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Autore: Katia R    14/11/2024    1 recensioni
Storia in 2 capitoli su Diego & Giulia [Don Matteo 14]
Diego è riuscito a riconquistare Vittoria, con l'aiuto di Giulia. Quest'ultima però, si è allontanata all'improvviso e, apparentemente, senza un vero motivo.
Quando Diego scoprirà che Giulia ha preso la decisione di andare via, le cose iniziano a cambiare.
Genere: Commedia, Hurt/Comfort, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Maresciallo Nino Cecchini, Natalina
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Buonasera!
A grande richiesta (le ragazze di Twitter) eccomi qua con il secondo e ultimo capitolo di questa storia! :D
Devo dire che è stato un parto questo secondo capitolo, perché entrare nella testa di Diego è stato complicato hahah ma spero di esserci riuscita. Un ringraziamento speciale a Daniela, per avermi salvata in un momento di crisi! XD
L'ispirazione per la scena finale è dovuta ad un tweet della mia amica Alessia :) 
Quindi dedico questo ultimo capitolo a lei e alle mie amiche del team Mezzanottini <3

Buona lettura!


CAPITOLO 2

 
“Significa che mi sono innamorata di te!”

Indietreggiò appena e cercò il muretto dietro di sé, per appoggiarsi. Improvvisamente, si sentiva mancare la terra sotto i piedi, troppo frastornato anche solo per rendersi conto di dove si trovasse.
Ci mise qualche secondo a riprendersi, e quando lo fece guardò verso la canonica, dove era scomparsa Giulia poco prima, indeciso su cosa fare. La verità era che non sapeva neanche lui cosa stesse provando esattamente in quel momento, aveva bisogno di tornare a casa. Anzi, no, a casa poteva tornare Vittoria in qualsiasi momento, aveva bisogno di tranquillità, di rimanere da solo. Alzò gli occhi, verso la sua caserma, e senza neanche pensarci si incamminò.
A quell’ora era quasi vuota, ma sapeva che ci avrebbe ritrovato chi cercava lui.

- “Ecco, proprio a lei cercavo, Cecchini!” - esclamò arrivando in ufficio, facendo quasi sobbalzare il povero maresciallo.

- “Ma io veramente stavo andando—” - cercò di dire Cecchini.

- “Venga subito nel mio ufficio!” - gli ordinò, mentre entrava.

Cecchini, sconsolato, lo seguì. Lo osservò mentre nervosamente andava a prendere posto sulla sua poltrona, dopo aver lasciato la giacca sull’attaccapanni.
Cecchini avanzò lentamente nella stanza, non riuscendo a capire cosa avesse fatto innervosire Diego così tanto.

- “Lei lo sapeva, vero!?” - disse invitandolo a sedersi.

- “Cosa?” - chiese perplesso l’uomo.

- “Non esiste nessun Dario. O Darietto, come diceva lei” - disse Diego, con sguardo da rimprovero.

Cecchini abbassò lo sguardo e si appoggiò alla sedia, intuendo che il Capitano avesse saputo qualcosa.

- “Devo aver sentito male” - disse Cecchini, cercando di giustificarsi.

- “O forse ha sentito bene e non voleva dirmelo perché riguardava me” - disse Diego, guardandolo negli occhi, e Cecchini deviò subito lo sguardo.

- “Chi glielo ha detto a lei?” - chiese il maresciallo.

- “La diretta interessata!” - esclamò lui, sistemando cose sulla scrivania anche se era già in perfetto ordine.

Cecchini fece un mezzo sorriso - “Certo che quella ragazza ha coraggio da vendere!” - commentò, sedendosi sulla sedia di fronte la scrivania.

- “Talmente coraggiosa che scappa!” - esclamò lui, stizzito.

Cecchini lo osservò, iniziando a capire il meccanismo di difesa dietro al quale si stava nascondendo.

- “Che cosa le ha detto?” - chiese il maresciallo.

Diego si fermò e si appoggiò allo schienale della sedia - “Che è innamorata di me” - e il solo dirlo ad alta voce lo faceva impazzire, un po’ come impazziti erano i battiti del suo cuore.

- “E lei?” - chiese ancora Cecchini.

- “E io cosa!? Io sto con Vittoria!” - esclamò lui deciso.

- “E cosa le ha detto allora?” -

- “Niente! Non me ne ha dato neanche il tempo, è scappata!” - esclamò irritato.

- “Cosa avrebbe voluto dirle?” - lo scrutò, vedendo subito un leggero cambiamento nell’impostazione del corpo.

- “Eee che cosa avrei voluto dirle…” - Diego si trovò impreparato, perché in realtà non lo sapeva. Era confuso. Sospirò e tornò a guardare Cecchini - “Maresciallo, lei si ricorda la frase di quella signora, l’altro giorno?” - gli chiese.

Cecchini provò a fare mente locale - “Quale?” - chiese infine.

- “Quella che diceva ‘L’amore è sentire di avere il cuore in ordine, anche in mezzo al disordine della vita’” - gli ricordò Diego.

- “Ah, sì! Si, quella che parlava del marito che combinava un disastro dietro l’altro!” - ricordò finalmente.

- “Non fa che tormentarmi. Non capisco il perché ma… come fa uno a capire di avere il cuore in ordine?” - chiese Diego.

