
SOLO INSIEME SAREMO FELICI
POV BELLA
22 GIUGNO 2014 (-10 alla bomba)
10:00 DI MATTINA
Sento una morsa allo stomaco. Mi sale un senso di nausea. Ho voglia di vomitare, ma non posso. Devo parlare con Harry, devo capire che è successo. Non si tratta di una bravata da adolescenti, è qualcosa di più. Lo so. Sam si è cacciata nei guai. E ho paura.
-Harry … Aspetta … facciamo così: ora io vengo a scuola e parliamo a quattr’occhi, ok? Non ti agitare … -
-Va bene, Bella. Ma io sono calmo, piuttosto sta calma tu-
Preferisco non rispondere alle battutine pessime di quel diciassettenne. Ci manca Harry Styles in questo mondo!
Chiudo la chiamata.
-Che è successo?-
-E’ successo, Zayn ,che non ti sopporto più, ok?!? Te ne vieni qui, al lavoro, quando ti pare! Pensi solo a mettere a posto il tuo ciuffo dalla mattina alla sera! Ogni tuo piccolo problema diventa enorme, ma quando io sono preoccupata perché mia sorella minorenne ha dormito fuori, chissenefrega! Tanto io sono Zayn Malik e faccio quello che mi pare! Mi hai rotto le palle Zayn! Mi hai rotto!-
Prendo la borsa ed esco di fretta e furia dal commissariato. L’aria si stava facendo pesante lì dentro. Non riuscivo quasi più a respirare. Mi sentivo gli occhi di tutti puntati addosso come se fossero centinaia di api pronte a pungermi. E allora, ho fatto la cosa più banale, istintiva e anche stupida: sono corsa via. Ma avrei dovuto sapere che le api ti inseguono, che sarebbe stato meglio rimanere immobile per non essere punti. Nessuno esce fuori a rincorrermi, ma sento comunque i loro occhi che in un qualche modo giungono a me. Ed è peggio la paura di essere punti, che la puntura di per sé.
Mi prendo qualche minuto per respirare. Non soffro di asma, eppure necessito di aria, aria e ancora aria. Mi fermo un attimo fuori dal commissariato. So benissimo che non dovrei perdere tempo, che dovrei muovermi perché tra 10 giorni succederà l’apocalisse e perché devo trovare Sam, ma le mie gambe sembrano incollate al marciapiede. Un po’ come nei film, quando il protagonista si ritrova davanti a un qualcosa di decisamente pauroso, e tutti gli spettatori gli urlano contro “Scappa, CORRI!”. Eppure lui resta lì, bloccato.
-Hey-
Non mi giro nemmeno per vedere chi mi ha chiamato. Il suo saluto, lo riconoscerei tra mille.
-Ti prego, Niall … non ho voglia di parlare-
-Ok, allora parlo io. Mi dispiace per te e Zayn, ma a un certo punto la vita va avanti anche senza di lui. Ma se una bomba scoppia qui tra 10 giorni, temo che la tua vita si fermerà definitivamente. Ne avrai di tempo per piangere, disperarti e guardarti film drammatici alla tv per la rottura con Zayn. Ne avrai, se riusciamo a salvarci la pelle-
Sospiro. Ha ragione. Ma adesso l’unica cosa che mi sento di fare è disperarmi, chiudermi in camera e morire.
-Se salvare migliaia e migliaia di persone non è un motivo abbastanza valido per muovere quelle chiappette da qui, te ne do’ un altro: Sam. Non so cosa le sia successo, ma di certo se te ne stai a fissare il parco giochi qua di fronte, non risolvi un bel niente-
Niall sa essere decisamente convincente. Non avrei mai detto che fosse così combattivo. In ogni caso mi da’ la forza per girarmi verso di lui. Incrocio i suoi occhi azzurri. La sua bocca rossa mezza aperta pronta per parlare ancora. I suoi capelli biondi scompigliati. Forse c’è ancora qualcosa per cui lottare …
-Sam non ha dormito a casa, oggi non è andata a scuola, non risponde a nessuna chiamata … non so che fare-
-Se non sai che fare perché sei uscita?-
-Perché il fidanzato di Sam mi deve parlare-
Niall scuote la testa.
-E allora sai che fare, stupida!-
Mi prende per mano e mi dirige verso la sua auto.
10:00 DI MATTINA
Sento una morsa allo stomaco. Mi sale un senso di nausea. Ho voglia di vomitare, ma non posso. Devo parlare con Harry, devo capire che è successo. Non si tratta di una bravata da adolescenti, è qualcosa di più. Lo so. Sam si è cacciata nei guai. E ho paura.
