Non scrivo su EFP da una vita, anche se ho ripreso a scrivere da un annetto circa, pur non postando qui.
Ma poi sono arrivati i Mezzanottini e mi hanno stregata! XD E quindi eccomi qua!
Diego e Giulia mi hanno rapito il cuore in poco tempo e per ridurmi a scrivere su loro vuol dire che la cosa sta sfuggendo di mano hahah 😂 (probabilmente avessi visto live la storia di Anna e Marco sarei stata messa uguale, invece i miei primi tesori li ho recuperati dopo ❤️)
Da un’idea partita per caso, e poi da un tweet della mia amica Alessia, è nata questa piccola storia in due capitoli.
Un ringraziamento a Flavia e, appunto, ad Alessia, per aver letto in anteprima e avermi dato l'OK per postare! ❤️
La dedico a loro due e ai miei amici Mezzanottini su Tw! :D
Non aspettatevi chissà cosa ❤️
Buona lettura!
Il cuore in ordine
CAPITOLO 1
“L’amore è sentire di avere il cuore in ordine, anche in mezzo al disordine della vita”.
Quella frase tormentava Diego da più di mezz’ora, da quando l’anziana donna che gliela aveva detta aveva lasciato il suo ufficio dopo aver firmato la sua deposizione. Guardava quei fogli che avrebbe dovuto leggere ma non riusciva a memorizzare nulla, come se il suo cervello fosse andato in tilt, e non capiva neanche lui per quale motivo.
Sospirò e decise di chiudere tutto, tanto non sarebbe riuscito a concentrarsi neanche con tutta la buona volontà.
Spense le luci dell’ufficio e salutò i pochi sottoposti che erano rimasti, prima di incamminarsi verso casa. Per un attimo si girò verso la canonica, forse nella vana speranza di rivedere qualcuno, anzi qualcuna, che da settimane era diventata sfuggente. Da quando era accaduta quella cosa con Ivan che voleva coinvolgerla in qualche altro casino dei suoi e avevano discusso, lui e Giulia avevano legato ancora di più, e lei aveva lasciato Ivan definitivamente e, forse per quello, gli portava ancora un po’ di rancore e si era allontanata.
Diego non lo avrebbe ammesso facilmente, ad alta voce soprattutto, ma non averla in giro, non ritrovarsela sempre tra i piedi, un po’ gli mancava. Lo aveva aiutato molto in quei mesi, e aveva superato leggermente la sua paura delle altezze. Adesso riusciva a raggiungere il metro d’altezza senza cadere a terra come una pera cotta, e in più era riuscito a riconquistare Vittoria che, dopo un caso che coinvolgeva Egidio ne aveva preso le distanze cedendo dopo settimane alla sua corte. E Giulia lo aveva aiutato anche in questo. Finalmente era riuscito a raggiungere lo scopo per il quale era tornato a Spoleto.
Eppure, qualcosa in tutto quel quadro stonava. Sospirò e scosse la testa, scacciando quei fastidiosi pensieri e dirigendosi a casa.
Appena girata la chiave nella serratura, un forte odore di arrosto gli arrivò alle narici, ricordandosi della cena con Vittoria, che subito lo accolse con un sorriso.
- “Ciao, bentornato!” - esclamò andandogli incontro per salutarlo con un bacio - “Ho finito prima a lavoro e ho pensato di portarmi avanti con la cena” - spiegò tornando in cucina - “Però, come vedi, sono stara brava e non ho sporcato nulla, è tutto in ordine!” - esclamò divertita, continuando a preparare.
Diego notò subito l’ordine, c’erano poche cose fuori posto ma servivano a lei per cucinare, quindi andava bene.
O almeno così credeva.
Improvvisamente quella frase tornò prepotente nella sua testa e si ritrovò a guardare quella casa, così perfetta, con tutto in ordine. Un ordine maniacale, da renderla quasi asettica.
Vittoria lo osservò, corrucciando la fronte - “Tutto bene?” - chiese, destandolo dai suoi pensieri.
- “Si! Sono solo un po’ stanco” - mentì - “Vado a cambiarmi nel frattempo” - disse con un accenno di sorriso, che non convinse più di tanto Vittoria, anche se lo lasciò stare.
