Questa
è una fanfiction che ho cominciato a pubblicare da qualche mese in inglese sul
sito AO3; attualmente online ci sono i primi 4 capitoli, ma sul mio file word
ce ne sono già 25 – e questo testimonia la mia voglia di scrivere e di portarla
avanti, ma non la mia voglia di tradurre i capitoli ogni volta :’)
Visto
che ho così tanti capitoli già pronti che hanno bisogno solo di una revisione, posso
assicurarvi degli aggiornamenti regolari mentre continuo la stesura di quelli
che mi mancano per terminare la storia.
Grazie
per avermi sopportato fino a qui! Vi lascio alla lettura del primo capitolo :)
D.
1. Non
era tanto capire se, ma quando.
La
osserva, restando appoggiato con la spalla contro lo stipite della porta. Non
si muove, come se temesse che fare anche solo un singolo passo verso il letto
su cui è sdraiata possa destarla dal sonno disturbato in cui è immersa e che
riesce facilmente a percepire, nonostante Nami gli stia dando le spalle e non
può vederle bene il viso. L’ultima cosa che vuole è procurarle un malessere,
dato che sta già provando parecchio fastidio e disagio di suo e non c’è bisogno
che anche lui ci metta lo zampino.
Se
qualcuno, un giorno, avesse scommesso che la mente di Monkey D. Luffy avrebbe
formulato un pensiero del genere, beh, a quest’ora starebbe nuotando in un mare
di berry.
Ma
gli viene facile, ormai. È diventato naturale preoccuparsi, così come è
diventato normale concentrarsi su tutto ciò che non riesce ad essere racchiuso
nella sola sfera del cibo. E forse, e non è la prima volta che se ne rende
conto, questa capacità in Luffy è sempre stata presente, ma assopita nel
profondo di sé… palesandosi di tanto in tanto quando, in determinate situazioni,
c’era di mezzo lei.
Non
è mai stato una persona romantica, non ha quasi mai pensato alla sfera
sentimentale e, di certo, non ha mai pensato realmente che un giorno si sarebbe
ritrovato coinvolto in una relazione. Se avesse scavato nei suoi ricordi, avrebbe
di certo trovato le numerose scene in cui era diventato involontariamente
l’interesse amoroso e mai corrisposto di Boa Hancock, la donna più bella del
mondo. L’insopportabile, aggiunge, donna più bella del mondo. Ricorda
che in quei momenti ha pensato spesso al fatto che non ci fosse cosa più
fastidiosa sul pianeta terra di una donna innamorata.
Eppure,
tornare con la mente a quei ricordi gli è molto utile per riflettere sul fatto
che, se allora la pensava in quel modo, era solo perché la donna che gli si era
proposta allora non era quella che lui desiderava davvero. Era… era,
semplicemente, una donna diversa.
Ci
ha messo anni per capirlo davvero. E quando, ormai quasi giunto alla fine del suo
viaggio intorno al mondo, ha compreso appieno la portata dei sentimenti che
provava, non ha aspettato altro tempo e glieli ha confessati. E non poteva assolutamente
immaginare che quella ragazza, il bel navigatore dai capelli arancioni, invece,
lo stesse aspettando dal giorno del loro primo incontro.
L’arrivo
a Laugh Tale, l’ascesa del capitano dei Cappello di Paglia a Re dei Pirati e la
caduta del Governo Mondiale sono notizie di dominio pubblico da più di sei
anni, ma solo la ciurma pirata che si trovava lì con i due giovani sa anche che
quel giorno, il giorno che ha segnato le sorti del mondo intero, ha coinciso
anche con l’inizio della loro storia d’amore.
Luffy
e Nami non hanno mai cercato di nascondere che qualcosa nel loro rapporto fosse
cambiato, e a dire la verità non ci hanno neanche provato. Così come per loro è
stato naturale aspettarsi e scoprirsi, in qualche modo, destinati, per gli
altri è stato naturale aspettarsi che prima o poi il capitano ed il navigatore
della ciurma sarebbero finiti insieme.
Non
era tanto capire se, ma quando.