- “Eh, bella domanda” - iniziò Cecchini - “Io il mio lo sento in ordine” - disse poi - “Caterina, la mia prima moglie, è stato l’amore della mia vita. Ho avuto il cuore in ordine dal primo giorno che l’ho incontrata” - disse con un sorriso malinconico - “Dopo che lei è morta ho sentito il cuore spezzarsi, non pensavo più di potermi risentire vivo, di poterlo risentire battere per qualcun'altra. Ma poi col tempo Elisa mi ha aiutato a ritrovare l’ordine di cui avevo bisogno” - disse sorridendo dolcemente - “Non dimenticherò mai Caterina, la amerò per sempre. Ma sono di nuovo felice, e sento che il mio cuore è a posto” - disse infine Cecchini.

Diego annuì, tornando pensieroso.

A quel punto Cecchini prese coraggio - “Signor Capitano, posso essere sincero con lei?” - chiese.

- “Non può, DEVE, maresciallo” - disse lui, aspettando che lui parlasse.

- “Da quando è tornato con la PM, qualcosa è cambiato in lei” - disse il maresciallo e Diego lo guardò confuso - “Non lo so, si è come… spento” - continuò Cecchini.

- “Che vuol dire, maresciallo? In che senso spento?” - chiese Diego, non capendo.

Cecchini fece una smorfia, cercando le giuste parole da usare - “Non lo so, è come quando uno deve fare una cosa e la porta a termine, dopo in teoria dovrebbe essere felice” - provò a spiegare il maresciallo - “Però lei non mi sembra tanto felice, ecco” - disse infine.

Diego lo guardò stranito. Non aveva notato nulla. Era felice di essere tornato con Vittoria, era lei la persona giusta per lui. Continuava a ripeterselo, come a volersene convincere, e si rese conto solo in quel momento che forse Cecchini aveva visto in lui più di quanto lui stesso si era soffermato a constatare.

- “Sembrava più felice quando cercava di riconquistarla anziché adesso che ci sta assieme” - aggiunse Cecchini - “E non ci avevo fatto caso prima, ma poi ho riflettuto” - disse picchiettandosi la tempia - “Forse il suo essere felice quando cercava di riconquistarla non era tanto dovuto a quello ma a chi aveva accanto in quel momento” - osò il maresciallo, attirando subito l’attenzione totale di Diego, che sgranò leggermente gli occhi a quell’implicazione.

Non contento, Cecchini continuò - “Forse il suo cuore l’ha capito prima di lei” - e fece un sorriso mesto, capendo di aver colpito dove doveva colpire. Vide lo sguardo perso di Diego, perso in qualche ricordo.

Diego per un attimo provò a concentrarsi, a tornare indietro nel tempo, ai mesi scorsi. Flashback di lui e Giulia a parlare a casa sua, per le vie di Spoleto, sulle scalinate.

- “Cosa sta cercando di dirmi? Che sto con Vittoria tanto per starci, e che in realtà vorrei un’altra donna al mio fianco!?” - sembrava assurda anche solo pensarla quella cosa, eppure in quel momento non riusciva a pensare ad altro.

- “Dico solo che forse il suo cuore per essere davvero in ordine… ha bisogno di stare in mezzo al disordine. Che è più felice con il caos intorno anziché in una storia all’apparenza perfetta” - disse infine Cecchini, quando il cellulare iniziò a squillare - “È Elisa, mi starà aspettando a casa” - spiegò il maresciallo.

Diego si risvegliò da quel leggero torpore in cui il suo corpo era finito e lo guardò - “Si, vada pure maresciallo. Ci vediamo domani” - disse mestamente, mentre il suo cervello andava a mille.

- “Buona serata, signor Capitano” - disse Cecchini alzandosi per andare via.

- “Cecchini!?” - lo richiamò Diego, facendolo fermare sulla porta - “Grazie” - disse sincero, nonostante il turbinio di emozioni e pensieri che aveva causato quella chiacchierata.

Cecchini accennò un sorriso e annuì, e fece per andarsene, ma si girò un’ultima volta - “Ah, Capitano!?” - Diego lo guardò curioso - “Il caos può far paura, ma fa più paura realizzare un domani che quello era l’unica cosa a renderci davvero felici e l’abbiamo lasciata scappare” - fece un altro piccolo sorriso e se ne andò, mentre quell’ennesima frase arrivò a Diego come un pugno nello stomaco.

Se mesi fa gli avessero detto che sarebbe stato Cecchini il suo consigliere amoroso e che gli avrebbe fatto aprire gli occhi su tutta quella faccenda, probabilmente gli avrebbe riso in faccia e avrebbe contattato un neurologo bravo dove mandarli.

Eppure, eccolo lì, nel suo ufficio, alle dieci di sera, a pensare a quello che il vecchio maresciallo gli aveva appena detto.

Ritornò per un attimo indietro nel tempo, a poco prima di ritornare con Vittoria, a quella sera dove lui e Giulia erano usciti a fare una passeggiata perché lui aveva bisogno di sfogarsi. Avevano passato una bella serata e non era mancata occasione per lei di prenderlo in giro. Il flashback di loro vicini, a pochi centimetri l’uno dall’altro, a guardarsi negli occhi, lo aveva tormentato tutta la notte, ricordava. L’indomani, quando Vittoria si era presentata da lui, non ci aveva pensato due volte a ricominciare con lei.

E da quel giorno era tornato tutto come prima di arrivare a Spoleto, prima della loro rottura. Con l’eccezione che lui era cambiato, aveva imparato a condividere di più e ad essere meno meticoloso, anche se su quello c’era ancora bisogno di lavorare.

