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Autore: alix katlice    28/12/2014    4 recensioni
[ Thomas/Newt | modern AU | long ]
Un caldo pomeriggio è lo spettatore di un ritorno inaspettato: è Newt, il migliore amico di Minho che si è trasferito in un altro stato due anni fa, un nome che Thomas non ha mai sentito prima d'ora.
Immediatamente capisce che qualcosa sta per cambiare: la domanda è, come?
Il trasferimento di quello strano ragazzo dai capelli arruffati è avvolto nella nebbia, i suoi amici non rivelano nulla a riguardo e, contemporaneamente, Newt potrebbe diventare per lui più importante di quanto aveva pensato sarebbe stato...
Complicato per il nostro Tommy, eh?
« Io non... non voglio parlare di questo. Non è quello che voglio dirti. Non voglio che tu sappia cosa è successo perché ho paura ch- che non mi guardaresti più nel modo in cui mi guardi ora. Avresti lo stesso sguardo di tutti gli altri. Voglio solo che mi perdoni, perché sono solo un egoista del cacchio, ma io... io non ce la faccio. Ti amo perché sei l'unico che riesce a farmi respirare, sai, Tommy? »
Genere: Angst, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Altri, Newt, Thomas
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Please, don't take my sunshine
away;


 






Secondo Capitolo

"You are my sunshine,
my only sunshine,
you make me happy when skies are grey.
You'll never know, dear, how much i love you,
please don't take my sunshine away."

 

 



Tre giorno dopo il fatidico "occhiolino" e due giorni prima dell'ancor più fatidica festa, Newt non si presentò a scuola.
Thomas si rese conto che era una cosa di cui preoccuparsi quando guardò interrogativamente Minho entrare in classe visibilmente turbato e agitato: il fiato corto, le nocche pallide, sembrava che avesse corso.
Lo seguì con lo sguardo mentre si sedeva al suo banco, quasi gettando lo zaino per terra e lasciandosi cadere sulla sedia a peso morto: che cavolo è successo?, avrebbe voluto chiedergli, ma il suo sguardo e il modo in cui continuava a guardare fisso sul banco lo convinsero ad abbandonare quel proposito.
La mancanza di Newt a scuola fu notata anche dagli altri, cosa di cui Thomas si accorse in meno di cinquanta minuti: Brenda si muoveva sulla sedia, come se si sentisse a disagio. Quasi tutta la classe continuava a guardare interrogativamente Minho, che però non spostava lo sguardo dalla lavagna (ed era già strano che seguisse una lezione, figurarsi concentrarsi su di essa.) Teresa guardava fisso il pavimento e si arrotolava una ciocca di capelli neri attorno ad un dito, segno che era nervosa e che non voleva darlo a vedere.
Ad un certo punto, persino la prof. di mate sembrò accorgersi e preoccuparsi per l'assenza di Newt.
Si fermò di scatto, interrompendo a metà la frase che stava pronunciando e facendo scorrere lo sguardo sull'intera classe, per poi solo alla fine soffermarsi su banco vuoto di fronte a quello di Thomas.
« Newt? » domandò, ad un qualcuno d'indefinito.
Minho scosse piano la testa, prima di rispondere.
« Non risponde al cellulare e non entra su Whatsapp da ieri sera. »
Calò il silenzio, interrotto solo qualche secondo dopo dal suono della campanella: la porta della classe si spalancò e, la prima cosa che Thomas vide fu un cappello di lana.
« Scusi, prof., mi si era scaricato il cellulare e la sveglia non è suonata! » esclamò l'oggetto delle preoccupazioni di tutti, sorridendo amabilmente e procedendo verso il suo banco.
Si sedette sotto lo sguardo allibito di tutti, e sembrava davvero non rendersi conto di quello che attorno a lui stava succedendo: sembrò risvegliarsi solo quando quell'inquietante silenzio fu rotto dall'esclamazione spezzata di dolore di Minho.
« Idiota! » sibilò Teresa dietro di lui, mentre Minho si massaggiava la testa e lei abbassava la mano.
Lo sguardo di Newt passò velocemente fra i due: osservava incuriosito l'espressione scocciata di Teresa e quella colpevole di Minho. Poi, il suo viso cambiò.
Si rese conto che qualcosa non andava e i suoi occhi si fecero spenti, tristi.
« Cosa succede? » domandò, ma Thomas capì subito che -qualunque cosa fosse successo, Newt aveva intuito giù tutto.
« Niente, niente » liquidò la questione Brenda, con un gesto della mano.
« Eravamo solo... » provò a dire Aris, che però fu subito zittito dalle occhiataccie che gli furono rivolte.
« Eravate solo cosa? » domandò Newt.
E Thomas provò una sensazione orribile, che si augurò non tornasse mai più. Si sentì gli occhi pizzicare e si sentì come se qualcuno lo avesse mandato a terra con un calcio e gli stesse premendo il piede sul petto: si sentì così al guardare l'espressione di malinconica consapevolezza e delusione negli occhi di Newt.
Come se si fosse fidato dei suoi amici e loro, preoccupandosi (di cosa, poi? per cosa?) lo avessero deluso.
Mortificato, Newt voltò il capo e per tutto il resto della giornata non parlò a nessuno
Neppure a Thomas.
*


