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Autore: Raven_Stark22_    15/06/2024    3 recensioni
Iwaizumi ha sette anni, quando incontra Oikawa Tooru. La sua vita non subirà alcuna svolta radicale, da quel giorno.
É troppo piccolo per sapere cosa sia l'amore, o cosa significhi vivere per qualcuno. Ma conosce bene la parola amicizia. E, quel giorno, Iwaizumi trova un amico.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Song-fic | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Aoba Johsai, Hajime Iwaizumi, Tooru Oikawa
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Un amico: o almeno, questo è quello che Iwaizumi è convinto di aver scoperto a sette anni, mentre si dondola sull'altalena. Oikawa Tooru è un amico; certo, con una personalità tanto esuberante non è facile andare d'accordo, ma Iwaizumi è l'unico bambino che riesce a frenare i suoi lati impulsivi.

D'altra parte, Oikawa è capace di tirare fuori tutte le emozioni che Iwaizumi si è tanto raccomandato di tenere a bada; tutti i segreti della sua persona che in nessun modo sarebbero dovuti uscire allo scoperto. Funzionano bene assieme, pensano i loro genitori.

Funzioniamo bene, pensa Iwaizumi, quando Oikawa si sporge un po' troppo dal terrazzo e lui lo tira indietro per il colletto del pigiama. Hanno compiuto da poco nove anni. Il giorno si sta congiungendo con la notte. La luminosità del cielo è incerta; ma ciò che è sicuro è che Iwaizumi ha trovato un vero amico.

La loro legame è solido la loro amicizia è trasparente come un bicchiere di cristallo. A quindici anni, però, si forma la prima crepa.

Non è pericolosa. Non è neanche profonda: solo una scheggia. Iwaizumi la copre con le mani perché non ha paura di tagliarsi.

Non esiste un solo tipo di amore: questo è quello che Iwaizumi impara a casa di Emika, mentre le sue dita sanguinano. Lei lo aiuta a curare le ferite e, per un po', le bende sono sufficienti.

Poi, Oikawa inizia a frequentare una ragazza. Il vetro si frantuma in mille pezzi e così il cuore di Iwaizumi. Ha sedici anni quando, ubriaco e senza speranza, si confessa al suo migliore amico; e ne ha sempre sedici quando perde l'amore di entrambi i genitori.

Sua madre cercherà di guadagnarsi di nuovo un posto nella sua vita. Suo padre non tornerà più.

Iwaizumi capisce troppo tardi la differenza tra "amare" e "amore": convinto che si trovino sulla stessa linea, non vive fino in fondo le sue emozioni, lasciando che un futuro già scritto abbia la meglio. Ad ottobre, visitano il lago di Koriyama un'ultima volta, salutando per sempre le loro iniziali incise sulla pietra. Quello stesso giorno, Oikawa annuncia che partirà per l'Argentina. Passano sei mesi a desiderare di più, ma il tempo non è mai stato generoso con loro.

A diciotto anni, Iwaizumi capisce che non amerà mai nessun altro nel modo in cui ha amato Oikawa. Così, si fa portare fino in aeroporto; apre il suo cuore e si prende tutto ciò che l'altro ragazzo è disposto a dargli. Non lo fa perché si aspetta di ricevere qualcosa in cambio; lo fa perché vuole amare. Si butta a capofitto in questa storia ed è anche disposto a perdere sé stesso, lungo il tragitto.

Funzionano. Funzionano bene, assieme.

Per due anni, Iwaizumi ama Oikawa; lo fa testardamente, ma con sincerità. Si prende carico di tutti i sensi di colpa dovuti al divorzio dei suoi genitori e affronta con coraggio le conseguenze. Trova un nuovo terapeuta - uno più competente - e si impegna a guadagnare qualche soldo per permettersi una visita fuori programma in Argentina.

Trascorre settimane intere in biblioteca così da potersi liberare di tutti gli esami universitari; si prende cura di sua madre, dei suoi amici; fa visita ad Emika una volta al mese e, di tanto in tanto, si presenta sotto casa di Yuda per aiutarlo con le sorelline.

Quando i suoi familiari gli chiedono chi stia frequentando, Iwaizumi smette di mentire: ormai, ha compiuto vent'anni; di questi, diciannove li ha passati a nascondersi.

Ora sa di poter contare sull'affetto di tante altre persone. Vive apertamente i suoi sentimenti perché si accorge che risplendono di più alla luce del sole.

Oikawa ama Iwaizumi; e, per un po', questo è sufficiente.

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-Come hai detto che si chiama?-

Iwaizumi alza gli occhi al cielo. -Sul serio?-

-Che c'è?- Oikawa si finge stupito, ma Iwaizumi riesce a leggerlo come un libro aperto anche attraverso lo schermo di un cellulare. -Sono solo curioso.-

Sono cambiate tante cose, nel corso di due anni, a cominciare dal loro aspetto fisico: Oikawa ha smesso da un pezzo di essere il ragazzino gracile con la pelle di porcellana. Il suo fisico si è fatto robusto - merito degli allenamenti organizzati dal Club Atletico di San Juan - e il suo viso ha perso ogni tratto infantile, lasciando il posto a una fisionomia scolpita come quella di una statua.

Iwaizumi, d'altro canto, non è rimasto certo lo stesso: si è tenuto allenato, per quanto possibile, e non ha mai perso di vista i piccoli obiettivi della sua vita. Il suo sogno è ancora quello di diplomarsi; nel frattempo, è stato capace di ritagliare brevi momenti per dedicarsi alla sua salute e al suo benessere. Se qualcuno gli domandasse se rifarebbe tutte le scelte che lo hanno condotto a questo punto, risponderebbe affermativamente.

Dopotutto, quelle scelte includevano anche Oikawa. Non c'erano mai state complicazioni, tra di loro; solo qualche problema superfluo. La loro relazione andava a gonfie vele. La vita di Iwaizumi, ormai, andava a gonfie vele. Era tutto perfetto.

-Chosei,- cede Iwaizumi, con un sospiro di sconfitta. -Si chiama Chosei. Ha diciannove anni e viene da Shizuoka.-

-Colore di capelli?-

Iwaizumi aggrotta le sopracciglia. Dal modo in cui Oikawa ha posizionato la telecamera, può scorgere solo la fronte del ragazzo: non è difficile dedurre cosa stia architettando.

-Crappykawa.-

-Mh?-

-Cosa stai facendo?-

-Sai benissimo cosa sto facendo.-

-Puoi smettere?-

-Negativo.- Oikawa fa schioccare la lingua, come se i risultati della sua ricerca non lo avessero soddisfatto. -Avete qualche amico in comune? O ti ha parlato di un suo parente, per caso?-

Iwaizumi scuote la testa, rassegnato. Si lascia cadere di peso sul futon e rimane a fissare il soffitto per qualche secondo. -Lascialo in pace,- dice alla fine.

-Non sto facendo nulla di male.-

-Sei uno stalker.-

-Non è un mio problema se ha deciso di lasciare il suo profilo pubblico sui social.-

Iwaizumi si mette subito mette a sedere. Sta bleffando, pensa. Non vuole credere che Oikawa sia davvero così bravo. In ogni caso, il silenzio radio dall'altra parte dello schermo gli sta facendo sorgere qualche dubbio.

-L'hai trovato?-

-Chosei Kuniaki?- risponde Oikawa, strizzando gli occhi per leggere meglio. -Nato il tredici settembre del novantacinque?-

Iwaizumi si lascia sfuggire un suono di sorpresa che si trasforma presto in una risata. -Come diavolo hai fatto?-

-Oh ti prego, Iwa-chan,- dice l'altro, con un'aria fin troppo altezzosa. -E' molto più semplice di quello che credi. Persino tu ci riusciresti.-

-Ora riattacco.-

-Fermo, fermo!- Oikawa porta le mani avanti e le agita furiosamente davanti alla telecamera. Iwaizumi lo invita silenziosamente a continuare e Oikawa si arrende con un sospiro: -Mi è bastato trovare l'account della tua università. Il resto è stato un gioco da ragazzi.-

Iwaizumi torna a distendersi. Il cipiglio non abbandona mai il suo volto. -Sei terribile.-

-Perché non possiedo le stesse abilità informatiche di un gorilla? Scusa, Iwa-chan, non tutti siamo cresciuti nella preistoria.-

-Perché sei geloso quando non hai motivo di esserlo,- puntualizza Iwaizumi, ignorando il commento precedente. -Ecco perché.-

-Giusto,- borbotta l'altro, con fare canzonatorio. -Non ho motivo di essere geloso della persona con cui ti vedi ogni pomeriggio, inclusi i finesettimana.-

-Ci troviamo per studiare e lo sai benissimo.-

-Hai detto che è carino.-

-No,- ribatte Iwaizumi, pazientemente. -Tu mi hai chiesto se lo fosse e io ti ho risposto che non è un brutto ragazzo.-

-E' la stessa cosa!-

Iwaizumi si pizzica il ponte del naso con due dita, cercando di riflettere. E' come se fosse stato messo con le spalle al muro: qual è la cosa giusta da dire per uscire indenne da questa situazione?

