01. La prima ora
Mi chiedo perché io debba sempre fare delle pessime figure. Possibile che non riesca a trovare la mia classe senza dovermi mostrare ridicola e a disagio?
Per di più, Futaba ha il cellulare spento. Se ho scelto di frequentare la Kunugigaoka, è perché c'è lei.
Avrei preferito di gran lunga studiare in una scuola meno appariscente e d'elite ma mio padre ha tanto insistito. «Almeno avrai tua cugina che ti saprà dare una mano!» Beh, a trovarla!
Continuo imperterrita la mia ricerca finché non vado a sbattere contro qualcuno. La cosa spaventosa è che il brusio che fino a poco fa ha animato il corridoio sparisce di colpo subito dopo. Che c'è? Che ho fatto?
«Tu sei quella nuova?»
Il ragazzo contro cui mi sono scontrata mi guarda con un'espressione indecifrabile. Tutti i presenti cominciano a fissarmi, come se si fossero accorti solo adesso della mia presenza, e poco alla volta sento le voci tornare.
Borbottii. Risatine. Chiacchiericci. Parlano di me. Ridono di me. E io non ne comprendo il motivo.
Allora mi rivolgo al ragazzo che ho davanti, inchiodando i miei occhi grigi nei suoi color ametista. «Sì, sono Kotono Miiya. Sto cercando la mia classe, la 3E, potresti indicarmela?»
Il tizio alla sua destra solleva un sopracciglio; quello alla sua sinistra non fa neanche il gesto di nascondere le risa. Al che, mi acciglio. «Scusate, mi sono forse persa qualcosa?»
«Mi chiamo Gakushuu Asano, piacere.» Dice, ammorbidendo il tono ma non l'espressione gelida. «La classe a cui sei stata assegnata non è in questo edificio. Ti conviene avviarti, mancano meno di dieci minuti al suono della campanella.»
«Scusa? Nessuno mi ha avvertita di questo!»
Giuro, sto per implodere. Cos'è questa storia? Non esiste!
E proprio mentre sto cercando di rimettere in ordine i pensieri, ignorando un tipo assai fastidioso che continua a ridacchiare come se io non ci fossi, sento finalmente una voce familiare. Mi volto appena e la vedo. Futaba mi raggiunge trafelata, con la sua lunga chioma di capelli biondi raccolta in una pratica coda di cavallo, e sobbalza quando vede chi ho di fronte. «Buongiorno, Asano.»
Questa volta, Gakushuu sembra ben disposto a rilassare i muscoli del viso e a mostrare un sorriso educato e sereno.
«Buongiorno, Horie.» Io mi chiedo cosa abbia visto in me di tanto tremendo da averlo fatto infastidire prima ancora che aprissi bocca. Bah. «Tutto bene? Pronta per la verifica?»
Futaba annuisce e sorride a sua volta ma prima di poter dire qualcosa, viene interrotta dal tipo dai capelli lunghi e neri e lo sguardo da pazzo. «Horie, mi deludi. Com'è che conosci questa nullità della E?»
Mia cugina non sembra capire. «Cosa? Della E?»
Si volta a guardarmi e io le mostro il mio tesserino senza alcuna remora. A seguito del test d'ammissione a cui mi hanno sottoposto, sono stata assegnata alla classe 3E.
«Oddio... non ne sapevo niente!» Esclama, dispiaciuta. «Se me l'avessi detto ieri, ti avrei spiegato.»
«Spiegato cosa?»
•••
Alla fine, Futaba mi ha semplicemente detto che per raggiungere la sezione E avrei dovuto attraversare il bosco e raggiungere la cima della collina adiacente all'edificio principale.
«Al ritorno da scuola ti racconto tutto, promesso. Tu intanto vai o finirai per fare tardi.»
Che razza di scuola. Nessuno mi aveva avvisata di questo piccolo dettaglio e ora mi tocca camminare al doppio della velocità, cercando di non capitolare nel frattempo. Tutto mi aspettavo tranne che qui in Giappone le cose funzionassero così.
Ci credo che mio padre sia fuggito a gambe levate.
Per andare a scuola, uno deve pure rischiare di rompersi la noce del collo! E mentre lo penso, ecco che il mio piede scivola sul muschio e per poco non rotolo giù come un sacco pieno di biglie.
