Serie TV > Il Trono di Spade/Game of Thrones
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Autore: Kikiletoway    21/02/2025    0 recensioni
Dal primo capitolo:
“Questo esperimento dovrebbe, si spera, provare la teoria del multiverso e io mi stavo chiedendo...Pensi che ci siano delle persone che sono destinate a stare insieme indipendentemente dall’universo in cui si trovano? Indipendentemente da quali percorsi le loro strade possano prendere?”
Coppie: Jaime/Brienne
Diverse storyline al prezzo di una! AU.
Genere: Angst, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Brienne di Tarth, Jaime Lannister
Note: AU, Traduzione | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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“Verrà impiccato tra tre giorni,” il giudice Tarly dice, il labbro superiore gli si alza nel leggero sogghigno che gli sfigura sempre il viso quando parla con lei. “Se vuoi salvargli l’anima, hai bisogno di lavorare in fretta.” Il suo sogghigno si fa più profondo. “Come se tu possa salvare l’anima di qualcuno.”
 
Brienne si limita ad annuire. Le parole di quell’uomo hanno da tempo smesso d’avere qualche potere di toccarla. Tre anni passati a fornire assistenza agli uomini condannati a morte le hanno indurito il cuore di fronte a tante altre offese di quel tipo—e a tante altre cose a parte quello, inoltre. Lei non ha altra scelta se non indurire il cuore contro gli stessi uomini che lei deve sostenere. Non li conosce a lungo, dopo tutto—la giustizia è rapida a Westeros, specialmente quando fornita dal ‘Giudice Impiccatore’ Randyll Tarly. Si dice che lui abbia fatto impiccare il suo stesso figlio perché pensava che il ragazzo avesse abbandonato il suo posto in qualche remota fortezza del nord.
 
Tarly la manda via con un gesto della mano. “Vai. Fa’ il tuo lavoro—anche se è inutile quanto lo sei tu.”
 
Brienne si limita ad inchinarsi e lascia la presenza del giudice.
 
Lei si muove a grandi passi verso l’edificio della prigione che detiene i condannati, e si fa strada in direzione della cella dell’uomo che più di recente è stato condannato a morte dal Giudice Impiccatore. Lei rivolge alla guardia un cenno austero, fermandosi davanti alla porta della cella per lisciarsi le tuniche da septa. Mentre lo fa, lei chiede al Padre di darle forza, chiede alla Vecchia di darle saggezza, e chiede alla Madre di mostrarle il modo migliore per fornire del conforto a quest’uomo, che dovrà camminare verso il patibolo con tutto il coraggio e tutta la dignità che potrebbero ancora vivere dentro di lui.
 
Questo prigioniero non è il suo unico incarico, qui nella più famigerata prigione di Westeros. I condannati al momento sono dieci, ma ci sono tre uomini che verranno impiccati questo pomeriggio. Nei suoi tre anni qui, Brienne non ha mai visto meno di cinque uomini alla volta ad attendere la morte.
 
Ma il suo ruolo, l’Alto Septon le aveva detto chiaramente, non è di mettere in discussione la colpevolezza o lo stato fisico di quegli uomini. Il suo ruolo è di limitarsi a offrire loro aiuto e, dov’è possibile, di guidarli verso la Fede dei Sette—o a qualsiasi dio, davvero—prima della loro morte.
 
Brienne esita davanti alla porta della cella. Lei vuole pregare più a fondo, ma per qualche motivo non riesce a pensare a nient’altro che al fatto che questo lavoro le era stato dato per punirla invece di premiarla. Non era stata mandata qui nemmeno per mettere alla prova la sua fede e la sua devozione. L’Alto Septon non le è amico tanto quanto non lo è il Giudice Impiccatore.
 
Lei non sa per quanto a lungo potrà continuare a farlo, ma chiedere di essere sollevata dall’incarico verrebbe preso come segno di debolezza. Rabbrividisce nel pensare a dove l’Alto Septon potrebbe spedirla dopo, se lei fosse così codarda da scappare da questa prigione.
 
Brienne prende un profondo respiro.
 
Non importa. Lei ha fatto un giuramento di servire qui, e quindi lo farà. Questa è la sua vita fino a quando l’Alto Septon o forse il giudice Tarly la congederanno. Almeno gli uomini che attendono il patibolo hanno bisogno di lei, sia che se ne rendano conto o no.
 
Lei fa un altro cenno alla guardia. Lui apre la porta della cella, e lei oltrepassa la soglia.
 
*/*/*/*/*
 
Il prigioniero è seduto per terra, le sue mani sono legate al letto a cui è appoggiato. Lui ha la testa abbassata e non la alza nemmeno quando la porta si chiude con un tonfo dietro Brienne.
 
Lei si ferma e osserva l’uomo immobile in silenzio, aspettando che lui prenda conoscenza della sua presenza.
 
Alla fine, il prigioniero, lentamente, alza la sua testa spettinata, i suoi capelli e la sua barba sono lunghi, trasandati e sporchi, eppure a Brienne resta comunque bloccato il fiato in gola quando gli occhi di lui incontrano i suoi.
 
Per gli dèi, lei pensa scioccata, è l’uomo più bello che io abbia mai visto.
 
Gli occhi di lui sono freddi, il suo viso è impassibile mentre la osserva nella penombra della cella, e mentre lei lo guarda negli occhi, le manca il fiato di nuovo. Lei ha visto un’infinità di uomini condannati a morte nei suoi tre anni in questa prigione. Certi uomini avevano implorato di essere risparmiati. Altri uomini l’avevano maledetta, le avevano sputato addosso, e le avevano pianto sulla spalla. Lei aveva visto alcuni uomini essere rassegnati al loro destino, altri avevano lottato contro quel destino, ne erano stati terrorizzati. Ma quest’uomo...quest’uomo...
 
Continuano a fissarsi a vicenda in silenzio.
 
Quest’uomo non ha paura, lei realizza. Quest’uomo non si è ancora arreso.
 
“Sei venuto a dire le tue belle preghiere per la mia anima, septon?” lui infine dice, con una voce strascicata, e Brienne trasalisce un po' nel sentire quella lenta voce profonda e arrogante. Una voce educata, una parte lontana di lei nota, con un tono sprezzante.
 
“Se lo desideri,” lei replica, in modo più calmo di quanto si senta in realtà.
 
Un lento sorriso gli si allarga sul volto. “Per gli dèi, sei una donna!” Lui ridacchia—per davvero, ridacchia— e dice, “Adesso vedo che quelle sono le tuniche di una septa. Le mie scuse. Ho dato per scontato che una prigione maschile avesse un septon.”
 
“Non è la prima volta che è stato fatto uno sbaglio di questo tipo,” Brienne riesce a dire, provando a scrollarsi di dosso la sua strana reazione all’uomo che ha di fronte. “Verrai impiccato tra tre giorni. Sono qui per offrirti tutto il conforto possibile, signor Lannister, e per assolvere qualsiasi siano le tue ultime richieste, che sia in mio potere concederti.”
 
Il sorriso di lui si allarga. “Quindi immagino che ciò significhi che non lascerai le porte della mia cella e della prigione aperte per me?”
 
Lei inclina leggermente la testa. “Temo di no,” lei risponde in modo secco. “Sei stato trovato colpevole da una corte di giustizia—”
 
“Dal Giudice Impiccatore, vuoi dire,” lui ribatte, la sua voce è fredda e arrabbiata. “Eri in tribunale quando si è tenuto il mio sedicente processo?”
 
“No,” lei risponde. “non mi è permesso stare in tribunale. Quello è un compito dell’autorità civile, non di quella spirituale.”
 
“Sì, quello l’ho già sentito.” Lui inclina la testa di lato e cambia posizione, le sue catene sferragliano. “Sei venuta qui a pregare per la mia putrida anima dannata?”
 
“Sono venuta qui per offrire tutta l’assistenza che posso darti,” lei replica in modo calmo. Questo lei lo capisce. Molti uomini sono arrabbiati—infuriati—quando lei si presenta a loro. Quale conforto potrebbe offrire una septa quando lo Sconosciuto è così vicino che loro riescono a sentire il suo respiro sul collo?
 
“Ma solo se si segue la Fede dei Sette,” lui afferma con disprezzo.
 
“Se credi in altri dèi, posso aiutarti anche con quelle preghiere, signor Lannister,” Brienne dice.
 
“Date le circostanze, chiamami Jaime.”  Lui scoppia in una risata aspra. “Non abbiamo molto tempo, dopo tutto, per preoccuparci delle formalità.”
 
Lei esita, serra con forza le labbra, e poi dice, “Se mi dici che religione segui, pregherò con te, signor Lannister.”
 
Il sorriso di lui è crudele. “Non mi sorprende che tu faccia la septa qui,” lui replica. “Sei tediosa quanto questa prigione.”
 
Brienne arrossisce leggermente, sorpresa dal fatto che le parole abbiano fatto centro. “Desideri pregare?” lei chiede. “O forse parlare? Civilmente.”
 
Jaime scoppia a ridere in modo brusco. “Credi che dovrei confessarti i miei molti peccati, septa?”
 
Brienne resta impassibile. “Verrai impiccato dal collo fino a quando non sarai morto, signor Lannister. Hai tre giorni prima che quello accada. Come ti riconcilierai con la tua coscienza e con qualsiasi dio tu segua dipende interamente da te. Io vorrei solo aiutarti a trovare qualsiasi pace tu riesca a trovare prima del tuo incontro col patibolo.”
 
“Sei qui per aiutarmi ad accettare il mio fato.” Gli occhi di lui sono freddi mentre la squadra dall’altro in basso. “Dubito che ci riuscirai.”
 
L’espressione di Brienne non cambia. “Di rado ci riesco,” lei dice gentilmente, “ma ciò non significa che non ci provo.”
 
Lui la esamina attentamente, e questa volta finalmente lui sorride, è più gentile. “Suppongo di no, septa.” Lui sospira. “Non voglio pregare,” lui dice, “ma non sono avverso al conversare. Resta. Siediti con me per un po'.”
 
“Come desideri,” Brienne replica, e si sistema sull’unica sedia che c’è nella cella. “Di cosa ti piacerebbe parlare?”
 
Lui scrolla le spalle. “Non mi importa, basta che io non debba immediatamente tornare al silenzio di questa cella.” Lui inclina la testa. “Dimmi il tuo nome e come sei arrivata a fare la septa in una prigione come questa.”
 
“Non è una storia molto interessante,” lei afferma.
 
Lui fa spallucce. “Non deve essere interessante,” lui replica. “Deve solo spezzare il silenzio.”
 
Brienne lo studia in modo attento e poi dice, “Preferirei pregare per te.”
 
Lui ghigna e scrolla le spalle, i suoi occhi sono derisori. “Come desideri.”
 
*/*/*/*/*
 
Brienne si passa la punta delle dita sulla sua guancia sfregiata, mentre se ne sta in piedi fuori dalla porta della cella di Jaime Lannister. Strano. Lei era stata menomata nemmeno sei mesi dopo l’inizio del suo incarico in questa prigione; un uomo condannato per dei crimini orribili l’aveva attaccata mentre lei lo stava scortando verso il patibolo. Lui aveva voluto un’ultima vittima; un ultimo assaggio di carne umana.
 
Lei trema un po’ a quel ricordo, ma non ci pensava da mesi ormai. Non piangeva per la perdita della sua guancia liscia, nemmeno per la perdita di quel poco che era stato l’aspetto insignificante che aveva avuto la fortuna di avere. Eppure, dal suo incontro ampiamente infruttuoso con l’uomo che marcisce in questa cella, il giorno prima, Brienne si sta vedendo attraverso gli occhi di lui. E rabbrividisce.
 
Assurdo.
 
Lei è una septa, ha fatto giuramento di servire, ha fatto voto di castità. Non ha importanza cosa pensa di lei un criminale condannato.
 
Si passa di nuovo le dita sulle cicatrici, e ricorda a se stessa che l’uomo dietro la porta di questa cella potrà anche essere bellissimo all’apparenza, ma al disotto, lui è un mostro—e un figlio dei Sette—proprio come ogni altro uomo condannato a cui lei aveva dato consiglio negli ultimi tre anni. Quello che lui pensa—o, più che altro, non pensa—di lei non ha nulla a che fare con quello che Brienne, per giuramento, deve garantirgli: assistenza, e un’ultima opportunità di avere pace e salvezza.
 
