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Autore: Ylpeis    24/02/2018    4 recensioni
[CrossDressing][Isabel&Eren!Twins][Ereri]
Isabel ed Eren, gemelli fin troppo simili per la sfortuna di Eren che si ritroverà coinvolto nelle oscure macchinazioni della sorella bisognosa di giorni di ferie extra.
Dal capitolo:
Quando uscì la fulminò. «Non dire una parola diversa da Caraibi»
La vide portarsi le mani al viso e squittire eccitata battendo le mani per poi afferrarlo per un braccio e trascinarlo vicino all'anta-specchio del grande armadio.
Anche se non voleva ammetterlo erano uguali. «E adesso lezione di Make-up!»
A cosa aveva acconsentito di partecipare!? «Isa-» Provò a supplicarla ma lei aveva già afferrato pennelli, trucchi e chissà-che altro. Deglutì mentre il terrore si faceva strada dentro di sé.
Sarebbe stata una settimana molto lunga!
Genere: Commedia, Fluff, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai, Yaoi | Personaggi: Eren Jaeger, Farlan Church, Hanji Zoe, Isabel Magnolia, Levi Ackerman
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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E fu così che si ritrovò il lunedì della settimana seguente davanti all'ingresso dell'azienda. Sistemò nuovamente la fascia di raso scura attorno al collo e mosse i primi passi verso quello che era il suo biglietto per i Caraibi.
Ripensò a tutte le cose che potevano andare storte, poi mentre passava davanti alla vetrata dell'ingresso della Sina and Roze s.r.l. guardò il proprio riflesso.
A chi volevano darla a bere?! Dietro a quel trucco, sotto a quei capelli e al di là di quei vestiti il suo corpo urlava Eren; sospirò nuovamente, forse poteva provare a pagarselo da solo il viaggio. Magari ci sarebbe riuscito ad andare tutto intero e senza il rischio di perdere l'uso di una parte di sé a cui era
particolarmente affezionato.

Mentre varcava la soglia della porta automatica si concentrò sul movimento del piede, tacco punta gli aveva spiegato, tacco punta continuava a ripetersi, i fianchi erano troppo rigidi e cercò di scioglierli un po' col risultato di impigliare il tacco in chissà quale crepa di dimensioni chirurgiche rovinando a terra. Riuscì a trattenere per miracolo un'imprecazione a dir poco celestiale e si fermò un momento per sbollire la rabbia che sentiva montargli dentro e che l'avrebbe portato a fare dietro front per chiudersi in casa e tanti saluti ai Caraibi e al lavoro di Isabel.
Si rialzò appoggiandosi alla parete lì vicino quando una voce dolce e premurosa gli giunse alle orecchie.
«Hey Jaeger tutto bene?» Si alzò di scatto barcollando su quelle trappole mortali e si girò verso la ragazza dai capelli castano chiaro che lo guardava preoccupata. 

Il giorno precedente si era premunita di descrivergli alcuni aspetti del lavoro e anche i possibili colleghi con cui avrebbe dovuto interagire.
«Sicuramente ti imbatterai in Petra Ral, è la contabile, è molto carina e gentile! Te ne innamorerai» Gli aveva palesato i suoi dubbi a riguardo ma la sorella continuò imperterrita. «Se hai dei dubbi chiedi a lei, saprà aiutarti! Sarei quasi tentata di avvisarla ma preferisco tenere la cosa fra me e te»

Quella doveva essere proprio Petra, cercò di camuffare la propria voce alzandola di qualche tono mentre la salutava, il risultato poteva ritenersi soddisfacente vista la spontanea reazione della ragazza.
«Hai mal di gola? Tieni prima che quel vecchio brontolone possa dirti qualcosa» Disse porgendogli una caramella alla menta mentre si dirigevano insieme verso l'ascensore.
Con nonchalance chiese quali erano le incombenze della giornata e la ragazza squittì contenta per l'interesse che iniziava a dimostrare nei confronti del lavoro e aggiunse. «Il signor Ackerman ne sarà entusiasta!»

