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Autore: Katia R    06/12/2024    2 recensioni
- Storia su Diego&Giulia (Don Matteo 14) -
Non aveva idea di come fosse finito lì, in un’auto, a guidare da circa un’ora, con della musica a tratti discutibile e tre voci ben diverse, chi intonato e chi meno, a riempire l’abitacolo dell’auto da quando erano partiti.
Guardò nello specchietto retrovisore, vedendo Martina e Bart cantare a squarciagola, felici e sorridenti.
Poi girò leggermente lo sguardo sulla persona accanto a lui, che sembrava si stesse divertendo più degli altri due.
Lei, l’unica e sola, Giulia Mezzanotte.
Genere: Commedia, Hurt/Comfort | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Buonasera! Eccomi con un'altra piccola storia su questi due.
Volevo ringraziare Vale, perché mi ha supportato in questa idea e mi ha aiutato a trovarne altre per continuare <3 e poi perché il suo supporto è sempre prezioso e sono felice di averla conosciuta. Grazie Dodina, sei speciale 
❤️
Grazie a Mara, che si è sorbita in anteprima pezzi di storia e mi ha aiutata, e per l'immagine creata per questa one-shot. E il titolo della one-shot. Ma anche perché ho scoperto una personcina speciale e piena di talento. ❤️
E poi grazie a Gio, perché grazie al suo tweet ho avuto l'idea per una scena... e diciamo pure che è la scena clou della storia, non posso spoilerare nulla! ❤️👀
E infine... grazie ai Mezzanottini sclerati su twitter! ❤️


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PHOTOGRAPH



Non aveva idea di come fosse finito lì, in un’auto, a guidare da circa un’ora, con della musica a tratti discutibile e tre voci ben diverse, chi intonato e chi meno, a riempire l’abitacolo dell’auto da quando erano partiti.
Guardò nello specchietto retrovisore, vedendo Martina e Bart cantare a squarciagola, felici e sorridenti.
Poi girò leggermente lo sguardo sulla persona accanto a lui, che sembrava si stesse divertendo più degli altri due.
Lei, l’unica e sola, Giulia Mezzanotte.
D’altronde, chi se non lei. Sarebbe stata capace anche di convincere il Papa a cederle la Papamobile, se avesse voluto, quindi figurarsi se non avrebbe convinto lui a fare un viaggio improvvisato per la felicità di Bart, che aveva bisogno di ritornare in quei posti dopo anni di reclusione, e di Cecchini che aveva convinto la nipote ad unirsi a loro in modo che potesse scattare delle foto per un progetto scolastico che le avevano assegnato. 
Diego aveva subito detto di no.
Ma non per cattiveria, semplicemente non era nei suoi programmi passare una giornata in montagna, in mezzo alla natura e con una compagnia alquanto rumorosa.
Giulia però aveva insistito così tanto che alla fine lo aveva convinto. Ora che ci pensava non ci aveva neanche messo poi molto a convincerlo e questo ultimamente lo mandava un po’ in tilt, perché c’era qualcosa che non riusciva a fargli dire di no a quella donna che da mesi era entrata nella sua vita. E non era solo quello a mandarlo in tilt.
Non si rese neanche conto che ad un certo punto iniziò a tamburellare con le dita sullo sterzo, preso anche lui dalla musica e da quell’allegria contagiosa che lo circondava.
Arrivarono a destinazione qualche minuto dopo, neanche il tempo di parcheggiare che Giulia e Martina erano già fuori dall’auto, con Bart a seguito subito dopo.
- “Che bello qui!” - esclamò Martina, iniziando già a fotografare il paesaggio.
- “Dopo ci andiamo al lago?” - chiese Bart a Giulia.
Lei gli sorrise - “Ma certo!” - esclamò lei entusiasta.
Diego aprì il portabagagli dietro, in modo che ognuno prendesse i propri zaini.
- “Cercare di non allontanarvi e state ben attenti a dove mettete i piedi” - si raccomandò Diego, per l’ennesima volta nell’arco di un’ora e venti di auto.
- “Si, Capitano!” - esclamarono all’unisono tutti e tre, facendolo girare verso di loro con un’occhiataccia e facendoli scoppiare a ridere mentre lo superavano, sotto lo sguardo di qualche curioso che abitava lì intorno.
Sospirò, sconsolato e li seguì, un passo indietro, come a volerli tenere sotto controllo.
C’era un piccolo sentiero da percorrere, che li avrebbe portati ad un belvedere e poi ad altri piccoli scorci fino al lago.
Bart commentava entusiasta i piccoli animaletti che vedevano per strada, mentre Martina continuava a scattare foto.
Giulia aveva Bart per mano e lo ascoltava sorridente. Diego era sempre più affascinato dal suo modo di fare con le persone, ma specialmente con i ragazzini. Bart, poi, le aveva rapito il cuore e aveva un fare materno con lui che faceva scaldare il suo di cuore.
Come a voler dare una dimostrazione di quei pensieri, li vide fermarsi di colpo.
- “Aspetta, tesoro” - disse Giulia prendendo una sciarpa e avvolgendola attorno al collo di Bart - “Adesso stiamo per arrivare su e fa un po’ di freschetto, meglio coprirsi bene” - disse lei dolcemente, lasciandogli una carezza.
Diego incurvò il labbro da un lato, intenerito dalla cosa, e poi li guardò rimettersi in marcia.
Arrivati al belvedere, Giulia e i ragazzi si avvicinarono ad una ringhiera, da cui Diego si teneva ben lontano, godendosi quel paesaggio magnifico davanti a loro.
- “Diego, ci scatti una foto?” - chiese Martina, porgendogli la sua fotocamera.
Diego afferrò la digitale e aspettò che si mettessero in posa per iniziare a scattare.
- “Dai, vieni anche tu! Facciamoci un selfie” - propose Giulia sorridente.
Diego guardò la ringhiera dietro di loro, e non si mosse di un passo.
E fu lì che ebbe l’ennesima sorpresa, che poi tanto sorpresa non era: Giulia si allontanò dalla ringhiera che dava sul burrone e fece avanzare anche Bart e Martina, per poi fargli un sorriso dolcissimo - “Dai, su!” - lo incitò lei e stavolta lui si mosse, quasi senza neanche pensarci e si avvicino a lei.
Giulia prese il suo cellulare - “Pronti?” - chiese, mentre tutti si mettevano in posa - “Aspetta che non arrivo al pulsante” - disse ridacchiando e in un gesto automatico Diego mise la mano sulla sua, che teneva il telefono e cliccò per lei. Giulia cercò di calmare i battiti del suo cuore, e cercò di fare una faccia naturale per le foto, ma il calore della sua mano sulla sua la destabilizzavano. Non che per lei fosse una novità, visto che negli ultimi tempi anche solo stargli vicino o, addirittura, anche solo pensarlo, le provocava uno strano sfarfallio nello stomaco e l’aumento del battito cardiaco. La cosa la preoccupava perché la paura che Diego, o chiunque intorno a lui, si accorgesse della cosa era ormai persistente dentro di lei. Ma dopo quel bacio al Teatro Romano, era quasi certa che lui qualcosa immaginasse.
Fecero qualche selfie, alcuni con facce normali, altre con facce buffe, e stranamente anche Diego si era fatto coinvolgere dalla cosa. 
Martina poi riprese il controllo della sua digitale e iniziò a scattare altre foto. Chiese a Giulia di farle da modella, e lei accettò, anche se con qualche reticenza.
- “Che devo fare?” - chiese lei, incerta su che posa assumere.
- “Sii naturale” - le disse Martina.
Diego si appoggiò ad un masso, insieme a Bart, e si mise ad osservare la scena divertito, a braccia conserte.
I primi scatti erano un disastro, perché Giulia era un po’ troppo tesa e si notava dalla postura e dall’espressione, ma quando iniziò a sciogliersi e a sentirsi meno a disagio, diede il meglio di sé.
Diego la osservava con un mezzo sorrisino, divertito dalle sue pose, il suo sorriso sbarazzino e la sua risata contagiosa.
Quando la vide avvicinarsi alla ringhiera e appoggiarsi, si raddrizzò di colpo e tornò serio.
Lei inarcò leggermente la schiena sul corrimano della ringhiera e chiuse gli occhi, come stesse prendendo il sole.
- “Per favore, ti allontani da lì!?” - disse lui facendo un passo in avanti, con tono impaurito.
Lei riaprì gli occhi di scatto e lo guardò perplessa.
- “È pericoloso! Non sporgerti!” - esclamò lui ancora.
- “Guarda che sono resistenti, tranquillo” - lo rassicurò lei.
- “Facciamo che mi fido sulla parola ma che preferirei ti allontanassi, che dici!?” - disse ancora lui, esortandola con lo sguardo.
Giulia sospirò e si staccò dalla ringhiera, notando distintamente Diego che tirò un piccolo sospiro di sollievo.
- “Non ho proprio idea di come tu sia diventato Capitano” - commentò Martina, ricevendo un’occhiataccia da Diego.
- “Riprendiamo la marcia, che è meglio!” - esclamò lui serio, rimettendosi in marcia.
- “Poi le voglio vedere” - disse Giulia a Martina, riguardo alle foto.
- “Appena le passo sul pc te le mostro” - disse lei sorridente.