-Hai tolto lo smalto?-

Oikawa incrocia le braccia, nascondendole alla vista di Iwaizumi. -Sì. E' da un po' che ho smesso di metterlo. Non mi stava bene.-

-A me piaceva.-

-Smettila di sviare il discorso.-

-Mi piaci tu, idiota. Non Chosei.-

-Questo non mi rassicura.-

-Perché no?-

-Perché potresti scoprire che è un tipo forte,- si lamenta Oikawa, lanciandosi drammaticamente sul divano. Iwaizumi alza gli occhi al cielo. -Magari è persino più simpatico di me.-

-Ci vuole poco.-

-Vedi!-

Iwaizumi ripensa a tutte le stupide litigate che avevano avuto durante i primi mesi di frequentazione. Forse, nel corso di due anni, non è cambiato poi così tanto.

-Oh?- Oikawa stringe gli occhi. Anche se indossa gli occhiali da riposo, fa ancora fatica a leggere. -Lo sapevi che la tua università organizza degli stage in California? Presso la...-

-Birtwistle University,- lo interrompe Iwaizumi. -Già. Quindi?-

-Quindi? E' una delle Facoltà di Scienze motorie più prestigiose al mondo!-

-Non posso andare in California.-

-Certo che puoi! Qual è il problema? Scommetto che Chosei ti seguirebbe anche lì.-

-Puoi rilassarti? E' solo un amico.-

-Come posso rilassarmi dopo quello che hai detto? Dopo aver scoperto che è addirittura più bello di me?-

-Non ho mai...-

-Dopo che... mh, no,- Oikawa avvicina il telefono al naso e poi lo allontana di scatto. -Ho appena visto una sua foto. Sono più bello io.-

-Possiamo cambiare argomento, adesso?-

-Lo sapevo che mi stavi tradendo!- Oikawa si copre la faccia con una mano e Iwaizumi è quasi tentato di spegnere il telefono e mettersi a dormire. La sua pazienza è al limite.

-Hai finito?-

-Quindi ammetti di essere andato con un altro? Gli ultimi due anni non hanno significato nulla per te? Non posso più fare finta che il mio ragazz-...-

La voce di Oikawa si interrompe di colpo e Iwaizumi, per un istante, pensa che sia caduta la linea. L'immagine dell'altro ragazzo, tuttavia, è ancora abbastanza nitida.

-Ruben!- saluta Oikawa, allontanando il microfono. Iwaizumi riesce a captare solo qualche parola in spagnolo di cui però non conosce il significato. Sente una risata; poco dopo, un rumore di passi.

-Um? Sì, mi amigo. Quieres... sì.- Oikawa torna a guardare dritto in telecamera. Sul suo volto è comparso un sorriso falso, di quelli che provocano una strana sensazione allo stomaco di Iwaizumi.

L'inquadratura del telefono cambia: ora si vedono gli interni dell'appartamento; sul bancone della cucina è appoggiato un ragazzo dalla carnagione scura, con i capelli raccolti e la mascella pronunciata. Ruben - il nuovo coinquilino di Oikawa - solleva un braccio e lo saluta energicamente, costringendo Iwaizumi a ricambiare con un sorriso forzato.

-Qué tal?-

-Hola,- risponde Iwaizumi, strabuzzando gli occhi. Subito dopo, aggiunge: -Che ha detto?-

-Ti ha chiesto come stai,- spiega Oikawa, comparendo nuovamente nell'inquadratura. -Non parla inglese, quindi spesso facciamo fatica a capirci.-

-Ah,- Iwaizumi non ha ancora capito il perché del suo repentino cambio di umore, ma finge di non essersene accorto. -Uhm, digli che sto bene. Grazie.-

Oikawa ruota la testa per riferirlo a Ruben e i due hanno una breve interazione di cui Iwaizumi capisce ben poco. Coglie solo qualche parola distinta, come "escuela", "vóley" e "Tokyo". Immagina che Oikawa gli stia raccontando come si sono conosciuti; quindi, attende pazientemente che quello scambio abbia fine.

-Ah, claro.- Oikawa guarda direttamente la fotocamera e Iwaizumi avverte la pressione del suo sguardo. C'è agitazione, dietro i suoi occhi. Quasi nervosismo. -Ci sentiamo domani, allora?-

Iwaizumi non nasconde il suo leggero dispiacere. Sembra quasi che Oikawa abbia fretta di concludere la telefonata.

-Va bene,- risponde, sforzandosi di pensare positivo. Sarà stato solo un brutto scherzo della sua immaginazione.

-Ciao ciao!-

Oikawa interrompe la chiamata prima ancora che Iwaizumi abbia il tempo di salutarlo. Strano, pensa. E' la prima volta che si comporta in questo modo.

Non si ferma a riflettere più di tanto: tra lui e Oikawa c'è sempre stata trasparenza. Se il problema fosse stato grave, ne avrebbero già parlato.

Così, si prepara per andare a dormire: indossa il pigiama, si lava i denti, saluta sua madre. Quando torna in camera, controlla le notifiche del cellulare.

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[10/03]

O: sarò in palestra tutto il giorno  [11.02 pm]

O: ಥ‿ಥ  [11.02 pm]

O: ti scrivo appena esco  [11.02 pm]

I: ok   [11.02 pm]

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Iwaizumi rimbocca le coperte, spegne il telefono e lo abbandona sulla scrivania.

Sente il peso della giornata farsi sempre più opprimente. Le sue palpebre si chiudono appena la sua testa sfiora il cuscino.

Non ci fa caso perché è troppo stanco; ma quella è la prima volta in cui Oikawa si è dimenticato di augurargli la buonanotte.

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-Non riesco a capire,- ammette Emika, incrociando le braccia. L'altezza è sempre la stessa; eppure, più passano gli anni, e più appare minacciosa. "Un nano da giardino", l'aveva descritta Matsukawa, una volta, "Ma di quelli che di nascosto te lo distruggono". Iwaizumi coglie il senso della frase ora più che mai, mentre sente il peso del suo sguardo glaciale.

-Non devi capire,- borbotta lui in risposta. Si accorge subito che è la cosa peggiore che potesse dire, perché le sue mani si muovono istintivamente per tappargli la bocca.

-Beh, voglio capire,- ribatte lei. Dopo aver strappato una margherita, Emika intreccia il fiore nell'acconciatura della sua amica Shizuri e continua a pettinarle i capelli con le dita. Shizuri ha gli occhi chiusi come se stesse dormendo.

-Sapevo che darti il numero di Oikawa sarebbe stata una pessima idea.-

-Ma ormai l'hai fatto. Allora? E' un problema di soldi? Non riusciresti a pagare l'affitto?-

Iwaizumi ci pensa un istante. Sono seduti sotto l'ombra di un faggio, ai piedi di un ruscello; il giardino di Shizuri è così grande e soleggiato che hanno dovuto trovare un riparo. Il rumore dell'acqua è ipnotico, rilassante, e i gli affioramenti di rocce interrompono quello che sembra un lungo mare di seta bianca.

-No,- risponde. -Voglio dire, con il divorzio dei miei è diventato tutto più difficile, ma i soldi non mi mancano.-

-E' per tua madre, allora? Iwa, ne abbiamo già parlato. Non puoi...-

-Non è per mia madre. So di avere tutto il diritto di vivere la mia vita. E' solo...- Iwaizumi si morde un labbro, esitando. -E' troppo lontano.-

-Da Tokyo?-

-Dall'Argentina,- si intromette Hanamaki, con un sorriso troppo consapevole per i gusti di Iwaizumi. Il ragazzo raddrizza il rastrello e appoggia i gomiti sul bastone, squadrando gli altri con un'aria beffarda. -Il problema non è che vedresti noi, i tuoi amici, sempre meno. Il problema è che non riusciresti a vedere lui.-

-Cosa? Ma non ha senso!- protesta Shizuri che, appoggiata sulle gambe di Emika, ha raddrizzato di scatto la testa. -La California è molto più vicina a San Juan di quanto non lo sia il Giappone, giusto? Semmai, ci sarebbero meno ore di viaggio a separarvi. Tipo, tre ore.-

-Almeno dieci,- la corregge Emika.