Persino
Sanji, l’ultima persona sulla nave che avrebbe mai voluto vedere la sua Nami-swan
immersa tra le braccia di quell’idiota di gomma del suo capitano, non ha
battuto ciglio nel vederli coinvolti in un bacio che di casto aveva solo il
nome, quando li ha beccati per la prima volta abbracciati e premuti contro
l’isola della sua adorata cucina. O meglio, lo aveva fatto, ma per altre
ragioni.
«Io
ci cucino qui, dannazione! Andate ad insozzare il letto di quell’altro
deficiente, piuttosto!» ha urlato, già pronto a sterilizzare tutte le superfici
su cui si erano poggiati.
La
non-reazione del cuoco dalle sopracciglia ricciute ha fatto capire alla
neo-coppia che, se lui sapeva della loro relazione, allora sapevano anche gli
altri. E allora, che senso aveva continuare a nascondersi? Perché trattenersi?
Superato
il primo ed intenso periodo di assestamento, tra la nomina di Protettore dei Mari
di Luffy e l’elezione dell’Armata Rivoluzionaria a Nuovo Governo Mondiale, i
due hanno chiesto di fare una deviazione dalla rotta del loro nuovo viaggio intorno
ai mari del globo e di lasciarli su un’isola del Nuovo Mondo. Non una
specifica, solo… un’isola, la più vicina, la prima che avessero incontrato.
Sono spariti correndo non appena hanno toccato terra, con l’unica
raccomandazione di venirli a riprendere dopo due mesi. Nulla di più, nulla di
meno.
Non
si sa davvero cosa hanno combinato quei due su quell’isola, ma la ciurma ne ha
avute di occasioni e di tempo per fare congetture, teorie e azzardi, uno più
fantasioso dell’altro e, paradossalmente, neanche poi così tanto campati per
aria. Alcune di queste congetture erano anche parecchio piccanti, e si sa che
quei due prima o poi avrebbero cercato e desiderato di avere del tempo a
disposizione da trascorrere da soli, senza nessuno di loro tra i piedi. E non
ci sarebbe stato nulla di male in questo. Il desiderio, il bisogno di intimità
è più che comprensibile, se si vive h24 su una nave pirata con altre otto
persone, e nessuno di loro li avrebbe biasimati… soprattutto per evitare di
incappare in eventuali incontri imbarazzanti. È per questo che Franky,
approfittando della loro assenza, ha ristrutturato la Sunny per regalare ai due
piccioncini una camera da letto nuova di zecca tutta per loro, spaziosa e, cosa
più importante, insonorizzata.
Fatto
sta che due mesi dopo, quando i pirati di Cappello di Paglia sono tornati
sull’isola di Curano per recuperare Nami e Luffy, hanno trovato qualcosa in
quei due che gli ha fatto capire che non si erano limitati a trascorrere tutto
quel tempo lontani da loro solo per esplorare ed esplorarsi nella loro sfera più
intima e sessuale: erano… più complici, e più maturi in qualche modo.
E
già riuscire a giudicare Luffy una persona matura era un vero e proprio
miracolo.
Un
occhio attento avrebbe notato immediatamente le sottili vere, d’oro per lui e
di brillanti per lei, che fasciavano i loro anulari sinistri, ma di occhio
attento nella ciurma ce n’era solo uno, e quell’occhio azzurro cielo si tenne
ben lontano dallo spifferare qualcosa al resto dei suoi un po' più ottusi compagni,
che se ne accorsero invece dopo quasi sette ore dal loro ritorno, e solo perché
Nami aveva allungato la mano sinistra sulla tavola per afferrare la caraffa del
succo d’arancia.
«Che
cos’hai al di-MI PRENDI IN GIRO!?» Usopp fu il primo a notare il dettaglio e ad
urlare alla vista dell’anello, rimarcando il concetto andando a cercare quello che,
ne era quasi certo, si trovava sul dito di Luffy. «Vi siete sposati!?»
«Non
essere così melodrammatico» Nami si era limitata a sviare la cosa, ma non negò
a sé stessa di essere deliziata e che era stato piuttosto divertente vedere le
reazioni di Usopp e dei suoi compagni. C’era chi si fingeva scioccato – ed in
questo Sanji era un vero e proprio maestro –, chi ridacchiava sotto i baffi –
Robin e Jinbe –, e chi piangeva senza freni per la gioia – Franky, ovviamente.