Giulia se ne stava seduta su un tronco abbattuto, a scrollare quelle foto e a scattarne altre di Diego che stava mostrando delle cose vicino al lago al piccolo Bart. Vederlo interagire con lui o con Martina era un piacere per gli occhi e per il cuore. Lui non lo avrebbe mai ammesso ma aveva imparato a voler bene a quei due, specie il rapporto con Martina era cresciuto tanto in quel periodo che a vederli sembravano quasi fratello e sorella, pronti a battibeccare sulla qualunque.
Diego sentì il suo sguardo su di loro e si girò per guardare un istante e accennare un sorriso.
- “Diego, proviamo a pescare?” - chiese Bart improvvisamente.
Pippo e Cecchini avevano avuto la brillante idea di far portare a Bart la canna da pesca, perché non aveva mai provato a pescare. Il punto era che a riguardo non ricordava granché neanche lui
- “Vuoi pescare?” - chiese Diego, poco convinto.
Bart annuì e Diego lanciò uno sguardo a Giulia che subito si avvicinò, intuendo che fosse in difficoltà per qualcosa.
- “Che succede?” - chiese subito.
- “Cecchini e Pippo gli hanno fatto portare la canna da pesca e adesso lui vuole provare” - spiegò Diego, per poi avvicinarsi e bisbigliare - “Non ricordo nulla su questo fronte” - ammise.
Giulia gli sorrise e poi accarezzò la testa di Bart - “Non c’è problema! Ci penso io ad insegnartelo” - disse tranquillamente lei.
Diego la guardò stupito, con gli occhi leggermente sgranati - “Tu sai pescare!?” - gli uscì spontaneo.
Giulia si girò verso di lui e annuì - “Mio papà mi portava spesso con lui, quando ero piccola” - abbassò lo sguardo, e Diego notò subito quel tono malinconico - “Ricordo ancora le cose basilari” - aggiunse poi.
Diego rimase a guardarla mentre prendeva l’occorrente insieme a Bart.
In quei mesi avevano condiviso tanto, lui le aveva raccontato cose di sé stesso e lei gli aveva raccontato la sua storia, che lo aveva lasciato di stucco. Dietro a quel suo fare allegro, si nascondevano anni e anni di sofferenze. E scoprire nuove cose su di lei non gli dispiaceva affatto.
- “Sei una sorpresa continua” - disse lui, accennando un sorriso.
Giulia si girò per un attimo e gli rivolse uno sguardo e un sorriso dolcissimo.
- “Spero sia un bene” - disse divertita.
Lui annuì - “Lo è” - e rimasero a guardarsi negli occhi per qualche secondo, finché Bart non richiamò l’attenzione di Giulia.
Osservò per qualche secondo come lei istruiva Bart, con quel suo fare amorevole e sempre pronta a confortarlo se le cose non andavano subito nel verso giusto.
Si lasciò andare ad un sorrisino e poi decise di prendere posto sul tronco dove era seduta lei poco prima.
Martina gli si sedette accanto poco dopo, non prima di aver scattato delle foto a quei due.
- “Ti stai divertendo a scattare” - constatò Diego con un sorriso.
- “Si, devo dire che mi sta piacendo molto questa cosa della fotografia” - disse lei, mentre guardava le ultime foto scattate, sul display.
- “Posso?” - chiese lui, allungando la mano per prendere la fotocamera.
Lei annuì e gliela passò, guardandolo in attesa di giudizio.
Diego fece scorrere le immagini, gli scorci di paesaggio, certi dettagli - “Sei davvero brava!” - esclamò, continuando a far scorrere le foto. Ad un tratto arrivò a quelle di Giulia, scattate poco prima.
Ce n’era una dove il leggero vento le stava scompigliando i capelli e lei guardava oltre l’orizzonte, come persa in qualche pensiero.
- “Bellissima” - si ritrovò a dire a voce alta, e quando si rese conto si girò subito verso Martina - “La… la foto, intendo!” - specificò.
Martina cercò di trattenersi dallo scoppiargli a ridere in faccia per il vano tentativo.
- “Grazie! Ma credo che sia il soggetto a meritare, non credi?” - chiese come a volerlo punzecchiare.
Diego tornò a guardare la foto - “Si, cioè, la foto è… è bella nel suo insieme! Ovvio, anche Giulia è molto bella” - si stava incartando da solo e Martina adorava vederlo in quello stato.
Diego si schiarì la voce e continuò a guardare il resto delle foto. Ce n’era una di Giulia mentre rideva che trovava stupenda, ma evitò di commentare. Tra quella di prima e quella che stava guardando in quel momento, c’era tutta l’essenza di Giulia. Quella donna che sapeva essere sbarazzina, allegra e con la forza di un uragano, ma anche una donna profonda, piena di sfaccettature e con ferite che nascondeva dietro sorrisi.
- “Riesci a cogliere l’anima di una persona” - disse lui con un piccolo sorriso, ridandole la fotocamera.
- “Grazie” - disse lei, abbassando lo sguardo un po’ timidamente.
- “Dopo questo progetto scolastico che stai facendo, dovresti continuare” - le disse poi.
- “Mi piace, quindi non lo escludo” - rivelò lei sorridente.
Diego tornò a guardare Giulia e Bart e scosse la testa divertito vedendola saltellare felice dopo che Bart aveva lanciato l’amo in acqua.
Non passò poi molto prima che la canna iniziò a tirare.
- “Oddio!” - esclamò Giulia, avvicinandosi subito a Bart per cercare di tirare insieme.
- “È troppo pesante!” - esclamò il bambino, mollando la presa.
- “No, oh! Da sola non ce la faccio!” - si ritrovò a dire Giulia mentre cercava di ritirare la lenza con il mulinello.
Qualche secondo dopo, si ritrovò Diego dietro di lei.
- “Aspetta, aspetta che se tiri troppo si spezza o il pesce scappa” - disse lui tenendo ben salda la canna da pesca.
- “Lo so! Ma è pesante!” - si lamentò lei.
Sentiva il calore del petto di Diego appoggiato alla sua schiena e cercò di non distrarsi. Poco dopo, non capirono neanche loro come, persero l’equilibrio e caddero all’indietro, uno sopra l’altro.
Giulia scoppiò a ridere, mentre lui borbottava qualcosa.
- “Ma guarda!” - bofonchiò poi tra i denti. Lei non smetteva di ridere e lui si ritrovò ben presto a sorridere divertito. Non c’era giornata in cui quella donna non riusciva a combinarne una delle sue. Anche se stavolta era stato involontario.
Si guardarono sorridenti per qualche istante e poi qualcosa nell’aria cambiò e si resero conto della loro vicinanza. 
Come quella sera al Teatro Romano.
I sorrisi si affievolirono e per un istante tutto intorno a loro sembrò svanire.
I battiti del cuore di Giulia aumentarono sempre di più. Diego invece si ritrovò a trattenere il respiro, come se fosse sospeso in aria e avesse paura di cadere da un momento all’altro. Una sensazione che ultimamente provava spesso e a cui non riusciva a dare una spiegazione. O meglio, non era ancora pronto a farlo.
- “Lo avete fatto scappare” - commentò poi Bart, riferendosi a quel povero pesce che si era messo in salvo.
Fu lui a farli ritornare di nuovo al presente, e Giulia cercò subito di sollevarsi, così come anche lui. Diego le tese la mano e lei l’afferrò per alzarsi. Si guardarono qualche altro secondo, poi lei deviò lo sguardo verso Bart.
- “Eh va beh, amore, magari voleva tornarsene dalla sua famiglia, meglio così!” - esclamò lei facendogli una carezza - “Per oggi ti dovrai accontentare dei panini che abbiamo preparato io e Natalina” - disse poi sorridente.
Diego si allontanò, tornando a sedersi sul tronco, pensieroso. Ultimamente si ritrovava spesso ad esserlo, e il fulcro di quei pensieri erano spesso rivolti a lei, e più di quanto volesse ammettere. C’era qualcosa che non riusciva a comprendere e che lo mandava al manicomio. E dopo quel bacio che si erano scambiati qualche giorno prima, i pensieri si erano fatti ancora più ricorrenti.
- “Tutto bene?” - chiese Martina, mettendo da parte la fotocamera dopo aver constatato felice le nuove foto.
- “Si” - disse lui, distogliendosi da quei pensieri.
- “Posso farti una domanda che mi preme da un po’? È… personale” - disse Martina, tastando il terreno.
Diego inarcò le sopracciglia e la guardò scettico - “Ho come la sensazione che potrei pentirmene ma… vai, spara!” - la esortò.
Martina si morse il labbro, cercando le parole adatta da usare.
- “Ma tu sei davvero innamorato di Vittoria?” - chiese a bruciapelo.
La domanda lo lasciò spiazzato per qualche secondo, era stata inaspettata.
- “Ma che domanda è? Sono venuto a Spoleto per riconquistarla!” - esclamò lui, suonando poco convincente per Martina. E forse pure per sé stesso.
- “Si, e questo lo sappiamo” - disse lei, tentando un altro approccio - “Ma la domanda è un’altra. E la risposta è si o no, semplice” - disse lei facendo spallucce.
Semplice. Certo.
- “Perché questa domanda?” - chiese lui invece, sulla difensiva.
Classico, pensò Martina accennando un sorriso.
- “Perché, e non prenderla male, sembra quasi che il voler tornare con lei sia una presa di posizione, una sorte di nostalgia del passato” - tentò di spiegare lei.
Diego rimase interdetto, come se fosse la prima volta che quel pensiero lo sfiorasse.
- “Tu vuoi tornare da lei perché sai cosa hai perso, è una sicurezza ritornare in un posto che già conosci” - continuò lei - “Ma quello non è amore” - commentò infine.
La frase arrivò come uno schiaffo in pieno viso, che lo risvegliò dal torpore.
- “Hai sedici anni, cosa vuoi saperne di amore!?” - e gli uscì più acido del voluto.
Ma Martina non ci badò più di tanto.
- “Forse non l’ho mai provato sulla mia pelle ma sono circondata d’amore da quando ero bambina. Ho visto l’amore in papà e mamma e continuo a vederlo adesso che papà mi parla di lei. Lo vedo anche in papà e Lia, lo vedevo nei nonni e ora lo vedo anche in nonno ed Elisa. So cosa è l’amore, anche non provandolo. E se ti faccio questa domanda non è perché voglio impicciarmi degli affari tuoi, ma perché ormai ti considero un amico e voglio solo vederti felice” - disse accennando un sorriso.
Diego rimase di stucco, sentendosi anche un po’ stronzo per la risposta acida di poco prima.
Fece per dire qualcosa, ma Giulia e Bart si avvicinarono.
- “Avete fame?” - chiese lei sorridente.
- “Si, inizio ad avere una certa fame” - disse Martina.
Diego si ridestò dai suoi pensieri - “Si, anch’io” - rispose con un mezzo sorriso, mentre Giulia prendeva il suo zaino per tirare fuori i panini.