-Se mi trasferissi in California,- spiega Iwaiuzmi, con un lungo sospiro. -Oikawa ed io smetteremmo di vederci. Ogni volta che torna a casa lo fa anche per salutare la sua famiglia e passare qualche giorno in loro compagnia. Pensi che sarebbe facile allineare i nostri piani? Tornare in Giappone tutte le volte che Oikawa prende l'aereo?-

-Potreste trovarvi a metà strada,- suggerisce Hanamaki. -Cosa c'è in mezzo? Il Canada? La Francia?-

-Ma qualcuno di voi ha mai aperto una cartina geografica?- sbuffa Emika. -Non è una pessima idea, comunque. A volte, saresti tu ad andare in Argentina. Altre volte, Oikawa ti verrebbe a trovare in California.-

-Pff,- Iwaizumi trattiene una risata amara. -E' impossibile. Dividersi in tre? Il college, la famiglia e gli amici, e addirittura una relazione dall'altra parte dell'America?-

-Dovreste fare dei sacrifici, però...-

-Oikawa non li farebbe,- la interrompe immediatamente Iwaizumi. Non realizza nemmeno che quelle parole hanno lasciato la sua bocca fino a quando gli sguardi degli altri ragazzi non si fanno perplessi, quasi allarmati.

-Come fai a esserne certo?- chiede Hanamaki, con cautela ma senza nascondere lo stupore.

Iwaizumi scuote la testa e decide di tagliare velocemente quel discorso: -La Birtwistle University è una cosa seria. Molto più dell'università di Tokyo. Nemmeno io avrei il tempo per viaggiare il mondo o... altre distrazioni. Non funzionerebbe.-

Gli altri restano in silenzio. Si è creata un'atmosfera abbastanza tesa che a Iwaizumi non piace per niente; così, cerca di abbassare le loro aspettative: -E poi, per studiare in un college così professionale, dovrei superare tantissimi test. E' una battaglia persa già in partenza.-

Hanamaki alza le spalle. Emika storce la bocca, senza aggiungere nulla. Sorprendentemente, a parlare è Shizuri: -Se ci pensi, è molto simile a quella conversazione che abbiamo avuto usciti dalla biblioteca, qualche anno fa.-

Iwaizumi aggrotta le sopracciglia. -Davvero? Non ricordo.-

-Dicevi che le tue passioni non erano sufficienti per farne un lavoro. Eppure hai accettato il consiglio di Emika e ti sei iscritto all'università di scienze motorie.-

-Non è la stessa cosa. Qui si tratta di abbandonare tutto per trasferirsi in America e studiare in una delle facoltà più prestigiose della California.-

-Beh, sì,- riconosce Shizuri, strabuzzando gli occhi. -Però, in questo modo, non ci sarà nessun "Iwaizumi Hajime, preparatore atletico della Nazionale Giapponese maschile di pallavolo", o sbaglio?-

Iwaizumi prova a controbattere, ma si accorge di essere rimasto a bocca aperta. Shizuri non si sbaglia. Ma cosa ancora più sorprendente: Shizuri ha ragione.

-Non ci posso credere,- Emika si porta una mano sul petto, colpita più di chiunque altro. -Shizuri, hai detto una cosa intelligente.-

-Davvero?- Shizuri piega la testa da un lato, sforzandosi di ricordare. -Quando?-

Emika sceglie il silenzio radio e continua a intrecciare i capelli di Shizuri come se niente fosse. Iwaizumi deduce che, dopo anni di conoscenza, Emika si sia abituata a quel tipo di uscite.

-Perché non parliamo di te, invece?- propone Iwaizumi. -Come va con l'università?-

-Bene,- risponde Emika, distrattamente. Aggiunge un altro fiore all'acconciatura e sorride appena sente che Shizuri sta canticchiando sottovoce, assorta nei suoi pensieri.

-Hai superato l'esame di statistica?-

-Certo. Ma la mia vita non è solo l'università. Lo sai, vero?-

-Ti senti ancora con Kenichi?-

-Perché non dovrei?-

-Mi sembrava che le cose non stessero andando molto bene tra di voi.-

Emika smette di giocare con i capelli di Shizuri. La ragazza sotto di lei apre un occhio, aspettando che la sua amica dia una risposta.

-Non lo so.-

-Elabora quel "non so",- le intima Hanamaki, improvvisamente curioso.

Emika gli lancia un'occhiata di traverso e indica con il mento una zona più lontana del prato. -Sei qui perché vieni pagato. Fai il tuo lavoro, giardiniere.-

Hanamaki alza entrambe le mani in segno di resa. -Va bene, va bene.- Dopodiché si allontana borbottando, con il rastrello in mano. -Non sei nemmeno la proprietaria.-

-Ti tratta male, per caso?- interviene Iwaizumi.

-No. Kenichi è carino ed è dolce. Ma è come se mancasse sempre qualcosa,- Emika sospira, affranta. -Forse non siamo fatti per essere una coppia.-

-E' molto semplice, in realtà,- si intromette Shizuri. Ha di nuovo gli occhi chiusi e le sue labbra sono piegate in un sorriso rilassato. -Devi ancora trovare la persona giusta.-

-Probabilmente è vero.- Emika sorride a sua volta, spostando la testa di Shizuri un po' più centrale; la solleva delicatamente e la appoggia sul suo grembo. -Oggi sei una fonte di infinita saggezza. Chissà se durerà fino a domani.-

-Beh, se è infinita vuol dire che ci sarà anche domani, no? E il giorno dopo ancora. E quello dopo ancora. E quello-...-

-All'infinito, sì. Ho capito il concetto. Ho capito.-

Iwaizumi osserva quello scambio di battute con un sopracciglio inarcato. Emika lo nota, ma fa finta di non averci fatto caso.

-Ci penserai?- gli dice invece, senza guardarlo in faccia. -Alla possibilità di studiare in California. Hai ancora un anno davanti.-

Iwaizumi sa già che la risposta sarà un secco "no"; ma preferisce dire una bugia, per evitare che le altre due ragazze si arrabbino con lui.

-Certo,- mente. -Ci penserò su.-

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-Cosa significa "è strano"?-

-Che è strano.- Matsukawa alza le spalle. Si appoggia all'indietro e il sedile di plastica, sotto la sua schiena, emette un suono stridente. -Niente di più, niente di meno. Si comporta in maniera diversa dal solito, tutto qua.-

Iwaizumi fa per controbattere, ma gli spalti esplodono in un applauso concitato. La partita si è conclusa a favore dell'Aoba Johsai; o almeno, di quello che rimane della vecchia squadra. Kindaichi stringe la mano a uno dei giocatori avversari, mentre Kunimi si precipita verso le panchine prima ancora che l'arbitro abbia decretato la fine del match.

Tutti gli spettatori si uniscono ai festeggiamenti e, per un istante, Iwaizumi dimentica la conversazione che lui e Matsukawa avevano appena avuto. Gli manca la sua squadra; gli manca così tanto che, ogni volta che ci riesce, si ritrova con qualche vecchio compagno e va a fare il tifo come ai tempi del liceo.

Appena le urla e il rimbombo degli applausi i fanno meno accesi, Iwaizumi torna a guardare in faccia il suo amico, che reagisce con un lungo sospiro.

-Forse mi sbaglio,- dice Matsukawa, con poca convinzione. -Oikawa è sempre stato difficile da decifrare e tu sei l'unico che ci sia mai riuscito. Probabilmente non c'è motivo di preoccuparsi.-

Iwaizumi punta di nuovo gli occhi sul campo; non sta davvero seguendo la cerimonia di premiazione, perché i suoi pensieri sono rivolti da tutt'altra parte.

-Come mai ti è sembrato strano?-

-Hai notato che è sempre fuori? Ogni singola sera? E' molto attivo sui social e i suoi follower sono triplicati. Sta diventando popolare. Un paio di ragazze gli hanno persino chiesto l'autografo, per strada.-

Iwaizumi grugnisce, seccato. -Sono abbastanza sicuro che quello abbia poco a che vedere con la sua fama. E poi, le selezioni sono state solo il mese corso. Anche se è entrato nella lega Argentina, non ha ancora giocato nessuna partita ufficiale.-

Matsukawa fa le spallucce. -Cosa vuoi che ti dica? E' solo una mia impressione. E' raro che sia lui a cominciare una conversazione per messaggio. Inoltre, non sento la sua voce da un'eternità.- Finge una piccola risata, forse sperando di tranquillizzare Iwaizumi. -Ora che si è trovato dei nuovi amici non ha più tempo per me e Makki, immagino.-

Iwaizumi non si unisce alla risata. Invece, tiene lo sguardo fisso sui giocatori e si morde nervosamente il labbro inferiore. Fino a qualche settimana prima, avrebbe liquidato Matsukawa con una semplice alzata di spalle; adesso, però, non riesce a scrollarsi di dosso l'impressione che ci sia un fondo di verità in tutte quelle supposizioni. Ma non avrebbe senso, giusto?

