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Autore: AndyWin24    31/07/2024    10 recensioni
Durante una punizione, Albus e Scorpius scoprono per caso un passaggio segreto nei sotterranei di Hogwarts. Questo sarà per loro l’inizio di una strana avventura nel castello che li porterà alla ricerca di un antico tesoro, un tempo appartenuto al potente e famigerato mago Merlino.
Genere: Avventura, Commedia, Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Albus Severus Potter, Scorpius Malfoy
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Nuova generazione
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Il tesoro di Merlino
 
 
   «Accidenti, quanto pesa!»
   «Dai, non lamentarti! Ci siamo quasi!»
   Albus Potter e Scorpius Malfoy si trovavano nei sotterranei del castello di Hogwarts e stavano trasportando due grosse casse di legno.
   «No, aspetta!» esclamò di colpo Scorpius, poggiando la sua per terra. «Non ce la faccio più! Mi devo fermare un attimo!»
   Poi, il ragazzo stramazzò esausto sul pavimento, rilassando la schiena contro il muro.
   «Così, però, impiegheremo una vita a finire!» protestò Albus, imitando l’amico e sistemando la sua cassa di fianco all’altra.
   «Non posso… anf… farci niente! Saranno dieci volte… anf… che facciamo su e giù per il magazzino! Devo… anf… riposare!»
   «Ma se è solo la seconda volta!»
   Scorpius scrollò le spalle.
   «Fa… anf… lo stesso. Non sono… anf… abituato… anf… a certi sforzi.» spiegò ancora, con un bel fiatone. «Quello di cui non mi capacito è… anf… come siamo finiti in questa situazione.»
   «Beh, suppongo che distruggere l’aula di pozioni abbia influito un pochino su tutta la faccenda.»
   «Sì… anf… ma non è stata colpa nostra! O, almeno, non completamente…»
   «Già!» concordò Albus, deciso. «Tanto per cominciare, Yann non doveva prendermi la “bacchetta gnaulante”! Lo avevo avvisato che non era stata ancora testata!»
 
   Quella mattina, durante la lezione di pozioni, Albus aveva mostrato a Scorpius uno dei Tiri Vispi Weasley ricevuto in regalo dallo zio Ron l’estate precedente. Si trattava di una riproduzione esatta di una bacchetta che, se agitata con forza, emetteva delle onde sonore molto potenti, simili per certi aspetti a quelle provocate dall’incanto gnaulante. Purtroppo, Yann Fredericks aveva ascoltato la loro conversazione e gli aveva tolto la bacchetta dalle mani, spinto dal desiderio di provarla. Il risultato era stato a dir poco devastante: l’intera aula di pozioni era stata messa a soqquadro dalla magia scaturita dal Tiro Vispo e il ragazzo era finito in infermeria per aver subìto in prima persona i suoi effetti stordenti.
 
   «Come sta Yann, a proposito?» chiese Scorpius, in parte preoccupato. «Si riprenderà?»
   «Secondo Madama Chips, dovrebbe rimettersi completamente nel giro di pochi giorni. Ma se l’è vista brutta. Ha detto che se gli avessimo lanciato dieci Confundus contemporaneamente non sarebbe rimasto così imbambolato! Ora come ora, a stento si regge in piedi.»
   «Non vorrei essere nei suoi panni quando si sentirà meglio! La professoressa McGranitt era furiosa con lui!»
   «Guarda che, se non l’avessi notato, siamo già nei suoi panni.» commentò Albus, indicando le casse di ingredienti per pozioni che stavano trasportando. «La McGranitt mi è sembrata molto arrabbiata anche con noi quando ci ha messo in punizione fino a Natale.»
   «Uffa!» sbottò di rimando il giovane Malfoy. «Dopo tutto quello che è successo l’anno scorso, ci eravamo ripromessi di filare dritto quest’anno e, invece, siamo già in castigo!»
   Albus annuì, dispiaciuto.
   «Già. E come se non bastasse, mia madre mi ha mandato anche una Strillettera. Dice che se quest’anno non supero i G.U.F.O., l’unico lavoro a cui potrò aspirare è proprio il negozio di scherzi di famiglia.»
   «Non sarebbe male, però.»
   Albus scosse le spalle, dubbioso. Non era per niente sicuro che la vita da venditore facesse per lui.
   «Su, forza. Sarà meglio andare, adesso.»
   Scorpius annuì a malincuore e fece per rialzarsi, aggrappandosi a un candelabro di fianco a lui.
   «Oh! Che succede?!»
    In quel momento, si sentì un click provenire dal candelabro. Delle mattonelle sul muro adiacente iniziarono a smistarsi tra loro fino a formare una sorta di entrata.
   «Cos’è successo?!» domandò Scorpius con agitazione. «Non ho fatto niente! L’ho a malapena sfiorato!»
   Albus sorrise, osservando con trepidazione il varco appena comparso.
   «È un passaggio segreto!» esclamò entusiasta.
   «Sì, lo vedo, ma… Ehi! Perché stai sorridendo?! Non è che stai pensando…»
   «Oh, dai! È un passaggio segreto! Non possiamo far finta di niente!»
   «Invece, sì! Siamo a Hogwarts! È pieno di passaggi segreti! Ce ne sono perfino nei bagni!»
   Albus fissò l’amico dapprima speranzoso, poi abbassò lo sguardo, dispiaciuto.
   «Sì, forse hai ragione… Chi se ne importa se questo misterioso corridoio porta a un antico tesoro! Meglio lasciar perdere…»
   Scorpius deglutì, in difficoltà.
   «Lo so cosa stai facendo, Albus! Non mi convincerai in nessun modo. Capito?!»
   «Certo, ho capito.» ribatté l’altro, con tono melodrammatico. Molto melodrammatico. «Vorrà dire che, mentre noi torneremo a smistare ampolle e pulire pavimenti, l’antico tesoro verrà trovato da qualcuno più meritevole. Magari un Grifondoro forte e valoroso…»
   A quelle parole, Scorpius sbuffò vistosamente e sbatté i piedi sul pavimento.
   «E va bene!» urlò ad alta voce, incamminandosi verso l’entrata. «Andiamo!»
   Albus sogghignò tra sé e lo seguì, illuminando la bacchetta. Scorpius, intanto, stava ancora borbottando.
   «Stavolta l’espulsione non ce la toglierà nessuno!»
 
