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Autore: _Fedra_    18/03/2014    3 recensioni
Il primo giorno di scuola, il Cappello Parlante assegna Edmund a Serpeverde non appena sfiora la sua testa.
Ma siamo sicuri che la Casa più famigerata di Hogwarts sforni esclusivamente maghi e streghe cattivi?
E se il ragazzo destinato ad affiancare Harry Potter nella lotta contro Voldemort si trovasse proprio lì?
* AU in cui i Pevensie sono dotati di poteri magici; nuovi pairing e personaggi per entrambe le saghe *
Genere: Fantasy, Mistero, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altro Personaggio, Caspian, Edmund Pevensie, Susan Pevensie
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'La profezia dell'Erede'
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CAPITOLO 16

Una strana empatia

~

 
 
 
 
 
 
Erano lei sei in punto quando Jane andò a bussare all’ufficio di Piton.   
–Avanti – rispose la voce untuosa di lui dall’interno.
La ragazza spalancò la porta ed entrò timidamente.
La piccola stanza sotterranea era illuminata come sempre dalla pallida luce delle candele, che si rifletteva lugubre sulla fila di barattoli colmi di creature in salamoia stipati sugli scaffali.
–Accomodati – disse Piton indicandole la sedia di fronte alla scrivania.
Jane obbedì senza fiatare.
–Immagino che tuo fratello fosse sconvolto, quando è tornato dalla mia lezione la scorsa notte – esordì il professore, indovinando i pensieri della sua allieva.
–Era molto stanco e irritabile – rispose lei.
–Non ne dubito. L’Occlumanzia è una scienza che richiede una mente molto sensibile e allo stesso tempo potente, cosa di cui tuo fratello ne è purtroppo privo. Non riesce a concentrarsi per più di due secondi e questo, nelle mani del Signore Oscuro, può rivelarsi un’arma letale.
–Immagino che dovrò riferirgli questo per il suo bene, vero? – chiese Jane istintivamente.
Le labbra di Piton si arricciarono in un sorriso impercettibile.
–Ѐ più probabile che dia più ascolto all’adorata sorella che al professore più odiato di Hogwarts – rispose.   
–Non creda che il mio parere conti più del suo, professore. Sa bene quanto sia testardo mio fratello.
Piton annuì con fare comprensivo.
–Cominciamo – disse, esortandola a levarsi in piedi e a sguainare la bacchetta. – Simuleremo subito una situazione che si potrebbe presentare se il Signore Oscuro tentasse di sondarti la mente da molto vicino. Il modo migliore per difendersi è innanzitutto quella di chiuderla, bloccando i tuoi pensieri, specie quelli più intimi. Mi sono spiegato?
–Sissignore.
–A quel punto, potrai usare l’Incantesimo di Protezione, che immagino tu conosca già a fondo. Ti avverto che non sarà né facile né piacevole, ma devi sforzarti al massimo per riuscirci. Chiaro?
–Va bene.
–Perfetto – Piton si mise in posizione di attacco. – Legilimens!
Jane non ebbe neanche il tempo di reagire.
Fu come se di colpo un cappuccio le fosse calato sugli occhi, appannandole la vista.
Un vortice di immagini sfocate prese a scorrere davanti a lei, diventando sempre più nitido attimo dopo attimo.
 
Un bambino dai grandi occhi verdi la fissava con aria terrorizzata dal suo pagliericcio.
“Come ti chiami?”.
“Harry, Harry Potter”.
“Come ti sei fatto quella cicatrice?”.
 
I pezzi di una gigantesca scacchiera si muovevano minacciosi verso di lei.
Erano alti come colonne e si animavano per uccidere senza pietà non appena qualche pezzo faceva la mossa sbagliata.
Stavano perdendo: la regina distruggeva a colpi di lancia tutto quello che le capitava a tiro.
Ormai nulla la separava da Harry, così piccolo e insignificante in confronto alla sua colossale armatura di marmo bianco.
“Devo andare io!”, gridò Ron a un certo punto dalla sella del suo cavallo.
“No, Ron, non puoi!”, gridò Harry.
“Che cosa succede?”, esclamò Hermione.
“Ha deciso di sacrificarsi!”.
“Devo farlo! Così Harry farà scacco matto. Lo volete capire che è l’unico modo per prendere la Pietra Filosofale?”.
Jane fissava la scena con gli occhi sbarrati, incapace di reagire.
Ron fece la mossa.
La regina gli si avvicinò lentamente e levò la lancia.
 