Oikawa non è quel tipo di persona che si monta la testa a tal punto da dimenticare tutti i suoi amici. Forse bisognava cercare più a fondo. Oppure, più probabilmente, Iwaizumi si stava facendo troppe paranoie.

-Rilassati, Iwa. Sei così teso.- Matsukawa agita un braccio per salutare i loro vecchi compagni e lancia al suo amico un'occhiata rassicurante. -Se ci fosse stato un problema te lo avrebbe detto, no?-

Ma quella sera, prima di addormentarsi, Iwaizumi è vinto dalla curiosità; e così, trascorre almeno un'ora davanti al cellulare per controllare gli ultimi movimenti di Oikawa.

Mastukawa aveva ragione: il numero di seguaci del suo ragazzo era aumentato esponenzialmente, tanto che i suoi ultimi post avevano ottenuto molti più like e commenti di quanti Iwaizumi ne avesse mai ricevuti in vita sua. Per non parlare dei video in discoteca, oppure delle foto al mare; la vita di Oikawa era quella di una sottospecie di celebrità, adesso.

"guapo" ha commentato una ragazza, sotto il suo ultimo post. Oikawa non l'ha nemmeno degnata di una risposta. Iwaizumi esce dall'applicazione e apre quella dei messaggi.

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[09/04]

I: sei diventato improvvisamente famoso? [12.07 pm]

O: ?? [12.08 pm]

I: [immagine allegata] [12.08 pm]

I: ti seguono tantissime persone [12.08 pm]

O: oh quello [12.10 pm]

O: li ho conosciuti al ritiro invernale [12.10 pm]

I: quello a Luian? [12.10 pm]

O: Luján [12.12 pm]

O: sì [12.12 pm]

I: tutti loro? [12.12 pm]

O: la maggior parte [12.12 pm]

I: anche le ragazze? [12.12 pm]

O: c'erano anche ragazze, sì [12.13 pm]

O: perché? [12.13 pm]

O: sei geloso? ԅ(≖‿≖ԅ) [12.13 pm]

I: no [12.13 pm]

O: non ti credo ★⌒ヽ( ͡° ε ͡°)♥ [12.14 pm]

I: sei a casa? [12.15 pm]

O: no [12.17 pm]

O: [immagine allegata] [12.17 pm]

O: sono fuori con Ruben e i suoi vecchi compagni di squadra [12.18 pm]

O: stiamo giocando al beer-pong [12.18 pm]

I: divertitevi [12.18 pm]

O: grazie [12.19 pm]

O: tu vai a dormire? [12.20 pm]

I: penso di sì [12.20 pm]

O: okkk [12.23 pm]

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Questa volta, Iwaizumi aspetta dieci minuti buoni prima di infilarsi sotto le coperte e spegnere il telefono. Le sue palpebre non vogliono chiudersi; il perché lo conosce bene: una volta che il dubbio si è insinuato, ci vuole il doppio della fatica per estirparlo.

"Cosa significa che è strano?"

"Che è strano: niente di più, niente di meno. Si comporta in maniera diversa dal solito, tutto qua."

Iwaizumi non vuole dare peso a quelle parole; ci prova con tutto sé stesso a resistere. Ma poi ripercorre inevitabilmente tutte le conversazioni degli ultimi mesi, cercando di individuare il passo falso. E più ci pensa, più diventa difficile risalire l'abisso dei pensieri negativi che lo trascina verso il fondo.

Così osserva il soffitto, sentendo che la paura sta scavando una strada dentro il suo cuore.

Mentre le tenebre lo inghiottiscono, Iwaizumi si chiede per quale motivo Oikawa abbia smesso di telefonargli.

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Iwaizumi sta lavando i piatti nel lavello della cucina quando la domanda di sua madre lo coglie sorprendentemente impreparato.

-Come sta Oikawa?-

-Mhm?- Iwaizumi sussulta, evitando per un pelo che il piatto si frantumi sul pavimento. Perché all'improvviso avverte tutta quella tensione?

-Tooru,- specifica sua madre, che non sembra aver notato nulla di strano nel comportamento del figlio. -E' da un po' che non lo vedo. Quand'è stata l'ultima volta che è venuto a farci visita?-

Iwaizumi aggrotta la fronte: deve sforzarsi di portare alla luce dei ricordi che ormai sono sepolti da un po' di tempo. Quand'è stata l'ultima volta che a parlato faccia a faccia con il suo ragazzo?

-Ha trascorso le vacanze invernali in Argentina. Quindi...- Iwaizumi conta le settimane trascorse sulle dita di una mano. -Uh, cinque mesi fa, più o meno.-

Sua madre annuisce, comprensiva, anche se le sue sopracciglia si sollevano leggermente. Si avvicina al lavello e aiuta il figlio ad asciugare i piatti senza mantenere il contatto visivo.

-Dev'essere dura,- dice, dopo qualche secondo di silenzio.

Le braccia di Iwaizumi si irrigidiscono. Tutto il suo corpo, in realtà, sembra essersi immobilizzato. Anche se non ne conosce il motivo, cerca comunque di atteggiarsi come al solito. Si schiarisce la gola e, calmo, si rivolge a sua madre: -Perché?-

-Beh, immagino non sia per niente facile mantenere una relazione di questo tipo se la persona che ti piace si trova così lontano da te.- Hirohide gli sorride dolcemente prima di riprendere in mano i piatti. -Voglio solo dire che siete bravi.-

Iwaizumi lascia andare i piatti e fa un passo indietro, asciugandosi le mani sullo strofinaccio. Mentre sfrega il tessuto contro la sua pelle, si accorge di star trattenendo il respiro.

Finalmente, anche sua madre si accorge che qualcosa non va: -Tesoro? Ho detto qualcosa di sbagliato?-

Lui scuote la testa, ma la sua vista si sta facendo stranamente annebbiata. Caccia indietro le lacrime perché, del resto, non ha motivo di piangere. Non c'è nulla che non vada. Eppure, pensa, eppure...

-Mamma,- dice, interrompendo il suo stesso flusso di pensieri. -Come...- si morde un labbro, cercando di esprimersi nel modo corretto. Anche se ormai sono trascorsi due anni, è un tema delicato. L'ultima cosa che vuole è premere un tasto ancora dolente. -Perché tu e papà avete divorziato?-

Sua madre strabuzza gli occhi, scioccata dalla domanda. -Hajime!-

-Lo so che è per causa mia, perché lui non mi ha mai accettato. Ma non non capisco,- ammette, sentendo che la sua stessa voce incrinarsi. -Avete smesso di amarvi?-

Hirohide osserva suo figlio ancora per qualche istante, incredula. Poi, lentamente, deposita i piatti sul tavolo e si siede sopra uno dei cuscinetti, invitando suo figlio a fare altrettanto. Iwaizumi si posiziona di fronte a lei, esitante.

-Io e tuo padre...- Hirohide alza la testa verso il soffitto, come se la risposta fosse stata scritta lì. -Io e Morikimi ci siamo amati tanto.- Un debole sorriso fa persino capolino sul suo volto. -Se devo essere sincera, mi sono innamorata di lui fin dal primo momento in cui l'ho visto. Era molto bello, sai? Con i suoi lunghi capelli neri e la bicicletta sportiva.-

Iwaizumi si lascia sfuggire un abbozzo di risata. -Papà aveva i capelli lunghi? Perché non ho mai visto una foto?-

-Li ha tagliati subito dopo che ci siamo conosciuti. Non gli piacevano davvero, ma era convinto che in questo modo avrebbe attirato le ragazze. E così è stato.- Sua madre scrolla le spalle, divertita. -Aveva sempre i vestiti stropicciati, però.-

Il sorriso di Iwaizumi sparisce quasi istantaneamente, sostituito dal senso di colpa. Lascia ricadere le braccia lungo le ginocchia e china il capo.

-Se vi amavate ancora, perché lo hai cacciato di casa?-

Hirohide piega la testa, cercando di intercettare lo sguardo mortificato del figlio. Non c'è più tristezza, dipinta sul suo volto; solo accettazione. E poi, le parole successive lo colpiscono dritto al petto.

-L'amore non basta, Hajime.-

La testa di Iwaizumi scatta verso l'alto. Sua madre sta guardando da un'altra parte, dove ci sono le foto di famiglia: nonostante Hirohide si sia sbarazzata della maggior parte dei ricordi, la cornice con gli scatti del matrimonio è rimasta in bella vista.