E tutto quello era successo grazie a Giulia. Giulia che lo aiutava a riconquistare Vittoria ma nel frattempo era innamorata di lui. Diego chiuse gli occhi e scosse la testa, ancora incredulo di quella cosa. Ripensò al piccolo sussulto che aveva avuto il suo cuore a quelle parole, a vedere quegli occhi pieni di lacrime, sinceri, feriti. Provò ad immaginare il suo dolore, perché anche lui quando era arrivato a Spoleto e aveva scoperto di Vittoria ed Egidio si era sentito morire. E odiava il fatto che le avesse provocato quel dolore. Odiava che non si fosse accorto di nulla. Come odiava tutti quei pensieri che lo rendevano confuso.

Stava con Vittoria, era quello che voleva da tempo. E allora perché improvvisamente sentiva come se ci fosse qualcosa fuori posto? Come se quello che aveva non fosse abbastanza?

“Significa che mi sono innamorata di te!”

Di nuovo quel sussulto al cuore, quella strana sensazione alla bocca dello stomaco. Ripensò a tutte le volte che lei gli aveva fatto fare qualcosa contro voglia, spronandolo ad andare oltre, a condividere e ad essere meno rigido in tutto. Non c’era niente che riuscisse a fermarla, forse per via del suo passato difficile che non le aveva mai dato tregua. Aveva una forza da invidiare, e forse quel caos che si portava dietro non era altro che un modo per distrarsi da tutto quel dolore che aveva dentro.

L’ultima frase di Cecchini tornò per un attimo a tormentarlo. Il pensiero di Giulia che andava via, improvvisamente, gli fece più paura di qualsiasi altra cosa.

 
 
 
Giulia rientrò in canonica, e andò velocemente in camera sua, dove fu libera di lasciarsi andare ad un pianto dirotto.
Natalina l’aveva sentita rientrare e l’aveva vista sfrecciare in camera, segno che ci fosse qualcosa che non andava.
Si avvicinò alla porta e bussò prima di aprirla.

- “Che succede?” - chiese preoccupata, avvicinandosi subito a lei.

- “Niente, Nati, è tutto a posto” - disse tra le lacrime, tra un piccolo singhiozzo e l’altro.

- “Ma come niente!? Stai a piangere come una disperata!” - esclamò la donna, allungando una mano verso Giulia per lasciarle una carezza sul viso, solcato dalle lacrime.

Giulia scosse la testa e cercò di asciugarsi le lacrime - “Sono una cretina!” - esclamò continuando a scuotere la testa.

- “Che è successo?” - chiese ancora Natalina.

- “Gli ho confessato quello che provo” - disse con la voce incrinata.

Natalina schiuse la bocca stupita - “A chi!? A Diego?” - chiese, come se non fosse ovvio.

- “Eh, no, al primo che passava! Ovvio che a Diego, Natalì!” - esclamò tirando su col naso, in cerca di un fazzolettino.

- “E lui?” - chiese la perpetua.

- “Lui è rimasto imbambolato e io sono scappata” - disse soffiandosi il naso - “Non ero pronta a sentire un suo rifiuto, o di sentire quanto lui stesse bene con Vittoria, che è la donna della sua vita” - scosse la testa - “La colpa è mia che ci sono cascata come una scema! Perché tra tutti gli uomini io mi scelgo sempre quelli che non potranno mai amarmi!” - esclamò ricominciando a piangere - “Ma io cos’ho che non va!? Non chiedo molto nella vita, chiedo solo, per una volta, di essere amata per quello che sono!” - e tornò a singhiozzare.

Natalina la strinse a sé, facendola sfogare.

- “Non sei tu che sei sbagliata” - disse accarezzandole i capelli - “L’amore è imprevedibile, non puoi decidere chi amare” - continuò lei mentre Giulia cercava di placare il pianto - “Sai che facciamo adesso!? Vado a prepararti una bella tisana rilassante, che dici!?” - disse facendole sollevare la testa, asciugandole le lacrime con i pollici.

Giulia annuì leggermente e cercò di calmarsi, mentre Natalina si alzò e uscì dalla stanza.
Gli occhi sgranati di Diego l’unica cosa che aveva in mente, la sua presa che si allentava e lei libera di scappare via. Si stava convincendo che forse non era tagliata per l’amore, che non lo era mai stata. La madre l’aveva abbandonata appena nata, quella che per anni aveva creduto fosse la vera madre non l’aveva mai voluta, il fratello aveva imparato ad apprezzarla solo da poco e l’unica persona che gli aveva dato amore era morta per colpa dei suoi errori. Natalina l’aveva presa sotto la sua ala protettrice da quel momento condiviso in ospedale e non l’aveva abbandonata in nessun momento, neanche quando l’aveva coinvolta nella pazzia di sabotare Diego e Vittoria, in qualche modo. C’era sempre stata ed era l’unica che l’aveva fatta sentire realmente amata.
Aveva sperato che Diego riuscisse a vedere al di là dei suoi disastri, del suo essere caotica, che si accorgesse che non doveva elemosinare l’amore di Vittoria ma che c’era lei pronta ad amarlo. Ma non sarebbe mai successo, lui voleva Vittoria e stava bene con lei.
 
 
Diego era ritornato a casa che ormai era quasi mezzanotte. Era rimasto per un po’ in caserma, poi aveva girato a vuoto per Spoleto, sperando che l’aria frizzantina di quasi primavera lo aiutasse con tutti quei pensieri. Si era ritrovato in posti in cui era già stato con Giulia, durante le loro passeggiate. Aveva ripensato ad alcuni momenti loro, dove erano vicini, dove c’era qualcosa di strano nell’aria che lui non riusciva a capire cosa fosse.
Andò verso la camera da letto e vide Vittoria già a letto, nella penombra della camera. Guardò la sua sagoma per qualche secondo, per poi sospirare e cambiarsi al buio, mettendosi il pigiama e infilandosi a letto, conscio che, anche quella notte, non avrebbe chiuso occhio.
 
