbe regalato tutto quello che desideravo. Non avevamo problemi di soldi, dopo la vittoria di mio padre arrivò la fama che, naturalmente, porta tanto altro denaro e, se anch’io avessi vinto, saremmo diventati i più ricchi di tutto il distretto. E papà ci teneva molto a questo aspetto. Per lui i soldi non erano la felicità, ma quello che potevi comprare con i soldi sì. Senza poi contare che il presidente Snow aveva promesso che, in caso di vittoria, avrei guadagnato la mano della sua dolce figlia: Perrie. Era una ragazza molto alta e abbastanza robusta. I capelli biondi le scendevano per gran parte della schiena. Era sempre molto truccata e si vestiva solo con abiti alla moda. Aveva un look molto ricercato, ma a mio parere era davvero terribile “acqua e sapone”. Non  che l’avessi mai vista appena sveglia, ma, dai suoi lineamenti grezzi, supponevo che fosse molto, ma molto brutta. Avevo già esposto i miei problemi a mio padre. Insomma chi mai avrebbe voluto vivere il resto dei suoi giorni con una non solo brutta, ma anche antipatica??!!?! Papà però mi aveva risposto che dovevo avere pazienza … e che, se veramente avessi voluto avere successo nella vita, avrei dovuto sopportare la mia “adorata” mogliettina!!! E io mi fidavo di papà …
Il treno si fermò e noi scendemmo a Capitol City. L’avevo già vista tante volte in televisione, ma dal vivo era uno spettacolo senza fiato. Il mio cuore batteva a mille fiero del paese in cui vivevo. Ero felice di trovarmi lì acclamato dal pubblico. La folla era in estasi e chiamava il nome di Sue e il mio.  Quella era la vita che sognavo. Io, la fama, i fans, Capitol City e donne. Tutto si stava per avverare , bastava uccidere 23 ragazzi, bastava vincere gli Hunger Games.                                                                                                     Entrammo nel Centro Immagine dove ci avrebbero sistemato per bene per la parata. Era l’occasione per farsi degli sponsor. Senza di loro non vai da nessuna parte, motivo per il quale dovevi apparire sempre perfetto alle telecamere. Dovevi diventare un eroe agli occhi di tutti e gli sponsor ti avrebbero aiutato.
-Ecco qui Guiro March, il vostro stilista, vi preparerà per la Parata che ci sarà tra qualche oretta … bene, vi lascio alle mani accurate di Guiro … a dopo Sue, a dopo Chris … - disse mio padre lasciandoci da soli con Guiro.
-Suppongo che il viaggio vi abbia stancato molto … forza fatevi una doccia che stasera dovrete essere impeccabili per gli sponsor e tu signorino Chris devi convincere anche un altro osso duro, vero?? Sbaglio o il presidente Snow sta valutando di consegnarvi la mano di sua figlia Perrie??-
-Sì Guiro, ma ora ho altri problemi da risolvere, primo fra tutti : voglio degli sponsor!!! Dove è la doccia?-
“Ci mancava lo stilista pettegolo!!!” pensavo mentre mi lavavo. Non avevo tempo per pensare a Guiro. Ora avevo in mente la vittoria, il presidente Snow che mi acclamava insieme al pubblico, Perrie che mi baciava (scena non troppo felice) e mio padre che batteva le mani orgoglioso di me. Uscii dalla doccia cercando disperatamente un asciugamano. Quando lo trovai me lo cinsi a vita lasciando il petto scoperto.  Aprii la porta del bagno per cercare Guiro, ma, proprio davanti a me, spuntò una ragazza. Era alta poco meno di me, ma aveva un corpo perfetto. Aveva gli occhi di un verde intenso in cui era  molto facile perdersi. I capelli castani raccolti una treccia incorniciavano un volto molto dolce e delicato. Dio quanto speravo che non fosse un tributo. Avrei fatto di tutto per non ucciderla, ma se fosse stata in quell’arena con me sarei stato costretto a …
-Tu sei Chris Anderson del Distretto 1???-
-Ssss … ehm … sì sì sono io!!- balbettai riprendendomi da quella vista.
-Ginger Cadlecott Distretto 12, piacere-
-Partecipi agli Hunger Games??-
-Sì, non hai sentito parlare di me e di quello che è successo nel Distretto 12 il giorno della Mietitura??- il cuore mi si gelò a sentire la prima parola. Aveva detto “sì”. Avrei dovuto ucciderla.
