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Autore: horjzons    24/02/2015    4 recensioni
E il sapere è la più grande arroganza, la più grande pecca di ogni uomo. Ci sono persone che uccidono perché sanno e altre che vengono uccise perché anche loro, sanno. Ci sono persone che vengono pagate perché sanno e persone che vivono nell’anonimato pur sapendo. Non importa se sei vecchio o giovane, non importa se sei un fallito o un grande, non importa se sei vivo per miracolo o se stai per morire, agisci perché sai, o credi di sapere. Ogni cosa che facciamo è influenzata dal sapere.
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-Siamo tutti deboli, chi più chi meno. E ognuno di noi ha un metodo per mascherare la propria sofferenza-
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TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=2PL9SDi9myY&list=UU875_BDGjrIt2J7pYUjzl0Q
Genere: Romantico, Song-fic, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nuovo personaggio
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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-TRAILER- 


STOP AND STARE


POV BELLA
1 LUGLIO 2014 (-1 alla bomba)
23.30 DI SERA
Mi sono sempre chiesta cosa si provi a morire. Alcuni dicono che sia più veloce di addormentarsi, ma penso che questo valga solo per le morti improvvise. Se non si sa quando giungerà la tua ora, si dorme in pace e ci si abbandona al mantello nero dell’aldilà in un batter di ciglia. Ma quando è già tutto programmato, quando c’è un termine alla tua vita e tu conosci il momento esatto in cui ti verrà tolto il tuo bene più prezioso, tutto quello che precede quell’attimo, è una lenta e dolorosa agonia.
-Non vai a dormire?- mi chiede Niall sporgendosi sull’uscio della porta del soggiorno.
-Avrò tanto tempo per farlo … ora vorrei godermi questo essere sveglia-
Lui si avvicina sorridendo e poi si siede vicino a me sul divano.
-E pensi che standotene qua, sul divano di casa tua a fissare la parete del tuo soggiorno che avrai già fissato tutti i giorni della tua vita, pensi di starti godendo l’essere svegli?-
 -Hai idee migliori?-
Il biondino intreccia la mia mano nella sua.
-Sì, tipo godersi questa possibile ultima notte col tuo ragazzo, sempre che mi possa considerare come tale … -
Mi scappa una piccola risatina. In effetti non abbiamo neanche avuto il tempo di chiarire la situazione tra di noi. Io so di per certo che non amo Zayn, ma con Niall è stato troppo veloce per i miei gusti. Sarà che il tempo è quello che è, ma di certo non avevo mai progettato di incontrare l’uomo dei miei sogni a qualche giorno dalla mia morte. Vorrei potergli confermare che lui è tutto quello che voglio e che se devo passare a buon vita l’unica persona con cui vorrei trascorrere questi attimi è lui, ma mentirei a Niall e a me stessa. Non c’è altro uomo con cui vorrei condividere questo momento, ma c’è una ragazza, una diciassettenne scomparsa da ben nove lunghi giorni, che vorrei stringere in un abbraccio prima di andarmene.
-È una buona idea- faccio io avvicinandomi a lui e lasciandogli un bacio sulla guancia. Ci alziamo insieme mano nella mano e lui mi dirige verso la camera da letto. Mi solleva da terra e mi appoggia dolcemente sul materasso. Poi si mette sopra di me e inizia a sbaciucchiarmi il collo. Infilo la mia mano nella sua maglietta e piano piano gliela sfilo. Poi metto le mie mani sul suo petto e capovolgo la situazione: io sopra di lui. Mentre Niall mi slaccia i pantaloni, mi passo una mano sul collo.
-Mi hai fatto un succhiotto, Niall Horan?-
-Veramente, te ne ho fatti due-
-Hai fatto male a provocare una poliziotta!-
Iniziamo a baciarci all’inizio dolcemente, poi sempre più con foga. L’amore lascia spazio agli istinti animali e ci troviamo subito nudi uno intrecciato all’altro. Io sono sopra di lui e faccio di tutto per fargli provare un immenso piacere. Lui sussulta quasi senza fiato, ma io non mollo. Continuo a spingere assaporando, per forse l’ultima volta, questa sensazione.

