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Autore: Raven_Stark22_    15/12/2024    1 recensioni
Iwaizumi ha sette anni, quando incontra Oikawa Tooru. La sua vita non subirà alcuna svolta radicale, da quel giorno.
É troppo piccolo per sapere cosa sia l'amore, o cosa significhi vivere per qualcuno. Ma conosce bene la parola amicizia. E, quel giorno, Iwaizumi trova un amico.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Song-fic | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Aoba Johsai, Hajime Iwaizumi, Tooru Oikawa
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Se vi è arrivata una nuova notifica è perchè - per sbaglio - ho cancellato l'ultimo capitolo di All too Well mentre pubblicavo il primo capitolo di Long Live. Scusate XD.

 

 

Oikawa ha sette anni, quando incontra Iwaizumi Hajime.

La sua vita subirà una svolta radicale, da quel giorno.

Certo, Oikawa è troppo piccolo per sapere cosa sia l'amore; ma se gli chiedessero di associare un volto a quella parola, beh– sarebbe quello di Iwaizumi.

Va bene, va bene. Forse, a sette anni, la sua prima risposta effettivamente sarebbe Troy Bolton. Ma Iwaizumi verrebbe subito dopo.

-Sei qui da solo?-

L'altro bambino alza la testa, squadrando Oikawa dalla testa ai piedi. Sembra diffidente: ha le sopracciglia aggrottate che formano delle rughe sulla fronte. Non trasmette molta simpatia.

-Perchè non parli?- insiste Oikawa, prendendo posto sull'altalena accanto alla sua.

Se possibile, lo sguardo del bambino si fa ancora più duro. Probabilmente non ha molti amici, pensa Oikawa tra sé e sé. Altrimenti, li avrebbe spaventati tutti.

-Sai parlare?- Oikawa piega la testa. -Allora?-

-Certo che so parlare,- sbotta il bambino. La sua voce è fredda come la sua espressione.

-Perchè non hai risposto subito?-

-Perchè speravo che te ne andassi.-

-Oh,- Oikawa strabuzza gli occhi. Era quello il motivo. -Okay. Vuoi giocare con me?-

-No.-

Peccato. Si sarebbero sicuramente divertiti.

-Va bene.-

Oikawa si alza dall'altalena e, senza aggiungere una parola, si allontana di corsa. Sua madre gli ha insegnato a rispettare la volontà degli altri e Oikawa non vuole passare per maleducato. Sarà per la prossima volta.

Prima di andare a dormire, Oikawa gioca con le bambole di sua sorella e indossa il suo pigiama preferito. Poi si infila sotto le coperte e appoggia la testa sul cuscino.

-Chi era quel bambino di oggi al parco, tesoro?- gli domanda Yuzusa, dopo aver spento la luce.

Oikawa fa le spallucce. -Non lo so. Non mi voleva parlare.-

-Magari è solo timido.-

Oikawa si acciglia. Anche se non lo conosce per niente, qualcosa gli suggerisce che non si tratta di quello.

-Non credo. Forse è solo antipatico.-

Sua madre soffoca una risatina sul retro della mano. -Lo scoprirai la prossima volta che vi vedrete.-

-E se non ci vedremo mai più?-

Sua madre si china per depositargli un bacio sulla fronte. Poi si alza e, prima di richiudere la porta, gli fa l'occhiolino.

-Allora non era destino.-

Oikawa resta in silenzio. Osserva le stelle dalla finestra.

Domani, la risposta del bambino sarà diversa, decideCi crede davvero.

Oikawa pensa a lui, quella sera.

Da quel giorno, pensa a lui ogni sera.

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Ci sono tante cose che Oikawa non riesce a ricordare, della sua infanzia. Per esempio, quando ha iniziato a guardare le partite di pallavolo con sua madre, oppure quando le carote hanno iniziato a dargli il voltastomaco.

Oikawa non ricorda il momento preciso in cui si è innamorato di Iwaizumi.

Da quando ne ha memoria, Iwaizumi è sempre stato più di un amico o di un fratello: quella sottile linea che divide un'amicizia da un sentimento più profondo, più spaventoso, per lui non c'è mai stata.

Iwaizumi era semplicemente... Iwaizumi. Il burbero, carismatico, dolce Iwaizumi. La persona preferita di Oikawa. Quella che più di tutte avrebbe avuto paura di perdere. Se l'avesse perso– oh, se solo l'avesse perso.

Oikawa non riusciva a vedere un mondo senza Iwaizumi. Un mondo senza colori.

-Ho deciso. Sarà il nostro posto.-

Iwaizumi inarca un sopracciglio. -Eh?-

-Questo!- sottolinea Oikawa, allargando le braccia. -La radura, il lago. Sarà il nostro posto segreto.-

L'espressione di Iwaizumi rimane confusa. -Posto segreto?-

-Sì! Sai, quel luogo che ci appartiene. Di cui siamo gli unici a conoscenza.-

Iwaizumi si guarda attorno. -Non per infrangere il tuo sogno, ma penso che qualcuno sia già passato da queste parti.-

-Dai, Iwa-chan, si fa per dire!- brontola Oikawa, con uno sbuffo. -Tutti hanno un posto speciale per condividere i momenti indimenticabili. Questo sarà il nostro.-

Iwaizumi strizza gli occhi. -Papà voleva che qui ci portassi le ragazze.-

Oikawa rischia di strozzarsi con la sua stessa saliva. Che cosa?

-Che cosa?-

No, no, assolutamente no. Non poteva perdere quel ricordo– non poteva perdere Iwaizumi! Per delle ragazze, poi!

-No! E' il nostro posto speciale! Non puoi portarci le ragazze!- Iwaizumi alza le spalle e Oikawa scuote rigorosamente la testa. -Non se ne parla,- ribadisce ancora una volta. -Le ragazze qui sono vietate.-

Per marcare ulteriormente il concetto, Oikawa si cala dalla roccia e raccoglie una pietra dalla forma aguzza.

-Che stai facendo?-

Oikawa ignora la domanda e comincia a picchiettare sulla parete della roccia. Nessuna ragazza si porterà via Iwaizumi.

-Vuoi incidere il masso?-

-Così sigilleremo un accordo.-

-Non è necessario rovinare il paesaggio.-

-E' un sasso, Iwa-chan.-

Iwaizumi ruota gli occhi al cielo e scivola dalla parte opposta. Oikawa gli porge la pietra appuntita mentre ammira soddisfatto il proprio lavoro.

-Hai disegnato un cerchio,- nota Iwaizumi.

Oikawa si acciglia. -No! E' una lettera! La "O" di Oikawa.-

-Non si capisce.-

-Adesso sai a cosa corrisponde.-

-Avresti dovuto scolpire la "S" di Shittykawa.-

Oikawa inspira lentamente e strappa il sasso dalla mano di Iwaizumi. Si piega in avanti e, borbottando sottovoce, ricomincia a scrivere.

-Ecco,- annuncia soddisfatto. -Ora è molto più chiaro.-

Iwaizumi segue con l'occhio i contorni della "T" puntata posta accanto all'incisione precedente. -Oikawa Tooru.-

-Perspicace.-

-Taci.-

Iwaizumi si accuccia accanto al masso e comincia a picchiettare contro la parete grigia. In pochi secondi, ha già completato l'opera. Indietreggia fino ad affiancare il suo migliore amico, che sta studiando le lettere con attenta precisione.

-"O. T."- legge Iwaizumi ad alta voce. E, sotto di quello, -"I. H."-

-Iwaizumi Hajime.-

-Perspicace.-

Oikawa fa di tutto per nascondere il suo sorriso. -Oikawa Tooru e Iwaizumi Hajime. Ora tutti sapranno che è il nostro posto speciale.-

E nessuno potrà portarti via da me.

Iwaizumi sbuffa. -Come vuoi.-

Quando l'attenzione di Oikawa si sposta sul suo amico, Iwaizumi sembra caduto in uno stato di trance: i suoi occhi sono fissi, vacui, le sue labbra leggermente socchiuse.

-Iwa-chan?- il ragazzo gli agita una mano davanti al viso. -Che succede?-

Iwaizumi distoglie rapidamente lo sguardo. -Uh, hai qualcosa in faccia.-

-Davvero?- Oikawa porta una mano sullo zigomo e comincia a strofinare. -Che cos'è?-

-Terra,- dice Iwaizumi, allungando una mano.

Oikawa si immobilizza. -Aspetta, ma è esattamente quello che è successo questa matt–...-

Iwaizumi allarga il palmo e gli colpisce leggermente il volto, facendolo indietreggiare.

-Hey!- sbotta Oikawa, mentre Iwaizumi scoppia in una grassa risata. -Sei un bugiardo!-

-E tu un credulone.-

Quando l'altro si avventa su di lui, è stato già contagiato dal suo sorriso. I due rotolano per terra, spintonandosi, mentre i loro schiamazzi vengono attenuati dai suoni del bosco.

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Ci sono altre cose, della sua infanzia, che Oikawa ricorda perfettamente. Una di queste, è il giorno in cui Kageyama Tobio ha messo piede nella loro palestra.

-Sono Kageyama Tobio delle elementari Akiyama. Gioco a pallavolo dal secondo anno.-

La frangia nera cade sopra due occhi misteriosi, che sembrano quasi piegati in un cupo avvertimento. Oikawa si sente percorrere da un brivido.

C'è qualcosa di sinistro, in lui. Qualcosa che non promette nulla di buono.

E ci sono cose, della sua infanzia, che Oikawa preferirebbe dimenticare.

-Oikawa-san?-

Le luci della palestra sono ancora accese e decine di palloni sono disseminati lungo tutto il pavimento. Senza il solito andirivieni di giocatori, il campo è avvolto da un'aura spettrale.

Kageyama si sforza di abbozzare un sorriso mentre solleva il pallone. -Per favore, insegnami a battere.-

Gli occhi di Oikawa si riducono in due fessure.

La pallavolo è tutto per lui. Tutto. E quel ragazzino gli stava portando via la sua posizione. La sua gloria. Il suo talento. Kageyama gli stava portando via tutto.

Sparisci.

Oikawa stringe forte i pugni, cercando di controllare la rabbia. Non ha mai perso le staffe, non fino a questo punto. Ma gli basta alzare gli occhi e incontrare quello sguardo minaccioso per sentirsi sprofondare sotto metri di terra.

Cosa vuole saperne lui di ostinazione? Di costanza? Di sacrifici? Oikawa aveva lavorato giorno e notte per guadagnarsi il nome di Alzatore ufficiale. E quel primino aveva intenzione di prendere il suo posto.

Non poteva permetterlo. Non lo avrebbe permesso.

-Stai lontano...- Oikawa allunga un braccio. Non riesce più a pensare lucidamente.

Per fortuna, c'è qualcun altro che si è sempre preso cura di lui.

Iwaizumi si interpone tra i due giocatori e fa da scudo a Kageyama. Blocca il braccio di Oikawa mentre si sta ancora abbassando, e gli ghermisce il polso con cattiveria.

Oikawa strizza gli occhi. Osserva la sua mano e poi quella di Iwaizumi. Che diavolo stava facendo? Quello non era lui.

Il mondo si è fatto di nuovo chiaro. La palestra non ribolle più di rabbia.

-Calmati, idiota!- urla Iwaizumi, lasciando la presa con uno strattone.

Oikawa si risveglia da quella momentanea perdita di coscienza e scuote la testa. -M-mi dispiace. I-io...-

-Scusa, Kageyama.- Iwaizumi si volta verso il primino con un'espressione sofferta. -Per oggi è tutto.-

L'altro ragazzo lancia un'occhiata oltre le sue spalle, ma decide di assecondarlo. -Ah. Va bene.-

Le rotelline del cesto di palloni scricchiolano sul parquet.

Iwaizumi si assicura che Kageyama sia scomparso dentro gli spogliatoi, prima di riprendere a parlare: -La sostituzione di oggi era per farti chiarire le idee.-

Oikawa mantiene gli occhi puntati sul pavimento.

Iwaizumi porta una mano sulla fronte e sospira contrariato. -Maledizione. Prenditi un po' di tempo e...-

-Tempo?- Oikawa solleva lentamente la testa e il suo sguardo si fa più duro della pietra. -Il me di adesso non ha alcuna possibilità contro la Shiratorizawa, quindi non posso proprio farlo! Voglio vincere e andare ai Nazionali! E per poter vincere, devo a tutti i costi...-

Iwaizumi si sporge in avanti e afferra l'amico appena sotto il colletto della maglia. Oikawa sussulta impercettibilmente.

