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Autore: Nyhal92    16/12/2024    3 recensioni
[David Tennant Michael Sheen]
Provò dei brividi lungo la schiena quando il tempo sembrava rallentato mentre Macbeth iniziava la lunga discesa verso gli inferi una volta compiuto il primo assassinio.
E quando Tenannt si prendeva il palco con i suoi monologhi, Sheen adorava vederlo splendere.
Ogni parola veniva scandita con reverenza e venerazione.
Sembrava sfidare il pubblico urlandogli addosso.
Decantava parole shakspeariane, ma Michael non comprendeva soltanto ciò che stava urlando il Macbeth, lui leggeva le vere parole di David, silenti ma altrettanto potenti.
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Buio e silenzio.

Una sospensione momentanea prima dell'atto iniziale.

Un lasso di tempo breve, concettualmente dilatato dalla sensazione di trasformazione in atto. Perché quando le luci sarebbero tornate ad illuminare quel palco sul quale nulla era cambiato, per tutti sarebbe stata tangibile la sensazione che un piccolo miracolo si era compiuto. Quegli attimi prima dell'inizio dello spettacolo sono sempre un concentrato di grande eccitazione e aspettativa. Un sentimento estremamente intimo ma allo stesso modo elettrizzante capace di accomunare un bambino al suo primo spettacolo e un attore che, di recitare ne ha fatto la sua ragione di vita da decenni.

Michael è stato il primo ed è poi diventato l'altro. E in quei pochi attimi di buio pensò a quanto diverse siano le sensazioni tra esserne parte ed esserne spettatore. La differenza principale risiedeva in quella immobile calma che prima di andare in scena non esisteva. Dietro le quinte gli attimi che precedevano l'entrata erano sempre caratterizzati da un gran trambusto: mani che si stringono, pacche sulla spalle, tecnici che corrono da una parte all'altra, check di ogni sorta.

Da spettatore invece si godeva questa sensazione di aspettativa ma anche di sicurezza, crogiolandosi nell'anonimato e nella possibilità di essere in disparte senza i riflettori puntati. Come se, per quella sera, fosse semplicemente uno dei tanti. Non lo era.

 

Quando si accese la prima luce, Macbeth era già al centro della scena, dietro una ciotola piena d'acqua, in ginocchio.

Maglietta grigia, kilt nero, stivali e calzini. E sangue. Una scala cromatica neutra violentemente intaccata da quel rosso carminio denso, luccicante e spietato.

 

Nelle orecchie di Michael rimbombò un solo battito.

Poi di nuovo silenzio.

Altri battiti che cominciarono a susseguirsi velocemente, disturbanti.

Nessuno fiatava, forse c'era della musica di sottofondo, di sicuro non la stava ascoltando. Sentiva solo quei palpiti rimbombare nella sua cassa toracica e il volto piegarsi in un dolce sorriso. Si sorprese scoprendosi così emozionato di fronte ad una visione che lui aveva potuto contemplare in mille modi diversi. “Mai visto niente di più bello” si disse, non del tutto cosciente del fatto che stava mentendo a sé stesso. Perché quella stessa bellezza lo aveva investito ormai milioni di volte in infiniti modi diversi. E si ritrovava a pensare sempre la stessa identica cosa, come se rimanesse talmente abbagliato da non riuscire a ricordare più nulla di tutto ciò che c'era stato prima.

Realizzò che il rosso era sempre stato bene su David, sia a tingergli la testa che ad insozzargli le mani. L'attenzione era tutta su quelle dita affusolate che aveva sfiorato migliaia di volte, che aveva stretto e da cui si era fatto stringere a sua volta. Ora stavano toccavano uno straccio: lo immergevano, lo strizzavano con la stessa forza che veniva impressa sul suo corpo fino a lasciargli i segni.

 

Quante persone da adesso in poi lo avrebbero visto lavarsi via il sangue in quel modo? Passarsi quel panno sul collo, sul volto con una sensualità così sfacciata da accompagnare ogni singolo pensiero del gallese in una direzione del tutto inaspettata. Non riuscì fare a meno di pensare a quando, invece che quel colore sanguigno, David si toglieva il suo seme perlato dalla pelle. Lo faceva allo stesso maledetto modo quando, nonostante l'orgasmo, voleva ancora farsi adorare. Come se fosse mai possibile smettere.