 
Si era alzato all’alba ed era già al secondo caffè quella mattina. Lasciò un biglietto a Vittoria e uscì, come un codardo che ancora non aveva la forza per affrontarla.
Fece un piccolo giro a piedi, nell’assurda speranza di vedere Giulia, di riuscire a dirle qualcosa. Ma rinunciò quasi subito, conoscendo gli orari che faceva lei, non sarebbe andata al lavoro a quell’ora.
Decise di andare in caserma e portarsi avanti con il lavoro, che quello non mancava mai.
Quando Cecchini arrivò a lavoro, lo trovò già chino su dei fogli e bussò nonostante la porta semi-aperta.

- “Si può?” - chiese il maresciallo.

Diego alzò gli occhi dai fogli - “Maresciallo! Entri pure” - disse invitandolo dentro.

- “Buongiorno. Mattiniero anche oggi?” - chiese osservando le occhiaie leggermente più accentuate di Diego.

- “Molto mattiniero, Cecchini. Non ho chiuso occhio” - ammise lui, chiudendo una carpettina e aprendone un’altra.

- “Ancora pensieri” - disse Cecchini, quasi fosse un’affermazione.

- “Già” - disse Diego sospirando.

- “Vuole parlarne?” - chiese cauto Cecchini.

Diego scosse la testa - “No, maresciallo. Devo fare chiarezza da solo. Lei è stato prezioso, ma adesso sta a me capire cosa fare” - accennò appena un sorriso.

Cecchini annuì, comprensivo - “Se ha bisogno, sa dove trovarmi” - disse prima di uscire.

Aveva bisogno di mettere un po’ di ordine in testa, e forse anche nel cuore. Non era mai stato un tipo che si soffermava più di tanto sui sentimenti, per lui le cose erano sempre state o bianche o nere, non c’era mai null’altro di mezzo. Eppure, in quegli ultimi mesi, aveva imparato che potevano esserci delle sfumature in ogni situazione.
E lo aveva imparato grazie a Giulia.
Più ci pensava e più si rendeva conto di quanto quella donna, con le sue idee strampalate, il suo modo di fare caotico, lo avesse aiutato nel cambiamento tanto da far tornare Vittoria con lui. Si maledisse internamente, pensando a quanto aveva sofferto Giulia a causa sua, quando ferirla era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare.
Aveva sempre pensato fosse Vittoria a renderlo un uomo migliore, o comunque il pensiero di dover tornare da lei, ma la realtà era che lui era diventato un uomo migliore, una persona migliore, grazie a Giulia.
Cercò di concentrarsi su quei documenti che aveva davanti, altrimenti non avrebbe concluso niente per tutto il giorno.
 
 
Verso l’ora di pranzo, Diego vide Natalina fuori dalla canonica e decise di scendere a fare un tentativo per poter parlare con Giulia.

- “Buongiorno Natalina” - la salutò, avvicinandosi.

Lei alzò lo sguardo - “Buongiorno Capitano” - lo salutò lei.

- “Senta… Giulia è in canonica?” - chiese titubante.

- “No, è ancora al lavoro” - disse lei in tono piatto, tornando a spazzare per terra.

- “Come sta?” - gli venne spontaneo chiederlo.

Natalina si fermò di nuovo - “Bene” - disse secca, e Diego capì che anche lei sapeva.

Annuì - “Ok, bene” - disse schiarendosi la voce - “Buona continuazione” - e fece per andarsene.

Ma Natalina lo richiamò - “Capitano!?” - Diego si girò - “La lasci in pace” - disse la donna, guardandolo negli occhi e sorprendendolo - “Giulia ha sofferto tanto, e merita qualcuno che la ami così com’è. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Merita di essere felice. E se lei non la ama, è meglio che la lasci stare” - poi si girò e rientrò in canonica, lasciandolo lì imbambolato per qualche secondo, prima di tornare in caserma.

Una volta arrivato sulla porta del suo ufficio, si sentì richiamare da Ghisoni - “Capitano!?” - si girò e aspettò che parlasse - “Hanno appena chiamato dall’ospedale, il signor Panzini si è svegliato!” - lo informò sorridente.

- “Finalmente una bella notizia! Cecchini, andiamo!” - esclamò rivolgendosi al maresciallo, che afferrò il suo cappello e lo seguì.

 
 
Erano riusciti, grazie al signor Panzini, a risalire al mandante dell’omicidio e lo avevano ritrovato in un vecchio casolare poco fuori Spoleto.
Avevano appena finito di interrogare l’assassino e aveva chiesto che lo portassero via.

Una volta rimasti da soli, lui e Vittoria, commentarono le dichiarazioni dell’uomo. Vittoria ripose dei fogli nella valigetta - “Torno alla sede. Più tardi ho un appuntamento con delle amiche per un aperitivo in centro” - gli comunicò Vittoria - “Come sto? Ho bisogno di andare a casa e cambiarmi?” - chiese piazzandosi davanti alla scrivania.

Diego la guardò, il vestito perfettamente stirato, abbinato a tutti gli accessori, il trucco leggero e i capelli mai fuori posto.

