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Autore: AndyWin24    30/11/2024    1 recensioni
[Willow - la serie]
[Missing moment ep. 4 – “Nockmaar”]
Nei meandri del castello di Nockmaar, qualcosa di oscuro attende l’arrivo di Kit. Per la giovane si preannuncia l’inizio di una prova sinistra che la porterà a scontrarsi con una parte di lei che ancora non conosce.
Genere: Angst, Dark, Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Bavmorda, Kit Tanthalos
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Sussurri del passato
 
 
   Durante il viaggio verso la Città Immemore, un attacco imprevisto costringe il gruppo capeggiato da Willow a fare una sosta nel castello abbandonato di Nockmaar, in cerca di un riparo e di una cura per la magia corrotta che infetta Graydon.
   La grande fortezza, un tempo appartenuta alla malvagia strega Bavmorda, appare ora malmessa e in uno stato di assoluto degrado. Tuttavia, fin dal primo momento in cui gli avventurieri ne varcano la soglia, si accorgono che una sorta di oscurità aleggia nell’aria. Quell’impressione, dovuta probabilmente alla suggestione emanata dal luogo lugubre e dal passato nefasto, si insinua rapidamente nell’intero gruppo, e soprattutto in Kit, mentre percorre con una certa preoccupazione uno dei tanti corridoi del castello. Era stata incaricata da Willow di trovare nella dispensa delle vesciche di possum, un ingrediente fondamentale per il completamento della pozione che, si sperava, avrebbe salvato la vita al giovane principe di Galladoorn. Dopo esserne entrata in possesso, era in procinto di tornare dal Nelwyn, quando, d’improvviso, qualcosa di strano richiamò la sua attenzione.
   «…»
   Non ne era certa, ma le parve di udire un sussurro.
   «Mmmh?» mugugnò Kit, illuminando con la torcia alle sue spalle.
   Niente. Non vide niente, se non ragnatele e sporco. Scrollando le spalle, quindi, proseguì per la sua strada. Dopo alcuni istanti, però, avvertì di nuovo un rumore, simile a un sibilo o a un respiro. Ma anche stavolta, non trovò nulla intorno a lei che ne indicasse la provenienza.
   «Uffff!» sbuffò, spazientita.
   Era stufa di quel posto. Tutto nel castello sembrava richiamare le azioni malvagie compiute in vita da Bavmorda, la defunta nonna che Kit non aveva mai conosciuto… per sua fortuna. Quella suggestione che avvertiva dentro di sé come un macigno pesantissimo le fece montare un disagio che cresceva a ogni passo. Ogni suono la metteva in allarme, inducendola a fermarsi per controllare cosa fosse. Stava lentamente impazzendo, ma non poteva arrendersi a delle semplici paranoie. Perché quelle non erano altro che paranoie… Giusto?
   «Kit…»
   Per l’ennesima volta, sentì un suono, un sussurro debole e allo stesso tempo deciso. E, che le piacesse o meno, quel sussurro aveva pronunciato il suo nome. Con una buona dose di paura, Kit si voltò verso il punto da dove giungeva e si ritrovò di fronte a una parete di pietra. La osservò attentamente, notando fin da subito un vecchio arazzo appeso al muro, raffigurante delle immagini. Illuminandole alla luce del fuoco, le esaminò con cura, non spiegandosi tuttavia l’origine della voce che aveva udito. Prima di allontanarsi e lasciar perdere, una di quelle immagini attirò la sua attenzione. Raffigurava una donna, vestita con abiti monastici, in ginocchio davanti a una figura con le braccia spalancate. Non capiva il perché, ma la vista di quella donna le provocò un brivido lungo la schiena. In verità, tutto in quell’arazzo la faceva rabbrividire da capo a piedi.
   «Kit…»
   Stavolta, il sussurro fu più chiaro alle sue orecchie, più nitido. E, ne era certa, proveniva da quell’arazzo. Ma com’era possibile? Non c’era niente dietro, tranne una spessa parete di pietra.
