Un tappeto di foglie secche le si era presentato davanti agli occhi. Gialle, rossastre, leggere, le ribadivano che ormai era autunno inoltrato.
Sei aveva rallentato il passo perché quel dono degli alberi scricchiolava sotto i suoi piedi e lei non voleva svegliarla.
Lei, che sembrava una creatura fiabesca, addormentata ai piedi di quella grande quercia. Teneva il rosario stretto tra le mani come se il sonno l’avesse colta pregando.
I suoi capelli scuri e lucidi erano sparsi fra il fogliame. Se Sei ne fosse stata in grado, avrebbe voluto dipingerla.
Doveva essere davvero stanca. E lei era in ritardo. Sei avrebbe dovuto svegliarla, scusarsi con lei per averla fatta aspettare. Non poteva dormire così, all’aperto. Se qualcuno l’avesse vista…
Ma no. Nessuno avrebbe turbato il suo sonno. Quello era il loro posto segreto.
Le foglie scricchiolanti ripresero il loro canto mentre Sei si sdraiava vicino a lei. Si era accostata alla sua schiena rannicchiandosi contro di lei e passandole le braccia intorno alla vita. Bruciava. La sua Shiori bruciava. Bruciavano entrambe, bruciava tutto il resto e forse avrebbero davvero scatenato scintille che avrebbero incendiato le foglie.
“Sei?” La voce di Shiori era assonata e tranquilla. Le aveva preso le mani, con i grani del rosario come unica barriera.
“Scusa, temevo che avessi freddo” le aveva sussurrato Sei.
“Sei tu la mia coperta.” Shiori stava ridendo? Sì, era così. Un suono dolce e pacato come lei.
Sono la tua brace ardente, il tuo carbone incandescente, sono il tuo fuoco sotto la cenere.
Avrebbe voluto gridarglielo, ma poi Sei aveva avuto paura. E aveva detto solo: “Non possiamo restare qui.”
Si aspettava che Shiori le desse ragione. Che si sciogliesse da quell’abbraccio stretto, da quel groviglio di foglie e severe uniformi scure.
Ma Shiori aveva risposto “Qui nessuno può vederci. Dammi ancora qualche minuto.”
Sei aveva affondato il viso nella sua nuca. “Ti darò ogni minuto della mia vita.”
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Foglie secche. Solo foglie secche. Il ricordo di una figura addormentata era ancora vivido nonostante la foschia. Sei si era sdraiata a terra, in quell’anniversario segreto. Si era rannicchiata su se stessa sperando che la tristezza la lasciasse. Non poteva più stringere Shiori. Il suo posto era vuoto. I minuti si erano consumati. La brace si era spenta, il carbone era freddo e sotto la cenere non c’era più nulla.