- “Sei… bellissima” - disse lui. E lo era davvero, era innegabile. La sua bellezza era una delle cose che più lo aveva colpito sette anni prima. Ma adesso la guardava e qualcosa stonava. Stonava quella quotidianità delle loro frasi, come se fossero tornati negli anni passati, dove adesso però si concedevano di parlare di più per sopperire alle mancanze di prima. Come a voler risanare con quel poco un rapporto che era arrivato al capolinea.

La realizzazione arrivò come uno schiaffo in pieno viso.
Improvvisamente pensò a quella casa asettica, a come non avevano fatto stravolgimenti da quando era andata a stare da lui, quanto fosse priva quasi di personalità. Come se mancasse un tocco particolare. Si rese conto solo in quel momento di aver idealizzato il suo rapporto con Vittoria, credendo che fosse lei l’unica donna con cui potesse stare, la donna adatta a lui, adatta al suo ordine. Senza accorgersi che il loro rapporto era diventato solo una fotocopia sbiadita di quello che avevano un tempo.
Pensò a Giulia in quella casa asettica, alle volte che era stata lì. Le briciole sul divano, con lui che si lamentava e lei che gli diceva che poi si puliva, la volta che lo aveva convinto di mangiare la pizza davanti alla tv, con lui che si lamentava che potevano macchiare tutto con le mani unte, quella volta che lo aveva aiutato di nuovo con l’altezza e gli aveva fregato la matita dal portapenne sul tavolino per raccogliersi i capelli in uno chignon disordinato. C’era sempre caos con lei intorno, ma era un caos che ti riempiva dentro, ti colorava quella casa troppo in ordine. E anche con quei capelli scompigliati, con l’aria stanca e i piedi sollevati sul puff, a lamentarsi di qualcosa o solo per ascoltare lui, l’aveva sempre trovata bellissima.

- “Diego!?” - lo richiamò Vittoria, stranita dall’espressione dell’uomo - “Tutto bene?” - chiese - “Sto andando via” - disse lei.

Lui si ridestò dai suoi pensieri e la guardò. Vide tutti i pezzi rimettersi al proprio posto. Vide quella frase che da giorni lo tormentava avere finalmente un senso.

- “Vittoria!?” - la richiamò, quando era sulla porta. Si alzò e si avvicinò - “Ti devo parlare” - disse guardandola negli occhi.

Non poteva più rimandare.
 
 
 
Avevano cenato prima in canonica, quella sera e Giulia si stava preparando per uscire.
Natalina e Bart l’avevano quasi pregata di andare con loro e svagarsi un po’. E il fratello gli aveva dato man forte. Pasqua era vicina e per quel periodo, a Spoleto avevano preparato una fiera piena di bancarelle, giochi e giostre. Ma lei non aveva molta voglia di uscire, e magari beccarsi Diego e Vittoria di fronte. Però Bart aveva insistito tanto che voleva andare con tutti loro che alla fine aveva ceduto. Si truccò leggermente, tanto per nascondere quelle occhiaie causate dalla notte insonne, e per ravvivare il viso che sembrava più pallido del solito, ultimamente.
Lasciarono la canonica tutti insieme, con Pippo e Natalina che discutevano per qualcosa e il piccolo Bart euforico di andare alla fiera.
Quando arrivarono era già pieno di gente, anche dei paesini lì accanto. Tutte quelle lucine che creavano atmosfera, famiglie, coppie, gruppi di amici sparsi qua e là.
Don Massimo si avvicinò a Giulia e le mise un braccio intorno alle spalle, sorridendole. Lei ricambiò dolcemente. Era il loro modo di comunicare senza dire nulla.

- “Che bello!” - esclamò Bart guardando uno dei giochi lì vicino.

- “Ci vorresti andare?” - chiese dolcemente, Giulia.

Bart la guardò incerto - “Tu vieni con me?” - chiese lui.

- “Se vuoi si” - disse lei.

Bart annuì e le tese la mano, che lei afferrò subito - “Noi andiamo!” - esclamò Giulia rivolta agli altri.

- “Noi facciamo un giro qui intorno” - la informò suo fratello, mentre si allontanava.

- “Speriamo si svaghi un po’” - disse Natalina, con un velo di preoccupazione.

Don Massimo le sorrise - “Si. E poi lei è una tipa tosta, ormai dovresti saperlo” - disse lui, e poi si girò un’ultima volta verso la sorella e Bart, e li seguì con lo sguardo. Non importava se Giulia avesse problemi, se non fosse dell’umore, se fosse stanca, ferita… se Bart le chiedeva qualcosa lei era sempre pronta per lui. E non solo per lui. Si rendeva conto, giorno dopo giorno, di quanto quella donna riuscisse a dare più amore di quanto ne avesse ricevuto in tutta la sua vita e quello lo rendeva incredibilmente orgoglioso.
 
 
Diego tornò a casa, stanco per la notte insonne e anche per la discussione che aveva dovuto affrontare. Vittoria non aveva dato di matto, aveva versato qualche lacrima ma aveva capito e in qualche modo se lo sentiva anche lei che c’era qualcosa che non andava. Si erano salutati con un abbraccio e dei sorrisi, senza rancore, conservando il ricordo di quegli anni che in qualche modo li aveva cambiati.

- “Capitano Martini!” - sentì una voce richiamarlo, nel corridoio, fuori dalla sua porta.

Si girò e sorrise, avvicinandosi - “Capitano Olivieri, dottor Nardi!” - li salutò lui con una stretta di mano - “Come mai da queste parti? Siete tornati a reclamare i vostri posti?” - chiese con un mezzo sorriso divertito.