Una volta arrivato al terzo piano dove si trovava la sede amministrativa della ditta prese fuori il cellulare, facendo finta di controllare un messaggio, riguardò la piantina che gli aveva fatto Isa per poi dirigersi verso la propria postazione, sospirò quando la trovò tutta in disordine, come ci si poteva aspettare dalla sorella.
Notò con piacere che l'unica foto presente era una di loro due da bambini abbracciati: era quello che gli serviva per ridargli la giusta motivazione per il sacrificio che stava facendo.
Iniziò a riordinare guardando tutti i fogli sparsi e cercando di dargli un ordine logico.
«Non vorrai mica far colpo sul signor Ackerman eh mocciosa?» La voce del nuovo arrivato era finta, il tono simulato. Era alto con i capelli leggermente arruffati lasciati lunghi sul capo e rasati sulla nuca. 

«Poi c'è quello scansafatiche di Auruo Bossard, al contrario di qualcun altro è innocuo, lascialo parlare a ruota libera e prima o poi si morderà la lingua da solo! È il responsabile vendite.
Cerca sempre di imitare il capo ma -fidati-
lui sa essere molto peggio».

«Buongiorno signor. Bossard» Salutò gioviale nell'unico modo che riteneva opportuno.
«Hey! Come ti permetti! Io per te sono il signo- oh» Lo sentì esitare per un momento a quella risposta forse troppo formale per i suoi standard, prendendolo in contropiede. «Ma non ti credere di fare la furba con me! Moccio- Ahia!» 
Le previsioni di Isa erano giuste, esattamente alla seconda frase si era già morso la lingua suscitando le risate di Petra che le lanciò un occhiolino mentre faceva la lingua all'altro che si ritirava sconfitto alla sua scrivania.

Prese posto guardando l'agenda che faceva bella vista di sé vicino al monitor, per fortuna era riuscito a insegnare qualcosa a sua sorella, ovvero come tenere una copia cartacea dei programmi giornalieri.
«Hello Sunshine!» Il tono caldo squillante di un'altra voce femminile gli giunse alle orecchie, fece così la sua comparsa una donna alta con i capelli nocciola raccolti in una coda alta e provvista di occhiali da vista che celavano a malapena uno sguardo colmo di follia (?), sì era follia.

«Oh e poi c'è la mia carissima amica Hanji! A lei devi stare attento, è la psicologa aziendale anche se però è dappertutto! E osserva tutto. Però è anche uhm, premurosa? No premuroso dà l'idea di preoccupazione per le tue condizioni. È morbosa, se qualcosa non le torna è disposta a vivisezionare per scoprire cosa c'è che non va, per cui occhi bene aperti sempre!... Oh e dalle del tu!!»

Deglutì, doveva stare attento a quella donna.
«'Giorno Hanji!» Subito si guadagnò un'occhiata traversa, cosa aveva sbagliato adesso?! 
«Mal di gola Sunshine? Tieni» Disse porgendole un bicchiere take away provvisto di tappo. «È tè alla menta con un po' di miele, ti aiuterà» Ringraziò portando la bevanda alle labbra.
Mentre era distratto dalla bevanda sentì un leggero fruscio per poi trovarsi la donna vicinissima al viso tutta concentrata sui suoi capelli, voltò la testa di lato impaurito. Una ciocca venne intrappolata dalle dita dell'altra e ispezionata con cura.
«Bello il colore! L'hai fatto di recente?» 
Per i Caraibi aveva sottoposto i suoi capelli castani ad una tinta, Isabel aveva voluto sfruttare tutto ciò che il suo corpo disponeva per farlo assomigliare a lei in tutto e per tutto; e i suoi poveri capelli, che aveva scelto di lasciar crescere e che guarda caso erano della stessa lunghezza di quelli dell'altra, non erano esclusi.
«Ah sì, l'ho fatta giusto ieri» Disse sorridendo.
«Ti sta benissimo! Oggi i tuoi occhi sembrano anche più vivaci sai?» Senza aspettare nessuna replica continuò nello sproloquio per poi fermarsi e guardarsi attorno pensierosa. «Dov'è il fratellone