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La septa si siede, rigida e attenta, sopra l’unica sedia nella cella. Jaime la guarda con attenzione mentre prova a cavarle delle parole di bocca. Per qualcuno che si suppone stia cercando di salvargli l’anima, lei è notevolmente restia a parlare una volta che finisce di dire le sue preghiere.
 
Il silenzio tra di loro si acuisce.
 
“Dimmi che fai qui, septa,” Jaime alla fine dice.
 
“Assisto gli uomini condannati a morte,” lei replica.
 
“Davvero una nobile vocazione,” lui ribatte, sardonico. “Ti sei offerta volontaria per farlo?”
 
La septa esita, e poi dice, lentamente, “L’Alto Septon mi ha assegnata qui.”
 
Jaime alza un sopracciglio. “Davvero? Per quale motivo?”
 
“Non spetta a me mettere in discussione le decisioni dell’Alto Septon.”
 
“Certo che no. Dimmi: lo sa quello che fai qui? Gli scrivi dei resoconti che lui legge quando è ben nascosto nel Grande Tempio ad Approdo del Re? Può davvero capire quello che gli dici? Lui è mai stato in un posto come questo, septa? Lui ha mai guardato un uomo condannato dritto negli occhi, offrendosi di pregare per la sua anima?”
 
La septa sbatte quegli occhi bellissimi ed incredibilmente grandi, ma restano sereni. “Importa davvero se l’abbia fatto o no?” lei chiede. “Il patibolo è solo un modo di incontrare lo Sconosciuto; sono sicura che l’Alto Septon abbia fornito del conforto a tante persone che erano perse e spaventate.”
 
Il sorriso di Jaime è affilato come un coltello. “E’ questo ciò che pensi di me? Che sono perso e spaventato?”
 
“Sei qui, no? Hai questo pomeriggio, e due giorni interi, e dopo io camminerò al tuo fianco mentre andrai incontro al tuo destino.”
 
“E le preghiere che reciterai per salvare la mia anima avranno un qualche vero significato? Non vuoi nemmeno dirmi il tuo nome.”
 
La septa sbatte di nuovo le palpebre, e adesso lei sembra incerta, addirittura confusa.
 
Jaime inclina la testa di lato. “Da quanto tempo sei qui?”
 
“Tre anni,” lei risponde.
 
“Nessun altro uomo condannato ti ha mai chiesto il tuo nome?”
 
La septa esita, sbattendo gli occhi come un gufo nella penombra di questa cella marcia. “No,” lei risponde infine, delicatamente, “ma il mio nome non è importante.”
 
“Non sono d’accordo. Mentre il mio tempo si assottiglia e lo Sconosciuto mi si avvicina, ritengo che per me non ci sia niente di più importante del nome dell’unica persona che mi è permesso vedere.” Indica la porta col mento. “La guardia là fuori apre la fessura nella mia porta e ci spinge dentro un vassoio con del cibo tre volte al giorno, ma non dice mai una parola.” Il suo sorriso è breve e senza senso dell’umorismo. “Almeno il Giudice Impiccatore crede nel dare comunque da mangiare agli uomini che condanna. Il secchio per la mia merda presto sarà stracolmo, ma almeno sono grato che le mie catene siano abbastanza lunghe da permettermi di camminare per questa cella per raggiungerlo.” Lui la osserva, improvvisamente pensieroso.
 
“Non pensare di sopraffarmi, signor Lannister,” la septa dice, ancora calma, ma con uno sguardo d’avvertimento sul suo viso sfregiato. “Sono forte esattamente come sembro, e anche se non lo fossi, nessuno in questo posto mi salverebbe.”
 
Jaime alza un sopracciglio. “Sei la septa della prigione.”
 
“E per il Giudice Impiccatore valgo meno della giustizia che deve essere dispensata.”
 
“Sei già stata presa in ostaggio in passato?”
 
“Diverse volte.”
 
“E sei ancora qui.”
 
Per la prima volta dalla loro conoscenza, un leggero sorriso piega la bocca troppo larga della septa. “Sono ancora qui.”
 
Il sorriso di Jaime è più pronunciato e genuino. “Eppure nessuno si è mai preso la briga di chiedere il tuo nome.” Lui scuote la testa e torna lucido, i suoi occhi sono decisi. “Non ti farò del male, septa; hai la mia parola—per quello che vale. Ma vorrei sapere il nome della persona che ha intenzione di salvare la mia anima in così poco tempo.”
 
Lei esita, per poi dire, riluttante, “Brienne. Brienne di Tarth.” La voce di lei è solenne come il suo viso, i suoi bellissimi occhi sono grandi, blu e onesti.
 
Jaime sorride lentamente. “Septa Brienne.” Lui fa un inchino con la testa, quasi come un cavaliere che si inchina a una fanciulla. “Septa Brienne.” Lui annuisce. “Ti ringrazio.”
 
Lei arrossisce, schiarendosi velocemente la gola. “Desideri pregare?” lei domanda.
 
Jaime rilascia un piccolo sospiro. “Visto che sei stata così gentile da dirmi il tuo nome, sì. Per favore, prega per me. Septa Brienne.”
 
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Una persona buona per davvero, Jaime pensa, mentre Septa Brienne chiude la porta della sua cella dietro di te, qualche tempo più tardi. Lei crede davvero alle enormi stronzate che spara ogni volta che è qui.
 
Questo è un bene, lui pensa mentre appoggia la testa all’indietro e cambia posizione, cercando di trovare del sollievo dalle catene che ha intorno ai polsi e intorno ai piedi. Può lavorare con una persona buona per davvero.
 
Si appisola, la sua mente lavora, e quando si sveglia, lui ha un piano.
 
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Brienne si ferma fuori dalla porta della cella, dicendo una breve preghiera alla Madre, implorandola di darle forza.
 
Ieri era toccato a tre uomini, lei pensa, disperata, e oggi è già toccato ad altri tre. Per la prima volta nei suoi anni passati alla prigione, ci sono solo quattro uomini ad attendere l’esecuzione. Tre di loro verranno impiccati domani, e il giorno dopo, toccherà all’uomo sconcertante che la attende all’altro lato di questa porta, e poi non resteranno più uomini in queste celle nere.
 
Lei dovrebbe essere grata per quel riposo, tranne per il fatto che sa che non durerà a lungo. Le era stato detto che il giudice Randyll Tarly aveva sospeso la corte di giustizia su ordine del re; lei è vagamente sorpresa che il Giudice Impiccatore si sia scomodato ad obbedire anche solo per un giorno.
 
Ma quello non è affar suo. La sua priorità ora è l’uomo dall’altra parte della porta, e quale conforto lei potrà fornirgli nei suoi ultimi due giorni di vita.
 
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“Credi in un qualche dio, signor Lannister?”
 
Il sorriso di lui è come un coltello.
 
“Credo in molti dèi, septa, e in nessuno. Ho visto troppe cose, ho fatto troppe cose per poter credere che ci sia un qualche dio che veglia su tutti noi, guidando le nostre azioni, proteggendoci dal pericolo. Se quello fosse vero, mi troverei mai in questa cella di prigione?”
 
“Hai ucciso un uomo, signor Lannister. Se desideri salvare la tua anima immortale, devi ammettere la tua colpa e implorare perdono a qualsiasi dio tu segua.”
 
“Quale vorresti che io rivendicassi, septa? La Fede dei Sette? O forse preferiresti che ti dicessi che seguo il Dio dai Mille Volti; quello sarebbe meglio? Non credo che il Dio dai Mille Volti mi giudicherebbe nello stesso modo severo del Giudice Impiccatore. O forse dovrei rivendicare un’adorazione al Dio Abissale, se quel fiume là fuori fosse dell’acqua salata invece che dolce, per poter pregare che anch’io possa tornare in vita più duro e più forte. O forse dovrei convertirmi alla Snowianità, chiederti di battezzarmi in quello stesso fiume, anche solo così che io possa andare al patibolo con lo sporco di questa cella lavato via dalla mia pelle.”
 
Brienne non si permette di reagire alle sue parole. Aveva sentito di peggio durante i suoi anni qui, supportando gli uomini condannati nei loro ultimi giorni o nelle loro ultime ore, prima che venissero guidati verso il patibolo.
 
Si accorge che il signor Lannister la sta guardando con degli occhi verdi intensamente curiosi.
 
“Hai sentito di peggio?” lui chiede e lei sbatte le palpebre. Lui sorride. “Non giocare mai a poker, septa, perderesti la tua tunica da septa in soli due turni.” Il suo sorriso si affievolisce. “Niente più preghiere. Niente più discorsi sugli dèi e la loro misericordia inesistente. Parla con me invece. Hai sentito di peggio?”
 
Lui vuole parlare, lei pensa, sentendosi appesantita a causa del peso dei sei uomini che sono morti questa settimana. Lei quello lo può fare, e forse parlando, riuscirà a guidarlo verso una salvezza che possa andargli bene.
 
“Sì, signor Lannister, ho sentito di peggio.”
 
“E hai vissuto di peggio?” Lei si acciglia e lui la indica con la testa. “Il tuo naso. Suppongo che te lo sia rotto qui?”
 
Lei arrossisce mentre la mano le vola a coprirle il naso storto dallo sguardo di lui. “Non era stata la prima volta,” lei ammette con riluttanza.
 
Lui alza un sopracciglio. “Dimmi di più,” lui dice in modo accattivante.
 
Lei combatte contro l’impulso di fuggire via dalla cella, di lasciare quell’uomo sciagurato a bruciare nei sette inferi, ma lei non è una codarda. Ha fatto giuramento di fornirgli assistenza e di accompagnarlo al patibolo quando sarà il momento, e lei deve guidarlo verso il perdono divino, per quanto la sua miserabile vita e la sua anima lo permettano.
 
“Se condivido questa storia, mi risponderai onestamente riguardo quale dio segui?”
 
Lui la valuta con attenzione e poi scrolla le spalle, le catene gli tintinnano. “Sì, septa, ti risponderò onestamente. Ma voglio sentire tutte le storie di come ha fatto il tuo naso ad avere una forma così deliziosa.”
 
Lei stringe i denti, e poi ricorda a se stessa che è una donna dei Sette e che il giudizio degli uomini non ha alcun significato per lei, e si costringe a rilassarsi.
 
“Le storie non sono molto interessanti,” lei dice, “ma te le racconterò.” Lei si sistema meglio sulla sua sedia, cercando di mettersi più comoda. “Mio fratello Galladon mi ha rotto il naso quando eravamo bambini. Stavamo lottando e ci eravamo dimenticati che stavamo solo giocando. Ci siamo entrambi arrabbiati, e lui mi ha rotto il naso con un colpo troppo forte.”
 
Il signor Lannister sorride leggermente. “E tu che gli hai rotto di suo?”
 
Lei abbassa lo sguardo verso il pavimento della cella. “Gli ho rotto un dito...eravamo entrambi molto arrabbiati.”
 
“Hai mai lottato ancora contro di lui?”
 
“Oh, sì,” lei risponde con un sorriso affettuoso. “Lui è l’unico maschio di quattro figli, ed io sono quasi alta e massiccia quanto lui, e quindi sono abbastanza forte da potermi battere con lui come si deve. Le nostre sorelle hanno preso da nostra madre—sono graziose e delicate, la loro forza è nascosta dentro di loro.”
 
“A differenza tua? Dove la tua forza è tutta all’esterno sotto gli occhi del mondo intero?”
 
Brienne gli rivolge uno sguardo calmo. “Gli dèi ci creano così come siamo per una ragione,” lei replica. “Suppongo che una delle mie ragioni fosse per fare in modo che mio fratello non diventasse così troppo sicuro di sé, altrimenti si sarebbe sempre comportato come uno stronzo.”
 
Quello fa sì che l’uomo sporco, ma tuttavia bellissimo, rimanga a bocca aperta, per poi scoppiare a ridere. “Ah, septa! Sei umana dopo tutto!”
 
Il sorriso di lei è sottile.
 
“Quante volte ti sei rotta il naso?” lui domanda.
 
“Tre,” lei risponde.
 
“Ah. Quindi, la seconda volta?”
 
“Qui, in questa prigione,” lei spiega. “Il primo uomo che ho scortato al patibolo non voleva andarci. Pensava di potermi prendere in ostaggio.”
 
Il signor Lannister alza un sopracciglio. “Te? Deve essere stato un gigante!”
 
“Lo era—ed era brutale. Non ho dubbi che la mia fine sarebbe stata...spiacevole.”
 
“Le altre guardie ti hanno salvata?”
 
