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Autore: Danya    29/07/2014    7 recensioni
Vide Mew Puddy trascinata da un piede. Aveva gli occhi socchiusi e mormorava qualche cosa.
I suoi istinti felini la aiutarono a capire.
“Addio, Strawberry. Ti voglio bene”.
**
La guerra è ormai finita da un paio di settimane ma la pace tarda ad arrivare. Le Mew Mew si ritrovano rapite e portate via, sul pianeta alieno. Ryan, Kyle, Pai, Gish e Tart le stanno cercando per salvarle ma le cose non vanno nel verso giusto. Vecchi amori, nuovi incontri, incontri inattesi e nuovi poteri si affacciano nella vita delle nostre eroine, questa volta in lotta per salvare se stesse e chi amano.
Genere: Azione, Generale, Guerra | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Ichigo Momomiya/Strawberry, Mint Aizawa/Mina, Pai Ikisatashi, Retasu Midorikawa/Lory, Ryo Shirogane/Ryan
Note: Lime, What if? | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate
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Buona sera! =D Dopo un po’ di tempo, ecco a voi un piccolo aggiornamento ^^ Credo piacerà un po’ alle fan di Kisshu =D
Ci vediamo infondo alla pagina!
 
Capitolo 18
 
Saku guardò il piccolo Kisshu dentro gli occhi colat di ambra. Kisshu aveva i capelli corti e ribelli e un grande cerotto alla guancia, unico ricordo del crollo che l’aveva privata dei suoi cari.
Era da poco uscito dall’ospedale e da una settimana buona chiedeva di vedere la sua mamma con insistenza tale che si rifiutava di mangiare e scacciava via le infermiere e i medici che provavano a nutrirlo a forza.
- Kisshu, da oggi sarò la tua mamma- aveva detto, con sguardo dolce.
Aveva parlato a lungo con Ierol, arrivando a quella decisione di predere Kisshu nella loro casa. Nonostante avessero già due figli, si sarebbero stretti un po’ in quella loro piccola casa e avrebbero cercato di dare a Kisshu una vita piena di amore e gioie che altrimenti gli sarebbero negate.
-Ma io ho una mamma!- aveva protestato debolmente il bambino, seduto sul letto bianco e duro dell’ospedale.
Ierol, che teneva in braccio un Taruto in fasce, gli scompigliò i capelli –Saremo una famiglia e Pai e Taruto saranno i tuoi fratelli. Potrai giocare con loro a tutte le ore del giorno.- indicò con la testa Pai, otto anni, magro e sempre imbronciato. Suo cugino non gli era mai andato particolarmente a genio ma i suoi genitori gli avevano spiegato la sua delicata situazione. Aveva pianto un po’ nel sapere che i suoi zii, gli unici parenti che aveva mai avuto, erano andati via, strappati alla vita e aveva messo da parte quella fitta di gelosia che gli attanagliava il petto. I suoi genitori gli avrebbero comunque voluto bene, il loro amore si moltiplicava, non si divideva, gli aveva spiegato la madre.
Kisshu scosse la testa. Era piccolo ma non stupido –Dov’è Rei? Lui è mio fratello!
Saku lo strinse dolcemente al seno –Tesoro… loro… sono volati in cielo- disse, con la voce rotta dall’emozione.
Per settimane rimaneva sveglio nel suo letto e quando si addormentava, urlava, allungando le braccia nella speranza di afferrare la mamma che volava via e quando aveva provato a scappare per cercarli, era stato Pai a fermarlo.
-Dove vai?- aveva chiesto il bambino.
-Li devo cercare! Il Cielo non deve essere così lontano!
Pai lo aveva guardato triste –Kisshu, i tuoi genitori non possono più tornare.
Kisshu lo aveva capito poco più in là che i suoi genitori erano morti insieme a suo fratello ma la vita a casa Ikisatashi trascorreva tranquilla e Kisshu pian piano, smise di chiedere dove fossero finiti i suoi genitori o suo fratello smise di fare domande e di sperare di rivederli.
Qualche anno dopo, bloccò un adolescente Pai che stava sudando su dei difficilissimi libri dell’Accademia. Il maggiore era talmente concentrato che quando sentì la voce di Kisshu, si spaventò, saltando sulla sedia. Avevano undici anni e diciassette (*).
-Pai?
Pai alzò lo sguardo seccato –Che c’è?
-Mi porti al Cimitero?
Pai fissò il fratellino adottivo. Kisshu era molto alto per la sua età e aveva mostrato doti che a stento suoi colleghi dell’Accademia faticavano a far emergere tanto che Ierol e Saku pensavano di iscriverlo con lui all’Accademia. Stava affinando lo sguardo malizioso e il sorriso sghembo e importunava tutte le ragazze del vicinato, grandi o piccole che fossero e questo a Pai dai sui nervi.
-Forse è meglio se vai con mamma o papà- cercò di tagliare.
- No. Papà non capirebbe e mamma piangerebbe. Ti prego.
Kisshu aveva una faccia seria e il busto diritto e Pai conosceva quello sguardo: tenace e testone che caratterizzava la loro famiglia.
-Se mi scoprono, finirò in punizione.- disse, ma non troppo seriamente.
-Allora saremo puniti in due!
 
