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Autore: Katia R    19/12/2024    1 recensioni
- Storia su Diego&Giulia (Don Matteo 14) -
Diego è in crisi.
Vittoria è di nuovo libera e ritorna all'attacco, ma nella vita di Diego ormai c'è anche Giulia.
A complicare ancora di più le cose, è l'arrivo di Edoardo, un nuovo brigadiere che prende servizio a Spoleto, e che instaura subito un bel rapporto con Giulia, suscitando in Diego emozioni che cerca di reprimere, perché non ancora pronto a definire il loro rapporto.
Ma non tutto è come sembra.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Ed eccomi qui! Questa corsa contro il tempo sembra che l'abbia vinta io, stavolta! :D
Stasera gran finale, dopo puntate semi-horror, non sappiamo che aspettarci, ma speriamo sempre nel lieto fine. E io, prima della messa in onda, voglio regalarvi il mio 
❤️
Ringrazio sempre per tutto, per il supporto per l'aiuto, tutto: Mara e Vale ❤️
Poi ringrazio di cuore i miei amici Mezzanottini di twitter, non faccio i nomi, siete in tanti ma voi sapete a chi mi riferisco, a vale_1002 che mi segue sempre e mi lascia bellissimi commenti ❤️ Ma, in special modo, Alessia che so che sarà pronta a disagiarmi con altre storie ❤️
Avrei potuto fare di meglio, ma l'idea era finire prima del finale, quindi spero vada comunque bene così!
E niente... non ci resta che incrociare le dita per stasera e...
BUONA LETTURA!




CAPITOLO 5

 
Giulia non voleva neanche incrociarlo per sbaglio.
Se ne stava rintanata dentro dalla sera prima, da quando era ritornata da quel disastroso momento. Non era neanche andata al bar, prendendosi un giorno di riposo.
Era irrequieta, se ne erano accorti tutti, ma non avevano proferito parola.
- “Giulia!” - la richiamò Bart, battendo il ditino sul suo orologio, come era solito fare - “Devi andare!” - le ricordò.
Giulia sospirò e fece un piccolo sorriso a Bart - “Grazie tesoro, oggi farò un po’ tardi, mi sa” - disse lei, non trovando proprio la forza di presentarsi in caserma.
- “Ma poi Diego chi lo sente!?” - disse Bart, ricordando cosa spesso dicesse lei quando era in ritardo per la firma.
- “Appunto” - disse lei sottovoce, che al solo sentirlo nominare sentì una fitta al petto.
Si schiarì la voce e si alzò da tavola - “Va bene, vado. Tu finisci colazione e vai a lavarti i denti!” - gli ricordò Giulia.
- “Tranquilla, ci pensiamo noi” - disse don Massimo.
- “Sono tranquillissima” - disse lei accennando un sorriso, che era più una smorfia che altro, mentre don Massimo e Adele si scambiarono uno sguardo.
- “Va bene. Vado!” - ripeté, prendendo la sua giacca - “A dopo!” - salutò uscendo.
Una volta fuori dalla canonica, si fermò, guardando verso la caserma e prese un bel respiro.
Poteva farcela.
 
 
Diego controllava l’orologio da minuti interminabili, si era anche messo accanto all’attaccapanni, per sbirciare fuori dalla finestra ma a debita distanza. Tra poco sarebbe dovuta passare a mettere la firma, e lui avrebbe tentato di parlarle.
Era da ieri sera che ignorava le sue chiamate, non rispondeva ai suoi messaggi e l’unico modo per avvicinarla era aspettare che venisse in caserma per la firma.
Era stato anche tentato di andare in canonica, ma poi si era bloccato. Non sapeva neanche cosa dirle.
Innanzitutto, voleva scusarsi per la frase un po’ infelice che le aveva detto. Lo aveva letto nei suoi occhi di averla ferita, accusandola di essere volubile e di essere indecisa.
Da che pulpito poi!
Sospirò.
Che idiota che era stato.
Sollevò la testa di scatto quando vide la porta della canonica aprirsi e il cuore iniziò a battere rapido.
Ok, calma Diego, si ripeteva mentre la guardava avanzare verso la caserma.