Un uomo dai due volti incombeva in uno specchio polveroso.
Jane tentava di scollare il professor Raptor da Harry, mentre tentava di strangolarlo, gli occhi rossi di Voldemort fissi nei suoi.
Non li avrebbe scordati mai più.
Una gomitata nelle costole, urla, polvere, ossa che si sgretolavano; poi Harry privo di sensi a terra, completamente ricoperto di sangue.
Jane singhiozzava al suo fianco, pregando che non fosse morto.
Improvvisamente, una mano sulla spalla: Silente.
 
Estate.
Jane e Ron camminavano insieme nel giardino incolto che circondava la Tana.
La ragazza gli lanciava dolci sorrisi, il cuore a mille per l’emozione, fino a quando non trovò il coraggio di rivelargli una cosa che portava dentro da molto tempo.
“Ron, ti devo parlare…”.
 
Questo no!, pensò Jane in preda al panico, i ricordi che le bruciavano ancora dentro. – Protego!
La vista le tornò all’istante.
Questa volta fu Piton a crollare in ginocchio sul pavimento.
Improvvisamente, la ragazza venne inghiottita da un vortice senza fine.
Annaspò e cercò di liberarsi, mentre tutto attorno a lei aleggiava un nulla minaccioso, che incuteva paura: era un vuoto senza fine, un’assenza di qualcosa di inimmaginabile, lacerante, terribile.
Jane provò a urlare, ma dalla sua gola non uscì alcun suono.
Si aggrappò disperatamente a quella voragine spaventosa, quando di colpo le arrivò un dolce profumo di rose.
Aprì gli occhi.
Una cerva argentea la attraversò al galoppo e scomparve nel nulla.
Hai gli occhi di tua madre.
Jane si ritrovò lunga distesa sul pavimento.
Piton era a pochi metri da lei, sorreggendosi a malapena alla scrivania, una mano premuta sul cuore come se fosse scosso da delle fitte di dolore.
–Cosa è successo? – domandò la ragazza rialzandosi.
–Niente, non è niente – rispose Piton scuotendo il capo. – Sei stata molto brava. Credo che per stasera basti così.
–Ѐ sicuro di sentirsi bene? – domandò lei preoccupata.
–Non è niente. Ho solo bisogno di stare un attimo da solo. Perdonami.
Jane annuì comprensiva.
Si congedò rapidamente e uscì dalla stanza quasi correndo.
Mai nella sua vita avrebbe creduto di poter vedere il professor Piton così sconvolto.
Non avrebbe mai creduto che dentro di lui potesse esserci un vuoto così spaventoso.
Ecco perché era sempre così tetro e odioso con tutti: non doveva essere facile vivere con quel peso.
Chissà quale terribile ricordo gli aveva provocato una simile ferita.
Poteva esistere una cosa così dolorosa che profumava di rose?
Amore, rispose una voce maligna nella sua testa. Soltanto l’amore.
 
