Il timido sole che entra dalla finestra gli accarezza la pelle, disegnando ombre opache lungo il suo corpo.
Quando si muove, una folata di aria fredda gli fa rizzare i peli delle braccia. Iwaizumi si lascia sfuggire uno sbadiglio mentre strofina gli occhi, abituandosi alla luce del mattino.
Inizialmente, fatica a riconoscere la stanza; i raggi caldi stridono con i colori spenti del salotto, e gli edifici in lontananza appartengono sicuramente ad un quartiere che non è il suo.
La sua attenzione viene subito catturata dal rivestimento blu del divano, e Iwaizumi si ritrova a sfiorare passivamente la fodera.
Quando si stiracchia, le sue ossa emettono uno strano rumore. I suoi muscoli sono indolenziti, anche se Iwaizumi ricorda di non aver messo piede in palestra, nelle ultime settimane. Dopo aver passato una mano sul volto, si accorge che le sue guance sono ancora accaldate.
La maglia del pigiama è arrotolata sul pavimento, poco distante dai suoi piedi. Iwaizumi abbassa lo sguardo sul petto e, solo allora, realizza che la parte superiore del suo corpo è completamente nuda.
Poi, i ricordi della sera precedente tornano a galla. Ogni sensazione, ogni piccolo suono, ogni immagine sfuocata; lo assalgono tutti insieme, senza concedergli neanche un secondo di tregua.
Lui e Oikawa si erano... lui e Oikawa avevano...
Oh, merda, pensa.
-Oh, merda,- dice.
Il suo petto si alza e si abbassa incontrollatamente, e Iwaizumi è costretto ad appoggiarsi allo schienale per paura di essere colto da un mancamento.
La sua testa scatta da una parte all'altra della stanza, in cerca di un segnale che possa illuderlo di trovarsi ancora in un incubo. Invece vede solo Oikawa, intento ad osservarlo dietro il tavolo della cucina, mentre una tazza fumante gli nasconde metà volto.
Iwaizumi emette un suono di sorpresa che somiglia vagamente al verso di un topo in gabbia. Vorrebbe dire qualcosa, qualunque cosa, ma le parole muoiono in fondo alla sua gola, ormai destinate a rimanere pensieri vuoti e fumosi.
Si aspetta che sia l'altro ragazzo a fare la prima mossa, ma le sue speranze rimangono vane. Oikawa si limita a squadrarlo in un meditativo silenzio, mantenendo sempre la stessa distanza di sicurezza.
Se Iwaizumi non stesse attraversando un doloroso conflitto interiore, troverebbe quella scena alquanto ironica. La sera precedente era bastato un semplice soffio per buttare giù quel muro che, per anni, si erano tanto impegnati a costruire; eppure, poche ore dopo, Oikawa aveva già ricominciato a posizionare i mattoni.
Ci sono così tante domande che Iwaizumi non ha il tempo di fare, e così tanti interrogativi che non troveranno mai una risposta. Ci sono così tanti silenzi e così tante parole che lottano per uscire dalla sua bocca. Così tanti rimorsi, e così poche speranze.
Iwaizumi non può fare altro che stare a guardare, mentre la sua visuale viene di nuovo offuscata. Il muro arriva a coprire il sole, e lui può solo sperare in qualche debole spiraglio di luce. Stringe i denti e resta a guardare, consapevole di aver commesso l'errore più spaventoso di tutta la sua vita.
Un errore che non avrebbe rimpianto solo lui.
-La sveglia di mia madre suonerà tra qualche minuto,- dice Oikawa, abbassando le braccia. I suoi occhi restano incollati sulla tazza, come se guardare altrove fosse un rischio che il ragazzo non aveva alcuna intenzione di correre.
Iwaizumi annuisce stupidamente, senza riuscire a distogliere lo sguardo. La sua mente è totalmente vuota.
Oikawa si schiarisce la voce, forse per riportare indietro Iwaizumi dal mondo dei sogni. -Dovresti mettere...- la frase resta sospesa in aria, accompagnata da un piccolo gesto della mano.
Iwaizumi strabuzza gli occhi per qualche secondo, prima di cogliere il suo invito.
-O-oh!- farfuglia, agguantando la maglietta. -Sì, g-giusto.-
Quando la sua testa riemerge dal colletto, le mani di Oikawa si stringono con più forza attorno alla tazza. Un errore che non avrebbe rimpianto solo lui.
-Da quanto sei sveglio?- chiede Iwaizumi, spostando la sua attenzione sui mobili della cucina. L'aria è così opprimente che ogni piccolo respiro prosciuga tutte le sue energie.
Oikawa non risponde subito. L'attesa è così snervante che il piede di Iwaizumi comincia a battere involontariamente sul posto.
-Da un po',- è l'unica cosa che riesce ad ottenere.
-Avresti dovuto svegliami,- gli fa notare Iwaizumi. Le sue dita si contraggono, chiudendosi a pugno.
Gli occhi di Oikawa si posano su di lui solo per una frazione di secondo, ma è sufficiente per riaccendere tutta una serie di emozioni che Iwaizumi avrebbe preferito dimenticare. Nel suo sguardo, non c'è più nulla che ricordi i caldi colori dell'autunno, o quella tiepida sensazione di familiarità.
Le sue guance sono scavate, e i capelli arruffati. I suoi occhi sono iniettati di rosso, come se il pianto della sera prima non si fosse mai veramente interrotto.
Iwaizumi lo ha più volte visto tornare a casa stanco, ubriaco o furioso, ma mai in condizioni così terribili. Il suo cuore si stringe fino a portargli via il respiro.
-Avrei dovuto,- ripete, lasciando che un piccolo, malinconico sorriso, si faccia largo sulle sue labbra. -Già.-
Iwaizumi si morde un labbro per trattenere qualunque istinto stesse cercando di prevalere sul suo corpo. Vorrebbe solo stringere l'altro ragazzo contro il suo petto, affondare il naso nell'incavo del suo collo e farsi travolgere dal profumo di casa.
Ma i pochi metri che li separano sembrano aumentare ogni secondo che passa. Minuto dopo minuto, quella distanza diventa sempre più insormontabile.
Iwaizumi sospira rumorosamente, appoggiando la testa sullo schienale del divano. Fissa il soffitto in cerca della risposta che non si merita di ottenere.
-Ieri,- la sua bocca è secca, e le parole gli raschiano la gola mentre cercano di risalire. -Ieri è stato...-
Un errore. Bellissimo. Uno sbaglio.
Ieri è stato meraviglioso. Un malinteso. Il momento più felice della mia vita. Ieri è stato un equivoco. Un facile, sincero equivoco.
Ieri è stato un equivoco, e ora sarà per sempre un rimpianto.
-E' stato.- Oikawa sembra capace di leggergli nella mente, perchè il suo sorriso si fa ancora più stanco. -Non è forse questo il problema?-
Iwaizumi mantiene il contatto visivo per un secondo di troppo, perdendosi nella fantasia di un futuro che non si sarebbe mai realizzato. Immagina un mondo in cui nessuno dei due si sarebbe dovuto nascondere. Una realtà che non li avrebbe costretti a separarsi nel giro di poche ore.
Immagina un futuro in cui quel noi avrebbe avuto ancora senso di esistere.
Prima che riesca a dire qualcosa, però, la madre di Oikawa fa il suo ingresso nella stanza. La camicia da notte è così lunga da coprirle le ginocchia.
-Buongiorno,- saluta, sbadigliando. Interi ciuffi di capelli le sfuggono dalla treccia, ricadendo disordinatamente sulla spalla. -Dormito bene?-
Iwaizumi raddrizza la schiena, sentendosi improvvisamente a disagio.
-Sì,- balbetta, stringendosi contro i cuscini. Cerca di mostrarsi rilassato, ma la sua espressione lo sta sicuramente tradendo.
Yuzusa rivolge un'occhiata perplessa al figlio, che ha preferito aggirare la conversazione mettendosi ai fornelli.
-Come mai siete già in piedi?-
-Non avevamo sonno,- mente Oikawa, scrutando con attenzione l'interno del frigorifero. I lineamenti di Yuzusa si fanno più morbidi e affettuosi.
-Capisco che tu sia agitato per il viaggio, ma Hajime...- quando la donna si gira, Iwaizumi sussulta lievemente. -Anche tu hai fatto fatica ad addormentarti, tesoro?-
-Ehm,- Iwaizumi si schiarisce la voce, sentendo che lo sportello del frigorifero si è richiuso con uno scatto. -Più o meno.-
-Il divano era scomodo?-
-Il div...- Iwaizumi torna a fissare il pavimento, ormai convinto che la sua faccia abbia assunto lo stesso colore della divisa della Shiratorizawa. -No, il... mh-mhm. I-il divano era okay.-
-Mi dispiace che tu abbia passato la notte insonne. La prossima volta,-
-Mamma,- la interrompe Oikawa, con urgenza.
Yuzusa si volta con un'espressione interrogativa, senza però ricevere alcuna spiegazione. Oikawa appoggia un vassoio al centro del tavolo, facendo tremare le tre ciotole di riso.
-Possiamo mangiare?- supplica il ragazzo, abbassando la testa.
Negli anni, Iwaizumi ha imparato che il silenzio può assumere diverse forme. E' imbarazzante dopo qualche stupida battuta di Hanamaki, e agghiacciante quando si ritrova solo con suo padre.
Quello che condividevano lui e Oikawa era un silenzio confortevole, una via di fuga dalle responsabilità che pesavano sulle loro spalle. Un modo per distaccarsi dal resto del mondo rimanendo sempre ancorati a terra grazie alla presenza dell'altro.
Quella mattina, però, l'incantesimo sembra essersi definitivamente spezzato. Non c'è più nulla di intimo, in quel silenzio. Nessuna traccia di timidezza.
E' un silenzio scomodo, una sensazione di disagio che turbina e preme sui loro corpi. Iwaizumi si lascia avvolgere senza opporre resistenza.
-Quindi,- inizia Yuzusa, intingendo le bacchette nel tuorlo dell'uovo. -Sei eccitato per la partenza?-
Iwaizumi osserva il suo piatto perchè non ha il fegato di affrontare una nuova conversazione. Oikawa posa le bacchette e distende le braccia lungo le cosce, stringendosi le ginocchia.
-Certo che lo sono.-
Quella di Yuzusa non era un'accusa, ma la risposta di Oikawa era suonata sicuramente come tale. Iwaizumi aumenta la presa sulla ciotola di riso.
-Sei sicuro?- insiste Yuzusa, peggiorando la situazione.