 
***
 
 
   I due ragazzi percorsero il corridoio in silenzio, facendo attenzione a dove mettevano i piedi. Il passaggio era molto sporco e pieno di ragnatele, nonché incredibilmente stretto, tanto che dovettero procedere in fila indiana per entrare. Dopo diversi minuti, si imbatterono in un’enorme ragnatela, più grande delle altre, che intralciava la via.
   «Diffindo!» pronunciò Albus, tranciandola di netto e proseguendo oltre.
   «Che schifo!» si lamentò Scorpius, nauseato. «Questo posto puzza di pesce marcio!»
   «E chissà dove conduce!»
   «Per me basta che non incappiamo in qualche mostro gigante o in un antico cimitero…»
   «Aspetta!» lo zittì Albus. «Vedo un’uscita!» «Lumos Maxima!»
   Una luce intensa si manifestò dalla bacchetta del giovane Serpeverde, proiettandosi in avanti.
   «Sì, la vedo anch’io!»
   I due affrettarono il passo, fino a imboccare un’apertura del corridoio e ritrovarsi in una stanza piccola e buia. La luce dell’incantesimo illuminava solo parzialmente i suoi angoli, tanto che sia Albus che Scorpius dovettero avvicinarsi con le bacchette per vedere meglio cosa si nascondeva in quell’oscurità.
   «Niente!» esclamò Scorpius. «Non c’è niente qui dentro!»
   «Già.» concordò Albus, deluso. «La stanza è vuota, fatta eccezione per questo quadro.»
   Di fronte all’uscita del corridoio era appeso alla parete un dipinto raffigurante il paesaggio di un cielo stellato, con in lontananza un imponente castello.
   «Magari è un quadro di valore.»
   «Mmmh, non credo.» commentò Albus, sempre più scoraggiato. «Aspetta, però! Forse ho visto qualcosa!»
   Così dicendo, puntò la sua bacchetta verso destra, illuminando alcune crepe nel muro e dei mattoni sbriciolati sul pavimento.
   «No… mi sono sbagliato…»
   «Beh, direi che non c’è niente qui.» sentenziò Scorpius. «Quindi, propongo di tornare indietro. È stato bello, divertente e disgustoso al tempo stesso! Ma è meglio andare, ora. Se siamo fortunati eviteremo un’altra punizione.»
   Albus annuì, mesto, incamminandosi a sua volta verso il corridoio.
 
   «Oh! Mi sembrava di aver udito qualcuno!»
 
   I due ragazzi saltarono sul posto, spaventati.
   «Chi ha parlato?!» chiese Albus, agitando in ogni dove la bacchetta.
   «E dove ti trovi?!» aggiunse Scorpius, afferrando impaurito il braccio dell’amico.
 
   «Qui!» rispose la voce, in tono giocondo. «Sono proprio qui, dinnanzi a voi!»
 
