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Autore: Raven_Stark22_    08/06/2023    2 recensioni
Iwaizumi ha sette anni, quando incontra Oikawa Tooru. La sua vita non subirà alcuna svolta radicale, da quel giorno.
É troppo piccolo per sapere cosa sia l'amore, o cosa significhi vivere per qualcuno. Ma conosce bene la parola amicizia. E, quel giorno, Iwaizumi trova un amico.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Song-fic | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Aoba Johsai, Hajime Iwaizumi, Tooru Oikawa
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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TW: scene (poco) esplicite

Non ho scritto nulla di esagerato ma se preferite evitare certe parti (magari se avete tipo 12 anni coff coff) saltate da «Iwaizumi perde la cognizione del tempo, dello spazio [...]» fino a «-Okay?- sussurra, appena sente l'altro indietreggiare.»

Questo capitolo è un po' un rollercoaster di emozioni lol (è anche lungo 6k parole in più rispetto al normale, per intenderci).

Buona lettura :)

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-E' una pessima idea.-

Oikawa spunta fuori dal finestrino con uno sguardo contrariato. Gli occhiali gli sono scivolati sulla punta del naso, conferendogli un aspetto piuttosto ridicolo.

-Fingerò di non averti sentito.- ribatte il ragazzo, scomparendo nuovamente all'interno dell'auto. -Da quant'è che tuo padre non la mette in moto? Perchè sembra che non veda la luce del sole dal primo dopoguerra.-

-Di solito si sposta con l'altra macchina, e mia madre usa i mezzi pubblici.-

Oikawa risponde con un piccolo mormorio che non ha nulla di rassicurante. -Ci fermeremo a fare benzina. Funzionerà.-

Iwaizumi appoggia la fronte sulla portiera di metallo e conta fino a dieci prima di staccarsi. Ha già raggiunto il livello massimo di sopportazione, e la sua giornata è cominciata solo da quattro ore.

-Oikawa.-

-Andrà tutto bene,- lo rassicura l'altro, gesticolando con una mano fuori dal finestrino. -Dopo che avrò montato il navigatore, sarà impossibile perdersi.-

-Non mi riferivo a quello.- borbotta Iwaizumi, tralasciando la parte in cui comunque, tra le mani di Oikawa, il navigatore non sarebbe stato una garanzia. -Quanto è sicuro quello che stiamo facendo?-

-Molto sicuro.- risponde prontamente Oikawa, armeggiando con qualcosa. Il suono ricorda molto lo sfrigolio dei cavi elettrici.

-Davvero?- insiste Iwaizumi, sospettoso, -Perchè non mi sembra che la tua patente ti permetta di guidare veicoli così pesanti.-

-No, infatti.- concorda Oikawa, rilasciando la presa dai cavi e saltando fuori dalla Mercedes. Quando Iwaizumi lo squadra con diffidenza, si limita a scrollare le spalle: -Cosa? Mi hai chiesto se fosse sicuro, non se fosse legale.-

-Almeno sai dove siamo diretti? O anche quello lo scopriremo all'ultimo minuto?-

-Come ho già detto, è una sorpresa.- ribadisce Oikawa, con uno sguardo che non sembra molto propenso ad accettare obiezioni. Iwaizumi ruota gli occhi al cielo, e l'altro ragazzo si mette a frugare in una tasca del giubbotto.

-Prendi,- gli dice, lanciandogli ciò che aveva stretto nel pugno. Iwaizumi, colto impreparato, lo lascia cadere a terra. Quando si china per raccoglierlo, riconosce la forma di un vecchio portachiavi di cuoio.

-Sul serio?- borbotta, rigirandolo tra le mani. Sopra un lato, scolorita, si legge ancora un'incisione fatta a mano. Iwaizumi ci mette qualche secondo tradurla dall'inglese. -Fanculo il patriarcato?-

-E' il vecchio portachiavi di Kahomi,- si giustifica Oikawa, con un sorriso subdolo. Poi spalanca la portiera del guidatore e ondeggia una mano nella sua direzione. -Ho pensato che a tuo padre sarebbe piaciuto trovarlo attaccato alle chiavi della Mercedes.-

Iwaizumi non tenta nemmeno di camuffare la risata che gli sorge spontanea.

-Oh, lo farà impazzire,- concorda, prendendo posto sul sedile del passeggero.

Oikawa allunga una mano con il palmo rivolto verso l'alto e Iwaizumi, riluttante, gli consegna le chiavi dell'auto.

-Non farmene pentire.- lo avverte, con tono severo. Non fa in tempo a sentire la risposta del suo amico che la radio viene accesa al massimo del volume.

Oikawa gira le chiavi e preme sull'acceleratore. L'auto sfreccia fuori dal retro dell'abitazione e il cancello del garage si richiude in automatico.

Iwaizumi appoggia la testa sullo schienale del sedile e sospira. Prima o poi, quel ragazzo sarebbe stato la sua rovina.

Il viaggio è noioso ed eterno, e l'ambiguità di Oikawa non aiuta certo a renderlo migliore. Ogni volta che Iwaizumi tenta di cogliere qualche indizio - cartelli stradali, indicazioni del navigatore, vie familiari - Oikawa riesce sempre a distogliere la sua attenzione quel tanto che basta per fargli perdere il nome della strada. Dopo quasi un'ora, Iwaizumi è così infuriato che potrebbe gettargli le mani al collo da un momento all'altro.

-Perchè non puoi semplicemente dirmelo?- sbuffa, incrociando le braccia.

Oikawa ruota gli occhi al cielo come se si stesse per mettere a discutere con un bambino capriccioso.

-Iwa-chan non è un tipo molto paziente, vero?-

-Iwa-chan ha passato due notti insonni e ha guardato vincere la squadra che lo ha battuto in semifinale solo tre ore fa,- si giustifica, digrignando i denti. -Non penso che provocarlo, al momento, sia la migliore delle tue trovate.-

-Pff,- risponde Oikawa, con un sorrisetto che lo manda ancora di più sui nervi. -Menomale che non lo conosci bene come lo conosco io, allora.-

Iwaizumi si lascia ricadere sul sedile con un rumoroso sospiro. Non cerca di estrapolargli più informazioni fino a quando l'automobile non inizia a rallentare, all'altezza della svolta per Koriyama. Iwaizumi è costretto a leggere due volte il cartello con il nome della città per essere sicuro di aver visto bene.

-Che diavolo ci facciamo a...- la sua mascella cade di colpo verso il basso. -No. Non è possibile.-

Si gira verso Oikawa, che ha anche la faccia tosta di sembrare divertito.

-Ci sei arrivato? Era ora. Cominciavo a credere di aver sopravvalutato il tuo livello di intelligenza e credimi, era già piuttosto basso.-

-Hai guidato fino a Koriyama per una roccia?- esplode Iwaizumi, con gli occhi sbarrati. Non sa più se desidererebbe baciarlo o prenderlo a pugni.

Oikawa fa schioccare la lingua con disappunto, tenendo sempre gli occhi fissi sulla strada.

-Non è solo una roccia. E' il nostro posto speciale, ricordi? E' la nostra roccia.-

-Sei completamente pazzo,- ribatte Iwaizumi, scuotendo la testa da una parte all'altra. -Un sasso. Passerò quattro ore in macchina con te per un sasso.-

Oikawa distoglie lo sguardo dal volante solo per una frazione di secondi, giusto il tempo di fulminare il suo migliore amico con una severa occhiataccia. Iwaizumi ruota gli occhi all'indietro.

-Il nostro sasso,- si corregge.

Oikawa sembra molto più contento.

Accostano a lato del marciapiede, davanti ad un'automobile ferma da chissà quanto tempo; le foglie cadute dagli alberi hanno ricoperto il tetto e il cofano, scivolando sul parabrezza. Oikawa scende per primo, controllando di aver parcheggiato sufficientemente distante dalla strada.

Iwaizumi preferirebbe morire piuttosto che ammettere quanto il suo cuore si sia fatto pesante per colpa di tutti quei ricordi che gli suscita Koriyama. Ci sono i primi anni della sua infanzia, i pomeriggi passati a casa dei suoi nonni e, beh, c'è Oikawa. In qualche modo, c'è sempre Oikawa.

Con un respiro a pieni polmoni, Iwaizumi si libera dalla cintura di sicurezza e smonta dall'automobile.

Lui e Oikawa camminano sotto i ciliegi del parco avvolti dal silenzio. Dai rami ricurvi, di tanto in tanto, cade qualche foglia, colorata di rosso in prossimità della punta.

Si avventurano lungo il sentiero che li porta lontano dai rumori della città. I laghetti artificiali ai lati del prato si tingono dei colori dell'autunno, riflettendo le chiome spoglie degli alberi e il cielo velato.

Quando l'orizzonte si apre sulla radura, Iwaizumi si sente attraversare dalla nostalgia: il lago, circondato dai salici piangenti, è lo stesso di sempre; tra le acque brillano ancora i colori accesi delle carpe, e le ninfee in fiore rendono l'atmosfera addirittura più fiabesca di come la ricordava il ragazzo. E' come se il tempo fosse andato avanti dimenticandosi solo di quel posto.

-Beh,- esordisce Oikawa, girandosi per guardarlo. -Spero che tu sia contento del tuo sasso.-

Iwaizumi rilassa la faccia, lasciando che un sorriso sorga genuino sulle sue labbra.

-Il nostro sasso.-

Oikawa scoppia a ridere, e quel suono è tutto ciò che serve per rendere la radura ancora più magica.

-Aspetta,- se ne esce all'improvviso, -credi che...-

Iwaizumi non fa in tempo a chiedere ulteriori spiegazioni che Oikawa si è già piegato dietro il masso, ripulendo la superficie con una mano. Una nuvola di polvere e terra lo investe in pieno, e il ragazzo è costretto a fare il giro più largo per scoprire cosa stesse architettando il suo amico.

-Ci sono ancora!- esulta Oikawa, puntando il dito sotto le iniziali del suo nome, incise sulla pietra.

Iwaizumi passa il pollice sopra le sue lettere e poi ritira il braccio.

-Sono rovinate.- gli fa notare.

-Possiamo sempre sistemarle,- suggerisce Oikawa, guardandosi attorno. -Su, passami qualcosa di tagliente.-

-Hai di nuovo dieci anni, Babykawa?-

-Okay, questa era davvero orribile.- si lamenta l'altro, fingendo di rabbrividire. -Se non vuoi aiutarmi lo farò da solo.-

Iwaizumi è molto tentato di tirarsi fuori dalle sue stupide idee infantili, ma si ritrova comunque a cercare un sasso appuntito sulle sponde del lago.

Solo dieci minuti dopo può finalmente sedersi sul masso, spostandosi un po' per fare spazio anche all'altro ragazzo. Restano a contemplare il panorama per quelle che sembrano ore, accarezzati dalla brezza frizzante del lago.

"Tutti hanno un posto speciale per condividere i momenti indimenticabili. Questo sarà il nostro."

Se chiude gli occhi, Iwaizumi riesce quasi a vedere il piccolo Oikawa di undici anni che gli racconta della sua giornata, con lo sguardo che gli brilla di dolce innocenza. Si gira verso il suo migliore amico e, tutto sommato, è contento di aver passato il pomeriggio in questo modo.

-Mi piace l'autunno,- decreta Oikawa, senza incontrare i suoi occhi.

-Perchè?-

Oikawa scrolla le spalle e solleva il mento per contemplare il cielo. -E' la stagione delle piogge.-

-A nessuno piace la pioggia.-

-Non è vero.- protesta subito Oikawa, corrucciandosi. -E comunque, non mi interessa quello che pensano gli altri. Io penso che la pioggia sia magnifica.-

-Acqua che cade dal cielo?-

Oikawa sospira, rassegnato, come se avesse perso ogni speranza. -A volte dimentico che non sei affatto una persona romantica. Non è acqua che cade dal cielo. E' molto più di questo.-

-Non ci trovo comunque nulla di magnifico.-

-Stai scherzando?- sbotta Oikawa, offeso. -Vuoi dire che quel colore non ti trasmette niente?-

-Quale colore?- chiede Iwaizumi, inarcando un sopracciglio.

-Il colore della tempesta! Sai, quando il cielo diventa talmente grigio che le nuvole sembrano fatte di fumo, e... e il colore dei campi avvolti dall'ombra, e dei fiori che si richiudono su sé stessi. E il segno delle prime gocce di pioggia sull'asfalto, e le foglie che si bagnano. Davvero non ti fa effetto?-

-Credevo fossi più il tipo da mare, spiaggia ed estate tutto l'anno.-

-E perchè?-

Iwaizumi stringe le spalle, mettendosi sulla difensiva. -Non lo so. Forse è perchè sei sempre così solare.-

-E' questo quello che pensi di me?- ridacchia Oikawa, rilassando le spalle. -Mi piace il mare. E l'estate. Ma solo perchè sorrido più spesso degli altri, non significa che tu possa leggermi così facilmente.-

Iwaizumi apre la bocca per ribattere, ma si ritrova a corto di parole. Certo, c'erano momenti in cui non riusciva ad interpretare quello che passava per la mente di Oikawa, ma si era sempre considerato la persona più adatta a decifrare le sue espressioni, le sue parole, i suoi respiri.

Eppure, in quel momento, aveva dato prova dell'esatto contrario. Forse, non lo conosceva così bene.

-Comunque,- riprende Oikawa, cambiando discorso, -dopo la partita contro il Karasuno mi sono imbattuto in Ushiwaka.-

-Cosa ti ha detto?-

Sul suo volto di Oikawa compare una smorfia che Iwaizumi finge di non vedere. -Le solite cose da bastardo pieno di sè. Che se avessi messo da parte il mio orgoglio e mi fossi iscritto alla Shiratorizawa, la mia squadra sarebbe stata più forte. La più forte.-

Iwaizumi annuisce. -E tu cosa gli hai detto?-

Gli angoli della sua bocca si incurvano appena. -Le solite cose da bastardo pieno di sè.-

-Già,- risponde Iwaizumi, per nulla sorpreso. -Dovevo immaginarlo.-

Oikawa lo guarda per qualche secondo prima di riprendere a parlare: -Sai, quando avevo tredici anni, e il muro di Ushiwaka non ci permetteva di vincere neanche un set, ero convinto che si trattasse di sfortuna. Che fossi solo capitato dalla parte sbagliata della rete. A volte ho sognato davvero di essere in squadra con lui, così avrei vinto ogni partita.-

-Perchè non l'hai fatto allora? Eri davvero così ostinato?- dice Iwaizumi, incapace di trattenersi. -L'allenatrice delle medie te lo ha proposto. Ed è stata tua madre ad insistere, no? Perchè non ti sei iscritto alla Shiratorizawa?-

Gli occhi di Oikawa si illuminano quando l'ombra di un sorriso compare sul suo volto.

