
POV BELLA
24 GIUGNO 2014 (-8 alla bomba)
9.00 DI MATTINA
-Aspettiamo Zayn o iniziamo l’interrogatorio con FURIOUS??-
Finisco di mangiucchiarmi l’unghia del pollice destro. Fisso le carte sparse sulla mia scrivania. Niall aspetta sull’uscio della porta. Dentro i suoi occhi intravedo la speranza di un interrogatorio senza Zayn. Non gli è mai piaciuto. O forse non ha mai sopportato che fosse il mio ragazzo. Mi fermo ad osservare le sue labbra. Cerco di capire dentro di me cosa voglio dalla vita. Quelle labbra rosse, carnose. Labbra dolci, che non mi tratterebbero mai male. Perché sono ancora indecisa?
-No, iniziamo-
Io e il biondino entriamo nella sala degli interrogatori. Lì, FURIOUS ci aspetta giocherellando con la propria barba. Io e il mio collega ci sediamo, beviamo un sorso di caffè e lasciamo ancora un po’ nel suo brodo l’interrogato.
-Allora FURIOUS … continua la nostra caccia all’uomo … Non sappiamo l’identità di STRONGER, ma abbiamo tre sospettati. Ora entri in gioco tu … Siamo in democrazia, ti diamo la possibilità di scegliere: o finisci i tuoi giorni in una cella ammuffita a 900 km da qua, o ci dai una mano!-
FURIOUS mi mostra un sorrisetto compiaciuto. Sembra si diverta a vederci così disperati.
-Se hai paura per la tua famiglia … Non ti preoccupare … Siamo qui per aiutarti. Ma se non sappiamo chi è STRONGER non possiamo aiutare proprio nessuno. Non so se tu sia stato costretto veramente ad azionarla quella bomba, ma a maggior ragione, se lo sei stato, aiutaci a mandarli all’inferno!-
Scambio un’occhiata con Niall. Lui sembra cogliere il messaggio: “basta con le buone maniere, o collabora o niente”.
-Vedi questi tre ragazzi … Chi è STRONGER?- gli mostro le foto prese dalle telecamere di sicurezza dell’ospedale. Ma lui sta zitto. Non muove la bocca neanche per respirare.
-In effetti, in quelle foto non si vedono bene … ora ti diamo queste … -
Niall gli porge delle foto normalissime (suppongo prese da facebook) dei tre ragazzi. Se FURIOUS conosce l’identità di STRONGER, con quei primi piani, dovrebbe capire chi è.
L’interrogato osserva attentamente ogni singola foto. Sembra analizzare analiticamente ogni particolare. Si sofferma molto su quella di Sam. La guarda, la riguarda e poi la confronta con le foto delle telecamere. Mi sale una certa nausea. Mi chiedo se Sam fosse capace di tanto: mettere una bomba, ricattare un uomo rapendo la sua famiglia. Una situazione del genere un mese fa mi sarebbe sembrata assurda. Pensavo che la cosa più ribelle che Sam avesse potuto fare fosse stare in discoteca fino alle due di notte. Eppure adesso che mi ritrovo in mezzo a tutto questo, anche se fottutamente assurdo, so che è reale.
FURIOUS non sembra dare segni di vita. Mi pare che stia ragionando un po’ troppo sulla risposta. Non so quanto possiamo fidarci di un tipo come lui, eppure per adesso quelle poche certezze che ho, ce le ho grazie e lui. Forse se riusciremo a sopravvivere alla bomba e se tutto tornerà come prima tra me e Sam, chiederò consiglio a FURIOUS per la mia situazione sentimentale. Pensare a Zayn e a Niall mi fa sorridere per un instante. Mi fa sentire normale. Mi fa sentire una semplice ragazza in balia del vento dell’amore. Ma poi la voce di FURIOUS, mi riporta alla realtà.
-Lui-
Indica la foto di Liam Payne, il ragazzo di cui abbiamo conosciuto l’identità solo qualche oretta prima.
-Lui è STRONGER?-
Fa cenno di sì con la testa. Traggo un sospiro di sollievo. Pensare che non sia Sam questo misterioso individuo, mi toglie una grande morsa allo stomaco. Ma pensare che Sam se la spassa da qualche parte con un tipo del genere, mi fa andare completamente lo stomaco in subbuglio.
-Che mi dici della ragazza?-
-Mai vista in vita mia. È vestita da motociclista, ma non avrebbe mai potuto essere STRONGER. STRONGER ha vinto praticamente tutte le gare, raggiunge i 500 km/h come se fosse niente, non potrebbe mai essere una ragazza. La sua HONDA, poi è troppo pesante perché la possa guidare una donna!-
-HONDA?- chiedo confusa dal termine completamente nuovo.
-Sì, è una moto-
Faccio segno di aver capito anche se tutto il discorso tecnico sulle moto me lo sono perso. Mi sono concentrata sulla prima parte del suo discorso “Non avrebbe mai potuto essere STRONGER”. Per il momento mi basta, anche se molte cose mancano al completamento del puzzle finale. Devo ancora scoprire quella serie di “perché?” che andrebbero a concludere quest’indagine. Perché Sam preferisce stare con STRONGER e compagnia bella piuttosto che con me? Perché hanno azionato la bomba? Perché non cercano di rimediare ai loro errori?
Io e Niall usciamo dalla stanza. Ci riteniamo soddisfatti delle nuove scoperte. Subito fuori dalla sala degli interrogatori ci aspettano gli altri poliziotti che hanno assistito tramite il vetro di protezione al nostro dialogo con FURIOUS. C’è anche Zayn fottutamente perfetto. Barba appena tagliata, ciuffo ribelle all’insù, camicia e jeans. Mi ci vuole un attimo per concentrarmi e dare i nuovi ordini. Mi ci vuole giusto un’occhiata con Niall e ritorno sul pianeta Terra.
-Perrie, fai una squadra di quattro persone. Rintraccia i tre fuggiaschi … -
-E se li troviamo?-
-Li andate a prendere-
La biondina fa cenno di sì con la testa.
-Jake e Niall, voi andate a interrogare i famigliari di Payne e Tomlinson … voglio sapere tutto-
-Agli ordini, capo!-
- Zayn, tu vieni con me-
I suoi occhi si illuminano maliziosamente. Scambia uno sguardo al biondino. Sembra dirgli “Ho vinto io con lei”.
-Dove andiamo di bello?-
-Andiamo a parlare con Harry Styles-
10.30 DI MATTINA
Scendo dalla moto di Zayn. Faccio per dirigermi dentro alla scuola, ma il mio ex mi trattiene per un braccio.
