Capitolo Undici
Quando Draco aveva cinque anni, sua madre era stata ricoverata al San Mungo.
Nessuno gli aveva spiegato il motivo e lui non lo aveva chiesto. In fondo, era solo un bambino e l'unica cosa che voleva era che la sua mamma tornasse a casa.
Qualche anno dopo, quando ormai era abbastanza grande per capire, sua madre gli aveva spiegato che se le cose non fossero andate storte qualche anno prima, Draco avrebbe avuto un fratellino o una sorellina.
Ma Draco non riusciva a essere triste per non aver avuto quel fratello o quella sorella. Era solo triste per ciò che aveva passato sua madre. Ed era triste per la piccola versione di sé stesso, che aveva passato giornate intere su una sedia della sala d'aspetto del San Mungo.
Aveva sperato di non trovarsi mai più in quel posto, e invece eccolo lì.
Teneva la testa tra le mani e lo sguardo basso, mentre sua madre accanto lui gli accarezzava i capelli come quando era piccolo. Lo faceva sempre quando era triste o spaventato.
"Quella ragazza ti ha salvato la vita" sussurrò Narcissa.
"Avrei preferito che non lo avesse fatto."
"Draco, non dire così."
Draco sollevò la testa e guardò sua madre. Solo in quel momento lei capì.
Gli occhi di suo figlio erano pieni di lacrime. In tutta la sua vita, non aveva mai visto Draco piangere.
"Tieni molto a lei, vero?"
Draco annuì passandosi una mano sugli occhi lucidi.
"Sono sicura che andrà tutto bene."
"Davvero? Ne sei sicura? Io no. È già un miracolo che non sia morta sul colpo."
"Appunto, Draco. L'anatema che uccide è una magia potente. Se Hermione è sopravvissuta, evidentemente l'incantesimo non ha funzionato e quindi c'è speranza" disse Narcissa cercando di essere positiva.
Ginny si avvicinò a loro con due tazze di tè in mano. Ne passò una a Narcissa, che le sorrise, e porse la seconda a Draco.
"Hai saputo qualcosa?" chiese afferrando la tazza.
Ginny scosse la testa. "Non mi fanno entrare. Dicono che sono troppo coinvolta."
Ginny aveva iniziato a lavorare come infermiera al San Mungo poco dopo la fine della scuola.
Aveva cercato di usare il suo lavoro per avere informazioni sulle condizioni di Hermione, ma il medimago non l'aveva fatta entrare dicendole che era troppo legata alla paziente e non sarebbe stata lucida.
In fondo, era la verità.
In un angolo della sua testa, il momento in cui Hermione era stata colpita dall'incantesimo continuava a ripetersi come un disco rotto.
"Avada Kedavra!"
Ginny rimase immobile vedendo il lampo di luce verde uscire dalla bacchetta di Childs.
Un attimo dopo, Hermione era a terra.
Draco, piegato su di lei, la stava chiamando cercando di tenerla sveglia ma Hermione aveva già chiuso gli occhi.
Un attimo dopo, un gruppo di Auror si materializzò nella stanza. Due di loro afferrarono Childs, un terzo gli strappò la bacchetta di mano e la infilò in un sacchetto trasparente. Il quarto era il capo della squadra, Harry Potter, che si era immobilizzato vedendo la sua migliore amica a terra priva di sensi.
"Che è successo?" chiese.
"L'ha colpita. Childs..."
Ginny si bloccò. Non era nemmeno in grado di pensare che la sua amica poteva essere morta, figuriamoci dirlo ad alta voce.
"Non è morta" disse Draco, con due dita premute sul polso di Hermione. "Il battito è debole, ma c'è. Dobbiamo portarla al San Mungo."
Harry si avvicinò a Narcissa Malfoy, che in quel momento sembrava la più lucida, e disse: "La prego, si assicuri che in ospedale facciano tutto il possibile. Io vi raggiungo al più presto."
Narcissa annuì. Si avvicinò a Draco, aiutandolo a prendere in braccio Hermione, e riuscì a smaterializzare tutti al San Mungo.
Arrivati in ospedale, Hermione fu immediatamente portata in una stanza per prestarle ogni cura possibile. Ginny cercò di entrare, ma senza successo.
"Perché non è morta?"
Ginny si voltò verso Draco e si strinse nelle spalle. "Non lo so. È come se l'incantesimo fosse più debole del normale. Credo ne sapremo di più quando arriverà Harry."
"È tutta colpa mia."
Narcissa posò una mano sulla spalla del figlio per cercare di confortarlo.
"Non è vero" disse Ginny.
