Serie TV > Il Trono di Spade/Game of Thrones
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Autore: Kikiletoway    22/02/2025    0 recensioni
Dal primo capitolo:
“Questo esperimento dovrebbe, si spera, provare la teoria del multiverso e io mi stavo chiedendo...Pensi che ci siano delle persone che sono destinate a stare insieme indipendentemente dall’universo in cui si trovano? Indipendentemente da quali percorsi le loro strade possano prendere?”
Coppie: Jaime/Brienne
Diverse storyline al prezzo di una! AU.
Genere: Angst, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Brienne di Tarth, Jaime Lannister
Note: AU, Traduzione | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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“Tu ci credi nelle anime gemelle?”
 
Jaime sbatte degli occhi annebbiati, cercando di mettere a fuoco il suo interlocutore. Femmina. Giovane. È una sua impressione, o le groupie diventano sempre più giovani giorno dopo giorno? Un momento di sobrietà terrorizzata lo sciocca mentre osserva intensamente la donna, pregando improvvisamente con ogni fibra del suo essere che lei sia maggiorenne. Con la sua reputazione, nessuno crederebbe mai che lui sia stato troppo ubriaco per accorgersene.
 
Bè.
 
D’altra parte.
 
Forse lo crederebbero.
 
“Tesoro?” la donna tuba, e lui risprofonda nella sua foschia alimentata dall’alcool.
 
“Anime gemelle?” lui biascica, e lascia che la testa gli ricada contro i cuscini del sedile posteriore della limousine. “Non esistono, dolcezza.”
 
“Ma tu canti di loro!”
 
Il sorriso di Jaime è crudele quanto lo può essere quando non riesce a sentirsi la faccia. “Qualsiasi cosa per guadagnare dei soldi, baby.”
 
La ragazza si affloscia stizzita contro il suo sedile, incrociando le braccia contro il suo petto molto abbondante. “E allora questo fine settimana? Non significa niente per te?” Lei sta facendo il broncio e Jaime vede i suoi occhi grandi riempirsi di lacrime, e quello semina più terrore nel suo cuore della paura che lei potrebbe non essere così grande quanto lui creda.
 
“Certo che sì, tesoro. È stato meraviglioso!” È sicuro di star dicendo la verità; è solo che vorrebbe ricordare dove sono stati e cos’hanno fatto. Fa’ del suo meglio per sorridere col suo sorriso patentato alla Jaime Lannister, che garantisce sempre di fargli arrivare ai piedi delle mutandine volanti sopra il palco, ma non è sicuro di quanto abbia avuto successo perché la ragazza—dèi, donna, lui spera con fervore—adesso lo sta guardando con dei ristretti occhi sospettosi.
 
“Sì?” lei sbotta. “Come mi chiamo?”
 
*/*/*/*/*
 
La fanno scendere davanti alla sua casa. Anche ubriaco marcio e anche se lui è, bè, Jaime Lannister, Jaime non è così stupido da lasciare una giovane donna tutta sola in una strana parte della città.
 
Non che non sia stato allettante. Lei aveva strillato, urlato e lo aveva maledetto—cose che per lo più aveva già sentito in passato, a giudicare dalla familiarità delle parole—e lui aveva dovuto spiegare in modo non molto gentile che si trovavano nella sua limousine, quando lei aveva cercato di buttarlo fuori dalla macchina. Lei era addirittura saltata fuori dalla limousine, quando erano arrivati a una fila di semafori, e avevano dovuto persuaderla a tornare indietro. Dopo quello, lui si era offerto di sedersi davanti insieme a Bronn, se l’avesse fatta sentire meglio.
 
Lei si era addolcita all’istante, e quello aveva portato a un tentativo alquanto abile di un pompino persuasivo, ma oltre al fatto che era ubriaco, l’ultima cosa di cui ha bisogno è una groupie che pensa che siano anime gemelle solo perché hanno scopato.
 
Almeno, lui suppone che abbiano scopato.
 
È un sollievo quando lei scende dall’auto e la guardano camminare in modo piuttosto sconsolato verso l’enorme casa di periferia, e sparire sul retro. Si allontanano solo quando vedono una luce accendersi all’interno della casa.
 
Jaime appoggia la testa all’indietro contro i cuscini dello schienale con un sospiro, e abbassa il finestrino che si trova tra lui e il suo autista.
 
“A casa, Bran,” lui dice.
 
“Mi chiamo Bronn, sir.”
 
Jaime ridacchia. “Lo so.” Lui sospira.  “Solo...portami a casa,” lui ripete, e nella sua voce c’è una tristezza che sorprende anche lui.
 
Restano fermi davanti a un semaforo verde, in silenzio, fino a quando Jaime sospira di nuovo.
 
“Ho una villa da qualche parte in città, o almeno così mi è stato detto.” Questa volta la sua risatina è amareggiata. “Se non mi è stata rubata anche quella da sotto al naso, ovviamente.”
 
*/*/*/*/*
 
Quell’edificio è gigantesco, sfarzoso e splendente di luci, e ci sono delle auto parcheggiate ovunque, o almeno così sembra. Sembra che ci siano un centinaio di persone a gironzolare nel giardino davanti casa, e alcuni di loro sono impegnati in un’orgia dietro una fila di siepi decorative, se i movimenti delle loro ombre sono una qualche indicazione.
 
Jaime aggrotta la fronte mentre barcolla fuori dalla macchina, e si volta verso Bronn. “Sei sicuro che questo sia il posto giusto?”
 
“E’ l’unico posto che salta fuori sull’app StarMap,” Bronn replica. “Forse l’hai affittato a qualcuno?”
 
“Forse.” Lancia un’occhiata da sopra la spalla verso l’edificio. “Bè, sono certo che almeno troverò un posto dove passare la notte.” Rivolge a Bronn un sorriso storto. “Vieni a cercarmi domani, sì?”
 
Bronn fa spallucce. “Senz’altro, perché no?” lui risponde, ed entra in macchina, guidando via.
 
*/*/*/*/*
 
Jaime si sveglia a causa di una vescica dolorosamente piena, di un mal di testa martellante, e del suo telefono che squilla con la sua canzone di successo più famosa. Lui grugnisce e si copre la testa con un cuscino, sospirando con sollievo quando il suo telefono la smette di squillare. Non sa che ore siano, ma c’è della luce nella stanza, quindi è ovviamente troppo presto perché lui sia sveglio, tanto meno per parlare con qualcuno.
 
D'altro canto, ha davvero bisogno di pisciare.
 
Incespica fuori dal letto con gli occhi per lo più chiusi e barcolla fino alla porta. La apre e la oltrepassa, e poi si ferma.
 
C’è qualcosa che non quadra.
 
Apre gli occhi abbastanza da rendersi conto di trovarsi in un corridoio.
 
Merda.
 
Lui spera di non essersi chiuso fuori dalla sua camera d’albergo.
 
Di nuovo.
 
Si volta e con suo grande sollievo, la porta si apre sotto la sua mano. Prova ad aprire l’altra porta presente nella stanza, e sbatte le palpebre verso l’armadio vuoto, senza capire.
 
Che razza di hotel non ha un bagno annesso alla stanza?
 
Il suo cellulare inizia a squillare di nuovo, ma decide che svuotare la sua vescica è molto più urgente.
 
Torna verso la porta e nel corridoio. Se riuscisse a trovare la reception...
 
*/*/*/*/*
 
Se ne sta fermo in cucina, completamente confuso, quando una paffuta donna di mezz’età entra nella stanza e fa un balzo all’indietro con un piccolo strillo quando lo vede.
 
“Il bagno?” lui implora.
 
Lei indica una porta. “La terza porta a destra.”
 
“Sei un angelo,” lui rilascia il fiato.
 
*/*/*/*/*
 
Lui barcolla di nuovo verso la cucina, con un flacone di Pycellenol in mano. È contento di vedere che l’angelo è ancora in cucina, anche se adesso lui nota che la sua bocca è arricciata con del disappunto disgustato.
 
“Posso avere dell’acqua?” lui chiede, alzando la bottiglietta di pillole.
 
“Hai intenzione di prendere solo due di quelle?” lei sbotta, anche se allunga la mano verso un bicchiere e glielo riempie.
 
“Per adesso,” lui replica. “Chi lo sa, potrei aver bisogno di altre due tra quattro ore o giù di lì.”
 
Lei sbuffa col naso, incrociando le braccia sul suo seno matronale e guardandolo male.
 
“Senti,” lui dice dopo aver essersi scolato l’acqua e il Pycellenol con cautela, “puoi dirmi dove sono?”
 
“Sei in una casa.”
 
Jaime le rivolge un sorriso stanco. “Quello finalmente l’ho capito. Di chi è questa casa?”
 
“Di Jaime Lannister. Il Jaime Lannister. A Lannisport.”
 
“Huh,” lui replica mentre dei ricordi frammentati ritornano: la ragazza; nessun altro posto dove andare; Bronn che lo faceva scendere davanti all’entrata. “Giusto.”
 
L’angelo sbuffa dal naso, il disappunto le trasuda dai pori. “Puoi dormire un po’ fino a quando non starai meglio, ma farai meglio ad andartene prima gli inquilini tornino a casa.”
 
“Inquilini?” lui domanda, e vorrebbe non essere nel ben mezzo dei postumi di una sbronza, così da poter ricordare quando o se gli è stato detto che ha affittato questo posto.
 
Lei annuisce. “Non saranno felici di sapere della festa di ieri notte,” lei dice con esultanza. “Meglio che tu sia fuori di qui prima che siano qui, se ci tieni alla pelle.”
 
Lui annuisce ancora, e pensa che si preoccuperà di tutto questo quando sarà un po' più sobrio.
 
Si volta per andarsene e poi si ferma, aggrottando la fronte. Si volta di nuovo verso l’angelo e dice, “Sai in quale stanza ho dormito?”
 
*/*/*/*/*
 
Ci mettono un po’ di tempo nel cercarla, ma alla fine trovano la stanza—per lo più perché il suo cellulare sta squillando—di nuovo.
 
“Bè,” l’angelo sbuffa dal naso, chiudendo la porta dietro di sé, “almeno sei un fan di quell’uomo.”
 
Jaime sorride in modo ampio e poi fa una smorfia, strisciando nuovamente sotto le coperte. Il suo ultimo pensiero prima di perdere di nuovo conoscenza è che avrebbe dovuto chiedere all’angelo dove si trova il bagno su questo piano.
 
*/*/*/*/*
 
Si sveglia ancora una volta per via del suono della propria voce. Il cellulare si zittisce e poi inizia a squillare di nuovo quasi immediatamente.
 
Lui bestemmia, a bassa voce e in modo creativo, e decide a malincuore che è meglio che veda perché cazzo il suo cellulare continua a fare tutto quel cazzo di rumore.
 
Cerca di afferrare quell’aggeggio fastidioso, e lo guarda aprendo solo un occhio.
 
Trentasette chiamate perse. Lancia un’occhiata al tempo: sono le dieci.
 
Del mattino.
 
Lui grugnisce e scrolla attraverso i numeri. Un terzo delle chiamate sono da parte del suo agente; un altro terzo sono dal suo manager; e un altro terzo ancora sono da una moltitudine di numeri di telemarketing, che molto probabilmente volevano provare a vendergli delle assicurazioni o volevano truffarlo ottenendo le informazioni della sua carta di credito. Troppo tardi, lui pensa con del divertimento esausto.
 
Ci sono anche dei messaggi, ma fortunatamente sono solo due. Li ha addestrati bene, pensa nel modo più compiaciuto possibile mentre sta ancora combattendo contro una sbornia impetuosa. Ricade sul letto e chiude gli occhi, ma la sua vescica sta di nuovo urlando contro di lui, la sua bocca è più secca del deserto di Dorne, e lui suppone che dovrebbe ascoltare i messaggi in segreteria e forse ricontattare almeno il suo manager. Per scoprire se ha affittato questo posto.
 
Grugnisce e si trascina fuori dal letto, portandosi il cellulare con sé questa volta, giusto nel caso l’angelo sia sparito e non riuscisse mai a trovare la via di ritorno.
 
*/*/*/*/*
 
Lui trova il bagno semplicemente aprendo ogni porta che vede. Trova un paio di altri sbandati dalla festa della notte prima, ancora privi di sensi e in varie fasi di nudità, ma soprattutto, lui trova la benedetta toilette. Si sistema in bagno e ascolta i messaggi. Corti e dritti al punto, da parte del suo agente e dal suo manager: chiamami.
 
Per primo, chiama il suo manager Addam, non solo perché al momento è seduto sul gabinetto e parlare con Tyrion—suo fratello oltre che il suo commercialista—mentre lo fa lo lascerebbe esposto a ogni tipo di cose sbagliate…e pessime battute, se Tyrion si rendesse conto di dov’è.
 
Inoltre, Addam dovrebbe sapere se ha affittato questo posto, e se l’ha fatto, bè...
 
Jaime fa una smorfia e si massaggia la parte superiore del naso. Si spera che Taena abbia lasciato abbastanza soldi sulle sue carte di credito da permettergli di trovare una cazzo di camera d’albergo per la notte. O può raccomandarsi alla clemenza dei suoi inquilini e offrirsi di cantare per vitto e alloggio.
 
Addam risponde. “Finalmente! Dove cazzo sei?”
 
“A casa mia,” Jaime ringhia, la sua voce è rauca.
 
C’è silenzio dall’altra parte della linea. “A casa tua?”
 
“Dèi, dimmi che sono ancora il proprietario di questo posto e che non ho appena passato la notte in una casa di proprietà di qualcun altro!”
 
“Casa, casa, casa,” Addam borbotta per poi gridare, “oh! Quel posto! Di un paio di anni fa?”
 
“Suppongo di sì,” Jaime risponde. “Ne hai comprata più di una?”
 
“Nel corso degli anni, sì. Ma quella lì—aspetta, adesso la ricordo! L’avevo presa per una canzone! Apparteneva a un famoso mago o a un maestro o qualcosa del genere. Nessuno la voleva quando era finita sul mercato, ma si spera che adesso abbia raddoppiato il suo valore.”
 
“Un’ottima cosa,” Jaime gracchia. “Almeno ho ancora della merda da vendere.”
 
“Già, senti. Ti stavo chiamando per farti sapere che Taena ha lasciato il paese. Era su un aereo per Myr lo stesso giorno che era scomparsa insieme a tutti i tuoi soldi.”
 
“Certo che lo era,” Jaime replica in modo secco. “Lei si muove svelta quando deve.”
 
“L’abbiamo mancata per un pelo, davvero,” Addam aggiunge cupamente.
 
“Se solo io mi fossi reso conto cinque minuti prima di quello che stava facendo, huh?”
 
“Già,” Addam sospira.
 
Terminano la loro chiamata e Jaime finisce col gabinetto, per poi rivolgere lo sguardo alla doccia. Si domanda se potrebbe convincere con delle moine l’angelo in cucina a fargli il bucato...o a mostrargli dove sia la lavanderia.
 
Dopo impreca e chiama Addam di nuovo.
 
“Due volte in un giorno solo?” Addam lo prende in giro quando risponde al cellulare.
 
“Sì, sì,” Jaime dice. “Hai affittato la casa a qualcuno?”
 
“Dèi, no!” Addam replica. “Ricordavo a malapena che tu possedessi quel posto!”
 
*/*/*/*/*
 
Lui convince l’angelo in cucina—ha scoperto che lei si chiama Nan—a vedere se lei riesce a trovare dei vestiti che lui possa indossare. Lui ha dei bagagli in auto, quando o se Bronn deciderà mai di ripresentarsi, ma fino ad allora...a giudicare dall’odore, è sicuro di aver indossato gli stessi vestiti da quando è venuto a sapere di quello che aveva fatto Taena...il che, per quanto ne sa, è stato diverso giorni fa ormai.
 
Si è appena fatto la doccia e si è appena rasato, con un asciugamano allentato intorno ai fianchi, mentre si rilassa nel salotto in cui Nan lo ha spinto con un’occhiataccia di disapprovazione, quando finalmente lui chiama Tyrion.
 
Tiene il cellulare lontano dall’orecchio mentre le imprecazioni di suo fratello strillano da esso verso di lui. Con cautela, si porta il telefono vicino quando sembra che finalmente sia rimasto senza fiato.
 
“Che cosa ho fatto?” lui chiede, rassegnato.
 
Che cosa hai fatto? Che cosa hai fatto! Che cosa non hai fatto? Quella camera d’albergo ci costerà una fortuna da far riparare! Doveva proprio essere la fottuta suite nell’attico?”
 
Jaime aggrotta la fronte, cercando di ricordare un qualche albergo nell’ultimo paio di giorni, per poi scuotere la testa. “Mi sa che allora dovremo dar loro i miei due prossimi assegni di diritti d’autore, huh?”
 
Tyrion si ferma. “Non costerà così tanto,” lui mormora. “Ringrazia gli dèi che il pubblico ti ama ancora, Jaime, oppure saresti in prigione o peggio!”
 
Jaime fa una smorfia. “Lo so,” lui ribatte. “Hey, questa casa che possiedo a Lannisport?”
 
“Che vuoi sapere?”
 
“L’ho affittata a qualcuno?”
 
Tyrion scoppia in quella che Jaime presume dovrebbe essere una risata e lui riesce a sentire il rumore dell’incresparsi di una carta oltre il cellulare e poi un rumore effervescente quando gli antiacidi colpiscono l’acqua. “Dèi, no! Con la tua reputazione, chi cazzo la vorrebbe?”
 
“Anch’io ti voglio bene, Tyrion,” lui brontola, e poi alza lo sguarda quando una porta si apre e una donna fa irruzione. Lei si ferma sui suoi passi quando lo vede, gli occhi le si spalancano, la mascella le inizia a scendere lentamente. Dietro di lei, Nan ha un aspetto giustamente compiaciuto, ma il suo aspetto si trasforma in confusione perplessa quando la donna non dice nulla.
 
“Huh,” Jaime dice a Tyrion, “Credo che il mio occupatore abusivo sia appena arrivato.”
 
“Oh, ma che cazzo,” lui lo sente borbottare mentre Jaime disconnette la chiamata.
 
Si appoggia all’indietro sul divano, allargando le braccia ad ogni lato e osservando per bene l’intrusa. C’è una sensazione fugace di riconoscimento inorridito, ma anche uno come lui si ricorderebbe se l’avesse già vista in passato.
 
Questa donna è...enorme. Più alta di lui, e lui da scalzo è alto un metro e ottanta. È anche più massiccia di lui, piatta come una tavola e con una faccia che può essere gentilmente descritta come ‘un viso con molto carattere’. La bocca eccessivamente carnosa di lei è spalancata, e Jaime quasi si aspetta di vederla iniziare a sbavare da un momento all’altro.
 
Lui alza un sopracciglio.
 
“Sei una dei famigerati inquilini di cui l’angelo mi aveva avvertito?” lui chiede.
 
Quello fa richiudere di scatto la bocca della donna. Lei aggrotta la fronte. “Angelo?” Lei volge i suoi occhi sorpresi, e davvero piuttosto carini, su Nan, che le rivolge una scrollata di spalle perplessa.
 
“Non fare la modesta, Angelo,” Jaime dice, e pensa che se si stia godendo questa situazione fin troppo, considerando che sta ancora combattendo contro la regina dei draghi di tutti i dopo-sbornia.
 
L’occhiataccia della donna gigante diventa piena di accuse, e Nan sputacchia un tentativo di negazione offesa. Jaime decide di essere d’aiuto.
 
“Lei mi ha mostrato un posto dove pisciare, mi ha dato dell’acqua, mi ha aiutato a trovare la mia stanza, e mi troverà anche dei vestiti, non è così, Angelo?”
 
Nan arrossisce di un rosso scuro e profondo, mentre sembra notare per la prima volta che lui è senza vestiti.
 
Jaime rilascia un sospiro deluso. “Bè, potresti almeno gettare i miei attuali vestiti nella lavatrice e poi nell’asciugatrice? Lo farei io stesso, ma sono leggermente indisposto.” Aguzzando la vista, rivolge lo sguardo alla donna alta, che sembra espandersi secondo dopo secondo. Lui si chiede pigramente se lei finirà per esplodere fisicamente prima di poterlo fare verbalmente.
 
“Stai violando una proprietà privata!” lei alla fine strilla, e lui trasalisce.
 
“Veramente, più che altro sei tu che stai violando una proprietà privata.”
 
“Questa è casa mia!”
 
“No, dolcezza, questa è casa mia.”
 
Sia Nan e sia la sua inquilina senza nome sbattono le palpebre e lo fissano.
 
“Vuoi dire che tu sei—?” Nan si interrompe, con l’aspetto di qualcuno che sta per svenire.
 
Jaime rivolge loro un sorrisetto storto. “Certo che lo sono.”
 
“Voglio un qualche documento,” la gigantessa sbotta, il suo viso insignificante viene deturpato da un cipiglio.
 
