
POV BELLA
23 GIUGNO 2014(-9 alla bomba)
7.30 DI MATTINA
Scendo le scale. La casa è vuota. Sam, Zayn, di loro non rimane che una minuscola essenza che qualche volta ti arriva alle narici. Magari sei in cucina, ad osservare una crepa sul muro, e ti sovviene il profumo alla rosa di Zayn o la puzza dei calzini sporchi di Sam. Ma sono odori lontani, che non riescono a farti stare meglio. Anzi, a me ricordano solo di averli persi. Sinceramente il mio ex ragazzo non lo rimpiango. In questa situazione non potrei badare a lui, o a qualsiasi altra relazione. Eppure, dentro di me, ho paura di essermi sbagliata, di non starmi godendo questi possibili ultimi giorni della mia esistenza con la persona che amo. Ma la grande domanda è questa: io amo Zayn?
Mi strascino sul divano. Sono esausta, questa notte non ho dormito. Ogni mio tentativo di chiudere gli occhi si era rivelato vano. Poiché dentro di me, persisteva e, continua a persistere, quel senso di nausea alla vita. Come se di colpo mi facessi vomitare da sola. Ho voglia di espellere cosa sono, di vomitarlo e riniziare. Ma so che non è possibile. Lo so perché Sam non è a casa. E noi non possiamo riniziare.
Il divano è comodo, la mia stanchezza è tanta, gli occhi si chiudono, ma non dormo. Una parte di me mi spinge a cadere nel mondo dei sogni, ma un’altra mi fa stare all’erta. Quest’ultima parte si chiama speranza. La speranza che Sam possa citofonare da un momento all’altro e che possa dire semplicemente “Ti voglio bene e ho fatto una cazzata!”. E allora mi obbliga a stare sveglia, per accogliere mia sorella appena entrerà. E per un attimo ci credo. Ci credo, ci credo, ci credo. Perché le mie orecchie pulsano di scatto. Un DRIIIIIIIN irrompe nella mia finta tranquillità. Corro alla porta. So che è lei, lo sento. Sento oltre quegli strati di cemento, la sua presenza.
Giro la maniglia di scatto con un sorrisone, quando mi accorgo di non avere davanti lei.
-Ci scommettevo che eri sveglia!-
-Niall? Che ci fai qui?-
-Devo parlarti-
Lo faccio entrare, anche se so che la casa è in un disordine completo.
-Scusa per il caos- dico io chinandomi per raccogliere una maglietta buttata per terra –Dovrebbe venire Zayn a riprendersi le sue cose-
Non sentendo risposta, mi giro leggermente verso di lui. Il biondino ha la bocca aperta, sembra che gli esca la bava. Mi sta fissando. In realtà sta fissando una parte precisa di me: il mio culo. E allora mi accorgo di star indossando solo una vecchia camicia di Zayn e delle semplice mutandine bianche. Cazzo, che figura di merda!
Mi sento decisamente in imbarazzo, ma decido di andare avanti. Mi stringo nella camicetta cercando di coprire il più possibile le mie gambe.
-Che mi devi dire?-
Lui sospira come per riprendersi. Probabilmente si accorge che io ho notato il suo sguardo posato su di me perché diventa tutto rosso. Si passa una mano tra i capelli e, quando, finalmente è pronto per parlare, non gli esce che questo:
-Scusa … Puoi metterti dei pantaloni, ti prego? Zayn mi ammazza se no-
Decisamente sollevata per quella richiesta, corro in camera mia. Mi metto dei jeans e una cannottierina verde al posto di quella lurida camicia.
-Ok, ci sono … Dimmi-
Niall entra nella stanza e si siede sul letto.
-Forse abbiamo identificato un ospedale in cui potrebbe essere andata Sam-
Mi fiondo a sedermi vicino a lui.
-DAVVERO?!?!-
-Sì! Ma non ne siamo sicuri, dovremmo andarci oggi-
Presa da una follia istintiva, abbraccio Niall. I nostri nasi si sfiorano, le nostre bocche a qualche millimetro di distanza si chiamano, il suo respiro rimbalza sul mio collo dolcemente. Poso le mie labbra sulle sue. La nostre lingue si intrecciano in un vortice di passione. La mia mano va ad accarezzare la sua guancia appena appena pungente per la lieve barba. Ma poi lui si distacca bruscamente. Si alza in piedi dal letto e inizia a passarsi ripetutamente le mani sulle labbra, come per cancellare quel gesto. È stato un gesto così istintivo che non ho ancora compreso di averlo baciato. Eppure, ancora prima che lo abbia realizzato, sento una fitta allo stomaco appena lui si pulisce la bocca. Mi fa male e non ne so il perché.