-Che cosa vuoi dire?-
-Non lo so, è solo che ti vedo un po' perso,- ammette la donna. -Sei ancora convinto di voler partire?-
-Cosa- sì, sono convinto mamma, non è questo il...- Oikawa si morde la lingua prima di commettere un errore fatale. -E' il mio sogno da quando avevo sette anni. Non cambierò idea.-
-Allora perchè sei così abbattuto?-
-E' solo...- Iwaizumi sente il suo respiro tremare. -E' difficile. Cambiare Paese, cambiare realtà, dire addio a.... a tutto il resto. Lasciare indietro così tanto.-
E in quel momento Iwaizumi sa che le parole di Oikawa sono rivolte a lui, perchè qualcosa lo spinge ad alzare la testa. I loro occhi si incontrano.
Iwaizumi si prende tutto il tempo che hanno a disposizione per memorizzare ogni dettagli di quella scena, così da poterla riprodurre in eterno nella sua mente. Sarà il suo piccolo segreto. La sua via di fuga.
Poi, di colpo, gli occhi di Oikawa si spalancano, e Iwaizumi riesce a cogliere un guizzo di sorpresa che gli attraversa il volto.
-Cazzo,- sussurra, così piano che Iwaizumi pensa di averlo solo immaginato.
-Mi dispiace, Tooru,- dice Yuzusa, cominciando ad impilare le ciotole ormai vuote. -Lo sapevi che sarebbe stata dura. Ma ti abituerai anche a questa nuova realtà. Sai come lo so?-
Oikawa infrange bruscamente il contatto visivo, senza perdere quello sguardo sconcertato. -Uh, no. C-come?-
Yuzusa solleva la pila di ciotole e, con la mano libera, accarezza una guancia del figlio. -Lo so perchè credo in te. Indipendentemente dalla strada che sceglierai di percorrere, mi troverai al tuo fianco.-
-Hm,- risponde Oikawa, distratto.
Yuzusa si alza da tavola e, con una fievole risata, appoggia le ciotole accanto alle altre stoviglie. -Beh, figurativamente. Anche se una vacanza in Argentina è proprio quello che mi servirebbe.-
-Iwa-chan,- sussurra Oikawa, approfittando di quella breve occasione. Iwaizumi torna a guardare il suo migliore amico, anche se lo sforzo è più doloroso di quello precedente.
Oikawa si porta una mano sul collo e poi solleva il mento nella sua direzione.
-Hai bisogno di guadagnare un po' di fiducia nelle tue capacità,- prosegue Yuzusa, sempre di spalle. -Sarà un'esperienza indimenticabile. Vedrai che ti si apriranno tantissime porte.-
-Cosa?- sussurra Iwaizumi, di rimando. Oikawa si zittisce appena sua madre torna a sedersi accanto a loro.
-Dico bene, Hajime?-
Prima che Yuzusa si giri verso di lui, però, Oikawa ha già catturato la sua attenzione. -A-aspetta mamma!-
Lei inclina la testa, ora confusa quanto Iwaizumi. -Che c'è?-
-Eh,- balbetta Oikawa, evidentemente in difficoltà. -Ti... ti ricordi quella cosa?-
-Quale cosa?-
-Uh, l'ho dimenticato.-
Le sopracciglia di Yuzusa si avvicinano tra di loro. -Hai... dimenticato qualcosa? Da mettere in valigia?-
Il viso di Oikawa sembra ancora più cadaverico quando le parole successive lasciano la sua bocca: -Ho dimenticato la valigia.-
Iwaizumi presta minimamente ascolto alla sfuriata di Yuzusa; il litigio diventa poco più che un monotono sottofondo. Invece, continua a riflettere sullo strano comportamento di Oikawa, e si chiede che cosa stesse cercando di suggerirgli.
Avvicina una mano alla mascella, e passa le dita sullo stesso punto che aveva sfiorato il suo migliore amico.
Oh.
-Devo andare in bagno!- annuncia, scostando la sedia. Si precipita fuori dal soggiorno con così tanta fretta e furia che finisce per inciampare sul tappeto.
Appena la porta del bagno si richiude, il suo cuore comincia a battere all'impazzata. Iwaizumi si posiziona subito di fronte allo specchio, cercando di allargare il colletto della maglia.
Sotto l'angolo della sua mascella sono ancora evidenti le tracce della sera prima. La piccola macchia a cui alludeva Oikawa ha ormai assunto una preoccupante colorazione violacea.
Fottuto idiota, è la prima cosa a cui pensa. Chissà quanto tempo ci sarebbe voluto perchè la sua pelle tornasse normale.
Ora come avrebbe dovuto spiegarlo a Yuzusa? E ai suoi amici? A sua madre?
Iwaizumi appoggia le mani sul lavandino e piega la testa in avanti.
-Maledetto Shittykawa,- sussurra, a denti stretti.
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
-Una zanzara?-
-Hm-mh,- conferma Iwaizumi, con fare sbrigativo. -Hey, quello è un nuovo portachiavi?-
-Questo?- Hanamaki solleva le sue chiavi, che tintinnano con un suono metallico.
-Feeling twenty-two?- legge Iwaizumi, corrucciando la fronte. -Hai compiuto diciotto anni solo quattro mesi fa.-
-E' uno dei vecchi portachiavi di Kahomi,- spiega Hanamaki, tirando una piccola spallata ad Oikawa. -Me lo ha regalato lui. Dì un po', tua sorella li colleziona o cosa?-
Oikawa non dà alcun segno di aver recepito le parole dell'amico. I suoi occhi sono fissi sulla strada, ma non si soffermano su nessuna macchina in particolare. E' come se tutto il mondo stesse scorrendo davanti ai suoi occhi, ma lui non avesse alcuna intenzione di seguirlo.
-Comunque,- riprende Hanamaki, senza mostrarsi scoraggiato, -Sono molto più vicino ai ventidue anni rispetto a quanto lo fossi quattro mesi fa.-
-Ma non mi dire, Sherlock,- lo prende in giro Matsukawa, con un sospiro. -Davvero abbiamo deciso di ignorare l'ematoma sul collo di Iwaizumi?-
-Puntura.-
-Di un vampiro?- insiste Matsukawa, sbalordito. -Un altro morso e saresti morto dissanguato!-
-Possiamo parlare di qualcos'altro?- lo implora Iwaizumi, esausto. Non gli piace mentire ai suoi amici, e la vicinanza di Oikawa non fa che peggiorare le cose.
-Sapete cosa ci vorrebbe?- si intromette Hanamaki, appoggiando il gomito sulla spalla di Iwaizumi. -Un bel gelato. Che ne dite se dopo... uh, non importa.-
Tutto il suo buonumore si affievolisce di colpo. Hanamaki ritira il braccio e guarda da un'altra parte, imbarazzato.
Oikawa si decide finalmente ad incontrare il suo sguardo, per poi sospirare pesantemente. -Non dovete comportarvi diversamente solo perchè non sarò più con voi.-
-Lo so,- si affretta a chiarire Hanamaki, portando le braccia in avanti. -Lo so. Però...-
Oikawa lo incalza a proseguire inarcando un sopracciglio. Hanamaki lascia ricadere le braccia lungo i fianchi, mortificato.
-Anche se ci hai pregato di non farlo sembrare un addio, non posso fare a meno di pensare a... insomma, ci siamo visti praticamente ogni giorno per tre anni consecutivi! Prima la scuola, e adesso tu. Sto per perdere un altro punto fisso della mia vita. Giocare a pallavolo o trovarsi per prendere un gelato non sarà più lo stesso, capisci? E mi mancherà. Ci mancherai.- Hanamaki si sforza di sorridere, anche se la sua voce è spezzata dall'emozione. -Mi mancherai tanto.-
-Oh, Makki,- commenta Matsukawa, -Se avessi saputo che ti saresti messo a piangere, avrei portato dietro dei fazzoletti.-
-Pff,- sospira Hanamaki, anche se il suono che esce dalle sue labbra è vacillante. -Smettila di fare il duro. Sei triste di perderlo quanto lo sono io.-
-Ragazzi,- si intromette Oikawa, incrociando le braccia. -Non sto mica partendo per il fronte.-
-Sono triste,- ammette Matsukawa, alzando la testa verso il cielo. Quella mattina il cielo è uno specchio così limpido che le nuvole appaiono come un suo candido riflesso. -A volte, quando chiudo gli occhi, mi sembra ancora di sentire la sua voce.-
-Molto simpatico, Matsun.-
-Cosa pensi che ci direbbe, vedendoci ora?- chiede Hanamaki, seguendo lo sguardo perso dell'amico.
-Vaffanculo,- suggerisce Oikawa.
-Era così giovane,- sospira Matsukawa, stringendo le spalle.
Iwaizumi si concede finalmente un sorriso. Nello sguardo di Oikawa, nonostante la maschera di finto astio, riesce a leggere un puro sentimento di affetto.
-Mi mancherete anche voi.-
Per un attimo, tutto torna com'era un tempo. Solo loro quattro, senza pensieri, senza preoccupazioni, senza progetti. Dietro l'angolo, nessuna scelta significativa che li avrebbe costretti a prendere in mano il loro futuro.
Hanamaki ride ancora come un ragazzino del primo anno e Matsukawa si diverte a prenderli in giro come ha sempre fatto. Oikawa piagnucola e si lamenta come se non avesse mai imparato a crescere, e Iwaizumi si dimentica che la loro stabile, compatta, affidabile realtà, era sempre stata destinata a crollare.
Ma la verità subentra affilata come un coltello, squarciando quel velo fatto di illusioni e sogni infantili. Arriva piano, senza alcun avvertimento.
-E' ora, Tooru.-
Yuzusa esce dall'appartamento con la valigia del figlio in mano. Iwaizumi la osserva caricare il bagaglio nel retro dell'automobile senza muovere un muscolo. E' solo quando la portiera si richiude che quell'affermazione lo colpisce in faccia come una folata di aria fredda.
E' ora.
Oikawa aveva concesso ad Iwaizumi sei mesi di tempo per prepararsi. All'epoca, sei mesi gli erano sembrati una vera crudeltà. Con una scadenza tanto vicina, Iwaizumi non avrebbe mai trovato il modo giusto per salutare la persona che, ormai, era diventata una parte di lui.
E poi i mesi erano passati; alcuni lenti e pesanti, altri più veloci e fugaci. Ad una settimana dalla partenza, Iwaizumi si era aggrappato così forte al tempo rimasto che il suo corpo aveva urlato di dolore. Ma adesso, la clessidra era vuota.
Iwaizumi si sente sprofondare sotto i granelli di sabbia accumulati sul fondo. Oikawa gli aveva concesso sei mesi per prepararsi, ma lui avrebbe dato qualunque cosa per poter guadagnare altri cinque minuti.