 
“è ora di fare la nostra mossa,
 mi sto liberando della ruggine” 

Non penso che mi capiterà ancora di sentire tutta la mia pelle a contatto con la sua. Se quella bomba scoppierà, non potrò mai più provare l’essere sua davvero. Forse dovrei cercare di risolvere la situazione, dovrei sprecare le mie ultime energie nel tentare di non mandare all’aria Washington D.C. e New York. Ma non riesco a fermarmi. Probabilmente è il piacere che mi tiene incollata al corpo di Niall o magari mi sono arresa. Magari inizio a pensare che se Dio vuole così, ci sarà una ragione. E allora mia attacco al piacere materiale tipico di noi uomini e della Terra. Finché il telefono di casa non mi fa trasalire. Chi è che chiama quasi a mezzanotte del mio ultimo giorno di vita? Mi stendo sopra di Niall. Lui sorride e poi, ancora con il fiatone, mi sussurra nell’orecchio:
-Certo che per essere una che voleva passare la serata a fissare una parete, ci sei andata giù secca- io rido e poi poso le mie labbra sulle sue. Sento il calore del suo corpo confondersi col mio. Lui mi passa una mano tra i capelli e con l’altra mi accarezza una guancia. Spinge la mia testa verso la sua costringendo le nostre labbra a posarsi ripetutamente le une sulle altre in tanti piccoli baci a stampo.
-Forse dovrei andare a rispondere al telefono … -
-No dai, non ti alzare, Bella … - implora lui.
-Torno subito!-
Mi alzo e mi copro con una piccola vestaglia. Niall cerca di trattenermi, ma alla fine ci rinuncia e si abbandona al cuscino del letto. Io corro di sotto per non perdere la chiamata. All’ultimo squillo lo raggiungo.
-Pronto?-
-Bella, sono Perrie … vieni subito in commissariato e se c’è Horan con te, fai venire anche lui! Ci sono novità importantissime!-
-Va bene, arriviamo!-
Chiudo la telefonata e corro ad avvertire il biondino che si sta rilassando nel mio letto.
 