Mi aggrappo ad alcuni rami belli robusti e mi isso sul tronco sporgente, per poi rimettermi in marcia, lasciandomi alle spalle il fiume.
Spero solo che la strada sia quella giusta.
Cammino per un bel po' prima di scorgere qualcosa oltre le fronde degli alberi e senza accorgermene, accelero il passo. Non vedo l'ora di sedermi!
Una volta uscita dal bosco, quello che vedo mi fa scendere il latte alle ginocchia. È fatiscente, è un vecchio edificio fatiscente che sembra sul punto di crollare da un momento all'altro.
Oddio...
L'edificio principale sembra essere stato ridipinto ieri e poi c'è questo. Il giorno e la notte. Possibile che sia davvero questo il posto?
A casa, Futaba dovrà spiegarmi un bel po' di cose.
Mi faccio coraggio, prendo un bel respiro ed entro. Attraverso il corridoio deserto con il cuore in gola: sembra l'ambientazione perfetta di uno di quegli anime horror dove il personaggio secondario finisce per essere ritrovato a pezzi.
Poi, eccole. Delle voci concitate. Mi avvicino a quella che dovrebbe essere la mia classe – l'unica presente, di fatto – e intanto do un'occhiata all'orologio.
Perfetto. Sono in ritardo di un'ora e mezza. Ci ho messo un sacco per risalire la collina.
Certo, se qualcuno mi avesse avvisata non sarei qui a torturarmi le mani.
Indecisa se bussare o no, rimango ferma sulla soglia. Impalata lì, sembro uno stoccafisso.
E all'improvviso l'ansia mi assale.
Che cavolo! L'ultima cosa che voglio è mostrarmi come una debole ragazzina piagnucolona a cui mancano mamma e papà. Eppure, al momento sono le uniche persone a cui riesco a pensare.
Sono praticamente dall'altra parte del mondo, lontana da tutto ciò che è casa. Mi manca l'Italia, mi manca la mia scuola, mi mancano i miei amici e non è passata nemmeno una settimana da quando ho messo piede qui in Giappone.
Il test di ammissione è stato un fallimento. Mi aspettavo di trovarci degli errori ma non di ottenere a stento la sufficienza per essere accettata! E tutto questo perché da piccola non ho voluto imparare correttamente i kanji. Un bambino delle elementari sa scrivere meglio di me e sa leggere caratteri molto più complessi di quelli che è in grado di comprendere la sottoscritta. Che schifo... e dire che per metà sono giapponese!
Dio, sono ridicola!
«Oh, ma guarda! Sei Kotono Miiya?» Sobbalzo. «Sei in ritardo. Hai avuto difficoltà ad arrivare fin qui?»
«Beh, per la verità nessuno mi aveva detto che-» E mi blocco. Perché proprio mentre mi giro a fronteggiare il professore apparso alle mie spalle, il suo aspetto mi pietrifica sul posto.
È un polpo. Un polpo giallo con un grosso smile appiccicato sulla faccia. No, è la sua faccia a essere uno smile.
Non sto capendo.
«Ehi, gente!» Esclama e io non posso che rimanere in silenzio a occhi sgranati mentre lui, con i suoi tentacoli, spalanca la porta incurante della lezione in corso e degli insulti lanciati a manetta contro di lui. «È finalmente arrivata la vostra nuova compagna di classe! Su, salutatela come si deve!»
Non sto capendo.
«Prof, io non vedo nessuno.» Dice una voce.
«Eh? Ah, Miiya. Su, entra. Non essere timida!»
No, io... sto ancora dormendo, vero? Sono a casa, sto sognando. Avrei dovuto capirlo nel momento esatto in cui mi hanno costretta ad attraversare una cazzo di foresta – Futaba non mi ha mai parlato di niente del genere.
Dev'essere per forza così. Oppure ho sbagliato istituto o, peggio, ho sbagliato universo. Dove sono?
Chi è quel polpo? Cos'è?
Non sto capendo.
«Brutto polpo, le sei comparso davanti all'improvviso! Come ti aspettavi che reagisse?!» Urla una donna, una bellissima donna dai lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri. Lei non è giapponese, eppure la sua pronuncia è a dir poco perfetta.