“Bè, sfortunatamente, il mio portafoglio è nel mio altro asciugamano. Suppongo che tu non sia una fan?”
 
Lei arrossisce. “Queste sono le Terre dell’Ovest. Avevamo un imitatore di Jaime Lannister all’ultima festa a cui ho partecipato.”
 
“Tu vai alle feste?”
 
Lei lo guarda male, per poi dire a fatica, “Ci stavo lavorando.”
 
Jaime alza un sopracciglio. “Senza offesa, dolcezza, ma non mi sembri quel tipo di ragazza.”
 
Jaime quasi si aspetta dei laser blu sparare dagli occhi di lei, che sono davvero molto belli.
 
“Sono una fornitrice di catering!”
 
“Davvero? Quindi come fa una fornitrice di catering a guadagnare abbastanza da pagare l’affitto per un posto come questo?”
 
“Forse sono una chef di fama mondiale, non ci hai pensato?”
 
Lui inclina la testa in accordo. “Forse lo sei. Come ti chiami? Forse ho sentito parlare di te.”
 
“Poco probabile,” lei sogghigna, “e non sono affari tuoi! Nan, chiama la polizia.”
 
“Stanno già arrivando, signora.”
 
“Oh, bene,” Jaime dice. “Spero che sia qualcuno che conosco.” Lui rivolge loro il suo ghigno brevettato alla Jaime Lannister. “Vedete, sono stato arrestato così tante vote,” lui aggiunge utilmente.
 
“Sei molto sicuro di te per essere un tizio con niente addosso a parte un asciugamano,” la gigantessa ringhia.
 
Jaime scrolla le spalle. “Io sono Jaime Lannister. Non c’è nulla sotto questo asciugamano che il mondo non abbia già visto...che io lo volessi o no.”
 
“La polizia sta arrivando,” la donna insiste, e lui alza un sopracciglio.
 
“Stanno arrivando? Davvero? Entrambi sappiamo che non hai mai affittato questa casa. Ho appena finito di chiederlo sia al mio manager che al mio commercialista e credimi, se c’è qualcuno che saprebbe che sto facendo dei soldi, sarebbero loro.”
 
Il viso arrossato della donna impallidisce lentamente.
 
“Senti,” Jaime sospira, “per quanto questo sia stato divertente, ho dei postumi post-sbronza assurdi, sembro aver perso la maggior parte della scorsa settimana insieme a un casino dei miei soldi, e davvero non sono un cattivo ragazzo una volta che mi si conosce. Perciò, dimmi chi sei, perché stai occupando abusivamente casa mia—anche se non te ne faccio una colpa; è davvero molto bella se passi sopra la verniciatura pacchiana—e perché c’era un’orgia in corso quando sono arrivato la notte scorsa.”
 
“Org—Nan!”
 
Nan alza le mani in segno di finta resa. “Non guardare me, Brienne! Io devo solo ripulire tutto dopo quelle merdate.”
 
Lei dov’è?
 
“Ancora addormentata da qualche parte. Non sapevo nemmeno da dove fosse saltato fuori questo qui, fino a quando non mi ha sorpresa in cucina.”
 
Questo qui sta ancora aspettando delle risposte.”
 
Dev’esserci qualcosa nel suo tono di voce, perché loro due si scambiano delle occhiate improvvisamente nervose, e la donna—Brienne—si volta verso di lui e sospira.
 
“Il mio nome è Brienne Tarth, e hai ragione. Noi stiamo occupando in modo abusivo questo posto.”
 
“Chi è ‘noi’? Oppure Nan è alle mie dipendenze invece che alle tue?”
 
Nan gli rivolge uno sguardo che avrebbe dovuto ucciderlo sul colpo. “Io lavoro per Brienne,” lei dice in modo altezzoso.
 
“E l’altra ‘lei’? Una tua amica? Una tua parente? Tua moglie?”
 
“E’ la mia socia d’affari,” Brienne ringhia. “Io sono davvero una fornitrice di catering e questa casa se ne stava tutta vuota proprio quando noi ci siamo trovate improvvisamente senza casa.” Lei scrolla le spalle e si sgonfia. “Sembrava una buona idea a quel tempo,” lei borbotta.
 
“Fino a quando non ho deciso di imbucarmi in un’orgia.”
 
Lei chiude gli occhi e annuisce.
 
“Chi è che ha fatto partire l’orgia? Credo che lei mi piacerà.”
 
“Ovviamente,” Brienne replica acidamente. “Si tratta della mia socia d’affari, Nymeria Sand.”
 
“Meraviglioso.” Jaime sorride, ma anche lui si accorge che c’è un qualcosa di spinoso nel modo in cui l’ha detto. “Tornerò a letto e dormirò fino a riprendermi dai postumi della sbronza, anche se potrebbero volerci degli anni. Siete le benvenute a restare fino a quando non risolveremo tutto.” Lui si alza e il sorriso gli diventa beffardo quando gli occhi di Brienne scendono, senza volere, a guardarlo sistemarsi l’asciugamano. “E se avete davvero chiamato la polizia, fareste meglio a richiamarli.” Lui prende il proprio cellulare si dirige a passo lento verso la porta, per poi fermarsi e voltarsi verso Nan con la fronte aggrottata. “Ti ricordi in quale camera stavo?”
 
*/*/*/*/*
 
Brienne guarda male Nymeria Sand, che è in pessimo stato dopo essere stata risvegliata da dove stava dormendo in mezzo a due uomini incredibilmente attraenti che Brienne è sicura abbiano più plastica nelle loro facce di una bambola Sansa. È impossibile che possano sembrare così perfetti senza un aiutino del chirurgo.
 
“Stavo lavorando,” Nymeria grugnisce, passandosi le mani sul viso.
 
“Uh-huh. Non so che tipo d’attività pensi che io stia gestendo qui—”
 
“Senti, stavo facendo ciò che mi avevi chiesto. Ho organizzato una festa, ho fatto radunare lì tutte le persone che dovevamo vedere insieme, e ho lasciato che la natura facesse il suo corso. È solo che...mi è sfuggita un po’ di mano.”
 
“Almeno hai scattato le foto di cui avevamo bisogno?”
 
“Avevo piazzato delle videocamere ovunque, Brienne. Sono sicura che abbiamo ottenuto qualcosa.”
 
Brienne si pizzica la parte superiore del naso. “Sai, normalmente ci limitiamo a seguire le persone in giro fino a quando non li becchiamo coi pantaloni calati per scattare la nostra foto vincente. Di solito non li invitiamo ad un’orgia!”
 
Nymeria scrolla le spalle. “Senti, li avevamo seguiti in giro per delle intere settimane, e niente. Sapevano che c’era qualcosa sotto—e non sto facendo alcun doppio senso! Se finalmente si sono abbassati i pantaloni qui, allora abbiamo lo scatto vincente che stavamo aspettando. E se non l’hanno fatto, bè...” Il sorriso di Nymeria è maliziosamente soddisfatto. “È stato comunque molto divertente.”
 
Brienne combatte contro l’impulso di urlare e di scoppiare a piangere. “Ed è per questo che non otteniamo mai casi che non siano queste foto sconce e viscide!” lei invece replica, facendo una smorfia al tono piagnucoloso nella sua voce.
 
Nymeria fa spallucce. “Hey, non posso farci niente se non vuoi divertirti un po’ con questo tipo di cose. Voglio dire, guardiamo in faccia la realtà, Brienne: non sei così brava come detective. Questi sono gli unici tipi di casi che otterrai mai, almeno potresti trarne un po' di divertimento.”
 
Brienne stringe i denti, desiderando più di ogni altra cosa di poter dire a Nymeria che è licenziata, ma non può. Anche se detesta ammetterlo, lei ha ragione: Brienne sta ancora cercando di far decollare la sua agenzia investigativa, e questi sono gli unici casi che otterrà al momento…ma Brienne ancora non digerisce di dover seguire della gente in giro aspettando di beccarli con i pantaloni abbassati...o con le gonne alzate.
 
“Ma delle orge, Nym,” Brienne geme infastidita, “e proprio quando il padrone di casa è tornato?”
 
Nymeria si raddrizza di scatto. “Jaime Lannister è qui?”
 
Brienne grugnisce e si copre gli occhi. “Puoi almeno lasciare che si svegli prima di scopartelo?”
 
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Quella sera, Brienne guarda Jaime respingere i determinati tentativi di flirt di Nymeria con dell’esperta disinvoltura, e deve ammettere a malincuore di essere impressionata. D’altro canto, lui è Jaime Lannister; probabilmente deve respingere le avance di venti persone al giorno.
 
Lei gli rivolge un’altra occhiata, ricordandosi di che aspetto avesse con niente addosso a parte un asciugamano.
 
Facciamo trenta persone al giorno.
 
Almeno è grata del fatto che Nymeria stia mantenendo la loro storia di copertura di essere delle fornitrici di catering—e lei in realtà lo è, almeno fino a quando la sua agenzia investigativa non sarà decollata, ma non sa se entrambi i suoi lavori andranno meglio o peggio una volta che le storie riguardo l’orgia inizieranno a circolare.
 
Si accorge che Jaime le ha chiesto qualcosa.
 
“Scusami,” lei dice, arrossendo, “ero distratta. Che cos’hai detto?”
 
“Ho detto, ce l’avete un altro posto dove vivere, vero?” Jaime domanda.
 
“Certo,” Brienne replica di scatto, un po’ troppo velocemente, e Jaime restringe lo sguardo.
 
“Sei una pessima bugiarda,” lui ribatte, e sospira, massaggiandosi la tempia. “Senti, come ho già detto prima, non sono davvero un cattivo ragazzo una volta che mi si conosce, e so com’è trovarsi in una situazione disperata. Inoltre Nan è stata davvero la mia salvezza questa mattina. Questa casa è enorme, e non ho mica ventisette figli che hanno bisogno di letti. Voglio dire, potrei avere ventisette figli, ma nessuno di loro si è ancora fatto vivo richiedendo un test di paternità. Quindi potete restare fino a quando non avrete trovato un altro posto dove vivere.”
 
Brienne restringe lo sguardo. “Perché?” lei brontola, per poi lanciare un’occhiata alla sua socia d’affari e assottigliare le labbra. “Oh, dèi, ero uscita dalla stanza solo per dieci minuti! Non dirmi che tu—”
 
Nymeria la guarda male di rimando. “Io la do in giro per la semplice gioia di farlo, Brienne, non perché sto cercando di ottenere qualcosa in cambio.” Lei rivolge a Jaime uno sguardo di valutazione. “A parte il piacere, ovviamente,” lei dice in modo seducente.
 
Lui alza un sopracciglio. “Devo chiudere a chiave la porta della mia stanza?” lui chiede, e Nymeria scrolla le spalle.
 
“Non vado dove non sono voluta,” lei risponde.
 
“Al momento stai vivendo a casa mia senza permesso,” Jaime dice seccamente. “Direi che la tua affermazione non è esattamente corretta.”
 
“Ti ringrazio,” Brienne si intromette subito, afferrando il braccio di Nymeria e trascinandola verso la porta. “Apprezziamo la tua generosità, e inizieremo a cercare fin da subito un posto dove vivere.”
 
Lei lo ascolta ridacchiare, mentre sbatte la porta del soggiorno alle loro spalle.
 
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“Le cose si stavano facendo interessanti!” Nym protesta mentre Brienne la trascina di nuovo verso le stanze che stanno usando.
 
“Per amore degli dèi, Nymeria! Siamo fortunate che non abbia chiamato la polizia contro di noi! Limitati solo a...comportarti come si deve fino a quando non avremo trovato un altro posto dove vivere!”
 
“Non ho intenzione di andare di nuovo a vivere con te, Brienne. Smorzi sempre tutto il divertimento.”
 
“Non ti stavo invitando a vivere con me, Nymeria! Una volta sola è stata decisamente, decisamente, decisamente più che abbastanza!”
 
Nym sbuffa col naso. “Sei fortunata che ti voglio bene.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Sei riuscita a recuperare tutte le videocamere?”
 
“Lavoro, lavoro, lavoro,” Nym ribatte, “e sì. Sono in camera tua.”
 
Brienne fa una smorfia. “Grazie,” lei borbotta. “Avrò bisogno di farmi una doccia dopo aver guardato i video.”
 
“Non cancellare niente,” Nym dice mentre Brienne cammina verso la porta. “Se non altro, potremmo avere del materiale da ricatto lì. Ieri notte, c’erano dei nomi grossi alla festa; ci saresti davvero dovuta essere.”
 
“Dèi,” Brienne mormora, pregando di avere la forza.
 
*/*/*/*/*
 
Il mattino dopo, Jaime si sente fortunatamente più umano, anche se è ancora fottuto tanto quanto prima che iniziasse a sbronzarsi. Addam e Tyrion stanno arrivando con altre cattive notizie, ne è sicuro, ma la polizia arriva prima di loro.
 
Lui sospira mentre i due uomini entrano nel suo soggiorno e gli rivolgono degli sguardi freddi e trivellanti da poliziotti esperti, non facilmente in soggezione di fronte a una star.
 
“Si tratta della suite nell’attico?” Jaime chiede. “Credevo che l’albergo fosse d’accordo nel non voler sporgere denuncia.” Era stato l’unico pezzo di buone notizie che Tyrion gli aveva messaggiato la notte prima.
 
I poliziotti alzano le sopracciglia e si scambiano un’occhiata.  “No, signor Lannister,” quello più anziano dice. La sua voce è profonda, rilassante e baritonale, e Jaime si chiede pigramente se quell’uomo facesse delle narrazioni per i documentari sulla fauna selvatica nel suo tempo libero. “Questo riguarda Pia Peckledon. Meglio nota come Jazz.”
 
Jaime aggrotta la fronte e poi scrolla le spalle. “Quel nome non mi fa venire nessuno in mente,” lui replica lentamente. “Che aspetto ha questa donna?”
 
“È strano che tu non la ricordi, signor Lannister, considerando che ti eri rintanato con lei per quasi quattro giorni in quella suite che hai distrutto.”
 
La realizzazione lo colpisce. “Lei ha tipo venti—venticinque anni? Con grandi occhi marroni, lunghi capelli biondi? Con tette e culo da urlo?” I poliziotti lo fissano in modo impassibile. “Il suo nome è Jazz? Huh. Pensereste che me lo sarei ricordato un nome così.” Un leggero brivido gli scende lungo la schiena quando i due agenti di polizia continuano ad osservarlo in silenzio. “Oh, dèi,” lui dice, “lei ha almeno vent’anni, vero? Vi prego ditemi che è maggiorenne!” Dèi, quanto tempo dovrà scontare in galera?
 
“La sua età è l’ultima delle tue preoccupazioni,” dice il più giovane dei due, alto e con degli occhi color nocciola. “Siamo dei detective della squadra omicidi. Pia Peckledon è stata ritrovata morta ieri pomeriggio.”
 
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"Sono Tyrion Lannister, il commercialista del signor Lannister. E sono suo fratello, con mio sommo orrore." Tyrion stringe la mano di entrambi gli agenti di polizia, e poi si sistema sulla sedia accanto a Jaime. Tyrion lancia uno sguardo lungo la tetra sala per gli interrogatori. "Adoro il tema carcerario che avete in questo posto."
 
L’agente più vecchio, Morgan, assottiglia lo sguardo. "Ho sentito parlare di te," lui dice, voltando il suo oscuro sguardo su Jaime. "Hai chiamato il tuo commercialista?"
 
Jaime scrolla le spalle. "Stava già venendo a casa mia, e sapevo che si sarebbe arrabbiato se al suo arrivo non ci fossi stato."
 
Tyrion alza gli occhi al cielo. "Sono anche un avvocato," lui ribatte.
 
"Un avvocato del mondo dello spettacolo, specializzato in accordi sui diritti d’autore," Morgan replica in modo secco.
 
Tyrion gli rivolge un sorriso accennato, i suoi occhi di colori diversi sono pensierosi. "Sono lusingato che tu abbia sentito parlare di me," lui afferma. "Hai ragione; ma sono comunque un avvocato." Lancia un’occhiata a Jaime. "Spero che tu abbia tenuto la bocca chiusa fino a quando non sono arrivato," lui dice.
 
Jaime se ne sta stravaccato sulla sua sedia, chiedendosi se questa fosse solo un’allucinazione molto vivida causata da un’intossicazione alcolica. "Non è difficile da fare, visto che ricordo a malapena la scorsa settimana."
 
"Lo staff dell’albergo ti aveva sentito litigare—a gran voce--con Pia Peckledon, anche conosciuta come Jazz, nella suite nell’attico," dice Karl, l’agente più giovane. "C’è stato detto che hai distrutto la suite durante quel litigio."
 
"Okay," Jaime replica, sentendosi impotente.
 
"Ti ricordi su cosa avevate litigato?"
 
"Non ricordo di aver distrutto la stanza, figuriamoci il litigio."
 
Gli occhi di Morgan sono scaltri. "Che ti ricordi?"
 
Tyrion si mette in mezzo, "Vorrei parlare da solo col mio cliente prima che lui risponda a quello."
 
Jaime alza gli occhi al cielo e respinge le preoccupazioni di Tyrion. "Lo dico già da adesso, di certo non ricordo di aver fatto qualcosa di violento a quella ragazza, e so di non averla uccisa. L’abbiamo fatta scendere a casa sua..." Lui fa una pausa, corrugando il viso in modo pensieroso. "Va bene," lui borbotta, massaggiandosi la fronte, “oggi mi avete portato qui per interrogarmi; ieri, ho incontrato le mie occupatric—ehm—le mie inquiline; la notte prima c’è stata l’orgia--"
 
"Orgia?" Tyrion esclama. "E non mi hai mai chiamato?"
 
"Nessuno di voi due sembra comprendere la serietà di questa situazione," Morgan ringhia, e il filo d’acciaio nella sua profonda voce baritonale fa riacquistare subito la serietà ai fratelli Lannister.
 
"La notte dell’orgia è stata la notte che abbiamo accompagnato Jazz a casa sua," Jaime spiega. "E fidatevi, noi comprendiamo la serietà della situazione."
 
"E’ un meccanismo di difesa," Tyrion mormora mentre tira fuori una compressa antiacido. "Hai intenzione di berla quell’acqua, Jaime?"
 
Jaime scuote la testa e Tyrion la prende. Lui lancia uno sguardo alle espressioni sui visi dei due agenti di polizia, e sorride.
 
"Jaime vi darà volontariamente un campione del suo DNA," lui dice mentre lascia cadere la compressa antiacido nell’acqua. "E le sue impronte digitali e qualsiasi altra cosa di cui voi abbiate bisogno."
 
Karl assottiglia lo sguardo. "Sembri molto sicuro del fatto che tuo fratello non abbia nulla da nascondere."
 
Tyrion scoppia in una risata severa. "Mio fratello ha moltissime cose che dovrebbe nascondere…è solo che non l’ha mai fatto." Lui tracanna la miscela schiumosa.
 
L’espressione di Karl è piena d’incredulità sdegnosa. Si volta verso Jaime. "Così, la notte dell’orgia..." lui inizia.
 
"Sì," Jaime continua. "Dunque, quello è stato due notti fa, se non ho perso altri giorni. Abbiamo avuto un litigio in macchina; ad un certo punto, lei è saltata fuori e abbiamo dovuto convincerla a rientrare, e poi l’abbiamo accompagnata e fatta scendere davanti a una casa in periferia. Ci siamo anche assicurati che si accendesse una luce all’interno prima di andarcene."
 
Lui scrolla le spalle davanti all’evidente incredulità dei poliziotti.
 
"Sentite, sono un coglione, va bene? Sono una rock star, sono ricco, famoso ed edonista, e quello comporta un sacco di vantaggi, se capite che intendo. Quando sono in pausa tra una fidanzata e l’altra, non ho problemi a prendere quello che mi viene offerto volentieri, e mi ricordo a malapena i loro nomi o le loro facce la mattina dopo. Sono un coglione, ma non uno stronzo. Non l’avrei mai semplicemente scaricata da qualche parte senza pensare a se fosse un posto sicuro per una donna, soprattutto una donna sola e di notte! Era molto tardi quando l’abbiamo fatta scendere, e--"
 
Lui si ferma, improvvisamente affranto.
 
"E guardate cosa le è comunque successo." Si acciglia. "Che cosa le è successo? Voglio dire...è stata--? No. Non voglio davvero saperlo." Si passa le mani sul viso e grugnisce.
 
"Sentite," Jaime dice, "avevo scoperto che quella che diventerà la mia ex fidanzata appena la rivedrò mai, mi aveva svuotato i conti in banca e aveva provato a vendere la maggior parte dei miei beni. Quella rivelazione era stata...avvilente, per usare un eufemismo. Avevo deciso di affogare i miei dispiaceri su quel briciolo di credito relativamente piccolo che lei non era riuscita a prendersi prima che io incappassi in quello che stava facendo. Quello è stato...che giorno è oggi?"
 