   Senza riuscire a darsi una spiegazione, si sentì chiudere il respiro. Poi, d’improvviso, una coltre nebulosa comparve dal nulla e le annebbiò gli occhi, accecandola. Il panico si impadronì di lei, finché questa non si diradò lentamente.
   «Ma cosa…?»
   Kit rimase attonita e immobile per lo shock. Lo scenario attorno a lei era cambiato. Non si trovava più nel corridoio ombroso del castello, ma in un’ampia camera lussuosa. La presenza di un altare e di vari candelabri e affreschi le fece presumere che quello era probabilmente un luogo di culto. Poco distanti da lei, c’erano tre ragazze inginocchiate una di fianco all’altra, tutte al cospetto di una quarta persona dal volto coperto da una maschera rossa.
   Stentava a crederlo, ma quel luogo assomigliava incredibilmente a quello raffigurato nell’arazzo.
   Non era un’esperta in materia, ma sicuramente era in atto una potente magia. Non sapeva spiegarselo altrimenti. In quell’istante, aveva un migliaio di domande che le ronzavano in testa. Tuttavia, non ebbe il tempo di porsele. La persona mascherata, una donna a giudicare dalle movenze e dalla sinuosità del corpo, parlò con voce grave e profonda.
   «Ben arrivate.» esordì con freddezza. Poi, si avvicinò con decisione a una delle tre ragazze, quella più alla sinistra di Kit, che intanto osservava la scena come ipnotizzata. Nonostante si trovasse a pochi metri di distanza da loro, nessuna delle presenti la degnava di un singolo sguardo.
   «Xhandra.» disse la donna mascherata, scostando il cappuccio della sua accolita e rivelandone il volto serioso. «Il maestro è molto contento del tuo operato.»
   «Me ne compiaccio, matriarca.» commentò lei con deferenza.
   «Rosalinde.» continuò l’altra, svelando il viso della seconda accolita. «Anche la tua devozione alla causa non è passata inosservata agli occhi del nostro signore.»
   Da dietro ai lunghi capelli crespi e corvini, la ragazza abbozzò un sorriso timido, ma sincero. Si vedeva che faticava a nascondere le sue emozioni e la gioia di quel momento.
   La matriarca, però, sembrò non farci caso e si accostò alla terza e ultima accolita. Come per le altre due, le sfilò via il cappuccio.
   Kit spalancò gli occhi per il grande stupore. Il viso della ragazza era molto simile al suo, fatta eccezione per alcuni tratti e per i capelli molto più lunghi.
   «Bavmorda.» disse la matriarca con orgoglio. «Il potere che hai dimostrato soddisfa pienamente il volere della nostra somma guida. Il tuo talento lo ha oltremodo colpito.»
   «Ne sono onorata.» ribatté la giovane, soddisfatta. Anche se la voce assomigliava incredibilmente a quella di Kit, il timbro aveva un tono decisamente più cupo.
   Prima che la matriarca tornasse al suo posto al centro dell’altare, sia Rosalinde che Xhandra le lanciarono di sottecchi un’occhiata sprezzante. La loro gelosia era quantomeno evidente.
   «Consorelle…» disse la donna mascherata, attirando nuovamente su di sé tutta l’attenzione. «… la vostra formazione all’interno della congrega è quasi giunta al termine.»
   Le tre ragazze si scambiarono uno sguardo fugace.
   «Il sommo Wyrm ha richiesto per voi una prova finale. Una prova che solo voi tre siete state in grado di guadagnarvi. Una prova che determinerà una volta per tutte chi di voi è realmente degna di ricevere la consacrazione a sorella dell’Ordine.»
   «Cosa dobbiamo fare?» chiese Rosalinde con enfasi.
   «Se volete superare la prova…» rispose la matriarca, indicando le ragazze una ad una. «… dovrete dimostrare di avere l’ardore sufficiente per compiere un’ultima volontà del vostro maestro. Sarà senza dubbio la più difficile da eseguire, ma anche la più appagante da conquistare.»