-Scusa io … Credevo ti sarebbe piaciuto -
-No, ascolta. Ascoltami. Ho trovato quell’ospedale con Zayn, siamo stati svegli tutta la notte per trovarlo. Lui mi ha detto che voleva riaverti perché ha fatto delle cazzate, ma vuole rimediare. Voleva accompagnarti lui oggi all’ospedale e diciamo che mi ha fatto capire di starti lontano. Perciò, sì, mi è piaciuto, ma non possiamo. Non possiamo per Zayn, ma anche perché prima abbiamo degli obblighi: dobbiamo salvare migliaia di persone e abbiamo solo nove giorni, cazzo! E io non me la sento di farti soffrire perché il solo pensiero di una tua lacrima versata per me, mi fa venire il voltastomaco. Io non sono come Zayn. Zayn ti guarda il culo. Anch’io te lo guardo, ma non è per questo che ti amo!-
Se ne va sbattendo la porta. Guardo la sua figura scomparire fuori dalla mia casa e potrei giurare di aver visto una piccola lacrima. Io rimango sul letto, immobile. Zayn. Niall. Io. Cosa cavolo stiamo facendo?!?! Ha ragione il biondino, abbiamo altre cose a cui pensare. Non possiamo concederci il lusso di occupare la nostra mente d’amore. Eppure, il discorso di Niall mi fa riflettere. Mi ha detto che mi ama. E praticamente mi ha detto che Zayn non mi ama. Non solo, Zayn gli ha ordinato di starmi lontano. Zayn vuole riconquistarmi. La testa sta per scoppiare. Non so cosa provo per l’uno o per l’altro. So solo che il bacio mi è piaciuto e che devo ritrovare Sam. Chiudo i miei pensieri con queste due immagini. Non mi concedo altro al momento.
23 GIUGNO 2014(-9 alla bomba)
7.30 DI MATTINA
Scendo le scale. La casa è vuota. Sam, Zayn, di loro non rimane che una minuscola essenza che qualche volta ti arriva alle narici. Magari sei in cucina, ad osservare una crepa sul muro, e ti sovviene il profumo alla rosa di Zayn o la puzza dei calzini sporchi di Sam. Ma sono odori lontani, che non riescono a farti stare meglio. Anzi, a me ricordano solo di averli persi. Sinceramente il mio ex ragazzo non lo rimpiango. In questa situazione non potrei badare a lui, o a qualsiasi altra relazione. Eppure, dentro di me, ho paura di essermi sbagliata, di non starmi godendo questi possibili ultimi giorni della mia esistenza con la persona che amo. Ma la grande domanda è questa: io amo Zayn?
Mi strascino sul divano. Sono esausta, questa notte non ho dormito. Ogni mio tentativo di chiudere gli occhi si era rivelato vano. Poiché dentro di me, persisteva e, continua a persistere, quel senso di nausea alla vita. Come se di colpo mi facessi vomitare da sola. Ho voglia di espellere cosa sono, di vomitarlo e riniziare. Ma so che non è possibile. Lo so perché Sam non è a casa. E noi non possiamo riniziare.
Il divano è comodo, la mia stanchezza è tanta, gli occhi si chiudono, ma non dormo. Una parte di me mi spinge a cadere nel mondo dei sogni, ma un’altra mi fa stare all’erta. Quest’ultima parte si chiama speranza. La speranza che Sam possa citofonare da un momento all’altro e che possa dire semplicemente “Ti voglio bene e ho fatto una cazzata!”. E allora mi obbliga a stare sveglia, per accogliere mia sorella appena entrerà. E per un attimo ci credo. Ci credo, ci credo, ci credo. Perché le mie orecchie pulsano di scatto. Un DRIIIIIIIN irrompe nella mia finta tranquillità. Corro alla porta. So che è lei, lo sento. Sento oltre quegli strati di cemento, la sua presenza.
Giro la maniglia di scatto con un sorrisone, quando mi accorgo di non avere davanti lei.