Diego andò a togliersi la divisa, optando anche per una doccia veloce, che magari l’avrebbe rigenerato e rimesso un attimo in sesto, smettendo di pensare continuamente a quella stupida frase che non voleva lasciarlo in pace.
Si ripeteva che la sua situazione rispecchiava benissimo il senso della frase, che aveva finalmente il cuore in ordine, anche in mezzo al disordine quotidiano che la vita gli proponeva. Eppure, aveva una strana sensazione che non riusciva a scacciare. Non capiva cosa fosse ma lo stava facendo diventare matto.
Decise di lasciar perdere per quella sera, di provare a non pensarci più, dedicandosi ad altro. Tornò in cucina ad aiutare Vittoria per la cena e lasciò che le chiacchiere della donna coprissero quei pensieri.
Giulia aveva dormito poco quella notte. Si era risvegliata quasi una decina di volte, non trovando mai una posizione adatta o non riuscendo a spegnere il cervello.
Alla fine, aveva deciso di alzarsi quasi all’alba e preparare qualcosa per la colazione, prima di andare ad accompagnare Bart al pulmino per una piccola gita scolastica lì in zona.
Adesso se ne stava seduta in chiesa, torturandosi leggermente le mani. Non era mai stata una tipa religiosa, anzi, quando il fratello aveva deciso di farsi prete, e lei lo aveva saputo, era scoppiata a ridere. Il diavolo e l’acqua santa, in pratica.
Lei e il fratello avevano finalmente chiarito diverse questioni e si erano riavvicinati, soprattutto grazie a Natalina, ma anche, nell’ultimo periodo, a Diego.
Eccolo, di nuovo quel fastidioso sussulto al cuore che ormai arrivava al solo pensiero di quell’uomo, o quando lo vedeva, anche da lontano. Da lontano perché aveva deciso di allontanarsi da lui, e la scusa dei suoi impegni, tra lavoro e Bart, erano stati l’occasione perfetta per farlo, senza destare sospetti.
Proprio lei che diceva sull’amore “o dai tutto o non vale niente”, vantandosi che avrebbe fatto pazzie per la persona amata, si era ritrovata invece ad indietreggiare e nascondersi. Perché ormai lo sapeva che era amore quello che provava per Diego, e la cosa l’aveva destabilizzata per giorni, settimane, mentre lo aiutava a tornare con Vittoria. Le veniva quasi da ridere istericamente al pensiero che aveva fatto di tutto per farli rimettere insieme e adesso la sola vista, o anche il solo pensiero, le squarciava il petto in due.
Sarebbe voluta ritornare agli inizi, non sapere nulla di Diego, della sua vita, delle sue paure, di tutte le sfaccettature del suo carattere, del suo modo di fare, che l’avevano fatta innamorate come una cretina.
- “Che ci fai qua?” - la voce di don Massimo, suo fratello, la colse di sorpresa, facendola girare.
- “Cercavo di parlare con il tuo amico” - disse lei, facendo un cenno con la testa verso il crocifisso.
Don Massimo accennò un sorriso mentre le si sedeva accanto - “È anche tuo amico” - disse lui.
Giulia fece una piccola smorfia - “Non sono certa che andremmo molto d’accordo, conoscendomi” - disse lei, per poi sorridere al fratello.
- “Di cosa volevi parlargli?” - chiese don Massimo, facendosi più serio. Aveva visto i malumori della sorella ultimamente, e anche se si era fatto un’idea, voleva fosse lei a parlargliene.
Giulia guardò il crocifisso - “Volevo sapere se fosse d’accordo con la mia decisione, se crede che stia facendo la scelta giusta” - disse per poi girarsi verso il fratello - “Ho deciso di partire” - disse poi, sorprendendolo - “Ovviamente tornerò a trovarti, o comunque tornerò per restare, non lo so, non so ancora bene quando ma lo farò. Non voglio allontanarmi per troppo, non ora che abbiamo finalmente ricucito un rapporto” - disse ancora, rassicurandolo.
- “Non nego che se me lo avessi detto mesi fa ne sarei stato sollevato, quasi” - disse il parroco - “Ma adesso mi dispiace vederti andare via” - ammise, ricevendo un sorriso in cambio - “C’è un motivo preciso per cui lo fai?” - chiese poi, non riuscendo a trattenersi.
