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Autore: _joy    04/06/2015    6 recensioni
«Dai: esprimi un desiderio!»
Io mi mordo un labbro, poi scuoto il capo.
«Ma non bisogna esprimerlo mentre la vedi cadere?»
«Come fai a sapere quando cadrà una stella? No, dai, adesso!»
«E tu?» gli chiedo «Non hai un desiderio da esprimere?»
 
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi
Confucio






«Sai, non la stai affatto prendendo bene»

 
Quelle parole mi riportano bruscamente alla realtà.
Mi riscuoto, accorgendomi solo ora che sto fissando con aria assente un punto fuori dalla finestra e mi sto tormentando le mani.
Mi impongo di smetterla.
Guardo lo schermo del computer e tento un sorriso.
«Scusa» dico a Luna, collegata su Skype «Sono ancora un po’ sottosopra per via di tutta questa storia…»
L’immagine della mia amica, non perfettamente sincronizzata, aggrotta le sopracciglia a rallentatore.
«Forse vuoi dire che sei sottosopra per via di Ben?» dice, diretta come sempre.
«No» nego subito io «Solo che… Non so, mi sembra ancora incredibile essere qui, a Los Angeles. Ho deciso io di venirci, lo so bene, ma a tratti mi sembra una decisione folle. Cosa sto facendo, Luna? Non dovrei semplicemente tornarmene a casa e ricominciare con la mia vita?»
Senza esitare, Luna risponde:
«No, assolutamente!»
«Cosa? E perché?»
«Perché dovresti tornare, scusa?»
Batto le palpebre, presa in contropiede.
«Perché è casa mia?» domando, pratica.
«Sì, certo, ma a parte questo… Per come la vedo io hai un’occasione unica: sfruttala finché ne hai modo! Se torni ora, saranno stati dei mesi folli. Ma se riuscissi a farli diventare qualcosa di più concreto…»
«Mi sembra che di concreto e stabile, in questo mondo, non ci sia nulla» la interrompo «E, davvero, non so se sono fatta per questo»
«D’accordo, allora» ribatte lei «Ma comunque cerca di esaurire questa opportunità! Fai tutto quello che puoi e poi torna senza rimpianti. Se invece scappi via, perché magari sei spaventata, ho paura che potresti pentirtene»
Tamburello con le dita sul piano del tavolo.
«Non sono spaventata… Almeno, non credo di avere paura di questa vita. Sembra tutto così facile. Così inconsistente. Piuttosto, ho paura di non riuscire a rientrare nei binari della mia vita…»
«Mic, sei via da tre mesi, non da tre anni!»
«Lo so, lo so… Ma io ho sempre condotto una vita normalissima. A tratti mi fermo a pensare  a questi ultimi mesi e… Non so. Non sembro io, questa»
«Ma certo che sei tu!» dice Luna, indignata «Sei perfettamente tu! Perché ti sottovaluti sempre? Sei benissimo in grado di mescolare le carte e cogliere delle nuove opportunità!»
«Sì, ma…»
«Ascolta, testona. Hai passato tre mesi meravigliosi e, oltre ad aver guadagnato qualche soldino (cosa che certamente non fa schifo) ti sei aperta nuove opportunità. Deciderai poi di non coglierle? Benissimo: sei padrona della tua vita e delle tue scelte. Ma tieni presente che qui, in Italia, questi tre mesi non hanno cambiato nulla. Non c’è stata una riforma del lavoro e non sono spuntate per magia nuove opportunità. È sempre la solita vita, sempre la solita storia. Non ti sei bruciata nessun ponte, stai tranquilla»
 
Quelle parole mi calmano un po’.
Ora che non lavoro più tredici o quattordici ore al giorno sul set mi capita di ripensare al lavoro che facevo prima: a tratti mi sembra lontano mille galassie; a tratti, invece, mi coglie l’ansia di tornare.
So fare solo quello.
Ho sempre voluto fare solo quello.
Però ora ci sono altre questioni in ballo di cui tenere conto.
Come se mi avesse letto nel pensiero Luna chiede:
«E Ben? Che mi dici di lui?»
Mi mordo il labbro per non sospirare.
«Nessuna novità» rispondo, laconica.
Ed è vero: dopo essere volati a Los Angeles non si è praticamente fatto sentire, ad eccezione di un paio di banali messaggini per sapere se ero arrivata in hotel e mi ero sistemata bene.
Che cosa avevo immaginato?
Sinceramente, non questo.
È lui che mi ha chiesto di venire a Los Angeles.
È lui che ha detto che “avremmo provato a vedere cosa succedeva”.
E, invece, sono passati sei giorni (SEI! Non che li stia contando, chiaramente!) e io ho avuto da lui solo due messaggini inutili!
 