-Ci scommettevo che eri sveglia!-
-Niall? Che ci fai qui?-
-Devo parlarti-
Lo faccio entrare, anche se so che la casa è in un disordine completo.
-Scusa per il caos- dico io chinandomi per raccogliere una maglietta buttata per terra –Dovrebbe venire Zayn a riprendersi le sue cose-
Non sentendo risposta, mi giro leggermente verso di lui. Il biondino ha la bocca aperta, sembra che gli esca la bava. Mi sta fissando. In realtà sta fissando una parte precisa di me: il mio culo. E allora mi accorgo di star indossando solo una vecchia camicia di Zayn e delle semplice mutandine bianche. Cazzo, che figura di merda!
Mi sento decisamente in imbarazzo, ma decido di andare avanti. Mi stringo nella camicetta cercando di coprire il più possibile le mie gambe.
-Che mi devi dire?-
Lui sospira come per riprendersi. Probabilmente si accorge che io ho notato il suo sguardo posato su di me perché diventa tutto rosso. Si passa una mano tra i capelli e, quando, finalmente è pronto per parlare, non gli esce che questo:
-Scusa … Puoi metterti dei pantaloni, ti prego? Zayn mi ammazza se no-
Decisamente sollevata per quella richiesta, corro in camera mia. Mi metto dei jeans e una cannottierina verde al posto di quella lurida camicia.
-Ok, ci sono … Dimmi-
Niall entra nella stanza e si siede sul letto.
-Forse abbiamo identificato un ospedale in cui potrebbe essere andata Sam-
Mi fiondo a sedermi vicino a lui.
-DAVVERO?!?!-
-Sì! Ma non ne siamo sicuri, dovremmo andarci oggi-
Presa da una follia istintiva, abbraccio Niall. I nostri nasi si sfiorano, le nostre bocche a qualche millimetro di distanza si chiamano, il suo respiro rimbalza sul mio collo dolcemente. Poso le mie labbra sulle sue. La nostre lingue si intrecciano in un vortice di passione. La mia mano va ad accarezzare la sua guancia appena appena pungente per la lieve barba. Ma poi lui si distacca bruscamente. Si alza in piedi dal letto e inizia a passarsi ripetutamente le mani sulle labbra, come per cancellare quel gesto. È stato un gesto così istintivo che non ho ancora compreso di averlo baciato. Eppure, ancora prima che lo abbia realizzato, sento una fitta allo stomaco appena lui si pulisce la bocca. Mi fa male e non ne so il perché.
-Scusa io … Credevo ti sarebbe piaciuto -
-No, ascolta. Ascoltami. Ho trovato quell’ospedale con Zayn, siamo stati svegli tutta la notte per trovarlo. Lui mi ha detto che voleva riaverti perché ha fatto delle cazzate, ma vuole rimediare. Voleva accompagnarti lui oggi all’ospedale e diciamo che mi ha fatto capire di starti lontano. Perciò, sì, mi è piaciuto, ma non possiamo. Non possiamo per Zayn, ma anche perché prima abbiamo degli obblighi: dobbiamo salvare migliaia di persone e abbiamo solo nove giorni, cazzo! E io non me la sento di farti soffrire perché il solo pensiero di una tua lacrima versata per me, mi fa venire il voltastomaco. Io non sono come Zayn. Zayn ti guarda il culo. Anch’io te lo guardo, ma non è per questo che ti amo!-
Se ne va sbattendo la porta. Guardo la sua figura scomparire fuori dalla mia casa e potrei giurare di aver visto una piccola lacrima. Io rimango sul letto, immobile. Zayn. Niall. Io. Cosa cavolo stiamo facendo?!?! Ha ragione il biondino, abbiamo altre cose a cui pensare. Non possiamo concederci il lusso di occupare la nostra mente d’amore. Eppure, il discorso di Niall mi fa riflettere. Mi ha detto che mi ama. E praticamente mi ha detto che Zayn non mi ama. Non solo, Zayn gli ha ordinato di starmi lontano. Zayn vuole riconquistarmi. La testa sta per scoppiare. Non so cosa provo per l’uno o per l’altro. So solo che il bacio mi è piaciuto e che devo ritrovare Sam. Chiudo i miei pensieri con queste due immagini. Non mi concedo altro al momento.