-Ti dirò una cosa che mi ha detto la mia terapeuta. La maggior parte delle coppie che si presentano nel suo studio, sono ancora innamorate. In queste situazioni, difficilmente il problema alla base è di tipo romantico: ci vanno di mezzo questioni finanziare, rapporti familiari, il tempo trascorso con i figli. Può capitare che i sentimenti tra due persone siano incerti, ma è raro.- Hirohide chiude gli occhi, come se stesse cercando di cancellare l'immagine che si trova davanti a lei.

-Perché un matrimonio, perché una relazione funzioni, l'amore non è sufficiente. Ci vuole altro. Sacrifici, amicizia; ci vogliono coraggio e tenacia per far durare il rapporto, ma questi devono trasformarsi in qualcosa di concreto. Compromessi. Significa che entrambe le parti devono corrersi incontro anche a costo di lasciarsi indietro qualcosa. Dare e ricevere allo stesso modo. Una relazione deve essere equa, altrimenti è destinata a estinguersi.-

Hirohide allunga una mano sul tavolo, con il palmo rivolto verso l'alto. Iwaizumi ci mette un po' a replicare il gesto e ad intrecciare le loro dita.

-Per un po', tuo padre ha provato a scendere a compromessi,- continua sua madre. -Anche io l'ho fatto. Ma poi ho capito che mio figlio non può essere un compromesso.-

Iwaiuzmi le stringe forte la mano. Lei passa un pollice sulle sue nocche, con affetto. -Ho mandato via tuo padre perché il nostro matrimonio si era già distrutto. Ve bene così, perché era la cosa giusta da fare. Ricorda le mie parole, Hajime. L'amore non basta.-

Iwaizumi dovrebbe sentirsi più sollevato, dopo questa scoperta, ma il suo cuore si è in qualche modo fatto più pesante. Perché non riesce a liberarsi da questa sensazione opprimente?

-Grazie, mamma.-

Hirohide gli strizza l'occhio e torna vicino ai fornelli. Iwaizumi stringe forte le ginocchia con entrambe le mani.

"Come sta Oikawa?"

"Non lo so", è ciò che avrebbe voluto rispondere. Non lo so.

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La notte del ventinove Aprile, Iwaizumi si sveglia di soprassalto.

Accade così inaspettatamente che il ragazzo si ritrova a soffocare un urlo. Si mette subito a sedere, cercando di regolare il ritmo dei suoi respiri.

Prova a fare mente locale mentre si guarda attorno: si trova nell'appartamento di Tokyo, quello che condivide con un altro studente dell'università. Si ricorda che il suo coinquilino è tornato a casa, quel weekend, quindi è da solo.

E' ancora buio pesto e, fuori dalla finestra, le strade sono deserte. La luce del lampione riflette le gocce di pioggia che battono violentemente contro il vetro.

Iwaizumi si passa una mano davanti agli occhi senza trattenere uno sbadiglio. Cerca la causa di quel risveglio così brusco e, proprio mentre sta per accendere la luce, il suo telefono riprende a squillare.

Iwaizumi lo avvicina all'orecchio senza pensarci due volte.

-Sì?- domanda, con un tono che lascia trapelare la sua scocciatura. La sua voce è impastata dal sonno e i suoi pensieri sono annebbiati a causa dell'orario. -Chi parla?-

Quando dall'altra parte non sopraggiunge alcuna risposta, Iwaizumi comincia a preoccuparsi. Così piega istintivamente le gambe e si siede più composto, come se dovesse scattare da un momento all'altro.

-C'è nessuno?-

Passano tre, quattro secondi. L'ansia di Iwaizumi aumenta con lo scorrere del tempo. Sta per allontanare il telefono quando distingue un suono fievole, appena percettibile.

-Iwa-chan.-

Qualcosa non va.

Iwaizumi lo percepisce dal suono tremolante che fuoriesce dalle labbra di Oikawa. Il suo cuore comincia a palpitare forte nel petto.

-Oikawa?-

Anche il suo è un sussurro. La stanza si è fatta così silenziosa che lo scroscio della pioggia riecheggia persino nell'altro capo del telefono.

Nulla.

-Tooru,- Iwaizumi raddrizza la schiena.

I suoni della città si confondono con il respiro dell'altro ragazzo: è debole, ma agitato, irregolare. Prima il suono di un claxon, poi dei passi sull'asfalto; presto, Iwaizumi si rende conto che il ticchettio della pioggia non proviene unicamente da casa sua.

-Che succede?- domanda, cercando di non farsi prendere dal panico. -Va tutto bene?-

-Scusa se ti ho chiamato,- la voce di Oikawa è ridotta ad un sussurro. -So che stavi dormendo. Ma è tutto così confuso. Non non so come... non riesco a...-

-Hey,- Iwaizumi prova a tranquillizzarlo, perché almeno uno dei due deve mantenere la calma. -Hey, respira. E' tutto okay.-

-No,- E' la sola cosa che Oikawa riesce a proferire. La sua voce è diventata un rantolio, segno che il panico sta avendo la meglio. -No, non è tutto okay. N-non...-

-Ho bisogno che respiri. Puoi farlo per me?-

Oikawa si lascia sfuggire un gemito stridente, ma ammutolisce. Iwaizumi resta in silenzio; stringe le coperte con i pugni e attende, paziente.

-Sì,- soffia Oikawa, in modo quasi meccanico, ma per Iwaizumi è sufficiente. Trascorrono qualche minuto così, solo loro due. Oikawa emette un singhiozzo, poi lo inghiottisce.

Solamente quando il respiro dell'altro ragazzo si è stabilizzato, Iwaizumi inferisce con un'altra domanda: -Dove ti trovi?-

Oikawa soffoca un altro sussulto, ma Iwaizumi è sicuro che ormai i suoi occhi siano gonfi di lacrime. Il suo cuore si stringe. Non lo ha mai visto in queste condizioni, nemmeno quando la paura di essere rimpiazzato da Kageyama lo aveva portato a quella brutta crisi.

-Tooru, per favore,- riprova, con più urgenza. -Dove sei?-

-Iwa-chan.- Oikawa si prende qualche secondo, come se le parole fossero un vero e proprio colpo fisico; fanno fatica a uscire e prendere forma, ma lui ci prova ugualmente.

-Ho... ho fatto una cazzata. Sono così stupido. Pensavo che sarebbe stata una buona idea ma... ma ora mi rendo conto che...- si interrompe solo per prendere un grosso respiro, quasi avesse trattenuto il fiato fino a quel momento. -Mi dispiace. Mi dispiace, incasino sempre la vita degli altri e...-

L'espressione di Iwaizumi si sgretola mentre cerca di capire dove il suo ragazzo stia andando a parare. Il panico, ormai, ha assalito anche lui: -Che cosa hai fatto?-

-Non ce la facevo più!- quello di Oikawa è un urlo straziato, sofferente, che gli fa gelare il sangue nelle vene. -Lo so che è stupido e incosciente e-.... ma ho pensato che forse se ti avessi visto, se avessi rivisto tutti voi, poi sarebbe andata meglio. Mi dispiace.-

-Se avessi rivisto...- Iwaizumi scuote la testa. -Oikawa, dove diavolo sei?-

Oikawa tace. Non parla più per molto tempo; piange soltanto. E poi, una debole risposta: -Non lo so. Piove troppo.-

-Qual è l'ultima cosa che ricordi?-

-L'aeroporto. Ho preso un taxi, ma l'indirizzo era sbagliato. Credo di essere in un parcheggio. Ho tanto freddo.-

-L'aeroporto di San Juan?-

Ancora qualche secondo di silenzio. Poi la sua voce si spezza, e Oikawa inspira profondamente: -No.-

-Sei a Tokyo?-

Non ottiene subito una risposta e, per un istante, pensa che non ne avrà una. Forse Oikawa ha cambiato idea, o forse si è trattato solo di un brutto sogno. Iwaizumi sta per insistere ulteriormente, quando l'altro ragazzo si decide a collaborare: -Sì.-

È una sensazione complessa quella che prova: uno strano miscuglio di paura e sollievo. La presa sulle coperte si allenta solo un po'.

-Sei venuto a Tokyo senza avvisare nessuno?-

E' quasi sicuro che l'altro ragazzo stia per scoppiare. Il suo respiro è corto e balbettante; Iwaizumi vuole aiutarlo, confortarlo, ma non può fare nulla se lui non glielo permette.