Il cimitero era un luogo tetro e poco accogliente. Un enorme palazzo che accoglieva salme e ceneri dei defunti.
Pai si avvicinò a un computer lì vicino e digitò il nome di quelli che erano stati i suoi zii e suo cugino –Sono nel reparto Q 3.
Le tombe erano semplici lastre metalliche con incisi i nomi dei caduti. Sterile e grigio come il loro mondo.
-Dici che stanno bene?- aveva chiesto Kisshu, accarezzando la lapide della madre.
Pai poggiò le mani sulle spalle di Kisshu –Sicuramente. Sanno che sei con noi e quindi sono felici.
Kisshu annuì, poco convinto –Pai… tu e Taruto mi volete bene?
Il maggiore sorrise –Ovvio.
-E Rei? Non ricordo neanche la sua faccia…- disse, con un tono triste.
-Sicuramente. E poi, la mamma dice che assomigliava a me e a lei, come tuo papà.
Kisshu deglutì, cercando di trattenere le lacrime –Io ci provo. Ci provo a dimenticarli, ma non ci riesco.
Pai iniziò a sentirsi in imbarazzo e si schiarì la voce –Non credo che tu debba dimenticarli. Credo vada bene così. Ma ora siamo noi la tua famiglia, Kisshu.
-Lo so.
Per la prima volta,dopo anni di convivenza forzata e poco affettuosa, Kisshu allungò una mano tremante a quella di Pai e intrecciarono le dita, unendo i palmi.
Pai non sembrò a disagio e ricambiò la stretta dolcemente e Kisshu pensò che quello era il vero contatto che avrebbe avuto con suo fratello Rei ma, infondo, era contento che Pai fosse il suo altro fratello maggiore. Gli insegnava un sacco di cose ed era divertente stuzzicarlo e scappare a nascondersi dietro la mamma dopo che usava i suoi poteri ancora acerbi.
Rimasero fermi davanti alle tombe per molto tempo,e fu Pai a rompere quel contatto e quella visita –Mamma si starà chiedendo che fine abbiamo fatto.
-Cosa inventiamo?
Pai aggrottò la fronte –Che so… che siamo andati a giocare fuori.
-Non ci crederebbe mai, lo sai.
-Beh, allora tu sei scappato e io ti ho rincorso.
 