-Ah, è stato per colpa tua.-

Iwaizumi esita solo un istante, prima che il ricordo della loro piccola discussione attraversi la sua mente.

"Non abbiamo nessuno che possa battere Ushiwaka da solo! Però nella pallavolo sono in sei a scendere in campo!"

-Ah,- mormora Iwaizumi, divertito. -Quelle parole ti sono proprio rimaste impresse, eh?-

Oikawa arriccia il naso, come se si avesse appena ricordato qualcosa di spiacevole.

-Più del dovuto,- ammette. -Mi hanno cambiato. Mi hanno reso un giocatore migliore. Ma no, non stavo parlando di quello.-

-Che vuoi dire?-

-E' questo il tuo problema, Iwa-chan. Tendi sempre a cercare il lato migliore delle persone, anche quando non c'è nulla da vedere. Non hai mai pensato che potesse trattarsi di una scelta puramente egoistica?-

Iwaizumi aggrotta le sopracciglia, e Oikawa scuote la testa.

-Che resti solo tra di noi, ma... non è mai stata una questione orgoglio, testardaggine o lealtà. Credono tutti che abbia rinunciato alla Shiratorizawa perchè non volevo tradire la mia squadra, ma non è così. O almeno, lo è solo in parte. Non servono sempre grandi e nobili motivazioni. La verità è che volevo stare con te. Volevo continuare a giocare con te.-

Iwaizumi apre e chiude la bocca ripetutamente, come un pesce. Non riesce a credere alle sue orecchie.

-Hai rinunciato alla Shiratorizawa per per causa mia?-

-E' stupido, vero?- continua Oikawa, ignaro quanto le sue parole abbiano avuto effetto su Iwaizumi. -A pensarci bene, ho solo cercato di rimandare l'inevitabile. Non volevo che finisse...- muove una mano da una parte all'altra, per indicare sé stesso e Iwaizumi. -Questo. Era troppo presto. Iscrivendomi all'Aoba Johsai ho guadagnato altri tre anni nella tua stessa squadra, no?-

Iwaizumi deglutisce rumorosamente.

-Uh,- è tutto ciò che riesce a dire.

-E la parte peggiore è che, beh,- Oikawa ridacchia, anche se i suoi occhi sono distanti. -Non me ne pento affatto, perchè questi tre anni non sarebbero stati gli stessi senza la sicurezza di trovarti sempre al mio fianco. Tobio lo aveva capito, sai?-

-Capito...- ripete Iwaizumi, incespicando sulle sue stesse parole, -capito cosa?-

-Che avrei alzato la palla a te. E' quello che faccio sempre, nei momenti di difficoltà. Quando la difesa degli avversari è troppo serrata, o gli schemi di Irihata non funzionano, e mi trovo inevitabilmente con le spalle al muro, ti alzo la palla. E' una cosa che mi viene naturale, capisci? Tipo un impulso spontaneo. E anche se siete la stessa persona, io non cerco l'Asso dell'Aoba Johsai. Io cerco te.- Oikawa scuote la testa, e Iwaizumi si accorge che sta cercando di nascondere il rossore delle sue guance. -Scusa, ho parlato più del dovuto. Non ha alcun senso. Credi che abbia senso?-

La gola di Iwaizumi è così secca che se il ragazzo provasse a parlare, con ogni probabilità, ne uscirebbe solamente un suono rauco e raschiato. Si sforza comunque di mantenere una postura composta e di non lasciarsi sciogliere su quella dannata roccia.

-Ehm,- biascica con enorme difficoltà, -uh, ha senso. Cioè, ha senso. Credo che abbia senso. Vuoi che abbia senso?-

Oikawa si gira a guardarlo e, nonostante l'imbarazzo, trova il modo di scoppiare a ridergli in faccia. Iwaizumi torna a focalizzarsi sul paesaggio, sentendo bruciare le sue stesse guance.

-Perchè devi dire certe cose?- sospira Iwaizumi, esasperato, perchè il suo amico è sicuramente consapevole del terribile potere che detiene su di lui.

-Non raccontarlo in giro,- lo avverte Oikawa, senza perdere il sorriso, -ho una certa reputazione da mantenere.-

-Come no,- lo prende in giro Iwaizumi. -Resterà solo tra di noi.-

E Oikawa - il bastardo - ha anche il coraggio di strofinare la sua spalla contro quella di Iwaizumi, forse per fargli perdere l'equilibrio.

-Solo tra di noi.- sottolinea.

Iwaizumi, per vendicarsi, vorrebbe spingerlo giù dal masso, ma poi le dita di Oikawa sfiorano le sue e il suo cervello va in cortocircuito.

Perde il controllo su qualsiasi muscolo del suo corpo e l'unica cosa di cui è consapevole è che il suo mignolo ha trovato quello di Oikawa, e che nessuno dei due ha ancora allontanato la mano.

Il suo cuore comincia a palpitare così velocemente che percepisce il suo stesso sangue ribollire in tutto il corpo. E' così agitato che la mano opposta si contorce involontariamente, graffiando la roccia sottostante.

Il mignolo di Oikawa preme un po' più intensamente su quello di Iwaizumi, e il ragazzo è costretto a reprimere un brivido perchè non può fare a meno di pensare alla loro ultima conversazione sul tetto, e al karaoke, e a quel fatidico bacio, e Dio, spera che la sua espressione non lo tradisca perchè il tocco delle labbra di Oikawa lo ha perseguitato per mesi.

Anche il suo migliore amico sta trattenendo il respiro, Iwaizumi lo sa per certo, perchè l'unico rumore che riesce a distinguere in quel silenzio assordante è quello dell'acqua che scivola lungo gli argini del lago.

-Hm-hm,- tossisce Oikawa, con una voce insolitamente squillante, -dovremmo... sì. Perchè è tardi, e... e tutto il resto.-

-Sì,- concorda Iwaizumi, anche se non ha nemmeno capito su cosa gli stia dando ragione.

-Andare,- rettifica Oikawa, con un altro colpo di tosse. -Dovremmo proprio andare. Sono due ore di macchina fino a Sendai, e potrebbe esserci traffico.-

-Sì,- ripete Iwaizumi, meccanicamente. -Ci sono... ci sono gli yakitori.-

Oikawa si gira verso di lui, e Iwaizumi nota subito quanto i suoi occhi si siano fatti grandi. La sua faccia è così rossa che potrebbe tranquillamente competere con le foglie dei ciliegi.

-Cosa?-

-Gli yakitori,- spiega Iwaizumi, schiarendosi la voce. -Mia madre ha cucinato gli yakitori. Devo tornare a casa per cena.-

-Oh,- biascica Oikawa, tornando a guardare dall'altra parte. -Va bene, allora.-

Quando si alza, la sua mano sfiora ancora una volta quella di Iwaizumi, e lui trattiene a stento il suono rauco che cerca di scappare dalla sua gola. E' come se tutte le terminazioni nervose del suo corpo fossero esageratamente sensibili alla vicinanza con Oikawa, e al modo in cui i loro occhi si cercano, e ai loro respiri sincronizzati, e... e Iwaizumi è confuso perchè Oikawa ha sempre avuto delle mani così belle?

-Iwa-chan?-

-Giusto,- borbotta Iwaizumi, vergognandosi dell'espressione ammaliata che doveva avere in quel momento. -Gli yakitori.- aggiunge, alzandosi.

Oikawa soffoca inutilmente una risata. -Vuoi dire il viaggio di ritorno?-

-Sì, sì, quello.-

Quando raggiungono la svolta stradale per Sendai, il sole sta già sbiadendo nei colori del tramonto. Iwaizumi riesce a vedere le luci della città anche da quella distanza.

Dal momento in cui hanno messo piede in macchina, Oikawa non ha più aperto bocca. Si è scordato di accendere la radio, e non ha canticchiato nessuna melodia fastidiosa per tutta la durata del viaggio. E' come se il suo corpo fosse intrappolato sul sedile del guidatore, ma la sua mente si trovi da tutt'altra parte.

La vittoria del Karasuno è ancora fresca e vivida nelle loro menti, ma non c'è solo questo. Iwaizumi lo capisce nel modo in cui le dita di Oikawa picchiettano nervosamente sul ginocchio, o della totale assenza di lamentele per la mezz'ora di traffico.

Più si avvicinano al quartiere di Iwaizumi, e più il suo petto si fa pesante. Ormai è evidente che Oikawa freme dal desiderio di dirgli qualcosa, e l'attesa lo sta uccidendo. Lo sta divorando dall'interno, gradualmente, spietata e insaziabile.

E Iwaizumi non può fare a meno di domandarsi: l'aveva sentita anche lui la scarica elettrica, quando le loro dita si erano toccate? Anche lui aveva ripensato alla conversazione sul tetto, e al karaoke, e al bacio, e a tutte quelle parole che erano rimaste sospese nell'aria perchè nessuno dei due aveva il coraggio di pronunciarle?

"Perchè continuo a scegliere te." Quella era la frase che aveva tormentato Iwaizumi persino nei suoi sogni, infiltrandosi di soppiatto per svegliarlo nel cuore della notte.

Lo aveva perseguitato più della conversazione sul tetto, più del karaoke, e più del bacio. Lo aveva perseguitato più della loro prima gita a Koriyama, dell'abbraccio alla fine delle medie, del ballo sotto la luce del frigorifero, e di tutti quei piccoli momenti che li avevano esclusi, anche solo per pochi secondi, dal resto del mondo.

E così, per tutto il viaggio di ritorno, Iwaizumi spera che, da un momento all'altro, Oikawa lo dica. Che lo dica a voce alta. Che lo chiami amore.

Perchè quella volta, Oikawa aveva scelto lui. E anche se Iwaizumi ha paura di come tutto questo andrà a finire, sa per certo che, in qualunque caso, lui sceglierà Oikawa. Sceglierà sempre Oikawa.

Quindi, quando si fermano nel parcheggio, Iwaizumi non scende subito dall'auto. Invece, dà le spalle al finestrino e si gira verso il sedile del guidatore.

Il lampione fuori dal cortile crea un netto contrasto tra la pelle chiara di Oikawa e i suoi occhi spenti, in controluce. Anche se consapevole dello sguardo disperato che gli sta lanciando Iwaizumi, il ragazzo si ostina a guardare davanti a sé. Le sue mani sono ancora attaccate al volante, come se avessero paura di lasciare la presa.

Iwaizumi abbassa la testa e si morde la lingua prima di poter dire la cosa sbagliata. Vuole che sia Oikawa ad aprirsi per primo. Ha bisogno che sia Oikawa ad aprirsi per primo.

Ha bisogno che ammetta a voce alta che si tratta di amore, e ha bisogno che scelga ancora lui. Ha bisogno che lo scelga solo un'ultima volta. Per Iwaizumi, questo sarebbe abbastanza.

Ma Oikawa non dice nulla, e il suo cuore batte così velocemente che il suono riecheggia nelle sue orecchie. I minuti passano e Iwaizumi non si accorge nemmeno che il suo corpo ha iniziato a tremare.

Stringe i denti cercando di sopportare quello strazio, ma non riesce più a nascondere quanto sia nervoso. Il suo migliore amico, l'unica persona che abbia mai amato, la persona che avrebbe voluto per sempre al suo fianco si trova lì, davanti a lui, e sta per dire qualcosa che avrebbe cambiato drasticamente la vita di Iwaizumi.

E lui aveva immaginato questo momento per anni, pensando a tutto ciò che le parole di Oikawa avrebbero potuto comportare.

Ma il silenzio è soffocante, gli comprime i polmoni, e Iwaizumi non è più sicuro di riuscire a trattenersi.

L'amore, aveva imparato, significava tante cose. Amare Oikawa era doloroso, ma anche meraviglioso. E, più di ogni altra cosa, amare Oikawa era semplice. Forse, Iwaizumi aveva esitato per troppo tempo.

Oikawa si ostina a non guardarlo, e Iwaizumi non può aspettare ulteriormente. Così, si lascia andare. Cede ancora una volta all'amore, e si schiarisce la gola: -Oika...-

-Andrò in Argentina.-

Iwaizumi resta con la bocca socchiusa per qualche secondo, perchè il suo cervello non riesce a processare quella nuova informazione.

-Giocherò come palleggiatore per il Club Atletico di San Juan,- continua Oikawa, mantenendo lo sguardo fisso sul parabrezza. -E' una squadra professionistica della Federazione argentina.-

Oh.

Oh.

Quel caldo bagliore di speranza si spegne definitivamente.

Iwaizumi si sente intrappolato. Non può muovere nemmeno un muscolo. Non può parlare, non può respirare, non può vedere nient'altro che i colori dell'immagine sbiadita che si para davanti ai suoi occhi.

Le dita di Oikawa si stringono con più forza attorno al volante. Quando sospira, le sue labbra tremano.

-Ti ricordi di Josè Blanco, vero?-

Iwaizumi vorrebbe rispondergli che non dimenticherà mai la prima partita a cui hanno assistito da bambini, ma la sua testa è vuota di pensieri, il suo corpo è affaticato, e tutto ciò che riesce a sentire sono parole affilate come coltelli, che gli perforano il petto e affondano nella gabbia toracica.

-Quest'anno ha allenato nella J League. I Red Falcons di Tachibana.- Oikawa si passa la lingua sul labbro inferiore, come se la sua bocca si fosse fatta improvvisamente secca. -Il coach Irihata conosce un tizio, che conosce un altro tizio che, beh, gioca nei Falcons. Così, qualche mese fa mi ha messo in contatto con lui. Con Blanco.-

Iwaizumi riesce finalmente ad espirare. La sensazione di debolezza gli martella nel petto e scava la sua strada lungo le costole, fino allo sterno. La sua testa pulsa e la sua gola è così in fiamme che non pensa di riuscire a respirare una seconda volta.