-Cerca di non abbronzarti troppo, oppure guarderanno tutti te,- scherza Matsukawa, tirando una pacca alla schiena di Oikawa. Invece di ritirare la mano, gli stringe una spalla. -Buona fortuna, amico. Prenditi cura di te.-
-Lo farò.-
-Promettilo,- si intromette Hanamaki, senza più vergognarsi di nascondere le lacrime. -Lo so che spingerti al massimo ti porta ad avere i risultati migliori della squadra, ma a volte... strafare, a v-volte...-
-Te lo prometto, okay?,- lo rassicura Oikawa, avvolgendogli le braccia per guardarlo dritto in faccia. -Te lo prometto.-
Hanamaki si libera facilmente dalla presa e si lancia tra le sue braccia. Oikawa ricambia subito l'abbraccio, affondando il naso nella spalla dell'amico.
-Impara a cucinare le tortillas,- borbotta Hanamaki, appoggiando la fronte sul suo petto. Oikawa ridacchia, staccandosi dall'abbraccio.
-Non credo che tu abbia ben presente la differenza tra Spagna e Argentina.-
-Sono due posti diversi?-
-Addio, Makki.- Oikawa gli sorride un'ultima volta prima di girarsi verso la sola persona rimasta in disparte. Iwaizumi sente il sangue raggelarsi appena l'entusiasmo nei suoi occhi si spegne definitivamente.
Parole non dette e scelte codarde. Ecco cos'erano loro due. Cos'era quel noi.
Iwaizumi non ha motivo di rattristarsi. La loro storia era già stata scritta, no? Lui e Oikawa erano due linee parallele. L'una di fianco all'altra, costantemente nella stessa direzione, ma mai destinate ad incontrarsi.
Oikawa sarebbe partito. Nulla gli avrebbe fatto cambiare idea. Iwaizumi ne è più che consapevole; ma se la loro storia era già stata scritta, perchè lui continuava ancora a sperare nell'ultima pagina?
-Iwa-chan.-
E forse Iwaizumi è davvero un masochista, perchè nemmeno la disperazione della sua voce è in grado di frenare il brivido che gli corre lungo la schiena tutte le volte che Oikawa pronuncia il suo nome.
-Shittykawa,- risponde Iwaizumi, inclinando la testa. -Cerca di non esasperare il povero Blanco.-
Oikawa si avvicina, titubante. Sorride solo con le labbra, perchè i suoi occhi si trovano già distanti dal Giappone. -Questo non posso prometterlo.-
Iwaizumi fa un passo verso di lui, ma poi si blocca.
E' la paura che lo frena. Vorrebbe avvicinarsi abbastanza per sentire un'ultima volta il suo profumo, per abbracciarlo, per toccarlo ancora, ma il suo corpo ha smesso di rispondere ai suoi comandi.
Oikawa fa lo stesso. Lo guarda con due occhi incandescenti che bruciano ogni parte di Iwaizumi che riescono ad incontrare. Sembra quasi che stia cercando di imprimere quell'immagine nella sua mente; eppure, non commette l'errore di fare un passo avanti per lasciarsi scottare.
-Ci vediamo, allora.-
-Sì,- è tutto ciò che Iwaizumi riesce a sussurrare, mentre l'ultima pagina si sgretola tra le sue mani. Non c'era mai stata alcuna ragione per cui sperare, giusto? Qualunque cosa fosse quel noi, sarebbe bruciato insieme a loro.
Iwaizumi l'ha sempre saputo. L'ha sempre saputo, eppure, eppure, eppure...
-Vi manderò un messaggio appena sarò atterrato.-
-Okay,- dice Iwaizumi, in un unico, tremolante respiro.
-Pensi che...- Oikawa si morde un labbro, come per rimangiarsi le sue stesse parole. -Pensi che riuscirai a tenere d'occhio questi due anche senza di me?-
-Tenerci d'occhio?- sbuffa Matsukawa, indignato.
Iwaizumi emette una debole risata, che si spegne quasi subito. -Senza di te? Avrò solo un problema in meno.-
-Immaginavo che lo avresti detto.- Oikawa lancia una rapida occhiata agli altri due prima di guardare di nuovo Iwaizumi. -Ti conosco bene, eh?-
Iwaizumi sostiene coraggiosamente il suo sguardo. Il mondo potrebbe collassare sulle sue spalle, ma nulla lo schioderebbe da quella posizione.
-Fin troppo bene,- aggiunge, sottovoce.
Oikawa abbassa la testa, senza dire altro. Quando si gira, sua madre ha già messo in moto la macchina. Anche se ci fosse stata una risposta, il suono del motore avrebbe impedito ad Iwaizumi di sentirla.
Oikawa apre la portiera e scompare dentro l'automobile. Non si volta più indietro.
-Stai bene?-
La domanda di Matsukawa lo riporta sulla Terra quel tanto che basta per costringerlo a guardare da un'altra parte.
L'auto di Yuzusa è scomparsa da almeno due minuti, ma Iwaizumi non ha mai smesso di fissare l'incrocio. Come se Oikawa potesse magicamente tornare indietro. Come se Oikawa potesse tornare da lui.
Hanamaki gli sfiora delicatamente la spalla, probabilmente convinto che un contatto umano sia ciò che serva per risollevare il morale di Iwaizumi.
Stai bene?
Ma come si risponde a una domanda del genere, quando il tuo cuore è stato ferocemente ridotto in brandelli? Quando l'unico modo per scappare dalla realtà è rifugiarsi dietro sogni infranti e preghiere non esaudite?
No, dovrebbe rispondere Iwaizumi. Non sto bene. Non so nemmeno se riuscirò mai a stare bene.
Nel giro di qualche ora Oikawa sarebbe stato in volo per l'Argentina, con tutte le prospettive della sua nuova vita strette nel pugno di una mano. E Iwaizumi, invece?
Iwaizumi sarebbe rimasto esattamente come l'amico lo aveva lasciato. Stanco, senza progetti futuri, eternamente aggrappato al ricordo di una relazione che non aveva neanche avuto modo di esistere.
-Ho bisogno di stare un po' da solo,- dice, scivolando via dalla presa di Hanamaki. Mentre si allontana, sente lo sguardo preoccupato dei suoi amici che gli perfora la schiena.
Nessuno dei due, tuttavia, si mette ad inseguirlo. I tentativi di fargli cambiare idea si perdono nel vento.
Iwaizumi non sa quanta strada ha percorso fino a quando i complessi di edifici non diventano sempre più familiari. Quindi infila le mani in tasca, e non smette mai di camminare.
Nemmeno gli alberi in fiore riescono a strappargli il fantasma di un sorriso. Iwaizumi potrebbe tranquillamente passeggiare per tutta la mattina, per tutto il giorno e per tutta la notte senza sentire il peso della stanchezza. E questo perchè non se la sente ancora di tornare a casa.
Ora il sole è alto nell'orizzonte, e la luce si è fatta più intensa. I negozi hanno già sollevato le serrande, e le strade sono affollate di lavoratori. Iwaizumi si lascia guidare dai suoi piedi, prestando passivamente attenzione al paesaggio.
Sbuca davanti al solito parco con il campetto da pallavolo e il lampione traballante. Si siede sull'altalena che sceglieva sempre, da piccolo. Quella vuota, al suo fianco, ha quasi un aspetto spettrale.
E ancora una volta, Iwaizumi aspetta. Ancora una volta, Iwaizumi aspetta senza saperne il motivo.
Forse lo fa perchè una parte di lui non si è mai arresa. Perchè c'è una parte di lui che continua a vivere nell'apparenza, che continua a credere, e che si rifiuta di guardare in faccia la realtà.
Ma la verità, è che Iwaizumi aspetta semplicemente perchè è facile.
Tutto è più facile di ammettere che l'unica persona che abbia mai amato prenderà una strada diversa dalla sua. Una strada che lo ha già portato distante ventidue ore di aereo. E' più facile aspettare che mentire a sé stesso dicendo che, molto presto, Oikawa sarebbe tornato da lui.
E così, perso nella tempesta dei suoi pensieri, Iwaizumi non si accorge della figura che ha preso posto accanto a lui fino a quando questa non comincia a parlare: -E' da tanto che non ci si vede.-
Sono lo sconcerto e lo stupore a muovere la testa di Iwaizumi. Se non fosse stato per la voce così squillante, Iwaizumi l'avrebbe sicuramente scambiata per un'altra persona.
-Amiyu?-
Ma non è la solita Amiyu. Non ci assomiglia per niente.
I suoi capelli sono tagliati in modo da incorniciarle delicatamente il volto, facendola addirittura sembrare più grande di qualche anno. Della vecchia tinta non è rimasta più traccia, fatta eccezione per qualche ciuffo color carota che spunta ancora tra le punte bionde.
Gli occhi vitrei sono marcati da un trucco che richiama il colore della pupilla, e gli abiti che indossa la rendono molto più simile ad un'attrice degli anni Novanta che ad una giovane liceale.
Amiyu sistema una ciocca dietro l'orecchio prima di girarsi. Iwaizumi nota subito la presenza di qualche foro in più su entrambi i lobi, e di un piercing a forma di anello sulla punta del naso.
-Quanto pensi che sia passato dall'ultima volta che ci siamo visti?-
-Un anno e mezzo,- risponde stupidamente Iwaizumi, perchè in verità ha iniziato a tenere il conto già dal tragico incidente alla festa di Hanamaki. Del tempo trascorso senza che Oikawa tentasse di approcciare nuove ragazze.
Amiyu inarca un sopracciglio, incuriosita, e Iwaizumi si affretta a mascherare l'imbarazzo con un colpo di tosse. -Cioè, credo.-
Le labbra di Amiyu si piegano in un sorriso presuntuoso mentre la ragazza lo scruta con cura, senza perdersi il più piccolo dettaglio, e mettendo Iwaizumi in soggezione.
-Ti offendi se ti dico che non sei cambiato per niente?-
Lui alza le spalle. Non nasconde di esserne consapevole. -Quanto a te, invece...-
Amiyu scoppia in una piccola risata che copre con il palmo della mano. -Sono i capelli, vero?-
Non solo, pensa Iwaizumi. C'è qualcosa di diverso anche nel modo in cui si atteggia, nel modo in cui tutta la spontaneità nei suoi occhi sembra essersi spenta. Non è solo diversa.
Amiyu sembra più grande, più matura. E' come se, anche lei, avesse finalmente trovato il suo posto nel mondo. Come se tutti fossero andati avanti, e Iwaizumi fosse l'unico rimasto indietro.
-Cosa ci fai da queste parti?-
Amiyu solleva il piccolo quaderno di pelle che teneva in grembo, e poi indica con il mento lo spazio d'erba alle sue spalle. -Me ne stavo per i fatti miei.-
-Scrivi?-
-Ogni tanto, principalmente poesie. Mi aiutano a buttare fuori tutte quelle emozioni che sono troppo forti da tenere dentro. Sono venuta qui per cercare un po' di ispirazione. Poi ti ho visto arrivare da lontano e ho pensato di farti compagnia.-
-Perchè?- si lascia sfuggire Iwaizumi, pentendosene poco dopo. -Non fraintendere, è che noi due non siamo proprio, ecco...-
-Cosa? Amici?- conclude Amiyu, al suo posto. -Probabilmente hai ragione. In effetti, non ricordo particolari tentativi di fare amicizia, da parte tua.-
Iwaizumi stringe la mascella. Preferisce chiudersi nel silenzio piuttosto che inventare qualche scusa poco credibile. Amiyu studia ancora la sua espressione per qualche secondo, prima di guardare l'orizzonte.