-Harry … Aspetta … facciamo così: ora io vengo a scuola e parliamo a quattr’occhi, ok? Non ti agitare … -
-Va bene, Bella. Ma io sono calmo, piuttosto sta calma tu-
Preferisco non rispondere alle battutine pessime di quel diciassettenne. Ci manca Harry Styles in questo mondo!
Chiudo la chiamata.
-Che è successo?-
-E’ successo, Zayn ,che non ti sopporto più, ok?!? Te ne vieni qui, al lavoro, quando ti pare! Pensi solo a mettere a posto il tuo ciuffo dalla mattina alla sera! Ogni tuo piccolo problema diventa enorme, ma quando io sono preoccupata perché mia sorella minorenne ha dormito fuori, chissenefrega! Tanto io sono Zayn Malik e faccio quello che mi pare! Mi hai rotto le palle Zayn! Mi hai rotto!-
Prendo la borsa ed esco di fretta e furia dal commissariato. L’aria si stava facendo pesante lì dentro. Non riuscivo quasi più a respirare. Mi sentivo gli occhi di tutti puntati addosso come se fossero centinaia di api pronte a pungermi. E allora, ho fatto la cosa più banale, istintiva e anche stupida: sono corsa via. Ma avrei dovuto sapere che le api ti inseguono, che sarebbe stato meglio rimanere immobile per non essere punti. Nessuno esce fuori a rincorrermi, ma sento comunque i loro occhi che in un qualche modo giungono a me. Ed è peggio la paura di essere punti, che la puntura di per sé.
Mi prendo qualche minuto per respirare. Non soffro di asma, eppure necessito di aria, aria e ancora aria. Mi fermo un attimo fuori dal commissariato. So benissimo che non dovrei perdere tempo, che dovrei muovermi perché tra 10 giorni succederà l’apocalisse e perché devo trovare Sam, ma le mie gambe sembrano incollate al marciapiede. Un po’ come nei film, quando il protagonista si ritrova davanti a un qualcosa di decisamente pauroso, e tutti gli spettatori gli urlano contro “Scappa, CORRI!”. Eppure lui resta lì, bloccato.
-Hey-
Non mi giro nemmeno per vedere chi mi ha chiamato. Il suo saluto, lo riconoscerei tra mille.
-Ti prego, Niall … non ho voglia di parlare-
-Ok, allora parlo io. Mi dispiace per te e Zayn, ma a un certo punto la vita va avanti anche senza di lui. Ma se una bomba scoppia qui tra 10 giorni, temo che la tua vita si fermerà definitivamente. Ne avrai di tempo per piangere, disperarti e guardarti film drammatici alla tv per la rottura con Zayn. Ne avrai, se riusciamo a salvarci la pelle-
Sospiro. Ha ragione. Ma adesso l’unica cosa che mi sento di fare è disperarmi, chiudermi in camera e morire.
-Se salvare migliaia e migliaia di persone non è un motivo abbastanza valido per muovere quelle chiappette da qui, te ne do’ un altro: Sam. Non so cosa le sia successo, ma di certo se te ne stai a fissare il parco giochi qua di fronte, non risolvi un bel niente-
Niall sa essere decisamente convincente. Non avrei mai detto che fosse così combattivo. In ogni caso mi da’ la forza per girarmi verso di lui. Incrocio i suoi occhi azzurri. La sua bocca rossa mezza aperta pronta per parlare ancora. I suoi capelli biondi scompigliati. Forse c’è ancora qualcosa per cui lottare …
-Sam non ha dormito a casa, oggi non è andata a scuola, non risponde a nessuna chiamata … non so che fare-
-Se non sai che fare perché sei uscita?-
-Perché il fidanzato di Sam mi deve parlare-
Niall scuote la testa.
-E allora sai che fare, stupida!-
Mi prende per mano e mi dirige verso la sua auto.
“Se io dovessi un giorno perdermi
o diventare pazza, insegnami
le strade che comunque uniscono”
o diventare pazza, insegnami
le strade che comunque uniscono”
In dieci minuti arriviamo alla scuola. Anch’io la frequentavo qualche anno fa e nulla sembra essere cambiato da allora. Le solite pareti ingiallite dal tempo, il solito cortile sporco e maltenuto, le solite crepe tra i muri. Quella scuola sarebbe stata una location niente male per un film horror.
-Signorina Bella, la stavamo aspettando-
All’entrata ci accolgono Harry e la preside. Probabilmente il ragazzo, pur di saltare un’ora di scuola, ha sparso la voce della scomparsa di Sam. Ormai è ufficiale non solo per gli studenti, ma anche per i professori. Vorrei che in quel momento mi chiamasse la mia sorellina e mi dicesse “Hey, oggi avevo voglia di balzare le pallose lezioni della prof Silvester. Ma tutto bene, sono a casa!”.
