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Autore: horjzons    27/03/2015    3 recensioni
E il sapere è la più grande arroganza, la più grande pecca di ogni uomo. Ci sono persone che uccidono perché sanno e altre che vengono uccise perché anche loro, sanno. Ci sono persone che vengono pagate perché sanno e persone che vivono nell’anonimato pur sapendo. Non importa se sei vecchio o giovane, non importa se sei un fallito o un grande, non importa se sei vivo per miracolo o se stai per morire, agisci perché sai, o credi di sapere. Ogni cosa che facciamo è influenzata dal sapere.
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-Siamo tutti deboli, chi più chi meno. E ognuno di noi ha un metodo per mascherare la propria sofferenza-
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TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=2PL9SDi9myY&list=UU875_BDGjrIt2J7pYUjzl0Q
Genere: Romantico, Song-fic, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nuovo personaggio
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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-TRAILER- 


I’M YOUR SACRIFICE
 
POV BELLA
2 LUGLIO 2014
1.45 DI NOTTE (-15 minuti alla bomba)
Io e Niall seguiamo in lontananza le due moto con l’autopattuglia. Dietro, sul sedile posteriore, Louis Tomlinson, schiacciato tra due poliziotti, urla a squarciagola implorandoci di non catturare Sam. Io mi sto mangiando l’unghia del pollice destro. Fisso la strada davanti ai nostri occhi. Sarebbe deserta se non fosse per due macchioline a metri e metri di distanza. Zayn insegue mia sorella, ma vanno troppo veloci perché noi possiamo stare al loro passo con l’automobile. Niall spinge sull’acceleratore più che può. Il mio telefono vibra nella tasca della mia giacca facendomi trasalire.
-È  un messaggio di Perrie … la sua squadra ha trovato e catturato Payne, nella sua moto non c’è nulla di sospetto … -
-Ma chi? Liam? Liam Payne?- scatta Tomlinson.
-Non so affari tuoi- lo zittisce Niall –alla fine hai fatto la scelta giusta, anche se molto avventata … Sam è davvero STRONGER!-
-Bella Norregst non sbaglia un colpo!- esclama James, un poliziotto seduto in uno dei sedili posteriori.
-Norregst?!? Tu sei Bella Norregst, la sorella di Sam?!? Oh, cazzo! Ti prego, se le vuoi bene, lasciala fuggire, lascia che scappi e che sia libera … Ha sofferto molto per una ragione o per un’altra, non merita di essere ancora punita!-
Mi giro di scatto puntando gli occhi azzurri di Louis. Sono belli, due pozzi di mare, ma quelli di Niall, superano anche i suoi.
-Io non la sto punendo, la sto salvando e, con lei, sto salvando il culetto di milioni di persone, compreso il tuo, anche se non ci crederai! E ora, lasciaci fare il nostro lavoro!-
Lui fa per replicare, ma il biondino alla mia sinistra, alla guida dell’auto, ci interrompe.
-Bella, guarda!-
Le due macchioline che prima non riuscivamo a raggiungere, ci sono sempre più vicine. Possibile che stiano rallentando? L’auto percorre ancora qualche metro. Sgrano gli occhi tentando di vederci meglio. Non credo a quello che ho davanti e, solo quando una lacrima mi scende sulla guancia, ritorno alla realtà. Mi precipito fuori dalla macchina. Tomlinson urla disperato all’interno della vettura. Vuole scendere, vuole raggiungerla. Ma James e il suo compare lo tengono saldo al sedile. Le sue grida mi sovvengono, penetrano nelle mie orecchie come un viscido serpente. Il cuore mi manca qualche battito. Per un secondo non percepisco più il sangue arrivarmi alla testa. Mi sembra che il mio corpo si solidifichi fino a diventare marmo. Le gambe si induriscono, si bloccano nel terreno, posano le loro radici sull’asfalto.
 
