Anime & Manga > L'Attacco dei Giganti
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Autore: coldcatepf98    16/07/2024    2 recensioni
Tutti quelli che conoscevano Levi lo ritenevano un uomo difficile. Poche volte l'avevano visto essere costretto ad entrare in un ospedale, ma non osavano immaginare quanto potesse essere difficile come paziente.
Lo scoprirà presto la dottoressa incaricata da Armin di fabbricargli una protesi per la gamba, Sigrid Myhre, medico strutturato dello splendente nuovo ospedale della nascente città sul mare di Paradise, Rostock.
Sarà l'infortunio di Levi o lui stesso ad essere una sfida per lei?
[post finale - SPOILER - LevixOC - Jeankasa - Aruani]
Genere: Mistero, Romantico, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Armin Arlart, Jean Kirshtein, Levi Ackerman, Nuovo personaggio
Note: Missing Moments | Avvertimenti: Contenuti forti, Spoiler!, Violenza
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Nota dell’autrice: come avete potuto notare, questa storia è ambientata dopo la fine del manga, per cui ci sono spoileroni a seguire, se non siete in pari SCAPPATE!!
Questa storia è nata come un what-if della mia storia “fino alla fine”, tuttavia anche se non avete letto l’altra potete benissimo leggere questa che nasce come il mio desiderio di scrivere un “medical-drama” ambientato nell’universo di AoT. Per chi ha letto anche la mia storia precedente troverà giusto qualche easter-egg (ossia dei riferimenti velati, mai però lasciati al caso o non spiegati, il tutto s’inserisce in questa nuova storia e ha una sua ragion d’essere), oltre che la mia OC che ho però, ovviamente, rivisitato.
Per quanto riguarda il progresso tecnologico, mi sono rifatta alle conoscenze assunte fino agli anni 40-50 del ‘900, diciamo Seconda guerra mondiale in particolare, quindi a come ci sono apparse Marley e il resto degli stati nella quarta stagione.
Buona lettura!
 

 Capitolo 1 – Conoscenze… singolari 

 
L’ospedale in cui Armin gli aveva detto sarebbe stato visitato sembrava più un hotel, considerati gli standard a cui era abituato nelle mura. La città intera in realtà gli era sembrata essere stata proiettata da un qualche futuro lontano, tra le macchine che sfrecciavano lungo le strade appena piastrellate e il lungomare a cui mancavano ancora piccoli dettagli per essere ultimato. Avrebbe descritto i palazzi con parole altisonanti che non appartenevano al suo vocabolario, o che comunque mai si sarebbe sognato di usare per descrivere una città all’interno delle mura. Più perché era abituato a piccole abitazioni strettamente affiancate per poter far fronte all’elevata densità della popolazione, mentre nella città di mare appena nata le case, i palazzi, sembravano prendersi tutto lo spazio che volevano, quasi con arroganza. 
L’ospedale, ovviamente, non era da meno: aveva quattro piani ed occupava un intero isolato, gli infissi, nuovissimi, sembravano pesanti e di ottima fattura, le stanze erano perfettamente ammobiliate e le pareti appena imbiancate erano illuminate dal sole mattutino e sembravano brillare. Levi era concentrato a guardare il soffitto per ignorare al meglio che poteva Onyankopon, talmente eccitato che sembrava fosse lui quello a cui dovevano ridare l’uso di una gamba. Sempre se questa “formidabile dottoressa”, come il nuovo comandante del corpo di ricerca l’aveva descritta, ne sarebbe stata capace. Anche se entrambi sapevano bene non si trattasse di capacità, quanto di possibilità: nonostante Mikasa e Levi non avessero perso le loro capacità di Ackerman, erano sempre stati comunque vulnerabili alle malattie e alle ferite. 
Una brezza fresca entrò dalla finestra spalancata, scostando la tenda bianca alla sua destra.
«Ah, che bellezza.» disse Onyankopon i piedi, con le mani poggiate sul davanzale «Non eri abituato a questa vista, eh?»
Levi, sul letto d’ospedale reclinato, si voltò verso la finestra: sembrava di guardare uno dei quadri di Jean, il mare rifletteva la luce del sole come tante scaglie argentate e il cielo era attraversato da sottili nuvole bianche. L’odore di salsedine arrivava fin lì coprendo quasi completamente quello di disinfettante.
«Mi aspettavo più gente quando siamo arrivati.»