Ho incontrato il fotografo e la stylist del servizio che devo scattare, ho visto la location.
Ho fatto le prove di trucco e acconciatura.
Ho fatto qualche passeggiata.
E basta.
Quasi me ne vergogno: io non sono così apatica, normalmente.
Non è da me starmene seduta ad aspettare che qualcuno si degni di scrivermi e di chiedermi di uscire.
Però, normalmente, sono a casa mia, con i miei amici e la mia vita: non da sola, dall’altra parte del mondo.
Ripenso agli occhi scuri di Ben, ai suoi baci, e mi sento una perfetta idiota.
Mi ha chiesto di stare in America per lui.
Come ho fatto ad accettare, come se fossi una persona disposta ad attendere un suo cenno?
 
È una situazione che mi brucia tantissimo.
E non mi fa pensare lucidamente.
Infatti, quando Luna mi suggerisce di non farmi troppe paranoie e di chiamarlo io, salto su come se mi avesse punta un riccio di mare:
«Io? E perché mai, scusa?! È stato lui a dire che voleva invitarmi a uscire, a Los Angeles! È stato lui a chiedermi di venire qui!»
Luna sospira.
«Mic, stai calma! Non c’è proprio nulla di male a chiamarlo! Non devi idealizzarlo in questo modo: è un ragazzo carino, che conosci e con il quale è nata una simpatia. E basta»
«No, invece» ribatto a denti stretti «Non si sta comportando bene!»
«Mic, è un maschio! Quanti ce ne sono, sinceramente, che sanno comportarsi in modo perfetto?»
«Lo dici solo perché a te non succede mai che non ti chiamino!» piagnucolo.
Lo so, sono odiosa.
Ma è più forte di me: non voglio cedere.
Non sarò io ad abbassare la testa.
«Guarda che sbagli a viverla così» risponde Luna «Tu ne fai una questione di principio, mentre dovresti vivertela con calma. Non è una gara a chi cede prima, è un venirsi incontro!»
 Naturalmente: ma dopo che avrà fatto lui il primo passo.
 
Vedo Luna sbadigliare e colgo la palla al balzo per troncare la conversazione.
Non fraintendetemi, io la adoro.
Ma lei mi conosce meglio di chiunque altro e sa mettere impietosamente in luce i miei difetti.
«Vai a dormire, tesoro» le dico «Sarai stanchissima e devi ancora lavorare su quel progetto»
 Lei annuisce e si stropiccia gli occhi.
La guardo con affetto: mi manca davvero tantissimo.
«Tu lo chiami?» chiede, prima di sbadigliare ancora.
«Ci penso» rispondo.
Non posso mentire a Luna, almeno non del tutto.
«Ci sentiamo dopodomani?» aggiungo.
«Perché non domani?» chiede lei, perplessa.
«Ho i primi scatti di quel servizio fotografico. Farò tardi e tu devi lavorare»
«Ma se hai bisogno…» tentenna.
«Vai tranquilla: ce la posso fare per un giorno, da sola!»
 Lei annuisce poi si raccomanda:
«Senti, se non vuoi chiamarlo, almeno esci! Fai qualcosa! Sei a Los Angeles, insomma! Non startene da sola in hotel, come una mummia brontolona!»
Sorrido.
«Va bene, prometto!» rispondo.
 
La saluto, spengo il pc e mi butto sul letto.
È facile da dire.
Certo, sono a Los Angeles, ma sono da sola.
E non è così divertente andarsene in giro senza poter condividere nulla.
Io sono sempre stata una persona che trova nella compagnia la metà della gioia: mi piace parlare di quello che vedo, assaggiare del cibo diverso, camminare per ore in esplorazione.
Se però sono sola è meno divertente.
Questa mattina ho fatto una passeggiata in Rodeo Drive: caldo, sole, gente ovunque, negozi.
Bello, assolutamente…
Ma dopo un po’ mi sembrava di girare a vuoto per cui sono tornata in hotel.
(E no, non c’entra nulla il fatto che il cellulare avesse la batteria quasi scarica. Davvero)
Però,  siccome so che Luna ha ragione, mi sforzo di scuotermi.
Allungo la mano verso il comodino, dove ho posato i volantini che la receptionist mi ha lasciato, appena ha saputo che ero al mio primo soggiorno in città.
Ce n’è uno che propone un tour agli Studios e io, prima di perdere la determinazione, lo prenoto per dopodomani.
 