“Qualcosa ha fatto tintinnare la tua gabbia
Mi ha immobilizzato nelle mie impronte”
 
Ma non è un terreno fertile, e marcisco in fretta. I miei rami si afflosciano, si ammuffiscano. Mi lascio cadere, pronta a morire. Perché lì, stesi per terra, ci sono due persone. Due persone che ho amato, una più di quanto abbia amato me stessa. Due persone alle quali non sono mai riuscita a dire tutta la verità, ci ho provato, ma ogni tentativo di spiegarli cosa provavo, come mi sentivo, si è rivelato vano. E mi fa male pensare che loro, anche se non moriranno infuocati da una bomba, anche se le loro particelle e i loro neuroni non esploderanno come l’intera New York, anche se non udiranno lo scoppio del giudizio divino penetrargli nelle vene, moriranno comunque per colpa mia e del mio assurdo piano. Perché lì, stesi a terra, ci sono due moto e due corpi che si avvinghiano a vicenda. Zayn e Sam, probabilmente senza vita, moriranno l’uno cercando di salvare il mondo, e l’altra non sapendo di doverlo fare.
Mi butto a terra e sollevo il corpo di Sam. Prendo la sua testa e la avvicino alla mia. Chissà quale sarà stato il suo ultimo pensiero. Non lo potrò mai sapere. Di certo, anche se avesse pensato a me, mi avrebbe maledetto, insultato come se fossi l’unica colpevole della sua assurda e sfortunata vita. Mi dispiace di non averle mai fatto capire che eravamo sulla stessa barca, che anch’io mi sentivo come lei. E importa poco se sfogavo la mia rabbia correndo per Central Park anziché guidando una moto. Alla fine eravamo più simili di quello che entrambe credevamo. E solo adesso che i suoi occhi mi osservano spenti da ogni energia, solo adesso che il suo sangue mi circonda macchiandomi i vestiti e il volto, solo adesso che stringo le sue mani fredde e sudate, solo adesso, sento di essere pronta per la morte, per ricongiungermi a lei.
-Bella … -
Alzo la testa dalla sua fronte. Delle lacrime mi rigano il viso. Una nuova sensazione invade il mio cuore: la speranza.
-Chiamate un’ambulanza! CHIAMATE UN’AMBULANZA!- urlo io. Niall prende il telefonino e si affretta a digitare il numero.
-Bella … -
-Ssssh … - la zittisco –ssssh, non sprecare energia, andrà tutto bene … -
Sam mi sposta una ciocca di capelli. Con le ultime forze che ha in corpo, si slaccia un piccolo ciondolo dalla collana. Me lo porge. Lo afferro dalla sua mano piena di sangue. È un piccolo scrigno d’oro. Non mi è nuovo, l’ho già visto da qualche parte.
 
INIZIO FLASHBACK
-Se fossi un animale, chi vorresti essere, Bella?-
-Ma ovvio! Una delicata farfalla che si posa sui fiori e porta colore e fantasia!-
-Mmmh … io una tigle!-
-Che cosa, Sam? Ah, una tigre vorrai dire! Non è un po’ da maschiaccio, Sam?-
Lei si siede sulla sabbia. Inizia a giocherellare con le migliaia di granelli di sabbia.
-Guarda questo granello, Bella … uno qualunque in mezzo a milioni di suoi simili … Nessuno si è mai accorto di lui perché non era speciale … poi sono arrivata io e l’ho notato, proprio lui in mezzo a questa infinità …  ti sei mai sentita come lui?-
Faccio cenno di no con la testa e mi siedo vicino a lei.
-Beh, io sì … e mi chiedo chi sarà mai quella persona che mi noterà, in mezzo agli altri sei miliardi di uomini. E quando saprò chi è, allora le darò il mio bene più prezioso … -
-E qual è il tuo bene più prezioso?-
Posa la sua manina sulla bocca.
-È un segleto!-
FINE FLASHBACK
 
Apro il ciondolo, il piccolo scrigno. Mi sembra vuoto, ma poi osservo meglio. C’è solo un minuscolo, apparentemente insignificante, normalissimo, granello di sabbia.
Osservo Niall. È chino sopra il corpo di Zayn, cerca di rianimarlo. Sento la sirena dell’ambulanza avvicinarsi sempre di più. Tomlinson smanetta all’interno dell’autopattuglia. Incrocio gli occhi di Sam. Alla fine anche lei mi amava. Alla fine ha scelto di dare a me il suo bene più prezioso. E ci sarà un motivo perché sarà tra le mie braccia fino alla fine.
 