- “No, anche perché mi hanno detto che lei sta facendo un ottimo lavoro” - disse Anna sorridente.

- “Si fa quel che si può” - disse lui.

- “Siamo passati per un saluto” - disse Marco - “Staremo questo weekend a Spoleto e poi ripartiamo per Roma!” -

- “Vi state trovando bene?” - chiese Diego.

- “Si, anche se è tutto molto più caotico di qui” - disse Anna con una smorfia divertita.

- “Si abituerà anche a quello” - disse Diego sorridente.

- “Oh, Capitano!” - esclamò Cecchini, uscendo dal suo appartamento con Elisa - “Ha visto chi è venuto a trovarci!?” - sorrise e poi lo guardò, ancora in divisa - “Ma… che fa, lei non viene alla festa?” - chiese Cecchini.

- “No, Maresciallo” - disse lui accennando un sorriso, che parve quasi una smorfia - “Sono stanco, vorrei riposare un po’” - disse infine.

- “Capisco” - disse il maresciallo, non insistendo, aveva visto il capitano chiudere le tapparelle e, poco dopo, la PM uscire di tutta fretta dall’ufficio, con gli occhi rossi.  Aveva capito che aveva fatto la sua scelta.

Ma adesso mancava la parte finale.

- “Buon proseguimento di serata a voi!” - esclamò Diego con un altro piccolo sorriso, per poi allungare la mano per stringere quella di Anna e Marco - “Capitano, dottor Nardi, ci vediamo in questi giorni. Buona serata!” - e fece per inserire le chiavi nella toppa.

- “Ah, Capitano!” - lo richiamò Cecchini.

Diego si girò, aspettando che il maresciallo parlasse.

- “Mi aveva detto di informarla qualora avessi saputo qualcosa” - iniziò lui, e vide già l’impostazione di Diego cambiare - “Natalina mi ha detto che Giulia ha deciso di partire dopo la festa, questa notte” - gli disse e per Diego fu l’ennesimo pugno nello stomaco.

Rimase per qualche secondo paralizzato, perso nei suoi pensieri, poi si ricordò di avere un pubblico e si ricompose, schiarendosi la voce.

- “La ringrazio per l’informazione, maresciallo” - disse girando la chiave, prima di entrare in casa. Una volta entrato chiuse la porta alle spalle e si appoggiò con la schiena, sospirando.

- “Com’è che sento che ne stia combinando un’altra delle sue, Cecchini!?” - disse Anna, guardando il maresciallo.

- “Vi racconto strada facendo” - disse lui per tutta risposta.

 
 
- “No, forse il peluche è meglio te lo prenda lui, che io ho una mira tremenda!” - esclamò Giulia rivolgendosi a Bart e indicando suo fratello. Bart voleva un peluche dalla bancarella del tiro a segno, e chi meglio di un ex Carabiniere per poterlo fare.

Don Massimo sorrise e acconsentì, stupendosi anche di quanto non fosse cambiata più di tanto la sua mira.

- “Evvai!” - urlò il piccolo Bart quando vide che aveva colpito tutte le lattine. Scelse il suo peluche e si allontanarono.

- “Ci sta la ruota panoramica!” - esclamò Giulia, felice.

- “No, io lì sopra non ci salgo!” - esclamò deciso Bart.

- “Non guardare me che io odio ste cose” - le disse Natalina.

- “Nun guarda’ me che manco me fanno passa’ per l’altezza” - disse Pippo, mentre si allontanava con Bart verso un’altra bancarella.

Giulia sospirò, e guardò il fratello che le sorrise.

- “Se mi dai qualche minuto per salutare alcune persone, ti accompagno io” - disse lui e vide gli occhi di Giulia illuminarsi, come quando era bambina. Non si dava pace per averla ignorata tutto quel tempo.

- “Grazie!” - e lo abbracciò di slancio, facendolo ridere per l’entusiasmo - “Inizio a prendere i biglietti e ti aspetto su, ok!? Tanto il prossimo giro è tra una decina di minuti” - disse iniziando ad andare verso la giostra.

- “Va bene” - e poi si allontanò dal lato opposto, per raggiungere Cecchini.
 
 
Si era fatto una doccia veloce e si era vestito il più velocemente possibile. Aveva pensato a lungo, non faceva altro da giorni, ma la cosa che più lo premeva era quell’ultima informazione che gli aveva dato Cecchini.
Non aveva molto tempo.
Guardò un’ultima volta l’orologio, si diede una sistemata allo specchio e controllò che fosse in ordine, prima di afferrare la giacca, le chiavi e volare fuori casa.
Per tutto il tragitto tentò di prepararsi un discorso, come durante il primo incontro, non ufficiale, con Giulia, dal benzinaio.
Arrivò in mezzo alla folla che quasi gli venne una sincope a vedere quanta gente ci fosse. Trovarla non sarebbe stato di certo facile. Iniziò a camminare e guardarsi intorno, sperando di vedere qualche faccia amica.
Dopo qualche minuto, intravide Cecchini e avvicinandosi sempre di più vide anche don Massimo.

- “Capitano!” - esclamò sorpreso Cecchini, facendo girare il resto del gruppo.

- “Buonasera!” - salutò lui, riprendendo un po’ di fiato, rendendosi conto solo in quel momento che aveva quasi corso per arrivare lì - “Sto cercando Giulia” - disse infine, rivolgendosi a don Massimo.

Quest’ultimo lo guardò per qualche secondo e poi si lanciò uno sguardo con Cecchini che annuì, come a convincerlo a parlare.