-Dopo ieri, non ci siamo neanche salutati-
Protesta lui avvicinando le sue morbide labbra alle mie.
-Non è colpa mia se arrivi sempre in ritardo al lavoro- gli rispondo io ricambiando il suo sorrisetto birbante.
Il moretto cerca una scusa per spiegare la sua buona oretta di ritardo al lavoro ogni giorno, ma io già intuisco che cosa faccia tutta la notte per arrivare sempre tardi. E nonostante questo, non riesco ad odiarlo. Zayn è bello, ma mi fa impazzire il sapere che non riesco ad andare oltre al suo fisico da modello. C’è qualcosa, oltre a bicipiti ben allenati, che ti spinge a stare con una persona. So che quella cosa con Zayn non c’è mai stata né c’è tuttora. Quella cosa si chiama amore e non penso di averlo mai provato per Zayn. E pur sapendo tutto questo, voglio ancora i suoi baci. Ed è questo che mi fa incazzare: il fatto che non riesco a preferire l’amore a lui.
Mentre sono a qualche centimetro dalla bocca di Zayn, mi passa il mondo davanti, i mesi, le stagioni, gli anni. Mi vedo tra cinquant’anni, seduta sulla poltrona di casa mia. Fisso una foto tutta scolorita sul davanzale del camino. La fisso con nostalgia e, ancora prima che la visuale si sposti su di essa, so che cosa rappresenta: Sam. Poi la porta si apre ed entra Zayn con tanto di barba bianca. Viene da me, mi bacia. Poi ci raggiungono tanti bambinetti, uno diverso dall’altro. Ce n’è uno di colore, uno dai tratti asiatici, uno con la scritta U.S.A. sulla maglia, uno biondo e l’altro bruno. Ci sono quelli con gli occhi azzurri e quelli con gli occhi neri come la pece. Sono tutti belli. Ma so che tutti non sono figli miei.
Mi libero dalla stretta di Zayn ed entro nella scuola di fretta e furia. Sto diventando pazza. Ci mancavano le visioni per incorniciare il mio benessere personale. Sento il bisogno di vomitare e me ne vado un attimo in bagno. Vengo invasa da una puzza di piscia che farebbe rivoltare chiunque nella tomba. “Benvenuti nei classici bagni scolastici!”. Apro il rubinetto e inizio a lavarmi le mani piuttosto nervosamente. Ho una specie di mania per il pulito e, come ogni mania, più sono tesa e più si manifesta. Ok, forse quella visione era solo frutto della mia immaginazione, ma io non posso che coglierla e rifletterci su. È quello il futuro che voglio?!?! Un futuro senza Sam, un futuro con Zayn e con tutti i suoi figli avuti da 300000000 donne diverse?!?!?! È questo che ho sempre sognato?!?! Ovviamente no. E allora la risposta a un futuro diverso non può che essere una persona: Niall. Forse, se proverò con lui, le cose saranno diverse. Forse saranno peggio. Forse moriremo tutti per la bomba. Ma morirò con la sensazione di aver provato a cambiare il mio destino nella vita.
Chiudo il rubinetto. Respiro profondamente. Mi guardo allo specchio e mi trovo diversa, mi trovo migliore. C’è solo una cosa che è sparita, rispetto a prima: l’indecisione.
-Hey! Perché sei scappata via prima?!?! Non abbiamo finito il nostro discorso!- dice Zayn col suo solito sorrisetto penetrando di soppiatto nel bagno femminile.
-Zayn Malik, te lo dico chiaro e tondo perché non so se riuscirò mai più a trovare la forza di parlarti. Lo so che sembra strano, ma ora ho le cose chiare nella mia testa e non penso che tu possa farmi cambiare idea. Ho avuto una specie di illuminazione e in ogni caso ho finalmente compreso che non sei l’uomo della mia vita. Avrei dovuto capirlo molto prima, ma non avevo ancora aperto gli occhi veramente. E ora devo parlare con Harry, salvare migliaia di persone da una bomba e dire a un ragazzo che credo di amarlo!-
Finisco il mio discorso tutto d’un fiato e corro via dal bagno. Mi sento finalmente libera. Zayn mi guarda perplesso. In effetti potrebbero sembrare parole di una pazza isterica e forse lo sono anche. Ma ora ho altro da fare e non ho tempo di rimproverarmi per come gli ho detto che non volevo stare insieme a lui.
24 GIUGNO 2014 (-8 alla bomba)
9.00 DI MATTINA
-Aspettiamo Zayn o iniziamo l’interrogatorio con FURIOUS??-
Finisco di mangiucchiarmi l’unghia del pollice destro. Fisso le carte sparse sulla mia scrivania. Niall aspetta sull’uscio della porta. Dentro i suoi occhi intravedo la speranza di un interrogatorio senza Zayn. Non gli è mai piaciuto. O forse non ha mai sopportato che fosse il mio ragazzo. Mi fermo ad osservare le sue labbra. Cerco di capire dentro di me cosa voglio dalla vita. Quelle labbra rosse, carnose. Labbra dolci, che non mi tratterebbero mai male. Perché sono ancora indecisa?
-No, iniziamo-
Io e il biondino entriamo nella sala degli interrogatori. Lì, FURIOUS ci aspetta giocherellando con la propria barba. Io e il mio collega ci sediamo, beviamo un sorso di caffè e lasciamo ancora un po’ nel suo brodo l’interrogato.
-Allora FURIOUS … continua la nostra caccia all’uomo … Non sappiamo l’identità di STRONGER, ma abbiamo tre sospettati. Ora entri in gioco tu … Siamo in democrazia, ti diamo la possibilità di scegliere: o finisci i tuoi giorni in una cella ammuffita a 900 km da qua, o ci dai una mano!-
FURIOUS mi mostra un sorrisetto compiaciuto. Sembra si diverta a vederci così disperati.
-Se hai paura per la tua famiglia … Non ti preoccupare … Siamo qui per aiutarti. Ma se non sappiamo chi è STRONGER non possiamo aiutare proprio nessuno. Non so se tu sia stato costretto veramente ad azionarla quella bomba, ma a maggior ragione, se lo sei stato, aiutaci a mandarli all’inferno!-
Scambio un’occhiata con Niall. Lui sembra cogliere il messaggio: “basta con le buone maniere, o collabora o niente”.
-Vedi questi tre ragazzi … Chi è STRONGER?- gli mostro le foto prese dalle telecamere di sicurezza dell’ospedale. Ma lui sta zitto. Non muove la bocca neanche per respirare.
-In effetti, in quelle foto non si vedono bene … ora ti diamo queste … -
Niall gli porge delle foto normalissime (suppongo prese da facebook) dei tre ragazzi. Se FURIOUS conosce l’identità di STRONGER, con quei primi piani, dovrebbe capire chi è.