Kisshu volava a rotta di collo su Tokyo.
“Rei è tuo fratello.”
Quel Rei che aveva intravisto era suo…
Scosse il capo con forza “No. I miei fratelli sono Pai e Taruto”.
Kisshu da bambino non aveva chiesto mai niente alla sua famiglia adottiva, se non per i primi tempi. Sua zia Saku e zio Ierol erano sempre stati buoni con lui e quando c’era stato il crollo della galleria lo avevano preso con sé, strappandolo dalla crudeltà degli Orfanotrofi dove i bambini erano mal nutriti e condannati ad una esistenza più misera e grigia.
Ricordava poco dell’incidente, era troppo piccolo per i dettagli ma sapeva che era lì con i suoi genitori e sì, c’era un fratello ma…
L’unico ricordo veramente marchiato a fuoco nella mente era l’immagine di uno dei soccorritori che a fatica lo aveva tirato da sotto il corpo della madre che lo aveva stretto con tanta forza da rischiare di soffocarlo. Sentì un groppone alla gola.
Aveva seppellito quelle cose dentro di sé per anni e ora stavano riaffiorando prepotentemente…
-Dannazione!- singhiozzò appoggiandosi sopra un albero
-Ma cosa stai facendo?
Kisshu non aveva preso una meta precisa quando era scappato da casa di Retasu, aveva semplicemente volato e adesso aveva di fronte una Zakuro Fujiwara con i capelli legati in una treccia laterale e una semplice vestaglia da notte.
- Kisshu?
L’alieno fissò inebetito la viola che era affacciata da una di un appartamento –Kisshu, stai piangendo?- lo disse con un soffio di voce, quasi a non volerlo spaventare. Kisshu toccò la guancia umida.
Piangeva. Non accadeva da quando si era sacrificato per Ichigo…
Zakuro fece un passo indietro dentro la stanza –Entra. Ti prenderai un malanno.
Meccanicamente entrò nella stanza con un balzo. Zakuro gli indicò una sedia –Vuoi bere qualche cosa?
Kisshu non rispose, sedendosi con un tonfo sulla sedia e coprendo il volto con le mani.
Zakuro osservò silenziosamente il ragazzo e senza far rumore andò in cucina e riempì un bicchiere alto e largo con una delle poche cosa sfiziose che teneva in casa: una birra. Ci pensò su un attimo. Non sapeva se Kisshu fosse o no maggiorenne o se tollerasse l’alcool, ma strinse le spalle.
“ Poco importa. Sembra uno cui è caduto il mondo addosso.”.
Quando tornò nella sala dove aveva accolto Kisshu, un salottino, lo trovò come lo aveva lasciato. Sulla sedia e con la testa tra le mani.
-Bevi.
Era quasi un ordine e Kisshu afferrò il bicchiere –Che roba è?
-Birra.
-Sarebbe?
Zakuro alzò gli occhi al cielo –Assaggia e zitto.
Kisshu obbedì, svuotando il bicchiere davvero in un fiato. Aveva un sapore strano, un po’ dolce ma sul finale amarostico e non era sicuro gli piacesse, ma sentì la testa improvvisamente leggera e la stanza girava.
-Wow- guardò la viola e sorrise –Siete in due!
- Kisshu, che ci fai qua?
Quello buttò la testa all’indietro –Hai proprio una casa carina.
L’alieno si alzò e si mise a frugare intorno sotto lo sguardo esterrefatto di Zakuro.
- Vivi sola? Non hai genitori o fratelli?
Zakuro piegò la testa di lato –Sono sola.
Kisshu annuì, come se capisse –Ma sola sola oppure semplicemente fai l’eremita?
La viola aggrottò la fronte –Kisshu…
-Sì, intendo, non hai legami di sangue?- la fissò un attimo e poi si avvicinò pericolosamente a lei –Sei un bel bocconcino, mi chiedo se quel Keiichiro reggerà allo stress.
- Co…?- Zakuro afferrò Kisshu dal bavero, con lo sguardo carico di rabbia e fastidio –Si può sapere che vuoi, Kisshu?
Odorò il sudore dell’alieno. Era acido, fastidioso.
Era molto simile al suo. Era un misto di depressione e malinconia che le diede subito alla testa.
Kisshu si scrollò la ragazza di dosso e disse, sorridendo amaro –Vorrei solo delle risposte. Che non otterrò- guardò Zakuro fissa nelle pupille –Sai, ho un fratello.
Zakuro aggrottò la fronte –Pai e Taruto. Sono due.
- No. Uno di sangue. E lo scopro solo ora.
Rimasero in silenzio e Zakuro lo ruppe dopo un minuto buono –Vuoi un posto dove dormire?
 