-In qualche modo lo capisco. Ad un certo punto, ho iniziato a comportarmi allo stesso modo, credo. E' stato dopo quell'amichevole di settembre? Oppure prima del compleanno di Takeru?-
-Perchè sei qui, Amy?- la interrompe Iwaizumi, senza tanti giri di parole.
Amiyu socchiude la bocca, sorpresa. -Te l'ho detto. Stavo...-
-Dovresti odiarmi. Non ti ho rivolto la parola per mesi. Non mi sono nemmeno mai sforzato di chiederti scusa! Sono una persona orribile! Perchè ti comporti come se non fosse successo niente?-
Per la prima volta da quando si era seduta a quell'altalena, Amiyu si lascia scalfire dalle parole di Iwaizumi. I suoi enigmatici occhi verdi sembrano penetrargli fin dentro le ossa.
Tuttavia, si ricompone quasi immediatamente, raddrizzando la schiena.
-Non nego di averti odiato, per un po'. Ma l'odio è un sentimento forte. L'unico capace di prevalere su tutti gli altri, se solo non esistesse l'amore. In ogni caso, l'odio è un peso che merita di essere scaricato su poche persone. Tu non sei tra queste, Iwaizumi. Non ti serbo alcun rancore, se può renderti più tranquillo.-
Iwaizumi scuote la testa, perchè quel discorso non ha il minimo senso. Dopo tutto quello che aveva fatto? Dopo il modo in cui si era comportato?
-Ma Oikawa...-
-Ah,- lo interrompe lei, mentre un sorriso gelido si fa strada sulle sue labbra. -Oikawa? Oh, questo è un altro discorso. Sono contenta che si stia trasferendo, così non sarò costretta a trattenermi dal desiderio di prenderlo a botte ogni volta che lo incrocio.-
-Sei ancora arrabbiata con lui?-
Amiyu piega il collo, prendendo un ciuffo biondo tra due dita. Lo solleva davanti agli occhi di Iwaizumi, e poi lo lascia ricadere all'indietro. -Lo vedi questo? Ho persino cambiato colore di capelli per tentare di piacergli di nuovo. Non ha funzionato.-
Iwaizumi indietreggia con la schiena, sentendosi estremamente fuori luogo. Che diritto aveva lui di farle certe domande?
-Mi dispiace. Lo hai fatto davvero per questo motivo?-
Amiyu alza gli occhi al cielo e gli risponde con un sospiro di esasperazione. -Certo che no! Si può sapere che visione avete delle ragazze? Avevo bisogno di un cambiamento solo per me stessa. Credi davvero che passerò il resto della mia vita a struggermi per un ragazzo che non mi ha mai voluto? Ci sono mali peggiori a questo mondo. Forse ho pianto all'inizio, ma adesso non ricordo neppure per quali motivi fossi attratta da lui. E' solo un egocentrico melodrammatico che si limita ad avere un unico argomento di conversazione.-
Una risata sfugge involontariamente dalla gola di Iwaizumi. -La pallavolo,- ricorda, con una nota ironica. -Già. Sua madre sostiene che abbia sempre occupato il primo posto nel suo cuore.-
"Anche se mi sforzassi di odiarti con ogni singola parte del mio corpo, sceglierei te. Ti ricordi cosa ripete continuamente mia madre? Che è una battaglia persa, perchè la pallavolo ha sempre occupato il primo posto nel mio cuore. Beh, si sbaglia! Tu tu sei sempre venuto prima di qualunque altra cosa. E i-io... maledizione, non so nemmeno perchè sono arrabbiato con te!"
Iwaizumi si riscuote dai suoi pensieri, ricacciando indietro le immagini del loro litigio. Anche se, pensa, senza dirlo a voce alta. Farebbe male ad entrambi.
Trova gli occhi di Amiyu puntati su di lui, leggermente sgranati.
-Cosa?- chiede, confuso dalla sua reazione. -E' il motivo per cui hai deciso di rompere con lui, giusto?-
-E' questo quello che ti ha raccontato?-
-Beh, sì,- prosegue Iwaizumi, ora più impacciato. -Lo hai lasciato perchè parlava solo di pallavolo e tu ti sentivi messa in disparte.-
-Oh, Iwa,- dice Amiyu, nascondendo la sorpresa con una risata. -Non ho lasciato Oikawa perchè parlava solo di pallavolo. L'ho lasciato perchè parlava solo di te.-
-Di...- Iwaizumi fa fatica a deglutire, tanto è secca la sua bocca. La sua testa viene colta da un improvviso capogiro. -Di me?-
-E di chi altri, sennò? Era tutto un Iwa-chan ha detto così, Iwa-chan ha fatto questo, Iwa-chan qui, Iwa-chan là. "Ti ho raccontato dell'allenamento di martedì? Iwa-chan è stato incredibile!" Oppure "Non posso uscire, ho promesso a Iwa-chan che avrei passato il pomeriggio da lui". Dio, era insostenibile! La sua realtà sembrava gravitare sempre attorno allo stesso punto. Non gli importava di nient'altro capisci? Per lui esisteva solo il suo mondo. Esistevi solo tu.-
-Io...- Iwaizumi inciampa sulle sue stesse parole nell'angosciato tentativo di farle venire fuori. -Ma lui non ha mai...-
-Certo che non te lo ha mai detto,- sbuffa Amiyu, quasi seccata. -Non si sarebbe mai esposto in questo modo. Voi uomini avete portato avanti nei secoli questa stupida concezione secondo cui parlare dei vostri sentimenti vi rende meno virili, e altre cazzate varie.-
-Quindi tu lo sapevi?-
-Che Oikawa fosse sempre stato innamorato di te? Mi hai preso per una stupida? I miei occhi funzionano ancora benissimo. Per un po', ho semplicemente preferito chiuderli.-
-Oh,- mormora Iwaizumi. Mi dispiace non sarebbe abbastanza. In realtà, nulla potrebbe rimediare a tutto il male che ha causato ad Amiyu.
-Mi ha usata per dimenticarti. Ci ha provato veramente. So che non l'ha fatto con cattive intenzioni, ma il suo scopo era quello. Per questo non ho il diritto di prendermela con te. Non posso incolparti per aver sempre avuto il controllo sul suo cuore.-
-Gli piacevi,- sente il bisogno di aggiungere Iwaizumi, facendola trasalire. -Me lo ha detto. Gli piacevi perchè riuscivi a capirlo. So che non è abbastanza, ma...-
-No,- concorda Amiyu, fredda. -Io non ero abbastanza. Non ero te.-
Iwaizumi abbassa la testa. Amiyu smette di giocherellare con uno dei suoi anelli e torna a guardarlo, più rilassata.
-Ti ringrazio per avermelo fatto sapere. Come ho già detto, però, è acqua passata. La mia vita è andata avanti. Ma forse la tua non l'ha fatto.-
Iwaizumi stringe i denti così forte che gli fa male la mascella. E' combattuto.
Da una parte, sa che Amiyu ha ragione. Se non si sbriga a prendere in mano il suo futuro, tutti i suoi amici lo lasceranno indietro. Ma dall'altra...
"La sua realtà sembrava gravitare sempre attorno allo stesso punto. Non gli importava di nient'altro capisci? Per lui esisteva solo il suo mondo. Esistevi solo tu".
-Tieni,- Amiyu gli porge un foglietto strappato dal suo quaderno. -Penso che possa essere molto più utile a te.-
Iwaizumi lo rigira tra le dita, analizzando la calligrafia elegante della poesia. Impiega qualche secondo per leggere attentamente tutte le scritte. E' talmente preso dal testo che la voce di Amiyu a malapena raggiunge le sue orecchie.
-Non ti dirò come vivere la tua vita,- dice Amiyu, alzandosi in piedi. -Né ti giudicherò per le tue scelte. Probabilmente, al tuo posto, avrei preso un'altra direzione.-
Iwaizumi stacca gli occhi dal foglio solo per pochi istanti. Amiyu lo saluta con un occhiolino, prima di dargli le spalle.
-Fortunatamente, non siamo la stessa persona. In questo caso, penso che giochi a tuo favore.-
Iwaizumi torna a concentrarsi sul foglio, sentendo uno strano miscuglio di emozioni che gli ribalta lo stomaco.
E' ancora come Oikawa lo ha lasciato. Stanco, senza progetti futuri, aggrappato al ricordo di una relazione che non aveva neanche avuto modo di esistere. Ma c'è anche qualcosa di nuovo. Qualcosa che lo spinge ad intascare il pezzo di carta e a rimettersi in piedi.
Forse non avrebbe mai trovato la risposta che cercava. Forse, invece, la risposta era sempre stata davanti ai suoi occhi. C'era solo un modo per scoprirlo.
Iwaizumi accelera il passo, ritrovandosi a correre. Dopotutto, il tempo era sempre stato il suo peggior nemico.
Il telefono squilla a vuoto solo per pochi secondi.
-Iwa?-
Iwaizumi prende un bel respiro, prima di avvicinare la bocca al microfono.
-Ho bisogno di un favore.-
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
-Lo sai,- inizia Matsukawa, parlando lentamente. -Tra tutte le idee stupide che hai avuto, questa detiene senz'altro il primato.-
-Dici a me?- Hanamaki si volta verso di lui con un cipiglio offeso.
-No,- chiarisce Matsukawa, appoggiandosi pigramente sullo schienale. -Tu sicuramente ne hai avute di peggiori. Parlo a quello più responsabile del gruppo.-
-Perchè te la prendi solo con me?- sbuffa Iwaizumi, indignato. Anche se si trova sul sedile posteriore, riesce perfettamente a vedere l'espressione spocchiosa sul volto del suo amico. -E' Makki che sta guidando senza patente. E tu hai insistito per salire in macchina con noi!-
-Che vuoi che ti dica. Sono un tipo adrenalinico.-
Iwaizumi appoggia la testa contro il finestrino, prestando vagamente attenzione ai grattacieli che li circondano. Chilometri e chilometri di strada asfaltata scorrono sotto i loro piedi.
-Adrenalinico, eh? Sei solo un maledettissimo... oh, cazzo, i birilli! Attento ai birilli!-
Iwaizumi stacca la testa dal vetro giusto in tempo per evitare una commozione cerebrale. Hanamaki storce completamente il volante e le ruote anteriori sterzano bruscamente.
Matsukawa è costretto a sostenersi appoggiando le mani sul cruscotto, mentre Iwaizumi viene sballottato dalla parte opposta. La cintura si stringe attorno al suo petto, privandolo momentaneamente di ogni capacità respiratoria.