-E smettila con questo "io qua", "io là"!-

Oikawa perde l'equilibrio, e Iwaizumi sfrutta la forza dei bicipiti per attirarlo vicino. Lo colpisce con la parte superiore della testa, allineando la fronte con il naso del ragazzo.

-Ngh-ah!-

Oikawa finisce a terra, coprendo la parte inferiore del viso con la mano. Scivola sul legno lucido e solleva la testa, completamente spiazzato. Un rivolo di sangue cola dalla sua narice destra, sporcando di rosso la maglietta. Vuole lamentarsi, ma la vena pulsante sulla tempia di Iwaizumi gli suggerisce che è arrivato il momento di a tacere.

-Pensi forse di essere da solo in campo? Smettila di sparare stronzate, cretino!- Quando Iwaizumi si china su di lui, Oikawa è ancora profondamente sconcertato. Quasi non percepisce le dita che si sono strette nuovamente attorno al suo colletto. -I tuoi risultati e quelli della squadra sono gli stessi! E se ti rifiuti di capirlo, ti picchierò!-

La smorfia spaventata di Oikawa si trasforma in un verso di disgusto. -Lo sta già facendo!-

-Non abbiamo nessuno che possa battere Ushiwaka da solo! Però...- Iwaizumi allenta la presa per consentire all'altro ragazzo di rilassare le spalle. -Nella pallavolo sono in sei a scendere in campo! Che tu abbia davanti un genio del primo anno o uno della Shiratorizawa, la squadra più forte è quella con i sei più forti, razza di idiota!-

Per un'interminabile quantità di secondi, entrambi i ragazzi trattengono il respiro. Il cipiglio di Oikawa comincia a vacillare.

Nella pallavolo sono in sei a scendere in campo. Ha ragione. Certo che ha ragione. Iwaizumi ha sempre avuto una vista migliore di quella di Oikawa e un cuore molto più grande: c'è spazio per tutti lì. Persino per un idiota come Oikawa.

-La squadra più forte è quella con i sei più forti,- ripete, piano. Poi, dalle sue labbra sfugge una lieve risata.

Iwaizumi indietreggia ulteriormente, allarmato. -Scusa, forse la testata era troppo forte. S-stai bene?-

Caro, apprensivo Iwaizumi. Il mondo è un posto troppo buio per un'anima leggera come la sua.

-Hm?- sbuffa Oikawa, rimettendosi in piedi. Barcolla un po' sul posto, ma presto riacquista l'equilibro. -Ah, sì. Non so perchè, eppure... adesso mi sento invincibile,- completa, sforzandosi anche di sorridere.

Oikawa non sa che cosa Iwaizumi ci abbia visto in lui; ma da quando è entrato a far parte della sua vita, il sole è sempre riuscito a filtrare anche nelle giornate più piovose.

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-Guarda che contiene caffeina. Non ti fa bene berla a quest'ora.-

Oikawa scrolla le spalle e riprende a sorseggiare la coca-cola con assoluta indifferenza. Fuori, tutto è avvolto dall'oscurità e il vento fischia tra le fronde degli alberi. Perlomeno, la luce a led del frigorifero illumina quella cucina così tetra e silenziosa.

-Non mi addormenterei in ogni caso,- risponde, asciugandosi la bocca. -Ci sono alcuni nastri dell'Accademia Eiwa che mi piacerebbe controllare.-

Iwaizumi si sporge in avanti e, con quel suo solito broncio che gli fa venire le rughe sulla fronte, strappa la lattina dalle mani di Oikawa.

-Ti ho già permesso di farti male una volta. Non capiterà di nuovo.-

Oikawa non protesta: sa che il suo migliore amico ha ragione. Quando si trattava della sua salute, Iwaizumi si preoccupava sempre più di quanto lo facesse lui stesso.

-Iwa-chan si prende sempre cura di me, eh?-

Poi Oikawa gli dà le spalle per riporre la lattina dentro il frigorifero. Se solo fosse più facile, pensa. Se solo a Iwaizumi non importasse di lui.

Sarebbe tutto più semplice, vero? Reprimere i sentimenti, fare finta che non esistano. Andare avanti. Ci sarebbe mai riuscito? Frequentare qualcuno disposto a ricambiare il suo amore: sarebbe la cosa migliore.

Eppure, mentre richiude lo sportello, non riesce proprio a togliersi di dosso lo sguardo che aveva Iwaizumi – quegli occhi così premurosi, verdi come il bosco d'estate. Oikawa strizza le palpebre. Per rompere il silenzio, comincia a canticchiare.

-Si sta facendo tardi. Dovrei tornare a casa.-

È decisamente tardi. Il suo cervello gli sta giocando brutti scherzi e Oikawa si sta lasciando trasportare. Come se la sua coscienza (o le parole di Iwaizumi) non avessero alcun peso, Oikawa afferra il ragazzo per i polsi e lo trascina al centro della stanza.

-Mh, mh mh, mh mh...-

-Oi, hai sentito cos'ho appena detto?-

-Mh-mhmhmhmh, mh-mhmh..-

Iwaizumi sospira contrariato e tenta invano di liberarsi dalla presa. Oikawa reprime un sorriso.

-Balla un po' con me, dai,- lo prega, allentando un poco la stretta. Le sue dita scivolano attorno a quelle di Iwaizumi, sfiorandogli delicatamente il palmo. Solo questo. Oikawa si concede solo questo.

Iwaizumi barcolla in avanti, impacciato. Forse il silenzio lo sta mettendo in imbarazzo.

-Forza, Iwa-chan,- gli intima, passando sotto il suo braccio con una giravolta. Iwaizumi si muove con difficoltà mentre prova ad imitare i passi di Oikawa. Fa quasi tenerezza.

-Mh-mh, mh-mh, mh-mh-mh, mh...- canticchia Oikawa, oscillando verso di lui. -Mi stai pestando i piedi.-

-Uh? Scusa!-

Oikawa scoppia a ridere e lo tira più vicino. Potrebbe rimanere così per sempre, tra le braccia dell'unica persona che conta davvero. È una sensazione così delicata.

Amare Iwaizumi è delicato. Non l'amore in sé, non quel turbolento tornado che si scatena ogni giorno dentro di lui. No: l'amore è un fiume in piena che lo travolge e lo trascina sempre più a largo. L'amore è tensione, è contrasto. Ma amare Iwaizumi, invece... è qualcosa di più specifico. Di più leggero.

-Così,- sussurra, guidando la mano di Iwaizumi sulla sua spalla. E poi, sempre perché il suo cervello gli sta giocando brutti scherzi e lui si sta lasciando trasportare, si concede un altro regalo. Uno solo.

-Lo sai, Iwa-chan.- La mano di Oikawa scende dolcemente lungo il suo viso. I suoi polpastrelli giocano con i lineamenti dello zigomo e si soffermano sulla mascella. -Sei davvero un pessimo ballerino.-

Improvvisamente, le dita che erano strette attorno al suo busto si ritraggono. Iwaizumi afferra il suo braccio e lo allontana di scatto, come se si fosse bruciato. Poi indietreggia, la paura dipinta sul suo volto.

È finita, realizza Oikawa, prima ancora che la sua mente possa processare le conseguenze. Iwaizumi ha capito tutto.

È come trovarsi dentro un film dell'orrore e Oikawa è l'assassino.

Sono passati solo pochi secondi, ma il mondo ha smesso di girare. Per Oikawa, almeno. Iwaizumi adesso lo odia. E se è davvero così, Oikawa non vuole più vivere in questo mondo.

-E' tardi,- balbetta Iwaizumi, con la gola secca. -Dovrei... devo...- Si abbassa per raccogliere la felpa e si schiarisce la voce. -Grazie per la cena. Ci... c-ci vediamo domani, allora.-

Senza aspettare alcuna risposta, si precipita fuori dalla porta d'ingresso. Oikawa lo osserva superare il viale di corsa.

I suoi occhi cominciano a pungere. È finita.

Oikawa si porta le mani sugli occhi e comincia a sfregare; si gratta il viso così forte che diventa rosso. Tutto il suo corpo prude. Tutto il suo corpo brucia.

-Cazzo,- sussurra, ma il suono che fuoriesce è molto più simile a un singhiozzo. Il suo petto è scosso da respiri sempre più profondi e irregolari.

Aveva passato otto anni a struggersi per il suo migliore amico. Ora, non gli era più concesso nemmeno quello.

Rumoroso. Ecco un altro aggettivo per descriverlo: il suo amore era stato rumoroso e, alla fine, Iwaizumi lo aveva sentito. Lo aveva sentito e si era spaventato.

-Tooru?-

La testa di sua madre fa capolino dalla camera. I suoi capelli sono spettinati da tutte le parti; ha lo sguardo di chi si è appena svegliato di colpo nel cuore della notte. Poco dopo, i suoi passi riecheggiano lungo il corridoio.

-Tooru, stai bene?-

Oikawa non riesce a parlare: gli fa male la faccia, gli fa male pensare, gli fa male respirare. Si limita a scuotere la testa, mentre i suoi occhi si gonfiano di lacrime. Le braccia di sua madre lo avvolgono quando un suono gutturale risale la sua gola.

-Tesoro, che è successo? Non piangere. Andrà tutto bene.-

E Oikawa vorrebbe crederle, ma è una bugia. Non andrà tutto bene.

Non andrà tutto bene perché Oikawa ha sedici anni ed è innamorato del suo migliore amico da quando ne aveva sette. Non andrà tutto bene perché Iwaizumi tiene a lui ma non è disposto a dargli di più.

Oikawa lo sa, lo legge nei suoi occhi. È scritto lì, davanti a lui: un promemoria di quello che non sarebbero mai stati. Più che amici. Qualcosa di più. Iwaizumi non lo avrebbe mai permesso.

Mentre soffoca un altro singhiozzo, Oikawa sa di aver finalmente toccato il fondo. È sceso così tanto in profondità che si è dimenticato quale aspetto abbia la luce del sole. Ma ora che i suoi piedi toccano la sabbia, non c'è più nient'altro da temere, giusto? Non può cadere più in basso di così.

È finita per sempre.

Forse è arrivato il momento di risalire a galla.


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-È libero quel posto?-

Oikawa si toglie una cuffietta e solleva la testa dal libro di chimica. -Puoi ripetere?-

Davanti a lui c'è una ragazza che sembra avere la sua stessa età: il suo viso è allungato, gli occhi vivaci. Il suo naso ricorda quello di una famosa attrice di cui Oikawa ha dimenticato il nome.

Quando si piega, una ciocca di capelli le scivola oltre la spalla. A giudicare dalle tracce di ricrescita, la sua testa non è di un arancio naturale. Le sue mani sono nascoste da un cappotto marrone e il suo indice sta indicando la panchina dove è seduto Oikawa.

-Posso sedermi?-

-Scusa, non sono interessato.- Oikawa sta per infilare di nuovo la cuffietta, ma il cipiglio sul volto della ragazza gli fa cambiare idea. -Cosa c'è?-

-Credi davvero che fosse un patetico tentativo per avere il tuo numero?-

-Non è così?-

-No!- La ragazza fa una smorfia disgustata. Sembra che l'affermazione di Oikawa l'abbia quasi indignata.

Dovrebbe sentirsi offeso?

-È l'unica panchina nel raggio di chilometri,- sbuffa la ragazza, allargando le braccia. -Non posso credere che tu sia così presuntuoso.-

Oikawa alza le spalle. -Non sarebbe la prima volta.-

La sua non è arroganza: a dodici anni, le ragazze della sua età avevano improvvisamente decretato che Oikawa era attraente. Tipo, molto attraente. Da un giorno all'altro, si era ritrovato decine di confessioni nella cassetta della posta e scatole di cioccolatini nell'armadietto della palestra.

Durante le partite, una bella porzione degli spalti era occupata da quello che Makki aveva soprannominato il suo "fanclub". Certo, Oikawa si divertiva a flirtare, ma non aveva mai seriamente prestato attenzione a nessuna delle sue pretendenti; non per cattiveria, ma perché il suo cuore era sempre stato occupato.

E poi, nessuna di quelle ragazze lo conosceva veramente. Se avessero cercato di scavare dentro il suo carattere, probabilmente sarebbero scappate a gambe levate. Ecco perché Oikawa amava tanto Iwaizumi: lui sarebbe rimasto, sempre. Indipendentemente dalla terribile personalità di Oikawa. Indipendentemente da tutto.