Niall, mi stringe la mano e insieme ci dirigiamo nell’ufficio della preside.
-Sua sorella, oggi, non è venuta a scuola. Harry mi ha detto che nessuno riesce a contattarla. Temo che dovremo avvisare la polizia-
-La polizia sono io e già lo so. Comunque, ovviamente farò denuncia della sua scomparsa. Harry, dovevi dirmi qualcosa??-
Il ricciolino si passa la lingua sulle labbra decisamente imbarazzato. Poi guarda la preside e fa un debole cenno di no con la testa. Sono una poliziotta giovane, ma capisco che vuol dire. Mi giro verso Niall e lui capisce.
-Scusi, signora … Posso vedere l’aula di Sam, il suo armadietto e robe del genere … Insomma vorrei ispezionare le sue cose. Mi può accompagnare?-
La signora sorride abbastanza contenta. Per una cinquantenne che è sempre stata sola nella sua vita, la proposta di un ragazzo così carino come Niall, sembra una sballata pazzesca.
-Certo, mi segua. Le posso dare del “tu”?-
-Certo-
Lei esce e, prima che Niall scompaia dietro la porta, ci scambiamo uno sguardo complice. Il biondino mi sta implorando di muovermi con l’interrogatorio di Harry. Vedo nei suoi occhi serrati in una smorfia simpatica, nessuna voglia di passare la mattinata con quella vecchia arpia. Gli faccio segno di sì. “5 minuti e sono da te!” gli faccio capire nel nostro linguaggio muto. Tra me e lui c’è una certa complicità. Mi trovo bene con lui, ma non riesco a capire cosa voglia dire dentro di me questo “trovarmi bene”.
Lascio da parte per un attimo Niall Horan, e mi concentro su cose decisamente più importanti.
-Harry … Ho capito che non volevi parlare davanti alla preside, ma ora ci siamo solo io e te. Lo so che non mi conosci bene, ma so che vuoi bene a Sam … Ti prego, dimmi tutto quello che sai-
Il ricciolino si scompiglia i capelli, si sfrega le mani sui pantaloni, muove la bocca in strane smorfie.
-Io … Io non so niente-
Mi alzo in piedi di scatto, piuttosto innervosita.
-Harry! Qualunque cosa ti abbia fatto Sam, ora lei rischia grosso! Ha bisogno di noi, di me e anche di te!-
-Non è vero non ha bisogno di me!-
-Perché? In che senso?-
-Noi non siamo come voi grandi. Noi facciamo sesso un giorno e l’altro neanche ci calcoliamo. Io non amo Sam, e lei non ama me!-
È difficile ribattere a una risposta del genere. Che Sam non fosse vergine, direi che l’avevo capito da molto tempo, ma sentirmi dire davanti agli occhi quelle cose di mia sorella mi ha fatto gelare il sangue nelle vene. Del resto io e lei non siamo poi così diverse. La mia relazione con Zayn, alla fine, era solo sesso. Mi chiedo se anche Zayn, nel caso di una mia scomparsa, si comporterebbe come Harry. Mi domando se il mio ex in una situazione del genere avrebbe potuto aiutare i poliziotti. Ora che ci penso, Zayn non sapeva quasi niente su di me. A lui interessavano altre cose: il mio culo, il mio seno e via dicendo.
-Harry Styles, non ti parlo da poliziotta, non ti parlo da sorella di Sam, ti parlo da persona disperata. Farei di tutto per ritrovare Sam e non mi importa cosa ha combinato o cosa avete combinato, dimmi tutto quello che sai, se sai qualcosa-
Lui si avvicina a me. Ora è molto vicino, i nostri nasi si toccano, i nostri respiri si sfiorano. I suoi occhi fissano le mie labbra. E ho paura del suo sguardo. Stringo la pistola nella mia tasca.
-Io non so niente, ma presumo. L’ultima volta che l’abbiamo fatto, non abbiamo usato il preservativo-
Sospiro faticosamente distaccandomi da lui. Quando mi rigiro ha uno sguardo diverso. In lui prima bramava quella voglia sessuale pericolosa, ora sembra dispiaciuto, sconsolato. Ti viene quasi voglia di consolare quegli occhi da cane bastonato.