Si erano incamminati nuovamente, per evitare di non riuscire a finire il giro in tempo. Il cielo in lontananza aveva iniziato a farsi più cupo e Diego temeva potesse arrivare un mal tempo da un momento all’altro.
- “Scusami per prima” - disse poi avvicinandosi a Martina - “Sono stato un po’ acido nel risponderti” - aggiunse con una smorfia.
Martina sorrise - “Sarebbe strano il contrario” - disse divertita, guadagnandosi un’occhiataccia che la fece ridacchiare - “Non c’è bisogno di scusarti. Capisco che l’argomento è un po’ spigoloso” - disse lei - “A me importa solo che tu sia convinto di quello che stai facendo. Perché alle volte ci fissiamo su qualcosa e poi invece ci rendiamo conto di avere qualcos'altro di più prezioso e ce lo siamo lasciati sfuggire. E poi è troppo tardi per rimediare” - e proseguì lungo il sentiero, mentre Diego rimase indietro, perso nei pensieri.
Farsi dare una lezione di vita da una ragazzina di sedici anni di certo non rientrava tra le cose della giornata, ma tant’è che adesso se ne stava lì imbambolato a pensare a cosa gli aveva detto. E all’implicazione, soprattutto. Perché Diego non era di certo nato ieri, e aveva notato che Martina spesso osservava lui e Giulia interagire nell’ultimo periodo, specie dopo quella volta che avevano partecipato a Reazione a catena con quel pazzo di Cecchini.
E nelle sua testa, per altro, continuava a girovagare quella frase che la madre gli aveva detto prima di partire.
“Non fartela scappare”.
Sospirò e chiuse gli occhi. Non era pronto a buttarsi in quei pensieri. 
Aumentò il passo e li raggiunse, ricevendo uno sguardo perplesso da Giulia, che aveva notato ci fosse qualcosa di strano.
Lui le fece un cenno con la testa, come a dirle di non preoccuparsi e la vide tornare a camminare, anche se ancora poco convinta.
Pochi minuti dopo, si fermarono di colpo e Diego la guardò stranita.
- “Adesso tu rimani qui” - disse improvvisamente lei, avvicinandosi e facendolo indietreggiare verso un masso.
Lui continuò a guardarla, interdetto.
- “Tra qualche metro il sentiero andrà a restringersi fino ad arrivare su, e non conviene proseguire per te. Saresti troppo vicino alla ringhiera” - spiegò lei.
Eccola. 
Riusciva sempre a lasciarlo senza parole.
Fino a quel momento avevano camminato il più lontano possibile da scorci e quant’altro, evitando alla sua paura dell’altezza di ripresentarsi.
L’accortezza di Giulia per le piccole cose gli provocava sempre uno strano calore al petto. Si preoccupava sempre per lui, come quella volta che lo aveva raggiunto alla Rocca dell’amore, tra le tante, quando lui aveva deciso di assecondare la pazzia di Cecchini e l’oroscopo, e lo aveva aiutato.
- “E tu come fai a saperlo?” - chiese poi lui curioso, ridestandosi da quei pensieri.
- “Ho studiato la guida” - disse lei, come se niente fosse - “Non volevo trovarmi impreparata, in caso ci fossimo persi o quant’altro” - aggiunse poi.
Diego lasciò che un piccolo sorriso sciogliesse l’espressione corrucciata di poco prima.
- “Non mi va di lasciarvi andare da soli, però” - disse lui. Erano pur sempre in montagna, un qualche pericolo poteva sempre essere in agguato.
- “Saranno, si e no, una settantina di metri” - disse lei, per tranquillizzarlo - “Ed è un unico sentiero, quindi non c’è pericolo di perdersi” - e gli sorrise.
Lui la guardò, poco convinto, poi prese lo zaino e cercò qualcosa dentro una tasca, per poi porgergliela.
- “Tieni almeno questa” - disse mentre le porgeva quella che sembrava una cuffia, ricevendo uno sguardo perplesso in cambio - È una ricetrasmittente, come quelle che usano i bodyguard, per comunicare in caso di pericolo” - spiegò lui.
Giulia lo guardò per qualche secondo senza riuscire a capire cosa dire.
- “Se ti fa stare più tranquillo” - disse lei prendendo la cuffia e iniziando ad indossarla mentre lui faceva lo stesso - “Prova, prova” - constatò poi se funzionasse.
- “Ti sento forte e chiara” - disse lui accennando un sorriso.
- “E noi che volevamo sparlare male di te” - disse Giulia, scambiandosi uno sguardo complice con Martina, che sorrideva divertita.
- “Che simpatiche!” - esclamò lui con una smorfia.
- “Aspettaci qua, Capitano” - disse poi Giulia.
- “State attenti!” - esclamò di nuovo, mentre l’ansia lo assaliva.
Non fece passare neanche 5 minuti che si mise in contatto.
- “Tutto bene?” - chiese, attendendo una risposta.
Giulia scosse la testa divertita - “Signorsì, Capitano! Passo e chiudo!” - esclamò con tono ironico.
Diego roteò gli occhi. Non avrebbe mai ammesso a voce alta che quel suo modo di prenderlo in giro gli piaceva, lo divertiva.
Passarono diversi minuti, Diego controllava di continuo l’orologio. Guardò in alto, i primi nuvoloni grigi si intravedevano all’orizzonte e in lontananza si sentivano dei tuoni.
- “Ragazzi, non per mettervi fretta ma sta per arrivare un temporale e forse è meglio rientrare” - li contattò lui.
Quando non ricevette nessuna risposta, il panico iniziò ad assalirlo.
- “Giulia!? Va tutto bene? Mi senti?” - aveva il cuore che gli batteva all’impazzata.
- “Stiamo tornando” - sentì dopo qualche secondo, con una voce strana, e lui sospirò sollevato, chiudendo gli occhi e poggiandosi nuovamente al masso.
Li vide apparire poco dopo, e si raddrizzò subito vedendo Giulia appoggiata a Martina e Bart, zoppicante, e con del sangue sui jeans. Si avvicinò a loro.
- “Che è successo?” - chiese preoccupato.
- “Ma niente, c’era una stupida pietra e sono inciampata e caduta, non è nulla di che” - lo tranquillizzò lei.
Con scarsi risultati.
- “Non è nulla!? Stai perdendo sangue!” - esclamò lui sconvolto.
- “È solo un graffietto” - minimizzò di nuovo lei.
Diego scosse la testa - “No, no, io ti porto al pronto soccorso adesso! Potrebbe infettarsi” - disse ancora preoccupato.
- “Non c’è bisogno, Diego. Ci vuole solo un po’ di disinfettante e un cerotto” - provò a farlo ragionare lei.
- “Facciamo che al momento torniamo all’auto, poi decidiamo il da farsi” - disse lui per poi avvicinarsi di più e cingerle la vita con un braccio, facendo spostare Bart e Martina - “Ce la fai a camminare o preferisci che ti prenda in braccio?” - chiese Diego, ma Giulia era già stordita dalla loro vicinanza e dal profumo di Diego che le inebriava le narici che rimase in silenzio, per qualche secondo, come stordita.
