#6
AGED-UP CHARACTERSSi erano tenuti la mano tutto il tempo mentre il caldo li avvolgeva e ogni parte del corpo sembrava andare a fuoco; i battiti frenetici del cuore che sembrava volesse sbucare loro dal petto, il dolore non finire mai.
Shinichi era abituato a ogni fase di quel momento terribile e sapeva che la sua trasformazione avrebbe impiegato meno tempo.
Una volta che fu certo di essere di nuovo se stesso, si voltò verso Haibara e lentamente le si avvicinò, senza lasciarle mai la mano.
“Tutto bene?” le chiese, mentre la osservava muoversi lentamente sul pavimento freddo del laboratorio.
Haibara – o Shiho – tenne saldamente la coperta che aveva addosso mentre cercava di sedersi e lui non potè fare a meno di notare quanto l'antidoto avesse avuto un effetto peggiore su di lei, forse a causa della poca abitudine del suo organismo ad assumerlo.
La vide con la testa piegata in avanti, l'affanno che non accennava a diminuire.
Si sporse verso di lei, sistemandosi il lenzuolo addosso, per accertarsi delle due condizioni.
“Ehi, come stai?”.
Haibara fece un respiro profondo, rabbrividendo nella stoffa pesante. Sollevò lo sguardo sul detective e solo in quel momento questi fece caso al verde e alla profondità dei suoi occhi.
“Beh... possiamo dire che l'antidoto definitivo ha funzionato. Puoi tornare alla tua vita” gli rispose, accennando un sorriso malizioso. Poggiò la testa sul muro che aveva dietro alle spalle, sospirando, sentendosi senza un briciolo di energia per fare qualunque cosa.
“È ancora presto per dirlo. Ci aspetta una battaglia, prima”.
“Mi dispiace averti imposto di prendere l'antidoto in questo modo, Kudo. Ma sai meglio di me che loro presto arriveranno qui. Forse ci stanno già circondando”.
“Non preoccuparti, il dottor Agasa è al sicuro”.
Shinichi non lasciò la presa neanche per un istante, cercando di rincuorarla in tutti i modi possibili.
Sapeva che stavolta sarebbe stato difficile.
“Già... tu no” mormorò lei, abbattendo il muro di sicurezza che aveva cercato di mantenere stabile fino a quel momento.
Tornare nel suo corpo aveva avuto un forte impatto, stavolta, fisico e psicologico. Lo percepiva estraneo, diverso, martoriato, spietato.
Il protagonista di quella vita che non voleva più e che non faceva più parte di sé.
Il detective sgranò gli occhi, guardandola. Si rese conto che entrambi tremavano, in quel silenzio angosciante in cui il mondo si era fermato.
“Ascoltami” iniziò poi, mentre annullava la breve distanza che li separava, “andrà tutto bene. Ci aspetta l'ultima sfida, ma non saremo soli”.
Haibara accennò un sorriso amaro, sollevando il viso verso di lui.
“Non è questa la mia sfida più importante, Kudo” confessò, stringendo le braccia intorno al corpo, “non potrò mai vincere”.
Shinichi si stupì di realizzare per la prima volta le sue parole, comprendendo il suo vero malessere soltanto in quella situazione.
“Puoi farlo, smettila di pensare che non ci sia una via d'uscita” le disse, stringendo le dita attorno al dorso della sua mano mentre la sollevava, “non sei sola, affronteremo ogni cosa, un passo alla volta. Ma dobbiamo farlo insieme”.
Lei lo guardò, sgranando gli occhi e specchiandosi nelle iridi blu.
Rimasero così per un tempo che sembrava infinito, lasciando fuori il mondo almeno per un po'.
Poi ci avrebbero pensato.
Alla paura, al coraggio che avrebbero dovuto raccogliere. Alla lotta, alla morte.
Ma in quel momento no, non ancora.
Il mondo non esisteva più.