-Makki!- urla Matsukawa, portando una mano sul cuore. -Che cazzo ti è preso?-
-Scusate!- piagnucola Hanamaki, tornando a guardare la strada.
-Moriremo,- sussurra Iwaizumi, coprendosi la bocca con una mano. Il senso di nausea è tornato più persistente di prima. -Moriremo tutti e tre.-
-Non dirlo neanche per scherzo. Sono troppo giovane per morire.-
-Non morirà nessuno!- sbuffa Hanamaki, rifilandogli un'occhiataccia attraverso lo specchietto retrovisore. -Ho solo perso il controllo solo per qualche secondo.-
-E' già la terza volta che succede,- gli fa notare Matsukawa.
-Beh, non ce ne sarà una quarta!-
-Visto? E' colpa tua,- insiste Matsukawa, girandosi verso Iwaizumi. -Sei tu che hai proposto di inseguire Oikawa in automobile. Makki è troppo stupido per rifiutare, e io sono troppo avventato considerare i rischi. Se faremo un incidente, sarai il primo a dichiararsi colpevole.-
-Che cosa?- sbotta Iwaizumi, furioso. -Prima di tutto, Makki aveva promesso di essere ad un passo dal superare l'esame pratico.-
-Beh, sì,- si giustifica Hanamaki, con una breve risatina. -Prima dovrei passare quello teorico, però.-
La testa di Matsukawa scatta di nuovo in avanti. -Non hai ancora dato l'esame teorico?-
-Certo che l'ho dato! Solo che non l'ho superato.-
-Stai scherzando?- mormora Iwaizumi, con un filo di voce. La sua pelle ha assunto una sfumatura cadaverica. -Non hai superato l'esame teorico?-
Hanamaki scuote la testa. -Bocciato. E per ben tre volte! Riuscite a crederci?-
-Ferma la macchina,- gli ordina Matsukawa, sporgendosi verso il sedile del guidatore. Hanamaki incontra il suo sguardo, incredulo, e l'altro ne approfitta per prendere il controllo del volante.
-Ferma la macchina!-
-Cosa stai facendo?-
-Salvo la nostra vita, razza di idiota!-
-Torna al tuo posto!-
Hanamaki riesce a liberare il volante dalla presa di Matsukawa, anche se è costretto a distogliere l'attenzione dalla strada. L'auto comincia a slittare verso destra, avvicinandosi pericolosamente al margine bianco.
-Makki!- esplode Iwaizumi aggrappandosi così forte al sedile che le sue unghie sprofondano nel tessuto. -Makki, riprendi il fottuto volante!-
-Tenetevi!- li avverte Hanamaki, poco prima di effettuare una manovra così spericolata che Iwaizumi ha l'impressione di trovarsi in Fast & Furious.
-Wooh-oh!-
Iwaizumi ha sempre vissuto in modo piuttosto controverso il rapporto con le divinità; in quei pochi attimi di terrore, tuttavia, decide di accogliere qualunque religione gli permetterà di sopravvivere alla guida di Hanamaki.
-Il semaforo!- lo avverte Matsukawa, perchè Hanamaki non si sarebbe certo fermato in tempo. Il corpo di Iwaizumi viene scaraventato in avanti, e solo la cintura gli impedisce di spiaccicare la faccia sul vetro e diventare tutt'uno col parabrezza.
Matsukawa si gira verso l'autista con uno sguardo così furibondo da emanare scintille. Hanamaki continua a fissare il semaforo, con aria assente, mentre tamburella i polpastrelli sul volante.
-Che c'è?-
-Che c'è? C'è che non dovrebbe nemmeno esserti permesso di guidare una biciletta! Sei un pirata della strada!-
-Okay, questa potevi risparmiartela.-
Iwaizumi si accascia sul sedile, cercando disperatamente di riacquistare il controllo del suo respiro. Su una cosa, in effetti, Matsukawa aveva ragione: chiedere il loro aiuto era stata una pessima idea.
Non che Iwaizumi non fosse giunto alla stessa conclusione, prima di chiamare Hanamaki; qualunque altra opzione, però, si era rivelata impraticabile.
Yuzusa aveva già raggiunto il suo ufficio, Kahomi stava ancora dormendo, e sua madre non aveva mai imparato a guidare. Gli autobus di linea sarebbero giunti a destinazione troppo tardi, e quella di Iwaizumi era una corsa contro il tempo.
Non gli era rimasta altra scelta se non affidarsi a quei due idioti. Certo, potendo tornare sui propri passi, Iwaizumi chiederebbe a Hanamaki di specificare alcuni dettagli della sua quasi patente.
Quando il semaforo cambia colore, l'auto riparte. Iwaizumi lancia una rapida occhiata alo schermo del suo cellulare e stringe i denti. La pressione lo avrebbe ucciso prima ancora che potesse riuscirci la guida di Hanamaki.
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
I: A che ora parte il tuo aereo? [10:36 am]
O: Tra un'ora e mezza [10:38 am]
O: ? [10:42 am]
I: Non fare il check-in [10:44 am]
O: Perchè? [10:45 am]
O: Che stai dicendo? [10:46 am]
O: ??? [10:49 am]
I: Devi fidarti di me [10:51 am]
O: Ti dispiacerebbe essere un po' meno criptico? [10:52 am]
O: Iwa-chan [10:53 am]
O: !! [10:55 am]
O: Qualunque cazzata tu abbia in mente ti conviene farla in fretta [10:57 am]
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
-Ragazzi?- Iwaizumi intasca il cellulare e allunga il collo in avanti. -Quanto è distante l'aeroporto?-
-Con Makki al volante?- Matsukawa, alza le spalle, scocciato. -Sette minuti.-
-Se preferisci farla a piedi posso sempre accostare.-
-E perdermi tutto il divertimento? Ma se è come andare sulle montagne russe.-
-Makki,- li interrompe Iwaizumi, stringendo una spalla del guidatore. -Pensi di poter arrivare lì in cinque minuti?-
-Ma certo,- ironizza Matsukawa. -I minuti possono diventare anche tre, basta che smetta di curvare. Quindi niente di diverso da quello che ha fatto nell'ultima mezz'ora.-
Hanamaki sospira, ignorando le provocazioni di Matsukawa. I suoi occhi si fanno piccoli e scrupolosi quando incontrano l'espressione pressante di Iwaizumi.
-Sei davvero convinto di quello che stai facendo?-
-Sì,- risponde prontamente l'altro, annuendo. -E' quello che avrei dovuto fare fin da subito. Finalmente l'ho capito.-
Hanamaki torna a guardare la strada senza dire una parola.
-Ti prego,- insiste Iwaizumi, -Mi è rimasta una sola occasione e non posso lasciarmela sfuggire.-
-Voglio tutti i tuoi volumi di Blade of the Phantom Master,- mette in chiaro l'altro. -E l'autografo di Sugiuchi.-
-Ma se nemmeno segui il baseball.-
Hanamaki inarca un sopracciglio e Iwaizumi scuote la testa. -Sì, sì, va bene! Tutto quello che vuoi, ma ti prego!-
Hanamaki sorride solo con un angolo della bocca mentre raddrizza la schiena, mettendosi più comodo. Le dita della mano libera si stringono attorno alla leva per il cambio delle marce.
Matsukawa indietreggia fino ad affondare nel sedile. -Oh, non mi piace,- mormora, facendosi sempre più piccolo. -Non mi piace per niente.-
-L'hai promesso, Iwa.- Hanamaki sposta leggermente lo specchietto retrovisore e poi fa schioccare la lingua. -Saremo lì in quattro minuti.-
Iwaizumi non può nemmeno pentirsi della sua scelta perchè, nel momento in cui il piede di Hanamaki preme sull'acceleratore, il suo spirito decide di abbandonare il suo corpo.
La sua testa colpisce il finestrino, ma lui registra a malapena il dolore. I clacson degli altri veicoli sono solo un ronzio indistinto che viene presto soverchiato dal fastidioso fischio dell'aria.
-Makki!- sbraita Matsukawa, abbracciato al sedile. I suoi occhi sono fuori dalle orbite e divorati dalla paura. -Esistono i limiti di velocità!-
Hanamaki gira il volante, prendendo fin troppo sportivamente la curva. Un paio di auto sono costrette a frenare per evitare il tamponamento.
-Limiti di velocità? Dove andiamo noi non ci servono limiti di velocità!-
Hanamaki preme di nuovo sull'acceleratore, e le ruote sfrecciano sull'asfalto. Iwaizumi diventa tutt'uno con la macchina, e il suo stomaco cerca di combattere quella spaventosa sensazione di vertigine.
-Dove andiamo noi?- ripete Matsukawa, furioso. -Vuoi dire in prigione?-
Iwaizumi è abbastanza sicuro che, invece, Hanamaki intendesse qualcosa come l'iperspazio, perchè ormai hanno senz'altro raggiunto la velocità della luce.
Passano due minuti prima che il ragazzo sia finalmente in grado di contrastare la forza schiacciante che lo spinge all'indietro.
Attorno al loro scorrono solo piantagioni desolate e campi di grano; il colore predominante è quello della terra e della polvere sollevata dalle ruote. Della città è rimasta solo una sagoma sbiadita che si perde oltre la linea dell'orizzonte.
-Eccolo,- annuncia Hanamaki, indicando il colosso in cemento che si erge sopra i campi. -Siamo quasi arrivati.-
I kanji dipinti sulla facciata si riescono a leggere persino da quella distanza. La bandiera del Giappone, mossa dal vento, svetta sull'infrastruttura, e le vetrate sono abbagliate dalla luce del sole.
Più si avvicinano, e più il cuore di Iwaizumi si stringe. Il piazzale, di fronte all'entrata, assomiglia ad un labirinto di furgoni e navette illuminato da qualche riflesso dorato.
-Oh, andiamo!- si lamenta Hanamaki, costretto a rallentare dietro ad un taxi.
-Questa non ci voleva,- sbuffa Matsukawa.
Iwaizumi controlla un'ultima volta lo schermo del cellulare; non ha ricevuto nessuna nuova notifica.
-Puoi superarlo?- implora, sporgendosi in avanti.
Hanamaki scuote furiosamente la testa. -Hai la più vaga idea di come funzioni il codice della strada?-
-Intendi quello che hai infranto più o meno quindici volte da quando siamo partiti?- domanda Matsukawa.
-Dobbiamo rimanere in coda,- prosegue Hanamaki, fingendo di non aver sentito. -A meno che tu non voglia attirare l'attenzione delle tre volanti della polizia poco più avanti.-
-Hah. E cosa possono fare? Ritirarti la patente?-
-Molto simpatico Matsun.-
Iwaizumi si lascia ricadere sul sedile. Matsukawa spegne la radio, e l'auto cala in un angosciante silenzio.
