Anno x818
Regno di Fiore, Magnolia. Gilda di Fairy Tail
Orion si lasciò scappare di nuovo l’ennesimo sospiro.
Accasciato su uno dei tavoli della gilda, sperava in un miracolo. Se c’era una cosa di cui era sempre stato certo era che mai avrebbe avuto occasione di partecipare a quel dannatissimo esame! Lui non era come Sol e le sue abilità combattive restavano nella media.
Quindi... come poteva il Master aver pensato a lui come candidato?!
«Mi viene da vomitare.»
E – per assurdo – la nausea ce l’aveva davvero. Da quando aveva sentito il suo nome venire pronunciato davanti a tutti, sentiva come una specie di grosso macigno a pesargli sulla bocca dello stomaco.
Alla sua destra, Solana sbuffò. «Non solo sei stato scelto ma adesso ti lamenti pure?!»
Sua sorella era arrabbiata – eccome, se lo era! C’erano voluti tre o quattro maghi per tenerla ferma quando si era resa conto della situazione, tra cui suo padre. Natsu l’aveva presa per un braccio e mentre si perdeva in complimenti non richiesti – Orion neanche voleva dare quell’esame! – impediva alle fiamme di sua figlia di divampare e far esplodere mezza gilda.
Asher, che con il tempo se n’era fatta una ragione, sospirò. «Coraggio, amico. Guarda il lato positivo.»
«E sarebbe?»
«Beh…» Chiaramente, non c’era alcun lato positivo. Oh – forse sì! «Non dovrai combattere contro Gale.»
Il corpo di Orion si fece di pietra in un istante.
Certo, avrebbe evitato di rendersi ridicolo davanti a Gale ma... «Dovrò vedermela con Renji, ti sembra una cosa per cui stare tranquilli?! Renji. Renji. Scarlett.»
L’amico arricciò il naso e non disse più niente. Non voleva peggiorare le cose ma su due piedi non gli veniva in mente nessun consiglio e nessun modo per alleviargli quella sofferenza.
«Invece che startene lì a bofonchiare, muoviti a formare la tua squadra. Hai solamente tre giorni.»
Solana Dragneel – la voce della razionalità.
«Mh... non è che vorresti-»
«Neanche per sogno!» Sbottò. «Io non aiuto i traditori.»
Orion sospirò, affranto. «Che ne potevo sapere che il Master avrebbe scelto me, Sol? Non tenermi il broncio per una sciocchezza simile!»
In tutta risposta, sua sorella incrociò le braccia al petto e voltò la testa dall’altra parte. Vent’anni all’anagrafe e otto mentali..., pensò con un certo rammarico.
«Tre giorni non sono pochi.» Asher irruppe nuovamente nella conversazione. «Ma ti consiglio comunque di darti una mossa.»
«Tu hai già qualcuno in mente?»
Quello annuì. «Una persona. Anzi, se non ti dispiace, vado subito a chiederglielo.»
Asher si alzò e sparì da qualche parte; intanto, Orion tornò a guardare sua sorella. «Sol, ti prego. Aiutami a uscirne vivo. È possibile che il Master ti noti e l’anno prossimo sceglierà te. Dai! Dai!»
Lei ci pensò su – seriamente, questa volta.
Non ha tutti i torti, si disse. Se avesse aiutato quello stupido di suo fratello a superare l’esame, avrebbe avuto qualche chance di essere notata e, conseguentemente, di accaparrarsi un posto tra i candidati dell’anno prossimo. Solana non ci impiegò molto a decidere.
«Ok.» Orion fece per abbracciarla ma lei lo scansò puntandogli poi un dito contro, severa. «A patto che ti impegnerai a superare l’esame.»
«Perché mi sembra tanto una minaccia?»
«Perché lo è.» Solana gli tese la mano. «Ci stai?»