Diego si girò verso di lei - “Tutto ok?” - chiese stranito.
Lei si ridestò subito e accennò un sorriso - “Si. Si. Comunque tranquillo, ce la faccio” - disse lei schiarendosi la voce. Ma al primo passo fece una smorfia di dolore.
- “Secondo me dovresti prenderla in braccio” - disse Martina serafica, prendendo la mano di Bart per iniziare ad incamminarsi.
- “No, ma non c’è bis—” - Giulia non fece in tempo a finire la frase che si ritrovò sollevata da terra, tra le braccia di Diego. Gli passò una mano dietro il collo e rimasero a guardarsi per qualche secondo.
Martina si girò e accennò un sorriso divertito.
- “Ma peso!” - si lamentò lei, cercando di non pensare al fatto che fosse tra le sue braccia.
Diego iniziò a camminare - “No, diciamo che… forse eviterei di mangiare altri panini di Natalina, per i prossimi mesi” - scherzò lui, ricevendo un buffetto sulla nuca, mentre Giulia cercava di trattenere un sorrisino.
- “Sei proprio un gentiluomo, guarda” - disse lei, fingendosi offesa.
Proseguirono con Giulia che gli faceva da navigatore per non rischiare di inciampare.
Arrivati finalmente in uno spazio più ampio, Diego fece sedere Giulia su un masso.
- “Adesso disinfettiamo la ferita” - disse lui, togliendosi lo zaino e iniziando a guardare dentro.
- “Tu hai un kit di primo soccorso nello zaino?” - chiese lei sorpresa.
- “Bisogna essere previdenti! Anzi, dovrebbe essere la prassi quando si fanno escursioni o altro” - disse lui tirando fuori una cassettina - “Questo non lo dicevano nella guida?” - la prese in giro lui, ricevendo un’occhiataccia.
- “Ho portato solo qualche cerottino” - si giustificò lei.
- “Ah beh, certo” - disse Diego divertito, mentre le scopriva la gamba ferita. Il tocco freddo, ma al contempo delicato, di Diego sulla pelle fece rabbrividire Giulia.
- “Scusa” - disse subito lui, mal interpretando la cosa e iniziando a strofinare le mani tra loro per scaldarle.
- “No, tranquillo” - disse lei deglutendo.
- “Serve una mano?” - chiese Martina, avvicinandosi.
- “Puoi tenermi la cassettina mentre la medico, che ho paura che scivoli se l’appoggio da qualche parte” - disse Diego consegnandogliela.
Dopo aver scaldato a sufficienza le mani, scoprì di nuovo la gamba di Giulia. Stavolta le sue mani erano calde ma fece fatica a trattenere un brivido comunque. Diego pulì delicatamente la ferita, mentre le teneva la gamba sollevata, e poi la disinfettò.
Giulia fece una smorfia di dolore al contatto dell’alcool con la ferita e Diego la guardò - “Lo so, brucia un po’” - le disse continuando a passare il cotone imbevuto sulla ferita e soffiandoci sopra per diminuire la sensazione di bruciore.
Giulia lo guardava, vedendo tutta l’attenzione che stava mettendo e per un attimo si immaginò lui a prendersi cura di una bambina, la loro magari. Chiuse gli occhi e si maledisse per quel pensiero, cercando di scacciarlo.
- “Certo che potevate avvisarmi tramite auricolari!” - li rimproverò Diego.
- “E che avresti potuto fare, scusa!?” - disse Giulia - “Salire fino a su così poi dovevamo soccorrere te!?” - disse divertita.
- “Avrei comunque trovato un modo!” - esclamò lui, finendo di medicarla. Giulia vide la garza avvolta intorno alla gamba che sembrava quasi finta da quanto fosse perfetta. Accennò un sorriso divertito. Era maniacale anche in quelle cose. E lei lo amava così com’era.
Un tuono le fece sollevare gli occhi al cielo, così come gli altri.
- “Mi sa che conviene fare in fretta, il temporale è sempre più vicino” - disse Diego riordinando le cose dentro la cassettina, rimettendola nello zaino.
Giulia fece per scendere dal masso, ma Diego la bloccò - “Aspetta” - si rimise lo zaino sulle spalle e l’aiutò a scendere.
- “Manca poco, ce la posso fare” - disse lei, poggiandosi a lui.
- “Ok, ma non sforzarla troppo. Aspetta” - e la cinse per la vita - “Appoggiati a me” - disse lui dolcemente. Giulia odiava quella vicinanza. 
No, la amava, ma al contempo le faceva male essere così vicina a lui e non potersi lasciare andare nelle sue braccia come avrebbe voluto.
Lui sembrò notare che qualcosa non andasse - “Tutto ok?” - chiese infatti.
- “Si!” - esclamò lei cercando di accennare un sorriso. Ultimamente Diego notava fin troppo spesso i suoi cambiamenti d’umore, e lei si malediva ogni volta per non riuscire a fingere. E poi certe volte, non era di certo colpa sua se al solo nominare “Vittoria” il suo cervello si rifiutasse di rimanere impassibile alla cosa. Non riusciva mai a dissipare quel fastidio, quella sensazione strana alla bocca dello stomaco che le provocava quel nome, specie se a nominarla fosse Diego.
E specie dopo quel bacio che si erano scambiati…
Arrivarono all’auto giusto in tempo, gocce di acqua iniziarono a scendere sempre più veloci, Diego aiutò Giulia a sedersi mentre Martina e Bart sistemavano gli zaini dietro e salivano in auto.
Diego controllò se il portabagagli fosse chiuso bene e poi salì anche lui, mettendo in moto.
- “Stai comoda?” - chiese lui guardandole la gamba.
Lei annuì e gli sorrise dolcemente - “Si, tranquillo” - rispose.
Partirono, e la pioggia si fece sempre più fitta, costringendo Diego a rallentare  un po’.
Dopo circa un quarto d’ora di strada, videro una pattuglia di Vigili urbani che bloccava la via con delle transenne.
Diego abbassò il finestrino - “Buonasera, cosa succede?” - chiese.
Uno dei Vigili si avvicinò - “Buonasera. Purtroppo non si può proseguire. Ci sono state delle frane e se il tempo continua così dubito che si riuscirà a liberare tanto presto” - spiegò l’uomo anziano.
Diego lo guardò scioccato - “Ma io devo ritornare a Spoleto” - disse lui.
- “Guardi, non so che dirle. Purtroppo anche la via secondaria è bloccata, troppo pericoloso far transitare. Io le consiglierei di girare l’auto e trovare un posto per lei e la sua famiglia” - gli consigliò infine l’uomo.
Diego non ebbe neanche voglia di replicare, anche solo per dire che non erano una famiglia, ma dubitava che a quel signore potesse fregargliene qualcosa.
- “Va bene, grazie” - disse semplicemente, rialzando il finestrino e facendo un’inversione a U.
- “E adesso?” - chiese Giulia preoccupata.
