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Autore: Juls18    01/12/2024    1 recensioni
Certe storie sono fatte per essere tramandate, altre per essere mitizzate, altre per servire da insegnamento, altre semplicemente dimenticate... Altre storie invece, vengono fatte dimenticare ma non sempre è possibile cancellarle per l'eternità. Basta un piccolo indizio, un filo sfuggito al buio dell'oblio per farne rivivere il ricordo e per riportarla alla luce... E quando i ricordi riaffiorano, ci sono verità che vanno affrontate, e un destino che deve essere compiuto
(Storia riscritta. In precedenza era "le ali dei ricordi")
Genere: Avventura, Romantico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Mimi Tachikawa, Yamato Ishida/Matt
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo 3

 

Il gelato si stava ormai sciogliendo nelle coppette appoggiate sul tavolino bianco della gelateria in cui ci eravamo seduti. Avevo parlato praticamente ininterrottamente da quando ci eravamo seduti e Tk e Kari non avevano detto una parola, lasciandomi parlare. Matt, seduto al mio fianco, era immobile e guardava i volti dei due ragazzi, pensieroso. Quando finii, rimasi in attesa di una loro reazione. Potevo vedere lo sconcerto sui loro volti, e onestamente mi stavo io stessa domandando, in quel momento, come avrei reagito io di fronte ad una confessione del genere. Tuttavia Tk, come sempre, mi meravigliò

-Sembrano troppo realistici per essere sogni, concordo con mio fratello-

-Troppo dettagliati, si. Ma se non sono sogni, possibile che siano seriamente dei ricordi?-

Kari guardava Tk perplessa, ma il ragazzo si limitò a scrollare le spalle

-Non sarebbe la cosa più folle che ci sia mai capitata nella vita...-

Guardai Tk prima sbalordita, ma poi mi trovai a sorridere ed ad annuire. Era vero, non era certamente la cosa più folle che mi fosse successa nella vita, anzi che ci fosse successa, ma di certo occupava un posto molto alto nella classifica delle stranezze. Tuttavia la serietà di Kari e di Matt, che ancora non aveva detto una parola, mi riportarono a concentrarmi sulla questione.

-Resta il fatto che è tutto così assurdo, anche il solo parlarvene mi fa sentire folle-

Mormorai, abbattuta. Kari, preoccupata, mi afferrò la mano stringendola per darmi conforto.

-Tranquilla, sono certa che troveremo la risposta a tutto quanto. Magari alla fine si rivelerà tutto essere solo un semplice sogno-

-Con quello che le è successo in caffetteria oggi, non credo proprio-

Mi voltai verso Matt. Mi stava guardando, serio.

-Già, è vero. Cosa ti è successo oggi?-

Chiese Tk. Io sospirai

-Penserete che sono pazza se ve lo racconto-

-Non potremmo mai pensarlo e lo sai-

Il sorriso solare di Tk mi fece sorridere a mia volta, ma tornai subito seria.

-Ho sentito una voce oggi. Una voce che mi ha terrorizzata-

-Una voce?-

Mormorò piano Kari, stupita. Annuì

-E' successo tutto molto in fretta, ricordo che stavo parlando con Izzi, poi, ho visto Matt che entrava in caffetteria con gli altri poi Izzi mi ha afferrato il polso e...-

Mi bloccai un attimo, ricordando quello che mi era successo. Ricordo ancora adesso quella sensazione, paura, terrore, ansia e impotenza. Ma ormai, avevo iniziato a raccontare, non potevo certo fermarmi in quel momento.

-Ho avuto paura e freddo. Mi sono sentita come se fossi a contatto con una parete gelata e ho sentito una voce, maschile, che mi urlava contro. Ho perso i sensi e quando ho riaperto gli occhi, ero in infermeria-

Kari e Tk si guardarono perplessi

-Lo so che sembro pazza-

Inizia a dire, ma la mia amica scosse il capo decisa

-No non è quello. È che una cosa del genere non sembra proprio essere un sogno-

 -Già, in effetti sembra quasi...-

-Un ricordo-

Disse Matt, parlando seriamente. Mi trovai ad annuire, anche se il farlo mi sconvolgeva

-Come posso avere dei ricordi del genere? Credo mi ricorderei se un uomo mi avesse sbattuta contro un muro urlandomi contro, no?-

Kari si trovò ad annuire alle mie parole, anche se era sempre perplessa.

-Ok, ma se non sono tuoi ricordi, di chi sono?-

-Questa è una bella domanda...-

Disse semplicemente Matt. Lo fissai perplessa e improvvisamente un pensiero si fece strada dentro di me, un pensiero così folle e assurdo che dovevo essere decisamente pazza per il solo fatto di averlo pensato

-Non penserai che possano essere...-

-Ricordi di una vita passata, si, ammetto che ci ho pensato-

Lo guardai sconvolta

-Non è possibile-

-Oppure sei posseduta, quale preferisci?-

Lo fissai a bocca aperta, sconvolta.

-Nessuna delle due, possibilmente. Ma siamo seri, ricordi di una vita passata? Se fossimo dentro un romanzo forse, potrei anche crederci, ma...-

-Sono troppo dettagliati per essere sogni e non sono ricordi tuoi, cioè della Mimi di adesso. Ma avrebbe senso, come cosa. Li vivi in prima persona, ti ricordi le sensazioni. Pensaci Mimi, sarebbe la spiegazione più logica-

Provai a ribattere al ragionamento di Matt, ma non trovai nessuna argomentazione, così alla fine rimasi in silenzio, spaventata.

-Andiamo ragazzi, ancora non abbiamo certezze di nessun tipo e non è il momento di fare congetture. Mimi potrebbe smettere di avere questi sogni dopotutto. Così come sono arrivati, potrebbero sparire, no?-

Disse Tk, tentando di smorzare un poco la tensione che si era venuta a creare tra me e suo fratello. Gli sorrisi grata per le parole, anche se dubitavo dentro di me che magicamente avrei smesso di avere quegli incubi che ormai mi perseguitavano da troppo tempo.

-A proposito di certezze... Mimi hai idea da quanto ti capiti questa cosa?-

Guardai un attimo Kari

-Cosa intendi?-

La ragazza scrollò semplicemente le spalle, seguendo il filo logico di un suo pensiero

-È solo che stavo pensando e mi sono chiesta se ti ricordi quando per la prima volta hai avuto quei sogni-

-Perché dovrebbe essere importante?-

Domandai, forse con un leggero senso di paura nella voce. Sentii gli occhi di Matt su di me, ma cercai con tutte le mie forze di non voltarmi verso di lui.

-Potrebbe essere importante invece-

Diede manforte Tk, seguendo il procedimento di Kari.

-Magari la risposta a questo problema potrebbe celarsi proprio nella data in cui sono iniziati i sogni-

Guardai i miei due giovani amici sorridenti e speranzosi, ma mi trovai costretta ad abbassare lo sguardo, incapace di sostenere il loro.

-Mi dispiace ragazzi, ma non mi ricordo di preciso quando tutto è iniziato. Mi dispiace-

Mi sentii mormorare quella frase piano, quasi a bassa voce e sentii una sensazione di gelo scendermi addosso. Ripensandoci adesso, se potessi tornare indietro nel tempo con la consapevolezza della me adulta, mi sarei comportata in modo molto diverso. Tuttavia all'epoca, la me sedicenne che stava vivendo tutto quanto, era molto più fragile di quanto forse non avevo mai voluto ammettere. E così mentii. Mi vergogni subito di averlo fatto, ma in quel momento mi sembrava la soluzione migliore, forse perché non volevo aggiungere problemi su problemi, o forse perché ancora facevo fatica io stessa ad ammettere sul serio ad alta voce tutto quello che mi stava succedendo. Così lo feci, mentii ai miei amici. E mi sentii morire, come se una parte di me si fosse appena persa.

 

 

Ci separammo poco dopo. Avevo rovinato l’atmosfera con il mio comportamento, lo sapevo, ma per qualche motivo gli altri fecero finta di niente, credo per il mio bene. Dovevano avere capito che c’era sicuramente un motivo per il mio comportamento, ma non avevo nessuna intenzione di parlarne, almeno non quel pomeriggio. E gli altri sembrarono capirlo. Avevo già raccontato abbastanza dopotutto e di certo c’era abbastanza su cui ragionare e pensare. In quel momento volevo solo tornare a casa e buttarmi sul letto, non facendo niente. Ma non avevo considerato un particolare, e cioè non avevo minimamente preso in considerazione Matt.  Arrivati, infatti, alla stazione, mi voltai per salutare tutti e tre, dato che avevamo direzioni diverse da prendere con il treno, quando Matt mi anticipò

-Tk tu accompagna Kari a casa, dopotutto è anche di strada per te. Io accompagno Mimi-

-Non mi sembra il caso che tu…-

-Non è un problema, e poi si sta facendo tardi-

-Sono perfettamente in grado di tornare a casa da sola e…-

-Conviene che Matt ti accompagni, non si può mai sapere. Dovessi svenire di nuovo?-

Guardai meravigliata Kari, ma la mia amica mi stava sorridendo. Prima che potessi dire qualcos’altro, i due mi salutarono e li vidi sparire in mezzo alla folla, diretti al loro binario. Rimasi immobile qualche attimo, prima di sospirare e incamminarmi a mia volta, con Matt al mio fianco. Non dicemmo niente per tutto il tempo. Aspettammo in silenzio il treno arrivare e un volta saliti continuammo a rimanere in silenzio. Eravamo quasi arrivati alla mia fermata, quando Matt si decise a parlarmi

-Hai mentito-

Non era una domanda, e la serietà nei suoi occhi mi fece capire subito che non avrei potuto fare la finta tonta. Così mi trovai ad annuire

-Ricordi quando tutto è iniziato?-

Annuì. Lo guardai negli occhi e vidi le mille domande che gli stavano passando per la testa in quel momento. Tuttavia non disse niente più. Il treno aveva preso a rallentare e io mi avvicinai alle porte. Matt mi seguiva

-Perché?-

Mi chiese mentre stavamo scendendo. Non gli risposi e mi incamminai veloce, sperando, invano, lo sapevo, di seminarlo. Lui mi raggiunse, quasi divertito dal mio comportamento. Lo riuscivo a capire dall'accenno di sorriso che gli era spuntato sul volto

-Stai diventando asfissiante-

Mormorai anche se non troppo silenziosamente. Volevo farmi sentire. Il mio commento lo fece sorridere ancora di più e mi guardò

-Sai quante ragazze vorrebbero essere al tuo posto in questo momento?  C'è chi farebbe carte false per ricevere un minimo delle mie attenzioni o essere riaccompagnate a casa da me-

-Cedo volentieri l'onore, se ti vogliono così tanto non sarò certo io a fermarle. Anche se credo non ti conosco bene quanto me allora-

-Tu mi conosceresti così bene?-

Lo guardai mezza scocciata e mezza risentita.