Un aereo appena decollato passa sopra le loro teste, perdendosi tra le nuvole. Lo spostamento d'aria muove i fili d'erba del prato che li circonda su entrambi i lati. Hanamaki segue l'aereo con lo sguardo, lanciando un'occhiata impietosita ai sedili posteriori.
Iwaizumi stringe il cellulare con entrambe le mani. Ha spento lo schermo per distrarsi, ma ogni secondo scocca nel retro della sua mente come se qualcuno gli avesse installato un orologio in testa.
E' la fine, pensa.
Fino a quel momento, non aveva mai dubitato di poter raggiungere l'aeroporto prima della partenza.
Per la prima volta, aveva deciso di sperare in quel noi che Oikawa non gli aveva mai concesso. In quel sogno che si era trasformato presto in una vana illusione. Ma la realtà gli aveva di nuovo riso in faccia.
Iwaizumi era lì, bloccato in mezzo al traffico, così vicino all'unica cosa veramente importante della sua vita, e allo stesso tempo così lontano.
-Cazzo,- impreca, pestando il pugno sul sedile in un impeto di rabbia.
-C'è ancora tempo,- lo rassicura Matsukawa. Persino il suo pacato, però, è tradito da una punta di nervosismo.
-Matsun ha ragione,- interviene Hanamaki. -Sai, se solamente non ti fossi...-
-Te lo giuro, Makki,- lo interrompe Iwaizumi, -Se provi a dire che avrei dovuto pensarci prima...-
-Ragazzi!- urla Matsukawa, distogliendoli da quello che sarebbe sicuramente sfociato in un litigio. -Si sono mossi! I taxi si sono mossi!-
-E' la nostra occasione!- esulta Hanamaki, aggirando la fila di automobili disposte sul lato della strada.
Iwaizumi sospira di sollievo e appoggia la fronte contro il sedile di Hanamaki. Il suo cuore si riaccende di speranza un'ultima volta.
-Salta giù dall'auto,- gli ordina Matsukawa, quando ormai si trovano a pochi passi dalla tettoia.
-Scusa? Mi hai preso per John McClane?-
-Non adesso!- sbotta Matsukawa, seccato. -Quando avremo accostato. Non ci è permesso parcheggiare in questa zona, quindi dovrai cavartela da solo.-
Iwaizumi richiude la bocca e il suo sguardo si fa molto più serio. Annuisce, portando già una mano sulla portiera. -Okay.-
-Iwa?- dice Hanamaki, senza voltarsi.
-Sì?-
-Vai a prenderlo.-
L'auto si arresta, e il contraccolpo spinge Iwaizumi in avanti. Il ragazzo riesce a cogliere solo qualche frammento dei loro incoraggiamenti, prima di precipitarsi fuori dal veicolo.
Mentre atterra, colpisce il terreno con il ginocchio. Si rialza prima ancora che il dolore abbia il tempo di diffondersi su tutta la gamba, e comincia a correre.
I metri che lo separano dall'entrata sembrano non finire mai. Iwaizumi si arrampica sugli spiazzi di terra che dividono le corsie e li scavalca senza troppi problemi.
Rischia di essere travolto dai taxi soltanto un paio di volte - fortunatamente ha raggiunto una velocità tale che gli svariati insulti non riescono nemmeno ad avvicinarsi alle sue orecchie - ma arriva di fronte alle porte tutto intero.
Dentro l'aeroporto di Sendai brulica il caos. Iwaizumi non aspetta un secondo di più.
-Via!- urla, tuffandosi nel gruppetto di turisti prima delle scale mobili. -Fatemi passare!-
Spingendo e imprecando, riesce a farsi largo tra la folla. Il piano terra è così sconfinato che Iwaizumi ha paura di perdersi.
-Mi scusi!-
Il signore che ha rischiato di urtare si gira per urlargli contro, ma Iwaizumi non può fermarsi per nessun motivo. Risale i gradini a due a due, e si ferma solo sotto il tabellone delle partenze. Mentre recupera il respiro, qualche passante gli rifila delle strane occhiatacce.
-Madrid, Fukuoka, Kyoto, Venezia...- Iwaizumi stringe gli occhi per vedere meglio, ma i nomi delle destinazioni non promettono nulla di buono.
Un terribile presentimento comincia ad annidarsi nel suo stomaco. Caccia indietro quella sensazione e continua la sua ricerca.
-San Juan, San Juan...- Iwaizumi rilegge più volte le stesse scritte. La città, però, non compare in nessuna delle file.
Si volta verso i controlli di sicurezza, sperando in un qualche tipo di aiuto. Non aveva fatto tutta quella strada per vedere i suoi buoni propositi trasformarsi in fumo. Non aveva rischiato di morire - molteplici volte - solo per tornare a casa a mani vuote.
Era troppo presto perchè fosse già iniziato l'imbarco. Oikawa doveva trovarsi ancora a Sendai, giusto? Iwaizumi ne era sicuro. Perchè, allora, non c'era più alcuna traccia del suo volo?
-No...-
Iwaizumi sta per impazzire. Il suo cervello è pronto ad esplodere, e il suo cuore è deciso a schizzare fuori dal suo petto.
-No, no, no!-
Non dopo tutti quegli sforzi. Non dopo tutto quello che gli era capitato.
Si prende la testa fra le mani e reprime un singhiozzo. Aveva sperato, aveva davvero sperato che sarebbe stata la volta in cui...
-Iwa-chan?-
Iwaizumi la riconosce immediatamente. Dopotutto, è il suo suono preferito. L'unica luce capace di aprire uno spiraglio tra le tenebre.
Oikawa lo sta osservando dal lato opposto del corridoio, con le sopracciglia leggermente alzate. Una delle mani è stretta attorno alla valigia, mentre l'altra ciondola lungo il fianco. La maglia celeste mette ancora più in risalto la sua pallida carnagione.
-Che diavolo ci fai qui?-
Iwaizumi si riscuote da quella momentanea paralisi e comincia a camminare nella sua direzione. Oikawa non si tira indietro, ma non si sforza nemmeno di avvicinarsi.
-Che diavolo ci fai tu qui!- ribatte Iwaizumi, -Nessuno di questi aerei va in Argentina!-
Oikawa si acciglia e, sulla sua fronte, si forma qualche ruga. -Non esiste un volo diretto per San Juan. Devo prima fare scalo ad Osaka. Vedi?- dice, indicando il monitor.
Iwaizumi stringe la mascella. Si darebbe del perfetto idiota da solo, se non avesse cose più importanti a cui pensare.
Ha ancora una possibilità. Il destino aveva deciso concedergli di un'ultima, sofferta, dannatissima chance.
-Iwa-chan,- riprova Oikawa, questa volta con molta meno energia. -Che cosa sei venuto a fare?-
-Oh,- mormora Iwaizumi, tornando con i piedi per terra. Posa di nuovo lo sguardo sul suo migliore amico e il suo cuore torna a battere più forte che mai. -Giusto.-
Quando Iwaizumi si allunga, Oikawa è così sorpreso che il suo corpo diventa rigido come il marmo. Il suono sbigottito che scappa dalla sua gola viene presto soffocato dalle labbra di Iwaizumi.
-C-che- che stai...-
Ma Iwaizumi sta ancora tremando per l'attesa - per il desiderio - e tutto il resto sembra passare in secondo piano. Intrappola qualunque inutile domanda Oikawa stesse per porgli e lo bacia con più frenesia, solo per sentire di nuovo i fuochi d'artificio esplodere nel suo stomaco.
Oikawa si scioglie sotto il suo tocco, e Iwaizumi ne approfitta per stringere le sue guance arrossate e unire ancora più a fondo le loro bocche. Il bacio sa di menta, ma sa anche di sogni, di estate, di addi, di tenero e di casa.
Oikawa si sporge in avanti e Iwaizumi sente bruciare ogni punto della sua pelle. Entrano in sintonia con così tanta naturalezza che i loro corpi potrebbero fondersi e saldarsi tra di loro. Quando le dita di Iwaizumi raggiungono il suo cuoio cappelluto, Oikawa si stacca, e i muscoli del suo collo si irrigidiscono.
-No, no, a-aspetta,- balbetta, spingendo via l'altro ragazzo. -Aspetta.-
-Ho aspettato tutta la vita,- si lamenta Iwaizumi, mentre il suo petto si alza per riprendere fiato.
Oikawa socchiude leggermente la bocca, faticando a trovare le parole giuste per rispondergli. Iwaizumi fa un altro passo verso di lui ma il ragazzo indietreggia e allunga le mani in avanti.
-Aspet- è... è tutto così profondamente sbagliato!-
-Sbagliato?- ripete Iwaizumi, guardandosi attorno.
-Non puoi- non d-davanti... non qui, non adesso!-
-Ah, errore mio. Pensavo ti piacesse stare al centro dell'attenzione.-
Se uno sguardo avesse davvero il potere di fulminare qualcuno, Iwaizumi sarebbe già morto carbonizzato.
-Sai cosa voglia dire!- sbuffa Oikawa, passando una mano davanti agli occhi. La sua faccia è così calda che Iwaizumi potrebbe friggerci sopra qualcosa.
-No, in effetti,- lo corregge Iwaizumi.
Oikawa lascia ricadere le braccia lungo i fianchi in un gesto di esasperazione. Il suo volto è attraversato da un miscuglio di emozioni, dalla frustrazione all'imbarazzo. Iwaizumi vorrebbe baciarlo di nuovo solo per cancellare quel suo cipiglio.
-Noi due! Quello che stiamo facendo è...-
-Sbagliato?- dice di nuovo Iwaizumi, calmo. -Credi davvero che sia sbagliato?-
La domanda sembra risvegliare qualcosa nella mente di Oikawa, perchè il ragazzo impiega più tempo del necessario per rispondergli. -Sai che lo è.-
-Perchè?-
Oikawa distoglie lo sguardo, e Iwaizumi ne approfitta per avvicinarsi di un passo. Ancora uno.
-Iwa...- lo ammonisce l'altro. Ora, il suo nome è diventato un ringhio, un suono rauco che scava nella sua gola. Oikawa stringe le braccia attorno al corpo, appiattendole contro il petto. Sembra così fragile che un colpo di vento potrebbe farlo cadere.
-Oikawa,- insiste Iwaizumi, -Ho bisogno che mi guardi.-
-Smettila.-
-Ti prego.-
Oikawa scuote rigorosamente la testa. Le sue mani trovano l'orlo delle maniche e lo tirano nervosamente, come se il tessuto potesse in qualche modo proteggerlo dalla realtà. Da Iwaizumi.
-Non è giusto,- si lamenta, strizzando gli occhi. -Se solo- s-se solo ieri non avessi...-
-Tooru.-
Iwaizumi sa di aver premuto il pulsante giusto, perchè Oikawa rabbrividisce involontariamente. La sua testa scatta verso l'alto, di riflesso, e i suoi occhi cercano subito quelli di Iwaizumi.