Si spostò e si appoggiò alla scrivania, facendo finta di leggere una pratica.
Quando Giulia arrivò, lui notò subito la sua faccia stravolta. Aveva i capelli per metà raccolti in uno chignon, il suo solito giubbino di pelle, un maglioncino beige e dei jeans neri. La vide salutare Edoardo, con un piccolo sorriso, ma non si girò mai verso l’ufficio.
Si prese di coraggio e si avviò, andando da lei, che se ne stava con la testa china intenta a firmare.
Lei lo sentì arrivare e alzò lo sguardo, cambiando subito espressione. Lasciò la penna sul registro e salutò, prima di voltarsi.
- “Giulia, aspetta!” - esclamò lui accelerando il passo, raggiungendola nel corridoio e afferrandole delicatamente un braccio.
Lei scrollò via la sua mano - “Ho da fare!” - esclamò stizzita, tentando la fuga.
- “Aspetta!” - esclamò lui, bloccandola di nuovo per il braccio.
Lei si mise a braccia conserte e lo guardò, quasi con sguardo di sfida - “Credevo avessi detto che non volevi avere niente a che vedere con una persona volubile come me!” - esclamò tagliente, e Diego incassò il colpo.
Schiuse la bocca per dire qualcosa, ma si ritrovò a non spiccicare neanche una parola. La guardava negli occhi, smarrito nel trovarsi davanti uno sguardo duro, penetrante, senza quella solita dolcezza che la contraddistingueva.
Era stato lui a ferirla così tanto da spazzare via anche la dolcezza nei tratti. Il volto sembrava teso e stanco.
- “Va beh, ho da davvero da fare. Buon lavoro!” - esclamò voltandosi e andando via, lasciandolo lì, in mezzo al corridoio, senza riuscire a fermarla.
Chiuse gli occhi e si maledisse, digrignando i denti.
Stupido, cretino, idiota.
Era colpa sua.
Aveva spento il sole come durante un’eclissi.
Ritornò nel suo ufficio, spalle curve e sguardo basso, come se stesse portando un peso enorme addosso.
Cecchini e Edoardo si scambiarono uno sguardo complice e il primo si alzò per andare nell’ufficio del Capitano, dove lui si ere appena seduto, sconfortato.
- “Non le vuole ancora parlare?” - chiese Cecchini, avendo intravisto la scena.
Diego scosse leggermente la testa, sconsolato.
- “Eh va beh, ma lei che fa, si arrende!?” - disse lui, avvicinandosi.
- “Maresciallo, io non so cosa fare, cosa dirle. Me la ritrovo davanti e ha quello sguardo…” - sospirò - “L’ho ferita e ha messo un muro davanti. E posso anche capirla” - si massaggiò stancamente gli occhi.
- “E allora scavalchi quel muro! Come si dice... se Maometto non va alla montagna la montagna va da Maometto!” - esclamò Cecchini.
- “Non so come fare, maresciallo” - e Cecchini lo osservò. Non lo vedeva da tempo in quello stato.
- “Non so cosa dirle per far crollare quel muro, per scusarmi” - sospirò Diego, affranto.
- “Ma lei la ama Giulia?” - chiese il maresciallo, così, a bruciapelo.
- “Ma che domande sono!?” - disse Diego guardandolo perplesso.
- “È una semplice domanda: la ama sì o no?” - chiese ancora.
- “Ma certo che la amo, maresciallo! Starei così se non l’amassi!?” - si spazientì lui, seccato dal fatto che la cosa potesse essere messa in dubbio.
Poi si irrigidì di colpo, sgranando leggermente gli occhi, come fosse stato colpito in pieno dalla realizzazione.
Non lo aveva mai detto a voce alta. Anzi, fino alla sera prima non era stato neanche in grado di dirlo a sé stesso.
Sentiva il cuore battere all’impazzata, il rimbombo nelle orecchie e poi solo l’immagine di lei in testa.
Accennò un sorriso, inconsciamente, sentendosi finalmente libero da quelle catene che si era messo da solo, pronto a gettarsi nel vuoto solo per lei.