Era solo lui lo spettatore quando lo fissava negli occhi con quello stesso identico sguardo che ora non era diretto a nessuno in particolare, ma visibile a tutti. E si ritrovò a pensare a quanto era strano e fuori luogo il nodo allo stomaco che lo colse appena lo vide togliersi la maglietta per rimanere in canottiera. Sheen lo aveva visto far scivolare via dal suo corpo ogni cosa, lo aveva mostrarsi completamente senza vergogna o pudore e non trovò alcun senso logico a quella eccitazione che stava montando velocemente. Eppure quei pettorali già evidenti erano ancora più evidenziati, come le spalle larghissime e i bicipiti tirati. “Bene, cominciamo malissimo”. Ringraziò dio per aver deciso di andare da solo. Perché per quanto Anna fosse a conoscenza di tutto, non aveva la minima intenzione né di dover condividere quello che stava provando né tanto meno di dissimulare. Perché quella sera era soltanto di David, ed era pronto a lasciarsi trascinare ovunque, a farsi invadere da ogni tipo di emozione che lui gli avrebbe suscitato. E Sheen era pronto ad una scala di possibilità piuttosto ampia, come sempre.

 

Quando verrai a vedermi, prova a capire i momenti in cui fingerò che nella sala ci sia soltanto tu”

Non sono convinto sia un gioco che possa piacermi..”

Oh... lo adorerai invece”

 

Era così sfacciato solo perché c'era lui? Sarebbe stato così sfacciato sempre? Forse sarebbe venuto un'altra volta di nascosto per averne la conferma.

Per certo quei primi minuti erano esattamente ciò a cui si riferiva David. E lui si sentiva uno stupido sedicenne in preda agli ormoni. Cavolo era il Macbeth, si sentiva quasi una merda a viverselo in quel modo. Si convinse che era solo l'impatto iniziale dovuto all'eccitazione nel vedere il suo amore cambiare nell'aspetto e nell'anima per dar vita ad un personaggio.

Tutta colpa di quel dannato momento del lavaggio perché era chiaro che il regista fosse un sadico per inserirlo come primissima scena. Quando ormai l'erezione in tempi stupefacentemente record era già carica, si mosse sulla poltrona per cercare di nasconderla il più possibile. “Dai, ma che mi frega, potrei tranquillamente toccarmi nessuno baderebbe a me” Diede un veloce sguardo alla platea a destra e sinistra del palco. E realizzò immediatamente che sarebbe stato meglio lasciar stare. Da una parte ebbe la garanzia assoluta che poteva tranquillamente rimanere in quel modo e nessuno si sarebbe accorto di niente, ma dall'altra incrociò un numero esagerato di sguardi che gli fecero ribollire lo stomaco.

Sapeva di non essere uno stupido Michael, ma sapeva anche perfettamente che la sua parte irrazionale a volte lo rendeva tale. Un conto è essere perfettamente consapevoli che milioni di persone nel mondo adoravano il suo uomo, ma un conto era ritrovarsi in una sala di teatro dove l'aria a pochissimi minuti dall'inizio era già pregna di eccitazione.

 

Certo, c'era qualcuno che aveva una faccia più o meno normale, ma non avrebbe mai avuto la conferma che fosse sincera o solo un tentativo di dissimulare. C'era sicuramente qualche critico che non aveva alcun interesse di farsi investire da quella carica erotica, ma probabilmente gli sarebbe arrivata comunque.

Chi invece pareva essere lì pronte per farsi travolgere erano tre donne, sulla trentina, che si stritolavano le mani a vicenda. La bocca spalancata e le pupille ingrossate. La gelosia lasciò il passo alla tenerezza: “Poverine, riusciranno ad arrivare a fine spettacolo?”.

Poco distante da loro, un signore sulla cinquantina, sembrava lanciare degli sguardi fugaci verso il palco, per poi guardare in basso, preoccupato:“Mi sa che condividiamo un problema...”

Dietro di lui, una ragazza sulla ventina, si teneva la mano sulla bocca e gli occhi lucidi.

Si stava quasi perdendo nell'osservare le reazioni altrui quando la voce delle streghe lo costrinse a tornare con l'attenzione sul palco.