E' allora che il ragazzo si permette di chiudere la distanza che li separa. Con delicatezza, preme una mano sulla mascella di Oikawa, costringendolo a focalizzarsi solo su di lui.
Niente più giustificazioni, scorciatoie o vie di fuga. Per una volta, sarebbe stato tutto il resto ad aspettare.
-Sono stanco di scappare,- dice Iwaizumi. Il suo respiro trema, e la sua voce è quasi un sussurro in confronto al rimbombo del battito cardiaco nelle sue orecchie; i suoi occhi, però, non si spostano. -E' da tutta la vita che non faccio altro che fuggire. Corro, e corro, e quando penso di averti raggiunto la curva si fa sempre più larga e tu scompari dietro l'angolo. Siamo in un cerchio, Oikawa. Ci rincorriamo a vicenda per tornare sempre al punto di partenza.-
-Un cerchio?- Oikawa si lascia scappare una risata amara. Prende le mani si Iwaizumi e si sottrae al suo tocco, senza però allontanarle del tutto. -No. E' una fottuta corsa senza fine. Ogni volta che mi convinco di averti superato ricompari nella mia vita come un come se... - la sua voce di increspa e i suoi occhi si fanno improvvisamente umidi. -Non c'è nessun punto di partenza e non ci sarà mai un arrivo. Noi due- noi non siamo fatti per...-
Iwaizumi si libera facilmente dalla sua presa e torna a cullargli il volto. Questa volta, non incontra alcuna resistenza.
Le sue dita sfiorano dolcemente la linea degli zigomi, per poi passare sotto il labbro inferiore. Oikawa chiude gli occhi solo per un breve istante, perdendosi in quella fugace sensazione.
Iwaizumi lo guarda un'ultima volta, studiando ogni piccolo dettaglio sul suo volto, prima di riprendere a parlare: -Quella volta, a casa di Matsukawa, hai detto che non hai mai sentito il bisogno di nasconderti. Che non hai mai avuto paura.-
Oikawa solleva leggermente le sopracciglia, sforzandosi di ricordare. Alla fine, annuisce impercettibilmente.
-Per me non è stato così. Non è così,- prosegue Iwaizumi. -Ho vissuto nella paura per anni. E a preoccuparmi più dei miei genitori, più di tutto il resto, era l'idea di perderti. Ero così terrorizzato da questa possibilità che non mi sono mai fatto avanti. Così spaventato che ti ho lasciato andare via.-
-Ti prego, non...-
Iwaizumi scuote la testa, zittendolo. -Avevo paura. Paura di ciò che ho provato, e di ciò che non ho mai smesso di provare. Io non ho mai...- deglutisce, ma non ha più intenzione di tirarsi indietro. -Non ho mai provato qualcosa di così grande, Oikawa. E io sono- sono paralizzato dal terrore, perchè non è nulla di nuovo, ma è sempre più forte. Ogni giorno che passa, ogni volta che ti vedo, tutte le volte che ti penso, quella sensazione è lì ed è sfiancante.-
Qualcosa sembra vacillare dentro gli occhi di Oikawa, e Iwaizumi si sente strappare con forza il respiro dai polmoni. Non gli piace vederlo così esposto, così indifeso, come se le mani di Iwaizumi fossero l'unico sostegno in grado di impedirgli di cadere.
-E' triste da dire, ma ci sono ancora momenti in cui faccio fatica ad accettarmi. Non so nemmeno se riuscirò mai a farlo del tutto. Ed è in questi momenti che si fa sentire la paura, perchè invece amarti è così semplice. Non sei solo la parte di me che preferisco, sei la parte che mi manca, quella di cui ho bisogno.-
Non ha nemmeno bisogno di fermarsi a pensare, perchè la verità scivola fuori dalla sue labbra come se la sua lingua non avesse più alcun freno.
-Amo il tuo sorriso, e il modo in cui i tuoi occhi si illuminano al sole. Amo ascoltare la tua voce, e il suono delle tue risate. Amo vederti giocare, e ammiro il tuo coraggio. Ti amo quando non smetti mai di parlare, quando ti arrabbi, quando scherzi, quando sbagli, anche quanto pretendi di avere incondizionatamente ragione. Stimo i tuoi sogni, e anche i tuoi errori. Amo i tuoi silenzi, i tuoi sospiri, le tue bugie. Amo tutte le parole che escono dalla tua bocca, e persino quelle che non lo fanno. Amo il tuo orgoglio, la tua forza, la tua gentilezza, e tutti quei lati che cerchi di nascondere. Sei ciò che mi rende completo, e per questo amo ogni parte di te.-
Con due dita, Iwaizumi gli scosta un ciuffo dalla fronte. Gli accarezza i capelli, e pensa che potrebbe ripetere quel movimento per ore senza mai stancarsi.
-Ti ho amato quando mi era proibito, e ti ho amato quando mi era concesso farlo. E la verità è che continuerò ad amarti anche quando ti troverai dall'altra parte dell'Oceano. Ti amerò quando da noi sorgerà il sole e da te ci sarà già il tramonto. Ti amerò per quelle poche ore che passeremo al telefono, e ti amerò per tutte le ore trascorse senza sentire la tua voce.-
Oikawa inspira bruscamente, faticando a mantenere il contatto visivo. C'è qualcosa di morbido nel modo in cui sono piegate le sue labbra, le sue sopracciglia, anche se i suoi occhi brillano ancora per l'emozione.
Iwaizumi sposta il pollice lungo la sua guancia, seguendo le curve del suo volto, prima di ritirare la mano.
-Sono innamorato di te, Oikawa. Perdutamente, irrimediabilmente, eternamente innamorato di te.-
Oikawa stringe gli occhi così forte che una lacrima scappa dalle sue ciglia; scende lungo il suo viso e gli bagna la maglietta.
Iwaizumi aspetta. Anche se il suo cuore sta cercando di saltare fuori dalla gabbia toracica, anche se il suo stomaco si sta contorcendo per la paura, Iwaizumi aspetta che Oikawa trovi la forza di rispondergli.
I minuti passano, e così la foga del momento. Iwaizumi ha tutto il tempo di rimuginare sulle sue parole; a volte si sente sollevato, e a volte desidera averne usate di diverse. Ma non si pente, non una singola volta.
Che lui e Oikawa fossero due linee parallele, o che si stessero rincorrendo in un cerchio, non aveva più importanza. Il danno, ormai, era stato fatto. Forse era la risposta sbagliata, ma Iwaizumi l'avrebbe scelta ancora e ancora e ancora.
Avrebbe scelto Oikawa indipendentemente dalla sua reazione, indipendentemente dal resto del mondo. Avrebbe sempre scelto Oikawa.
-Perchè,- susurra Oikawa, con voce roca. -Perchè sei venuto qui? Che cosa- cosa speri di ottenere? Non posso. Io non posso. É tutta la mia vita.- La maggior parte del volto è coperta dalle sue mani, quindi Iwaizumi fatica a distinguere i suoni che escono dalla sua gola. -Non puoi chiedermi di...-
-Non ti sto chiedendo di restare,- mette in chiaro Iwaizumi. Cinge i polsi di Oikawa e, con gentilezza, li sposta verso il basso. -Ti sto chiedendo di darci una possibilità.-
Gli occhi di Oikawa si ingrandiscono per lo spavento, ma il ragazzo non oppone resistenza.
-Di... cosa?-
-Di dare una possibilità a quel noi.- Le mani di Iwaizumi scivolano su quelle di Oikawa. Quando lui intreccia le loro dita, Oikawa riproduce lo stesso movimento quasi meccanicamente. -Ti ho già perso troppe volte. Non posso perderti ancora. Ti sto chiedendo di credere in noi.-
-In noi,- ripete Oikawa, con un filo di voce. -Vuoi dire che...-
-Non ho mai... eh,- Iwaizumi si interrompe per evitare che l'imbarazzo prenda il sopravvento. Come dovrebbe chiederglielo? Nella sua mente era sembrato tutto molto più facile.
Oikawa inclina leggermente la testa, aspettando che continui.
Iwaizumi riprende a parlare dopo qualche colpo di tosse: -Non ho mai riposto molta fiducia nelle relazioni a distanza. Specialmente se, beh, ecco.- Alza la testa verso il tabellone delle partenze, reprimendo un altro colpo di tosse. -Sì, insomma, considerato il fuso orario e tutto il resto. Dovremo trovare il modo di far coincidere le nostre routine e, ehm, saremo costretti a vederci solo in videochiamata, però...-
-Iwa-chan.-
Oikawa dice il suo nome con urgenza, come se stesse cercando di salvarlo da qualche pericolo. E in effetti, Iwaizumi sta camminando su un campo minato, aspettando solo il momento dell'esplosione.
-Non sarà facile,- prosegue, abbassando lo sguardo. -Quello che proviamo- i sentimenti, l'amore, forse non saranno sufficienti. Tutte le volte che sentirò la tua mancanza, a separarci ci saranno diciottomila chilometri. Ma è un prezzo che sono disposto a pagare.-
Gli occhi di Oikawa, se possibile, si fanno ancora più sbarrati. Non perdono neanche il più impercettibile dei movimenti o le più piccole espressioni che compaiono sul volto di Iwaizumi. Sono ancora incerti, guardinghi, ma brillano di una luce più nuova, più incoraggiante.
Iwaizumi si lascia infondere da quel barlume di speranza e tira fuori tutto ciò che ha da offrire.
-Ho avuto paura dei miei sentimenti, e così ti ho respinto. Ho trovato il coraggio di farmi avanti, e ti ho costretto a buttare via tutto quello che avevi costruito. Ho aspettato, e ti ho lasciato spezzarmi il cuore. Abbiamo deciso di nascondere quello che provavamo, e abbiamo smesso di mentire proprio prima della partenza. Cosa credi che significhi?-
Nonostante l'espressione disarmata sul suo volto, Oikawa si sforza di accennare un sorriso sottile. -Che continuiamo a ripetere gli stessi errori?-
Iwaizumi si concede una piccola risata che sembra riscaldare anche il cuore dell'altro ragazzo; le sue spalle si abbassano, e la sua schiena perde rigidità.
-Io e te siamo due disastri, Oikawa,- dice Iwaizumi. -Ci feriamo per amore, e poi ci amiamo per ferirci. Lo facciamo inconsapevolmente, e altre volte di proposito. Perchè siamo legati da qualcosa di molto più profondo dell'amicizia. Da un filo che non si spezzerà quando prenderai quell'aereo e nemmeno quando ti troverai a dodici ore di distanza dal Giappone. Quello che voglio dire è...- prende un bel respiro, prima di guardare l'altro negli occhi. -Vale la pena di correre il rischio, se sei tu. Perchè sei tu. E sarai sempre tu.-
Una sensazione di familiarità si gonfia nel petto di Iwaizumi alla vista del rossore che si diffonde sulle orecchie di Oikawa.