Nessuno di loro era scioccato o deluso per non aver assistito alle nozze, ma
erano più che felici di festeggiarlo e di festeggiarli anche se in ritardo di
mesi.
Quella
prima, emblematica fuga romantica è stata ripetuta altre volte nel tempo, e
sempre nello stesso periodo dell’anno; con l’avvicinarsi del loro anniversario,
infatti, i due modificavano la rotta in base al mare in cui navigavano e se ne
andavano quasi all’avventura, con solo uno zaino in spalla e con la solita
raccomandazione di ritrovarsi nel luogo d’incontro dopo il periodo pattuito. A
volte un mese, a volte solo una settimana a causa del nuovo genere di impegni
che ha interessato le loro vite come ufficiali di Luffy, e poi Nami aveva
ancora la sua mappa del mondo da realizzare… ma riuscivano sempre a ritagliarsi
del tempo per loro.
Non
erano passati ancora quattro mesi dalla loro ultima fuga, e non passò molto
prima di capire che quella era stata diversa dalle altre. Nami lo aveva capito un
paio di settimane dopo il loro ritorno… e adesso, l’evento che avrebbe segnato
per sempre le loro vite stava cominciando a diventare anche visibile.
La
gravidanza di Nami è il motivo che rende Luffy così teso, mentre osserva la
compagna dormire. La preoccupazione per le sue condizioni ha scacciato completamente
l’euforia e la gioia dei primi giorni, quando gli aveva dato la notizia ed il solo
sapere che nel giro di pochi mesi la sua compagna lo avrebbe reso padre – lui,
che di essere padre non ne sapeva proprio niente ma che desiderava da anni
poterlo diventare – aveva messo in ombra persino il resto delle mansioni e
delle questioni messe in discussione di continuo con le direttive che
arrivavano dall’alto.
Luffy
si era pentito di tutta l’euforia provata nel primo periodo non appena aveva
visto cosa significava per Nami essere incinta del loro primo figlio.
La
ragazza non stava passando le più spensierate delle settimane a causa di quelle
che tutti, e tutte le donne che c’erano già passate prima di lei, conoscevano come
le nausee caratteristiche del primo trimestre. Le sue, però, diversamente da
quel che credeva anche il loro medico di bordo, non accennavano a cessare o
anche solo a diminuire e la costringevano, quando non era impegnata a vomitare
anche l’anima, a stare sdraiata sul letto con gli occhi chiusi per cercare di
mettere a tacere sia la nausea che le vertigini. Fu ben chiaro, con la
gravidanza di Nami che si avvicinava ad entrare nel quarto mese, che quelle non
sarebbero andate via da sole semplicemente aspettando.
Chopper
era arrivato alla conclusione che Nami fosse in qualche modo in preda ad una
forma di mal di mare: si sa che in gravidanza, talvolta, le donne sono soggette
a disturbi singolari che sarebbero cessati da soli dopo un determinato periodo
di tempo e il piccolo dottore era certo, sicuro al 100% che il malessere di
Nami facesse parte di uno di quei casi, ma che vista la particolare natura di
quel disturbo non sarebbe passato se la ragazza continuava a vivere su un
brigantino in perenne navigazione.
«Credo
che le serva del tempo da trascorrere sulla terraferma» aveva detto a Luffy
quella mattina dopo l’ennesima visita e dopo aver nuovamente constatato che,
anche se non sembravano esserci dei rischi per il bambino, il malessere non
accennava a lasciarla. «Il mal di mare non può passare se resta sulla nave, ed
io ho già provato tutti i rimedi contro la nausea ed il vomito che conosco,
persino l’agopuntura» aveva aggiunto, demoralizzato e quasi
colpevole di non saper curare un malanno come il mal di mare.
Un
navigatore che non può viaggiare a causa del mal di mare: un controsenso bello
e buono.
E
Luffy non ha il coraggio di svegliarla per dirglielo.