Cecchini lo guardò con un sorriso furbo - “E allora cosa aspetta? Vada da lei e glielo dica!” - esclamò il maresciallo, come fosse la cosa più semplice da fare.
- “Non vuole neanche guardarmi in faccia tra un po’ come faccio a dirglielo!?” - disse Diego.
Cecchini si avvicinò e si sedette - “Organizzi qualcosa” - disse poi - “Per Vittoria aveva organizzato un appuntamento in un ristorante bellissimo, faccia lo stesso per Giulia” - propose Cecchini.
- “Giulia non è Vittoria. Ci vorrebbe qualcosa di più” - provò a pensare - “Non voglio cose banali per lei. Voglio farle capire quanto lei conti per me, che sono disposto a tutto per stare con lei” - continuò, per poi sospirare.
Ma cosa poteva fare!?
- “L’anfiteatro romano” - Edoardo spuntò sulla porta, facendoli girare di scatto.
Diego lo guardò, Edoardo aveva ancora uno sguardo duro nei suoi confronti ma adesso sembrava più amichevole.
- “L’anfiteatro?” - chiese Cecchini perplesso.
Diego ripensò a quel posto, ai loro momenti, a quanto tutto sembrasse magico.
- “Si. Per Giulia è un posto speciale” - disse Edoardo - “E anche per lei, mi è sembrato di capire” - aggiunse guardando Diego.
Diego annuì semplicemente, il ricordo della scenata fatta la sera prima di nuovo vivida nella testa.
- “Ma Giulia non verrà mai” - disse poi Diego, con aria triste.
- “Beh, però… potrei convincerla” - disse Edoardo scrollando le spalle - “Le dico che ho una sorpresa per lei, la bendo e la porto lì. E lei sarà lì ad aspettarla e il resto… è tutto nelle sue mani” - disse il sottoposto con un piccolo sorriso.
- “Ed è quello il problema. Che finora non ne ho fatta una giusta, mi sa” - disse Diego sconfitto.
- “Giulia si è innamorata di lei così com’è” - disse Edoardo, e la sola frase, pur sapendolo già, fece battere all’impazzata il cuore di Diego - “E, sì, al momento è un tantino incazzata, e dovrà faticare a farsi perdonare ma, secondo me, può farcela. Si mostri a Giulia come ha fatto in questi mesi” - disse ancora il sottoposto.
Diego tornò pensieroso, immagini di quei mesi insieme affollavano la sua mente. Giulia lo amava così com’era. Difetti compresi. Le sue fragilità. Improvvisamente si ricordò di quella volta in ufficio in cui gli aveva detto che le piacevano le sue fragilità.
Era stato un cieco.
E un idiota.
Ma ora era arrivato il momento di rimediare.
- “Avrei bisogno del vostro aiuto” - disse improvvisamente Diego, guardandoli - “Posso contare su di voi?” - chiese speranzoso.
Cecchini e Edoardo si scambiarono uno sguardo e sorrisero.
- “Conti pure su di me” - disse Cecchini con quel suo mezzo sorrisino.
Diego attese la risposta di Edoardo - “Sono pronto” - disse il sottoposto e quello sguardo duro che c’era prima, adesso non c’era più.
 
 
- “No, guarda, Edo. Non c’ho proprio voglia!” - esclamò Giulia alla proposta di uscire del ragazzo.
- “Ma dai! Ci divertiremo. E poi ho una sorpresa per te!” - esclamò sorridente.
Giulia lo guardò inarcando un sopracciglio - “Una sorpresa per me!? Cosa?” - chiese curiosa.
- “Ma scusa, se te lo dico che sorpresa è!?” - disse Edoardo divertito, facendo ridacchiare Adele.
- “Non fa una piega” - disse la madre divertita.
Giulia sospirò - “Non me la sento di uscire” - disse lei.
- “Io capisco che vivi in canonica ma da qui a farti suora ce ne vuole!” - esclamò Edoardo, ricevendo un’occhiataccia da Giulia, che però non riuscì a trattenere un sorrisino divertito.
- “Dai, secondo me ti farebbe bene uscire” - disse la madre.
Don Massimo arrivò in cucina - “Che succede?” - chiese andando a sedersi.