***
   
Di colpo, Jane si sentiva improvvisamente triste e non sapeva neanche il perché.
Forse era per la vista dei ricordi di Piton, talmente cupi da accecarla, forse perché, senza sapere come, sentiva i suoi sentimenti non corrisposti per Ron bruciarle più che mai.
Voleva piangere, ma non trovava le forze per farlo.
Harry la stava aspettando davanti al caminetto della sala comune, finendo di rileggere il tema di Storia della Magia che avrebbe dovuto consegnare l’indomani.
Aveva un’aria stranamente trasognata.
Jane lo riconobbe subito come un campanello d’allarme.
–Tutto okay con Piton? – la precedette il ragazzo non appena l’altra crollò al suo fianco.
–Le lezioni non sono poi così terribili come dici tu, caro il mio testone – rispose lei con simulata disinvoltura.
–Niente mal di testa? Niente di niente?
Nada. Sarà perché sono la sua cocca – Jane gli fece una linguaccia maliziosa. – Cos’è quest’aria così gasata? È successo qualcosa?
–Cho mi ha chiesto di uscire per San Valentino.
–Ah.
–Che c’è di male?
–Calma, bro’, non ti scaldare tanto.
Nonostante le sue parole, Jane era visibilmente irritata.
Sapeva quanto potesse diventare mieloso suo fratello quando era innamorato.
Avrebbe tanto voluto filmarlo per poi fargli rivedere la sua faccia da deficiente e farlo vergognare per il resto dei suoi giorni.
–Sei solo invidiosa – cantilenò il ragazzo, deciso a litigare.
–Solo perché sono l’allieva preferita di Piton, ciò non ti autorizza a prendermi per il culo – rispose Jane in tono velenoso, alzandosi di scatto e uscendo dalla sala comune il più veloce che poteva.
Alla tristezza ora si era sommata la rabbia, che le divorava le viscere come se avesse appena bevuto un litro di acido.
Camminò senza meta per un tempo interminabile, le mani nelle tasche e lo sguardo basso.
Doveva sbollire in qualche modo, o probabilmente avrebbe fatto a pezzi Harry nel sonno.
Quasi non si accorse di Edmund, che rientrava dalla biblioteca con le braccia cariche di libri, travolgendolo come un treno in corsa.
Entrambi finirono a terra come due sacchi di patate.
–Sei per caso impazzita? – domandò il ragazzo, rialzandosi tutto ammaccato.
–Scusami, non ti avevo visto – rispose l’altra profondamente imbarazzata, aiutandolo a raccogliere i libri.
–Non dovevi essere a lezione da Piton?
–Già fatto. Credo che ora andrò un po’ da Ulisse. Mi accompagni?
–Volentieri!
Dal sorriso che sfoderò Edmund in quel momento, sembrava che Pasqua fosse arrivata in largo anticipo.
I due ragazzi scesero insieme verso le serre, dei grandi edifici di vetro anneriti dai profili contorti di centinaia di piante dai poteri curativi.
–Va tutto bene, Jane? Ti vedo pensierosa – disse a un certo punto Edmund.
–Pensavo – rispose la ragazza continuando a camminare.
–A cosa?
Jane ci pensò un attimo, poi rispose: – A mia madre.
–A Wendy?
–No, non lei. A quella vera. A Lily.
–Strano, di solito non parli mai di lei.
–Ѐ perché non l’ho mai avvertita come tale. Voglio dire, io sono sempre vissuta con i Collins, loro sono la mia famiglia. Mi hanno cresciuta, accudita, mi hanno sostenuta anche a costo di cambiare le loro vite quando hanno scoperto che sono una strega. Lily…insomma, di lei non mi è rimasto nulla. Nemmeno un ricordo. È come se non ci fosse mai stata. Ed è brutto pensare che la donna che ti ha cresciuta non è tua madre e nello stesso tempo che chi ti ha dato al mondo è un’estranea.
–So come ti senti. Anch’io non ho mai conosciuto la mia vera madre.
Di colpo, tra i due era calato un silenzio colmo di tensione, ciascuno preso a rimestare i propri pensieri.
–Edmund, posso chiederti una cosa? – disse di colpo Jane. – Anni fa, ti è mai capitato di sognare qualcuno che venisse a liberarti?
–Che io sappia, no. Perché?
–Niente, niente. Era solo una curiosità.
–Ah, d’accordo.
Si fermarono poco prima della capanna di Hagrid, dove era stata allestita una costruzione in legno che l’anno precedente aveva ospitato i giganteschi pegasi di Beauxbatons.
Ulisse aveva sentito i loro passi sul prato e li stava aspettando con il collo proteso fuori dalla finestra del box, nitrendo sommessamente per la felicità.
Jane si batté la bacchetta sul palmo della mano, facendovi apparire una manciata di crusca.
–Tieni, piccolo – disse dolcemente mentre gli porgeva il bocconcino.
Ulisse sbuffò soddisfatto e prese a mangiare voracemente.
–Ѐ da tanto che ce l’hai? – domandò Edmund accarezzandogli il collo.
–Ormai ha quattro anni. Me l’ha regalato Hagrid quando sono arrivata qui. Sapeva che abito in campagna e che mi piacciono i cavalli. Lui era rimasto orfano di madre quando era ancora dentro l’uovo. Mi pare sia stato uno dei ragni della foresta. Comunque, Hagrid ha pensato di regalarmelo. Mi ha aiutata a seguire gli ultimi giorni di cova. Avevamo messo l’uovo dentro un paiolo ricoperto di paglia e coperte. Alla fine, è nato davanti ai miei occhi e da lì siamo cresciuti insieme. A volte, penso che sia convinto che sia io la sua mamma.
A quelle parole, Ulisse le strofinò affettuosamente il muso sulle orecchie. Jane rise e gli abbracciò la grossa testa.
–Sai che Hagrid mi ha chiesto di aiutarlo con i Thestral? – disse Edmund a un certo punto.
–Davvero? – esclamò Jane sorridendo.
–Sì. Sai, anche a me piacciono i cavalli. Ho praticato un po’ di equitazione mentre ero in Italia. Ho fatto qualche passeggiata.
–Anch’io ho preso qualche lezione di equitazione, quando ero piccola. Ora, con Ulisse, faccio tutto da sola.
–Ѐ bellissimo.
–Anche i Thestral dovrebbero essere belli.
–Sono simpatici, ma non ti perdi niente a non vederli. Sono un po’ inquietanti.
–Non significa che siano cattivi, però.
–No, niente affatto.
Jane gli sorrise, sbirciando Edmund da dietro il collo di Ulisse.
Più il tempo passava, più il ragazzo le ricordava qualcuno che conosceva; ma chi?
Si soffermò sui suoi tratti affilati, i capelli neri e spettinati, il sorriso appena sghembo che gli conferiva un fascino irresistibile, gli occhi nerissimi che trasmettevano a un tempo sicurezza e inquietudine.
–Ti va un giro? – gli chiese di getto.
–Su Ulisse? Ma possiamo?
–Certo!
–Allora va bene.
Raggiante, Jane andò a prendere i finimenti e sellò il pegaso di tutto punto; poi aiutò Edmund a salire, accomodandosi dietro di lui.
Il ragazzo trasalì quando avvertì le braccia della ragazza stringergli la vita.
–Prendi tu le redini o preferisci se guido io? – chiese Jane a pochi centimetri dal suo orecchio.
–Per questa volta, fai tu – rispose lui, pregando che non notasse le sue orecchie paonazze.
Jane afferrò le redini e fece partire Ulisse nella notte.
 
