
CAPITOLO 20
Scoperti
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Nelle settimane successive, Hogwarts sprofondò nella paranoia più totale.
L’articolo su Harry non tardò a uscire e, quando il lunedì successivo alla gita a Hogsmeade Il Cavillo registrò il più alto record di copie vendute nella storia, la Umbridge si vide costretta a passare alle maniere forti.
Il primo a farne le spese fu proprio il ragazzo, a cui vennero proibite tutte le future uscite con la scuola più un’altra settimana di punizione.
Nonostante tutte le copie incriminate fossero state sequestrate e distrutte, gli studenti dettero ancora una volta prova di essere più scaltri dell’Inquisitore Supremo.
Bastò un semplice incantesimo per camuffare la copertina del Cavillo con quella di un’altra rivista, continuando a leggere indisturbati sotto gli occhi da rospo della Umbridge.
La reazione alle dichiarazioni di Harry fu quasi immediata.
In molti si resero conto che la deposizione del ragazzo e quella del Ministero non combaciavano in molti punti e che a confronto la seconda era molto meno credibile. Il fatto che l’articolo fosse stato firmato nientemeno che da Rita Skeeter, una delle più agguerrite giornaliste della Gazzetta del Profeta, si rivelò un ulteriore punto a favore di questa tesi.
Improvvisamente, gli sguardi ostili verso Harry iniziarono finalmente a diminuire.
Più di qualcuno si avvicinò a lui tra una lezione e l’altra per porgergli le sue scuse.
Alcuni gli chiesero timidamente di potersi iscrivere all’ES.
Tra questi ci fu Seamus Finnigan, l’unico Grifondoro che aveva definitivamente voltato le spalle al Sopravvissuto, che fu accolto nella Stanza delle Necessità tra il plauso generale.
Nel mentre la Umbridge, avvertendo il focolaio della ribellione alimentarsi sempre più, decise di iniziare la sua opera di pulizia.
Agli inizi di marzo, la professoressa Cooman si ritrovò tra le mani inanellate una lettera ufficiale che la sollevava da ogni incarico e la invitava a lasciare immediatamente il castello.
La povera donna venne salvata all’ultimo momento da Silente, che la invitò a restare a Hogwarts, nonostante non potesse più lavorare.
Vedere la Cooman sbattuta all’ingresso tremante e con il volto da cicala rigato dalle lacrime mentre Gazza le posava ai piedi due grosse valigie lasciò gli studenti in uno stato di shock.
Nessun insegnante di Hogwarts, nemmeno il più odioso, era stato umiliato in quel modo prima d’ora.
La Umbridge non aveva preso bene la contraddizione fatta da Silente, né tantomeno apprezzava la sua scelta di far sostituire la Cooman dal centauro Fiorenzo, a suo dire un pericoloso e selvaggio ibrido.
Era fin troppo evidente che stava pianificando una nuova mossa, se possibile ancora più crudele della precedente.
I Potter temevano che il prossimo sarebbe stato Hagrid.
Dal suo canto, il loro amico non sembrava molto preoccupato, sicuro che Silente lo avrebbe difeso fino alla fine.
Peccato che Silente stava diventando una personalità sempre più schiva e silenziosa man mano che il potere della Umbridge aumentava.
L’atmosfera di oppressione non fece che alimentare il desiderio di ribellione da parte degli studenti.
Le lezioni dell’ES si facevano sempre più difficili e i ragazzi iniziavano a prendere confidenza con incantesimi e fatture di Difesa molto avanzate, raccogliendo buoni risultati.
Gli stessi Edmund e Neville, che erano stati per mesi gli ultimi della classe, stavano padroneggiando la magia in maniera del tutto inaspettata.
Edmund in particolare riuscì ad affrontare senza problemi il Molliccio e a Disarmare e Schiantare con un’abilità e una classe tutta sua.
Finalmente, il vero mago nascosto in lui stava venendo alla luce senza più paure.
La prima settimana di aprile, Harry decise di affrontare l’argomento dei Patronus.
Edmund provò più e più volte.
All’inizio, la sua bacchetta emise solo un leggero filo di fumo argenteo, ma dopo numerosi tentativi (e grazie all’assistenza di Jane), il ragazzo riuscì a evocare finalmente un Patronus corporeo a forma di cavallo.
Nel vedere il destriero rampare nell’aria, la ragazza trasalì vistosamente per la sorpresa.