“ C'è un sacco di cose che può uccidere un uomo
C'è un sacco di modi per morire
Sì e alcuni già morti che camminano accanto a me
C'è un sacco di cose che non capisco
Perché così tante persone si trovano
Bene è il male che nascondo che combustibili il fuoco dentro di me.”
C'è un sacco di modi per morire
Sì e alcuni già morti che camminano accanto a me
C'è un sacco di cose che non capisco
Perché così tante persone si trovano
Bene è il male che nascondo che combustibili il fuoco dentro di me.”
21.30 DI SERA
Zayn citofona a casa mia. Io esco e salgo sulla sua moto. Non ci scambiamo neanche un saluto. Le parole valgono poco con un tipo come lui. Lui va al sodo. E mi chiedo se sia questo che voglio. Mi chiedo se preferisco il sesso o un “ti amo”. E la risposta, formulata così, non è difficile. Eppure, sulla moto, ogni mia minuscola certezza si sgretola. Tenermi al petto solido di Zayn, sentire il suo profumo irradiarsi dentro di me, riscaldarmi col suo calore.
Ho sempre odiato le moto. Le odiavo anche prima dell’incidente di mamma e papà. Le consideravo solo un mezzo per farsi notare, un mezzo perché tutti notassero la tua virilità, la tua ribellione, il tuo essere alla moda. I motociclisti hanno scritto in faccia “Sono forte, sono strong, vieni a letto con me perché ti diverti”. Questo è la vera essenza delle moto. In effetti non è un concetto poi tanto lontano da Zayn. Per non parlare poi delle femmine che vanno in moto. L’ho fanno solo quelle insicure, che, per non diventare sfigate, devono farsi notare in tutti i modi.
Scendiamo dalla moto. Davanti a noi si innalza l’ospedale tanto atteso. Un semplice edificio bianco, mezzo grigiastro per l’età.
Zayn mi prende per mano.
-Anche se non mi parli … Io ci sono-
Lo fisso un attimo negli occhi. È un bravo attore, ma cerco di convincermi che sia solo quello. Cerco di pensare che lui non sia bravo, che sia uno stronzo. La scelta così sarà più facile. Ma quegli occhi da cane bastonato, mi fanno pentire delle cattiverie che ho detto su di lui.
-Grazie-
Entriamo dentro. Subito ci accoglie un’infermiera alla segreteria. Zayn le mostra il distintivo da poliziotto. Lei fa una faccia perplessa. Poi si gira verso di me.
-Devo farle qualche domanda- dico io.
-Non intendo rispondere a lei. Risponderò solo al poliziotto-
Il suo sorriso smagliante verso di Zayn mi fa innervosire. Io non posso vivere la mia vita con un uomo desiderato da miliardi di donne. Non posso chiudere gli occhi la sera con la paura che lui mi tradisca.
-Signorina, lei è una poliziotta, e se le interessa è anche il mio capo. Le consiglio di rispondere a lei, se non vuole problemi-
-Ma certo, certo poliziotto, scusami. Bastava essere chiari-
Sto per scattare, ma il mio ex mi trattiene. Mi stringe la mano più forte.
-Per caso ha visto questa ragazza ieri o qualche giorno fa?- chiedo io porgendo la foto di mia sorella.
-Sì, sì, certo. Sam Norregst, poverina quella ragazza … diciassette anni e già incinta-
Lascio la mano di Zayn e volto le spalle all’infermiera. Sbatto un pugno sul muro. “Harry Styles, vaffanculo!”.
-Scusi, ma se sapeva che era minorenne, perché l’ha lasciata andare senza chiamare nessuno?-
-La legge permette il diritto alla privacy-
-Fanculo il suo diritto alla privacy! Mia sorella rischia grosso perché non so con chi sia ed è incinta! Lo capisce?!?! Lei e il suo diritto alla privacy, andatevene all’inferno!-
L’infermiera sta per ribattere, ma Zayn mi trascina di peso fuori dall’ospedale.
-Hey, hey, calmati, ok?!?! Ora stai qui fuori, io finisco l’interrogatorio e poi ti dico!-
-No, no, no! Vengo anch’io! Quella ti mangia con gli occhi, io non posso permettere che … -
Zayn mi interrompe baciandomi. Per la prima volta il suo bacio mi sembra come il primo che mi ha dato. Non sentivo le sue labbra così vere, sincere, da tanto tempo. E mi sono mancate.