- “Eh. Adesso non ne ho idea” - disse lui sospirando - “Proviamo a tornare al paesino dove eravamo. Magari troviamo una locanda o qualcosa dove stare” - disse lui - “Anzi, fai una cosa: controlla dal cellulare se trovi qualcosa” - Giulia annuì e prese subito il cellulare per cercare.
- “Ci sta una specie di bed&breakfast all’inizio del paese” - disse lei poco dopo.
- “Ci sono stanze libere?” - chiese lui, continuando a guidare.
Giulia cercò ancora e poi fece una smorfia - “No” - e chiuse la pagina per cercare altro.
Diego sospirò, sapendo benissimo che sarebbe stata un’impresa trovare qualcosa all’ultimo minuto.
- “Aspetta, trovato! C’è una baita a circa 100 metri e mi dice che c’è ancora qualcosa di libero” - disse lei.
- “Come si chiama?” - chiese Diego, concentrato sulla strada.
- “Credo sia quello lì!” - rispose lei, indicando con il dito un’insegna di legno intagliata.
- “Tentare non nuoce” - disse Diego parcheggiando.
Scesero dall’auto, Giulia ancora un po’ zoppicante, ma sorretta dal piccolo Bart che le fu subito vicino. Diego si accertò con uno sguardo se stesse bene e lei fece un piccolo accenno con la testa.
La temperatura era calata parecchio, anche perché ormai il sole stava scomparendo lasciando spazio alla notte.
Entrarono in quella baita, che aveva un aspetto accogliente e l’ambiente era caloroso, e si diressero alla reception dove un ragazzo alto e castano, che poteva avere circa trent'anni, li accolse con un sorriso - “Buonasera!” - e i suoi occhi si posarono subito su Giulia.
- “Buonasera!” - fu Diego a parlare - “Noi non abbiamo prenotato, ma ci servirebbe un posto dove pernottare. Purtroppo hanno bloccato le strade e non sappiamo come tornare a Spoleto fin quando non le libereranno” - spiegò Diego.
- “Ah, si! Ho sentito della strada. Ci vorrà un bel po’, sicuro se ne riparla domani, conoscendoli” - disse il proprietario - “Comunque, adesso provo a guardare se posso aiutarvi, dovrei avere qualcosa di libero” - disse iniziando a digitare qualcosa al computer mentre Diego lo ringraziava.
Dopo qualche secondo, il proprietario fece una smorfia “Mi è rimasto un solo alloggio, però ha solo una camera. Volendo ci sarebbe anche un piccolo divano letto. Sarete un po’ stretti, ma se non è un problema per lei e la sua famiglia, è libero” - spiegò il ragazzo.
Diego si girò a guardare Giulia e i ragazzi - “Beh, non siamo una famiglia ma non penso sia un problema se ci stringiamo un po’, no!?” - disse lui, aspettando conferma.
Giulia cercò di non mostrarsi infastidita per l’appunto che aveva appena fatto Diego e scosse la testa, come per dire che per lei non c’erano problemi.
- “Alla fine è solo per una notte, possiamo arrangiarci” - gli disse Martina.
Diego annuì e tornò a guardare il ragazzo davanti a lui, che però aveva di nuovo gli occhi su Giulia.
- “Quindi non siete una famiglia?” - chiese curioso, e a Diego parve alquanto interessato alla cosa.
- “No” - disse lui, pentendosene un attimo dopo, quando vide lui accennare un sorriso, ancora guardando Giulia - “Se non le dispiace, proseguiamo pure con il pagamento” - disse Diego tirando fuori il portafogli.
- “Aspetta, Diego, facciamo a metà almeno!” - si intromise Giulia, avvicinandosi un po’ di più.
Il tipo si accorse che zoppicava leggermente e le guardò il jeans strappato e macchiato di sangue - “Cosa è successo?” - chiese preoccupato - “Ha bisogno di qualcosa, signorina?” -
Giulia sorrise - “No, grazie. Sono già stata medicata. Vorrei solo andare a cambiarmi” - disse lei.
- “Se posso esserle utile, sono a sua disposizione! Se le serve qualcosa, qualsiasi cosa, magari un cambio, posso provvedere in qualche modo” - disse, e poi tese la mano - “Alessandro, ma può chiamarmi Alex” - e Giulia strinse la mano.
- “Giulia, piacere!” - rispose lei con un altro sorriso dolce dei suoi.
Diego era lì, a guardare in disparte, notando come per quel tizio era improvvisamente diventato invisibile.
- “Scusi, non vorrei metterle fretta” - disse lui, interrompendo lo sguardo tra il tipo e Giulia - “Ma siamo bagnati per via della pioggia e lei” - e indicò Giulia - “Dovrebbe riposare e distendere la gamba, quindi se ci da le chiavi dell’alloggio sarebbe cosa gradita, grazie” - disse Diego, cercando di essere il più cordiale possibile.
Quel tizio non gli piaceva affatto. Troppa confidenza, ed erano arrivati da neanche cinque minuti.
- “Si, certo! Scusate” - disse tornando a digitare alcune cose al computer. Fece vedere il prezzo a Diego, che subito tirò fuori la sua carta di credito, nonostante le proteste di Giulia.
Il tizio consegno le chiavi a Diego, che lo ringraziò e fece per allontanarsi, girandosi quando sentì il tizio richiamare Giulia.
Lo vide porgerle un bigliettino e sorridere, mentre lei infilava quel pezzo di carta in tasca e ricambiava il sorriso.
Diego digrignò la mascella - “Giulia!? Muoviti che devi riposare!” - esclamò, suonando austero nel tono.
Sia Giulia che il tizio si girarono nella sua direzione e poi vide Giulia dire qualcosa al proprietario, prima di raggiungerli.
Una volta che lei fu lontana, Martina si avvicinò a Diego.
- “Dovresti essere un po’ meno palese” - disse lei, con un sorrisino divertito.
Diego la guardò stranito - “Che vuoi dire?” - chiese, non capendo.
- “Dico, che se proprio vuoi tornare con Vittoria, dovresti evitare di essere infastidito per Giulia che flirta con altri ragazzi” - e gli lanciò un altro sguardo.
Diego si irrigidì - “A parte che non sono infastidito” - chiarì subito lui - “Ma poi al massimo era il tizio che flirtava con lei, e non viceversa!” - precisò.
Martina trattenne a stento una risata - “Non so, a me sembrava interessata” - lo punzecchiò lei, per poi sorpassarlo, lasciandolo indietro.
Giulia era interessata a quel tipo!?
Beh, era un bel ragazzo, gli toccava ammetterlo, ma non sembrava proprio il tipo adatto a Giulia.
Che poi… esisteva davvero un tipo adatto a Giulia!?
Lei era troppo esuberante, troppo caotica, troppo incasinata, troppo… beh, era troppo tutto. E non tutti sarebbero riusciti ad apprezzarla, e di certo non lo avrebbe fatto Mister Montagnaro, lì.
- “Ti muovi!? Prima mi metti fretta che devo riposare e poi rimani imbambolato!” - esclamò Giulia, già davanti alla porta, ridestandolo dai suoi pensieri.
- “Si, arrivo” - disse raggiungendoli.