 

Le cuffie? A teatro? Cos'è, non riesci più a tenere la voce?”

Ma sta zitto...”

Dai, ma che senso hanno? Bo, non mi convince per niente quest'idea...”

Wait ad see...”

 

Ed effettivamente quando le megere iniziarono a parlare, intuì subito le potenzialità di una scelta del genere. Gli effetti erano impressionanti e per la prima volta da quando era iniziato lo spettacolo, realizzò che stava effettivamente guardando un pièce teatrale di enorme valore artistico.

Era pronto ad immergersi del tutto nelle inquietanti atmosfere lasciando perdere istinti più o meno primordiali, finché David non parlò. E stavolta a Michael uscì una sorta di singulto, che, fortunatamente, nessuno colse. “Benedette cuffie, aveva ragione David”. Aveva sentito quella stessa voce del Macbeth sospirargli nell'orecchio parole oscene e preghiere disperate in momenti di massima eccitazione. Non aveva alcun senso che sentirlo in cuffia durante uno spettacolo potesse eccitarlo alla stessa identica maniera. Doveva per forza riprendere possesso delle sue facoltà mentali e acquietare le esigenze fisiche, il tutto stava assumendo una piega esageratamente ridicola.

 

I suoi pensieri vennero interrotti da un corvo che prendeva il volo alle sue spalle. Era un effetto sonoro talmente ben realizzato che gli venne automatico voltarsi. Si mosse nervosamente sulla poltrona, l'erezione non accennava a diminuire e optò per prendere il giacchetto e posizionarlo sulle sue cosce, in modo da poterle aprire e cercare quel minimo di sollievo che, realizzò immediatamente, non era tuttavia sufficiente. Bastava solo concentrarsi sulla tragedia. Solo su quello. Doveva solo far finta che quel dio che dominava la scena, non sarebbe poi passato da lì a poco ad essere dominato da lui.

 

Quando verrai a vedermi?”

Il giorno in cui mi garantirai che poi dormiremo insieme”

 

Era stato chiaro Michael, perché sapeva perfettamente che non avrebbe mai sopportato l'idea di non farlo suo dopo averlo visto concedersi a tutti. Tuttavia per quanto si ritenesse preparato, si ritrovò a constatare che aveva sbagliato di molto i conti. Era dilaniato dall'aspettativa e questo lo faceva per lo più infuriare perché non stava prestando la giusta attenzione e non gli era mai capitato prima.

La sacralità del teatro per lui era intoccabile. Eppure per la primissima volta nella sua vita non riusciva a lasciarsi andare alla sospensione dell'incredulità. Perché per quanto amasse la recitazione, esisteva al mondo una potenza ancor più inarrestabile: l'attrazione per David. Seppure non fosse una sfida, ma anzi una danza tra l'arte e l'uomo, Michael non riusciva a non scindere le due cose.

 

Quando Lady Macbeth cercò un contatto fisico con suo marito, Michael sentì sotto i proprio polpastrelli la sensazione di sfiorare quei muscoli delle braccia e della schiena, e quando lo vide ricambiare con veemenza abbracciandola dalle spalle, provò gelosia ed invidia. Il suo petto era troppo ampio per essere cinto così dal suo amore. Si chiese cosa stesse provando lei, avvolta da quel corpo tonico in un modo che a lui non era concesso. Forse gli sarebbe piaciuto provarlo, sentirsi piccolo, sopraffatto. Si consolò pensando, nonostante quello gli fosse precluso, a lui era concesso pernemmente ascoltare quella voce profonda. I sussurri, il modo in cui diventava sempre più roca mano a mano che abbassava la tonalità. I sospiri trattenuti e quelli lasciati andare, i singulti e i respiri a bocca piena mentre cercava aria dopo aver preso fino in fondo il suo...

“No, no, no, no. Torna.” si levò le cuffie, e scosse la testa. Era convinto di riuscirci, era convinto di essere finalmente concentrato sullo spettacolo! Ce la poteva fare, la messa in scena era una meraviglia. Bastava un pelo di sforzo in più. Doveva tenere duro. O meglio doveva smettere di tenerlo duro.