   Albus smaneggiò ancora… e ancora… e ancora, finché non illuminò di nuovo il quadro. Lì, insieme al paesaggio, era comparso qualcuno: un uomo anziano con una lunga barba bianca e una veste di seta color zaffiro.
   «Chi sei?» chiese, rilassandosi un po’ nel constatare che la voce proveniva semplicemente dal quadro e non da qualche minaccia più pericolosa.
   «È Merlino!» disse Scorpius, anticipando il diretto interessato.
   «Cosa?!» sussultò Albus, stupito. «Sei sicuro?»
   «Certo! Ho letto di tutto sul suo conto!»
   «Ti ringrazio, giovane ragazzo.» replicò l’uomo anziano nel quadro con un sorriso soddisfatto. «È sempre un piacere udire parole così lodevoli rivolte alla propria persona.»
    «Aspettate un attimo!» intervenne Albus, confuso. «Ma lei… signor Merlino… non ha un quadro qui a Hogwarts sulla scalinata che dà al settimo piano?»
   «Precisamente.» confermò Merlino, in tono altisonante. «Tuttavia, di rado vi faccio visita per… molteplici ragioni.»
   A quel punto, Scorpius si avvicinò all’orecchio di Albus con circospezione.
   «Si dice che non sopporti il chiacchiericcio costante di Sir Cadogan.» bisbigliò a bassa voce.
   Albus annuì, comprensivo. Sapeva quanto Sir Cadogan potesse essere fastidioso. Ciononostante, aveva ancora una perplessità.
   «Ma perché c’è un suo quadro anche qui, in questo… posto?»
   «Acuta osservazione, giovane ragazzo! Non che mi aspettassi niente di meno da un rampollo della casa Serpeverde. Temo, però, che la risposta sia straordinariamente semplice: in codesto luogo custodisco gelosamente un mio bene prezioso.»
   I due ragazzi sgranarono gli occhi, eccitati.
   «Non ci credo! Avevi ragione Albus!» sbottò Scorpius, quasi esultante. «Questo passaggio segreto portava veramente a un tesoro!»
   «Già!» convenne l’altro. «È incredibile! Io l’avevo detto solo per convincerti e invece…»
   «E dov’è il tesoro?!… ehm, signor Merlino?» chiese d’impeto Scorpius, tentando al contempo di darsi un contegno.
   L’anziano mago sorrise con un’espressione lusingata.
   «Oh, non so se “tesoro” sia il termine più consono al bene che custodisco. Tuttavia, è certamente qualcosa di oltremodo prezioso per la mia persona. L’ho nascosto qui, dietro a questo mio ritratto, per permettere alle nuove generazioni di poterne usufruire… qualora si dimostrassero degne di possederlo.»
   «Dobbiamo dimostrarci degni di possederlo?» ripeté Albus. «In che modo?»
   «Eccellente domanda! Per misurare il vostro valore, dovrete superare una prova a cui vi sottoporrò.»
   «E quale sarebbe questa prova?»
   «Semplice a dirsi, mio buon ragazzo! Dovrete dimostrare il vostro smisurato ingegno, risolvendo un enigma di mia invenzione!» spiegò Merlino, lisciandosi la lunga barba. «Se ci riuscirete, scoprirete la parola d’ordine che vi permetterà di mettere le mani sul manufatto in questione. Pertanto, non vi resta che prepararvi e, una volta pronti a iniziare, farmelo sapere.»
   A quel punto, Merlino chiuse gli occhi, in attesa, come se stesse meditando.
 
   «Che facciamo, Albus?»
   «Non lo so. Tu hai detto di sapere tutto su Merlino. Cosa pensi che ci sia di prezioso qui dentro?»
   Scorpius si mise una mano sotto il mento.
   «Non saprei… potrebbe essere uno dei suoi libri di magia… o la sua bacchetta… o la sua rinomata sfera di cristallo con cui prediceva profezie… o mille altre cose super incredibili che possedeva!»
   Albus roteò gli occhi, pentito di avergli posto la domanda. Quando Scorpius cominciava a parlare dei suoi idoli, non la smetteva più.
   «D’accordo. Diciamo che si tratta di qualcosa di valore. Io direi di provare a risolvere questo enigma, tanto che siamo qui. In fondo, tentar non nuoce, giusto?»
   «Sì, ma… non è che sarà pericoloso?»
   «Non credo. È un enigma. Comunque, c’è solo un modo per esserne sicuri…» disse Albus, avvicinandosi al quadro. «Signor Merlino, siamo pronti.»
   L’uomo, però, non rispose.
   «Signor Merlino?»
   «Anf… fiiiu!»
   «SIGNOR MERLINO!» urlò Albus, con decisione.
   L’anziano mago si svegliò di soprassalto.
   «Oh, cielo! Cos’è accaduto?!»
   «Volevamo sentire il suo enigma.»
   «Oh, ma certo. Allora…» disse Merlino, schiarendosi la gola e riprendendosi dal torpore del sonno.
 

   «Se questo è un dono che tanto vuoi e brami
   Cerca nel tuo cuore e nella tua mente la risposta
   La verità fa sempre luce su ogni cosa che odi o ami
   Ma attento a non ascoltarla se è oscura o malriposta.
 
   Tutto inizia con una strana meraviglia del creato,
   che di maestà e splendore fa la sua bellezza.
   Illumina la via e i cieli col suo volo piumato
   E dona gioia e vita con la sua tristezza.
 