«Beh, non siamo più in guerra»
«Ma è un ospedale cazzo.» Onyankopon si voltò di nuovo verso di lui e gli si sedette accanto su una sedia, dando le spalle alla finestra «A malapena ci sono i medici».
E la nostra ancora non arriva” pensò. Iniziava ad annoiarsi e non vedeva l’ora di uscire di lì, non potevano mai sapere se qualche Yeagerista fosse venuto a sapere che lui era in città. Onyankopon né tantomeno Armin lo ritenevano possibile poiché era passato ormai un anno e mezzo dal boato e Levi aveva subito delle ferite che lo rendevano praticamente irriconoscibile. Nonostante ciò, per precauzione la regina aveva fornito loro documenti falsi oltre che estrema discrezione nei loro spostamenti e nelle persone con cui venivano in contatto. Senza contare il fatto che la città era appena nata e la popolazione era perlopiù composta da rifugiati del continente e da abitanti delle mura stesse non avevano avuto molto a che fare con l’esercito.
«Spero la nostra arrivi a momenti… e poi credo sia un bene che non c’è molta gente in giro.» commentò Onyankopon, quasi leggendolo nel pensiero.
«Allora un po’ di paranoia ce l’hai anche tu.» disse Levi secco.
«Non ho visto molti uomini dalla pelle nera in giro, tutti anche solo guardandomi sanno che sono o un rifugiato o un ex volontario.»
«Non ti ho chiesto io di accompagnarmi infatti.»
L’amico rimase interdetto. In effetti non gliel’aveva chiesto, però ci teneva ad accompagnarlo, dopotutto non riusciva a passare molto tempo in piedi e, non di meno, gli voleva bene.
Il silenzio di Onyankopon attirò l’attenzione di Levi che gli lesse la difficoltà che aveva nel rispondergli sul volto.
«Devo ammettere però che non è stato del tutto inutile il tuo aiuto dopotutto. Ma la prossima volta saprò fare da solo o con l’aiuto dei mocciosi, tu sarai di sicuro più utile sul continente.»
Il viso di Onyankopon si rilassò, capiva volesse implicitamente dirgli che preferiva fosse al sicuro senza troppi sentimentalismi. Stava per rispondergli quando qualcuno si fiondò all’interno della loro camera chiudendo la porta alle sue spalle facendo ben attenzione a fare meno rumore possibile.
Levi s’irrigidì e allungò la mano integra dietro la schiena, verso il coltello che teneva alla cintura.
Una donna in camice bianco si voltò verso di loro talmente di scatto che la sua lunga treccia marrone le calò in avanti come una frusta. Poggiando schiena e palmi delle mani sulla porta, li osservò con gli occhi sgranati.
«Ecco qui gli amici di Armin Arlert.» quando notò un certo sconcerto sui loro visi corrugò la fronte «… Vero?»
Onyankopon la guardava interdetto a bocca aperta: «Ehm…»
«Ma certo, dovete essere voi per forza. Non ho mai visto un uomo con la pelle così nera. È lei il volontario del continente.» inclinò la testa quando spostò lo sguardo su Levi «E lei invece la riconosco, è senza dubbio il capitano Levi. O meglio…»
La dottoressa si staccò dalla porta, frugò nella tasca del camice ed estrasse un foglietto di carta che dispiegò: «Hugo… Holt…» fece una smorfia con gli angoli della bocca verso il basso «Non proprio un gran bel nome, eh?»
Levi guardò l’amico che riuscì a capire all’istante cosa stesse pensando: “Ma fa sul serio questa qui?”.
Onyankopon si alzò, pensando bene di parlare lui per primo. Doveva essere lei per forza la dottoressa di cui Armin aveva parlato loro, sapeva i loro nomi e persino la copertura del capitano, che, difatti, aveva pensato la stessa cosa perché lo vide allontanare la mano dal pugnale.
Si schiarì la voce e le sorrise: «Salve, deve essere senz’altro lei la dottoressa…»
«Oh, che maleducata.» la donna si avvicinò e tese la mano ad Onyankopon «Sono Sigrid Myhre, strutturata di riferimento dell’intero piano. Al vostro servizio.»
L’ex volontario le strinse la mano sorridendosi a vicenda, quindi non appena le lasciò andare la mano, Sigrid la porse al capitano che ancora la guardava con un’espressione che comunicava più diffidenza che rassicurazione. L’amico tossì, attirando la sua attenzione, quindi lo esortò con gli occhi a… fare qualsiasi cosa.
Levi le strinse la mano: «Tanto piacere.»