2 LUGLIO 2014 (-2 ore alla bomba)
00.00 DI NOTTE
Io e Niall ci precipitiamo nel commissariato. Lui un po’ di controvoglia, io decisamente eccitata. So che è successo qualcosa di importante, la voce di Perrie al telefono me lo ha lasciato intendere,  e ora sono pronta a tutto.
-Bella, abbiamo novità-
-Cioè?-
-Abbiamo rintracciato Payne … si è allontanato dagli altri due motociclisti e ora si è fermato in un motel a un’oretta da qui- ci informa Perrie.
-Bene, che aspettiamo? Andiamo!- scatto io.
-Ma c’è dell’altro- interviene Zayn –la squadra che seguiva Harry lo sta pedinando, si è fermato in una casa praticamente abbandonata a mezz’ora di macchina da qui. Fuori i nostri uomini hanno avvistato due moto posteggiate, abbiamo motivo di credere che siano di tua sorella e dell’altro suo compare, Tomlinson-
Ora capisco la loro titubanza. Si aspettano ordini da me, ma io sono completamente nel pallone. Come faccio a scegliere? È ovvio che farei di tutto per riabbracciare Sam, ma so di dovermi battere per qualcosa di più importante degli affetti personali. Quando ho giurato fedeltà allo stato americano, l’ho giurato sui suoi cittadini che adesso ho il dovere di salvare.
-Va bene, agiamo così … la squadra che si trova davanti alla casa abbandonata deve fare irruzione dentro e catturare Harry e gli altri due individui a prescindere dal fatto che siano Sam e Tomlinson o altri due sconosciuti-
-Ma non possono farlo, Bella … Non hanno un mandato!-
-Fanculo il mandato! Siamo per saltare in aria tutti!-
Niall mi fa cenno di calmarmi e poi incrocia i suoi occhi nei miei.
-Tranquilla, Bella … hanno ragione loro, hanno bisogno del mandato per irrompere in una casa … -
-E va bene- concedo io esasperata –Perrie, procurati un mandato e mandaglielo via e-mail il prima possibile … noi altri andremo da STRONGER, cioè da Payne. Zayn tu ci seguirai con la moto prestabilita. Hai capito che devi fare?-
Il moretto annuisce:
-Devo inseguirlo e costringerlo a raggiungere i 480 km orari-
-Giusto-
Corriamo verso le pattuglie della polizia. Abbiamo il tempo contato. Mi tocca la tasca della pistola, attaccata alla mia cintura. Cazzo, l’ho dimenticata in ufficio!
-Arrivo subito!- avverto gli altri e corro dentro al commissariato. Mi faccio spazio violentemente tra tutti gli altri. Questi attimi sono preziosi e io li sto perdendo dietro a una ricerca disperata. Ma c’era qualcosa, oltre a quell’oggetto indemoniato, che mi ha fatto tornare in ufficio. Apro la porta e mi precipito sulla scrivania. Butto per terra tutte le cartelle e i fogli che prima riempivano il piano superiore della mia cattedra nella speranza di trovare l’arma. Mentre sono lì che svuoto il mio intero ufficio, giocandomi la vita di intere persone con questi attimi persi, penso. Penso a Liam e al nostro incontro. Mi chiedo cosa porti un ragazzo di circa 20 anni a mettere una bomba alla Casa Bianca. Mi domando perché se è davvero un criminale così esperto sia caduto facilmente nel nostro tranello. Cerco di intuire quali possano essere i motivi per i quali mia sorella ha scelto di scappare, di unirsi a persone del genere ed allontanarsi dalla sua famiglia. Fa male pensare di non essere stati in grado di farle capire quanto le volevo e le voglio tutt’ora bene. Perché, alla fine, nelle sue vene scorre il mio stesso sangue. Lei può negarlo, può fuggire da me e rifugiarsi a km di distanza. Può non rivolgermi più la parola e può combinare dei casini. Ma Sam sarà sempre mia sorella. Per quel poco che conta, ora come ora, a qualche ora dalla fine del mondo, lei è mia sorella. E lo è come lo era 17 anni fa quando uscì dalla pancia di mia madre. Piccola e indifesa esattamente come oggi. Prendo un fogliettino di carta rosa. Ci scrivo sopra solo due parole. Sam Norregst e un piccolo cuoricino dopo il cognome. Non mi importa se lei morirà pensando che non lo amassi, perché io lo farò con la netta consapevolezza di non aver amato nessuno quanto ho amato lei. Trovo la pistola, chiusa in un cassetto, la prendo e la infilo nella cintura. Do un’ultima occhiata al mio ufficio. Ora come ora, a qualche ora dal giudizio divino, faccio tutto come se fosse l’ultima volta. Assaporo i gusti e gli odori come se non li potessi sentire mai più. Guardo le cose e so già che, a prescindere dalla bellezza o dalla bruttezza di queste, mi mancheranno. Perché il mondo è bello così, nei suoi lati positivi e in quelli negativi. Nelle sue perle di perfezione e nelle sue conchiglie di imperfezione. E anche ammesso che io e Sam fossimo tali opposti, insieme eravamo belle.