–Che cosa c’è? – domandò Edmund.
–Abbiamo lo stesso Patronus – rispose Jane agitando la bacchetta.
Dalla punta si scaturì un altro cavallo argentato, che raggiunse al galoppo quello del ragazzo.
I due si annusarono; poi si sfiorarono affettuosamente i lunghi colli con il muso.
I ragazzi restarono a fissarli incantati.
Era come se i loro Patronus stessero rispecchiando i loro stessi sentimenti.
Edmund fece per voltarsi verso Jane, la bocca dischiusa mentre cercava di dirle qualcosa, ma le parole gli morirono in gola sul nascere.
L’intera Stanza delle Necessità era di colpo piombata nel silenzio più totale.
Tutti gli occhi erano puntati su una figuretta esile che stava attraversando la sala a tutta velocità, fermandosi ansimante di fronte a Harry.
–Dobby! – esclamò il ragazzo riconoscendo l’Elfo domestico. – Che succede?
–Harry Potter deve andare subito via di qui! – squittì lui. – Lei sa che siete qui. Sta arrivando!
Un senso di gelo calò improvvisamente nella stanza.
Tutti si lanciarono occhiate terrorizzate, sentendosi presi in trappola.
–Che state aspettando? – esclamò Harry. – SCAPPATE!
Senza farselo ripetere due volte, i membri dell’ES si accalcarono verso la porta, cercando di lasciare la Stanza delle Necessità il prima possibile.
Harry riuscì a fatica a contenere il panico, dividendo gli studenti in piccoli gruppi per non destare sospetti.
Natalie e Roger sgusciarono da una porticina laterale e fecero per dirigersi verso la torre di Corvonero, la mano di lei stretta in quella fredda e sudata di lui.
Improvvisamente, un rumore di passi esplose alle loro spalle.
–Chi è là? – tuonò la voce da baritono di Montague, un colossale ragazzo della Squadra di Inquisizione.
In preda al panico, Roger si mise a correre più forte.
–Sbrigati, Nat! – le intimò tra i denti.
–Non ce la faccio! – esclamò lei premendosi una mano sulle costole, la borsa carica di libri che le rallentava il passo.
Roger parve non ascoltarla, correndo ancora più forte.
I passi di Montague si facevano sempre più vicini.
A un certo punto, Natalie inciampò e rovinò a terra.
La caviglia si piegò dolorosamente sotto il suo peso.
Roger le lanciò un’occhiata di sottecchi; poi si dileguò.
–Roger, aspetta! – gridò Natalie con le lacrime agli occhi per il dolore, ma il ragazzo non si voltò, sparendo dietro l’angolo. – Maledetto bastardo – gemette la ragazza tentando di rialzarsi, ma ricadde a terra subito dopo.
La caviglia si stava gonfiando a vista d’occhio.
Con suo sommo orrore, Natalie vide gli enormi piedi a papera di Montague comparire da dietro l’angolo.
–Bene, bene, bene. Chi abbiamo qui? – sogghignò il ragazzo con perfidia.
–Attento, Montague! – lo minacciò la ragazza sguainando la bacchetta.
Bastò una leggera flessione del polso per mandare il gigante lungo disteso sul pavimento di pietra.
–Ora ti faccio vedere io chi comanda, troietta! – ululò lui furibondo, facendo per rispondere al fuoco, quando la sua bacchetta volò a più di tre metri di distanza, finendo sotto il tacco della scarpa di Adam.
–Tu non fai un bel niente, razza di pachiderma – lo minacciò il ragazzo, spezzando in due la bacchetta.
Montague lanciò un ululato furibondo e fece per avventarglisi contro, ma Adam fu più rapido.
–Stupeficium – disse con decisione.
L’altro cadde rovinosamente a terra senza nemmeno un lamento.
–Ben ti sta – commentò il ragazzo abbassando la bacchetta, una strana aria di soddisfazione dipinta in volto.
Natalie lo fissava con tanto d’occhi, sbalordita.
–Perché l’hai fatto? – chiese subito dopo, rimettendosi sulla difensiva. – Guarda che me la sarei cavata benissimo da sola.
–Con una gamba fuori uso? Non farmi ridere! – esclamò Adam chinandosi su di lei.
La ragazza si irrigidì d’istinto, lanciandogli un’occhiata omicida.