-No, non so niente che è successo???-
-Dovevo immaginarmelo- rispose lei –Snow continua a non diffondere la notizia, lui ha paura di me o forse del simbolo che posso diventare … -
-Cosa?!? Cosa? non ti seguo.-
-CHRIS ANDERSON, che stai facendo?!?! Vatti immediatamente a preparare se vuoi avere un minimo di sponsor!!!!-
-Sì, padre- dissi io sconsolato di lasciare quella ragazza. Ma forse era meglio così. Dovevo evitarla. Mi creava una strana sensazione allo stomaco. Non mi rendeva lucido. E io avevo bisogno di lucidità nell’arena. Lei sarebbe stata una distrazione. Come il ragazzo di 12 anni per mio padre. Avrei rischiato la vita per lei. Ma poi avrei dovuto ucciderla. Era meglio se non legavamo, se non parlavamo, se non ci guardavamo. Perché ogni volta che pensavo a Ginger Cadlecott andavo letteralmente in tilt. “Nessuna pietà, nessun timore, solo la vittoria”.
POV GINGER
Non mi stupii affatto quando Chris mi disse di non sapere niente su quello che era successo nel Distretto 12. Snow però lo sapeva, ma teneva tutto in segreto. Non poteva permettere di diffondere la notizia dell’imminente ribellione. Avrebbe soltanto peggiorato la situazione. Ci doveva essere un tramite. Un collegamento che permettesse alla popolazione di rendersi conto in che situazione viveva. Ci voleva un simbolo, una neo Katniss Everdeen, che aprisse gli occhi al popolo.
-Signorina Ginger Cadlecott- mi chiamò il padre di Chris interrompendo i miei pensieri –Vede io so, o meglio intuisco, quali possano essere i suoi obiettivi, ma posso dirle che fallirà miseramente. Non si può mettere contro migliaia e migliaia di persone che adorano questi giochi. Lei da sola non ce la può fare a distruggere un sistema!!!-
-Ma io non sono sola … vede il “buonissimo e supremo” presidente Snow non vuole diffondere la voce, ma la ribellione è imminente!!-
-AHAHAH- mi  schernì lui –Vede, serve un simbolo che faccia scoppiare la ribellione, un  simbolo che permetta a milioni di persone di combattere per la stessa causa. Ma se questo simbolo muore tra una settimana, in un’arena … la ribellione non ci sarà…-
-Ma se questo simbolo si stesse trovando già degli alleati per scamparsela nell’arena? E  se uno di questi fosse proprio suo figlio Chris?? Che dice il simbolo ce la farà a sopravvivere???- l’uomo serrò la mascella. Cercò di mantenere la calma e poi rispose:
-Questo è tutto da vedere, ma dica al suo amico simbolo di non avvicinarsi a Chris o se la vedrà con me. E comunque il simbolo non riuscirà mai a distrarre mio figlio, addestrato da anni, dal suo obiettivo : vincere gli Hunger Games!!-
-Io invece dico che il simbolo ha buone probabilità di farcela!!!- e in effetti questo lo pensavo davvero. Da come Chris mi aveva guardata squadrandomi con la bocca aperta avevo intuito che ci fosse un qualche interesse. E devo dire che anche lui non era affatto male con quei muscoli scolpiti, quegli occhi azzurri color del mare e  quei capelli biondi come l’oro.
-Signorina Ginger lei sta giocando col fuoco!!-
-Oh no, signore, Katniss Everdeen giocava col fuoco, io preferisco di gran lunga l’acqua. Se Katniss Everdeen non è riuscita a bruciare gli Hunger Games, io li affogherò!!!- e detto questo me ne andai a passo spedito.