L’alloggio non era grande ma di certo era accogliente. E soprattutto era caldo, grazie al caminetto che Diego continuava a ravvivare.
Giulia era andata a cambiarsi, per fortuna portava sempre dietro un piccolo cambio.
Martina e Bart stavano decidendo con quale dei giochi di società, presenti nella libreria, avrebbero dovuto giocare.
Avevano avvisato a casa, e a parte la grande apprensione di Cecchini, erano tutti tranquilli.
Diego vide Giulia uscire dal bagno poco dopo, i capelli ancora un po’ umidi a causa di quella pioggia che li aveva colti impreparati, e con un jeans diverso addosso.
- “Come va?” - le chiese.
Lei sorrise - “Meglio. Un po’ di fastidio ma è normale” - disse lei, avvicinandosi al tavolino dove Bart e Martina avevano appena appoggiato Pictionary.
- “Uh, da quanto tempo non ci gioco!” - esclamò lei sorridente, prendendo posto.
Iniziarono il giro, tra risate e altro, Diego in squadra con Martina e Giulia con Bart.
- “E questa dovrebbe essere una volpe!?” - disse Martina quando, per l’ennesima volta, non era riuscita a decifrare il disegno di Diego.
- “Certo! Non la vedi? È così chiara!” - esclamò lui, mentre Giulia e Bart se la ridevano.
- “Ma che ridi!” - esclamò lui rivolto a Giulia - “Prima hai disegnato un pupazzo che sembrava l’Omino Michelin!” - la prese in giro lui.
Giulia lo guardò quasi offesa - “Intanto, io e Bart stiamo vincendo!” - le ricordò lei.
Diego bofonchiò qualcosa e ritornarono a giocare. 
Si respirava un clima bellissimo in quel momento, Giulia si sentiva serena come non lo era mai stata. Vedeva Diego prendersela per quel gioco che cercava di spiegare i suoi disegni e lei rideva, perché al di fuori sembravano davvero una normale famiglia che stavano passando un momento insieme.
- “Certo che per fortuna agli esami per diventare Capitano non c’era il disegno, avresti avuto un problema” - lo prese ancora in giro Giulia, lui per tutta risposta appallottolò il foglio e glielo lanciò.
- “Non sei per niente simpatica!” - esclamò stizzito.
- “Beh, ha ragione, però” - disse Martina divertita, mentre Giulia continuava a ridersela.
Diego lanciò un’occhiataccia a Martina, ma poi si concentrò su Giulia che continuava a ridersela. 
E in fin dei conti non gli importava in quel momento che stesse ridendo di lui, perché la vedeva così serena che avrebbe voluto farla ridere per tutto il resto della serata.
Ma l’idillio del momento fu interrotto da un cellulare che iniziò a squillare.
Diego si allungò col corpo per prenderlo e vide il nome sullo schermo - “Scusate, è Vittoria” - disse alzandosi e allontanandosi.
E improvvisamente quel clima che si era creato sparì.
Giulia smise di ridere e lo osservò mentre parlava al telefono, e pur non sentendo nulla quei sorrisi che vedeva la infastidirono parecchio. Quando lo vide allontanarsi ancora di più, mettendosi il giubbotto e uscendo in veranda, l’umore di Giulia andò solo peggiorando.
Cercò di non darlo a vedere con Bart e Martina, ma quest’ultima si era accorta di tutto e avrebbe voluto poter fare qualcosa per quei due. D’altronde dentro di lei c’era sangue Cecchini che scorreva. 