“Mi sono salvata da sola,” Brienne replica con un debole sorriso. “Tenere in riga un fratello testardo mi ha fatto apprendere alcuni...trucchetti interessanti riguardo a quando si viene attaccati. Quell’uomo mi ha rotto il naso, ma io gli ho rotto una gamba. È stato impiccato il giorno dopo.”
 
C’è un rinnovato rispetto negli occhi del signor Lannister. “E la terza volta?”
 
Lei si tocca il naso, per poi passarsi le dita lungo la pelle contorta della sua guancia. “Un altro prigioniero, uno che era più animale che uomo. Ero malata, indebolita dalla febbre, ma tuttavia ero determinata a fare il mio dovere. Mi faceva pena e non desideravo che lui affrontasse il cammino verso il patibolo da solo.” Lei rabbrividisce. “È stato...orribile.”
 
Lui assottiglia gli occhi. “La tua guancia. I suoi denti?”
 
Lei annuisce. “Il suo ultimo pasto è stata la mia carne.” Lei trema. “Una giovane guardia, Gendry Waters, lo ha ucciso. Gli ha sparato in testa mentre lui mi teneva bloccata per terra e—” Lei si ferma di colpo, scacciando via i ricordi dalla mente.
 
Restano seduti in silenzio per un lungo momento, e poi il signor Lannister dice, “Non seguo alcun dio.”
 
Lei sbatte le palpebre e aggrotta la fronte.
 
“Non ho mai seguito nessun dio. Non sono mai stato battezzato in una fede, né ho mai ricevuto la benedizione di un qualche dio.” Il suo sorriso è triste. “Dovrai pregare più ardentemente di quanto tu non abbia mai pregato prima d’ora, septa, se vuoi sperare di ottenere della misericordia per la mia anima.”
 
*/*/*/*/*
 
Brienne scava nell’affermazione del signor Lannister di non aver mai seguito alcun dio.
 
“Devi avere per lo meno seguito gli Antichi Dèi,” lei alla fine dice, in modo incerto.
 
“No, i miei nonni erano seguaci della Fede dei Sette,” lui replica, spensieratamente. “I miei genitori erano molto più scettici.”
 
Lei resta senza parole. Nei suoi tre anni passati in questa prigione, non aveva mai incontrato un altro uomo che sosteneva di non seguire nessun dio. Anche la creatura mezza selvaggia che le aveva morso la faccia aveva affermato di seguire la Fede dei Sette, proprio come lo aveva affermato il gigante che le aveva solo rotto il naso.
 
Lei fissa l’uomo in silenzio.
 
Lui cambia posizione a disagio, il rumore delle sue manette e delle sue catene è assordante nel silenzio della cella.
 
“Adesso mi lascerai ad affrontare il mio fato da solo, septa?” lui dice con voce strascicata.
 
“Io…”  lei si mordicchia il labbro, incerta su cosa dire.
 
Lui la guarda, con occhi grandi, calmi e cristallini.
 
“Eppure non hai paura,” lei continua.
 
“Non ho mai avuto paura della morte, septa. Non la voglio accogliere a braccia aperte; non la desidero...ma non ne ho paura.” La bocca di lui si piega in un sorriso che è quasi nascosto dalla sua barba arruffata. “Potresti dire che è stata mia amica tanto quanto è stata mia nemica. Ma se, nei prossimi due giorni, mi troverai un dio da venerare dove la morte non è una punizione, ma una benedizione, considererò di convertirmi.” Il suo sorriso diventa più stuzzicante. “Ma solo se me lo chiederai gentilmente. Brienne.”
 
Per sua sorpresa, lei arrossisce per il modo in cui lui dice il suo nome, per poi ricordare severamente a se stessa che lei è una septa, e che Jaime Lannister non è il primo uomo condannato che tenta di corteggiarla nella speranza che lei lo aiuterà a scappare. In tempi disperati si fanno cose disperate, lei si dice cupamente, e molti degli uomini che lei aveva consigliato erano stati davvero disperati.
 
Ma Jaime Lannister non sembra nemmeno disperato.
 
“Non so come darti consiglio,” lei alla fine dice.
 
L’espressione di lui diventa malinconica. “Niente più preghiere,” lui replica. “Niente più chiacchiere sugli dèi e il perdono—per adesso. Non ti chiederò di andare contro il tuo addestramento, septa. Ma vorrei chiederti di limitarti a parlare con me.” Lui cambia di nuovo posizione, le catene gli sferragliano.
 
Lei lo sta osservando con attenzione, e si ritrova a domandarsi cosa, esattamente, lui stia davvero pensando.
 
“Ho altri tre uomini che verranno impiccati domattina,” lei dice lentamente.
 
“Andrai a passare la loro ultima notte insieme a loro, pregando per le loro anime?” lui chiede, e sembra onestamente curioso.
 
Lei pensa a quegli uomini: uno stupratore che non starebbe nemmeno in prigione se non avesse ucciso la ragazza davanti a dei testimoni; un mostro di uomo che aveva ucciso molte persone dopo averle inseguite coi suoi cani; un giovane uomo della Valle che aveva gettato la persona sbagliata dalla Porta della Luna—o almeno è quello che lui sostiene. Quel giovane uomo è l’unico per cui lei prova della vera pietà. C’è qualcosa di strano nel modo in cui lui pensa, e lei non crede che lui comprenda appieno il fato che lo attende domattina. Qualche ora fa, il giudice Randyll Tarly si era limitato a congedarla, quando lei aveva cercato di portarlo alla sua attenzione, quando gli aveva ricordato dei nuovi decreti del giovane re.
 
Lei scuote la testa. “Nessuno di loro desidera sentirmi recitare delle preghiere per loro, stanotte,” lei risponde.
 
“E così sei qui, con me.”
 
“Se vuoi che io me ne vada—”
 
No!
 
Lei sbatte le palpebre sentendo la nota quasi disperata nella sua voce. Lei lo scruta più attentamente, desiderando che i suoi tratti non siano così oscurati dai suoi capelli lunghi e dalla debole luce nella cella.
 
“No,” lui ripete, in modo più calmo. “Credo che il silenzio in questa cella sia peggio del sapere che il patibolo mi attende.”  Lui le lancia un’occhiata e poi guarda altrove. “Ascolterò addirittura le tue preghiere, septa, se mi parlerai anche di altre cose.”
 
“Io...non c’è molto altro di cui io possa parlarti.”
 
Lui sorride. “Hai un fratello testardo e due sorelle che, non ho alcun dubbio, sono testarde quanto te e tuo fratello. Quello è un inizio.”
 
Lei esita, e si meraviglia della parte di lei che le sta praticamente gridando di lasciarlo—adesso—prima che sia troppo tardi. Di lasciarlo a crogiolarsi nel suo senso di colpa e di non tornare fino a quando non sarà giunto il momento di scortarlo verso il patibolo. Perché se lei resta...se lei resta...
 
Se lei resta, le cose cambieranno per sempre.
 
Il signor Lannister piega la testa di lato mentre la guarda, i suoi occhi sono indagatori. “Brienne?”
 
Lei deglutisce pesantemente, e dice, “Sono cresciuta su un’isola. Le sue acque oceaniche sono così blu, che è conosciuta come l’Isola degli Zaffiri, anche se i suoi terreni sono così verdi, che dovrebbe essere invece chiamata l’Isola degli Smeraldi.”
 
*/*/*/*/*
 
“Hai sempre voluto essere una septa?”
 
La voce di Jaime è piena di sonno, e Brienne sobbalza leggermente. Lui era stato in silenzio per così a lungo, che lei credeva che lui si fosse rifugiato in quel dolce oblio. A dire la verità, anche lei si era appisolata un po’.
 
“Io...”
 
“Niente bugie, Brienne,” lui dice, e adesso c’è un filo di divertimento nella sua voce. “Puoi condividerli i tuoi segreti. A chi potrei mai raccontarli?”
 
A chi potrebbe mai raccontarli, davvero, lei pensa tristemente e, non per la prima volta, desidera che ci sia una qualche altra opzione oltre alla morte per gli uomini di questa prigione. Non che il giudice Tarly sarebbe d’accordo. Nel corso degli ultimi anni, lei aveva cercato di persuadere il Giudice Impiccatore ad essere più misericordioso; Brienne sospetta che lui impiccherebbe anche lei, se riuscisse a pensare a una ragione per farlo. Al momento, lui sta solo aspettando una scusa per costringerla ad abbandonare la sua pozione di septa qui. Certe volte, lei si domanda se non sta sperando di dargliene una.
 
“Brienne?” Jaime la chiama, e lei trasalisce leggermente. Le sembra molto tardi, e lei si chiede quanto ci vorrà prima che albeggi. Lei dovrebbe andarsene, si dice. Dovrebbe andarsene e andare a riposarsi un po’, così da poter scortare i prossimi tre uomini fino al patibolo.
 
“No,” lei risponde piano, “no, non ho sempre voluto essere una septa.”
 
Jaime sembra sorpreso. “No? E allora come mai lo sei diventata?”
 
“Non c’era nient’altro,” lei replica, in parole povere. “Ero stata promessa in sposa tre volte, e dopo che l’ultima volta era stata...infruttuosa, le mie opzioni erano limitate. I miei genitori avrebbero amato farmi rimanere a casa, ma non potevo semplicemente vivere della loro carità e poi dipendere dalla benevolenza di mio fratello dopo la morte dei nostri genitori.”
 
“Avresti potuto rispondere a un annuncio ‘cercasi moglie’; saresti potuta andare alla frontiera nordica.”
 
“Non riuscivo a immaginarmi sposare un uomo che non avevo mai visto. Inoltre dubito che sarei stata accolta a braccia aperte una volta che mi avessero vista.”
 
Jaime ridacchia. “Ho sentito che i Bruti vogliono donne forti, septa. Forse saresti stata accolta meglio di quanto pensi.”
 
“E pertanto destinata al lavorare sodo, destinata al letto del parto, e a nient’altro.”
 
“E quindi hai deciso di diventare una septa?” Lo scetticismo di lui la fa trasalire.
 
“Era l’unica opzione disponibile per me,” lei spiega, e anche se tenta di mantenere il suo tono neutrale, Brienne capisce, dal modo in cui lui la guarda, che lui ha colto la tristezza che si cela sotto quelle parole.
 
“Ma ci credi davvero? Alla Fede dei Sette?”
 
“Io ci credo davvero,” lei afferma in modo deciso. “Diventare una septa potrà non essere stato il mio percorso di vita preferito, ma l’ho camminato con gioia.”
 
“C’è il perdono nella Fede dei Sette per uno come me?”
 
“In ogni religione c’è il perdono per uno come te,” lei replica con gentilezza.
 
“Ma nessun perdono nel reame degli uomini.”
 
Lei esita. “Se intendi sapere se la tua sentenza sarà cambiata in qualcos’altro che non sia la morte, allora la risposta è no.”
 
Lui le rivolge un sorriso stanco. “Anche se avevo un buon motivo per fare ciò che ho fatto?”
 
Lei gli rivolge uno sguardo triste. “Non c’è molto spazio per la misericordia nelle nostre leggi,” lei ribatte lentamente. “Tu hai ucciso un uomo, e non importa quale fosse la ragione, quello viene punito con l’impiccagione.”
 
“E il Giudice Impiccatore ama elargire quella sentenza.”
 
“E’ la legge.”
 
“C’è la legge, poi c’è la misericordia, e poi c’è la giustizia. Dimmi, septa, che sentenze pronunceresti per gli uomini in questa prigione, se fossi tu il giudice?”
 
“Non sono il giudice,” lei risponde. “Non pronuncio nessuna sentenza, né vorrei farlo. Sono qui per alleviare la tua anima così che tu possa andare incontro al tuo destino con una coscienza pulita, e con una qualche sembianza di rimorso e di dignità. Sono qui per assisterti nel dire qualsiasi preghiera tu desideri recitare, a qualsiasi dio tu veneri. Non sono qui per pronunciare dell’ulteriore giudizio verso di te—o verso la tua sentenza.”
 
Il mezzo sorriso di lui è sottile e affilato. “Pensi davvero che le preghiere salveranno le nostre anime?”
 
“E’ l’unica cosa che abbiamo,” lei replica, in modo calmo. “Mi hai detto che non sei mai stato introdotto a una qualche fede. Com’è possibile? I tuoi genitori in cosa credevano?”
 
“I miei genitori credevano nel nome della nostra famiglia e a nient’altro,” lui risponde, e ora il suo sorriso è un po' più rilassato. “Se credevano in una qualche religione, non me l’hanno mai imposta...e non me ne hanno mai parlato.”
 