Thomas non capiva cosa fosse successo e non riusciva a spiegarselo: era frustrante, perché di lì a poco -circa una ventina di minuti, Newt e gli altri sarebbero passati a prenderlo per andare all'appartamento di Sonya, per la famosa festa.
Non sapeva come comportarsi. Nei due giorni precedenti nessuno aveva fatto cenno a cosa fosse successo in classe, eppure Thomas si sentiva come se quel particolare fosse molto importante.
Si era rassegnato, Newt gli piaceva. Gli piaceva il suo sorriso e il modo in cui parlava, gli piacevano i suoi occhi e le sue mani, gli piaceva e lo interessava: aveva capito, anche, che Newt era un' enorme enigma da risolvere, e sentiva che quel particolare, quello che nessuno voleva rivelargli, era il tassello più importante di quell'enorme puzzle.
Tante cose le aveva capite osservandolo, ma tante altre erano ancora da scoprire.
E quella? Quella era la più importante. Quello era il suo obiettivo.
Thomas prese un respiro profondo guardandosi allo specchio, e decise.
Il campanello suonò con venti minuti di ritardo, ma lui non si sentì comunque ancora pronto.


Arrivando lì con la macchina di Jorge (che era il fidanzato di Brenda e l'unico fra tutti loro ad avere la patente) si scoprì che la "festicciola fra amici" di Minho gli era sfuggita dalle mani e non era riuscito a gestirla: il risultato era stato che da casa di Sonya usciva ed entrava gente che Thomas non aveva mai e poi mai visto.
Entrarono alla ricerca di Minho, che trovarono intento a pomiciare con una ragazza bionda: quando Teresa lo afferrò per una spalla e lo strattonò all'indietro, facendogli perdere l'equilibrio, il ragazzo finalmente si accorse di loro.
« Buonasera a tutti, bei pive! » esclamò lui, con uno strano luccichio negli occhi e barcollando leggermente.
« Cristo, non sono nemmeno le dieci e già sei ubriaco? » lo rimbrottò Teresa, osservando con sguardo truce la ragazza carina che si stava dileguando in fretta.
« Abbiamo giocato a non mi ricordo cosa... » mormorò Minho, imbronciato.
Ci fu qualche secondo di silenzio, e Thomas capì che la metà di loro stava per proporre di andarsene.
Poi intervenne Newt, e Thomas non riuscì a comprendere se si sorprese più per questo fatto o più per ciò che disse.
« Vabbè, oramai siamo quì » cominciò, guardando un punto indefinito sulla parete « tanto vale divertirsi » concluse poi, e soffermò il proprio sguardo su Thomas.
« Va bene, va bene: restiamo » concesse Teresa alla fine, e i suoi amici si sparpagliarono velocemente nell'appartamento.

La musica era assordante.
Il ritmo pulsava nelle vene di Thomas, facendogli girare la testa: ma da quanto tempo era entrata tutta quella gente?
Quasi non si riusciva a respirare.
Thomas avrebbe tanto voluto trovare un posto tranquillo, solo per qualche minuto, per permettere alla testa di riprendersi, ma in ogni dannato angolo c'era una coppietta
intenta a strusciarsi l'una sull'altro: non voleva nemmeno provare a vedere se le camere erano libere (aveva visto Minho trascinarsi in una di esse con la ragazzina bionda) e fuori in giardino l'aria era pervasa dall'odore di erba.