Orion non moriva certo dalla voglia di rischiare la vita per uno stupidissimo esame... ma, d’altro canto, per avere l’aiuto di sua sorella avrebbe dovuto far buon viso a cattivo gioco, oltre che darsi un contegno e comportarsi come un vero Dragneel.
Si appuntò di fare una lunga chiacchierata con sua madre il prima possibile – l’unica sua parente con un po’ di sale in zucca. «Va bene.»
«Dico sul serio, Orion.»
«Anch’io dico sul serio. Sta’ tranquilla, sorellina.» I due ufficializzarono il tutto con una stretta di mano. «A questo punto non mi resta che trovare un’altra persona. Idee?»
Si guardarono intorno. Rosalia era stata circondata dai maghi più giovani della gilda – probabilmente avrebbe scelto i suoi compagni tra quelli della sua stessa generazione benché meno esperti degli altri. Non sembrava particolarmente spaventata; d’altra parte, aveva imparato a dissimulare le proprie emozioni sin da piccolissima perché convinta che, così, sarebbe stata all’altezza dei suoi mitici genitori.
Sarebbe stata un’avversaria dura da affrontare.
Dall’altro lato della gilda, seduta comodamente al bancone del bar, Amara chiacchierava con il suo inseparabile amico Tae-su, uno spilungone dai lunghi capelli verdi raccolti in una coda bassa. Lui sorrideva sornione mentre lei lo ascoltava con la sua solita espressione seriosa.
«Quei due faranno squadra, ne sono certa.» Orion annuì, abbattuto. «Se vogliamo sconfiggerli bisogna giocare d’astuzia. Amara è già fortissima di suo ma con Tae-su a darle supporto, batterla diventa quasi impossibile.»
«Ed è super tranquilla. Ma come fa?»
Solana sospirò, afflitta dalla consapevolezza di avere un fratello senza spina dorsale. «Chiunque con un minimo di fiducia nelle proprie capacità è super tranquillo. Tu, piuttosto, perché mai te la stai facendo sotto ancor prima di cominciare?»
Si ammutolì, Orion, voltandosi dall’altra parte e affondando quanto più possibile il viso nella sciarpa regalatagli dal padre. Non far finta di non saperlo, avrebbe voluto dirle. Il suo era un problema che si portava dietro da anni – praticamente, da quando aveva imparato a camminare – e ora sua sorella, che avrebbe dovuto conoscerlo come le sue tasche, gli poneva quell’assurda domanda?!
Non rispose, perdendosi in quel marasma di pensieri poco edificanti e maledicendo il Master per averlo infilato in quell’assurda situazione. Cosa ci aveva visto Laxus in lui?
Più provava a spiegarselo e più non capiva.
«Orion! Ci sei?»
La voce grave ma al tempo stesso amichevole di Mika lo fece tornare con i piedi per terra. Si voltò e alle sue spalle lo vide affondare le mani nelle tasche della felpa lasciata aperta.
Oh. A Orion balenò in testa un’idea malsana.
«Ti va di far parte del nostro team?»
Quando Solana lanciò un urlo, pensò di essersi giocato per sempre il suo timpano sinistro. «Che cazzo ti salta in mente, scemo di un fratello?! Lui nella nostra squadra?! Non ci pensare neanche!»
«Perché no, scusa? È forte.»
«Non lo sopporto!»
Orion storse la bocca. «Prima mi accusi di non aver voglia di vincere, poi ti lamenti se chiedo a qualcuno di capace di unirsi a noi... fai pace col cervello, sorellina.»
Se avesse potuto l’avrebbe fatto. Oh, se l’avrebbe fatto. Ma l’interruttore del suo autocontrollo s’inceppava ogni volta che aveva di fronte Mikael Fullbuster e non poteva farci niente. Malediceva continuamente i suoi capelli corvini, i suoi brillanti occhi blu, il suo essere più alto di lei, la sua voce, il suo modo di camminare, la sua risata, il suo viso, qualsiasi cosa lo riguardasse.