Alla
fine, quando sente il suo respiro diventare più rapido, si siede sul letto,
posando la mano sul materasso accanto alla sua. Nami si muove appena come se
avesse sentito che qualcuno si è avvicinato a lei, ma non apre gli occhi per
accertarsene. Li tiene chiusi anche quando il compagno le sfiora la guancia
usando solo il dorso delle dita, calde e piacevoli rispetto al freddo della sua
pelle. Mugugna qualcosa, e un piccolo sospiro le sfugge dalle labbra.
«Non
volevo svegliarti» le sussurra senza smettere di accarezzarle il viso.
«Non
mi puoi svegliare se non sto dormendo» Nami apre appena un occhio per
osservarlo prima di richiuderlo, muovendo la testa per sistemarsi meglio contro
il cuscino. Un braccio scivola sotto di esso, l’altro va invece a posarsi sul
piccolo rigonfiamento del suo ventre: la prima, vera traccia dell’esistenza del
loro bambino. Oltre ai sintomi, ovviamente.
Sul
volto di Nami compare una smorfia. «Stai male?» chiede Luffy.
«Sento
che potrei vomitare da un momento all’altro» ammette.
Luffy
si sdraia sul letto accanto a lei e Nami, come se stesse aspettando solo quel
momento prima di fare qualcosa, gli si avvicina per andare a seppellire il
volto nell’incavo del suo collo. Gli sbuffi provocati dal suo respiro gli
solleticano la pelle mentre la stringe tra le braccia, le labbra che le
sfiorano appena i capelli sulla fronte umida. La sente tremare, forse a causa
del contrasto di temperatura dei loro corpi. È totalmente scombussolata, e
questo gli riporta alla mente il motivo per cui l’ha raggiunta in camera.
«Nami?»
«Mh?»
«C’è
una cosa che devo dirti…»
«Devi
vomitare anche tu?»
Ridacchia.
«Beh, ha qualcosa a che fare col vomito, ma in realtà riguarda te» si zittisce
qualche secondo per capire come iniziare. «Forse non ti fa bene restare sulla
Sunny.»
«Mi
vuoi buttare in mare?» nonostante la domanda provocatoria, l’ha sentita
irrigidirsi nel suo abbraccio.
«Eh,
no… vedi, secondo Chopper c’è la possibilità che tu possa stare meglio se stai
per un po' sulla terraferma, e pensavo che, magari, potresti seguire il suo
consiglio e…» dice, interrompendosi verso la fine.
Nami
solleva la testa per osservare Luffy direttamente in viso, anche se nella
posizione in cui si trova riesce a vedere solo il suo mento. «E?»
«E…
vivere per un po' sulla terraferma. Se ci pensi, non è una cattiva idea. E non
siamo poi così lontani dall’East Blue, potresti andare a Cocoyashi a trovare
tua sorella e-»
«Luffy,
stai parlando sul serio?»
«Eh?»
Facendo
leva sulle braccia, Nami si libera dalla stretta di Luffy e si solleva per
riuscire, finalmente, a guardarlo come si deve. «Mi stai dicendo queste cose
come se avessi già deciso tutto» dice, piccata, e sgrana gli occhi quando vede impresse
sulla sua faccia ogni traccia della sua colpevolezza. «Tu e Chopper avete già
deciso di scaricarmi da mia sorella come un pacco postale?»
«No!»
esclama alzando le mani. Il discorso non sta prendendo la piega pacifica che si
è immaginato nella sua mente. «È solo un consiglio che mi ha dato, te lo giuro!
Sono io che ho pensato che ti sarebbe piaciuto stare da Nojiko per un po'.»
«Luffy!»
Nami sospira, sconcertata. «Non pensi che invece questo non è proprio ciò che
voglio io? Io… io non voglio lasciare la nave. Il mio posto è qui con te, con
voi. Sono il vostro navigatore!»
«Lo
so, ma… Nami» Luffy si siede e le posa le mani sulle spalle, chinandosi sul suo
viso. «Che ce ne facciamo di un navigatore che rischia di morire di fame?»
«Non
sei un po' troppo drastico? È solo un po' di nausea.»
«Quand’è
stata l’ultima volta che hai mangiato qualcosa di più sostanzioso di un
grissino?»