Lui sorride e mi mostra quei denti smaglianti. Io rimango un po’ imbambolata e, se possibile, ancora più confusa di prima. Poi entra. Mi appoggio al muro dell’ospedale mentre aspetto il suo ritorno. Penso a Sam. A quanto sia lontana, a quanto mi manchi. Vorrei poter darle una mano, dirle che ci sono. Penso ad Harry, a come prenderà la notizia. Può darsi che non riconosca il bambino e che viva la sua vita tranquillamente fregandosene. Penso a Niall e a Zayn. La mente mi si annebbia e dentro di me mi sento come una tempesta pronta ad infuriare, come un vulcano pronto a esplodere, come un temporale pronto a disseminare il caos.
-Ok, Bella. Ho notizie. La “gentilissima” infermiera, mi ha dato delle foto prese dalla registrazione delle telecamere di sicurezza. Sam si trovava con questi due tizi- le foto mostrano mia sorella insieme ad altri due ragazzi giovani –sappiamo il nome solo di questo perché ha firmato la fuoriuscita di Sam, si chiama Louis Tomlinson-
-Ok, avverti Perrie di cercare vita, morte e miracoli di sto tizio e fai rintracciare a Niall il nome dell’altro. Dammi le foto-
Lui me le porge.
-Dobbiamo andare in commissariato, subito!-
-Perché?-
Io faccio un sospiro. Spero di starmi sbagliando.
-Perché sono vestiti da motociclisti e sono tre-
Zayn sgrana gli occhi.
-Dobbiamo parlare con FURIOUS-
POV SAM
23 GIUGNO 2014
22:00 DI SERA
Avete presente quando ci si sente soli, vuoti, come se niente avesse più senso per voi? Ecco questa è la caratteristica principale della mia vita. Ho sempre vissuto di sorrisi falsi, di complimenti non ricevuti, di affetto negato. Ho sempre creduto che qualcosa potesse cambiare. Che la mia vita potesse essere spensierata e felice come quella di una normale diciassettenne. Ma il fatto è che mi sono semplicemente illusa, illusa della mia stessa esistenza.
La mia vita è paragonabile a un foglio bianco. Esattamente bianco, pulito, senza segni, senza colori. Perché io ho sempre perso. Ho perso perché non ho saputo controbattere quando era necessario oppure mandare spudoratamente a quel paese le persone che mi criticavano. Ho preferito non dare peso a niente, lasciare che tutto passasse sopra di me. Come se io stessa non esistessi. Cercavo di essere felice, ci provavo in tutti i modi. Ma a un certo punto avevo smesso perché, nonostante tutto lo sforzo che avrei potuto metterci, non sarei mai riuscita ad essere accettata . Avevo deciso che la via più facile era sfogarsi. Trovare qualcosa che potesse distrarmi dalla mia orrenda vita. Qualcosa che avrebbe fatto si che tutti i miei pesi restassero in sosta vietata. E quel qualcosa lo trovai senza pensarci due volte. Quel veicolo che dava il solo e l’unico senso alla mia vita. Credevo davvero che su quella moto tutti i pensieri volassero ed era vero. Vero perché era esattamente lì, con il casco in testa, con la tuta di pelle, con il rombo sotto il mio sedere, che mi sentivo felice.
Ma, esattamente come ogni mia speranza, mi ero solo illusa. Perché adesso mi ritrovo a rifugiarmi. Mi ritrovo in una casa sconosciuta. Mi ritrovo in mezzo alle ira di un ragazzo prepotente e le difese di uno dolce e pieno di speranze. Mi ritrovo cosciente del fatto che neanche una moto, un casco e una tuta in pelle possono levarmi le preoccupazioni che mi tormentano.
E, l'unica cosa che riesco a fare in questo momento, su questo letto impolverato, tra queste mura sconosciute, in questa stanza buia e polverosa, è piangere. Piangere cercando di tirare fuori tutti i miei pesi che mi porto avanti da anni. Pesi che ho sempre preferito rimandare al giorno dopo. Ma pesi che si sono accumulati sulle mie spalle che non hanno saputo reggere.
Sentire quell'acqua salata bagnare il mio viso è strano, molto strano. Forse è il fatto che il mio corpo, la mia mente non conosceva la parola "pianto". Forse perché nella mia vita non avevo mai pianto. Ma quella sensazione è un senso di liberazione, più di quanto la moto fosse mai riuscita a fare.