–Dov’è il tuo cavaliere? – sogghignò Adam in tono di sfida.
Natalie lanciò un sospiro furibondo.
–Se l’è filata – rispose controvoglia.
–Ammirevole. Spero che tu gliela faccia pagare.
–Contaci.
Adam scoppiò a ridere.
–Mi domando perché non sei finita a Serpeverde. Voglio dire, l’orgoglio e il veleno non ti mancano – la provocò.
–Sono troppo intelligente per voi serpi – rispose lei con una smorfia.
–Ooooh, scusami! Non ti arrabbiare, stavo scherzando.
Prima ancora che Natalie potesse rendersene conto, Adam la sollevò tra le braccia.
La ragazza lanciò un urlo di sorpresa, aggrappandosi d’istinto alle sue spalle.
–Niente panico, ti sto solo portando in infermeria – la rassicurò lui facendo levitare la borsa con la bacchetta.
–Proprio non ti arrendi, eh? – commentò lei.
–Vuoi che ti lasci qui un altro po’? – rispose lui ridendo.
La ragazza sbuffò con fare rassegnato.
–Se non altro, sei simpatico – si lasciò sfuggire.
In tutta risposta, Adam non poté fare altro che sorridere.
L’articolo su Harry non tardò a uscire e, quando il lunedì successivo alla gita a Hogsmeade Il Cavillo registrò il più alto record di copie vendute nella storia, la Umbridge si vide costretta a passare alle maniere forti.
Il primo a farne le spese fu proprio il ragazzo, a cui vennero proibite tutte le future uscite con la scuola più un’altra settimana di punizione.
Nonostante tutte le copie incriminate fossero state sequestrate e distrutte, gli studenti dettero ancora una volta prova di essere più scaltri dell’Inquisitore Supremo.
Bastò un semplice incantesimo per camuffare la copertina del Cavillo con quella di un’altra rivista, continuando a leggere indisturbati sotto gli occhi da rospo della Umbridge.
La reazione alle dichiarazioni di Harry fu quasi immediata.
In molti si resero conto che la deposizione del ragazzo e quella del Ministero non combaciavano in molti punti e che a confronto la seconda era molto meno credibile. Il fatto che l’articolo fosse stato firmato nientemeno che da Rita Skeeter, una delle più agguerrite giornaliste della Gazzetta del Profeta, si rivelò un ulteriore punto a favore di questa tesi.
Improvvisamente, gli sguardi ostili verso Harry iniziarono finalmente a diminuire.
Più di qualcuno si avvicinò a lui tra una lezione e l’altra per porgergli le sue scuse.
Alcuni gli chiesero timidamente di potersi iscrivere all’ES.
Tra questi ci fu Seamus Finnigan, l’unico Grifondoro che aveva definitivamente voltato le spalle al Sopravvissuto, che fu accolto nella Stanza delle Necessità tra il plauso generale.
Nel mentre la Umbridge, avvertendo il focolaio della ribellione alimentarsi sempre più, decise di iniziare la sua opera di pulizia.
Agli inizi di marzo, la professoressa Cooman si ritrovò tra le mani inanellate una lettera ufficiale che la sollevava da ogni incarico e la invitava a lasciare immediatamente il castello.
La povera donna venne salvata all’ultimo momento da Silente, che la invitò a restare a Hogwarts, nonostante non potesse più lavorare.
Vedere la Cooman sbattuta all’ingresso tremante e con il volto da cicala rigato dalle lacrime mentre Gazza le posava ai piedi due grosse valigie lasciò gli studenti in uno stato di shock.
Nessun insegnante di Hogwarts, nemmeno il più odioso, era stato umiliato in quel modo prima d’ora.
La Umbridge non aveva preso bene la contraddizione fatta da Silente, né tantomeno apprezzava la sua scelta di far sostituire la Cooman dal centauro Fiorenzo, a suo dire un pericoloso e selvaggio ibrido.
Era fin troppo evidente che stava pianificando una nuova mossa, se possibile ancora più crudele della precedente.
I Potter temevano che il prossimo sarebbe stato Hagrid.
Dal suo canto, il loro amico non sembrava molto preoccupato, sicuro che Silente lo avrebbe difeso fino alla fine.
Peccato che Silente stava diventando una personalità sempre più schiva e silenziosa man mano che il potere della Umbridge aumentava.