“Quello lo trovo difficile da credere,” Brienne dice incerta.
 
Jaime scrolla le spalle, cambiando posizione nelle sue catene. “Non mi importa se mi credi o no, septa. È la verità, e che tu ci creda o no, quello non cambia. Non ho mai dato la mia fede a un qualche dio.” Lui si ferma e si acciglia, fissando nel vuoto.
 
“Hai soltanto questa notte e domani prima di dover affrontare il patibolo,” Brienne dice nel modo più gentile possibile. “Forse dovresti riconsiderarlo.”
 
Il sorriso di Jaime è dolceamaro. “Forse dovrei.”
 
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“Dove sei cresciuto, signor Lannister?”
 
Brienne non lo sa quanto tempo è passato. Il tempo non ha alcun significato nella penombra della cella, seduta sulla sua sedia scomoda, ma fuori dalla singola piccola finestra in alto nel muro, il cielo è scuro.
 
Il signor Lannister prende un brusco respiro, come se lei lo avesse fatto risvegliare di colpo.
 
“Mi dispiace,” lei dice. “Stavi dormendo.”
 
“Dormo raramente qui,” lui replica, “e il mio nome è Jaime. Brienne.”
 
“Signor Lannister—”
 
Lui ridacchia, in modo lento, profondo e rauco. “Sono cresciuto nelle Terre dell’Ovest,” lui spiega.
 
“Lannister,” lei mormora, “Lannister. Sei imparentato coi Lannister di Castel Granito?” Lei aggrotta la fronte. “Sei imparentato col giovane re?”
 
Lui ridacchia un’altra volta. “Vengo da un ramo distante della famiglia. Pensi che persino il Giudice Impiccatore mi avrebbe condannato a morte se fossi un parente stretto del giovane re? O peggio: un parente stretto di Tyrion Lannister, il Primo Cavaliere del re?”
 
“Probabilmente,” lei risponde in modo secco.
 
I denti di lui lampeggiano in un sorriso. “Bè, allora si guadagna il suo soprannome onestamente. Che è più di quello che si può dire riguardo molta gente in questo mondo pazzo.” Lui si ferma, distogliendo lo sguardo, accigliandosi un po’. “Sono lontanamente imparentato anche con la famiglia reale. Sono cresciuto a Lannisport, all’ombra di Castel Granito. Lì, le acque sono così piene di navi, che se sono mai state blu, era molto prima che io nascessi.”
 
“Come sei finito qui?” Lei intende qui, nella più famigerata prigione di Westeros, nei meandri delle Terre dei Fiumi, arroccato sul bordo del Tridente. In questa prigione, anche la misericordia del giovane re è accettata solo se il Giudice Impiccatore concorda con essa…e lui di rado concorda con essa, non importa quanti nuovi decreti il giovane re possa emettere.
 
Lei pensa al giovane uomo dalla Valle, che non capisce appieno cosa gli sta per succedere. Lei pensa agli stupratori a cui Randyll Tarly permette di camminare liberi. Almeno l’uomo coi cani merita di morire, lei pensa, ed è sconvolta dal rancore nel proprio cuore.
 
Il signor Lannister cambia di nuovo posizione, le sue catene tintinnano quando scrolla le spalle. “Ho fermato un uomo dallo stuprare una ragazza. Sfortunatamente, l’ho ucciso invece di mutilarlo soltanto, e mi ritrovo qui seduto.”
 
Brienne aggrotta la fronte. “Il giovane re ha emesso un editto che dice che chiunque uccida una persona per fermare un crimine deve essere risparmiato dal patibolo.”
 
“Il giovane re non è qui, non è così?” Il sorriso del signor Lannister è freddo e amaro. “Mi domando, che ne penserebbe il giovane re di questa prigione?”
 
“Lui ci pensa abbastanza,” Brienne replica. “Esiste ancora, non è così? E anche il Giudice Impiccatore esiste ancora insieme ad essa.”
 
Jaime la valuta con attenzione. “Già,” lui mormora. “E tu come ci sei finita qui?”
 
Lei sbatte le palpebre e distoglie lo sguardo.
 
“Septa Brienne?” lui chiede, stuzzicandola un po’. “Hai un segreto?”
 
Lei stringe le labbra e lancia un’occhiata alla porta della cella. Non sono mai davvero da soli, ma stanotte la guardia fuori è Gendry Waters, lo stesso uomo che una volta le aveva salvato la vita quando nessun’altra guardia era stata disposta ad agire. Lei non si fida un granché di lui—ma ciò che l’ha portata in questa prigione non è affatto un segreto.
 
“No,” lei dice, mantenendo la voce bassa. “Non un segreto.” Lei cambia posizione sulla sedia scomoda e sospira. “Quando sono diventata septa, ero stata mandata ad Approdo del Re. Mio padre ha una certa levatura sociale nel regno, ed era stato deciso che mi sarei unita all’ordine che serve l’Alto Septon in persona. Ero giovane ed idealista, ed ero fervida nel mio desiderio di servire sia i Sette che il popolo del regno. Il giovane re era appena asceso al trono e aveva già iniziato ad avviare delle riforme, che io supportavo con tutto il cuore. Io...avevo dimenticato quale fosse il mio posto, e avevo iniziato a implementare i decreti del re senza aspettare che l’Alto Septon accettasse quei decreti.”
 
Lei si ricorda la rabbia dell’Alto Septon, il…richiamo al fatto che i suoi voti di obbedire all’Alto Septon avevano la precedenza sugli ordini del re.
 
“E quindi sei stata mandata qui, per insegnarti una lezione?”
 
“Avevo fatto giuramento di obbedirlo,” lei si limita a dire.
 
Gli occhi del signor Lannister sono affilati e indagatori. “Che ti ha fatto, Brienne?” lui domanda, il suo tono di voce è basso e pericoloso.
 
Il sorriso di Brienne è esile, ma in ogni caso, sa che lei non è in grado di nasconderne la tristezza. “Ho fatto i miei voti davanti ai Sette,” è tutto ciò che lei risponde.
 
Il sorriso di Jaime è sottile. “E l’Alto Septon non è il tipo che perdona o dimentica dei voti infranti, vero?”
 
Lei getta di nuovo uno sguardo alla porta, per poi incontrare con calma il suo sguardo. “No, signor Lannister. Non è il tipo.”
 
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Brienne cade in un mezzo dormiveglia, la testa le ciondola, il mento le si è appoggiato al petto. La parte di lei che è ancora semi sveglia pensa che dovrebbe andarsene nei suoi appartamenti e prendere quel poco di riposo che può. Due dei tre uomini non le infesteranno i sogni domani, ma quel ragazzo dalla Valle...
 
“Brienne?”
 
Lei si sveglia di colpo.
 
“Signor Lannister.”
 
Lui ridacchia, un po’ assonnato. “Ho appena sognato di venir trascinato per tutti i sette inferi mentre urlavo in agonia. Adesso credo di essere pronto a sentire di nuovo quello che hai da raccontarmi sugli dèi.”
 
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Il signor Lannister le fa a sua volta delle domande su ogni religione e ogni dio, fino a quando, alla fine, mentre l’oscurità fuori dalla piccola finestra, in alto sul muro della cella, si schiarisce lentamente per diventare alba, lui le chiede della nuova religione a Westeros: la Snowianità.
 
“Gli Snowisti venerano Jon Snow,” lei gli racconta, con la voce piena di sonno. “Loro credono che lui sia morto e che sia stato fatto risorgere per proteggerci dalla minaccia degli Estranei. Quando la Seconda Guerra per l’Alba era terminata, e l’ultimo degli Estranei era stato distrutto, il ghiaccio che gli Estranei avevano usato per coprire il mondo si era sciolto. Gli oceani si erano scongelati e i fiumi scorrevano di nuovo liberi e rapidi. È per questo che i seguaci di Jon Snow vengono battezzati nei fiumi che scorrono veloci.”
 
Gli occhi di Jaime sono pensierosi. “Come implori il perdono in una religione del genere?” lui domanda.
 
“Proprio come in tutte le altre. Preghi Jon Snow per ottenere il suo perdono e la sua misericordia. Lui si era sacrificato per tutta l’umanità nella Seconda Guerra per l’Alba. I seguaci credono che se preghi abbastanza intensamente, Jon Snow ti concederà la sua misericordia, e quindi anche tu risorgerai.”
 
Il sorriso di Jaime è sottile. “In base a come sia la tua vita, quella potrebbe non essere una benedizione.”
 
Il sorriso di Brienne è involontario. “Quella è davvero una giusta osservazione.” Lei lo osserva con attenzione. “Continui a farmi domande sulla Snowianità. È questa la fede che ti sta chiamando a sé nella tua ora del bisogno?”
 
Jaime sospira. “Sì, anche se non capisco il perché.”
 
“La fede non è qualcosa che si può sempre capire,” Brienne dice gentilmente. “La fede, qualche volta, è seguire dove sei attirato.”
 
Lui sorride, i suoi occhi sono pieni di calore. “E se vieni attirato da una persona invece che da una fede?”
 
“E’ di questo che la Snowianità tratta,” lei risponde. “E’ l’unica religione al mondo che sappiamo con certezza avere una figura storica alla base.”
 
“Jon Snow era reale?” Jaime domanda, sorpreso.
 
“C’è dell’evidenza che ci fosse davvero un uomo di nome Jon Snow, sì, e che era stato ucciso alla Barriera, prima del suo crollo. Il resto...bè, nessuno sa davvero quanto delle storie sulla Seconda Guerra per l’Alba fosse reale e quanto sia semplicemente leggenda e mito. Gli Estranei? I draghi? La magia?”
 
“Non credi nella magia, Brienne?” Jaime chiede, la sua voce è un basso brontolio.
 
Lei sbatte le palpebre guardandolo. “Solo nella magia della fede,” lei dice pudicamente, ignorando il piccolo brivido che le scorre lungo la schiena quando lui pronuncia il suo nome.
 
Lui ridacchia. “Bè, quello è un tipo di magia.”
 
“Vorresti che ti insegnassi le preghiere della Snowianità?”
 
Lui la valuta con attenzione, e lei si domanda cosa gli stia passando per la mente, per far sì che lui la guardi in quel modo.
 
“Per favore,” lui dice, con una voce rauca. “Non ho tanto altro tempo a disposizione per implorare il perdono di qualche dio.”
 
No, Brienne pensa, mentre inizia ad intonare una preghiera, e il cielo continua a schiarirsi all’esterno. Gli restano soltanto un giorno e una notte prima che lui dovrà camminare verso il patibolo, e la voce di Brienne vacilla un po', mentre un’acuta ondata di dolore la sommerga a quel pensiero.
 
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Brienne se ne va quando la finestra mostra che il sole è completamente sorto.
 
“Tornerai stanotte?” il signor Lannister chiede e, per la prima volta, c’è un filo di preoccupazione nella sua voce.
 
Lei sbatte le palpebre come un gufo guardandolo, la porta della cella è aperta e la nuova guardia—Ronnet Connington—sta aspettando in modo impaziente con un’espressione sgarbata sul volto. Lei annuisce, per poi andarsene, rivolgendo alla guardia uno sguardo altezzoso, mentre lo oltrepassa a grandi passi.
 
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Lei non prova alcuna pietà per l’uomo che usava i suoi cani sulle sue vittime. Sente solo un minimo di pietà per lo stupratore.
 
Ma il ragazzo dalla Valle...
 
Quando è tutto finito, lei scappa nella sua camera da letto.
 
Lei cerca di pregare, ma tutto quello che fa è piangere a dirotto.
 
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Quella sera, Brienne è composta come sempre quando arriva alla porta della cella del signor Lannister. Lei sa che ci sono delle ombre nei suoi occhi, ma nessuna delle altre guardie lo nota. Il signor Lannister le rivolge uno sguardo attento quando lei si sistema di nuovo sulla sedia.
 
“È stato brutto?” lui chiede.
 
“L’ultimo,” lei replica, con gli occhi rivolti alle proprie mani piegate elegantemente. “Era solo un ragazzino, e anche lento di comprendonio, per giunta.”
 
“Credevo che il giovane re avesse decretato delle nuove leggi che proibissero l’esecuzione di quelli lenti di comprendonio?”
 
Brienne mantiene lo sguardo sulle proprie mani: grosse, lentigginose e mascoline, ma inutili come quelle di un bambino. “Forse quell’informazione non ha ancora raggiunto il giudice Tarly.”
 