-Non te ne ho parlato perchè, ah...- Oikawa strizza gli occhi, sforzandosi di continuare. -Mi sono rivolto a lui ogni volta che ho dubitato di... sì, insomma, di me stesso.-

Ma Iwaizumi non è arrabbiato, o ferito. In realtà, non gli importa minimamente che Oikawa gli abbia tenuto segreti i suoi incontri con Blanco. L'unica cosa a cui riesce a pensare è Oikawa, e Argentina, e a quanto queste due parole siano così dolorose pronunciate all'interno della stessa frase.

-Ogni volta che non sapevo se continuare a giocare o rinunciare alla pallavolo, Irihata trovava il modo di farmi parlare con Blanco. Lui, ehm, ha detto delle cose che mi hanno aiutato. Molto. Tipo che superare i propri limiti è un percorso molto più duro rispetto all'arrendersi perchè non si è un genio. Io non ho ancora raggiunto il massimo delle mie abilità, e la mia tecnica non si è sviluppata completamente. Così ho...- si schiarisce la voce, esitando. -Ho deciso di trasformarlo nel mio mentore.-

Iwaizumi si morde una guancia per cacciare indietro un altro gemito di dolore.

-L'anno prossimo...- la voce di Oikawa sembra sempre più lontana, come se una folata di vento se la stesse portando via. -L'anno prossimo Blanco tornerà in Argentina. E io ho intenzione di seguirlo.-

No.

No, pensa Iwaizumi.

No, no, no, no, no, no, no.

Si sente così pesante che comincia a sprofondare nel sedile. Il suo corpo è di pietra, ed è freddo, e resta immobile come una statua anche quando la braccia di Oikawa si abbassano.

Cerca inutilmente di riprendere fiato, ma i suoi polmoni non collaborano. Deve lottare contro sé stesso per soffocare i singhiozzi che vogliono raschiargli la gola.

No, no, no, no, no, no, no.

Iwaizumi non se lo merita.

Per la prima volta da quando hanno raggiunto il parcheggio, Oikawa si gira a guardarlo. Iwaizumi sente i suoi occhi che gli trafiggono la pelle, ma non ha la forza di sostenere il contatto visivo.

-Ti prego, Iwa-chan,- implora Oikawa, con voce straziata. -Ti prego, dì qualcosa.-

In questo momento, non gli importa nulla di Blanco. Non gli importa del segreto di Oikawa, né di quello che penserà il suo migliore amico vedendolo così disperato.

Non gli chiede cosa ne pensa sua madre, né cosa gli ha consigliato Irihata. Non gli chiede se Hanamaki e Matsukawa ne sono già a conoscenza.

Non gli chiede da quanto tempo sta pensando di lasciare il Giappone, o se ha già guardato qualche appartamento in Argentina. Non gli chiede nessuna di queste cose, perchè c'è solo una domanda che gli frulla nel cervello.

-Quando?- è tutto ciò che Iwaizumi riesce a mormorare, come se quel sussurro fosse sfuggito senza il suo permesso, talmente piano che potrebbe averlo detto solo nella sua testa.

-Hanno già accettato la mia richiesta per un college di San Juan. Le lezioni iniziano ad Aprile, perciò...- Oikawa alza il mento per contemplare il tettuccio della macchina. Un altro singhiozzo si ferma alla base della gola di Iwaizumi.

Tra sei mesi, conclude Iwaizumi.

Sei mesi.

Tra sei mesi, Oikawa sarebbe partito per l'Argentina, abbandonandolo. Tra sei mesi, una parte di Iwaizumi sarebbe partita con lui.

Niente più pomeriggi al parco. Niente più partite di pallavolo. Niente più giornate trascorse a fissare il soffitto della casa di Oikawa.

Niente più allenamenti mattutini. Niente più pic-nic all'aperto. Niente più notti passate a guardare le stelle, e a lamentarsi dell'inquinamento luminoso. Niente più telefonate a qualsiasi ora del giorno solo per sentire la voce dell'altro.

Niente più biblioteca. Niente più serate allo stadio. Niente più sfide ai videogiochi. Niente più risate nel cuore della notte. Niente più karaoke. Niente più viaggi a Koriyama.

Niente più battibecchi, niente più scherzi, niente più litigi. Niente più Oikawa e Iwaizumi.

Oikawa appoggia una mano sulla sua spalla, in un vano tentativo di conforto, ma lui non la sente neanche.

"Solo perchè sorrido più spesso degli altri, non significa che tu possa leggermi così facilmente".

Iwaizumi non lo aveva visto arrivare. Eppure, Oikawa gli aveva dato così tanti segnali.

"Beh, ci sarà una stanza per gli ospiti. Comunque, dubito che ti trasferiresti".

Aveva sempre detto che avrebbe continuato a giocare a pallavolo. Oikawa avrebbe inseguito i suoi obbiettivi a qualunque costo.

Stupido, stupido, stupido.

E così, alla fine, Oikawa lo aveva sorpreso alle spalle, pugnalandolo sulla schiena. Forse, Iwaizumi non lo conosceva così bene. Forse, non lo conosceva affatto.

Oh, Iwaizumi è un pessimo amico.

E' un pessimo amico perchè sa benissimo che tutto quello di cui Oikawa ha bisogno, ora più che mai, sono parole di incoraggiamento. Vuole sentirsi dire che ha fatto la scelta giusta, che lui lo sosterrà in qualunque caso.

Vuole che Iwaizumi sia felice per lui, che prometta di aiutarlo a superare tutte le sue paure, e che gli dica di inseguire il suo sogno.

Ma Iwaizumi è un pessimo amico, ed è umano, e perchè è umano è fragile. E perchè è fragile, non ci riesce.

Resta lì, cercando di soffocare il groppo alla gola che gli impedisce di respirare normalmente. Si aggrappa all'ancora che lo trascina verso il basso e guarda il finestrino, in silenzio.

L'espressione di Oikawa, riflessa sul vetro, è quasi la parte più dolorosa.

-Iwa-chan,- lo implora, con le lacrime agli occhi.

-Scusa,- balbetta, -io non...-

Iwaizumi scuote la testa e spalanca la portiera, in cerca di aria. I suoi occhi bruciano, la sua maglia è diventata troppo stretta, e le sue gambe tremano.

Il vento gli scuote i capelli, e una corrente gelida gli attraversa tutto il corpo. Sente freddo, tanto freddo, e tutto è diventato così buio e grigio.

-Mi dispiace,- sussurra, -Mi dispiace, ma adesso non... è tutto troppo...-

Si passa entrambe le mani sul volto e poi si allontana, continuando a scuotere la testa. Non ci riesce. Non ci riesce.

"Pensi che riusciremo mai a tornare ad essere, insomma tornare ad essere noi?"

"Noi. E cosa significa noi?"

Iwaizumi era stato così stupido. Si era illuso che loro due potessero avere un futuro insieme. Che potessero essere qualcosa, che potessero significare qualcosa.

Ma la verità, cruda e amara, lo aveva colpito in pieno volto. Non c'era mai stato nessun "noi", e non ci sarebbe mai stato.

Iwaizumi barcolla fino alla porta che, dal garage, conduce all'interno dell'abitazione. Stringe una mano attorno alla maniglia e si ferma.

-Mi dispiace,- dice un'ultima volta, prima di richiudersi la porta alle spalle.

I singhiozzi di Oikawa lo raggiungono persino sulle scale.

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Iwaizumi ha diciotto anni, quando gli viene spezzato il cuore per la seconda volta.

Non è straziante come la prima. E' amaro, crudele e spietato, ma Iwaizumi si era già abituato a quel tipo di dolore vedendo Oikawa assieme ad Amiyu. Aveva già vissuto l'inferno.

La differenza, questa volta, è che Iwaizumi ha perso ogni speranza.

Conta le ore che mancano alla partenza di Oikawa come se ne dipendesse la sua stessa vita. Passa le lezioni a fissare il vuoto e gli allenamenti a pensare quale sarà l'ultimo pallone che gli alzerà il suo migliore amico.

Perchè è questo che succederà, giusto? Oikawa scomparirà dalla sua vita. Lo farà involontariamente, piano e senza troppo rumore.

Durante i primi mesi, forse, resteranno in contatto quotidianamente. Parleranno del più e del meno e ricorderanno i momenti migliori del Liceo. Ma quando Iwaizumi andrà a dormire, Oikawa si alzerà dal letto.

E Poi, dopo qualche anno di college, Oikawa tornerà in Giappone sempre meno spesso. Userà semplici scuse come "Mi sono dimenticato di telefonarti", o "Questo Natale preferisco passarlo qui, sarà per la prossima." Conoscerà altre persone, troverà un nuovo migliore amico e si innamorerà inevitabilmente di qualcun altro. E Iwaizumi starà a guardare.

Lo ha sempre saputo, del resto. Lui e Oikawa non erano mai stati i protagonisti. Oikawa era la star, e lui un'anonima comparsa nella sua vita. Oikawa era destinato ad essere ricordato, e Iwaizumi a ricordare.

La stessa storia non aveva fatto altro che ripetersi per anni e anni. Era bloccato in un cerchio, in un infinito ciclo di errori che non lo avrebbero mai portato da nessuna parte. E lungo la strada, in un modo o nell'altro, finiva sempre per perdere Oikawa.

Iwaizumi non è pronto a dirgli addio. Ci prova per il suo bene, ci mette tutto sé stesso, ma fallisce.

I mesi volano, le settimane si accorciano, e il tempo a disposizione si esaurisce come la sabbia di una clessidra. Iwaizumi osserva cadere uno ad uno tutti i granelli, immaginando di poterli raccogliere con una mano e guadagnare qualche giorno in più. Ma il tempo non rallenta, e tutto ciò che gli resta è una clessidra vuota e un cuore infranto.

A partire dalla sera della gita a Koriyama, lui e Oikawa hanno stretto un patto silenzioso. Nessuno dei due è mai entrato nei dettagli, ma la regola era implicita: finisce qui. La storia d'amore che non era mai iniziata, quel giorno, era anche diventata la storia d'amore che non sarebbe mai esistita.

Iwaizumi si era imposto di mantenere una certa distanza dall'amico per non cadere trappola dei suoi occhi. Quando si sedevano a tavola, sceglieva il posto accanto a Matsukawa per evitare di sfiorare accidentalmente la gamba di Oikawa. Oppure, piuttosto che assistere a scene imbarazzanti aiutandolo con lo stretching, si faceva sostituire da qualche altro ragazzo del terzo anno.

Oikawa era d'accordo. Anche lui si atteneva a quelle regole silenziose che gli vietavano di stringere la spalla di Iwaizumi un po' più a lungo, negli abbracci di gruppo, o di arruffargli i capelli alla fine di un match.

E' come se i due ragazzi avessero stabilito una serie di limiti che permettevano loro di godersi il tempo rimanente senza rischiare di mandare tutto all'aria. Limiti che facevano soffrire Iwaizumi giorno e notte, ma che gli avrebbero permesso di sopravvivere una volta che il suo amico si fosse trovato oltreoceano.

Probabilmente Oikawa era convinto che, così facendo, Iwaizumi si sarebbe dimenticato di lui e lo avrebbe lasciato andare. Se questa sicurezza era tutto ciò che serviva per farlo partire col sorriso, allora Iwaizumi avrebbe imparato a fingere.

La verità è che, anche potendo tornare indietro, Iwaizumi avrebbe scelto di nuovo quella vita. Avrebbe scelto comunque quell'infinito ciclo di errori che non portano da nessuna parte, pur di incrociare la strada di Oikawa almeno una volta.

Quindi, si sforza di essere l'amico di cui l'altro ha bisogno. Era arrivato il suo turno di ricambiare il favore.

E per i primi due mesi, funziona. Lui e Oikawa parlano poco dell'Argentina, ma quando succede, nessuno dei due menziona l'imminente partenza o quello che avrebbe comportato.

Ridono e scherzano come al solito, e si comportano come qualunque coppia di migliori amici. Hanamaki e Matsukawa smettono persino di guardare Iwaizumi come si guarda un cane bastonato.

Eppure, nonostante le buone intenzioni, non mancano quelle occasioni che portano Iwaizumi a domandarsi cosa sarebbe successo se, quella sera, fosse stato lui il primo a parlare.

Se Oikawa non fosse stato costretto a partire per San Juan, che ne sarebbe stato di loro?

Sono gli interrogativi che affollano la sua mente quando, senza volerlo, uno dei due ragazzi si spinge troppo vicino al limite. A volte, Iwaizumi si ritrova in bilico sul bordo, e prova il forte desiderio di correre quel rischio, di provare quel brivido, e vedere come andrà a finire. Ma poi ricorda le parole di Oikawa e le lacrime sul suo volto. E, alla fine, torna sempre indietro di un passo.

La prima volta che uno dei due si avvicina troppo al bordo è a Gennaio, e accade nel modo più imprevedibile di tutti.

Lui e Oikawa si stanno allenando all'aria aperta, quando il silenzio diventa troppo preoccupante per i gusti di Iwaizumi.

-Oi,- sbuffa, affannato, -perchè sei così...-

Dietro di lui non c'è più nessuno. Iwaizumi si arresta di colpo e, mentre riprende fiato, si guarda attorno; tra gli alberi spogli del viale si trova solo una coppietta a spasso con il cane. Di Oikawa, neanche la minima traccia.

Iwaizumi si appoggia al muretto. Maledetto idiota.

Si passa una mano tra i capelli, umidi per il freddo e per il sudore. Allenta la zip della felpa e tira fuori di tasca il cellulare, facendolo squillare. Oikawa risponde dopo pochi secondi.

-Iwa-chan?-

-Si può sapere dove sei finito?-

-Dietro di te?-

-Non sei dietro di me.-

-Controlla meglio.-

Iwaizumi sospira e preme la testa sul muro. Quel ragazzo lo faceva proprio uscire di senno.