Controllò distrattamente le ragazze che aveva notato prima. Ancora si tenevano la mano (probabilmente ormai avevano perso sensibilità alle dita), il signore sembrava essere in grado di gestire la situazione molto meglio di lui, la ventenne era ancora viva, ma il suo volto era di un rosso particolarmente innaturale. Quando pensò di concentrarsi su qualcun altro per smorzare la sua eccitazione crescente, venne interrotto dall'inizio delle danze.

 

Stavolta riuscì ad ascoltare la melodia, suonata egregiamente dai musici, ma appena David iniziò a danzare, non trovò alcun interesse per nient'altro. Era un incanto vederlo muoversi con così tanta grazia e al contempo mascolinità. Conduceva i passi con sicurezza e armonia e quando il ritmo divenne più incalzante, lo vide sciogliersi in uno splendido sorriso e muoversi con più disinvoltura ed entusiasmo. Un balzo più slanciato degli altri e il kilt si alzò pericolosamente.

Sotto aveva una sorta di pantaloncino attillatissimo nero, ma la vista delle cosce in tensione di nuovo alimentarono quel fuoco che Michael non riusciva in alcun modo a domare.

Strinse le mani sopra al cappotto e abbassò di nuovo lo sguardo. Ora sentiva scaldarsi le guance e provò l'irrefrenabile istinto di prendersi a pizze. Spizzare sotto la gonna che si alza accidentalmente come un maniaco? Davvero? Era davvero arrivato ad una fase così grave di regressione?

 

Mordimi sulla coscia”

Non indossi il kilt?”

... adesso che centra?”

Si vedrà il segno.”

No, mordimi vicino l'inguine”

Ma se ti si tira su mentre balli si potrebbe vedere....”

Ho. Detto. Mordimi.”

 

Constatò con facilità che quel morso era davvero ben coperto e solo la sensazione di avere la pelle morbida tra i suoi denti lo stava di nuovo portando via. L'ennesimo momento di disattenzione s'interruppe quando inaspettatamente, Macbeth fece una battuta. Tutti in sala risero e quella reazione scatenò in Sheen un grande senso di orgoglio. Voleva quasi urlare a tutti “Eccolo! Eccolo l'amore mio!” perché David era esattamente così: sensuale e impenetrabile ed un attimo dopo ridicolo ed ironico. E quando lo faceva in modo così repentino l'effetto era ancor più esilarante e, a volte, destabilizzante. E infatti mentre la risata doveva ancora scemare, lui aveva cambiato di nuovo anima. “Che meraviglia che sei, che cazzo di meraviglia”.

 

E lo era davvero. Provò dei brividi lungo la schiena quando il tempo sembrava rallentato mentre Macbeth iniziava la lunga discesa verso gli inferi una volta compiuto il primo assassinio.

E quando Tenannt si prendeva il palco con i suoi monologhi, Sheen adorava vederlo splendere.

Ogni parola veniva scandita con reverenza e venerazione.

Sembrava sfidare il pubblico urlandogli addosso.

Decantava parole shakspeariane, ma Michael non comprendeva soltanto ciò che stava urlando il Macbeth, lui leggeva le vere parole di David, silenti ma altrettanto potenti.

 

Prendetemi.

Bevete ogni mio sospiro e perdetevi in ogni mio gesto.

Strappatemi la maglia, il kilt e, se non basta, anche la pelle.

Posso incarnare ogni vostro desiderio e ogni vostra più recondita paura.

Perché so come attrarvi e come farvi provare repulsione.

Sono un mostro e sono un dio.

Fragile nella mia potenza e indomito nella mia debolezza.

Guardate sgretolarmi mentre mi impongo, statuario.

Osservate l'ombra calare sul mio volto mentre il mio corpo rifulge.

Perché sento ogni vostro sguardo mangiarmi la pelle, incastrarsi nei miei occhi, provare ad entrarmi in bocca.

La vostra estasi è tutto ciò che conta e non c'è cosa di cui mi interessi di meno.

Perché so misurare l'importanza della vostra adorazione che per anni mi ha benedetto e mi ha soffocato. So caparla come una mela che colgo dall'albero ogni giorno.

Mangiate, mangiatemi perché ne ho per tutti.

Perché ne ho per mio marito, mia moglie, per i miei figli, per chi ho incrociato e per chi non ho mai incontrato.

