E fu
così che si ritrovò il lunedì della
settimana seguente davanti
all'ingresso dell'azienda. Sistemò nuovamente la fascia di
raso
scura attorno al collo e mosse i primi passi verso quello che era il
suo biglietto per i Caraibi.
Ripensò
a tutte le cose che potevano andare storte, poi mentre passava
davanti alla vetrata dell'ingresso della Sina and Roze s.r.l.
guardò
il proprio riflesso.
A
chi volevano darla a bere?! Dietro a quel trucco, sotto a quei
capelli e al di là di quei vestiti il suo corpo urlava Eren;
sospirò
nuovamente, forse poteva provare a pagarselo da solo il viaggio.
Magari ci sarebbe riuscito ad andare tutto intero e senza il rischio
di perdere l'uso di una parte di sé a cui era particolarmente
affezionato.
Mentre
varcava la soglia della porta automatica si concentrò sul
movimento
del piede, tacco punta gli aveva spiegato, tacco punta continuava a
ripetersi, i fianchi erano troppo rigidi e cercò di
scioglierli un
po' col risultato di impigliare il tacco in chissà quale
crepa di
dimensioni chirurgiche rovinando a terra. Riuscì a
trattenere per miracolo un'imprecazione a dir poco celestiale e si
fermò un momento per sbollire la rabbia che sentiva
montargli dentro
e che l'avrebbe portato a fare dietro front per chiudersi in casa e
tanti saluti ai Caraibi e al lavoro di Isabel.
Si
rialzò appoggiandosi alla parete lì vicino quando
una voce dolce e
premurosa gli giunse alle orecchie.
«Hey
Jaeger tutto bene?» Si alzò di scatto barcollando
su quelle
trappole mortali e si girò verso la ragazza dai capelli
castano
chiaro che lo guardava preoccupata.
Il
giorno precedente si
era premunita di descrivergli alcuni aspetti del lavoro e anche i
possibili colleghi con cui avrebbe dovuto interagire.
«Sicuramente ti
imbatterai in Petra Ral, è la contabile, è molto
carina e gentile!
Te ne innamorerai» Gli aveva palesato i suoi dubbi a riguardo
ma la
sorella continuò imperterrita. «Se hai dei dubbi
chiedi a lei,
saprà aiutarti! Sarei quasi tentata di avvisarla ma
preferisco
tenere la cosa fra me e te»
Quella
doveva essere proprio Petra, cercò di camuffare la propria
voce
alzandola di qualche tono mentre la salutava, il risultato poteva
ritenersi soddisfacente vista la spontanea reazione della ragazza.
«Hai
mal di gola? Tieni prima che quel vecchio brontolone possa dirti
qualcosa» Disse porgendogli una caramella alla menta mentre
si
dirigevano insieme verso l'ascensore.
Con
nonchalance chiese quali erano le incombenze della giornata e la
ragazza squittì contenta per l'interesse che iniziava a
dimostrare
nei confronti del lavoro e aggiunse. «Il signor Ackerman ne
sarà
entusiasta!»
Una
volta arrivato al terzo piano dove si trovava la sede amministrativa
della ditta prese fuori il cellulare, facendo finta di controllare un
messaggio, riguardò la piantina che gli aveva fatto Isa per
poi
dirigersi verso la propria postazione, sospirò quando la
trovò
tutta in disordine, come ci si poteva aspettare dalla sorella.
Notò
con piacere che l'unica foto presente era una di loro due da bambini
abbracciati: era quello che gli serviva per ridargli la giusta
motivazione per il sacrificio che
stava facendo.
Iniziò
a riordinare guardando tutti i fogli sparsi e cercando di dargli
un ordine logico.
«Non
vorrai mica far colpo sul signor Ackerman eh mocciosa?»
La voce del nuovo arrivato era finta,
il tono simulato. Era alto con i capelli leggermente arruffati lasciati
lunghi sul capo e rasati sulla nuca.
«Poi
c'è quello
scansafatiche di Auruo Bossard, al contrario di qualcun altro
è
innocuo, lascialo parlare a ruota libera e prima o poi si
morderà la
lingua da solo! È il responsabile vendite.