-Okay, mi sono perso a guardare la partita. E' tutta colpa di quella squadra, l'Inarizaki. Se il Seijoh si fosse trovato al posto del Karasuno, a quest'ora...-

-Quanto dietro di me sei, esattamente?-

-Uh,- sente mormorare, dall'altra parte del microfono, -Ehm, dov'è che ti trovi?-

Iwaizumi alza la testa per cercare qualche punto di riferimento. Si trova in una zona che gli è vagamente familiare, di cui riconosce la disposizione delle case e i tetti a spiovente. Ricorda di aver svoltato subito dopo l'incrocio, e ripercorre mentalmente tutta la strada che ha corso.

-Hai presente quella disgustosa gelateria in cui ci siamo fermati l'anno scorso?-

-Disgustosa?- sente sbuffare con indignazione. -Davvero? Iwa-chan ha il palato così raffinato? Solo perchè Pinku Miruku ha dei gusti particolari,-

-Hai preso un gelato al pancake, ci hanno restituito i soldi sbagliati e hanno persino sbagliato a darci indicazioni.- risponde Iwaizumi, stanco. -Comunque, l'ho superata due minuti fa.-

-Ah.-

-Ah,- ripete Iwaizumi, innervosendosi. -Puoi almeno dirmi quanto ci metterai?-

-Poco,- mente spudoratamente Oikawa.

-Quanto poco?-

-Poco!- gli risponde allegramente Oikawa, prima di riattaccare. Iwaizumi è quasi tentato di far partire di nuovo la chiamata, ma alla fine rinuncia.

Incrocia le braccia e si stringe nella felpa, mentre il freddo invernale comincia a farsi sentire. Quando respira, riesce a vedere il suo stesso fiato in una nuvola di vapore acqueo, che si disperde appena richiude la bocca.

Il torneo nazionale era iniziato proprio quella settimana, a Tokyo; per quanto ne sapeva Iwaizumi, la maggior parte del Seijoh era incollata al televisore per seguire i risultati, fatta eccezione per Matsukawa e Hanamaki, che stavano visitando un'università fuori Sendai.

Oikawa, invece, aveva optato per una corsa di prima mattina. Iwaizumi si era unito a lui, fingendo di non contare le volte in cui il ragazzo aveva tirato fuori il telefono per controllare ossessivamente il punteggio delle due squadre (ventidue, da quando erano partiti).

Si era difeso da ogni sguardo accusatorio di Iwaizumi con frasi come "Non mi interessa chi vincerà", o "Tobio? Perchè dovrebbe importarmi di Tobio?", e altre bugie simili.

Iwaizumi, ad un certo punto, aveva scelto di ignorarlo, e così si era ritrovato da solo in un'area poco frequentata della città, a sperare che il suo amico avesse lavorato sul suo pessimo senso di orientamento (ne dubitava).

Una ragazza in abbigliamento sportivo gli taglia la strada, continuando a correre dentro un vicolo. La la segue con gli occhi fino a quando lei non scompare dietro l'angolo, e Iwaizumi si domanda perchè quel quartiere gli sia tanto familiare. Comincia a pensare di essere capitato in quella zona almeno un'altra volta.

-Iwaizumi?-

Oh, ecco perchè.

-Yuda?- Iwaizumi si gira verso il suo compagno, strabuzzando gli occhi.

Le sopracciglia dell'altro ragazzo si curvano verso l'alto. Yuda non nasconde la sua sorpresa quando lo scruta dall'alto in basso e poi si guarda attorno, probabilmente cercando qualche indizio sul perchè Iwaizumi si trovasse da quelle parti.

-Pensavo che stessi guardando la partita con il resto della squadra.- dice Yuda, sempre più confuso.

-Ah,- risponde Iwaizumi, passando una mano dietro al collo. -Oikawa ha preferito allenarsi anche oggi.-

Yuda ruota la testa da una parte all'altra, per poi tornare a focalizzarsi su Iwaizumi: -Oikawa?-

-E' rimasto indietro.- spiega l'altro ragazzo, agitando una mano. -Sai com'è fatto, no? E' troppo orgoglioso per ammettere che gli interessino i risultati delle altre squadre, ma non può perdersi un minuto di partita.-

Yuda ridacchia, piano. -Sì, è proprio da lui.-

-Tu stavi tornando a casa?-

Yuda annuisce, indicando la fila di edifici alle spalle di Iwaizumi.

-E' quasi ora di pranzo, e mio padre mi ha mandato a fare la spesa.- spiega, sollevando il sacchetto di plastica che teneva in mano. -Vuoi, uh, aspettare dentro, magari?-

Iwaizumi corruga la fronte e gli occhi di Yuda si spalancano di colpo, allarmati.

-Perchè fa freddo,- si affretta ad aggiungere, senza dargli neanche il tempo di ribattere. -E-e tu hai solo quella felpa, e-e non vorrei che...-

-Non ti preoccupare.- lo interrompe Iwaizumi, facendo del suo meglio per sembrargli riconoscente. Aveva notato che, di recente, Yuda si comportava come se avesse sempre paura di dire la cosa sbagliata, di fronte a lui.

-Non sono preoccupato,- specifica Yuda, distogliendo rapidamente lo sguardo da quello di Iwaizumi. -Cioè, lo sono, ma non... voglio dire, non così...-

-Grazie lo stesso, Yuda.- lo precede Iwaizumi, sorridendo con gentilezza.

Se possibile, le orecchie del ragazzo si fanno ancora più rosse. Iwaizumi pensa che il suo corpo abbia un modo curioso di reagire a temperature così basse.

-Quindi,- dice Yuda, cambiando argomento. -Resterai qui dopo il diploma?-

-Ehm,- Iwaizumi si gratta la testa, pensieroso. In verità, non ci aveva pensato più di tanto. La sua mente era stata così occupata, ultimamente, che non si era mai fermato a riflettere sul suo futuro. -Non lo so ancora. Mia madre avrà bisogno di aiuto, a casa, perciò dubito che andrò tanto lontano.-

-Vive da sola?-

-Non esattamente.- risponde Iwaizumi, deglutendo. -Ma da quando ehm, abbiamo litigato, mio padre si è fatto vedere sempre meno. Anche se non è via per lavoro, non torna mai a casa.-

-Oh. Mi dispiace.-

-Già. E' dura.-

Yuda muove su è giù la testa, e lancia un'occhiata verso la sua porta. -Anche mio padre è sempre al lavoro. C'è bisogno di qualcuno che si prenda cura delle mie sorelline.-

-Sono tanto piccole?-

-Quattro e sei anni.- Yuda sembra contento, ma Iwaizumi trova comunque una traccia di stanchezza nel suo sorriso. -Sono delle vere pesti, ma mi diverte stare con loro. Capisci cosa intendo, no?-

Iwaizumi non lo capisce. I suoi genitori gli hanno dato tutto l'affetto di cui aveva bisogno, durante l'infanzia, ma lui non ha mai smesso di sentire una strana sensazione di vuoto.

Del resto, è cresciuto vedendo battibeccare Oikawa e sua sorella quasi ogni giorno, ma per qualche motivo Kahomi si presentava comunque all'uscita di scuola con un sorriso smagliante e qualche stupido regalo che faceva brillare gli occhi del fratellino. Oikawa non faceva che ripetere quanto sua sorella fosse detestabile, ma era il primo a difenderla quando i suoi amici dicevano di concordare con lui.

In tutti questi anni Iwaizumi non ha mai capito cosa ci fosse di tanto speciale in quel legame fraterno, ma sa di aver desiderato con tutto il cuore quello che avevano Oikawa e Kahomi.

-Non proprio,- ammette quindi, -ma se ti serve una mano, non devi fare altro che chiamare.-

Yuda alza di scatto la testa, non più terrorizzato all'idea di dover sostenere il contatto visivo con Iwaizumi. -Dici davvero?-

-Certo,- risponde l'altro, con una scrollata di spalle. -Sei sempre impegnato perchè devi occuparti di loro. Posso sostituirti io, qualche volta. Lo faccio volentieri.-

-Non...- balbetta Yuda, a corto di parole. -Non posso accettare.-

-Certo che puoi.-

Iwaizumi gli tira una pacca sulla spalla per sembrare convincente, ma Yuda reagisce con un salto all'indietro e un lamento strozzato.

-Uh, scusa.- borbotta Iwaizumi, ritirando la mano. -Troppo forte?-

-No, io.. eh, va tutto bene.- risponde Yuda, schiarendosi la voce. -Ti ringrazio, Iwaizumi.-

-Per così poco?-

-Non è poco.- Yuda abbassa la testa, imbarazzato. -Non lo è, credimi. Sei una persona gentile.-

Il sorriso che sorge sulle sue labbra è così spontaneo che persino Iwaizumi si stupisce. Alza le spalle e guarda da un'altra parte, sentendosi a disagio.

-Hmh, sei il primo a dirlo.-

Senza bisogno di voltarsi sa che gli occhi di Yuda, adesso, sono su di lui.

-Anche se non lo dicono, lo pensano tutti.- ribatte il ragazzo. -Nessuno crede più che tu sia il ragazzo intimidatorio del terzo anno.-

-E' questo quello che pensavate?-

Yuda si irrigidisce di colpo, e Iwaizumi scoppia a ridere prima che l'altro vada incontro ad un arresto cardiaco.

-Rilassati, sto scherzando. E poi, sono un po' intimidatorio.-

-Io non penso che tu sia intimidatorio.- dice Yuda, così velocemente che Iwaizumi fatica a distinguere le sue parole. -Cioè, forse l'ho pensato al primo anno, ma dopo...- scuote furiosamente la testa, interrompendosi. -Scusa, continuo a farneticare.-

-Uh, è okay.-

-C'è una cosa che voglio chiederti da un po' di tempo.- prosegue Yuda, guardando il marciapiede. -Puoi anche rifiutare. Voglio dire, ovviamente puoi rifiutare. Hai perfettamente il diritto di...-

-Yuda,- lo interrompe Iwaizumi. -Vai al sodo.-

Yuda lo guarda solo per pochi istanti, prima di spezzare il contatto visivo e rivolgerlo nuovamente al suolo.

-Mi chiedevo se ti andasse di.. sì, insomma, di uscire, uno di questi giorni.- Subito dopo aver parlato, si mette a gesticolare con le mani. -Sai, con me.-

-Uscire assieme?- ripete Iwaizumi, confuso. -Beh, sì, certo. D'accordo. Vuoi che chiamiamo anche qualcun altro della squadra?-

Yuda sospira, e Iwaizumi non riesce a capire perchè sembri tanto demoralizzato.

-No,- gli spiega, storcendo la bocca. -In realtà, intendevo...-

-Yucchan! Che piacere vederti!- una figura familiare affianca Iwaizumi e, prima che lui abbia il tempo di reagire, le sue spalle sono già state circondate dal braccio di Oikawa.

Yuda fa istintivamente un passo indietro, allibito più o meno quanto lo è l'altro ragazzo.

Le dita di Oikawa premono così a fondo nella sua felpa che Iwaizumi riesce quasi a sentire il calore della pelle attraverso il tessuto. Sposta la sua mano con una spinta, per poi squadrare il ragazzo con un'espressione interrogativa.

Oikawa non gli rivolge alcuna attenzione, troppo concentrato sull'altro compagno di squadra. Il suo atteggiamento può sembrare amichevole, ma Iwaizumi si accorge subito che si tratta di una messa in scena. Il sorriso che ha addosso è così falso che persino uno sconosciuto se ne renderebbe conto.

-Allora, che ci fai da queste parti?-

Yuda strizza gli occhi, alternando lo sguardo fra i due ragazzi. Adesso pare addirittura più intimorito di quando si trovava da solo con Iwaizumi.

-Io... ci vivo.-

-Davvero?- Oikawa si gira verso il suo migliore amico con un cipiglio piuttosto ambiguo. -Tu lo sapevi, Iwa-chan?-

-Sì?- gli risponde Iwaizumi. -Sono già stato a casa sua per studiare storia, ricordi? Mi ha aiutato a superare un esame del secondo anno.-

Oikawa finge di pensarci, e Iwaizumi si trattiene dal ruotare gli occhi al cielo. Perchè si stava comportando in quel modo?

-Hm, no, non ricordo nulla del genere.- risponde Oikawa, tornando a rivolgersi direttamente all'altro ragazzo del terzo anno: -Sei bravo in storia, Yucchan?-

Yuda continua a squadrarlo con una certa diffidenza, ma rilassa finalmente le spalle. -Me la cavo.-

-Fantastico!- esclama Oikawa, raggiante. Il suo braccio preme contro quello di Iwaizumi, e lui prova inutilmente a non farci caso. Oikawa si stava spingendo troppo in là, e lo stava facendo consapevolmente. -Perchè non ci dai qualche ripetizione, allora?-

Yuda avvicina le sopracciglia, ma acconsente. -Uh, d'accordo. Quali argomenti non hai capito?-

-Perfetto!- lo sovrasta Oikawa, unendo le mani e ignorando di proposito la domanda. -Possiamo fare la prossima settimana. Che ne dici di mercoledì? Tanto ti stavi già organizzando per trovarti con Iwa-chan, giusto?-

La bocca di Yuda si apre e si richiude velocemente, come quella di un pesce. -Veramente, io...-

-Sentito?- lo interrompe di nuovo Oikawa, questa volta rivolto verso Iwaizumi. -Yucchan ha un animo così gentile.-

-Ma io...-

Oikawa afferra entrambe le spalle di Iwaizumi e inizia a spingere il ragazzo verso la direzione da cui sono venuti. L'altro non riesce più a trattenersi, e si volta con un'espressione minacciosa: -Cosa stai...-

-Ci vediamo a scuola!- saluta Oikawa, agitando una mano.

Yuda rimane impietrito sul marciapiede. E' solo quando Iwaizumi gli rivolge uno sguardo di scuse che sembra rianimarsi, rispondendo debolmente al saluto.

-S-sì. A domani, allora.-

Oikawa gli sorride un'ultima volta prima di accelerare il passo e costringere Iwaizumi a fare altrettanto. Superata la rotonda, Oikawa inizia a correre come se l'allenamento non si fosse mai interrotto.

Iwaizumi fissa la sua schiena per qualche secondo prima di riprendersi e partire all'inseguimento.