L’espressione sorridente della dottoressa vacillò e si soffermò a sugli occhi del capitano, tra un misto di sorpresa e confusione. Levi le lasciò andare la mano, ma questo non sembrò riscuoterla, continuava a fissarlo interdetta, come se le fosse venuto in mente qualcosa di strano.
«Mi piacerebbe mettere in chiaro una cosa o due, dottoressa.» al tono poco amichevole del capitano parve tornare reattiva «Innanzitutto sulla discrezione, non siamo qui a fare una gita di piacere. A dirla tutta non mi prudeva il culo dalla fretta di fare questo tentativo.»
Sigrid ebbe un sussulto e portò una mano sulla bocca per nascondere una risata: «È davvero simpatico capitano Levi! Non si preoccupi, Arlert mi ha spiegato la vostra precaria situazione. Fino a quando la regina Historia non sistemerà del tutto le cose, siamo costretti ad agire con nomi falsi e tutta la manfrina. Per quanto sia fastidioso, non è anche un po’ eccitante?! Non mi era mai capitato prima di agire “sotto copertura”!»
Levi scosse la testa e, in cerca di supporto, guardò Onyankopon che invece sembrava davvero divertito. 
Sigrid sospirò e si diresse ai piedi del letto dove era incastrata la cartella clinica: «So che non si direbbe dal mio bell’aspetto fresco e giovanile, ma sono davvero tanti anni che faccio il medico.» prese una penna dal taschino del camice e iniziò a scrivere sulla cartella, il suo tono si fece improvvisamente serio e professionale «Ad ogni modo, per rispondere alle sue legittime incertezze, io faccio parte del consiglio dell’ospedale, per cui non c’è nulla di cui preoccuparsi. Se ci saranno eventuali problemi sarà la prima a saperlo.»
«Come la mettiamo col mio aspetto?»
Sigrid alzò lo sguardo su di lui confusa: «In che senso, mi scusi?»
«Il ragazzo ha pensato ai nomi falsi, lei a farmi entrare dal retro, ma non appena mi ha visto mi ha riconosciuto.»
La donna alzò le sopracciglia: «Ah, quello.» fece il sorriso di una che la sapeva lunga «Capitano Ackerman, mi creda, il fatto che io la riconosca non la deve far preoccupare proprio per niente.»
«E questo in che modo dovrebbe rassicurarmi?» Levi incrociò le braccia «Della mia incolumità non mi preoccupo, ma ci sono altri ricercati su quest’isola che rischiano di essere uccisi da qualche fanatico.»
La donna abbracciò la cartella e fece cadere le spalle, sospirò e alzò gli occhi per cercare le parole migliori: «Diciamo che io ho quella che si potrebbe definire una memoria… singolare.» tornò a guardarlo «È più probabile, tuttavia, che tra il personale medico ci sia ancora qualcuno che l’ha già vista in passato e potrebbe riconoscerla, quindi faccia attenzione a loro. In generale, se le chiedono come si è procurato queste ferite, basta dire che ha perso casa quando sono crollate le mura durante il boato.»
Sigrid notò i loro sguardi interessati, era passato un anno e mezzo dal boato e facendo mente locale ricordò che Armin le aveva detto che tutti loro mancavano sull’isola d’allora.
«Dovete sapere che molte persone hanno perso la propria casa col crollo delle mura e sono venute qui ad abitare: essendo una città relativamente nuova, i prezzi degli immobili sono bassi nonostante la loro qualità superiore, è stato fatto soprattutto per attirare quante più persone possibili per compensare la mancanza di forza lavoro. Comunque sia, molte persone hanno perso la propria famiglia e molte altre la vita quel giorno. Non tutti vedono le azioni di Eren di buon occhio, vi sorprenderà scoprire in quanti si dissocino da quanto è successo.»
Il discorso di Sigrid metteva la situazione sotto una luce diversa. Prima di partire, Armin si era premurato la situazione fosse abbastanza stabile, Historia aveva garantito loro che non avrebbero avuto problemi ma che dovevano stare molto attenti, dopotutto il ragazzo avrebbe dovuto tenere dei discorsi a favore degli abitanti del continente e gli Yeageristi, seppure non più forti come prima, cercavano ancora di raccogliere consensi. La pace e la scomparsa della minaccia del continente avevano in generale placato gli animi, per cui in molti non ritenevano più necessaria una forte presa di potere. Avevano “vinto”, dopotutto.
«Capisco.» ma c’erano tante cose che ancora non convincevano Levi, non ne avrebbe discusso con lei, quanto più con Armin.