«Oh rientrerà settimana prossima, ha avuto dei problemi con dei documenti in facoltà...» Cercò di stare sul vago, ma lo sguardo perplesso di Hanji gli fece capire che c'era qualcosa che non andava nella risposta.
«Di chi stai parlando?»
«Ehm... mio fratello?» A quella domanda se ne formò un'altra nella sua mente, perché Hanji stava ridendo alla sua risposta?
«Ma che hai capito? È già arrivato il signor Ackerman?» Cosa diavolo centrava il capo con lui!? Sentì un gran caldo al viso e iniziò a balbettare frasi sconnesse cercando di salvarsi in extremis con un «È che mi manca così tanto Eren... Il signor Ackerman non è ancora arrivato» Spiegò grattandosi il capo, la risposta non sembrò convincerla più di tanto ma bastò per farla lasciare la sua postazione.
Si abbandonò sulla sedia. No, non era una buona idea! Era una pessima idea!
Ma ormai era lì e Isabel da qualche parte a 200 kilometri da lì ad assistere la sua amica nel momento più importante della sua vita. Anche se era certo che lo facesse più per l'abito che per Sasha.

Sfregò le mani prendendo possesso degli impegni della giornata.
Presentare documento fatture in entrata a Church Farlan Il cuoricino che seguiva il nome era piuttosto eloquente, eccolo il tizio per cui era costretto a fare tutto quello, gli augurò di essere degno della sorella altrimenti l'avrebbe sottoposto a tutto quello che la sua povera regione inguinale stava subendo, con tanto di interessi!
Si alzò prendendo il documento designato e piantandosi bene sui tacchi cercando di camminare il più fluentemente possibile, se cercava di pensare ad altro i problemi di deambulazione diminuivano. Arrivò così alla porta del fantomatico Church Farlan e bussò.
«Isy avanti» Quel nomignolo gli fece storcere il naso, che problemi aveva nel pronunciare il nome per intero?!

Aprì la porta titubante, subito gli occhi dell'uomo si alzarono dai fogli che stava controllando accogliendolo con un sorriso.
«Buongiorno, accomodati» Aveva i capelli biondo cenere che gli incorniciavano il viso dall'incarnato pallido.
«Buongiorno Church» L'espressione allegra a quel saluto, forse un po' freddo, si rattristò. «Tutto bene? È successo qualcosa?»
Il tono preoccupato gli diede la conferma che sicuramente Isabel non lo salutava in quel modo scostante. «Tutto bene, scusa, sono sovrappensiero» Cercò di rimediare al danno e forse ci era riuscito. «Ah già, non vedi l'ora di rivedere il tuo Eren! ...Sono un po' geloso!»
Quello fu il suo turno di indispettirsi, cosa voleva quel dongiovanni da strapazzo?! Per quanto avrebbe voluto rispondergli di stare al suo posto, doveva continuare a interpretare il ruolo della sorella in apprensione, cosa avrebbe fatto Isabel in quel momento?
Sospirò rilasciando un sorriso grattandosi leggermente la guancia «Eh già, ma ormai lo rivedo, è solo questione di giorni» Spiegò sedendosi dove indicato e porgendo i documenti che ancora teneva in mano.
«Quando ce lo presenterai questo prodigioso fratello gemello? Anche se dubito che possa essere altrettanto bello» Concluse il tutto con un ammiccante occhiolino che gli fece venire i brividi per il disgusto. Ma dai, davvero quella roba funzionava con Isabel?!
«Hey! Non offendere il mio Eren!» Si autodifese suscitando una risata sincera. «Ahahah lo sapevo che l'avresti difeso, sei così dolce con quel ragazzo» Finalmente azzeccava qualche reazione!
«Settimana prossima rientrerà e ve lo farò conoscere, vedrete che pezzo di ragazzo che è il mio fratellone» Esclamò soddisfatto dell'opportunità di rimarcare l'importanza della propria figura nella vita della sorella, perché era certo che lei avrebbe detto una cosa simile!

«Non vediamo l'ora, mocciosa» Una voce fredda e monocorde lo fece voltare di scatto, ecco la presenza più pericolosa in quello studio, a detta di Isabel era solo incompreso però gli aveva anche spiegato come fosse da temere e rispettare.
Sapere che il temperamento esuberante di Isabel veniva ridimensionato gli aveva fatto nascere la curiosità sull'identità del fantomatico capo.
Quando fece vagare lo sguardo sul nuovo arrivato gli sfuggì un ghigno, no, nonostante la minuziosa descrizione di Isa non era affatto come se l'era immaginato!