Giulia tornò a guardare in avanti - “No” - mentì - “Ora che ho finito di pagare per i miei errori ho pensato che fosse l’ora di farmi un viaggio, di staccare un po’ la spina” - disse scrollando le spalle.
Don Massimo annuì, comprensivo - “Capisco” - poi prese coraggio e guardò la sorella - “Quindi Diego non c’entra nulla con la tua decisione” - disse quasi fosse un’affermazione.
Vide subito la sorella iniziare a vagare con lo sguardo, irrigidendosi.
- “No. No. Che c’entra Diego? È una decisione mia” - ma le uscì con un tono un po’ troppo nervoso, dandogli solo più conferme.
- “Beh, ho visto che avete legato molto, e ultimamente mi siete sembrati distanti. Dopo la cosa con Ivan—” - fu interrotto dalla sorella.
- “Ecco, appunto! La cosa con Ivan è stata la goccia finale” - mentì lei, ben sapendo che le motivazioni erano ben altre - “Siamo due mondi opposti, non so neanche come abbiamo fatto a non scannarci in questi mesi” - abbassò lo sguardo - “E poi avevamo legato perché dovevo aiutarlo a riconquistare Vittoria, una volta che ci è riuscito, non avevamo più motivo di vederci” - disse ancora lei, cercando di suonare convincente - “Io sto bene così” - concluse, tornando a torturarsi le mani.
- “Lo dici per convincere me o te stessa?” - la frase del fratello le fece risollevare la testa di colpo.
- “Lo dico perché è vero” - disse lei.
Don Massimo cercò le giuste parole. Per un attimo voleva solo essere Matteo, il fratello di quella giovane ragazza che nella vita aveva fatto talmente tanti casini da ritrovarcisi sempre ingarbugliata dentro in qualche modo.
- “E come me li spieghi i malumori delle ultime settimane?” - chiese lui - “Non dirmi che è ancora per Ivan o la signora che ti tratta male, perché so benissimo che averlo lasciato è l’unica cosa che ti ha dato sollievo negli ultimi tempi e che con la signora va meglio” - e la guardò negli occhi, quasi sfidandola di controbattere.
Giulia serrò la mascella, capendo che il fratello avesse notato più di quanto avesse dovuto.
- “E va bene! Ok!” - esclamò sconfitta - “Lo faccio per me, perché ho bisogno di cambiare aria, trovare la mia serenità!” - lo guardò - “Tu hai la tua parrocchia, qui hanno imparato ad amarti, e io ho bisogno di trovare il mio posto nel mondo dove per una volta io possa essere felice senza mettermi nei casini e senza innamorarmi sempre e costantemente delle persone sbagliate!” - la voce si incrinò e gli occhi le si riempirono di lacrime - “Ho bisogno di un posto lontano da qui” - disse infine.
- “E di non vedere ogni giorno la persona che ami essere felice con un’altra” - disse il fratello, facendole sgranare leggermente gli occhi, ormai lucidissimi - “Sono un prete” - disse lui accennando un piccolo sorriso - “Il mio compito non è solo predicare e pregare, ma anche osservare” - continuò lui.
Giulia deviò lo sguardo e tornò a sedersi dritta, guardando in avanti e poi abbassando lo sguardo.
- “Io non lo so come sia potuto succedere” - disse lei poi - “Dovevo solo aiutarlo ad essere meno impettito, meno perfettino, a condividere di più e a superare le sue paure” - sospirò - “Il problema è che più lo aiutavo e più scoprivo un’altra persona da quella conosciuta all’inizio, e non mi dispiaceva. Ci stavo bene” - continuò - “Solo che poi Vittoria è tornata nel quadro, e io ho iniziato a capire che… che Diego non mi era affatto indifferente, che provavo qualcosa per lui” - ammise, lasciando sfuggire una lacrima che prontamente lei asciugò con la mano.
Si sentì avvolgere da un braccio di suo fratello che la strinse a sé, facendole appoggiare la testa sulla sua spalla.
- “Sappi solo che, quando e se vorrai tornare, sarò qui ad accoglierti a braccia aperte. Sempre” - gli disse dolcemente.
Lei sorrise tra le lacrime e lo circondò con le sue braccia, stringendolo, sentendosi protetta come poche volte si era sentita nella vita.