 
“è ora di fare il mio ultimo appello
 per la vita che conduco”

Faccio per andarmene. Sto per chiudere la porta e per dirigermi da Payne. Sto per giocarmi l’ultima possibilità non solo della mia vita, ma di un intero popolo. Mi chiedo perché spetti a me questo duro compito. Mi chiedo perché non posso morire felice nell’inconsapevolezza. Ma se il fato ha scelto me, ha scelto proprio questa poliziotta in mezzo ad altri milioni di suoi simili, ci sarà un motivo. Forse pensava che ero più forte di altri, o forse mi doveva punire. Prima di lasciarmi alla spalle il mio ufficio, guarda ancora una volta la scrivania. Là sopra spicca il fogliettino rosa con scritto il nome di mia sorella. Un bigliettino destinato a bruciare come ogni essere vivente e non, nel giro di km da qui. Eppure mentre lo rileggo per l’ultima volta, capisco perché il fato mi ha scelta. Perché sapeva che avrei potuto capire.
Questo caso è stato complicato e assurdo fin dall’inizio. Ora, forse, lo è ancora di più, ma per la prima volta ogni mio dubbio, ogni mia domanda, si risolve, si assolve, scompare, grazie a una nuova certezza. Perché Norregst, il nostro cognome, non è altro che l’anagramma di STRONGER. E anche se è una follia, io inverto la rotta. Che Dio mi punisca, che Dio mi faccia marcire all’inferno, ma io vado da mia sorella, io vado da STRONGER. 
 
POV SAM
2 LUGLIO 2014 (-5 ore alla bomba)
00:05 DI NOTTE
È domenica e sto pensando a noi, sinceramente ci penso sempre, ma oggi un po' di più. Sto pensando al primo giorno che ci siamo conosciuti, quanta innocenza in quelle parole. Sto pensando alla prima volta che ho sentito il tuo profumo, a quanto l'ho amato fin da subito. Sto pensando ai tuoi occhi, azzurri come quelli che piacciono a me. Sto pensando a quando mi hai stretta forte e mi hai detto che tu resti. Sto pensando a quanto sei bello quando fumi, quando sorridi, quando guidi, quando ti brillano gli occhi, quando dormi, ma anche quando piangi, quando crolli, quando sei nervoso. Sto pensando a quello che siamo diventati in così poco tempo. Sto pensando anche al nostro primo bacio, dio mio, sono le labbra che voglio baciare per il resto della mia vita. Sto pensando a quando mi hai preso la mano e mi hai detto ‘sei solo mia’. Sto pensando a quanti sorrisi mi fai fare. Sto pensando che forse, sono innamorata di te.
È qui davanti a me, con gli occhi chiusi a sognare chissà cosa. È qui rannicchiato sotto le mie braccia alla ricerca del calore. È qui, proprio qui, con me e da nessun'altra parte. Le mie mani scivolano veloci nei suoi capelli, lo accarezzano, lo spettinano facendo spuntare sul mio viso un piccolo sorriso.
Credevo davvero, fino ad oggi, che tutte quelle parole dolci, tutte quelle tenerezze non esistessero o che, meglio, fossero cose da diabete. Non avevo proprio la concezione di come, proprio questi piccoli gesti siano l'essenza della vita, quelli che davvero, una volta conosciuti, non sai farne a meno. E ci vai in overdose.
Penso che davvero pochi giorni fa, forse cinque forse dieci, ero un'altra persona. Ero quella piccola e innocente ragazzina che nessuno giudicava, ma che veniva semplicemente ignorata. Ero la formica di ogni situazione e, se ci ragiono, non avevo niente. Avevo la tempesta dentro, ma avevo l'abitudine di non raccontare nulla. Poi, però, se guardo cosa sono adesso, mi vedo diversa, anche se il mio corpo è sempre quello, anche se sono sempre io. Ma non ho più quella maschera che mi ostinavo a indossare, sono semplicemente io.
Un fastidioso suono stridulo mi fa sobbalzare facendo volar via tutti quei dolci pensieri per lasciare spazio ad una serie di interrogativi senza risposta.
Scendo velocemente dal letto afferrando i pantaloni di Louis da terra per indossarli. Attraverso velocemente il corridoio buio arrivando, infine, davanti alla porta d'ingresso. Fisso il pavimento per alcuni istanti per poi prendere il coraggio e aprire. Davanti a me, nel buio della notte, appare qualcosa di nitido, ben preciso, ma, inizialmente non realizzo. Il sangue mi si gela nelle vene, gli occhi si svuotano e la mente si annulla. Resto immobile lasciando che quella stessa persona entri in casa.
-Ciao Sam- rimbomba la sua voce nell'aria e sembra che le mura risentano la sua presenza.
Chiudo gli occhi stringendo la mano sulla pancia, la canottiera si stropiccia al mio tocco e una lacrima mi riga il viso.
-Dov'è quello?-
La sua voce è dura, potente, quasi come quella di un padre quando rimprovera il proprio figlio. Deglutisco rumorosamente provocando una sua manesca reazione.
-Dimmi dov'è!- urla- Ti ha lasciato sola quello stronzo, vero? Quel figlio di puttana! Lo sapevo che non dovevo fidarmi!- sbatte rabbioso un pugno sulla porta.
Senza trasparire emozioni rispondo placata -Sta dormendo-.
Non aspetto una sua reazione che gli volto le spalle dirigendomi verso il divano, mi siedo su di esso portando le mani alla testa per massaggiarla.
Lo sento avvicinarsi lentamente come se fosse dubbioso, incerto della sua azione.
-Cosa cazzo ci fai qui? Abbiamo già parlato, non ho più niente da dirti!-
Appoggiando delicatamente qualcosa sul tavolino di fronte al divano sussurra -Vi ho portato questi. Spero troviate la felicità laggiù, abbiate cura di mio figlio. Buona fortuna.-
E mentre i suoi passi cambiano direzione alzo lo sguardo per portarlo su quei piccoli pezzi di carta gialli. Li afferro per poi rigirarmeli tra le mani.
 