Sigrid sorrise: «Bene. Arlert mi ha accennato del suo infortunio, ma ora vorrei fosse lei a parlarmene prima di visitarla.»
Il capitano scambiò una breve occhiata con Onyankopon che lo esortò a parlare con un cenno. Senza ulteriori remore si voltò si nuovo verso la dottoressa, si sentiva in dovere a collaborare, tutti si erano dati un gran da fare per farlo visitare, occultare il tutto e cercare ogni possibile soluzione per consentirgli di camminare ancora senza stampella o sedia a rotelle. Spiegò alla dottoressa sommariamente quello che era successo, gli occhioni marroni di lei si alzavano e abbassavano sulla cartella mentre appuntava tutto sulla cartella concentratissima, rimase in silenzio per tutto il tempo ad ascoltarlo, ad eccezione di sporadiche domande sul dolore che sentiva o su che movimenti ancora riusciva a fare. Quando finì d’illustrarle il tutto, Sigrid annuì compita, e poi passò a visitargli il ginocchio. L’unico commento che le sfuggì fu un “ottimo” quando la gamba rispose con un leggero spasmo ad un suo colpetto col martello. Alla fine della visita rileggeva i suoi appunti, sembrava avere mille pensieri per la testa. 
«Indossi la camicia ospedaliera per favore, nel frattempo andrò a preparare la sala per i raggi.» Sigrid ripose la cartella ai piedi del letto e si diresse alla porta «La trovate nel primo cassetto del comodino accanto al letto, aspettatemi qui quando siete pronti.»
Uscì in un baleno dalla stanza e tornò poco dopo, Onyankopon aiutò Levi a sistemarsi sulla sedia a rotelle e tutti e tre si avviarono verso la sala.
Levi si guardò attorno, il corridoio era semi deserto, c’erano solo alcuni pazienti nelle stanze ma per la maggior parte erano vuote.
«Posso capire come mai non avete pazienti in questo ospedale?»
Sigrid alzò le spalle: «Arrivano qui coi malori ma non c’interessa curarli, la maggior parte li rimandiamo a casa.»
I due ex soldati si voltarono a guardarla sconcertati solo per notare che lei li stava fissando di sbieco, ridendo sotto i baffi della loro reazione.
«Davvero molto divertente.» commentò Levi laconico.
«Suvvia!» Sigrid gli diede dei colpetti sulla spalla col dorso della mano «Ha quel tono e quell’espressione così seria…» il sorriso della donna scomparì quando però non notò alcun mutamento nell’umore dell’altro. Tossì per smorzare la risata: «Come ho già detto prima è un ospedale nuovo in una città in crescita, non ci abitano ancora moltissime persone per cui i primi piani sono quelli che riescono a riempirsi… è anche per questo che nonostante la sua difficoltà nella deambulazione ho scelto questo piano.»
Onyankopon, visto che Levi non le rispose, si affrettò a farlo lui: «Oh, ma certo, la ringraziamo, è stato un pensiero ancor più prudente da parte sua!»
Sigrid sorrise condiscendente all’uomo, ma sicuramente le sue parole non erano abbastanza per giustificare l’altro che stava solo dando l’impressione di fare un favore a lui e alla dottoressa stando lì.
«Eccoci arrivati.»
Entrarono in una grossa stanza occupata da un lato da quelli che sembravano giubbotti imbottiti, dall’altra c’era una grossa scrivania con dei macchinari collegati tramite dei sottili cavi di metallo ad una lastra nera e una specie di grossa lampada, una sopra e una sotto una barella in legno. Non appena entrarono, Sigrid chiuse la porta: «Per favore, indossate uno dei giubbotti protettivi.»
Onyankopon ne prese uno dalle spalline e se lo accostò al torace per capire se fosse della sua misura, Levi girò la sedia a rotelle osservando ostile quel “capo d’abbigliamento”.
«A che diamine di trattamento dovrei sottopormi? Mi sembra una precauzione davvero esagerata per una… fotografia
«È vero, è una fotografia, ma il raggio che le attraverserà il corpo, seppure a bassa intensità, è davvero molto potente,» spiegò Sigrid togliendosi il camice e afferrando uno dei giubbotti «tanto da causare ustioni. Questa tecnologia viene dal continente e gli ultimi studi fatti prima che… beh… morissero tutti, avevano decretato fosse necessario abbassare l’intensità dei raggi e usare del metallo schermante per proteggere gli organi vitali in quanto ancora non certi delle»
«Va bene» la interruppe Levi, girandosi di spalle rispetto a lei mentre ne sceglieva uno anche lui. La dottoressa, notò Onyankopon mentre allacciava il giubbotto, fulminò il capitano con lo sguardo, visibilmente irritata. Ma aveva un autocontrollo invidiabile perché fece un respiro profondo e si rivolse a lui stesso.