-Senti Matt io... credimi, ti sono grata per tutto quanto ma non credo proprio che sia rilevante quando tutto questo sia iniziato. E si, mi sono confidata con te, ma credo di avere diritto a tenermi qualcosa per me, no?-

-Se non è così importante allora dimmelo e basta-

-No invece, sono affari miei dopotutto-

-Direi che ormai abbiamo ampiamente passato questo aspetto. Ormai sono anche affari miei-

-Non ti ho chiesto io di interessarti a me o sbaglio?-

La mia domanda sembrò per un attimo ferirlo. Mi trovai a maledirmi. Matt stava cercando di aiutarmi perché eravamo amici e io mio stavo comportando da perfetta antipatica, per non dire di peggio

-Matt scusa è solo che… sono successe troppe cose oggi. Voglio sono andare a casa-

Lui mi guardò attento, ma non disse niente. Mi voltai e mi incamminai verso casa mia. Sapevo che mi avrebbe seguita e lo conoscevo abbastanza da sapere che quando avrebbe trovato le parole giuste, mi avrebbe parlato. Così ci allontanammo dalla stazione e dal caos dei pendolari e degli studenti di ritorno verso casa, ognuno perso nei propri pensieri. Era più tardi del solito, per me, ma non appena misi piede nelle strade del mio quartiere, mi sentii subito più a mio agio. Rallentai il passo e Matt fece lo stesso, calmo. Da un lato non desideravo altro che tornare a casa, ma dall’altro, una parte di me trovava il passeggiare con Matt piacevole e voleva che quel momento non finisse.

-Mimi io sono qui-

Mi disse ad un tratto, interrompendo quel silenzio. Lo guardai e annuì

-Lo so Matt-

Lui scosse la testa e si fermò. Mi bloccai anche io e lo guardai. Eravamo sul marciapiede, vicino ormai  a casa mia, soli. Stranamente non stava passando nessuna auto ne nessun passante intento a tornare a casa. Era come se fossimo sospesi nel tempo, io e lui, a parlare.

-Mimi, io sono qui. Ci sono, ora-

-Matt non capisco. So che sei qui, mi stai già aiutando e…-

-Non parlo solo dei sogni, Mimi. So che c’è dell’altro-

Sentii mancarmi il respiro. Nei suoi occhi vidi passare mille emozioni, o forse ero solo io che proiettavo la confusione del mio cuore dentro i suoi. Mi trovai a balbettare,

-Non capisco… cosa… cosa vuoi…-

-Non so cosa sia, ma so che c’è qualcos’altro. Sono mesi che ho visto che non sei più tu, Mimi-

-No, questo non… no non so proprio a cosa tu ti riferisca-

-Mimi-

Bastò il mio nome, pronunciato piano da lui, con un leggero accenno di preoccupazione misto a dolcezza, per far si che la voragine che sentivo aprirsi nel mio cuore mi fece scoppiare

-Come ti permetti! Cosa credi di sapere su di me?-

Lui non disse niente, mi guardò solo e la cosa mi fece infuriare.

-Non ti ho chiesto io di aiutarmi Matt. Non ti ho chiesto io di innalzarti a mio eroe senza macchia e senza paura o a difensore della mia vita. Non sei obbligato a farlo e io non sono obbligata a dirti niente-

Mi pentii subito di quelle parole. Lui mi guardò, un po' ferito forse dal mio sfogo, offeso anche in parte, ma soprattutto preoccupato per me. Sapevo di stare riversando su di lui cose che non dovevo, frustrazione che non era causata da lui, ma dalla situazione in generale, ma mi trovai bloccata nel parlare. Lui mi si avvicinò piano

-Non lo considero un obbligo, Mimi-

-Matt ti prego…-

-Voglio aiutarti perché voglio farlo. Mimi basta guardarti per capire che non stai bene e solo uno stupido non si accorgerebbe di quanto ti stai sforzando nel mentire ogni giorno. L'ho visto Mimi, chiaramente, quanto ti sforzi, con i tuoi sorrisi spenti e vuoti. Ho aspettato e aspettato, perché credevo che prima o poi avresti parlato con qualcuno, con Sora o Izzi o persino mio fratello, ma più passava il tempo, più tu continuavi imperterrita con quel sorriso finto. Mimi i tuoi occhi... è come se fossero spenti. Passi dall'angoscia alla paura in continuazione, hai disperatamente chiesto aiuti in tutto questo ed io… io dovevo intervenire, devo intervenire ora. Dimmi cosa succede Mimi, realmente, oltre i sogni. Cosa c’è Mimi?-

Lo guardai, e sentii le lacrime iniziare a scendermi dagli occhi. Ero sopraffatta, da tutto, dalle parole, da Matt. Eppure, anziché sentirmi sollevata, sentii solo un dolore sordo venire fuori dal mio cuore. E un’unica domanda

-Perché? Perché tu mi vuoi aiutare tra tutti, perché? Io e te non ci siamo mai molto considerati, siamo amici solo per quello che è successo alle elementari, non lo neghiamo Matt. E ora, tu, tra tutti, tu, tu sei qui proprio tu, perché? Perché? Matt faccio fatica a pensare che tra tutti quanti tu sia stato l’unico, eppure… perché tra tutti dovevi essere proprio tu a capirlo? Perché?-

-Forse perché ho semplicemente capito che avevi bisogno di parlare con qualcuno? Mimi ti conosco da troppi anni per non vedere che stai male. È ovvio che ti sta succedendo qualcosa e...-

Scossi il capo, decisa

-No, non può essere solo questo Matt. Perché tu? Non sei tu la persona con cui passo più tempo, non sei tu. Non sei tu quello che avrebbe dovuto capire qualcosa, sono altri che avrebbero dovuto vedere oltre, non tu. Perché tu, perché?-

Lui mi guardò. Fece un piccolo passo verso di me, avvicinandosi pericolosamente a me.

-Perché ti ho guardato Mimi, dal momento in cui sei tornata. Ti ho guardata, osservata. Ti guardo ogni volta che posso-

Lo fissai e trattenni un sospiro. Era tutto così assurdo, eppure allo stesso tempo, così naturale. Io e lui, così vicini in quel momento era l'unica cosa che sembrava aveva senso. Tuttavia le lacrime scorrevano ormai inesorabili dai miei occhi, provocate dal dolore immenso che stavo provando. Lui alzò la mano, e cercò di asciugarmene qualcuna. Fu in quel momento, con quell'inaspettato gesto di dolcezza, che crollai definitivamente. Mi buttai tra le sue braccia, piangendo disperata

-Perché tu? Perché tra tutti proprio tu?-

Gli domandai, tra i singhiozzi e le lacrime. Lui mi strinse, forte tra le sue braccia, cercando in tutti i modi di consolarmi. Sapevamo tutti e due a cosa mi stavo riferendo con quella domanda. Consideravo Izzi e Sora i miei migliori amici, da sempre. Le persone su cui contare, coloro a cui mi sarei affidata ciecamente per tutta la vita. Eppure, non c’erano loro in quel momento con me, ma Matt, il più improbabile tra tutti i miei amici a cui avrei creduto possibile potermi affidare. Non perché Matt non fosse un bravo amico o un ottimo ragazzo, ma perché non eravamo mai stati così vicini. Eravamo cresciuti insieme, si, ma non credevo avrei mai potuto trovarmi in una situazione simile con lui. Eppure lui era lì, presente, conscio del fatto che non stessi bene, pronto ad aiutarmi. Lui mi aveva capito, aveva capito che stavo male, senza bisogno che io dicessi o facessi niente. Credevo che il motivo per cui nessuno mi avesse chiesto niente, fosse dovuto al fatto che ero stata brava a nascondere i miei sentimenti. Ma inizia a pensare, mentre Matt mi consolava in mezzo a quella strada, che la realtà, forse, poteva essere decisamente ben diversa. E ben più terrificante. Non so quanto tempo ci misi a calmarmi, ma per tutto il tempo Matt non mi disse niente, limitandosi a farmi sfogare, in attesa che io fossi pronta a parlare.

-So quando sono iniziati i sogni, si, me lo ricordo bene. Ricordo perfettamente quella notte-

Lo sentii irrigidirsi, forse stupito che mi stessi seriamente confidando con lui, ma continuai a parlare, ignorando tutto il resto, mentre ero ancora avvolta nel suo abbraccio. Non ci sarei mai riuscita a dirlo guardandolo negli occhi, e credo che lo capì anche lui.

-Non lo sa nessuno Matt. Solo tu-

Presi un ultimo sospiro, cercando di trovare la forza per dire quelle parole ad alta voce per la prima volta

-E' successo tutto per la prima volta tre mesi fa. La notte tra il dodici e il tredici di giugno per essere precisi. Lo ricordo perfettamente, perché quella è stata la notte dove mio padre se ne è andato di casa, chiedendo il divorzio a mia madre. Si è innamorato della sua segretaria e ora vive con lei. Ha detto che la sposerà, non appena avrà concluso le pratiche con mia madre. I sogni sono arrivati la notte stessa che mio padre ha distrutto la mia famiglia-

 

Credo a questo punto sia mio dovere dare una spiegazione anche a chi sta leggendo questo mio diario. Si all'inizio ho mentito. Perché l'ho fatto? Perché ancora adesso, a distanza di anni, certi dolori non sono passati mai del tutto e il divorzio dei miei genitori rientra perfettamente in questo caso. Certo, con il tempo uno impara a convivere e andare avanti, ci sono periodi, mesi, anni, dove uno non ci pensa mai, ma poi basta una sciocchezza, uno stupido dettaglio, e quella ferita, che sembrava cicatrizzata, torna a riaprirsi e, soprattutto, a fare male. E quindi è per questo, che iniziando a scrivere il mio racconto, ho mentito sull'inizio esatto dei miei sogni. Sognai la prima volta quella notte, quando mio padre se ne andò di casa, ma cercai come di dimenticarmene, di cancellare quell'avvenimento in un infantile tentativo di dimenticarmi del dolore che avevo provato. E ora ho fatto la stessa cosa. Ma la realtà è questa. E un’altra realtà è che confessandolo a Matt, quel pomeriggio di settembre, su un marciapiede a pochi metri da casa mia, lo confessai anche a me stessa per la prima volta. Perché un conto è sapere la realtà dei fatti, ma un’altra è ammetterla. E ammettendola ad alta voce a lui, fu come se la resi realmente reale. E quella confessione fu una delle cose più dolore che vissi fino a quel giorno.