- “Che tua sorella sta pensando a farsi suora, e sta già iniziando la clausura” - disse Adele divertita.
- “Mamma!” - la riprese lei, e Adele rise, nonostante essere chiamata in quel modo sortisse ancora un certo effetto su di lei.
Don Massimo accennò un sorriso e poi guardò la sorella - “Potrebbe farti bene distrarti un po’. Non si sa mai cosa può riservarti la serata” - disse lui, ripensando a quello che Cecchini gli aveva rivelato poco prima. Se tutto fosse andato come previsto, lui tra poco si sarebbe ritrovato con Diego Martini come cognato. L’idea non lo entusiasmava molto, ma se quello fosse stato ciò che sua sorella voleva, non avrebbe potuto che sperare che tutto sarebbe andato per il meglio.
- “Tre contro una, direi che non mi stiate lasciando molta scelta” - disse lei, arrendevole.
- “Oh! Dai, su, vai a sistemarti e andiamo!” - esclamò Edoardo felice.
Giulia sospirò e andò in camera sua.
 
 
 
- “Non che non mi fidi, ma… dove stiamo andando? Odio essere bendata” - disse lei mentre Edoardo guidava.
- “Un po’ di pazienza e lo scoprirai” - disse lui, trovando un parcheggio.
- “Posso toglierla?” - chiese lei.
- “No! Non ancora” - disse lui bloccandole le mani - “Certo che sei impaziente, eh!” - esclamò divertito, scendendo dall’auto, mentre lei bofonchiava qualcosa.
Lui le aprì lo sportello e la prese per le mani - “Scendi” - disse lui, guidandola fuori dall’auto - “Piano” - disse ancora, e una volta fuori chiuse lo sportello e l’auto e iniziò a guidarla.
- “C’è silenzio” - constatò lei ad un certo punto - “Sembra un posto abbastanza isolato” - disse poi.
- “Si” - confermò lui.
- “Cos’è, hai deciso di farmi fuori e mettere così fine alle mie sofferenze!?” - disse divertita.
Lui ridacchiò - “Non sarei di certo passato in canonica, con dei testimoni che sanno che sei con me!” -
- “Giusto!” - esclamò lei ancora divertita.
- “Ci siamo quasi” - le comunicò lui - “Ci sono degli scalini, aspetta” - la guidò lentamente.
- “Piano, che se no più che sorpresa finisco al pronto soccorso” - gli disse lei.


 
Diego era agitato.
No, non era vero, non era agitato. Di più.
Si era ripetuto in testa un discorso che tanto sapeva non sarebbe mai riuscito come avrebbe voluto. Cecchini lo aveva tranquillizzato, e anche Edoardo era stato un buon alleato. Capiva perché Giulia aveva creato un bel rapporto con lui; in qualche modo avevano qualcosa che li accumunava.
Sentì la voce di Edoardo e si girò di scatto, mentre lui le diceva di fare piano, aiutandola a salire gli scalini.
Giulia era sorridente, un po’ tesa, forse perché bendata.
- “Spero che la sorpresa valga la pena di tutti questi scalini” - disse lei divertita.
Diego accennò un sorriso, sentendo la sua voce serena.
- “Ci siamo!” - esclamò Edoardo - “Stai ferma qui, eh” - disse ancora.
- “Posso togliere?” - chiese lei.
- “Non ancora! Ti tolgo io la benda appena è tutto pronto” - disse lui, lasciandole le mani e facendo un cenno a Diego.
Lui prese un bel respiro e si avvicinò lentamente.
- “Edo, dove sei finito?” - chiese lei, iniziando a preoccuparsi un po’, stringendosi nel suo cappottino.
Poi sentì qualcuno sciogliere il nodo della benda e un profumo che la confuse per un istante.
Quando la benda cadde, i suoi occhi incontrarono subito un altro paio di occhi, che non erano di Edoardo.
Diego rivide per un istante quello sguardo di cui si era innamorato.
Ma durò poco, perché appena lei lo vide il sorriso si affievolì, lo sguardo si indurì e fece un piccolo passo indietro, come a rimarcare la distanza tra loro.