Butto indietro la testa appoggiandola al cuscino, le lacrime bagnano senza sosta il mio viso. Prendo alcuni cuscini appoggiati al letto e li butto per terra. Come se questi simboleggiassero le mie preoccupazioni e che il gesto di buttarli a terra fosse sinonimo di levarle dalla mia vita. Ma cancellare di punto in bianco tutte le paure è impossibile e forse è solo una mia convinzione che piangere possa farmi stare meglio.
La stanza è buia, polverosa e malinconica. Giusto un letto con alcuni cuscini, ora a terra. Un armadio mezzo rotto. Alcune finestre chiuse che la rendono ancora più inquietante.
“Mi sentirò sempre in questo modo?
Così vuoto, così estraniato”
Così vuoto, così estraniato”
La porta è chiusa. Il senso di solitudine ritorna come un razzo su di me. E forse quello di cui ho bisogno è solo una persona. Una persona in grado di capirmi, di aiutarmi, di comprendere la mia strana mente.
Fisso quella porta con la vana speranza che entri qualcuno, giusto per sentirmi meno sola, giusto per sapere che c'è qualcuno che si preoccupa per me.
Porto le ginocchia al petto, le intrappolo tra le mie braccia e ci appoggio la testa. Chiudo gli occhi.
Le immagini delle ultime ore della mia vita mi appaiono davanti: l'infermiera, la mia mano sulla pancia,il patto, la ragazza che ci blocca all'uscita, le moto, l'ospedale scomparire lentamente, l'arrivo in questa casa di due piani appartenente alla famiglia di Payne, io che mi chiudo all'interno di questa stanza sconosciuta senza parlare, senza dare spiegazioni.
Improvvisamente mi accorgo che tutte le mie paure, la mia solitudine sono solo frutto del mio carattere riservato e asociale.
Nonostante i miei occhi siano ancora chiusi non riesco ad impedir loro di far scendere lacrime. Vorrei alzarmi, prendere la mia moto e guidare, guidare verso l'ignoto. Giusto per sentire l'aria penetrare nella mia pelle, il vento sfiorarmi. Sentire quella sensazione unica e speciale che solo quel veicolo riesce a darmi, quella sensazione che credevo, fino a due minuti fa, superflua, ma che in realtà è l'unica cosa che riesce a rendermi felice. Vorrei davvero alzarmi, ma le mie forze non me lo permettono. Sono stanca. Non riesco quasi a muovermi. Tutti i muscoli mi sembrano immobili.
Sento un cigolio. Un altro. Dei passi avvicinarsi. Qualcosa sprofondare nel letto in cui siedo con la testa appoggiata alle ginocchia. Ma i miei occhi rimangono chiusi, come se aprirli mi facesse paura, come se si fossero incollati.
-Mia madre mi diceva sempre di fregarsene delle opinioni altrui. Mi diceva che io ero forte e sarei arrivato ovunque. Mio padre ci abbandonò quando io ero ancora molto piccolo e mia madre si ritrovò a badare a un figlio di 3 anni da sola. Lavorava sempre, voleva darmi tutto quello di cui avevo bisogno e ci riuscì. Dopo alcuni anni conobbe un uomo, si innamorò di lui e decise che sarebbe stato il padre che non avevo mai avuto. Io ero felice, felice perché il mio sogno era sempre stato quello di avere una famiglia come tutti i bambini. Passarono pochi mesi e si sposarono, mia madre rimase incinta e mi regalò 4 sorelle una dopo l’altra. Ero felice, contento. Avere quattro bambine a cui cambiare il pannolino, con cui giocare, a cui preparare la merenda mi completava. Mia madre e il mio patrigno erano sempre al lavoro, avere cinque figli da mantenere era difficile e quindi io mi occupavo di quei quattro angeli. Giocavo alle bambole con loro, le rimboccavo le coperte la sera e le davo il bacino della buonanotte, le raccontavo le favole, le facevo divertire. E l’unico posto in cui mi sentivo davvero me stesso era a casa. Sapere che quando aprivo la porta quattro bambine mi saltavano addosso per darmi un bacio e gridarmi “Bentornato Tommo” era una sensazione unica. La mia vita fuori da quelle mura era uno schifo, tutti mi prendevano in giro, non avevo amici, ero un secchione. Mia madre e mio padre li vedevo sempre meno. La