INTRODUZIONE
(Flashback parte I)
(Flashback parte I)
Da quando Imhotep e Anck-su-namun erano morti, si trovavano imprigionati in due celle separate nel limbo dei dannati. Una zona sospesa tra il tempo e lo spazio per scontare i peccati commessi in vita. Ogni giorno ricevevano un sacco di castighi dagli dei. All’inizio Imhotep e Anck-su-namun erano indifferenti a questi castighi. Imhotep per esempio dopo essere stato tradito da Anck-su-namun, non trovava nessun motivo di esistere e aveva perso la concezione del tempo. Invece Anck-su-nun, sinceramente pentita del torto fatto a Imhotep, sentiva di non meritare nessuna pietà. Perciò, sopportava qualsiasi castigo che gli dei le infliggevano.
Con il passare del tempo, il dispiacere di Imhotep si trasformò lentamente in odio, che a sua volta divenne desiderio di vendetta. Alla fine, il suo spirito maligno riprese forza. Giurò a sé stesso che, se mai fosse tornato nel mondo dei vivi, avrebbe fatto pagare agli O’Connell, ai Medjay e perfino ad Anck-su-namun un prezzo peggiore della morte. Anck-su-namun, invece, si convinse che se mai si fosse presentata un’occasione per ripareggiare i conti con Imhotep, l’avrebbe colta senza esitare. Non le interessava il prezzo da pagare. Lei l’avrebbe accolta.
Un giorno, nella cella di Anck-su-namun, qualcosa cambiò. Strane risate riecheggiarono nel buio, seguite da un vento crescente e il fragore dei tuoni. All’inizio tutto era una piccola fiamma, quasi impercettibile, ma presto il vento aumentò, i muri della cella si incrinarono e le catene intorno ai suoi polsi e alle sue caviglie si spezzarono. La donna percepì un calore familiare: il soffio della vita tornava nel suo corpo. Man mano che il processo continuava, il sangue ricominciò a scorrere nelle sue vene. I muscoli si ricostruirono sulle ossa, la pelle si rigenerò, tornando al suo colore naturale. Quando le crepe nei muri esplosero in una luce abbagliante, Anck-su-namun cadde in ginocchio. Chiuse gli occhi, accecata dalla luce dopo così tanto tempo nell’oscurità. Quando si abituò, si rialzò, osservando il suo corpo rinnovato e il bagliore del mondo dei vivi che la circondava. Piena di speranza, si convinse che gli dei avessero ascoltato i suoi pensieri e le avessero concesso un’altra possibilità. La luce la condusse verso un vortice oscuro e spaventoso. Senza esitare, si tuffò in esso, lasciandosi trasportare fino a quando non si risvegliò di colpo.
Si massaggiò il corpo, incredula di essere viva. Osservò l'ambiente circostante e notò che tutto era buio e silenzioso. Sotto i suoi piedi c’era sabbia, e l’aria era stagnante. Il cuore le batteva all’impazzata. Si sforzò di abituare gli occhi al buio, ma ciò che percepì per primo furono sussurri lontani, che si avvicinavano rapidamente. Capì di non essere sola. Quando torce sconosciute si accesero lungo le pareti, si ritrovò circondata da un gruppo di zombi. Stranamente, non la attaccarono. La osservavano in silenzio, immobili come statue. Questo rendeva la situazione ancora più inquietante. Cercò di controllare il respiro per non fare alcun rumore che potesse provocarli. “Forse non sono tornata in vita. È solo un altro castigo degli dei…” pensò.
Un suono interruppe i suoi pensieri. Una voce femminile, profonda e suadente, riecheggiò nella stanza: “Non temere, Anck-su-namun. Non sei qui per soffrire… ma per servire”. Anck-su-namun strinse i pugni, cercando di mantenere il controllo, mentre un’ombra si muoveva nel buio, avanzando verso di lei. “Finalmente ti sei svegliata mia cara, ben venuta”. In quel momento la cerchia degli zombi si aprì e lasciò passare. Anck-su-namun notò che al suo passaggio, gli zombi si inchinavano.
“Forse la servono. Deve essere il loro capo” pensò Anck-su-namun fissandola intensamente.
Si trattava di un’altra mummia. Era una ragazza non tanto più alta di lei, con la pelle tutta tatuata, con gli occhi rossastri e le pupille duplicate, le unghie come artigli di tigre e il corpo in decomposizione e avvolto nelle bende. La strana individua fissava Anck-su-namun con un’espressione amichevole, ma Anck-su-namun non era affatto tranquilla.
Vedendola tanto tesa, la sconosciuta scoppiò a ridere: “Sei proprio una fifona”.
Anck-su-namun per quanto non si sentisse tranquilla, non sopportò, che la sconosciuta le parlasse in questo modo.
Non potendo difendersi da queste accuse, trovò subito un’altra scusa: “E a me non sorprende vederti ridotta in questo stato amica. Sei una ragazza molto impertinente. Non mi meraviglia se ti abbiano maledetta”.
“Capisco” rispose Ahmanet, interessata ad Anck-su-namun.
Ad insaputa di Anck-su-namun, Ahmanet aveva il potere di entrare nella mente dei propri rivali, per essere certa di controllarli per bene. Grazie a questo potere, Ahmanet stava leggendo la mente di Anck-su-namun e percepiva ogni sua intenzione. “Credo che sia arrivato il momento delle presentazioni, non ti pare?!”
“Ma anche no, comunque ti ascolto” Anck-su-namun pensò dentro di sé, mantenendo il suo atteggiamento diffidente e tremante.
“Sono la principessa Ahmanet d’Egitto e sono qui, perché intendo riprendermi quello che mi spetta di diritto”.
“Ah sì e perché avresti bisogno di me!?”
“Vedi mia cara ho sentito parlare molto di te ed ho capito che sei una donna che vale molto più di quello che tu stessa puoi immaginare. Ed è per questo che ti ho scelto per aiutarmi”.
“Sono tutta orecchie” disse Anck-su-namun, fingendosi interessata a quello che Ahmanet aveva da raccontarle.