"Lunedì," Karl dice lentamente, con una voce strascicata.
 
"Giusto. Lunedì. Quindi avrei scoperto di Taena…lo scorso lunedì?”
 
Tyrion annuisce.
 
Jaime continua, “Lo scorso lunedì, ero a Sin City. Avevo appena finito un mese di concerti ai Giardini Acquatici di Lancia del Sole. Lancia del Sole è un brutto posto per scoprire di essere al verde; è un gran posto per affogare i tuoi dispiaceri a riguardo. Sabato--o, suppongo nelle prime ore di domenica mattina—abbiamo lasciato la ragazza--Jazz—a casa sua, qui ad Approdo del Re. Quello che è successo in mezzo a quelle cose..." Lui fa spallucce. “Voi sapete più di me.”
 
"Ti ricordi quando e dove hai conosciuto Jazz?"
 
Jaime si acciglia, pensando, per poi scuotere la testa. "Non per certo. I giorni si confondono quando ti sbronzi in modo pesante, sapete." Lui osserva le facce impassibili dei due agenti di polizia. "O forse non lo sapete." Si acciglia, fissando il vuoto. "Ricordo di essermi diretto verso il casinò una volta che mi ero reso conto di quello che Taena aveva fatto, e avevo iniziato ad ordinare dei drink. E poi...ricordo...un letto. Delle voci. I campanellini e i fischi delle slot machine. Il sapore di un qualche alcolico davvero scadente. Ma il primo vero ricordo che ho è nel retro della macchina, quando stavamo arrivando qui, ad Approdo del Re." Si acciglia. "Avete parlato con Bronn? Almeno lui potrebbe ricordarsi dove abbiamo fatto scendere la ragazza."
 
"Bronn Stokeworth? Il tuo autista?"
 
"E’ l’unico Bronn che conosco, mi pare."
 
"Non siamo riusciti ancora a rintracciarlo."
 
Jaime aggrotta la fronte. "Bè, sapeva che mi ci sarebbero voluti un paio di giorni per riprendermi. Forse ha colto l’occasione per prendersi una piccola vacanza. Dèi, spero che mi abbia lasciato i miei vestiti prima di svignarsela."
 
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I poliziotti lo lasciano andare con del disprezzo malcelato, e lui e Tyrion trovano Addam che li sta aspettando nel caos della sala comune.
 
“La notizia è già uscita,” Addam dice in tono piatto.
 
“Dèi,” Jaime geme infastidito mentre si dirigono verso le porte. “Quanto ci vorrà prima che i varysazzi arrivino qui?”
 
Addam gli rivolge uno sguardo pieno di pietà, e apre la porta rivelando un muro di rumore, luci lampeggianti e microfoni.
 
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“Brienne! Brienne!
 
Brienne sussulta leggermente mentre Nymeria irrompe nella sua camera da letto, interrompendo la revisione che Brienne sta facendo del video della notte dell’orgia.
 
“Devi guardare fuori dalla finestra!” Nymeria dice, i suoi occhi scuri sono spalancati.
 
Brienne si acciglia. “Perchè?”
 
“Perchè ci stanno invadendo!”
 
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Brienne è con Nymeria e Nan, sbirciando in modo discreto da una finestra di una delle camere da letto del piano di sopra.
 
“Dèi,” Brienne borbotta, “chi se l’aspettava che in città ci fossero così tanti dannati varysazzi?”
 
“Hai davvero bisogno di guardare più spesso le cerimonie di premiazione,” Nym replica.
 
Si alzano, guardando la folla vorticante.
 
“Non lavorano tutti per le riviste scandalistiche da due soldi,” Brienne dice. “Guardate: c’è il WNN; il Metalupo News; la WBC, e…quello laggiù è il furgone del PB Channel di Petyr Baelish?”
 
Nym e Nan scrutano più da vicino.
 
“Lo è!” Nan risponde. “Che ci fa qui un canale porno?”
 
Nym replica, “Bè, il sex tape di Jaime Lannister che era stato fatto trapelare è il video porno di una celebrità più scaricato del PB Channel, ma sì. Sono in ritardo di un paio di giorni per filmare la festa dell’altra notte.”
 
Nan alza gli occhi al cielo. “Tu e le tue orge, Nymeria,” lei sbuffa col naso.
 
“Dovresti provare qualche volta, Nan, potrebbe piacerti.”
 
Nan la guarda male e Brienne le zittisce.
 
“Dov’è Jaime?” lei chiede. “Forse sono tutti qui perché sanno che è in residenza.”
 
“È tutto il giorno che non lo vedo,” Nym risponde.
 
“Se n’è andato via questa mattina insieme a un paio di ragazzi,” Nan fa sapere. “Non so se è già tornato a casa.”
 
Brienne aggrotta la fronte. “Bè, non può essere a causa del video,” lei borbotta, “a meno che…” Lei si volta lentamente, fissando Nymeria con orrore. “Non hai detto a nessuno che c’erano delle videocamere piazzate ovunque, vero?”
 
Nymeria alza gli occhi al cielo. “Mi credi davvero così stupida?”
 
Brienne tira un sospiro di sollievo. “Allora sono certa che questo non sia a causa nostra.”
 
Sbirciano un’altra volta da dietro le tende, e Brienne vede un’auto che sta avanzando attraverso la calca di corpi. I fotografi, i cameramen e quegli uomini e quelle donne che stringono in mano microfoni e registratori brulicano intorno all’auto come un esercito di formiche che cerca di divorare un pezzo di torta.
 
Dopo un momento, le porte dell’auto che sono più vicine alla palazzina vengono aperte con forza. Un uomo dai capelli rossi scende fuori, iniziando a spingersi attraverso la folla. È seguito da un nano e, in ultimo, da Jaime. Mentre faticano a farsi strada attraverso la massa di gente e verso la porta della palazzina, Brienne ha un pensiero improvviso.
 
Lei si volta di colpo verso Nan. “La porta è chiusa a chiave?”
 
“Certo.”
 
Le tre donne si fissano a vicenda per un istante, per poi scattare e correre per le scale.
 
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I volti degli uomini sono cupi mentre spiegano brevemente alle donne cosa fosse successo per fare in modo che tutti i mass madia del mondo discendessero sulla villetta come un’orda di locuste.
 
Sono in salotto e Jaime se ne sta spaparanzato sul divano, con un drink molto forte in mano.
 
“Sei sicuro che dovresti berlo quello?” Brienne dice con un cenno di disapprovo.
 
Jaime le rivolge uno sguardo incredulo, per poi spostare lentamente il suo sguardo giù per il corpo di Brienne e dopo di nuovo su. Si volta pigramente verso Tyrion.
 
“Lei non mi sembra nostra madre.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Non ti voglio fare una predica contro l’alcol,” lei sbotta. “E’ solo che sembra che il bere sia ciò che in primis ti ha fatto finire in questo guaio.”
 
“In realtà, Taena Merryweather che mi ha svuotato il conto in banca è ciò che mi ha fatto finire in questo guaio.”
 
Nymeria boccheggia. “Vuoi dire che quei pettegolezzi sulle riviste sono veri?”
 
Jaime fa spallucce. “Bè, prima o poi dovevano pur indovinare qualcosa.”
 
Brienne si acciglia, e apre la bocca, ma prima che lei possa parlare, Nymeria dice, “Bè, credo che dovresti ingaggiare un detective privato e fare una tua indagine personale.”
 
Brienne si strozza e si volta verso di lei. “Nym. No.”
 
“Brienne. Sì.”
 
Jaime si scambia degli sguardi con Addam e Tyrion, poi guarda di nuovo Brienne, dicendo con voce strascicata, “Ne deduco che non sei davvero una fornitrice di catering.”
 
Brienne lancia un’occhiataccia a Nymeria. “Io sono una fornitrice di catering.”
 
Nymeria alza gli occhi al cielo. “Ed è per questo che gli unici clienti che hai sono quelli che ti chiedono di scattare delle foto sconce.”
 
Le sopracciglia di Jaime si alzano fino all’attaccatura dei suoi capelli, e dopo si volta verso Addam e Tyrion. “Potrei avere un po’ di tempo da solo insieme alla nostra…qualunque diamine di cosa lei sia?”
 
Addam e Tyrion si alzano in piedi. Una Nan scontenta e Nymeria, alla fine, accettano di andarsene quando Brienne alza gli occhi al cielo e fa un cenno verso di loro.
 
“Raccontami dell’altro riguardo queste foto sconce,” lei sente Tyrion dire mentre la porta si chiude dietro di loro.
 
Lei fissa Jaime, che la sta fissando coi suoi occhi verdi, freddi e duri come il vetro.
 
"Così,” lui dice con voce strascicata, “sei un’investigatrice privata. Che guarda caso sta occupando abusivamente casa mia proprio quando la mia compagna se l’è svignata con tutti i miei soldi.”
 
Lei spalanca gli occhi. “Cosa?” lei replica senza capire, e poi, “no, no, no! Io non la conosco nemmeno la tua—la tua compagna! Io sono una fornitrice di catering! È solo che sono anche un’investigatrice privata...anche se sono un miserabile fallimento in quel lavoro. Gli unici lavori che sono stata in grado di ottenere sono quelli dove devo pedinare dei coniugi infedeli per poter scattare delle foto scabrose che possano essere usate in tribunale."
 
“E me lo spieghi come ci sei finita qui?”
 
Brienne sospira. “Bè, non è che la mia attività di catering stia andando così tanto bene,” lei mormora. “E’ difficile trovare dei clienti per entrambe le attività. E gli affitti dei nostri appartamenti e della sede aziendale erano aumentati di nuovo, ed eravamo disperate.”
 
“E avete deciso di usare proprio casa mia?”
 
Lei scrolla le spalle. “Se ne stava qui, praticamente vuota. Nessuno veniva mai qui, a parte un’azienda di manutenzione per il giardino una volta a settimana, e un servizio di pulizia una volta al mese.”
 
Jaime assottiglia lo sguardo. “E come facevi a sapere quelle cose?”
 
Lei alza gli occhi al cielo e si appoggia delicatamente sul bordo del bracciolo della poltrona. “Sono una detective. Me n’ero resa conto da sola,” lei replica in modo secco e poi fa spallucce. “E Nymeria mi aveva detto che su uno di quei siti di gossip online girava voce che tu fossi così ricco da possedere una villetta che non avevi nemmeno mai visto.” Lei gli rivolge un mezzo sorriso. “Sembra che le riviste abbiano indovinato ben due cose.”
 
L'espressione di Jaime si addolcisce e la sua bocca si contrae in un sorriso.
 
“Va bene,” lui dice.
 
Brienne si muove per alzarsi.
 
“Dove stai andando?”
 
“A recuperare gli altri.”
 
Lui alza un sopracciglio. “Non abbiamo ancora finito.”
 
Brienne sprofonda di nuovo sulla poltrona.
 
"Sei brava come detective?" lui domanda.
 
Brienne si rizza indispettita, ma poi si ricorda che lui la sta lasciando vivere a casa sua senza farle pagare l’affitto, fino a quando lei non troverà un appartamento che potrà permettersi, quando lui avrebbe potuto benissimo farla finire in galera a calci nel sedere.
 
"Sì,” lei risponde. “Sono competente, testarda, e non mi fermo fino a quando non ho fatto ciò che ho promesso di fare."
 
"Bene. Voglio che tu scopra chi ha ucciso Pia Peckledon. E che lo riveli pubblicamente. Anche la mia carriera non sopravvivrà a lungo all’essere sospettato di un omicidio."
 
Brienne aggrotta la fronte, confusa, e poi spalanca lentamente la bocca. "Non ho mai investigato un caso d’omicidio prima d’ora!" lei balbetta.
 
"Quello non è un problema; io non sono mai stato sospettato d’essere un assassino prima d’ora." Lui sogghigna col suo ghigno caratteristico, e malgrado lei non volesse, e malgrado la gravità della situazione, le tremano le ginocchia. "Siamo sulla stessa barca, Gambe."
 
Lei sbatte le palpebre. "Gambe?" lei sputacchia. "Questo non è un qualche film noir, Jaime! Questo non è divertente!"
 
Jaime si sporge in avanti, i suoi occhi verdi gli luccicano. "Bè, di certo non è divertente per la povera Pia—o meglio, Jazz. Ma sono più rilassato perché ho un vantaggio rispetto a chiunque altro."
 
Brienne ha quasi paura a chiedere. "E quale sarebbe?"
 
"So di non averlo fatto." Lui sorride e si appoggia all’indietro. "Non sono così ingenuo da pensare che solo perché sono innocente ciò significhi che sono a posto, e anche se quei due poliziotti mi sembrano decenti, non voglio affidare la mia vita e la mia reputazione a un paio di piedipiatti sottopagati."
 
"Quindi...ti affideresti a un’investigatrice privata che non ha fatto altro oltre lo scattare delle foto sconce per dei casi di divorzio?" lei chiede in modo scettico.
 
"Lo hai detto tu stessa: sei testarda e vai sempre fino in fondo riguardo le tue promesse." Poi, lui scrolla le spalle. “Inoltre, non posso permettermi di ingaggiare qualcun altro al momento—almeno fino a quando non arriverà il mio prossimo assegno per i diritti d’autore. Tu, almeno, puoi farlo per avere un posto gratis dove vivere per te e le tue amiche.”
 
Brienne spalanca di nuovo la bocca, e dopo assottiglia lo sguardo. "E se trovassi delle prove che hai ucciso davvero quella povera ragazza?"
 
"Se tu dovessi trovare delle prove che mostrano senza ombra di dubbio che ho ammazzato quella povera ragazza, allora mi costituirò." Lui si sporge di nuovo in avanti, i suoi occhi penetrano in quelli di Brienne.  "Ma non l’ho fatto."
 
Brienne è ipnotizzata, inchiodata alla sua poltrona dal suo sguardo deciso. Lei deglutisce e dice, "Se—se io dovessi accettare il lavoro, seguirò ovunque portino le prove, non importa quale strada sia.”
 
Questa volta, il sorriso di Jaime è lento, ed è anche più sexy dal vivo di quanto non sia nei suoi video musicali. "E’ tutto ciò che chiedo," lui replica in modo accattivante.
 
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Morgan e Karl fissano Brienne con dei volti inespressivi.
 
“Un’investigatrice privata,” Morgan alla fine dice, con una voce piatta.
 
Brienne si schiarisce la gola e alza il mento verso l’alto. “Sì,” lei ribatte in modo fermo. “Il signor Lannister mi ha chiesto di indagare sul caso, a suo favore.”
 
“Lui non si fida che noi, dei membri rispettabili delle Cappe Dorate, possiamo fare il nostro lavoro?” Karl sbotta.
 
“Lui non mi ha detto la sua opinione sulle Cappe Dorate,” Brienne dice velocemente, “né mi ha nemmeno detto i suoi motivi per aver ingaggiato un’investigatrice. Sono qui solo per fare un lavoro.”
 
“Bè, non ti daremo accesso al fascicolo di un’investigazione in corso, visto che lavori per il sospettato principale!”
 
“Non mi aspetto che lo facciate, ma potete almeno darmi alcune informazioni.” Lei tira fuori un taccuino e una penna, e alza un sopracciglio.
 
L’espressione imperturbabile di Morgan si addolcisce leggermente, dopo lui getta uno sguardo a Karl e scrolla le spalle.
 
“Ti daremo ciò che possiamo,” Morgan dice.
 
Brienne annuisce. “Che è successo alla signorina Peckledon?”
 
“E’ stata strangolata. A giudicare dai lividi intorno al suo collo è stato usato un qualche tipo di corda—una corda spessa due centimetri o due centimetri e mezzo.”
 
“Dov’è stato trovato il corpo?”
 
“Nel soggiorno del suo appartamento, nella Approdo del Re antica.”
 
Brienne si acciglia. “Indirizzo?”
 
Morgan le dà l’indirizzo, e poi dice, “Non ti sarà permesso entrare. La scientifica sta ancora passando al setaccio il posto.”
 
“Chi ha scoperto il corpo?”
 
“La sua coinquilina, Hildy Bracken, è tornata a casa intorno alle dieci di mattina e l’ha trovata.”
 
Brienne annuisce mentre scarabocchia il nome. “Jazz è stata uccisa nell’appartamento?”
 
“Sembra proprio di sì,” Karl replica, “ma la scientifica non l’ha ancora confermato.”
 
“Ora del decesso?”
 
“Il medico legale stima che sia tra le 3:00 e le 5:00 di domenica mattina. Quella fascia oraria potrebbe cambiare una volta che l’autopsia sarà completata.”
 
Brienne aggrotta la fronte mentre prende un appunto. “Che sapete dei movimenti di Jazz prima di quello?” lei chiede.
 
Karl sogghigna. “Dici di essere una detective; scoprilo da sola.”
 
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“L’hai ingaggiata?” Tyrion dice con tono piatto. “Per davvero.”
 
Jaime scrolla le spalle. È spaparanzato sul divano del salotto della sua villetta. “Vuoi lasciare fare tutto alle Cappe Dorate?”
 
“Le Cappe Dorate sono addestrate a fare questo tipo di cosa. Se non ci sono delle prove che ti collegano al crimine…”
 
Jaime alza gli occhi al cielo. “Sei davvero così ingenuo?”
 
Tyrion fa una smorfia. “No.” Lancia un’occhiata a Addam. “I promoter stanno già cancellando i concerti?”
 
Addam fa spallucce. “Più che altro stanno mandando dei moniti prudenti, dicendo che i piani potrebbero andare in fumo per vari ‘motivi’. Non stanno dicendo che è perché Jaime è un sospettato in un’indagine per omicidio, ma…”
 
“Bè, non puoi dar loro torto,” Jaime borbotta, “se non altro perché potrei essere in prigione per quando arriveranno le date dei concerti.”
 
“Sono degli idioti,” Tyrion ringhia. “Ogni edificio in cui sei prenotato per i prossimi quattro mesi è tutto esaurito.”
 
Jaime alza gli occhi al cielo. “Non è difficile da fare quando gli edifici possono ospitare solo poche migliaia di persone.”
 
Tyrion passeggia fino al bar e inizia a preparare dei drink. “Odiavi esibirti in quegli enormi stadi,” lui ribatte.
 
Jaime fa una smorfia. “Lo odio ancora.”
 
“E di certo non ti mancano i tuoi giorni da Sterminatore di Re, vero?” Addam domanda.
 
Jaime trasalisce. “Era un tale stupido soprannome,” lui mormora, “e adesso Robert Baratheon è il re del Rock ’n’ Roll. Perché lui non viene chiamato lo Sterminatore di Re?”
 
Addam sbuffa col naso e accetta un bicchiere da Tyrion. “Perché non era lui il cantante rock, giovane ed eccessivamente bello, che aveva scalzato dalle classifiche Aerys Targaryen per la prima volta in interi decenni.”
 
“Ho brillato forte,” Jaime mormora, unendosi a loro al bar, “e mi sono spento in fretta.”
 
“Oh, dèi,” Tyrion geme infastidito, “non iniziare di nuovo con quelle stronzate! Sei stato sotto i riflettori per quindici anni! Gli assegni dei tuoi diritti d’autore sono più guadagni dell’intero reddito di alcune delle Città Libere! Il pubblico ama te e le tue pagliacciate più di quanto non ami la famiglia reale!”
 
Jaime si passa le mani sul viso. “E sono cinque anni che non rilascio un nuovo album, e non ho un’etichetta discografica da più tempo ancora.”
 
“E di chi è la colpa?”
 
“Mia. Lo so.” Jaime si accascia sul bar. “E’ solo che sono stanco di cantare le solite vecchie canzoni.”
 
“Bè, puoi cambiare anche quello,” Tyrion dice.
 
“Ammesso che riuscirò a restare fuori di galera, naturalmente.”
 
“Bè,” Addam replica, “se ti sei stancato della musica, ho ricevuto una chiamata che mi chiedeva se tu fossi interessato a fare un film.”
 
Jaime si acciglia. “Un film?” Si rallegra. “Vuoi dire fare la colonna sonora?”
 
“No, no—si chiedevano se tu fossi interessato a recitare.”
 
“Recitare? Non sono un attore!”
 
“Come provato dai tuoi video musicali,” Tyrion borbotta e Jaime alza gli occhi al cielo.
 
“I miei pluripremiati video musicali,” lui controbatte.
 
“E’ soltanto un piccolo film indipendente,” Addam spiega. “Tutto ciò che offrono è una percentuale dei profitti, a posteriore…se ci fossero dei profitti, ovviamente. Ma conosco lo sceneggiatore. Podrick Payne. Un bravo ragazzo. Nel copione c’è un piccolo ruolo di cameo, quindi è probabile che sia quella la parte che ha in mente per te.” Addam scrolla le spalle. “Se stai cercando qualcosa di diverso…”
 
Jaime alza gli occhi al cielo.
 