Fatto.
E sono ancora le cinque di pomeriggio.
In Italia è mezzanotte.
Cosa dovrei fare, adesso?
Non posso chiamare nessuno di quelli che conosco e non ho nessuno da sentire neppure qui.
Respingo l’idea di Ben con forza e vado a farmi una doccia.
Appena finito mi vesto, mi trucco e prendo la borsa.
Esco, scendo nella hall e, da lì, e mi dirigo senza fretta per la strada.
Passeggio con calma, osservando il cielo azzurrissimo, le ragazze sui rollerblade e tutte le persone che camminano, ridono, vanno in bici.
Ci sono le palme per cui questa città è famosa.
È caldo, l’aria è tersa.
Rilassati, Micol – mi impongo – Luna ha ragione: quando ti ricapiterà di poter passare del tempo a Los Angeles?
Animata da un’improvvisa risoluzione entro in un negozietto per turisti e ne esco con una guida della città.
Vado a sedermi ai tavolini di un bar e inizio a studiarla.
Tre mesi fa nemmeno lo conoscevo, Ben.
E non gli permetterò di condizionarmi la vita e l’umore in questo modo.
 
 
Leggo la guida, seleziono degli itinerari che mi sembrano interessanti e, intanto, sorseggio una bibita ghiacciata.
Una volta finito riprendo a passeggiare e mangio un hot dog in piedi, fuori da un locale.
Non voglio allontanarmi troppo, da sola, e così riprendo la strada che mi porta in hotel.
Io rientro mentre la città sembra invece prepararsi per una notte di feste e follie.
Pazienza.
È passato un altro giorno.
 
*
 
La mattina dopo devo lavorare e ne sono felice.
 
Malgrado tutte le mie remore sul fatto che questo sembra un gioco più che un lavoro, sono felice di non dovermi preoccupare di occupare del tempo.
Passo un paio d’ore al trucco e poi indosso l’abito per il servizio.
A differenza della mia precedente esperienza a Los Angeles non scattiamo in una villa ma in spiaggia, a Venice Beach.
Non è così vicina alla città come avevo immaginato e ammetto che mi delude un po’: è molto turistica e commerciale, come località.
Però sono euforica all’idea di vedere il mare.
E questo non è il mare: è l’oceano.
È gelido e, sulla superficie, affiorano alghe enormi.
Darei qualsiasi cosa per tuffarmi ma temo che alla mia truccatrice prenderebbe un colpo.
Viene allestito una sorta di piccolo set, con gli specchi per riflettere la luce del sole e i ventilatori per muovere capelli e abito e vengo colpita dall’indifferenza generale.
In Italia, se qualcuno per strada vede una telecamera stai pur certo che si mette a seguirla, a fare facce idiote per essere ripreso o a fingere indifferenza mentre si piazza proprio davanti all’obiettivo.
Qui devono essere talmente abituati a vedere fotografi e registi che nessuno ci fa più caso.
Meglio per me: non sono ancora così a mio agio da sentirmi disinvolta di fronte agli occhi di gente che mi fissa con insistenza.
Gli addetti ai lavori, invece, non sono invadenti.
E devo dire che la vita sul set mi ha molto aiutata: se riuscivo a baciare Ben mentre una ventina di persone ci fissava, allora…
Ah, no!
L’ho fatto di nuovo!
Accidenti a lui!
 
*
 
Lavoriamo bene.
Fa molto caldo, ma per fortuna i ventilatori muovono l’aria e me la rendono respirabile.
È tutto talmente azzurro, bianco ed accecante che mi sembra di muovermi in un sogno.
Mi diverto quasi.
Quando il fotografo chiede una pausa sono stupita di constatare che sono passate ore dal primo scatto.
Vado a sedermi nella roulotte e una ragazza si dà da fare con il trucco.
Prendo la borsa, più per abitudine che per altro, e tiro fuori il cellulare.
E il mio cuore perde un colpo.
Una chiamata persa.
 