“Vedi leggendo il libro di una famosa archeologa di nome Evelyn O’Connell, ho scoperto che grazie al tuo fascino eri riuscita a conquistare il cuore dell’alto sacerdote Imhotep, il re delle mummie”.
Ad Anck-su-namun piaceva questo titolo, le suonava bene.
“Proprio così!!” Rispose, mentre Ahmanet continuava a intrattenerla con chiacchiere sempre meno lusinghiere nei suoi confronti.
“Non ti posso mica dare torto. Perché mai non avresti dovuto ammaliarlo? Servendosi di lui, potevi entrare in possesso di tutte le arti magiche egiziane più potenti di quel tempo. Quando risorse la prima volta diventò un uomo dotato di grandi poteri divini. E oltre a resuscitare i morti, aveva il controllo delle sabbie del deserto e poteva scatenare le dieci piaghe d’Egitto a suo piacimento. Infine, una cosa che non guasta, è anche bello no!”.
Ahmanet soffocò una risata, anche Anck-su-namun rise in quel momento. Mentre le donne ridevano, Ahmaneth concentrò il suo sguardo su quello di Anck-su-namun, guardandola intensamente. In realtà, Anck-su-namun stava ridendo per nascondere la tristezza che in quel momento stava provando. Le caratteristiche e abilità menzionate da Ahmanet erano solo caratteristiche e abilità, che Imhotep aveva. Ciò non significava che Anck-su-namun si fosse messa insieme ad Imhotep per quello. Anck-su-namun aveva amato Imhotep. E lo amava ancora. In ogni caso, ad Anck-su-namun era chiaro che il suo tradimento verso Imhotep, avesse dato una cattiva impressione ad Ahmanet e l’aveva portata a una serie di equivoci. Sicuramente, anche Imhotep l’avrebbe pensata come Amhanet, quando e se mai si fossero rincontrati. Dal momento che Anck-su-namun era brava a mentire e fingere di essere una donna che non era, pensava che la sua risata bastava ad ingannare Ahmanet. Almeno era quello che Anck-su-namun sperava.
Dopo pochi minuti, Ahmanet cessò di ridere e ricominciò a parlare: “La cosa più interessante è che nonostante tu lo usassi e ingannassi, sei riuscita comunque a stregarli il cuore. Infatti, ha perso completamente la testa per te. Quando tu lo hai abbandonato. Gli hai spezzato il cuore: si è sciolto come il burro, diventando una persona sensibile, un vero pappa molla”.
Mentre le diceva questo, Anck-su-namun ebbe come la sensazione di vivere dal vivo quella scena: l’immagine di quella fessura, che portava all’oltretomba, di Rick e Imhotep che si erano aggrapparti al bordo e di lei che vedeva Imhotep chiederle aiuto, mentre scivolava verso le porte dell'inferno.
“Anck-su-namun! Aiutami!” Gridò lui, mentre cercava con tutte le sue forze di non mollare la presa e tese una mano verso di lei.
“Aiutami!” gridò di nuovo, rivolto a lei.
Ma lei lo guardò dal fondo della grande stanza, con il terrore negli occhi.
Poi osservò le pareti e il soffitto, che crollavano.
“No!” Gridò lei.
“Anck-su-namun!” Mormorò lui guardandola scappare.
Imhotep sentì le lacrime per la disperazione bagnargli gli occhi. In quell’istante, la sua intera esistenza perse ogni valore. Per chi aveva sprecato la sua vita? Lei era stato il suo raggio di sole nella prima, nella seconda e nella sua terza vita. Invece lei se n’era andata via per sempre, lasciandolo lì. Si voltò leggermente con il capo e guardò Rick O’Connell che, grazie a Evelyn, era in salvo. Sorrise alla coppia, lasciando intendere che erano stati degli avversari degni, e che ora li rispettava. Gli O’Connell vedendo quanto era accaduto a Imhotep, erano dispiaciuti per lui. Poiché gli O’Connell non erano degli assassini, erano pronti ad aiutare Imhotep. Quest’ultimo non chiese aiuto. Ora che la sua amata, per la quale aveva sacrificato tutto, lo aveva tradito, Imhotep non aveva più nessun motivo per continuare a vivere. Chiuse gli occhi e lasciò la presa.
Nel ripensare a quei momenti, Anck-su-namun non aveva parole. Era stata crudele ed egoista. Si vergognò moltissimo di sé stessa. Se mai fosse potuta tornare indietro nel tempo in quel momento e salvare Imhotep. Se mai avesse trovato un modo per riparare a quel torto e chiedergli scusa. Ma non lo espresse apertamente. Anzi per evitare di insospettire Ahmanet, continuò a ridere forte con Ahmanet, sperando di non piangere. Ad Anck-su-namun sembrava che Ahmanet non si accorgesse di nulla. In realtà, Ahmanet se n’era accorta e come. Ma era divertente continuare a parlare e fingere. Lo sarebbe stato ancora di più, quando Ahmanet avrebbe rivelato ad Anck-su-namun la sua vera identità e le sue vere intenzioni. Anck-su-namun avrebbe avuto solo due minuti di tempo per scappare.
Perciò, Ahmanet le disse: “Vedi io so apprezzare una donna come te, capace di usare ogni mezzo a sua disposizione per riuscire ad ottenere quello che vuole. Alleati con me e non respingermi, ci guadagneresti una bella fortuna. Inoltre, ti assicuro ogni genere di sicurezza”.
Ancora una volta Anck-su-namun vide comparire nella sua mente nuove immagini, ma non si trattava di antichi ricordi. Le immagini coincidevano perfettamente con le parole di Ahmanet. Anck-su-namun vide Imhotep che veniva messo in ginocchio dagli zombi davanti lei. Venne bendato.
Da un’altra parte appariva Ahmanet, che ringhiò: “È l’ora del giudizio”.