 "Economy class                           
  2 LUG 2014 11:05
  From New York to Stoccolma
  Sam Norregst"
 
 "Economy class
  2 LUG 2014 11:05
  From New York to Stoccolma
  Louis Tomlinson"
 
È tutto così fottutamente assurdo. Ci sono tanti motivi per cui una persona può essere felice. Esistono tanti metodi per far sorridere qualcuno. Alcuni dei più banali, altri unici. Ma, a volte, bastano due pezzi di carta a renderti la ragazza più contenta del mondo. Due miseri pezzi di carta gialli. Per alcuni possono significare una rimpatriata. Per altri un momento di puro relax. O ancora possono rappresentare un ritorno a casa, ma credo che tenerli in mano e pensare che quella destinazione sarà la felicità, allora è una cosa più unica che rara.
Mi alzo d'istinto dal divano lasciando i biglietti su di esso, con passo sostenuto raggiungo Harry che ancora non ha varcato la soglia della casa. Lo blocco per un polso facendolo voltare: i suoi occhi penetrano nei miei facendomi sentire a casa, sul suo viso si apre un piccolo sorriso e quello sguardo duro si scioglie. Attorciglio le mani intorno al suo collo facendolo avvicinare a me e, senza esitare, appoggio la testa nell'incavo del suo collo. Mi lascio cullare dalle sue braccia che mi stritolano. Il suo profumo ritorna alle mie narici riportandomi a tutte quelle volte che l'ho sentito. Mi solleva da terra facendomi fare un piccolo giro.
Solo dopo alcuni attimi di tenerezza riesco a sussurrargli un timido "Grazie". Le sue calde labbra si posano sul mio collo per lasciare dei piccoli baci, come se volesse dimostrarmi che, nonostante tutto, siamo ancora quei due adolescenti che si capivano con uno sguardo, che ridevano senza farsi sentire. Quei due ragazzi uniti da qualcuno che ancora non è entrato nel mondo, ma presto, anche lui, farà parte di noi.
Ci lasciamo da quel dolce contatto ritornando con i piedi a terra e abbasando lo sguardo quasi imbarazzati.
-Vi disturbo?- una voce opposta a quella del ragazzo di fronte a me si espande nell'aria.
Mi volto verso il proprietario che, con un sorriso, mi squadra.
Harry visibilmente imbarazzato si volta verso Louis per poi iniziare a ridere parecchio rumorosamente. Lo fisso incredula sorridendo a causa della sua risata contagiosa. Louis appare irritato dal comportamento del riccio, tanto che sembra che stia per sbottare.
Cerco di calmare l'ira di Louis dandogli un piccolo bacio al lato della bocca e sussurandogli un tenero "Ciao" accompagnato da un enorme sorriso. I suoi occhi dolci si posano su di me e mi fa una smorfia sorridente.
Intanto Harry, che ha assistito alle piccole effusioni amorose tra me e Louis, ha smesso di ridere.
-Perchè sei venuto, Harry?- spezza il silenzio il moro incrociando le nostre dita.
Lui sorride mostrando le tenere fossette -Vi ho portato i biglietti. Avete l'aereo domani mattina per Stoccolma.-
Negli occhi di Louis si accendono delle piccole luci di felicità, stritola la mia mano mentre un sorriso più grande di lui si apre sul suo volto.
-Grazie, Harry- sussurra appena.