sera quando rientravano mi salutavano a malapena e si buttavano nel letto. Mi dispiaceva vederli così, facevano tutto quello per noi. Ma poi scoprii che si erano immischiati con brutta gente, avevano debiti con “brutte persone”. Io facevo finta di non accorgermene, ma sentivo le loro litigate, le telefonate, le loro urla. Dicevo alle mie sorelle che stavano giocando a chi urlava di più e con una risata loro mi credevano. Poi però arrivò quella sera. Quella sera in cui se ne andarono via di corsa, dopo una delle solite telefonate, sbattendo la porta. Capii, troppo tardi, che erano arrivati al limite. Così lasciai le bambine a casa dicendo che andavo a comprarle un regalo, ma invece inseguii i miei genitori. Si incontrarono con degli uomini incappucciati e dopo alcune urla, sentii degli spari. Scesi velocemente dalla macchina mentre gli uomini scappavano. Lì, distesi a terra c’erano loro, in un lago di sangue. Mi avvicinai a loro con le lacrime agli occhi. Mi chinai vicino al corpo di mia madre. Mi prese la mano e mi disse queste parole- tira su con il naso e riprende- “Sei forte Louis, ce la farai anche senza di noi. Prenditi cura di Charlotte, Félicité, Daisy e Phoebe, sei un fratello eccezionale e le hai cresciute tu. Promettimi solo che non perderai mai il sorriso, perché è capace di illuminare tutto il mondo. Promettimi che non perderai mai la tua allegria. Promettimi che creerai una vera famiglia. Promettimi che troverai la persona che ami e che ti renda felice. Promettimi queste cose Boo Bear. Salutaci le tue sorelle, dai loro un grande bacio e dì loro di farsi forza. Siete fantastici e insieme sarete sempre forti. Non dimenticatevi che vi vogliamo bene”, poi chiuse gli occhi e se ne andò. - la sua voce si rompe. Inizia a piangere.
Resto immobile ad ascoltare i singhiozzi di Louis. Le sue parole si ripetono nella mia mente. Improvvisamente apro gli occhi. Lo vedo. Qui. Di fianco a me. Con le mani nei capelli a piangere. Mi si scioglie il cuore.
Forse è il fatto che la sua storia è triste. Simile alla mia. Forse perché ci sentiamo nello stesso modo. Forse perché ci siamo ritrovati a piangere nella stessa stanza per cose diverse.
Alzo la mano tremante e l’appoggio delicatamente sulla sua schiena. Gliela accarezzo dolcemente mentre le lacrime continuano a solcarmi il viso. Gliela accarezzo come per dirgli di calmarsi, di stare tranquillo, che ci sono qui io.
Solleva lentamente la testa. Mi guarda con gli occhi rossi. Lo fisso. Sento il suo respiro affannato. Sento i nostri singhiozzi confondersi. Continuo ad accarezzargli la schiena finché lui non si avvicina più a me. Lo vedo quasi confuso, come se non fosse sicuro di quello che vuole fare. Ma io lo anticipo. Mi avvicino più velocemente e lo stringo forte tra le mie braccia. Ci stritoliamo come per darci conforto. Come per dirci che quel patto è ancora valido e che insieme riusciremo a farci forza.
-Perché mi hai raccontato la tua vita?- gli chiedo tra un singhiozzo e l’altro ancora tra le sue braccia.
-Voglio che tu sappia che ho bisogno di te … voglio che tu capisca che non sei sola … che c’è qualcuno che ti vuole bene e che, nonostante, ti conosca da poche ore ti sono più vicino di quanto pensi- mi risponde stringendomi forte.
Io rimango pietrificata. Ma lo stringo. Gli bagno la maglietta e gliela stropiccio. Annuso il suo profumo. Mi entra nella narici. È buono e diventa come una droga.
-Posso dirti una cosa?- gli chiedo.
-Tutto quello che vuoi, piccola … -
Quel soprannome mi fa un attimo restare ferma. Devo pensare se quello che sto per dire è la cosa giusta. Ma poi ragiono. Ha detto che ha bisogno di me.
-Sei una persona speciale Boo Bear. Ti voglio bene.- dico tutto d’un fiato.
Mi ha particolarmente colpito quel soprannome che la madre gli ha detto nelle ultime sue parole. E quelle due parole volevo che servissero a fargli capire che sua madre aveva ragione. Che lui è forte.