“Ti darò il copione,” Addam dice, rassegnato. “In quel modo potrò almeno dire al ragazzo che lo stai valutando, per poi rifiutarlo con gentilezza.”
 
“E’ solo che ho altre cose per la testa,” Jaime replica in modo secco.
 
“Bè, non sei ancora stato arrestato,” Tyrion dice vivacemente, “e la tua vecchia casa discografica non è disposta a darti in anticipo il tuo prossimo pagamento per i diritti d’autore ora che questo scandalo è finito sui notiziari.”
 
“Non è uno scandalo, Tyrion,” Jaime mormora. “Una ragazza è stata assassinata. Una ragazza vera.”
 
Per un momento, Tyrion sembra vergognarsi. “Lo so,” lui borbotta. “Lei ha una qualche famiglia, che tu sappia?”
 
“Me la ricordo a malapena,” Jaime sospira. “Sono sicuro che i notiziari e le riviste avranno tutti i dettagli sulla sua vita e la sua famiglia.”
 
“E tu non vuoi leggerle quelle storie?”
 
“Qualcuno di voi due le ha lette?”
 
Tyrion e Addam si scambiano un’occhiata.
 
“Un paio,” Addam risponde, “ma le storie che ho letto non avevano ancora molti dettagli su di lei. Stavano tutti salivando sul fatto che eri stato nominato come una persona d’interesse in un caso d’omicidio.”
 
Jaime sospira. “Povera ragazza,” lui replica. Scuote la testa. “Lei mi aveva chiesto se io credessi nelle anime gemelle,” lui mormora, “e adesso per lei è troppo tardi per trovarne una.” Lancia uno sguardo ai suoi amici, e dice, “Ricordate: siamo dei coglioni, ma non siamo degli stronzi. Non dimentichiamoci che Jazz Peckledon era una persona vera. Ogni dichiarazione che facciamo ai media ha bisogno di tenere lei in primo piano. Quello che le è successo non dovrebbe essere messo in ombra dal mio essere una celebrità.”
 
Tyrion sbuffa col naso. “Buona fortuna con quello,” lui borbotta.
 
“I media faranno quello che fanno sempre,” Jaime dice. “Mentre questo è ciò che faremo noi.”
 
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Brienne si fa strada attraverso i varysazzi che adesso se ne stanno accampati ai bordi della proprietà, invece che sui gradini all’entrata della villetta. Il personale addetto alla sicurezza che fa da guardia al vialetto d’ingresso, le lancia un’occhiata attraverso il finestrino e la fa passare con un cenno della mano.
 
Lei entra in tutta fretta nella villetta, chiamando Nan e Nymeria.
 
Anche gli uomini escono dal salotto, mentre Nan e Nymeria le vanno incontro nell’atrio.
 
“Perché sei così eccitata?” Nymeria domanda.
 
Brienne getta lo sguardo su ognuno, rivolgendo loro un sorriso torvo. “Ho bisogno degli occhi di tutti.” Lei si volta verso Nymeria. “Vai a prendere tutte le chiavette USB della notte dell’orgia. Sono nella mia camera da letto.” Tyrion solleva di scatto la testa e Brienne alza gli occhi al cielo. “Non eccitarti troppo,” lei ordina, “cercheremo tuo fratello.”
 
Tyrion arriccia il viso, facendo una smorfia. “Ew.”
 
“L’ora del decesso è stimata tra le tre e le cinque di domenica mattina. Nym aveva piazzato delle videocamere dappertutto in questa casa, grazie al caso a cui stiamo lavorando. Dobbiamo trovare qualsiasi filmato possibile di Jaime, e vedere a che ora è arrivato qui—e se è andato via di nuovo.”
 
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Brienne si arrende nel cercare di tenere Nymeria e Tyrion concentrati in modo appropriato, mentre guardano i filmati andando avanti alla massima velocità. Brienne rivolge a Jaime uno sguardo scandalizzato quando quei due iniziano ad incitare e fare commenti riguardo la performance di una coppia in una delle camere da letto.
 
Jaime scrolla le spalle. “Pensavi davvero che io fossi l’unico in famiglia ad essere così?” lui le mormora.
 
“Lo speravo,” lei borbotta.
 
“Ah, piccola dolce figlia dell’estate…”
 
Lei alza gli occhi al cielo e scuote la testa, poi fa tornare la sua attenzione al proprio computer.
 
“Ah,” lei dice, sporgendosi più vicina allo schermo.
 
Jaime le si avvicina, scrutando lo schermo del computer, con la testa piegata vicino a quella di Brienne.
 
Loro osservano in silenzio mentre la lunga limousine nera si ferma davanti all’ingresso e Jaime e Bronn ne scendono, parlando l’uno con l’altro, e poi Bronn risale in macchina e se ne va.
 
Brienne mette in pausa il video e guarda l’orario segnato.
 
“Bingo,” lei dice. “Due e mezza del mattino.”
 
“Troppo vicino alle tre per poter stare tranquilli,” Jaime mormora.
 
“Ma dovrebbe essere abbastanza per del dubbio fondato, specialmente se potremo provare che non te ne sei andato di nuovo.”
 
“E ammesso che l’orario della videocamera sia accurato.”
 
Brienne sbatte le palpebre guardandolo. “Anche quello.”
 
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Per il sommo sollievo di Brienne, il tempo che Jaime aveva passato alla festa era stato innocuo: era arrivato, aveva vagato tra la folla—la cui maggior parte era troppo…impegnata in altre attività per notare che Il Jaime Lannister si trovava nella stanza—e poi si era diretto al piano di sopra. Aveva aperto delle porte fino a quando non aveva trovato una camera da letto vuota, ed era sparito lì dentro per il resto della nottata, e anche quello era stato immortalato nel video.
 
“Stai diventando vecchio, fratellone,” Tyrion commenta.
 
“Hey! Non puoi biasimarmi per il fatto che ero troppo fatto per potermi fare qualcuno! Dopo tutto, mi ero sbronzato per giorni!”
 
“Lo so. Eri incoerente ogni volta che avevamo parlato.”
 
Jaime aggrotta la fronte. “Avevamo parlato?”
 
Tyrion alza gli occhi al cielo. “Non sono sorpreso che non te lo ricordi. Eri davvero andato.”
 
“Se sapevi che era messo così male, perché non eri andato a Lancia del Sole a recuperarlo?” Brienne chiede.
 
“Oh, togliti quel cipiglio di disapprovazione dalla faccia,” Tyrion dice. “Non riuscivamo a trovarlo quel bastardo.”
 
Jaime aggrotta le sopracciglia. “Bronn—”
 
“Ti eri sbarazzato di Bronn quasi subito.” Tyrion fa una pausa, aggrottando la fronte. “Quei poliziotti hanno detto che ti eri rintanato nella suite nell’attico per quattro giorni insieme a Jazz Peckledon…ma quello non può essere del tutto esatto. L’hotel aveva giurato che tu non eri lì; Bronn era salito nella suite, ed era vuota a parte per delle bottiglie vuote di liquore sparse in giro per il posto.”
 
“Erano state usate delle droghe?” Nymeria domanda.
 
“Bè, quello spiegherebbe il blackout totale,” Jaime dice, “ma se ci sono state davvero, non sarebbe stato per una mia scelta consapevole. La mia preferenza è l’alcol; ho sempre evitato qualsiasi altra sostanza.”
 
Le tre donne alzano delle sopracciglia scettiche.
 
Jaime ride. “Sentite, anche quando avevo diciassette anni, quando avevo fatto il botto, sapevo che se fossi andato per quella strada, mi avrebbe distrutto prima ancora di cominciare. Mi piace far festa, mi piace bere, ma non sono un alcolizzato. Chiedetelo a chiunque abbia mai lavorato con me: una sbronza di questa portata è rara, nonostante quello che le riviste e i siti di gossip vorrebbero farvi credere.”
 
“Intendi dire che non sei così tanto scatenato quanto la genti pensi?” Nymeria chiede, delusa.
 
Jaime scrolla le spalle. “Le persone credono a ciò che vogliono credere.” Il suo sorriso improvviso è peccaminoso. “E non si sbagliano del tutto.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Anche se tutto ciò è affascinante,” lei dice compitamente, “dobbiamo portare questo filmato alle Cappe Dorate.”
 
Jaime annuisce e rivolge verso di lei il suo sorriso peccaminoso. “Ma guardati,” lui parla. “La tua prima indagine per omicidio, e mi hai scagionato in meno di un giorno.”
 
“Ma non ho risolto l’omicidio,” lei ribatte, “e quello è ciò che ho promesso di fare.”
 
Lei arrossisce quando tutti la fissano increduli.
 
“Io prendo le mie promesse molto seriamente,” lei borbotta, distogliendo lo sguardo.
 
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Morgan e Karl sono scettici, e ci vogliono molte spiegazioni prima che loro lascino perdere quell’argomento. Brienne sospetta che sia stato il civettare non molto velato di Nymeria con Karl ad aiutare a convincere quell’uomo della verità della storia. Morgan e Nan sembrano adocchiarsi a vicenda con un simile livello d’interesse.
 
Brienne trattiene un sospiro, e poi ripete a se stessa che almeno sanno portare a termine le cose.
 
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Il giorno dopo, il capo delle Cappe Dorate fa una dichiarazione pubblica, rimuovendo Jaime Lannister come sospettato dell’omicidio di Pia ‘Jazz’ Peckledon. Brienne e Nymeria trovano lo scatto vincente di cui avevano bisogno per il loro precedente cliente, e Brienne fornisce l’estratto del video, prendendo il pagamento con una sensazione di disgusto sollevato.
 
Jaime tiene una conferenza stampa improvvisata coi varysazzi e i giornalisti ancora accampati fuori da casa sua, e nomina pubblicamente Brienne Tarth come l’investigatrice privata che ha scoperto le prove che lo scagionavano dai sospetti. Con cautela, lui non menziona che era stato possibile perché Nymeria aveva registrato una festa che si era tramutata in un’orgia. Quella notte c’erano state davvero molte persone ricche e potenti, e alcune di loro sarebbero estremamente scontente di scoprire che ci potrebbero essere dei video compromettenti delle loro attività.
 
Brienne si perde la conferenza stampa; ha un lavoro come fornitrice di catering, e lei e Nan sono in cucina, e poi alla festa a servire il cibo. È tardi quando finalmente tornano alla villetta, e lei striscia nel letto, grata, per dormire.
 
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“Brienne.”
 
Brienne grugnisce e si alza le coperte sopra la testa.
 
“Brienne!”
 
“Nym,” lei borbotta senza emergere dal suo comodo bozzolo, “è meglio che la casa sia in fiamme.”
 
“Ancora meglio. Stamattina abbiamo appuntamento con una potenziale cliente. La collana di diamanti di Lyanna Baratheon è stata rubata un paio di giorni fa, e lei vuole ingaggiarti per scoprire chi è stato.”
 
Brienne abbassa le coperte e sbatte le palpebre in modo assonnato verso la sua amica. “Lyanna Baratheon? Come fa a conoscermi?”
 
Nymeria alza gli occhi al cielo. “Devi davvero iniziare a capire il potere della celebrità,” lei dice. “Jaime ti ha nominata come la persona che l’ha scagionato. Da quel momento, il telefono non ha più smesso di squillare.”
 
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Quella sera, Jaime alza lo sguardo quando Brienne entra nel soggiorno.
 
“Donna impegnata,” lui dice con un sorriso pigro.
 
Brienne annuisce. “Io…abbiamo tre nuovi clienti, e verso il fine settimana abbiamo altri appuntamenti con diversi potenziali clienti.” Lei lo guarda con degli occhi frastornati e davvero molto incantevoli. “Perché hai menzionato il mio nome nella conferenza stampa?”
 
Jaime scrolla le spalle. “Cerco di dare credito dove il credito è dovuto, Gambe. Mi hai scagionato come sospettato, anche se era per pura fortuna che Nymeria fosse qui e stesse riprendendo quella festa.” Lui si alza e passeggia verso la porta. “Comunque. Fortuna o no, ero in debito con te…e un Lannister ripaga sempre i propri debiti.”
 
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Brienne entra dalla porta d’ingresso venendo accolta dal suono di una triste musica di pianoforte che scivola via da quella che adesso chiamano la sala da musica. Si trova dall’altra parte del corridoio dal soggiorno in cui Jaime era stato seduto quando Brienne l’aveva conosciuto, ed era già munita del pianoforte a mezza coda che lui sta attualmente suonando.
 
Lei si ferma per ascoltare.
 
La musica è bellissima e fuoriesce dalle dita di Jaime nel modo in cui i dolcetti fuoriescono da quelle di Nan, o nel modo in cui delle parole flirtanti fuoriescono dalla bocca di Nymeria quando vuole ammaliare qualcuno ad entrare nel suo letto.
 
Brienne si ferma sulla soglia e lo guarda.
 
Jaime sta suonando con gli occhi chiusi, ondeggia mentre le sue dita si muovono, la sofferenza gli contorce i bellissimi tratti del viso. La canzone è già familiare; lui ci sta lavorando già da due settimane, insieme a diverse altre canzoni, fin da quando Brienne lo aveva scagionato dalle accuse, e lui aveva permesso loro di restare nella sua villetta proprio come aveva promesso. I varysazzi che si stanno ancora nascondendo negli alberi intorno alla casa, qualche volta sono difficili da sopportare, ma loro hanno deciso, per fortuna, di ignorarla. In pochi in realtà si sono resi conto che è lei l’investigatrice privata responsabile di aver scagionato il nome di Jaime Lannister dalle accuse e di avergli salvato la reputazione...per quello che vale.
 
Bè. Almeno per quanto riguarda la sua reputazione ritratta dai giornali scandalistici in cerca di sensazionalismi. Con infinita delusione di Nymeria, non ci sono state per niente feste trasgressive, nessuna scappatella scandalosa con delle groupie, minorenni e non. Niente droghe. Quasi niente rock’n’roll. Lui ha fatto qualche concerto e sta venendo sommerso da altre date—è tornato alla normalità, Addam le assicura—ma sembra che tutti lo stiano osservando come se si aspettino che la diga si possa rompere da un momento all’altro.
 
Jaime apre gli occhi e fissa Brienne senza guardarla per davvero, prima che lei venga registrata dal suo subconscio. Lui smette di suonare e inarca un sopracciglio con fare interrogativo.
 
Loro due non sono esattamente amici, ma sono giunti a un’intesa confortevole a vicenda, ragion per cui lei adesso esita riguardo quello che deve fare.
 
Il sopracciglio gli si alza ancora di più mentre lei lo fissa in silenzio.
 
"Ho bisogno che vai a una festa," lei sbotta.
 
Gli ci vuole un momento per assimilare le parole di Brienne, ma dopo lui sogghigna.
 
"Una festa in particolare," lui replica con voce strascicata, "oppure andremo a bussare a tutte le porte fino a quando non ne troveremo una?"
 
Brienne sospira ed entra nella stanza. "Ho una cliente. Olenna Tyrell."
 
Jaime rilascia un basso fischio. "Dei Tyrell di Alto Giardino? La seconda famiglia più ricca al mondo?"
 
Lei annuisce mentre affonda sulla poltrona più vicina al piano. "Qualcuno sta minacciando di rapire sua nipote, e di farlo proprio davanti a tutti a questa festa. Lei vuole che io veda che riesco a scoprire.”
 
Jaime la fissa per un lungo momento, in silenzio, il suo viso non mostra espressioni.
 
"Bè,” lui finalmente replica, con voce strascicata, “a parte il fatto che quella è la cosa più stupida che io abbia mai sentito un criminale fare, perché lei ha bisogno di te? Lei ha un team di sicurezza che sembra uscito fuori da un film, per amore degli dèi!" Lui si ferma e sbatte le palpebre. "Oh, aspetta..."
 
Brienne annuisce. "Esattamente. Lei pensa che probabilmente si tratta di qualcuno del suo stesso team, così vuole coinvolgere un’esterna. Nemmeno sua nipote saprà perché siamo lì."
 
"E come ti dovrei aiutare con tutto questo? E in primo luogo, perché dovrei volerlo fare?"
 
"Perchè tu mi devi—"
 
"Ti sto dando un posto dove vivere, senza farti pagare l’affitto!"
 
Brienne sventola via quelle parole. "E che hai fatto per me ultimamente? Una ragazza deve comunque mangiare!"
 
"Io pago anche per tutto il cibo in questo posto!"
 
"Allora, una ragazza deve avere dei propri soldi da poter spendere."
 
"Sono io che ti ho consigliata al mondo intero ad una conferenza stampa, così che tu potessi guadagnarti dei soldi da poter spendere!"
 
Brienne alza gli occhi al cielo. "Senti, tutto quello di cui ho bisogno è che mi accompagni alla festa, ti incolli al fianco di Margaery Tyrell, e mentre tu sarai al centro dell’attenzione, io scomparirò e andrò in avanscoperta.”
 
"E non puoi proprio andarci da sola?"
 
"Se andassi da sola darei subito nell’occhio!"
 
Lui assottiglia lo sguardo. "Questa non è una festa per scambisti, vero?"
 
"Per scamb—no! Almeno…non credo. Ma si tratta di una cosa estremamente formale dove ci si aspetta che le persone abbiano un accompagnatore. O almeno così mi ha detto Olenna."  Brienne aggrotta la fronte. "Ho bisogno di un partner."
 
"Portati Nymeria."
 
"Oh dèi—e lasciarla libera di agire in mezzo a una folla di persone ignare, schifosamente ricche e probabilmente arrapate? In quel caso potrebbe anche non iniziare come una festa per scambisti, ma finirebbe in quel modo in meno di un’ora se Nym facesse a modo suo!"
 
"Lei tende a ravvivare le cose," Jaime dice con un ampio sorriso. “Comunque lei dov’è? Ieri notte stranamente non ho dovuto trascinare la credenza davanti alla porta della mia camera da letto.”
 
"Si sta abbronzando sulle spiagge di Lys,” Brienne borbotta, con un’espressione acida.
 
Jaime scrolla le spalle e fa tornare la sua attenzione al pianoforte. “Bè, non è un mio problema se non puoi fare affidamento sulla tua socia d’affari.”
 
“Io posso fare affidamento su di lei! Quando è qui. Ora, hai intenzione di venire con me alla festa?”
 
Jaime scuote la testa, le sue mani si muovono senza sforzo sui tasti del piano. "Non ci penso proprio. Sto scrivendo, nel caso tu non l’abbia notato, e ho delle cose migliori da fare col mio tempo invece di accompagnarti a una qualche noiosa festa del cazzo!"
 
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Anche con un broncio che gli deturpa i tratti del viso, Jaime è bellissimo in modo devastante con addosso il suo smoking, mentre se ne sta seduto accanto a Brienne nel retro della limousine a noleggio.
 
Brienne alza gli occhi al cielo di fronte alla faccia imbronciata di Jaime, e alza il muro per la privacy tra loro e l’autista della compagnia di limousine.
 
"D’accordo," Brienne inizia in modo brusco, mentre Jaime fissa volutamente fuori dalla finestra. Lui tira su col naso e si rifiuta di girare la testa verso di lei.
 
“Sei proprio un bambino,” lei mormora, e vede la bocca di Jaime piegarsi in un ghigno.
 
Brienne scuote la testa, per poi iniziare a pizzicare nervosamente il suo vestito fin troppo scialbo, che è la cosa che si avvicina di più a un abito da festa formale nel suo armadio scarno. Lei si schiarisce la gola e dice, "Va bene, senti: se qualcuno te lo domanda, sono una tua lontana cugina che viene da fuori città."
 
Quello fa in modo che lui finalmente la guardi, con un sopracciglio inarcato. "Non la mia ragazza?"
 
Brienne alza gli occhi al cielo. "Sono un po’ al di sotto dei tuoi soliti standard—almeno di quelli che hai da sobrio. Vogliamo che le persone trovino credibile il fatto che siamo a questa festa insieme."
 
"Così, siamo imparentati. Siamo imparentati dal lato di mia madre o da quello di mio padre?"
 
Brienne aggrotta la fronte. "Non ha importanza."
 
"Sei la mia cugina di terzo grado che viene dalla piccola cittadina Culo Dolorante, a mezzo miglio a nord della Barriera, popolazione di ventisette persone e mezza?"
 
"Jaime..."
 
"Sei qui per la tua prima visita alla capitale, e ti sto mostrando com’è vivere con l’elettricità, con dell’acqua corrente e con un televisore?"
 
Brienne sbuffa, combattendo contro l’impulso di ridere. "Qualsiasi cosa ti aiuti a recitare bene la tua parte," lei ribatte.
 
"Aw, andiamo, Brienne! Almeno rendi la storia interessante! Altrimenti finirò per ubriacarmi mentre tu andrai a fare...qualsiasi cosa dovrai fare, e finirò per vuotare il sacco alla giovane donna nubile che mi sarà più vicina in quel momento."
 
