Film > Willow
Ricorda la storia  |      
Autore: AndyWin24    30/11/2024    1 recensioni
Trascorse poche settimane dalla sconfitta della perfida strega Bavmorda, la pace regnava sovrana a Tir Asleen, così come nel villaggio Nelwyn. Tuttavia, un evento imprevisto porterà Willow a vivere una nuova magica avventura. Cosa gli riserverà il destino?
Genere: Avventura, Fantasy, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Willow Ufgood
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
La Tavola del Destino
 
 
   In una piccola casetta nel bel mezzo del villaggio Nelwyn, un giovane stregone di nome Willow Ufgood sedeva comodamente sulla sua vecchia poltrona davanti al caminetto acceso. Mentre il fuoco scoppiettava, i suoi occhi vigili e attenti continuavano a osservare le pagine ingiallite di un vecchio libro. Con una mano si accingeva a voltarle una ad una, con l’altra teneva stretta una finissima bacchetta argentata. Di tanto in tanto, si fermava dalla lettura per scuoterla con decisione.
   «Gairm uisge!» pronunciò, ripetendo per l’ennesima volta un gesto circolare.
   Non accadde nulla. Questo gli provocò un sonoro sbuffo dalla bocca. Erano ore che tentava di utilizzare una delle magie scritte in quel vecchio tomo, ma aveva ottenuto solo una disfatta dopo l’altra.
   «Lasaich an seòmar!» esclamò ancora, speranzoso. Ma niente da fare.
   Secondo l’incantesimo, si sarebbe dovuta manifestare una luce, ma non se ne vedeva alcuna, fatta eccezione per quelle derivanti dalle candele accese nella stanza.
   «Willow!»
   Dalla camera a fianco, arrivò una giovane ragazza dai lunghi capelli chiari.
   «Oh, ciao Kiaya.» la salutò Willow, distrattamente. «Non ti avevo sentita rientrare.»
   «Non mi stupisce, dato che eri così assorto nella lettura.»
   «Già, hai ragione. Mims e Ranon?»
   «Erano talmente stanchi che ho dovuto metterli subito a dormire.» spiegò Kiaya, dando un tenero bacio a suo marito. Nel farlo, indugiò con lo sguardo sul libro che l’uomo teneva tra le mani. «Come sta andando lo studio della magia?»
   «Eh, male!» rispose Willow, scuotendo la testa. «Il problema è che non riesco a usare neanche un incantesimo. Neanche uno! Capisci?!»
   Kiaya annuì, con un’espressione dispiaciuta.
   «E non riesci a capire cosa stai sbagliando?»
   «Magari!» sbottò Willow, sbattendo le mani sul libro. «Finn Raziel non è stata molto chiara quando me lo ha affidato insieme alla bacchetta. Mi ha detto soltanto: “Non temere, Willow. Concentrati e vedrai che, quando sarà il momento, la magia farà il resto!”»
   «Forse ci vuole pazienza.» azzardò Kiaya, in apprensione. «Forse devi prima prendere familiarità con l’incantesimo che vuoi utilizzare…»
   «Non saprei…» ribatté Willow, palesemente esausto. «Speriamo che sia come dici tu, perché sto iniziando a credere che non diventerò mai un bravo stregone.»
   A quelle parole, Kiaya gli afferrò la mano e gliela strinse con delicatezza.
   «Hai affrontato molte insidie negli ultimi tempi. Hai salvato la piccola Elora da un destino crudele e hai protetto la tua famiglia e tutto il villaggio da una potente strega malvagia. Sono certa che, con la tua perseveranza, riuscirai a trovare un modo per venirne a capo. Ricordati che ho piena fiducia in te.»
   Willow la fissò dritto negli occhi e constatò come il grande sorriso di sua moglie riuscisse a scaldargli sempre il cuore. Anche se si sentiva ancora perso, un pizzico di speranza si riaccese in lui, tanto da indurlo a ricambiare quel sorriso.
   «Grazie, Kiaya. Non so cosa farei senza di te.»