- “È sulla ruota panoramica, mi sta aspettando” - rivelò Don Massimo.

Diego quasi sbiancò, guardando la ruota panoramica. Con tutti i posti in cui poteva trovarla proprio lì.

 
“Tu cosa saresti disposto a fare per amore?”
 
Ripensò a quella frase che le aveva detto mesi fa nel suo ufficio e decise che era arrivato il momento di fare quella pazzia d’amore.

- “Ok, vado!” - esclamò deciso, allontanandosi.

- “Capitano, ma le sue vertigini!?” - disse Cecchini preoccupato.

Ma Diego era già troppo lontano. Si sentiva come Richard Gere in Pretty Woman che, all’ultimo istante, si presenta con un mazzo di rose e si arrampica sulla scala antincendio, nonostante soffrisse di vertigini, per andare dalla sua Julia Roberts.

Fece il biglietto e lasciò i soldi sul bancone - “Tenga pure il resto!” - esclamò, scappando, spaventato di poter cambiare idea da un momento all’altro e di perdere quel coraggio che aveva trovato.
Si fermò di colpo quando la vide. Bellissima, avvolta nella sua giacca, che guardava da qualche parte lontano. Il suo cuore iniziò a battere all’impazzata. Diede il biglietto al tizio e si avvicinò.
Quando Giulia sentì arrivare qualcuno si girò, e non ebbe neanche il tempo di reagire che se lo ritrovò seduto al suo fianco.

- “Ma che ci fai qui? Sei impazzito!?” - disse lei incredula.

Ma lui quasi non l’ascoltava, perso com’era a guardarla, quasi fosse una visione.

- “Dovevo parlarti” - disse poi, deciso.

- “E non potevi aspettare un altro momento!?” - disse lei proprio mentre chiedevano di abbassare il manico d’acciaio di fronte a loro, per protezione.

Quando la ruota partì, qualche secondo dopo, Diego si irrigidì all’instante.

- “Che succede? Perché si muove!?” - entrò nel panico appena vide che stavano iniziando a salire.

Ma poi sentì le mani di Giulia afferrare le sue - “Va tutto bene” - disse lei - “Respira e non guardare in giù” - continuò, rassicurandolo.

Diego deglutì e rialzò lo sguardo, nel suo, riprendendo a respirare normalmente.

Lei gli sorrise e quel sorriso fu come una boccata d’ossigeno.

- “Ho lasciato Vittoria” - disse tutto d’un fiato, e sentì la presa della mani di Giulia allentare e i suoi occhi si riempirono di sorpresa - “Ci ho messo un po’ a capirlo, ma mi sono reso conto di aver idealizzato quel rapporto così tanto da pensare che tutto potesse essere come prima, anzi meglio perché ero cambiato” - prese un po’ di fiato - “Poi qualche giorno fa, una signora, mi ha detto una frase: l’amore è sentire di avere il cuore in ordine, anche in mezzo al disordine della vita. E quella cosa ha iniziato a tormentarmi, e non ne capivo il motivo. Ma poi i pezzi, pian piano, sono iniziati ad andare al loro posto e adesso ho finalmente capito cosa intendeva!” - la giostra si stoppò e Diego si irrigidì - “Perché ci siamo fermati così in alto?” - chiese con tono preoccupato.

- “Perché tra poco è mezzanotte e avevo chiesto quale fosse il sedile migliore per vedere i fuochi d’artificio” - gli disse lei.

Lui la guardò - “E me lo dici solo ora!?” - con tono polemico.

- “Beh non è che tu mi abbia dato propriamente tempo e modo di avvisarti!” - controbatté lei.

Diego fece un gran sospiro e si concentrò di nuovo, chiudendo gli occhi, per poi riaprirli - “Ok, posso farcela” - disse per auto-convincersi, per poi rinforzare la stretta sulle mani di Giulia e guardarla negli occhi - “Credevo che Vittoria mi rendesse un uomo migliore, ma la verità è che sei tu che mi hai reso migliore” - e Giulia sentiva il cuore quasi uscire dal petto ormai e i brividi lungo la schiena per l’intensità dello sguardo di Diego - “Tu mi hai aiutato a superare le mie paure, hai cercato di rendermi meno meticoloso, sei riuscita a farmi condividere cose in pochi giorni che in sette anni con lei non avevo mai condiviso. Eppure, mi ci è voluta la scossa finale per capire tutto. Quando Cecchini mi ha detto che partivi mi sono sentito crollare il mondo addosso, per un attimo ho pensato al mio mondo senza di te dentro e non mi è piaciuto per niente!” - riprese fiato - “Giulia tu sei caos allo stato puro, sei sempre stata piena di casini, combini un disastro dietro l’altro a volte ma sei anche piena di pregi. Sei bellissima dentro e fuori, anche quando sei stanca, quando i tuoi capelli hanno una forma impropria, quando hai il trucco mezzo sbavato” - Giulia sorrise mentre gli occhi le si riempirono di lacrime - “Sei bellissima sempre. Ci sei sempre per tutti quando hanno bisogno, e sai amare più di chiunque altro nonostante la vita non sia stata affatto gentile con te in passato. Sei una forza della natura. E quando passi per il mio ufficio e metti in disordine la scrivania sei un uragano. E io non so vivere senza il tuo disordine, non più!” - esclamò deciso - “E adesso puoi anche partire, ormai avrai le valigie pronte, ma volevo solo dirti di tornare presto e che al tuo ritorno sarò qui ad aspettarti, perché io è te che amo, Giulia!” - esclamò finalmente e la vide strabuzzare gli occhi e lasciar andare le lacrime - “Tu sei il caos che mi colora le giornate. Che colora il mio mondo. Solo in mezzo al disordine che crei io sento di poter avere il cuore in ordine. Perché ho provato ad immaginare una vita senza di te e mi sono ritrovato a mettere in discussione tutto quello in cui credevo” - si fermò e allungò una mano, leggermente tremante, verso di lei, asciugandole una lacrima con il pollice e accarezzandola - “Ho avuto più paura di perderti per sempre anziché adesso che sono sospeso a non so quanti metri per dirti che ti amo, e che sei tu la donna con cui voglio passare il resto della mia vita!” - Giulia rise di gioia, tra le lacrime.