"Credo che sia proprio quello che ti ha fatto finire nei guai la scorsa volta," Brienne replica in modo secco, per poi fare una smorfia.
 
Il caso di Pia 'Jazz' Peckledon è ancora irrisolto e, con grande e aspro disappunto di Morgan e Karl, è stato già considerato un caso irrisolto dal Lord Comandante delle Cappe Dorate. A peggiorare le cose, Bronn Stokeworth non si è più visto dalla notte dell’omicidio, e adesso viene considerato il sospettato principale, qualcosa che Jaime si rifiuta con veemenza di accettare.
 
Il mezzo sorriso di Jaime viene immediatamente spazzato via. "Già. Hai ragione," lui farfuglia, voltandosi e tornando a fissare fuori dalla finestra.
 
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Lei è così adorabile, Jaime pensa mentre guarda Brienne osservare discretamente, a bocca aperta, la famigerata villa Tyrell. Questo posto è anche più sfarzoso della propria villa, ma è decisamente molto più raffinato. Il che è da aspettarselo, ovviamente; i Tyrell sono altolocati per quanto riguarda i loro soldi di famiglia.
 
La matriarca attuale, Olenna Tyrell, è in linea di ricezione, accogliendo gli ospiti. Lei sembra arcaica quanto il suo nome di famiglia, ma i suoi occhi sono affilati quanto la sua rinomata lingua. Sua nipote, Margaery, è in piedi accanto a lei, un’incantevole giovane donna con gli occhi da cerbiatta, ma Jaime vede la stessa intelligenza affilata celata nei suoi occhi, dolci solo all’apparenza, e nel suo sorriso gentile. Il sorriso di Margaery diventa civettuolo quando lei lo riconosce, e lei rivolge a malapena un’occhiata a Brienne.
 
"Brienne Tarth," Jaime ascolta Brienne dire quando si presenta a Margaery. "Sono qui con Jaime perchè sono sua—"
 
"La mia ragazza," lui dice a voce alta, facendo sobbalzare chiunque intorno a loro. Brienne si volta e lo guarda male. "La mia ragazza reticente," lui concede con un sorriso ammaliante verso Margaery. Lui si sporge in avanti. "Lei preferisce definirsi la mia 'scopamica'," lui sussurra con tono cospirativo.
 
Jaime osserva con un divertimento quasi diabolico mentre Brienne arrossisce di colpo, diventando di un rosso acceso e intenso.
 
"Non sono la tua ragazza!" lei ringhia a denti stretti.
 
"Stiamo partecipando allo stesso evento insieme, e non siamo imparentati. È molto simile ad un appuntamento dal mio punto di vista."
 
"Significa che sei di nuovo impegnato?" Margaery chiede, con un broncio accattivante. “Di già?”
 
"No!" Brienne esplode. "E se non stai attento, Jaime, mi assicurerò che non riuscirai ad apparire di nuovo in pubblico per settimane!"
 
Il sorriso di Jaime è peccaminoso. "Promesse, promesse."
 
Brienne diventa di un rosso ancora più acceso, prima di borbottare verso Margaery quello che potrebbe essere stato uno scusarsi, allontanandosi a grandi passi.
 
Margaery si volta verso Jaime con un’espressione piena d’interesse. "Sembra che tu sia rimasto senza ragazza per stasera."
 
Jaime le rivolge il suo sorriso più affascinante. "Sembra proprio così."
 
Margaery lo prende a braccetto, rivolgendogli un sorriso compiaciuto, mentre se lo porta accanto a sé.
 
Jaime si guarda intorno e intravede l’ampia schiena di Brienne mentre lei si incammina tra la folla. Lui spera che sia abbastanza sveglia da usare tutto questo come scusa al fine di scivolare via dalla sala. Se lei è davvero sveglia, riuscirà a far colare una lacrima o due dai suoi occhi bellissimi per distrarre chiunque possa imbattersi in lei, una volta che sarà fuori dal salone.
 
Lui si volta di nuovo verso Margaery, unendosi a lei nell’accogliere il prossimo gruppo di ospiti.
 
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Brienne non sa se è contenta o no che Jaime si sia attaccato a Margaery. Lei gli aveva detto di trovare un modo di incollarsi al suo fianco e di essere una distrazione. Se non altro, la sua presenza costante accanto alla giovane donna dovrebbe scoraggiare chiunque stia minacciando la ragazza dal tentare di fare qualcosa …se questa persona ha davvero intenzione di fare qualcosa. Minacciare di voler rapire qualcuno da una festa è una cosa molto strana—e Jaime ha ragione—è una cosa stupida da fare. Lei sospetta che sia un elaborato scherzo, ma innocuo.
 
Comunque, è stata ingaggiata per fare un lavoro, e lei intende farlo al meglio delle sue abilità.
 
Prende dei sorsi dal suo bicchiere di champagne, chiacchiera educatamente con le persone che le sono intorno, si avvicina all’estremità della sala e, finalmente, scivola fuori attraverso una delle porte del salone, dirigendosi verso il retro della villa.
 
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Brienne non è molto sicura di quello che sta cercando, ma Olenna le aveva chiesto di perlustrare la casa. Lei scorre da stanza a stanza, fa una perquisizione frettolosa in tutte le stanze della servitù, incluse le stanze delle due guardie del corpo di Olenna: Erryk e Arryk Redwyne. Questo è il team di sicurezza che secondo Jaime sembrava uscito dritto da un film, e lui ha ragione. Sono dei gemelli omozigoti, con dei capelli rossi e dei baffi, sono addirittura più alti di Brienne, muscolosi, belli—e impegnati nel salone insieme a tutti gli ospiti.
 
Brienne rovista velocemente nei loro comodini e nei loro armadi, e trova uno zaino pieno di vestiti sopra il letto di uno dei due, insieme a un biglietto aereo per quella stessa notte in direzione di un resort sulla spiaggia, estremamente costoso, a Myr, a nome di Arryk Redwyne. Brienne aggrotta la fronte perché, grazie a Nymeria, lei conosce quel particolare resort. Accoglie esclusivamente coppie, e solo coppie estremamente ricche, per giunta.
 
Lei si sta affrettando a tornare nel salone quando sente una familiare voce maschile in una delle stanze per cui sta passando, seguita da una leggera risata femminile. Brienne fa una smorfia per poi continuare a camminare, ma poi si ferma quando viene colpita da un pensiero malefico.
 
Chi la fa la aspetti, dopo tutto.
 
Lei cammina in punta di piedi fino alla porta socchiusa e sbircia all’interno.
 
Jaime appare irresistibilmente bello e Brienne deve ammettere che quell’uomo sa come indossare uno smoking. I capelli di Jaime splendono d’oro nella fioca luce della lampada, e il suo sorriso è quasi affettuosamente stuzzicante quando lui abbassa lo sguardo su Margaery, che gli sta parecchio vicino, i palmi delle mani di Margaery sono appoggiate all’ampio petto di lui, mentre lei gli sorride timidamente.
 
“Sono certo che non sarò d’aiuto alla tua reputazione,” Jaime sta dicendo mentre appoggia le mani sopra quelle di lei.
 
Margaery ridacchia. “Non sono interessata a nient’altro che non sia un po’ di divertimento,” lei replica con tono seducente.
 
Il sorriso di Jaime vacilla.
 
“Ho avuto fin troppo divertimento ultimamente,” Jaime ribatte sobriamente, e Brienne sa che lui sta pensando ancora una volta a Jazz Peckledon. “Inoltre, sono anche arrivato a questa festa con un’accompagnatrice.”
 
“Che è sparita. Probabilmente se n’è tornata a casa sua.” Margaery aggrotta la fronte. “Non capisco perché mia nonna l’abbia invitata; lei era ovviamente fuori posto. Quel vestito orribile…”
 
Jaime alza un sopracciglio. “Lei non ha avuto molto tempo libero per poter andare in giro a comprare abiti di lusso,” lui controbatte in modo secco.
 
“Bè, a chi importa, davvero? Lei ti ha abbandonato al tuo destino,” Margaery dice sporgendosi verso di lui, alzando la bocca verso quella di Jaime. “Chi lo trova se lo piglia…”
 
Quello è il mio segnale, Brienne pensa quasi gongolante, e irrompe nella stanza, gridando, “CHE COSA CREDETE DI FARE?”
 
La coppia si allontana di scatto con aria colpevole, proprio come se lei fosse davvero la ragazza di Jaime.
 
Dopo il caos immediato, si fissano a vicenda in un silenzio di ghiaccio, e dopo Jaime grugnisce, portandosi una mano al cuore. “Dèi! Mi hai fatto quasi venire un infarto!”
 
Margaery la sta guardando male. “Che ci fai in questa parte della casa?” lei sbotta.
 
“Ero andata a fare una passeggiata, lontana dalla folla. Immagina la mia sorpresa nel trovarti qui insieme al mio ‘ragazzo’.”
 
Jaime sogghigna. “Mi sembra di capire che sei pronta ad andartene?”
 
Brienne gli rivolge un’occhiataccia altezzosa. “Dovremmo congedarci dalla padrona di casa.”
 
Jaime si avvicina a Margaery e Brienne alza gli occhi al cielo.
 
Intendevo Olenna.”
 
Il sorriso di Jaime può solo essere descritto come un ghigno compiaciuto da stronzetto.
 
“Che sta succedendo qui?”
 
Brienne si volta e vede uno dei gemelli Redwyne sulla soglia, e sembra furioso. La sua espressione diventa omicida quando nota quanto Jaime sia vicino a Margaery.
 
“Arryk,” Margaery dice, facendo subito un passo verso di lui, “non è come credi!”
 
“No?” Arryk ringhia mentre supera Brienne, si precipita verso la coppia e dà un pugno a Jaime dritto in faccia, prima che chiunque altro possa rendersi conto di ciò che intendeva fare.
 
Margaery urla mentre Jaime incespica all’indietro, e Brienne afferra il braccio di Arryk prima che possa sferrargli un altro pugno.
 
Di riflesso, Arryk cerca di dare un pugno a Brienne, ma lei schiva il colpo.
 
“Attento!” lei grida mentre Margaery gli urla di fermarsi.
 
Arryk si ferma e la guarda male. “Per gli dèi, sei una donna!”
 
Lei alza gli occhi al cielo. “Perspicace,” lei ribatte seccamente. “Ora capisco perché lavori nella sicurezza.”
 
Lui assottiglia lo sguardo e le si avvicina con fare minaccioso.
 
Brienne lo trucida con lo sguardo, ma poi sbatte le palpebre quando Jaime è all’improvviso davanti a lei, fissando la guardia del corpo in cagnesco.
 
“Non possiamo discuterne tutti insieme in modo calmo e razionale?” Jaime ringhia.
 
“Non credo che quel tono aiuterà,” Brienne borbotta.
 
Arryk si prepara a sferrare un altro pugno, ma Margaery balza davanti a Jaime.
 
“Arryk! No! Parliamone!”
 
“Quello è Jaime fottuto Lannister,” Arryk ringhia. “Lui non si limita mai ‘solo a parlare’!”
 
“Non credere a tutto quello che leggi,” Jaime dice. “Io parlo tutto il tempo.”
 
“È vero,” Brienne si intromette, sporgendosi da sopra le ampie spalle di Jaime per guardare male Arryk. “Lui non si sta mai zitto. Fidati di me.”
 
Jaime le lancia un’occhiata da sopra la spalla, e solo in quel momento lei si rende conto di quanto siano vicini.
 
“Grazie,” lui dice seccamente.
 
Brienne arrossisce. “Quando vuoi.”
 
Arryk sposta la sua occhiataccia su Margaery. “Che ci facevi qui dentro insieme a lui? Credevo—” lui smette di colpo di parlare.
 
“Ah,” Brienne dice. “Tu e Margaery?”
 
Margaery lancia un’occhiata a loro due da sopra la spalla, piena di vergogna, e scrolla le spalle.
 
Jaime emette un finto sospiro. “Ed io che credevo che avessimo un vero legame.”
 
“Tu sei Jaime fottuto Lannister. Pensi che mi sarei lasciata sfuggire quell’opportunità?” Lei getta uno sguardo a Arryk, facendo spallucce. “Scusa, tesoro.”
 
Brienne si acciglia. “Voi due avevate intenzione di andare fuori città stanotte?”
 
Margaery si volta e le rivolge uno sguardo perplesso. “Sì. Andremo a Myr per una piccola vacanza.”
 
“Ad insaputa di tua nonna?”
 
“Non gliel’ho detto, no, ma lei non tiene d’occhio tutto quello che faccio,” lei risponde. Adesso è il turno di Margaery di accigliarsi. “Perché ti importa? E come lo sapevi?”
 
Brienne si volta con un’espressione sospettosa verso Arryk, che la sta osservando con occhi freddi e fulgidi. Lei dice, “Stavi pianificando di lasciare la nota di riscatto stanotte, o hai un complice che si sarebbe occupato di quella parte restando qui?”
 
“Non so di cosa stai parlando,” lui replica freddamente.
 
“E’ piuttosto stupido minacciare in anticipo di voler rapire la ragazza,” Jaime commenta lentamente, massaggiandosi la mascella.
 
“Rapire?” Margaery sbotta.
 
“Minacciare?” Arryk chiede.
 
Jaime e Brienne si scambiano uno sguardo perplesso.
 
“Chi altri sa cosa stavi pianificando?” Brienne domanda lentamente.
 
“Parli del viaggio a Myr?” Margaery chiede, confusa.
 
“No, sto parlando del vero piano di Arryk, che era di portarti a Myr, per poi portarti probabilmente da qualche parte lontana dal resort per una 'fuga romantica', dicendo a tua nonna che eri stata rapita così da poterle estorcere un riscatto.”
 
Lo sguardo di Arryk è impassibile. “Sei pazza,” lui sputa fuori. “Perché dovrei fare una cosa del genere?”
 
“Avidità?” Jaime risponde con leggerezza. “Non può essere tanto facile lavorare come guardia del corpo per una vecchia bisbetica.”
 
“Mi risento di quella descrizione, anche se ci somiglio.”
 
Tutti loro si voltano verso la porta, trovandosi davanti Olenna Tyrell, con un aspetto regale, e col gemello di Arryk in piedi alle sue spalle.
 
Margaery rivolge ad Arryk uno sguardo tradito. “È vero? Avevi intenzione di far finta che ero stata rapita?”
 
Arryk guarda dappertutto, tranne che a lei.
 
“È vero,” lei dice senza fiato, le spalle le si afflosciano.
 
“Avrebbe potuto anche funzionare,” Olenna commenta, “ma perché hai voluto mandare quelle minacce sul rapirla da questa stessa festa?”
 
Margaery si volta verso sua nonna con un’espressione sorpresa, per poi guardare male Arryk.
 
“Non l’ho fatto!” lui risponde.
 
“No, l’ho fatto io,” Erryk dice, e il suo gemello lo trafigge con lo sguardo.
 
“Mi hai tradito?” Arryk ringhia.
 
Erryk sospira e si volta verso gli altri. “Arryk mi aveva detto cosa stava pianificando di fare, e niente di quello che avevo detto stava funzionando nel fargli cambiare idea. Avevo sperato che se la signora Tyrell avesse ricevuto delle minacce, lei avrebbe chiesto a noi di aiutarla, e che quello avrebbe fermato questo piano insensato di mio fratello e,” lui si volta per guardare male Arryk, “avremmo potuto tenerci i nostri dannati lavori!”
 
“Bè, non puoi biasimarmi per averci provato,” Arryk mormora. “Avremmo potuto ritirarci entrambi,”
 
“Perché quello non sarebbe stato per niente sospetto,” Jaime aggiunge in modo secco. Arryk fa un passo avanti con fare minaccioso, ma viene fermato da suo fratello.
 
Olenna sbuffa rumorosamente col naso, divertita, e dice, “Per quanto sia stato illuminante, non so se sono più irritata per il fatto che mi sto perdendo la mia stessa festa, o per il fatto che mi sono persa il vedere Jaime fottuto Lannister venire preso a pugni.”  Lei sorride in modo sottile per poi voltarsi verso Brienne. “Ti ringrazio, signorina Tarth. Sei stata di grande aiuto. Ora, sembra proprio che questa sia una questione di famiglia, quindi devo darti la buonanotte. A breve ti sarà inviato un assegno.”
 
Brienne sbatte le palpebre e Jaime aggrotta la fronte, ma quando lui apre la bocca, Olenna lo anticipa.
 
“Questi due idioti sono dei miei lontani cugini,” lei spiega seccamente. “Sfortunatamente, sono piuttosto affezionata alla loro madre. Confido che potrò contare sulla vostra discrezione su questa questione?”
 
“Ovviamente,” Brienne risponde, e dopo afferra Jaime per il braccio e lo trascina via dalla stanza.
 
*/*/*/*/*
 
Brienne se ne sta in piedi al bancone della cucina, preparando dei sandwich al roast beef. Jaime è seduto a tavola, con del ghiaccio premuto contro la mascella.
 
“Sarà meglio per te che quel pazzo non abbia danneggiato questa faccia in modo permanente,” Jaime borbotta.
 
“Oh, ti prego,” Brienne sospira. “Ti stai lamentando da un’ora!”
 
“Hey!” Jaime dice, puntando un dito verso il proprio viso. “Questa faccia è la mia macchina per far soldi! E ho bisogno di fare più soldi possibili per compensare a quelli che Taena è riuscita a rubarmi.”
 
Brienne sbuffa col naso mentre porta i piatti in tavola. Lei ha ancora addosso il suo vestito sciatto, ma si è tolta le scarpe. Jaime è ancora nel suo smoking, tranne che per la giacca e la cravatta, e di nascosto lei ammira l’ampiezza delle sue spalle nella camicia bianca.
 
“Cosa?” Jaime domanda mentre lei gli mette davanti un piatto e si siede a tavola accanto a lui. “Che significa quello sbuffo?”
 
“Non è la tua faccia ad essere la tua macchina per far soldi,” lei risponde, alzando gli occhi al cielo. “E’ il tuo talento! La tua voce, le tue canzoni, la tua presenza scenica.”
 
Jaime sbatte le palpebre. “Vacci piano, Gambe, o inizierò a pensare che potresti essere una mia fan.”
 
Brienne arrossisce, per poi scrollare le spalle e prendere in mano il suo sandwich. “Sono una donna che ha più o meno la tua età. Ovviamente avevo dei tuoi poster in camera da letto! Tu eri la rock star della nostra generazione.”
 
Lei prende un morso e gli sorride mentre mastica.
 
“Robert Baratheon non sarebbe molto d’accordo con la tua affermazione,” Jaime ribatte seccamente, posando il ghiaccio e prendendo in mano il proprio sandwich. Il lato sinistro della sua faccia è gonfio e pieno di lividi.
 
Brienne scrolla le spalle. “Robert Baratheon è bravo, lo ammetto, ma si è davvero lasciato andare in questi ultimi anni.” Lei prende un altro morso del suo sandwich.
 
“Succede,” Jaime mormora, prende un morso dal proprio sandwich con attenzione, trasalendo per il dolore alla sua mascella.
 
Brienne dice, “Hai intenzione di fare quel film di cui Addam ti ha parlato?”
 
Jaime inarca un sopracciglio. “E tu come fai a saperlo?”
 
“Sono un’investigatrice privata, Jaime.”
 
Jaime alza gli occhi al cielo e lei sorride in modo ampio.
 
“L’altro giorno ho visto il copione in soggiorno, con sopra il post-it di Addam.”
 
“Sì?” lui commenta, osservandola con un sopracciglio alzato.
 
Lei annuisce. “Ho letto il copione. È una storiella simpatica. Eccentrica, imprevedibile, divertente. Credo che dovresti farlo.”
 
Lui ridacchia. “Non sono un attore.”
 
“Hai fatto davvero un buon lavoro nei tuoi video musicali. Inoltre, dovresti essere una rock star in un ruolo di cameo che dura tipo quindici secondi. Non è come se dovessi recitare davvero.” Lei fa spallucce. “Potrebbe piacerti.”
 
Lui è silenzioso mentre la fissa. Lei gli lancia un’occhiata e si acciglia per via dello strano sguardo nei suoi occhi.
 
Lui sbatte le palpebre, per poi ghignare mentre allunga scrupolosamente una mano e usa il suo pollice per pulire l’angolo della bocca di Brienne.
 
“Mostarda,” lui dice dolcemente, prima di leccarsi il pollice per ripulirlo. “Credi che dovrei fare questo film, sì?”
 
Brienne sbatte le palpebre, spiazzata per via di come il tocco del suo pollice sembri averle bruciato la pelle.
 
Lei deglutisce, e riesce solo a replicare, “Già.”
 
Jaime sorride lentamente. “Va bene,” lui dice, “lo farò.”
 