L’atmosfera di oppressione non fece che alimentare il desiderio di ribellione da parte degli studenti.
Le lezioni dell’ES si facevano sempre più difficili e i ragazzi iniziavano a prendere confidenza con incantesimi e fatture di Difesa molto avanzate, raccogliendo buoni risultati.
Gli stessi Edmund e Neville, che erano stati per mesi gli ultimi della classe, stavano padroneggiando la magia in maniera del tutto inaspettata.
Edmund in particolare riuscì ad affrontare senza problemi il Molliccio e a Disarmare e Schiantare con un’abilità e una classe tutta sua.
Finalmente, il vero mago nascosto in lui stava venendo alla luce senza più paure.
La prima settimana di aprile, Harry decise di affrontare l’argomento dei Patronus.
Edmund provò più e più volte.
All’inizio, la sua bacchetta emise solo un leggero filo di fumo argenteo, ma dopo numerosi tentativi (e grazie all’assistenza di Jane), il ragazzo riuscì a evocare finalmente un Patronus corporeo a forma di cavallo.
Nel vedere il destriero rampare nell’aria, la ragazza trasalì vistosamente per la sorpresa.
–Che cosa c’è? – domandò Edmund.
–Abbiamo lo stesso Patronus – rispose Jane agitando la bacchetta.
Dalla punta si scaturì un altro cavallo argentato, che raggiunse al galoppo quello del ragazzo.
I due si annusarono; poi si sfiorarono affettuosamente i lunghi colli con il muso.
I ragazzi restarono a fissarli incantati.
Era come se i loro Patronus stessero rispecchiando i loro stessi sentimenti.
Edmund fece per voltarsi verso Jane, la bocca dischiusa mentre cercava di dirle qualcosa, ma le parole gli morirono in gola sul nascere.
L’intera Stanza delle Necessità era di colpo piombata nel silenzio più totale.
Tutti gli occhi erano puntati su una figuretta esile che stava attraversando la sala a tutta velocità, fermandosi ansimante di fronte a Harry.
–Dobby! – esclamò il ragazzo riconoscendo l’Elfo domestico. – Che succede?
–Harry Potter deve andare subito via di qui! – squittì lui. – Lei sa che siete qui. Sta arrivando!
Un senso di gelo calò improvvisamente nella stanza.
Tutti si lanciarono occhiate terrorizzate, sentendosi presi in trappola.
–Che state aspettando? – esclamò Harry. – SCAPPATE!
Senza farselo ripetere due volte, i membri dell’ES si accalcarono verso la porta, cercando di lasciare la Stanza delle Necessità il prima possibile.
Harry riuscì a fatica a contenere il panico, dividendo gli studenti in piccoli gruppi per non destare sospetti.
Natalie e Roger sgusciarono da una porticina laterale e fecero per dirigersi verso la torre di Corvonero, la mano di lei stretta in quella fredda e sudata di lui.
Improvvisamente, un rumore di passi esplose alle loro spalle.
–Chi è là? – tuonò la voce da baritono di Montague, un colossale ragazzo della Squadra di Inquisizione.
In preda al panico, Roger si mise a correre più forte.
–Sbrigati, Nat! – le intimò tra i denti.
–Non ce la faccio! – esclamò lei premendosi una mano sulle costole, la borsa carica di libri che le rallentava il passo.
Roger parve non ascoltarla, correndo ancora più forte.
I passi di Montague si facevano sempre più vicini.
A un certo punto, Natalie inciampò e rovinò a terra.
La caviglia si piegò dolorosamente sotto il suo peso.
Roger le lanciò un’occhiata di sottecchi; poi si dileguò.
–Roger, aspetta! – gridò Natalie con le lacrime agli occhi per il dolore, ma il ragazzo non si voltò, sparendo dietro l’angolo. – Maledetto bastardo – gemette la ragazza tentando di rialzarsi, ma ricadde a terra subito dopo.
La caviglia si stava gonfiando a vista d’occhio.
Con suo sommo orrore, Natalie vide gli enormi piedi a papera di Montague comparire da dietro l’angolo.
–Bene, bene, bene. Chi abbiamo qui? – sogghignò il ragazzo con perfidia.
–Attento, Montague! – lo minacciò la ragazza sguainando la bacchetta.
Bastò una leggera flessione del polso per mandare il gigante lungo disteso sul pavimento di pietra.