***
 
Era di nuovo nel corridoio buio, avanzando lentamente alla luce violacea delle torce.
Questa volta, nessuno sembrava intralciare il suo cammino.
Con sua somma sorpresa, la porta era socchiusa.
Inspirò forte, allungando le dita per abbassare la maniglia di ottone.
Si ritrovò in una grande stanza circolare in cui si aprivano tante porte.
Ne scelse una a caso e passò oltre.
Si ritrovò in una sala grande come una cattedrale, piena di scaffali colmi di tante sfere argentee.
Si incamminò verso la fila 94, dove c’era qualcosa che lo chiamava.
Ecco, era lì davanti a sé.
Ma cosa c’era scritto sulla sfera luminosa che aveva attirato la sua attenzione?
–Harry? HARRY?
Il ragazzo trasalì, madido di sudore, trovandosi a pochi centimetri dal naso di Jane.
Solo un attimo dopo realizzò che si trovava nella sala comune e che evidentemente si era addormentato con la faccia sul manuale di Divinazione.
–Va tutto bene? – domandò ancora Jane.
Ron e Hermione stavano in piedi alle sue spalle, fissandolo preoccupati.
–Come vi è saltato in mente di svegliarmi? – sbottò Harry furibondo. – Finalmente ero riuscito ad aprire la porta e a vedere che cosa c’era dietro!
A quelle parole, Ron impallidì, mentre Hermione e Jane assumevano un cipiglio omicida.
–Tanto meglio se lo abbiamo fatto, allora! – esclamò la sorella. – Quante volte ti dobbiamo ripetere che non devi sognare queste cose? E se fosse un trucco di Voldemort per farti vedere dove si trova l’arma e fartela prendere al posto suo?
–Sono tutte cazzate che ti ha messo in testa Piton! Non capisci che in questo modo posso conoscere informazioni importantissime per capire come si muove il nostro nemico? Se non ci fossi stato io, chi avrebbe salvato il signor Weasley?
–Caspian – sentenziò Hermione in tono deciso.
–Voi non capite. Siete solo una manica di egoisti! – sputò Harry.
–Modera i termini, Quattrocchi! – ribatté Jane furiosa. – Ti stiamo solo aiutando, sempre se non l’avessi notato.
–Per colpa tua non sono riuscito a scoprire che tipo di arma sta cercando Voldemort. Ti sembra un aiuto, questo? – gridò l’altro balzando in piedi.
–Sì, se l’informazione è di dubbia attendibilità. Come puoi fidarti di un sogno?
–Mi meraviglia sentir dire queste cose da una spostata che per un anno intero ha continuato a farneticare su un ragazzino in pericolo.
–Si dà il caso che quel ragazzino c’era davvero! E, in ogni caso, dopo quell’episodio ho deciso di chiudere definitivamente la mente a questo tipo di visioni.
 –Tu non…
 Harry non riuscì a finire la frase.
Si accasciò sul divano con la testa tra le mani e gli occhi serrati, scoppiando in una risata fredda e concitata, senza gioia.
Quando finalmente riuscì a riprendere il controllo, tremando dalla testa ai piedi, le uniche parole che riuscì a dire furono:
–Ѐ felice.



Buonasera a tutti!
Scusate se oggi sarò molto breve, ma non vedo l'ora di tornarmene sotto le coperte * sono bloccata con una forma influenzale antipaticissima * Non potevo però lasciarvi senza aggiornamento!

Vi ricordo come sempre l'indirizzo della mia pagina facebook con tutte le notizie e le indiscrezioni sulle mie storie:
 https://www.facebook.com/LeStorieDiFedra

Ci vediamo la settimana prossima con un capitolo...da brivido!
Ebbene sì, sta per tornare l'atmosfera gotica de "Il Risveglio delle Streghe" ;)

F.
   

 
 
 
 
 
 
 
   
 
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