*/*/*/*/*
 
“E’ proprio un bell’occhio nero,” Tyrion dice con un’aria da esperto.
 
“Il livido è sulla mia mascella,” Jaime ribatte. “Sono piuttosto sicuro che gli occhi neri ti vengano quando vieni preso a pugni nell’occhio.”
 
Tyrion liquida le parole di Jaime con un gesto disinvolto della mano, mentre gli fa strada verso il salotto. “Chi se ne frega,” Tyrion commenta, gettandosi sul divano con un sonoro grugnito.
 
“Oh, dèi,” Jaime sospira. “Non si tratta mai di buone notizie quando fai quello eccessivamente drammatico.”
 
“Le riviste e i social media stanno tutti dando addosso alla tua ragazza della scorsa notte.”
 
“Ragazza. Ragazza?”
 
“La non esattamente bella ma certamente indimenticabile Brienne Tarth. Al gala annuale di beneficenza di Olenna Tyrell? Spero che tu non abbia donato nulla di più oltre il tuo fascino e umorismo.”
 
Jaime si tocca con cautela il livido indolenzito sulla mascella. “Solamente il mio orgoglio,” replica tristemente.
 
“Dèi, non dirmi che ci hai provato con Brienne!”
 
“No,” Jaime ribatte, ma ci era andato vicino. Però non riesce proprio a dire perché. Lei di certo non è bella, e lui sospetta che a letto lei sia avventurosa quanto la sua vecchia septa—anche se lui ha sentito dire che non si sa mai con le septe. Ma la scorsa notte, seduti al tavolo della cucina, Jaime l’aveva guardata e...
 
Forse è per via degli occhi, lui pensa. Meravigliosamente blu, calmi ed ingenui, e lei lo aveva guardato come se lo vedesse davvero. Lui, e non Il Jaime Lannister. Il che è stupido, ovviamente. Quella donna lo conosce a malapena.
 
Solo che...
 
Ci sono così poche persone che lo guardano in quel modo, senza nessun apparente secondo fine. Tyrion. Addam. Bronn...quando è in giro.
 
Il che gli fa ricordare.
 
“Hai avuto qualche contatto con Bronn?”
 
Tyrion scuote la testa e Jaime si acciglia.
 
“Non è mai passato così tanto tempo senza che lui si facesse sentire in qualche modo,” Jaime borbotta.
 
“Bè, hai tipo un detective privato tutto per te che vive a casa tua. Puoi mandarla ad indagare.”
 
“Bronn non lo apprezzerebbe...lo farò.”
 
Tyrion sghignazza.
 
“Davvero i social media mi stanno prendendo per il culo per essere uscito con Brienne?” Jaime domanda mentre torna verso i divani con dei drink tra le mani.
 
Tyrion sbuffa col naso. “Stanno prendendo per il culo Brienne, vuoi dire,” lui replica seccamente, prendendo il bicchiere che Jaime gli sta porgendo. Osserva l’intruglio lattiginoso con uno sguardo cinico. “E per la cronaca: ancora non sopporto—e non lo sopporterò mai—il fatto che lavorare per te significhi che non posso più ubriacarmi prima di mezzogiorno.”
 
“Sei tu quello che si preoccupa troppo,” Jaime ribatte scrollando le spalle, sedendosi sul divano opposto. “Ma non sei venuto qui soltanto per dirmi che i social media sono crudeli come sempre.”
 
“Bè, ogni tipo di pubblicità è della buona pubblicità.” Tyrion sorseggia il suo drink e fa una smorfia, per poi dire, “E’ vero che hai detto ad Addam che avresti accettato la parte in quel film?”
 
Jaime inarca un sopracciglio. “Addam ha l’abitudine di mentirti per caso?”
 
“Non bisogna mai fidarsi di nessuno, Jaime. Dovresti già saperlo ormai.”
 
“Ah. Quindi sei stato tu a rubarmi i soldi?”
 
“Assolutamente—un punto percentuale alla volta.”
 
Jaime sghignazza nel proprio drink, replicando, “Sì, farò il film. Addam arriverà qui a momenti, una volta che avrà superato lo shock.”
 
“Che cosa ti ha fatto cambiare idea?”
 
Jaime scrolla le spalle. “E’ una comparsata di quindici secondi, e non mi sono trovato davanti a una telecamera dai tempi del mio ultimo video musicale, che è stato quando? Cinque anni fa? Di più? Inoltre, Brienne ha detto che la sceneggiatura è buona.”
 
Il silenzio che accoglie le sue parole è assordante.
 
Lui alza lo sguardo, trovando Tyrion che lo sta fissando con un’espressione pensierosa.
 
“Che c’è?”
 
Tyrion scuote la testa lentamente. “Niente,” lui risponde, ma Jaime lo vede nascondere un sorriso dietro il suo bicchiere.
 
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Brienne arriva nello stesso momento in cui arriva anche Addam. Si riuniscono tutti in salotto e Jaime li accoglie mentre è impegnato a respingere le domande da presa in giro di Addam sulla sua faccia contusa.
 
“E’ stata colpa di Brienne,” Jaime spiega, cercando di apparire il più lamentoso e vulnerabile possibile.
 
Brienne sbuffa col naso. “Ci stavi provando con la ragazza di un altro uomo,” lei ribatte.
 
“Cosa che lui non doveva vedere,” lui borbotta.
 
Addam e Tyrion si scambiano un’occhiata per poi ridere. “Bè, sono felice di sapere che sei sempre il solito Jaime,” Addam dice.
 
Jaime fa spallucce. “Hai parlato con lo sceneggiatore?”
 
“Podrick Payne? Sì. E’ al settimo cielo per il fatto che hai accettato di fare il film.”
 
La testa di Brienne scatta di lato per guardarlo, e Jaime sbatte le palpebre mentre il sorriso raggiante di lei illumina la stanza.
 
“Hai intenzione di farlo?” lei chiede.
 
Jaime scrolla le spalle. “Te l’ho detto che l’avrei fatto. Inoltre, una comparsata non mi impiegherà molto tempo.”
 
“Già...” Addam inizia, “a proposito...”
 
Jaime assottiglia lo sguardo. “A proposito…cosa?”
 
Addam cambia posizione, a disagio, “C’è stato un piccolo malinteso nella mia prima conversazione con Pod.”
 
Jaime assottiglia lo sguardo ancora di più. “Oh?”
 
“Già...lui ti vuole come protagonista.”
 
“Protagonista! Protagonista! Non so recitare!”
 
Brienne sembra stupita, ma poi si fa pensierosa. “Oh,” lei dice sottovoce, “Ti ci vedo.”
 
Jaime la trucida con lo sguardo. “Ma sei matta? Ho appena detto che non so recitare!”
 
Tyrion sbuffa col naso. “Sei un attore migliore di quanto vuoi ammettere,” ribatte seccamente. “Non saresti sopravvissuto così a lungo sotto i riflettori se non lo fossi.”
 
“E potresti prendere delle lezioni,” Brienne aggiunge utilmente.
 
“Inoltre, è un film low-budget, il tipo di film che viene rilasciato solo come dvd. Nessuno lo guarderà mai,” Addam dice. “Diamine, non può nemmeno permettersi di pagarti! Ti vuole offrire il 10% del guadagno finale, il che significa che lavorerai gratis.”
 
“Perfetto per imparare come recitare,” Tyrion conclude.
 
Jaime si pizzica la parte superiore del naso, chiudendo gli occhi. “Siete tutti degli idioti,” borbotta, “e sarete voi a rimborsare questo povero ragazzo quando rovinerò il suo film.”
 
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Jaime guarda male Brienne dopo che gli altri se ne vanno.
 
“Non riesco a credere che tu mi abbia convinto a farlo,” lui grugnisce.
 
Brienne sbatte le palpebre. “Aspetta un attimo! Tutto ciò che avevo detto era che mi piaceva il copione!”
 
Lui sbuffa con naso. “Ecco che ricominci, adulatrice,” mormora, venendo ripagato dalla risata di Brienne.
 
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Le due settimane successive passano in un susseguirsi confuso—e per fortuna...o sfortunatamente—la confusione non è dovuta ad un eccesso di alcol e donne.
 
Jaime firma il contratto per fare il film e dopo, finalmente, si siede e legge il copione—chiedendosi cosa cazzo stesse pensando. Brienne ha ragione: la sceneggiatura è eccentrica, imprevedibile e divertente, una commedia romantica che non è né stucchevolmente dolce né un tentativo goffo di comicità imbarazzante. Piuttosto malinconicamente, si ritrova a sperare che il protagonista maschile si innamori dell’amica goffa della protagonista femminile, anche solo perché l’amica goffa è un personaggio più interessante. Ma vabbè. Del resto, lui che ne sa di film, di commedie romantiche o di donne?
 
Accetta il consiglio di Brienne e inizia a cercare un insegnante di recitazione. Jaime sta ancora attendendo il pagamento trimestrale dei diritti d’autore, quindi non può ancora ingaggiare nessuno, ma vuole avere già qualcuno in programma per quando avrà di nuovo dei soldi. Oltre l’insegnante di recitazione, avrà bisogno di ripagare Tyrion e Addam—anche se sa che prima si prenderanno i loro stipendi e quello che lui deve loro per queste ultime settimane. Ma soprattutto, finalmente lui potrà pagare Brienne per farla concentrare nel trovare Bronn e nell’investigare su chi ha ucciso Jazz Peckledon. Il caso, lui sa, si è già raffreddato per le Cappe Dorate—o forse l’investigazione è in stallo perché Bronn è scomparso, e di certo lui aveva avuto il tempo di commettere il crimine.
 
Jaime non sa dove sia andato Bronn, anche se ha il vago sospetto che non gli piacerà la risposta quando la scoprirà. Ma c’è una cosa che lui sa: Bronn non avrebbe mai ucciso quella povera ragazza.
 
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Nelle due settimane successive alla festa di Olenna Tyrell, Jaime studia il copione, scrive delle canzoni, stuzzica Brienne e Nan, e anche Nymeria, quando è nei paraggi. Si vede con Tyrion e Addam ogni giorno, esplora e riorganizza casa sua, e scrive ancora più canzoni. Non era così creativo da anni, ed Addam sta già organizzando tutto per fargli registrare un nuovo album e farglielo rilasciare sotto la sua stessa etichetta discografica.
 
Anche se dovesse essere un fiasco, non gli importerebbe, lui pensa una sera, con loro sei seduti al tavolo della sala da pranzo. Stanno mangiando il cibo delizioso di Brienne e Nan, parlando di niente in particolare, e Jaime all’improvviso si rende conto che lui è davvero…quasi…felice.
 
Anche se qualche volta si strugge per Taena e per la vita che credeva di essersi costruito insieme a lei.
 
Anche se si domanda dove sia Bronn.
 
E anche se desidera sapere chi ha ucciso Jazz Peckledon.
 
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Le giornate passano in un susseguirsi confuso per Brienne. È più occupata di quanto non sia mai stata, sia col suo lavoro di investigatrice privata e sia con la sua compagnia di catering. Non è sicura di riuscire a tenere il passo con tutto, ma senza la compagnia di catering, Nan non avrebbe un lavoro.
 
Adesso i casi sono più variegati, e a lei piacciono. Solo che lei vorrebbe fare di più per il bene comune invece di lavorare soltanto per i ricchi e i famosi.
 
Ed è per questo che, quando il Lord Comandante della Guardia Reale, Barristan Selmy in persona, le chiede di incontrarlo, non si lascia sfuggire l’occasione.
 
*/*/*/*/*
 
Brienne entra nell’ufficio di Barristan Selmy e gli rivolge quello che lei spera sia un sorriso freddo e professionale.
 
“Signorina Tarth,” lui esordisce, stringendole la mano.
 
“Lord Comandante,” lei replica, sedendosi nel posto che lui le indica.
 
“Ho sentito molte cose positive su di te, signorina Tarth. Hai fatto del lavoro eccezionale—e discreto—per alcuni miei amici.”
 
“Oh?” lei risponde con un sorriso educato, e il Lord Comandante Selmy sorride in modo ampio.
 
“Vedo che gli aneddoti sulla tua discrezione non sono stati esagerati.”
 
Lei arrossisce un po' per il complimento, per poi chiedere, “Che posso fare per te, Lord Comandante?”
 
“Ho bisogno del tuo aiuto per effettuare una ricognizione in un posto e installarci alcune cimici d’ascolto.”
 
Brienne lo fissa, col viso inespressivo.
 
Barristan sorride di nuovo, appoggiandosi allo schienale della sua sedia. “Hai mai sentito parlare di Beric Dondarrion?”
 
“Certo.  È il criminale più famoso di Westeros, dopotutto.”
 
“Già. Il capo della Fratellanza senza Vessilli—o la Mafia, come preferiamo chiamarli. Si approfittano dei deboli e dei vulnerabili mentre fanno finta di proteggerli.”
 
Brienne sorride leggermente nel sentire il disgusto nella voce dell’uomo più maturo. “Che vuoi che faccia?”
 
“Il ristorante preferito di Beric Dondarrion è quello di Lady Stoneheart.”
 
Brienne spalanca gli occhi. “Il ristorante più esclusivo di Approdo del Re?”
 
“Sì. Bisogna essere una celebrità di fama mondiale, o un membro della famiglia reale o di una delle grandi casate per poter anche solo arrivare a meno di un metro di distanza dalla porta d’ingresso.”
 
Lei inarca un sopracciglio. “Tu sei nobile, Lord Comandante, e sei benestante di nascita.”
 
“Ma non sono un membro di una grande casata. Ma soprattutto, sono anche Lord Comandante, come sottolineato anche da te. Io e il resto della mia Guardia Reale siamo celebri quanto la stessa famiglia reale. Entrarci è pressoché impossibile, ed entrarci abbastanza spesso da installare dei dispositivi di sorveglianza è assolutamente impossibile.”
 
“E tu pensi che io possa oltrepassare le porte d’ingresso? Non sono una celebrità e non sono parte di una delle grandi casate.”
 
Barristan Selmy sorride lentamente. “Hai degli amici piuttosto celebri e un amico in particolare davvero molto celebre. Mi è stato riferito da fonti attendibili che Lady Stoneheart farebbe quasi…hmm…di tutto pur di fare in modo che lui si presenti da lei. Sono certo che scoprirai che le porte di quel ristorante si apriranno molto più facilmente per te rispetto a me o alla mia Guardia Reale.”
 
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Jaime sembra sospettoso appena Brienne entra nella sala musica portando un dono.
 
Lui osserva la cremosa mousse al cioccolato nella delicata coppa di cristallo, con sospetto e con lussuria in egual misura, e domanda, “Che cosa vuoi?”
 
“Non posso semplicemente fare un dolcetto e condividerlo con te?” Brienne chiede, appoggiando la ciotola sul pianoforte.
 
“No.”
 
Brienne scrolla le spalle. “Va bene, la mangerò da sola,” lei ribatte, allungando una mano verso la ciotola.
 
Lui gliela strappa velocemente da mano. “Non ho detto che potevi portarla via! È solo che so che vuoi qualcosa.”
 
“Ho bisogno del tuo aiuto per entrare nel ristorante più esclusivo in città.”
 
“Quello di Lady Stoneheart? Ah! Mai!” Jaime si lecca le labbra quando Brienne gli porge un cucchiaino da dessert. “E poi perché ci vuoi andare? Il tuo cibo è migliore.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Ho un caso.”
 
“Che tipo di caso?”
 
“Non posso dirtelo.”
 
Jaime la osserva con sospetto mentre si infila in bocca una cucchiaiata di quella mousse peccaminosamente buona. Lui chiude gli occhi e geme un po’, e Brienne ha una visione improvvisa e selvaggia sull’usare la mousse al cioccolato per fare delle cose che non le avevano mai sfiorato la mente, fino a quel preciso momento.
 
Lei deglutisce leggermente, desiderando di avere anche solo la metà dell’autostima disinibita di Nymeria. Non che Jaime accetterebbe mai la sua offerta, ovviamente…ma comunque…
 
“Quindi, tutto ciò che dovrei fare è farci entrare nel ristorante?”
 
La voce di Jaime la fa tornare alla realtà. Lui la sta fissando sogghignando, mentre si lecca un po’ di cioccolato dal labbro superiore, e Brienne deve trattenere un proprio gemito.
 
Lei distoglie lo sguardo e annuisce.
 
Jaime alza un sopracciglio. “E se dicessi di no?”
 
“Perché dovresti dire di no?”
 
“A parte il fatto che Lady Stoneheart adorerebbe impiccarmi al primo albero più vicino, l’essere un detective privato è una cosa tua, non mia. Ho da fare le mie cose.”
 
“Oh, andiamo—ti eri divertito l’ultima volta!”
 
“Certo. Fino a quando il mio mento non era caduto sul pugno di quel tizio.”
 
“Sei davvero così codardo?”
 
Jaime agita il cucchiaino da dessert verso di lei come segno d’avvertimento. “Bel tentativo. Non funzionerà.”
 
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Jaime se ne sta seduto, con le braccia incrociate sopra il suo petto ampio, mettendo il broncio, mentre la macchina si allontana dalla villa.
 
“Onestamente, non so perché accetto di fare queste cose,” lui borbotta.
 
Brienne si sistema la gonna dello stesso vestito sciatto che aveva indossato alla festa di Olenna Tyrell, rivolgendogli un sorriso compiaciuto.
 
“Non fare la faccia compiaciuta,” Jaime ringhia. “Usare la mia stessa debolezza contro di me. È scorretto.”
 
Lei non riesce ad evitarlo: sghignazza. “Essere un cioccolato-dipendente è un peso che dovrai semplicemente imparare a sopportare.”
 
Lui sbuffa col naso, per poi voltarsi verso di lei con un cipiglio.
 
“Questo è l’unico vestito che possiedi?”
 
Lei arrossisce leggermente. “L’unico che ho che sia vagamente accettabile per un ristorante del genere.”
 
“A malapena. Quand’è stata l’ultima volta che hai avuto abbastanza soldi per poter andare a fare shopping di vestiti, Brienne?”
 
Lei arrossisce un po’. “Non sono molto appassionata di shopping,” lei borbotta. “In caso tu non l’avessi notato, non sono esattamente il tipo di persona che può fare da manichino.”
 
Jaime sembra preso alla sprovvista. “Ma sei seria? Sei esattamente il tipo di persona che può fare da manichino!”
 
Brienne gli rivolge un’occhiataccia incredula. “Di che stai blaterando?” lei sbotta.
 
“Quanto sei alta? Un metro e novanta?”
 
“Sì.”
 
“Sei in gran forma—non hai un grammo di grasso, anche se fai dei dolci al cioccolato irresistibili e peccaminosamente deliziosi.” Lui piega la testa di lato, studiandola in modo critico. “Hai delle buone linee.”
 
“Buone linee? Ma che sono, un cavallo?”
 
Jaime ride. “Una purosangue.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo, anche se un caldo rossore le infiamma le guance.
 
“Non sei convenzionalmente bella, no,” Jaime continua, e le parole sono dei piccoli pugni contro il cuore di Brienne, “ma di certo hai della presenza. Quello che voglio dire, Brienne, è che penso che saresti abbastanza notevole se avessi uno stilista personale che ti vestisse e ti facesse capelli e trucco.”
 
“Giusto,” lei replica, con voce piatta. “Non vado bene così come sono?”
 
Jaime alza le mani in segno di finta resa. “Hey, non sto parlando del tuo aspetto in una semplice giornata normale, che è perfettamente buono, tra l’altro, anche se non riesco a capire come tu faccia a trovare dei pantaloni abbastanza lunghi per quelle tue gambe senza fine. E qualsiasi cosa ti renda felice e ti metta a tuo agio è ciò che dovresti indossare. Ma sto parlando di momenti come questo, quando stiamo per entrare in un ristorante o in un qualche altro evento pubblico—come la festa di Olenna Tyrell—e saremo sottoposti ai bagliori dei varysazzi, e ai tabloid e i social media, e nessuna di queste cose sono particolarmente gentili. Ora, di nuovo: se questo vestito che stai indossando è qualcosa che ti piace e che ti fa sentire bene, allora quello è un conto. Ma se non è in grado di darti la sicurezza di affrontare quel branco di sputasentenze, allora è tempo di pensare a una strategia diversa.”
 
Brienne ha gli occhi spalancati quando Jaime finisce di parlare.
 
“Mi stai...mi stai dando un consiglio?” lei infine chiede.
 
Lui fa una smorfia. “Lo so. Non dovresti stare ad ascoltare Jaime fottuto Lannister.” Lui lancia un’occhiata fuori dal finestrino, mentre l’auto si ferma piano. Brienne vede che i varysazzi stanno già brulicando verso la limousine. Jaime si volta a guardarla, con un luccichio cinico nei suoi occhi verdi. “Ma ricorda: sono stato una celebrità da quando avevo diciassette anni. Potrei avere imparato una cosa o due nel corso del tempo.”
 