-Non mi devi ringraziare, mi devi solo promettere che avrai cura di lei, che le farai vivere la vita che ha sempre desiderato. E tu, Sam, prenditi cura di lui, amalo come lui ama te e dai a quel piccolo l'amore di una madre. Ma, vi giuro, sono sicuro che queste cose le realizzerete perchè...perchè non ho mai visto niente di più bello che i vostri sorrisi quando vi guardate o gli sguardi teneri che vi lanciate o alla voglia di baciarvi nel bel mezzo di una conversazione, ma che cercate di reprimere. Davvero, sono sicuro che laggiù sarete felici. E, perchè no, forse un giorno verrò a trovarvi.-
Sulla sua guancia scende una sottile lacrima che gli riga il volto e, prima di dirigersi verso la porta poco distante, stringe la spalla di Louis come per dargli sicurezza.
Ormai Harry è fuori dalla casa quando dico in una tonalità leggermente alta -Harry, ti voglio bene-
Lui mi sorride un'ultima volta prima di mimare con le labbra un "Anch'io" e chiudere la porta.
La casa rimane vuota e silenziosa per alcuni secondi, gli unici suoni udibili sono i ritmici respiri di me e Louis ancora con le mani unite a pochi metri dall'entrata.
Mi asciugo la piccola lacrima che è scesa sul mio viso e mi avvio verso il divano per riprendere in mano quei pezzi di carta gialli. Li fisso finchè qualcosa mi fa alzare lo sguardo.
-Cosa provi per lui?- la sua voce è diversa, quasi spezzata.
-Amicizia, Louis. Soltanto amicizia.-
-Lo stai dicendo per convincere te stessa oppure è quello che davvero provi?- mi punta i suoi occhi azzurri.
Mi chino sul divano per sedermi facendo, poi, segno a Louis di imitarmi.
Afferando le sue mani -Vedi Louis, prima che arrivasse Harry ero già sveglia e ti stavo guardando. Ti fissavo e improvvisamente mi sono apparsi tutti i momenti passati insieme, ho pensato che prima che entrassi nella mia vita niente aveva senso, che sei diventato la mia droga. Però questo bambino - affero la sua mano calda per portarla sulla mia pancia e stringerla- è suo. Ed è giusto che lui sia qualcuno nella mia vita. Forse, sì, è vero, non lo vedrò per molto tempo, ma Harry è una delle poche persone che mi ha dimostrato che mi vuole bene nonostante tutto. Ma non voglio che tu pensi che i sentimenti che provo per lui stiamo sulla stessa linea dei quelli che sento per te, perchè ti giuro non hanno niente a che vedere.-
Sorride teneramente mentre i suoi occhi brillano. Intreccia le nostre mani regalandomi poi un piccolo bacio a stampo.
Mi trascina giù dal divano diriendosi verso la camera -Ah e così mi fissi anche mentre dormo. Mi devo per caso preoccupare?-
Trattengo una piccola risata per fermare la sua camminata verso il letto. Ora, siamo una di fronte all'altro, i suoi occhi fissano i miei e il suo viso mostra un bel sorriso sincero.
-Lo sai che oggi non mi hai neanche dato un degno bacio, vero?- soffio sulle sue labbra.
-Allora mi sa che devo rimediare subito-
Incolla le nostre bocche come due calamite opposte per fondere i nostri sapori. La delicatezza del suo respiro si posa delicatamente sulla mia guancia e le mie mani si posano sul suo petto.
Improvvisamente quel dolce contatto si ferma bruscamente, un rumore forte colpisce le nostre orecchie facendoci sobbalzare.