E senza nessuna pietà, le unghie delle dita di Ahmanet diventarono degli artigli affilati, che Ahmanet affondò nel corpo dell’uomo, il quale si spezzò in tre parti. Anck-su-namun sghignazzò, cercando di mantenere un’espressione forte e indifferente sul suo volto per salvare le apparenze. Una goccia di sudore però le scese dalla fronte e dentro di lei stava urlando per il terrore. Dunque era questo che voleva fare Ahmanet, riportare ancora una volta Imhotep in vita, per poi ucciderlo.
“Molto impressionante e interessante, ma a quale scopo? Non penso che tu voglia sfidare Imhotep, per il gusto di portarti a casa un trofeo”.
“Non dovrei passare tutte queste informazioni, ma vista la tua situazione, lo faccio volentieri. Quando mi hanno riportato in vita, ho scoperto di non essere più potente come una volta. Ho perso una parte dei miei poteri. Il mio dio protettore mi ha concesso una seconda possibilità, ma non si ottiene niente dagli dei senza contribuire niente in cambio. Poiché ho tanti debiti con lui, voleva che mi procurassi da sola i poteri. Così mi ha detto dovrai riportare in vita Imhotep, una mummia dai poteri enormi. Il giorno in cui lo riporterai in vita, riceverai indizi, che ti porteranno ad un’arma, capace di aspirargli i poteri. Prima di lanciarmi nell’impresa ho studiato attentamente Imhotep. Questi è potente, astuto e può vivere con e senza i poteri. Non mi sognerei mai di sfidarlo senza avere tutto sotto controllo. Un buon acchiappa mummie lo ucciderebbe, ma non mi serve questo. Come hai detto tu giustamente, non sono qui per vincere un trofeo. Mi serve qualcuno che può veramente controllare Imhotep nel suo intimo. E tu sei proprio la persona che fa per me”.
“Avrei dovuto immaginarmelo, per Ahmanet è tutta una caccia al tesoro. In ogni caso, ho tutto da guadagnarci”.
Ringraziando Ahmanet di questa meravigliosa possibilità, accettò volentieri l’offerta, fingendosi una buona alleata: “Infatti, Imhotep è stato solo un passa tempo, niente di più. Che vuoi, sono una cortigiana! È la mia natura! Sono fatta così! Mi piace l’idea di Anck-su-namun mummia. Inoltre, vedere IMhotep a pezzi ai piedi sarà ancora più interessante. Accetto di aiutarti come tua umile servitrice”.
In quel momento Ahmaneth distolse l’attenzione dalla mente di Anck-su-namun e dai suoi pensieri e incominciò a parlare: “Sai Anck-su-namun, devo ammettere che nonostante tu sia una cortigiana, hai alcune caratteristiche che io apprezzo moltissimo. Sei molto calcolatrice, intuitiva e in questo momento sei anche molto coraggiosa e determinata. Dici che la mia idea ti piace. Infatti, ti piace”.
Anck-su-namun sorrise soddisfatta, pensando di essere riuscita ad ingannare Ahmanet. “Mi piace soprattutto, quando mi detto che ti piacerebbe vedere Imhotep a pezzi e che sarai la mia servitrice brava bugiarda! Sai, io so leggere nella mente dei miei rivali ed ho capito benissimo che stai cercando di fregarmi non è vero? Tu vorresti usarmi, solo per riportare in vita Imhotep, per poi aiutarlo”.
Anck-su-namun rabbrividì. La situazione si stava mettendo male per lei. Ma Ahmanet non se la prese più di tanto. Al contrario si preoccupò per Anck-su-namun.
“E dimmi un po' che cosa ti aspetti in cambio da lui? Il suo perdono?”
A queste affermazioni, Anck-su-namun prese la parola: “E chi ha mai parlato di volere qualcosa da lui?”
“Ah, stai zitta, è inutile! Te lo leggo in faccia. Piuttosto ascoltami: ammesso che io mi sbagli su Imhotep, credi forse che ti aiuterò ad uscire dalla trappola che ti ho appena preparato, se tu non accetti di unirti sinceramente a me e non mi giuri completa ubbidienza”.
Anck-su-namun non capiva. Era in pericolo.
“Cosa vuoi dire? Non capisco”.
“Ti ho riportato in vita in mezzo al deserto di Amsher, lo sai, e l’ho fatto a posta, per prevenire problemi come questi. Se rifiuti di aiutarmi, ti lascerò qui. E anche se tu riuscissi a scapparmi, moriresti nel deserto comunque. Da quando il re Scorpione è morto, l’Oasi è stata inghiottita dal deserto di Amsher”.
Anck-su-namun rabbrividiva, perché sapeva che Ahmanet stesse dicendo la verità. “Quindi facendo due conti” disse Ahmanent, facendo il calcolo sulle dita della mano destra…
“Avresti solamente tre giorni di vita per uscire dal deserto e raggiungere il tempio di Abu Simber, che è per l’appunto la meta più vicina. Se tu dovessi fallire, cosa assai probabile, moriresti disidratata. Sempre se il tuo corpo mortale possa resistere al sole e non ti venga un infarto. In questo modo però non aiuteresti Imhotep. E c’è un'altra novità”.
In quel momento gli zombi che fino a quel momento erano rimasti in disparte nell’ oscurità ritornarono e Anck-su-namun vide che stavano trasportando un bozzolo dorato.
Istintivamente, gli buttò le braccia al collo e disse: “Imhotep”.
Inoltre, gli zombi avevano i canopi sacri, il libro di Amun Ra, il libro dei Morti e la chiave per aprirlo. La situazione era molto più grave del previsto. Anck-su-namun non aveva nessuna intenzione di aiutare Ahmanet a fare del male ad Imhotep. Tuttavia, Ahmanet era in quel momento la sua sola via di uscita. Senza l’aiuto di Ahmanet, Anck-su-namun non ce l’avrebbe mai fatta ad uscirne viva. Restava il problema di come riuscire ad ingannare Ahmanet. Era impossibile. Il suo potere manipolatore era troppo grosso. Mentre Anck-su-namun rifletteva, le venne in mente un’idea folle. Forse si sbagliava, forse Ahmanet aveva già previsto anche questo. D’altro canto, Anck-su-namun non aveva niente da perdere.