Il cipiglio sul volto della ragazza si trasforma facilmente in una smorfia. -Wow. Sei davvero pieno di te.-

Finalmente, Oikawa era abbastanza interessato da togliere anche l'altra cuffietta e girarsi verso di lei con tutto il corpo.

-È un male?- le chiede, con finta innocenza.

La ragazza fa un passo indietro e stringe la borsa di tela vicino al petto. -Sai che c'è? Troverò un altro posto.-

Prima che lei possa voltargli le spalle, tuttavia, Oikawa ha già preso in mano i suoi libri, lasciando libero lo spazio accanto a lui.

Durante i secondi di silenzio successivi, Oikawa si chiede perchè l'abbia fatto. È stato il suo istinto a suggerirglielo? Non ne ha idea. Sa solo che gli sarebbe dispiaciuto stroncare in quel modo la conversazione.

Lei gli rifila un'occhiataccia, ma lui fa finta di non averci fatto caso e torna a concentrarsi sulla pagina. Anche se i suoi occhi si muovono lungo le scritte, il suo cervello non sta davvero seguendo il filo del discorso.

-Che generoso,- commenta la ragazza, prendendo posto accanto a lui. Le labbra di Oikawa si curvano impercettibilmente verso l'alto.

Proprio quando la sua attenzione era tornata a rivolgersi verso la chimica, la ragazza gli urta leggermente una gamba nel tentativo di tirare fuori i libri dalla borsa.

-Scusa,- borbotta sottovoce.

Normalmente, Oikawa avrebbe lasciato perdere; ma c'era qualcosa di diverso nell'aria, quel pomeriggio. Qualcosa che gli suggeriva di divertirsi un po'.

-Okay,- dice, richiudendo di scatto il libro. -Quale sarà la prossima mossa? Fingere che ti sia caduta una penna per fare in modo che le nostre mani si sfiorino?-

La ragazza strabuzza gli occhi. Dopodiché, una risata incredula scappa dalle sue labbra, anche se le sue orecchie hanno iniziato a tingersi di rosso.

-Forse non l'hai ancora studiato– dubito che tu l'abbia fatto, visto che sei rimasto sulla stessa pagina per dieci minuti, ma l'universo non gira attorno a te. Difficile da credere, considerata la massa del tuo ego.-

Questa volta, Oikawa non riesce a trattenere un'espressione divertita. Si appoggia all'indietro e lascia che il suo braccio dondoli oltre lo schienale della panchina. La ragazza osserva i suoi movimenti senza battere ciglio.

-Sei simpatica. Per essere una mia fan, intendo.-

-Osservazione acuta. Per provenire da un completo idiota, intendo.-

Oikawa non sa che cos'abbia di diverso quella ragazza, ma gli piace. Gli piace il modo in cui risponde alle sue provocazioni; sembra quasi che si stia divertendo a tenergli testa.

-Mi ferisci,- si lamenta, con un sospiro drammatico. -Se vuoi possiamo passare direttamente alla parte in cui mi dici il tuo nome, per evitare tutto questa messa in scena.-

-Messa in scena?-

Oikawa fa un vago gesto con la mano. -Probabilmente pensi sia fantastico. Tutte lo pensano. Però apprezzo lo sforzo, dico sul serio. Hai studiato un bel piano. Ti faccio i miei complimenti. Hai persino portato dei libri!-

La ragazza stringe il manico della borsa e appoggia il peso sulla mano libera per rimettersi in piedi. Osservando il suo volto con più attenzione, Oikawa nota dei dettagli a cui precedentemente non aveva fatto caso: le labbra sottili, qualche lentiggine sotto gli occhi. È carina, pensa.

-Non so perché credi che mi importi minimamente chi sei. Buon per te, immagino. La tua vita dev'essere molto movimentata. Ora, se vuoi scusarmi, penso proprio che andrò da un'altra parte.-

-Com'era la partita?-

Lei gli ha già dato la schiena, ma il resto del suo corpo si è improvvisamente immobilizzato. Si volta lentamente e guarda Oikawa con un certo scetticismo.

-Quale partita?-

Oikawa fa roteare la penna tra le dita e torna a focalizzarsi sul libro di chimica. -Quella a cui hai assistito la settimana scorsa. Seijoh contro Hakusuikan, se non sbaglio. Beh, è difficile che mi sbagli, visto che ho guidato io la squadra.-

Gli occhi della ragazza si spalancano in un'espressione di puro terrore. Oikawa inarca un sopracciglio. La sta sfidando: cosa ti inventerai adesso?

-Come fai a...-

-Ti ho visto,- le risponde, zittendola. -Che c'è? Credevi che non prestassi attenzione agli spalti? Non ti perdi neanche una partita. Devi amare la pallavolo con tutto il tuo cuore.-

Quando i loro occhi si incontrano, lei abbassa lo sguardo; poi inizia a giocare con una ciocca di capelli, cercando di nascondere l'imbarazzo. Quella vista fa sentire Oikawa vittorioso.

-Amiyu. È questo il mio nome.-

Il sorriso di Oikawa si fa ancora più largo. Per qualche ragione, tutto il suo corpo freme di entusiasmo.

-Beh, per quanto mi riguarda, non penso che servano presentazioni.-

Amiyu arrossisce leggermente. -Se avessi saputo fin da subito che ti saresti comportato in questo modo, me ne sarei andata molto prima.-

-Eppure sei ancora qua.-

Amiyu sospira un'ultima volta prima di sedersi sulla panchina. Incrocia le braccia, come se fosse seccata, ma non prova a negare l'evidenza.

-Allora? Quando mi chiederai il numero?-

-La prossima volta che ci vedremo, forse. Se vincerete.-

Oikawa non dice nulla, ma le porge una cuffietta. Lei accetta, anche se titubante. Le loro spalle si sfiorano appena, ma Oikawa riesce a percepire il calore del suo corpo

-Mi ha annoiato, comunque.-

-Che cosa?-

-La partita.-

Oikawa scoppia a ridere.

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Ci sono tanti aggettivi che Oikawa potrebbe usare per descrivere Amiyu; eppure, nessuno è capace di racchiudere tutti i tratti colorati della sua personalità.

Amiyu è carismatica. Non ha paura di niente.

Non la spaventano né il buio, né i film dell'orrore, né le sfide della vita. Corre contro il destino a braccia aperte, come se fosse in grado di trasformare qualsiasi tipo di minaccia in una nuova opportunità.

Ad Amiyu piace vivere: questa è una delle prime cose che Oikawa ha imparato sulla sua ragazza. E' sufficiente un suo sguardo, con quegli occhi così risoluti, un battito di ciglia, e il mondo tranquillamente può cadere ai suoi piedi.

Amiyu è capace di far innamorare gli sconosciuti per strada. Riesce ad incantare con le sue parole. Sa essere divertente, ma sa anche quando è arrivato il momento di fare un passo indietro. È spavalda senza essere irrispettosa. È cauta senza essere ingenua.

Oikawa si è invaghito di lei fin dal primo momento in cui si sono visti. Del resto, come avrebbe fatto a rifiutarla? Il fascino di Amiyu agisce come un magnete: è impossibile opporre resistenza.

La loro relazione dura nove mesi. È sincera, ma è unilaterale.

Amiyu gli piace veramente. Con lei, non ha bisogno di fingere o di indossare maschere. Oikawa ama la sua compagnia, la scioltezza del loro rapporto, la facilità con cui riescono a parlare di qualunque argomento.

All'inizio, aveva pensato che sarebbe stato naturale provare qualcosa di più profondo, che gli facesse battere il cuore. E così, quando lei aveva mostrato interesse, aveva accettato di fidanzarsi.

C'erano momenti in cui Oikawa si ritrovava a fissarla mentre rideva, con gli occhi che le luccicavano. Erano istanti in cui tutto sembrava perfetto.

Ma una relazione non è fatta di istanti.

Oikawa si era reso conto già da un pezzo che i suoi sentimenti non erano cresciuti come aveva sperato. Nei confronti di Amiyu prova affetto, fiducia, persino stima. Ma non c'è traccia di quell'amore travolgente che si vede nei film.

Tutte le volte che prova ad immaginare il suo futuro, Amiyu non ne fa più parte. Non riesce a vedere una vita condivisa con lei; non in quel modo. Non come vorrebbe lei.

E per questo motivo, litigano.

Hanno litigato tante di quelle volte che le amiche di Amiyu si rifiutano di salutare Oikawa per i corridoi della scuola.

Oikawa non le biasima. È un vigliacco.

La verità è che preferisce sentirsi intrappolato in quello che pensa sia giusto per lui, piuttosto affrontare ciò che prova realmente. È davvero così tremendo scegliere la strada più sicura?

La sua mente non fa che ripetergli che Amiyu è una ragazza straordinaria e che sarebbe stato stupido lasciarla andare. Ma quando si baciano, quando si toccano, il suo cuore non batte come dovrebbe.

Forse, col tempo, il loro amore sarebbe sbocciato come un fiore che cresce su un terreno ghiacciato. E così, i giorni erano diventati settimane; le settimane, mesi. Ma quello che era cresciuto, dentro di lui, era soltanto il vuoto.

Alla fine, Oikawa avrebbe dovuto prendere una decisione.

Ma, per il momento, sceglie di continuare a replicare i suoi sorrisi, sperando che sia Amiyu a fare la prima mossa. Preferisce sentirsi protetto, piuttosto che avere gli occhi colmi di stelle.

È un gesto orribile e meschino. È sufficiente a rendere Oikawa una persona cattiva?

Magari, prima o poi, sarebbe stato in grado di amare Amiyu come lei meritava. Non lo saprà mai; perché, per fortuna, è qualcun altro a prendere la decisione al suo posto.

-Ti amo.-

E' solo un sussurro portato dal vento. Ma, quella sera, il mondo crolla sulle spalle di Oikawa.

-Sei ubriaco.- I muscoli della sua schiena sono così rigidi che gli manca il respiro. Oikawa riesce a pensare lucidamente solo perché i suoi piedi sono ancorati al terreno. -Non ti muovere fino a quando non sarò tornato.-

-Ti amo, Oikawa.-

-Sei ubriaco,- ribadisce Oikawa, freddo. Più freddo del vento invernale. Più freddo della neve che comincia a scendere su di loro. -Vado a chiamare Matsun, così potete...-

-E' la verità,- sputa fuori Iwaizumi, stringendosi forte alla colonna. È così ubriaco che non riesce a stare fermo. -Mi dispiace tanto. So che è sbagliato, ma...-

-Smettila.-

Smettila.

Smettila.

Smettila.

Iwaizumi ammutolisce appena Oikawa si decide ad incrociare il suo sguardo.

-Sei ubriaco,- ripete Oikawa, questa volta senza nascondere il tremore della sua voce.

-Oikawa...-

-No,- gli ordina, facendo un passo indietro. Si passa una mano sul viso e un singhiozzo soffocato sfugge dalla sua bocca. -Ti prego, non farmi questo.-

-Scusa. Non avrei dovuto.-

Oikawa scuote la testa, mentre con una mano tira nervosamente la manica del cardigan. Una lacrima gli sfugge dall'occhio sinistro.

Non può essere vero, continua a dire la voce nella sua coscienza. A dire la verità, non gli sta semplicemente parlando. Sta urlando. Sta urlando così forte che Oikawa vorrebbe tapparsi le orecchie e farsi piccolo, invisibile.

Iwaizumi gli sta dicendo una bugia. Sta mentendo, giusto? Lui non è– lui non può essere– non dopo tutto quello che è successo. Non dopo tutto il dolore che Oikawa ha dovuto attraversare.

-Mi dispiace,- Iwaizumi si scusa, abbassando lo sguardo. -Non l'ho fatto per ferirti. Non farei mai nulla che possa ferirti. L'ho nascosto per tutto questo tempo perchè temevo una reazione del genere e... io... io non posso cambiare chi sono, ma non farò nulla per intromettermi nella tua relazione, se è ciò che ti spaventa. Volevo che lo sapessi perchè sei la persona più importante della mia vita. Sono ubriaco, ma non bugiardo. Se deciderai di odiarmi,- si interrompe per un istante. -No, probabilmente mi odi già. E lo capisco, ma...-

-Iwa-chan,- lo zittisce Oikawa, mentre le lacrime gli solcano le guance. -Ti prego. Non dire un'altra parola.-

Iwaizumi serra la mascella. Anche i suoi occhi si stanno facendo umidi.