Il silenzio accoglie le sue parole, e dura fino a quando lei alla fine rialza lo sguardo su quello di lui.
 
“Sono riusciti a spezzarti, Brienne?” lui domanda dolcemente.
 
Lei lo fissa senza sbattere le palpebre, e sente una vampata di calore insorgere sulle sue guance. “No,” lei risponde.
 
Lei lancia un’occhiata alla porta della cella, e si trattiene dal far fuoriuscire le parole che vuole dire: vorrebbe raccontargli delle lettere che aveva scritto all’Alto Septon, solo per poi avere quel santo uomo punirla ancora di più per avere osato mettere in discussione il giudice Tarly. Lei vorrebbe raccontargli dei messaggi che aveva mandato—in maniera anonima—ad ogni membro del concilio ristretto, al Primo Cavaliere del re, raccontando loro delle condizioni della prigione, di come i decreti del giovane re venissero ignorati. Lei vorrebbe raccontargli di ogni singolo litigio che aveva mai avuto col giudice Tarly, ogni obiezione che lei aveva mai espresso, ogni minima gentilezza che lei dava ai prigionieri, ogni momento in cui lei era riuscita ad opporsi al Giudice Impiccatore, non importa se in modo minimo.
 
Solo che è stato tutto inutile. I suoi sforzi non hanno mai salvato una singola vita, e i suoi messaggi sono stati ignorati.
 
“No,” lei ripete. “Non sono loro ad avermi spezzata.” No, gli uomini come Randyll Tarly e l’Alto Septon non potevano spezzarla, ma quegli uomini vicini al giovane re, quegli uomini che hanno ignorato le sue suppliche…
 
Lei incontra il suo sguardo con un proprio sguardo fermo. “Vorresti che ti raccontassi altre cose riguardo la Snowianità?”
 
Gli occhi di lui sono indagatori, e lei trattiene il respiro.
 
“Sì,” lui risponde lentamente, “sì. Per favore.”
 
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Lei gli parla, ancora, di quella religione, e lui le fa delle domande approfondite e intelligenti.
 
“Hai pensato a lungo a questa cosa,” lei dice, mentre il cielo si fa scuro fuori dalla sua piccola finestra.
 
“Non c’è nient’altro da fare in questa cella, a parte pensare e dormire,” lui replica con un sorriso accennato.
 
“Almeno tu hai riflettuto sul fato della tua anima immortale. Quello è più di quanto altri non abbiano fatto.”
 
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Discutono di teologia. Anche adesso, mentre le ore della sua vita si assottigliano sempre di più, il signor Lannister sfida le sue convinzioni e tutto ciò che lei ritiene sacro. O forse sono le ore della vita di Brienne che si stanno assottigliando sempre di più.
 
Nella penombra della cella, lei trova di non riuscire a capire la differenza.
 
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Si sono assopiti; lui sul letto, nelle sue catene; lei sulla sua sedia scomoda, quando lui si sveglia di colpo, con le catene che sferragliano. Anche lei si sveglia, annaspando in modo nitido.
 
Lui sbatte le palpebre verso di lei in modo stanco, e pensa che c’è una dignità e che c’è una presenza in lei. Lui non si era aspettato di trovare qualcuno come lei in questo posto. Una persona buona, gentile e una vera devota. Lei sbatte in modo assonnato quei suoi occhi splendidi, e lui pensa che in questa luce, lei è quasi bellissima, che sia una septa o no.
 
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Parlano per un altro po’ di tempo, e poi Jaime dice, “Verrò impiccato domattina?”
 
“Un’ora dopo l’alba,” Brienne replica.
 
“Allora, se vuoi salvarmi l’anima, devi farlo ora.”
 
Lei lo fissa, senza sbattere quegli occhi blu e senza fondo. “Sì,” lei dice, e lui si chiede cosa lei stia pensando.
 
“Desidero convertirmi alla Snowianità,” lui dichiara, rivolgendole un mezzo sorriso.
 
“Anche solo così che tu possa lavare via lo sporco di questa cella dalla tua pelle prima di essere impiccato?” lei domanda.
 
Lui ridacchia. “Se riuscirai a convincere la mia guardia a darmi abbastanza acqua per poterlo fare.”
 
Lei piega la testa di lato, il suo sguardo è deciso mentre si alza e cammina verso la porta.
 
“Hyle,” lei dice quando la guardia apre la porta. “Trova un’altra guardia. Porteremo il prigioniero al fiume per il suo battesimo.”
 
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Septa Brienne li guida verso il fiume, blaterando delle preghiere. Jaime tiene la testa chinata, in una posizione di penitenza, i lunghi capelli gli nascondono il viso, e si domanda cosa sappia Septa Brienne, e cosa lei stia pianificando. Lei non è una sciocca. È devota, innocente e ingenua, sì, ma non una sciocca, e dei suoi tre accompagnatori, lei è quella che lo preoccupa di più.
 
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Brienne guida al fiume l’uomo condannato, intonando delle preghiere per tutto il tempo. Mentre prega, lei si chiede cosa, esattamente, Jaime Lannister stia pianificando di fare. Lei ha visto molti uomini penitenti negli anni che ha passato alla prigione, assistendo gli uomini condannati a morte, e se c’è una cosa che sa è che Jaime Lannister non ha intenzione di convertirsi alla Snowianità, o alla Fede dei Sette, o a qualcuna delle altre fedi che ci sono al mondo. Il bagliore nei suoi occhi è ancora troppo peccaminoso, troppo subdolo, troppo provocatorio, anche dopo due notti insonni e con la morte che lo attende tra poche ore.
 
Lui non è un uomo che ha paura di morire.
 
A quel pensiero, lei inciampa leggermente, e le due guardie che li stanno scortando sghignazzano per la sua goffaggine. Neppure le sue tuniche da septa riescono a proteggerla dalla loro derisione. La rabbia di Brienne si infiamma subito, per poi affievolirsi con la stessa velocità.
 
“Stai bene, Septa Brienne?” Jaime mormora, e lei gli rivolge lo sguardo, annuendo velocemente con la testa.
 
Lui sorride in modo ampio. “Bene. Detesterei vederti infortunata prima che tu mi abbia salvato l’anima.”
 
“Anch’io.”
 
Una delle guardie dà un forte spintone a Jaime e, questa volta, sono i piedi di lui a scivolare, e lui urla di dolore mentre cade in ginocchio sulle rocce taglienti, il rumore delle sue catene e delle sue manette è fragoroso nella notte tranquilla.
 
“Hyle,” lei sbotta, bruscamente, affrettandosi per aiutare Jaime a rialzarsi in piedi.
 
“Grazie, septa,” lui dice e, per un attimo, lei non sembra poter distogliere lo sguardo dai suoi occhi verde smeraldo.
 
“Hai intenzione di lasciare che il suo bel faccino ti distragga, septa?” le grida la seconda guardia, e Brienne si allontana di tutta fretta.
 
Lei si volta verso chi aveva parlato, rivolgendogli uno sguardo fisso. “Pregherò anche per te, signor Connington,” lei afferma, continuando a guidarli verso il fiume.
 
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Finalmente, arrivano al fiume, rallentati dalle ginocchia graffiate e ferite di Jaime.
 
Septa Brienne ordina alle guardie di togliergli le manette, e poi lo guida verso il fiume.
 
“Non sono una sacerdotessa Snowista,” lei gli ricorda mentre sono in piedi nell’acqua, che arriva fino alle loro cosce, le guardie stanno osservando con circospezione dagli argini del fiume, con delle pistole a portata di mano.
 
“Lo so,” lui replica, “ma basta che conosci le parole...quello dovrebbe essere sufficiente.”
 
“Non si tratta delle parole, signor Lannister,” Brienne dice, “si tratta di quello a cui credi davvero nel tuo cuore.”
 
Credo che sembri una dea in questa luce, lui pensa, ma si limita a dire, “Sì, septa.” Lui abbassa la voce. “Non mi aspettavo di incontrarti. Brienne.”
 
Lei spalanca gli occhi, e lui pensa che sono gli occhi più belli che abbia mai visto.
 
“Nemmeno io mi aspettavo di incontrarti,” lei replica, la sua voce è molto bassa, così che le guardie non possano sentire. “Jaime.”
 
Lui sorride e, anche nell’oscurità, può vedere che lei arrossisce. Lei distoglie lo sguardo, e poi inizia a recitare le preghiere, le punte delle dita di lei si appoggiano leggermente sulla fronte di Jaime, poi gli scendono sul petto, toccando ogni punto dove il salvatore, Jon Snow, era stato accoltellato prima di risorgere per salvare tutti da un antico male.
 
Lei finisce la preghiera, e a quel punto arriva il momento della verità.
 
I loro sguardi si incontrano nella luce della luna, e Jaime sa che lei dovrebbe abbassarlo nell’acqua. Se lei dovesse abbassarlo—
 
Lei gli dà un forte spintone dalle spalle, e lui si rilassa, lasciandosi cadere all’indietro nell’acqua—e dopo lui è sott’acqua e sta scalciando e scivolando via il più velocemente che può.
 
Torna in superficie per prendere fiato, e sente le grida delle guardie, la voce eccitata di Brienne, e scende di nuovo sott’acqua col rumore di uno sparo che gli fischia nelle orecchie.
 
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Hyle Hunt e Ronnet Connington la scortano negli alloggi del giudice Randyll Tarly, dove lo svegliano e lo informano che il prigioniero che doveva essere impiccato quella mattina è fuggito.
 
Il Giudice Impiccatore manda immediatamente delle squadre di ricerca, per poi far tornare la sua attenzione a lei. Gli occhi di lui sono freddamente trionfanti.
 
“Frustatela. Venti sferzate. E dopo portatela ad Approdo del Re. Lasciate che l’Alto Septon emetta l’ultima sentenza.” Lui passa lo sguardo su di lei dalla testa ai piedi, con le labbra attorcigliate dal disgusto. “Non mi importa che altro farete con lei, basta che io non debba vederla mai più e che sia ancora viva quando la consegnerete al Gran Tempio.”
 
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Ronnet Connington la spoglia delle sue tuniche da septa con del piacere perverso, e dopo le strappa la camicia, lasciandola a petto nudo. Lui ride in modo derisorio per via del suo seno piccolo, e dopo le frusta la schiena nuda lui stesso. Lei gli dà le urla e le grida che lui pare apprezzare, mentre la frusta le morde la carne.
 
Subito dopo, Hunt prova a violentarla, imprecando mentre armeggia coi pantaloni di Brienne. Lei suppone che lui credesse che sarebbe stata indebolita dal dolore delle frustate, o forse lui ha preso le sue lacrime come un segno del suo spirito spezzato. Lei gli rompe immediatamente un braccio e il naso, e Brienne spera sinceramente che lui piscerà sangue almeno per una settimana mentre gli affonda un ginocchio contro l’inguine, lasciandolo a contorcersi in agonia sul pavimento.
 
Quello le fa guadagnare un pestaggio, ma almeno Connington non ha alcun desiderio di stuprarla. Lui le dice che è troppo brutta per lui, e lei gli ride in faccia all’idea che un insulto del genere possa davvero importarle. A quello, lui la guarda male, ma le altre due guardie che l’hanno tenuta immobile mentre Connington la prendeva a pugni ormai l’hanno già liberata. Anche uno come Connington non è così stupido da attaccarla senza aiuto, anche se Brienne è piena di lividi, sanguinante e dolorante.
 
“Non hai mai meritato di indossare quelle tuniche da septa,” Connington sputa fuori, per poi fare un cenno con la testa alle altre guardie. “Portatela sul calesse. Ce ne andiamo.”
 
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Nemmeno due ore dopo che Jaime Lannister era riuscito a scappare via per non finire sulla forca, Brienne—sanguinante e dolorante, con addosso la camicia sporca di qualcun altro—è lei stessa una prigioniera, ed è in tragitto verso Approdo del Re.
 
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Connington spedisce un telegramma all’Alto Septon dalla prima cittadina in cui si fermano. Continuano il loro viaggio e, quando finalmente si fermano per la notte, le strappano di dosso le tuniche da septa e la rinchiudono in una stanza dell’unica locanda della cittadina.
 
Lei trascina quello che può di fronte alla porta, per prevenire—o almeno rallentare—che le altre due guardie la raggiungano, se dovessero mettersi in testa di lavorare insieme per stuprarla.
 