Ahmanet capito che Anck-su-namun non si sarebbe mai unita a lei, ma Anck-su-namun la stava usando per aiutare Imhotep, parlò con Anck-su-namun in modo chiaro ed esplicito: “Goditi adesso l’abbraccio, perché non lo rivedrai mai più”. Anck-su-namun guardò Ahmanet e sorrise, ringraziandola del suo ben venuto.
“Non capisco, perché mi hai riportato in vita, se dubitavi di me già in partenza”. “Volevo fare solo un tentativo. Tutto va tentato. Niente va trascurato”.
Anck-su-namun rispose: “Direi che la troppa sicurezza in te stessa ti ha ingannata. Io non ho nessuna intenzione di unirmi a te e nemmeno di morire qui”.
Con le sue abilità di combattente, Anck-su-namun si precipitò sugli zombi che tenevano il libro dei morti e la chiave e corse a tutta velocità. Ad Ahmanet la cosa poco importava. Sembrava aspettarsi queste reazioni da parte di Anck-su-namun e aveva calcolato anche questo.
“Non andrai lontano. Avere in mano il libro dei morti e la chiave, non fanno di te una vincitrice. Non riuscirai ad usarli, non te ne darò tempo. E quando ti prenderò, te ne pentirai”.
“Staremo a vedere” rispose Anck-su-namun, che si era abbastanza allontanata. Ahmanet ruggì, facendo sudare e rabbrividire Anck-su-namun. La mummia la inseguì alla velocità della luce.
Cominciò una corsa sfrenata. Anck-su-namun correva più che poteva nonostante la difficoltà che la sabbia le causava, soffiava forte e la faceva inciampare ripetutamente. Anck-su-namun si rialzava ogni volta e ricominciava a correre, anche se ormai era disperata. Ahmanet era sempre dietro di lei e, a differenza di Anck-su-namun, sembrava non presentare nessun segno di stanchezza. Anck-su-namun continuò a correre, ma alla fine Ahmanet si piantò davanti a lei. Nella speranza di confondere Ahmanet, Anck-su-namun corse a destra e sinistra, avanti e...
“Ahh!” Gridò Anck-su-namun dolorante, mentre cadeva a terra, semimorta. Recepiti i trucchi di Anck-su-namun, Ahmanet, decisa a non farsela scappare, colpì la rivale a tradimento. Alzò il suo piede destro, che costituiva artigli lunghi e affilati come quelli di una tigre. Mirò sulla parte bassa della gamba sinistra di Anck-su-namun, e la graffiò. Nonostante la caduta Anck-su-namun stringeva ancora il libro dei morti tra le sue mani. Invece la chiave le cadde di mano, rotolando a qualche centimetro da lei. Con la gamba ferita Anck-su-namun non riusciva a rimettersi in piedi. Provò a trascinarsi e a recuperare la chiave. Ma non ci fu niente da fare. Come Anck-su-namun stava per prenderla, Ahmanet ci mise un piede sopra. Poi i servi di Ahmanet strapparono tra le mani di Anck-su-namun il libro nero.
Era la fine: “Bene mia cara, la corsa è stata molto divertente, ma adesso è ora di pensare alle cose importanti”.
A quel punto Ahmanet prese Anck-su-namun per la gola e iniziò a strangolarla. La pressione intorno al suo collo cominciò ad aumentare, finché Anck-su-namun non riuscì più a respirare. Anck-su-namun cercò disperatamente di liberarsi dalla presa di Ahmanet, ma non poteva fare nulla. Ahmanet era troppo forte.
“Ti arrendi adesso? Si fa a modo mio?”
Anck-su-namun non rispose.
“Ti arrendi adesso?” le ripeteva intanto Ahmanet.
Con le poche forze che le erano rimaste, Anck-su-namun scosse la testa come per dire: “No grazie, passo. Continua pure”.
Di fronte a quella dimostrazione di coraggio l’irritazione di Ahmanet nei confronti di Anck-su-namun crebbe ancora di più. Invece di ucciderla, Ahmanet la lasciò andare, facendola cadere a terra. Tossendo Anck-su-namun si massaggiò la gola, mentre iniziava a respirare di nuovo regolarmente. Riprese fiato. Ahmanet pensò che in fondo non valeva la pena ucciderla. E in quel momento batte le sue mani e in pochi secondi dietro di lei si radunarono tutti i suoi uomini. Avevano recuperato il corpo di Imhotep. Ahmanet prese il libro dei morti e la chiave.
Poi ad un altro schiocco delle dita, spiccò il volto. Prima di andarsene però, Ahmanet lasciò ad Anck-su-namun un messaggio molto importante: “Bene sgualdrina, se sei decisa ad aiutare il tuo amichetto, te ne darò la possibilità, ma non ti illudere di andare tanto lontano. Come hai potuto vedere, finora non hai concluso nulla. E nemmeno adesso ci riuscirai. Sarai morta prima di arrivare da lui. Quando farà giorno, vedrai intorno a te solamente sabbia e morte. Inoltre, niente e nessuno riuscirà ad arrivare a Imhotep senza il mio aiuto. Infine, per distrare Imhotep e rovinarlo, userò Evelyn O'Connell, al tuo posto”.
Nel sentire nominare quel nome Anck-su-namun sussultò: “E – E - Evelyn O'Connell” ripete.
Nel vederla reagire in quel modo, Ahmanet sorrise: “Bene finalmente mi presti davvero la tua attenzione. Si proprio lei. Vedi a differenza tua, che sei sola, innamorata e piena rimorsi, Evelyn ha una famiglia per cui darebbe la propria vita. Inoltre ad Imhotep non deve nulla. Anzi sarà lieta di darmi una mano per sbarazzarsi di lui. Addio mia preziosa”.