«E poi c'è il signor Ackerman, non sbagliarti eh! Io ne sto pagando ancora le conseguenze... Comunque, anche se non sembra è esattamente dell'altezza giusta per il ruolo che ricopre, non è troppo o troppo poco, è il signor Ackerman.
Il taglio di capelli che si ostina a farsi è il suo tratto distintivo e quelle ciocche lisce e nere come l'ebano aumentano solo l'intensità del suo sguardo.
È veramente un capo degno di rispetto!» Le fece notare come quella descrizione era un po' troppo appassionata, ottenne solo un'occhiata schifata. «Lui è Levi! Chi lo sognerebbe mai in quel senso! Suvvia non essere stupido!»

Lui era tutto tranne quello che si era figurato. Era basso, però quel “né troppo/né troppo poco”, che la sorella aveva enfatizzato, ora gli era chiaro, era un concentrato di compostezza e rigore.
Il fisico muscoloso era messo ancora più in risalto dal completo di sartoria che indossava, alzò lo sguardo sul viso trovando uno sguardo tagliente, subito si mise composto sulla sedia, si sentiva stranamente in soggezione e non voleva che la sorella pagasse le conseguenze della sua sfacciataggine.

L'uomo entrò nella stanza con passo sicuro andando vicino al collega controllando soddisfatto il resoconto del bilancio. «Io mi assento tutta la giornata, devo far visita ad alcuni clienti»
La voce di quell'uomo era profonda e gli aveva riempito le orecchie. «Ah Jaeger, domani ho bisogno di te, mi accompagnerai ad alcune conferenze».
Sentirsi chiamare per cognome lo aiutò a non rischiare di fare qualche figura pessima non riconoscendosi sentendosi chiamare Isabel. Guardò nuovamente l'uomo. No, non c'era pericolo che potesse distrarsi. Sua sorella non aveva accennato a quanto fosse interessante il suo capo.

«Hey ma Isy una mia dipendente» Appuntò Farlan lievemente piccato per l'ordine del collega facendolo tornare con i piedi per terra, ah già, poverina, lei era infatuata di quel biondino insipido.
Gli dedicò una breve occhiata tornando a prestare attenzione al capo.
Levi in tutta risposta alzò un sopracciglio guardandolo con sufficienza. «Non pretenderai che mi faccia vedere dai nostri clienti con Hanji» Eren notò come quella frase mise a tacere qualunque ulteriore protesta.
Il collarino di raso che indossava gli tirò un momento quando deglutì a vuoto, le cose non stavano andando affatto come previsto!

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«Hey fratellone! Com'è andata la giornata lavorativa!?» Non appena rispose la voce solare di Isabel riempì la stanza.
«Oh adesso sono io il tuo fratellone?! Ho fatto una figura di merda con la tua
amica Hanji!»
«Oh cavolo è vero! Il signor Ackerman! Una volta ho sbagliato a chiamarlo e ora continuano a prendermi in giro in ufficio...»
«E poi... Cazzo Isa, non me l'avevi mica detto!» Si ritrovò a sospirare quella frase.
«Oddio cosa mi ero scordata ancora?» Il tono allarmato lo fece sorridere.
«Che è un figo pazzesco!» Sospirò nuovamente ammettendo quella verità.
«Non ci credo. EREN NO! Non adesso per lo meno! Te lo presenterò ufficialmente e comunque mettiti il cuore in pace, al momento non gli interessi...  e poi dalle voci che girano è più gay che bisex, concentrati su Farlan adesso»
Quel pezzo da novanta era gay? Davvero?!
«Domani sono con il signor Ackerman tutto il giorno per delle conferenze...»
«COSA!? Oddio Eren fa attenzione! E ti prego, ti scongiuro, profilo basso!» Il tono della sorella era concitato e la sentì trattenere il fiato un paio di volte.
«Cosa intendi dire?»
«Io non sono laureata e non so tutto ciò che sai tu, cerca di ricordarlo, SEMPRE»
«Ovvio che lo ricordo! Ma davvero ti piace quel cascamorto di Church?»
«L'hai trattato bene? Guarda che se me l'hai offeso me la paghi tu-»
«Sta calma, è solo geloso di me adesso, tutto nella norma»
«Eren che hai combinato?» La sorella pigolò sconfortata.
«Nulla di cui tu debba preoccuparti, e ora dimmi, c'è qualcos'altro che devo sapere sul signor Ackerman? A parte che lo chiami fratellone-?»
«Non me la perdonerai mai... Uhm non che sappia più di tanto su di lui, solo che è estremamente ordinato, puntuale, preciso e puntiglioso»
«Urgh- Da- davvero?»
«Già, il nostro esatto opposto fratellone»
«Almeno io sono puntuale!»
La telefonata venne chiusa pochi minuti dopo lasciandolo tremendamente indispettito e preoccupato, da quello che aveva capito nemmeno la sorella aveva mai passato tanto tempo insieme al rigido capo e i brutti presentimenti della mattina non poterono che intensificarsi mentre si coricava per nulla pronto ad affrontare la giornata che lo attendeva.