-Come fai...- dice Oikawa, tra un respiro e l'altro. -Come fai ad essere così egoista? Io ti ho... ti ho aspettato per anni. Ho sofferto per anni.-

Iwaizumi aggrotta le sopracciglia. -Di che stai parlando?-

-Ho aspettato,- prosegue Oikawa, stringendo i denti. -Ho aspettato che fossi pronto anche tu, ma quel momento non è mai arrivato. Così ho pensato di essere sempre stato da solo.-

-Io non...-

-Ho cercato di dimenticarti, Iwa-chan.- Quando lo guarda, i suoi occhi sono stanchi e arrossati. -Ho cercato di dimenticarti per così tanto tempo che ho quasi dimenticato perchè avessi bisogno di farlo.-

-Tu...- balbetta Iwaizumi, sconcertato. -Tu eri innamorato di me?-

Amore. Se a sette anni gli avessero chiesto di associare un volto a quella parola, Oikawa avrebbe pensato subito a quello di Iwaizumi. Dieci anni dopo, la sua risposta è sempre la stessa.

-Innamorato di te?- Oikawa continua a guardarlo, ma è come se stesse fissando un punto vuoto. Non riesce ad affrontarlo. -Ti ho amato più di quanto riusciresti mai a capire, Iwa-chan.-

-Tu...- Iwaizumi sembra ancora più stordito di prima. -Tu cosa?-

-E poi mi hai respinto. Infinite volte. Quando eravamo piccoli, l'ultimo giorno delle medie, o quella notte di un anno fa, in cucina. Ti ho detto che eri diventato parte di me, e mi hai allontanato per due mesi. Ti ho preso per mano, e avevi lo stesso sguardo che hai mentre guardi uno di quei tuoi stupidi film dell'orrore. Cos'altro avrei dovuto pensare?-

Iwaizumi apre la bocca per rispondere, ma dalla sua gola sfugge solo qualche suono roco. Meglio, pensa Oikawa. Non riuscirà a reggere quella conversazione tanto a lungo.

-Sono andato avanti. Ci ho provato,- riprende, incrociando le braccia. Un brivido gli percorre la schiena. Non è causato dalla temperatura.

-Ho provato, e ho provato ancora. Per il tuo stesso bene. Per il bene della nostra amicizia. L'ho fatto per te, perchè potessi tornare a guardarmi.- Oikawa scuote la testa e una risata amara fuoresce dalle sue labbra. -E adesso, dopo tre bicchieri di vodka, dici di amarmi? Oh, gli dei hanno un gran senso dell'umorismo!-

-Oikawa,- dice Iwaizumi, disperato. -Non è come credi. C'è voluto del tempo. I-io... avevo paura delle conseguenze.-

-Paura delle conseguenze? No. Avevi paura di te stesso.-

-Credi che sia stato facile?- Esplode Iwaizumi, stringendo i pugni. Oikawa fa un passo indietro. -Credi che sia stato facile guardarsi allo specchio ogni giorno e non riconoscersi? Beh? Conosci i miei genitori. Sai cosa succederebbe se lo venissero a scoprire. Cosa ti aspettavi che facessi? Che mi confidassi con te?-

-No. E non ti avrei mai spinto a farlo. Ma questo,- sottolinea Oikawa, -tutto questo va ben oltre l'accettazione. È egoismo.-

-Non è stata una mia scelta!- ringhia Iwaizumi. -Sono egoista perché ti ho detto ciò che provo?-

-No!- ribatte Oikawa. Il sangue e la rabbia gli ribollono nelle vene. -Sei egoista perché l'hai fatto adesso, da ubriaco. Perché hai detto di amarmi solo quando ho deciso di andare avanti con un'altra persona.-

-Non sono egoista.-

-No?- ironizza Oikawa, con un sorriso triste. -E allora perché non vuoi vedermi felice?-

-Sei felice?-

Oikawa chiude lentamente la bocca. Trattiene il fiato. Guarda Iwaizumi dritto negli occhi.

E si innamora, ancora e ancora. Di nuovo, da capo, irrimediabilmente, più forte. Si innamora come se fosse la prima volta e come se lo avesse sempre fatto.

No. È così facile rispondere. Oikawa è felice?

No. Perché fa così male?

La porta di legno cigola e una sagoma avanza nella penombra.

-Scusate il ritardo,- inizia Matsukawa, affannato. -Ho cercato dappertutto, ma non ho trovato nessuna sciarpa– hey!-

Oikawa gli passa accanto senza degnarlo di uno sguardo. La porta di richiude alle sue spalle, lasciando i due ragazzi da soli nel cortile.

A Oikawa sono concessi solo pochi secondi prima che il suono delle casse raggiunga le sue orecchie. Pochi secondi in cui può permettersi di non recitare.

Iwaizumi è innamorato di lui. Iwaizumi non lo odia. Iwaizumi – il suo migliore amico – ricambia i suoi sentimenti.

Oikawa non riesce a decidere quale sia la parte peggiore: scoprire che tutto il dolore sofferto negli anni è stato del tutto inutile, oppure realizzare di essere ancora innamorato della stessa persona?

-Cazzo!- esplode, tirando un pugno contro la porta. Poi, appoggia la fronte contro il legno e sopprime un singhiozzo.

-Oikawa?-

Il ragazzo si gira lentamente, incrociando due occhi scuri carichi di preoccupazione. Hanamaki sposta il peso da un piede all'altro, come se avesse paura di dire la cosa sbagliata. -Che succede? Iwaizumi sta bene?-

Tutta la tensione scivola dalle spalle di Oikawa appena lui indossa un sorriso falso. Uno di quelli che solo Iwaizumi sarebbe stato in grado di riconoscere.

-Iwa-chan sta bene,- risponde, sorpreso di sentire la sua voce emanare una tale sicurezza. -È solo molto stanco. E molto ubriaco. Matsun si occuperà di lui.-

Oikawa si passa una mano sugli occhi, cancellando le tracce lasciate dalle lacrime. Supera il suo amico senza aggiungere una parola e si dirige verso il salotto.

-Hey! Aspetta!-

Oikawa si ferma in mezzo alla stanza, senza girarsi. È consapevole di aver attirato i sospetti di Hanamaki, ma non ce la fa proprio a dargli una spiegazione. È decisamente presto per quello.

-Tu stai bene?-

Oikawa sbuffa una risata nervosa. Non è la migliore delle sue performance, ma sarà sufficiente, almeno per quella sera.

-Sono solo preoccupato, proprio come te.-

-Sei sicuro? Perché mi sembrava di averti sentito...-

-È tutto okay, Makki.- E' tutto sbagliato. È tutto profondamente sbagliato. -Vedrai che, entro domani, Iwa-chan si sarà già ripreso. Torna pure a festeggiare. È il tuo compleanno, dopotutto!-

Senza aspettare una risposta, Oikawa riprende a camminare. Si infila in cucina, dove l'aria è calda e puzza di alcol e fumo. Un gruppo di ragazzi gioca a beer-pong su un tavolo traballante; il tintinnio delle lattine e le urla lo seguono fino al secondo piano.

Alcuni ragazzi sono seduti sul pavimento, gli occhi persi nel vuoto. Oikawa li scavalca senza prestare attenzione. Si fa largo lungo il corridoio, schivando gomiti e spallate. Ogni passo è una sfida: qualcuno gli passa accanto con un bicchiere in mano, una coppia si bacia contro il muro, due ragazze finiscono per urtarlo, i volti rossi e gli occhi lucidi.

Oikawa riesce a scavarsi un varco fino alla camera di sua sorella e riesce a prendere un respiro di sollievo solo dopo aver sigillato la porta.

Nuove lacrime minacciano di scendere; il ragazzo si passa nervosamente una mano tra i capelli, ancora umidi per il sudore e le temperature basse.

E adesso?

-Ciao.-

La testa di Oikawa scatta verso l'alto. Sul letto di Kahomi, intenta ad osservare una vecchia fotografia, c'è Amiyu. Sembra rilassata, con le gambe incrociate e una mano distesa lungo il fianco. Il suo sguardo, però, tradisce un'ombra molto spaventosa.

-Amy.- Oikawa raddrizza la schiena, fingendosi rilassato. -Ti stavo cercando.-

-Ah sì?- Amiyu stacca gli occhi dalla cornice solo per un secondo. -Non l'avrei mai detto.-

Oikawa corruga le sopracciglia. Non gli piace affatto quel tono. Non promette nulla di buono.

-Cosa stai insinuando?-

Amiyu non gli risponde direttamente. Si limita ad appoggiare la fotografia sul comodino e a guardarlo fisso negli occhi, come se volesse scavargli le ossa e mettere a nudo la sua anima.

-Portavi gli occhiali, quando eri piccolo.-

Oikawa socchiude la bocca, sorpreso da quel repentino cambio di argomento. Lancia un'occhiata alla fotografia prima di rivolgersi alla sua ragazza.

-Uh, sì. Li porto ancora, in realtà. Solo quando mi devo concentrare.-

Amiyu annuisce. Oikawa fatica a leggere la sua faccia: per la prima volta, Amiyu è inespressiva. Sembra stanca. Ferita.

-Non me l'avevi mai detto.-

Oikawa si porta una mano dietro il collo. Non gli è mai capitato di sentirsi a disagio con lei.

-Puoi dirmi che sta succedendo?-

Amiyu china la testa, focalizzando la sua attenzione sul copriletto. -Forse dovresti dirmelo tu.-

Oikawa sente un tuffo al petto che gli fa quasi perdere l'equilibrio. Amiyu non aveva assistito alla scena, giusto? Erano da soli, in quel cortile. Solo lui e Iwaizumi. Allora, come faceva a sapere?

-Non so di cosa tu stia parlando,- mente, ma la sua voce vacilla.

Amiyu se ne accorge. Anche se Oikawa avesse dato sfogo alle sue migliori capacità attoriali, Amiyu se ne sarebbe accorta ugualmente.

-Per una sola volta,- lo prega Amiyu, mentre i suoi occhi cominciano a luccicare. -Per una sola volta in vita tua, puoi smettere di mentire?-

Stanno litigando di nuovo. È la quinta volta, quella settimana.

Oikawa si morde la lingua così forte che sente in bocca il sapore del ferro. Fa un passo avanti, ma appena si muove, Amiyu indietreggia verso il muro.

Non è spaventata; questo Oikawa lo sa bene. Amiyu non ha mai paura. Lei è semplicemente... amareggiata. Delusa. Arrabbiata, forse.

-Non ti sto mentendo.-

-Hah!- Un verso di disapprovazione scappa dalle labbra di Amiyu. -Wow. Sono davvero patetica.-

-Amy...-

-Non chiamarmi Amy.- I suoi occhi verdi si sono tinti di emozioni più scure, più pericolose, che fanno sentire Oikawa una pessima persona. -Anzi, non chiamarmi mai più.-

-Si può sapere che ti prende?- Oikawa prende coraggio e fa un altro passo. -E' ancora per la storia della pallavolo? Perché ti ho già spiegato che...-

-Non è la pallavolo il problema.- Amiyu scuote la testa con così tanta rabbia che qualche ciuffo di capelli fuoriesce dalla sua pettinatura. -Non è mai stato quello il problema e lo sai benissimo.-

-Non puoi chiedermi di trascorrere meno tempo con i miei amici! Ho tutto il diritto di...-

-Tooru.- Amiyu piega la testa e gli sorride in modo freddo. -Lui non è tuo amico.-

Oikawa sente l'aria nei suoi polmoni comprimersi di colpo. Gira la testa da un lato, sperando di essere riuscito a mascherare in tempo la sua reazione. A giudicare dal sospiro di Amiyu, non ce l'ha fatta.

-Ancora con questa storia?-

-Sono stanca, Tooru.- La voce rotta di Amiyu gli fa venire i brividi. Non fa che aumentare il suo senso di colpa. -Sono stanca di dover competere con lui.-

-Non è una competizione!- Oikawa allarga le braccia. -Iwa-chan è il mio migliore amico e tu sei la mia ragazza. C'è spazio per tutti e due!-

Amiyu si morde un labbro, come se stesse cercando di reprimere le lacrime. Dopo qualche secondo di silenzio, torna a concentrarsi sulla fotografia, pur di non guardare in faccia Oikawa.

-No, non c'è.-

Non è un litigio normale, questo. La maggior parte delle volte, Amiyu si limitava a criticare l'atteggiamento di Oikawa, pregandolo di fare promesse; lui giurava che sarebbe cambiato, che quelle di Amiyu erano false speculazioni, e il loro rapporto tornava come prima, almeno per qualche giorno.