-Shittykawa!-

L'altro non risponde e, invece, muove le gambe ancora più velocemente. Iwaizumi è rimasto fermo per così tanto tempo che i suoi polpacci stanno urlando di dolore. Nonostante questo, trova la forza per raggiungere il suo amico prima che lui riesca a seminarlo.

-Hey!- gli urla dietro. -Sto parlando con te!-

Oikawa commette l'errore di non voltarsi, e Iwaizumi ne approfitta per afferrargli un polso e coglierlo di sorpresa.

-Che stai facendo?- protesta Oikawa, rallentando finalmente il passo. Ora lui e Iwaizumi si trovano uno di fronte all'altro, entrambi accaldati e a corto di fiato.

-Tu che stai facendo?- ribatte Iwaizumi, aumentando la presa sul suo braccio per paura che tenti di nuovo di scappare. -Che diavolo era quello?-

-Quello cosa?-

-Il modo in cui ti sei comportato!- sbotta Iwaizumi, furioso. -Il modo in cui hai trattato Yuda!-

-Non so di cosa tu stia parlando.- borbotta Oikawa, guardando da un'altra parte.

-Oh, ti prego, risparmiami la parte del finto tonto. Perchè con lui sei sempre così, così...-

-Così?- lo incalza Oikawa, con uno sguardo fin troppo provocatorio.

-Non lo so!- esplode Iwaizumi, -E' come se qualunque cosa uscisse dalla sua bocca, per te fosse irritante.-

Oikawa alza le spalle, liberandosi dalla presa di Iwaizumi con un brusco strattone.

-Forse perchè lo è.-

-Ma stiamo parlando di Yuda! Non c'è una singola persona in tutta la scuola capace di odiarlo. E a te stava così simpatico, i primi anni.-

-Infatti non lo odio,- sottolinea Oikawa, seccato. -E' un bravo ragazzo. Solo che...-

Iwaizumi lo invita a continuare con un cenno, e Oikawa sospira.

-Davvero non te ne sei accorto?-

-Accorto di cosa?-

-Di Yuda,- risponde Oikawa, abbassando la voce. -Ha tipo, una spaventosa cotta per te più o meno dal secondo anno.-

-Dai, smettila.-

Iwaizumi è quasi sul punto di scoppiare a ridere, ma l'espressione seria di Oikawa gli fa cambiare velocemente idea. Che cosa?

-Che cosa?-

-E' proprio vero che non ti accorgi delle cose più evidenti.-

-Oikawa, non è divertente.-

-Credi che per me lo sia?- sbuffa l'altro, quasi con un'aria annoiata. -Non pensavo che avrebbe mai trovato il coraggio di fare la prima mossa, ma qualcosa deve avergli fatto cambiare idea. E adesso mi toccherà anche studiare storia a casa sua!-

-Ci dev'essere un errore.- continua Iwaizumi, scuotendo la testa. Yuda non ha una cotta per lui. Nessun ragazzo, prima d'ora, si era mai fatto avanti con Iwaizumi. C'erano state quelle due ragazze che aveva rifiutato all'inizio del terzo anno, ma ragazzi? No, non può essere. Oikawa si sta sbagliando, ne è più che certo.

-Nessun errore. Prima te ne farai una ragione, e prima troverai il modo più gentile per rifiutarlo.-

Iwaizumi continua a guardarlo con un'aria smarrita, ma torna momentaneamente coi piedi per terra. Se quello che Oikawa stava dicendo era vero, allora...

-Aspetta un secondo,- dice, riprendendosi dallo shock. -Cosa ti fa pensare che abbia intenzione di rifiutarlo?-

La schiena di Oikawa si fa rigida come la pietra. -Non è così?-

-Sì? No? Non lo so,- ammette, -ma non significa che tu abbia il diritto di decidere se possa o non possa uscire con lui.-

-Non è quello che ho..-

-Mi hai trascinato via prima che potesse chiedermelo! Se sapevi già quello che Yuda aveva intenzione di fare, perchè non me ne hai parlato?-

Oikawa fa schioccare la lingua, offeso. -Non pensavo che fosse il tuo tipo.-

Iwaizumi gli punta un dito contro il petto, facendolo indietreggiare.

-Ma non sta a te deciderlo!-

-Sì!- ribatte Oikawa. Appena incrocia l'espressione furente di Iwaizumi, tutta la sua sicurezza crolla di colpo. -Cioè, no. M-ma sono pur sempre il tuo migliore amico. Voglio essere sicuro che tu trovi il ragazzo adatto a te, niente di più. E Yuda, beh, lui non è quello giusto.-

Iwaizumi lascia ricadere la mano lungo il fianco, con un sospiro di rassegnazione.

-E perchè no?-

Oikawa ci mette così tanto a pensare che Iwaizumi si convince che la sua mente sia del tutto vuota.

-Prima di tutto, per le vostre personalità. Yucchan è un ragazzo troppo dolce e educato. Non funzionerebbe.-

-Stai dicendo che io sarei l'opposto?-

-Secondo punto,- continua Oikawa, alzando due dita, -deve occuparsi della sua famiglia, quindi riuscireste a trasferirvi in una casa tutta vostra solo dopo il diploma delle sue sorelline.-

-Guarda che Yuda voleva organizzare un appuntamento, non un matrimonio.-

-Terzo motivo,- Oikawa solleva un terzo dito, ma poi si interrompe. I secondi passano, ma il ragazzo continua a trovarsi a corto di parole.

-Oikawa.-

-Posso trovarlo, dammi solo...-

Iwaizumi ruota gli occhi all'indietro, quando la realizzazione lo colpisce in pieno. Abbassa la testa di scatto e guarda l'altro ragazzo, ancora perso nei suoi pensieri. Possibile che...

-Sei geloso?-

Oikawa si strozza con la sua stessa saliva e comincia a tossire compulsivamente. Dopo essersi calmato, rivolge ad Iwaizumi uno sguardo di fuoco.

-Che? No. E' assurdo. Cosa te lo fa pensare?-

-Sei geloso di Yuda,- conclude Iwaizumi, esterrefatto. Senza volerlo, gli angoli della sua bocca si sollevano. -Non ci posso credere. Sei davvero geloso di lui.-

-Non sono geloso!- ribadisce Oikawa, anche se la sua voce sta vacillando. -Penso solo che non sia il ragazzo adatto a uno come te.-

-Uno come me,- ripete Iwaizumi, divertito. -E sentiamo, quale sarebbe il ragazzo adatto ad uno come me?-

-Non lo so!- esplode Oikawa, mettendosi sulla difensiva. -Ma sicuramente non lui.-

-Mh,- lo prende in giro Iwaizumi, annuendo. -Dirai la stessa cosa di qualunque altro ragazzo con cui deciderò di uscire?-

Oikawa socchiude le labbra, ma dalla sua gola non fuoriesce alcun suono.

-Oikawa.-

-No! Forse? Può essere.- il ragazzo abbassa la testa, mortificato. -So bene che dovrò imparare ad accettarlo. E' solo che...-

La frase resta sospesa nell'aria. Iwaizumi sospira ancora una volta e riprende a camminare. Quando gli passa accanto, però, gli colpisce affettuosamente la spalla.

-Non sono interessato a Yuda, comunque.-

-Lo sapevo,- si giustifica Oikawa. -Ecco perchè ti ho salvato.-

-Già,- risponde Iwaizumi, guardando la strada. Non gli dice che Yuda non gli interessa perchè dei sentimenti così grandi li proverà sempre e solo per una persona.

Oikawa tira fuori il telefono, e la sua espressione cambia drasticamente.

-Maledizione.-

Iwaizumi fa un passo verso di lui, allarmato.

-Cosa?-

Oikawa gira il cellulare per permettere all'amico di vedere lo schermo.

-Ha vinto il Karasuno.-

Anche questa volta, Iwaizumi riprende a correre senza aspettarlo.

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Da quel giorno, nessuno dei due ragazzi si spinge troppo vicino al bordo. Certo, il desiderio di correre il rischio è sempre presente nella mente di Iwaizumi, ma ha imparato la lezione.

Niente passi falsi. Niente errori. Solo così la partenza di Oikawa non lo avrebbe distrutto più del necessario.

Nel breve arco di tempo successivo, succedono tante cose: Emika supera l'esame per l'università di psicologia, Matsukawa ottiene un lavoro part-time in un locale del suo quartiere, Hanamaki viene rifiutato per la quinta volta e Iwaizumi ottiene il punteggio massimo nel test di fine anno sulle scienze motorie. Hirohide è così contenta dei suoi voti che lo porta nel ristorante dove lavora e si offre di pagare qualunque piatto avesse intenzione di ordinare, anche quelli più costosi.

Le stagioni passano, e il freddo viene presto sostituito da prati verdi e ciliegi in fiore. La primavera risveglia tutta quell'allegria che l'inverno si era portato via; ma, per quanto ci provi, Iwaizumi non riesce ad esserne contagiato.

C'è solo un pensiero nella sua testa, ed è un orologio che ticchetta insistentemente, ricordandogli quanto poco tempo gli si rimasto.

La seconda volta che viene infranto il limite accade a due mesi di distanza, l'ultimo giorno di scuola.

Dopo la cerimonia, le classi dell'ultimo anno si ritrovano in cortile per scattare una foto ricordo. Il giardino è così affollato che Iwaizumi deve mettersi in punta di piedi per individuare i suoi migliori amici tra la folla di studenti.

-Iwa!- chiama a gran voce Matsukawa, agitando il braccio per attirare la sua attenzione.

Iwaizumi li raggiunge sotto il ciliegio. Oikawa gli sorride, spensierato, e lui si dimentica di quanti giorni manchino alla sua partenza.

-Su, facciamo una foto!- propone Hanamaki, appoggiando il cellulare sul tavolo. Tenta di raddrizzarlo per qualche minuto, fino a quando Matsukawa non se ne esce con un sospiro esasperato.

-Dobbiamo già fare una foto con le altre classi.-

-Infatti questa è solo per noi,- puntualizza Hanamaki, ritirando le braccia. Si allontana poi di qualche passo e invita gli altri ad affiancarlo con un gesto della mano. -Sbrigatevi, c'è il timer.-

-Non posso credere che sia davvero finita.- commenta Oikawa, posizionandosi dietro di lui. Matsukawa si sistema alla sua sinistra, mentre Iwaizumi si mette dalla parte opposta.

-Già,- concorda Matsukawa, con un sorriso nostalgico. -Sembrava solo ieri che davi del drammatico a Makki perchè pensava già a questo giorno durante il primo mese di scuola.-

-Matsun!- protesta Hanamaki, indicando il telefono. -La foto è scattata mentre stavi parlando. Vi avevo avvertito che c'era il timer. Ora ci tocca rifarla!-

Oikawa guarda Hanamaki che si allontana borbottando, e scoppia a ridere. -Alla fine aveva ragione, no? Dopo il terzo anno, sarà tutto finito.-

-Okay,- dice Hanamaki, correndo di nuovo verso di loro. -Il timer è di tre secondi, perciò...-

-Non sembra ancora vero.- commenta Iwaizumi, guardando il cielo.

-Hm-mh,- ridacchia Oikawa, -forse ci renderemo conto che il Liceo è veramente finito solo tra un paio di mesi, quando il college ce lo farà rimpiangere.-

-Maledizione, Oikawa!- sbraita Hanamaki. -Perchè nessuno di voi riesce a stare zitto per più di cinque secondi?-

-Però lo ammetto,- prosegue Matsukawa, -quello che mi mancherà di più del Liceo sarà la nostra amicizia. I pranzi assieme, i pomeriggi in biblioteca, persino le lezioni di matematica con Iwaizumi. Quello che avevamo era speciale. Capite cosa voglio dire?-

-Davvero?- dice Oikawa, sorpreso. -Ti mancherà più della squadra?-

-Questa è l'ultima.- annuncia Hanamaki, posizionandosi di nuovo al suo posto. -Ho impostato un timer di dieci secondi, così abbiamo tutto il tempo di...-

-La squadra era come una seconda famiglia, ma la pallavolo non è mai stata la mia grande aspirazione. Quello che ho vissuto con voi, invece...- Matsukawa si gira verso di loro, sorridendo. -beh, non lo dimenticherò mai.-

Gli altri tre rimangono in silenzio. Ci sono tante cose che Iwaizumi vorrebbe dire, ma sembra che Matsukawa abbia già parlato al posto di tutti loro.

-Matsun...- lo avverte Hanamaki, piano. -Per colpa tua dobbiamo rifare la foto! Ancora!-

Iwaizumi sente l'impulso di scoppiare a ridere, ma qualcosa gli blocca il respiro. Appena abbassa lo sguardo, si accorge che le braccia di Oikawa gli hanno circondato il busto, stringendolo a sé.

L'abbraccio dura solo pochi secondi, sufficienti però a fargli perdere qualunque capacità cognitiva. Gli era mancato tutto di lui: il suo profumo, il calore della sua pelle, persino il modo in cui i suoi ciuffi gli solleticavano il mento.

-Scusa, so che non...- sussurra Oikawa, staccandosi altrettanto rapidamente. -Ma avevo bisogno di farlo.-

Iwaizumi annuisce e guarda da un'altra parte, perchè non c'è nient'altro che possa fare.

Non sa per quale motivo Oikawa abbia infranto un altro limite; forse per il momento così toccante, o forse perchè, per lui, quell'abbraccio non aveva lo stesso significato profondo che aveva per Iwaizumi.

Manca ancora un mese alla sua partenza, e Oikawa si è spinto vicino al limite già due volte.

L'unica cosa che Iwaizumi sa per certo è che non ce ne sarebbe stata anche una terza.

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La terza volta che uno dei due si avvicina troppo al bordo accade il giorno prima della partenza di Oikawa. E la caduta li trascina dentro entrambi.

-A domani!- saluta Oikawa, sbracciandosi.

Hanamaki resta fermo sul posto. A differenza dei suoi compagni, lui e Matsukawa si sarebbero presentati alla porta di Oikawa anche la mattina successiva, per dargli un ultimo saluto prima del volo.