Diego incassò quell’ennesimo colpo, e cercò di calmare i suoi battiti e di ignorare quel dolore.
Erano all’anfiteatro. Giulia si mise a braccia conserte, serrando le labbra.
- “Se arriva il guardiano ci caccia di nuovo” - disse lei - “Che ci facciamo qui?” - chiese poi, scocciata.
- “Ho parlato con il guardiano, non ci sarà nessuno a disturbarci questa volta” - disse Diego, poi deglutì e prese coraggio - “Questo è un posto speciale per noi” - disse lui.
Giulia non lo guardava, inarcò un sopracciglio - “Noi? L’ultima volta che siamo stati qui mi hai riso in faccia all’idea di noi due insieme e quando ci siamo baciati sei scappato via” - gli ricordò lei.
Diego sospirò - “Lo so” - disse lui - “Ho avuto paura” - confessò quasi in un sussurro.
E la vide vacillare un attimo, incrociando finalmente il suo sguardo.
Giulia iniziò a sentire il cuore battere più forte, come avesse il presentimento che stesse per accadere qualcosa.
- “Quando sono arrivato a Spoleto” - iniziò lui - “Avevo un obiettivo ben preciso. Sapevo perché ero qui, cosa volevo veramente” - si fermò un attimo - “C’era tutto uno schema nella mia testa, convinto che solo seguendolo sarei riuscito a farcela” - la guardò, era ancora con le braccia conserte, ma i lineamenti sembravano meno duri.
- “Ma poi sei arrivata tu” - disse diretto, notando subito la sorpresa sul volto di lei - “Tu con il tuo modo di essere, la tua allegria, la tua dolcezza, la tua intraprendenza, la tua forza” - sapeva che l’elenco sarebbe potuto diventare infinito se avesse continuato - “Quando ho incrociato il tuo sguardo a quel distributore di benzina, non avrei mai creduto di trovarmi ad indagare su di te. Come non avrei mai creduto che quella donna incontrata per caso sarebbe diventata così importante per me” - la vide deglutire e vacillare, consapevole che stava abbattendo quel muro che aveva piazzato tra loro.
Diego allungò una mano, un po’ tremolante - “Vieni con me” - disse con quel tono di voce che causava a Giulia sempre un piccolo brivido. Lei tentennò qualche secondo, poi afferrò la sua mano, notando subito il piccolo sorrisino di lui, prima di seguirlo.
Si sedettero nello stesso posto di quella sera, e Giulia si accorse solo in quel momento di una piccola scatola che Diego prese e frappose tra lui e lei, togliendo il coperchio.
Tirò fuori una scatola di penne colorate e tornò a guardarla. Sembrava confusa.
- “Tu sei arrivata a sconvolgermi non solo la scrivania, le penne, i piani, lo schema che avevo in testa” - disse lui con un piccolo sorriso - “Ma anche la vita. L’hai ribaltata, messa sottosopra, un passo alla volta, senza che io neanche me ne rendessi conto. Hai creato un caos tale da farmici perdere in mezzo, non riuscendo a trovare più le mie certezze e lasciandomi completamente in balia di emozioni che mi hanno confuso” - deglutì e prese un’altra cosa dalla scatola, un piccolo peluche di gatto - “Ho capito la bella persona sei realmente quando ho visto come hai aiutato la signora Aurelia. Ti sei spesa per non dare un dispiacere ad una signora che a malapena conoscevi, senza nulla in cambio” - prese un’altra cosa, un fischietto - “E mi hai convinto a vestire i panni di capotreno, facendomi finire addirittura a Roma” - lei non riuscì a trattenere una risatina al ricordo, facendolo sorridere, perché la sua risata era una delle cose che più amava e che gli era mancata.
Poi pescò altre due cose dalla scatola: una boccettina di sale e una tazza in vetro per il caffè.
La guardò negli occhi e intuì che aveva capito - “E siamo passati dal sale nel caffè a un caffè normale, fino ad arrivare a far diventare il caffè al bar parte della nostra routine. Vederti ogni mattina prima di iniziare una lunga giornata di lavoro riusciva a darmi la giusta motivazione per affrontare il tutto” - le disse lui, dolcemente.