Una volta che ha messo la sua porta il più possibile al sicuro, lei inizia a ripulire, cautamente e dolorosamente, le ferite che riesce a raggiungere, tremando a causa dell’aria fredda della stanza contro la sua carne nuda. Una volta che si è ripulita, pulisce via più che può la sporcizia e il sangue dalla sua camicia presa in prestito, prima che lei, ancora con le sue braghe addosso, scivoli con attenzione sotto le coperte sul letto. Sente un vago senso di colpa per le macchie di sangue che lascerà sulle lenzuola a causa delle ferite sulla sua schiena nuda.
 
L’intenso dolore causato dai lividi e dai tagli, aggravato dallo scomodo viaggio sul calesse, insieme al suo non fidarsi delle sue guardie, fanno sì che lei non riesca a dormire se non a singhiozzi, svegliandosi ad ogni rumore. Quando finalmente il sole sorge, lei è indolenzita e assonnata, e il suo corpo è dolorante.
 
Brienne si veste indossando la sua camicia ancora umida, e dopo sposta la mobilia che aveva usato per bloccare la porta, provando a girare la maniglia. Con sua sorpresa, si apre facilmente, ed è perplessa mentre zoppica dalla stanza e giù per le scale. Brienne sbircia nel salone principale, con un viso gonfio e pieno di lividi, cercando i suoi carcerieri. Il proprietario della locanda la scorge e si affretta verso di lei, con un cipiglio sul suo viso paffuto.
 
“Dove sono gli uomini che erano con me la scorsa notte?” lei chiede mentre il proprietario la guida verso l’ingresso.
 
L’uomo tira fuori due telegrammi dalla buca per le lettere, e glieli porge mentre replica, “I tuoi accompagnatori se ne sono già andati.”
 
Lui osserva nervosamente la stazza di Brienne e il suo volto gonfio e pieno di lividi, mentre Brienne prende i telegrammi dalla sua mano con un’aria perplessa.
 
“Se ne sono andati?”
 
“E’ successo qualcosa in prigione,” lui dice. “Ieri notte è arrivato un telegramma sul tardi, intimando loro di ritornare immediatamente.” Lui si lecca le labbra, sporgendosi più vicino. “Pare che i prigionieri siano in rivolta.” Lui sta parlando a voce bassa, e Brienne pensa che nemmeno l’essere a un giorno di distanza dalla prigione sia abbastanza lontano dall’essere fuori dalla portata del Giudice Impiccatore.
 
“Ed io?” lei domanda in modo assente.
 
Il proprietario fa spallucce, ma poi indica con la testa i telegrammi. “Il primo era indirizzato ai tuoi accompagnatori, ma se ne sono andati, quindi...”
 
Brienne guarda il primo telegramma. Viene dall’Alto Septon, e diceva a Connington che l’Alto Septon spogliava lei, Septa Brienne Tarth, delle sue tuniche da septa e della sua vocazione, e che lei non era più la benvenuta ad Approdo del Re, né nel Gran Tempio di Baelor, e soprattutto né alla sua presenza. Finisce con lui che diceva alle sue guardie di 'fare con lei quello che volevano'.
 
Un brivido le scende lungo la spina dorsale.
 
“Quando è arrivato questo telegramma?” lei domanda.
 
“Un’ora dopo che i tuoi accompagnatori se n’erano andati, milady.”
 
Lei sbatte le palpebre a quel titolo, un qualcosa che non aveva sentito diretto a lei da quando aveva lasciato Tarth per diventare una septa. Brienne presume che sia un qualcosa che il proprietario usa per tutte le donne con un accento educato...fino a quando non legge il secondo telegramma. Lei alza lo sguardo verso l’uomo.
 
“Quello lì è arrivato un paio di minuti prima che tu scendessi al piano di sotto,” lui spiega, torcendosi le mani nervosamente.
 
Le stesse mani di Brienne tremano mentre lei rilegge quelle parole.
 
“Oggi ti verrà mandato del denaro. Stop. Torna a casa. Stop. Tuo padre.”
 
Le ci vuole tutta la sua forza di volontà per aspettare di essere tornata nella sua camera prima di lasciar cadere le lacrime.
 
*/*/*/*/*
 
Spogliata della sua vocazione e della sua posizione, Brienne torna a Tarth. Sua madre e le sue sorelle piangono per via della sua orribile cicatrice, del suo naso rotto altre due volte, e del suo viso e della sua schiena ancora in via di guarigione. Suo padre e suo fratello digrignano i denti, i loro occhi blu di Tarth luccicano con della rabbia omicida, anche se suo padre le dice che è successo qualcosa in prigione, e che qualcuno lì gli aveva spedito un telegramma dicendogli dove lei fosse, il che era stato il modo in cui lui aveva saputo dove trovarla. Lui le racconta anche che il Giudice Impiccatore dovrebbe, ormai, essere ad Approdo del Re, rispondendo direttamente al giovane re delle sue azioni.
 
Brienne non chiede di cosa esattamente il Giudice Impiccatore dovrà rispondere.
 
Non chiede di Jaime.
 
Non vuole saperlo.
 
*/*/*/*/*
 
I giorni passano, il corpo di Brienne guarisce e, lentamente, con cautela, lei si rilassa nella sicurezza e nell’amore della sua famiglia. Suo padre prova e fallisce nel nascondere il suo entusiasmo per il fatto che lei non sia più legata ad un celibe ordine di septe. Diverse settimane dopo il suo arrivo a casa, lui le dice che non aveva mai creduto che lei avrebbe potuto essere davvero felice con quella vita.
 
Lo era stata, però, lei si dice mentre cammina per l’isola, o almeno felice per quanto aveva diritto di essere. Non importava cosa facesse il Giudice Impiccatore, non importava cosa avesse previsto l’Alto Septon, lei era stata utile come septa che assisteva i condannati. Come minimo, non era stata più un peso per i suoi genitori e per suo fratello e le sue sorelle.
 
Se non fosse stato per Jaime Lannister...se lei non lo avesse aiutato a scappare...
 
Brienne avrebbe continuato ad esistere in quella prigione infernale fino a quando non avessero finalmente avuto successo nello spezzarla.
 
Non sa se dovrebbe essere grata a Jaime o se dovrebbe odiarlo per averle sconvolto la vita, per essere stato semplicemente quell’uomo dalla voce smielata, bello anche sotto i suoi capelli arruffati, i suoi stracci e lo sporco.
 
Non che tutto quello importi davvero. Lei gli aveva dato l’opportunità di cui lui aveva bisogno. Lui l’aveva presa, e Brienne non lo vedrà mai più.
 
*/*/*/*/*
 
Durante le sue giornate, Brienne si ritrova a pregare per la sicurezza di Jaime e che gli uomini del giudice Tarly non l’abbiano mai trovato. Prega anche più fervidamente sia per l’anima di Jaime sia per la propria.
 
Ma di notte, nei suoi sogni, lei sente la voce profonda e smielata di Jaime che le dice cose che non ha mai pronunciato. Nei suoi sogni, lui le dice che non era fatta per essere una septa, che lei è una donna come tutte le altre, che era destinata al tocco di un uomo. Nei suoi sogni, la voce di lui le accarezza la pelle, lasciando al suo passaggio del fuoco e del desiderio dolente. Brienne ha solo una comprensione vaga di quello che sta bramando, ma ha ascoltato abbastanza confessioni per sapere che i piaceri della carne sono davvero delle forti tentazioni, e che ciò che Hyle Hunt aveva tentato di farle è una perversione di quell’atto. Tuttavia, ciò che le parole del Jaime dei sogni fanno al suo corpo deve di sicuro arrivare direttamente da uno dei Sette Inferi, per essere in grado di infiammarla in quel modo.
 
Quando si sveglia, ricoperta di sudore e col suo corpo che bramava qualcosa che lei non avrà mai, Brienne prega ancora più fervidamente di dimenticare la voce di Jaime.
 
*/*/*/*/*
 
Tre mesi dopo la fuga di Jaime, un ragazzino corre verso di lei, piazzandosi sul suo passaggio mentre Brienne passeggiava per Evenfall Town, costringendola a fermarsi sui suoi passi.
 
Brienne rivolge al ragazzino un sorriso interrogativo.
 
"L’uomo mi ha chiesto di darti questa," il bambino dice di colpo, porgendole un pezzo di carta piegato a metà, sigillato con della cera.
 
"Oh?" Brienne replica, sorpresa, mentre prende la lettera. "Che uomo?"
 
Il bambino scrolla le spalle, allungando una mano verso di lei. Brienne prende una moneta di rame, lasciandola cadere nella mano sporca, e dopo, perplessa, osserva il ragazzino correre via. Lei scuote la testa con un piccolo sorriso sul volto, mentre riporta la sua attenzione alla lettera. Forse è una lettera da parte dell’Alto Septon, lei pensa per un terrorizzante momento, ma la carta non è nemmeno lontanamente abbastanza raffinata per poterlo essere, e la cera che tiene unita la carta è stata impressa con un’impronta digitale e non con un sigillo.
 
Un contadinotto che ha bisogno di aiuto, lei decide, e che è abbastanza disperato da implorarlo addirittura ad una septa in disgrazia.
 
Rompe il sigillo e legge:
 
Brienne,
 
Trovo che non riesco a chiamarti septa, forse perché avevo smesso di vederti come una septa durante quelle due lunghe notti in cui avevi cercato di salvare la mia anima. O forse è per via del modo in cui splendevi mentre eri illuminata dalla luce della luna.
 
Spero che tu non sia afflitta per la perdita delle tue tuniche da septa o per la perdita della tua posizione, offrendo delle ultime parole di conforto agli uomini condannati in quella prigione infernale. Penso che troverai che la vita sulla tua Isola degli Zaffiri faccia più al caso tuo. Non perderti d’animo, Brienne: l’amore e l’avventura ti aspettano ancora; dovrai solo riconoscerli quando ti troveranno.
 
La lettera è senza firma, non che ne abbia bisogno. Lei la accartoccia in mano, per poi ristenderla di tutta fretta e ripiegarla con grazia. Le mani le tremano mentre se la mette in tasca, facendo attenzione, affrettandosi a tornare nelle sue stanze ad Evenfall Hall.
 
La rilegge, mordicchiandosi il labbro inferiore. Non sa che pensare. La lettera porta la data del giorno dopo la fuga di Jaime, e Brienne si domanda come lui sapesse, già allora, che lei stava tornando a casa. Si domanda chi fosse l’uomo che aveva detto al bambino di consegnarle la lettera.
 
Per un attimo, il cuore le scalpita all’idea che Jaime possa essere a Tarth, prima di scacciare quel pensiero. Lui non avrebbe alcun motivo di essere a Tarth, e non potrebbe azzardarsi ad avvicinarsi a lei, perché—nonostante tutto—lei sarebbe obbligata dall’onore a denunciarlo e consegnarlo a suo padre.
 
Brienne appiattisce la lettera, passando un dito sopra le parole.
 
Come faceva a sapere che lei non è più una septa? Come faceva a sapere che era tornata a casa a Tarth?
 
Può fidarsi di questa lettera? Può fidarsi del fatto che sia vera, scritta dalla mano di Jaime, e che non sia un qualche scherzo crudele di qualcuno che aveva saputo una versione della storia? Hyle Hunt era lì quella notte al fiume, come lo era Ronnet Connington. Nessuno dei due uomini ha motivo di essere gentile con lei.
 
Eppure...
 
Che male c’è se lei crede che questa lettera sia davvero da parte di Jaime? Nessuno ha bisogno di sapere che Brienne si strugge per un uomo che ha conosciuto solamente per tre o quattro giorni, un uomo che era stato condannato all’impiccagione.
 
Sarebbe divertente se non fosse così patetico.
 
Lei ripiega la lettera con attenzione, e la nasconde tra la sua biancheria.
 
*/*/*/*/*
 
Nei giorni dopo aver ricevuto la lettera, Brienne si ritrova a ricordare ogni momento che avevano passato insieme, ogni cosa su cui avevano parlato. Si ricorda che lui le aveva raccontato di aver ucciso un uomo mentre fermava uno stupro.
 
Brienne sa che il giudice Tarly crede che lei sia una sciocca, che Jaime l’aveva ingannata allo scopo di poter scappare...ma lei aveva dato a Jaime la sua opportunità perché gli aveva creduto.
 
Lei non riesce a pentirsi della sua decisione, anche se la sua coscienza le sussurra nell’orecchio: che mi dici degli altri uomini? Che mi dici di tutti quegli altri uomini con cui avevi pregato, che ti avevano detto di essere innocenti? Che mi dici di tutti quegli altri uomini che avevi scortato al patibolo, pregando per le loro anime ad ogni passo?
 