 

Non mi disse niente. Rimanemmo così, abbracciati, ancora qualche minuto, prima che il rumore di una macchina che si stava avvicinando, ci fece come risvegliare. Mi staccai velocemente da lui, imbarazzata. Avevo appena rivelato il segreto più doloroso che avevo, eppure non mi sentivo così sollevata come pensavo sarei stata. Ero ancora emotivamente distrutta, e con il cuore a pezzi, e oltretutto mi vergognavo. Mi vergognavo per avere detto una cosa così personale e pesante a Matt, ma anche perché una parte di me si sentiva responsabile della situazione dei miei genitori, in un modo incomprensibile ovviamente, perché io non avevo avuto alcuna colpa nella fine della relazione dei miei genitori. Era ovvio che non fosse stato a causa mia, ma il dolore faceva fare pensieri strani. Tuttavia, quando trovai la forza di guardare Matt negli occhi, non vi lessi compassione o accondiscendenza, ma vidi un dolore che solo in quel momento riconobbi come il mio. Lui ci era già passato, ovviamente con i suoi genitori, e vi trovai in quegli occhi blu come il cielo solo una cosa: non pietà, ma comprensione. Non disse assolutamente niente, si limitò a prendermi per mano e si incamminò verso casa mia. Mi lasciai guidare, mentre sentivo ancora qualche lacrima scendermi dagli occhi, ma era stranamente confortante. Il calore della sua mano era piacevole, mi trasmetteva tranquillità. Ero finalmente libera di esprimere ciò che provavo senza essere giudicata, e Matt mi stava concedendo proprio quello. Essere libera di piangere o meno, senza bisogno di parole o spiegazioni. Gliene fui grata. Arrivammo davanti al cancello di casa mia senza che me ne rendessi conto. Matt continuò a non dirmi niente, ma mi strinse la mano, preoccupato. Gli feci un semplice cenno con il capo. Lui mi lasciò andare e aspettò che armeggiassi con la cartella alla ricerca delle chiavi. Quando mi chiusi il cancelletto alle spalle, mi voltai verso di lui. Era rimasto fermo immobile, intento ad osservarmi, ma non in modo inquietante o altro. Era sinceramente preoccupato e stava cercando di capire se poteva dire o fare qualcosa. Gli fui grata, però, che non disse niente. Non avevo bisogno di sentire parole vuote o frasi di circostanza, volevo solo qualcuno che rispettasse i miei tempi. E Matt era la persona giusta. Gli feci solo un cenno con la mano per salutarlo e lui rispose con un cenno del capo. Sapevo che ci sarebbe stato un tempo dove avrei dovuto parlargli e spiegare la situazione un po' più nei dettagli, ma sapevamo entrambi che non era quello il momento.

 

 

Passarono alcuni giorni da quella volta, senza che nessuno dei due dicesse niente. Per la verità, cercai di evitarlo il più possibile. Mi sentivo in imbarazzo, era quella la verità. Non per quello che gli avevo detto, ma per il modo. Non eravamo mai stati due persone molto unite, io e Matt, ero più legata in amicizia con suo fratello ad essere onesta. Si, Matt aveva sempre fatto parte della mia vita, lo consideravo ovviamente un amico, ma non certamente la persona a cui avrei raccontato tutti i miei problemi. Eppure lui era l'unico che mi aveva capito in quel periodo. E il mio imbarazzo era dettato proprio da quello, dal fatto che tra tutte le persone a cui sarei potuta andare a chiedere aiuto, lui era stato il prescelto, anzi, io non avevo chiesto il suo aiuto, era stato lui a darmelo, spontaneo. Non sapevo come gestire quella situazione, dopotutto ero solo una sedicenne spaventata e confusa, presa da situazioni della vita decisamente troppo complicate e grandi di lei. Così scelsi il modo più veloce per affrontare quella situazione, fuggii. Cosa dovette pensare lui per i miei goffi e imbarazzanti modi di evitarlo non me lo ha mai detto, ma devo riconoscerli che non mi mise fretta o altro. Aspettò, una buona settimana, prima di farsi vivo. Era domenica, una normale domenica di fine settembre. Il tempo era ancora bello e il clima piacevole, quindi la giornata invitava ad uscire e divertirsi, gustandosi gli ultimi sprazzi di estate. Tuttavia io ero a casa, chiusa nella mia stanza, sdraiata sul letto ad ascoltare musica deprimente domandandomi il senso della vita. So che sembro decisamente melodrammatica, ma l'adolescenza lo è. Mia madre aveva rinunciato a convincermi a fare qualcosa, anche lei, dopotutto, poco propensa ad uscire e divertirsi. Così mi aspettavo di ingannare la giornata facendo assolutamente niente di costruttivo, quando un messaggio arrivato sul mio telefono mi colse di sorpresa, facendo prendere uno spavento. Temevo potesse essere Izzi, di nuovo. Aveva cercato in tutti i modi di convincermi ad uscire il giorno prima, speravo non avesse ripreso anche quel giorno. Invece il nome che mi comparve sullo schermo mi lasciò perplessa ed agitata. Era Matt, con non un invito, ma quasi un ordine

“Tra un'ora davanti al Benty's. Nessuna scusa, vieni e basta”

Rilessi perplessa il messaggio un paio di volte. Sapevo ovviamente cos'era il Benty's, era uno dei luoghi preferiti di Tai e Matt, e spesso avevamo passato delle serate lì. Non capivo perché all'improvviso mi stesse ordinando di vederlo, ma contrariamente a quanto avevo pensato, mi trovai di fronte al mio armadio, cercando qualcosa di carino da mettermi. Mia mamma mi sorprese così, intenta a fissare disperata un paio di vestiti, indecisa su cosa indossare

-Esci?-

Mi voltai verso di lei, spaventata

-Mamma, ti ho detto mille volte di non comparire così all'improvviso in camera mia-

-La porta era aperta e ti ho visto. Non sono comparsa dal nulla. Comunque metterei il vestito verde fossi in te, ti sta meglio-

-Grazie...-

Le mormorai. Lei mi sorrise mentre entrava nella mia stanza e mi guardava seria

-Non mi hai detto che uscivi oggi però-

-Una cosa dell'ultimo minuto-

-Credevo non ne volessi sapere di uscire con Izzi...-

-Infatti non esco con lui-

Mi bloccai all'improvviso e mi voltai a guardarla. Mia mamma aveva uno strano sguardo negli occhi, un misto di preoccupazione e agitazione, oltre all'assoluta certezza di avermi beccata. Provai a salvarmi in extremis

-Kari. Mi vedo con lei-

-Kari... certo-

-E forse Yolei. Volevamo andare al cinema-

Lei mi guardò per niente convinta

-Certo, certo, il cinema con le amiche. Una cosa dell'ultimo minuto. E tu sei indecisa su che vestito metterti per vederti con le tue amiche per andare al cinema-

Arrossii imbarazzata.

-Ok, va bene, ma non è quello che sembra-

-E cosa sembrerebbe?-

La sua domanda mi colse alla sprovvista. In effetti non lo sapevo nemmeno io.

-Esco con un amico-

-Un amico…-

-Si un amico. È preoccupato per me. Sa di papà-

La vidi sgranare gli occhi, stupita, poi addolorata. Mi si avvicinò e mi abbracciò

-Se ti fidi così tanto di questo amico, lo farò anche io. Ma torna per cena-

Ricambiai il suo abbraccio e mi lascia coccolare qualche minuto. Quando mi staccai, vidi che aveva gli occhi lucidi

-Mamma?-

-Non è niente. Solo che mi sembra solo ieri che eri una tenera bimba di cinque anni e ora eccoti qui, pronta ad uscire per un appuntamento con un ragazzo-

-Non è un appuntamento, mamma-

-Chiamalo come vuoi, ma se un ragazzo ti invita una domenica e siete solo voi due, io lo chiamo appuntamento. Romantico o di amicizia non cambia, sempre un appuntamento è-

Non replicai e lei mi sorrise, divertita.

-Almeno è carino?-

-Mamma!-

Questa volta si lasciò andare ad una risata e vederla per un attimo così spensierata come una volta mi fece emozionare più di quanto pensassi.

-Allora è carino...-

-Mamma, andiamo... esco solo con Matt, quindi non ci vedere niente di strano, va bene?-

-Matt? Intendi il figlio di Natsuko? Quel Matt?-

Annuii

-È l'unico Matt che conosco, quindi si è lui-

Lei mi guardò perplessa

-Non vi facevo così uniti... gli hai parlato di papà?-

-Diciamo che aveva capito che c'era qualcosa che non andava e lo ha scoperto così-

-Lo ha capito da solo?-

Annuii. Nel frattempo mi ero cambiata e stavo guardando lo specchio, preoccupata. Adoravo quel vestito, era stato un amore a prima vista. Sia il colore che il modello mi erano piaciuti subito, ma all'improvviso mi trovai a chiedermi se non fossi esagerata. Non che il vestito fosse chissà cosa, era un semplice abito con le maniche corte, con il taglio in vita e la gonna a ruota che arrivava appena sopra il ginocchio.

-Non è troppo?-

Mia mamma scosse il capo

-No sei perfetta. Splendida anzi. Sono certa che rimarrà a bocca aperta quando ti vedra-

La ringrazia con lo sguardo poi mi voltai a guardare l'orologio. Avevo ancora trenta minuti prima dell'appuntamento con Matt. Ero in terribile ritardo. Speravo non se la sarebbe presa troppo.

 

Se la prese, invece. Lo trovai seduto su una panchina di fronte al locale, le cuffie nelle orecchie e l'espressione annoiata. Mi scusai subito, mortificata

-Ho perso il treno per un soffio e ho dovuto aspettare quello dopo, e... scusa-

-Venti minuti-

-Lo so lo so. Scusa-

Lui non disse niente, ma fece un gesto stizzito. Si alzò dalla panchina e solo allora mi accorsi che aveva con se la sua chitarra.

-Finito con le prove del gruppo?-

-No, niente prove oggi-

-Ma hai la chitarra!-

Lui mi guardò scocciato

-Andiamo, siamo già in ritardo e non abbiamo molto tempo da perdere con domande inutili-

Si incamminò e mi stupii nel vedere che non stavamo andando verso il Benty's

-Ma non andiamo...-

-Dobbiamo camminare per un quarto d'ora. Forza, se no faremo tardi-

-Tardi per cosa?-

Non mi rispose, e maledicendo me stessa per essere uscita di casa quel giorno, mi affrettai dietro di lui.

-Dove stiamo andando?-

-Lo vedrai-

Commentò. Lo guardai con il massimo dell'irritazione che riuscii a fare, ma lui si limitò a sorridere, divertito

-È una punizione per caso? Per il mio ritardo?-

-No, non sono così meschino-

-Allora perché non mi dici dove stiamo andando?-

-Se te lo dicessi torneresti subito a casa-

Lo guardai perplessa

-Stai cercando di attirarmi in un qualche luogo di dubbio gusto?-

Lui mi lanciò uno dei suoi sguardi infastiditi che stavo iniziando a conoscere bene.

-Ti sembro il tipo da fare una cosa del genere?-

Fui costretta a fare segno di no con la testa. Continuammo a camminare in silenzio, io in imbarazzo.

-Prima mi eviti e poi questo... bella considerazione che hai di me, Tachikawa-

Mi sentii arrossire, imbarazzata. Ma me lo meritavo, quindi non replicai. Lui mi guardò forse un po' troppo divertito, e per ripicca gli feci la linguaccia. Questo lo fece ridacchiare

-Colpita e affondata-

-Non ti esaltare troppo, Hishida-

Lui continuò a sorridere e io con lui. Era sorprendente come riuscisse a farmi rilassare ogni volta. Ammetto che scoprire quel lato di lui stava diventando piacevole.

-Scusa se ti ho evitato-

-Non fa niente, anzi. Lo capisco-

-È che, volevo evitare…-

-Non mi devi delle spiegazioni. L'ho capito Mimi, non ti preoccupare. Quando vorrai, sai dove trovarmi-

Lo ringrazia con lo sguardo e lui mi fece un cenno con il capo. Continuammo a camminare per strade che non avevo mai percorso, fino a quando Matt si fermò davanti ad un negozio di strumenti musicali

-Siamo arrivati-

Lo guardai perplessa.