Mesi prima a quel distributore di benzina, lo aveva sentito a farfugliare una dichiarazione per un’altra donna, senza conoscerlo nemmeno, e aveva sorriso a quell’uomo così impacciato ma tanto innamorato, chiedendosi se anche lei un giorno avrebbe mai. avuto la fortuna di avere una dichiarazione d’amore del genere.
E adesso aveva avuto la risposta, davanti ai suoi occhi c’era lui, agitato, ma sincero, e ogni parola era stato un balsamo per il suo cuore.
Giulia si avvicinò, accorciando la distanza tra loro, e fu lui il primo, con la mano ancora sulla sua guancia, ad attirarla leggermente a sé e posare le labbra sulle sue. Ed entrambi sentirono una scossa, come per quel primo bacio, ma adesso consapevoli che quello era l’inizio di tutto. Lui era ancora un po’ irrigidito per l’altezza, ma quando Giulia gli mise le mani intorno al collo, approfondendo il bacio, si rilassò totalmente e la strinse a sé, come a non averne mai abbastanza.
Fu il primo gioco d’artificio a farli separare e guardare in alto, facendoli tornare a riprendere un po’ di fiato.
Si guardarono e si sorrisero.

- “Ti amo” - lo pronunciarono contemporaneamente, e scoppiarono a ridere prima che Diego coprisse di nuovo la distanza tra loro per impossessarsi delle sue labbra.

Ed era tutto perfetto. I giochi d’artificio sopra di loro illuminavano tutta la fiera, con la gente che guardava lo spettacolo estasiata. Ma a loro non importava di nulla, loro erano nella loro bolla ed era lì che volevano restare.
Don Massimo aveva gli occhi su di loro, non li aveva persi di vista un attimo. Sorrise e si scambiò uno sguardo con Natalina che sorrideva felice e commossa.
Giulia, finalmente, aveva trovato la felicità che meritava.

- “C’è riuscito anche stavolta, maresciallo” - commentò Anna con un sorriso, dopo aver visto la scena.

- “Avevi dubbi!? Il maresciallo qua, ormai è esperto!” - commentò Marco, mettendole un braccio intorno alle spalle per godersi i giochi d’artificio.

Cecchini sorrise compiaciuto e diede un’ultima occhiata a quella coppia appena sbocciata, felice che il suo capitano avesse finalmente messo ordine nel suo cuore.
 
 
Diego e Giulia si staccarono - “A che ora devi partire?” - chiese lui accarezzandola.

Giulia corrucciò la fronte - “In che senso?” - chiese non capendo.

- “Cecchini mi ha detto che hai deciso di partire dopo la festa” - disse lui.

Giulia sorrise e poi scoppiò a ridere, sotto lo sguardo confuso di Diego.

- “Non ho neanche la valigie pronte e il viaggio non so neanche se lo faccio più!” - esclamò divertita.

Diego strabuzzò gli occhi - “Cecchini!” - esclamò come se fosse lì davanti e lo stesse rimproverando.

Giulia ridacchiò - “Forse voleva darti solo la spinta che ti serviva” - disse lei scrollando le spalle.

Diego sospirò - “Beh, alla fine bisognerà anche ringraziarlo” - Giulia annuì e Diego tornò a guardarla negli occhi - “Ma sicura che non vuoi partire? Non so, pensavo che magari potessimo assentarci per un weekend” - propose inaspettatamente lui.

Giulia lo guardò sorpresa - “Dici sul serio!?” -

Diego annuì - “Si” - disse sorridente - “Dove vorresti andare?” - chiese poi.

Lei finse di pensarci su - “Mmm, mi piacerebbe andare sull’Everest! Anzi, a Gardaland mi hanno detto che è pieno di giostre, come piacciono a te!” - scherzò, guadagnandosi un’occhiataccia di Diego.

Improvvisamente la ruota riprese a muoversi e Diego trasalì - “Che succede? Perché si muove?” - Giulia scoppiò a ridere - “Ma che ti ridi!” - esclamò lui, prima di sentire le mani di Giulia afferrare le sue.

- “Stiamo per scendere, tranquillo” - lo rassicurò, continuando a ridere.

E la verità era che il suono della sua risata gli era mancato così tanto che non gli importava null’altro in quel momento, perché con lei accanto sentiva di poter affrontare qualunque cosa.
 
 
- FINE -

_______________

Note finali:

Ed eccoci qua, alla fine di questa storia!
Non credevo fosse possibile per me scriverne una su una coppia conosciuta da poco, ma i Mezzanottini ci hanno davvero stregato e io sono pazza di loro! XD
Spero che sia stato tutto di vostro gradimento e, se vi va... fatemi sapere! :D P.S.: non ho resistito, ho dovuto far fare un piccolissimo cameo ai miei adorati Anna e Marco <3 :P

 
   
 
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