E lui, che non era mai stato uno stinco di santo, si divertiva parecchio a punzecchiarla.
Se avesse potuto, Solana avrebbe scavato una fossa e ce lo avrebbe sepolto vivo.
«Accetto.» I fratelli Dragneel lo guardarono. Erano stati tanto concentrati sul battibecco insensato che si erano completamente dimenticati di lui a pochi passi da loro. Al che Mikael, approfittando di quel breve momento di tregua, ampliò il suo sorriso sghembo. «Accetto volentieri. Farò parte della squadra.»
Solana, quasi implose. «Perché?! Sicuro non te l’abbia chiesto qualcun altro?»
«No, no. Orion è stato il primo.»
Lentamente, la ragazza guardò suo fratello con occhi iniettati di sangue. Sembrava stessero urlando qualcosa tipo: giuro che ti uccido nel sonno stanotte! Orion rabbrividì ma comunque non si lasciò scalfire da quella minaccia. Se c’era qualcosa che avrebbe sempre saputo affrontare era l’ira di sua sorella – condividevano lo stesso sangue, dopotutto.
«Ottimo! Quindi, la nostra squadra è finalmente completa.»
Solana alzò gli occhi al cielo ma annuì, sconfitta dalla dura realtà.
Invece, Orion si ritrovò a sospirare, improvvisamente più leggero. Almeno, da quel momento in poi, avrebbe avuto un problema in meno a cui pensare. «Non mi resta che informare il Master. Torno subito, aspettatemi qui.»
Si allontanò lentamente, come ad aver timore di lasciarli da soli. Conosceva bene sua sorella e conosceva altrettanto bene Mikael – erano l’uno l’opposto dell’altro. Solana agiva d’istinto, affrontava i suoi nemici di petto ed era sempre stata una pessima bugiarda; per certi aspetti, era persino un po’ ingenua. Una sprovveduta. Al contrario, Mika era astuto come una volpe, un abilissimo calcolatore.
Era stato cresciuto da due genitori retti e terribilmente onesti – soprattutto, sua madre. Come sia venuto fuori un tipo come lui, se lo chiedevano in tanti.
Quei due avevano fatto squadra solo una volta e Solana aveva finito per dar fuoco a mezza foresta. Nessuno sapeva esattamente com’era andata; sua sorella borbottava parole sconnesse, imprecazioni e insulti ogni volta che le si chiedeva spiegazioni a riguardo.
Eppure, nonostante le loro evidenti diversità, Orion si sentiva fiducioso. In qualche modo sarebbe riuscito a farli andare d’accordo o, quanto meno, sarebbe riuscito a farli lavorare insieme senza uccidersi.
Sarebbe stata una grande, grandissima vittoria. Altro che diventare mago di classe S!
E mentre Orion si dirigeva spedito verso lo studio del Master, pensando a come acquietare gli animi una volta tornato da loro, sua sorella si era chiusa in un silenzio di protesta. Voleva ignorarlo, voleva far finta che non fosse davvero lì.
Ne va della mia salute mentale, si disse.
Talmente era concentrata a pensare di non guardarlo, non si accorse di quanto fosse vicino se non nell’istante in cui la bocca di Mikael sfiorò il suo orecchio.
«A quanto pare saremo compagni di team.» Un soffio, un brivido. Solana si scostò improvvisamente mettendo rischiando quasi di cadere dalla panca, mettendo quanta più distanza possibile tra lei e quel pervertito dal bel faccino, sforzandosi di non arrossire. Lui, d’altro canto, non si mostrò affatto turbato dalla sua reazione e, anzi, le risolve un sorriso angelico che – lei ne era sicurissima – nascondeva il ghigno di un vero demonio. «Impegniamoci, ok?»
Arriva Mikael Fullbuster ^^
Che ve ne pare? Io già lo adoro.
Alla prossima ^^
Rosy