-Cosa dovremmo fare?-

-Tu seguimi e basta-

Invece di entrare dalla vetrina principale, Matt si avviò al lato del negozio, dove una rampa di scale conduceva ad un seminterrato. Mi bloccai in cima alle scale, mentre Matt aveva già percorso tutta la rampa e si era fermato davanti alla porta che conduceva dentro la struttura. Mi guardò e lo vidi lanciarmi uno sguardo infastidito

-Muoviti Mimi, non ti ammazzerà nessuno oggi, promesso-

Mi avviai. Sapevo che Matt non mi avrebbe mai fatto correre dei pericoli, o almeno lo speravo. E infatti, non appena entrai, mi trovai in un accogliente ingresso, dove, da un lato, un ragazzo di circa vent'anni era dietro una scrivania, intento ad osservare qualcosa al computer, palesemente annoiato. Alle pareti erano appesi mille poster diversi di band e musicisti, e mi trovai persa ad osservarli tutti. Matt, nel frattempo, si avvicinò al ragazzo

-D, la stanza è la solita?-

Il ragazzo, fece un cenno con il capo

-Si, anche se hai solo mezz'ora rimasta. Non è da te arrivare in ritardo lo sai? Cosa è successo da far si che il meticoloso Hishida fosse...-

Si bloccò a metà della frase quando, alzato lo sguardo dal computer mi vide. Vidi il ragazzo passare lo sguardo da me a Matt perplesso, prima di alzarsi dalla sedia e venirmi incontro, sorridente. Vidi Matt sospirare

-Questa non me l'aspettavo. Matt ha portato qui una ragazza? Sei reale giusto?-

Lo fissai perplessa

-L'ultima volta che ho controllato lo ero-

Lui mi guardò ancora perplesso ma anche divertito, prima di voltarsi verso di Matt

-Allora sei un adolescente normale anche tu. Ma se pensi di fare cose strane qui dentro pensando che chiusa un occhio...-

Vidi Matt arrossire e fulminare con lo sguardo “D”

-Non dire stupidaggini, D-

Il ragazzo rise, divertito. Poi si voltò verso di me, allungando una mano per salutarmi

-Scusami ma è la prima volta da quando conosco Matt che porta qui una ragazza e credimi, lo conosco da molti anni ormai. Io sono Daichi, ma puoi chiamarmi D-

-Mimi-

Dissi semplicemente, interdetta da tutto.

-Un nome bellissimo per una bellissima ragazza-

-D... dacci un taglio-

Mormorò Matt, infastidito

-Accidenti, non ti facevo un ragazzo così geloso. Tranquillo, non ci sto provando con la tua ragazza. Comunque solita sala si, sala 3-

-Non sono la sua...-

Inizia a farfugliare, ma Matt si limitò a scuotere il capo, rassegnato

-Grazie. Mimi andiamo-

Lo seguii, perplessa. Daichi, D, mi fece un cenno con la mano e mentre passava una chiave a Matt lo vidi bisbigliargli qualcosa all'orecchio. Matt arrossi e provò a colpirlo al braccio, ma il ragazzo si scansò ridendo divertito. Matt a quel punto aprì una porta e mi fece cenno di entrare. Lo seguii e mi trovai in un corridoio su cui si affacciavano quattro porte. Matt si fermò davanti a quella con il numero 3 e la aprii. Entrai dietro di lui e mi meraviglia nel vedere dov'eravamo. Avevo avuto un sospetto una volta visto il negozio di musica, ma ammetto che vedere realmente com’era una sala prove fu un’esperienza.

-Scusa per D lui è... fatto così-

Mi disse Matt, dopo che ebbe chiuso la porta. Scossi la testa, per niente offesa, dopotutto. Ma lo guardai stupita

-Perché mi hai portato qui?-

-Stanza insonorizzata-

Lo guardai perplesso

-Cosa?-

-Le sale prova sono insonorizzate. È il porto perfetto per potere fare tutto il casino che si vuole-

-E questa informazione a cosa mi dovrebbe servire?-

-Puoi urlare quanto vuoi. È un ottimo modo per sfogarsi-

Lo guardai perplessa, poi iniziai a capire. Lui mi fece un cenno con il capo

-Se vuoi lì c'è il microfono. Ti basta unire quel jack in quell'amplificatore e girare il volume se vuoi... urlare ancora di più. E il computer lì sul tavolo ha un programma con mille basi di canzoni tra cui scegliere se invece volessi cantare qualcosa-

Mi guardai intorno, stupita.

-Torno tra dieci minuti-

Lo guardai, grata e sopraffatta da tutto quello che stava facendo. Lui mi fece solo un sorriso, poi uscì. Guardai per un secondo la porta chiusa, poi mi voltai verso il microfono. Non sapevo di avere avuto bisogno di sfogarmi fino a quel momento, ma appena lo capii ne sentii il bisogno. Furono i dieci minuti più intensi e liberatori che provai. E urlai così tanto, che quando Matt tornò in sala, quasi non avevo più voce.

 

 

Il resto dei minuti che avevamo a disposizione li passammo insieme. Matt mi fece sentire la canzone che stava scrivendo, quella nata dal motivetto che avevo intonato per caso mentre tornavamo a casa da scuola. Ne aveva tirato fuori una canzone bellissima.

-Sei veramente bravo-

Gli dissi, dopo che ebbe finito di suonarla.

-Non esagerare... è solo una melodia-

-Che è più di quanto io sappia fare, quindi per me è una cosa incredibile-

Lui mi sorrise

-Se bastasse questo a convincere un agente discografico, sarei a posto-

Lo guardai perplessa. C'era qualcosa  di strano nel suo modo di fare. Forse, se non fossi stata impegnata così tanto ad evitarlo quella settimana, me ne sarei accorta prima. Anche Matt aveva un problema, lo capii guardandolo negli occhi

-Cosa è successo?-

Lui mi fissò, poi lo vidi sospirare

-Eitaro, il batterista, ci ha mollati. Vuole entrare nella facoltà di legge e ha capito che quella ora è la sua unica preoccupazione. La musica non gli interessa più così tanto, come cercare di sfondare e diventare professionista. Quindi ora siamo senza batteria, con poche possibilità di trovarne qualcun altro, e anche se volessimo provare, non possiamo più fare niente. Credo ormai siamo vicini alla fine della band-

Era onestamente immalinconito e dispiaciuto. In quel momento mi resi conto di quanto realmente tenesse alla musica e al suo sogno.

-Mi dispiace…-

Fu il massimo che riuscii a dirgli. Non molto edificante, lo ammetto, ma sembrò bastate a Matt.

-Non è colpa tua-

-Però non è ancora finita. Potete sempre cercare qualcuno no? Sono certa che ci sarà a Tokyo un altro batterista disponibile-

-Che ci siano batteristi non ne dubito. Ma qualcuno con cui trovarsi in sintonia? Con cui suonare bene fin da subito come se lo facessimo da anni? È improbabile-

Scossi la testa, decisa

-Matt andiamo. Se affronti la situazione con questo spirito non troverete certamente nessuno-

-Mimi abbiamo un live tra meno di un mese-

-Ragione in più per darsi da fare-

Lui mi guardò sorridendo malinconico

-Grazie per il supporto, ma anche mettendo di trovare qualcuno, sarebbe impensabile organizzarci in tempo. Temo che ormai per noi sia finita. Fine dei Lycos suppongo-

Mi guardò sconfitto. Non sapevo cosa fare, così mi limitai ad abbracciarlo. Lo sentii irrigidirsi per qualche istante, prima che si lasciasse andare. Mi afferrò stretta, stringendomi a lui, un braccio stretto lungo la mia vita e l’altro che con la mano che arrivò alla mia spalla. Era un abbraccio intimo, decisamente troppo per noi, ma eppure era giusto in quel momento. Avevamo entrambi bisogno di un conforto che andava oltre alle parole. Eravamo due ragazzi persi, ognuno per i suoi motivi, che si erano trovati all’improvviso, quasi per caso. E niente ti da la forza come sapere che c’è qualcun altro che sta passando quello che stai passando tu. Sapere di non essere soli, che le tempeste si possono affrontare, perché non si è soli, ma insieme.

Daichi ci sorprese abbracciati. Me lo ero immaginato sorridente e divertito nel vedere Matt e me così, pronto a punzecchiare come aveva fatto quando mi aveva visto, ma invece si limitò a lanciare uno sguardo comprensivo.

-Desolato di interrompere, ma l’ora è scaduta, da cinque minuti. Ho la sala prenotata, mi dispiace-

Non replicammo, ma raccogliemmo le nostre cose e ci avviammo all’uscita. Prima di andare via, però, Daichi mi richiamò

-Signorina, qualsiasi volta tu ne abbia bisogno, mi troverai qui. Per le ragazze facciamo uno sconto, per quelle carine ancora di più-

-Sei un cretino D, lo sai?-

Gli disse Matt, che però stava sorridendo

-Uno dei miei mille pregi, lo so. Alla prossima-

Lo salutai incerta, ma quando mi ritrovai a risalire la rampa di scale, mi trovai a ridacchiare.

-E' un bel tipo-

Dissi a Matt. Lui mi guardò sconsolato

-Un pazzo, vorrai dire. Riesce a farmi infastidire più di Tai, e questo la dice lunga-

Ridacchiammo entrambi

-Vieni qui da molto tempo?-

-Dall’inizio. Appena fondata la band, ormai cinque anni fa. All’epoca D faceva il liceo, aveva la cresta e suonava in una banda di rock-punk. So che non sembra visto così, ma è un genio della chitarra. Mi ha insegnato un sacco di cose-

-E ora lavora qui?-

-E' suo, il negozio. Lo gestisce la sua famiglia e lui da una mano. Frequenta l’università, sta studiando economia-

-Non suona più?-

Matt scosse la testa

-No, anzi. Ha ancora il suo gruppo, anche se ora hanno virato più sul rock, lasciando sempre più il lato punk. Ma suonano ancora-

-E concilia studio, musica e lavoro?-

-Si, lo so, non lo diresti vedendolo così, vero?-

-Proprio no-

Ridemmo entrambi. L’aria tra noi era distesa e rilassata. Ci fermammo in un fast food, e continuammo a chiacchierare del più e del meno. Non toccammo affatto l’argomento sogni, o il divorzio dei miei o il futuro, ma chiacchierammo del più e del meno, scuola, compiti, compagni di classe, la fissazione di Jun per lui… insomma, eravamo due semplici liceali che passavano un normale pomeriggio insieme. Fu uno dei momenti più leggeri che ebbi da molto tempo. Sembrava che i problemi fossero lontani, lasciandomi respirare per la prima volta con calma. Fu bello

-Grazie Matt, per tutto quanto-

Gli dissi, quando ci stavamo salutando alla stazione. Si era fatta sera e i lampioni si stavano piano piano accendendosi, l’uno dopo l’altro.

-Quando avrai ancora bisogno di dieci minuti di follia fammelo sapere-

Annuii, poi però mi feci seria

-Passerà mai? Questo senso di… assurdità?-

Lui ci mise qualche istante prima di rispondere.