Ma quella sera, Amiyu si era arresa. Non aveva neanche provato a lottare.

-Vuoi farla finita?- chiede Oikawa. È un sussurro disperato, impaurito. Dopo tutto quello che è capitato, non vuole perdere anche lei.

-Mi ami?-

Oikawa si strozza con la sua stessa saliva. Tossisce un paio di volte prima di squadrare la sua ragazza con un'aria esterrefatta.

-Che cosa? Certo che– mi piaci tantissimo, Amy. Sei fantastica. Sei intelligente e sei una delle persone migliori che conosca. Sono fortunato ad averti.-

-Non ti ho chiesto questo.- Amiyu prende un respiro profondo e, finalmente, trova l'audacia di guardarlo negli occhi. -Ti ho chiesto se sei innamorato di me.-

-È quello che...-

-Ti amo.- Le labbra di Amiyu tremano solo per un istante. -Tu mi ami?-

Ti amo. Non glielo aveva mai detto, prima. Oikawa dovrebbe sentirsi al settimo cielo. Aveva sognato quel momento per mesi e mesi.

Eppure, non prova niente. Solo un raccapricciante e logorante senso di colpa.

Oikawa non può risponderle. Nelle sue orecchie, vibra solo la musica del piano di sotto, un ronzio basso profondo che rimbalza sulle pareti.

-Già,- dice Amiyu, abbassando la testa. -Immaginavo.-

Gli passa accanto, ma Oikawa non ha la forza di parlarle. Quale codardo potrebbe mai pregarla di rimanere, dopo una scena così pietosa?

È solo quando Amiyu spalanca la porta e le urla degli invitati riempiono la stanza che il ragazzo riesce a tornare con i piedi per terra.

-Aspetta!- Oikawa le afferra un polso, ma lei si dimena.

-Non voglio più vederti.-

-Non è come pensi! Mi piaci, Amy, davvero tanto, devi credermi. Ma sono cose nuove per me, okay? Io– io non so quale sia la differenza.-

-Ma sai che non è amore.-

Oikawa indietreggia come se il corridoio avesse preso fuoco. Vuole controbattere, ma gli manca l'ossigeno. Gli mancano le parole. Tutti gli occhi sono fissi su di lui.

-Non te ne andare,- susurra, piano.

Amiyu considera la sua richiesta solo per una frazione di secondo. Poi, però, gli lancia un ultimo sguardo sconsolato e gli volta le spalle.

-Vorrei farlo, ma non posso. Ho bisogno di qualcuno che scelga me, Oikawa. E tu non smetterai mai di scegliere lui.-

Oikawa chiude gli occhi. Quando i passi di Amiyu si uniscono alle voci di sottofondo, le lacrime cominciano a macchiargli i vestiti.

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-Merda!-

Oikawa tira un pugno contro l'armadietto. Il clangore del metallo è così forte che risuona in tutto lo spogliatoio vuoto.

Hanno perso. Per la prima volta in quella giornata, si permette di pensare solo a questo. Hanno perso. Hanno perso. Hanno perso. Hanno perso.

Il Seijoh non si è qualificato ai nazionali. Non si scontreranno mai con Ushiwaka. Oikawa non avrà la sua rivincita perché hanno perso.

Hanno perso.

Oikawa preme la schiena contro l'armadietto e si lascia scivolare per terra.

-Sai,- dice Iwaizumi, poco più tardi, rompendo il silenzio. Stanno camminando da più di venti minuti e non si sono ancora scambiati una parola. -Non penso che sarai mai veramente felice.-

Hanno appena superato il parco. È una notte senza stelle e le finestre delle case sono l'unica fonte di luce.

Oikawa ci mette qualche secondo a reagire: -Scusa? Cos'è, una specie di maledizione?-

Non che Oikawa non abbia già sperimentato ogni maledizione possibile sulla sua stessa pelle.

È il 26 ottobre. Quella data rimarrà impressa nella sua mente fino a quando non sarà abbastanza vecchio da dimenticare cosa sia un calendario. È il giorno in cui Oikawa ha perso tutto.

Beh, ripensandoci, non proprio tutto. Ha ancora la sua squadra, almeno per qualche mese. Ha ancora Iwaizumi.

Ma il suo sogno – portare l'Aoba Johsai ai nazionali – si è appena trasformato in polvere, schiacciato con forza sotto i piedi del piccoletto con i capelli arancioni. Il Karasuno si sarebbe scontrato con la Shiratorizawa. E Oikawa avrebbe guardato.

-Non importa quanti tornei vincerai,- prosegue Iwaizumi. -Perchè non sarai mai completamente soddisfatto. Continuerai ad essere quel tipo di ragazzo irritante che rincorrerà la perfezione fino al giorno della sua morte.-

-Devi sempre trovare il modo di insultarmi, vero?-

-Comunque, se questo è ciò che hai scelto, non avere ripensamenti.-

Oikawa si blocca poco più avanti di Iwaizumi. L'altro ragazzo lo sta guardando con un'aria di sfida e Oikawa trasalisce.

-Non potrei essere più fiero di averti avuto come compagno,- dice Iwaizumi, sollevando il mento. -Sei l'alzatore migliore con cui si possa giocare. E se mai capiteremo in squadre diverse, continuerò a pensarlo. Però, farò del mio meglio per batterti.-

Oikawa china la testa. Ha trascorso tutto il pomeriggio in compagnia della squadra, ma non si era ancora concesso un sorriso così vero.

Battermi, eh? Oh, Oikawa non ne ha alcun dubbio.

-Non vedo l'ora,- dice, stringendo le dita e allungando il pugno verso Iwaizumi.

Le loro nocche si scontrano a metà strada. Per un secondo, tutti i momenti che li hanno condotti fino a quel momento lo travolgono; è un fiume di ricordi che lo sommerge, trascinandolo con le sue correnti, ma è una morte dolce.

Non penso che sarai mai veramente felice.

Oikawa non ha detto nulla, ma pensa che Iwaizumi si sbagli.

La felicità non è qualcosa che si conquista. Non è un luogo, né una persona; non è una canzone alla radio, non è un libro, non è nemmeno una risata o uno stato d'animo.

La felicità è un momento.

Sono le persone che scelgono di dare valore ai momenti. La felicità non si cerca: si trova. Sta in quei momenti a cui le persone scelgono di dare valore.

Oikawa ha trovato la sua felicità. Non è qualcosa di costante o assoluto, ma è lì, davanti a lui, ogni volta che si trova in compagnia di Iwaizumi. Sono quelli i momenti a cui ha scelto di dare valore.

È il 26 Ottobre. Oikawa ha diciotto anni e ha appena visto i suoi sogni infrangersi davanti ai suoi occhi. Il giorno seguente, il suo coach lo metterà in contatto con Josè Blanco.

Oikawa sta per prendere una decisione che cambierà il corso della sua vita. Ma per il momento, guarda Iwaizumi e sorride.

Oikawa è felice.

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[29/04]

I: A che ora parte il tuo aereo? [10:36 am]

O: Tra un'ora e mezza [10:38 am]

O: ? [10:42 am]

I: Non fare il check-in [10:44 am]

O: Perchè? [10:45 am]

O: Che stai dicendo? [10:46 am]

O: ??? [10:49 am]

I: Devi fidarti di me [10:51 am]

O: Ti dispiacerebbe essere un po' meno criptico? [10:52 am]

O: Iwa-chan [10:53 am]

O: !! [10:55 am]

O: Qualunque cazzata tu abbia in mente ti conviene farla in fretta [10:57 am]

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Oikawa lancia il telefono sulla sedia di plastica accanto alla sua e mette il broncio. Che diavolo gli era saltato in mente? Iwaizumi non poteva ordinargli di aspettare nella sala d'attesa dell'aeroporto senza alcuna spiegazione! Soprattutto, non dopo che loro–

Oh.

Oikawa si prende la testa fra le mani, sentendo il calore crescere sulle sue guance. È così imbarazzante. La sera precedente, lui e Iwaizumi avevano davvero fatto sesso. La consapevolezza lo sta uccidendo.

Oikawa appoggia la fronte contro la valigia e sospira. Quando solleva di nuovo la testa, il suo cuore perde un battito.

Si alza in piedi di scatto, convinto che si tratti di un miraggio. Si avvicina al tabellone delle partenze con cautela e apre la bocca solo quando è convinto che l'altro possa sentirlo: -Iwa-chan?-

La testa di Iwaizumi scatta nella sua direzione. È lui, in carne e ossa. C'è una sola domanda che si forma spontaneamente sulle labbra di Oikawa: -Che diavolo ci fai qui?-

Iwaizumi si riscuote dalla sua paralisi momentanea e marcia verso di lui, con passo spedito.

-Che diavolo ci fai tu qui! Nessuno di questi aerei va in Argentina!-

Oikawa si acciglia-Non esiste un volo diretto per San Juan. Devo prima fare scalo ad Osaka, vedi?- spiega, indicando il monitor. -Iwa-chan. Che cosa sei venuto a fare?-

-Oh,- mormora Iwaizumi, riprendendosi. Posa di nuovo lo sguardo sul suo migliore amico e qualcosa, nella sua postura, sembra rilassarsi. -Giusto.-

Quando Iwaizumi si allunga, Oikawa è così sorpreso che il suo corpo diventa rigido come il marmo. Il suono sbigottito che scappa dalla sua gola viene presto soffocato dalle labbra di Iwaizumi.

-Che– che stai...-

Ma Iwaizumi intrappola qualunque domanda Oikawa stesse per porgli e lo bacia con più frenesia. Sa ancora di menta, constata Oikawa, abbandonandosi al suo tocco.

Iwaizumi stringe le sue guance, che ormai bruciano per l'imbarazzo, e unisce ancora più a fondo le loro bocche. Oikawa non riesce a reprimere quella voce che gli dice di sporgersi in avanti e cancellare tutti i cattivi presentimenti.

Entrano in sintonia con naturalezza, come se i loro corpi fossero fatti per unirsi. Quando le dita di Iwaizumi raggiungono il suo cuoio cappelluto, però, un allarme risuona nelle sue orecchie e Oikawa si stacca.

-No, no, aspetta,- balbetta, spingendo via l'altro ragazzo. -Aspetta.-

-Ho aspettato tutta la vita,- si lamenta Iwaizumi, mentre il suo petto si alza per riprendere fiato.

Oikawa socchiude leggermente la bocca, faticando a trovare le parole giuste per rispondergli. Iwaizumi fa un altro passo verso di lui ma il ragazzo indietreggia e allunga le mani in avanti.

-Aspet– è... è tutto così profondamente sbagliato!-

-Sbagliato?- ripete Iwaizumi, guardandosi attorno.

-Non puoi- non d-davanti... non qui, non adesso!-

-Ah, errore mio. Pensavo ti piacesse stare al centro dell'attenzione.-

-Sai cosa voglia dire!- sbuffa Oikawa, passando una mano davanti agli occhi. La sua faccia è così calda che Iwaizumi potrebbe friggerci sopra qualcosa.

-No, in effetti,- lo corregge Iwaizumi.

Oikawa lascia ricadere le braccia lungo i fianchi in un gesto di esasperazione. Ma che cazzo?

-Noi due! Quello che stiamo facendo è...-

-Sbagliato?- dice di nuovo Iwaizumi, calmo. -Credi davvero che sia sbagliato?-

-Sai che lo è.-

-Perchè?-

Oikawa distoglie lo sguardo, e Iwaizumi ne approfitta per avvicinarsi di un passo. Ancora uno.

-Iwa...- lo ammonisce.

Ora, il suo nome è diventato un ringhio. Oikawa stringe le braccia attorno al corpo, appiattendole contro il petto. Non riesce a comprendere il comportamento di Iwaizumi ed è spaventato. Tremendamente spaventato.

-Oikawa,- insiste Iwaizumi. -Ho bisogno che mi guardi.-

-Smettila.-

-Ti prego.-

Oikawa scuote rigorosamente la testa. Le sue mani trovano l'orlo delle maniche e lo tirano nervosamente, come se il tessuto potesse in qualche modo proteggerlo dai suoi pensieri. -Non è giusto. Se solo– se solo ieri non avessi...-

-Tooru.-

Oikawa rabbrividisce. La sua testa scatta verso l'alto, di riflesso, e i suoi occhi cercano subito quelli di Iwaizumi. Con delicatezza, l'altro ragazzo preme una mano sulla sua mascella e lo costringe a incrociare il suo sguardo.