Cerca sempre di imitare
il capo ma -fidati- lui
sa essere molto peggio».
«Buongiorno
signor. Bossard» Salutò gioviale nell'unico modo
che riteneva
opportuno.
«Hey!
Come ti permetti! Io per te sono il signo- oh» Lo
sentì esitare per
un momento a quella risposta forse troppo
formale per i suoi standard, prendendolo in contropiede.
«Ma non ti credere di fare la furba con me! Moccio-
Ahia!»
Le previsioni di Isa
erano giuste, esattamente alla seconda frase si era già
morso la
lingua suscitando le risate di Petra che le lanciò un
occhiolino
mentre faceva la lingua all'altro che si ritirava sconfitto alla sua
scrivania.
Prese
posto guardando l'agenda che faceva bella vista di sé vicino
al
monitor, per fortuna era riuscito a insegnare qualcosa a sua sorella,
ovvero come tenere una copia cartacea dei programmi giornalieri.
«Hello
Sunshine!» Il tono caldo squillante di un'altra voce
femminile gli
giunse alle orecchie, fece così la sua comparsa una donna
alta con i
capelli nocciola raccolti in una coda alta e provvista di occhiali da
vista che celavano a malapena uno sguardo colmo di follia
(?),
sì era follia.
«Oh e poi c'è la mia carissima amica Hanji! A lei devi stare attento, è la psicologa aziendale anche se però è dappertutto! E osserva tutto. Però è anche uhm, premurosa? No premuroso dà l'idea di preoccupazione per le tue condizioni. È morbosa, se qualcosa non le torna è disposta a vivisezionare per scoprire cosa c'è che non va, per cui occhi bene aperti sempre!... Oh e dalle del tu!!»
Deglutì,
doveva stare attento a quella donna.
«'Giorno
Hanji!» Subito si guadagnò un'occhiata traversa,
cosa aveva sbagliato adesso?!
«Mal di gola
Sunshine? Tieni» Disse porgendole un bicchiere take away
provvisto
di tappo. «È tè alla menta con un po'
di miele, ti aiuterà»
Ringraziò portando la bevanda alle labbra.
Mentre
era distratto dalla bevanda sentì un leggero fruscio per poi
trovarsi la donna
vicinissima al viso tutta concentrata sui suoi capelli,
voltò la
testa di lato impaurito. Una ciocca venne intrappolata dalle dita
dell'altra e ispezionata con cura.
«Bello
il colore! L'hai fatto di recente?»
Per i Caraibi aveva sottoposto i
suoi capelli castani ad una tinta, Isabel aveva voluto sfruttare
tutto ciò che il suo corpo disponeva per farlo assomigliare
a lei
in tutto e per tutto; e i suoi poveri capelli, che aveva scelto di
lasciar crescere e che guarda caso erano della stessa lunghezza di
quelli dell'altra, non erano esclusi.
«Ah sì,
l'ho fatta giusto ieri» Disse sorridendo.
«Ti
sta benissimo! Oggi i tuoi occhi sembrano anche più vivaci
sai?» Senza aspettare nessuna replica continuò
nello sproloquio per
poi fermarsi e guardarsi attorno pensierosa.
«Dov'è il fratellone?»
«Oh
rientrerà settimana prossima, ha avuto dei problemi con dei
documenti in facoltà...» Cercò di stare
sul vago, ma lo sguardo
perplesso di Hanji gli fece capire che c'era qualcosa che non andava
nella risposta.
«Di chi
stai parlando?»
«Ehm...
mio fratello?» A quella domanda se ne formò
un'altra nella sua
mente, perché Hanji stava ridendo alla sua risposta?
«Ma che
hai capito? È già arrivato il signor
Ackerman?» Cosa diavolo
centrava il capo con lui!? Sentì un gran caldo al viso e
iniziò a
balbettare frasi sconnesse cercando di salvarsi in extremis con un
«È
che mi manca così tanto Eren... Il signor Ackerman non
è ancora
arrivato» Spiegò grattandosi il capo, la risposta
non sembrò
convincerla più di tanto ma bastò per farla
lasciare la sua
postazione.
Si
abbandonò sulla sedia. No, non era una buona idea! Era una
pessima
idea!