Si trascinò diverse ore dietro a Brenda e Teresa, bevendo tutto d'un fiato i bicchierini che di tanto in tanto si ritrovava fra le mani.
Alle 02:54 di quella mattina, Thomas si trovava schiacciato fra Newt e il bracciolo del divano, gli altri seduti a cerchio davanti a loro: Brenda, Jorge, Teresa, Aris, Winston e un paio di altre ragazze che Thomas non conosceva erano intenti a giocare a quello che sembrava il gioco della bottiglia.
Newt, accanto a lui, continuava a partecipare passivamente al coro di risate, afferrando di tanto in tanto un bicchierino pieno di un qualche super-alcolico e buttandolo giù tutto d'un colpo.
Giunse il turno di Teresa e, quando la bottiglia si fermò su Brenda, ci fu un coro di risate e incoraggiamenti: le due ragazze si avvicinarono con riluttanza -in particolare Teresa, che continuava a lanciare occhiate inceneritrici ai presenti, e fu nel momento in cui le loro labbra si incontrarono che il filo dei pensieri di Thomas (pensieri impregnati di confusione e nulla) fu bruscamente tagliato.
« Ti godi lo spettacolo? » domandò Newt, un mormorio vicinissimo al suo orecchio.
Il suo respiro sul collo lo fece rabbrividire, portandolo poi a voltarsi e ad allontanarsi di qualche centimetro per non trovarsi a distanza ravvicinata con quello che ormai considerava un amico.
« N-no, no, stavo solo pensando » rispose lui.
Newt era ubriaco. Sorrideva troppo e aveva gli occhi troppo lucidi.
« A cosa? »
Thomas si sforzò di ricordare. La sua mente era come un enorme buco vuoto, e l'unica parola che gli venne in mente...
« Pensavo a te » disse, prima di riuscire a trattenersi. Si diede mentalmente della testa di caspio e sperò che quelle tre parole fossero state mal interpretate.
« A me? » chiese Newt per conferma.
Quando Thomas annuì, non riuscendo ad impedirselo, Newt si avvicinò leggermente.
« A che cosa pensavi di me? »
« Al fatto che c'è qualcosa di sbagliato in te » rispose lui.
Si rese conto delle parole pronunciate solo quando lo sguardo di Newt cambiò di nuovo, e diventò molto più simile a quello che aveva spezzato il cuore a Thomas, quando Newt era arrivato alle nove e tutti si erano preoccupati.
Per lui non era una cosa negativa, davvero, ma quasi di sicuro a Newt era sembrata una cosa brutta, una cosa cattiva da dire.
« No, aspetta... » disse Thomas, sporgendo il busto verso l'altro ragazzo.
Perse l'equilibrio -probabilmente a causa dell'alcool, e si ritrovò con una mano sulla gamba di Newt e con una che teneva stretto il suo polso.
« Non intendevo quello, non sbagliato nel senso di brutto, capito? Sbagliato nel senso di fuori dal comune, non era una cosa brutta, non volevo ferirti » disse, le parole che uscivano veloci dalle sue labbra a capofitto.
Newt lo guardò, con gentilezza. Lo sguardo (quello deluso e mortificato) rimase, ma la sua nuova espressione calmò Thomas e lo fece rilassare. Non capì come, ma si ritrovò ad essere ancora più vicino a lui.
« Tommy, non preoccuparti. Non mi hai ferito, davvero, ho capito cosa intendevi. »
Improvvisamente Newt si alzò. Scivolò via dalla presa di Thomas e, nel farlo, gli lasciò una leggera carezza sul braccio, carezza che Thomas avrebbe potuto interpretare come casuale se non avesse notato gli occhi di Newt che seguivano con attenzione quel movimento, come se si dovesse trattenere dal fare solo quello.
Si alzò e tutta l'attenzione dei presenti nella stanza -che si erano ridotti di molto rispetto a prima, si catalizzò su di lui.
« Newt, ehi, dove vai? » domandò Brenda.
« In bagno, ho bisogno di bere. »
Thomas notò lo sguardo d'intesa che Brenda e Teresa si scambiarono: fu certo che l'avesse notato anche Newt e che ne fosse infastidito.
« Ti accompagno » disse allora Aris, alzandosi senza barcollare.
« Non ne ho bisogno, ce la faccio, non sono così ubriaco. »
« Non c'è problema, davvero, ti accompagno: il bagno è al piano di sopra e... » e Aris smise di parlare.
Newt lo stava fissando con una rabbia nuova, che sembrava quasi sul punto di esplodere.
« Ho detto che non ne ho bisogno » ripeté, scandendo bene ogni parole.
« Newt... » mormorò Brenda, che si era tirata anche lei in piedi ed affiancava Aris.
« NO! » esclamò improvvisamente il ragazzo, e tutte le voci si zittirono.
Newt sembrava davvero sconvolto, e la cosa peggiore era che Thomas non riusciva neppure a capire quale fosse il problema.
« Sono stanco, cacchio, sono così stanco dei vostri sguardi! Dovete smetterla di guardarmi e provare pena, dovete finirla! » gridò, mentre gli occhi gli si inumidivano
« Non me ne andrò in bagno a tagliarmi le vene, se è di questo che avete paura. Non mi legherò uno stramaledetto cappio al collo e non lascerò nessun bigliettino di addio. Basta, vi prego, basta. Dovete smetterla di preoccuparmi se entro in seconda ora, perché è una cosa normalissima, ed io non sono malato. Sono normale, sono un ragazzo normalissimo, come voi. Porca puttana ho sedici anni come voi. Non voglio la pietà di nessuno... » finì il discorso con un mormorio, come se tutta l'energia di prima fosse stata risucchiata.