-Sono stanco di scappare,- dice Iwaizumi. Il suo respiro trema. -E' da tutta la vita che non faccio altro che fuggire. Corro, e corro, e quando penso di averti raggiunto la curva si fa sempre più larga e tu scompari dietro l'angolo. Siamo in un cerchio, Oikawa. Ci rincorriamo a vicenda per tornare sempre al punto di partenza.-

-Un cerchio?- Oikawa si lascia scappare una risata amara. Prende le mani si Iwaizumi e si sottrae al suo tocco, senza però allontanarle del tutto. -No. E' una fottuta corsa senza fine. Ogni volta che mi convinco di averti superato ricompari nella mia vita come un come se... - la sua voce di increspa e i suoi occhi si fanno improvvisamente umidi. -Non c'è nessun punto di partenza e non ci sarà mai un arrivo. Noi due– noi non siamo fatti per...-

Iwaizumi si libera facilmente dalla sua presa e torna a cullargli il volto. Questa volta, non incontra alcuna resistenza. Le sue dita sfiorano dolcemente la linea degli zigomi, per poi passare sotto il labbro inferiore. Oikawa chiude gli occhi solo per un breve istante, perdendosi in quella fugace sensazione.

-Quella volta, a casa di Matsukawa, hai detto che non hai mai sentito il bisogno di nasconderti. Che non hai mai avuto paura.-

Oikawa solleva leggermente le sopracciglia, sforzandosi di ricordare. Alla fine, annuisce impercettibilmente.

-Per me non è stato così. Non è così,- prosegue Iwaizumi. -Ho vissuto nella paura per anni. E a preoccuparmi più dei miei genitori, più di tutto il resto, era l'idea di perderti. Ero così terrorizzato da questa possibilità che non mi sono mai fatto avanti. Così spaventato che ti ho lasciato andare via.-

-Ti prego, non...-

Iwaizumi scuote la testa, zittendolo. -Avevo paura. Paura di ciò che ho provato, e di ciò che non ho mai smesso di provare. Io non ho mai... Non ho mai provato qualcosa di così grande, Oikawa. E io sono paralizzato dal terrore, perchè non è nulla di nuovo, ma è sempre più forte. Ogni giorno che passa, ogni volta che ti vedo, tutte le volte che ti penso, quella sensazione è lì ed è sfiancante. E' triste da dire, ma ci sono ancora momenti in cui faccio fatica ad accettarmi. Non so nemmeno se riuscirò mai a farlo del tutto. Ed è in questi momenti che si fa sentire la paura, perchè invece amarti è così semplice. Non sei solo la parte di me che preferisco, sei la parte che mi manca, quella di cui ho bisogno.-

Oikawa si lascia sfuggire un singhiozzo. Il bambino di sette anni, dentro di lui, sta piangendo. Quello di undici, ha gli occhi sgranati. Il ragazzo di diciotto anni, invece, sogna solo di gettarsi tra le sue braccia.

-Amo il tuo sorriso, e il modo in cui i tuoi occhi si illuminano al sole. Amo ascoltare la tua voce, e il suono delle tue risate. Amo vederti giocare, e ammiro il tuo coraggio. Ti amo quando non smetti mai di parlare, quando ti arrabbi, quando scherzi, quando sbagli, anche quanto pretendi di avere incondizionatamente ragione. Stimo i tuoi sogni, e anche i tuoi errori. Amo i tuoi silenzi, i tuoi sospiri, le tue bugie. Amo tutte le parole che escono dalla tua bocca, e persino quelle che non lo fanno. Amo il tuo orgoglio, la tua forza, la tua gentilezza, e tutti quei lati che cerchi di nascondere. Sei ciò che mi rende completo, e per questo amo ogni parte di te.-

Con due dita, Iwaizumi gli scosta un ciuffo dalla fronte. -Ti ho amato quando mi era proibito, e ti ho amato quando mi era concesso farlo. E la verità è che continuerò ad amarti anche quando ti troverai dall'altra parte dell'Oceano. Ti amerò quando da noi sorgerà il sole e da te ci sarà già il tramonto. Ti amerò per quelle poche ore che passeremo al telefono, e ti amerò per tutte le ore trascorse senza sentire la tua voce.-

Iwaizumi sposta il pollice lungo la sua guancia, seguendo le curve del suo volto, prima di ritirare la mano.

-Sono innamorato di te, Oikawa. Perdutamente, irrimediabilmente, eternamente innamorato di te.-

Oikawa stringe gli occhi così forte che una lacrima scappa dalle sue ciglia; scende lungo il suo viso e gli bagna la maglietta.

Forse, lui e Iwaizumi sono davvero intrappolati in un cerchio: destinati a rincorrersi in eterno, senza una tregua, senza una fine.

Ma si sarebbero ritrovati. Sempre.

ㅤㅤㅤ
ㅤㅤ

-Hai tolto lo smalto?-

Oikawa incrocia le braccia, nascondendole alla telecamera e alla vista di Iwaizumi. Il suo cuore palpita forte nel petto.

-Sì,- risponde, fingendo che la domanda non lo abbia turbato. -E' da un po' che ho smesso di metterlo. Non mi stava bene.-

-A me piaceva.-

Le labbra di Oikawa si distendono in una linea sottile. Certo che gli piaceva. Ovviamente. Iwaizumi aveva sempre incoraggiato qualunque suo cambio di stile; per questo, Oikawa lo amava.

Ma ormai, i tempi erano cambiati. Oikawa non poteva più permettersi di amarlo ad alta voce: c'era sempre il rischio che qualcuno lo potesse sentire.

-Smettila di sviare il discorso.-

-Mi piaci tu, idiota. Non Chosei.-

-Questo non mi rassicura.-

-Perché no?-

-Perché potresti scoprire che è un tipo forte,- si lamenta Oikawa, lanciandosi drammaticamente sul divano. -Magari è persino più simpatico di me.-

-Ci vuole poco.-

-Vedi!- Oikawa stringe gli occhi. Anche se indossa gli occhiali da riposo, fatica ancora a distinguere bene le scritte, o le immagini. -Oh? Lo sapevi che la tua università organizza degli stage in California? Presso la...-

-Birtwistle University,- lo interrompe Iwaizumi. -Già. Quindi?-

-Quindi? E' una delle Facoltà di Scienze motorie più prestigiose al mondo!-

-Non posso andare in California.-

-Certo che puoi! Qual è il problema? Scommetto che Chosei ti seguirebbe anche lì.-

-Puoi rilassarti? E' solo un amico.-

-Come posso rilassarmi dopo quello che hai detto? Dopo aver scoperto che è addirittura più bello di me?-

-Non ho mai...-

-Dopo che... mh, no,- Oikawa avvicina il telefono al naso e poi lo allontana di scatto. -Ho appena visto una sua foto. Sono più bello io.-

-Possiamo cambiare argomento, adesso?-

-Lo sapevo che mi stavi tradendo!-

-Hai finito?-

-Quindi ammetti di essere andato con un altro? Gli ultimi due anni non hanno significato nulla per te? Non posso più fare finta che il mio ragazz–...-

Il rumore delle chiavi nella serratura lo costringe a fermarsi di colpo. Oikawa trasalisce e, d'istinto, allontana il telefono.

-Ruben!- saluta, incrociando gli occhi del suo compagno di stanza.

Ruben risponde con un cenno del mento e si dirige verso il frigorifero; al suo cipiglio interrogativo, Oikawa reagisce con una scrollata di spalle.

-Uh, la–llamada? Tengo una llamada.-

Ruben si appoggia al bancone della cucina e tenta di sbirciare oltre la sua schiena. I riccioli scuri scivolano sulla sua fronte.

-Tu amigo?-

-Uh?- Oikawa strizza gli occhi. -Ah– sì, mi amigo. Quieres... sì.-

Oikawa sposta il telefono per inquadrare gli interni dell'appartamento. Ruben solleva un braccio e saluta energicamente. Iwaizumi ricambia, titubante.

-Qué tal?- domanda Ruben, facendo un passo in avanti.

-Hola,- risponde Iwaizumi. Quello che fuoriesce dall'altoparlante, però, è soltanto un suono robotico. -Che ha detto?-

-Ti ha chiesto come stai,- spiega Oikawa, tornando a riprendere sé stesso. Vuole che il suo ragazzo interagisca il meno possibile con Ruben. -Non parla inglese, quindi spesso facciamo fatica a capirci.-

-Ah. Uhm, digli che sto bene. Grazie.-

Oikawa ruota la testa per riferirlo a Ruben. Quando il suo coinquilino gli chiede come facciano a conoscersi, Oikawa gli racconta brevemente della squadra di pallavolo al liceo. Deve tralasciare qualche dettaglio, come il fatto che lui e Iwaizumi non siano solo amici. Lo fa per il suo bene.

Oikawa ama la sua nuova squadra, davvero. Gli mancano i suoi vecchi compagni, ma quelli nuovi non sono affatto male. Solo– quando non parlano, ecco.

Oikawa aveva imparato che, per sopravvivere nel Club Atletico di San Juan, avrebbe dovuto fare dei sacrifici. La sua relazione fa parte di questi.

Non è un problema nascondere il suo orientamento – o le unghie colorate – ma tenere segreto il suo amore per Iwaizumi? Non sapeva per quanto ancora ci sarebbe riuscito.

-Ah, claro.- Oikawa guarda direttamente la fotocamera e spera che Iwaizumi non riesce a cogliere la sua agitazione. -Ci sentiamo domani, allora?-

-Va bene,- risponde, Iwaizumi, impiegando un secondo più del necessario.

-Ciao ciao!-

Oikawa interrompe la chiamata prima ancora che Iwaizumi abbia il tempo di salutarlo. Può finalmente tirare un sospiro di sollievo.

-Al–.... Alli– allenamenti?- La fronte di Ruben è corrugata per lo sforzo; sta cercando di richiamare alla mente quelle poche parole in giapponese che gli ha insegnato Oikawa. -Oggi?-

-Hm? Oh, sì.- Oikawa annuisce, mettendo su un sorriso finto. -Oggi ci sono gli allenamenti.-

-Quando?-

-Dalle due del pomeriggio. Se non ci fossi io, ti presenteresti sempre in ritardo, dico bene?-

Non è del tutto sicuro che Ruben abbia afferrato le sue parole, ma a giudicare dal cipiglio che si è formato sul suo volto, deve almeno aver colto il senso.

-Non bello.-

-Brutto.-

-Brutto.-

Oikawa scoppia a ridere. Prende il telefono in mano e, distrattamente, apre la chat con Iwaizumi.

Rilegge gli ultimi messaggi e un sorriso si forma spontaneamente sulle sue labbra. Stanno insieme da due anni, ormai, ma Iwaizumi non ha mai smesso di fargli quel tipo di effetto.

-Tu novia?-

Gli occhi di Oikawa scattano verso l'alto. La faccia di Ruben è nascosta dietro la tazza della colazione. Oikawa impallidisce.

-La mia ragazza?- ripete, avvicinando il telefono al petto. Il battito del suo cuore gli rimbomba nelle orecchie e il panico prevale. -Ahem– sì.-

Ruben socchiude la bocca mentre lo stupore gli attraversa il volto. -Sì?-

-Sì,- conferma Oikawa, questa volta con un più convinzione, anche se il suo cervello urla solo merda, merda, merda. Capita spesso, ultimamente.

-Foto?-

Oikawa sussulta. -Dopo,- risponde, fingendosi disinvolto. Per sua fortuna, Ruben non insiste.

Può quasi percepire il sudore scendergli lungo la schiena.

In che guaio si è appena cacciato?

Scuote la testa; non è il momento di disperarsi. Lo sta facendo per rimanere in squadra e non creare altri casini. Il bambino di sette anni che è in lui lo avrebbe già preso a schiaffi.

È questa la tua vita, adesso. Oikawa prende un grosso respiro. È forte. Ce la può fare.

Non può permettersi di crollare. Mai. Neanche una volta.

Cadi sette volte, rialzati otto.

Oikawa ha smesso di cadere.

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Le prime luci del giorno si riflettono sulle finestre dei palazzi e l'asfalto è ancora umido dalla rugiada notturna. Le strade sono quasi deserte, solo qualche taxi che scivola lento lungo i viali.

Oikawa corre. Il suono delle sue scarpe da ginnastica accompagna i suoi pensieri confusi. I suoi polmoni bruciano, e ogni respiro è un'accoltellata, ma non si ferma. Non può.

Attraversa una piazzetta vuota, dove l'odore del caffè si mescola con l'aria fresca del mattino. Il ragazzo infila una mano in tasca, afferra il telefono con dita tremanti e digita il nome del contatto. Squilla una, due, tre volte. Finalmente, dall'altro lato, sente un ronzio di risposta.