   «Quale volontà?» si affannò subito a chiedere Xhandra.
   «Non molti mesi fa, avete iniziato questo sacro cammino insieme ad altre dieci consorelle. Dopo numerose prove, e imperdonabili fallimenti, siete rimaste solo in tre.»
   La donna evocò dal nulla tre aste dorate. Queste, poste al centro dell’altare, vibrarono intensamente fino a colpirsi a vicenda e a fondersi in un unico scettro.
   «Tuttavia, al maestro occorre l’obbedienza di una sola di voi. Non di tre, non di due… ma solo di una. A chi spetterà questo onore, sarete voi a deciderlo.»
   Tutte le presenti, compresa Kit, rimasero attonite.
   «In che modo potremo stabilirlo?» domandò Bavmorda, accigliata.
   La matriarca allargò le braccia, come se la risposta fosse scontata.
   «D’ora in avanti, le consorelle che avete al vostro fianco sono in realtà un ostacolo al vostro obiettivo. E, secondo la nostra dottrina, come devono essere trattati gli ostacoli?»
   Un silenzio tagliente scese nella sala, interrotto dopo pochi secondi dalle parole di Xhandra.
   «Vanno eliminati… a ogni costo!» gridò, muovendo con grande gestualità le mani. Dal nulla fece comparire un pugnale a mezz’aria che balzò a tutta velocità all’indirizzo di Bavmorda. Questa lo bloccò prontamente con un incantesimo difensivo e lo rispedì al mittente. Rosalinde, però, intervenne, attirando a sé l’arma.
   «Ferme!» le ammonì, guardandole con delusione. «Cosa state facendo?»
   «Stiamo attuando il volere del Wyrm.» replicò Xhandra, iraconda. «Solo una potrà servirlo! Non hai sentito?»
   «Certo che ho sentito! Ma non è così che dobbiamo comportarci! Siamo consorelle!» aggiunse Rosalinde, con le lacrime agli occhi. «Sono mesi che ci siamo fatte forza e abbiamo condiviso questo percorso, passo dopo passo. E adesso cosa facciamo? Ci combattiamo a vicenda? Non credo che sia questo il volere del Wyrm! Forse abbiamo mal interpretato le sue parole! Forse questa è una prova che dobbiamo superare, resistendo alla tentazione del potere!»
   «Lo credi davvero?» le chiese Bavmorda, titubante.
   «Sì, non può essere altrimenti.» disse Rosalinde, allungando una mano verso di lei. «Bavmorda, io te siamo qui da più tempo di tutte. Abbiamo superato innumerevoli difficoltà insieme e sono certa che ne affronteremo fianco a fianco ancora molte in futuro. Non la pensi anche tu così?»
   A quella domanda, la ragazza le si avvicinò con un sorriso.
   «Sai cosa ricordo del giorno che ti ho incontrato?»
   «Cosa?»
   Bavmorda le sottrasse agilmente il pugnale dalla mano e glielo trafisse nel petto.
   «Che parlavi troppo…» le sussurrò all’orecchio, un attimo prima che Rosalinde si accasciasse al suolo, esamine. Gli occhi vitrei rimasero sbarrati ad osservare silenti l’ampia sala mentre il suo sangue macchiò inesorabilmente il candido pavimento marmoreo.
   Xhandra sogghignò divertita. Per lei la morte della sua consorella significava soltanto una rivale in meno. Il suo buonumore, però, non era destinato a durare a lungo. D’improvviso, infatti, un fulmine nero si abbatté su di lei dal soffitto, folgorandola senza pietà. Bavmorda aveva evocato un altro incantesimo a una velocità quasi impercettibile, dimostrando chiaramente quanto le sue abilità fossero superiori alle altre due.
   Mentre il corpo privo di vita di Xhandra franava a terra, la strega rivolse finalmente il suo sguardo verso Kit.