Erano ormai passati diversi minuti, e di Diego neanche l’ombra. Giulia era sempre più nera e Martina la osservava fare scarabocchi su di un foglio, come a voler sfogare i nervi su qualcosa.
Il piccolo Bart iniziò a sbadigliare, tra la stanchezza e la noia dell’attesa.
- “Ma quando torna!? Io inizio ad avere sonno” - si lamentò Bart.
Giulia lo guardò - “Mi sa che possiamo chiudere per stasera, è ora per te di andare a letto” - disse accarezzandogli i capelli.
- “Tranquilla, ce lo porto io, anche perché sono stanca” - disse Martina accennando un sorriso.
- “Grazie. Buonanotte” - disse Giulia sorridente - “Fagli lavare i denti!” - le ricordò poi.
- “Va bene” - e li vide sparire al piano di sopra.
Si alzò e iniziò a sistemare, rimettendo le cose del gioco nella scatola e andando a posarlo al suo posto.
Poi si sedette sul divano e prese il cellulare, per distrarsi un po’.


Quando Diego rientrò, la ritrovò seduta sul divano, a guardare la tv. Notò subito che era tutto in ordine e che i ragazzi non fossero più lì.
- “Che succede? Perché avete conservato tutto?” - chiese avvicinandosi.
Giulia lo guardò, cercando di nascondere la faccia delusa. D’altronde non aveva diritto di arrabbiarsi. Diego amava Vittoria, non lei, e doveva farsene una ragione. Nonostante lui avesse ricambiato quel bacio, qualche giorno prima.
- “Sei stato al telefono mezz’ora, Bart era stanco e Martina pure” - rispose lei, e Diego notò subito il tono seccato.
- “Ah” - disse lui - “Scusa, non ho fatto caso che si era fatto tardi” - e si sedette dall’altro lato del divano.
- “Fa nulla” - disse lei, che era tornata a guardare la tv - “Doveva essere qualcosa di importante se ti ha tenuto quasi più di mezz’ora al telefono” - la gelosia le stava dando il tormento. Lei non era mai stata una tipa eccessivamente gelosa, ma con Diego stava riscoprendo una nuova parte di sé che a tratti le piaceva e a tratti, come in quel caso, odiava.
Diego la guardò, corrucciando leggermente la fronte, intuendo che ci fosse qualcosa di strano, ma non ci badò più di tanto.
- “Mi doveva parlare di un caso, e poi sai, le cose si dilungano” - disse lui.
Giulia annuì, concentrata sulla tv, non volendo più sentire nulla riguardo a lui, Vittoria, e quella dannata chiamata.
Il clima caldo e accogliente di poco prima, si era fatto improvvisamente teso.
Il silenzio interrotto solo dalla tv che passava una commedia in quel momento, e dal suono dei messaggi che arrivavano a Giulia.
All’ennesimo suono, dopo averla sentita ridacchiare, Diego si girò. La vide immersa a rispondere velocemente ad un messaggio e subito ricevere una risposta che tornò a farla sorridere.
- “Chi è che ti scrive a quest’ora?” - chiese lui curioso, senza riuscire a trattenersi.
Giulia si girò di scatto, come se fosse stata distratta da quello che stava facendo.
- “È Alex” - disse lei serafica, tornando a scrivere.
Diego corrucciò la fronte, collegando subito dopo il nome e digrignando la mascella per qualche secondo.
- “Alex? Il proprietario?” - chiese lui, in un tono strano che non riconosceva neanche.
Giulia annuì - “Gli ho dovuto chiedere delle coperte in più e gli ho scritto” - disse lei, posando nuovamente il cellulare accanto a lei.
- “Non potevi chiedere a me!? Sarei andato a prenderle direttamente” - disse lui, sentendo un crescente fastidio farsi spazio dentro di lui.
Giulia sbuffò una risatina sarcastica - “Se aspettavamo che finissi di parlare con la tua Vittoria, Bart e Martina sarebbero già congelati” - ribatté lei, ignorando la sua occhiataccia.
Quando l’ennesimo messaggino arrivò, Diego fu tentato di afferrare il cellulare e lanciarlo fuori dalla finestra, ma si trattenne, cercando di concentrarsi sul film, pur non avendo seguito molto.
Quando la vide alzarsi, si girò di scatto - “Dove vai?” - chiese subito.
- “Esco dieci minuti, tanto i ragazzi sono a letto e ci sei tu, adesso” - disse lei andando verso l’attaccapanni.
Non si rese conto neanche lui stesso come fece, ma si ritrovò in un istante in piedi, vicino a lei, bloccandola sulla porta. Mantenne le mani sulla porta, ai lati della testa di Giulia, intenzionato a non farla uscire.
Il respiro di Giulia si bloccò per qualche secondo. Erano vicinissimi, il profumo di Diego la faceva quasi sentire ubriaca e il calore del suo corpo così vicino le fecero dimenticare per qualche secondo cosa doveva fare.
Lo sguardo di Diego era così intenso, perso nel suo, che lei sentì le ginocchia cedere quasi.
Deglutì, sentendo la gola improvvisamente secca.
- “Se pensi che ti lasci andare da un perfetto sconosciuto a quest’ora della notte, ti sbagli di grosso, Giulia” - disse lui in quel tono che le provocò un brivido lungo la schiena.
- “Non credevo di dover chiedere il permesso a te” - ribatté lei, ma risuonò incerta anche alle sue stesse orecchie.
Diego non distolse lo sguardo neanche per un secondo, e vide quelle iridi scurirsi.
Lei tentò di aprire nuovamente la porta, ma le mani di Diego rimasero ben salde contro di essa.
Fece per girarsi e dirgliene quattro, ma la loro nuova vicinanza la destabilizzò.
Gli occhi di lei si spostarono sulle labbra di lui. Bastava così poco per dividere quella distanza, come qualche giorno prima, ma dovette fare leva su ogni parte del suo autocontrollo per non afferrargli il volto e baciarlo.
Ma qualcosa intorno a loro,  improvvisamente, cambiò, rendendo l’aria sempre più tesa, carica di una strana elettricità. Il temporale fuori si intensificò, ma loro neanche lo notarono, persi com’erano in quella bolla in cui erano richiusi.
Non capirono neanche come successe, o chi avesse iniziato per primo stavolta, ma l’attimo dopo Giulia si ritrovò con la schiena contro alla porta in legno e le loro labbra si cercavano disperate, come a voler dissipare quello strano bisogno dentro di loro.
Il giubbotto che Giulia teneva in mano scivolò a terra e lei ne approfittò per afferrare dolcemente il volto di Diego tra le mani e approfondire il bacio. La reazione di lui non tardò ad arrivare. Diminuì ancora di più la distanza tra loro, intrappolando Giulia tra la porta e il suo corpo, volendola sentire vicina, non volendosi tirare indietro come quella sera al Teatro Romano. Il calore dei loro corpi e i loro profumi che si mischiavano creavano un mix inebriante che fece girare la testa ad entrambi per un momento. Le mani di Diego si posarono sui fianchi di Giulia, fino a scivolare dietro la schiena, e cingerla per la vita, quasi avesse bisogno di appigliarsi a qualcosa, sentendosi completamente in balia di emozioni che non riusciva a decifrare.
Fu quando sentì un piccolo gemito gutturale sfuggire a lei che Diego perse totalmente ogni capacità cognitiva e insinuò una mano sotto il maglione di Giulia, accarezzandole la schiena, e facendola rabbrividire al contatto.
E poi ci pensò Bart, che li richiamò, a interrompere quel momento di passione a cui si erano lasciati andare, ed entrambi si separarono di colpo, come se si fossero improvvisamente scottati. Si guardarono con gli occhi sgranati, completamente frastornati e con mille emozioni diverse dentro di loro, iniziando a rendersi conto di dove si trovassero e di quello che era appena successo. Ben diverso dall’ultima volta.
I volti leggermente arrossati, i battiti del cuore impazziti, le labbra rosse e gonfie dal bacio e il sapore dell’altro ancora ben vivido nelle loro mente.
Bart li chiamò ancora una volta, e Giulia si ridestò da quel torpore.
- “S-si, a— arrivo, tesoro!” - esclamò con voce incerta, ancora troppo scossa.
Quando tentò di muoversi sentì le gambe tremanti, ma un’ultima occhiata a Diego le fece capire che non erano pronti ad affrontare la cosa. O forse era lei a non esserlo. Si diede forza e salì le scale, tenendosi dal corrimano, sentendosi troppo instabile sulle gambe.
Diego la osservò salire, e avrebbe voluto fermarla, dire qualcosa, ma non riuscì a trovare le parole. E neanche la voce. Come quella sera che si era defilato. Si avvicinò al divano e si appoggiò, sentendo le gambe venirgli meno. Aveva mille pensieri che si sovrastavano tra loro e voleva cercare di dare un senso a tutto, al bacio di qualche sera prima e di quello che si erano appena scambiati. Cercò di non pensare a cosa fosse appena successo, conscio che gli sarebbe servita una doccia fredda al solo pensiero che se Bart non li avesse richiamati, sarebbero finiti in una situazione alquanto pericolosa. Poi ricordò che Bart aveva chiamato anche lui e decise di raggiungere il piano di sopra, ancora confuso e frastornato.
Trovò Giulia che raccontava una storia a Bart e i loro sguardi si incrociarono per un istante, prima che lei tornasse a leggere, cercando di calmare ancora il battito cardiaco.
- “Che è successo?” - chiese lui, mettendosi dall’altro lato del letto.
- “Ho fatto un incubo” - rispose Bart, accoccolato a Giulia.
Diego annuì comprensivo e si sedette lì accanto, ascoltando la voce di Giulia che era un balsamo per le sue orecchie. Chiuse gli occhi anche lui, cercando di calmare i tormenti interni, facendosi cullare da quella voce di cui non riusciva più a fare a meno.