-Si, prima o poi, passerà. Ma ci saranno dei momenti, dove ti domanderai, ancora, perché? E quelli, almeno per me, non sono ancora passati-

Non ci fu bisogno di dire niente altro. Lo ringrazia con un cenno, e so che lui capì. Lo stavo ringraziando per la sincerità, per il non avere indorato la pillola, per essere stato onesto. Mi incamminai lungo la stazione, diretta al mio binario, quando ad un tratto mi sentii richiamare da lui.

-Hai sognato ancora?-

La domanda mi colse di sorpresa. Scossi la testa però

-No, niente sogni. Sembrano avermi dato un po’ di tregua-

In effetti era vero. da dopo che ero svenuta a scuola, non avevo più sognato niente. Sembrava tutto passato.

-Lo sai però, vero? Se dovessi svegliarti di notte…-

-Ti scriverò, tranquillo-

Lui annuii. Poi abbassò lo sguardo

-Credevo ti sentissi così in imbarazzo che non mi avessi più voluto scrivere per chiedere aiuto-

-Non lo avrei mai fatto Matt-

-Non potevo averne la certezza. Temevo anche che oggi non saresti venuta-

Abbassai anche io lo sguardo, imbarazzata. Non aveva tutti i torti, dopotutto, mi ero comportata in modo infantile e da vigliacca.

-Non è per te Matt. È che, ho avuto un po’ da pensare in questi giorni-

Lui mi guardò e ancora un volta mi trovai a guardare ammaliata i suoi occhi. Erano un blu che non avevo mai visto in nessun altro, un misto di cielo e mare, bellissimi.

-Pensato a cosa?-

-A cosa fare con certe persone-

Le parole mi uscirono spontanee. Lui sembrò stupito, ma lo vidi annuire

-Izzi?-

Mi chiese solo. Annuii

-Si, lui fra tutti. Credo gli dovrò parlargli, prima o poi. Più poi onestamente che prima ma… si è fatto troppo pressante. Ogni volta che mi giro, ho come l’impressione che lui sia con me. È quasi soffocante-

-E non ti sei domandata perché?-

La domanda non mi colse impreparata, perché ci avevo pensato anche io a quello. Il problema era la risposta che mi ero data a non piacermi. Matt sembrò capirmi, avevamo entrambi raggiunto la stessa conclusione

-Gli spezzerai comunque il cuore, Mimi-

-E' questo il problema infatti, non voglio spezzarglielo. Non voglio perdere la nostra amicizia. Vorrei che le cose, tornassero come erano un anno fa-

-Un anno fa eri in america. Era ovvio che fosse più facile-

Sospirai ma annuii.

-Lo so anche io questo. È solo che non è facile e… non so nemmeno io cosa pensare-

-Tu provi qualcosa per lui?-

Lo guardai e sebbene la domanda fosse semplice, la risposta era decisamente più complicata. Stavo per rispondergli, quando la suoneria del mio telefono mi fece spaventare. Mi affrettai a prenderlo dalla borsa, e risposi non appena vidi chi era che mi stava chiamando

-Mamma, sto prendendo il treno. Venti minuti e sono a casa, promesso-

-Prima di cena Mimi significa per le sette a casa. Sono le sette passate-

-Si scusa, ho perso la cognizione del tempo. Sto arrivando-

Mia mamma sembrò decisamente infastidita ma anche un poco divertita. Ebbi come la sensazione di sentirla sorridere

-Di a Matt che la prossima volta che vi vedete se fate così tardi ti deve riaccompagnare a casa, e si deve fermare a cena-

-Mamma!-

La sua risata fu sincera e io mi trovai a sorridere con lei, anche se mi sentivo mortificata e imbarazzata

-Sto arrivando, venti minuti e sono a casa-

-Ti aspetto-

Quando chiusi la telefonata lo guardai, imbarazzata. E dal suo sguardo, mi resi conto che doveva avere sentito tutto quello che ci eravamo detto

-Non farci caso è solo mia madre-

Lui si limitò a sorridere, divertito. Poi mi indicò la banchina della stazione

-Meglio che tu vada-

Annuii. Mi avviai poi però, mi rigirai di colpo. Lui mi stava ancora guardando

-Sai mia mamma è una pessima cuoca e l’ultima cosa che vorrei è farti assaggiare la sua cucina, quindi la prossima volta che ci vediamo, cerchiamo di non fare così tardi, va bene?-

Sapevo bene cosa avevo detto, e cosa avevo sottointeso. E anche Matt ne doveva essere consapevole. Mi guardò in un modo che non seppi decifrare, ma lo vidi poi accennare un sorriso, e annuire

-D’accordo principessa. A casa prima di mezzanotte la prossima volta-

Sorrisi, ed ebbi il sorriso sul volto fino a quando tornai a casa. E anche dopo.

 

 

 

È inspiegabile come, certe volte, la vita sia totalmente imprevedibile e complessa. Basta agire in modo diverso una singola volta per creare una incredibile serie di eventi che poi portano ad altre conseguenze mai immaginate. Io avevo già iniziato a giocare con il destino nel momento stesso in cui avevo deciso di confidarmi con Matt, ma averlo fatto aveva fatto si che destini di persone che ancora non si conoscevano finissero per intrecciarsi in un modo incredibile. Ebbi modo di constatare ciò, poco tempo dopo che accettai l'invito di Matt. Se non fossi andata quella domenica e non avessimo parlato, probabilmente non avrei fatto caso, una mattina di ottobre, a quel mio compagno di classe seduto quasi in ultima fila chino su un foglio pieno di righe. Ero stranamente arrivata con molto anticipo a scuola, ero riuscita incredibilmente a prendere il treno prima del solito e quindi mi ritrovai in classe con largo anticipo. Fortunatamente Izzi non c'era e così mi sedetti tranquilla al mio posto. Stavo prendendo il mio astuccio, quando sentì il rumore di qualcosa che rotolava e vidi vicino ai miei piedi, comparire una matita. La guardai perplessa, prima di alzare lo sguardo e vedere se qualcuno aveva perso la suddetta matita. L'unico seduto dietro di me era Kaito, un ragazzo con cui non avevo mai parlato molto, ad essere onesta. Era talmente tanto assorto sul suo foglio che non si era accorto che il suo astuccio, mezzo aperto, aveva iniziato a perdere il contenuto sul pavimento della classe. Così mi alzai e raccolsi due penne e una gomma, oltre alla matita che mi era arrivata vicino ai piedi. Vi avvia verso il suo banco, decisa a riconsegnarlo ciò che gli spettava.

-Stai perdendo cancelleria per tutta la classe-

Gli dissi quando fui vicina. Lui alzò lo sguardo, perplesso, prima di vedere la mia mano piena di sue penne e il suo astuccio, quasi vuoto.

-Scusa-

Mormorò, allungando la mano. Gli passai le sue cose e nel farlo, osservai il foglio che aveva catturato così tanto la sua attenzione da non accorgersi di niente altro e mi accorsi che si trattava di uno spartito

-È musica-

Dissi solo, indicando il foglio. Lui guardò prima il foglio, poi me e annuì

-Si, o almeno dovrebbe-

-Dovrebbe?-

Lui annuì

-Lo sto leggendo da un'ora ma... non è bello, cioè non suona bene. Guarda qui, c’è un crescendo, vedi? Aumenta la velocità e il ritmo e poi, due note dopo, c'è una pausa. Letteralmente una pausa. Non ha senso. Non è buono come ritmo, è un disastro-

-Sei un musicista?-

Gli domandai. Lui sgranò gli occhi per la sorpresa, poi lo vidi arrossire leggermente

-No, cioè si, suono ma no, non mi definirei tale-

-Cosa suoni?-

-Ho studiato chitarra-

-Sei un chitarrista quindi-

Lui scosse il capo

-Oddio no. Cioè si, l'ho studiata ma non fa per me. Certo, potevo accorgermene prima di passarci cinque anni sopra a studiarla, spendendo un sacco di soldi dei miei genitori in lezioni inutili. No, non sono certamente un chitarrista-

-E allora che tipo di musicista sei?-

-Batterista. Suono la batteria-

Sgranai gli occhi per la sorpresa. Non ci potevo credere

-Sul serio?-

Lui annuì e mi sorrise

-Si serissimo-

-E sei bravo?-

-Me la cavo, si, diciamo così-

-E hai un gruppo?-

Si irrigidì a quella domanda e all'improvviso lo vidi come scuotersi. Mi guardò perplesso

-Scusa, Tachikawa ma, io e te non ci siamo mai parlati, quindi non capisco tutte queste domande improvvise-

Lo fissai imbarazzata. In effetti era vero. Io e Kaito non ci eravamo mai parlati per più di dieci secondi, credo che il massimo fosse stato un banale buongiorno detto una volta, e ora eccomi lì, a fargli quasi il terzo grado, di prima mattina per giunta.

-Scusa, hai ragione. È solo che, ho saputo da poco che un mio amico cerca un batterista e mi sono lasciata prendere la mano quando ho saputo che tu sei proprio un batterista. Scusa non volevo essere invadente-

Lui non so se fu più meravigliato o stupito di ciò che gli avevo detto, ma lo vidi cambiare atteggiamento nei miei confronti. Si rilassò un attimo, lo vidi dalle sue spalle e mi sorrise.

-No scusa tu è che, non sono abituato a parlare con una come te e quindi...-

Lo guardai perplessa.

-Parlare con una come me? Detta così sembro quasi una specie aliena-

-In un certo senso si, lo sei-

Lo guardai perplessa

-Cosa?-

Lui sembrò mortificato e imbarazzato

-No non intendevo offenderti... cioè tu sei tu e io sono solo un normale ragazzo, tutto qui-

-Quindi non sarei normale?-

-Certo che non lo sei-

Lo fissai a bocca aperta, leggermente arrabbiata, lo ammetto. Ma quale ragazza vorrebbe mai sentirsi dire una cosa del genere? Lui lo vidi sbiancare di colpo, e aprì la bocca un paio di volte, senza emettere un suono.

-Non era una offesa. È detto in senso buono-

-Come può esserci un senso buono in quello che hai appena detto?-

-Sai di essere una delle più belle ragazze della scuola, vero?-

-Come scusa?-

-In più hai vissuto all'estero, a New York per l'esattezza, e sei solare, espansiva, completamente diversa da qualsiasi altra ragazza io abbia mai visto e conosciuto. Non fai certo parte della normale popolazione scolastica, dai, dovrai ammetterlo anche tu. Sei praticamente inavvicinabile per un comune mortale come me-

Fu la prima volta che mi sentii dire quelle cose. Lo guardai imbarazzata e anche lusingata, lo ammetto, dopotutto  non ero abituata a sentirmi dire quelle cose, quindi l'effetto fu piacevole. Anche se c'era comunque qualcosa che mi dava fastidio in quel discorso. Non volevo essere vista come una persona inavvicinabile,  dopotutto, ero solo una normale ragazza di sedici anni.

-Io non sono inavvicinabile, ok? Sono solo una normale compagna di classe e si, avrò anche vissuto a New York ma, questo non mi rende speciale, anzi. Non mi piace sapere che qui in classe non mi considerate come una di voi-

Kaito mi fissò senza dire niente per qualche secondo.