La cosa si volta a guardarmi e, se possibile, amplia ancora di più il suo mega sorriso. «Sono il professore, nonché responsabile della classe 3E! Chiamami pure Koro-sensei! Benvenuta nella tua classe assassina!»
Classe assassina?!
Credo di aver bisogno di riposo. E credo anche di aver sbattuto la testa contro qualcosa risalendo la collina... È l'unica spiegazione.
•••
Non so bene come ci sia finita in sala professori ma a un certo punto mi ritrovo a parlare con l'insegnante di ginnastica, Karasuma-sensei.
Mi spiega tutto. E io non posso che restarne basita.
Cioè, davvero?! Noi dovremmo uccidere un mostro che nemmeno un missile riesce a far fuori?!
Mi pare eccessivo. Oltre che stupido.
«Allora, cosa farai? Aiuterai i tuoi compagni nella missione? Sappi che, qualsiasi cosa deciderai, non dovrai parlarne con nessuno.»
È più forte di me e la prendo come una minaccia. Certo che non lo dico a nessuno, non voglio mica morire. Però, ho un dubbio. «Come mai ha tanto insistito a fare l'insegnante?»
Vedo Karasuma-sensei fare spallucce e sospirare. Non lo sa. Nessuno lo sa.
Tutto questo è assurdo e a causa di ciò ho perso altro tempo. Manca un'ora prima della pausa pranzo e io ancora non ho potuto presentarmi come si deve ai miei compagni di classe.
«Posso avere del tempo per pensarci?»
Il professore accenna un piccolo – piccolissimo, piccolissimissimo – sorriso e annuisce. Allora mi congedo e torno in classe.
Dovrò pur frequentare le lezioni, no? Inoltre, se proprio devo decidere se partecipare alla missione di assassinio o meno, voglio cercare di capirci qualcosa. Voglio capire cos'è Koro-sensei.
Così inspiro ed espiro profondamente, infine entro. In un attimo, tutti i presenti si girano a guardarmi.
Ok, speravo sarebbe stato meno imbarazzante...
«Miiya! Vieni, su. Scusa per prima ma ero così ansioso di conoscerti!»
Il polpo mi fa cenno di avvicinarmi alla cattedra e io eseguo come un automa. Davanti a me ci sono ventisei paia di occhi.
Mi presento ma al di fuori del mio nome non so proprio che cosa dire, tant'è che seguono almeno cinque secondi di silenzio super imbarazzanti.
«Tutto qui?» Domanda il coso giallo.
Faccio spallucce. «Non so cos'altro dire.»
Qualcuno, una ragazza dai capelli scuri legati in una coda, alza la mano. Più avanti avrei scoperto il suo nome: Touka Yada. «Ma quindi sei davvero per metà italiana?»
Annuisco. «Sono atterrata una settimana fa all'aeroporto di Tokyo.»
Fortunatamente, la tensione che provavo prima pian piano sta scemando. I due capiclasse, Yuuma Isogai e Megu Kataoka, mi assicurano che se dovessi avere bisogno di qualcosa sarebbero stati a disposizione.
Molti altri ragazzi si sono mostrati disponibili e nessuno di loro ha finora accennato all'assassinio – nessuno tranne il tipo coi capelli rossi seduto nel banco alla mia destra.
Infatti, sistematami al mio posto, attira la mia attenzione con uno schiocco di dita. Quando mi giro a guardarlo non posso fare a meno di notare i suoi occhi dorati dal tratto ferino. Sembra un leone pronto ad azzannare la sua preda. «Sei qui per uccidere Koro-sensei?»
E no, lui non ha utilizzato quella parole per gioco. Sembra che sappia cosa voglia dire uccidere; la cosa un po' mi spaventa. Ma a un tratto mi torna in mente il discorso fattomi da Karasuma-sensei.
«E se anche fosse?»
Il rosso ghigna ma non risponde.
•••
La pausa pranzo la trascorriamo in aula. Io vengo letteralmente circondata da molte, troppe facce nuove che mi assaltano con una serie di domande e constatazioni di rito.
«La tua pronuncia è praticamente perfetta, non sembra che tu sia straniera!» Esclama Kayano.