L’interrogato osserva attentamente ogni singola foto. Sembra analizzare analiticamente ogni particolare. Si sofferma molto su quella di Sam. La guarda, la riguarda e poi la confronta con le foto delle telecamere. Mi sale una certa nausea. Mi chiedo se Sam fosse capace di tanto: mettere una bomba, ricattare un uomo rapendo la sua famiglia. Una situazione del genere un mese fa mi sarebbe sembrata assurda. Pensavo che la cosa più ribelle che Sam avesse potuto fare fosse stare in discoteca fino alle due di notte. Eppure adesso che mi ritrovo in mezzo a tutto questo, anche se fottutamente assurdo, so che è reale.
FURIOUS non sembra dare segni di vita. Mi pare che stia ragionando un po’ troppo sulla risposta. Non so quanto possiamo fidarci di un tipo come lui, eppure per adesso quelle poche certezze che ho, ce le ho grazie e lui. Forse se riusciremo a sopravvivere alla bomba e se tutto tornerà come prima tra me e Sam, chiederò consiglio a FURIOUS per la mia situazione sentimentale. Pensare a Zayn e a Niall mi fa sorridere per un instante. Mi fa sentire normale. Mi fa sentire una semplice ragazza in balia del vento dell’amore. Ma poi la voce di FURIOUS, mi riporta alla realtà.
-Lui-
Indica la foto di Liam Payne, il ragazzo di cui abbiamo conosciuto l’identità solo qualche oretta prima.
-Lui è STRONGER?-
Fa cenno di sì con la testa. Traggo un sospiro di sollievo. Pensare che non sia Sam questo misterioso individuo, mi toglie una grande morsa allo stomaco. Ma pensare che Sam se la spassa da qualche parte con un tipo del genere, mi fa andare completamente lo stomaco in subbuglio.
-Che mi dici della ragazza?-
-Mai vista in vita mia. È vestita da motociclista, ma non avrebbe mai potuto essere STRONGER. STRONGER ha vinto praticamente tutte le gare, raggiunge i 500 km/h come se fosse niente, non potrebbe mai essere una ragazza. La sua HONDA, poi è troppo pesante perché la possa guidare una donna!-
-HONDA?- chiedo confusa dal termine completamente nuovo.
-Sì, è una moto-
Faccio segno di aver capito anche se tutto il discorso tecnico sulle moto me lo sono perso. Mi sono concentrata sulla prima parte del suo discorso “Non avrebbe mai potuto essere STRONGER”. Per il momento mi basta, anche se molte cose mancano al completamento del puzzle finale. Devo ancora scoprire quella serie di “perché?” che andrebbero a concludere quest’indagine. Perché Sam preferisce stare con STRONGER e compagnia bella piuttosto che con me? Perché hanno azionato la bomba? Perché non cercano di rimediare ai loro errori?
Io e Niall usciamo dalla stanza. Ci riteniamo soddisfatti delle nuove scoperte. Subito fuori dalla sala degli interrogatori ci aspettano gli altri poliziotti che hanno assistito tramite il vetro di protezione al nostro dialogo con FURIOUS. C’è anche Zayn fottutamente perfetto. Barba appena tagliata, ciuffo ribelle all’insù, camicia e jeans. Mi ci vuole un attimo per concentrarmi e dare i nuovi ordini. Mi ci vuole giusto un’occhiata con Niall e ritorno sul pianeta Terra.
-Perrie, fai una squadra di quattro persone. Rintraccia i tre fuggiaschi … -
-E se li troviamo?-
-Li andate a prendere-
La biondina fa cenno di sì con la testa.
-Jake e Niall, voi andate a interrogare i famigliari di Payne e Tomlinson … voglio sapere tutto-
-Agli ordini, capo!-
- Zayn, tu vieni con me-
I suoi occhi si illuminano maliziosamente. Scambia uno sguardo al biondino. Sembra dirgli “Ho vinto io con lei”.
-Dove andiamo di bello?-
-Andiamo a parlare con Harry Styles-
10.30 DI MATTINA
Scendo dalla moto di Zayn. Faccio per dirigermi dentro alla scuola, ma il mio ex mi trattiene per un braccio.
-Dopo ieri, non ci siamo neanche salutati-
Protesta lui avvicinando le sue morbide labbra alle mie.
-Non è colpa mia se arrivi sempre in ritardo al lavoro- gli rispondo io ricambiando il suo sorrisetto birbante.
Il moretto cerca una scusa per spiegare la sua buona oretta di ritardo al lavoro ogni giorno, ma io già intuisco che cosa faccia tutta la notte per arrivare sempre tardi. E nonostante questo, non riesco ad odiarlo. Zayn è bello, ma mi fa impazzire il sapere che non riesco ad andare oltre al suo fisico da modello. C’è qualcosa, oltre a bicipiti ben allenati, che ti spinge a stare con una persona. So che quella cosa con Zayn non c’è mai stata né c’è tuttora. Quella cosa si chiama amore e non penso di averlo mai provato per Zayn. E pur sapendo tutto questo, voglio ancora i suoi baci. Ed è questo che mi fa incazzare: il fatto che non riesco a preferire l’amore a lui.
Mentre sono a qualche centimetro dalla bocca di Zayn, mi passa il mondo davanti, i mesi, le stagioni, gli anni. Mi vedo tra cinquant’anni, seduta sulla poltrona di casa mia. Fisso una foto tutta scolorita sul davanzale del camino. La fisso con nostalgia e, ancora prima che la visuale si sposti su di essa, so che cosa rappresenta: Sam. Poi la porta si apre ed entra Zayn con tanto di barba bianca. Viene da me, mi bacia. Poi ci raggiungono tanti bambinetti, uno diverso dall’altro. Ce n’è uno di colore, uno dai tratti asiatici, uno con la scritta U.S.A. sulla maglia, uno biondo e l’altro bruno. Ci sono quelli con gli occhi azzurri e quelli con gli occhi neri come la pece. Sono tutti belli. Ma so che tutti non sono figli miei.