Detto fatto, gli lanciò un bacetto e se ne andò seguita da tutti i membri del suo esercito, lasciando Anck-su-namun ai suoi guai. Senza esitare, Anck-su-namun si alzò in piedi. Nonostante il dolore lancinante dai graffi alla gamba iniziò a camminare. Anche se andava molto lenta, ugualmente andava avanti senza mai fermarsi. Dal momento che Ahmanet e i suoi uomini erano andati a destra, Anck-su-namun pensò di corrergli dietro e stargli al passo. Sicuramente era quella la strada per uscire dal deserto. Essendo ancora notte, non ci furono problemi per Anck-su-namun.
Con il passare del tempo, il dispiacere di Imhotep si trasformò lentamente in odio, che a sua volta divenne desiderio di vendetta. Alla fine, il suo spirito maligno riprese forza. Giurò a sé stesso che, se mai fosse tornato nel mondo dei vivi, avrebbe fatto pagare agli O’Connell, ai Medjay e perfino ad Anck-su-namun un prezzo peggiore della morte. Anck-su-namun, invece, si convinse che se mai si fosse presentata un’occasione per ripareggiare i conti con Imhotep, l’avrebbe colta senza esitare. Non le interessava il prezzo da pagare. Lei l’avrebbe accolta.
Un giorno, nella cella di Anck-su-namun, qualcosa cambiò. Strane risate riecheggiarono nel buio, seguite da un vento crescente e il fragore dei tuoni. All’inizio tutto era una piccola fiamma, quasi impercettibile, ma presto il vento aumentò, i muri della cella si incrinarono e le catene intorno ai suoi polsi e alle sue caviglie si spezzarono. La donna percepì un calore familiare: il soffio della vita tornava nel suo corpo. Man mano che il processo continuava, il sangue ricominciò a scorrere nelle sue vene. I muscoli si ricostruirono sulle ossa, la pelle si rigenerò, tornando al suo colore naturale. Quando le crepe nei muri esplosero in una luce abbagliante, Anck-su-namun cadde in ginocchio. Chiuse gli occhi, accecata dalla luce dopo così tanto tempo nell’oscurità. Quando si abituò, si rialzò, osservando il suo corpo rinnovato e il bagliore del mondo dei vivi che la circondava. Piena di speranza, si convinse che gli dei avessero ascoltato i suoi pensieri e le avessero concesso un’altra possibilità. La luce la condusse verso un vortice oscuro e spaventoso. Senza esitare, si tuffò in esso, lasciandosi trasportare fino a quando non si risvegliò di colpo.
Si massaggiò il corpo, incredula di essere viva. Osservò l'ambiente circostante e notò che tutto era buio e silenzioso. Sotto i suoi piedi c’era sabbia, e l’aria era stagnante. Il cuore le batteva all’impazzata. Si sforzò di abituare gli occhi al buio, ma ciò che percepì per primo furono sussurri lontani, che si avvicinavano rapidamente. Capì di non essere sola. Quando torce sconosciute si accesero lungo le pareti, si ritrovò circondata da un gruppo di zombi. Stranamente, non la attaccarono. La osservavano in silenzio, immobili come statue. Questo rendeva la situazione ancora più inquietante. Cercò di controllare il respiro per non fare alcun rumore che potesse provocarli. “Forse non sono tornata in vita. È solo un altro castigo degli dei…” pensò.
Un suono interruppe i suoi pensieri. Una voce femminile, profonda e suadente, riecheggiò nella stanza: “Non temere, Anck-su-namun. Non sei qui per soffrire… ma per servire”. Anck-su-namun strinse i pugni, cercando di mantenere il controllo, mentre un’ombra si muoveva nel buio, avanzando verso di lei. “Finalmente ti sei svegliata mia cara, ben venuta”. In quel momento la cerchia degli zombi si aprì e lasciò passare. Anck-su-namun notò che al suo passaggio, gli zombi si inchinavano.
“Forse la servono. Deve essere il loro capo” pensò Anck-su-namun fissandola intensamente.
Si trattava di un’altra mummia. Era una ragazza non tanto più alta di lei, con la pelle tutta tatuata, con gli occhi rossastri e le pupille duplicate, le unghie come artigli di tigre e il corpo in decomposizione e avvolto nelle bende. La strana individua fissava Anck-su-namun con un’espressione amichevole, ma Anck-su-namun non era affatto tranquilla.
Vedendola tanto tesa, la sconosciuta scoppiò a ridere: “Sei proprio una fifona”.
Anck-su-namun per quanto non si sentisse tranquilla, non sopportò, che la sconosciuta le parlasse in questo modo.
Non potendo difendersi da queste accuse, trovò subito un’altra scusa: “E a me non sorprende vederti ridotta in questo stato amica. Sei una ragazza molto impertinente. Non mi meraviglia se ti abbiano maledetta”.
“Capisco” rispose Ahmanet, interessata ad Anck-su-namun.
Ad insaputa di Anck-su-namun, Ahmanet aveva il potere di entrare nella mente dei propri rivali, per essere certa di controllarli per bene. Grazie a questo potere, Ahmanet stava leggendo la mente di Anck-su-namun e percepiva ogni sua intenzione. “Credo che sia arrivato il momento delle presentazioni, non ti pare?!”
“Ma anche no, comunque ti ascolto” Anck-su-namun pensò dentro di sé, mantenendo il suo atteggiamento diffidente e tremante.
“Sono la principessa Ahmanet d’Egitto e sono qui, perché intendo riprendermi quello che mi spetta di diritto”.
“Ah sì e perché avresti bisogno di me!?”
“Vedi mia cara ho sentito parlare molto di te ed ho capito che sei una donna che vale molto più di quello che tu stessa puoi immaginare. Ed è per questo che ti ho scelto per aiutarmi”.
“Sono tutta orecchie” disse Anck-su-namun, fingendosi interessata a quello che Ahmanet aveva da raccontarle.
“Vedi leggendo il libro di una famosa archeologa di nome Evelyn O’Connell, ho scoperto che grazie al tuo fascino eri riuscita a conquistare il cuore dell’alto sacerdote Imhotep, il re delle mummie”.
Ad Anck-su-namun piaceva questo titolo, le suonava bene.