-Davvero non hai bisogno di un passaggio?-

Sono tutti fermi davanti al locale dove, qualche mese prima, hanno ordinato del ramen per superare la disfatta con il Karasuno. Le giornate si sono allungate così tanto che qualche raggio di sole riesce ancora a filtrare sopra ai grattacieli.

Hanno trascorso tutto il pomeriggio attorno ai tavoli, ridendo e scherzando come se l'anno scolastico non si fosse mai concluso. Persino il Coach Irihata si era presentato a sorpresa per augurare ad Oikawa una buona permanenza all'estero.

"Blanco non vede l'ora di vederti entrare in campo," gli aveva detto. "Metticela tutta."

Oikawa aveva sorriso, fiero. "Lo prometto".

Dopo qualche brindisi e una proposta di karaoke da parte di Matsukawa e Hanamaki (fortunatamente rifiutata), la giornata si era conclusa lasciando un sorriso stampato in faccia a tutti i giocatori.

-Mia madre lavora a venti minuti dall'aeroporto. Così, dopo avermi accompagnato, potrà andare direttamente in ufficio.- spiega Oikawa, sorridendo. -E poi, senza offesa Makki, ma la tua guida è come quella di un camionista ubriaco che ha preso la patente su Mario Kart.-

Hanamaki porta una mano sul petto, fingendosi profondamente offeso. Matsukawa annuisce con convinzione, indicando Oikawa. -E' quello che dico anche io!-

-Impara a guidare, allora.- suggerisce Kunimi, guadagnandosi un'occhiata di disapprovazione da parte degli altri ragazzi dei primi anni. -Che c'è?-

-Non puoi mancargli di rispetto!- sussurra Kindaichi, abbastanza forte perchè riesca a sentirlo l'intera squadra. -Né a lui né a Hanamaki-san!-

-Hanamaki-san ha mai avuto il nostro rispetto?- chiede Kyotani. La sincerità nella sua voce rende l'affermazione ancora più divertente; in pochi secondi, una risata fragorosa si diffonde tra tutti i membri del Seijoh, fatta eccezione per Hanamaki.

-Ah-ah, come siete simpatici!- borbotta, cominciando ad allontanarsi. -Dei comici nati. Una volta quello bullizzato era Oikawa!-

-Buon viaggio, Oikawa-san.- dice Kindaichi, con un leggero inchino.

-Sei stato un grande Capitano,- dice Yahaba. -Sono sicuro che sarai anche un ottimo giocatore della nazionale.-

-Capitano della nazionale,- lo corregge Matsukawa.

Oikawa sorride timidamente e guarda uno ad uno i volti dei suoi compagni, come se stesse cercando di imprimerli nella sua memoria. Ma Iwaizumi è sicuro che, anche con il passare degli anni, nessuno di loro si dimenticherà mai di quella squadra. Anche se ognuno di loro prenderà strade diverse, anche se in pochi continueranno ad appassionarsi alla pallavolo, ad unirli ci sarà sempre un legame speciale.

-Mi mancherete, ragazzi.- dice, visibilmente commosso.

Iwaizumi osserva le reazioni degli altri giocatori, e sente un brivido scorrergli lungo la schiena. Il rispetto che si è guadagnato il suo migliore amico in un solo anno è spaventoso. Più li guarda, e più si convince che Oikawa sia nato per fare il Capitano.

-Kindaichi?- mormora Watari, incrinando la testa per assicurarsi di aver visto bene. -Ma stai piangendo?-

-No!- squittisce il ragazzo del secondo anno, dando la schiena al resto della squadra.

Kunimi appoggia una mano sulla sua spalla e, senza farsi vedere, ruota gli occhi al cielo. -Meglio se andiamo a casa.-

-Giusto,- interviene Yahaba. -Oikawa-san avrà bisogno di riposare prima di un viaggio così stancante.-

-Torna a trovarci il prima possibile!- dice Watari, agitando una mano.

Oikawa risponde al saluto, facendo promesse e assicurando loro almeno un souvenir dall'Argentina. Presto, l'intera squadra è scomparsa dalla loro vista.

Iwaizumi si gira verso il suo amico con addosso il suo stesso cipiglio interrogativo. E adesso?

Riesce a sentire i minuti che gli sono rimasti come se, da un momento all'altro, dovesse scattare un allarme. E' così all'erta che gli sfugge persino la domanda di Oikawa, ed è costretto a girarsi per comprendere a pieno quello che gli sta chiedendo. Vuole a tutti i costi che il loro ultimo giorno sia memorabile, così da potersi distrarre prima dell'inevitabile.

Come se avesse letto nella sua mente, Oikawa solleva la sacca di tela che si era portato dietro per tutto il giorno. La forma rotonda suggerisce a Iwaizumi di che cosa si tratti.

-Pallavolo?- chiede, esitante.

Iwaizumi mette da parte tutte le emozioni negative che si stavano facendo largo nel suo stomaco. Non è ancora finita. Aveva ancora una serata da poter passare in compagnia di Oikawa, e non l'avrebbe sprecata lasciandosi divorare dalla malinconia.

-Pallavolo.- risponde, sorridendo.

Ed è così che trascorrono le loro ultime ore assieme: esattamente come tutto è iniziato.

Ripensandoci adesso, Iwaizumi è contento che le cose siano andate in quel modo. Non avrebbe potuto immaginare un modo migliore per concludere quel pomeriggio.

I palleggi diventano ripetitivi, e nessuno dei due prova qualcosa di nuovo. Ad un certo punto, il sole tramonta all'orizzonte, e la loro unica fonte di luce sono i lampioni traballanti dell'area giochi. Ma va bene così.

Non importa quante giornate abbia trascorso in quel posto: non si sarebbe mai stancato della pallavolo, e non si sarebbe mai stancato di Oikawa.

E forse è un po' masochista da parte sua, ma è contento che quel parco gli trasmetta una tale nostalgia. Spera che valga lo stesso per Oikawa.

In fin dei conti, anche quella era una cosa che avevano solo loro, no? Resterà solo tra di noi, aveva detto Oikawa. Anche quello sarebbe rimasto solo tra di loro.
E se Oikawa se ne fosse dimenticato, Iwaizumi avrebbe fatto in modo di ricordarlo per entrambi.

-Si è fatto tardi,- dice Oikawa afferrando la palla con entrambe le mani. La sua fronte è impregnata di sudore.

Iwaizumi abbassa le braccia e il suo respiro si fa sempre più debole. No, no, no, no. E' troppo presto. E' troppo presto. E' ancora troppo presto. Non è pronto, non lo è masi stato, e ora-

-Vuoi fermarti da me?- chiede Oikawa, debolmente.

Iwaizumi sa già quale sarà la sua risposta. Da quando si è reso conto di provare qualcosa per il suo migliore amico, ha rifiutato ogni suo invito. Eppure, il modo in cui lo sta guardando Oikawa gli fa pensare che, forse, per una volta, potrebbe cedere. Per una volta, potrebbe essere egoista.

-Oikawa,-

-Dormirai sul divano. Mamma sarà contenta di preparare la cena per quattro. Ci sarà anche Kahomi, che non ti vede da tanto tempo. Poi possiamo vedere un film, o giocare ai videogiochi, o anche solo parlare.-

-Non penso sia...-

-Iwaizumi,- dice Oikawa, serio in volto, facendolo trasalire. -Per favore.-

Per favore. Sono gli ultimi momenti che possiamo passare assieme. E' tutto quello che ci resta. Per favore.

-Va bene,- risponde Iwaizumi, così piano che sembra un sussurro.

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-Com'è il filetto, tesoro?-

Iwaizumi alza lo sguardo dal suo piatto per incrociare gli occhi caldi di Yuzusa. In quegli anni, la madre di Oikawa si era dimostrata così affettuosa nei suoi confronti da considerare Iwaizumi ormai parte della famiglia.

-Perfetto,- risponde, stringendo una fetta di carne tre le bacchette. -E' tutto buonissimo.-

-Spudorato,- borbotta Kahomi, tra un colpo di tosse e l'altro.

Iwaizumi si gira verso di lei per zittirla, ma l'attenzione della ragazza è già rivolta altrove: -Hai preparato la valigia come ti aveva detto mamma?-

-Non ancora.- risponde Oikawa, rigirando le bacchette nella sua ciotola di riso con aria assente.

-Domani mattina sarai troppo agitato per ricordarti quello che ti serve per il viaggio, e dimenticherai sicuramente le cose più importanti. Perchè non ascolti mai quando gli altri ti parlano?-

-Non lo so, Kahomi.- dice lui, stizzito. -Perchè tu invece non hai ancora mollato quell'energumeno del tuo ragazzo come ti aveva detto mamma?-

-Non chiamarlo così.-

-Preferisci infantile? Ignorante? Ah-ah!- esulta, sbattendo una mano sul tavolo. -Uomo delle caverne!-

-Figlio di...-

-Hey,- li ammonisce la madre, guardandoli entrambi con espressione micidiale. Oikawa alza in alto le mani, come se volesse sottrarsi alle sue colpe.

-Ha iniziato lei.-

-Ha parlato male di Shusuke!-

-A nessuno piace Shusuke.-

-Mamma!-

-Finitela!- sbotta Yuzusa, portando una mano sulla fronte. -Quand'è che imparerete a crescere?-

Oikawa tira fuori la lingua e Iwaizumi è costretto a girarsi per mascherare la sua risata. Prima che possa calmarsi, però, il suo amico gli ha già afferrato una spalla, costringendolo a guardarlo direttamente negli occhi.

-Perchè non lo chiedi a lui?- propone, sfidando la sorella. -Iwa-chan, hai conosciuto Shusuke, vero?-

-Eh...-

Iwaizumi, sfortunatamente, si ricorda bene di Shusuke. Oikawa, sfortunatamente, si ricorda bene che Iwaizumi si ricorda di Shusuke.

-Non tirate Hajime dentro i vostri litigi infantili.- tenta di dire Yuzusa, ma nessuno dei suoi figli le presta il minimo ascolto.

-Allora,- riprende Oikawa, -che ne pensi di Shusuke?-

Iwaizumi apre e richiude la bocca. Si accorge che sulla tavola è calato il silenzio, e che tutti pendono dalle sue labbra. Si arrende all'inevitabile, e sospira.

-Scusa, Kahomi. Ma è un idiota.-

Yuzusa alza gli occhi al soffitto, rassegnata. Mentre Oikawa esplode in un urlo di vittoria, Kahomi lo maledice con lo sguardo.

-Okay, non vale. Tu sei di parte.-

-Che cosa?-

-Diresti qualunque cosa per fare contento quello lì.- dice Kahomi, indicando il fratello.

Oikawa strabuzza gli occhi, recitando la parte dell'offeso. -Complimenti Kahomi. Molto maturo da parte tua.-

-Detto da un diciottenne che usa uomo delle caverne come insulto...-

-Hey, sai chi altro è così immaturo? Inizia con il tuo e finisce con ragazzo. Qualche aiuto, Iwa-chan?-

-Potrebbe essere Shusuke?-

-Risposta corretta!- Oikawa si sporge in avanti per battergli il cinque, e Kahomi si gira dalla parte opposta con un grugnito.

Dopo aver incrociato l'espressione esasperata di Yuzusa, Iwaizumi non può fare a meno di sentire già la mancanza di tutto quello.

Qualunque cosa si fosse creata tra loro quattro era ciò che lo faceva sentire bene ogni volta che si presentava a casa del suo migliore amico. E nel giro di poche ore, persino quello sarebbe scomparso. Lo stomaco di Iwaizumi si contorce al solo pensiero.

-Il mio turno inizia tra un'ora.- annuncia Kahomi, alzandosi dalla sedia. -Mi dispiace solo di non poterti accompagnare all'aeroporto.-

-Non importa.- dice Oikawa, con un'alzata di spalle. Tutta la cattiveria di poco prima sembra essere stata messa da parte. -Ti manderò un messaggio appena sarò atterrato.-

La severità negli occhi di Kahomi inizia a tremolare, e presto viene sostituita da un sentimento molto più genuino. L'abbraccio tra i due fratelli coglie impreparato persino Iwaizumi, che si volta verso Yuzusa alla ricerca di spiegazioni.

La donna accenna un piccolo sorriso mentre sussurra un debole: -Fratelli.-

Iwaizumi annuisce, fingendo che una sola parola sia sufficiente per spiegare il loro gesto. Non capirà mai quel tipo di rapporto.

-Mi mancherai, 'Kawa.- mormora Kahomi, depositando un piccolo bacio sulla fronte di suo fratello. Lui aumenta la presa attorno alle sue braccia per stringersi più vicino.

-Non rinunciare mai al tuo sogno,- continua Kahomi, con voce commossa. -Non lasciare che persone più talentuose o la nostalgia di casa ti spezzino. Se ci credi veramente puoi andare dovunque tu voglia, hai capito? Sei la persona più in gamba che conosca. Tu... t-tu puoi farcela, è chiaro? Puoi farcela.-

Oikawa affonda la testa nell'incavo della sua spalla e annuisce debolmente. -Okay.-

-E impara lo spagnolo.- Kahomi tenta di asciugare una lacrima senza farsi vedere. -Così quando tornerai in Giappone potrai insegnarmelo, e potrò vedere tutte quelle stupide telenovelas senza l'aiuto dei sottotitoli.-

Oikawa scoppia a ridere e si stacca dolcemente dall'abbraccio. -Va bene.-

Kahomi gli arruffa i capelli un'ultima volta prima di prendere la borsa e dirigersi verso il corridoio.

-Ci vediamo, campione.-

Oikawa si mette in punta di piedi e le risponde con un piccolo saluto militare.

-Au revoir, Kahomi.-

-Quello è francese, idiota.-

Iwaizumi inizia a ridere e non si ferma fino a quando non sente la porta richiudersi. Il suo buon umore si infrange di colpo quando scopre che gli occhi di Yuzusa sono già puntati su di lui.

-Io ho cucinato,- dice, alzandosi da tavola. Dopo essersi spolverata il grembiule, indica la fila di piatti sporchi e sorride amichevolmente. -Ora tocca a voi pulire.-

-Come sempre,- si lamenta Oikawa, sottovoce.