Mi libero dalla stretta di Zayn ed entro nella scuola di fretta e furia. Sto diventando pazza. Ci mancavano le visioni per incorniciare il mio benessere personale. Sento il bisogno di vomitare e me ne vado un attimo in bagno. Vengo invasa da una puzza di piscia che farebbe rivoltare chiunque nella tomba. “Benvenuti nei classici bagni scolastici!”. Apro il rubinetto e inizio a lavarmi le mani piuttosto nervosamente. Ho una specie di mania per il pulito e, come ogni mania, più sono tesa e più si manifesta. Ok, forse quella visione era solo frutto della mia immaginazione, ma io non posso che coglierla e rifletterci su. È quello il futuro che voglio?!?! Un futuro senza Sam, un futuro con Zayn e con tutti i suoi figli avuti da 300000000 donne diverse?!?!?! È questo che ho sempre sognato?!?! Ovviamente no. E allora la risposta a un futuro diverso non può che essere una persona: Niall. Forse, se proverò con lui, le cose saranno diverse. Forse saranno peggio. Forse moriremo tutti per la bomba. Ma morirò con la sensazione di aver provato a cambiare il mio destino nella vita.
Chiudo il rubinetto. Respiro profondamente. Mi guardo allo specchio e mi trovo diversa, mi trovo migliore. C’è solo una cosa che è sparita, rispetto a prima: l’indecisione.
-Hey! Perché sei scappata via prima?!?! Non abbiamo finito il nostro discorso!- dice Zayn col suo solito sorrisetto penetrando di soppiatto nel bagno femminile.
-Zayn Malik, te lo dico chiaro e tondo perché non so se riuscirò mai più a trovare la forza di parlarti. Lo so che sembra strano, ma ora ho le cose chiare nella mia testa e non penso che tu possa farmi cambiare idea. Ho avuto una specie di illuminazione e in ogni caso ho finalmente compreso che non sei l’uomo della mia vita. Avrei dovuto capirlo molto prima, ma non avevo ancora aperto gli occhi veramente. E ora devo parlare con Harry, salvare migliaia di persone da una bomba e dire a un ragazzo che credo di amarlo!-
Finisco il mio discorso tutto d’un fiato e corro via dal bagno. Mi sento finalmente libera. Zayn mi guarda perplesso. In effetti potrebbero sembrare parole di una pazza isterica e forse lo sono anche. Ma ora ho altro da fare e non ho tempo di rimproverarmi per come gli ho detto che non volevo stare insieme a lui.
“Ciò che siamo è la somma di mille menzogne
ciò che sappiamo è pressochè nulla”
ciò che sappiamo è pressochè nulla”
11.00 DI MATTINA
Ci raggiunge nell’ufficio della preside Harry Styles. Chiedo se posso rimanere da sola col ragazzo e vengo accontentata.
-Allora? Che c’è ancora??!?!-
-Senti, ragazzino, oggi non è giornata! Sono piuttosto nervosa e vederti, credimi, mi fa innervosire ancora di più!-
-Non ti preoccupare … succede a tutte le ragazze quando sono in mia presenza!-
Rispondo con un sorrisetto finto. Davvero insopportabile.
-Harry … Sam è incinta-
Il ragazzo diventa bianco come un fantasma. Cerca di dire qualcosa, ma non gli esce nulla. Il vuoto prende possesso di lui e posso vedere nei suoi occhi il niente di chi aveva ogni certezza e l’ha persa improvvisamente.
-Dov’è?-
-Non lo so … noi stiamo investigando, ma tu potresti darci una mano … Sam non mi vuole vedere, con te magari è diversa-
-Non penso proprio … -
-Hey! Sei pur sempre il padre del bambino!-
Lui fa cenno di sì con la testa. Io faccio per uscire dalla porta, ma Harry mi ferma.
-Grazie-
Sorrido e lo stringo in un abbraccio. Harry Styles è diventato così piccolo e indifeso che si fa proteggere da me. Sento le sue lacrime cadermi sulla spalla. Ha paura, lo sento nel fremito del suo corpo. E se lui si sente così, non ho idea di come si possa sentire Sam.
POV SAM
24 GIUGNO 2014 (-8 alla bomba)
10:00 DI MATTINA
Timidi raggi di sole penetrano attraverso la spessa tenda che ondeggia leggermente al movimento delicato del vento. Gli squarci azzurri di cielo dietro di essa sono ben evidenziati dalle piccole nuvolette a pecorella distanziate qualche metro l’una dall’altra. Un bel panorama, se non fosse per le circostanze.
Mentre faccio scorrere, con pigrizia, gli occhi sul soffitto ambito dalla muffa, la mia vista ricade su un particolare fogliettino giallo, piegato più volte su sé stesso. Afferro tra le dita l’oggetto increspato dalla pieghe e lo apro. Una calligrafia disordinata e poco comprensibile è tracciata sul pezzo di carta, macchie d’inchiostro ben visibili sono stampati agli angoli estremi del biglietto. A fatica leggo le parole, indugiando svariate volte.
Buongiorno Sam, ho lasciato entrare un po’ di luce in questa stanza, spero non ti abbia dato fastidio. Questa mattina mi sono svegliato di fianco a te, ti ho vista rannicchiata su te stessa mentre sognavi chissà cosa. Mi si è sciolto il cuore. Mi chiedo, come tu possa aver ricevuto tanta sofferenza da avere gli occhi vuoti, perché, Sam, io li vedo che sono spenti. Ho visto in quel marrone illuminarsi una luce solo ieri sera nella doccia e, vorrei che restassero sempre così.
Ora, forse ti chiederai chi sono io per dirti tutte queste cose? E la risposta c’è l’ho. Ricordi il patto? Spero di sì. Ecco, io non l’ho fatto perché mi andava di farlo, l’ho fatto perché voglio che si realizzi. Voglio, davvero diventare felice, e lo voglio fare con te. Ti conosco da appena due giorni eppure sento qualcosa dentro di me, qualcosa di strano. È una sensazione come se fossi sempre stata con me, come se ti avessi sempre conosciuta, ma la meraviglia è che ti ho incontrata.
Quindi vorrei conquistare la felicità, ti va di farlo insieme a me? Ti aspetto sulla spiaggia qui di fronte.
Il tuo Louis
Rileggo quelle parole più volte estraniandomi dal mondo circostante, cerco di capire se quelle frasi sono realtà oppure è uno stupido sogno. Ma anche se sbatto più volte le ciglia, quel bigliettino rimane sempre nelle mie mani e quindi mi convinco del fatto che Louis ha realmente tracciato questi segni.
Resto immobile per parecchio tempo a fissare il fogliettino, mentre un sorriso mattutino si apre sul mio viso e dopo alcuni istanti di trans, mi decido a scendere dal letto trascinandomi, in seguito, verso la porta. Sto per varcare la soglia quando vedo appoggiata al bordo del letto la sua canottiera, la afferro tra le mani portandola al naso e inspiro l’odore intrappolato all’interno del tessuto. Un insieme di liquirizia e altri profumi a me sconosciuti, appartenenti, probabilmente, solo a lui, invadono le mie narici facendomi affogare.