   «Ti è piaciuto lo spettacolo?» le chiese, sorridendo apertamente.
   Kit tentennò agitata.
   «Tu… tu puoi vedermi?»
   «Certo che posso, nipote.»
   «Ma… com’è possibile? Questo non è una specie di ricordo?»
   Bavmorda annuì, mesta.
   «Sì… e no… La magia che ti ha portata qui aveva uno scopo ben preciso: dovevi assistere a questa scena.»
   «P-perché?» fu l’unica cosa che riuscì a dire Kit, allibita da tutta quella situazione.
   Bavmorda, con un gesto stizzito della mano, ridusse in polvere i corpi delle sue consorelle.
   «Perché dentro di te scorre il mio stesso sangue, il sangue delle sei. Ed è tuo preciso dovere continuare la mia missione.»
   «No!» scosse il capo Kit, categorica. «Non voglio avere niente a che fare con te! Le tue azioni hanno fatto soffrire molte persone! Tu sei malvagia!»
   «Io sono potente!» ribatté Bavmorda, con un urlo furente. «O, almeno, lo ero… ma questo può cambiare. Se accetti il mio aiuto, io posso insegnarti a essere forte. Il potere, nella vita, è l’unica cosa che conta. Ecco perché, il giorno della mia iniziazione, mi sono disfatta delle mie consorelle. Perché erano un peso per me. Un ostacolo. E gli ostacoli vanno eliminati a ogni costo
   «Ma io non sono come te!» replicò Kit, guardandosi intorno in cerca di una via d’uscita dal tempio. In quella stanza, però, non c’era alcuna uscita.
   «È inutile che cerchi di fuggire. Sei qui grazie alla mia magia, rimasta sopita all’interno del mio castello. Solo essa può farti tornare indietro.»
   «Fallo, allora! Rimandami indietro!»
   «Oh, lo farò… quando sarà il momento…» asserì Bavmorda, illuminando le mani.
   Improvvisamente, Kit venne circondata da una scia di fumo, che soffiò nel vento come un vortice, finché non rallentò la sua corsa e iniziò a prendere forma. In breve tempo, alcune nuvole vaporose assunsero dei lineamenti umani, fino a diventare identiche in tutto e per tutto a delle persone che Kit conosceva molto bene.
   «Willow?» tentennò, sbigottita, mentre osservava il suo volto immateriale.
   Di fianco a lui, in piedi e immobile, vi erano anche le immagini degli altri membri della spedizione: Elora, Boorman, Graydon e Jade… per non parlare dei suoi famigliari, sua madre, suo padre e suo fratello Airk.
   «Loro rappresentano il peso che ti opprime, non è vero?» le chiese Bavmorda.
   «No…» biascicò Kit in risposta, con lo sguardo sconvolto.
   «Oh, sì, invece. Tu sei destinata alla grandezza, ma loro tarpano le tue ali. Vogliono che pieghi le tue abilità al servizio di questa mentecatta…» aggiunse Bavmorda, sfiorando la figura evanescente di Elora.
   «Io…»
   «Vogliono che segui questo folle Nelwyn…» continuò la strega, indicando Willow. «… alla ricerca del nulla. Lui non è nessuno, mentre tu sei una principessa. Come osa darti ordini? Eh?!»
   «Willow non mi dà or…»
   «Questo sciocco, invece, è stato infettato dalla magia del Lich.» disse Bavmorda, stavolta additando l’immagine di Graydon. «Loro vogliono salvarlo, ma tu, nipote, hai capito fin da subito che non ci sono speranze per lui. Hai compreso che la sua vita è inutile e non vale lo sforzo profuso per preservarla.»
   «No!» urlò Kit. «Io non volevo dire questo!»
   Con suo dispiacere, la ragazza ricordò come, poche ore prima, avesse suggerito di togliere la vita a Graydon, in ansia che la magia malvagia lo corrompesse e diventasse pericoloso per gli altri che gli erano intorno. Secondo lei, purtroppo, non c’era più niente che si potesse fare per salvarlo.
