Serie TV > Il Trono di Spade/Game of Thrones
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Autore: JadeKaia    15/12/2024    0 recensioni
Durante la Battaglia delle Acque Nere, Sansa Stark si trova intrappolata nel caos di Approdo del Re. Mentre la città brucia, un incontro inaspettato con Sandor Clegane la costringe a prendere una decisione che cambierà per sempre la sua vita. Fuggire con il Mastino, lontano dalle fiamme e dalla follia di un mondo che sembra crollare, è l'unica via di salvezza. Ma nel cammino verso la libertà. Sansa dovrà affrontare non solo il terrore del presente, ma anche il peso delle sue scelte. Tra paure e speranze il destino di una Stark potrebbe essere diverso da quello che la storia le ha scritto.
Genere: Drammatico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Sandor Clegane, Sansa Stark
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 1
 
Fiamme nella Notte 
 
Le fiamme verdi si alzavano alte sulle mura di Approdo del Re, tinteggiando la notte con una luce spettrale e innaturale. Il fuoco vivo ardeva con una furia insaziabile, consumando tutto ciò che toccava: navi, uomini, persino l'acqua sembrava bruciare sotto il suo tocco. L'aria era satura di un odore acre e chimico, una miscela di carne bruciata, catrame e grasso che facevano bruciare la gola e lacrimare gli occhi, mentre le urla disperate dei soldati riempivano quel frastuono che schiacciava il cuore.
 
Sansa Stark era seduta sul bordo del suo letto, immobile, con le mani strette attorno al fazzoletto che usava per tamponare il sudore sulla fronte. Si guardò intorno, la giovane Stark era sola nella stanza. Nonostante le finestre fossero chiuse, il calore dell'incendio sembrava permeare le pareti stesse...
 
Il suo cuore batteva forte. Ogni suono, ogni grido in lontananza, era come una scossa. Cersei era scesa nelle cripte con le altre dame della corte, ma Sansa non poteva costringersi a seguirle. Le parole della regina risuonavano ancora nella sua mente: "Quando arriveranno, prega che non sia troppo tardi," il volto pallido, il respiro affannoso. "Non ci sarà misericordia per nessuno, Sansa. La città sta crollando."
 
Un brivido le percorse la schiena. Non era certa di che cosa fosse peggio: la prospettiva di essere catturata dai soldati nemici o rimanere intrappolata in una città che sembrava sul punto di esplodere.
 
All'improvviso, un rumore pesante di passi alla porta la fece sobbalzare. Qualcuno stava bussando con forza, quasi sfondandola con colpi secchi. Sansa si alzò lentamente, trattenendo il respiro, senza sapere cosa dire, il cuore che le batteva forte nel petto.
 
"Ragazzina, sei qui?" Disse Sandor. "Ascoltami! Apri, Stark!" una voce roca, profonda e carica d'urgenza. "Ora."
 
Era lui, Sandor Clegane, il Mastino.
 
Sansa esitò, il cuore che le martellava nel petto. Era stata sempre spaventata da quell'uomo. La sua presenza era come un’ombra che incombeva su di lei, una figura imponente e minacciosa con quella cicatrice che gli deturpava metà del volto. Eppure, in quel momento, la sua voce non aveva il solito tono derisorio o brutale. C’era qualcosa di diverso: urgenza, forse persino disperazione.
 
Con le mani tremanti, girò la chiave e la porta si aprì di scatto.
 
Sandor era in piedi davanti a lei, entrò nella sua stanza con passo deciso, coperto di sangue, fuliggine e sudore, i suoi vestiti anneriti dalle fiamme che divoravano la città. La polvere e il fumo erano attaccati alla sua carne come una seconda pelle, mentre i suoi occhi, ancora ardenti di rabbia, brillavano di una strana luce mentre fissavano Sansa, e il suo respiro era pesante, quasi rabbioso. Stringeva una spada insanguinata nella mano destra, il pugnale ben visibile nella cintura. Sandor guardò improvvisamente l'oscurità che era attraversata solo dal bagliore verde del fuoco vivo che ardeva sulla baia con un terrore silenzioso, mentre il resto della città bruciava in un inferno di fiamme. Non poteva fermarsi, ma il fuoco lo chiamava, lo sfidava. Ogni bruciatura, ogni onda di calore che gli aveva sfiorato il viso lo aveva riportato indietro, al dolore di quella notte lontana. Si era allontanato da quel maledetto fuoco, da quella maledetta città che bruciava. Ora il Mastino era fermo davanti a lei, gli occhi cupi e pieni di urgenza.
 
"Vestiti. Ora," ringhiò Sandor, senza alcuna cerimonia. "La città sta bruciando. Non c'è più niente per te qui. Vieni con me."
 
"Che… che cosa volete da me?" balbettò Sansa, arretrando di un passo.
 