“Pensavo che non avremmo potuto perdere
e poi ho scommesso tutto quello che avevo
Dall’alto del mondo ho iniziato
a vedere le screpolature”
 
Ma ci sarà una fine? Ci deve essere per forza? Una fine è predestinata per un ognuno di noi, ma è Dio a volerla, non gli uomini, non una stramaledetta bomba. Ho imparato dalla vita e dagli errori che non si può vivere nella paura di morire. Ma ora faccio un passo indietro: ho paura di morire, ma ho speranza di vivere. Ho lottato contro il tempo, ho lottato contro un nemico anonimo che alla fine si è scoperto essere mia sorella. Ho lottato per cosa? Per cosa ho rinunciato alla serenità e alla pace in questi 10 giorni? Non certo perché ci fosse una fine.
-Niall, controlla che Zayn e Sam vengano caricati sull’ambulanza. Trasporta Tomlinson in commissariato e fallo stare lì fino a nuovi ordini. Se sarò io o no darteli non importa, tu eseguili e basta. La stessa cosa per Payne, dobbiamo ancora chiarire alcune cosette anche con FURIOUS-
-Va bene, ma tu che farai?-
-Quanto manca alla bomba?-
-Cinque minuti, ma rispondi alla mia domanda … CHE FARAI, TU?!?-
-Ti amo- gli sussurro appena. Poi prendo il casco di Sam dal terreno e mi metto alla guida della sua moto. Non importa se Niall urla di fermarmi, che lo farà lui. E non importa nemmeno se Sam si gira tendendomi una mano. Non parla, non ne ha le forze, ma so che mi sta implorando di non farlo. Ma lei non capisce, lei non sa della bomba o almeno non credo. Ma io so. E il sapere è la più grande arroganza, la più grande pecca di ogni uomo. Ci sono persone che uccidono perché sanno e altre che vengono uccise perché anche loro, sanno. Ci sono persone che vengono pagate perché sanno e persone che vivono nell’anonimato pur sapendo. Non importa se sei vecchio o giovane, non importa se sei un fallito o un grande, non importa se sei vivo per miracolo o se stai per morire, agisci perché sai, o credi di sapere. Ogni cosa che facciamo è influenzata dal sapere. E io ora so solo che se voglio salvare le persone che amo devo raggiungere i 480 km all’ora sulla moto di mia sorella.
Giro le manopole del manubrio, insomma quelle robe che servono per accelerare. Non ne capisco niente di moto. So solo che così si va avanti. Raggiungo in poco tempo i 200 km orari. Il vento sbatte violentemente contro di me. I capelli mi frustano sulla schiena facendomi appena appena sussultare. La freccia rossa sul tondo del display segna i 300 km all’ora. Oh cazzo. Al momento l’unico parola che mi viene in mente è … cazzo. L’auto la guido da cani, raggiungo 100 km/h proprio nelle super emergenze. Io odio le moto. Odio il loro rombare maleducatamente. Odio il loro voler apparire a tutti i costi al centro dell’attenzione. Odio quanto siano pericolose.
 
INIZIO FLASHBACK
-Ragazze, mi dispiace … - si avvicina un medico.
-Abbiamo provato, ma ogni tentativo è stato vano … ci dispiace … davvero. Verrete affidate ai servizi sociali. Decideranno loro come gestire la situazione … -
Io e Sam rimaniamo a bocca aperta. Non piangiamo, non versiamo lacrime. Ci sembra un sogno, un incubo. E non riusciamo ad accorgerci che invece i nostri occhi sono aperti e stanno vivendo soltanto la realtà delle nostre vite. E perciò, il primo pensiero che ci sovviene appena veniamo a conoscenza della notizia, è che sia tutto nella nostra immaginazione.
-Bella, possiamo parlare un attimo?- mi chiede il medico invitandomi ad allontanarmi da Sam. Io obbedisco e facciamo qualche passo in là.
-Non volevo dirlo davanti a tua sorella, sono situazioni complicate queste … Ma i tuoi non ce l’hanno fatta perché andavano troppo veloci sulla moto … E … beh, insomma non è colpa del camion che li ha colpiti … -
-Non mi importa di chi sia la colpa … E non mi importa nemmeno se l’errore è stato loro- singhiozzo io –so che la gente li giudicherà solo per quest’ultima azione della loro vita, so che diranno che se la sono cercati ad andare così veloci in moto, e lo diranno così tanto da dimenticarsi di tutto il resto che hanno fatto in vita. Io non voglio essere come loro-
Il medico si toglie gli occhiali e si stropiccia gli occhi.
-Per quel poco che conta … I tuoi erano delle brave persone e tu sei una figlia degna di loro … -
Faccio per andarmene, per ritornare da Sam che, seduta per terra, fissa una minuscola crepa sul muro di fronte a sé, ma lui mi blocca per un braccio.
-Ehm Bella … un’ultima cosa … Sei maggiorenne adesso ed è probabile che ti affidino legalmente tua sorella … -
Mi giro verso di lei. La osservo. Giubbotto di pelle, braccialetti con le borchie, maglietta con i teschi e ciocche blu nei capelli. In questo momento penso: “Siamo davvero diverse, incompatibili”.
FINE FLASHBACK