*
 
Ti pareva!
 
Lascio il cellulare per la prima volta da giorni e, guarda caso, Ben sceglie questo momento per chiamarmi!
Chiedo qualche minuto e schizzo fuori dalla roulotte.
Sono senza scarpe e con i capelli al vento e capisco subito che non è stata una grande idea: la sabbia è rovente e il sole picchia impietoso.
Ma ho altro per la testa, al momento.
Arranco faticosamente, notando come la distesa di sabbia non offra ombra o ristoro, e intanto premo il tasto della richiamata, prima di perdere il coraggio.
Ben risponde al terzo squillo.
«Miki!» esclama.
Sembra contento di sentirmi.
Il mio cuore fa un’inopportuna capriola.
«Ciao, Ben» dico, serrando le labbra perché ogni passo mi ustiona i piedi.
«Ehm… Tutto bene?» chiede lui, perplesso «Ti ho disturbata?»
 «No!» esclamo «Ahi! Accidenti, aspetta!»
 Mi volto e marco indietro, stringendo i denti.
«Ehm… Come stai?» chiedo.
«Bene, grazie. E tu? Ti stai abituando alla vita normale?»
«Veramente sono al lavoro» dico, per evitare di ricordargli che la mia vita normale non si svolge certo a Los Angeles.
«Di già?» fa lui, sorpreso.
«Sì, ho un servizio fotografico»
«Che ragazza impegnata!» mi prende in giro lui.
«Mi serve per il permesso di soggiorno, no?» ribatto, in tono neutro.
Ben tace, il che mi sembra preoccupante.
Insomma… Ma lo sa o no che qui non si lavora senza permesso, né si fanno vacanze senza visti?
«Giusto» dice, dopo un attimo «Ecco… Se non sei impegnatissima, pensavo che magari…»
Resto in silenzio, mentre guadagno la roulotte del trucco e mi lascio cadere sui gradini.
Ah.
Meno male, che sollievo.
«Magari?» ripeto, soffocando un sospiro di beatitudine ora che non mi sento più sui carboni ardenti.
«Uffa, non mettere in luce il mio essere una frana» ride lui «Ci vediamo? Ti va?»
 Sorrido, anche se non può vedermi, perché è proprio come diceva Luna: è facile e ovvio e mi rende felice.
«Certo che mi va!» rispondo.
«Allora… Come sei organizzata? Lavori anche domani?» chiede.
«No! Dopodomani ho la seconda parte del servizio… Ah, cavolo! Domani ho prenotato la visita agli Studios…»
«Ah, no, allora devi andare!» dice lui.
«Ma…» mi fermo prima di dirgli che posso cancellarla.
O che può venire con me.
«Tranquilla» insiste «Se ti va bene, ci vediamo dopodomani. O finisci tardi?»
«Finisco alle sette, in teoria» rispondo «Ma sono a Venice»
 «Venice Beach?» chiede Ben «La conosco. Vengo a prenderti lì?»
«Va bene»
«Perfetto! Mandami qualche indicazione sul luogo preciso, ok? E non lavorare troppo!»
 
Ci salutiamo e io reprimo un vago senso di insoddisfazione.
Stupidi Studios.
Ma dovevo proprio prenotare per domani?!
 
 
 

***
Buongiorno, carissimi lettori!
Perdono, perdono! Ero via per il ponte (finalmente al mare!) e non avevo il pc con me.
Spero abbiate visto l'avviso sulla mia pagina Facebook, che vi ricordo di consultare sempre: https://www.facebook.com/Joy10Efp
Questo, invece, il mio profilo:  https://www.facebook.com/profile.php?id=100007339248477&fref=ts
Mi spiace davvero non rispettare le scadenze che mi propongo e lasciarvi ad attendere, prometto che mi impegnerò di più!
Vi ricordo che sto scrivendo altre due storie, per la precisione:
Ragione e sentimento (crossover Harry Potter/Ben Barnes):  http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3138610
L'Erede di Narnia (Hermione e Caspian!):  http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3127098
A tal proposito, scappo ad aggiornare quest'ultima!
Buona lettura,
Joy

   
 
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