Gli occhi di lei divennero sempre più lucidi, ormai non c’era più nessun muro a separarli, ma solo qualche maceria.
- “Quel giorno hai anche saputo delle mie vertigini. Ma non mi hai giudicato, non ti sei messa a ridere, mi hai semplicemente detto che, se avessi voluto parlarne saresti stata lì ad ascoltarmi” - disse ancora lui - “Poi mi hai raccattato alla Rocca dell’amore, dopo che io mi ero convinto a seguire l’idea di quel pazzo di Cecchini” - disse scuotendo leggermente la testa, divertito, e anche lei sorrise al ricordo - “Ti sei offerta di aiutarmi. Io ero scettico, non volevo. Perché aprirmi con qualcuno, condividere, non è mai stato facile per me. Ma tu rendevi tutto più semplice, e non capivo come ci riuscissi, come riuscissi a fermare il mondo che girava attorno a me ad ogni vertigine, solo con la tua presenza” - si fermò un attimo - “La verità è che in mezzo a quel caos che avevi creato, tu riuscivi a giostrarti al meglio e riuscivi sempre a tendermi la mano, per non farmi perdere del tutto, anche quando io cercavo di non vederlo. Anzi, mi rifiutavo di vedere” - ammise poi lui, prendendo un ritaglio di giornale, di loro a “Reazione a catena” con Cecchini - “Mi rifiutavo di vedere cosa stavamo diventando. Non ero pronto ad affrontare quel turbinio di emozioni che sentivo dentro. E poi c’è stato quel gioco, con Cecchini che insisteva sulla nostra intesa, e io che non volevo sentirlo, perché avevo in testa solo un obiettivo e non potevo permettere a nessuno di intralciarmi i piani” - prese un respiro e continuò - “Ma avevo solo paura perché in realtà quell’obiettivo iniziava a sgretolarsi davanti ai miei occhi, per colpa del caos, e non ero pronto” - dal pacco tirò fuori la cartolina raffigurante l’anfiteatro in cui erano seduti in quel momento - “Poi, come se il destino amasse prendersi gioco di noi, ci siamo ritrovati a condividere sulle nostre madri, sui nostri problemi. E lì, forse per la prima volta, io ho iniziato a capire che spegnere certe emozioni stava diventando sempre più difficile” - deglutì, rimettendo tutto nella scatola - “Mi hai fatto commettere un’effrazione, anzi due per l’esattezza” - e lei sorrise, mordendosi il labbro - “E mi hai fatto sentire vivo, anche in un momento in cui mi sentivo tradito da tutti, mia madre in primis. Ma c’eri tu, con il tuo sorriso e la tua dolcezza, a darmi forza, ad indicarmi la via, nonostante tu avessi la tua buona dose di problemi a cui pensare” - spostò la scatola e allungò le mani, prendendo le sue e guardandola negli occhi. Lei era visibilmente emozionata, incredula da quello che stava succedendo.
- “Quando mi hai detto che mia madre pensava fossimo insieme e ti ho riso in faccia, era solo un modo per scacciare via quei pensieri, perché avevo Cecchini che mi continuava a parlare della nostra intesa, che secondo lui saremmo stati una bella coppia, e sapere che anche mia madre lo pensasse, nonostante ci avesse visto di sfuggita solo una volta, mi ha messo paura” - ammise ancora - “Tu mi fai paura, Giulia” - disse ancora prendendo un altro respiro e lei, per la prima volta, gli strinse le mani, come a dargli la forza necessaria a continuare - “Quando mi hai baciato, io ho sentito qualcosa che non sentivo da troppo tempo, o che forse non avevo mai sentito. È stato come se quel caos che avevo dentro mi avesse sommerso, d’un colpo, e non riuscivo più a riemergere, e mi sono sentito in trappola. E sono scappato” - sospirò, abbassando lo sguardo, quasi vergognandosi di quel comportamento - “Come un codardo, invece di affrontare la cosa, invece di fare il salto nel vuoto, sono andato a rifugiarmi in qualcosa che già conoscevo, nell’abitudine, nell’ordine” - chiuse gli occhi e scosse la testa, per poi rialzare lo sguardo nel suo - “E facendolo ho rischiato solo di perderti” - deglutì - “E perdendoti mi sentivo perso anch’io” - ammise con voce un po’ tremolante, stringendole le mani ancora di più - “Io non lo so cosa ho fatto per meritare te nella mia vita. Tu accetti le mie fragilità, non vuoi cambiarmi e cerchi solo di migliorarmi. E io non ho più dubbi, Giulia. Tu sei la parte migliore di me e non voglio più scappare da quello che provo” - deglutì e vide una lacrima sfuggire dagli occhi di Giulia, e tutto l’amore che ci vide dentro gli diede il coraggio che gli serviva - “Io ti amo, Giulia” - e fu liberatorio, come fare quel salto nel vuoto, ma senza mai cadere.