Diego era appena tornato da un piccolo viaggio fuori porta, per andare a parlare con il Comando di un paese lì accanto con cui stavano indagando su un caso insieme.
- “Cecchini, mi può fare avere quei documenti che le ho richiesto stamattina?” - chiese passando di fronte alla scrivania del maresciallo.
- “Certo, Capitano, ho lasciato tutto sulla sua scrivania” - disse l’uomo per poi alzarsi, proprio mentre Diego apriva la porta del suo ufficio, rimanendo bloccato.
- “Che è successo alla mia scrivania!?” - sembrava come se un uragano fosse entrato e scombinato ogni singola cosa lì sopra.
- “Si, ecco, appunto, signor Capitano, vorrei parlarle proprio di questo” - disse Cecchini seguendolo.
Diego si avvicinò alla scrivania e prese un post-it.
“Smettila di lamentarti! Non potevo farmi sfuggirmi l’occasione, visto che non c’eri. È solo un po’ di disordine, nella vita c’è bisogno anche di questo!”
Il tutto accompagnato con il disegnino di uno smile e firmato con una semplice “G.”.
- “Ma guarda!” - si ritrovò a bofonchiare tra i denti quell’esclamazione, come spesso accadeva con lei. Non si faceva sentire da settimane e poi gli combinava quel disastro.
- “È venuta qualche ora fa a firmare” - parlò Cecchini e Diego si girò verso di lui - “Era l’ultima firma, anche perché…” - e si stoppò, mentre Diego aspettava che continuasse.
- “Anche perché!?” - lo esortò, ma vide che il sottoposto aveva abbassato lo sguardo, indeciso se continuare o meno - “Maresciallo, c’è qualcosa che devo sapere?” - chiese, sentendo una strana sensazione alla bocca dello stomaco.
Cecchini tentennò qualche secondo, guardandosi intorno - “Parte” - rivelò.
Diego lo guardò stupito - “Come parte? Quando? Dove va?” - quando si rese conto della sfilza di domande, si ricompose, schiarendosi la voce - “Voglio dire che… che non ne sapevo nulla, ecco!” - provò a giustificare la reazione, sistemandosi la cravatta.
- “L’ho sentita che parlava con Don Massimo, il fratello, in chiesa” - disse Cecchini.
- “Lei e il suo vizio di origliare, Cecchini!” - lo ammonì con lo sguardo - “Anche se forse per una volta ha fatto bene” - aggiunse poi - “Che dicevano?” - chiese curioso. Aveva bisogno di sapere.
Cecchini tentennò di nuovo - “Pare…” - iniziò, mentre il Capitano lo esortava con gli occhi - “Pare che…” - e si fermò di nuovo.
- “Pare che!?” - poi lo guardò spazientito - “Maresciallo, cos’è, devo torchiarla come facciamo con i malviventi durante gli interrogatori!?” -
- “Pare che vada via per una delusione d’amore” - disse a bassa voce, quasi fosse un segreto.
Diego ci pensò qualche secondo su e poi sospirò - “Ivan” - era ovvio che stesse male per lui, nonostante fosse passato quasi un mese.
Vide però Cecchini fare no con la testa, tenendo lo sguardo basso, come se ci fosse altro.
Diego corrucciò la fronte - “Maresciallo, c’è qualcos’altro che non mi sta dicendo?” - chiese sospettoso.
- “Chi, io!?” - disse Cecchini rialzando lo sguardo, portandosi le mani al petto per indicarsi e poi alzarle leggermente quasi in segno di resa - “Niente!” - esclamò, cercando di essere convincente.
Ma Diego ormai aveva imparato a conoscerlo, e decise che era il momento di sapere tutta la verità che Cecchini non aveva intenzione di dire liberamente.
- “Prego, si segga Maresciallo” - disse Diego facendo il giro della scrivania per sedersi sulla sua poltrona.
- “Signor Capitano, io veramente avrei del lavoro da finire” - ma fu interrotto da Diego.
- “Il lavoro può aspettare” - disse per poi indicargli una delle sedie davanti alla scrivania - “Prego” - lo invitò di nuovo a sedersi e il Maresciallo a malincuore prese posto - “Allora, Cecchini, ricapitoliamo: Giulia ha deciso di partire perché a quanto pare sta male per qualcuno, ma non è Ivan… di chi stiamo parlando, quindi?” - chiese mentre iniziava a rimettere in ordine la scrivania, scuotendo la testa per il casino che le aveva fatto.