-Dici che è per questo? Dici che è perché è incinta?-
-Secondo me, sì. Sam non è una caga sotto, deve avere un problema grosso per essere scappata-
-Quanto tempo fa è successo?-
-Due settimane fa-
Con i tempi ci siamo. 14 giorni dal concepimento potrebbero bastare per ogni test di gravidanza. Mi sale il voltastomaco. Pensare che una ragazzina di 17 anni viva così male da rimanere incinta a quell’età, mi fa venire voglia di vomitare. Pensare che quella ragazzina è mia sorella, mi fa venire voglia di darmi fuoco all’istante. È solo colpa mia. Lei non era felice.
-Harry Styles, se Sam è incinta, giuro che te la faccio pagare. Sei solo un figlio di papà viziato che deve ancora capire che vuol dire essere uomini!-
Me ne esco in fretta e furia dall’ufficio della preside. Niall è subito fuori che intrattiene la vecchia zitella.
-Dobbiamo andare!- dico io prendendolo per un braccio.
-Allora, mi chiami tu, giusto?-
-Certo!- risponde Niall alla domanda della preside.
Mentre ci incamminiamo verso la macchina gli chiedo:
-Ti ha dato il suo numero?-
-Già, ma non penso che mi tornerà molto utile … a te come è andata con Harry?-
-Sam potrebbe essere incinta. Quel bastardo, figlio di puttana … -
-Sssh- mi zittisce Niall mettendomi un dito sulle labbra –ora calmati!-
Mi stringe in un abbraccio. Il suo corpo è caldo e profuma di rosa.
-Ora, facciamo così … Chiediamo a tutti gli ospedali della zona se Sam si ci è recata. Sia che abbia deciso di tenerlo, sia che voglia abortire, sarà dovuta andare in ospedale-
Faccio cenno di sì. Spero che funzioni questo piano, anche se è assurdo. Ma quando si è così disperati, si ci aggrappa alla piccole cose, quelle insignificanti. Ci sarà una possibilità su 30 che Sam sia andata in ospedale, ma anche se ce ne fosse una su un milione, io ci proverei lo stesso.
POV SAM
22 GIUGNO 2014 (-10 alla bomba)
11:00 DI MATTINA
Succede a volte che ti ritrovi sdraiata su un lettino in balia del dormi-veglia. Mi sono sempre chiesta se, tutte quelle persone che si sono ritrovate sotto anestetici o comunque medicine sentono e capiscono quello che hanno intorno. Ho sempre sostenuto che ad un certo punto per quanto tu possa essere cosciente di dove ti trovi, si spenga tutto. Come se qualcuno schiacciasse l’interruttore della luce e improvvisamente non vedi più niente. Ecco quel pulsante, a volte, non sempre, viene di nuovo premuto facendo riapparire la luce. Facendoti sentire i rumori, ma non aprire gli occhi. Li senti come se fossero rigidi, incollati e, per tutto lo sforzo che ci puoi mettere, rimangono comunque tali.
Però, nonostante restino chiusi, la senti la luce, gli spostamenti d’aria e le voci, i rumori. Eppure non vedi niente se non uno strato leggerissimo di luce che piano piano si espande facendoti vedere come se intorno a te ci fosse una sottile nebbiolina. Ti senti come se fossi pazza perché vedi tutto in pixel come quei giochi stupidi che hanno inventato, allora li richiudi.
La gente però mi ha sempre detto di combattere, di provarci e anche se va male di tentare di nuovo. E, se prima, quelle parole mi sembravano come una canzoncina lontana senza senso, ora le capisco. Quindi ci provi, riapri gli occhi e quello che ti si placa davanti è una quantità enorme di luce che sembra acciecarti. Ma alla fine ti concedi di soffrire perché la curiosità è troppa. Così, anche se a stento, tieni gli occhi aperti in una piccola fessurina in modo tale che il tuo corpo si abitui. E quando ciò avviene li spalanchi potendo finalmente guardarti intorno.
Metto a fuoco la stanza in cui sono. Credo che non l’abbia mai vista in vita mia, è diversa, strana dalla mia camera. Non ci sono i miei poster, la tv accesa e quell’odore caratteristico del chiuso. No, l’odore è altrettando schifoso, ma diverso. È un odore che sta tra il minestrone sul fuoco e quei detersivi disgustosi. E la stanza è bianca, vuota. Degli strani macchinari da cui provengono rumori striduli regolari. Un tavolino con sopra un casco. Il letto su cui sdraio e una sedia. Una sedia di plastica anch’essa vuota.
Ecco, mettete tutti questi fattori. Tutti questi aggeggi e aggiungeteci lo stato d’animo di una persona sola in tutto e per tutto. No, non quelle che fanno finta. Quelle sole per davvero. Quelle che non hanno niente di meglio che la vita possa offrire. Il risultato? Sono io, in questo preciso momento.
-Perché non posso sapere niente?- delle voci arrivano dal corridoio.