   I due si abbracciarono teneramente, poi la donna si congedò, ritirandosi per andare a dormire. Willow, invece, chiuse gli occhi, cercando di guadagnare una concentrazione tale da permettergli di dare il meglio di sé. Prima di azzardare un altro tentativo, decise di dedicare maggiore cura nella scelta del prossimo incantesimo. Così, scorse le varie pagine, leggendo con attenzione ogni dettaglio che gli passasse davanti agli occhi. Dopo alcuni minuti, rimase incuriosito da un incantesimo, all’apparenza molto complesso, che descriveva i suoi effetti in maniera alquanto singolare.
   «Incantesimo del destino: magia di alto livello che trascende il tempo e lo spazio. Se utilizzata correttamente, conduce da uno “spiorad de dhàn”.»
   Willow aggrottò le sopracciglia. Cos’era uno “spiorad de dhàn”? Non c’era scritto esplicitamente, però lo colpì molto la parte del testo che veniva dopo.
   «Chiunque riesca nell’impresa di connettere il proprio potere a quello dell’incantesimo, riuscirà a contemplare la sua Tavola del Destino.»
   Continuando a leggere, non riuscì a comprendere appieno cosa volesse dire quella descrizione. Tuttavia, capì che si trattava di qualcosa di incredibilmente importante. “Tavola del Destino” gli risuonava in testa come un termine che stava a indicare il suo destino, o il suo futuro. Sembrava un concetto allettante, perciò si schiarì in fretta la gola e decise di provare quell’incantesimo. Dopo aver preso coraggio, lesse ad alta voce le parole scritte in lingua antica.
   «Stiùir mi gu mo spiorad de dhàn!»
   Una volta pronunciate, si guardò intorno con frenesia. Sperava di vedere accadere qualcosa, qualunque cosa a dire il vero. Una scia luminosa, un vento fragoroso, uno scoppiettio infuocato… qualcosa di magico, insomma. Ma, come al solito, non accadde nulla.
   «Uffa!» protestò scocciato, richiudendo il libro e sbattendolo a terra.
   A cosa serviva tutta quella fatica se non riusciva a portare a termine neanche un incantesimo? Tutta quella pratica era inutile se non era in grado di evocare la sua magia. Eppure, poche settimane prima, nello scontro con Bavmorda, ne aveva compiuto diverse portentose. Aveva persino ritrasformato Finn Raziel in una persona, dopo la sua metamorfosi in animale.
   «Di cosa sono capace?» si chiese Willow, arrabbiato. «Riuscirò mai a essere un potente stregone? Qual è il mio destino?»
   A quel punto, con veemenza, ripeté ancora l’incantesimo.
   «Stiùir mi gu mo spiorad de dhàn!»
   Improvvisamente, accadde qualcosa. Qualcosa che di certo il Nelwyn non si aspettava affatto. Il suo corpo sparì nel nulla senza lasciare indietro alcuna traccia di sé.
 
 
***
 
 
   «Ooohhhh!»
   Willow si ridestò dopo un violento colpo che lo aveva scaraventato a faccia a terra sul pavimento. Confuso e stordito, si guardò intorno, cercando di capire cosa fosse successo.
   L’incantesimo lo aveva teletrasportato in un luogo a prima vista sconosciuto. Si trovava al chiuso, in un castello probabilmente. Le mura sembravano di ottima manifattura, ma al tempo stesso molto antiche. Le porte e gli ornamenti – di colore rosso, verde, blu e giallo – sembravano richiamare uno stile molto lontano a quello che lui era abituato a vedere.
   Dopo alcuni secondi persi a osservare lo spazio circostante, il Nelwyn decise avviarsi verso una grande scalinata e scoprire se quel posto fosse abitato da qualcuno. Superato il terzo scalino, però, dovette ricacciare indietro un urlo.
   «Oh… Ma cosa…?» si domandò, esterrefatto.
   Le scale si spostarono lentamente alla sua destra, lasciandolo a bocca completamente spalancata. Quando queste si fermarono, Willow corse a più non posso, superando di fretta l’ultimo scalino fino ad accasciarsi in ginocchio, stremato.
   «Ma, insomma!» brontolò, ancora col fiatone. «Si può sapere in che razza di posto sono finito?!»
   «Hogwarts.»