«Per favore può chiudere le tende? Grazie.» gli disse mentre accendeva una lampada ad olio sulla scrivania.
«Oh, ma certo.» Onyankopon andò alla finestra e tirò con fatica le pesanti tende oscuranti, fino a non far passare neanche un filo di luce dalle vetrate.
Sigrid si avvicinò al capitano non appena ebbe finito di mettere il giubbotto, quindi gli porse la stampella che Levi prese senza nemmeno ringraziarla.
«Si sistemi sulla barella per favore.»
Levi obbedì con molta fatica, Onyankopon dovette aiutarlo a salirci sopra, quando ebbe finalmente sistemato le gambe il capitano aveva qualche rivolo di sudore per lo sforzo. Sigrid armeggiò con i macchinari, quindi si avvicinò alla barella e prese a sistemare la lampada e la lastra proprio in corrispondenza del suo ginocchio.
«Questa lampada manda le radiazioni.» con uno scossone, rimosse una placca di legno della barella su cui poggiava la cavità poplitea del capitano «Attraverseranno il suo ginocchio e si stamperanno sulla lastra fotografica. Se sta fermo durante la procedura sarò in grado di vedere che tipo di infortunio non le permette di camminare.» 
«Quanto dura questa procedura?»
«Il tempo necessario.» gli rispose con lo stesso tono sufficiente Sigrid «Adesso stia assolutamente fermo per favore.»
«Cercherò di restare assolutamente fermo.» le rispose sarcastico.
«Levi!» lo rimbeccò Onyankopon a bassa voce. Il capitano si limitò a guardarlo gelido mentre Sigrid sembrava averlo ignorato mentre attivava il meccanismo.
Fece poi altre due fotografie per ciascun lato del ginocchio, nel giro di pochi minuti ebbero finito e la dottoressa aprì le tende, la luce inondò la stanza facendo strizzare gli occhi ai due soldati. Lei si diresse quindi ad un appendiabiti vuoto poco lontano e incastrò le lastre in delle pinze adese a delle grucce, quindi trascinò il porta abiti di fronte alla finestra e rimase ad osservare le lastre assorta. Dopo qualche minuto, Sigrid prese le lastre e invitò i due a seguirla per tornare nella camera che avevano designato a Levi.
«Allora,» esordì non appena il capitano si sistemò sul letto «è fattibile.»
I due la guardarono sorpresi.
«Ne è sicura?» disse Onyankopon cercando di contenere l’eccitazione.
«Oh sì. La rotula è l’unica cosa leggermente a posto, il problema sono le ossa del polpaccio, si sono fratturate in più punti sui lati, proprio dove prendevano contatto col femore.» alzò la tunica che copriva il ginocchio di Levi che scattò infastidito. Sigrid si bloccò e lo guardò. Nonostante l’espressione impassibile della donna, lo sguardo incendiario colpì Levi che ricambiava gelido, quel contatto senza alcun preavviso non gli aveva fatto piacere.
«Scusi, posso?»
Levi alzò un sopracciglio e si fece indietro con la schiena: «Sì, fai pure.»
Onyankopon notò l’ennesimo accenno di fastidio negli occhi della donna, evidentemente per il tu che non gli aveva concesso mai dall’inizio della visita. Nonostante l’evidente modo di fare molto estroverso, si soprese del suo contegno al comportamento difficile, a volte anche un po’ irrispettoso, del capitano.
«La mia intenzione è quella di costruire una protesi che si agganci alla coscia e al polpaccio.» continuò la dottoressa illustrando con le mani la struttura che voleva costruirgli, citò una serie di ganci e cinghie che voleva applicare su coscia e polpaccio ma nessuno dei due soldati parve sentire una sola parola di quello che disse. Erano entrambi troppo presi dai movimenti armonici delle mani di Sigrid: le dita affusolate con le unghie cortissime e pulite si avviluppavano attorno alla gamba del capitano per poi scivolargli via per descrivere con l’indice il movimento di un qualche meccanismo. I due guardavano come incantati quei gesti così precisi e femminili di quelle mani talmente curate, che sotto la luce di mezzogiorno sembravano luminose.