Ma ormai
era lì e Isabel da qualche parte a 200 kilometri da
lì ad assistere la sua amica nel momento più
importante della sua vita. Anche se
era certo che lo facesse più per l'abito che per Sasha.
Sfregò
le mani prendendo possesso degli impegni della giornata.
“Presentare documento
fatture in entrata a Church Farlan
♡”
Il cuoricino
che seguiva il nome
era piuttosto eloquente, eccolo il tizio
per cui era costretto a fare tutto quello, gli augurò di
essere
degno della sorella altrimenti l'avrebbe sottoposto a tutto quello
che la sua povera regione inguinale stava subendo, con tanto di
interessi!
Si alzò
prendendo il documento designato e piantandosi bene sui tacchi
cercando di camminare il più fluentemente possibile, se
cercava di
pensare ad altro i problemi di deambulazione diminuivano.
Arrivò
così alla porta del fantomatico Church Farlan e
bussò.
«Isy
avanti» Quel nomignolo gli fece storcere il naso, che
problemi aveva
nel pronunciare il nome per intero?!
Aprì
la
porta titubante, subito gli occhi dell'uomo si alzarono dai fogli che
stava controllando accogliendolo con un sorriso.
«Buongiorno,
accomodati» Aveva i capelli biondo cenere che gli
incorniciavano il viso
dall'incarnato pallido.
«Buongiorno
Church» L'espressione allegra a quel saluto, forse un po'
freddo, si
rattristò. «Tutto bene? È successo
qualcosa?»
Il tono preoccupato
gli diede la conferma che sicuramente Isabel non lo salutava in quel
modo scostante. «Tutto bene, scusa, sono
sovrappensiero» Cercò di
rimediare al danno e forse ci era riuscito. «Ah
già, non vedi l'ora
di rivedere il tuo Eren! ...Sono un po' geloso!»
Quello
fu il suo turno di indispettirsi, cosa voleva quel dongiovanni da
strapazzo?! Per quanto avrebbe voluto rispondergli di stare al suo
posto, doveva continuare a interpretare il ruolo della
sorella in apprensione, cosa avrebbe fatto Isabel in quel momento?
Sospirò
rilasciando un sorriso grattandosi leggermente la guancia «Eh
già,
ma ormai lo rivedo, è solo questione di giorni»
Spiegò sedendosi
dove indicato e porgendo i documenti che ancora teneva in mano.
«Quando
ce lo presenterai questo prodigioso fratello gemello? Anche se dubito
che possa essere altrettanto bello» Concluse il tutto con un
ammiccante occhiolino che gli fece venire i brividi per il disgusto.
Ma dai, davvero quella roba funzionava con Isabel?!
«Hey!
Non offendere il mio Eren!» Si autodifese suscitando una
risata
sincera. «Ahahah lo sapevo che l'avresti difeso, sei
così dolce con
quel ragazzo» Finalmente azzeccava qualche reazione!
«Settimana
prossima rientrerà e ve lo farò conoscere,
vedrete che pezzo di
ragazzo che è il mio fratellone»
Esclamò soddisfatto
dell'opportunità di rimarcare l'importanza della propria
figura
nella vita della sorella, perché era certo
che
lei avrebbe detto una cosa simile!
«Non
vediamo l'ora, mocciosa»
Una voce fredda e monocorde lo fece voltare di scatto, ecco la
presenza più pericolosa in quello studio, a detta di Isabel
era solo
incompreso però gli aveva anche spiegato come fosse da
temere e
rispettare.
Sapere
che il temperamento esuberante di Isabel veniva ridimensionato gli
aveva fatto nascere la curiosità sull'identità
del fantomatico
capo.
Quando
fece vagare lo sguardo sul nuovo arrivato gli sfuggì un
ghigno, no,
nonostante la minuziosa descrizione di Isa non era affatto come se
l'era immaginato!
«E
poi c'è il signor
Ackerman, non sbagliarti eh! Io ne sto pagando ancora le
conseguenze... Comunque, anche se non sembra è esattamente
dell'altezza giusta per il ruolo che ricopre, non è troppo o
troppo
poco, è il signor Ackerman.