   Alzando la testa, Willow notò che di fronte a lui era comparsa una persona. Una giovane ragazza Daikini dai capelli biondo chiaro e dallo sguardo vago e perso nei suoi pensieri.
   «Come… scusa?»
   «Ti trovi alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.» ripeté la ragazza con semplicità.
   Il Nelwyn si rialzò da terra e scrollò le spalle.
   «Mai sentita.»
   «Che strano! È una scuola piuttosto famosa…»
   «Davvero questa è una scuola?» chiese Willow con scetticismo. «Una scuola di magia, per giunta…»
   «Certo che sì!» confermò la ragazza con uno strano sorriso euforico. «Il mio nome è Luna Lovegood. Posso sapere qual è il tuo?»
   «Io… io sono Willow Ufgood.» rispose il Nelwyn impacciato.
   «Piacere di conoscerti, Willow Ufgood.»
   «Il… piacere… è tutto mio…» replicò Willow, stranito, mentre pensò tra sé: “Che ragazza bizzarra!”.
   «Quella è tua?» gli chiese Luna, indicando qualcosa sul pavimento.
   «Cosa?» farfugliò Willow, voltandosi ad osservarla. «Oh, accidenti! Sì, è mia!»
   Era la bacchetta di Cherlindrea. Probabilmente, doveva essergli caduta durante la corsa. Dopo averla raccolta, la analizzò a fondo per controllare che non fosse danneggiata. Appena pochi istanti e tirò un grosso sospiro di sollievo.
   «È molto bella!» commentò Luna, fissando con ammirazione l’oggetto.
   «Già!» convenne Willow. «Questa è una bacchetta molto potente, creata nientemeno che dalla magia di Cherlindrea.»
   «Cherlindrea? Non credo di conoscerla.» ribatté Luna, confusa. «È una fabbricante di bacchette come Olivander?»
   «Cherlindrea non è una “fabbricante di bacchette”!» la corresse il Nelwyn, stizzito. «Lei è una fata dei boschi. Il suo potere è un tutt’uno con quello della natura stessa.»
   «Oh, una fata! Che bello!» esclamò Luna, con occhi sognanti.
   Willow annuì con un sorriso nel ripensare all’avventura che lo aveva portato ad impugnare quella bacchetta. Era passato poco tempo, ma aveva avuto un grande impatto sulla sua vita. Oltre alle intense emozioni provate nel corso del suo viaggio, era riuscito finalmente a guadagnarsi il rispetto della sua gente. Infatti, Junn, il Saggio Aldwyn del villaggio, aveva ricompensato le sue eroiche azioni con la nomina a suo apprendista, nella speranza che un giorno potesse succedergli come guida del loro popolo.
   «Sapresti indicarmi quanto dista la valle dei Nelwyn da qui?»
   «La valle dei Nelwyn?» ripeté Luna, corrucciata.
   «Sì, esatto. È una piccola, ma graziosa valle delle terre occidentali. Io vivo lì, ma, a causa di un incantesimo, mi sono ritrovato in questo strano castello, senza sapere come fare per tornare a casa.»
   Dalle sue parole trasparì una certa ansia per la sua sorte. Non aveva la minima idea di come invertire l’incantesimo e tornare dalla sua famiglia. Sicuramente era stato troppo precipitoso a voler iniziare il suo addestramento come stregone con una magia così complessa. Ma ormai il danno era fatto.
   «Capisco.» commentò la ragazza, colpita da quella notizia. «Purtroppo, non ho proprio idea di dove si trovi questa valle. Però…»
   «Però?»
   «Però, forse, se è stato un incantesimo a portarti qui, allora riutilizzandolo potrebbe anche ricondurti a casa.»
   «Mmmh… non ci avevo pensato.» mugugnò Willow. «In effetti, potresti aver ragione…»
 
   Ding! Dong! Ding! Dong! Ding! Dong!
 
   D’un tratto, si udirono sonoramente diversi rintocchi di campane, che riecheggiarono per l’intero castello. A quel suono, Luna si drizzò sulle spalle e iniziò a muoversi con fare agitato.