   Nella storia si narra di un suo fedele compagno,
   che protegge e assiste anche senza un richiamo.
   Sono certo che lo dirà, non ne fa un guadagno.
   I suoi giorni sono andati, ma sul ricordo contiamo.
 
   Questo è tutto! Non c’è altro, invero.
   Cerca la parola in giro nel gran castello,
   che con un ordine mi apra, io spero!
   Ora va’, coraggio! Risolvi quest’indovinello.»
 

   Albus e Scorpius si guardarono molto confusi. Non ci avevano capito un granché.
   «Cosa… significa quello che ha detto?»
   «Non lo so, Scorpius. Sei tu il cervellone. Dimmelo tu.»
   Il giovane Malfoy iniziò a pensare intensamente alle parole appena ascoltate.
   «Aspetta!» esclamò di colpo. «Forse non serve capire l’enigma! Forse possiamo provare a indovinare la parola d’ordine! In fondo, è di Merlino che stiamo parlando. Probabilmente sarà qualcosa che riguarda la sua vita.»
   Poi, si rivolse al ritratto.
   «La parola d’ordine è Camelot
   Merlino scosse il capo.
   «No, mi dispiace.»
   «Re Artù
   «No.»
   «Morgana
   «Ancora no.»
   «Cavalieri della Tavola Rotonda
   «No.»
   Mentre Scorpius continuava invano ad azzardare risposte, Albus si spostò di lato e si mise a pensare per conto suo. Tutta quella specie di filastrocca gli ricordava qualcosa, ma non sapeva bene cosa, di preciso. La seconda strofa sembrava fare riferimento a un volatile, così come l’ultima diceva chiaramente che dovevano cercare in un “gran castello”, quindi quasi certamente a Hogwarts. Ma, nonostante tutto, non riusciva ad avanzare oltre con le ipotesi e unire insieme i pezzi di quel puzzle così intricato.
   «Sir Kay
   «No.»
   «Sir Galvano
   «No.»
   «Sir Cadogan
   «Assolutamente no!»
   Niente, Albus non ci arrivava. E, di certo, Scorpius non stava aiutando con quei tentativi buttati lì a caso. Se volevano risolvere quell’indovinello, avrebbero dovuto comprenderlo per prima cosa. Ma come?
 