Pai si toccò la guancia arrossata che pizzicava in modo fastidioso.
Retasu aveva ancora il braccio alzato dopo averlo colpito con forza sulla guancia sinistra.
-Sei un idiota!- sibilò Retasu, quasi sull’orlo delle lacrime –Ti rendi conto di ciò che hai fatto?
Pai la guardò senza rispondere e il volto era una maschera atona che non tradiva i pensieri dell’alieno.
-Perché lo hai fatto? Ora chissà cosa farà Kisshu…!- Retasu trattenne un singhiozzo, tappandosi la mano con la bocca –Tua madre voleva solo il suo bene… e quello di Rei- singhiozzò, abbassando il capo, sconfitta.
Non si sarebbe mai aspettata un colpo basso da parte di Pai. Mai. Lo sapeva severo e inflessibile, ma questo era troppo per lei.
Trasalì quando sentì la mano di Pai che le accarezzava la testa con gentilezza, sistemando le ciocche ribelli che sfuggivano ai lacci delle trecce –Kisshu non è un bambino. E se mia madre vuole rivedere una famiglia unita, bisogna che lo vogliano tutti. E Rei non lo vuole- la mano grande di Pai smise di accarezzare i capelli e si spostò sulla spalla, attirandola dolcemente a sé.
Retasu si trovò a premere il viso contro l’ampio petto dell’alieno e si ritrovò ad arrossire nel buio della stanza.
- Kisshu è mio fratello e lo conosco come le mie tasche.- cominciò Pai. Sembrava leggermente impacciato e Retasu poté chiaramente avvertire il battito del cuore che diventava più veloce, -Sarà lui ad andare infondo alla storia e capire come Rei sia sopravvissuto e sarà lui a dover aprire uno spiraglio. Per non parlare di Rei. Tu e mia madre avete pensato troppo in rosa, dimenticandovi che Rei probabilmente ha scelto di non tornare da noi.
-Ma…!- Retasu alzò la testa, incrociando lo sguardo di Pai. Retasu era alta e con la fronte poteva, se avesse voluto ovviamente, sfiorare la guancia del viola.
Pai la strinse un po’ di più togliendole il fiato e le proteste le morirono in gola.
-Promettimi che la smetterai di ricorrere quel Rei. Lascia che sia io a occuparmene.
Retasu strabuzzò gli occhi, stentando a credere ciò che aveva appena sentito –Tu vuoi… parlare con lui?
Pai annuì –Ma lo affronterò se sarà necessario.
A Retasu bastò quello. Allungò le braccia sul collo dell’alieno, abbracciandolo forte
Grazie!- soffiò contro l’orecchio dell’alieno. Quello la strinse per la vita, poggiano le mani sulla schiena. Rimasero in quella posizione per pochi secondi e quando si allontanarono, non solo Retasu era rossa in viso ma Pai sembrava quasi riluttante a separarsi da lei.
-Meglio che vada. Tu… domani … è tardi- biascicò Pai. Retasu annuì, poco convinta –B… buonanotte!
Pai si smaterializzò via e Retasu si sedette sul letto, sperando che il cuore smettesse di galoppare tanto forte.
Si era appena riappacificata con Pai e non solo… si tuffò sul cuscino, trattenendo a stento un urlo.
 
Ichigo trattenne a stento uno sbadiglio. La lezione era noiosa e la stanchezza del giorno prima rendeva tutto più difficile del solito. Nessun professore, però, le perdonava più niente, ignorando di proposito che fosse una poveretta scampata da una prigionia e senza memoria.
- Momomiya-san, se la mia lezione l’annoia tanto è pregata di accomodarsi fuori- disse semplicemente la professoressa dall’austera capigliatura grigia.
Ichigo tentò di nascondersi sotto il banco, ma ben presto la donna la sbatté fuori dall’aula e la rossa si dovette appoggiare al muro della classe e rimanere lì ferma per il resto dell’ora… o almeno così avrebbe dovuto fare.
Sospirò pesantemente. Ormai la memoria stava tornando a sprazzi e le tornavano in mente i bei momenti passati con le amiche, con Masaya o le battaglie contro gli alieni.
“Tutte a me capitano.” Singhiozzò.
Ancora doveva metabolizzare ciò che avevano trovato sotto quella discoteca e ancora doveva cercar di capire cosa avessero detto Kisshu e Pai.
Cadaveri. Dei. Energie negative. Scosse il capo rosso “Sembra tutto uscito da un film di fantasia”.
Il cellulare vibrò nella tasca della gonna, facendola saltare e strappandole un urletto. Prese il telefono e riuscendo a non farlo cadere a terra, riuscì a leggere il mittente della e-mail.
 “Ryou Shirogane”.
Il cuore perse un battito. La mano prese a sudare subito e aprì il messaggio.
“Sei libera pomeriggio?”
Tu-tum.
Che cosa voleva dire?
Ingoiò l’aria rimasta in gola e digitò velocemente, guardandosi un attimo introno per evitare di essere beccata con il telefono acceso e in funzione.
“Certo, un buongiorno o un ciao sarebbero stati più educati!”
“Forse. Hai bisogno di qualche cosa?”, digitò velocemente.
Aspettò la risposta che non tardò ad arrivare.
“Avrei bisogno di te. So che è il tuo giorno libero. Ci sei?”.
Non sapeva se sentirsi urtata dai toni del messaggi, secchi e laconici oppure lusingata per essere stata pensata.
“Sì” rispose solo, quasi convinta di fargli un torno ma il messaggio che arrivò dopo la fece saltare sul posto.
“;-)”
Uno smile? Da quando Ryou mandava SMILE?
Si portò il telefonino alle labbra, quasi ridendo.
- Ehy!- si disse, ricomponendosi –Smettila di fare la sciocca…è solo un messaggio. Stupido messaggio-, però non poté non diventare rossa e ridacchiare come una sciocca.
Da quando aveva rotto con Masaya, l’americano era stato poco cortese con lei a rasentare quasi l’indifferenza totale e quello spiraglio le dava speranza per…
“No, Ichigo, frena l’immaginazione!” si disse, con il cuore che andava a mille.
 