Senza pensarci, assorta nei più strani pensieri, mi spoglio rimanendo solo in intimo e mi infilo la sua canottiera blu notte sentendo quel profumo attaccarsi alla mia pelle. Sorrido per poi uscire dalla stanza illuminata dal sole e mi dirigo, con un sorriso, verso la porta d’ingresso. Nel tragitto la figura di Payne seduto malamente sul divano mi si placa davanti e, per un momento, lo fisso. Infastidito dal mio sguardo mi lancia un occhiataccia, che presumo vada di pari passo a un “che cazzo vuoi?” , alla quale rispondo di rimando. Uscendo dalla casa l’aria tiepida di giugno mi invade e il sapore dell’estate, iniziata da poco, si percepisce benissimo.
Oltrepasso la strada entrando a contatto con la sabbia appena calda, i miei piedi affondano all’interno di essa ad ogni mio passo e i sottili granellini mi provocano un leggero solletico. In lontananza scorgo la figura di Louis: i pantaloni neri attillati arrotolati fino al ginocchio, il petto nudo che mette in mostra i numerosi tatuaggi, i capelli spettinati al vento e i piedi scalzi. Si muove avanti e indietro tirando sassolini in mare cercando di far fare ad essi più salti a filo d’acqua possibili.
Mi chino, prima, a raccogliere una piccola pietra sottile e poi velocemente lo raggiungo. Mi affianco a lui e, senza dire alcuna parola, lancio il sassolino a pelo d’acqua facendogli compiere cinque salti. Sbalordito, il moro, si gira verso di me facendomi un sorriso a trentadue denti.
-Dove hai imparato?- mi chiede poi.
Accenno una piccola risatina prima di rispondere abbassando la testa incapace di sostenere il suo sguardo.
-Non che ci sia tanto da imparare per lanciare dei sassolini, ma, forse, anni e anni passati a farlo servono a qualcosa!-
Lo vedo, con la coda dell’occhio, sorridere e abbassare lo sguardo forse per il disagio. I suoi piedi lunghi attirano la mia attenzione, mentre il rumore delle onde fa di sottofondo.
-Si, Louis- affermo alzando lo sguardo.
-Che cosa?- mi chiede confuso.
-Voglio diventare felice insieme a te- il sole esattamente nella mia direzione mi costringe a socchiudere un occhio.
-Davvero?-
-Si cazzo-
Entrambi scoppiamo in una risata sonora prima che, quasi senza accorgermene, mi ritrovo a girare tra le sue braccia. La sua pelle viene a contatto con la mia e un brivido mi passa lungo la spina dorsale. E ridiamo, entrambi, come due bambini prima che, improvvisamente, ci ritroviamo a pochi centimetri l’uno dall’altra e diventiamo seri. Il ghiaccio dei suoi occhi incontra il marrone dei miei e affogo, i nostri respiri si confondono e diventano più affannati, i nostri visi si avvicinano sempre di più finchè i nostri nasi si sfiorano. Passano una manciata di secondi prima che, la mia e la sua bocca, ormai senza distanza, si incontrano, le labbra combaciano e si dischiudono. Una miriade di brividi ed emozioni sconosciute riempono il mio corpo.
Sento una morsa allo stomaco, ma non quelle di dolore, di rimpianti e di paura. Quelle che tutti definiscono “farfalle allo stomaco”. Quelle che tutti almeno una volta nella vita provano. Quelle che sono solo frutto di quel sentimento capace di far battere il cuore. E forse quello che mi sta succedendo è proprio questo. Forse mi sto innamorando. Forse, nonostante tutto e tutti, il mio cuore sa battere ancora o forse non aveva mai battuto.
Il lungo e piacevole scontro finisce appena entrambi fatichiamo a respirare, così abbassiamo, disagiati, lo sguardo. Mi passo la lingua intorno alle labbra come per assaporare anche le ultime tracce di quel bacio, perché, sì, è stato magnifico. Forse, lo potrei definire, un primo bacio, in quanto, delle labbra così vere e sincere non le ho mai incontrate.
-Ok, forse non avremmo dovuto…ora…- balbetta nel panico Louis allontanandosi e iniziando a camminare su e giù per la spiaggia.
Resto immobile per alcuni minuti in uno stato di trans e quando, finalmente, riprendo conoscenza la cosa che mi viene spontanea è questa:
-Louis?- attiro la sua attenzione.
Si blocca e alza semplicemente lo sguardo.
-Mi è piaciuto- abbasso il viso imbarazzata e non lo rialzo finchè dalla sua bocca non escono tre parole.
-Anche a me-
Ci ritroviamo ancora una volta, marrone contro azzurro, a sorridere consapevoli di questo momento felice.
-Perché hai la mia canottiera?- mi chiede divertito, dopo alcuni minuti di silenzio imbarazzante.
-Mi piace il tuo profumo!- ammetto visibilmente imbarazzata.
-A me piace il tuo- risponde sorridente.
Mi faccio scappare una piccola risatina prima di incontrare, per l’ennesima volta i suoi occhi.
-Bei tatuaggi!- mi avvicino a lui e, con una mano, gli accarezzo la grande scritta sul petto.
Le sue guance si dipingono di rosso appena appoggio la mano sulle macchie impresse nella pelle e riesce a sussurrare solo un timido “Grazie”.
Non mi sono mai comportata così, almeno, non con una persona che conosco da poco tempo, ma Louis ha qualcosa. Qualcosa che mi accapiglia, qualcosa di diverso, che mi fa sentire sicura e felice.
-Credi nel colpo di fulmine, Louis?- chiedo, questa volta, meno sicura delle altre.
-Adesso sì!- risponde sorridente.
Si avvicina a me per incollare, nuovamente, le sue labbra alle mie. E un senso di gioia, di spensieratezza, di sollievo invade il mio corpo. Sento la sua lingua bagnare le mie labbra per poi picchiettare leggermente, quasi timida, per chiedere accesso alla mia bocca. Non esito a dischiudere le labbra per permettergli di esplorare la mia desiderosa. Le nostre lingue si intrecciano, si cercano, si toccano creando un vortice di passione unico. Creando un bacio perfetto. Uno di quelli che ti fa rabbrividire. Che ti rende felice. Che non scorderai mai. Quelli diversi da tutti. Quelli che ti fanno assentare dal mondo. Quelli in cui ci si sente perfetti solo insieme.
E il pianeta mi sembra fermo. Come se ci fossimo solo noi due. Su questa spiaggia deserta a baciarci.