Prima di morire dicono che si passano all’incirca trenta secondi in uno stato di trance. Al cervello non arriva più sangue, ma ne ha ancora un po’ impregnato. Il cuore ha già finito il suo lavoro da tempo, eppure la nostra testa si impegna ancora per un po’. Pare che in quei trenta secondi, tu riveda l’intera tua vita passarti davanti. Un po’ come una specie di computer. Si prendono tutti i file, li si analizzano velocemente e si buttano nel cestino. Quei trenta secondi si passano proprio in quella cartella. E una volta finiti, li si eliminano definitivamente dal computer. Del resto noi esseri umani siamo in parte delle macchine. Tutti i nostri organi hanno una funzione che devono compiere, altrimenti BUM, esplodiamo. Ma a volte, questo succede lo stesso. A volte funziona tutto bene, ma si muore lo stesso. A volte un BUM invade un’intera città. E questo avviene perché gli uomini sono solo in parte delle macchine. Il resto è composto da emozioni, da sentimenti. E non si tratta solo di amore, affetto, amicizia. No, c’è anche la rabbia, l’odio, la cattiveria. E ci sono uomini che basano la propria vita su questi princìpi. Poi ci sono altri uomini, che devono prendere le redini della biga senza una guida e devono cercare di farla restare nel sentiero prestabilito.
Mi sento vibrare il telefonino nella tasca. Non lascio il manubrio, già abbastanza instabile, per guardare chi è, ma lo intuisco comunque: Niall. La chiamata finisce, ma lascia spazio a un suono più fastidioso. Avevo impostato qualche giorno fa una sveglia sul mio telefonino. Una sveglia che segnalasse lo scoppio della bomba. Inizia il conto alla rovescia.
-10- annuncia il mio telefonino con voce metallica.
-9-
-8-giro di più le manopole dell’acceleratore.
-7-
-6- fisso la freccetta rossa: 450 km/h. Come cazzo ha fatto Sam a raggiungere una velocità del genere?!? È da pazzi psicologicamente non a posto! Ho paura ad aumentare la velocità, ho paura perché non riesco più a controllare il veicolo. Sbanda da una parte all’altra. Anche se riuscissi a disattivarla, probabilmente la mia vita si stopperebbe lo stesso con un bell’incidente. A quanto pare, noi Norregst, ci sappiamo fare con le moto, così come per gli incidenti.
-5-
-4-
-3- 460 km/h. La moto si sta innalzando. Non capisco perché. Cerco di farla riabbassare, ma è troppo pesante.
-2- sto per cadere all’indietro sulla strada. Sto per beccarmi una bella schienata. Mi tengo al manubrio con una sola mano. Devo accelerare.
-1-
Giro la manopola. Non riesco a reggermi. Mollo il veicolo e il mio corpo viene sbattuto sulla strada mentre la moto continua a correre avanti fuori controllo. Cado di schiena e sento scrocchiare qualche vertebra. Mi esce del sangue dalla testa. Sdraiata per terra, distrutta, cerco di tirarmi su. Ci provo, ma il buio invade i miei occhi.
È buio.
È vuoto
Per qualche minuto.
Poi riapro gli occhi.
È luce, luce immensa.
Cerco di mettere a fuoco dove mi trovo. Affanno un respiro. Riempio i polmoni di ossigeno più che posso, sono in astinenza. La vista mi si sgrana piano piano. Davanti a me ci sono delle fiamme. Si innalzano a metri e metri da terra. Sento qualche piccola esplosione qua e là. Il calore del fuoco invade il mio corpo e devo chiudere gli occhi affinché non mi si brucino. Mi scotto una piccola parte di gamba. Poi le fiamme si allontanano da me. Si attenuano sempre di più, finché non sono altro che delle piccole macchioline lontane. La gamba mi scotta, mi brucia. La schiena non riesco a muoverla, completamente bloccata. Dalla bocca vomito sangue e il braccio destro è sicuramente rotto. Urlo. Grido. E il sangue mi invade la maglietta e le cosce. Urlo. Grido. E nessuno mi sente. Urlo. Grido. E mi sento morire, abbandonare questo corpo. Urlo. Grido. E torno in me. Perché la sveglia sta suonando da almeno tre minuti. Il fuoco di prima e le esplosioni venivano dalla moto che si è scontrata contro qualcosa. Ho distrutto la moto di Sam. Ho praticamente distrutto me stessa. Ma sono viva. Sam è viva. Niall è vivo. L’intera costa occidentale americana è viva. I miei ultimi trenta secondi non sono ancora arrivati.
-Ho bisogno di un’ambulanza- dico io chiamando il numero d’emergenza.
Mi sfilo il casco. Rimango a terra sulla strada inerme finché non sento risuonare il dolcissimo e attesissimo suono della sirena dell’ambulanza. Mi prendono di forza e mi trascinano su un lettino. Iniziano a parlarmi a raffica e a curarmi le ferite.
Non riesco a pensare a niente, se non a una minuscola idea che penetra tra i miei neuroni decisamente scossi: questa non è la fine. 