–Ora ti faccio vedere io chi comanda, troietta! – ululò lui furibondo, facendo per rispondere al fuoco, quando la sua bacchetta volò a più di tre metri di distanza, finendo sotto il tacco della scarpa di Adam.
–Tu non fai un bel niente, razza di pachiderma – lo minacciò il ragazzo, spezzando in due la bacchetta.
Montague lanciò un ululato furibondo e fece per avventarglisi contro, ma Adam fu più rapido.
–Stupeficium – disse con decisione.
L’altro cadde rovinosamente a terra senza nemmeno un lamento.
–Ben ti sta – commentò il ragazzo abbassando la bacchetta, una strana aria di soddisfazione dipinta in volto.
Natalie lo fissava con tanto d’occhi, sbalordita.
–Perché l’hai fatto? – chiese subito dopo, rimettendosi sulla difensiva. – Guarda che me la sarei cavata benissimo da sola.
–Con una gamba fuori uso? Non farmi ridere! – esclamò Adam chinandosi su di lei.
La ragazza si irrigidì d’istinto, lanciandogli un’occhiata omicida.
–Dov’è il tuo cavaliere? – sogghignò Adam in tono di sfida.
Natalie lanciò un sospiro furibondo.
–Se l’è filata – rispose controvoglia.
–Ammirevole. Spero che tu gliela faccia pagare.
–Contaci.
Adam scoppiò a ridere.
–Mi domando perché non sei finita a Serpeverde. Voglio dire, l’orgoglio e il veleno non ti mancano – la provocò.
–Sono troppo intelligente per voi serpi – rispose lei con una smorfia.
–Ooooh, scusami! Non ti arrabbiare, stavo scherzando.
Prima ancora che Natalie potesse rendersene conto, Adam la sollevò tra le braccia.
La ragazza lanciò un urlo di sorpresa, aggrappandosi d’istinto alle sue spalle.
–Niente panico, ti sto solo portando in infermeria – la rassicurò lui facendo levitare la borsa con la bacchetta.
–Proprio non ti arrendi, eh? – commentò lei.
–Vuoi che ti lasci qui un altro po’? – rispose lui ridendo.
La ragazza sbuffò con fare rassegnato.
–Se non altro, sei simpatico – si lasciò sfuggire.
In tutta risposta, Adam non poté fare altro che sorridere.
***
Jane ed Edmund correvano come forsennati lungo il corridoio, entrambi terrorizzati alla sola idea di trovarsi la Umbridge alle calcagna.
Improvvisamente, i due ragazzi inciamparono in un gradino invisibile e si trovarono riversi lungo il gelido pavimento di pietra.
Sopra di loro, torreggiavano i volti ghignanti di Malfoy, Tiger e Goyle.
–Prendeteli! – ordinò Draco con noncuranza.
I suoi tirapiedi afferrarono i ragazzi per le spalle, costringendoli a levarsi in piedi e inchiodandoli al muro.
–Direi un buon bottino – sogghignò il biondo avvicinandosi a Jane. – Sarebbe perfetto sapere dove sono andati gli altri. Avanti, Potter, dove è andato il tuo adorato fratello?
In tutta risposta, Jane gli sputò in faccia.
Malfoy gridò, coprendosi il volto paonazzo con le mani.
–Sudicia Mezzosangue! – gridò. – Ora ci penso io a scioglierti la lingua.
–Bada a come parli, Malfoy! – ringhiò Edmund, divincolandosi con rabbia dalla stretta di Goyle.
A un freddo cenno di Draco, il suo tirapiedi lo centrò in faccia con un pesante manrovescio.
Mille stelle incandescenti esplosero nel suo campo visivo mentre si afflosciava lungo la parete.
Il dolore era così forte, che il ragazzo credette di perdere i sensi se non fosse stato per il sapore ferruginoso del sangue sulla lingua.
Nel vederlo inerme sul pavimento, Goyle lanciò una risata stupida e prese a tempestarlo di calci.
Jane lanciò un grido straziante, gli occhi carichi di orrore.
–Smettila, ti prego, SMETTILA! Prenditela con me, se sei un uomo! – gridò.
Malfoy sogghignò con aria sadica.
–Allora è vero che hai un debole per Pevensie, eh, Potter? Dimmi dove si trova tuo fratello o lascerò Goyle fare a pezzi il tuo amico.
