#4
Character needs a hug
Il forte rumore dietro di sé la fa sobbalzare, interrompendo immediatamente il flusso dei propri pensieri.
Riconosce all'istante lo strusciare della sedia di legno pesante contro il pavimento della redazione della Gazzetta di Stars Hollow; il fatto strano è che solitamente, da un paio di mesi a questa parte, in quel buco di ufficio non vi è mai nessuno.
Soltanto lei.
Rory s'irrigidisce un istante, pentendosi di non aver chiuso a chiave la porta d'ingresso, quando si rende conto della persona che ha provocato quel trambusto.
Jess è fermo, le mani poggiate sullo schienale della sedia incriminata. La sua espressione è quasi colpevole, quando si accorge di averla spaventata.
“Scusa, non l'ho vista e sono inciampato” si giustifica, spostandola lievemente in avanti, “però devo ammettere di sentirmi in colpa. Insomma, è un pezzo d'antiquario non indifferente”.
“Tutto qui lo è. Compresa la sottoscritta” scherza Rory, incrociando le braccia. Gli sorride e lui si tranquillizza, nonostante il disagio che entrambi percepiscono da un po'.
“Non dire idiozie. Tu sei un perfetto stile contemporaneo, forse un po' urban chic”.
“Probabilmente finito in qualche mercatino dell'usato, svenduto e in cerca disperata di una nuova utilità”.
“Ecco perché non la trova, sta cercando nel posto sbagliato”.
Rory annuisce non convinta, sistemando un paio di fogli sparsi sulla scrivania.
“Beh, è il posto dove teme di rimanere tutta la vita”.
Jess le si avvicina e la ragazza finge di non farci caso, distribuendo in ordine documenti scarabocchiati velocemente.
“Ehi, Rory”.
Fa finta di non sentirlo, perché se lo facesse sa che si metterebbe a piangere.
Lui ha la capacità di smuoverle dentro, di rivoluzionarle la vita. Di darle spinte che non vorrebbe. O che non sa di volere ma che le fanno paura.
“Hai saputo, vero?” gli chiede, fermandosi un solo istante con le pagine in mano. Jess annuisce appena, insicuro.
“Mia madre?”.
“Luke”.
“Capisco”.
“Non devi buttarti giù, Rory. È successo ed è... una cosa bella” afferma il ragazzo, nascondendo il fatto di avere il respiro mozzato nei polmoni, “il padre lo sa?”.
“Non so chi sia il padre”.
“Cosa?”.
“In questi ultimi anni la mia vita è stata un casino. Peggio dei film nei quali la protagonista fa un danno dopo l'altro e non impara dagli errori, finché non arriva in soccorso il personaggio che le sbatte in faccia che la sua vita è un casino e forse non capisce nemmeno allora. Ma quello è un film, a quello si può rimediare, a questo no. Tu sei... sei quel personaggio, Jess? Perché ogni volta che io assumo il ruolo di quella protagonista patetica e persa, tu sei lì per me. Quindi può essere che tu lo sia e-”
“-Rory” la interrompe, avvicinandosi ulteriormente, “sì, sono io. Se tu vuoi che io lo sia, s'intende”.
Jess le sorride, poggiandole un dito sotto il mento nel tentativo d'incrociare i suoi occhi. Lei ricambia, in un sorriso stavolta sincero.
“Abbracciami, Jess” mormora appena, tirando leggermente su col naso.
E il ragazzo lo fa, annullando definitivamente la distanza tra loro e stringendola forte tra le braccia robuste.
“Sarò sempre il personaggio che tu vorrai”.