"Era per me. L'anatema era diretto a me. Lei si è buttata in mezzo e si presa un incantesimo indirizzato a me. Non dire che non è colpa mia, Ginevra."
"Vuoi trovare un colpevole? Che ne dici di Childs? È stato lui a pronunciare l'incantesimo" iniziò Ginny.
Draco si voltò verso di lei, così la ragazza continuò dicendo: "Oppure, se Childs non ti va bene, puoi dare la colpa a tuo padre. Se lui non avesse ucciso il figlio, Childs non avrebbe cercato vendetta. Ma possiamo tornare ancora più indietro e dare la colpa di tutto a Voldemort. Senza di lui non ci sarebbe stata una guerra e Kevin Childs non sarebbe morto. Possiamo trovare decine di colpevoli, ma tu non sei tra quelli!"
"Mi ha salvato la vita. Qualsiasi cosa dirai, io continuerò a pensare che al suo posto dovrei esserci io" disse Draco.
Ginny rimase in silenzio. Avrebbe voluto dire qualcosa per farlo stare meglio, ma non sapeva cosa dire. Se si fosse trovata al posto di Draco, anche lei si sarebbe incolpata per le condizioni di Hermione.
Draco era davvero cambiato dai tempi della scuola. Ma più di tutto, ciò che era cambiato era l'opinione che aveva di Hermione.
Non la reputava solo una Sangue Sporco, come le aveva sempre detto.
Teneva a lei più di quanto facesse trasparire e Ginny avrebbe voluto davvero fare qualcosa per farlo sentire meglio.
Pochi attimi dopo, Harry camminò a passo spedito verso di loro.
Appena lo vide, Ginny si alzò e gli corse incontro.
"Come sta?" chiese Harry.
"Non lo sappiamo" rispose Ginny sciogliendo l'abbraccio e tornando a sedersi.
Harry fissò per un attimo Draco e Narcissa. Entrambi erano visibilmente preoccupati per Hermione. Non era una di quelle scene che si vede spesso.
"Dov'è Childs?" chiese Malfoy.
Harry, in piedi di fronte a lui, rispose: "La mia squadra lo sta interrogando. Vogliamo scoprire i nomi dei suoi contatti al Ministero."
"Harry, cos'è successo? Perché l'anatema che uccide non ha funzionato?" chiese Ginny.
Sperava che ci fosse una spiegazione, che in qualche modo avesse un senso ciò che stava succedendo a Hermione. Se Harry le avesse risposto che non lo sapeva e che la bacchetta di Childs risultava funzionante, avrebbe significato che le condizioni di Hermione erano del tutto impreviste e quindi anche le conseguenze sarebbero state imprevedibili.
Harry sospirò. "Stiamo controllando Childs da almeno sei mesi. Una donna si è presentata nel mio ufficio, la scorsa estate. Childs distribuiva volantini in cui faceva propaganda di un movimento volto a ripulire il Regno Unito da tutti coloro che in passato avevano contribuito in qualche modo all'ascesa al potere di Voldemort. Purtroppo non avevamo prove per arrestarlo, quindi abbiamo messo sotto controllo la sua bacchetta. Grazie agli incantesimi effettuati abbiamo segnato tutti i suoi spostamenti, in attesa del momento giusto per agire. L'idea di depotenziare la sua bacchetta è stata della squadra."
"Depotenziare la bacchetta?" chiese Draco.
Harry annuì. "È una tecnica relativamente nuova. Si usa su soggetti a rischio, come Childs. Non potevamo arrestarlo, ma potevamo tenerlo d'occhio. Dovevamo fare in modo, però, che non fosse un pericolo per la comunità."
"Quindi avete fatto in modo che i suoi incantesimi fossero più deboli del normale" concluse Draco.
"Non tutti. Solo gli incantesimi più pericolosi."
"Che fortuna" mormorò Draco posava a terra la tazza di tè, che ormai era freddo.
"Almeno non è morta" disse Harry notando l'ironia nella voce di Draco.
"Cazzo, Potter! Avevate Childs sotto osservazione da mesi e avete dovuto aspettare che facesse del male a qualcuno per arrestarlo. E non una persona qualsiasi, ma la tua migliore amica!" esclamò Draco alzandosi in piedi e fronteggiando Harry.
Ginny si alzò pronta a dividerli se fosse stato necessario, ma Harry la ignorò e si avvicinò ulteriormente a Draco.
"Credi che non ci abbia pensato? È l'unica cosa a cui penso da quando ho visto Hermione sul pavimento di casa tua!" sbottò Harry.
"Dovevi fare qualcosa prima che accadesse, maledizione!"
Ginny si mise tra i due. "Ora basta. Siete entrambi arrabbiati e vi sentite in colpa, ma non potete scannarvi a vicenda!"