-Non avrei dovuto,- Oikawa espira bruscamente. -Ma è successo tutto così in fretta. Non mi ricordavo dove abitassi e-... Dio, sono così stupido.-

-No, no. Va tutto bene,- lo tranquillizza Iwaizumi. Si precipita giù dal letto senza pensarci due volte e comincia a girare la camera alla ricerca di un paio di scarpe. -Va tutto bene. Dammi solo il tempo di...-

-Iwa-chan,- sussurra Oikawa, inciampando nelle sue stesse parole. -Puoi venire qui?-

-Sì,- Iwaizumi agguanta al volo felpa e le chiavi della macchina. -Sì, sto arrivando.-

-Me lo prometti?-

-Te lo prometto.- Iwaizumi scende le scale di corsa, mentre il suo cuore batte a mille. Si infila in giardino e scavalca il cancello con un balzo. Non controlla nemmeno che la strada sia libera prima di attraversare.

-Tu non ti muovere,- gli ordina. -Resta al telefono con me fino a quando non sarò lì, hai capito?-

-Sì.-

-Vengo a prenderti,- ribadisce Iwaizumi, saltando sul sedile del guidatore e mettendo in moto l'automobile. -Te lo prometto. Ti fidi di me?-

-Sì,- biascica Oikawa, con più voce. -Mi fido.-

Per tutta la durata del viaggio, Iwaizumi trattiene il respiro: tutto sembra contorcersi dentro di lui, una tempesta torrenziale che lo insegue. Si sente sul punto di svenire, lottando contro la stanchezza e contro un forte mal di testa; troppe informazioni in troppo poco tempo.

Cerca di non lasciarsi andare per il bene di Oikawa, e di non inveire contro quella realtà perennemente dura e spietata. Tutto ciò che desidera è solo una piccola tregua. Solo una.

Nel giro di dieci minuti, ha già raggiunto il quartiere di Ota; alle tre di notte le strade sono poco frequentate, fatta eccezione per la presenza di qualche lavoratore. L'asfalto è scivoloso e i pneumatici faticano ad aderirvi, così Iwaizumi evita le frenate brusche. Tutto ciò che lo circonda è acqua, vento e abitazioni avvolte dal nero; la visibilità è talmente ridotta che molte auto sono accostate lungo il marciapiede.

Merda, è tutto ciò a cui riesce a pensare. Vorrebbe tartassare Oikawa di domande, ma sa perfettamente che è la strategia più sbagliata da adottare. Oikawa non va assalito in alcun modo.

Si passa una mano tra i capelli e si accorge che il suo ginocchio sta tremando. Lo ferma con una mano e, quando il semaforo ha cambiato colore, sfreccia in avanti. Merda, merda, merda.

Non importa cosa sia successo, o perché Oikawa si trovi a Tokyo. L'unica cosa che conta, in questo momento, è proteggerlo da sé stesso: dai suoi pensieri, dalle sue paure, dalle sue azioni avventate. Oikawa non deve rompersi. Non quando c'è Iwaizumi.

-Dove sei?-

Iwaizumi si riprende in un battibaleno. Lancia un'occhiata allo specchietto retrovisore e accelera. L'acqua si infrange con più violenza sul parabrezza, ma lui continua a guidare.

-Ho appena superato la stazione di Kamata,- risponde prendendo la prima svolta verso l'aeroporto. -Riesci a vedere qualcosa? Qualunque cosa.-

Oikawa cammina e il rumore dei suoi passi è addolcito dal ticchettio della pioggia. Poi si schiarisce la voce. Sembra esausto.

-Vedo una luce.-

-Che tipo di luce?-

-Neon. E' un'insegna rosa.-

-Potrebbe essere quella di un autogrill?-

-No.- Dopo qualche secondo, Oikawa riprende a parlare: -E' l'insegna di un negozio di elettronica. Dall'altra parte del parcheggio c'è un fast-food. Penso di essere davanti ad un centro commerciale. Posso avvicinarmi ancora, se vuoi.-

-No,- lo interrompe Iwaizumi. Il suo piede preme più a fondo sul pedale e le ruote sollevano un'onda d'acqua che si infrange a lato della strada. -Non serve. Ho capito dove sei.

Il respiro di Oikawa inizia a stabilizzarsi, raggiungendo un ritmo quasi accettabile. Iwaizumi deglutisce a fatica e la presa attorno al volante si fa più ferrea.

-Sto arrivando,- promette, più a sé stesso che all'altro ragazzo. -Tra poco sarò da te.-

E' debole, ma c'è; Iwaizumi è sicuro di averla sentita. La risata di Oikawa, tenera, titubante. Era lì, reale, fino a pochi secondi fa; prima che il vento se la portasse via.

-Iwa-chan si prende sempre cura di me, eh?-

Iwaizumi impiega tutta la buona volontà che è rimasta nel suo corpo per cacciare indietro le lacrime.

-Sempre, idiota,- borbotta dolcemente. -Sempre.-

Dopo qualche minuto, riesce a intravedere attraverso il vetro appannato una serie di edifici tutti uguali. Il centro commerciale sorge come un gigante silenzioso avvolto da un manto di oscurità. Le luci sono soffocate dalla pioggia battente; le gocce si schiantano contro le finestre e le pareti di vetro, scivolando in lunghi rivoli e pozzanghere che deformano tutte le figure.

Le vetrine dei negozi, normalmente piene di vita e colori, ricordano ora dei profondi abissi, con i manichini fermi in pose spettrali. Il parcheggio è vuoto; ci sono solo due auto abbandonate, con le superfici lucide e bagnate.

-Sono qui,- dice, premendo con forza il telefono contro l'orecchio. Si guarda attorno freneticamente, aspettandosi che Oikawa compaia da un momento all'altro. I suoi occhi si muovono rapidamente, alla ricerca di qualunque movimento in quella morta rigidità.

-Mi vedi?- insiste. -Io non ti vedo da nessuna parte.-

Quando non ottiene alcuna risposta, Iwaizumi lancia il cellulare sul sedile. Si copre la testa con il cappuccio e scende dalla macchina senza preoccuparsi di parcheggiare. I fari proiettano la sua ombra sull'asfalto.

-Oikawa!- urla.

L'intero centro commerciale è immobile sotto il peso della notte e della pioggia incessante. E' un silenzio irreale, rotto solo dal ronzio distante dei condizionatori.

Ogni passo rimbomba nell'aria e l'odore del cemento umido si mescola con quello della terra. Iwaizumi gira attorno come un pazzo, mentre le sue mani si agitano nervosamente.

-Oikawa!- chiama ancora, più forte. -Dove sei? Oikawa!-

La morsa allo stomaco stringe e non gli lascia tregua. I pensieri corrono incessantemente, irrazionali, creando un vortice di preoccupazione che aumenta ogni minuto. E poi, quando inizia a temere il peggio, una figura umana compare nella sua visuale.

-Iwa-chan!-

I piedi di Iwaizumi si muovono da soli. Il ragazzo corre con tutto il fiato che ha in corpo, i vestiti bagnati e appiccicati alla pelle. Ogni passo solleva schizzi d'acqua dalle pozzanghere. Il cuore gli batte forte mentre le emozioni lo travolgono.

In lontananza, sotto il rosa lampeggiante dell'insegna, vede Oikawa; anche lui è fradicio, molto più di Iwaizumi. L'acqua gocciola dalle punte dei suoi capelli e gli inzuppa la maglietta.

Ma quando i loro occhi si incontrano, Iwaizumi si dimentica anche della pioggia.

Oikawa si getta su di lui senza un istante di esitazione. L'abbraccio è stretto, intenso. Sentono l'uno il calore dell'altro, nonostante il freddo dell'aria. Iwaizumi affonda il viso nella spalla di Oikawa, riconoscendo quell'odore familiare che gli era tanto mancato. Oikawa lo stringe come se avesse paura di lasciarlo andare, di perderlo per sempre; le sue mani si aggrappano disperatamente alla schiena di Iwaizumi.

La pioggia scorre sui loro volti, mescolandosi alle lacrime. Da parte di Oikawa non ci sono parole; solo respiri affannati e singhiozzi lacerati.

Con un gesto rapido, Iwaizumi inclina la testa e le loro labbra si incontrarono. Il bacio è appassionato, una miscela di nostalgia e desiderio. Oikawa cerca la sua bocca con urgenza, come se volesse recuperare tutto il tempo perso; tira la felpa di Iwaizumi con forza, facendo scontrare i loro corpi.

Iwaizumi sente sulla lingua il gusto salato della pioggia, ma è presto sostituito dal sapore di Oikawa. Le mani dell'altro ragazzo scivolarono dietro la sua nuca, tirandolo più vicino, ancora e ancora, fino a quando Iwaizumi non è costretto ad arrampicarsi su di lui per non inciampare. Stringe il tessuto bagnato tra le dita e assapora ogni secondo di quell'intimità.