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Entrare nel ristorante di Lady Stoneheart è come entrare dritti dritti in un documentario sul chi è chi ad Approdo del Re. Il ramo Targaryen dei ‘re della recitazione’ sta tenendo banco in un angolino: Daenerys e i suoi fratelli, Rhaegar e Viserys, insieme alle loro svariate dolci metà del momento.
 
Nell’angolino opposto c’è l’ex ‘Re dei Film’, Robert Baratheon e con lui sua moglie, Lyanna, insieme a loro figlio, Jon. Brienne alza mentalmente un sopracciglio, però, quando nota il modo in cui Lyanna e Rhaegar si lanciano degli sguardi furtivi quando credono che nessuno stia guardando.
 
Ad un terzo tavolo ci sono Olenna Tyrell, suo figlio e tutti i suoi nipoti, mentre i Manderly del Nord—dei produttori e registi molto potenti conosciuti per il loro estro melodrammatico, per le loro trame labirintiche e per le loro tematiche oscure—sono al tavolo a fianco di quello dei Tyrell.
 
Nell’angolo più distante dalla porta d’ingresso, ma con ancora una buona visuale su di essa, c’è Beric Dondarrion con intorno a sé diversi uomini dall’aspetto serio. Il più serio di tutti è seduto alla destra di Beric, e Brienne lo riconosce come Edric Dayne. Edric rivolge loro una fredda occhiata di valutazione, prima di liquidarli distogliendo lo sguardo.
 
Ci sono diversi altri tavoli, pieni di altre celebrità di fama mondiale, sia di teatro che del grande schermo, e lì, nel posto d’onore al centro del ristorante, con un’ottima visuale di tutti gli altri tavoli, c’è Petyr Baelish, proprietario del PB Channel e il più conosciuto dispensatore di pornografia a Westeros, e accanto a lui c’è sua moglie, Catelyn, meglio conosciuta come Lady Stoneheart e proprietaria di questo ristorante.
 
“Cazzo,” Jaime dice attraverso un sorriso smagliante e a denti stretti, mentre vengono accompagnati al loro tavolo, “Ho sperato che lei non ci fosse. Potrei aver bisogno di un assaggiatore stasera.”
 
Brienne si acciglia. “Perché?”
 
“Catelyn Baelish mi odia.”
 
“Non ti odiano tutti?”
 
Il sorriso di Jaime è sottile, mentre le regge la sedia per farla accomodare.  Gli occhi di Jaime brillano con una qualche emozione che Brienne non riesce a decifrare, mentre anche lui prende posto di fronte a lei.
 
“No,” lui replica mentre accetta il menu fornito in modo discreto, “tutti gli altri sono infastiditi da me, ma quella donna mi odia per davvero.”
 
Brienne aspetta prima che la bella cameriera finisca di spiegare loro quali sono le specialità della serata, e che dopo prenda le ordinazioni per i loro drink per poi scivolare via con grazia, prima di chiedere, “Perché?”
 
Jaime le spara un cipiglio perplesso, per poi inarcare un sopracciglio quando riconosce l’onesta confusione sul viso di Brienne.
 
“Hai vissuto fuori dal mondo per tutta la tua vita, non è così?” lui commenta.
 
Lei arrossisce, ma dopo alza gli occhi al cielo. “Dimmelo e basta.”
 
Jaime apre la bocca per poi appoggiarsi all’indietro quando la cameriera torna con le loro bevande, prima di scivolare via di nuovo in modo discreto.
 
Lui si appoggia coi gomiti sul tavolo, intrecciando le mani di fronte a sé. “Hai almeno sentito parlare di Lysa Tully?”
 
“Ovviamente,” Brienne sbotta. Lysa Tully era stata la rockstar femminile più famosa durante il primo anno di college di Brienne. Lysa era stata giovane, bella, estremamente talentuosa e tragicamente piena di difetti. Era esplosa nel panorama musicale col suo album di debutto sovversivo e ribelle dal titolo Famiglia, Dovere, Onore, che era stata la colonna sonora di ogni giovane ragazza che stesse cercando di trovare il proprio percorso di vita, pur lottando contro famiglia e pressioni della società.
 
Jaime annuisce. “Allora saprai che è la sorella minore della proprietaria di questo posto, Catelyn Tully Baelish, anche conosciuta come la famosa rockstar, Lady Stoneheart.”
 
Brienne annuisce con uno scatto secco della testa, mentre tamburella sul menu con un dito.
 
Jaime continua, “Bene. Allora probabilmente saprai anche che Lysa ed io avevamo avuto una storiella molto breve. Davvero molto breve.”
 
Brienne aggrotta la fronte. Ai tempi non aveva prestato attenzione ai pettegolezzi sulle celebrità, proprio come non lo fa tuttora. Non le è mai importato della vita privata delle celebrità di cui apprezza il lavoro; lei vuole soltanto godersi il loro lavoro. In realtà, meno sa, e più lei riesce ad apprezzare l’arte che creano.
 
Jaime inarca un sopracciglio e scuote la testa. “Questa città ti mangerà viva,” lui aggiunge.
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Quindi, qual è la storia?”
 
Jaime sospira, apparendo improvvisamente triste. “Lysa aveva un talento eccezionale—quasi accecante—ma mi aveva detto di sentirsi soffocare dall’ombra della sua sorella maggiore, che aveva già sfondato un paio di anni prima. E Lysa era...fragile. Quando l’avevo incontrata, lei era all’apice del successo, ma era anche una tossicodipendente ormai fuori controllo. Avevamo avuto una storiella e—per la cronaca—la sua fine era stata decisa da entrambi...se davvero si può definire fine visto che, in primo luogo, a malapena si può dire che stavamo insieme. Onestamente, era stata tipo un’avventura di una notte prolungata per due settimane. Ad ogni modo, malgrado quello che le riviste avevano affermato, non ho causato io i ricoveri di Lysa Tully in riabilitazione, o il suo successivo crollo psicologico. Ma non potrai mai convincere la sua cara sorella di quello.”
 
Brienne si acciglia. “Quindi, in pratica, Catelyn Baelish pensa che tu abbia fatto impazzire sua sorella?”
 
Jaime si ferma, riflettendo, per poi scrollare le spalle e rispondere, “Sì.”
 
Brienne lancia un’occhiata alla bellissima donna dai capelli ramati seduta al tavolo centrale. Lady Stoneheart li sta guardando con degli occhi blu gelidi e pieni d’odio.
 
“Bè,” Brienne borbotta, “Lysa Tully è stata internata a Nido dell’Aquila per gli ultimi dieci anni. Non ha mostrato segni di miglioramento?”
 
Jaime scrolla un’altra volta le spalle. “Non ne ho idea,” lui risponde. “Te l’ho detto: la scappatella era stata breve—era durata al massimo un paio di settimane. Non è come se ci piacessimo più di tanto. Ci eravamo divertiti e poi eravamo andati ognuno per la sua strada. Credo che lei iniziò il suo primo periodo in riabilitazione un mese o due dopo, il che è il motivo per cui iniziarono a girare quelle voci. Io ero nel mezzo del mio tour ‘Jaime Lannister vi manda i suoi saluti’ quando lei aveva toccato il fondo.”
 
Brienne aggrotta la fronte, le tornano in mente dei vaghi ricordi di pettegolezzi sulle celebrità. “Ho sentito che avevi indirizzato molte di quelle canzoni a Lysa Tully,” lei dice lentamente. “Ricordo che dei miei amici parlarono di come le canzoni di quell’album avessero aiutato a mandare Lysa Tully fuori di testa.”
 
Jaime sospira. “Non sono sicuro di dove sia partito quel pettegolezzo, ma di certo non è vero. L’intero album è davvero pieno di rabbia, mirato a mio padre e all’industria discografica, visto che entrambe quelle cose sanno come fregare grandiosamente le persone. Inoltre, era stato tutto scritto e registrato almeno sei mesi prima che io addirittura conoscessi Lysa. E poi non è il tipo di album che indirizzerei verso una persona fragile quanto lo era Lysa a quel tempo.” Le rivolge un sorriso sottile. “Sono un coglione. Non sono uno stronzo.”
 
“Ma hai appena detto che avevi indirizzato molte di quelle canzoni a tuo padre.”
 
La risatina di Jaime è freddamente priva d’umorismo mentre prende in mano il suo vino. “Posso chiamare mio padre molte cose—e credimi, l’ho fatto!—ma non l’ho mai considerato ‘fragile’, nemmeno una volta.”
 
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Jaime potrà anche essere nient’altro se non una rock star edonistica ed egocentrica, ma ciò non vuol dire che lui sia un completo idiota.
 
Nel momento stesso in cui aveva visto Beric Dondarrion nel ristorante, aveva capito il bersaglio del caso misterioso di Brienne. Mentre la serata prosegue, lui le racconta altro riguardo i propri trascorsi con Lady Stoneheart e suo marito, Petyr Baelish—il bastardo che fece la sua fortuna rubando il video del cazzo nudo di Jaime—il tutto mentre Jaime mantiene un sorriso affascinante sulle sue labbra, con la rabbia che gli scintilla negli occhi.
 
Quando la porterà a casa, lui riflette, le dirà senza mezzi termini cosa pensa del fatto che si sia lasciata trascinare in qualcosa che abbia a che fare con la Fratellanza senza Vessilli. La Mafia è pericolosa, e qualsiasi cosa lei stia combinando deve finire prima che qualcuno se ne accorga.
 
Jaime si sporge sul tavolo dopo che la cameriera serve i loro antipasti.
 
“Va bene,” lui mormora, rivolgendole il suo sorriso più affascinante, a beneficio dei loro osservatori, “dimmi che stai cercando di fare.”
 
Brienne sbatte i suoi grandi occhi bellissimi, e per un attimo lui viene distratto nel guardare un rossore insinuarsi sulle guance di lei.
 
“Non posso dirtelo,” lei borbotta.
 
“Bè, non riuscirai ad avvicinarti a quel tavolo nell’angolo da sola,” lui ribatte.
 
Il rossore di Brienne si fa più scuro e, anche se lui non lo credeva possibile, gli occhi di lei sono ancora più belli quando brillano di rabbia. “E tu credi di poterci riuscire?”
 
“Sta’ a guardare,” lui replica con un ghigno, facendole un occhiolino mentre alza il suo bicchiere di vino.
 
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È piuttosto probabile che Brienne gli abbia finalmente detto quale sia il suo incarico solo per impedirgli di farsi una passeggiatina proprio verso il tavolo in questione, mandando tutto all’aria. Lei gli spiega il suo obiettivo—piazzare un dispositivo d’intercettazione da qualche parte sul solito tavolo di Beric Dondarrion—e Jaime è impressionato dal modo in cui Brienne si assicura che nessuno nel ristorante possa vedere bene la sua bocca mentre lei gli parla. Lui dubita che qualcuno sappia leggere il labiale così bene, o che qualcuno stia davvero prestando loro così tanta attenzione, ma comunque. È una precauzione che prova che Brienne pensa in anticipo, allo scopo di identificare i potenziali rischi, per poi agire al fine di mitigarli.
 
Jaime vorrebbe proprio avere quella stessa inclinazione. Gli avrebbe salvato molto imbarazzo nel corso degli anni...per non parlare di tutti i suoi soldi.
 
Per un attimo, il ricordo di Taena lo taglia in profondità, e sente la mancanza di lei e della vita che credeva avessero insieme con ogni fibra del suo essere.
 
Si guarda intorno nel ristorante fino a quando il suo sguardo non si scontra, nuovamente, con quello freddo e arrabbiato di Lady Stoneheart. Lui incontra quell’occhiataccia in modo fermo, per poi inarcare un sopracciglio, alzando il suo bicchiere di vino in segno di saluto, venendo ripagato dalle labbra di Catelyn che si piegano in un sogghigno mentre lei fa tornare la propria attenzione di nuovo a suo marito.
 
Jaime guarda un’altra volta Brienne e sospira.
 
“Se ti scoprono, ti uccideranno,” lui afferma.
 
“Non mi farò scoprire,” lei replica.
 
Lui scuote la testa. “Ti farò arrivare a quel tavolo,” lui dice. “Il resto spetta a te.”
 
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Stanno aspettando il dessert quando Jaime decide che è arrivato il momento. Beric e i suoi uomini sono già ai loro caffè post-cena, e Jaime si sporge verso Brienne dicendo, “Credo che ora sia un buon momento per iniziare a lavorarci la gente in sala. Hai quell’aggeggio nella tua borsa?”
 
Lei si acciglia, annuendo.
 
“Ti converrebbe andare in bagno a preparare quell’aggeggio.”
 
Brienne sbatte le palpebre, e lui si domanda come lei potrebbe mai riuscire ad ingannare degli uomini pericolosi come Beric e i suoi soldati con degli occhi così innocenti. E poi lei sbatte di nuovo le palpebre, e gli rivolge un sorriso imbarazzato dicendogli, “Torno subito.”
 
Lei si alza dalla sedia, dispiegando tutta la sua altezza, e Jaime ammira il modo in cui il sedere di Brienne ondeggia sotto quel vestito decisamente poco lusinghiero mentre lei si incammina verso il bagno, prima di spostare il proprio sguardo, incontrando lo sguardo incredulo di Edric Dayne. Sorride in modo ampio verso quell’uomo, che ha la grazia di apparire imbarazzato nell’essere stato beccato a fissare. Jaime afferra il proprio bicchiere di vino e si incammina a passo lento verso il tavolo dell’altro uomo.
 
“Jaime Lannister,” inizia, porgendo la mano ad Edric. “Scusa se interrompo la tua cena, ma...per caso sei un Dayne?”
 
Edric scambia uno sguardo perplesso con Beric, prima di allungare lentamente la mano per stringere quella di Jaime. “Edric Dayne,” lui si presenta.
 
“Il…figlio di Ser Arthur Dayne?”
 
Edric assottiglia lo sguardo. “Nipote. Conoscevi mio zio?”
 
Jaime ridacchia. “Ci siamo incrociati un paio di volte o due, sì,” lui risponde. Lancia un’occhiata da sopra la spalla, trovando Petyr Baelish e Lady Stoneheart che lo fissano con degli occhi taglienti e vigili. Li indica con la testa e dice, con la voce leggermente più alta così che le sue parole possano arrivare chiaramente a chiunque nel ristorante, “Ser Arthur mi aveva fatto una predica senza fine dopo che Petyr Baelish acquistò—illegalmente, vorrei aggiungere—quel famoso sex tape che ha usato per costruire la sua impresa pornografica.”
 
Petyr sorride lentamente. “Mi hai fatto guadagnare una fortuna,” lui replica, alzando il suo bicchiere come segno di saluto, mentre Lady Stoneheart si volta bruscamente, dando la schiena a Jaime.
 
Jaime alza il proprio bicchiere in segno di finto saluto, facendo poi tornare la sua attenzione ad Edric. “Dimmi, tuo zio era così moralista coi membri della sua famiglia o ero stato solo io il fortunato?”
 
Edric lo fissa, inespressivo.
 
Jaime fa una smorfia, dicendo, “Le mie parole ti hanno offeso? Mi dispiace. Era il tuo zio preferito? O forse eri il suo nipote preferito e quindi non ti aveva mai fatto una predica, neppure una volta.” Guarda prima Beric e poi di nuovo Edric. “Nonostante la compagnia di cui ti circondi.”
 
Beric e i suoi uomini si raddrizzano sulle loro sedie. “E quello che significa?” Edric ringhia.
 
“Oh, per favore,” Jaime dice, domandandosi quanto ci metterà Brienne a tornare dal bagno delle donne. “Te lo dico da uomo che proprio come voi non ha una reputazione molto stellare, so come ci si sente ad avere degli amici e dei parenti che seguono una strada diversa, ma che ci vogliono bene lo stesso. Ho ricevuto un bel po’ di prediche, ma solo due da parte di Ser Arthur.” Sorseggia il suo vino con un’aria pensierosa. “O erano tre? Ad ogni modo, le prime due erano decisamente le più memorabili!” Rivolge ad Edric e agli altri un affascinante sorriso autoironico, mentre vede Brienne tornare finalmente dal bagno delle donne. “Non intendevo mancare di rispetto alla memoria di tuo zio,” lui aggiunge. “Io e lui potremmo avere avuto i nostri scontri, ma era un brav’uomo. Vederti mi ha riportato in mente tanti ricordi...alcuni dei quali vorrei poter dimenticare!”
 
Guarda Brienne fermarsi accanto a lui con un sorriso, lanciando sguardi curiosi prima a lui, poi agli uomini al tavolo, per poi tornare a lui. Jaime le porge una mano e, dopo un momento d’esitazione e un sorriso timido, lei appoggia delicatamente la propria mano sulla sua. Lui riesce a sentire la piccola cimice d’ascolto che si pressa contro la sua mano, mentre si volta verso il tavolo.
 
“Questa è la mia amica, Brienne Tarth.” Fa tornare il suo sguardo su Brienne. “Stavo giusto chiedendo a questo gentiluomo se fosse imparentato con Ser Arthur Dayne.”
 
Brienne si acciglia. “Il vecchio comandante delle Cappe Dorate?” lei domanda.
 
“Sì,” Edric risponde. “E tu sei un’investigatrice privata.”
 
“Già,” lei replica. “Sono sorpresa che tu abbia sentito parlare di me.”
 
Beric ridacchia e parla per la prima volta. “Hai scagionato Il Jaime Lannister da un’accusa di omicidio. Chiunque ha sentito parlare di te. Forse ho bisogno di ingaggiarti per farti lavorare per me.” Lui si alza, porgendole la mano.
 
Brienne districa la propria mano da quella di Jaime, lasciandogli la piccola cimice attaccata al palmo della sua mano. Lei stringe la mano di Beric con tutta l’aria di timido piacere.
 
Il sorriso di Beric non cambia mentre mantiene la sua presa sulla mano di lei. “Per favore, unitevi a noi per un caffè post cena.”
 
“Oh, no,” lei replica, scuotendo la testa e arrossendo, anche se non prova a liberare la sua mano dalla stretta di Beric. “Non vogliamo disturbare!”
 
Il sorriso di Beric è accogliente, ma i suoi occhi sono guardinghi, e Jaime vede le dita dell’uomo stringersi di più intorno alla mano di Brienne.
 
“No, no,” Beric dice con voce melliflua, “abbiamo finito col nostro lavoro, e non capita tutti i giorni l’opportunità di parlare con il Jaime Lannister.” Sposta i suoi freddi occhi esaminatori su Jaime. “Non ti ho mai visto in questo ristorante prima d’ora.”
 
“Probabilmente perché non sono mai stato qui prima d’ora,” Jaime ribatte con un sorriso mentre lancia un’occhiata voluta alle mani ancora unite di Beric e Brienne. Il sorriso di Jaime è blando mentre guarda di nuovo Lady Stoneheart, prima di incontrare un’altra volta lo sguardo di Beric. “Sono sicuro che non devo spiegare il perché.”
 
“Eppure, eccoti qui,” Beric dice con finta dolcezza.
 
Jaime scrolla le spalle. “Se tu la smettessi di toccare la mia ragazza, potremmo sederci, e sarei più che felice di spiegare perché siamo qui,” replica, con una nota tagliente nella sua voce.
 
Il sorriso di Beric è derisorio quando finalmente lascia andare la mano di Brienne. “La tua ragazza?” lui chiede. “Davvero?”
 
Jaime sposta la sedia di Brienne per farla accomodare, per poi alzare la mano di lei fino alle proprie labbra. Posa un soffice bacio sulle nocche di lei, mentre fa tornare di nuovo la cimice nella mano di Brienne.
 
“Davvero,” lui risponde con tono fermo a Beric, e dopo prende in prestito una sedia da un tavolo vicino, piazzandola tra Brienne e Beric.
 
“Sai che Brienne è un’investigatrice privata, ma lo sai che è anche una fornitrice di catering?” lui continua mentre si siede. “Potrò essere di parte, ma penso che lei sia la migliore chef di Approdo del Re. Sfortunatamente, lei continua ad insistere che il miglior chef lavori qui, da Lady Stoneheart. Ho scommesso che si sbagliava, e che non avrei gradito il cibo di qui neanche lontanamente quanto gradisco il suo. Sfortunatamente, l’unico modo di dare un vincitore alla scommessa era di venire a mangiare qui per davvero.” Emette un sospiro sofferente. “A dire il vero, credo che lei volesse soltanto mangiare qualcosa che non ha cucinato da sola.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Oh, per favore,” lei borbotta.
 
Jaime si sporge più vicino a Beric con fare cospiratorio. “Lei mi ha corrotto. Con la mousse al cioccolato più peccaminosamente deliziosa che io abbia mai avuto il piacere di provare. E’ stato brillante però, davvero. Chi mai sospetterebbe che qualcuno potrebbe mai scommettere contro di sé solo per uscire un po' di casa?”
 