   «Oh, sì che volevi dirlo! Perché sei più simile a me di quello che pensi! Non come tua madre!» replicò Bavmorda, schiaffeggiando la figura di Sorsha. «Lei mi ha servito fedelmente, finché non si è rivelata troppo debole per il suo compito. Troppo debole per il potere che le offrivo. Ha preferito cedere alle lusinghe di questo rozzo bifolco, piuttosto che rimanermi accanto.»
   Con un gesto rabbioso, fece scomparire sia l’immagine della figlia, che quella di Madmartigan.
   «Non è andata così!» contestò la ragazza. «Lei ha capito cos’era giusto e ti si è rivoltata contro. Ha scelto di aiutare Willow e mio padre, e insieme ti hanno sconfitta!»
   «Menzogne!» gridò intensamente Bavmorda, facendo riecheggiare la sua voce nella grande sala. «Quei miserabili non mi hanno sconfitto! Io, Bavmorda, la più grande strega che il mondo abbia mai conosciuto, non sono stata battuta da dei semplici mortali! Loro mi hanno ingannata!»
   «No, tu hai perso.» puntualizzò Kit con un sogghigno, nonostante la paura. «Ecco perché ora non sei che un brutto ricordo per chiunque. E nulla più.»
   Bavmorda sembrò sul punto di scoppiare dalla rabbia. Poi, però, invece di urlare di nuovo, sbottò a ridere.
   «Cosa?»
   «Quanto sei stolta! Forse anche più di tua madre. Il mio potere tornerà, un giorno. Adesso, però, non perdiamo di vista il vero motivo per cui siamo qui. Ci troviamo in questo luogo sacro, appartenente al mio passato, unicamente per istruirti. Se vuoi raggiungere la grandezza, se vuoi seguire le orme che io ho già tracciato, devi fare solo una cosa.»
   «Io non voglio…»
   «Oh, sì che lo vuoi. Il sangue che scorre nelle tue vene è identico al mio. Se non ora, un giorno lo vorrai sicuramente. E devi sapere che c’è un unico modo per guadagnare il posto che ti spetta nel mondo.» disse, avvicinandosi alla figura di Jade. «Devi disfarti di ciò a cui tieni. Solo così sarai libera. Io l’ho fatto e dopo sono rinata.»
   Kit la guardò scioccata e inorridita. Nonostante fossero immagini formate dal fumo, non sopportava che quella strega offendesse i suoi amici in quel modo così vile.
   «No!» esclamò, scuotendo vigorosamente il capo. «Io non lo farò mai!»
   Bavmorda sembrò dispiacersi di quella risposta così decisa. Ma, senza scomporsi, attirò a sé la figura di Airk.
   «Allora sarà lui a compiere il mio volere. In fondo, anche lui è mio nipote. Anche lui ha il sangue delle sei dentro di sé.»
   «Puoi scordartelo!» protestò la ragazza, smaneggiando con le braccia. «Io conosco Airk: lui è una persona buona, e non sarebbe mai capace di fare del male a qualcuno!»
   Bavmorda sorrise maliziosamente, indugiando ad accarezzare la figura del ragazzo.
   «Non puoi saperlo, e comunque non spetterà a te deciderlo. In questo preciso momento, fuori da questa realtà distorta, lui si trova al cospetto della matriarca.» disse, voltando gli occhi chiari verso la donna mascherata immobile al centro dell’altare.
   «Cosa?»
   «Lei lo starà già istruendo, come fece con me. Ben presto, il suo spirito e la sua volontà saranno spezzati. Non importa quanto a lungo tenterà di resistere, prima o poi la sua mente cadrà vittima del volere della sacerdotessa. E non puoi fare niente per impedirlo.»