“Proprio così!!” Rispose, mentre Ahmanet continuava a intrattenerla con chiacchiere sempre meno lusinghiere nei suoi confronti.
“Non ti posso mica dare torto. Perché mai non avresti dovuto ammaliarlo? Servendosi di lui, potevi entrare in possesso di tutte le arti magiche egiziane più potenti di quel tempo. Quando risorse la prima volta diventò un uomo dotato di grandi poteri divini. E oltre a resuscitare i morti, aveva il controllo delle sabbie del deserto e poteva scatenare le dieci piaghe d’Egitto a suo piacimento. Infine, una cosa che non guasta, è anche bello no!”.
Ahmanet soffocò una risata, anche Anck-su-namun rise in quel momento. Mentre le donne ridevano, Ahmaneth concentrò il suo sguardo su quello di Anck-su-namun, guardandola intensamente. In realtà, Anck-su-namun stava ridendo per nascondere la tristezza che in quel momento stava provando. Le caratteristiche e abilità menzionate da Ahmanet erano solo caratteristiche e abilità, che Imhotep aveva. Ciò non significava che Anck-su-namun si fosse messa insieme ad Imhotep per quello. Anck-su-namun aveva amato Imhotep. E lo amava ancora. In ogni caso, ad Anck-su-namun era chiaro che il suo tradimento verso Imhotep, avesse dato una cattiva impressione ad Ahmanet e l’aveva portata a una serie di equivoci. Sicuramente, anche Imhotep l’avrebbe pensata come Amhanet, quando e se mai si fossero rincontrati. Dal momento che Anck-su-namun era brava a mentire e fingere di essere una donna che non era, pensava che la sua risata bastava ad ingannare Ahmanet. Almeno era quello che Anck-su-namun sperava.
Dopo pochi minuti, Ahmanet cessò di ridere e ricominciò a parlare: “La cosa più interessante è che nonostante tu lo usassi e ingannassi, sei riuscita comunque a stregarli il cuore. Infatti, ha perso completamente la testa per te. Quando tu lo hai abbandonato. Gli hai spezzato il cuore: si è sciolto come il burro, diventando una persona sensibile, un vero pappa molla”.
Mentre le diceva questo, Anck-su-namun ebbe come la sensazione di vivere dal vivo quella scena: l’immagine di quella fessura, che portava all’oltretomba, di Rick e Imhotep che si erano aggrapparti al bordo e di lei che vedeva Imhotep chiederle aiuto, mentre scivolava verso le porte dell'inferno.
“Anck-su-namun! Aiutami!” Gridò lui, mentre cercava con tutte le sue forze di non mollare la presa e tese una mano verso di lei.
“Aiutami!” gridò di nuovo, rivolto a lei.
Ma lei lo guardò dal fondo della grande stanza, con il terrore negli occhi.
Poi osservò le pareti e il soffitto, che crollavano.
“No!” Gridò lei.
“Anck-su-namun!” Mormorò lui guardandola scappare.
Imhotep sentì le lacrime per la disperazione bagnargli gli occhi. In quell’istante, la sua intera esistenza perse ogni valore. Per chi aveva sprecato la sua vita? Lei era stato il suo raggio di sole nella prima, nella seconda e nella sua terza vita. Invece lei se n’era andata via per sempre, lasciandolo lì. Si voltò leggermente con il capo e guardò Rick O’Connell che, grazie a Evelyn, era in salvo. Sorrise alla coppia, lasciando intendere che erano stati degli avversari degni, e che ora li rispettava. Gli O’Connell vedendo quanto era accaduto a Imhotep, erano dispiaciuti per lui. Poiché gli O’Connell non erano degli assassini, erano pronti ad aiutare Imhotep. Quest’ultimo non chiese aiuto. Ora che la sua amata, per la quale aveva sacrificato tutto, lo aveva tradito, Imhotep non aveva più nessun motivo per continuare a vivere. Chiuse gli occhi e lasciò la presa.
Nel ripensare a quei momenti, Anck-su-namun non aveva parole. Era stata crudele ed egoista. Si vergognò moltissimo di sé stessa. Se mai fosse potuta tornare indietro nel tempo in quel momento e salvare Imhotep. Se mai avesse trovato un modo per riparare a quel torto e chiedergli scusa. Ma non lo espresse apertamente. Anzi per evitare di insospettire Ahmanet, continuò a ridere forte con Ahmanet, sperando di non piangere. Ad Anck-su-namun sembrava che Ahmanet non si accorgesse di nulla. In realtà, Ahmanet se n’era accorta e come. Ma era divertente continuare a parlare e fingere. Lo sarebbe stato ancora di più, quando Ahmanet avrebbe rivelato ad Anck-su-namun la sua vera identità e le sue vere intenzioni. Anck-su-namun avrebbe avuto solo due minuti di tempo per scappare.
Perciò, Ahmanet le disse: “Vedi io so apprezzare una donna come te, capace di usare ogni mezzo a sua disposizione per riuscire ad ottenere quello che vuole. Alleati con me e non respingermi, ci guadagneresti una bella fortuna. Inoltre, ti assicuro ogni genere di sicurezza”.
Ancora una volta Anck-su-namun vide comparire nella sua mente nuove immagini, ma non si trattava di antichi ricordi. Le immagini coincidevano perfettamente con le parole di Ahmanet. Anck-su-namun vide Imhotep che veniva messo in ginocchio dagli zombi davanti lei. Venne bendato.
Da un’altra parte appariva Ahmanet, che ringhiò: “È l’ora del giudizio”.
E senza nessuna pietà, le unghie delle dita di Ahmanet diventarono degli artigli affilati, che Ahmanet affondò nel corpo dell’uomo, il quale si spezzò in tre parti. Anck-su-namun sghignazzò, cercando di mantenere un’espressione forte e indifferente sul suo volto per salvare le apparenze. Una goccia di sudore però le scese dalla fronte e dentro di lei stava urlando per il terrore. Dunque era questo che voleva fare Ahmanet, riportare ancora una volta Imhotep in vita, per poi ucciderlo.