-Ragazzo, lei non ha alcuna parentela con la paziente e la privacy permette il trattamento dei dati. E poi da quanto mi risulta, lei non è né il fratello e neanche un parente stretto. Sbaglio?-
-Sì, cazzo che sbaglia. Io…io sono il…il fidanzato. E la prego mi dica qualcosa…è grave?-
-Lei sarebbe il fidanzato?-
-Esattamente-
-Perché non me l’ha detto prima, a quest’ora sapeva già tutto. Mentre ci siamo spiegherò il tutto davanti alla sua ragazza che si è appena svegliata-
Quel discorso lo senti lontano e, a stento, capisci le parole. Eppure sai. Sai che ti appartengono, che stanno parlando di te. Perchè quella voce l’hai già udita, è diversa, unica, sottile, strana. E la riconosci, ma non la riesci a collegare ad alcun viso.
I passi veloci mi distraggono dal mio, ancora, stato di trans e la porta si spalanca facendo entrare una ragazza col camice e dei fogli in mano e lui. Lui, il proprietario di quella voce. Ed è qui che capisci. Perché lo vedi, i suoi capelli spettinati, la tuta in pelle e comprendi. Ricolleghi i pezzi che ti mancavano per concludere il puzzle. Le immagini ti riaffiorano in mente: la gara, le sirene, la fuga, l’hotel, la risata di Payne, le difese di Tomlinson, il loro litigio e la ghiaia al contatto con la mia pelle. E non c’è più niente d’aggiungere perché i tuoi ricordi si fermano lì per poi riprendere qui, in questa stanza.
-Buongiorno Sam- la voce stridula di quella ragazza risuona nell’aria prima che si avvicini al letto e inizi a sistemare la flebo collegata al mio corpo.
Ignoro il saluto per portare lo sguardo sulla persona che mi fissa. Incrocio i suoi occhi ghiaccio e affogo all’interno di essi. Un sorriso gli compare in volto dimostrando tutta la sua felicità. Perché si riconoscono i sorrisi veri da quelli falsi. Oppure sono io che ho imparato a distinguerli. Forse perché nella mia vita un sorriso vero non l’ho mai fatto o forse perché a furia di osservare la gente ho compreso. E quello di quel ragazzo è un sorriso vero e non messo come scudo poiché, oltre, a sorridergli le labbra, gli sorridono anche gli occhi.
-Allora Sam come ti senti?- mi distrae dall’attimo di ipnosi l’infermiera.
Cerco di parlare, ma dalla mia bocca non esce che un sibilo. Mi schiarisco la voce con un colpo di tosse e cerco di espellere le mie parole.
-Credo meglio- rispondo intimidita.
Entrambi si fanno scappare una piccola risatina prima che la ragazza riprenda parola.
-Allora Sam, ieri sera sei svenuta e il tuo ragazzo, che ho scoperto essere tale solo da pochi minuti, ha chiamato l’ambulanza. Ricordi qualcosa?- mi sorride l’infermiera.
Faccio un sospiro prima di spiccicare parola.
-Ricordo gli attimi prima, ma ad un certo punto diventa tutto buio. Sono malata?- quasi sussuro le ultime parole.
Gli ospedali mi hanno sempre fatto paura fin da piccola. Quando mi ero ritrovata alcuni anni fa seduta nella sala d’attesa, subito dopo la morte dei miei genitori, avevo visto passare barelle con malati spinte da dottori e un terrore aveva preso possesso del mio corpo. La parola malattia è quasi un taboo per me e solo pronunciarla mi mette angoscia. Ma si sa che non si può scappare da un virus, un tumore o quant’altro. Arriva e basta, non puoi farci niente. Ho sempre cercato di non pensarci, ma ora che mi ritrovo ad aspettare terrorizzata la risposta di quella ragazza nella mia mente, si crea il caos.
-Può essere stato un calo di zuccheri oppure, non so, lo stress- interviene il moro con tono preoccupato.
L’infermiera si lascia scappare una piccola risatina colpevole, ma poi si ammutulisce di nuovo. Sorride solamente. E passano una manciata di secondi prima che mi prenda la mano.
-Non è niente di grave-
Tiro un sospiro di sollievo seguita dal ragazzo di cui ancora non conosco il nome, ma solo quello che presumo essere il suo cognome, Tomlinson. L’ansia inizia a scomparire lentamente e mi sento più leggera, come se mi avessero tolto un peso.
-Come ti chiami tu?- chiede la ragazza rivolgendosi al moro.
-Louis Tomlinson- risponde secco per poi sorridere nuovamente.
Non faccio in tempo a pensare e farmi i miei percosi mentali che le mie orecchie sentono la voce dell’infermiera.