Martina si svegliò nel cuore della notte per andare in bagno, e si accorse della piccola abat-jour accesa sul comodino accanto al divano-letto di fronte. Insonnolita si alzò dal e ci mise qualche secondo per mettere a fuoco meglio.
Diego, Bart e Giulia dormivano sereni. Bart in mezzo e loro accanto che lo abbracciavano. Le loro mani si sfioravano e per Martina fu inevitabile sorridere. Tornò indietro, cercando di fare meno rumore possibile e prese il cellulare, scattando una foto a quel quadretto che si era ritrovata.
Guardò compiaciuta il risultato e poi inviò un messaggio, prima di andare in bagno.


Diego si svegliò nel cuore della notte. Si sollevò appena e si rese conto di dove si trovasse. Gli occhi si posarono immediatamente su Giulia, che dormiva beata insieme a Bart. Le loro mani che si sfioravano e lui che la ritirò piano, per spostarsi lentamente. Allungò la mano verso il telefono, per vedere l’orario, e si ritrovò un messaggio da… Martina!?
Sbatté le palpebre un paio di volte e aprì il messaggio, sollevandosi di colpo vedendo la foto che aveva mandato e il messaggio sotto.

“So riconoscere l’amore quando lo vedo… e tu?”

Diego schiuse la bocca, guardò di nuovo la foto e poi si girò a guardare ancora una volta Giulia.
Il bacio di poco prima ben impresso nella mente, il suo corpo contro il suo, quel piccolo gemito che gli aveva fatto perdere completamente il controllo, dimenticandosi per un attimo del mondo intorno a loro. Dimenticandosi di quella donna che era convinto di amare. In testa solo Giulia, il suo profumo, il suo sapore, le sue carezze, quegli occhi che potevano ottenere tutto da lui. E quel sorriso che avrebbe potuto sciogliere anche il più freddo dei cuori.
Lei gli aveva stravolto la vita in così poco tempo, senza che lui se ne rendesse conto. Come quando in una calma e calda giornata d’estate, con le finestre spalancate, arriva una folata di vento a scombinare ogni foglio sulla scrivania, disordinando tutto e facendoti imprecare, ma comunque godendoti quella boccata d’aria fresca.

- “Ma tu sei davvero innamorato di Vittoria?” -

Diego ricordò la domanda e smise di respirare per un secondo, come se avesse realizzato davvero solo in quel momento.
Un sorriso gli increspò le labbra.

Richiedimelo adesso, Martina. Ho la mia risposta.

E si girò a guardare di nuovo Giulia, con ancora il sorriso sul volto, il battito cardiaco di nuovo impazzito e con tutte le risposte che gli servivano.


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Note finali:
il bacio è stato scritto prima del bacio avvenuto nella puntata di ieri sera hahah ed è la scena ispirata dal tweet di Gio. Spero vi sia piaciuta! Grazie mille
   
 
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