Il taglio di capelli che
si ostina a farsi è il suo tratto distintivo e quelle
ciocche lisce
e nere come l'ebano aumentano solo l'intensità del suo
sguardo.
È veramente un capo
degno di rispetto!» Le fece notare come quella descrizione
era un
po' troppo appassionata, ottenne solo un'occhiata schifata.
«Lui è
Levi! Chi lo sognerebbe mai in quel senso! Suvvia non essere
stupido!»
Lui
era tutto tranne quello che si era figurato. Era basso,
però quel “né troppo/né
troppo poco”, che la sorella aveva
enfatizzato, ora gli era chiaro, era un concentrato di
compostezza e rigore.
Il
fisico muscoloso era messo ancora più in risalto dal
completo di
sartoria che indossava, alzò lo sguardo sul viso trovando
uno
sguardo tagliente, subito si mise composto sulla sedia, si sentiva
stranamente in soggezione e non voleva che la sorella pagasse le
conseguenze della sua sfacciataggine.
L'uomo
entrò nella stanza con passo sicuro andando vicino al
collega
controllando soddisfatto il resoconto del bilancio. «Io mi
assento
tutta la giornata, devo far visita ad alcuni clienti»
La voce
di quell'uomo era profonda e gli aveva riempito le orecchie.
«Ah
Jaeger, domani ho bisogno di te, mi accompagnerai ad alcune
conferenze».
Sentirsi
chiamare per cognome lo aiutò a non rischiare di fare
qualche figura
pessima non riconoscendosi sentendosi chiamare Isabel.
Guardò
nuovamente l'uomo. No, non c'era pericolo che potesse distrarsi. Sua
sorella non aveva accennato a quanto fosse interessante
il
suo capo.
«Hey
ma Isy una mia dipendente»
Appuntò Farlan lievemente piccato per l'ordine del collega
facendolo
tornare con i piedi per terra, ah già, poverina, lei era
infatuata di quel biondino insipido.
Gli
dedicò una breve occhiata tornando a prestare attenzione al
capo.
Levi in
tutta risposta alzò un sopracciglio guardandolo con
sufficienza.
«Non pretenderai che mi faccia vedere dai nostri clienti con
Hanji»
Eren notò come quella frase mise a tacere
qualunque ulteriore protesta.
Il
collarino di raso che indossava gli tirò un momento quando
deglutì
a vuoto, le cose non stavano andando affatto come previsto!
«Hey fratellone!
Com'è
andata la giornata lavorativa!?» Non
appena rispose la voce solare di Isabel riempì la stanza.
«Oh
adesso sono io il tuo fratellone?! Ho fatto una figura di merda con
la tua amica Hanji!»
«Oh cavolo è vero! Il
signor Ackerman! Una volta ho sbagliato a chiamarlo e ora continuano
a prendermi in giro in ufficio...»
«E
poi... Cazzo Isa, non me l'avevi mica detto!» Si
ritrovò a
sospirare quella frase.
«Oddio cosa mi ero
scordata ancora?» Il tono
allarmato lo fece sorridere.
«Che è
un figo pazzesco!» Sospirò nuovamente ammettendo
quella verità.
«Non
ci credo. EREN NO! Non adesso per lo meno! Te lo presenterò
ufficialmente e comunque mettiti il cuore in pace, al momento non gli
interessi... e poi dalle voci che girano è
più gay che bisex, concentrati
su Farlan adesso»
Quel pezzo da novanta era gay? Davvero?!
«Domani sono con il signor Ackerman tutto il giorno per delle
conferenze...»
«COSA!? Oddio Eren fa
attenzione! E ti prego, ti scongiuro, profilo basso!» Il
tono della sorella era concitato e la sentì trattenere il
fiato un
paio di volte.
«Cosa
intendi dire?»
«Io non sono laureata e
non so tutto ciò che sai tu, cerca di ricordarlo,
SEMPRE»
«Ovvio
che lo ricordo! Ma davvero ti piace quel cascamorto di
Church?»
«L'hai trattato bene?
Guarda che se me l'hai offeso me la paghi tu-»
«Sta
calma, è solo geloso di me adesso, tutto nella
norma»
«Eren che hai
combinato?» La sorella pigolò
sconfortata.