   «Oh, ma guarda un po’! È già l’ora della lezione di Pozioni! Conviene che mi affretti! È stato davvero divertente conoscerti, Willow Ufgood! Spero di rincontrarti presto! Buona fortuna!» disse, salutandolo con una mano prima di allontanarsi saltellando.
   Intanto, in men che non si dica, l’intero corridoio fu invaso da una miriade di giovani ragazzi, tutti Daikini, che parlavano e correvano da una parte all’altra. Nessuno parve accorgersi di lui, tanto che venne spintonato due volte, fino a finire di nuovo faccia a terra. Non sapendo cos’altro fare, il Nelwyn si rialzò a tentoni e si mise al sicuro dalla folla, vicino all’entrata di un’aula incredibilmente grande e molto spaziosa. Dalla soglia comparve un uomo, alto all’incirca come lui, con dei folti baffi marroni e delle lunghe vesti.
   «Ragazzo, hai bisogno di aiuto?»
   «S-salve…» balbettò Willow, incerto. «Io cercavo solo un luogo dove ripararmi dalla confusione e…»
   Nonostante le sue parole, l’attenzione dell’uomo andò subito da un’altra parte.
   «Potter! Weasley!» tuonò, con rigore. «Non si corre per i corridoi!» «Malfoy! Restituisci subito la bacchetta a Paciock!»
   Intanto, Willow approfittò della situazione per riprendere fiato. Spremendosi le meningi, cercò anche di ricordare l’incantesimo che aveva utilizzato per arrivare in quel posto.
   «“Sti…ùir mi… go” … No, un attimo, forse era “gu” … o “ge” …» azzardò, indeciso.
   «Bene, ragazzo…» continuò l’uomo, dopo aver posto fine a una lite tra alcuni studenti di quella stramba scuola. «Cosa dicevi?»
   «Io…»
   «Non credo di ricordare il tuo viso…» disse ancora, fissando attentamente il Nelwyn. «Non devi essere un Corvonero. A quale casa appartieni?»
   «Ehm…» tentennò Willow, non capendo cosa l’altro volesse intendere. Cosa diamine era un “Corvonero”?! Proprio non ne aveva idea. «Io provengo dalla casa Ufgood. Mio padre era…»
   «Non prendermi in giro, ragazzo!» lo rimproverò l’uomo. «Sono un tuo insegnante, dopotutto!»
   «Un insegnante?»
   «Ovviamente!» esclamò l’uomo, drizzando la testa. «Filius Vitious, insegnate di Incantesimi. Vuoi forse farmi credere che non lo sapevi? Anche se, in effetti, potresti essere un alunno del primo anno. Sei piuttosto minuto…»
   Willow lo guardò di traverso. Erano entrambi della stessa altezza! Stava per rispondergli a tono, quando un’esplosione rimbombò nel corridoio.
   Skaboooom!
   Tutti si voltarono verso il punto da cui era partita la conflagrazione. Fortunatamente, sembrava che non avesse procurato grossi danni. L’unico a farne le spese era stato un ragazzo dai capelli castani che, a prima vista, aveva accidentalmente causato il tutto, sbagliando l’utilizzo di un incantesimo.
   «Finnigan!» gridò il professor Vitious, andando in suo soccorso, in parte in collera per il trambusto, in parte preoccupato per l’incolumità del suo allievo.
   Willow, invece, ne approfittò per provare a ripetere l’incantesimo che lo aveva condotto lì, sperando di ricordare le sue parole.
   «Allora, Willow, coraggio! Concentrati!» si caricò, afferrando la bacchetta di Cherlindrea. «Stiùir… mi… gu mo spiorad… de dhen…»
   Purtroppo, non accadde nulla. Evidentemente, doveva aver sbagliato qualcosa. Così riprovò.
   «Stiùir mi gu mo spiorad de dhen…» pronunciò, senza ottenere il minimo cambiamento. «No, non era dhen, era dhàn!» «Stiùir mi gu mo spiorad de dhàn!»
   Di colpo, la bacchetta si illuminò di un’aura celeste, che avvolse ancora una volta il giovane Nelwyn fino a farlo sparire completamente.
 
 
   Nel frattempo, in un corridoio del primo piano di Hogwarts…
   «… e la sua bacchetta era di un colore bianco argentato! Sembra che sia stata creata da una potentissima fata!»