-Iwa-chan!- sospira, sollevato. -Iwa-chan! Mi dispiace! Mi dispiace così tanto, io- Dio, sono terribile. Sono davvero pessimo. Scusa. Hai tutto il diritto di essere incazzato. Non so davvero come farmi perdonare.-

Rallenta il passo e cerca di riprendere fiato. Si sente uno schifo. Gli viene da vomitare.

-Hai detto che saresti venuto,- gli ricorda Iwaizumi, freddo.

-Lo so, lo so! Hai ragione. E' solo che questa mattina Blanco si è presentato a casa mia assieme all'allenatore della nazionale e– l'allenatore della nazionale, capisci? Voleva discutere sul futuro della mia carriera. Mi sono allenato senza sosta e, a fine giornata, mi ha detto che mi terrà in considerazione per la nuova squadra. La nazionale, riesci a crederci? Tra qualche anno potrò finalmente...-

Oikawa si interrompe. Gli racconterà di quell'allenamento in un altro momento.

-Scusa, sto divagando. Avrei dovuto avvisarti questa mattina, ma ero così euforico che mi è passato di mente. Ci ho pensato durante la pausa pranzo, ma il mio telefono si è scaricato. Ho provato ad usare quello di Blanco, ma non ricordavo il tuo numero. Allora ho telefonato a mia madre, ma...-

-Hai detto che saresti venuto.-

Oikawa emette un verso strozzato. Iwaizumi è furioso. Doveva aspettarselo.

-Io...- Oikawa deglutisce a fondo. -Lo so. Lo so e mi dispiace così tanto. Ho comprato i biglietti appena sono tornato a casa. Mi sto dirigendo adesso in aeroporto. Secondo i miei calcoli, dovrei arrivare ad Osaka in meno di...-

-Lo avevi promesso, Oikawa,- l'accusa di Iwaizumi suona sorprendentemente dura.

-Lo so.- Oikawa stringe i pugni. -Ma è il mio futuro quello di cui stiamo parlando. Non potevo rifiutare. Lo capisci?-

Iwaizumi non dice nulla. Purtroppo, il silenzio si esprime al suo posto.

-Mi dispiace,- ripete Oikawa, come se quelle semplici parole potessero aggiustare tutto. -Mi dispiace di non essere lì.-

Iwaizumi resta in silenzio per quello che sembra un interminabile minuto. E poi, la sua indifferenza colpisce Oikawa come un pugno in faccia.

-Dispiace anche a me.-

Pochi minuti dopo, Oikawa è seduto sul marciapiede con la testa fra le mani e gli occhi stanchi. Osserva il suo riflesso su una vetrina spenta e si stringe la maglia contro il petto, come se volesse proteggersi dal freddo o da qualcosa di molto più difficile da sopportare.

È successo davvero, pensa.

Non c'è più una strada da percorrere. Lui e Iwaizumi hanno raggiunto la fine.

Hanno giocato d'azzardo e hanno scommesso sulle carte sbagliate. Non resta più nulla. Hanno perso tutti i loro assi.

-Com'è successo?- gli domanda sua sorella, appena Oikawa risponde alla sua chiamata. -Ho letto i tuoi messaggi. Mi dispiace tanto.-

Com'è successo?

Se lo chiede anche lui. Ha così tante risposte da dare, ma non gliene viene in mente nessuna. Perché le relazioni finiscono? Perché succede. Se ci fosse una spiegazione, l'amore smetterebbe di essere il più grande di tutti i misteri.

Come può finire una relazione quando la fiamma è ancora accesa? È un'altra delle domande a cui Oikawa non trova risposta. Come si fa a dimenticare qualcuno che non si ha mai smesso di amare?

-Non lo so.- La voce di Oikawa è scheggiata come se le parole fossero di vetro. -Ma è finita, Kahomi. So che è finita.-

Kahomi resta in silenzio per un istante, e poi sospira. -Andrà bene, Tooru.-

-No! No, io– non posso. Lui è tutto per me. Ma non posso...- Oikawa si porta una mano agli occhi e cerca di asciugarsi le lacrime, ma ne scendono altre, troppe. -Non posso rinunciare alla mia vita.-

-Andrà tutto bene.- Anche attraverso uno schermo, Oikawa riesce a percepire il suo sorriso. È caldo, carico di dolcezza. -Te lo prometto.-

-Come fai a dirlo?-

Kahomi ci riflette per qualche secondo, lasciando Oikawa da solo con i suoi pensieri. Un vento leggero gli scompiglia i capelli.

-Ti ricordi cosa mi hai detto quando mi sono lasciata con Shuzuke?-

-... Menomale?-

Kahomi si lascia sfuggire una risatina. -Beh, sì, quello. Ma mi hai anche detto che non era la fine del mondo.-

Oikawa si asciuga gli occhi sulla manica e tira su con il naso. Ha pianto così forte che gli è venuto mal di testa. -Non sono molto bravo a consolare le persone.-

-No, sei pessimo,- concorda sua sorella, con un sospiro. -Ma quello che hai detto non era del tutto sbagliato. Mi ha aiutato, in qualche modo.-

-Come?-

-Beh...- Kahomi fa schioccare la lingua. -Il giorno dopo, quando mi sono svegliata, ho guardato fuori dalla finestra. C'era il sole.-

Oikawa stringe le braccia attorno al corpo. Non capisce dove sua sorella stia cercando di arrivare.

-Quindi?-

-Quindi, il mondo non ha smesso di girare. C'era ancora il sole. Vedi Tooru... so che ora ti senti uno straccio. Probabilmente odi chiunque, me e mamma comprese. Vorresti solo nasconderti sotto le coperte e piangere fino a perdere la voce– e va bene! Va bene piangere. È giusto sfogare le proprie emozioni. Prenditi tutto il tempo che ti serve. Arrabbiati e lasciati andare. Vivi tutto quello che senti dentro e portalo all'esasperazione. Ci saranno giorni in cui sarà più semplice e giorni in cui vorrai solo sprofondare sotto metri di terra. Ma il mondo non ha smesso di girare e domani mattina ci sarà ancora il sole.-

Oikawa osserva in silenzio lo schermo del telefono, i capelli arruffati e le mani bagnate. Ha ascoltato solo in parte le parole di sua sorella; gli sembra tutto un incubo senza fine.

-Secondo te, io e Iwa-chan...- la sua voce è irriconoscibile, un sussurro disperato che si perde nel rumore di un'auto che passa. -Pensi che ci ritroveremo, alla fine?-

Non sa nemmeno che cosa significhi veramente; è solo un disperato tentativo di aggrapparsi alla speranza. Una fievole scintilla che gli dia la forza di rimettersi in piedi.

-Non lo so, Tooru.- Kahomi è dispiaciuta e impotente. -Ormai è andata in questo modo. Ma se è destino, vi ritroverete.-

Oikawa riesce persino a ridere, tra un respiro spezzato e l'altro. -Iwa-chan non crede in queste cose.-

-Per fortuna che ci sei anche tu, allora.-

Come si fa a dimenticare qualcuno che non si ha mai smesso di amare? Forse, una risposta invece esiste. È solo troppo presto per averla.

Oikawa annuisce tra i singhiozzi, anche se sua sorella non può vederlo. Sente il sapore salato delle lacrime sulle labbra e il respiro che gli trema nel petto.

È così estenuante cercare di risalire a galla e lottare contro le correnti. Per questa volta, Oikawa si lascerà sprofondare.


ㅤㅤ

[05/07]

Makki: buona fortuna champ [10.13 am]

Matsun: non farci sfigurare [10.13 am]

ㅤㅤ

Il corridoio che porta al palazzetto è un labirinto infinito di porte e mattoni.

Oikawa sfiora una delle teche che esibiscono i numerosi trofei della nazionale giapponese. Non era mai stato sotto gli spalti di quel posto, prima d'ora. È una sensazione strana. Un mix di nostalgia e adrenalina.

-Sei felice?-

Oikawa si gira di scatto, incrociando gli occhi premurosi del suo allenatore. È invecchiato bene, negli ultimi anni: le rughe e i capelli bianchi lo fanno apparire più saggio.

Oikawa torna a focalizzarsi sui premi in esposizione. Sorride.

-E' un bel momento,- ammette. -La prima volta che ti ho visto giocare ero proprio qui, sai? Seduto più sopra. Avevo nove anni. Non avrei mai immaginato che mi sarei ritrovato dalla parte opposta della rete.-

Oikawa ha acquisito la nazionalità argentina da più di due anni; parla spagnolo fluentemente e ha comprato un appartamento a nord di Buenos Aires. Eppure, il suo cuore si stringe ancora alla vista dei grattacieli di Tokyo.

Blanco corruga la fronte, pensieroso. -Ora che ci penso, mi ricordo di te.-

Oikawa strabuzza gli occhi per la sorpresa. -Davvero?-

-Il tuo amichetto aveva già fatto firmare il vostro foglio, così mi hai passato una ginocchiera. È stata una scena piuttosto inusuale.-

Oikawa scoppia a ridere mentre i ricordi si fanno vividi nella sua mente. Un'onda di calore gli travolge il petto. -Già. Una settimana dopo, mia madre ha lavato via la firma. Ho continuato ad usare quella ginocchiera anche se non si leggeva più nulla.-

Blanco lo squadra attentamente dalla testa ai piedi. Poi, inarca un sopracciglio. -E' il motivo per cui indossi ancora due ginocchiere diverse?-

Oikawa lancia un'ultima occhiata alla teca prima di incamminarsi verso il resto della squadra.

-Qualcosa del genere,- risponde, accompagnando le sue parole con un gesto della mano. -Sono una persona che non è capace di lasciare andare i ricordi.-

Mentre cammina, le pareti vibrano per le urla di una folla che si fa sempre più vicina. Oikawa affianca i compagni già disposti in una fila ordinata, con le divise azzurre e bianche che brillano sotto le luci dei neon.

Le sue mani sudano nonostante il fresco dell'aria condizionata. Non riesce a smettere di muoversi, anche se il nervosismo gli stringe lo stomaco in una morsa. Sta per scendere in campo contro il Giappone. Sta per realizzare il sogno di una vita.

-Hai davvero messo lo smalto?-

-Hey, lascialo stare,- interviene Matias, poco più indietro.

Oikawa si limita a piegare le labbra in un sorriso provocatorio e a girarsi verso il suo compagno. -Fottiti, Ruben.-

Qualcuno dei giocatori soffoca una risata. Ruben emette un suono di disapprovazione, ma sceglie di mandare giù tutti gli altri commenti crudeli.

Appena i telecronisti annunciano la loro squadra, le scarpe dei giocatori scivolano sul pavimento. Le porte si aprono e il boato investe Oikawa: gli applausi si mescolano al rumore sordo della musica che rimbalza sulle gradinate.

Oikawa non si ferma neanche un istante, ma non può resistere alla tentazione di guardarsi intorno: vede i tifosi argentini che agitano le bandiere e sente e l'emozione divampare come un incendio. Pensa a quel giorno di tanti anni fa, quando ha preso in mano una palla per la prima volta. Sono cambiate tante cose, da allora; ma la sensazione della pelle ruvida tra le mani e l'odore della palestra sono sempre le stesse.

Il Giappone è già schierato dall'altra parte del campo, sparpagliato e concentrato. Oikawa si forza di imprimere nella memoria ogni dettaglio: il ruggito della folla, i flash delle fotocamere, il frastuono che riempie l'aria. Quando sa di essere pronto, cerca Iwaizumi.

Lui è vicino alle panchine, con le braccia incrociate. Lo sta già guardando.

Oikawa si permette di fuggire da quella partita solo per un minuto.

Anche se Iwaizumi non crede nel destino, non ha importanza. Per tutti questi anni, Oikawa ci ha creduto al posto suo.

È andato avanti con la sua vita; ha smesso di interrogarsi su tutti quei punti di domanda irrisolti e si è liberato di quei pesi che lo rallentavano. È stato capace di lasciare andare senza mai dimenticare.

Si è svegliato ogni mattina con il sole, consapevole di aver preso una strada diversa da Iwaizumi. E ha sempre saputo che, alla fine, avrebbero trovato la via del ritorno. In fin dei conti, due fiamme dello stesso fuoco non possono essere separate.

Lo vedi anche tu, vero? Dice Oikawa, con gli occhi. Sa che Iwaizumi sarà in grado di interpretare i suoi sguardi. Ce l'abbiamo fatta.