Louis sporge la testa verso l'ingresso per controllare se sia successo qualcosa in casa, ma la sua faccia si contrae in una smorfia di paura. Si irridisce prima che, con una mossa veloce, chiuda la porta, sbattendola. Si piazza davanti ad essa per opporre resistenza.
-Scappa Sam, scappa. Ci sono gli sbirri!-
Tutto si ferma, la mia mente capta solo quelle parole urlate da Louis, ma poi non capisco più niente. Anglomerati di voci che urlano si sovrappongono tra di loro.
Velocemente apro la finestra per uscire da essa e, una volta fuori, urlo -Louis vieni-
Il moro si stacca dalla porta, ma appena inizia a correre verso di me alcuni uomini muniti di pistola entrano all'interno delle stanza bloccando l'avanzata di Louis. Lo afferrano per un braccio malamente facedolo cadere a terra. Compare, sul suo volto, una smorfia di dolore, ma, nonostante questo, continua a urlarmi di scappare.
Una lacrima mi bagna il viso a quella vista, ma mi faccio forza e corro, attraversando il retro della casa, verso la moto. L'aria della notte mi si attacca addosso e la brezza del mare mi invade le narici. A pochi metri da me scorgo una macchina blu arrivare, da essa scende qualcuno. Qualcuno che vorrei poter non conoscere, ma si placa davanti alla mia visuale facendomi salire la rabbia in corpo. Con passo sostenuto di chi è cosciente di cosa compie si avvicina verso la porta della casa da cui esce lo stesso uomo di prima tenendo Louis. Ha le braccia dietro la schiena mantenute dal poliziotto, il suo viso è contratto da diverse smorfie, continua a urlare cose incoprensibili mentre cerca di dimenarsi.
Lo fisso, lì a pochi metri da me, e mi si contorce il cuore. Un scena così ribrezzante, una di quelle che vorresti non vivere mai. Ora, capitemi, come reagireste se arrivasse vostra sorella, prendesse l'unica persona che amate realmente e lo strattonerebbe malamente per poi spingerlo di forza dalla testa in una macchina?
Ne sono sicura, tutti deciderebbero di andare con loro, farsi arrestare seneramente insieme. Sapendo che ci sarebbe comunque lui.
Eppure io sono sempre stata diversa in tutto, ho sempre avuto quel talento nel differenziarmi. E così decido che, come ho sempre fatto, di ascoltare Louis, di compiera la cosa che so fare meglio, scappare.
Lo guardo ancora una volta dal vetro della macchina, con le mani sul finestrino a urlare ancora. Alcune lacrime mi rigano il viso, ma le scaccio velocemente prima di prendere il casco e infilarlo malamente. Monto la moto per poi azionarla, accellero partendo. Il buio della notte mi avvolge, le urla di Louis ritornano alle mia mente, una moto mi insegue e delle sirene confuse si accavallano tra di loro.
Ruoto le manopole incitando il veicolo ad aumentare la velocità, ma compio questi gesti impulsivamente mentre la mia mente è da tutt'altra parte. I miei occhi sono puntati  sull'asfalto malandato intando che il mio pensiero formula alcune parole ti odio.
"Allora ce l'hai fatta, hai raggiunto il tuo scopo. Sei riuscita a trovarmi, lo sai che, tu che tanto dici di volermi bene davanti a tutti, mi stai portando via l'unica persona che amo?"
Scende una lacrima sul mio viso, poi un'altra, ancora una, ne seguono infinite.