   Luna Lovegood stava conversando animosamente con due ragazzi, a prima vista entrambi molto annoiati, uno con i capelli rossi e l’altro con la chioma scura e una strana cicatrice a forma di saetta sulla fronte.
   «Sì, certo, Luna…» mugugnò Ron, sbadigliando.
   «Forse non avete capito bene: era una bacchetta creata con la magia di una fata! Non lo trovate straordinario?!»
   «Oh, beh… ovviamente…» disse subito Harry, in tono accondiscendente.
   «Ciao, ragazzi!» li salutò all’improvviso una ragazza dalla capigliatura arruffata.
   «Ciao, Hermione…»
   «Di cosa state parlando?»
   «Niente di che.» rispose Ron, ingurgitando una gelatina Tuttigusti+1. «Luna ci sta raccontando del suo amico immaginario…»
   «Non è il mio amico immaginario!» protestò la giovane Corvonero. «L’ho incontrato poco fa di sopra. Era appena stato trasportato qui da un incantesimo e cercava un modo per tornare a casa sua.»
   «E dove si troverebbe questa sua casa?»
   «Nella valle dei Nelwyn, un luogo molto grazioso a suo dire.»
   «Ecco che se ne riesce con un altro nome inventato!» sbottò Ron sottovoce all’orecchio di Harry, che sorrise tra sé. «Insomma, dai! Si può sapere che razza di nome è Nelwyn
 
 
***
 
 
   Swooof!
   Un bagliore azzurro materializzò Willow.
   «Anf…» sospirò, esausto.
  Era l’undicesima volta che utilizzava con successo l’incantesimo… quindi era anche l’undicesima volta che si ritrovava in un luogo che non aveva mai visto prima. Tra un viaggio e l’altro, era stato costretto ad affrontare di tutto: mostri assassini, strani esseri pelosi, uomini con bastoni luminescenti…
   Non ne poteva più. Fino a quel momento era stata un’avventura totalmente assurda. Adesso, si trovava ad ammirare un paesaggio altrettanto singolare, che gli fece raggelare il sangue. Intorno a lui si estendeva a perdita d’occhio una foresta fitta e sconfinata. Ma nell’aria c’era qualcosa che non andava. Tutto, in realtà, sembrava non andare in quel luogo. Gli alberi erano secchi e avvizziti, il terreno asciutto e arido, il vento non soffiava. La natura sembrava come morta in quel posto, così come qualsiasi altro essere vivente. Il silenzio regnava sovrano in quelle terre spoglie e decadenti. L’unico suono che echeggiava nell’aria era lo scricchiolio di un ponte di legno, piccolo e piuttosto stretto. Fu nell’istante in cui Willow si avvicinò a esso che un raggio di sole lo colpì in pieno viso, accecandolo temporaneamente. Ma com’era possibile? Il tempo era mogio e scuro, e le nuvole in cielo sembravano pronte a scatenare un bel temporale. Non seppe come spiegarselo e non ne ebbe modo, dato che, quando riaprì gli occhi, la sua attenzione fu catturata da un individuo apparso al centro del ponte. Avvicinandosi, si accorse che si trattava di un uomo della sua stessa statura, un Nelwyn forse.
   «Ben arrivato, Willow.» lo accolse l’uomo.
   «Tu… tu chi sei?» chiese il giovane Ufgood in preda alla confusione più totale.
   «Il mio nome è Grettino.» rispose l’altro, appoggiando una mano sul parapetto del ponte.
   «Dove… mi trovo?»
   «In un regno un tempo glorioso…» spiegò Grettino, allargando le braccia. «… ma dal presente infausto. Un passante, di questi giorni, le chiamerebbe “Terre Perigliose”.»
   «Beh, nome molto azzeccato!» convenne Willow, annuendo.
   «Può darsi…» acconsentì Grettino, in parte restio. «… anche se la verità spesso è meno scontata di quel che si crede.»