Di colpo, i suoni dell'aeroporto si fanno più assordanti. Centinaia di voci sconosciute invadono la sua mente, cercando di confonderlo.
Iwaizumi si strofina nervosamente le mani sui pantaloni. Fa caldo. Perchè fa così cado? Iwaizumi ha molto caldo.
Ogni volta che Oikawa lo guarda in quel modo - gli occhi incollati sul suo volto, il colorito che gli assale le guance - Iwaizumi desidera afferrarlo per le spalle e costringerlo a mantenere quell'espressione ancora più a lungo.
-Dunque, uh.- Il ragazzo spera solo che la sua voce non risulti molto più alta del normale. -Vorresti, mh. Vuoi...-
Le labbra di Oikawa si infrangono sulle sue prima che abbia modo di terminare la frase.
Iwaizumi sbatte le palpebre, e i suoi occhi si spalancano per lo stupore. Indietreggia, impacciato, e ritrova l'equilibrio solo aggrappandosi alle braccia strette attorno alla sua schiena.
Dimentica, momentaneamente, dove si trovano o cosa striano facendo. Riesce a focalizzarsi solo sui loro corpi, schiacciati insieme in così tanti punti.
Oikawa lo attira più vicino, allineando perfettamente i loro respiri. La pressione della sua bocca è persino più morbida di quanto Iwaizumi ricordasse.
Le sue mani trovano il collo del più alto e si stringono attorno ai riccioli castani. Oikawa inspira bruscamente, e Iwaizumi si concede completamente al bacio, lasciandosi pervadere da quella scarica euforia.
Le loro teste si inclinano, seguendo un ritmo inconsapevole, e ogni tocco diventa sempre più tenero.
Prima che la razionalità di Iwaizumi possa dissolversi completamente, Oikawa si allontana quel tanto che basta per studiare l'espressione smarrita dell'altro ragazzo. Una risata liberatoria sfugge dalla sua gola di fronte alle pupille dilatate e al colore che gli macchia le guance.
Le dita di Oikawa scivolano sul suo mento, e i polpastrelli premono sulle sue labbra fino a farle dischiudere.
Iwaizumi si sente avvampare il modo in cui l'altro lo sta guardando - come se non esistesse nulla di più sbalorditivo - e non riesce a frenare la vertiginosa ondata di calore che invade il suo petto. Le sue labbra formicolano già per la mancanza, per il desiderio.
Come se avesse letto nei suoi pensieri, Oikawa si sporge di nuovo e Iwaizumi lo segue immediatamente.
Non c'è più alcuna traccia di esitazione, questa volta. Il bacio diventa così delirante, così travolgente che Iwaizumi perde la cognizione di tutto ciò che lo circonda. Stringe la maglia di Oikawa, attirandolo più a fondo, e lo costringe ad inarcare la schiena.
Oikawa sospira forte contro la sua pelle, permettendo alle sue labbra di allargarsi in un sorriso. -Sì,- sussurra, colmando la sottile distanza che si era creata.
-Che cosa?- Iwaizumi è talmente stordito che fatica a ricordare il proprio nome.
-Sì,- ansima l'altro, facendo scorrere una mano lungo la spina dorsale di Iwaizumi. -La risposta è sì.-
-Oh,- Iwaizumi annuisce, di riflesso, anche se la sua mente è vuota. Chiude gli occhi quando Oikawa bacia un angolo della sua bocca, e si lamenta quando la sensazione di piacere viene sostituita da uno spostamento d'aria.
-La risposta alla tua domanda,- dice Oikawa, rinfrescandogli la memoria. Sposta affettuosamente i capelli dalla fronte di Iwaizumi, lasciando che le sue dita indugino più del dovuto. Poi si china ancora, sfiorandogli provocatoriamente il labbro inferiore. -Voglio darci una possibilità. Voglio credere in noi e correre il rischio. Voglio essere un disastro insieme a te e- Dio, voglio essere tutto quello che...-
Iwaizumi non gli dà il tempo di finire, trascinandolo in un altro bacio. Si incontrano a metà strada, e la voce di Oikawa viene presto soffocata.
-Davvero?- chiede Iwaizumi, ancora teso e incerto.
Le labbra di Oikawa si posano per pochi secondi sotto il suo zigomo, facendogli correre un brivido lungo la schiena. Poi si spostano dalla parte opposta, senza lasciare traccia del loro passaggio.
-Sì,- ripete l'altro, stringendo la mascella di Iwaizumi fino a fargli piegare la testa. Deposita un bacio veloce sulla sua fronte e sotto il suo occhio. -Voglio stare con te. Voglio chiamarti ogni giorno, svegliarmi con i tuoi messaggi e...-
Iwaizumi soffia una risata mentre il suo cuore tenta di abituarsi. Non ha mai provato emozioni così disarmanti, e mai in una volta sola.
-Voglio raccontarti qualsiasi cosa. E voglio baciarti, voglio andare al cinema, cucinare, dormire al tuo fianco e- voglio dei veri appuntamenti, e ballare sotto la pioggia, e cantare assieme e...-
-Okay,- lo interrompe Iwaizumi, ridendo. Segue la scia di baci che Oikawa ha lasciato sul suo viso fino ad incontrare nuovamente la sua bocca. -Okay, okay, solo- niente karaoke.-
La risata di Oikawa è così spontanea che pure lui finisce per unirsi. Ogni sospiro, ogni piccola richiesta - è diventato tutto talmente familiare che Iwaizumi potrebbe tracciare la curva delle sue labbra ad occhi chiusi.
-Sul serio? Preferisci la pioggia al karaoke?-
-Preferisco tutto al karaoke,- ammette, spostando indietro i ciuffi castani che si erano frapposti tra di loro. Oikawa fa schioccare la lingua, indignato, e Iwaizumi sorride compiaciuto.
Non riesce a distogliere lo sguardo dalle sopracciglia corrucciate, dalla pelle arrossata, dagli occhi più luminosi e più vivi. Ormai è sicuro che non si tratti di un miraggio, perchè Oikawa non aveva un aspetto così mozzafiato nemmeno nei suoi sogni.
-Non sai per quanto tempo ho aspettato questo momento.- La punta del suo naso solletica quella di Iwaizumi.
-Sapevo che non era stata una zanzara.-
Entrambe le loro teste scattano nella direzione della terza voce. Accanto al cartello pubblicitario, circondati da un gruppo di turisti, si trovano Hanamaki e Matsukawa. Il primo solleva timidamente una mano; il secondo scuote la testa, ma c'è un luccichio divertito nel suo sguardo.
Iwaizumi risponde con un grugnito e affonda l'imbarazzo nella spalla di Oikawa. Attraverso la maglietta, riesce a sentire il battito impazzito del suo cuore. In qualche modo, la tensione svanisce dal suo corpo.
-Che ci fanno loro qui?-
-Chi credi che abbia guidato fino all'aeroporto?- sbuffa Iwaizumi, senza sollevare la testa.
-Makki non ha la patente. Ha investito dodici coni semplicemente uscendo dal parcheggio.-
Matsukawa fischia. -Sei migliorato, allora. Questa volta erano solo sette.-
Iwaizumi raddrizza la schiena, trovandosi faccia a faccia con Oikawa.
Una mano si posa dolcemente sul lato destro del suo viso.
Il contatto visivo dura così a lungo che nessuno dei due trova il coraggio di infrangerlo. L'aria si carica di elettricità, di tormento e di devozione.
Sono anni di struggimento, di affetto, di rabbia e di adorazione racchiusi in un unico minuto.
Iwaizumi è così grato di non avere più rimpianti.
-Ti scrivo appena sono atterrato,- dice Oikawa, cercando subito una risposta nei suoi occhi.
Iwaizumi sorride, lasciando che i suoi lineamenti si ammorbidiscano per la felicità. -D'accordo.-
-Ci vorranno ventidue ore,- continua Oikawa, deglutendo.
-Aspetterò.-
-Va bene.- Oikawa annuisce e allunga una mano verso la valigia. Le sue dita si stringono attorno al manico, ma i suoi piedi restano incollati al terreno. -Non ci vedremo fino alla pausa autunnale.-
-Lo so.-
-Sono quattro mesi.-
-Aspetterò.-
Oikawa trattiene il respiro. Poi si sporge in avanti, unendo le loro labbra in un ultimo, lungo e nostalgico bacio.
-Oh, fantastico,- dice uno dei due ragazzi dietro. -Hanno ricominciato.-
Iwaizumi allaccia le braccia dietro al suo collo, e Oikawa emette un suono rauco dal profondo della sua gola.
-Mi mancherai,- dice, e la sua voce è così sincera che Iwaizumi si sente quasi vicino alle lacrime. Invece sorride, e aspetta ancora un secondo prima di staccarsi. Vuole ricordare ogni minimo particolare, ogni sensazione che quelle parole hanno risvegliato in lui.
-Quando tornerò,- inizia Oikawa, riacquistando l'equilibrio. -Quando tornerò, tu...-
-Sarò qui,- promette Iwaizumi.
Oikawa stringe la mascella, ma le sue labbra si allargano in un sorriso carico di affetto. -Allora, io... uh, sì. Meglio che- sì.-
-Già,- balbetta Iwaizumi, schiarendosi la gola, improvvisamente consapevole degli occhi delle altre persone.
-Ti scrivo.-
-Sì.-
-Io- sì. Hm.-
Oikawa agita pigramente una mano verso Hanamaki e Matsukawa. Non aspetta neanche che il saluto venga ricambiato, tuffandosi di fretta nella folla.
Si gira una sola volta per cercare Iwaizumi. E il suo sorriso ha qualcosa di diverso, qualcosa a cui Iwaizumi non potrà mai abituarsi.
-Wow,- sospira Hanamaki, posando una mano sulla sua spalla. -Tutto questo è stato...-
-Intenso,- conclude Matsukawa, urtando lievemente il bicipite di Iwaizumi. Lui ruota gli occhi all'indietro, ma sceglie di non commentare.
-Sei felice?- chiede Hanamaki, con una punta di ironia. -In base alla tua risposta sceglierò come dividerci il pagamento delle multe.-
-Multe?- sbotta Matsukawa. -Al plurale?-
Iwaizumi alza lo sguardo verso il tabellone delle potenze. L'aereo diretto ad Osaka sta per cominciare l'imbarco.
Aspetterò.
Iwaizumi ha diciotto anni quando, per la prima volta, capisce cosa significhi vivere per qualcuno.
Nell'aeroporto di Sendai, a mezzogiorno, circondato dai suoi migliori amici - dopo aver salutato la sola persona che abbia dato un senso alla parola amore - pensa che, in effetti, non potrebbe essere più felice.
⠀⠀⠀⠀⠀