POV SAM
2 LUGLIO 2014
2:00 DI NOTTE
Per morire basta poco. Una manciata di secondi e tutto si spegne. E non importa se tu sei il cantante più famoso al mondo o la persona ricercata da tutta la polizia, non frega niente a nessuno chi tu sia. Muori. Muori e basta.
Sapete è difficile capire quando è il tuo momento. Quando Dio decide che è arrivato la tua ora. Ma è impossibile da sapere. E  non dipende da quello che fai, da quello che decidi, da quello che la mente o il cuore ti ordina di fare. Perché è lui che sceglie, sceglie se farti vivere ancora, darti un’altra possibilità. Oppure concludere la tua esistenza. In base a quello che hai fatto della tua vita, in base agli errori compiuti, alle decisioni prese. Ogni minuto è importante e Dio sorveglia tutti. Guarda ogni nostro movimento e capisce. Capisce se è arrivata la tua fine.
Quando sei così vicino alla morte tutti dicono che la vita ti passa davanti. Che senti di nuovo tutti gli odori. Che rivivi tutti i momenti. Mi sono sempre chiesta se è vero? Se tutte quelle voci siano giuste. Ma, in questi momenti, è l'ultima cosa a cui pensi. Di certo quando hai la morte davanti agli occhi non ti metti a ragionare sul fatto se le voci che hai sentito siano vere o false. Pensi ad altro. Pensi alle persone importanti della tua esistenza. Quelle che almeno una volta ti hanno fatto sorridere, trovato importante. Ed è vero perché nella tua mente si ripetono immagini che hai già vissuto. Voci che hai già sentito. E pensi. Pensi che potresti perdere tutto quello. Che potresti creare delle lacrime lasciando questo mondo. E fa male. Male perché nessuno merita di piangere.
E vorresti alzarti. Toglierti quei fili attaccati alla tua pelle. E camminare. Andare dalle persone a cui vuoi bene e parlargli. Dire quelle parole che non hai mai avuto il coraggio di espellere. Vorresti andare a chiedere scusa a tutti quelli a cui hai fatto male. Vorresti tirare un schiaffo a tutti quelli che ti hanno fatto soffrire. E abbracciare tutti quelli a cui, nonostante tutto, vuoi bene. Ma non puoi. Non puoi perché e già tanto se riesci a tenere gli occhi aperti, figuriamoci alzarti. Però ci provi lo stesso, ma il risultato è semplicemente vano. Il dolore ti trapassa tutto il corpo e ricadi sulla barella su cui sei sdraiato.
Vorresti piangere, ma l'acqua all'interno del tuo corpo è talmente poca che non puoi. Vorresti gridare, ma dalla tua bocca non esce altro che un sibilo. Vorresti aprire gli occhi, ma ti sembrano incollati.
E allora resti lì, immobile. Senza fiatare. Senza respirare. Pietrificata. Lasciando che gli ultimi minuti della tua vita ti scorrano davanti. Lasciando fare agli altri, ai macchinari collegati, la tua vita.