Cecchini sembrò ancora titubante e poi si convinse a parlare - “Un tipo” - iniziò - “Un tipo nuovo, che ha conosciuto di recente” - mentì, iniziando a grattarsi la nuca - “E siccome lui è un altro mascalzone come quello di prima… preferisce andarsene!” - esclamò, sperando di essere credibile.
Diego si fermò per un attimo dal mettere in ordine e si appoggiò alla sedia, pensieroso, chiedendosi chi potesse essere il tizio in questione.
- “Perché mascalzone!? Le ha fatto qualcosa?” - chiese preoccupato. Ormai era diventato protettivo nei confronti di quella giovane donna, un po’ stramba ma anche tanto dolce, che lo aveva aiutato molto e con cui aveva stretto un bel legame negli ultimi mesi.
- “No. Che poi non ho neanche sentito molto bene, quindi non saprei” - disse il Maresciallo, cercando un modo per svignarsela - “Se non le dispiace, signor Capitano, adesso andrei alla mia scrivania” - e fece per alzarsi ma Diego lo bloccò nuovamente.
- “Non sappiamo nulla di questo tizio? Un nome, un qualcosa?” - chiese, intenzionato a prendere più informazioni possibili. L’ultima cosa che voleva era ritrovarsela coinvolta in un altro caso.
Cecchini scosse la testa.
- “Quindi potrebbe essere chiunque” - disse Diego sconsolato.
- “Chiunque” - confermò Cecchini - “Un Mario, un Paolo, un Fabio” - e iniziò ad elencare una sfilza di nomi - “Un Diego” - si ritrovò a sussurrare, così piano che lui stesso si chiese se lo avesse detto davvero.
- “Come!? Non ho capito l’ultimo nome, Maresciallo” - disse Diego genuinamente all’oscuro di quanto detto dal sottoposto.
Ma Cecchini era convinto lui avesse sentito e provò a salvarsi in calcio d’angolo - “Di… Diletto! Si, ora che ci penso ha proprio detto così” - disse il Maresciallo.
- “Diletto!? Che razza di nome è Diletto, Maresciallo!?” - corrucciò la fronte, perplesso.
- “Ah, no! No, no. Ora ricordo! Ha detto ‘Da-rietto’, Darietto, sì, ora sto ricordando!” - esclamò Cecchini, felice di aver sviato la cosa - “Deve essere quel tizio del panificio, il figlio del proprietario, lui è un po’ un mascalzoncello. E guarda caso Giulia dove va a comprare il pane per la signora di cui si sta prendendo cura!?” - a volte si complimentava mentalmente con sé stesso.
- “Ma a me è sempre sembrato un bravo ragazzo” - si ritrovò a commentare Diego.
- “Sembra! Ma in realtà…” - e lasciò intendere altro.
Diego sospirò - “Va bene, vada pure Maresciallo” - disse rassegnato - “Se scopre altro, mi riferisca pure!” - esclamò mentre Cecchini si alzò.
- “Ovvio, sarà fatto! Con permesso, signor Capitano” - e si allontanò velocemente, tornando alla sua scrivania e lasciando Diego a sistemare la sua.
- “Ma guarda che macello” - commentò sottovoce.
Poi prese nuovamente quel post-it tra le mani e lo rilesse. E per un attimo ripensò a tutte le volte che gli aveva scombinato le penne, o le altre cose sulla scrivania, rimproverandolo che fosse tutto troppo in ordine e perfetto. Giulia era un caos di per sé, quell’ordine maniacale non lo tollerava più di tanto. Si ritrovò ad incurvare il labbro da un lato, in un debole sorriso.
Sorriso che scomparve subito quando si ricordò della loro lontananza, del fatto che non sapesse più molto di lei, del fatto che la incrociava appena per strada, scambiavano due parole in croce e lei diventava sempre più sfuggente.
Sospirò e aprì il primo cassetto, posando il post-it in un angolo e richiudendolo.
Forse era il caso di andare a parlare con lei, e capire non solo del suo allontanamento ma anche del perché prendere una decisione così drastica per un tizio conosciuto da poco.