-Vedete Louis e Sam, avreste dovuto essere solo più attenti. Capita a tutti per carità, però non credo che era un vostro desiderio. Siete due ragazzi giovani e alcune cose, ancora, le dovete capire. Però…- tira un sospiro – Non è niente di grave, ma non è stato un calo di zuccheri e neanche lo stress- porta la mia mano sulla pancia e l’appoggia delicatamente- il motivo è qui dentro. Sei incinta Sam…- conclude.
Fisso per un attimo l’infermiera cercando di collegare le sue parole. Si ripetono nella mia mente e mi fanno paura. Perché quel peso che prima sembrava essersi sollevato, ora è crollato di nuovo su di me rompendomi in mille pezzi. Perché, per alcuni, quelle parole sono importanti, per altri le più belle sentite in vita loro oppure ci sono quelli che le aspettavano da tempo. E poi ci sono io, quella che non le avrebbe mai volute sentire o, perlomeno, non ora. Quando, a volte, mi sedevo su una panchina al parco, alcuni bambini si avvicinavano a me chiedendomi di giocare e io li scacciavo via con un “non ho tempo” o un “sono impegnata”. Le madri mi guardavano male e mi chiedevo come facevano a occuparsi di quei mocciosi. Non dico che odio i bambini, ma sono parecchio irritanti e pensare che io diventerò mamma di uno di quegli esseri mi fa terribilmente paura.
Non ho mai chiesto niente a nessuno, ho sempre lasciato che la vita mi passasse sopra o che gli altri decidessero per me. E il risultato è una “catastrofe”. Perché nel momento in cui la mia debolezza aveva raggiunto il sotto zero, io mi ero lasciata prendere dalla voglia di provare piacere facendomi trascinare da Harry. Avevo iniziato ad andare a letto con lui parecchio tempo fa e, se all’inizio ero attenta e timorosa, negli ultimi tempo ero diventata peggio di lui. Mi lasciavo andare al momento senza pensare al domani e, in quel momento, cazzo, mi sentivo bene. Forse l’ultima volta, risalente credo a due settimane fa, mi ero lasciata troppo. E un po’ era forse per l’alcool che avevamo ingerito entrambi, ma anche per la mia voglia ineffrenabile di sentire piacere. E so che quella notte la rimpiangerò per tutta la mia vita, che tutta quella voglia di divertirmi è stata solo una bravata che mi porterà all’inferno.
Chiudo gli occhi sperando che sia tutto un sogno, ma quando li riapro l’immagine è sempre la stessa. La stanza, l’infermiera, la mia mano sulla pancia e quel ragazzo. Non è un sogno, cazzo, è pura realtà.
Come posso crescere un bambino quando non riesco neanche a badare a me stessa? Come posso dar lui tutte le attenzioni quando io quella parola non so neanche cosa significhi? Come posso anche solo pensare di aiutarlo quando la mia vita ruota solo intorno a quella moto?
-Vi lascio soli- e con questa frase, quasi sussurrata, la ragazza lascia la stanza.
Mi porto le mani nei capelli tirandoli più che posso e urlando “vaffanculo”.
-Hey, cosa fai. Ferma.- si avvina a me il ragazzo staccandomi le mani dai capelli.
Lo guardo per un attimo fissando, per la seconda volta, quegli occhi. Le sue mani stringono le mie più forte che possono e non so cosa induce quel ragazzo sconosciuto ad aiutarmi. Alla fine avrebbe potuto lasciarmi distesa per terra invece di chiamare l’ambulanza.
Si siede sul bordo del letto tenendo ancora strette le nostre mani.
-Ho sentito parlare di te come un motociclista professionista. Ho sempre sentito frasi come "STRONGER ha di nuovo vinto”.- fa un sospiro- Vedi, quando ieri sera ti sei tolta il casco, in un primo momento non ci volevo credere, ma quando Payne ha iniziato a prenderti in giro non ci ho visto più. Grazie a lui la mia autostima è scesa di brutto e non sai quanto ho sofferto.- abbassa lo sguardo.
-Cosa c’entra in questo momento?- gli chiedo acida non riuscendo a capire dove vuole arrivare.
Si fa scappare una risata isterica prima di iniziare di nuovo a parlare.
-C’entra che tutti ti hanno sempre visto come un uomo con le palle. Ma la verità è solo che sei una ragazza debole, senza affetto, senza niente. E ti senti vuota. Esattamente come me…-
Si nota davvero così tanto che sono sola? Che ho paura? Che mi basta poco a farmi sgretolare? Abbasso solamente lo sguardo incapace di sostenere il suo. Improvvisamente tutto mi sembra essere scomparso, come se l’essere incinta non mi importasse più.