“Molto impressionante e interessante, ma a quale scopo? Non penso che tu voglia sfidare Imhotep, per il gusto di portarti a casa un trofeo”.
“Non dovrei passare tutte queste informazioni, ma vista la tua situazione, lo faccio volentieri. Quando mi hanno riportato in vita, ho scoperto di non essere più potente come una volta. Ho perso una parte dei miei poteri. Il mio dio protettore mi ha concesso una seconda possibilità, ma non si ottiene niente dagli dei senza contribuire niente in cambio. Poiché ho tanti debiti con lui, voleva che mi procurassi da sola i poteri. Così mi ha detto dovrai riportare in vita Imhotep, una mummia dai poteri enormi. Il giorno in cui lo riporterai in vita, riceverai indizi, che ti porteranno ad un’arma, capace di aspirargli i poteri. Prima di lanciarmi nell’impresa ho studiato attentamente Imhotep. Questi è potente, astuto e può vivere con e senza i poteri. Non mi sognerei mai di sfidarlo senza avere tutto sotto controllo. Un buon acchiappa mummie lo ucciderebbe, ma non mi serve questo. Come hai detto tu giustamente, non sono qui per vincere un trofeo. Mi serve qualcuno che può veramente controllare Imhotep nel suo intimo. E tu sei proprio la persona che fa per me”.
“Avrei dovuto immaginarmelo, per Ahmanet è tutta una caccia al tesoro. In ogni caso, ho tutto da guadagnarci”.
Ringraziando Ahmanet di questa meravigliosa possibilità, accettò volentieri l’offerta, fingendosi una buona alleata: “Infatti, Imhotep è stato solo un passa tempo, niente di più. Che vuoi, sono una cortigiana! È la mia natura! Sono fatta così! Mi piace l’idea di Anck-su-namun mummia. Inoltre, vedere IMhotep a pezzi ai piedi sarà ancora più interessante. Accetto di aiutarti come tua umile servitrice”.
In quel momento Ahmaneth distolse l’attenzione dalla mente di Anck-su-namun e dai suoi pensieri e incominciò a parlare: “Sai Anck-su-namun, devo ammettere che nonostante tu sia una cortigiana, hai alcune caratteristiche che io apprezzo moltissimo. Sei molto calcolatrice, intuitiva e in questo momento sei anche molto coraggiosa e determinata. Dici che la mia idea ti piace. Infatti, ti piace”.
Anck-su-namun sorrise soddisfatta, pensando di essere riuscita ad ingannare Ahmanet. “Mi piace soprattutto, quando mi detto che ti piacerebbe vedere Imhotep a pezzi e che sarai la mia servitrice brava bugiarda! Sai, io so leggere nella mente dei miei rivali ed ho capito benissimo che stai cercando di fregarmi non è vero? Tu vorresti usarmi, solo per riportare in vita Imhotep, per poi aiutarlo”.
Anck-su-namun rabbrividì. La situazione si stava mettendo male per lei. Ma Ahmanet non se la prese più di tanto. Al contrario si preoccupò per Anck-su-namun.
“E dimmi un po' che cosa ti aspetti in cambio da lui? Il suo perdono?”
A queste affermazioni, Anck-su-namun prese la parola: “E chi ha mai parlato di volere qualcosa da lui?”
“Ah, stai zitta, è inutile! Te lo leggo in faccia. Piuttosto ascoltami: ammesso che io mi sbagli su Imhotep, credi forse che ti aiuterò ad uscire dalla trappola che ti ho appena preparato, se tu non accetti di unirti sinceramente a me e non mi giuri completa ubbidienza”.
Anck-su-namun non capiva. Era in pericolo.
“Cosa vuoi dire? Non capisco”.
“Ti ho riportato in vita in mezzo al deserto di Amsher, lo sai, e l’ho fatto a posta, per prevenire problemi come questi. Se rifiuti di aiutarmi, ti lascerò qui. E anche se tu riuscissi a scapparmi, moriresti nel deserto comunque. Da quando il re Scorpione è morto, l’Oasi è stata inghiottita dal deserto di Amsher”.
Anck-su-namun rabbrividiva, perché sapeva che Ahmanet stesse dicendo la verità. “Quindi facendo due conti” disse Ahmanent, facendo il calcolo sulle dita della mano destra…
“Avresti solamente tre giorni di vita per uscire dal deserto e raggiungere il tempio di Abu Simber, che è per l’appunto la meta più vicina. Se tu dovessi fallire, cosa assai probabile, moriresti disidratata. Sempre se il tuo corpo mortale possa resistere al sole e non ti venga un infarto. In questo modo però non aiuteresti Imhotep. E c’è un'altra novità”.
In quel momento gli zombi che fino a quel momento erano rimasti in disparte nell’ oscurità ritornarono e Anck-su-namun vide che stavano trasportando un bozzolo dorato.
Istintivamente, gli buttò le braccia al collo e disse: “Imhotep”.
Inoltre, gli zombi avevano i canopi sacri, il libro di Amun Ra, il libro dei Morti e la chiave per aprirlo. La situazione era molto più grave del previsto. Anck-su-namun non aveva nessuna intenzione di aiutare Ahmanet a fare del male ad Imhotep. Tuttavia, Ahmanet era in quel momento la sua sola via di uscita. Senza l’aiuto di Ahmanet, Anck-su-namun non ce l’avrebbe mai fatta ad uscirne viva. Restava il problema di come riuscire ad ingannare Ahmanet. Era impossibile. Il suo potere manipolatore era troppo grosso. Mentre Anck-su-namun rifletteva, le venne in mente un’idea folle. Forse si sbagliava, forse Ahmanet aveva già previsto anche questo. D’altro canto, Anck-su-namun non aveva niente da perdere.
Ahmanet capito che Anck-su-namun non si sarebbe mai unita a lei, ma Anck-su-namun la stava usando per aiutare Imhotep, parlò con Anck-su-namun in modo chiaro ed esplicito: “Goditi adesso l’abbraccio, perché non lo rivedrai mai più”. Anck-su-namun guardò Ahmanet e sorrise, ringraziandola del suo ben venuto.