-Scusa è che, non è che parli spesso con noi altri, passi quasi sempre il tempo con Izumi e quindi sembrava, come dire…-

-Che non volessi avere niente a che fare con tutti voi?-

Lui annuì, imbarazzato. Mi trovai ad alzare gli occhi al cielo, esasperata.

-No, non è così-

Mormorai a bassa voce. Dovevo avere un'espressione molto abbattuta, perché lui mi guardò mortificato. Stava per dire qualcosa, quando lo bloccai io stessa. Ne avevo fin troppo di quella conversazione

-Scusa se ti ho disturbato. Non volevo. Stai più attendo alle tue cose la prossima volta. Non vorrei mai che fossi costretto a parlare di nuovo con una come me-

Lui mi guardò mortificato, ma non gli diedi il tempo di dire niente altro. Mi avviai al mio banco e presi il primo libro che mi capitò dallo zaino. Matematica, manco farlo apposta. Sospirai rassegnata, ma aprì comunque il volume. Se l'universo aveva deciso di farmi soffrire quella mattina, tanto valeva non opporsi troppo.

 

 

So che tutto quanto ho raccontato sembra non avere un senso logico con il resto, ma in realtà ce lo ebbe, eccome se lo ebbe. Quella piccola conversazione con Kaito, che forse mi sarei dimenticata totalmente in altre circostanze, fu quasi fondamentale per la mia vita scolastica, anche se non sembra. Infatti, due giorni dopo quella conversazione, mi ritrovai, una mattina, completamente presa da un inaspettato corso di eventi. Entrai in classe come tutte le mattine e mi stavo mentalmente preparando ad affrontare una ennesima giornata di scuola, quando mi trovai improvvisamente di fronte Kaito, agitato e preoccupato. Lo fissai perplessa

-Buongiorno-

Azzardai, confusa. Kaito mi guardò senza dire niente per qualche istante, come fosse indeciso e stesse ancora prendendo un qualche tipo di decisione. Con la coda dell'occhio vidi Izzi, che era già arrivato, alzarsi dalla sua sedia e venirci incontro. Provai ad ignorarlo e mi concentrai su Kaito, che dopo quella che sembrava un'eternità, mi parlò, finalmente.

-Ho bisogno di chiederti un favore-

Lo fissai perplessa. Avevo nel frattempo appoggiato la cartella sul banco e avevo fatto un cenno a Izzi che era già al mio fianco. Lui fece per dire qualcosa ma lo ignorai e mi voltai verso Kaito

-Certo, che posso fare per te?-

Lui mi guardò, poi guardò Izzi.

-Possiamo parlarne fuori?-

-Non credo che Mimi abbia voglia di...-

-Certo Kaito, nessun problema-

Fulminai Izzi con lo sguardo, che mi guardò a bocca aperta e mi avviai verso la porta. Vidi qualche nostro compagno di classe bisbigliare qualcosa, ma li ignorai. Quando fummo in corridoio, mi allontanai di qualche passo dalla classe. Volevo evitare che tutti potessero sentirci e allontanarmi anche da Izzi più che potevo. Kaito sembrava a disagio

-Scusa, non volevo creare problemi tra te e Izumi-

-Nessun problema, tranquillo-

Lui mi guardò poco convinto. Rimanemmo uno davanti all'altro per qualche secondo in silenzio, prima che Kaito si decidesse a dirmi quello che voleva dirmi

-Ho pensato a quello che hai detto l'altro giorno-

Lo fissai un attimo perplessa.

-Sul tuo amico che cerca un batterista-

Aggiunse. Annuii, improvvisamente sulle spine.

-Sai, girano alcune voci-

Continuò Kaito, criptico. Lo fissai un attimo confusa

-Voci?-

Lui annuì. Si avvicinò a me

-Si, voci. Ma dopo avere parlato con te, insomma ho pensato, e se fosse vero? Cioè sarebbe una cosa assurda ma... chissà, dopotutto la vita è imprevedibile e...-

Lo guardai esasperata

-Kaito, cosa vuoi dirmi di preciso? Non ti sto seguendo tanto-

Si guardò un attimo intorno, come fosse una spia sul punto di essere beccata e mi bisbigliò

-È che, tu sei amica di Matt Hishida giusto? E sai dicono in giro che i “Lycos” siano nei guai, guai seri-

-Se stai cercando di dirmi che girano voci che dicono che sono senza batterista ti confermo che è vero. Me lo ha detto Matt, quindi lo so con certezza-

Credo sia incredibile come il volto umano sia capace di passare da un'espressione all'altra in pochissimi secondi, ma fu quello che vidi succedere a Kaito. Passò dall'essere meravigliato, al basito, all'incredulo e poi all'euforico in meno di dieci secondi. E assolutamente all'improvviso, mi buttò le braccia al collo, euforico

-Tu sei la mia dea della fortuna!-

Mi urlò quasi nell'orecchio. Io mi trovai a ridacchiare confusa. Quando si staccò da me, mi guardò dritto negli occhi

-Ti prego, puoi intercedere per me? So che non sembra ma, sono un bravo batterista, anzi un grande batterista. E lo so, ovvio che sembra solo ego quello che parla ma, lo sono sul serio. Bravo. Anzi, molto bravo, decisamente bravo. Il migliore che c’è in giro-

-Non lo metto in dubbio-

-Quindi, se puoi e non è un problema, puoi chiedere se sono disposti a sentirmi suonare?

Ridacchiai ancora ma mi trovai ad annuire

-Credevo volessi qualcosa di impossibile quando mi hai chiesto di venire qui fuori. Si, posso parlarne con Matt senza problemi, ma non so se porterà a qualcosa. Ma posso chiederglielo-

Lui si illuminò

-Si, ti prego. Adoro la loro musica e, credo mi potrei trovare bene con loro. Certo, sempre che mi accettino e... potrei chiederti un altro favore a proposito?-

-Spara-

-Non è finita molto bene con la mia band precedente. Insomma, abbiamo avuto una... divergenza di opinioni, si, diciamo così-

-Divergenza di opinioni?-

-Ti prego, non chiedere, per favore. Ma sai, le voci girano tanto nel nostro mondo e, puoi per favore chiedergli di ignorarle e darmi una chance? Non chiedo di entrare solo... vorrei che mi sentissero. Senza pregiudizi, e che prendessero una decisione dopo averlo fatto-

C'era talmente tanta sincerità nelle sue parole che mi trovai ad annuire

-Certo, ma credimi, se c'è qualcuno che non bada alle chiacchiere, quello è Matt. Non giudica in base al sentito dire-

Lui mi guardò in modo strano, solo dopo seppi il perché delle sue preoccupazioni, ma si limitò a sorridermi contento.

-Grazie-

Gli restituii il sorriso.

-Va bene gli parlerò appena posso, non so quando di preciso ma, appena ne avrò l’occasione lo farò-

Kaito annuì, entusiasta

-Si certo, quando vuoi. Non chiedo altro. Nessuna fretta, cioè, è già un miracolo se dovessero dire di si quindi, fai con calma-

-Va bene, ma devi fare una cosa per me in cambio-

Lui mi guardò serio

-Tutto quello che vuoi, mia salvatrice-

-Vada come vada con Matt e la band, mi aiuteresti a fare amicizia in classe?-

Lui annuì entusiasta

-Ovvio. Lascia fare a me, non sembra ma conosco un sacco di persone-

E fu così che l'amicizia tra me e Kaito ebbe inizio, in un banale corridoio, in una normale giornata di scuola. E la mia vita non fu più la stessa.

 

Impiegai un giorno per fare ciò che Kaito mi aveva chiesto. Non ebbi modo di potere parlare con Matt prima e non volevo chiedergli quel favore per messaggio. Avevo bisogno di parlargli faccia a faccia, o forse, volevo solo avere una scusa plausibile per vederlo, una scusa che non riguardasse me e i sogni. La mattina dopo, così, mi armai di coraggio e decisi di avviarmi per il corridoio di quelli dell’ultimo anno. Sapevo in che aula si trovava Matt, c’ero già stata qualche volta, ma pur non essendone certa, speravo vivamente di trovarlo. Come una stupida non avevo pensato di mandargli un messaggio per chiedergli se era effettivamente in classe, ma avevo pensato, nel caso, che avrei ripiegato su Sora, fingendo di essere passata a salutarla, sperando che almeno lei ci fosse. Per mia fortuna, però, Matt c’era. Tuttavia non mi passò inosservato il fatto che non appena mi affaccia in aula e lo vidi e mi avvicinai al suo banco, il silenzio scese quasi immediatamente. La classe era mezza piena, e mi sentii gli occhi di tutti quanti addosso. Ma la timidezza non era mai stata molto una mia caratteristica, così mi affrettai, cercando di mostrarmi più sicura di quanto non fossi in realtà. Stavo tremando, ma cercai di non darlo troppo a vedere. Matt aveva le cuffie nelle orecchie e gli occhi chiusi, quindi non mi vide ne entrare ne avvicinarmi, ma a pochi passi, si scosse, come avesse avuto un presentimento e aprì gli occhi, vedendomi. Non so dire se fosse più sorpreso o perplesso nel vedermi lì, ma come sempre, quando parlò, dimostrò la sua  classica calma imperturbabile

-Mimi, raro vederti qui-

-Ero nei paraggi e ho pensato, magari gli vado a dargli il buongiorno-

Lui sorrise, divertito, poi però mi guardò preoccupato

-Eri nei paraggi?-

Annuii, tranquilla

-Tutto bene?-

So che si riferiva ai sogni, così mi limitai a scuotere il capo, annuendo

-Benissimo. Altrimenti avrei scritto, no?-

Sembrò perplesso, per un attimo veramente stupito.

-Allora come mai qui? Sora non è ancora arrivata se la stavi cercando-

-Veramente stavo cercando proprio te. Avrei bisogno di te, cioè, avrei bisogno di parlarti, nel senso… avrei bisogno di chiederti un favore-

La classe era in assoluto silenzio, osservando e sentendo tutto quello che stavamo dicendo. Matt, che sembrava ignorare qualsiasi cosa, mi indicò la sedia di fronte al suo banco e io mi sedetti. Sentii un mormorio passare tra i presenti, ma cercai di ignorarlo.

-Deve essere qualcosa di importante se sei venuta fino a qui e non mi hai scritto-

-E' una cosa che andava fatta di persona, non potevo chiedertelo per telefono-

Sembrò incuriosito e divertito da tuto quello che stava succedendo.

-E io che speravo fosse solo voglia di vedermi la tua da spingerti fino qui al mio umile banco. Sentiamo, cosa succede?-

Mi trovai ad arrossire nel sentire quelle parole e Matt mi sorrise, divertito. Era uno strano mix di sarcasmo e serietà, che se forse fossi stata lì con un altro intento, avrei saputo bene come definire. Stava flirtando, con me, decisamente. Ma io ero troppo concentrata per permettermi di ammetterlo a me stesso. Ero in missione, dopotutto.

-Stai ancora cercando un batterista, giusto?-

So che ci sono poche persone che riescono a sorprendere Matt, praticamente è una cosa impossibile, ma io rientro in quella fortunata categoria, lo scoprii quel giorno. Lui mi guardò basito, poi scoppiò  a ridere, una risata vera.