Quando Sigrid finì di parlare, alzò lo sguardo verso gli interlocutori che solo dopo qualche secondo si resero conto avesse terminato. Annuirono in silenzio.
«Ovviamente sarà necessario ricoverarla per il periodo in cui brevetterò la protesi, oltre che per permettere al signor Ackerman di svolgere la fisioterapia che gli serve…»
Levi parve svegliarsi da una trance: «Come? Un ricovero?»
«Sì, ha sentito bene. Mi serve ricoverarla. Dovrò farle spesso visita per prendere le misure o provare i meccanismi, se vogliamo discrezione sarà più facile tenerla qui invece che farla entrare ogni volta dal retro.» fece una smorfia disgustata sovrappensiero «Inoltre dovrò collaborare con gli ingegneri, per quanto mi sarebbe piaciuto farne a meno, non è il solo ad essere deluso come vede.» 
Sospirò sonoramente «Adesso voglio essere io a mettere subito in chiaro una cosa, signor Ackerman.»
Lui aggrottò le sopracciglia al suo tono autoritario.
«Io non curo nessuno che non voglia essere curato. Per cui se davvero vuole fare questa cosa, dovrà seguire le mie direttive. Non sarà un percorso facile, voglio avvisarla, recuperare l’uso di una gamba non è proprio come imparare a camminare. È un processo doloroso e frustrante, se non è capace di tollerare tutto questo lo dica adesso. Non mi piace perdere tempo e risorse.»
Oh merda” pensò Onyankopon guardando il soffitto in cerca di aiuto divino. Sapeva che se Levi le avesse risposto male avrebbero dovuto cercare aiuto altrove, e sarebbe stato parecchio difficile considerando il fatto che l’ottanta percento della popolazione mondiale era stata rasa al suolo e i luminari della scienza con loro. 
Quando guardò di nuovo Levi, però, fu sorpreso quando non lesse il minimo accenno di rabbia sul suo volto. Anzi. La determinazione e la sicurezza della dottoressa parvero colpirlo. 
«E sia allora.» le rispose Levi «Ma voglio dirgliela anche io una cosa. Non ho alcuna intenzione di fare la cavia per lei, per cui, se non dovessi vedere il minimo risultato non ci penserò due volte a tornarmene da dove sono venuto.»
Sigrid gli sorrise, prendendo alla sprovvista i due: «È un patto allora!».
 
Più tardi, a fine giornata, Sigrid rientrò finalmente a casa dopo la lunga giornata passata in ospedale. Il suo gatto nero venne ad accoglierla sull’uscio della porta con un lungo miagolio, in cerca di coccole e cibo, ma la donna chiuse la porta alle sue spalle senza degnarlo di uno sguardo. La maschera di sicurezza e determinazione che aveva indossato con molta fatica per tutta la durata del suo turno si sgretolò all’istante. 
Era stato dal momento che l’aveva incontrato che quegli occhi, anzi, quel singolo occhio grigio che era rimasto al capitano l’aveva tormentata.
Ancora doveva accendere una singola lampada, che allungò una mano sulla parete per mantenersi, mentre con l’altra si stringeva la fronte.
«Non è possibile…» disse con gli occhi sbarrati.
Si piegò sulle ginocchia fino a sedersi sul pavimento. Il micetto si strusciò sulle cosce e le si sedette di fronte ad osservarla mentre ansimava in preda al panico, le mani al petto che stringevano la stoffa della maglia.
È lui… l’ho capito nel momento in cui mi ha guardata… ma che senso ha tutto questo…
Aveva visto Levi Ackerman soltanto una volta di sfuggita mentre usciva da Caraness per la cinquantasettesima spedizione, poi dei ritratti sui poster ai tempi in cui era ricercato nell’850.
Mai prima di allora aveva visto i suoi occhi così da vicino. Non ci aveva mai neanche parlato.
Gliene mancava uno, ma ne era assolutamente certa.
Erano gli stessi occhi che avevano popolato i suoi incubi per dieci anni.

 
 
Nota di fine capitolo: non appena riesco a farvi un disegnino della protesi che avevo in mente ve la farò vedere, ovviamente facciamo tutti un grande sforzo di fantasia perché sì, ho fatto le mie ricerche, mi sto basando sulle mie materie di studio, ma è pur sempre una storia inventata.
Niente paura, verrà il momento in cui vi spiegherò perché Levi ha ancora i poteri e qualche dettaglio sul suo infortunio, tempo al tempo (siamo solo al primo capitolo dopotutto).
  
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