-Sarai la mia forza … ricorda solo insieme saremo felici!!! Ti voglio bene … - e con queste parole mi stringe per poi scoppiare in lacrime sulla mia maglia.
Mi sembra così strano. Sentire quelle parole. Sapere che c’è qualcuno che mi vuole bene. Sapere che potrò essere felice. Sapere che c’è ancora una speranza nella mia vita. Sapere che quella mia speranza mi sta abbracciando. Sono felice. Felice anche se piango. Perché so che quelle lacrime non sono più quelle di debolezza, di incertezza, di solitudine. Solo lacrime di gioia, di speranza.
Ci sciogliamo da quell’abbraccio con un sorriso. E abbassiamo la testa per ridere. Forse nella mia vita non avevo mai riso. Forse non avevo mai sentito quella sensazione così bella, così piacevole. Ma adesso posso dirlo. Posso dire che sono felice. Che ho riso. Che ho pianto. Che sto combattendo per essere fiera di me stessa.
Alziamo la testa all’unisono e ci ritroviamo ancora di fronte. A guardarci. Marrone contro azzurro. E sorridiamo.
-Ora basta piangere- avvicina il suo dito per asciugarmi quelle ultime lacrime che bagnano il mio viso. Sorrido. –Hai un sorriso bellissimo … - il suo dito mi tocca delicatamente la bocca facendomi arrossire lievemente.
Poi mi prende la mano e mi fa scendere dal letto.
-Vieni … - apre velocemente la porta e inizia a correre.
Entra in una stanza. È il bagno. Non capisco cosa voglia fare. Mi prende in braccio a mo’ di sposa e mi appoggia nella vasca abbastanza sporca.
-Cosa stai facendo?- chiedo nel panico.
-Hai bisogno di divertirti e di ridere … - prende velocemente la cornetta e apre l’acqua. Inizia a bagnarmi. Ride di gusto.
-Allora vuoi la lotta … - gliela sfilo velocemente di mano e lo bagno tutto spruzzando acqua da tutte le parti.
Ci ritroviamo a ridere. A spruzzarci acqua. A bagnarci. A sfilarci di mano la cornetta. Mi sento felice. Libera. Louis ha ragione, ho bisogno di ridere e di essere felice. E lui è la persona giusta. Quella che è riuscita in un’ora stravolgermi la vita. A farmi ridere. A farmi sentire importante. A rendermi una persona migliore. A farmi dimenticare per un attimo tutto quello che non va nella mia vita. A partire dalla mia fuga, dall’arrivo in questa casa, dal bambino, da Bella.
Vorrei urlare a tutto il mondo, vorrei dire a tutti che posso essere anch’io una ragazza normale. Anche se ho un bambino in grembo. Anche se mi sto nascondendo. Perché esiste un tempo per essere calmi … zitti … per sopportare … ma esiste anche un tempo per reagire … cambiare … e dire “ora basta”.
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SALVEEEEE <3 (che saluto serio!)
Premettendo che non sappiamo mai cosa dire negli nostri spazi autrici e ogni volta restiamo imbambolate davanti al conputer a pensare, ci siamo decise a fare delle note un po’ più decenti.
Quindi…
Capitolo più corto del precendente, ma con parecchi avvenimenti importanti della storia. Prima di tutto la vita delle due sorelle sta cambiando radicalmente: Bella è in crisi con i suoi spasimanti (Niall e Zayn) e sembra molto confusa, in più si aggiunge una bomba che sta per esplodere e la sorella scomparsa nel nulla. Per quanto riguarda Sam, invece, sembra che qualcuno inizi a capirla e apprezzarla nonostante tutto e tutti.
Come al solito, ringraziamo tutti coloro che sono passati dalla nostra FanFiction e hanno lascianto un commento, tutti, sempre, ben accetti.
Amiamo leggere come la nostra storia vi appassiona e, speriamo che continuerete così a lungo. Perciò vi invitiamo a lasciarci vostri pareri!
Come ultima cosa vi informiamo che abbiamo cambiato il reading della storia da rosso a arancione in quanto, ci siamo accorte che il massimo ci sembrava davvero troppo eccessivo per STRONGER.
Vi mandiamo un grande bacio <3
Alla prossima.
1D_we_love_4ever
Immaginiamocelo più o meno così l'abbraccio di Sam e Louis