Senti i rumori intorno a te come ovattati. Le voci ti sembrano tutte uguali e parlano qualcosa di incomprensibile. Rumori strani, mai sentiti. Un fischio assordante. Uno stridulo veloce. Urli. Sirene. E davvero, vorresti poter aprire gli occhi e capire cosa sta succedendo intorno a te, ma ti è impossibile.
-C'è un ferito in gravi condizioni-
E poi, improvvisamente, le parole, che prima ti sembravano una lingua inconcepibile, le capisci. Capisci il senso di quella frase. E capisci cosa si trova intorno a te.
-Sam Norregst. 17 anni. Incinta. Perde molto sangue. Un incidente in moto. 400 km/h schiantati a terra. Dobbiamo operarla d’urgenza-
Parole veloci. A stenti capisci il significato. Eppure intuisci. Intuisci che quella voce affannata è preoccupata. Che, nonostante, sia un perfetto sconosciuto si sta preoccupando per te. E senti porte sbattere. Voci accavallarsi tra di loro preoccupate. Urli. Senti l'odore classico degli ospedali.
-Saaaaaaaam- un urlo diverso. Una voce che riconosci fin troppo bene.
-Ragazzo dobbiamo operarla. Ci lasci fare il nostro lavoro!-
-Mi lasci-
Senti quella voce sempre più vicina e poi un respiro affannato nelle orecchie.
-Ti prego, Sam. Non mollare. Sei forte. Fallo per me. Per Louis. Per Bella. Non ti azzardare a fare scherzi, noi siamo qua ad aspettarti. Ti voglio bene- senti quel tocco. La sua mano grande accarezzarti i capelli. E capisci. Anche se non puoi aprire gli occhi. Capisci a chi appartengono quelle mani. Capisci che quella persona rientra tra quelle che avresti voluto salutare come si deve, l'ultima volta. Perché lui è il padre di quel bambino che, forse, hai perso. E non vorresti lasciare andare via così.
-Ragazzo, dobbiamo andare. Faremo il possibile.-
E senti quell'urlo sempre più lontano. Delle porte sbattere. E delle persone correre.
Te lo prometto Harry. Sarò forte. Sarò STRONGER per la prima volta. E lo farò per te nonostante tu mi abbia messa incinta. Ti voglio bene perché hai saputo mostrarmi la tua parte tenera. Lo farò per Louis perché lo amo. Perché è stato in grado di farmi ridere, piangere e divertire. Perché mi ha fatto conoscere  l'amore. E lo farò per Bella perché è mia sorella. Perché, ci ha messo impegno per farmi sentire meno sola, ma non ci è riuscita. Perché in questo momento, anche se non ha senso, inizio a capire il senso troppe cose.
Si c'è la farò. Perché Dio sarà buono con me. Perché non voglio lasciare queste persone. Perché Louis mi ha insegnato a non perdere mai le speranze. E io non le perderò.
“Non ho assi nascosti nella manica,
niente sotto al mio cilindro
Il momento della verità, non si può tornare indietro
Da Bonnie e Clyde siamo diventati Dr. Jeckyll e Mr. Hyde
Siamo fuoco e ghiaccio, siamo fuoco e ghiaccio