Giulia si lasciò sfuggire una risata, mista a singhiozzo, tra le lacrime, incredula, felice, con il cuore a mille, forse per la prima volta senza parole.
- “Scusami per quella frase infelice, scusami per averti ferita e per non essere riuscito a dirtelo prima” - continuò lui - “Scusami se cercherò ancora di mettere ordine in mezzo al tuo caos, se a volte tenderò a chiudermi. Ma so che sarai lì al mio fianco, e so che con te posso affrontare tutto” - disse infine - “Ti amo” - le disse di nuovo.
Lei sorrise e poi gli afferrò il volto tra le mani, attirandolo a sé, baciandolo, finalmente senza nessun timore, senza paura, senza nulla che riuscisse a fermarli.
Lui rispose subito, stringendola più vicino a sé, mentre le loro labbra si schiudevano per approfondire il bacio e lasciarsi andare a quel vortice di emozioni che entrambi provavano.
Si fermarono solo quando ebbero bisogno di aria e rimasero fronte contro fronte, continuando a sorridere.
- “Sei migliorato dalla prima volta che ti ho sentito fare un discorso” - disse lei divertita, guardandolo negli occhi.
Lui si morse il labbro, trattenendo una risata - “Diciamo che ero molto più ispirato stasera” - disse sospirando, mentre le accarezzò una guancia, tornando serio - “Ho avuto paura di perderti. Quando ti ho vista con Edoardo ho pensato che qualcuno più coraggioso di me ti avrebbe portata via. E invece di correte da te, scappavo ancora” - scosse la testa - “Sono stato un idiota” - disse sospirando.
Giulia lo zittì con un altro piccolo bacio - “Non pensiamoci più” - gli disse dolcemente, accarezzandogli una guancia, strofinandogli la barba delicatamente, e stavolta fu lui a prendere l’iniziativa e baciarla.
E fu come rituffarsi, ancora e ancora. Con i cuori di entrambi che volevano uscire dal petto, come a volersi sentire ancora più vicini.
Intorno a loro c’era solo silenzio, ma ci sarebbe potuto essere anche il caos totale e non avrebbero sentito niente, richiusi nella loro bolla, lontano dal mondo, con le emozioni in tumulto. Il caos era quello che sentivano dentro. Ma per la prima volta Diego non ebbe paura di sguazzarci dentro, perché accanto a lui c’era lei, ed era l’unica cosa che contava veramente.
 
FINE.

___________

Note finali:
E siamo arrivati alla fine.
Spero di aver reso i personaggi al meglio, o quanto meno di non essere andata troppo out of character.
Dalle anticipazioni potrei aver avuto ragione su come avverà una certa cosa, ma io qui ho voluto dare un tocco più romantico a tutto.
L'idea della scatola va a Mara, e la ringrazio tantissimo per avermi "sbloccata" quando credevo di non farcela a postare entro stasera. E a Vale devo il fatto di avermi sbloccato per l'idea della dichiarazione all'anfiteatro, che visto che nella fiction me lo rovineranno vedendo il promo (maledetti!) almeno ce l'abbiamo qui.
Spero che la storia vi sia piaciuta 
❤️ Posso dirvi che non è detto che non ne arriveranno altre, ma chissà :P 
Grazie ancora per avermi seguita! 
Un abbraccio 
❤️
 
   
 
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