 
***
 
 
   Dopo averci ragionato per un po’, i due ragazzi decisero di congedarsi da Merlino, almeno per il momento, e riprendere la punizione da dove l’avevano interrotta.
   «“Illumina la via e i cieli col suo volo piumato”.» ripeté Albus sovrappensiero. «Mi sembra ovvio che si tratta di una creatura alata.»
   «Sì, ma quale?» domandò Scorpius mentre si massaggiava le braccia doloranti. Avevano spostato tutte le casse dal magazzino nei sotterranei all’aula di pozioni e i suoi muscoli gridavano pietà.
   «Non lo so.»
   In quell’istante, Albus si sentì battere su una spalla, così si voltò.
   «James?»
   «Ciao, Al!» lo salutò il fratello con euforia e un sorriso sbarazzino.
   «Cosa ci fai qui?»
   «Oh, niente… Passavo da queste parti e mi sono detto “Vado a fare un saluto al mio caro fratellino!”»
   «Sì… certo…» ribatté Albus, poco convinto. «E, invece, qual è il vero motivo?»
   James si guardò prima a destra e poi a sinistra con prudenza, infine si avvicinò ad Albus e gli sussurrò: «Ce le hai ancora le bacchette gnaulanti dello zio Ron?»
   Albus annuì, guardando il fratello di sottecchi.
   «Sì, ne ho ancora due.»
   «E… dove sono, adesso?»
   «Le ho nascoste nel passaggio segreto dietro la strega orba, al terzo piano, quello che conduce a Mielandia.» spiegò il giovane Potter con semplicità. «Dopo quello che è successo, volevo disfarmene il prima possibile senza essere visto, ma non ho avuto il tempo.»
   «Oh, non preoccuparti!» esclamò James, dandogli un’altra pacca sulla spalla. «Ci penso io a… disfarmene
   Poi, iniziò a correre per il corridoio, finché non sparì dalla vista dei due Serpeverde.
   «Non le butterà. Dico bene?» intervenne Scorpius, corrucciato.
   Albus scosse il capo, rassegnato.
   «Non credo, ma non lasciamoci distrarre da James e torniamo alla soluzione.» disse, scacciando via ogni altro pensiero. «A quale uccello può riferirsi l’enigma?»
   «Non saprei. Il problema è che dobbiamo restringere il campo. Come faceva l’altra parte?»
   «Allora, mi sembra… “Tutto inizia con una strana meraviglia del creato, che di maestà e splendore fa la sua bellezza.”»
   Prima che Scorpius potesse dire la sua, intervenne una voce alle loro spalle.
   «“Che di maestà e splendore fa la sua bellezza”!» ripeté Rose Granger-Weasley con la fronte aggrottata. «Di chi state parlando?»
   Albus e Scorpius si guardarono spiazzati. Non sapevano cosa rispondere.
   «Ehm…» farfugliò Albus, agitato.
   «Allora?» insistette Rose, con le mani sui fianchi.
   «Di te!» sbottò Scorpius.
   «Cosa?!» domandò Rose, scioccata.
   «Cosa?!!» si unì al coro Albus, ancora più sconcertato.
   «Beh, sì… parlavamo della tua bellezza… e…»
   «Va bene, Scorpius, basta!» lo fermò Albus, prima che potesse andare oltre. «In realtà, Rose, stavamo parlando di un indovinello.»
   Scorpius gli lanciò un’occhiata preoccupata. Ma Albus non ci badò. Quando si trattava di Rose, l’amico andava sempre in confusione e diceva cose senza senso. Per questo aveva deciso di prendere il controllo della conversazione. Del resto, non serviva raccontarle tutta la verità. Bastava solo dire lo stretto necessario.
   «Che genere di indovinello?» chiese la giovane Grifondoro. «Dove l’avete sentito?»
   «Ehm… non l’abbiamo sentito, lo abbiamo letto in un libro… In biblioteca.»
   «Ah, capisco.» commentò la ragazza con diffidenza. «Quindi, non vi state cacciando in qualche guaio, vero?»
   «Assolutamente, no!» esclamarono i due all’unisono, destando ancora più sospetti.
   Rose fissò entrambi con scetticismo, ma alla fine decise di stare al gioco e di lasciar perdere.
   «Va bene. Vi credo. Posso sapere qual è l’indovinello? Magari vi do una mano.»
   Sulle prime, Scorpius e Albus si guardarono con perplessità. Poi, però, quest’ultimo si fece forza e si decise a ripeterglielo.
   Dopo averlo ascoltato, Rose si mise a riflettere insieme a loro.
   «Beh, non ne sono sicura, ma credo che la seconda strofa parli di una fenice.»
   «Una fenice?!» sussultò Albus. «Come fai a dirlo?»
   «Beh, è semplice, se ci pensate bene. Nella parte che dice “E dona gioia e vita con la sua tristezza”, la “tristezza” dovrebbe indicare le sue lacrime, mentre “dona gioia e vita” potrebbe riferirsi al fatto che le lacrime di fenice hanno poteri curativi.»
   «Sai, Albus, credo che lei abbia ragione.» commentò Scorpius, pensieroso.
   «Oh!» urlò di colpo Rose, agitata. «Quasi dimenticavo!»
   «Cosa?»
   «Ero venuta a cercarvi su ordine della professoressa McGranitt. Vuole che la raggiungiate immediatamente nel suo ufficio.»
   Albus annuì con un’espressione amara. Se da una parte era contento di aver risolto parte dell’indovinello, dall’altra era certo che lo aspettasse una dura ramanzina che non avrebbe scordato per molto tempo.
   «Va bene. Ci andiamo subito.»
   «Ottimo. Io, allora, torno in sala comune. Devo ancora finire i compiti di Trasfigurazione. Auguro buona fortuna a tutti e due. Ne avrete bisogno.»
   Così dicendo, Rose si allontanò con passo sostenuto.
   «Hai sentito quello che ha detto, Scorpius?»
   «Sì!» esclamò l’altro, eccitato. «Ha augurato buona fortuna a entrambi! Quindi anche a me! Significa che, lentamente, inizia a notarmi!»
   «Io direi molto lentamente.» commentò Albus con sincerità. «Comunque mi riferivo all’enigma.»
   «Oh, sì.» ribatté Scorpius, tornando con i piedi per terra. «La fenice.»
   «Esatto! Siamo a un passo dalla soluzione! Ci manca poco!»
   «Già. Anche se adesso sarà meglio andare dalla preside. Non credo che sia saggio farla aspettare.»
 