Appena prova ad indietreggiare, Oikawa non glielo permette e la presa attorno al suo corpo si fa quasi mortale. Le loro labbra si uniscono un'altra volta e i loro respiri si intrecciano.

Per un breve, tormentato istante, le loro preoccupazioni sono dissolte in pioggia: gli errori, i dubbi, l'angoscia, scivolano sul loro petto, evaporano prima di toccare l'asfalto. Il tempo, la distanza, non contano più; tutto si consuma in quel bacio.

Lo spazio tra di loro è ridotto a zero. Iwaizumi non pensa, agisce e basta: avvolge le braccia attorno alla vita di Oikawa e ingoia un basso un gemito. Vuole strappare via tutta la sofferenza del suo ragazzo, schiacciarla dove nessuno possa vederla. Rabbrividisce mentre le dita di Oikawa scivolano tra i suoi capelli. Desidera solo restare per sempre così: rivivere quel momento eterno, spietato, e alleggerire Oikawa da tutte le emozioni che non può sopportare.

Iwaizumi sprofonda nel bacio fino a quando la frenesia non si spegne. Avviene lentamente, appena si crea un buco tra i loro corpi. Gli occhi di Oikawa si spalancano e, per un attimo, lui e Iwaizumi si guardano in silenzio. La pioggia continua a cadere. Il tempo riprende a scorrere.

Così come era stato riparato, pian piano, il cuore di Iwaizumi si spezza.

Oikawa sembra così dannatamente triste. I suoi occhi sono un abisso di rimorsi, mentre il suo corpo è avvolto da un'aura di malinconia.

Le sue spalle sono chiuse, come se dovessero portare un peso invisibile. Si protegge dal mondo esterno, con le braccia incrociate davanti al petto. La pelle porta il segno di notti insonni e pensieri tormentati. Sta tremando: per il freddo, per la paura, per il dolore. Iwaizumi non sa quale sia la risposta. Oikawa è fragile come un pezzo di carta sotto la pioggia.

Iwaizumi sbatte le palpebre e stringe la mascella. Annuisce, istintivamente, e passa un braccio sopra le spalle del suo ragazzo.

-Andiamo,- sussurra dolcemente, spingendo Oikawa verso l'automobile. E' facile, perché l'altro non oppone alcun tipo di resistenza.

Iwaizumi carica Oikawa sul sedile del passeggero e lo aiuta ad allacciare la cintura. E' come avere a che fare con una bambola di porcellana: rigida come una statua, ma così delicata che un solo colpo potrebbe ridurla in mille frantumi.

Durante il viaggio di ritorno, non parlano. Di tanto in tanto, Iwaizumi lancia occhiate furtive verso il suo ragazzo. Non ottiene alcuna reazione. Lo sguardo di Oikawa è incollato sul finestrino.

Quando arrivano a casa, Iwaizumi gli procura una coperta e dei vestiti puliti.

Oikawa si cambia senza fiatare e, con la stessa desolazione, si raggomitola sul divano. Affonda nella felpa, nascondendo gli occhi cupi dentro il cappuccio.

Il salotto è in penombra, illuminato solo dalla luce fioca che filtra attraverso la grande vetrata. Le tende sono aperte, ma la notte è ancora minacciosa, con nuvole dense che coprono il cielo.

Iwaizumi si passa un asciugamano tra i capelli e studia i più piccoli comportamenti di Oikawa: come gioca nervosamente con le maniche, il modo in cui evita di proposito il contatto visivo. La bocca ora è una linea sottile, piegata in una lieve espressione di amarezza. E' raccolto su se stesso, mentre fissa un punto indefinito.

Iwaizumi si siede accanto a lui. Oikawa non mostra di essersene accorto, intrappolato nella sua bolla di solitudine.

E' come se si fosse creata una barriera, tra loro. Un blocco di cemento armato che non permette al sole di scaldarli. Non importa quello che hanno passato o la storia che si portano dietro: per la prima volta, Iwaizumi prova sconforto. Non sa cosa dire. Non sa cosa fare. A dire il vero, non sa nemmeno se c'è niente di concreto che lui possa fare.

Non sono mai stati in imbarazzo l'uno di fronte all'altro; mai incerti, mai a disagio. Iwaizumi se ne rende conto solo adesso perché, per la prima volta, la distanza che li divide è più grande di quella dell'oceano.

In quel salotto vuoto, la tristezza è una presenza tangibile che riempie ogni angolo della stanza.

Oikawa si morde un labbro. Dopo qualche minuto di esitazione, la sua voce spezza finalmente quell'aria tesa: -Mi dispiace. So che è stato tutto improvviso. Ho agito senza pensare. Non mi è mai successo e non sapevo cosa fare. Così ho chiamato te.-

-Hai fatto bene,- dice Iwaizumi, un po' impacciato. -A chiamarmi, voglio dire. Sai che per te ci sarò sempre. Ma non...- Iwaizumi tossisce leggermente per addolcire il nodo alla gola. -Non posso aiutarti se non mi spieghi cosa c'è che non va.-

Oikawa lo fissa per un po' e lui si sente spiazzato come non gli era mai capitato prima. Lo guarda come se cercasse delle risposte. Iwaizumi desidera tanto potergliele fornire, poterlo consolare.

-Ruben è omofobo.- Alla fine, Oikawa stringe le braccia attorno al collo e si lascia andare. -Non solo lui, a dire il vero. Anche alcuni miei compagni di squadra. Un ragazzo olandese è stato preso di mira solo perché ha portato suo marito agli allenamenti. Non parliamo mai della nostra vita fuori dalla pallavolo, e c'è un motivo.-

Iwaizumi chiude gli occhi. La sua testa comincia a pulsare. Vuole allungare la mano e prendere quelle di Oikawa, ma deve aspettare che l'altro ragazzo finisca.

-Non ho mai parlato di te. Di noi. A nessuno di loro.- Oikawa scuote la testa, inspirando ed espirando meccanicamente. -Da quando sono entrato nel Club Atletico di San Juan, mi sono dovuto nascondere. Il modo in cui mi vestivo era un problema. Lo smalto sulle unghie. Ho inventato di avere una ragazza solo per mettere a tacere i loro commenti. Ho passato due mesi infernali.-

Oikawa si gira verso di lui e i suoi occhi sono velati dalle lacrime. -Prima che tu me lo dica, lo so che è sbagliato. E' terribile. Sono stato il primo a insegnarti che va bene essere sé stessi, anche a costo di perdere tutto. Non mi sono mai preoccupato di quello che pensavano gli altri. Ma questa volta è diverso.-

Oikawa crolla. Il suo viso si sbriciola mentre abbassa la testa e inizia a piangere così forte che Iwaizumi ha paura si soffochi. L'anima di Oikawa si frantuma, ferita da migliaia di piccole schegge.

-E' per questo che mi sento un idiota! Perché questa volta ho paura. I-io... non volevo che mi escludessero capisci? Non adesso che la mia vita è perfetta. Ho aspettato così tanto per poter realizzare il mio sogno! Ho lottato più di chiunque altro per arrivare dove sono ora. Tutti quegli anni di liceo fatti di sconfitte e false speranze solo in attesa di questo momento. N-non...- Il suo respiro trema. -Non posso permettere che mi sfugga tra le mani. Non posso proprio.-

Iwaizumi sente una sensazione acuta al centro del petto a cui non riesce a darle un senso. È dolorosa; si diffonde mentre lui resta seduto e ascolta Oikawa parlare.

-Pensavo di essere disposto a pagare questo piccolo prezzo.- Oikawa deglutisce amaramente. -Mi sono reso conto che non è così.-

Amare dovrebbe essere semplice, ma non lo è più. Sono stati sconfitti dalle circostanze, di nuovo. Quanto ancora sarebbe durata la loro tragedia?

-E' per questo che non volevi che venissi a trovarti in Argentina,- realizza Iwaizumi. -Per colpa dei tuoi nuovi amici.-

Oikawa non risponde perché è troppo occupato a singhiozzare. Iwaizumi ne approfitta per farsi più vicino. Se non altro, la sua presenza potrebbe trasmettere sicurezza, in qualche modo.

-Vivere per due anni in un paese straniero, quando tutte le persone che conosco sono dall'altra parte del mondo,- la voce di Oikawa si alza, in preda al panico. -Non è facile. Non è per niente facile. Sono grato dell'opportunità che mi è stata data e non c'è un solo giorno in cui rimpiango le mie scelte. Non tornerò mai indietro. Eppure...-

Eppure eccoti qua, conclude Iwaizumi. Sul suo divano, nel cuore della notte, dopo essere salito sul primo aereo che lo avrebbe condotto da Iwaizumi.