   Willow aggrottò le sopracciglia. Iniziava a perdersi in quel discorso, ma non volle darlo a vedere. Piuttosto, si focalizzò sull’osservare l’uomo di fronte a lui. Quel Grettino gli trasmetteva un nonsoché di familiare. I suoi occhi chiari, il suo sguardo fiero ma curioso, lo portarono a pensare di conoscerlo…
   «Come mai ti trovi da queste parti?» gli chiese d’istinto. «Non credo che questo sia un posto molto ospitale.»
   Grettino gli sorrise.
   «Ti aspettavo.»
   «Mi aspettavi?»
   «Sì. Sapevo che saresti venuto a farmi visita, prima o poi.»
   «Cosa?!» sbottò Willow. «E come facevi a saperlo?»
   «Non ne ero certo, ma l’ho creduto possibile. Tu perché ti trovi qui?»
   Willow scosse la testa, insicuro.
   «Non lo so… Sono ore…o giorni… o settimane… che viaggio tra un luogo e un altro, in cerca di un modo per tornare a casa.»
   Dalla sua voce rotta trasparì un velo di paura, nonché di sfinitezza. Voleva davvero mettersi tutto alle spalle e tornare dalla sua famiglia, ma non sapeva come fare.
   «Comprendo le tue paure, Willow.» replicò Grettino con sincerità. «Tuttavia, è importante che tu rammenti il motivo del tuo arrivo in queste terre. Perché ti trovi qui? Cos’hai fatto per arrivarci?»
   «Io… io…» tentennò il giovane Nelwyn. «… ho utilizzato un incantesimo dal libro di Finn Raziel…»
   «Esatto!» esclamò Grettino, soddisfatto.
   «Sì, ma non è stata colpa mia!» ribatté subito Willow. «Io non volevo finire in questa foresta sperduta… o in qualsiasi altro posto in cui sono capitato! Io volevo solo esercitarmi nella pratica della magia. Tutto qui!»
   «È stata una tua decisione, invece.» lo contraddisse Grettino. «Non sei stato forse tu a scegliere l’incantesimo?»
   «Sì, ma non sapevo cosa sarebbe successo! È stato solo un caso!»
   «Questo è ciò che hai scelto di credere, ma non è la verità. La verità, come ti dicevo, ha un diverso significato. Il destino ti ha voluto qui, ora, e tu hai acconsentito, compiendo ogni azione necessaria a farlo diventare realtà.»
   «Ma se neanche avevo idea di ciò che sarebbe accaduto!» sottolineò Willow, ormai stanco di controbattere. «Non so minimamente cosa volesse dire il libro con quella assurda spiegazione! Tavola del Destino? E cosa sarebbe?»
   «È un disegno.» affermò Grettino con semplicità. «Rappresenta il destino a cui un essere è assegnato.»
   Willow lo guardò con un’espressione attonita.
   «Quindi, mi stai dicendo che indica il futuro di ognuno di noi?»
   «No.» scosse la testa Grettino. «Ti suggerisco di non commettere l’errore di confondere futuro e destino. Il primo non è altro che il risultato delle nostre scelte, mentre il secondo può essere paragonato all’orizzonte di fronte a noi: un vasto cielo di possibilità a cui noi attingiamo per andare avanti, seguendo il percorso che appare più facilitato ai nostri occhi. Comprendi la differenza, adesso?»
   «Mmmh… forse…» rispose Willow, ragionando sulle parole appena ascoltate. «Comunque, a prescindere da quello che dici, non mi spiego ancora il motivo per cui io sia finito qui…»
   Grettino si avvicinò a lui, fino ad affiancarlo. Quando gli fu a un passo, Willow poté accorgersi con stupore della loro incredibile somiglianza.
   «La Tavola del Destino è una dimensione in cui coesistono più realtà allo stesso tempo. In ognuna di queste capita, alle volte, che degli individui condividano il medesimo orizzonte di fronte a loro. Questi individui vengono chiamati spiorad de dhàn
   «Cosa?! Spiorad de dhàn?!» sobbalzò Willow, sentendo lo stesso termine utilizzato dal libro di magia. «Perciò, lo spiorad de dhàn è…»
   «…qualcuno che condivide con noi lo stesso destino, da qui il suo significato nella lingua conosciuta, “spirito del destino”.» concluse Grettino, indicando prima il Nelwyn e poi se stesso. «Io e te, Willow, siamo spiorad de dhàn. Ecco perché l’incantesimo ci ha fatto incontrare, perché ti mostrasse coloro che il fato ha scelto come tuoi fratelli
   Gli occhi di Willow si spalancarono increduli dopo una tale rivelazione.