–Non ce ne sarà bisogno, faccia di merda. Sono qui – irruppe la voce di Harry dal fondo del corridoio.
–Ma che serata proficua! – esclamò Malfoy pelandosi le mani.
Goyle smise all’istante di torreggiare su un semisvenuto Edmund per immobilizzare Hrarry, trascinando anche lui contro la parete.
–Ben fatto, ragazzi – si complimentò la Umbridge, venendo allo scoperto con la bacchetta levata. – Ora venite con me. Andiamo a fare una bella visita a Silente – soggiunse con un ghigno perfido, premurandosi di scortare Harry di persona.
Malfoy scoppiò in una risata untuosa, seguendola a ruota.
Tiger afferrò Jane per i capelli, trascinandola via sgarbatamente, mentre Goyle rimise in piedi Edmund a forza, obbligandolo a camminare.
–Lasciami, mi fai male! – esclamò Jane divincolandosi, ma Tiger la strattonò ancora più forte, strappandole un gemito di dolore.
La ragazza lottava per non voltarsi verso Edmund, che sapeva dietro di lei: non voleva dare un’ulteriore soddisfazione ai loro aguzzini.
Le lacrime le bruciavano più che mai agli angoli degli occhi, ma la ragazza riuscì a dominarle.
L’ufficio di Silente era già occupato da Kingsley Shaklebolt e Caspian.
In un angolo della stanza, immobilizzata per un braccio da Pansy Parkinson, stava Marietta Edgecombe, l’amica di Cho, che tentava disperatamente di nascondersi il volto dietro la mano libera.
–Li abbiamo presi, proprio nel posto in cui diceva la signorina Edgecombe! – annunciò la Umbridge trionfante mentre trascinava i prigionieri di fronte a Silente. – Questi ragazzi stavano tentando di scappare e hanno persino aggredito la Squadra di Inquisizione nel tentativo di riuscirci. Ha ancora qualcosa da obbiettare sulla loro immediata espulsione?
–Incredibilmente sì, Dolores – rispose Silente con calma. – Vede, se c’è qualcuno da incriminare, quello sono io. Io ho dato a Harry l’idea di creare un esercito con il quale avrei un giorno rovesciato il Ministero della Magia. Io gli ho detto dove poteva nascondersi e trovare i libri di incantesimi. Il ragazzo non sapeva nulla dei miei piani. Ne è stato solo l’esecutore involontario, dovuto alla sua costante ma ingenua lealtà. Non sia troppo severa con lui.
–Allora è vero! – esclamò lei, il volto deformato da un’espressione folle.
–Assolutamente – rispose Silente sfoderando un sorriso sornione.
–Shaklebolt! Von Telmar! – squittì la Umbridge. – PRENDETELO!
–Temo che stia trascurando un particolare importante, Dolores – intervenne il Preside levandosi in piedi. – Non potete pretendere di arrestarmi senza che io opponga resistenza.
–Ah, no? Be’, lo vedremo!
La Umbridge colpì per prima.
Il suo incantesimo non era ancora andato a segno che Silente, con un sorriso furbo, batté le mani a mezz’aria, raggiunto al volo da Fanny.
Entrambi svanirono in una vampa di fuoco, lasciando tutti di stucco.
Persino Marietta aveva scostato la mano dagli occhi, lasciando scoperto il volto butterato da un’acne spaventosa che formava la parola SPIA.
–Non può essere andato lontano. Trovatelo! – sbraitò la Umbridge, rossa di rabbia.
I due Auror non se lo fecero ripetere e si dileguarono per le scale, fingendo di gettarsi in una ricerca frenetica.
–Voi sparite nei vostri dormitori. Ne riparleremo, sulla vostra punizione – ringhiò l’Inquisitore, gettandosi a sua volta all’inseguimento, seguita a ruota dalla Squadra di Inquisizione.
Marietta si divincolò come una furia dalla presa di Pansy, svignandosela anche lei.
Rimasti soli, i Potter volsero lo sguardo verso Edmund, abbandonato sul pavimento, imbrattandolo con il sangue che gli sgorgava copioso dal labbro spaccato.
–Deve andare in infermeria – disse Harry preoccupato.
–Ci penso io – si offrì Jane. – Sarà meglio se torni nel dormitorio a controllare che gli altri stiano bene.
–Hai ragione. Mi raccomando, non fare tardi.