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Il giorno seguente si svegliò per niente riposato, il pensiero della giornata che lo attendeva l'aveva tormentato per tutta la notte.
Si trascinò in bagno per iniziare il minuzioso lavoro di restauro a cui l'aveva obbligato a sottoporsi, correttore -di cui non aveva bisogno, al contrario della sorella-, fondotinta, blush, ombretti e solo Dio sapeva quali fossero i nomi degli altri strumenti diabolici che gli aveva lasciato a disposizione.
Fortuna che aveva un po' di mano artistica su cui fare affidamento e che la sorella l'aveva fatto allenare prima di partire o sarebbe realmente sembrato un Picasso.
Guardò soddisfatto prima il suo riflesso poi la foto di sua sorella che gli aveva appuntato sullo specchio del bagno come traccia per il trucco.
Mise nuovamente il collarino di raso per nascondere il pomo d'Adamo, gli tirava un po' anche se nulla a confronto delle mutande per camuffare la sua natura maschile.
Si era appuntato mentalmente di cercare una spiaggia nudisti ai Caraibi per festeggiare il premio alla fine di quella tortura gratuita.
Infilò dei Jeans sempre attillati perché ovviamente sua sorella gli aveva proibito tassativamente di usare qualcosa di più comodo. “Puoi anche farlo il sacrificio per una settimana” Aveva così giustificato la sua scelta del vestiario.
Reggiseno imbottito, -di cui poteva anche far senza vista la prima scarsa di sua sorella-, ma quelli erano gli ordini e non poteva contravvenire, ne poteva andare della sua vacanza dopotutto.
E infine maglia a collo alto color vinaccia. Per non rischiare che il collarino potesse tradirlo in alcun modo.
Mise gli stivaletti col tacco e uscì dall'appartamento con un profondo sospiro.
Profilo basso, profilo basso” continuava a ripetersi come un mantra, che poi come poteva tradirsi se non erano richieste particolari doti?
Su quello poteva stare più che tranquilla sua sorella.

Non sapeva quanto si stava sbagliando sull'autovalutazione.

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Avevano passato la mattinata fra una riunione e l'altra, non aveva fatto poi molto, il suo compito era quello di organizzare la visualizzazione delle slide con i resoconti dei fatturati e altra documentazione. Il tutto sorridendo. Era stato perentorio su quell'aspetto.
Il signor Ackerman sembrava soddisfatto dall'operato e ciò bastava: era del rapporto lavorativo di Isabel che si parlava e non la voleva far sfigurare per nulla al mondo!
In qualche modo però l'approvazione del capo non gli interessava solo per la valutazione di sua sorella.
Si era ritrovato a pendere dalle labbra di quello sconosciuto, il suo tono autoritario, i suoi modi decisi persino il suo sguardo severo.
Tutto in lui incuteva timore e rispetto, e cavolo quanto la cosa l'aveva fatto fremere.
Si chiese nuovamente come sua sorella avesse potuto capitolare per il biondino e restare indifferente a lui.