Guardò per un attimo la scrivania, c’era ancora una penna spostata dal resto del mucchio e lui rimase ad osservarla, stranamente non infastidito come in passato. Quella penna era in mezzo ad un mucchio di penne colorate e anche se quelle erano tutte in ordine e spiccavano con i loro colori, quella bianca se ne stava in cima, indisturbata, e sovrastava quei colori, come a richiedere l’attenzione tutta su di sé. Il caos in mezzo all’ordine si notava sempre. Un po’ come Giulia, che a volte sembrava un uragano e ovunque andasse causava caos e disordine.
Eppure, stranamente, il pensiero di non riavere più quel caos, invece di rallegrarlo come avrebbe dovuto, lo aveva rattristato di colpo.
Il bussare della porta interruppe quel flusso di pensieri.
- “Capitano, c’è il signor Salvi che vorrebbe parlare con lei” - gli comunicò Ghisoni.
- “Si, va bene, fallo entrare” - disse - “E mi chiami Cecchini” - ordinò poi.
- “Comandi!” -
Si sistemò il nodo della cravatta e poi aspettò che l’uomo entrasse. Ci sarebbe stato tempo per andare a parlare con Giulia.
E invece il tempo non c’era stato.
Dopo la lunga deposizione, tra scartoffie da firmare e documenti da controllare, uscì dalla caserma solo dopo un messaggio di Vittoria che gli diceva che aveva preso qualcosa da asporto e stava ritornando a casa.
Quella notte non riuscì a dormire, inspiegabilmente. Non trovava una posizione e, per paura di svegliare Vittoria, decise di alzarsi e andare prima in cucina a prendere un bicchiere d’acqua e poi in salotto. Quella frase della signora era tornata a tormentarlo e, come se non bastasse, anche la notizia della partenza di Giulia non riusciva a farlo stare tranquillo. Non riusciva a capire neanche lui il perché. Forse perché avevano legato tanto in quei mesi e quell’allontanamento delle ultime settimane gli sembrava una cosa assurda e adesso addirittura aveva deciso di andarsene. Senza un vero motivo, perché non poteva credere che c’entrasse realmente quel certo Dario di cui parlava Cecchini.
Non si accorse neanche, tra un pensiero e l’altro, che si era fatta l’alba. Si fece una doccia, preparò la colazione e andò a vestirsi e svegliare Vittoria, pronto ad affrontare un’altra giornata.
Arrivò in caserma presto quella mattina, alcuni dei suoi uomini dovevano ancora arrivare. Cecchini, ad esempio, che arrivò mezz’ora dopo e andò a salutarlo.
- “Buongiorno, signor Capitano!” - esclamò sorridente.
- “Buongiorno, Maresciallo” - bofonchiò stancamente.
- “Che è successo? C’ha una faccia stamattina!” - commentò Cecchini.
- “Lei che dice, maresciallo!? Ho dormito poco e male, anzi, non ho dormito per niente, abbiamo un assassino a piede libero, testimonianze piene di incongruenze e l’unica persona che può aiutarci a risolvere il caso è in coma” - disse Diego di malumore - “Mi scusi, ma c’è ben poco da stare allegri” - disse infine.
- “Ha ragione” - disse Cecchini - “Ma come mai ha dormito male? Anzi, come mai non ha dormito?” - chiese ancora.
Diego mantenne lo sguardo su dei documenti - “Pensieri” - disse rimanendo sul vago, per poi alzare gli occhi - “Maresciallo, mi contatti i figli di Salvi, vorrei risentirli un attimo” - gli ordinò poi.
- “Certo, subito, signor Capitano. Se mi cerca sono alla mia scrivania” - e uscì.
Era riuscito a fuggire dalla caserma, prima di rimanere di nuovo incastrato da qualche documento o qualche altro problema da risolvere.
Vittoria avrebbe fatto tardi perché aveva una cena tra colleghi; quindi, lui si era andato a cambiare e adesso se ne stava su un muretto ad aspettare.
Quando la vide spuntare dalla via, si sistemò la giacca e scese dal muretto, andandole incontro.
- “Ehi” - la salutò lui.
Giulia alzò lo sguardo solo in quel momento e rimase stupita nel ritrovarselo davanti.