Rei era seduto su una mezza colonna da ore, ormai.  Non muoveva un muscolo e fissava un punto imprecisato del pavimento.
“Kisshu”.
Lo aveva visto dopo… quanto tempo era passato? Quindici anni? Era incredibile come somigliasse a sua madre. Mise mani nella tasca dei pantaloni e sfiorò l’immagine oramai rovinata della madre e del padre. Un unico ricordo.
Ricordava bene il crollo della galleria, il dolore e le ferite. Era stato tratto in salvo da Lui e quando aveva chiesto di tornare a casa, lo aveva lasciato libero e… l’amara verità gli era crollata addosso: Kisshu aveva una nuova famiglia. E lui?
Niente.
Aveva odiato Saku, Ierol, Pai e perfino Taruto bambino e più di tutti, Kisshu.
Strinse il pugno, accartocciando il piccolo ritratto “Bastardi”.
 
 
-Lo sapevo!- sbuffò Ichigo, guardando torva Pai e Ryou davanti a lei.
-Devo prelevarti un po’ di sangue- disse l’alieno, mostrano un piccolo quadrato bianco –Ti pungerò il dito e poi devi premere qua, va bene?
Ichigo annuì, poco convita.
Quando era arrivata al Caffè, tutta contenta e sorridente si era recata davanti al biondo. Si era curata nel preparasi: gonna corta nera, maglietta rossa e le scarpe abbinate ai codini rossi. Era un amore di ragazza e quello si era semplicemente limitato a squadrarla e le aveva detto –Vieni di sotto con me.
Ecco. Il laboratorio. Non era un appuntamento ma un semplice... dannatissimo… controllo.
Non avendo ancora mostrato nuovi poteri, Ryou aveva pensato bene di farle un piccolo controllo per vedere cosa stesse mutando dentro il corpo della ragazza. E Pai era con loro come super mega cervellone che le ordinava e pretendeva che stesse in silenzio.
-Non è giusto!- disse ad alta voce.
Pai la guardò, aggrottando la fronte –Non è giusto prelevarti il sangue?
Ichigo divenne purpurea –N...no, cioè…
-Questa è una fifona- disse Ryou a Pai, come se Ichigo non fosse presente –Fa sempre un mucchio di storie.
-Capisco.- commentò laconicamente l’alieno ma Ichigo lo vide: l’ombra di un sorriso. Si divertiva, lo stronzetto!
Ichigo gonfiò le guance e dalla rabbia le spuntarono orecchie e coda da gatto –Bene! La fifona ora leva le tende e se ne va!
Si liberò della piastrina al dito, sbattendola con furia al bancone girò sui tacchi.
Pai aggrottò la fronte –Credo che tu debba rivedere i tuoi modi, Shirogane.
Quello sbatté gli occhi cerulei, incredulo –Ma è impazzita?
 
 
 
Note
(*)
vi rammento le mie età u.u
Strawberry 16
Mina 16
Lory 17
Puddy 13
Pam 18
Ryan 18
Kyle 25
Gish 17
Pai 23
Tart 13

Strawberry 16
Mina 16
Lory 17
Puddy 13
Pam 18
Ryan 18
Kyle 25
Gish 17
Pai 23
Tart 13
 
**
Ulalà! Scusate il ritardo, ma tra campo estivo con gli scout e il lavoro ho avuto veramente poco tempo e aggiustare questo capitolo si è rivelato un lavoro lungo, tanto che l’ho dovuto tagliare e dividerlo in due (Il prox capitolo è mezzo fatto, abbiate pazienza).
Vi informo che si sta avvinando la fine. Spero di sciogliere i nodi e gli intrighi e di regalarvi una fine più che aspettata!
Ringrazio INFINITAMENTE chi commenta i capitoli che legge… mi fa sempre un enorme piacere e mi lusingate troppo.
Grazie a Ria, HypnoticPoision, Mobo, AngeloBiondo99, Broken (waaaa*ç* da quanto tempo!). Siete una forza e questo capitolo è tutto per voi ^^
Spero di aggiornare il più in fretta possibile (e di darvi anche un po’ di pagine in più per fantasticare meglio ;)  )
A presto!
 

 
   
 
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