–Tranquillo.
Jane aiutò Edmund a rialzarsi, prendendo a trascinarlo giù per le scale.
Il ragazzo ansimava vistosamente, il colletto della camicia ormai lordo di sangue.
A un certo punto, si accasciò lungo una colonna con un gemito, la mano premuta contro il fianco.
–Ed, che succede? – esclamò Jane preoccupata.
Il ragazzo non rispose, premendo la mano ancora più forte come se fosse scosso da dei dolori atroci.
–Fermo, non farlo! Potrebbe esserci un’emorragia interna! – lo bloccò la ragazza scostandogli il braccio e denudandogli il fianco.
La pelle aveva assunto un colore violaceo nel punto in cui Goyle aveva infierito a suon di calci.
Nel momento in cui Jane lo sfiorò, Edmund lanciò un urlo.
–Calmo, calmo. Hai una costola rotta – disse la ragazza cercando di controllarsi.
Sollevò la bacchetta e inspirò forte.
–Reparo – sussurrò.
Improvvisamente, la pelle tornò normale ed Edmund smise all’istante di ansimare.
Jane ripose la bacchetta con aria sollevata, rimettendogli a posto il maglione.
–Per un pelo! – sospirò.
–Perché sempre a me? – gemette il ragazzo furibondo.
–Su, su! C’è di peggio! – lo rassicurò Jane. – Fammi vedere il labbro, piuttosto.
Edmund mugugnò qualcosa, ma non oppose resistenza nel momento in cui la ragazza estrasse un fazzoletto e prese a tamponargli con delicatezza il labbro inferiore.
–Ti rompi sempre lì. Un po’ come succede con il braccio destro di Harry – commentò lei con tenerezza.
–Avrei tanto voluto evitarlo – protestò lui profondamente imbarazzato.
–Per tua fortuna, sono abituata a fare da crocerossina – rispose Jane ridendo.
Edmund non poté fare a meno di sorridere a sua volta.
–Che canaglie, però – aggiunse Jane, continuando a premere forte il fazzoletto. – Non avrei mai creduto che potessero arrivare a tanto.
–Sono figli di Mangiamorte. Ti aspettavi qualcosa di diverso?
–Uno spera sempre nelle nuove generazioni. Te la senti di andare in infermeria? Così, per scrupolo.
Edmund annuì, rialzandosi lentamente.
Jane lo prese sottobraccio e lo accompagnò di sopra.
Madama Chips curò il labbro del ragazzo con una massiccia dose di pomata al Purvincolo e constatò che la costola si era perfettamente risanata.
Sollevati, i ragazzi si avviarono verso i loro dormitori.
–Grazie, per stasera. Se non fosse stato per te, credo che quel pazzo mi avrebbe ucciso – disse Edmund quando giunse il momento di lasciarsi.
–Niente di personale – rispose Jane stringendosi nelle spalle; poi, improvvisamente, gli schioccò un bacio sulla guancia, a pochissimi centimetri dall’angolo della bocca, e sparì a tutta velocità verso la torre di Grifondoro.
Carissime! :)
Vi siete riprese o siete ancora in estasi per queste ultime righe? Ebbene sì, la situazione tra i nostri due pasticcioni sta evolvendo alla grande e presto arriverà il grande momento per entrambi di mettere a nudo i loro sentimenti...okay, okay, per scrivere quella parte mi devo un attimo concentrare: davvero, mi sento più a mio agio nello scrivere le scene splatter piuttosto che quelle sentimentali. Sarà perché il mio romanticismo è fuori luogo quanto i Rammstein sulla spiaggia nel video di "Mein Land"? * chi sta seguento "L'ultima notte" sa a che cosa mi riferisco, vero Rosalie? * Comunque, prenderò questa storia come una sfida: alla fine, riuscirò a tingere questa storia di rosa!
Scommetto che nel leggere questo capitolo la mia amica Joy_10 avrà sorriso più di una volta: ebbene sì, a noi i nostri protagonisti maschili piace maltrattarli! ;)
Purtroppo la settimana prossima non potrò aggiornare. Ci rivediamo tutti martedì 29. Buona Pasqua e statemi bene! :D
Un abbraccio fortissimo! :)
F.
P. S. Come dimenticarlo? Ecco il link della mia pagina facebook: https://www.facebook.com/LeStorieDiFedra?fref=photo