Cercai Joula, la mia stilista, mi aveva promesso un abito da sogno, ma io più che un bell’abito speravo in un’eroica entrata. Era quello che voleva la gente: una persona che spiccasse sulle altre. Nel Distretto 12 ero già famosa, ma negli altri distretti no. Snow nascondeva tutto. Sapeva benissimo cosa era successo il giorno della Mietitura al mio distretto, ma non aveva fatto diffondere la notizia. Meno si sapeva, più la popolazione sarebbe stata calma. E allora ecco come avrei dovuto svegliare il popolo: dovevo colpirli. Nonostante questo, il mentore del Distretto 1, Troy Anderson, aveva ragione. Se fossi morta nell’arena, la rivoluzione non avrebbe mai avuto inizio. “Ginger, trovati degli alleati. Patrick non ti basterà mai … Alleati con loro e sopravvivi. Rimani da sola e muori. Punta al Distretto 9, al 10 e all’11. Conquistali e forse  ce la farai”. Yurick, il mio mentore, era stato chiaro. Dovevo trovarmi degli amici. E Chris era solo il primo di una lunga lista. Ma se veramente avessi legato con loro, come avrei mai potuto ucciderli??!!? Yurick me l’aveva fatto capire : la mia vita prima di tutto. Mi aveva detto che se fossi rimasta da sola con Patrick non avrei dovuto esitare a … scamparmi la pelle, ma se dovevo diventare un simbolo, che razza di esempio era una ragazza che per salvarsi uccide il proprio migliore amico?? No, lo decisi in quel momento, mentre aspettavo che Joula arrivasse col mio vestito, no, io non avrei mai ucciso Patrick. Saremmo vissuti entrambi a qualunque costo. Come Peeta e Katniss. Mi sarei inventata qualcosa. La Ragazza di Fuoco era riuscita ad ingannare gli Hunger Games, dovevo farcela anch’io …
-Ecco qui ragazza mia. Il tuo abito come garantito … MERAVIGLIOSO- disse Joula porgendomi un vestito. Era davvero … davvero … TREMENDO. Era il classico abito da miniatori che riservavano ogni edizione degli Hunger Games a noi ragazzi del Distretto 12. Come avrei potuto colpire le persone con una roba del genere??? A me serviva un abito alla Cinna. Qualcosa che rimanesse impresso per l’eternità.
-No, no Joula non ci siamo!!! Io e Patrick non indossiamo questa roba!!-
-Signorina Ginger fina a prova contraria sono io che dico a lei come vestirsi!!!-
-Piuttosto vado nuda!!- in effetti non era una cattiva idea … avrei sicuramente colpito molti uomini … poi un’idea precipitò nella mia mente. “Affogherò gli Hunger Games”. Lo avevo detto io. Ecco cosa mi serviva …
-Ascoltami Joula, adesso devi fare per me e per Patrick gli abiti che ti sto per dire … -
POV PATRICK
Ero già pronto a indossare il mio bell’abitino da miniatore quando una Joula tutta agitata si precipitò nel mio camerino. Ecco una novità degli Hunger Games: gli stilisti non erano più personali per ogni tributo, ma per ogni distretto. Probabilmente era una questione di soldi, insomma 24 stilisti costavano caro …  Capitol City non si poteva permettere 24 stilisti mentre nel nostro distretto la maggior parte delle persone non poteva permettersi un abito.
-Ah … - sospirava –quella ragazza mi farà impazzire!!!! Non le va mai bene niente!! Lei e le sue idee del cavolo!!! “Sarò un simbolo per la popolazione, non posso indossare questo !!!” Ma zitta e mosca che tra qualche giorno muori in un’arena!!-
-Con chi ce l’hai? Con Ginger??-
-Certo!!! Ha trovato da ridire sull’abito che avevo progettato per voi!!! Ma al diavolo!!! Chi si crede di essere!!- scoppiai a ridere. Era tipico di Ginger lamentarsi. Era la ragazza più coraggiosa che esisteva, ma anche la più esigente. E la più ambiziosa. E la più bella. Quando sorrideva il mio cuore si scioglieva e ogni volta che mi parlava il mio stomaco brontolava. Io mi giurai in quel momento che se fossi dovuto morire l’avrei fatto per lei. E prima, un istante prima di spegnermi lei avrei detto tutto. Ero troppo timido per confessarle cosa provavo, anche se dovevo trovare il coraggio di farlo prima che fosse troppo tardi. Avevo una cotta per lei dalla prima elementare, ma come potevo farmi avanti se era sempre circondata da bellissimi spasimanti??? Il suo ultimo fidanzato era morto negli Hunger Games e, anche se cercava di nasconderlo a tutti costi, pensava a lui continuamente. Quel giorno, addirittura, avevo visto per la prima volta nei suoi occhi un’emozione che non aveva mai provato : la paura. La paura di finire come lui. E non era paura di morire. Era paura di lasciare sole delle persone a cui voleva bene.