“Non capisco, perché mi hai riportato in vita, se dubitavi di me già in partenza”. “Volevo fare solo un tentativo. Tutto va tentato. Niente va trascurato”.
Anck-su-namun rispose: “Direi che la troppa sicurezza in te stessa ti ha ingannata. Io non ho nessuna intenzione di unirmi a te e nemmeno di morire qui”.
Con le sue abilità di combattente, Anck-su-namun si precipitò sugli zombi che tenevano il libro dei morti e la chiave e corse a tutta velocità. Ad Ahmanet la cosa poco importava. Sembrava aspettarsi queste reazioni da parte di Anck-su-namun e aveva calcolato anche questo.
“Non andrai lontano. Avere in mano il libro dei morti e la chiave, non fanno di te una vincitrice. Non riuscirai ad usarli, non te ne darò tempo. E quando ti prenderò, te ne pentirai”.
“Staremo a vedere” rispose Anck-su-namun, che si era abbastanza allontanata. Ahmanet ruggì, facendo sudare e rabbrividire Anck-su-namun. La mummia la inseguì alla velocità della luce.
Cominciò una corsa sfrenata. Anck-su-namun correva più che poteva nonostante la difficoltà che la sabbia le causava, soffiava forte e la faceva inciampare ripetutamente. Anck-su-namun si rialzava ogni volta e ricominciava a correre, anche se ormai era disperata. Ahmanet era sempre dietro di lei e, a differenza di Anck-su-namun, sembrava non presentare nessun segno di stanchezza. Anck-su-namun continuò a correre, ma alla fine Ahmanet si piantò davanti a lei. Nella speranza di confondere Ahmanet, Anck-su-namun corse a destra e sinistra, avanti e...
“Ahh!” Gridò Anck-su-namun dolorante, mentre cadeva a terra, semimorta. Recepiti i trucchi di Anck-su-namun, Ahmanet, decisa a non farsela scappare, colpì la rivale a tradimento. Alzò il suo piede destro, che costituiva artigli lunghi e affilati come quelli di una tigre. Mirò sulla parte bassa della gamba sinistra di Anck-su-namun, e la graffiò. Nonostante la caduta Anck-su-namun stringeva ancora il libro dei morti tra le sue mani. Invece la chiave le cadde di mano, rotolando a qualche centimetro da lei. Con la gamba ferita Anck-su-namun non riusciva a rimettersi in piedi. Provò a trascinarsi e a recuperare la chiave. Ma non ci fu niente da fare. Come Anck-su-namun stava per prenderla, Ahmanet ci mise un piede sopra. Poi i servi di Ahmanet strapparono tra le mani di Anck-su-namun il libro nero.
Era la fine: “Bene mia cara, la corsa è stata molto divertente, ma adesso è ora di pensare alle cose importanti”.
A quel punto Ahmanet prese Anck-su-namun per la gola e iniziò a strangolarla. La pressione intorno al suo collo cominciò ad aumentare, finché Anck-su-namun non riuscì più a respirare. Anck-su-namun cercò disperatamente di liberarsi dalla presa di Ahmanet, ma non poteva fare nulla. Ahmanet era troppo forte.
“Ti arrendi adesso? Si fa a modo mio?”
Anck-su-namun non rispose.
“Ti arrendi adesso?” le ripeteva intanto Ahmanet.
Con le poche forze che le erano rimaste, Anck-su-namun scosse la testa come per dire: “No grazie, passo. Continua pure”.
Di fronte a quella dimostrazione di coraggio l’irritazione di Ahmanet nei confronti di Anck-su-namun crebbe ancora di più. Invece di ucciderla, Ahmanet la lasciò andare, facendola cadere a terra. Tossendo Anck-su-namun si massaggiò la gola, mentre iniziava a respirare di nuovo regolarmente. Riprese fiato. Ahmanet pensò che in fondo non valeva la pena ucciderla. E in quel momento batte le sue mani e in pochi secondi dietro di lei si radunarono tutti i suoi uomini. Avevano recuperato il corpo di Imhotep. Ahmanet prese il libro dei morti e la chiave.
Poi ad un altro schiocco delle dita, spiccò il volto. Prima di andarsene però, Ahmanet lasciò ad Anck-su-namun un messaggio molto importante: “Bene sgualdrina, se sei decisa ad aiutare il tuo amichetto, te ne darò la possibilità, ma non ti illudere di andare tanto lontano. Come hai potuto vedere, finora non hai concluso nulla. E nemmeno adesso ci riuscirai. Sarai morta prima di arrivare da lui. Quando farà giorno, vedrai intorno a te solamente sabbia e morte. Inoltre, niente e nessuno riuscirà ad arrivare a Imhotep senza il mio aiuto. Infine, per distrare Imhotep e rovinarlo, userò Evelyn O'Connell, al tuo posto”.
Nel sentire nominare quel nome Anck-su-namun sussultò: “E – E - Evelyn O'Connell” ripete.
Nel vederla reagire in quel modo, Ahmanet sorrise: “Bene finalmente mi presti davvero la tua attenzione. Si proprio lei. Vedi a differenza tua, che sei sola, innamorata e piena rimorsi, Evelyn ha una famiglia per cui darebbe la propria vita. Inoltre ad Imhotep non deve nulla. Anzi sarà lieta di darmi una mano per sbarazzarsi di lui. Addio mia preziosa”.
Detto fatto, gli lanciò un bacetto e se ne andò seguita da tutti i membri del suo esercito, lasciando Anck-su-namun ai suoi guai. Senza esitare, Anck-su-namun si alzò in piedi. Nonostante il dolore lancinante dai graffi alla gamba iniziò a camminare. Anche se andava molto lenta, ugualmente andava avanti senza mai fermarsi. Dal momento che Ahmanet e i suoi uomini erano andati a destra, Anck-su-namun pensò di corrergli dietro e stargli al passo. Sicuramente era quella la strada per uscire dal deserto. Essendo ancora notte, non ci furono problemi per Anck-su-namun.