«Nulla
di cui tu debba preoccuparti, e ora dimmi, c'è qualcos'altro
che
devo sapere sul signor Ackerman? A parte che lo chiami fratellone-?»
«Non me la perdonerai
mai... Uhm non che sappia più di tanto su di lui, solo che
è
estremamente ordinato, puntuale, preciso e puntiglioso»
«Urgh-
Da- davvero?»
«Già, il nostro esatto
opposto fratellone»
«Almeno
io sono puntuale!»
La
telefonata venne chiusa pochi minuti dopo lasciandolo tremendamente
indispettito e preoccupato, da quello che aveva capito nemmeno la
sorella aveva mai passato tanto tempo insieme al rigido capo e i
brutti presentimenti della mattina non poterono che intensificarsi
mentre si coricava per nulla pronto ad affrontare la giornata che lo
attendeva.
Il
giorno seguente si svegliò per niente riposato, il pensiero
della
giornata che lo attendeva l'aveva tormentato per tutta la notte.
Si
trascinò in bagno per iniziare il minuzioso lavoro di
restauro a cui
l'aveva obbligato a sottoporsi, correttore -di cui non aveva bisogno,
al contrario della sorella-, fondotinta, blush, ombretti e solo Dio
sapeva quali fossero i nomi degli altri strumenti diabolici che gli
aveva lasciato a disposizione.
Fortuna
che aveva un po' di mano artistica su cui fare affidamento e che la
sorella l'aveva fatto allenare prima di partire o sarebbe realmente
sembrato un Picasso.
Guardò
soddisfatto prima il suo riflesso poi la foto di sua sorella che gli
aveva appuntato sullo specchio del bagno come traccia per il trucco.
Mise
nuovamente il collarino di raso per nascondere il pomo d'Adamo, gli
tirava un po' anche se nulla a confronto delle mutande per camuffare
la sua natura maschile.
Si era
appuntato mentalmente di cercare una spiaggia nudisti ai Caraibi per
festeggiare il premio alla fine di quella tortura gratuita.
Infilò
dei Jeans sempre attillati perché ovviamente sua sorella gli
aveva
proibito tassativamente di usare qualcosa di più comodo. “Puoi
anche farlo il sacrificio per una settimana” Aveva
così giustificato la sua scelta del vestiario.
Reggiseno
imbottito, -di cui poteva anche far senza vista la prima scarsa di
sua sorella-, ma quelli erano gli ordini e non poteva contravvenire,
ne poteva andare della sua vacanza dopotutto.
E infine
maglia a collo alto color vinaccia. Per non rischiare che il
collarino potesse tradirlo in alcun modo.
Mise gli
stivaletti col tacco e uscì dall'appartamento con un
profondo
sospiro.
“Profilo basso, profilo
basso” continuava
a ripetersi
come un mantra, che poi come poteva tradirsi se non erano richieste
particolari doti?
Su
quello poteva stare più che tranquilla sua sorella.
Non
sapeva quanto si
stava sbagliando sull'autovalutazione.
Avevano
passato la mattinata fra una riunione e l'altra, non aveva fatto poi
molto, il suo compito era quello di organizzare la visualizzazione
delle slide con i resoconti dei fatturati e altra documentazione. Il
tutto sorridendo. Era stato perentorio su quell'aspetto.
Il
signor Ackerman sembrava soddisfatto dall'operato e ciò
bastava: era
del rapporto lavorativo di Isabel che si parlava e non la voleva far
sfigurare per nulla al mondo!
In
qualche modo però l'approvazione del capo non gli
interessava solo
per la valutazione di sua sorella.
Si era
ritrovato a pendere dalle labbra di quello sconosciuto, il suo tono
autoritario, i suoi modi decisi persino il suo sguardo severo.
Tutto
in lui incuteva timore e rispetto, e cavolo quanto la cosa l'aveva
fatto fremere.
Si
chiese nuovamente come sua sorella avesse potuto capitolare per il
biondino e restare indifferente a lui.
Il
ritmico schioccare delle dita davanti al viso lo riportò
alla
realtà.