 
"-A volte, le persone ci stupiscono-
-Inizio a pensare che tu abbia una vena filosofica!-
-Può darsi-"

 
"...Ti conosco da appena due giorni eppure sento qualcosa dentro di me, qualcosa di strano. È una sensazione come se fossi sempre stata con me, come se ti avessi sempre conosciuta, ma la meraviglia è che ti ho incontrata. Quindi vorrei conquistare la felicità, ti va di farlo insieme a me?..."
 
La sua voce ritorna alla mia mente, le sue parole mi graffiano nuovamente il cuore, il bigliettino stropicciato lasciato sul cuscino con quelle dolci frasi, i suoi incoraggiamenti. Tutte cose che, ormai, sto perdendo. Perchè mentre lascio quella casa e Louis, lascio anche la mia vita felice.
Perchè se decido di scappare di nuovo, questa volta non ci sarà Louis a farmi ritornare viva, ci sarà solo il vuoto. Infrango tutti quelle promesse, quei sogni di costruire qualcosa insieme. Abbandono tutto, anche me stessa e la mia felicità.

 
“piedi fermi, non abbandonatemi adesso 
correrò finchè non riuscirete più a camminare 
ma qualcosa spinge la mia mente fuori 
e rimango giù...”

Stringo il manubrio tra le mani, ma tiro indietro la testa piangendo rumorosamente. Il vento punge sul mio corpo facendo tornare alle mie narici il suo profumo intrappolato ancora nella cannottiera che porto addosso.
I singhiozzi mi invadono, le lacrime mi appannano la vista, la mia mente non connette più e l'impulso non basta. La moto inizia a sbandare, decellera velocemente e non posso oppormi. Tutto inizia a ruotare intorno a me, il mio corpo sente una scossa potente, qualcosa di duro mi spezza qualche ossa, il casco vola via lasciando la mia testa libera. Una frenata potente, un'altra scossa, un urlo assordante, del bagnato intorno a me.
Poi tutto si spegne, un tunnel buio mi divora e qualunque cosa si annulla.


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WELAA!
Ehm ok, siamo in ritardo. Che novità, vero?
Ma, in ogni caso, siao riuscite a postare qualcosa ahahah!
Partendo dal fatto che in questo capitolo succedono parecchi eventi importanti e che noi abbiamo quel fantastico potere di far accadere di tutto in un misero pov, vi informiamo che siamo coscienti, al meno crediamo di esserlo, di quello che scriviamo.
In caso non capiate alcune cose o per eventuali chiarimenti siamo sempre disponibili su Twitter (@lostmysenses_ & @eless2000), quindi non esitate a mandarci qualche messaggio.
Tornando al capitolo, cosa ne pensate? E, sopprattuto, la fine come vi è sembrata? Ve lo aspettavate?
Lo so, siamo cattive, ma in questa fanfiction a noi sembra che la suspence sia davvero minima e quindi dovevamo, per forza, aggiungerla.
Direi che ora possiamo finirla di parlare a vanvera (o meglio scrivere) e lasciarvi come al solito le immagini-gifs inerenti al capitolo. Come sempre potete trovare il link del trailer all’inizio del capitolo.
Eh, niente. Fateci sapere il vostro parere con alcune recensioni e alla prossima.
Kiss Kiss <3
HORASON



(Bella)


(La specie di arresto di Louis)


(L'abbraccio tra Harry e Sam)

 
  
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