-Sei un vero enigma per me, lo sai? Mi stavo aspettando che mi chiedessi un aiuto per matematica e invece, te ne esci con questo? Sei decisamente piena di sorprese, lo ammetto-

-Non ci sarebbe gusto nell’essere banale, non trovi?-

Lui continuò a sorridermi

-Tu banale non lo sei di certo-

Impedii di lasciarmi sopraffare dal nervosismo per ciò che aveva detto, e cercai di tornare sulla missione

-Matt, aspetta però è importante. Lo state cercando ancora un batterista o no?-

Lui mi guardò, tornato serio, anche se con ancora un cenno di sorriso sul volto

-Si, stiamo ancora cercando, anche se siamo sinceramente disperati se è questo che mi volevi sentire dire-

Io invece sorrisi, contenta.

-Devo interpretare quel sorriso come il fatto che tu sia contenta di sapere che la mia band sia sull’orlo dello scioglimento?-

-No affatto. Sono qui per dirti invece che c’è qualcuno che mi ha chiesto di potere fare una audizione con voi, sempre che tu sia interessato-

Lui sgranò gli occhi, stupito. Credo veramente che l’ultima cosa si aspettasse da me fosse proprio il fatto che andassi da lui a proporgli una cosa simile, ma invece di sentire la sua risposta, fu un altro a parlarmi

-E io che credevo che la cosa più assurda questa mattina fosse trovare un posto sul treno. Invece non solo entrando in classe trovo il mio posto occupato, dalla Tachikawa in persona niente meno, ma cosa sentono le mie orecchie? Tu sei veramente venuta qui a proporci di sentire un batterista? Sto ancora sognando per caso?-

Mi voltai e vidi un ragazzo alto, con i capelli scuri fissarmi, vagamente infastidito.

-Ryo-

Il tono con cui Matt lo aveva chiamato fece sollevare un sopracciglio al ragazzo che rimase a guardarci perplesso.

-Mimi ti presento Ryo, il secondo chitarrista del Lycos-

-Solo perché tu canti e suoni non vuol dire che io sia il secondo chitarrista-

-Io ho fondato il gruppo, tu sei arrivato dopo. Ergo, tu sei il secondo chitarrista-

-Egocentrico di un Hishida-

-Permaloso di un Kuratani-

I due si guardarono poi Ryo sospirò e tornò a concentrarsi su di me

-Sentiamo, cos’è questa storia di un batterista? Da quello che so Tachikawa, tu non sei una musicista, o sbaglio?-

Mi guardò, annoiato e infastidito. Cercai di sfoderare il mio sorriso migliore

-Io no, ma un mio compagno di classe si, e per di più è un batterista. Ha saputo che la vostra band ora è senza e mi ha chiesto se potevo venire a chiedere se potevate essere interessati-

-E come avrebbe fatto questo tuo compagno a saperlo? Non lo abbiamo detto praticamente a nessuno in giro, siamo stati discreti-

Mi trovai ad arrossire leggermente

-Forse, potrei avergli detto qualcosa io-

Ryo guardò meravigliato Matt

-Lo hai detto a lei?-

Matt alzò le spalle

-E' capitato-

-Tu, tu che hai detto a tutti di noi di dire il meno possibile in giro, l’hai detto alla prima che passa?-

-Ehi, io non sono la prima che passa-

Gli dissi, offesa. Ryo mi ignorò,

-Sul serio Matt? Alla Tachikawa. Tra tute le persone lo hai detto a lei? Non a Kamiya, ma a lei?-

-Si, l’ho detto a lei. E considerando che è venuta poi qui a dirci di un batterista che vorrebbe essere sentito, inizio a pensare di avere fatto la cosa giusta-

Ryo non rispose, ma mi scoccò un’occhiataccia. Non gli stavo simpatica, questo era ovvio

-Abbiamo chiesto in giro e sappiamo tutti e due che quelli bravi sono già impegnati. Almeno questo ragazzo spuntato dal nulla è bravo?-

I due mi guardarono e io mi trovai a mormorare, presa in contropiede

-Mi ha detto che è bravo-

Ryo alzò gli occhi al cielo

-Non lo hai nemmeno mai sentito? Sul serio? E vieni qui a dire a noi…-

-Senti, è solo un mio compagno che mi ha chiesto un favore. Quindi si, non l’ho mai sentito, ma mi sono fidata. Mi ha detto che è bravo e gli credo. Sono brava a sentire quando uno è sincero, è una mia dote, Matt te lo può confermare-

Vidi Matt annuire e questo sembrò far esasperare ancora di più Ryo

-Bene, ora ci basiamo su sensazioni-

-Infondo la musica non si basa su quello?-

La mia risposta lo prese in contropiede, perché mi guardò stupito, ma non ribatté. Vidi Matt sorridere divertito, e mi guardò quasi compiaciuto.

-Allora posso dirgli che lo ascolterete? È tutto quello che mi ha chiesto-

Matt e Ryo si guardarono, e li vidi alla fine annuire

-Si, digli di si-

Mi sentii contenta e sollevata e sentii il sorriso spuntarmi sul volto.

-Bene, vado a dirlo a Kaito-

Stavo per alzarmi, quando Ryo mi bloccò

-Kaito? Aspetta non vorrai dire che intendi Kaito Ikeda, vero?-

Lo guardai meravigliata.

-Si, proprio lui, lo conosci?-

Vidi il ragazzo scuotere il capo, deciso

-No no no, lui no. Ho sentito dire in giro cose su di lui-

-In effetti, mi ha chiesto anche un altro favore-

Mi trovai a dire. Guardai Matt che mi fissava, perplesso

-Che cosa ti ha chiesto?-

-Se potevate ascoltarlo senza pregiudizi. Sa che ci sono voci che girano su di lui, mi ha detto che è finita male con la sua band precedente e…-

-No no no, mi dispiace Tachikawa, ma digli di no, giusto Matt?-

Ryo lo guardò. Matt si scambiò un’occhiata con lui, poi guardò me

-Matt ti prego. So che tu non ti basi sui pettegolezzi o sul sentito dire quando si tratta di valutare qualcuno, giusto? Non sei una persona così superficiale-

-Almeno, Tachikawa, sai che cosa dicono di lui?-

-No, non glielo ho chiesto se lo vuoi sapere e non mi interessa. Sentite, non mi ha chiesto di implorarvi di farlo entrare, solo di dargli una possibilità. E ribadisco, era sincero. Cosa vi costa dedicargli venti minuti del vostro tempo? Al massimo gli direte di no-

Ryo e Matt si guardarono, in quella che mi parve una muta conversazione. Alla fine vidi Ryo annuire e Matt pure

-Digli di farsi trovare nell’aula di musica domai a pausa pranzo. Unica possibilità-

Urlai di gioia e se no fosse stato per il banco in mezzo  a noi, gli sarei saltata addosso abbracciandolo. Ma mi limitai a sorridere, contenta

-Glielo dico, contaci. Grazie Matt e grazie anche a te, mister simpatia-

Ryo mi fissò a bocca aperta, e Matt ridacchiò

-Mister simpatia non è male come soprannome-

-Vuoi morire prima di subito, Matt?-

Ridacchiai anche io, mentre spostavo lo sguardo verso l’orologio. Si stava facendo tardi ed era meglio se mi fossi avviata verso la mia classe

-Ok, allora ora vado. Ci vediamo a pranzo e Matt, ti devo un favore-

Mi alzai dalla sedia e salutai Ryo con la mano, sorridente. Il ragazzo si limitò a scoccarmi un’occhiataccia e mi avviai. Mi precipitai veloce verso Kaito non appena entrai in classe. Lui mi guardò, in attesa

-Domani, ora di pranzo, aula di musica. Unica possibilità-

Lui mi guardò a bocca aperta, ma presto lo vidi sorridere. E poi, come niente fosse, si alzò e mi avvolse in un abbraccio e poi mi prese per mano, trascinandomi verso una nostra compagna che stava leggendo un libro.

-Cosa fai Kaito?-

Mormorai, divertita. Lui mi sorrise

-Tocca a me ora, no? Haruki, lo sai che ho appena scoperto che abbiamo una vera salvatrice in classe?-

La ragazza si limitò ad abbassare un attimo il libro e guardare Kaito, poi guardò me. E strano a dirlo, ma fu così che iniziai seriamente a fare amicizia con i miei compagni di classe. E ringrazio ancora adesso di come quella domenica accettai di uscire con Matt, e di come scoprii della loro ricerca di un batterista, e come questo mi portò da Kaito. E come Kaito mi aprì le porte della classe. E nel frattempo, vidi Izzi fissarmi, con uno sguardo che mai gli avevo visto. Occhi freddi, anzi, gelidi. Occhi che mi fecero accapponare la pelle, ma che decisi di ignorare. Sapevo che gli avrei parlato, ma ancora non sapevo come farlo.

 

 

 

Il salone era illuminato dalle luci di mille candele, che creavano l’illusione che vi fosse ancora la luce del sole ad illuminare la sala. La gente chiacchierava divertita, mischiata in vari gruppi. Da un lato le signore più grandi erano quasi tutte sedute insieme, e discutevano animatamente, forse degli ultimi matrimoni o dei nuovi nipoti in arrivo. Io passeggiavo tranquilla, un bicchiere di vino in mano e il carnet dei balli, pieno di nomi, che penzolava inerme dall’altro braccio. Amavo e detestavo contemporaneamente i balli. Da un lato amavo danzare e provavo molta allegria nel farlo, dall’altro non sempre la compagnia era piacevole e molto spesso certi uomini scambiavano la mia cortesia per un invito esplicito ad un corteggiamento. Sapevo che ormai avrei dovuto decidermi ad accettare un corteggiamento, ma ancora non avevo trovato nessuno che mi avesse convinta o incuriosita. Mi aggiravo per la stanza in cerca di mia madre, quando, senza volerlo, andai a sbattere contro qualcuno.

-Oddio perdonatemi-

Mormorai imbarazzata. L’uomo a cui ero andata incontro lo conoscevo, e rabbrividii non appena lo riconobbi. Avevo ballato insieme qualche volta e da allora lui era diventato decisamente troppo appiccicoso

-Miss Elisabeth, se desideravate la mia attenzione, bastava molto meno che questo piccolo stratagemma per attirare la mia attenzione-

Sorrisi fintamente divertita, mentre cercavo di mettere un passo di distanza tra me e lui

-Non ne dubito, lord Kornway, ma la realtà è proprio che non vi ho visto. Stavo cercando…-

-Suvvia milady, credo possiate lasciare andare la parte, ormai. So che il nostro ballo vi era piaciuto e…-

-Lady Elisabeth, eccovi finalmente, vi stavo cercando. Vi devo ancora un ballo non è vero?-

Mi voltai meravigliata e lo vidi. Era sempre bello come la prima volta che l’avevo visto e sentii le mie guance imporporarsi un attimo.