-Scusa?-

Appena la testa di Yuzusa scatta nella sua direzione, le labbra di Oikawa sollevano verso l'alto. -Come è giusto che sia.-

Sua madre scuote la testa e si incammina verso il corridoio, sfiorando la spalla di Iwaizumi con una mano. -Se serve qualcosa, ti basta chiamare.- gli dice. -Assicurati che quello sbadato del tuo amico si prepari la valigia.-

-Io sono sempre qui,- bofonchia Oikawa, iniziando ad impilare i piatti vicino al lavello.

-Sarà fatto,- promette Iwaizumi.

Yuzusa manda un bacio nella loro direzione e sparisce dietro la porta del soggiorno.

-Buonanotte. Non fate tardi!-

La cucina viene avvolta da un silenzio imbarazzante. L'unico suono che rompe la tranquillità della notte è il lento scrocio dell'acqua. Oikawa passa la spugna sopra i piatti senza mai girarsi o chiedere aiuto ad Iwaizumi.

-Ehm,- Iwaizumi si schiarisce la voce per smorzare la tensione, e si alza dalla sedia. -Ti serve una mano?-

-No, faccio da solo.- gli risponde Oikawa. -Perchè intanto non vai a farti una doccia? Così risparmiamo tempo.-

Tempo. Qualcosa che presto si sarebbe esaurito.

-Sì,- dice Iwaizumi, distogliendo lo sguardo. -Hai ragione. Nel frattempo, tu...-

-Fai la valigia,- conclude Oikawa, gettando la testa all'indietro. -Non vi stancate mai di ripeterlo?-

Iwaizumi afferra l'asciugamano che Yuzusa gli aveva lasciato sul divano e si infila oltre le porte scorrevoli.

-Ti ruberò un pigiama.-

-Oh, certo, fai come se fossi a casa tua.-

-Lo sto già facendo.-

La piccola risata di Oikawa è tutto quello che gli serve per non cadere nella disperazione più profonda appena varcata la soglia del bagno.

Dopo essersi spogliato, Iwaizumi appoggia la testa contro il marmo e lascia che l'acqua si porti via l'ansia crescente che lo ha tormentato per tutta la giornata. Ogni goccia fredda che scivola sulla sua pelle gli ricorda che lui è vivo, e che è lì, in quella casa, ad aspettare che il suo migliore amico scompaia dalla sua realtà per un tempo indefinito.

-Sai, Iwa-chan.- aveva detto Oikawa, sul tetto. -Non ho mai creduto negli dei, però ho sempre creduto nel destino. Tutto accade per una ragione.-

-Ti sbagli,- sussurra Iwaizumi, chiudendo gli occhi. Si sbaglia. Perchè quale poteva essere la ragione di tutto quello che avevano passato?

Non è giusto, e Iwaizumi non se lo merita. Perchè, allora?

Perchè il mondo continua a prendersela con Iwaizumi?

Prima si è portato via lui, quando a quindi anni ha capito di essere tutto ciò che i suoi genitori hanno sempre odiato. Poi suo padre, che non lo ha più guardato in faccia da quel giorno. E infine, l'unica persona che aveva ridato colore alla sua vita. Perchè il destino era tanto crudele?

-Iwa-chan?- chiama Oikawa, dall'altra parte della porta.

Iwaizumi chiude il rubinetto e stringe l'asciugamano attorno alla vita.

-Ho finito,- risponde. -Due minuti e sono fuori.-

Non riceve una risposta, ma il rumore dei passi gli suggerisce che Oikawa ha afferrato le sue parole. Dopo essersi cambiato, Iwaizumi annuncia che il bagno è libero e si lascia cadere sul divano del soggiorno.

Oikawa impiega più tempo a lavarsi e, quando esce, i suoi capelli non sono ancora perfettamente asciutti. Le luci sono spente, quindi Iwaizumi fa molta fatica ad interpretare la sua espressione.

-Quella è la mia maglia di De Godoy?-

Iwaizumi abbassa lo sguardo sul suo pigiama e passa un dito sopra al colletto. -Questa?-

-Sì, Iwa-chan. La maglia che ti ho espressamente chiesto di non prendere dal mio cassetto.-

-Dove sta il problema?-

-Non puoi prendere la mia maglia di De Godoy!-

-Hm,- lo schernisce Iwaizumi, tornando a guardare il televisore. -Ho uno strano senso di déjà-vu.-

-Sei... sei veramente, argh!- Oikawa si getta sul lato opposto rispetto a Iwaizumi, e si avvicina solo per strappargli di mano il telecomando.

-Sono veramente...-

-Incorreggibile.- finisce Oikawa, pigiando con così tanta violenza sui pulsanti che Iwaizumi non si stupirebbe nemmeno vedendo il telecomando spezzarsi in due.

Iwaizumi appoggia la testa sullo schienale e fissa il soffitto. Dopo una decina di secondi, decide finalmente di parlare: -Cosa stiamo per guardare?-

La risposta di Oikawa non tarda ad arrivare, ma il suo tono di voce non gli piace per nulla.

-Non lo so.-

Iwaizumi alza la schiena dal divano solo per vedere Oikawa gettarsi all'indietro, rassegnato. Qualcosa preme contro la sua gamba, e il ragazzo si accorge che l'amico sta tentando di passargli il telecomando.

-Scegli tu.-

-Sei sicuro?- chiede Iwaizumi, con cautela. Oikawa continua a fissare il vuoto, senza far trapelare alcuna emozione.

-Sì. Qualunque cosa andrà bene.-

Iwaizumi non ricorda nemmeno quale sia stata la sua scelta. Un film? Un documentario? A giudicare dagli applausi e dalle risatine, potrebbe tranquillamente trattarsi di una sitcom dei primi anni duemila.

Sa solo che, ad un certo punto della serata, i suoni provenienti dallo schermo non sono più sufficienti a sovrastare la voce insistente nel retro della sua testa. E la voce gli sta dicendo che ormai il tempo è scaduto, e che quella è l'ultima notte che passeranno così, come se la sola presenza dell'altro desse loro la forza di affrontare qualunque problema.

Iwaizumi si gira verso Oikawa, e traccia una linea immaginaria lungo il suo profilo. Gli piacerebbe far scorrere le dita lungo quei lineamenti così perfetti e costringerlo a sorridere, perchè quella non è la faccia di una persona entusiasta per la sua imminente partenza. Non è la faccia di chi sta per realizzare il suo più grande sogno.

Il suo viso è statico, di una bellezza glaciale. Le luci del televisore illuminano i suoi occhi di mille colori, ma nelle sue pupille non ne filtra nemmeno uno. E' impossibile capire dove si trovi la sua testa in questo momento, ma Iwaizumi vorrebbe tanto raggiungerla e trascinarla verso la terra, solo per costringere Oikawa a restare con lui ancora qualche minuto.

E dietro quell'apparente indifferenza si nascondono emozioni intense che Oikawa non ha mai fatto vedere a nessuno. Iwaizumi ha paura che un solo tocco possa sciogliere l'incantesimo, distruggere quella facciata, e ridurre in frantumi tutti i suoi sforzi.

-Iwa-chan.-

Il semplice modo in cui Oikawa pronuncia il suo nome, come se fosse la parola più bella del mondo, è sufficiente per fargli correre un brivido lungo la schiena.

La sua espressione non è cambiata, e la sua testa è sempre rivolta in avanti. Iwaizumi si domanda per quanto tempo Oikawa abbia finto di non notare lo sguardo contemplativo di Iwaizumi, e si sente arrossire fino alle orecchie.

-S-scusa,- borbotta, colto in flagrante. Si gira di scatto, fingendosi interessato alla televisione.

Merda, pensa. Si era avvicinato troppo al sole, e ora si sarebbe scottato. Stupido, stupido, stupido. Non avrebbe dovuto fissarlo così a lungo. Perchè aveva deciso di rischiare?

Prima che riesca trovare una risposta, una nuova sensazione gli comprime i polmoni, costringendolo a trattenere il respiro. Impiega solo qualche secondo a capire che si tratta del peso dello sguardo di Oikawa.

Non gli piace per niente. Lo fa sentire esposto e vulnerabile, come se Oikawa avesse in mano un coltello e Iwaizumi stesse scoprendo la pelle.

Cerca di concentrarsi sullo show, ma la sua attenzione è rivolta esclusivamente ai due occhi scuri che studiano ogni millimetro del suo corpo. Improvvisamente, l'aria si fa così afosa che Iwaizumi sente il bisogno di tuffarsi di nuovo nell'acqua gelida della doccia. Deglutisce, sperando con tutto il cuore che il suo migliore amico smetta di guardarlo in quel modo.

Ma i minuti scorrono, e lo sguardo di Oikawa si fa sempre più ostinato. Per il bene della sua sanità mentale, Iwaizumi ha il dovere di mettere fine a quell'agonia.

-Oikawa,- lo avverte, schiarendosi la gola. E' ancora abbastanza cosciente da non commettere l'errore di guardarlo in faccia. Altrimenti, sa che non esiterebbe a mandare tutto all'aria. Altrimenti, sa che non esisterebbe a perdere tutto.

-Iwa-chan,- ripete Oikawa, senza alcuna intenzione di cedere.

E Iwaizumi è così dipendente dal suono della sua voce, dal modo in cui le sue labbra si muovono per chiamare il suo nome, che smette di opporre resistenza.

La sua testa si gira senza che lui glielo abbia comandato. Quando i loro occhi si incontrano, è come se fosse la prima volta.

E tutte le promesse, le regole, i limiti, tutti gli obiettivi e i buoni propositi svaniscono come fumo, perchè Iwaizumi si innamora di lui di nuovo, e si innamora di lui ancora, ancora e ancora.

I loro corpi sono separati solo da pochi centimetri, ma per Iwaizumi si tratta di una distanza insopportabile. Oikawa sembra del suo stesso parere, perchè la sua schiena comincia a inarcarsi in avanti. L'altro ragazzo non ha altra scelta che fare lo stesso, mentre il cuore comincia a martellargli nel petto.

I suoi occhi non si staccano mai da quelli di Oikawa; ora è così vicino da poter riconoscere tutte le sottili striature e ogni piccola macchia dorata. E' così vicino che gli basta allungare un dito per accarezzare le imperfezioni sulla sua pelle che rendono la vista tanto mozzafiato. Ed è così vicino che il respiro di Oikawa gli solletica la pelle, dandogli un unico, terribile assaggio, di quello che sarebbe stato il suo errore più fatale.

Per una frazione di secondo sono entrambi fermi. Il petto di Iwaizumi si alza e si abbassa ripetutamente, seguendo il ritmo dei loro respiri. Le sue mani vorrebbero afferrare il colletto di Oikawa e spingerlo in avanti, e lui è costretto a chiuderle a pugno per resistere alla tentazione.

Le ciglia dell'altro ragazzo si abbassano, e Iwaizumi può quasi sentire il fantasma delle labbra di Oikawa che indugia sulle sue.

E quella è la condanna peggiore di tutte, perchè Iwaizumi lo ha già baciato una volta, e ricorda ogni secondo di quel pomeriggio come se fosse stato impresso a fuoco nella sua mente.

Così correre dietro a quella sensazione, e il suo labbro inferiore si avvicina spaventosamente a quello di Oikawa. Cambia direzione solo all'ultimo, arrestandosi poco prima di cadere nella trappola.

Il loro fiato diventa sempre più pesante, tanto che Iwaizumi non sente più l'ossigeno circolargli nel cervello. La sua mente è così annebbiata che potrebbe scoppiare in incendio e lui non si sposterebbe comunque.

I secondi continuano a trascorrere con una lentezza disarmante che li lascia spaesati e stravolti. La sua bocca sfiora ancora una volta quella di Oikawa, e il suo cuore batte così insistentemente che sembra stia cercando di scavarsi una via d'uscita dalla gabbia toracica.

-Non...- riesce a soffiare Iwaizumi, tutto d'un colpo, cercando invano di opporsi alla forza che lo spinge sempre più in avanti. -Non dovremmo...-

Oikawa scuote lievemente la testa, ma i suoi respiri continuano a inseguire quelli accelerati di Iwaizumi.

-No...- conferma, mentre il suo naso accarezza quello di Iwaizumi. Quando deglutisce, tutto il suo corpo viene scosso da un leggero tremore.

Iwaizumi è esausto. La sua pelle formicola, il suo corpo urla. Tutto ciò a cui riesce a pensare è solo a quanto abbia aspettato questo momento e a quanto lo abbia sognato nelle sue fantasie più dolorose.

E poi le loro labbra si sfiorano di nuovo; questa volta, però, nessuno dei due si tira indietro.

Il tocco è impercettibile, ancora esitante, come se entrambi avessero paura di metterci troppa pressione. Il respiro di Oikawa gli solletica il viso, diffondendogli un brivido lungo tutta la spina dorsale.

Può sentire il rapido battito del suo cuore anche quando l'altro ragazzo si tira leggermente indietro per riprendere fiato. I loro volti sono fermi a pochi centimetri di distanza, e i loro occhi rimangono chiusi.

Ma Iwaizumi vuole di più. Vuole tuffarsi in caduta libera e annegare in quella sensazione. Vuole tutto quello che può prendersi, finché l'altro vorrà concederglielo. Ed è allora che infrange il suo respiro contro la bocca di Oikawa.

Lui emette un rumore strozzato in fondo alla sua gola e la linea delle sue labbra si apre, permettendogli di fondere assieme i loro sospiri.

Iwaizumi perde istantaneamente ogni capacità mentale.
Riesce solo a pensare a Oikawa, e Oikawa, e Oikawa.

Poi Oikawa inclina la testa, per incastrare meglio le loro bocche, a gola di Iwaizumi si chiude definitivamente. Non si è mai sentito così bene. Preferirebbe morire piuttosto che tirarsi indietro.

E' quasi terrificante la rapidità con cui entrano in un ritmo naturale, tra un bacio e l'altro. E' anche terrificante il modo in cui, appena uno dei due retrocede, l'altro lo insegue senza dargli il tempo di dimenticare il suo sapore.

E Iwaizumi potrebbe continuare per ore, ore, e ore, perchè non ne avrà mai abbastanza. E' così inebriato da Oikawa che, se glielo domandassero, probabilmente non si ricorderebbe neanche il suo stesso nome.