 
***
 
 
   Toc-toc-toc.
   «Avanti.»
   Albus e Scorpius entrarono a testa bassa nell’ufficio della preside. Ad attenderli c’era la professoressa McGranitt, seduta dietro la sua scrivania, mentre si liberava con ordine di alcune scartoffie. Quando li vide, alzò solo per un attimo la testa e li fissò con severità.
   «Potter, Malfoy. Prego, accomodatevi.»
   I due annuirono e obbedirono in rigoroso silenzio.
   «Com’è andato il primo giorno di punizione?» chiese la donna, senza distogliere lo sguardo dalle sue carte.
   «B-bene.» balbettò Albus.
   «Ottimo. Spero che abbiate usato il tempo a vostra disposizione per riflettere sulla cattiva condotta che vi ha portato a questo punto.»
   «Sissignora.» replicarono entrambi come degli automi.
   «Non vi nascondo che mi ha oltremodo delusa il vostro comportamento.» proseguì la McGranitt, poggiando la sua piuma sul calamaio per prestare loro tutta la sua attenzione. «Nonostante quello che possiate pensare di voi stessi, io nutro grandi aspettative nei vostri confronti. E non vi permetterò di mandare all’aria il vostro futuro, ci siamo capiti?»
   «Sissignora.»
   «Bene. Ora, in merito alla vostra punizione, avevo pensato di…»
   Toc-toc!! Toc-toc!!
   «Ma insomma!» sbottò la McGranitt nel sentire con quanta insistenza stavano bussando. «Avanti!»
   Dalla porta entrò un uomo con fare forsennato e il fiatone. Aveva tutti i capelli scompigliati e del terriccio sui vestiti.
   «Professor Paciock?! A cosa devo questi modi?»
   «Anf… Professoressa… anf… McGranitt…»
   «Riprenda fiato e si spieghi, per piacere.»
   L’uomo annuì e tirò un lungo respiro. Poi, proseguì.
   «Professoressa McGranitt, c’è stato un incidente nell’aula di Erbologia.»
   «Che genere di incidente?» chiese la preside con preoccupazione.
   «Le mandragole sono impazzite!» rispose il professor Paciock con gli occhi spalancati. «Una specie di suono squillante le ha svegliate all’improvviso e hanno iniziato a urlare senza sosta!»
   «Un… “suono squillante”?» ripeté la McGranitt, guardando con sospetto i due ragazzi seduti di fronte a lei. «Potter, ne sai niente a riguardo?»
   «Certo che no!» ribatté subito il giovane.
   «Siamo stati tutto il pomeriggio in punizione!» aggiunse Scorpius, prima di essere chiamato in causa.
   La professoressa McGranitt li fissò per qualche secondo, studiandoli con attenzione, finché non si convinse delle loro parole e tornò a rivolgersi al professore di Erbologia, ancora immobile sulla soglia del suo ufficio.
   «Capisco perfettamente la situazione, professor Paciock.» convenne la McGranitt. «Tuttavia, quello che invece non comprendo è il motivo della sua visita. Sono sicura che lei sia più che qualificato per risolvere il problema senza il bisogno di un mio intervento.»
   Neville Paciock annuì, continuando ad agitarsi.
   «Certamente! Infatti, le mandragole sono già state calmate. Però, il danno oramai è fatto.»
   «Quale danno?»
   «Ecco… in quel momento, avevo lezione con gli alunni del primo anno. E, purtroppo, nessuno di loro indossava il paraorecchie.»
   La preside si alzò di scatto.
   «Oh, cielo! E come stanno i ragazzi?»
   «Bene, più o meno. Ma molti di loro sono svenuti. Se ne sta già occupando Madama Chips, ma ho pensato che fosse il caso di informare anche lei, signora preside.»
   «Ha fatto bene! Vengo subito a darle una mano!»
   Poi, la professoressa McGranitt si diresse di corsa col professor Paciock fuori dall’ufficio.
   «Potter, Malfoy.» disse un istante prima di uscire. «Tornate nella vostra sala comune. Con voi ci vedremo domani per decidere il prosieguo della vostra punizione.»
   Albus e Scorpius annuirono irrigiditi. Poi, aspettarono di rimanere da soli prima di scambiarsi un accenno di sorriso.
   «È stato James!» dissero all’unisono, scoppiando a ridere.
   A quel punto, i due si alzarono e fecero per uscire. Albus, però, si attardò a guardarsi intorno.
   Quella stanza gli aveva sempre fatto un certo effetto. Le storie che gli aveva raccontato suo padre la dipingevano come un posto piuttosto speciale. A lui, invece, appariva solo alquanto strano e insolito. Per certi aspetti anche inquietante, tenendo conto del numero considerevole di quadri appesi alle pareti. Ognuno di essi raffigurava un ex preside di Hogwarts. D’un tratto, gli occhi del ragazzo si andarono a posare su uno di questi in particolare.
   «Ci sono!» esclamò, afferrando Scorpius per un braccio.
   «Ehi, Albus! Che ti prende?»