   «Aspetta un attimo… Quindi, se ho ben capito, in tutti i posti strambi in cui sono stato, ho incontrato uno spiorad de dhàn
   «Esatto.»
   «Ma… perché allora ho incontrato persone così diverse da me? Se, come dici, tutti noi abbiamo lo stesso destino, non dovremmo avere più o meno la stessa vita?»
   «No. Come ti ho spiegato, la nostra vita si forma con le scelte che facciamo, non con le possibilità che ci si propongono. Ognuno di noi ha preso strade diverse, in base a come abbiamo scelto di vivere.»
   Willow annuì, ancora un po’ perplesso. Cominciava a comprendere il funzionamento della Tavola del Destino. Ciononostante, una domanda lo lasciava senza risposta.
   «D’accordo. Allora, sentiamo: cosa ci riserva il destino?» chiese, guardando il suo interlocutore dritto negli occhi.
   Grettino gli sorrise, come se la domanda fosse stata invece una battuta divertente.
   «Perché ridi?»
   «Perché la risposta è tutt’altro che facile da elaborare. Il destino è etereo, e come un filo ci lega all’esistenza stessa. Alcuni lo vedono come un cappio al collo, altri come una fune da afferrare. Spetterà a te stabilire cosa farne una volta conosciuto.»
   «Sì, va bene. Ma, ti prego, rispondi: qual è il nostro destino? Anzi, qual è il mio destino?» lo incalzò Willow. «Diventerò mai un potente stregone?»
   «Dipenderà da te, e da te soltanto.» asserì Grettino, d’un tratto serio. «Se proprio vuoi saperlo, il nostro destino nell’intero disegno è di essere un faro di luce per chi non riesce a trovare la propria via, una scia da seguire fino al raggiungimento della meta stabilita. Come hai già avuto modo di vedere, le tue azioni ti hanno portato a scegliere cosa fosse meglio per il tuo popolo. La tua indole ti ha permesso di diventare apprendista del Saggio Aldwyn; ti ha permesso di salvare Elora da morte certa e di portarla al sicuro; ha fatto di te un pilastro della tua gente.»
   «Aspetta, aspetta, aspetta!» lo fermò Willow. «Io non sono così ben visto come credi. Non sono un faro di luce per chi non riesce a trovare la propria via. A stento sono riuscito in un’impresa disperata, figuriamoci se posso essere da esempio per qualcuno!»
   «Forse non lo sei ora, ma un giorno potrai esserlo, se mai lo vorrai. Il tuo cammino e quello di Elora si sono incrociati per un motivo: tu sei destinato a essere la sua guida. La giovane ha dentro di sé un grande potenziale magico, che tu dovrai saper coltivare, quando arriverà il momento.»
   «Cosa?! Io dovrò diventare il mentore di Elora? Ma se conosco a malapena qualche trucchetto!»
   Grettino alzò le spalle.
   «Io rispondo solo alla tua domanda. La Tavola del Destino non mente mai: tu sei destinato a essere una guida. Anch’io lo sono, infatti attendo su questo ponte l’arrivo di coloro che cambieranno per sempre il futuro di queste terre desolate: tre valorosi eroi che porranno le basi di una nuova era di prosperità per gli anni a venire.»
   «Davvero? E quando accadrà?»
   «Quando il loro tempo sarà arrivato…» replicò Grettino, alzando di nuovo le spalle.
   «E ti sta bene attendere la venuta di qualcuno che, per quello che ne sai, potrebbe non arrivare mai?»
   «Beh, diciamo che ho fede in ciò che mi riserva il futuro. Scelgo di credere che sia vero, e se così sarà, allora ne sarà valsa la pena.»
   «E perché io dovrò addestrare Elora?» domandò Willow. «Nel posto da cui provengo il mondo è in pace. Bavmorda è stata sconfitta, e Sorsha e Madmartigan stanno ricostruendo Tir Asleen dalle sue ceneri. Niente fa pensare che accadrà qualcosa di brutto.»