Alla
parola “grissino” la bocca della ragazza si contorce in una nuova smorfia. «Per
favore, non mi parlare di cibo…»
«E
per fortuna che è solo un po' di nausea» la prende in giro.
«Smettila.
Io non… trovo giusto che voialtri decidete qualcosa per me, al posto mio.»
«È
giusto, invece, se si tratta di mia moglie che è anche incinta di mio
figlio» e Luffy rimarca la questione posando con decisione la mano sul suo
pancino.
Questo
gesto la spiazza, e non perché l’ha colta di sorpresa o perché ha usato un tono
di voce più duro, a cui ricorre solo quando si trova davvero messo alle
strette… ma perché le ha fatto capire, nel suo modo diretto e spontaneo, che a
lei ci tiene. Che tiene alla famiglia che stanno iniziando a costruire insieme,
che vuole bene e che si preoccupa per la piccola creatura che custodisce nella
pancia e che, a detta di Chopper, non è più grande di un mandarino.
Il
solo pensare ai mandarini le disturba nuovamente lo stomaco e Nami deve
scacciare velocemente e in malo modo le mani di Luffy prima di voltarsi e
sporgersi dal bordo del letto per vomitare, anche se non ha più nulla nello
stomaco da vomitare.
Sono
giorni che non mangia nulla.
Luffy
la raggiunge per sostenerla mentre è scossa dai conati a vuoto, le accarezza la
schiena e le sussurra qualcosa per tranquillizzarla che, però, non capisce. Le
lacrime le percorrono il viso per lo sforzo e perché, con riluttanza e forse
sconfitta, si rende conto che davvero non può continuare ad aspettare che passi
tutto grazie ad un miracolo. Se Chopper pensa che lasciare la nave per la
terraferma sia la soluzione al suo problema, forse c’è un fondo di verità in
questo: si fida ciecamente della piccola renna, tanto da affidarle la sua
stessa vita.
Luffy
le lascia un bacio sullo zigomo a fior di labbra, sentendo il sapore salato
delle sue lacrime.
Nami
singhiozza, stringendo forte gli occhi. «T-tu verrai con me?»
Il
solo fatto che Luffy non le risponda subito le fa già capire la risposta: sarà
solo lei ad andare via. Posa la fronte contro la sua spalla, circondandogli il
collo con un braccio.
«L’Adunanza
del Nuovo Governo Mondiale c’è tra poco più di un mese e mezzo, lo sai. Abbiamo
giusto il tempo di lasciarti a Cocoyashi prima di metterci in viaggio per le
Sabaody.»
«Non
voglio lasciarvi…»
«Sarà
solo per poco, te lo prometto. Partiremo subito una volta finita l’Adunanza e
ti raggiungeremo in un battibaleno. Nami» non senza un certo sforzo, Luffy
riesce a farle alzare il viso e glielo stringe tra le mani, con i pollici che
le sfregano le guance per asciugarle dalle lacrime prima che le nuove le
sostituiscano. «Sarò da te prima ancora che nasca il bambino, e poi ti giuro
che non ti lascerò più. Va bene?»
Nami
lo guarda, occhi marroni che incrociano occhi neri, e annuisce. Si sente
improvvisamente sfinita, ancora più di prima, e deve sorreggersi a lui per
paura di cadere a peso morto sul materasso. Luffy la abbraccia stretta,
lasciando che si accoccoli sulle sue ginocchia mentre continua a piangere
silenziosamente. In qualche modo, se possibile, si sente sfinito anche lui: la
sola idea di lasciarla per mesi interi prima di rivederla è insopportabile… se
non si tiene conto dei due anni di separazione dopo la guerra, non sono mai
stati così tanto tempo separati da quando hanno iniziato il viaggio lungo la
Grand Line per trovare lo One Piece. Abituarsi alla sua assenza… è un qualcosa
a cui non ha mai pensato di dover fare.
«Luffy…»
Le
bacia i capelli prima di posare il mento sulla sua testa. «Dimmi tutto.»
«Non
voglio andare a Cocoyashi.»
Luffy
inarca le sopracciglia, confuso. «Pensavo che-»
«No,
non intendo quello. È che… non voglio andare a stare da mia sorella.»