- “Ehi” - rispose al saluto, odiando il suo cuore che aveva preso a battere velocemente, come ormai capitava spesso in sua presenza - “Che ci fai qua?” - chiese schiarendosi la voce, cercando di non apparire più nervosa di quel che era.
- “È vero che parti?” - chiese lui, senza riuscire più a trattenersi o a pensare ai convenevoli.
Giulia schiuse la bocca, stupita - “E tu che ne sai? Che fai, mi spii?” - chiese, cercando di capire come avesse avuto quell’informazione dal momento che a saperlo erano solo quelli della canonica.
- “Non ha importanza come lo so. È vero?” - chiese nuovamente, guardandola negli occhi.
Lei deglutì - “Si” - disse poi - “Si, è vero” - confermò.
Di nuovo quella stranissima sensazione alla bocca dello stomaco che Diego non riusciva a capire.
- “Perché?” - chiese di getto.
Giulia abbassò lo sguardo - “Perché… perché adesso sono libera e posso viaggiare. Non posso certo rimanere a vita a Spoleto, no!?” - disse rialzando lo sguardo, accompagnato da un piccolo sorriso che però non arrivò mai agli occhi. E Diego se ne accorse, perché quegli occhi gli sembravano improvvisamente così spenti.
- “È per Ivan?” - chiese.
- “No, che c’entra Ivan!?” - disse lei corrucciando la fronte - “Con lui è finita da un po’, lo sai” - gli ricordò lei.
- “Si, lo so. E so anche che ti sei allontanata da settimane, che quasi mi eviti!” - esclamò lui.
- “Non ti sto evitando! Semplicemente sono impegnata, e anche tu mi pare, no!?” - disse lei guardandolo - “Lavoriamo tutto il giorno e quando ci liberiamo ognuno ha i propri impegni, tu con Vittoria e io…” - si fermò qualche istante - “Con la canonica e il piccolo Bart” - concluse, schiarendosi la voce.
- “E Dario?” - chiese lui.
Lei inarcò un sopracciglio e lo guardò perplessa - “Dario!?” - disse lei, genuinamente confusa.
- “Si” - disse lui - “Il figlio del panettiere” - specificò.
- “Continuo a non capire” - disse lei.
Diego sbuffò - “Mi hanno detto che vai via per una delusione d’amore, e ti hanno sentita dire questo nome!” - esclamò lui, spazientito.
Giulia sgranò gli occhi - “Ma stai scherzando!?” - disse lei, guardandolo come fosse impazzito - “A parte che vorrei capire da dove prendi certe informazioni, perché davvero, dovresti proprio cambiare informatori, ma poi se proprio vuoi saperlo con questo Dario che tu dici a malapena ci salutiamo!” - esclamò lei.
- “E allora perché vai via?” - chiese ancora Diego.
- “Ancora!? Te l’ho già detto!” - esclamò spazientita - “Ho bisogno di cambiare aria!” -
- “E tornerai?” - aveva ancora bisogno di risposte.
Giulia sospirò - “Non lo so” - disse lei - “Sicuramente tornerò di tanto in tanto a salutare, ma non lo so. Una volta in viaggio si vedrà” - disse lei.
- “Si, ma non hai pensato a tuo fratello!? A Bart!? E la signora di cui ti stai prendendo cura, anche!” - esclamò Diego.
- “Certo che ci ho pensato, cosa credi!? Mio fratello è d’accordo, e Bart capirà, continueremo a sentirci. E con la signora sto già cercando una degna sostituta” - gli disse lei.
Diego abbassò le spalle, sconfitto. Aveva già pensato a tutto, era davvero pronta a partire.
- “E io?” - chiese lui.
Lei lo guardò e deglutì - “E tu cosa!?” -
- “Pensavo che fossimo diventati amici, ormai” - disse lui, con tono deluso - “Ma ultimamente ho avuto dubbi anche su questo, visto le ultime settimane” - disse ancora.
Giulia abbassò lo sguardo e fece una risatina amara - “Già” - disse lei - “Amici” - disse ancora.
- “Mi dispiace se ho fatto qualcosa che ti ha ferita, che ti ha fatto allontanare” - disse lui, cercando di capire almeno il perché di quell’allontanamento.