Brienne va al tempio ogni giorno per pregare, domandandosi dove sia Jaime, adesso.
 
Si domanda come imparerà a convivere con la propria coscienza.
 
*/*/*/*/*
 
Ogni tanto lei tira fuori la lettera dal cassetto, leggendo le parole e sentendo la voce profonda di Jaime a pronunciarle. Con malinconia, lei spera davvero che l’abbia mandata lui. Dà un po' di colore alle sue giornate sbiadite, seppur piene di impegni.
 
Brienne non è infelice. Le erano mancati suo padre e sua madre, le sue sorelle e suo fratello. Le era mancata Tarth e le sue giornate lente e splendidamente tranquille.
 
Ma lei è alla deriva, cercando di capire che ruolo ha adesso. Cercando di trovare uno scopo.
 
Alysanne sta per sposarsi, e Galladon sta corteggiando Shireen Baratheon, nipote del Governatore Reale delle Terre della Tempesta, Steffon Baratheon. Galladon prende in giro Brienne senza pietà, anche se a volte lei lo becca a lanciare delle occhiatacce alla cicatrice sul suo viso, con della sofferenza severa negli occhi.
 
Lei lo porta alla spiaggia sotto Evenfall Hall, la stessa spiaggia dove avevano giocato così tanto da bambini. Mentre passeggiano lungo la sabbia, Brienne gli racconta di come ha ottenuto la cicatrice sul viso, e gli assicura che l’uomo è morto.
 
“Quello non mi fa sentire meglio,” Galladon ringhia come risposta. “Per prima cosa, non avresti dovuto trovarti in una situazione del genere. E se ti ci fossi trovata, avrei dovuto essere io quello a proteggerti.”
 
“Tu mi hai protetta, Galladon,” lei ribatte. “Mi hai insegnato a combattere, e quello mi ha salvato la vita più volte di quanto riesca a ricordare.” Lei risparmia un pensiero fugace per Hyle Hunt. Brienne spera davvero di essere riuscita a castrarlo, per poi mandare una preghiera al Padre, implorando perdono per i suoi pensieri crudeli.
 
“Quello non mi fa sentire meglio, cara sorella,” Galladon dice.
 
“Guardami,” lei replica con un sorriso. “Posso difendermi da sola.” Si tocca la sua guancia devastata e fa una smorfia. “Anche se nel farlo rimango un po’ ammaccata e sfregiata.”
 
Galladon si volta verso di lei, afferrandole le spalle. “Per me sarai sempre quella ragazzina ingenua e dagli occhi spalancati che mi faceva rigare dritto, anche se mi volevi bene senz’ombra di dubbio. Sei la mia sorellina, e non avrei mai dovuto permetterti di partire per Approdo del Re.”
 
Brienne lo stringe in un forte abbraccio. “Come se avresti davvero potuto fermarmi,” lei gli sussurra nell’orecchio, e lui ride.
 
“Sono contento che sei tornata, Brienne,” lui dice mentre la abbraccia, stringendola a sé. “Sono contento che adesso sei al sicuro.”
 
*/*/*/*/*
 
I giorni passano.
 
Arrivano notizie dalla terra ferma tramite navi e tramite telegrammi: il giovane re ha iniziato a punire quelli che nel suo regno si rifiutano di seguire i suoi nuovi decreti. Girano delle voci per le strade e nelle taverne, nei bagni pubblici e nei mercati, che parlano di rivolte, di soldati e di battaglie, e si vocifera che l’uomo chiamato lo Sterminatore di Re, esiliato quindici anni fa e poi dimenticato, sia ritornato a Westeros.
 
Lo Sterminatore di Re è tornato, dicono le voci, e sta cavalcando per i Sette Regni per far valere gli editti di suo nipote.
 
Una sera, il padre di Brienne ne parla durante una loro cena.
 
“Ho ricevuto un telegramma da Approdo del Re,” lui dice mentre demolisce metodicamente il cibo sul proprio piatto. “Le voci sono vere. Lo Sterminatore di Re è tornato.”
 
Brienne si acciglia. “Dov’era stato?” lei chiede.
 
Lei ricorda vagamente le storie, di come lo Sterminatore di Re avesse sparato al re dritto nella schiena, dando il trono alla figlia del re, la principessa Shaena. Il fratello dello Sterminatore di Re, Tyrion, era sposato con la nuova regina, ed ora è il Primo Cavaliere del suo giovane figlio, che è salito al trono dopo che la regina è morta di parto quattro anni fa. Il giovane re ha solo tredici anni, ma è, a detta di tutti, un ragazzo di buon cuore consigliato da uomini di buon cuore.
 
Tranne quando si tratta della prigione del giudice Randyll Tarly, Brienne pensa, per poi scacciare la propria amarezza.
 
Suo padre scrolla le spalle, con gli occhi fissi sul suo piatto mentre continua a mangiare. “Chi lo sa? Essos, o Dorne, o le Isole dell’Estate, o forse anche a nord della Barriera. Non ha importanza: adesso è tornato.” Lui mastica un pezzo di carne, per poi continuare, “Dicono che suo fratello lo abbia mandato a chiamare, implorando il suo aiuto.”
 
“Sembri compiaciuto,” Arianne commenta.
 
“Lo sono,” Selwyn replica. “Il re è giovane, sì, ma i suoi decreti sono stati ragionevoli e pragmatici, vantaggiosi per lo più per il popolino del reame. Quelli che si oppongono ai decreti lo fanno perché sentono che il loro potere e il loro patrimonio stanno venendo indeboliti, e non capiscono che i nuovi decreti offrono più opportunità di quanto non possano comprendere.” Selwyn alza lo sguardo dal suo piatto e guarda Brienne. “L’Alto Septon è stato rimosso dalla sua posizione.”
 
Brienne fa ricadere il coltello e la forchetta sul tavolo, con del frastuono. “Cosa? Il giovane re non ha l’autorità—”
 
“Il giovane re ha degli amici nel Credo, coloro che desiderano vedere delle riforme nella religione per migliorare il modo in cui tratta il popolino che finge di servire.” Il sorriso di Selwyn è sottile. “C’è un nuovo Alto Septon, uno che è stato posto dai septon e dalle septe che sono discesi ad Approdo del Re su richiesta del giovane re, per prendere quella specifica decisione.”
 
“Andrai ad Approdo del Re per supplicare di riavere la tua posizione di septa?” Alysanne chiede a Brienne.
 
Tutti gli occhi si rivolgono a Brienne.
 
Potrebbe farlo, lei realizza. Potrebbe partire per Approdo del Re, implorare il nuovo Alto Septon di poter ritornare al suo ordine, implorando di poter essere mandata a dare assistenza al popolino, come aveva sempre sperato.
 
Ma poi si ricorda le parole scritte nella lettera che aveva ricevuto settimane fa:
 
Non perderti d’animo. L’amore e l’avventura ti aspettano ancora; dovrai solo riconoscerli quando ti troveranno.
 
Brienne sbatte le palpebre e guarda la sua famiglia.
 
Lei sa che Jaime non stava parlando di se stesso, sa che lui non avrebbe pensato che lei avrebbe potuto credere che lui potesse intendere se stesso.
 
Eppure, lei crede comunque a quelle parole.
 
“No,” Brienne risponde, a voce molto bassa, e dopo, con voce più alta, “no.”
 
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Un paio di settimane più tardi, sua madre le propone, con esitazione, di combinarle un matrimonio, e Brienne, sorprendendo anche se stessa, le promette di considerarlo. Lei passeggia per Evenfall Town, rimuginando su quell’idea. Lei ha bisogno di fare qualcosa, soprattutto adesso che ha rifiutato la possibilità di tornare ad essere una septa. Due giorni fa, Galladon ha annunciato il suo fidanzamento con Shireen Baratheon, ed entrambe le famiglie sono soddisfatte dell’unione. Lei potrebbe, Brienne suppone, restare e avere un ruolo da septa, anche senza averne il titolo, per i futuri figli di suo fratello.
 
Certi giorni, lei non è molto sicura di rimpiangere per davvero di essere stata spogliata delle sue vesti di septa. Il tempo che aveva passato nel Credo non era stato…gradevole. Eppure ha bisogno di fare qualcosa della sua vita…ma il matrimonio? Con le sue forme mascoline e il suo viso brutto e sfregiato?
 
Si ricorda il sorriso di scherno sulla faccia di Hyle Hunt quando aveva provato a violentarla in prigione. Pensa ai suoi tre fidanzamenti falliti, di cui l’ultimo l’aveva spinta al Credo e a una vita di servizio devoto.
 
Ma poi si ricorda Jaime Lannister e il calore che lui le aveva provocato nel basso ventre semplicemente col modo in cui l’aveva guardata e col suo tono di voce. Lui l’aveva fatto per manipolarla, sì; l’aveva fatto semplicemente per vincere la propria libertà, vero. Ma le aveva anche mostrato che lei ha ancora le voglie di una donna, i desideri di una donna, nonostante il suo corpo mascolino e il suo viso brutto.
 
Ma può Brienne—o sua madre—trovare un uomo disposto a passare sopra le sue mancanze, e che riesca anche ad infiammarle del calore nel basso ventre?
 
Sfiora con le dita la cicatrice sulla sua guancia, crucciandosi.
 
Poco probabile, lei pensa, voltandosi per tornare ad Evenfall Hall.
 
Non riesce a fare più di una dozzina di passi prima che una sporca teppistella le si piazzi sul cammino.
 
"Lady Brienne?" lei chiede, porgendole un pezzo di carta piegato in due e sigillato con della cera. "Ho una lettera per te."
 
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Questa volta Brienne aspetta fino a quando non è al sicuro nella sua stanza prima di rompere il sigillo. Vuole mantenere la deliziosa speranza che le sta solleticando lo stomaco, perché lei sa che non può essere di nuovo da parte di Jaime.
 
Ma lei sa che non può essere così, e che è più probabile che sia qualcuno che vuole mendicare la benevolenza di suo padre. Se questa persona è così disperata da mandarle una lettera, allora deve scoprire di cosa si tratta e fare il possibile per aiutare.
 
Brienne sospira e la apre.
 
Il cuore le salta in gola quando riconosce immediatamente la scrittura. Vede che è datata due settimane dopo la fuga di Jaime, mentre esamina le parole con impazienza:
 
Brienne,
 
Spero che ti stia godendo il tuo tempo sulla tua Isola degli Zaffiri. Sembri essere fatta per camminare lungo delle spiagge solitarie, illuminata dalla luce del sole mentre le onde ti bagnano i piedi.
 
So cosa ti hanno fatto il Giudice Impiccatore e i suoi uomini. Puoi starne certa, la pagheranno. Me ne occuperò io. Personalmente.
 
Riposati. Guarisci. Concediti lo stesso perdono che hai offerto agli uomini che hai consigliato mentre lavoravi in quella prigione; concediti la stessa comprensione che hai offerto a me.
 
L’amore e l’avventura possono ancora essere tuoi, Brienne. Devi soltanto essere paziente e avere fede.
 
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Nelle settimane successive, arrivano altre lettere. Ognuna di loro porta una data più vicina al giorno corrente, e le dicono piccoli frammenti delle sorti del giudice Tarly (“si sta godendo l’ospitalità del giovane re, nel fondo delle celle nere della Fortezza Rossa”), Hyle Hunt (“è stato mandato alla Barriera; non è un destino gentile”) e Ronnet Connington (“gli è stata rotta la mascella quando ha cercato di scappare dalla custodia degli uomini del giovane re.”)
 
Le lettere sono tutte brevi. Mancano tutti i dettagli che Brienne desidera ardentemente, e omettono nello spiegare dove, esattamente, Jaime sia, o come abbia fatto a sapere le informazioni che condivide con lei. L’unica consolazione che Brienne può davvero trarne è che lui è al sicuro...o almeno lo era tre settimane fa, ovvero la data dell’ultima lettera che lei ha ricevuto.
 
Sua madre nota la sua distrazione.
 
“Hai intenzione di raccontarmi?” lei domanda in un primo pomeriggio, mentre passeggiano lungo la spiaggia davanti ad Evenfall Hall.
 
Brienne arrossisce, accarezzandosi nervosamente la guancia sfregiata.
 
“Si tratta di un uomo, di quello sono sicura,” sua madre le dice con un sorriso gentile, e il rossore di Brienne si fa più scuro. “Forse l’uomo che era scappato dalla tua custodia?”
 