   «Non spetta a me metterti in guardia, però…» disse Grettino, prendendo un bel respiro. «… la caduta della strega di Nockmaar non è la fine di tutto. Presto, un antico male reclamerà vendetta, e per allora Elora dovrà essere pronta a fronteggiarlo.»
   «Cosa?! Non può essere vero!»
   «Lo è, purtroppo. Anche se non posso dirti con esattezza quando questo succederà. Del resto, il futuro è mutevole, non è scritto su pietra. Il destino, invece, sì. Perciò, ti esorto a prendere sul serio questo avvertimento: studia la magia e prepara Elora a ciò che verrà.»
   «Io… io…»
   Willow non seppe cos’altro chiedere. Aveva recepito moltissime informazioni tutte in una volta e sembrava che la testa stesse per scoppiargli.
   «Non disperare, Willow.» gli disse Grettino, dandogli una pacca sulla spalla, mentre sulle labbra tornava a farsi vedere un timido sorriso. «Il tuo coraggio ti ha già salvato una volta, e lo farà ancora. Hai solo bisogno di tornare a casa tua e di rilassarti.»
   Willow sussultò. Con tutte quelle chiacchiere se ne era dimenticato! Doveva far ritorno da Kiaya, Ranon e Mims.
   «Ma come posso fare per tornare dalla mia famiglia?»
   Grettino gli indicò la fine del ponte, oltre la sponda dove si trovavano i due.
   «Attraversalo e arriva dall’altra parte. Poi, recita l’incantesimo, pensando intensamente all’amore che provi per i tuoi cari. Questo dovrebbe essere sufficiente per riportarti a casa.»
   Willow annuì speranzoso e gli porse la mano, che l’altro strinse subito.
   «Grazie per avermi aiutato.»
   «Di nulla. “Aiutare”, d’altronde, è il mio destino…» ribatté Grettino, sorridendo.
   Willow sorrise a sua volta, poi si incamminò verso l’altra sponda.
   «Stiùir mi gu mo spiorad de dhàn!»
   Dopo aver pronunciato l’incantesimo, la sua vista si fece di colpo offuscata e i suoi sensi lo abbandonarono, prima a poco a poco, poi fino a farlo svenire…
 
 
***
 
 
   «Uoooh!»
   Willow deglutì a fatica, aprendo gli occhi di scatto. Con un rapido sguardo si rese conto di essersi addormentato sulla poltrona di casa sua, con il libro di magia sopra le gambe. Fuori era ancora notte e il fuoco ardeva con lo stesso vigore di quando aveva iniziato l’esercitazione magica. Doveva essere trascorsa solo un’ora o due da quando Kiaya lo aveva salutato.
   Istintivamente, un dubbio lo pervase: aveva vissuto davvero quella strana avventura o era stato tutto un sogno? In quel momento non se la sentì di indagare oltre, tanta era la stanchezza che provava. Così, ripose con cura il libro affidatogli da Raziel, insieme alla preziosissima bacchetta di Cherlindrea, e decise di andare a dormire. Ci sarebbe sempre stato l’indomani per fare chiarezza su quanto successo.
   In quell’istante non poteva saperlo, ma ben presto tutto sarebbe divenuto più chiaro. Altri sogni lo avrebbe avvertito dell’arrivo di un grande male, così come dell’urgenza di proteggere ancora una volta la giovane Elora dalle forze dell’oscurità.
   Il destino, tacito e inesorabile, aveva in serbo per lui grandi cose. Un giorno non molto lontano, una disperata combriccola sarebbe giunta per chiedergli aiuto. A quel punto, avrebbe avuto inizio una nuova avventura, la più importante della sua vita.


 
“Questa storia partecipa all'iniziativa di scrittura Le 12 fatiche dello scrittore di fanfiction indetta da LadyPalma e Mati sul forum Ferisce la Penna
 (Fatica #9. Scrivi una fanfiction su personaggi di universi paralleli.)
   
 
Leggi le 1 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Film > Willow / Vai alla pagina dell'autore: AndyWin24