   «Ti sbagli! Io non lo permetterò!» le inveì contro Kit con fervore. «Io riuscirò a salvarlo, costi quel che costi! Arriverò fino alla Città Immemore e lo riporterò a casa sano e salvo!»
   Bavmorda fece scomparire ogni traccia di fumo con un semplice schiocco di dita. Poi, allungò una mano verso Kit. Gli occhi di entrambe si incrociarono.
   «È tempo che avvenga la mia iniziazione. Ti concedo un’ultima possibilità: unisciti a me.» disse, in tono severo. «Insieme potremo guidare l’Ordine verso una nuova era.»
   Kit le schiaffeggiò la mano, facendo una smorfia di disgusto.
   «Mai! Puoi anche uccidermi o torturarmi… o rinchiudermi in questa sorta di limbo, ma io non mi unirò mai a un mostro come te.»
   La strega aggrottò la fronte, in parte dispiaciuta. Si vedeva che nutriva ancora delle speranze che la nipote cambiasse idea.
   «Peggio per te.» le disse, voltandole le spalle e avvicinandosi all’altare. Quando fu davanti alla matriarca, questa si mosse, facendole segno di inginocchiarsi. Bavmorda eseguì, rivolgendo a Kit un monito tagliente: «L’era del Wyrm sta per arrivare. E non c’è niente che tu e il tuo patetico gruppetto possiate fare perché questo non avvenga. Addio, nipote.»
   A quel punto, la strega afferrò lo scettro che levitava al centro all’altare. Non appena la sua mano lo sfiorò, un violento fuoco divampò nella stanza. Le fiamme, ardenti e indomite, avvolsero ogni cosa si frapponesse sul loro cammino. Prima inghiottirono le mura del tempio, poi si riversarono verso la sala, non lasciando a Kit praticamente nessun posto dove mettersi al riparo. Quando si fecero più vicine, Kit ebbe come una sensazione estraniante, che la spinse indietro. Fu in quell’istante che si accorse di non essere realmente dentro alla raffigurazione dell’arazzo, ma di trovarsi di fronte ad essa in contemplazione. Il tessuto dell’arazzo aveva improvvisamente preso fuoco e stava velocemente bruciando. Per evitare che le fiamme la colpissero, indietreggiò di diversi passi, perdendo la presa sulla teca che sorreggeva con la mano sinistra.
   Cos’era accaduto? La conversazione che aveva avuto con sua nonna era successa davvero o era stato tutto frutto della sua immaginazione?
   Kit scosse la testa, esausta. Non sapeva cosa rispondersi, ovviamente. Ma una cosa le era piuttosto chiara: doveva salvare suo fratello. Vere o meno, le minacce che Bavmorda le aveva, o non aveva, professato non sarebbero mai dovute diventare realtà. L’incolumità di Airk aveva la precedenza su tutto, così come l’incolumità dei suoi amici e compagni di viaggio. Graydon stava lottando in quel momento tra la vita e la morte, e adesso si vergognava di aver anche solo pensato di abbandonarlo al suo triste destino. Sua nonna Bavmorda, cercando di convincerla a seguire il suo esempio, aveva ottenuto l’effetto opposto. Ora Kit era più determinata che mai a raggiungere il prima possibile la Città Immemore e a fermare una volta per tutte la malvagia Megera. Questo, però, non a scapito di vite innocenti. Così, con rinnovato vigore, raccolse la carcassa di possum tra i vetri infranti della teca e si apprestò a raggiungere Willow ed Elora per terminare la pozione.
   La strada da percorrere era ancora lunga, Kit questo lo sapeva, ma non aveva alcuna intenzione di arrendersi.
   «Resisti, Airk! Presto arriverò a salvarti!»


 
“Questa storia partecipa all'iniziativa di scrittura Le 12 fatiche dello scrittore di fanfiction indetta da LadyPalma e Mati sul forum Ferisce la Penna
 (Fatica #4. Scrivi una fanfiction incentrata su un rapporto nonno-nipote/nonna-nipote.)
   
 
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