I suoi amici lo fissarono con gli occhi sbarrati quando fece qualche passo all'indietro e si lasciò cadere sul divano dove prima lui e Thomas erano seduti, e si portò le ginocchia al petto nascondendo il viso.
Nessuno osò muoversi per un intero minuto.

Newt aveva sbroccato per un qualcosa che ancora Thomas non capiva e i suoi amici lo avevano cacciato in giardino per parlarne.
Queste erano le uniche due certezze di Thomas, che osservava il cielo privo di stelle e si stringeva nel suo cappotto: la notte era fredda e buia, e Thomas non aveva nessun pensiero felice a cui aggrapparsi.
Suicidio. La parola vorticava pericolosamente nella sua testa, ma Thomas ancora non capiva: forse a causa dell'alcool, forse perché Newt era sempre cosi maledettamente sorridente e Thomas non riusciva proprio ad immaginarselo un Newt triste, senza voglia di vivere.
La sua solitudine fu interrotta da Minho, che aprì la porta e gli rivolse un sorriso di scuse (cosa molto strana per i suoi standard): Thomas capì quando vide dietro all'amico il familiare cappello di lana e il gigantesco maglione caratteristico di Newt.
« Questa testa di caspio vuole parlare con te » gli disse. Fece passare Newt, che si sedette accanto a Thomas, tanto vicino che le loro spalle si sfioravano, e poi se ne andò.
Passò qualche minuto nel silenzio.
« Sai, Tommy, tu mi piaci » disse ad un certo punto l'altro, muovendosi leggermente per poter guardare Thomas negli occhi.
« Perché sei un tipo intelligente. Capisci e comprendi le cose senza immischiarti. Mi piaci un sacco, davvero... »
La conversazione stava assumendo toni surreali. Thomas se ne rese conto, ma il momento era così bello, e il freddo era così pungente, che avvertì il bisogno di sentirlo. Senza alcun preavviso, afferrò la mano di Newt e la strinse, forse un po' troppo forte.
Il giorno dopo se se ne fosse ricordato sarebbe caduto nel più profondo imbarazzo, di sicuro; il fatto era che in quel momento non gliene importava affatto.
Voleva sentirlo, e anche se stringergli così la mano poteva sembrare infantile e senza senso, Thomas si sentì meglio.
Quasi aveva paura che l'altro lo avrebbe allontanato: per questo si sorprese quando Newt sorrise e gli passò un braccio dietro alle spalle e lo avvicinò, in un semi-abbraccio.
« Ed hai ragione » aggiunse, dopo qualche secondo, « c'è qualcosa di veramente sbagliato in me. »

 


 


Alice's Space (ovvero la mente bacata che ha partorito questa storia):
Hello, people! *saluta con la manina*
Eeeee, lo so, ho aggiornato un po' in ritardo D: la scuola mi ha tenuto impegnatissima, davvero :(
Ma ora sono quì :D E con un capitolo di ben ottocento parole più lungo del normale, incredibile!
Dunque, non ho molto da dire. Aggiungo solo che questo è un capitolo piuttosto importante, perché si comincia a capire cos'é successo ed è su questo che si baserà il rapporto fra Newt e Thomas, almeno per un primo periodo *messaggi criptici modalità attiva*
Bene, non ho null'altro da dire! Grazie per le persone che leggono, recensiscono, preferiscono, ricordano e seguono, e grazie anche ai lettori silenziosi!
Spero che questo capitolo vi sia piaciuto e vi mando un bacio :*
Alla prossima!

Alice.





 
 
  
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