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Autore: Scarlett Queen    23/09/2024    2 recensioni
Una breve ricostruzione della battaglia decisiva, combattuta presso il fiume Erên-Karn, che vide il leggendario barone Eoran Gouræl annientata l'armata di invasori e porre fine alle continue razzie degli uomini del nord.
Ogni evento è stato riportato sulla base delle Cronache della Dinastia Adarion, Raccolta XIV, tomo VIII, redatto dallo storico di corte Aramil Bægël.
Genere: Azione, Guerra, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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    Ci fu un ringhio, un lampo bianco e l'ascia calò sul volto; la lama in acciaio fendette il nasale dell'elmo, conficcandosi in profondità nel cranio, facendo schizzare gli occhi fuori dalle orbite. L'avversario cadde all'indietro senza un lamento, con fiotti di sangue che sgorgavano dalla ferita. 
    «Avanti, avanti! - un martello d'arme picchiò contro lo scudo, accusò il colpo con la spada e fece guizzare la lama contro il collo del nuovo assalitore, tranciandogli le vertebre cervicali e lasciandolo a morire ai suoi piedi - Il blocco sta cedendo, colpite! Compire per il re!»
    Alla sua destra e alla sua sinistra gli stendardi garrivano sulle teste dei combattenti, i morenti raggi del sole si tuffavano in un mare di elmi lucenti e lunghe punte di lancia mentre, con le spade che si infilavano nelle bocche spalancate e gli umboni si imbrattavano di sangue. 
    Mulinò una volta di più la sua ascia, dall'alto al basso e sfondò la lamina metallica di un elmo, sfondando il cranio e conficcandoci l'usbergo sottostante. La formazione del nemico, sul versante opposto del fiume in secca tremava e ondeggiava sotto la furia degli assalitori, i corpi colmavano il letto pietroso del corso d'acqua e in alto, contro un cielo terso e dorato dalle ultime dita del vespero, i corvi gracchiavano allegramente, pregustando il pasto. 
    Avanzò un passo dopo l'altro, compendo ora a sinistra, tranciando un braccio all'altezza del gomito, e ora destra, spezzando l'asta di una lancia. La corazza pettorale che portava, istoriata, era ammaccata e graffiata, vi spuntavano listelli di frecce tranciate e gli spallacci gocciolavano sangue fresco. «Avanti! Avanti per il re e la patria!» 
    Ci fu uno slancio, un urlo! I vessilli dei baroni accorsero su per la riva con un boato e un ruggito, gli invasori arretrarono sempre di più e i loro vessilliferi iniziarono a cadere, stramazzando al suolo con i blasoni dei loro padroni che cadevano in mezzo al fango. La sua ascia guizzò ancora, conficcandosi ora in una tempia e ora in un collo esposto, scavalcò un cadavere e mulinò dall'alto al basso, con tale forza da spaccare in due un uomo dalla spalla al fianco. 
    Alle sue spalle gli uomini dell'avanguardia ormai combattevano in territorio nemico, le lance s'infilavano negli occhi, le daghe colpivano sotto la scarsella, le spade cozzavamo fra loro, sollevando nugoli di scintille. Una mazza chiodata spappolò una testa, il cervello restò attaccato agli spuntoni e finalmente, la formazione andò in pezzi. «Sono in rotta! - gridò una voce - sono in rotta!»
    E infatti, così come un castello di sabbia cedeva alla furia del mare, il nemico fuggì; le armi caddero in mezzo al pantano di corpi e sangue e a centinaia abbandonarono il campo, incuranti degli ordini dei loro padroni, che poterono sono voltare i cavalli e allontanarsi con la coda fra le gambe, inseguiti solo da qualche freccia scoccata all'ultimo.
    «Vittoria! - l'ascia si levò in alto, contro il cielo e l'Uomo che la brandiva sorrise, nonostante la fatica, il sudore che lo accecava e il dolore ai muscoli - vittoria, abbiamo vinto! Gli dei ci hanno arriso!»
    Allora si levò un nuovo ruggito, un ruggito di gioia e suonarono i possenti corni mentre i guerrieri ululavano estatici, picchiando le lance contro gli scudi e pestando i piedi, sollevando un fragore tale da sembrare la furia di un temporale. Era l'anno 148° della Dinastia Adarion, autunno, e al calare del sole, la violenta Battaglia dell'Erên-Karn si era conclusa. 
    Solo tre mesi prima, sul finire dell'estate, una violenta incursione al confine settentrionale aveva gettato il regno nel panico, mentre il nemico razziava in lungo e in largo, ma dopo lo sgomento iniziale, la risposta era stata immediata e spietata.
    Re Taegen Adarion, ormai anziano, aveva richiamato tutti i baroni presso l'antica rocca di Arak-Myn, adunando i propri vessillo di guerra e da quelle mura, erette al tempo dal fondatore della sua Dinastia, Mirdon Adarion, iniziò il proprio contrattacco. A condurre le sue schiere in guerra fu il barone della regione di Ekïrion, Eoran Gouræl, anche detto Eoran Dell'Ascia. 
    In tre mesi, le orde delle terre Settentrionali vennero costrette a cedere un frammento di terreno dopo l'altro mentre le terre conquistate venivano strappate al loro controllo. Si giunse quindi al fiume Erên-Karn e qui, i diecimila uomini dell'avanguardia reale sconfissero un nemico due volte superiore almeno, attirandoli prima in una trappola, spingendoli in una conca nel mezzo della foresta. 
    Le fiamme arsero tutto attorno, il fumo e il calore li spossò, le frecce volarono attraverso le fronde in fiamme e caddero come grandine sullo schieramento. Spinti alla figa, vennero braccati dalla cavalleria dei baroni, che li presero sui fianchi, ma questo non bastò, né Eoran s'illudeva in tal senso. 
    Riuscirono però a spingerli in una disastrosa, prima ritirata mentre i cavalieri giungevano loro addosso, così il grosso delle truppe del nemico si concentrò presso il fiume, formando uno schieramento contro il quale i cavalli avrebbero potuto fare ben poco. Fu allora che l'Ascia guidò gli eserciti nel folto della mischia. Forse il nemico era più numeroso, ma erano stati giorni atroci per loro e gli uomini contro i quali si batterono erano invece freschi e pronti alla carneficina. 
    Eppure occorsero lunghe ore di sangue e acciaio, dal primo pomeriggio sono al tramonto. Dall'inizio di quel piano persero la vita ottomila e settecento uomini del nord e tremila guerrieri dei baroni; era, difatti, nelle intenzioni di Eoran che gli invasori perdessero un tale numero di uomini dal rinunciare, se non ler sempre, almeno per molte stagioni all'invadere il loro regno. 
    Quel breve, sanguinoso conflitto si guadagnò un proprio tomo nelle Cronache del regno, passò alla storia come “I Giorni dell'Ascia” e il nome di Eoran Gouræl venne scritto nel libro dei grandi condottieri della dinastia Adarion. Visse ancora molti anni, e si spense quando raggiunse i 90 inverni e venne seppellito con tutte le armi. Il suo desiderio fu esaudito e per tutto la durata della sua esistenza terrena e quella dei suoi tre figli nessuno nemico osò marciare in armi contro il Regno. 
   
 
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