È un bacio diverso. Unico. Senza termini giusti per descriverlo. Senza parole per esprimere le nostre emozioni. Perché è solo. Non è un bacio volante. Un bacio di “sesso”. Un bacio tra due conoscenti. È un bacio pieno d’amore. Un bacio che porta il cuore a mille battiti al minuto. Non è uno dei baci che mi da’ Harry quando andiamo a letto. Perché quelli non sono baci.
Ci stacchiamo, ormai senza fiato, sorridenti. Consapevoli che quello è stato il miglior bacio di tutta la vita. Il miglior momento in cui avresti voluto fermare il tempo per sentire ancora quelle sensazioni sconosciute, ma speciali.
Mettendo le mani dietro il mio collo, appoggia la fronte sulla mia, si schiarisce la voce e dalla sua bocca escono queste testuali parole:
-Io scelgo te. Anche tra migliaia di ragazze. Anche tra milioni di anni. Io scelgo te. Ricordatelo. Anche se ci conosciamo da appena due giorni, sappi solo che sei entrata nella mia vita, nel mio cuore e non ne uscirai mai. Sei in trappola, piccola.-
“Gridiamo
Cerchiamo di essere
Apriamo i nostri cuori
Senza paura di nulla”
Cerchiamo di essere
Apriamo i nostri cuori
Senza paura di nulla”
***
Mi sembra tutto così veloce. Pensare che in due giorni la mia vita è cambiata radicalmente. Dalla ragazzina indifesa e priva di affetto mi sono trasformata. Sono diventata, oserei dire, più matura. Ho scoperto cose che avrei voluto non sapere. Avrei decisamente preferito saltare quella parte. Ho pianto. Ho riso. Ho conosciuto una persona in grado di capirmi, di rendermi la vita migliore, di farmi felice, in grado di staccarmi dal mondo con la sua allegria e spensieratezza che nasconde debolezza e un passato turbolento. Ma, ora, in questo preciso momento, poco importa. Perché sono tra le sue braccia, su questo divano, e mi sembra un sogno.
“Sono ricercati due ragazzi e una ragazza di 17 anni. La polizia lo scorso 21 giugno ha fatto irruzione in una gara clandestina, ma 3 moto sono riuscite a fuggire. La sorella della ragazza ha fatto un appello. A voi il servizio.
Consapevole che l’argomento trattato dal telegiornale riguarda noi, alzo la testa, piuttosto impaurita, e mi metto a sedere meglio.
“-Io e mia sorella non abbiamo mai avuto un bel rapporto. Quando i nostri genitori sono morti, Sam è stata affidata a me. Lo so che la sorella maggiore non sono mai riuscita a farla. So che Sam ha solo bisogno di essere compresa. E solo adesso mi accorgo di quanto ho sbagliato. Avrei dovuto almeno sforzarmi a capirti, ma ero talmente presa dal mio lavoro che eri sempre in secondo piano. Ora, Sam, non so se tu mi stai guardando, non so dove sei, ma ti prego, non posso perderti.-
Sono queste le parole che Bella Norregst dice a sua sorella Sam. La polizia sta compiendo delle ricerche, ma sono più difficili del previsto. È stato scoperto che, proprio la ragazza di 17 anni, è incinta. E questo è quello che dice il presunto padre.
“-Sam, lo so che mi stai guardando. E so perfettamente che ti senti sola. Ti prego dammi tue notizie. Ho solo bisogno di sapere che sei viva. Hai mio figlio e lo so che ti starai chiedendo come io possa dirti tutte queste cose. Penserai che sono falso perché non sono mai stato così affettuoso con te. Ma ti prego credimi, ho paura. Per te. Per me. Per noi.-“
È Harry Styles che parla con la vana speranza che Sam possa dare una mano alle ricerche.
Tre ragazzi giovani. Louis Tomlinson. Liam Payne. Sam Norregt. Ecco le foto.
Linea in studio.”
La voce stridula proveniente dalla televisione, di quella donna si ripete nella mia mente come un disco. Una mia foto sfocata appare in tv seguita da quelle di Louis e Liam.
Fisso incredula le immagini scorrere, ormai, appartenenti a un altro servizio. Mi chiedo come tutto questo sia possibile, come io possa essere ricercata dalla polizia, come io sia riuscita a mettere in moto metà paese per essere trovata. E la cosa ancor che più mi sorge spontanea è il fatto che, proprio loro, quelle due persone che mi hanno usata e ignorata allo stesso tempo, ora, in quelle parole si dimostrano essere pentiti di tutto.
Per un momento ci credo. Ci credo perché negli occhi di quelle due persone ho visto qualcosa di diverso. Come se fossero vere quelle parole, come se davvero le provassero. E, mi passa l’idea di ritornare in città, di aprire la porta di quella casa e ritornare da mia sorella. Eppure c’è ancora qualcosa che mi ferma.
-Cazzo, cazzo, cazzo! Quelli eravamo noi!-
Un vaso spinto con forza da Payne si sgretola al contatto con il pavimento facendo tremare alcuni oggetti appoggiati sul tavolino.
Una lacrima mi bagna il viso e mi sento di nuovo piccola. Indifesa. Senza affetto. Come se le parole di Louis, il nostro bacio, le nostre promesse, non fossero mai esistiti. Come se fossi tornata quella diciasettenne.
-No, no, no. Cazzo. Dobbiamo andare via da qui. Se mi trova la polizia, sono solo casini.- Liam urla quelle parole.
-Ma ti sei bevuto il cervello o cosa? Se ce ne andiamo di qua ci riconosceranno!- risponde Louis.
-Fate quello che cazzo volete…io me ne vado- sento quella voce e poi la porta sbattere.
Mi sembra tutto così assurdo. Bella che parla come se si fosse pentita. Harry che ha paura. Liam che scappa. Louis in preda a una crisi nervosa. Io che piango.
-Ho paura- dico in un sibilo.
Ed è vero, ho paura di tutto. Di Bella. Di Harry. Di me. Di tutti.
Louis si gira di scatto mostrandomi una tenera smorfia, avvicinandosi a me si china e mi prende le mani.
-Senti Sam, lo so che sto correndo troppo. Non sono il tipo che bacia la prima che capita solo per rendersi figo o per divertimento. Io ti ho baciato perché, in quel momento volevo farlo e lo farei anche adesso. Dal primo momento che ti ho visto, da quando ti sei tolta quel casco ho sentito dentro di me il cuore riprendere vita.- porta la mia mano all’altezza del suo petto- Lo senti?- sotto la mia sottile mano battiti accelerati prendono vita e annuisco sorridendo- Ecco fa così grazie a te. Lo so, lo so, mi prenderai come pazzo, ma ti giuro non aveva mai battuto così tanto-
La sua bocca si apre in un grande sorriso, i suoi occhi diventano leggermente lucidi e quella sensazione descritta dal moro sembra prendere possesso anche di me. A centro del mio petto il cuore sembra esplodere e le mie labbra, involontariamente, si allargano. E così, come un gesto spontaneo, senza parlare, appoggio le labbra sulle sue notando, però un leggero cambiamento all’interno del bacio. Entrambi ci accarezziamo leggermente le labbra inumidendole e i nostri petti, uno a contatto dell’altro, si muovono in contemporanea.