-Ok Joula calmati!! Hai ragione, Ginger è molto esigente, ma non te la devi prendere … posso vedere l’abito??-
Lei sospirò esasperata. E poi me lo porse. Ok, forse era un pochino meglio della tuta da miniatori, ma non è che fosse un capolavoro. Era una semplice tuta subacquea nera. Cosa aveva di particolare?? E soprattutto che c’entrava col nostro distretto?? Decisi di non farmi troppe domande, mi fidavo di Ginger e avevo il netto presentimento che non mi avrebbe deluso …
3 ORE DOPO
Eravamo tutti pronti. 22 ragazzi tutti vestiti perfettamente erano pronti ad entrare in scena per la parata. E poi c’eravamo io e Ginger con una semplice tuta subacquea.                                                                                                            Potevo sentire da fuori il pubblico che acclamava, i telecronisti che parlavano e parlavano ininterrottamente e poi il “bellissimo” discorso del presidente Snow. Mentre parlava i tributi dei distretti 1,2,4, i Favoriti, si misero una mano sul cuore emozionati per la parole che quell’uomo pronunciava. Non so come facessero ad essere fieri di un paese del genere. Panem, ormai, non esisteva più. Esistevano solo più gli Hunger Games che poi era un po’ come dire che esistevano solo 23 morti all’anno in un’arena. Ecco cosa erano gli Hunger Games. Ecco per cosa il pubblico era in estasi. Ecco per cosa quei tributi si misero le mani sul cuore. Per 23 morti.
3 … 2 … 1 …
La porta si aprì. La luce invase i miei occhi mentre le mie orecchie erano infastidite per i rumori assordanti. Le bighe partirono e il mio cuore si gelò al solo pensiero di quello che stavo facendo. Ero lì per farmi acclamare da un pubblico che esaltava nel vedere dei ragazzi uccidersi a vicenda. E il brutto della situazione era che dovevo anche piacere loro perché altrimenti non avrei avuto sponsor. E no sponsor no vita. Naturalmente la nostra biga chiudeva la fila. Tutte le altre erano state accolte con entusiasmo mentre la nostra veniva guardata con sdegno. Insomma eravamo gli unici ad avere un vestito pessimo. Perfino quelli del distretto 11 ci superavano come bellezza. E superare Ginger era difficile. Poi di colpo mi sentii bagnato. L’azzurro riempì i miei occhi. Per una frazione di secondo non vidi più niente poi la vista mi tornò. I nostri abiti emanavano acqua in tutte le direzioni e creavano nell’aria strane forme. Comparvero scritte per qualche secondo. Erano così veloci che non feci neanche in tempo a leggerle tutte. Più che frasi erano messaggi veloci. Parole lampo. “Katniss Everdeen” “Ribellione” “Pace” “Tranquillità” “Peeta …”  “insieme”. Poi Ginger mi prese la mano e il mio cuore si bloccò.
-Cosa è questa storia?? Che è sto abito?!?-
-Ssh- mi zittì lei mettendomi un dito sulle labbra (lo ammetto sarei voluto rimanere in quella posizione per tanto altro tempo, ma poi continuò) –fidati di me-
-Come sempre-
Lei mi diede un’ultima occhiata fugace e poi mi prese la mano. Alzammo le braccia e facemmo il simbolo con tre dita. Il simbolo della ribellione. Il simbolo di Katniss Everdeen. Il pubblico era letteralmente impazzito, anche se molti di loro (non conoscendo la storia di Katniss), non riconobbero nemmeno il gesto. Ma non importava più perché ormai quel simbolo li sarebbe rimasto nella memoria per molto altro tempo e non sarebbe più stato il “simbolo di Katniss Everdeen”, ma il “simbolo di Ginger Cadlecott”. 
SPAZIO AUTRICE
ECCO IL SECONDO CAPITOLO!! arrivato perchè siete stati bravi e avete recensito e non smettete di farlo: RECENSITE, RECENSITE , RECENSITE (vi prego ...)
Ci tengo a ringraziare chi ha recensito: SIETE FANTASTICI, ma continuate a farlo ... 
con un po' di recensioni arriverà anche il terzo capitolo...
alla prossima
1D_we_love_4ever
  
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