   «“Nella storia si narra di un suo fedele compagno, che protegge e assiste anche senza un richiamo.”» decantò Albus con frenesia. «È chiaro! Non capisci?!»
   «No, direi di no.»
   «Forza, Scorpius! Tu sai tutto a riguardo!»
   «Ma riguardo a cosa?»
   «Pensaci su per un attimo: l’indovinello di Merlino parlava di una fenice… e di un suo “fedele compagno che protegge senza un richiamo”. Se consideriamo tutta la storia della magia e di Hogwarts, quale famiglia aveva una fenice come simbolo protettivo?»
   Scorpius si mise a riflettere per qualche secondo. Poi, spalancò gli occhi e indicò uno dei ritratti sulla parete.
   «I Silente! Una fenice ha da sempre vegliato sulla famiglia Silente!»
   «Esatto!» confermò Albus con un sorriso. «Quindi, la persona a cui dobbiamo chiedere è un membro di quella famiglia! Ma non uno qualsiasi…»
   «Giusto! Uno i cui “giorni sono andati, ma sul ricordo contiamo”.» disse Scorpius, sicuro. «Cioè, qualcuno che non è più in vita, ma che “vive” ancora attraverso un ricordo… o un quadro, in questo caso.»
   «Proprio così. La risposta dobbiamo chiederla ad Albus Silente.»
   I due ragazzi si avvicinarono così al ritratto del defunto preside di Hogwarts. L’uomo nel dipinto era in piedi e osservava il paesaggio monocromatico alle sue spalle.
   «Professor Silente?» lo chiamò Albus con un po’ d’imbarazzo.
   Il mago si voltò e lo fissò con i suoi occhi incredibilmente penetranti.
   «Sì?»
   «Salve, il mio nome è Albus Potter e questo è il mio amico Scorpius Malfoy.» si presentò il giovane Serpeverde con fare impacciato.
   «Salve.» disse Scorpius, con un timido sorriso.
   «Salve a voi, miei cari ragazzi. A cosa devo il piacere di questa conversazione?»
   «Beh, potrà sembrarle strano quello che sto per dirle, ma… noi ci chiedevamo se, per caso, fosse a conoscenza di una parola d’ordine per conto di Merlino.»
   Silente sogghignò tra sé.
   «Oh, quindi, deduco che abbiate scoperto il passaggio segreto nei sotterranei che conduce al suo quadro nascosto. Non ho ragione?»
   «Sì, professore…»
   «Notevole. Solo io e pochi altri prima di me siamo riusciti in quest’impresa.»
   «Anche lei ha trovato il quadro di Merlino nei sotterranei?!» chiese Scorpius con stupore.
   «Sì. Durante il mio ultimo anno trovai il passaggio segreto dietro al candelabro e superai, non con poca fatica, le tre prove che mi affidò Merlino.»
   «Tre prove?»
   «Esattamente. Tre prove di incredibile difficoltà che mi spinsero a usare ogni maestria acquisita nel corso dei miei studi magici. Suppongo che anche voi abbiate fatto lo stesso, dico bene?»
   Sia Albus che Scorpius scossero il capo.
   «Noi, professore, abbiamo dovuto risolvere un indovinello. Solo un indovinello e… nient’altro.»
   «Un indovinello? Davvero?» domandò Silente sbigottito.
   «Sì…»
   «Mmmh… Curioso. Temo, allora, che l’antipatia che credevo di suscitare nei suoi confronti fosse veritiera e non solo frutto della mia fervida immaginazione.» disse l’uomo mestamente. «Comunque, quel che è fatto è fatto. Adesso, credo che sia tempo di dare a entrambi quello per cui siete qui.»
   «Quindi, lei la conosce?!» chiese Albus.
   Silente annuì.
   «Certamente. La parola d’ordine è: tacchino
   Scorpius e Albus rimasero ammutoliti.
   «Tacchino?» ripeté quest’ultimo perplesso. «Ne è sicuro, professore?»
   «Assolutamente sì. Lo ricordo con estrema precisione.»
   «Ma è una parola… comune. Io mi aspettavo qualcosa di più… altisonante.»
   «Beh, però ha senso, se ci pensi bene.» commentò Scorpius. «In fondo, non è facile da intuire se non la si conosce.»
   Albus scrollò le spalle.
   «Forse hai ragione.» disse, spostando poi il suo sguardo dall’amico al dipinto. «Grazie, professor Silente, per averci rivelato la parola d’ordine. Anche se mi è appena sorto un dubbio: se tempo fa aveva superato le prove di Merlino, non dovrebbe essere lei in possesso del tesoro che si cela dietro al quadro?»
   Silente aggrottò la fronte e allargò le braccia.
   «Non proprio, in realtà.»
   «Mi scusi, professore, ma non capisco. Perché no?»
   «Perché ho ritenuto opportuno lasciarlo lì dove stava. Sono certo che, una volta che lo avrete trovato, ne capirete anche voi il motivo.»
   Albus e Scorpius si scambiarono uno sguardo confuso.
   «Va bene, professor Silente. La ringraziamo infinitamente per averci aiutato.»
   L’ex preside sorrise a entrambi e li congedò con un cenno della testa. Poi li osservò mentre si allontanavano dalla stanza.
   «È stato un piacere, Albus
 