Perché ho dentro di me ogni anima che devo portare in vita, perché io non imito, ma evoco.

Perché mi sono guardato dentro e ho trovato di tutto e ne sono rimasto traumatizzato ed affascinato.

Perché scelgo sempre la luce, ma so benissimo cosa farne della mia ombra.

Eccola davanti a voi, ve la mostro nella sua interezza e straziante verità. L'ho trasformata in arte, l'ho incarnata in Macbeth e in altri mille personaggi prima di lui. E ve l'ho servita in pasto, che siate voi a decidere cosa farne.

È parte integrante di me, mi da forza e mi distrugge.

Perché sono insicuro, fragile ed umano. Perché ho paura. Ma non ora. Non quando ho la responsabilità dell'eredità di Shakespear e quella della tua meraviglia.

Su questo palco mi concedo il lusso di essere perfetto.

Prendete da me quel che volete. Tanto non potrete mai togliermi nulla.”

 

Michael lo comprendeva: era la stessa identica cosa che provava lui. Perché non si arriva a questo livello di interpretazione se non si è in totale connessione con ogni personale natura. Un lavoro sfiancante che viene ripetuto ogni singola volta ci si accinge ad entrare nella pelle di qualcun altro. Pensava che con gli anni e l'esperienza sarebbe stato più facile, non era mai stato vero.

 

E mentre Macbeth cadeva, Michael sentiva la voce straziata di David e avrebbe voluto abbracciarlo. Ma vedeva anche il suo fuoco e la sua esigenza di mostrarsi e avrebbe voluto punirlo.

Perché quegli sguardi che stava lanciando al pubblico erano pericolosamente identici a quelli che rivolgeva anche a lui e mal sopportava l'idea di vederli gettati in pasto a quella folla in calore. Era il loro lavoro. Una vita passata ad ammaliare consapevolmente. Con un sorriso, un'alzata di ciglia, un collo piegato, un lembo di pelle scoperto. Erano attori, di quelli viscerali, addestrati da sempre a incantare, intrigare, sedurre. E sapevano farlo bene, entrambi.

 

Era esigente a teatro Sheen, difficilmente impressionabile, eppure la trovata della vetrata lo aveva trafitto. Quel battere incessante, disperato ritmato, quell'impossibilità di distruggere la barriera che voleva tener distante le orribili azioni, senza mai riuscirci.

Il rosso della scena dell'evocazione delle streghe gli aveva quasi ferito la retina, ma il colpo di grazia era arrivato quando tutto il cast aveva accerchiato David e lo aveva toccato.

Lo toccavano tutti, ovunque. Un'orgia coreografata addosso a Macbeth. Ed eccolo lì, con la stessa identica indole di quando voleva farsi scopare. Quella sua statuaria imponenza veniva meno, come se diventasse improvvisamente senza peso, incorporeo. Se lo rigiravano tutti tra le braccia come desideravano, e lui era così lascivo e sensuale... Fingeva di volersi divincolare, ma non era così. Era il suo personaggio così confuso ed affascinato, ma per quanto fosse un attore eccezionale, non poteva ingannare suo marito.

“Me la paghi David, questa me la paghi. Ti sta piacendo, lo vedo, lo sento...Ringrazia il mio amore per il teatro che non mi permette di alzarmi e portarti via immediatamente...”

E poi il tocco di grazia: ad un tratto lo sollevarono. Ed un attore gli stava letteralmente artigliando il culo. Ognuno gli stava artigliando qualcosa, in realtà. Certo, perché nessuno voleva correre il rischio di farlo cadere “Grande professionalità” lo pensò mentre si ritrovò a ghermire i braccioli come se fosse il suo corpo e sentì di nuovo l'erezione crescere. Lo fecero girare, mostrandolo a tutti e Sheen distolse di nuovo lo sguardo per poggiarlo sul pubblico. E vide la stessa identica espressione in ognuno di loro. Era una massa indistinta di occhi lucidi, bocche spalancate, sguardi di meraviglia. Un'estasi mistica collettiva suscitata dall'uomo che più amava al mondo. E ad un tratto sentì così distintamente la sensazione d'amore collettiva e persona che, esattamente come il suo Aziraphale, si portò una mano sul cuore. Perché quella esplosione di amore amplificata dal sentire comune si muoveva come un'onda e s'infrangeva sul faro che era il corpo divino di David.