Oikawa si rifiuta di guardarlo in faccia. Il suo respiro è distante.

-Mi manca casa, Iwa-chan. Mi manca così tanto.-

Iwaizumi lo capisce. Sa cosa si prova. E' brutto da dire, ma è la verità. Da quando Oikawa se n'è andato, non si è mai sentito veramente a casa da nessuna parte; e nessun posto avrebbe mai potuto rimpiazzare il buco che si portava dentro.

Ma non è quello che Oikawa ha bisogno di sentire.

Così, Iwaizumi aspetta pazientemente che le lacrime del suo ragazzo si siano asciugate e i suoi singhiozzi si siano placati. Lo scruta per un lungo momento. Oikawa strizza le palpebre, come se gli occhi gli bruciassero.

-Avevo bisogno di sfogarmi,- si giustifica, dopo qualche minuto di silenzio.

-Lo so.-

Non c'è niente che Iwaizumi possa fare. Niente di concreto, almeno; può ascoltare, dare qualche consiglio, ma non può avere il controllo sulle risposte emotive di Oikawa. Questa consapevolezza lo uccide.

-Non avrei mai voluto nasconderti alla squadra. Sono stato costretto a mentire.-

-Lo so.-

Deglutendo, Oikawa abbassa le mani. Sta meglio. Tra pochi giorni, probabilmente, si comporterà come se nulla fosse successo. E' tipico di Oikawa, del resto. Questa notte esisterà solo nei ricordi di Iwaizumi.

-Ti amo,- aggiunge Oikawa. I suoi occhi scuri trafiggono Iwaizumi. -Sai anche questo, vero? Tu sai di essere la persona più importante della mia vita. Sai che non passa un giorno senza il quale io non ti pensi.-

Iwaizumi sbatte le palpebre rapidamente. Poi, annuisce.

-Sì. Lo so.-

-Bene.- Oikawa sospira, tremante, e si sporge in avanti. -Perché ho bisogno che anche tu me lo dica.-

Le sopracciglia di Iwaizumi scattano verso l'alto. E' sorpreso, ma solo per pochi istanti; presto, capisce il motivo di quella richiesta.

-Ti amo,- promette, mentre alza una mano per spostargli i capelli dalla fronte. Le sue dita scendono gentilmente lungo i lineamenti del suo viso, indugiando su ogni piccola curva. Spera che Oikawa riesca a sentire tutto l'amore che prova per lui.

-Mi ami ancora come prima?-

-Ti amo ogni giorno più di quello precedente.-

C'è una risata; Iwaizumi non sa nemmeno da chi provenga, se da lui o da Oikawa. Forse da entrambi.

-E' proprio quello che speravo di sentire,- ammette Oikawa, abbandonandosi al suo tocco.

Iwaizumi si sporge in avanti e unisce le loro labbra. Oikawa sa ancora di pioggia. Iwaizumi ha disperatamente bisogno di riversare tutto se stesso in lui, annegare dentro quel desiderio.

Oikawa allunga un braccio per prendere la parte posteriore del collo di Iwaizumi, mentre l'altra mano preme contro il suo petto. Forse percepisce il suo cuore che batte, perché il suo volto si ammorbidisce.

-Camera,- dice semplicemente, facendo perdere un battito a Iwaizumi. Può sentire il calore insinuarsi lungo il suo collo, il viso arrossato mentre ricambia più ardentemente il bacio.

-Sei sicuro?- dice iwaizumi, titubante. La sua bocca sfiora la spalla di Oikawa e il ragazzo chiude gli occhi.

-Sì,- sospira, afferrando il volto di Iwaizumi con entrambe le mani. Preme la fronte contro quella del suo ragazzo, con aria sognante. -Ho bisogno di te.-

Iwaizumi annuisce, lasciando un bacio rapido sulla sua mascella. Poi uno più leggero, sotto il suo occhio, che gli strappa un'altra risata.

-Anche io ho bisogno di te.-

Iwaizumi afferra Oikawa per il polso e lo conduce lungo il corridoio. Il secondo abbassa lo sguardo, sposta la presa di Iwaizumi e intreccia le loro dita.

Appena hanno raggiunto la porta della camera, Oikawa afferra la parte anteriore della maglietta di Iwaizumi e lo trascina dentro; ogni passo è barcollante e la scarsa luce della lampada rischia di farli inciampare.

Cadono sul futon e Oikawa si fa subito avanti per catturare le labbra di Iwaizumi in un altro bacio appassionato. Iwaizumi fa scorrere la mano lungo l'addome del suo ragazzo, sollevando lentamente anche la sua felpa.

I tocchi sono diventati familiari, ma i suoni che riescono a strappare l'uno dall'altro sono sempre nuovi. Oikawa apre la bocca affinché Iwaizumi possa far scivolare la lingua sul suo labbro inferiore.

Il resto dei vestiti scompare senza che nessuno dei due ci faccia particolarmente caso - gettati senza cura nell'abisso di materia oscura fuori dal letto - e le mani di Oikawa sono ovunque, stuzzicando Iwaizumi nei punti giusti.

-Tooru.-

Gli occhi di Oikawa si ingrandiscono. Iwaizumi può vedere i muscoli della sua gola muoversi mentre ingoia qualunque parola stia per dire. Il suo palmo è caldo contro il collo di Iwaizumi.

Dio, Iwaizumi lo ama follemente. Il suo corpo è ardente, brucia di così tante sensazioni che tutte le parole del mondo non sarebbero comunque adeguate a descriverle.

Ormai sono diventate bravi, in ​​questo. Iwaizumi conosce il corpo di Oikawa come se fosse il suo. Oikawa si muove sotto di lui come se fosse nato per unirsi ai suoi respiri. Le sue dita iniziano a torcersi tra le lenzuola.

-Guardami,- Oikawa lo supplica, con voce roca, gli occhi annebbiati dal desiderio.

Quella richiesta manda un brivido lungo la schiena di Iwaizumi. Il suo petto si abbassa, schiacciato contro quello del suo ragazzo, e la sua pelle implora di essere toccata. Oikawa obbedisce. Iwaizumi era stato privato del tocco di Oikawa per così tanto tempo e la cosa lo stava facendo impazzire.

Una serie di sospiri strozzati riempie la stanza. Le pareti tremano di calore e fantasie.

-Iwa-chan,- sussurra Oikawa, con le labbra gonfie, tormentato dalla disperazione. E' una preghiera, e Iwaizumi inarca la schiena per incontrare le sue esigenze.

E' un crescendo di gemiti, fiamme e spinte accelerate. I loro cuori sono così vicini che Iwaizumi non riesce più a distinguere il proprio battito. Oikawa ripete il suo nome come se non conoscesse un suono più puro di quello.

La testa di Iwaizumi comincia a girare e la sua vista si appanna. Le urla si gonfiano e si infrangono come onde.

Oikawa lascia che Iwaizumi lo distrugga, accasciandosi sul letto. Passa le dita tra i suoi capelli, con la faccia incastrata nell'incavo del suo collo. Mentre riprende il fiato, Iwaizumi si piega su di lui, divorando gli ultimi piagnucolii che sfuggono dalla sua bocca.

Restano lì per un paio di minuti, cercando di riacquistare un respiro regolare. La pelle di Iwaizumi formicola ancora. Oikawa sposta i capelli sudati da un lato, per vedere meglio il suo ragazzo.

Iwaizumi rotola via, tirando Oikawa contro il suo petto. La sua mano gioca con il viso arrossato del suo ragazzo. E' un tocco gentile che sprigiona calore. Oikawa piega la testa mentre un sorriso affettuoso fa la comparsa sulle sue labbra.

-Vorrei restare qui per sempre,- mormora Oikawa, contro la bocca di Iwaizumi. Il suo respiro gli solletica dolcemente le labbra.

-Anche io,- ammette Iwaizumi, avvolgendo saldamente la vita di Oikawa. -Vorrei che questo momento non finisse mai.-

Si tengono il più vicino possibile, incollati l'uno all'altro. La mano di Oikawa preme ancora sul petto di Iwaizumi, memorizzando il ritmo del suo cuore.

Oikawa si addormenta per primo, tra le braccia della sola persona che abbia mai amato. Iwaizumi gli accarezza un fianco fino a quando la stanchezza non prende il sopravvento: quindi, abbandona la realtà, e rimanda tutti i problemi al mattino seguente.

Oikawa ama Iwaizumi. Forse è sufficiente.

   
 
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