Iwaizumi sorride.

Ce l'abbiamo fatta, risponde.

ㅤㅤ

ㅤㅤ

-Hmpf!-

Oikawa lascia cadere lo scatolone che sbatte sul pavimento con un sonoro tonfo. Porta una mano sul fianco mentre cerca di riprendere fiato; il suo viso arrossato per lo sforzo e un velo di sudore gli incornicia la fronte. Si guarda attorno, ansimante, e pensa: ma cazzo chi glielo ha fatto fare?

La stanza è un disordine di scatoloni accatastati, strisce di nastro adesivo e vestiti che spuntano fuori da ogni angolo. L'aria è densa di polvere e puzza di cartone vecchio. Un raggio di sole filtra dalla finestra, gettando ombre lunghe sulle pareti spoglie.

Quella casa era stata abitabile, una volta; adesso, però, resta solo qualche traccia dei vecchi tempi, come i segni del pallone sui muri e quella macchia di vernice che Oikawa ha sempre desiderato di cancellare.

I suoi occhi, stanchi e carichi di frustrazione, tornano sullo uno scatolone ai suoi piedi. Il contenuto è sparso sul pavimento: libri, medaglie del liceo e un paio di vecchie fotografie che giudicano con disapprovazione il suo operato.

-Dobbiamo davvero tenere tutta questa roba?- borbotta, sottovoce, ma si china ugualmente per sistemare quel disastro.

Piegandosi, finisce per urtare con un fianco l'anta dell'armadio. Chiude gli occhi per un istante, inspirando profondamente, e cerca di calmare il turbinio di brutti pensieri che gli ronzano in testa. Ormai, è sull'orlo della resa.

Anche se non è più un atleta, si è tenuto in forma con la palestra; anzi, gli capita spesso di unirsi agli allenamenti della sua squadra per mostrare il corretto svolgimento di un esercizio. La vita da allenatore lo costringe a faticare più di quando si trovava in prima linea durante una partita. Eppure, adesso, ogni muscolo del suo corpo grida per la stanchezza accumulata.

Gli serve una vacanza. Una bella vacanza ai Caraibi. Solo mare, sabbia e noci di cocco. Tutto pur di non dover affrontare mai più il caos di un trasloco.

-E questo cos'è?- si domanda, cogliendo un luccichio nel sottile spazio tra il muro e l'armadio. Si accovaccia per controllare meglio ed è costretto a schiacciare la faccia contro la parete.

-Tooru!-

Lo stanno chiamando dal piano di sotto. Oikawa non ci presta più di troppa attenzione.

-Uh!- esclama, quando una nuvola di polvere accompagna il suo gesto. Dopo aver ritirato la mano, avvicina alla finestra il foglio di carta che ha appena trovato: è ingiallito e fragile, con i bordi irregolari e strappati in modo frettoloso. L'inchiostro è sbiadito, ma si intravedono ancora tracce di una scrittura elegante e ancora leggibile.

-Tooru! Vieni qui per favore!-

Oikawa stringe gli occhi e sistema gli occhiali sulla punta del naso. Quella calligrafia gli è familiare. È sicuro di averla già vista da qualche parte. Per quale motivo?

-Tooru!-

Oikawa alza la testa di scatto. Era talmente concentrato che si era perso il suono dei passi lungo le scale.

-E questo che cos'è?- domanda, sventolando il pezzo di carta all'uomo appoggiato sulla soglia.

Iwaizumi allunga il collo per cercare di capire. Una smorfia fa la comparsa sul suo volto. -Dove l'hai trovato?- chiede, facendosi largo tra gli scatoloni.

-Dietro il tuo armadio.-

-Hm,- grugnisce Iwaizumi, strappandogli il foglio di mano. -Non ho idea di cosa sia.-

-E' una poesia,- spiega Oikawa, facendo un passo indietro. Mentre Iwaizumi legge, lui sposta leggermente lo scatolone con la punta del piede, per nascondere le prove.

-Ti ho visto.-

Oikawa si immobilizza, raddrizzando la schiena. -Non so a cosa ti riferisci.-

Gli occhi di Iwaizumi restano fissi sulle scritte. Oikawa incrocia le braccia e si appoggia alla finestra.

-Perché mi sembra familiare?- gli chiede, dopo qualche secondo di silenzio.

-Perché è la scrittura di Amiyu.-

Oikawa si sposta in avanti così velocemente che rischia di inciampare. Iwaizumi gli lancia un'occhiata obliqua.

-Che cosa?-

Amiyu? Che diavolo ci faceva Iwaizumi con una poesia della sua ragazza del liceo?

Iwaizumi ripiega il foglio con cura e lo passa nuovamente a Oikawa. C'è l'ombra di un sorriso nostalgico, sulle sue labbra. Qualcosa che Oikawa non si sarebbe mai aspettato di vedere.

-Ti ricordi quando ho corso fino all'aeroporto per dichiararmi?-

-E' successo tipo quindici anni fa,- sottolinea Oikawa. Poi, notando la vena pulsante sulla fronte di Iwaizumi, si affretta a rimediare: -Certo che me lo ricordo. Perché?-

-E' stata Amiyu che mi ha spinto a farlo. Cioè, indirettamente.-

Oikawa spalanca la bocca, lasciando che la sua faccia venga travolta dallo stupore. -Che significa?-

Iwaizumi si appoggia con la schiena sulla scrivania e si passa una mano tra i capelli. Sono ricresciuti parecchio dall'ultima volta che Oikawa glieli ha tagliati. Forse è il caso di dargli una sistemata, pensa. Anche la barba è più lunga, ma gli piace così.

-Prima della tua partenza, quel giorno, ho incontrato Amiyu,- spiega Iwaizumi. -Ci siamo seduti sulle altalene del vecchio parco, quello dove andavamo da bambini. Abbiamo parlato di te. Mi ha detto che la sua vita era andata avanti e che la mia, invece, era rimasta sempre allo stesso punto. Aveva ragione, ovviamente. Non ricordo i dettagli. So solo che mi ha consegnato questo foglio e che mezz'ora dopo mi trovavo davanti ai gate dell'aeroporto.-

Oikawa sbatte le palpebre. Fissa il pezzo di carta tra le sue mani e lo stringe un po' più vicino.

-Quando sono tornato a casa, quel pomeriggio, l'ho lasciato sulla scrivania,- continua Iwaizumi, con una scrollata di spalle. -Il vento deve averlo fatto cadere.-

-Non posso crederci,- dice Oikawa, sbuffando. -Amiyu è il motivo per cui ci siamo messi assieme?-

-Non è il motivo. E' solo uno dei tanti. Mi ha fatto aprire gli occhi. E mi ha aiutato a capire cosa conta veramente.-

Oikawa inarca un sopracciglio. -L'amore?-

Iwaizumi sta per rispondere, ma una risata delicata risuona tra le pareti, seguita da una serie di passi rapidi e impetuosi.

-Papà!-

Gli occhi della bambina, di un marrone dolce come la cioccolata, studiano con curiosità le cianfrusaglie sparse per la camera. I suoi capelli sono mossi e scompigliati, come se fossero stati pettinati di fretta. Un cerchietto rosa trattiene parte delle ciocche ribelli.

I lineamenti di Iwaizumi si sciolgono i un sorriso affettuoso, e la sua voce si fa più gentile: -Cosa c'è, Rebi?-

-Guardate cos'ho trovato!- esclama la piccola, sollevando un paio di vecchi sandali. Sono sbiaditi e non c'è più traccia dei brillantini arancioni.

Rebi– Komorebi non smette di saltellare neanche un secondo, come se avesse appena rinvenuto un grande tesoro. Oikawa si inginocchia per poter parlare con lei faccia a faccia. Pensandoci adesso, il nome gli sembra perfettamente azzeccato: la luce che filtra tra le foglie degli alberi. È solo di fronte alla sua energia contagiosa che Oikawa riesce a provare un po' di pace.

-Dove hai preso quelle scarpe? Sono tutte rovinate.-

-Me le ha date la nonna.- Rebi ritira la mano per paura che Oikawa gliele possa portare via. -Posso tenerle?-

Oikawa le scosta un ciuffo di capelli dalla fronte e, per un attimo, sembra che tutta la stanchezza del trasloco sia scomparsa.

-Te ne regalo un altro paio. Va bene?-

Gli occhi della bambina sono attraversati da una scarica di elettricità. -Va bene!-

Gli occhi di Oikawa si piegano verso il basso, con affetto. -Aspetta. Hai qualcosa in faccia.-

Rebi si porta una mano sulla faccia. -Davvero?- chiede innocentemente, cominciando a strofinare le guance. -Che cos'è?-

-Terra.-

Prima che Rebi abbia il tempo di reagire, Oikawa allunga una mano e le colpisce lievemente il naso, facendola indietreggiare.

-Hey!- protesta lei, scappando verso la porta. Il vestitino a fiori ondeggia leggermente, seguendo i suoi movimenti vivaci.

-Aspettami in fondo alle scale!- le ordina Iwaizumi, con gentilezza. Quando non sente alcuna risposta, sospira.

-Sei troppo severo. Non ha più tre anni, lo sai?- scherza Oikawa, guadagnandosi un'altra occhiataccia.

-No, infatti. Sei tu che le hai insegnato a comportarsi in questo modo. È impertinente proprio come lo eri tu alla sua età.- Oikawa ruota gli occhi al soffitto e Iwaizumi lo ignora. -Makki ci sta aspettando qui sotto con il furgone.-

Oikawa si acciglia. -Non gli avevano ritirato la patente?-

-Non che questo l'abbia mai fermato.-

Oikawa alza le spalle. -Finisco di sistemare qui e ti raggiungo.-

Iwaizumi annuisce e si stacca dalla scrivania. Gli passa accanto, depositandogli un bacio veloce sulla guancia, e si ferma solo di fronte alla porta.

-La felicità,- dice, guardando avanti. Oikawa impiega qualche secondo a capire che si stia riferendo al discorso di prima.

-L'amore è solo una parte,- prosegue Iwaizumi. -È la felicità che conta veramente, nella vita. Io ho trovato la mia.-

Oikawa piega la testa da un lato e sorride. Lui e Iwaizumi non sono più quei bambini seduti su una roccia ad osservare il tramonto sul lago. Ma certe cose sono rimaste le stesse.

In mano tiene ancora il foglietto di Amiyu. Lo stringe tra le dita, forte. I suoi polpastrelli sfiorano l'anello dove sono incise le loro iniziali. Si sente bene.

-Felicità, eh?-

Felicità.

Anche lui ha trovato la sua.

E la vita è anche questo:

ama,

ricorda,

lascia andare.

L'amore vola via in un istante,

dimenticare richiede una vita intera

.
.
.
.
.
.
.
.

RINGRAZIAMENTI

Ci ho messo due anni a concludere questa fan fiction. E' in assoluto il lavoro a cui sono più legata e quello che mi ha tenuto più impegnata. Ci tenevo particolarmente che fosse una trasposizione perfetta di tutto quello che mi ero immaginata perchè, come spero si sia capito, questa non è semplicemente una iwaoi. E' lo studio di un personaggio, quello di Iwaizumi, e soprattutto una grande e intricata riflessione sull'amore.

Quello che cerchiamo nella vita è la felicità. L'amore è solo uno dei vari modi per arrivarci. Non dev'essere l'unico, ma è senz'altro indispensabile. Ho imparato dalle mie esperienze che siamo pieni di amore. Un anno fa, ho conosciuto una persona che me lo ha fatto dimenticare per molto, troppo tempo. Per lui, può essere chiamato amore solo quello romantico.

Non sono d'accordo.

La vita strabocca di amore.

E' amore quello che provate ascoltando una canzone, guardando un film, immergendovi nella lettura. E' amore quello che provate per i vostri familiari- e soprattutto per i vostri amici. L'amicizia è forse la forma più pura dell'amore.

L'amore è questo: forme che si incastrano, pezzi di puzzle che compongono una persona.

Se esistono tante persone, esistono anche tante forme di amore.

Questa è anche una storia sul ricordo. Va bene guardare al passato: è quello che vi ha forgiato. Ma i vostri trascorsi sono anche un'ancora. Non sarete mai veramente liberi se non troverete il modo di lasciarli andare.

Che resti solo tra di noi: la vita è troppo breve per essere fatta di ricordi.

Quindi amate, ricordate. Prendete una boccata d'aria e uscite alla luce del sole.

Poi, lasciate andare.

 

   
 
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