Il ritmico schioccare delle dita davanti al viso lo riportò alla realtà.
«Hey mocciosa, ci sei!? Smettila di fantasticare ad occhi aperti»
A quel tono derisorio arrossì iniziando a balbettare frasi sconnesse. Davvero si era incantato a guardare il capo di sua sorella?!?
«M-Mi scusi- io- oddio-» Si portò una mano al viso per cercare di calmare i nervi.
Lo sfregare delle ciglia indurite dal mascara gli ricordò quanto quel gesto fosse sbagliato e allontanò la mano inorridito.
«Cazzo» Mormorò a denti stretti quando vide alcune tracce di trucco sulle dita per poi alzare il viso ancora più allarmato su quello del capo che lo guardava non capendo quale fosse il problema. Si morse il labbro scusandosi ed estraendo il cellulare dalla borsetta per usarlo come specchio e controllare il trucco.
«Non ti ho mai visto tanto attenta al trucco».
Quel commento lo paralizzò sul posto.
Cazzo cazzo cazzo” «Stamattina avevo una cera orribile e ho dovuto rimediare»
Non era una bugia, anzi, tralasciando il fatto del dover mascherare che fosse un ragazzo, la cera orribile c'era eccome!
Quella risposta però sembro bastare e il capo tornò ad aggiornare gli appuntamenti sul cellulare.
«Bene, abbiamo un'altra presentazione poi possiamo fermarci per pranzare... Wie spät ist es?» [Che ora è?] Sancì il capo guardando distrattamente telefono. 
«Quasi l'una» Si accorse troppo tardi di come la risposta a una domanda che non era stata posta gli fosse uscita troppo naturalmente.
Il silenzio era calato nuovamente nell'abitacolo ed Eren era più che deciso a non alzare lo sguardo dal telefono che continuava a tenere in mano.
«Come prego?»
Perché si infognava in delle situazioni simili? Perché non poteva starsene zitto?
Si schiarì la voce cercando di essere il più disinvolto possibile. «Cosa? Guardavo l'orario e devo aver pensato a voce alta» Spiegò tranquillamente ringranziando lo spesso strato di fondotinta che era riuscito a coprire l'improvviso rossore che doveva aver preso possesso del suo viso.
La questione cadde in secondo piano e tornarono ai loro appuntamenti giornalieri.

Eren non poteva immaginare che quello era solo l'inizio della fine.






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Devo ringraziare sinceramente le persone che hanno dato una possibilità a questa storia, davvero mille volte grazie! Il tema è discutibile, lo so, però a me piacciono tanto queste situazioni equivocabili.

E ora eccoci nel vivo, Eren è arrivato sul posto di lavoro di sua sorella e si è delineata la situazione; poteva mancare forse Hanji? Sia mai! Dopotto le ho riservato un posto anche nel banner questa volta, significherà qualcosa no?
Ve lo immaginavate così il suo primo giorno di lavoro? Inutile dire che per il povero gemello ci sia stato il colpo di fulmine...
E gli è scappata la lingua dai denti, quali saranno le conseguenze della sua disattenzione?


Nella fretta di voler pubblicare ieri ho dimenticato di ringraziare come sempre la mia beta che dopo una settimana di malattia ha betato entrambi i lavori a tempo di record! :D -ed io sono riuscita lo stesso a pubblicare con quell'errore nelle grafiche... maledetto copia e incolla...-

In questi giorni ho letto delle fanfiction incredibili e mi rendo conto di come le mie siano leggere e forse un po' banali però ci vogliono anche queste per alleggerire i pensieri dopotutto no?
Ok vado a raccontarmela in un angolo e a impegnarmi ancora di più nella stesura di Ikkitousen. -e sì, anche nello studio per l'esame...-

Cooomunque spero che la storia continui a piacervi! Ditemi le vostre impressioni e cosa pensate degli sviluppi. ^^ Mi ero dimenticata -come sempre- di lascarvi la pagina autrice nel caso voleste chiacchierare sul fandom, sulle storie... Pagina Autore Facebook
Vostra Ylpeys.

   
 
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