 
***
 
 
   Albus e Scorpius tornarono di corsa nei sotterranei e ripercorsero il passaggio segreto fino a trovarsi di nuovo a tu per tu col ritratto di Merlino. Il vecchio mago sembrò sorpreso di rivederli così presto.
   «Già di ritorno, miei buoni amici?»
   «Sì e conosciamo la parola d’ordine!» disse Albus. «Tacchino
   Merlino annuì, colpito.
   «Esattamente. Ben fatto, giovani Serpeverde.»
   A quel punto, il quadro scivolò gradualmente di lato, rivelando a poco a poco un piccolo incuneo nascosto dietro di esso. I due ragazzi si avvicinarono con timore, non sapendo cosa potesse celarsi al suo interno.
   «Forse… dovremmo infilare una mano e controllare.» propose Albus, titubante.
   «Dici? Magari potremmo usare Accio e vedere se…»
   Scorpius s’interruppe di colpo. L’amico aveva già messo la mano nel buco. Nonostante la paura iniziale, Albus era troppo curioso di scoprire quale tesoro ci fosse lì dentro per esitare ulteriormente. Con grande trepidazione, tastò per bene l’incavo. Era umido e granuloso. Gli ci volle una buona dose di autocontrollo per non ritrarre subito la mano, tanto era il disgusto che stava provando.
   «Come va?» gli chiese Scorpius, preoccupato. «Trovato qualcosa?»
   «Sì, ma niente che sembri un tesoro… Oh! Aspetta! Forse ci siamo!»
   In quel momento, sentì qualcosa di solido. Così lo afferrò e lo trascinò fuori dal muro.
   «Che cos’è?» chiese Scorpius, avvicinando la testa all’oggetto rettangolare.
   «Sembra… una scatola.» disse Albus, osservando il contenitore in legno. Era molto impolverato e anche piuttosto malmesso. «Provo ad aprirlo.»
   «Sì, ma fa’ attenzione! Potrebbe avere una qualche magia protettiva!»
   Albus annuì. Poi, lo strinse con estrema delicatezza. In quell’istante, però, il legno della scatola gli si ruppe tra le mani, rivelando un libro al suo interno.
   «Ok, non c’era nessuna magia.» constatò, estraendo il tomo. «Però, questo cos’è?»
   «Oh!» urlò Scorpius con eccitazione. «Deve essere uno dei famosi libri di incantesimi di Merlino! Quelli scritti in lingua runica e impossibili da decifrare.»
   «Beh, questo è scritto in una lingua comprensibile.» disse Albus, sbirciando l’interno del libro.
   «Davvero?»
   «Guarda tu stesso.»
   Scorpius afferrò il volume e lo esaminò, sfogliando le pagine una dopo l’altra.
   «Hai ragione. Qui leggo degli elenchi di ingredienti. Magari è un ricettacolo di pozioni.»
   «Nient’affatto!» intervenne Merlino con fare pomposo. «Quello che avete tra le mani è ben più importante e prezioso di un semplice ricettacolo o libro di incantesimi.»
   «E cosa sarebbe, allora?»
   «Questo, miei cari ragazzi, è il mio primo e unico libro di ricette culinarie.»
   …
   …
   Albus e Scorpius rimasero impietriti per alcuni secondi.
   «Ricette… culinarie…?» ripeté Albus attonito.
   «Esattamente! Alcune delle quali si annoverano tra le preferite di re Artù in persona! Tra tutti i miei lasciti, questo è sicuramente il mio preferito e quello di cui vado più fiero! Non siete d’accordo con me?»
   «Ma… mi scusi, quindi questo libro contiene solo ricette? Non c’è niente di magico?»
   «Oh, suvvia! Cosa può esserci di più magico di un buon pasto preparato con passione?!» ribatté Merlino con enfasi. «A tal proposito, per fare bella figura con i vostri amici vi consiglio di provare il pasticcio di rana di montagna. È una vera prelibatezza! Non pensate anche voi?»
   Nessuno dei due ragazzi rispose. Rimasero entrambi a fissare il libro inebetiti, finché Albus non lo tolse dalle mani di Scorpius e lo ripose nel buco da cui lo aveva preso.
   «Cosa fate?!» domandò loro Merlino, sbigottito.
   «Le siamo grati, signor Merlino, per averci affidato un così… prezioso e straordinario cimelio.» replicò Albus, attento nel misurare le parole. «Tuttavia, non crediamo che sia corretto tenerlo solo per noi. Quindi, lo rimettiamo al suo posto.»
   «Già!» concordò Scorpius, dopo aver capito le intenzioni dell’amico. «Ci sembra giusto che anche altri possano aspirare alla sua ricerca.»
   «Oh, non me lo aspettavo!» esclamò Merlino. «Ciononostante, mi compiaccio della saggezza che state dimostrando con questo nobile gesto. Serpeverde deve essere onorata di avervi tra le sue fila.»
   Albus e Scorpius gli sorrisero forzatamente. Poi, lo salutarono e sparirono oltre il corridoio segreto. Intanto, Merlino rimase a rimuginare ancora un po’ sul loro comportamento.
   «Che bravi ragazzi!» disse tra sé e sé. «Chissà, però, per quale arcana ragione reagiscono tutti allo stesso modo, una volta scoperto il mio libro di cucina dietro al quadro! È a dir poco inspiegabile!»
 
“Questa storia è candidata agli Oscar della Penna 2025 indetti sul forum Ferisce la penna”.
   
 
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