Oikawa si sporge ancora e Iwaizumi gli corre incontro allungando il collo. Le loro labbra si scontrarono a metà strada, e cominciano a lasciarsi sempre meno.

Iwaizumi non sa di preciso cosa sia cambiato, ma qualcosa è sicuramente cambiato, perchè la mano di Oikawa aggancia il retro del suo collo, e poi diventa tutto ancora più confuso.

Iwaizumi perde la cognizione del tempo, il senso dello spazio, e mette da parte qualsiasi altra cosa possa distrarlo dal calore invitante della bocca di Oikawa. Una delle sue mani scende lungo il corpo dell'altro ragazzo fino a posarsi sul suo fianco.

Il bacio diventa sempre più profondo, e la testa di Iwaizumi comincia a girare come se fosse in preda all'alcol. Il profumo di Oikawa è travolgente, lo stordisce, ma lui ne vuole ancora, lui vuole ancora, e ancora, ancora, ancora.

La mano sul fianco di Oikawa si stringe, e il ragazzo soffoca un gemito facendo schiantare con prepotenza le loro labbra. Iwaizumi lo tira bruscamente verso di sé, e Oikawa si arrampica sulle sue ginocchia senza mai smettere di baciarlo.

Ora le loro gambe sono premute insieme in così tanti punti che il cuore di Iwaizumi potrebbe cedere da un momento all'altro. Riesce a percepire ogni cosa come se fosse doppiamente amplificata, dallo stomaco di Oikawa che sobbalza alla sua faccia rossa e accaldata.

Il suo cervello smette di dirgli che è sbagliato, che stanno commettendo un errore, ed è un male, perché Iwaizumi avrebbe dovuto ascoltarlo. Invece, attira l'altro ragazzo ancora più vicino fino a far scontrare i loro corpi.

Oikawa aggiusta la sua posizione facendo passare una gamba sopra le cosce di Iwaizumi, e il ragazzo lo trascina in avanti, aiutandolo a sistemarsi a cavalcioni su di lui.

Le mani di Oikawa si posano sul suo petto, stringendo avidamente il tessuto. La maglia di Iwaizumi si è fatta così stretta che lui si sente soffocare.

Poi Oikawa inclina ancora le loro teste, facendo scivolare la lingua sul labbro inferiore di Iwaizumi. E' una sensazione nuova che gli provoca un giramento di testa ancora più potente di quelli precedenti. Il suo cuore batte così forte che è quasi doloroso, ma Iwaizumi non si fermerebbe per nessuna ragione al mondo.

Senza pensarci due volte, socchiude la bocca, ed emette una sorta di suono rauco quando la sua lingua tocca quella di Oikawa.

E poi succede di nuovo, e ancora, e Iwaizumi può sentire tutto il suo corpo che va in fiamme, bruciando ciò che resta del briciolo di razionalità che gli era rimasto.

I baci si fanno sempre più bagnati, sempre più umidi e bisognosi. Oikawa si aggrappa alle sue spalle, e Iwaizumi riesce a sentire sé stesso ansimare dentro la bocca dell'altro ragazzo.

Proprio quando le dita di Iwaizumi si avvinghiano alla vita Oikawa, lui si stacca con un sonoro schiocco e comincia a depositare una scia di baci lungo la sua mascella, spingendo il suo mento verso l'alto.

-Cazzo,- sussurra Iwaizumi, gettando la testa all'indietro per dargli libero accesso al suo collo. Oikawa sogghigna, divertito dalla sua reazione, ma riprende da dove si era fermato.

Iwaizumi lascia che i suoi occhi si chiudano, cercando inutilmente di riprendere il controllo del proprio respiro. Il fiato di Oikawa è così caldo e la sua pelle è così sensibile.

Si gode la morbidezza delle labbra di Oikawa, e trattiene un altro verso stridulo quando la lingua del ragazzo passa sopra una vena pulsante del suo collo.

Sobbalza in avanti e, di riflesso, stringe i fianchi di Oikawa. Lui inspira bruscamente contro la sua mandibola, e le sue mani scivolano tra i capelli di Iwaizumi, tirandoli.

In un attimo, le loro bocche sfregano di nuovo l'una sull'altra. Iwaizumi si piega in avanti, costringendo la schiena di Oikawa ad appiattirsi sul divano.

Iwaizumi posiziona il ginocchio nello spazio tra le gambe di Oikawa, proprio sotto al cavallo dei suoi pantaloni. La mano che inizialmente si trovava sul suo fianco è ora premuta accanto al suo viso, per garantirgli stabilità.

Iwaizumi vorrebbe prendersi qualche secondo per ammirare quello spettacolo di capelli arruffati sotto di lui, ma Oikawa ha già allacciato le braccia dietro al suo collo per trascinarlo in un altro bacio ardente.

Senza volerlo, i suoi denti sbattono contro la bocca dell'altro ragazzo. Oikawa non sembra curarsene, perchè non esita ad affondare la lingua nella bocca di Iwaizumi. Lui si lascia sfuggire un verso di approvazione che Oikawa attutisce nel fondo della sua gola.

La mano libera di Iwaizumi risale lungo il fianco di Oikawa fino a sollevare un lembo della sua maglietta. Poi aspetta, incerta, in attesa di una conferma.

Oikawa si allontana dalle sue labbra solo per muovere leggermente la testa, in un cenno affermativo. Iwaizumi non se lo fa ripetere due volte. Le sue dita scivolano sotto al tessuto, disegnando dolci curve lungo tutto il suo fianco. La pelle sotto ai polpastrelli è così calda che Iwaizumi potrebbe quasi ustionarsi.

Il gemito che fuoriesce da Oikawa è così allettante che lo stomaco di Iwaizumi si contorce. Vuole sentirlo di nuovo. Vuole strappargli altri suoni come quello.

-Posso?- chiede, arrotolando il bordo della maglia sopra al suo stomaco. Oikawa lo aiuta a sbarazzarsi dell'indumento passandoselo sopra alla testa e gettandolo con noncuranza sul pavimento.

Iwaizumi ha passato tutta la vita in compagnia di Oikawa. E' cresciuto con lui, lo ha visto alzarsi e modificare i tratti somatici, così come lo ha visto cambiarsi negli spogliatoi decine, centinaia di volte.

Quello che si trova davanti agli occhi, però, lo lascia comunque senza fiato.

Iwaizumi non potrebbe mai stancarsi di guardarlo. Potrebbero passare mesi, anni, decenni; Oikawa potrebbe invecchiare, cambiare totalmente il suo aspetto, e Iwaizumi continuerebbe a guardarlo in quel modo. Come se fosse la prima volta.

-Iwa-chan,- piagnucola Oikawa, riportandolo alla realtà. Sembra talmente imbarazzato che Iwaizumi riesce a vedere il rossore delle sue guance anche al buio.

Iwaizumi si abbassa con una lentezza spaventosa, mantenendo gli occhi fissi in quelli del ragazzo. Appena le sue labbra sfiorano l'incavo del suo collo, Oikawa trattiene un debole lamento.

Iwaizumi si affida esclusivamente al suo istinto mentre inizia a scendere lungo il suo petto, baciando ogni tratto di pelle nuda che incontra lungo la strada.

La sua bocca traccia una linea che, dalla clavicola, unisce tutti i nei dei suoi pettorali fino alla zona del cuore. Oikawa piega la testa all'indietro e spinge le dita ancora più a fondo nella testa di Iwaizumi.

Se credeva di aver già tirato fuori il suo peggio, non si aspetta minimamente la reazione che ottiene quando la sua lingua si stringe attorno al capezzolo di Oikawa. La schiena del ragazzo si inarca di colpo, e le sue braccia trascinano Iwaizumi di nuovo nello stesso punto.

Iwaizumi trasalisce, ma esegue gli ordini. Oh, il potere che quel ragazzo aveva su di lui.

Poi ricomincia la sua discesa, prendendosi tutto il suo tempo per assaporare ogni singolo centimetro. Arrivato all'altezza dell'ombelico, sente le gambe di Oikawa scattare verso l'alto, percorse da uno spasmo.

Iwaizumi continua ad abbassarsi, registrando ogni piccolo suono che riesce ad estirpare dalla bocca di Oikawa. Le sue mani stringono i fianchi del ragazzo, e le sue labbra si avvicinano all'orlo dei pantaloni mentre continuano a scendere, e a scendere, e a-

-A-a-aspetta!-

Iwaizumi si blocca immediatamente. Oikawa si rimette a sedere, affannato, mentre il suo petto si gonfia e rilascia aria senza alcun controllo.

Iwaizumi studia il suo volto in cerca di un qualunque tipo di segnale. Il panico lo assale prima che sia riuscito a capire che cosa abbia sbagliato.

-Stai bene?- chiede, afferrandogli entrambi i polsi.

Oikawa gira la testa da un lato, rifiutandosi di guardarlo in faccia.

-S-sì, sì. Sto- sto bene. Sto fin troppo bene. E' solo...-

-Cosa?-

-Se continui così...- si lamenta Oikawa, lanciando uno sguardo carico di vergogna al suo stesso stomaco. -Dio, se continui così, finirò per...-

Oh. Oh.

La sua mascella precipita verso il basso. Iwaizumi si schiarisce la gola, sperando che Oikawa non faccia caso a quanto le sue orecchie siano diventate rosse.

-Se per te va bene...- tossisce, tentando di mascherare l'imbarazzo. -Vuoi... vorresti...-

Oikawa torna a guardare verso di lui, e Iwaizumi si sente avvampare. Poi Oikawa annuisce e, nell'istante successivo, le sue labbra sono di nuovo su quelle di Iwaizumi.

Il respiro muore in fondo alla sua gola quando le mani di Oikawa si infilarono sotto la sua maglietta. Le dita che lo toccano sono fredde e sottili, e scivolano lungo il suo petto fino a circondargli la schiena.

Oikawa si affretta a sfilargli la maglia e Iwaizumi lo lascia fare, anche perchè non pensa di avere abbastanza sangue nel cervello per rendersi conto di cosa stia realmente accadendo.

Il desiderio lo sta consumando, e lui si sente così vivo. Il suo corpo preme contro quello di Oikawa proprio nei punti giusti, e Iwaizumi vorrebbe solo che quel momento durasse per sempre.

Le labbra di Oikawa si spostano verso l'alto, tirando leggermente il lobo del suo orecchio. Iwaizumi inspira all'improvviso, e perde tutti i freni inibitori che lo hanno trattenuto fino a quell'istante.

La sua mano scivola dentro i pantaloni dell'altro ragazzo. Oikawa si appiattisce contro il suo petto mentre un ansimante "Oh, cazzo" sfugge dalle sue labbra. Iwaizumi comincia a muoversi, e le mani di Oikawa trovano subito il bordo dei suoi pantaloni.

Iwaizumi si fa travolgere da quella foschia che lo fa diventare cieco e sempre più bisognoso. Riesce a sentire ogni cosa: le sue labbra gonfie, il sangue che ribolle per il calore, il suo respiro che aumenta assieme a quello di Oikawa. E quella sensazione lo lascia completamente stordito, in preda ad un crescente piacere.

Iwaizumi è a pezzi. Oikawa geme un'ultima volta sulla sua spalla, prima di lasciarsi andare. Iwaizumi smette di rabbrividire solo quando i loro respiri si sono ristabilizzati.

-Okay?- sussurra, appena sente l'altro indietreggiare.

Oikawa annuisce più volte e, inaspettatamente, afferra a coppa il volto di Iwaizumi, appoggiando la fronte sulla sua. Iwaizumi, per la sorpresa, libera di colpo tutta l'aria che stava trattenendo nei polmoni.

Chiudono entrambi gli occhi e rimangono in silenzio, ad ascoltare il rumore dei propri respiri. E' una cadenza ipnotizzate che li allontana gradualmente dal resto del mondo.

Iwaizumi si stringe ancora di più al ragazzo che ama, per paura che tutte le emozioni che hanno attraversato il suo corpo possano svanire nel giro di pochi secondi.

Poi Oikawa spinge la sua testa verso l'alto e deposita un solo, lungo bacio sulle sue labbra. Quando si allontana, Iwaizumi non lo insegue. Ha avuto la bruttissima impressione che quel bacio avesse il sapore di un triste addio.

-Vado a prendere dei fazzoletti.- annuncia Oikawa, scavalcandolo. Iwaizumi lo guarda uscire dal soggiorno senza trovare il coraggio di rispondergli.

Poco dopo sono entrambi distesi sul divano, raggomitolati contro lo schienale. Il braccio di Iwaizumi è stretto attorno allo stomaco di Oikawa, ormai freddo.

E' doloroso il modo in cui non è rimasto più niente della frenesia di qualche minuto prima, neanche una piccola traccia. Iwaizumi pensa che debba essere quella la famosa caduta nel baratro che tanto aveva temuto.

Per qualche istante di libertà, Iwaizumi avrebbe pagato il prezzo di mesi di solitudine. Anche quella era un tipo di prigionia, giusto? Una gabbia mentale dalla quale non sarebbe potuto scappare.

Una gabbia mentale che non lo avrebbe fatto soffrire in quel modo, se lui si fosse attenuto alle regole. Perchè ha provato quegli attimi di libertà, e ora non potrà più farne a meno. Non potrà più ignorare il richiamo di quelle labbra, di quel sorriso, di quei sussurri.

Non aveva fatto altro che rifugiarsi in una spietata, dolce illusione.

-Oikawa,- mormora vicino al suo orecchio, con voce rauca.

Oikawa deglutisce rumorosamente, senza voltarsi.

-No.-

-Prima o poi...-

-No.- La sua voce è spezzata dall'emozione, e Iwaizumi riesce a vedere il riflesso di una lacrima che scende lungo il suo volto. -Possiamo avere almeno questo?-

Iwaizumi chiude la bocca, e il corpo di Oikawa viene scosso da un singhiozzo.

-Solo questo,- aggiunge Oikawa, soffocando la voce nel suo avambraccio. -Ti prego.-

Iwaizumi annuisce, tirandolo contro il suo petto. Affonda il naso nella curva del suo collo, e aumenta la presa.

-Okay,- sussurra, chiudendo gli occhi. -Okay.-

   
 
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