Il piccolo, dolce e casto contatto lo blocco appoggiando la mia fronte alla sua.
-Quel ragazzo il padre del bambino?- mi chiede dopo alcuni momenti di silenzio.
Mi allontano da lui appoggiando la schiena al divano su cui siedo. Le immagini di quel servizio ritornano davanti a me e le parole di Harry rimbombano nella mia mente come un coro.
“ho paura. Per te. Per me. Per noi”
-Si- sussurro talmente piano quasi da non sentirlo.
Louis sospira nervosamente prima di alzarsi e allontanarsi per poi tornare poco dopo con qualcosa in mano.
-Chiamalo- mi porge il mio telefono.
Fisso per un attimo i suoi occhi poi li sposto sull’oggetto nelle sue mani, e l’unica cosa che riesco a fare è abbassare la testa. Solo dopo alcuni minuti di silenzio riesco a pronunciare alcune parole.
-No, non posso farlo. Ho paura-
-Non devi avere paura, ci sono qui io. Ti ho fatto una promessa. Io resto qui con te. Qualunque cosa succeda. Avanti chiamalo, è la cosa giusta. Fidati di me-
Alzo la testa e afferro il vecchio telefono. Lo stringo tra le mie mani prima di accenderlo e aspettare che si carichi. Apro la rubrica con le mani tremanti.
Il nome di Harry scritto in maiuscolo spicca nel corto elenco, premo la voce e porto, tremando, l’oggetto all’orecchio.
Primo squillo.
Secondo squillo.
-Pronto? Sam sei tu? Sam?-
La voce mi si blocca in gola e, riesco solo a deglutire. La voce roca di Harry grida dall’altra parte della cornetta, ma io resto immobile.
Louis mi prende il telefono di mano.
-Senti io non so chi sei. Ti ho visto in televisione. Ma Sam ha bisogno di te. Siamo in una casa vicino alla fine della spiaggia. È l’unica. Non dire niente alla polizia. Raggiungici.- chiude la chiamata velocemente e spegne il telefono.
Non so quanto possa essere giusta la cosa, non so se chiamare Harry serve a qualcosa oppure ci siamo incastrati da soli. Questo non posso saperlo, ma un motivo per cui l’ho fatto ce l’ho davanti agli occhi: Louis. Se fosse stato diverso, se non fosse stato lui a dirmelo, molto probabilmente non lo avrei mai fatto, ma Louis ha questo potere nei miei confronti. Convincermi di tutti, farmi vedere la vita dal suo punto di vista e, nonostante, siano appena due giorni da quando lo conosco, non posso esserne più felice.
Sedendosi vicino a me, mi accarezzo dolcemente, con il dorso della mano, una guancia.
-Mi rendi forte, Louis-
-Sei più forte di quanto credi. Pensa solo al fatto di essere sopravvissuta fino ad adesso-
Mi sembra tutto così veloce. Pensare che in due giorni la mia vita è cambiata radicalmente. Dalla ragazzina indifesa e priva di affetto mi sono trasformata. Sono diventata, oserei dire, più matura. Ho scoperto cose che avrei voluto non sapere. Avrei decisamente preferito saltare quella parte. Ho pianto. Ho riso. Ho conosciuto una persona in grado di capirmi, di rendermi la vita migliore, di farmi felice, in grado di staccarmi dal mondo con la sua allegria e spensieratezza che nasconde debolezza e un passato turbolento. Ma, ora, in questo preciso momento, poco importa. Perché sono tra le sue braccia, su questo divano, e mi sembra un sogno.
“Sono ricercati due ragazzi e una ragazza di 17 anni. La polizia lo scorso 21 giugno ha fatto irruzione in una gara clandestina, ma 3 moto sono riuscite a fuggire. La sorella della ragazza ha fatto un appello. A voi il servizio.
Consapevole che l’argomento trattato dal telegiornale riguarda noi, alzo la testa, piuttosto impaurita, e mi metto a sedere meglio.
“-Io e mia sorella non abbiamo mai avuto un bel rapporto. Quando i nostri genitori sono morti, Sam è stata affidata a me. Lo so che la sorella maggiore non sono mai riuscita a farla. So che Sam ha solo bisogno di essere compresa. E solo adesso mi accorgo di quanto ho sbagliato. Avrei dovuto almeno sforzarmi a capirti, ma ero talmente presa dal mio lavoro che eri sempre in secondo piano. Ora, Sam, non so se tu mi stai guardando, non so dove sei, ma ti prego, non posso perderti.-
Sono queste le parole che Bella Norregst dice a sua sorella Sam. La polizia sta compiendo delle ricerche, ma sono più difficili del previsto. È stato scoperto che, proprio la ragazza di 17 anni, è incinta. E questo è quello che dice il presunto padre.
“-Sam, lo so che mi stai guardando. E so perfettamente che ti senti sola. Ti prego dammi tue notizie. Ho solo bisogno di sapere che sei viva. Hai mio figlio e lo so che ti starai chiedendo come io possa dirti tutte queste cose. Penserai che sono falso perché non sono mai stato così affettuoso con te. Ma ti prego credimi, ho paura. Per te. Per me. Per noi.-“
È Harry Styles che parla con la vana speranza che Sam possa dare una mano alle ricerche.
Tre ragazzi giovani. Louis Tomlinson. Liam Payne. Sam Norregt. Ecco le foto.
Linea in studio.”
La voce stridula proveniente dalla televisione, di quella donna si ripete nella mia mente come un disco. Una mia foto sfocata appare in tv seguita da quelle di Louis e Liam.
Fisso incredula le immagini scorrere, ormai, appartenenti a un altro servizio. Mi chiedo come tutto questo sia possibile, come io possa essere ricercata dalla polizia, come io sia riuscita a mettere in moto metà paese per essere trovata. E la cosa ancor che più mi sorge spontanea è il fatto che, proprio loro, quelle due persone che mi hanno usata e ignorata allo stesso tempo, ora, in quelle parole si dimostrano essere pentiti di tutto.