- “Non hai fatto nulla, Diego” - disse lei.
- “E allora perché siamo passati dall’avere un certo tipo di rapporto al non calcolarci più!?” - provò a fare mente locale a qualche tempo prima, cercando di ricordare qualcosa che potesse dargli le risposte.
- “Non è successo niente, semplicemente abbiamo avuto degli impegni, te l’ho detto!” - disse nuovamente lei.
- “Si, ma hai deciso di partire e non mi hai detto nulla, l’ho dovuto scoprire da altri. Tra un impegno e l’altro hai avuto modo di organizzare tutto ma non di prenderti cinque minuti e venirmelo a dire!?” -
Giulia abbassò lo sguardo - “Mi dispiace, ok!? Sarei passata a salutarti prima di andare via” - lo rassicurò lei.
Diego si lasciò sfuggire una mezza risatina amara - “Quando? Il giorno prima!?” - disse sarcastico, per poi abbassare lo sguardo - “Forse sono io che sbaglio, che ho pensato che tra noi fosse nata una bella amicizia” - disse amareggiato.
Giulia chiuse gli occhi e serrò le labbra, cercando di contenersi, perché aveva voglia di urlare in quel momento e soprattutto perché, se avesse sentito un’altra volta la parola “amicizia” avrebbe dato di matto.
- “Però voglio la verità, Giulia” - disse poi Diego - “Perché non riesco a credere alla storia che vuoi andare via così, all’improvviso, senza un vero motivo. Non ora che ti sei ritrovata con tuo fratello, non ora che hai trovato un lavoro che ti piace. Se non è per una delusione d’amore, come mi hanno detto, qual è il vero motivo?” - chiese di nuovo.
Giulia lo guardò di nuovo negli occhi, sembrava ferito e confuso. Si era allontanata da lui dopo che, poco prima che lui tornasse con Vittoria, c’era stato un piccolo riavvicinamento tra loro che le aveva dato una speranza. Ma poi quella speranza le era stata tolta quando il giorno dopo le aveva comunicato che lui e Vittoria erano tornati insieme. Lei si era sentita crollare il mondo addosso e aveva finto di essere felice della cosa.
- “Lascia stare, Diego” - disse lei, cercando di sorpassarlo per andare in canonica, ma lui la bloccò per un braccio.
- “No, non lascio stare” - disse deciso - “Se c’è qualche problema, voglio aiutarti! Tu lo hai fatto con me, per farmi tornare con Vittoria!” -
- “Lo capisci che è proprio questo il punto!?” - disse alzando improvvisamente il tono di voce.
Diego la guardò confuso e lei chiuse gli occhi, maledicendosi mentalmente.
- “Che vuoi dire?” - chiese lui, non capendo.
- “Niente, fai finta che non ti abbia detto nulla” - disse lei, cercando di oltrepassarlo ancora una volta, ma lui non mollò la presa sul braccio.
- “Che significa?” - chiese lui, iniziando a mettere insieme qualche tassello. Il cuore gli batteva all’impazzata e la guardava con gli occhi leggermente sgranati. I suoi erano lucidi e spaventati e vagavano ovunque pur di non guardarlo.
- “Significa che mi sono innamorata di te!” - esclamò decisa, con la voce leggermente incrinata, rialzando lo sguardo su di lui. Ormai non aveva più nulla da perdere.
Diego si paralizzò all’istante e allentò la presa sul braccio.
- “Ecco! L’ho detto! Sei contento!?” - esclamò lei - “E ora che lo sai che cosa cambia!?” - si allontanò velocemente. Stavolta lui non la fermò, rimase lì, fermo immobile, non riuscendo a fare nulla, se non a ripensare a quelle parole che lei gli aveva appena detto.
- CONTINUA -
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Note finali:
eccoci alla fine di questo primo capitolo! Spero che vi sia piaciuto e che sarete curiosi di leggere il prossimo.
Ho cercato di rimanere fedele ai personaggi, e spero di esserci riuscita. So che ci faranno penare questi due, ma so anche che ci regaleranno delle gioie, per cui incrociamo le dita e... al prossimo capitolo! (Che posterò probabilmente giovedì, in assenza della puntata vera e propria in tv!)
Un bacio e... fatemi sapere, se vi va! :D
- Kat