Draco si risedette al suo posto senza smettere di guardare Harry.
Entrambi sapevano che Ginny aveva ragione, ma il senso di colpa li stava logorando.
Draco era convinto che avrebbe dovuto essere al posto di Hermione.
Harry era convinto che avrebbe potuto fare qualcosa per evitare che la sua amica fosse in quella situazione.
Ma incolparsi non sarebbe servito a niente.
"Vado a cercare un medimago che mi dia qualche informazione su Hermione. Voi due pensate di poter rimanere qui senza uccidervi?" chiese Ginny.
"Li tengo d'occhio io" disse Narcissa.
Ginny le sorrise e si avviò lungo il corridoio.
Doveva assolutamente sapere come stava Hermione, ma più di tutto aveva bisogno di allontanarsi e stare un momento da sola.
Hermione era la sua migliore amica da prima ancora che Ginny sapesse il vero significato dell'espressione "migliore amica". Si erano conosciute a Diagon Alley, poco prima dell'inizio del primo anno di Ginny.
Era stato un po' un colpo di fulmine. Si erano capite e si erano volute bene a vicenda fin da subito.
Il periodo a Hogwarts, tuttavia, non era stato semplice per la loro amicizia. Hermione era sempre troppo impegnata con Harry e Ron per trovare del tempo per lei, ma poi era arrivato l'ultimo anno.
Dopo la fine della guerra, Ginny era tornata a Hogwarts per i M.A.G.O. e Hermione aveva seguito il suo esempio. Harry aveva iniziato il corso per Auror al Ministero, mentre Ron aveva iniziato a giocare per una piccola squadra di quidditch locale, così Hermione aveva avuto modo di staccarsi da loro e attaccarsi un po' di più a Ginny.
Da quel momento, Hermione era stata molto più vicina a Ginny che a Harry.
Ginny camminò fino al fondo del corridoio, dove c'era la camera in cui era stata portata Hermione.
Si accasciò contro la parete fino a trovarsi seduta a terra e si prese la testa tra le mani, cercando di non piangere.
"Ginny."
Ginny alzò la testa di scatto voltandosi verso la persona che l'aveva chiamata. Era Rebecca Murphy, una sua collega.
Quando Ginny aveva iniziato a lavorare lì, Rebecca era infermiera già da qualche anno. Le aveva dato qualche consiglio ed erano subito diventate amiche.
Qualche ora prima, quando avevano portato Hermione al San Mungo, era stata lei a dire a Ginny di non preoccuparsi e che si sarebbe presa cura di Hermione.
"Becky!" esclamò Ginny alzandosi in piedi. "Come sta?"
"Stabile, per il momento. Non so dirti altro. Non era mai capitato un caso simile, nessuno era mai sopravvissuto a quell'incantesimo, a parte Harry ovviamente. Abbiamo fatto degli esami e sembra che non ci siano lesioni, quindi possiamo solo aspettare."
"Posso vederla?"
Rebecca annuì. "Certo. Ma prima, dovresti iniziare a prepararti al fatto che potrebbe non svegliarsi."
"Che vuoi dire?"
"È incosciente da parecchio ed è stata colpita da una maledizione potente. Se non si sveglierà nelle prossime dodici ore, potrebbe non svegliarsi affatto."
"C'è qualcosa che possiamo fare per spingerla a svegliarsi?" chiese Ginny con gli occhi lucidi.
"No, purtroppo. Dipende da lei."
Hermione spalancò gli occhi.
Era in una stanza completamente vuota, fatta eccezione per il letto in cui era sdraiata e una sedia.
Non aveva la minima idea di ciò che era successo.
Si guardò intorno confusa.
Dove si trovava?
Perché si trovava lì?
Aveva così tante domande nella testa e nessuno a cui farle.
Come se qualcuno avesse sentito i suoi pensieri, una persona apparve nella stanza.
Hermione impiegò qualche secondo a capire che si trattava di Silente.
"Professor Silente?" chiese sempre più confusa.
Non poteva essere lì. Silente era morto più di dieci anni prima, Hermione era stata al suo funerale.
Eppure, l'uomo davanti a lei era proprio il professor Silente.
"Buongiorno, signorina Granger" rispose lui sorridendo e accomodandosi sulla sedia.
Hermione si sollevò abbastanza da rimanere seduta sul letto e fissò l'uomo seduto accanto a lei. Era esattamente come lo ricordava. D'altronde, per lui il tempo si era fermato molto prima.
All'improvviso, la consapevolezza di trovarsi con una persona che non avrebbe dovuto essere lì colpì Hermione.
"Sono... Sono morta?" chiese, quasi senza voce.
