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Autore: Scintilla19    31/08/2024    10 recensioni
È passato un po’ di tempo dalla morte di L. Light sta proseguendo con i suoi piani, consolidando il suo dominio.
Ma di tanto in tanto, il pensiero torna a lui.
🥇Prima classificata al contest “Tu cosa vedi quando chiudi gli occhi?”, indetto da Asmodeus sul forum Ferisce la Penna.
🏆 Miglior Trailer - Oscar della Penna 2025 indetti sul forum “Ferisce la penna”
⭐️ Nomination - Miglior film drammatico
Genere: Angst, Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai | Personaggi: L, Light/Raito | Coppie: L/Light
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Storia partecipante al contest “Tu cosa vedi quando chiudi gli occhi?”, indetto da Asmodeus sul forum Ferisce la Penna.
Prompt scelto: Iride - Cosa cerchiamo di non far vedere agli altri
Citazione: Di te non mi rimane niente / ma di me hai preso tutto senza chiedere - Michele Bravi
Note autrice: la storia è ambientata a cavallo tra la prima e la seconda parte dell’opera, durante il salto temporale di quattro anni successivo alla morte di L. Il titolo “Velum” (dal latino, “velo”), riflette l'idea di ciò che si cela dietro le apparenze ma anche la divisione tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

 

 

 

Vēlum

 

 

Non so dire quanto tempo sia trascorso da quando mi sono seduto qui. Ho osservato il cielo scurirsi, ignorando lo scorrere dei minuti, cosa che di rado posso permettermi di fare.

Anche questa quiete è un lusso raro, una tregua dalla presenza soffocante di Misa. Vivere insieme è un compromesso necessario, l’ennesimo espediente per mantenere il controllo su di lei e su ciò che rappresenta. 

Ma stasera, lei non c'è.

Mi ritrovo da solo per la prima volta da tempo. Sul tavolo davanti a me, il quaderno attende che lo apra. 

Dovrei accendere una lampada, ma non lo faccio. Ho bisogno di questa penombra per sentirmi libero di tirare il fiato, finalmente lontano da sguardi che potrebbero cogliermi in fallo.

Stringo tra le mani il quaderno, accarezzo la copertina ruvida, tracciando con le dita il profilo dei segni bianchi. 

È da tanto che non giustizio personalmente criminali. C’è Misa adesso che lo fa per me. Ma tornare alle vecchie abitudini per una volta non mi dispiace.

Ricordo la sensazione che si prova a usare il quaderno. È qualcosa che ogni essere umano vorrebbe provare almeno una volta nella vita. 

Ma non è solo questo che mi lega al quaderno.

Lascio scorrere le pagine col pollice, fino a quella che mi interessa. 

C’è scritto un solo nome, grande quanto tutta la pagina, in una grafia brutale che non appartiene a questo mondo.

Anche senza leggerlo, potrei riconoscerlo ad occhi chiusi. 

Conosco a memoria la sensazione dei solchi sulla carta sotto le dita, così come una volta conoscevo l’ossatura dei tuoi zigomi, la sporgenza del tuo costato, l’intrico delle tue vene sottopelle.

Non posso permettermi di indugiare troppo su questi pensieri. Mi limito a conviverci, ad aspettare che passino, finché non si spengono, come ti sei spento tu.

È solo questione di tempo. I contorni del tuo volto diventano ogni giorno più indistinti nella mia memoria. 

Eppure, in questo momento vorrei poter ricordare tutto. Ricordare com’era, quella sensazione.

Una volta c’era il tuo odore sui miei vestiti. Lo sentivo distintamente, come un corpo estraneo di cui volevo liberarmi. Poi è divenuto parte di me. 

Ci siamo inseguiti così a lungo che lasciarti andare adesso mi sembra un controsenso.

Ma il tuo ricordo sta svanendo e con esso sbiadisce anche il senso della mia lotta. E allora mi chiedo: se avessi vinto tu, cosa sarei riuscito a portarti via?

Ho preso tutto ciò che avevi. Il tuo potere, la tua posizione, i tuoi preziosi file su questo computer. Mi sono preso la tua vita e persino il tuo nome.

Allora perché di te non mi rimane niente, mentre tu di me hai preso tutto?

A volte mi sembra ancora di scorgere la tua sagoma tra le pieghe di una tenda o nel profilo di una libreria. Basterebbe una lampada per dileguare ogni illusione che tu sia qui, ma ho sempre apprezzato la tua compagnia, nonostante tutto.

Gli occhi pizzicano, le mie dita fremono, come quando osavo toccarti per richiamare la tua attenzione. Ti sento vicino, talmente vicino che, se mi guardassi allo specchio, vedrei te nel mio riflesso.

Per questo devo tornare a fissare questa pagina. Per ricordarmi che di te non è rimasto più nulla. Solo un nome scritto su un pezzo di carta.

Eppure, quando nessuno vede… non smetto di cercarti, oltre quel velo che ci separa.

 

 

 

Note finali

La scena in cui Light ha una visione di L seduto sulla sedia, subito dopo la sua morte, è incredibilmente straziante. Questa immagine e altre piccole ma intense scene mi hanno ispirato a riflettere su ciò che succede a Light dopo la morte di L. Spero che questa piccola discesa nei meandri della mente di Light (e mia) vi abbia dato qualche spunto di riflessione interessante. 

Grazie per aver letto fin qui 🌺

 

 

   
 
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