“Come—? Perché dovresti pensarlo?”
 
Sua madre si ferma e la guarda, con degli occhi dolci. Lei allunga la mano, accarezzando la guancia sfigurata di Brienne.
 
“Per due motivi. Il primo, è che hai un cuore dolce, Brienne, ma sei una delle persone più forti che io conosca. Quell’uomo non sarebbe mai riuscito a convincerti a portarlo al fiume se i tuoi sentimenti non ti avessero accecata.”
 
“Non ero accecata, Madre. Sapevo quello che intendeva fare.”
 
Sua madre sorride. “Ciò conferma il mio punto,” lei dice.
 
Brienne aggrotta la fronte. “Hai detto che ci sono due motivi. Qual è il secondo?”
 
“Ah.” Sua madre si mette una mano nella tasca del vestito, tirandone fuori una lettera sigillata dalla cera. La porge a Brienne con un sorriso agrodolce. “Ho un messaggio per te.”
 
Brienne fissa il pezzo di carta in mano a sua madre per un lungo istante, chiedendosi se tutte le altre lettere fossero una farsa a fin di bene orchestrata da sua madre.
 
“Prendila,” sua madre dice sommessamente, “e abbi fede.”
 
Brienne allunga una mano tremante e prende la lettera. Sua madre si alza sulle punte dei piedi, baciando Brienne sulla guancia, prima di voltarsi ed allontanarsi.
 
Brienne prende un profondo respiro e rompe il sigillo.
 
Porta la data di oggi e c’è scritta solo una parola:
 
Voltati.
 
Le manca il fiato, e non sa se sia il sangue o le onde dell’oceano che le fa rombare le orecchie. Barcolla un po’, ma poi raddrizza la schiena, e si volta.
 
I capelli dorati di lui luccicano nel sole. La sua lunga barba è sparita, rimpiazzata da una barbetta di pochi giorni, e a Brienne manca il fiato nel vedere quanto bello sia davvero quando i suoi tratti non sono nascosti da dei capelli lunghi e da una folta barba sporca. Lui ha addosso un’armatura dorata blasonata col leone ruggente della Casa Lannister. Ha, in tutto e per tutto, l’aspetto del lord che, è piuttosto ovvio, lui sia in realtà, e non ha nulla dello sporco criminale condannato a morte che era stato in quella prigione.
 
Lui inizia a camminare verso di lei, il mantello color cremisi gli svolazza dietro le spalle, e una parte distante di Brienne si chiede come mai lui sia vestito in modo così formale per un incontro sulla spiaggia.
 
Quel pensiero sembra risvegliarle i muscoli, e Brienne inizia a camminare verso di lui con esitazione.
 
Si fermano quando sono ad un paio di metri di distanza, studiandosi a vicenda in silenzio.
 
Alla fine, Brienne domanda, "Perché sei qui?" Lei sta tremando anche se la brezza che viene dall’oceano è calda.
 
Jaime piega la testa di lato, i suoi occhi sono divertiti, e quello, lei nota con un qualcosa che sembra sollievo, non è cambiato.
 
"Credevo che saresti stata curiosa,” lui risponde.
 
"Curiosa," lei ripete lentamente. "Curiosa."
 
"O che almeno ti sarebbe piaciuto sapere che sono ancora vivo, septa."
 
Brienne sussulta leggermente a quel titolo. "Non sono più una septa."
 
"Lo so," lui replica in modo sommesso.
 
Brienne annuisce. Certo che lui lo sa; lo aveva menzionato molte volte nelle lettere che lei ha ricevuto. A meno che—
 
"Mi hai mandato delle lettere?" lei sbotta.
 
Lui inarca un sopracciglio, rivolgendole un ghigno sbilenco. "Hai aiutato così tanti prigionieri a scappare da non riuscire a stabilire quale ti stia scrivendo?"
 
Brienne arrossisce. "Mi sono stati fatti troppi scherzi crudeli, signor Lannister, per poter supporre certe cose."
 
"Signor Lannister," lui replica dolcemente, ridendo.
 
"Perché sei qui?" lei chiede ancora.
 
"Sono qui per te, Brienne," lui risponde. "Non sei più una septa."
 
Lei assottiglia lo sguardo. "No. Ma tu sei ancora un uomo voluto."
 
Il sorriso di Jaime è maliziosamente stuzzicante, e Brienne arrossisce.
 
"Voluto dalla legge," lei chiarisce in fretta.
 
Il sorriso di Jaime si fa più ampio. "Non più," lui dice. "Mi è stato concesso il pieno perdono dalla corona."
 
Lei si acciglia. "Cosa? Perché il giovane re dovrebbe graziarti?"
 
Lui scrolla le spalle. “Era stato lo stesso concilio ristretto a mandarmi in quella prigione ad investigare. Oltre ad un costante flusso di lettere che descrivevano quelle che loro speravano fossero delle inverosimili condizioni della prigione, il Giudice Impiccatore stava giustiziando fin troppi uomini che guarda caso erano sostenitori del giovane re. Il Giudice Impiccatore era anche fin troppo riluttante ad implementare i decreti del giovane re.”
 
Brienne impallidisce. "Intendi dire...quegli uomini erano tutti innocenti?" lei sussurra, sentendosi sul punto di vomitare.
 
"Non tutti gli uomini impiccati negli ultimi tre anni erano amici del giovane re; il Giudice Impiccatore occasionalmente infliggeva la giustizia adeguata. Ma gli altri? Innocenti del crimine per cui sono stati impiccati, sì, ma quello non li rende innocenti. Erano colpevoli per davvero di almeno qualcosa, non temere.”
 
Brienne si acciglia. "E tu? Di cosa sei davvero colpevole?"
 
"Ho ucciso per davvero il precedente re Targaryen," lui risponde in modo calmo, "ma visto che le mie azioni hanno messo sul trono di spade l’attuale regime, a nessuno sembra importare più di tanto."
 
Brienne prende un respiro sibilante. “Tu sei lo Sterminatore di Re? Lo zio del giovane re?”
 
Jaime fa un profondo inchino, per quanto gli permetta l’armatura dorata di cui è ricoperto. “Al tuo servizio, mia lady. Sono anche il Lord di Castel Granito e il Governatore Reale delle Terre dell’Ovest.” Il sorriso di Jaime è tagliente e quasi amareggiato. “Mio padre è morto due mesi prima che io diventassi ospite della tua prigione.”
 
Brienne sbatte le palpebre, e l’espressione di Jaime si addolcisce.
 
“Non capisco,” lei sussurra.
 
“Non sono mai stato davvero esiliato,” Jaime spiega. “Re Aerys II era pazzo e meritava di morire…per svariate ragioni…ma era meglio per tutte le persone coinvolte se io non fossi un membro visibile della corte della nuova regina. Ero andato al Nord, oltre la Barriera, e avevo passato del tempo ad Essos e nelle Isole dell’Estate. Sono ritornato in modo permanente quando sono stato informato che mio padre stava morendo, combinato a un appello da parte del mio caro fratellino di ritornare ad Approdo del Re per aiutarlo a stanare quelli che stavano resistendo e possibilmente complottando una ribellione contro il giovane re.” Lui sorride. “Un piccolo gruppo di miei uomini erano accampati nei pressi della prigione. Anche se tu non mi avessi portato al fiume, i miei uomini stavano assistendo ad ogni esecuzione, aspettando il mio turno sul patibolo. Loro mi avrebbero liberato a prescindere.”
 
Brienne spalanca gli occhi, per poi restringerli. “Quindi abbiamo rischiato le nostre vite per niente?” lei sbotta.
 
“Abbiamo rischiato le nostre vite così che meno persone si facessero male se fossi riuscito a scappare per conto mio.” Lui si acciglia. “Non mi aspettavo che il Giudice Impiccatore ordinasse una punizione del genere. Eri già andata via quando avevamo fatto irruzione nella prigione.”
 
Brienne si ricorda il morso della frusta e trasalisce. “Già,” è tutto quello che lei dice, scuotendo la testa. “Perché sei qui?” lei domanda un’altra volta.
 
"Te l’ho detto: sono qui per te. Ho mandato un telegramma prima di lasciare la terraferma, chiedendo la tua mano a tuo padre per poterti sposare."
 
Brienne spalanca la bocca. "Perché avresti dovuto fare una cosa così folle?" lei farfuglia.
 
Jaime allunga una mano, toccandole il braccio in modo incerto. Lei sussulta, ma non si sposta. Il sorriso di Jaime è incerto quanto il suo tocco, mentre fa scivolare le sue dita lungo il braccio di Brienne, verso il basso, prendendole la mano delicatamente, intrecciando le loro dita.
 
"Per molte ragioni," lui dice dolcemente. "Perché hai i modi più gentili. Perché hai gli occhi più belli del mondo. Perché ti ho rovinato la vita e ti devo un debito."
 
A quello, lei cerca di strattonare via la propria mano, ma lui si limita solo a stringere la sua presa.
 
"Perché sei destinata a cose più grandi dell’essere una septa che serve gli uomini condannati a morte nella prigione più famigerata di Westeros."
 
Adesso lei strattona via davvero la propria mano, voltandosi. Ma Brienne fa solo due passi prima che lui dica, "E perché ti amo."
 
Lei si ferma di colpo, smettendo di respirare, mentre Jaime chiude lo spazio tra di loro.
 
Il respiro di Jaime le stuzzica l’orecchio, facendola rabbrividire, mentre lui aggiunge dolcemente, "Credevo che le mie lettere lo avessero reso ovvio?"
 
Lei prende un rapido respiro, mentre scuote piano la testa, ma si rifiuta di voltarsi e di guardarlo.
 
"Non sarà una vita facile," Jaime continua. "Mio padre non era un uomo gentile, e ha danneggiato molte delle relazioni della Casa Lannister con le altre casate di Westeros, e con quelle nelle Terre dell’Ovest. Westeros è senza pace, con la nobiltà che resiste alle riforme del giovane re, e ciò significa che Approdo del Re è un covo di vipere pieno di tradimenti e menzogne. Ma il giovane re è un bravo ragazzino, e credo che crescendo sarà un buon re, se lo terremo circondato da brave persone."
 
"Un matrimonio politico?" lei si costringe a dire, con un nodo alla gola.
 
"Eventualmente gli troveremo una moglie adeguata, ne sono sicuro, ma dopo tutto ha soltanto tredici anni. C’è tempo."
 
Adesso, lei si gira di nuovo verso di lui. "Intendevo per te, idiota!"
 
Jaime sorride in modo ampio. "E’ questo il modo in cui parla una septa?" lui dice con fare seducente, e la bacia.
 
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Quando smettono di baciarsi sulla spiaggia, lui le ripete di amarla, e lei ricambia quelle parole, e Brienne si ritrova ad accettare di sposarlo prima che il suo buon senso potesse riaffermarsi.
 
Sua madre e le sue sorelle sono in estasi, mentre suo padre e suo fratello sono sospettosi. Si portano via Jaime per una conversazione privata, e l’impostatura dura dei loro tratti le manda un brivido lungo la spina dorsale.
 
Brienne non avrebbe dovuto preoccuparsi: l’unico danno che riesce a vedere, la mattina dopo, è tre uomini con dei feroci postumi post-sbornia.
 
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Nonostante i migliori tentativi della famiglia di Brienne, Jaime trova numerose opportunità di farla sgattaiolare via in posti nascosti dove la bacia senza fiato, sussurrandole nell’orecchio quanto la ama.
 
Si sposano nel tempio di Evenfall Hall una settimana dopo l’arrivo di Jaime. Lo fanno così in fretta sia perché Jaime ha bisogno di tornare ad Approdo del Re il prima possibile, e sia perché, suo padre afferma seccamente con un’aguzza occhiataccia verso Jaime, è evidente che la consumazione sia in gara con il matrimonio, e Selwyn è determinato a far sì che il matrimonio vinca e avvenga per primo. Il viso di Brienne si accende di imbarazzo, mentre Jaime si limita a sogghignare, e scrolla le spalle concordando mestamente.
 
Passano la loro notte di nozze in una speciale camera da letto nuziale, decorata graziosamente da sua madre e dalle sue sorelle, e lontana dalle stanze della sua famiglia per dar loro privacy. Lì, Jaime la tratta con gentilezza, la esplora con attenzione, incoraggiando le proprie timide esplorazioni di lui.
 
Dopo, lui le si accoccola intorno, le dice che è bellissima e che la ama, e, proprio come aveva fatto in prigione: lei gli crede.
 
 
 

 
   
 
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