-Sam, io ti libirerò da questa tua gabbia. Ti aiuterò a superare tutta la tristezza che ti circonda e voglio vederti ridere, sorridere. Perché ne hai bisogno- dice con occhi sognanti.
-Cosa ti induce ad aiutare una perfetta sconosciuta che ha appena saputo di essere incinta?- gli chiedo perplessa.
Abbassa la testa sorridendo.
-Perché tu aiuterai me. Facciamo questo patto: io e te ci faremo forza a vicenda. Diventeremo forti, senza problemi. Rideremo come i ragazzi normali, ci divertiremo come loro. Diventeremo felici.- mi propone.
Lascio che un sospiro esca dal mio naso. La voglia di vivere di quel ragazzo è qualcosa di impressionante. Sorride sempre, parla a vanvera. E vorrei poter essere come lui, affrontare sempre tutto con un sorriso, ma non ci riesco.
-Louis … io faccio anche questo patto. Ma mi dici come posso diventare felice? Sto scappando. Mia sorella mi starà cercando. E poi… sono incinta.-
-Non importa. Se saremo uniti, vedrai un giorno rideremo di questo momento e mi ringrazierai per questo patto.- i suoi occhi sono più chiari, sono pieni di speranza.
Involontariamente sorrido colpevole di questo momento che ricorderò a vita e, non importa se mi condannerò alla morte. Non importa se sto per fare un patto con un perfetto sconosciuto. Non mi importa di niente perché nella mia mente, tutti quei pensieri sembrano essere scomparsi.
-E va bene sconosciuto, andiamo alla ricerca della felicità- sorrido.
Nei suoi occhi si accende una luce e diventano più chiari. Sorride mostrando i denti perfetti.
-Allora sconosciuta, solo insieme saremo felici- mi porge la mano.
Nella mia mente si ripetono quelle parole come un disco. E se avesse ragione? Se solo grazie a lui diventassi veramente felice? Perché mi basta pensare alle sue parole, alla sua voglia di vivere ed aiutarmi che classifico Louis come una persona speciale.
-Solo insieme saremo felici- stringo la sua mano calda con gli occhi sognanti.
Si morde il labbro inferiore sorridendo mentre, io, abbasso lo sguardo.
-Allora Sam, siamo ricercati dopo che ieri sera siamo scappati, quindi dovremmo andare via-
A sentire quella frase, l’ansia ritorna su di me. Devo lasciare questo ospedale al più presto. Devo scappare. Come sono abituata a fare nella vita. A fuggire dalle cose troppo grandi. Dalle cose che necessitano di qualcuno di più forte. Ed è prorpio questo quello che so fare meglio, lasciarmi tutto dietro. Scappare. Fuggire. Verso qualcosa che non conosco. Verso l’ignoto.
Senza parlare scendo dal letto e mi infilo le scarpe da motociclista. Prendo il casco sul tavolino e il giubotto in pelle. Mi alzo in piedi e intorno a me inizia tutto a girare. Barcollo e se Louis non mi avesse preso per un braccio a quest’ora ero col culo a terra.
-Tutto bene?- mi chiede preoccupato.
Sbatto le ciglia ripetute volte per riprendere possesso di me. Tutto smette di girare e inizio a camminare.
-Si. Andiamo- esco dalla camera dirigendomi all’uscita seguita da Louis.
Percorriamo il lungo corridoio attraversato da barelle e infermiere raggiungendo l’uscita dell’ospedale. Stiamo per mettere piede fuori quando una voce ci blocca.
-Ragazzi dovete firmare per dichiarare l’uscita-
Ci giriamo verso la voce e con sguardo preoccupato ci avviciniamo alla ragazza.
-Tu però sei minorenne. Ci deve essere un adulto, non possiamo lasciarti uscire così … i tuoi genitori?-
Un senso di paura prende possesso del mio corpo. E ora?
Io e Louis ci scambiamo uno sguardo veloce. Vedo nei suoi occhi un accenno di paura, ma poi sembra riprendere possesso di sè. Sembra che qualcosa l’abbia illuminato e, così, incomincia a parlare cercando di essere il più convinvente possibile.
-Si lo so, io sono il fidanzato. Abbiamo avuto un problema, la mia ragazza è rimasta incinta e l’ho portata qui perché si è sentita male. I nostri genitori non sanno ancora niente e preferiremo dire noi questa notizia, con calma. Sa è una cosa un po’ delicata-
La signorina ci fa un smorfia per poi prendere un foglio e porgercelo.
-E va bene, vi lascio andare. Fate solo una firma qua-
Velocemente firmiamo e lasciamo l’ospedale.