Io sorrido. «Già. Me la cavo abbastanza bene nella conversazione, a differenza dello scritto.»
Le ragazze si dimostrano solidali, spiegandomi che spesso persino loro devono rifletterci bene prima di leggere un kanji particolarmente complesso. La lingua giapponese sa essere ostica.
«Se non sono indiscreta... è per questo che sei finita nella E?» Yuzuki Fuwa mi guarda incuriosita. Mi piace il suo caschetto.
«Ah, già. Mi spiegate un po' questa roba della "E"? Perché fate lezione qui?»
D'un tratto l'atmosfera cambia. C'è chi abbassa lo sguardo, c'è chi si ammutolisce e chi semplicemente tenta di nascondere il suo disagio dietro un sorriso triste. Oddio, non sarà una cosa seria?
«La nostra è la classe dei falliti.» Dice Rio, prendendo la parola. Dal tono pare non le interessi granché. Bugia. «Si finisce qui a causa del rendimento scolastico da schifo o, come nel caso di Karma, per problemi di completamento.»
Ah.
«E non solo veniamo screditati da tutte le altre sezioni, ci tocca pure fare lezione in questa catapecchia senza condizionatori e in mezzo al bosco. Quando c'è assemblea, tornare all'edificio principale prima che inizi è una tortura!» Hinano si mette le mani tra i capelli e fa una faccia disperata.
«Non ci sono i condizionatori?»
«No.» Dice Kataoka, scuotendo la testa. «D'estate si muore di caldo.»
No, non è possibile. Io odio il caldo!
«Beh, a questo punto credo proprio di aver capito perché sono capitata anch'io qui. Sono una schiappa in storia perché quella giapponese non l'ho mai studiata; lo stesso vale per la letteratura nonostante sia da sempre una mia grande passione. Per non parlare della comprensione di un testo scritto... se ci penso sento le budella contorcersi!»
Kaede, però, sorride. «Non ti preoccupare. Grazie all'aiuto di Koro-sensei riusciremo a migliorare!»
Mi fa strano sentire queste parole. Dovrei affidarmi al supporto educativo di un mostro giallo che noi dovremmo ammazzare? Eppure, c'è sincera speranza negli occhi di tutte loro.
E anche se riescono a leggere la mia titubanza, non aggiungono altro per farmi cambiare idea.
«Ben detto, Kayano!» Esclama... il polpo.
Me lo ritrovo alle spalle senza che me ne accorga. Si sposta affinché possa guardarlo senza torcermi il collo e sorride – beh, tecnicamente sorride sempre.
«Ho dato un'occhiata al tuo test d'ammissione ed è vero che hai delle gravi lacune nella grammatica ma con il giusto impegno riuscirai a raggiungere l'obiettivo!»
«Lo spero tanto.»
Lui ghigna ma poi scompare. Letteralmente.
«Apprezzo che tu ti stia impegnando, Karma, ma stavo parlando alla nuova arrivata.» Dice e io volto la testa dall'altro lato della classe. Si è spostato senza che me ne accorgessi.
Sono a bocca aperta. Ma che diavolo...?
E intanto che io resto imbambolata, Karma Akabane rinfodera il suo coltello. Sono così scioccata che non mi sono nemmeno accorta del fatto che anche lui si fosse avvicinato al mio banco. «Scusa, prof. È che mi era sembrata una buona occasione.»
A quel punto anche Hinano, Megu e Rio si avventano sull'insegnante armate di coltello e io rimango ferma a guardarle fallire miseramente.
Ma allora fanno proprio sul serio...
La faccia di Koro-sensei – che si diverte a prendere in giro i loro inutili tentativi – viene attraversata da delle grosse righe verdi e io strabuzzo ancora di più gli occhi. «Ma... cos'è?»
«È il segnale che ci sta sottovalutando.»
Anche Nagisa ci ha raggiunti ed è così gentile da spiegarmi questa cosa dei colori e non solo: il polpo si muove a Mach20, ha un olfatto sviluppatissimo e ha altresì una serie di difetti caratteriali che potrebbero essere sfruttati per l'assassinio.
Tutto ciò è follia pura!
Ho la sensazione che potrei essere io quella a non arrivare viva alla fine dell'anno.
Ma sono tutti così matti, qui?!
•••