Per un momento ci credo. Ci credo perché negli occhi di quelle due persone ho visto qualcosa di diverso. Come se fossero vere quelle parole, come se davvero le provassero. E, mi passa l’idea di ritornare in città, di aprire la porta di quella casa e ritornare da mia sorella. Eppure c’è ancora qualcosa che mi ferma.
-Cazzo, cazzo, cazzo! Quelli eravamo noi!-
Un vaso spinto con forza da Payne si sgretola al contatto con il pavimento facendo tremare alcuni oggetti appoggiati sul tavolino.
Una lacrima mi bagna il viso e mi sento di nuovo piccola. Indifesa. Senza affetto. Come se le parole di Louis, il nostro bacio, le nostre promesse, non fossero mai esistiti. Come se fossi tornata quella diciasettenne.
-No, no, no. Cazzo. Dobbiamo andare via da qui. Se mi trova la polizia, sono solo casini.- Liam urla quelle parole.
-Ma ti sei bevuto il cervello o cosa? Se ce ne andiamo di qua ci riconosceranno!- risponde Louis.
-Fate quello che cazzo volete…io me ne vado- sento quella voce e poi la porta sbattere.
Mi sembra tutto così assurdo. Bella che parla come se si fosse pentita. Harry che ha paura. Liam che scappa. Louis in preda a una crisi nervosa. Io che piango.
-Ho paura- dico in un sibilo.
Ed è vero, ho paura di tutto. Di Bella. Di Harry. Di me. Di tutti.
Louis si gira di scatto mostrandomi una tenera smorfia, avvicinandosi a me si china e mi prende le mani.
-Senti Sam, lo so che sto correndo troppo. Non sono il tipo che bacia la prima che capita solo per rendersi figo o per divertimento. Io ti ho baciato perché, in quel momento volevo farlo e lo farei anche adesso. Dal primo momento che ti ho visto, da quando ti sei tolta quel casco ho sentito dentro di me il cuore riprendere vita.- porta la mia mano all’altezza del suo petto- Lo senti?- sotto la mia sottile mano battiti accelerati prendono vita e annuisco sorridendo- Ecco fa così grazie a te. Lo so, lo so, mi prenderai come pazzo, ma ti giuro non aveva mai battuto così tanto-
La sua bocca si apre in un grande sorriso, i suoi occhi diventano leggermente lucidi e quella sensazione descritta dal moro sembra prendere possesso anche di me. A centro del mio petto il cuore sembra esplodere e le mie labbra, involontariamente, si allargano. E così, come un gesto spontaneo, senza parlare, appoggio le labbra sulle sue notando, però un leggero cambiamento all’interno del bacio. Entrambi ci accarezziamo leggermente le labbra inumidendole e i nostri petti, uno a contatto dell’altro, si muovono in contemporanea.
Il piccolo, dolce e casto contatto lo blocco appoggiando la mia fronte alla sua.
-Quel ragazzo il padre del bambino?- mi chiede dopo alcuni momenti di silenzio.
Mi allontano da lui appoggiando la schiena al divano su cui siedo. Le immagini di quel servizio ritornano davanti a me e le parole di Harry rimbombano nella mia mente come un coro.
“ho paura. Per te. Per me. Per noi”
-Si- sussurro talmente piano quasi da non sentirlo.
Louis sospira nervosamente prima di alzarsi e allontanarsi per poi tornare poco dopo con qualcosa in mano.
-Chiamalo- mi porge il mio telefono.
Fisso per un attimo i suoi occhi poi li sposto sull’oggetto nelle sue mani, e l’unica cosa che riesco a fare è abbassare la testa. Solo dopo alcuni minuti di silenzio riesco a pronunciare alcune parole.
-No, non posso farlo. Ho paura-
-Non devi avere paura, ci sono qui io. Ti ho fatto una promessa. Io resto qui con te. Qualunque cosa succeda. Avanti chiamalo, è la cosa giusta. Fidati di me-
Alzo la testa e afferro il vecchio telefono. Lo stringo tra le mie mani prima di accenderlo e aspettare che si carichi. Apro la rubrica con le mani tremanti.
Il nome di Harry scritto in maiuscolo spicca nel corto elenco, premo la voce e porto, tremando, l’oggetto all’orecchio.
Primo squillo.
Secondo squillo.
-Pronto? Sam sei tu? Sam?-
La voce mi si blocca in gola e, riesco solo a deglutire. La voce roca di Harry grida dall’altra parte della cornetta, ma io resto immobile.
Louis mi prende il telefono di mano.
-Senti io non so chi sei. Ti ho visto in televisione. Ma Sam ha bisogno di te. Siamo in una casa vicino alla fine della spiaggia. È l’unica. Non dire niente alla polizia. Raggiungici.- chiude la chiamata velocemente e spegne il telefono.
Non so quanto possa essere giusta la cosa, non so se chiamare Harry serve a qualcosa oppure ci siamo incastrati da soli. Questo non posso saperlo, ma un motivo per cui l’ho fatto ce l’ho davanti agli occhi: Louis. Se fosse stato diverso, se non fosse stato lui a dirmelo, molto probabilmente non lo avrei mai fatto, ma Louis ha questo potere nei miei confronti. Convincermi di tutti, farmi vedere la vita dal suo punto di vista e, nonostante, siano appena due giorni da quando lo conosco, non posso esserne più felice.
Sedendosi vicino a me, mi accarezzo dolcemente, con il dorso della mano, una guancia.
-Mi rendi forte, Louis-
-Sei più forte di quanto credi. Pensa solo al fatto di essere sopravvissuta fino ad adesso-
HI!
We are come back! YEEEE.
Dopo ben una settimana, eccoci, di nuovo qui. Finalmente siamo riuscite a trovare un momento libero per dedicarci alla nostra più grande passione.
Capitolo abbastanza lungo e con alcuni colpi di scena! Bella viene alla scoperta di nuovi indizi del caso, mentre si fondano due punti in amore: Bella, scarica, definitivamente, Zayn e Louis e Sam si baciano più volte.
Per quanto riguarda invece Liam, è andato via dalla casa lasciando i “piccioncini” da soli. Cosa pensate succederà? E, soprattutto, come vi è sembrato questo capitolo?
Come, ormai, di routine ringraziamo tutti colo che hanno leggono, recensiscono e seguono la nostra storia. Davvero GRAZIE MILLE, senza di voi niente sarebbe possibile <3
Vi lasciamo qui di seguito alcune immagini, mentre all’inizio del capitolo potete trovare il trailer della storia.
Recensite in tanti e alla prossima.
Kiss xx
1D_we_love_4ever

Ve lo siete immaginate più o meno così il bacio tra Louis e Sam? Noi si.

L'espressione di Bella nel discorso tra lei e Zayn!