-Ho dovuto presentarmi come il tuo fidanzato, spero non ti abbia dato fastidio- interrompe il silenzio il moro.
Il sole picchia sull’asfalto, intorno a noi c’è aria d’estate. La leggera polverina svolazza, posandosi qua e là sulle macchine parcheggiate. La tuta in pelle è troppo calda per la temperatura elevata di giugno, ma cerco di sopportare. I capelli si spettinano al vento mentre raggiungiamo le moto. Su una di esse, con le mani incrociate, c’è Payne. Il solito sorriso beffardo in viso.
-Ohh grazie a dio ti sei svegliata. Sai sono stato qui tutta la notte dovresti ringraziarmi per questo- afferma quasi per rendermi colpevole di tutto questo.
-Senti Payne hai rotto il cazzo con le tue batuttine. Ma chi ti credi di essere? Il ragazzo più potente al mondo? Mi hai reso la vita uno schifo e, adesso, lo fai con lei. Ma non sai che fai soffrire la gente, lo sai che ci restano male le persone? Ma tanto a te non importa perché non te ne frega niente se le persone soffrono. Non ti importa se si sentono sole e hanno paura. No, anzi tu sei felice.- alza la voce Louis avvicinandosi a Payne.
Payne stringe i pugni e abbassa lo sguardo.
-Fidati Tomlinson che so come ci si sente- con queste parole si infila il casco per poi montare la moto.
Io e Louis lo osserviamo prima che il moro mi porga il casco mentre lui si infila il suo.
-Louis- lo richiamo- io non ti conosco. So a malapena il tuo nome. Non so la tua storia. Non so cosa ti ha fatto Payne. Ma so che ti devo molto. Ti devo molto perché, nonostante io sia una perfetta sconosciuta, tu mi hai aiutato e mi stai aiutando. Hai passato tutta la notte in ospedale perché mi sono sentita male, mi hai difesa da Payne. Sei la prima persona che è riuscita a capirmi e, fidati, nessuno ci era mai riuscito.- pronuncio quelle parole non capendo chi possa avermi dato la forza.
Mi sorride e mi stampa un bacio sulla guancia. Non faccio in tempo a raccapezzarmi che inizia a parlare.
-Ieri sera ho chiamato l’abulanza e ti hanno portata qui, io e Payne ti abbiamo raggiunto dopo con le moto. Payne ha detto che per nasconderci andiamo in una casa della sua famiglia vicino alla spiaggia. La tua Honda è già lì.- spiega mentre sale sulla moto.
Senza spiccicare parola allaccio il casco e salgo sulla moto di Louis. Stringo le braccia intorno alla sua vita e appoggio la testa alla sua schiena. Dopo un “seguimi” di Payne partiamo. Chiudo gli occhi per godermi questo momento. Il suo odore mi arriva alle narici e lo inspiro. Il vento ci punge addosso e mi sento libera. Come se trasportasse via tutte le mie preoccupazione facendomi sentire leggera. Mi porto appresso preoccupazioni e un bambino in grembo. Ma come ha detto Louis, poco importa. Ora, abbiamo fatto un patto. Ora, pur essendo due perfetti sconosciuti, siamo vicini, complici. So benissimo cosa vuole dire tutto questo. Ma, nonostante tutto e tutti, io continuo a farlo. A scappare. L’asfalto emana calore. La polvere si diffonde intorno a noi. Una strana sensazione prende possesso del mio corpo e mi sento felice. Nonostante tutto. Ma la felicità è fatta di sventure evitate e forse il patto con Louis sta iniziando ad avere senso. Forse Tomlinson ha ragione, solo insieme saremo felici.
“Ma poi arrivi tu e scegli me,
sorridi e vanno via le nuvole
perché mai niente è impossibile
In questo viaggio con te
Solo insieme saremo felici”
sorridi e vanno via le nuvole
perché mai niente è impossibile
In questo viaggio con te
Solo insieme saremo felici”
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HOLAAA!
Eccoci qua! Anche il terzo capitolo è arrivato. La trama inizia a prendere forma e i rapporti tra i personaggi cominciano a formarsi.
Vi chiediamo come sempre un vostro parere su questo capitolo e aspettiamo tante recensioni.
Ovviamente ringraziamo tutte coloro che hanno aggiunto la nostra storia tra le preferite/ricordate/seguite e quelli che l’hanno recensita. Ci fa sempre molto piacere leggere i vostri pareri, quindi continuate così.
Vi lasciamo qui di seguito alcune immagini e vi invitiamo a guardare il trailer!
Un bacio e alla prossima <3
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Un bacio e alla prossima <3