"No. Ma non ci resta molto tempo. Abbiamo delle cose da fare e dobbiamo sbrigarci" disse Silente.
"Cos'è successo?"
L'uomo aggrottò la fronte. "Non ricordi nulla, signorina Granger?"
Hermione scosse la testa.
"Questo vuol dire che abbiamo meno tempo di quanto pensassi" disse Silente, più a sé stesso che a Hermione.
"Può spiegarmi che sta succedendo?"
"Hai salvato la vita di Draco Malfoy rimanendo colpita da una maledizione diretta a lui. In questo momento, sei in una sorta di coma e se non ci muoviamo potresti rimanerci per sempre."
"Se non ci muoviamo... A fare cosa?" disse Hermione alzandosi in piedi.
"Ognuno di noi ha un tempo stabilito. Ogni persona che si trova a un passo dalla morte prima del tempo, deve fare un percorso per avere la possibilità di tornare. Solitamente si affrontano delle cose successe durante la nostra vita, ma nel tuo caso dovremmo fare un po' più in fretta e arrivare subito al nocciolo della questione" disse Silente aprendo la porta della stanza e facendole cenno di seguirlo.
"Perché?" chiese Hermione uscendo dalla stanza e iniziando a camminare lungo il corridoio.
"Perché stai iniziando a dimenticare. Stai diventando parte di questo mondo. E quando avrai dimenticato ogni cosa, non sarò più in grado di farti tornare."
"D'accordo. Allora da dove si parte?"
"Dal motivo per cui sei qui" disse Silente indicando una porta.
Hermione entrò titubante, senza avere la minima idea di cosa avrebbe visto.
Oltre la porta, c'era il soggiorno di Malfoy Manor.
Un uomo le dava le spalle mentre puntava la bacchetta verso Draco.
Un attimo dopo, l'uomo pronunciò l'incantesimo e Hermione, quella della visione, si buttò davanti a Draco e cadde a terra un secondo dopo.
"È davvero andata così?" chiese Hermione tenendo gli occhi fissi sulla scena.
Silente annuì. "Credo che tu tenga molto al signor Malfoy."
"È complicato" rispose Hermione.
"Davvero? Forse era complicato quando vi siete incontrati qualche mese fa. Ma ora..."
"Lui sta bene?" chiese Hermione.
"Fisicamente, sì. Ma si sente in colpa per quello che è successo."
"Ma non è colpa sua!"
"Lo so. Ma sarebbe molto utile se tu ti svegliassi e glielo dicessi."
Hermione rimase in silenzio qualche secondo, poi disse: "Non so come fare a tornare indietro."
"Signorina Granger, sei sempre stata una strega molto intelligente. Sono sicuro che capirai come fare."
"Non ho molto tempo per capirlo, però."
"No, in effetti. Devi capire cosa ti tiene bloccata qui e affrontarlo" disse Silente, riconducendola alla sua stanza.
"Non ho idea di cosa mi stia bloccando."
"Sicura? È la stessa cosa che ti ha spinto a salvare la vita di Draco Malfoy."
Hermione guardò Silente, capendo dove volesse arrivare.
Ma non poteva essere. Malfoy era entrato nella sua vita da poco tempo, troppo poco per essersi innamorata di lui.
"Non devi farti spaventare da ciò che provi" disse Silente, quasi leggendole nella mente. Poi, così com'era arrivato poco prima, scomparve.
Hermione si sdraiò sul letto sentendosi improvvisamente stanca.
Forse stava davvero per morire, ecco perché si sentiva così debole. Ma sapeva che non poteva andarsene lasciando che il senso di colpa logorasse Draco.
Chiuse gli occhi strizzandoli con forza, sperando che sarebbe bastato a riportarla indietro.
Quando li riaprì, era nella stessa stanza ma accanto a lei c'era Ginny e un'altra infermiera.
Ce l'aveva fatta.
Era tornata.
Author's Corner:
Questo capitolo mi ha dato non pochi problemi.
Sapevo cosa volevo che succedesse, ma non sapevo come scriverlo. Avevo in mente una scena bellissima di Eli Stone, in cui lui si risveglia dal coma dopo aver sognato George Michael e tutti i suoi familiar e amici che cantano insieme ricordandogli i momenti più importanti della sua vita, ma non è una scena molto semplice da scrivere in realtà.
Così mi sono ispirata alla scena di "I doni della morte pt 2", in cui Harry parla con Silente. Ed ecco cosa ne è venuto fuori.
Hermione sta bene, ma non benissimo. L'incidente con Childs ha causato delle conseguenze, ma per sapere di cosa si tratta dovrete aspettare il prossimo capitolo!