"Portarti via da questa fogna prima che diventi un mucchio di cenere. Non c'è più niente per te qui. Né Lannister, né Stark, né regina dei fiori. Solo fuoco e morte. Ora, muoviti."
 
Sansa Stark era immobile. Il Mastino sapeva che quella ragazza non sarebbe mai sopravvissuta da sola. Si girò verso Sandor e esitò abbassando lo sguardo, troppo spaventata per rispondere.
 
Sandor fece per andarsene ma si fermò sulla porta. "Non restare qui." La sua voce era bassa, quasi un ringhio. "Non vuoi morire, vero?"
 
Sansa lo guardò per un momento, incapace di trovare le parole, ma sapeva che prima o poi sarebbe stata costretta a parlare. Qualcosa nel modo in cui la fissava, con quel misto di rabbia e determinazione, la fece obbedire. 
 
Mentre afferrava in fretta il mantello, lo sguardo di Sansa cadde su un angolo polveroso della stanza. Lì, abbandonata, giaceva una vecchia bambola con un abito lacero. Una volta, era stata il suo passatempo preferito, ma ora sembrava un'estranea, un ricordo di un'altra vita. Sansa si voltò senza prenderla, lasciandosi alle spalle non solo la bambola, ma anche la ragazza che era stata.
 
"Non posso… non posso lasciare la mia famiglia…" iniziò a dire Sansa, la voce tremante, "Non posso abbandonarli, non posso..." ma Sandor la interruppe bruscamente.
 
"La tua famiglia non è qui, ragazzina. Gli Stark sono morti, spariti o persi chissà dove. La guerra non ha pietà per nessuno. E il fuoco non fa differenza tra le case. Qui ci sei solo tu, e se resti ancora un minuto, finirai sotto le mani di uomini peggiori di me. Fidati, almeno su questo. Non mi importa di me stesso, ma tu devi venire."
 
C’era qualcosa di terribilmente diretto nelle sue parole, qualcosa che le fece stringere i pugni. La verità. Era sola. E, per quanto quel pensiero la distruggesse, doveva accettarlo.
 
Sandor le afferrò il polso, la guidò fuori dalla stanza, e insieme iniziarono a muoversi attraverso i corridoi in penombra. Ogni passo era un rischio. Il castello era un labirinto di rumori inquietanti: lo scricchiolio delle travi sotto il calore delle fiamme, i passi affrettati di chi cercava di fuggire o nascondersi, e, di tanto in tanto, il grido soffocato di una vittima.
 
Quando giunsero a un’uscita laterale, Sandor si fermò e scrutò l’esterno. "Aspetta qui," sussurrò.
 
Sansa lo osservò mentre si muoveva con l'agilità di un predatore, la spada pronta in mano. Era difficile immaginare che quell’uomo fosse lo stesso che aveva pronunciato quelle parole quasi gentili nella sua stanza. Un mostro, forse, ma un mostro che la stava proteggendo.
 
Il Mastino tornò dopo pochi istanti. "La strada è libera, ma dobbiamo correre. Non guardarti indietro, Stark. Non fare rumore."
 
Le strinse di nuovo il polso e la condusse fuori, tra le ombre della notte. L’aria era calda, il fumo pesante le bruciava i polmoni. Sandor si muoveva rapido, conoscendo chiaramente le strade meglio di lei.
 
Ogni volta che incrociavano qualcuno, Sandor si fermava, scrutava, e poi li guidava lungo una via secondaria. Era un viaggio caotico e surreale, e a ogni passo Sansa sentiva crescere dentro di sé la paura. Ma sotto di essa, un nuovo sentimento stava emergendo: una scintilla di speranza.
 
Non sapeva dove Sandor la stesse portando, né quale fosse il suo piano. Ma per la prima volta dopo tanto tempo, non era più una pedina in balia di giochi che non comprendeva.
 
Quando raggiunsero i margini della città, Sandor si fermò di colpo. Di fronte a loro, un robusto cavallo aspettava, nervoso per il rumore lontano delle battaglie.
 
"Questo è quanto," disse Sandor, fissandola con uno sguardo che sembrava scavare dentro di lei. "Se vuoi tornare indietro, fallo ora. Ma sappi che non ci sarà una seconda possibilità."
 
Sansa lo guardò, tremante. Non c’era più niente per lei ad Approdo del Re. Né sicurezza, né famiglia, né amore. Stringendo le mani attorno al mantello, fece un respiro profondo e salì sul cavallo, aggrappandosi alle briglie.
 
Sandor la seguì, montando dietro di lei. Senza un’altra parola, afferrò le redini con forza e spinse il cavallo al galoppo, il cuoio scivolava tra le sue mani sudate, ma non lo lasciò andare, deciso a correre lontano dalle fiamme. Non poteva fermarsi, non ora.
 
Quella notte, per la prima volta, Sansa Stark si lasciò il passato alle spalle.
  
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