Ti sto perdendo ora?”

-Sta perdendo troppo sangue. Serve una trasfusione. Veloce. In sala operatoria-
Le voci arrivano alla tua mente e ti sembrano ovattate. Ti chiedi cosa hai fatto per meritarti tutto questo. Perché nel momento in cui decidi di essere felice, vieni punito. La verità ti si sbatte in faccia. Appaiono le immagini di quelle persone a cui tieni e  capisci che stai commettendo un sbaglio. E allora scivoli. Cadi. Sbatti a terra a 400 km/h. Comprendi il bene che vuoi alle persone. Inizi a credere, anche solo per un momento, che niente è impossibile. Pensi a tutte quelle promesse ricevute. A tutte le persone conosciute nella tua vita. E non sai se puoi dire che ciò che è accaduto sia un bene, perché alla fine, anche se all’ultimo, hai capito il valore delle vere persone. Oppure iniziare a pensare che quel Dio, che tu credi che esista, sia solo un diavolo che ti continua a punire.
E non sai davvero cosa credere. Non sai se la tua vita finirà così. Con quell’immagine. Con quel pensiero. Oppure continuerà.
-Il bambino come sta?-
-Rischia di perderlo. Anestesia.-
E anche se per te è tutto buio li senti i discorsi. Senti quelle parole. Che ti colpiscono il cuore. Perché anche se quel bambino ti ha peggiorato l’autostima. Se ti ha rovinato la vita. Se è nella tua pancia da poco più di 3 settimane. Tu gli vuoi bene. È tuo figlio. E non puoi non volerlo. È sangue del tuo sangue, come fai ad odiarlo? E vorresti poter non perderlo. Vorresti poter salvare almeno lui. Ma non puoi fare niente.
E poi sento quell’ago entrare in me e del liquido spargersi nel mio corpo. Sento una mascherina al contatto col mio viso. E mi si porge davanti un’immagine. Di quelle persone a cui tengo. Vedo Bella prendere il mio ciondolo e darmi un bacio sulla fronte. Vedo Harry accarezzarmi i capelli e piangere. Vedo Louis mandarmi un bacio voltante e sussurrarmi qualcosa che non riesco a capire. Vedo le tre immagini ripetersi nella mia mente. Prima nitide, poi sfocate. E poi improvvisamente scompaiono e io scompaio insieme a loro. Perché i rumori non mi arrivano più alle orecchie. Le voci si spengono. La mia mente crolla in un sonno profondo. E il battito del mio cuore mi sembra lontano, quasi assente. E infine tutto si annulla.
 
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TAOOOOO!
Ehm si, ok. We come back!
Eccoci arrivati al fatidico giorno in cui tutto doveva fare un bel BUUM! E invece...
*rullo di tamburi* quella dannata bomba, miracolosamente, è stata disattivata. É stata dura, ma alla fine la nostra Bella ce la fatta. Dai, dovete ammetterlo, siamo state buone, avremmo sempre potuto far saltare in aria tutti no?!?
Ok, NO.
Sam, invece, sembra essere in gravi condizioni! Cosa succederà?
Vi riveliamo che siamo a pochi capitoli dalla fine e che, anche questa storia si sta per concludere. Sarà più o meno un anno che ci lavoriamo sopra e crediamo sia arrivato il momento di finirla ahaha!
Scusate sempre per il ritardo, ma in questi ultimi giorni sta accadendo davvero di tutto e non solo a livello privato. Penso che tutti sappiano cosa sta succedendo e cosa è successo alla band in questo momento. Non vogliamo entrare nei dettagli, ma teniamo solo a dire a tutte voi che qualunque sia il motivo è una sua scelta e non possiamo di certo ribellarci. É andata così, ma siamo sicure che, almeno per noi, un giorno tutto ritornerà, anche lui. Alla fine basta non perdere le speranze, illudiamoci anche, ma almeno possiamo essere felici.
Ok, dopo questo bel discorsetto, possiamo anche salutarvi e lasciarvi le solite foto. Ricordatevi di guardare il trailer di cui trovate il link all’inizio del capitolo ( basta schiacciare sulla parola –TRAILER-)
Non perdetevi il prossimo capitolo che arriverà a breve e non dimenticate di recensire.
Kiss Kiss



(Immaginiamoci così Bella sulla moto)





Un bacio al nostro "Bad Boy" e che possa essere felice!
 

 
  
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