«Hey
mocciosa, ci sei!? Smettila di fantasticare ad occhi aperti»
A quel
tono derisorio arrossì iniziando a balbettare frasi
sconnesse.
Davvero si era incantato a guardare il capo di sua sorella?!?
«M-Mi
scusi- io- oddio-» Si portò una mano al viso per
cercare di calmare
i nervi.
Lo
sfregare delle ciglia indurite dal mascara gli ricordò
quanto quel
gesto fosse sbagliato e allontanò la mano inorridito.
«Cazzo»
Mormorò a denti stretti quando vide alcune tracce di trucco
sulle
dita per poi alzare il viso ancora più allarmato su quello
del capo
che lo guardava non capendo quale fosse il problema. Si morse il
labbro scusandosi ed estraendo il cellulare dalla borsetta per usarlo
come specchio e controllare il trucco.
«Non ti
ho mai visto tanto attenta al trucco».
Quel
commento lo paralizzò sul posto.
“Cazzo cazzo cazzo”
«Stamattina
avevo una cera
orribile e ho dovuto rimediare»
Non era
una bugia, anzi, tralasciando il fatto del dover mascherare che fosse
un ragazzo, la cera orribile c'era eccome!
Quella
risposta però sembro bastare e il capo tornò ad
aggiornare gli
appuntamenti sul cellulare.
«Bene,
abbiamo un'altra presentazione poi possiamo fermarci per pranzare... Wie
spät ist es?»
[Che
ora è?]
Sancì il capo guardando distrattamente telefono.
«Quasi
l'una» Si accorse troppo tardi di come la risposta a una
domanda
che non era stata posta gli fosse uscita troppo naturalmente.
Il
silenzio era calato nuovamente nell'abitacolo ed Eren era
più che
deciso a non alzare lo sguardo dal telefono che continuava a tenere
in mano.
«Come
prego?»
Perché
si infognava in delle situazioni simili? Perché non poteva
starsene
zitto?
Si
schiarì la voce cercando di essere il più
disinvolto possibile.
«Cosa? Guardavo l'orario e devo aver pensato a voce
alta» Spiegò
tranquillamente ringranziando lo spesso strato di fondotinta che
era riuscito a coprire l'improvviso rossore che doveva aver preso
possesso del suo viso.
La
questione cadde in secondo piano e tornarono ai loro appuntamenti
giornalieri.
Eren non poteva immaginare che quello era solo l'inizio della fine.
Devo
ringraziare sinceramente le persone che hanno dato una
possibilità a questa storia, davvero mille volte grazie! Il
tema
è discutibile, lo so, però a me piacciono tanto
queste
situazioni equivocabili.
E ora
eccoci nel vivo, Eren è arrivato sul posto di lavoro di sua
sorella e si è delineata la situazione; poteva mancare forse
Hanji? Sia mai! Dopotto le ho riservato un posto anche nel banner
questa volta, significherà qualcosa no?
Ve lo immaginavate così il suo primo giorno di lavoro?
Inutile
dire che per il povero gemello ci sia stato il colpo di fulmine...
E gli è scappata la lingua dai denti, quali saranno le
conseguenze della sua disattenzione?
Nella fretta di voler pubblicare ieri ho dimenticato di ringraziare come sempre la mia beta che dopo una settimana di malattia ha betato entrambi i lavori a tempo di record! :D -ed io sono riuscita lo stesso a pubblicare con quell'errore nelle grafiche... maledetto copia e incolla...-
In questi giorni ho letto delle fanfiction incredibili e mi rendo conto di come le mie siano leggere e forse un po' banali però ci vogliono anche queste per alleggerire i pensieri dopotutto no?
Ok vado a raccontarmela in un angolo e a impegnarmi ancora di più nella stesura di Ikkitousen. -e sì, anche nello studio per l'esame...-
Cooomunque spero che la storia continui a piacervi! Ditemi
le vostre impressioni e cosa pensate degli sviluppi. ^^
Mi ero dimenticata -come sempre- di lascarvi la pagina autrice nel caso voleste chiacchierare sul fandom, sulle storie... Pagina Autore Facebook
Vostra Ylpeys.