Non si commuoveva facilmente, ma all'improvviso sentì gli occhi lucidi. Quello spettacolo lo stava torturando e medicando. Proprio lui non poteva stupirsi del ruolo catartico di uno spettacolo del genere, eppure lo stava mettendo alla prova su ogni fronte.

 

Ti farò piangere”

Certo David, sono proprio uno dalle lacrime facili”

Non sarebbe abbastanza divertente se lo fossi”

Pensi che mostrerò tutto quello che provo per te davanti a tutti?”

Si, perché lo farò io per primo.”

Non mi sembra molto saggio...”

Lo so, ma sono stanco...”

No, non lo sei David. Non possiamo permettercelo”

Vorrei solo che tutti potessero vederci...”

Quindi devo alzarmi in piedi durante i saluti e prenderti sul palco?”

Un po' meno”

Quanto meno?”

Facciamo solo parlare gli occhi”

Buon compromesso”

Ma facciamo in modo di dirci tutto”

 

Lo spettacolo stava giungendo al termine. Per fortuna, si ritrovò a pensare Michael. La sofferenza di

Macbeth era sempre più palpabile. Il monologo dopo la morte della

moglie aveva un'intensità disarmante, il preludio perfetto all'ultimo atto.

La voce spezzata, il dubbio e i sensi di colpa che gli laceravano l'anima erano tangibili e spietati. Le

scapole si andavano a chiudere, la postura a cedere. E non poté fare a meno di stringersi le spalle anche lui, ricordando i momenti in cui aveva davvero visto David crollare. Gli stessi occhi scuri colmi di quel sinistro scintillio delle lacrime. Quelle labbra serrate che tremavano, piegate in un broncio sofferto che non aveva nulla a che vedere con il suo solito. Il modo in cui si creavano le rughe sul naso e si evidenziavano quelle intorno agli occhi quando si accigliava. La vena sulla tempia sinistra che pompava. Lo sguardo fisso nel nulla quando, perso nell'oscurità, fuggiva dalla luce degli occhi di Michael per il timore di accecarsi. Avrebbe voluto raccontarsi che poteva sopportare di non potersi avvicinare perché tanto era tutta finzione. Che era facile rimanere seduto sulla poltrona godendosi semplicemente la scena perché quella era una parte recitata. Ma Sheen sapeva che per riuscire a destrutturare in maniera così intensa un personaggio, bisognava essere pronti a lasciare uno spiraglio aperto ai propri demoni. Per alcuni non ce n'era davvero bisogno, ma un buon attore sapeva riconoscere immediatamente quando invece era imprescindibile. E quell'interpretazione sarebbe stata resa gloriosa dalla loro danza. Era così evidente ai suoi occhi come Macbeth stava perdendo il controllo, e come Tennant invece lo teneva saldissimo nelle sue mani, nei suoi gesti, in ogni smorfia del viso. Per quanto reale e fittizio in momenti del genere si intrinsichino in una matassa impossibile da sciogliere, Michael poteva soffocare il suo lato protettivo perché vedeva palesemente come l'amore della sua vita in quel momento non aveva bisogno di nessun altro. Così sicuro di sé da mostrarsi a tutti con una sincerità disarmante.

 

Nemmeno il tempo di lasciare da parte il suo senso di protezione, che gli scoppiò seriamente il cuore nel petto quando si ritrovò il suo adorato completamente circondato da un numero preoccupante di persone munite di spade esageratamente lunghe per un palco così piccolo.

Si trattenne dall'urlare, ma avrebbe avuto voglia di minacciare tutti :“SFIORATELO ANCHE SOLTANTO CON L'ELSA DI UNA SPADA, E IO SALGO SUL PALCO E CI ANDATE DI MEZZO TUTTI”. I combattimenti sono sempre un passaggio molto delicato di ogni produzione. Nei film è possibile applicare diecimila stratagemmi visivi e tecnici per garantire una buona resa. Dal vivo no. Bisogna offrire un buon impatto scenico senza mai sacrificare la sicurezza.