-Duca, credevo ve ne foste dimenticato-

Risponsi, stando al gioco. Non avevo nessun ballo in programma con lui, ma dato che il duca mi stava offrendo una possibilità di salvezza, io la colsi al volo. E vidi dal modo in cui mi guardava che sembrava compiaciuto del mio gesto

-Come potrei dimenticarvi di voi, milady. O Kornway anche tu qui?-

L’uomo rimase interdetto. Guardò me e il duca, poi mormorò piano

-Non sapevo vi conosceste-

Il duce sorrise

-Non dire sciocchezze Kornway, certo che ci conosciamo. Mi meraviglia invece che voi vi conosciate-

Il suo fu un poco mal celato insulto, che lord Kornway incassò senza ribattere. Tutti sapevano che non conviene mettersi contro il Duca di Hollyngton. Il duca mi prese il bicchiere dalle mani e lo allungò al lord, rimasto basito, poi mi offrì il braccio e io lo accettai subito

-Grazie Kornway, gentile da parte tua occuparti delle vettovaglie. Io ora porterei la signorina a danzare. Buona serata-

Ci allontanammo e io feci fatica a trattenere una risata. Il duce sorrise a sua volta, ma poi mi guardò, serio

-Credevo sapeste che certe persone è meglio evitarle, milady-

-Gli sono andata contro per sbaglio, non era certo mia intenzione parlare con uno come lui. Grazie per il vostro soccorso, a proposito. Comparite sempre quando io ho bisogno-

-Siamo a quota due, milady-

Mi guardò, e sentii il mio cuore accelerare. Aveva degli occhi meravigliosi, mai visti di così belli. Cercai tuttavia di darmi una controllata.

-Non so veramente come ringraziarvi-

Mormorai piano. Lui abbozzò un sorriso

-Non dovete, non questa volta. È dovere di un gentiluomo salvare una fanciulla dal pericolo dopotutto. E quell'uomo è decisamente un pericolo-

Gli sorrisi e mentre prendevamo posto sulla pista da ballo, sentii molto occhi su di noi.

-Non fateci caso, guardano più me che non voi-

-Perché guarderebbero voi?-

-Perché sono noto non danzare, di solito-

Le prime note del valzer si diffusero per la sale e presto le braccia del duca mi avvolsero

-Come mai non ballate?-

-Trovo difficile trovare una compagnia femminile, per così dire, piacevole-

-Ma ora state ballando con me-

Mormorai quasi le ultime parole e vedi lo sguardo di lui che si fissò su di me, come quel giorno. Mi guardò, sembrò interdetto, quasi perplesso anzi, ma  poi lo vedi sorridere

-Voi siete un caso particolare, lo ammetto-

-Stare dicendo che vi interesso?-

-Non esagerate, milady. Ma ammetto che voi avete qualcosa che ancora non avevo mai visto in una donna-

-La mia abbagliante personalità?-

Lui non sembrava aspettarsi quella mia risposta, e dopo poco, lo vidi ridere. Mi guardò ancora con il sorriso sulle labbra, quando mi rispose

-Avete senza dubbio la capacità di lasciarmi sempre senza parole, questo ve lo concedo-

Il mio cuore batté all’impazzata. Ero sempre di più ammaliata da quell’uomo, rapita dai suoi gesti e dai suoi sguardi che ora erano tutti per me. Il valzer finì anche troppo in fretta e quando ci  staccammo io mi voltai leggermente verso la sala e fu allora che lo vedi. Fermo, vicino al bordo della pista, che mi stava guardando, gelido. E improvvisamente sentii il mio cuore fermarsi e tremare di paura.

 

 

 

Quando aprii gli occhi, la sveglia posta sul mio comodino stava suonando, segnando le sei e mezza. Avevo sognato, di nuovo. Erano tornati, anche se era la prima volta che vedevo quelle cose. Mentre spegnevo la sveglia, ancora stordita dal risveglio, una consapevolezza iniziò a farsi strada nella mia mente. Ricordavo alla perfezione la sensazione del vestito di seta addosso, il corpetto che mi avvolgeva il busto, il caldo della sala e le note, il calore del corpo della persona con cui stavo danzando, la sensazione di ballare sulla pista, il cuore che batteva veloce. Ricordavo tutto, ma non mi ricordavo nemmeno un nome e soprattutto, il volto della persona con cui avevo ballato. Non ricordavo niente, se non la sensazione di essere ancora tra le sue braccia, la presa salda sul mio fianco e l'altra nella mia mano. Ero nervosa, emozionata, quasi eccitata da quel momento perfino da sveglia. Sembrava che il mio corpo fosse stato proprio lì fino a pochi secondi  prima. Una sola cosa mi ricordavo con precisione, fin nei minimi dettagli e forse fu quello, più di tutti, a farmi tremare e impaurire più del primo sogno stesso, più dell'inseguimento e della sensazione di pericolo che avevo provato a scuola. Il motivo era che ricordavo solo con precisione un volto, uno solo, inconfondibile. L'uomo che mi aveva guardato alla fine, a bordo pista. Quello sguardo freddo, glaciale, lo stesso che avevo visto il giorno prima a scuola. Avevo visto Izzi nel mio sogno e ne avevo avuto paura. Una tremenda paura.

 

 

 

 

 

************************************************************

Ciao a tutti.

Eccomi qui, finalmente, con un nuovo capitolo. Prima di dire niente, però, volevo solo dire Grazie. Onestamente credevo che non ci fosse nessuno interessato a questa mia storia, invece c'è e quindi grazie. Non ricordo se l'ho già detto, ma penso a questa storia da tantissimo tempo. Matt e Mimi sono stata la mia prima ship e ricordo ancora quanto ci rimasi male quando non la vidi avverarsi nell'anime, quindi da allora mi dedico sempre a scrivere e pensare storie su loro due dove posso finalmente vederli insieme. Quindi sapere che piace anche ad altri oltre a me, per me è una enorme botta di autostima e felicità, quindi grazie.

Onestamente non so con quanta frequenza riuscirò a pubblicare, ma una cosa è certa, la porterò fino alla fine. Dovessi rimanere solo io, non importa, alla fine finirò di metterla tutta qui, ne sono certa.

E credo che forse non molti amerete come alcuni personaggi appariranno, quindi già adesso chiedo scusa. Credo ormai di avere delineato abbastanza chiaramente chi sarà uno che cercherà di mettersi contro, spero non me ne vogliate. Ma le storie hanno bisogno di ostacoli, se no non ci sarebbe nessuna storia da raccontare.

Inoltre, avevo pensato di lasciare molto marginalmente la band di Matt nel contesto della storia, ma poi mi sono accorta che avevo bisogno invece di loro. Sappiate che non sono una musicista, quindi potrei scrivere o avere scritto cose che non siano vere o possibili, da un punto di vista prettamente musicale, ma spero che qui vogliate chiudere un occhio. Spero invece che per ora Ryo e Kaito, appena abbozzati, vi possano piacere come piacciono a me. E si, ho cambiato il nome della band di Matt perché quello originale dell'anime proprio non mi sembrava adatto. E sappiate che ci ho pensato molto al loro nome, a tempo debito arriverà la spiegazione del perché, quindi sappiate che comunque tutto ha un senso.

Altro fatto: mi sono accorta di avere commesso un errore nel capitolo precedente. La storia si svolge da settembre, mentre nel precedente capitolo avevo scritto che era primavera, mi sono confusa all'ora e me ne sono accorta solo tempo dopo, rileggendo il testo. Come mi sono resa conto che non vi ho dato una linea temporale precisa, cosa che mi ha fatto commettere un altro errore nel capitolo precedente. Siamo nel 2006 dato che Mimi ha sedici anni. Ho ambientato la storia in quell'anno, perché sto seguendo la cronologia ufficiale di digimon adventure, l’anime del 1991 (o almeno quella che afferma internet), cioè che Mimi è nata nel 1989. Quindi si, correzione ancora dal capitolo precedente, Mimi ha ancora sedici anni, dato che, sempre secondo le sacri fonti di internet, è nata il 18 ottobre, e qui siamo ancora a fine settembre. Ma presto ne compirà diciassette quindi poi avrà diciassette anni.  E ovviamente, essendo nel 2006, la tecnologia c'era ma non come adesso, quindi sarà tutto un po' più complicato per i nostri eroi. Ve ne accorgerete presto.

Inoltre ultima informazione e piccola precisazione: seguiamo il sistema scolastico giapponese con l'anno che inizia ad aprile e finisce a marzo. Quindi i nostri protagonisti si, sono al liceo, ma il liceo è formato solo da tre anni in giappone. Quindi le cose sono più o meno così:

Matt-Tai-Sora: sono all'ultimo anno di liceo, il terzo

Mimi-Izzi-Jun: sono al penultimo anno, che quindi è il secondo

Yolei e Ken: sono al primo anno.

Kari e Tk: frequentano l'ultimo anno di medie.

Ora, Jun Motomiya nel canon è più grande, lo so. Ma qui mi serve che sia non solo più piccola di Matt, ma che sia anche in classe con Mimi, è importante per la storia. Infine, Tk e Kari, essendo i più piccoli, ovviamente non potrebbero frequentare il liceo, come invece sembrava nel capitolo precedente dato che sono a scuola assieme agli altri. Però nella mia finzione creativa, sappiate che medie e liceo fanno parte della stessa scuola. Ovviamente hanno luoghi diversi, anzi, per la precisione, stabili diversi, ma il comprensorio della scuola è lo stesso. In comune, medie e liceo hanno la caffetteria. Ecco perché erano lì anche loro. Lo so che è complicato, lo ammetto, ma mi sono sbagliata io nel capitolo precedente. Ho  fatto male i conti, e mi sono confusa un po' con date e età. Ma da qui in poi cercherò di essere il più precisa possibile. Lo so che è incasinato, lo ammetto, ma ci tenevo a fare questa precisazione.

Infine, le età dei nostri protagonisti aggiornate a questo capitolo. Al momento siamo a fine settembre del 2006. Quindi, Mimi come ho detto, ha ancora sedici anni, presto diciassette. Matt invece ne ha già diciotto, dato che è nato ad aprile ed è un anno più grande di Mimi. Ken e Yolei qui sono nati lo stesso anno. So che nel canon non è così, ma io li ho sempre pensati dello stesso anno, quindi sono rimasta scioccata quando ho scoperto che in realtà Yolei è più grande di un anno di Ken, ma ormai avevo già strutturato alcune cose in un certo modo e non avevo voglia e tempo, onestamente, di cambiarle. Quindi qui hanno la stessa età, cioè sedici anni, già compiuti. So che non si sono ancora visti, ma avranno un loro ruolo quindi stanno arrivando, tranquilli. Infine, i più piccolini sono Kari e Tk. Kari ha appena compiuto i quindi anni, è di settembre lei, mentre il mio adorato Tk, ne ha ancora solo quattordici, perché essendo nato a novembre, li deve ancora compiere.

Ok, dopo questa piccola lezione didattica, che spero non vi abbia annoiato troppo, io vi saluto e vi ringrazio. Grazie per leggere la storia, veramente, grazie.

Ovviamente se volete potete lasciarmi un commento e farmi sapere cosa ne pensate, anche critiche se volete, sono sempre bene accette se sono costruttive.

Detto questo, grazie ancora, grazie a chi è arrivato fino a qui a leggere e ci vediamo al prossimo capitolo

Juls

  
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