Dopo pochi secondi, Michael si rese conto che la sicurezza c'era indubbiamente, andando a forte discapito della resa. Nonostante tutti volessero affrontare il Macbeth, sul palco gli attori si tenevano ben alla larga da lui, agitando le spade a destra e a manca ma ad una distanza di sicurezza piuttosto esagerata. Passato il momento iniziale di terrore e seria preoccupazione, gli uscì una piccola risata, perché ognuno sembrava pensare “Per l'amor di Dio, non sfioriamo David altrimenti siamo rovinati”. Ancor più divertente era il fatto che, paradossalmente, quello più terrorizzato di far male a qualcuno era Tennant stesso. L'espressione infatti era da indomito guerriero, ma la sua spada mirava sempre in alto, innaturalmente sopra la testa di ognuno di loro. “Guardati, che angelo che sei, terrorizzato all'idea di far male a qualcuno. Quanto ti amo...”, tutta l'ilarità, sparì immediatamente quando si concentrò sul braccio che teneva ben due spade: il bicipite tirava la maglietta mostrandosi in un modo che non aveva davvero mai visto prima. Non vedeva l'ora di poterlo mordere.

 

Per fortuna, il testa a testa con McDuff riportò il livello della messa in scena a picchi altissimi.

Ormai Michael aveva esorcizzato ogni sua paura e fastidio, per questo quando li vide affrontarsi e avvicinarsi fino a toccarsi la fronte, non provò alcuna gelosia, ma solo un fortissimo coinvolgimento emotivo. Sorrise nel vedere Macbeth spavaldo, battendosi su quel petto gonfio e sfidando il suo nemico certo di essere imbattibile. Quando, infine, giunse la coltellata al fianco, Michael era ormai talmente provato che provò un sincero senso di liberazione. Era come svuotato, stremato dalle troppe emozioni che lo avevano investito, bisognoso di tornare a vedere il sorriso del suo amato e di fuggire da quel teatro.

Gli altri personaggi presero la scena, ma lui continuava a non spostare l'attenzione da quel David inerme, talmente immobile da non capire se respirava o stava trattenendo il fiato.

Si concentrò sui suoi capelli lunghi, sul naso, su quegli occhi spalancati che non sapeva capacitarsi di come fosse riuscito a renderli vuoti. Quegli stessi occhi che avevano dentro infiniti mondi.

 

Le ultime battute pronunciate da non sapeva neppure chi e poi, di nuovo, buio e silenzio. Quando si riaccesero le luci,il gallese lanciò un ultimo sguardo alla platea. Le ragazze ora si stavano abbracciando, piangevano. Il signore era commosso, la ventenne continuava a tenere la bocca spalancata (forse non l'aveva mai più richiusa). Oltre a loro, la sua occhiata fugace cadde sulla platea intera. Applaudivano tutti con entusiasmo, stupore, meraviglia, invidia e amore, che esplose ulteriormente quando David entrò trotterellando sul palco e tutti si alzarono in piedi.

 

"Vi ha dato tutto se stesso. Ve lo ha concesso con una profondità e autenticità che voi, forse, non siete neppure in grado di comprendere. Vi vedo sconvolti, emozionati, piedi di lui. Eppure non vorrei essere mai uno di voi. Perché a me non basterebbe. Non basterebbe mai. Guardatelo e ammiratelo ancora, col suo sorriso da muppet. Perché è incredibile come riesca ancora a trovare qualcosa da donarvi, dopo tutto questo. E magari lo aspetterete di fuori, per un grazie o un regalo, e lui continuerà a sorridervi e vi lascerà un ennesimo pezzo di lui su un autografo. Perché questo è David.”

 

Sheen provò una sensazione di leggerezza e di ammirazione incommensurabile.

Tennant gli aveva detto “vediamo se riuscirai a capire i momenti in cui fingerò che nella sala ci sia soltanto tu”. Ma in realtà non stava davvero fingendo. Perché per lui, quella sera, c'era davvero soltanto Michael. E voleva urlarglielo, cercando i suoi occhi incantevoli e trovandoli immediatamente di fronte a lui. Incastrarono gli sguardi per tanto tempo, pericolosamente troppo. E si dissero davvero tutto, come si erano promessi.

 

Ti amo”

   
 
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