Brienne gli tocca la spalla, così lui le lancia un’occhiata da sopra la spalla.
 
“Bè, la mia mousse non reggerà il confronto con quella servita qui.” Lei guarda il loro tavolo da sopra la spalla, e Jaime vede la cameriera avvicinarsi coi loro dessert. Brienne si volta di nuovo verso questo tavolo. “Possiamo tornare al nostro tavolo oppure—”
 
“No, no,” Beric la interrompe all’istante, facendo segno alla cameriera di avvicinarsi. “Per favore, restate. Non ci dispiace che finiate la vostra cena insieme a noi.”
 
“Grazie,” Brienne replica con un sorriso, rilassandosi di nuovo sulla sua sedia.
 
Jaime inarca un sopracciglio verso di lei, Brienne gli rivolge un sorriso dolce e un cenno d’assenso col capo e, per un attimo, lui si dimentica che sono seduti con l’uomo più pericoloso di Westeros.
 
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Jaime si getta a faccia in giù sul divano del salotto, dicendo, “Non accettare mai più un caso come quello, Brienne! Hai una qualche idea di ciò che Beric Dondarrion e i suoi uomini ci avrebbero fatto se si fossero accorti di quello che stavamo facendo?”
 
“Bè, speriamo che non se ne siano accorti,” lei ribatte, sollevando il mento con fare spavaldo.
 
Lui si risiede, lanciandole un’occhiataccia. “Bè, speriamo anche che non trovino quella cimice per almeno qualche mese, così che non possano più avere un qualche chiaro sospetto su chi l’avesse piazzata.”
 
Lei si butta a sedere sul divano opposto, con le braccia incrociate contro il petto con aria di sfida, fissandolo male.
 
“Oh, non mettere il broncio,” lui ringhia.
 
Brienne boccheggia. “Io non metto il broncio!”
 
“Invece sì! Ad ogni modo, come mai hai accettato un incarico così folle?”
 
Brienne arrossisce. “Volevo semplicemente lavorare su un caso che avrebbe aiutato qualcuno che non fosse la solita gente ricca e famosa,” lei mormora.
 
Jaime sospira. “Non so come rispondere a quello,” lui borbotta, “se non per dire che non ti aiuterò mai più! Non mi importa quante mousse al cioccolato mi farai!”
 
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Due settimane dopo, Brienne entra nella sala di musica portando con se’ una fetta di cheesecake al cioccolato fondente.
 
A Jaime basta lanciarle un’occhiata per dire, “No. Assolutamente no.”
 
“Dai, Jaime,” lei ribatte, sventolandogli lentamente il piatto davanti. “Devo lavorare come sicurezza a una festa di Lady Tarly e ho bisogno di una copertura.”
 
“Bè, non sono esattamente uno dal basso profilo.”
 
“Esattamente ciò di cui ho bisogno.”
 
“Hai appena detto che hai bisogno di una copertura!”
 
“Non hai mai sentito parlare di qualcosa chiamato ‘sventola il cane’?”
 
“E’ un qualche codice segreto da investigatrice privata per il sesso perverso?”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “No! Si tratta di fare in modo che l’attenzione di tutti sia rivolta in un unico punto, mentre fai quello che hai bisogno di fare da qualche altra parte.”
 
“Bè, la loro attenzione sarà di certo rivolta a me. La famiglia Tarly è composta solamente da persone oltremodo rispettabili; non sono esattamente il loro solito invitato tipo!”
 
“Senti, voglio solo che tu e Nym ci andiate insieme, e mentre tutti gli occhi saranno puntati su di voi, farò la mia ricognizione.”
 
“Diamine, no!”
 
“Non vuoi farlo?”
 
“Non con Nymeria, questo è certo! Non ho bisogno di avere altri arresti per nudità pubblica sulla mia fedina penale!”
 
Brienne si ferma, sbattendo le palpebre. “E quanti ne hai?”
 
“Nessuno! E voglio che rimanga così!”
 
“Oh, andiamo!” Lei gli ondeggia in modo seducente la cheesecake al cioccolato davanti agli occhi.
 
“Hah! No. Non lo farò.”
 
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Jaime si chiede come faccia a finire in queste situazioni, mentre la polizia arriva ad arrestare i due ladri che lui e Brienne avevano trovato a tentare di scassinare la cassaforte di Lord Tarly.
 
“Ti avevo detto di no,” si lamenta con Brienne sulla strada verso casa. “Mi avevo ascoltato dirti di no. So che mi avevi sentito dirti di no. Come cazzo sono finito ad andarci con te?”
 
Brienne sbatte quegli ingenui occhi blu, rispondendo, “Magari sono soltanto molto convincente.”
 
“No—mi avevi promesso che mi avresti fatto altre due di quelle cheesecake al cioccolato peccaminosamente deliziose.”
 
“Quello è essere convincente, non è così?”
 
“Bè, questa è stata l’ultima volta, Gambe, lo giuro! Il mio cuore non può reggere altre merdate del genere.”
 
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Mentre Jaime rincorre Brienne, che sta rincorrendo un omuncolo filiforme che tiene stretta in mano la collana di diamanti di Lady Hornwood, Jaime si domanda quando ‘l’ultima volta’ arriverà mai davvero.
 
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“Almeno ti ha colpito in testa,” Brienne gli dice più o meno una settimana dopo, mentre lo aiuta a sedersi su una sedia in cucina. L’uomo sospettato di aver rubato un dipinto inestimabile dal Museo d’Arte di Westeros era stato estremamente difficile da sopraffare, e Jaime ancora non sa come quello stronzo gli sia giunto alle spalle.
 
Jaime rivolge uno sguardo interrogativo a Brienne, per poi fare una smorfia mentre lei gli appoggia un impacco di ghiaccio sul gonfio bernoccolo che ha dietro la testa.
 
“La tua testa è dura quanto le mura di un castello,” lei dice con fare premuroso, e dopo gli sorride.
 
Lui per metà ride e per metà grugnisce, stringendo i denti contro il dolore.
 
“Gambe,” lui ringhia, “sei solo fortunata che inizierò a girare il film tra un mese e non ora.”
 
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“Grazie agli dèi,” Jaime grugnisce a Tyrion. “I pagamenti dei diritti d’autore sono arrivati giusto in tempo. Inoltre le riprese del film inizieranno tra due settimane. Quello dovrebbe salvarmi.”
 
“Ancora non sai recitare.”
 
“Sì, ma almeno non verrò preso a pugni da dei criminali.”
 
“Basta che la smetti di farti male alla faccia,” Tyrion commenta con una scrollata di spalla annoiata. “Non vuoi dei danni permanenti che spezzino i cuori di tutti i tuoi fans urlanti.”
 
“Anch’io ti voglio bene, Tyrion,” Jaime ringhia, alzando gli occhi al cielo.
 
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Brienne osserva Jaime con del sospetto quando lui entra a passo lento nel salotto, seguito da una donna dai capelli rossi che si ferma vedendola, rivolgendole uno sguardo incredulo.
 
“Gambe,” Jaime dice vivacemente, “Mi piacerebbe farti conoscere Senelle. L’ho ingaggiata come tua stilista personale per un paio di giorni.”
 
Brienne è sorpresa dalla rabbia e dal senso d’offesa che impenna dentro di lei.
 
Che cosa?
 
Jaime alza una mano. “Prima che tu ti senta insultata, ascoltami per un secondo.”
 
Lei lo trafigge con lo sguardo, ma poi si ricorda che un paio di settimane prima gli stava pulendo dei tagli e dei lividi che lui aveva ricevuto solo perché aveva accettato di aiutarla in un caso. Brienne si placa, incrociando con forza le braccia sopra al petto.
 
“Sono arrivati i miei pagamenti per i diritti d’autore,” Jaime dice speditamente.
 
Brienne si acciglia. “E quello che c’entra con questa faccenda?”
 
“Significa che sono di nuovo pieno di soldi, e voglio ingaggiarti per far sì che tu ti concentra sul trovare l’assassino di Jazz Peckledon. E se nel farlo tu riuscissi a trovare anche Bronn, è ancora meglio.”
 
Il cipiglio di Brienne si fa solo più accentuato. “E Senelle?”
 
“I suoi servizi sono parte del mio pagamento per te.” Lui scuote la testa. “Seriamente, Gambe, se dovrai venire avvistata a queste feste di celebrità, mescolandoti in mezzo a dei potenziali clienti, hai bisogno di vestirti nel modo necessario, altrimenti finirai solo per continuare a venire messa alla gogna sui social media.”
 
“Non mi importa di quello che degli sconosciuti dicono di me su Internet,” lei sbuffa.
 
“Sfortunatamente, in questa sottocultura delle celebrità, a molti di loro importa. Inoltre, non potrai fare il tuo lavoro se non riuscirai ad amalgamarti.”
 
“Non me ne importa,” Brienne sbotta. “Non ho bisogno di una stilista personale, e non la userò.”
 
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Brienne se ne sta in piedi, rigida e a disagio, mentre Senelle la esamina attentamente.
 
“Jaime ha ragione,” Senelle alla fine sentenzia, “hai delle buone linee.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo.
 
“Fidati di me, Brienne,” Senelle dice con un sorriso, “Sono qui solamente per aiutarti. Ti organizzerò diversi outfit e ti insegnerò alcuni trucchi sul make-up che ti faranno apparire stupenda, indipendentemente da dove andrai o cosa farai.”
 
Brienne si limita solo a chiudere gli occhi e a grugnire.
 
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Una settimana più tardi, Brienne, Nan e Nymeria sono in piedi davanti alle scale dell’ingresso, guardando mentre la limousine, con Jaime nel sedile posteriore insieme al suo nuovo insegnante di recitazione, se ne va. Lui sta partendo per Roccia del Drago per iniziare a lavorare al film, e Brienne non riesce ad evitare di sentire una stretta al cuore, presa dalla solitudine e dalla nostalgia, quando la macchina svolta l’angolo e sparisce dalla sua visuale.
 
“Sarai troppo occupata per sentire la sua mancanza,” Nymeria dice speditamente.
 
“Non mi mancherebbe comunque,” Brienne ribatte, ma anche lei riesce a sentire la nota sconsolata nella sua voce.
 
Nan sbuffa col naso.
 
Brienne si volta, rivolgendo loro un sorriso determinato. “Lasciamo perdere Jaime. Abbiamo un omicidio da risolvere, quindi diamoci da fare.”
 
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Karl e Morgan stringono la mano di Brienne e le fanno cenno di prendere posto davanti alle loro scrivanie.
 
“Il caso di Jazz Peckledon si è raffreddato,” Brienne inizia speditamente, “e Jaime Lannister mi ha ingaggiata per indagare.”
 
“Certo che si è raffreddato: il nostro unico sospettato è sparito,” Karl replica, arricciando amaramente le labbra.
 
“Avete una qualche idea di dove sia andato?”
 
“Pensiamo che Jaime Lannister lo sappia, ma che non stia parlando per proteggere se stesso e il suo amico.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Jaime non ha un movente per aver ucciso quella ragazza. Che credete? Che una settimana persa nel sesso e alimentata dall’alcol gli avrebbe distrutto la reputazione?”
 
Morgan sorride un po’. “Era arrabbiato riguardo Taena, e se l’è presa con Pia. Non sarebbe il primo. Non sarà l’ultimo.”
 
“Quindi, credete che abbia fatto tornare Bronn da lei per ucciderla? Quello non quadra con la vostra teoria.”
 
“C’è solo una differenza di mezz’ora tra la presunta ora del decesso e l’arrivo di Jaime alla festa. Per quel che ne sappiamo, la ragazza poteva essere morta nel retro di quella limousine.”
 
Brienne sospira. “Quindi non avete trovato la casa dove avevano lasciato Jazz?”
 
“Abbiamo interrogato tutti i suoi amici. Nessuno di loro vive in una casa; nessuno si è fatto avanti dicendo di averla vista quella notte. Con la sparizione di Bronn Stokeworth, non c’è modo di comprovare la versione di Jaime.”
 
“Almeno avete trovato la limousine?”
 
“È stata abbandonata all’aeroporto internazionale. Era stata lasciata lì un’ora dopo che Jaime era arrivato alla casa. A parte il DNA di Jaime e Jazz nel retro, non c’è nulla che colleghi la macchina al crimine.”
 
Brienne tamburella le dita sul tavolo pensosamente, accigliandosi.
 
“Perché avete pensato a questa vostra teoria riguardo il crimine?” lei chiede. “Credevo che foste convinti che Jaime non poteva essere coinvolto.”
 
Karl e Morgan si scambiamo un’occhiata, e poi Morgan scrolla le spalle con una malinconica resa.
 
“Il caso si è raffreddato,” lui dice a Karl, “e abbiamo altri casi. Forse lei può fare qualche progresso.”
 
“Lei vive col sospettato principale!”
 
Morgan scuote la testa, aprendo il fascicolo che ha davanti.
 
“Ti stai chiedendo perché non abbiamo del tutto escluso Jaime Lannister? Ecco perché.”
 
Lui le mostra la foto di una bellissima donna dall’apparenza sgargiante, dagli occhi neri, dalla carnagione scura e con dei tinti capelli biondi.
 
“Taena Merryweather,” Morgan afferma.
 
Lui tira fuori un’altra foto, appoggiandola accanto alla prima, e il cuore di Brienne smette di battere per un secondo. Lei sta guardando un’altra bellissima donna dagli occhi neri, dalla carnagione scura, con dei tinti capelli biondi, ma dall’apparenza leggermente meno sgargiante.
 
“Pia ‘Jazz’ Peckledon,” lei sussurra.
 
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Le danno le copie dei resoconti e delle deposizioni dei testimoni, insieme all’autopsia e alle foto della scena del crimine.
 
Brienne le porta a casa, e lei e Nym fissano ogni pagina e ogni dettaglio.
 
Brienne posa l’ultima pagina e sospira.
 
Nym inarca un sopracciglio.
 
“Non ci sono segni di lotta,” Brienne dice lentamente, un cipiglio le fa arricciare il centro della fronte.
 
“L’esame tossicologico mostra un livello di alcol nel sangue di .13,” Nym aggiunge. “Ci sono anche tracce di cocaina e di ecstasy nel suo organismo. Quindi lei era incapacitata, sì, ma non dovrebbe essere stata al punto di perdere conoscenza.”
 
Il cipiglio di Brienne si acuisce. “Aveva anche mangiato non molto prima di morire: un cheeseburger, delle patatine fritte, una bibita analcolica e un qualche tipo di dolce al cioccolato, possibilmente un brownie.”
 
“E quindi? Stai suggerendo che era stata drogata attraverso il cibo?”
 
Brienne sospira e scuote la testa. “Non lo so. Ma so che in circolazione ci sono delle droghe che non durano a lungo nel corpo umano.” Aggrotta la fronte, tamburellando di nuovo con le dita sulla superficie del tavolo mentre osserva le foto della scena del crimine. “Voglio dire…ti aspetteresti che ci sia un qualche tipo di colluttazione mentre vieni strangolata a morte.”
 
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Karl e Morgan accettano con riluttanza di chiedere alla scientifica di eseguire degli esami sul contenuto gastrico di Jazz, anche se le fanno capire che credono che probabilmente sarà una perdita di tempo.
 
“Jaime è un uomo grosso,” Karl dice, “e Jazz pesava solamente 50 kg. Lui avrebbe potuto facilmente soggiogarla. Lo stesso vale per Bronn.”
 
Brienne annuisce. “Vero. Ma eseguiamo comunque gli esami.”
 
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“Che facciamo nel frattempo?” Nym le chiede mentre tornano a casa in auto, e Brienne le rivolge un sorriso.
 
“Se prometti di non distruggere quel posto, ti piacerebbe un viaggetto a Lancia del Sole?”
 
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Sin City—Lancia del Sole—è anche più sopra le righe di quanto Brienne si aspettasse. Quello che lei non si aspettava era di rimanere effettivamente affascinata e divertita da tutto ciò. Sì, c’è il gioco d’azzardo, l’alcol gratis e la prostituzione legale, ma ci sono anche luci brillanti, intrattenimento e un divertimento sornione e consapevole per la pura follia di avere costruito, in primo luogo, un posto del genere nel bel mezzo del deserto.
 
Comunque, lei ha un lavoro da svolgere e, dopo una giornata passata a godersi il panorama, Brienne trascina una Nymeria infastidita via dal Miglior Piccolo Bordello di Dorne, e la mette al lavoro.
 
“Ho rintracciato l’impiegato dell’albergo che sostiene di aver sentito Jaime litigare con Jazz durante la loro settimana perduta,” Brienne spiega, “ma non vuole dirmi nient’altro. Forse tu riuscirai ad ottenere più informazioni da lui.”
 
Nym si limita a sbuffare col naso e a fissare fuori dal finestrino, con le braccia incrociate strettamente sopra il petto.
 
“Oh, andiamo, Nym! Potrai farti una vacanza una volta che avremo finito!”
 
Nym si rifiuta di guardarla mentre ringhia, “Le gemelle Fowler sono le puttane più richieste di Lancia del Sole. Ero stata semplicemente fortunata che avessero avuto una cancellazione nella loro agenda. Non avrò un’altra opportunità con loro fino al prossimo anno!”
 
Brienne sospira. “Allora prenditi una vacanza il prossimo anno. Quest’anno lavoreremo.”
 
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L’impiegato dell’albergo è giovane, bello e, anche in una città famosa per le sue donne stupende, lui viene facilmente abbagliato dal carisma e dalla sicurezza di Nymeria. Brienne sarebbe quasi gelosa della sua amica se non sapesse che è inutile quanto essere gelosi del sole.
 
Comunque, a Nymeria ci vuole più tempo del previsto prima che lui finalmente dica loro che aveva ascoltato il litigio fuori dalla porta della suite nell’attico mentre stava consegnando il servizio in camera. Quando era stato fatto entrare nella suite, però, Jaime era già di nuovo svenuto in camera da letto. Lui non aveva mai davvero visto Jaime.
 
Brienne si acciglia. “Sai per caso quando era stata distrutta la stanza?”
 
“Lo stesso giorno che se ne andarono,” lui risponde prontamente. “Il signor Lannister delirava in modo incoerente, come un matto. Il suo autista e la sua ragazza avevano dovuto praticamente portarlo loro fino alla macchina.”
 
Brienne prende nota e chiede, “L’autista era stato presente tutto il tempo?”
 
Lui scuote la testa. “Si era fatto vivo solo il giorno che ne se erano andati via.” Si acciglia. “Credo che avesse detto qualcosa su come li avesse cercati per giorni interi.”
 
Brienne aggrotta la fronte. “Ma il signor Lannister e la signorina Peckledon non erano stati nella suite nell’attico per tutta la settimana?”
 
“Oh, no. Si erano fatti vivi solo la notte prima che se n’erano andati. Erano rimasti qui soltanto per una notte.”
 
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Brienne scorre sul suo tablet i file dei documenti scannerizzati del caso, con un profondo cipiglio sul viso.
 
“Cos’è che ti turba?” Nym domanda mentre sfoglia pigramente il libro dell’albergo sulle attrazioni, i tour e gli spettacoli di Lancia del Sole.
 
“Ogni deposizione dei testimoni in questo file dice che Jaime e Jazz erano rimasti nella suite nell’attico per una settimana.”
 
“E allora?”
 
“E allora adesso abbiamo uno dei testimoni che ha cambiato la sua versione.”
 
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Brienne chiama Tyrion.
 
“La settimana perduta di Jaime,” lei inizia. “Com’è cominciata?”
 
Tyrion per metà grugnisce e per metà ride. “Vorrei poterlo dimenticare anch’io,” lui replica. “Com’è cominciata...bè, era iniziata con Jaime che mi aveva chiamato per dirmi che sospettava che ci fosse qualcosa che non andava coi suoi conti bancari e che Taena era coinvolta.”
 
“E lui come l’aveva capito?”
 
“Nonostante le apparenze, Jaime in realtà presta attenzione alle cose. Qualche volta. Quando gli viene voglia. Con ciò voglio dire che, a caso, ogni tanto controlla i suoi conti, rilegge i suoi contratti, esamina i pagamenti ricevuti in passato riguardo i suoi diritti d’autore. Mette in discussione i dettagli del mio fatturato, quel bastardo.”
 
Brienne sghignazza leggermente, dicendo, “Quindi aveva avuto uno di quei momenti?”
 
“Già. E i suoi conti bancari erano quasi completamente vuoti, e la maggior parte dei suoi investimenti erano spariti.”
 
“Ma quello com’è possibile?” Brienne chiede bruscamente. “Almeno per quanto riguarda gli investimenti. Quello non avrebbe fatto in modo che qualcuno notasse qualcosa? E quei tipi di attività non sarebbero dovuti passare per te o Addam?”
 
“L’indagine della Guardia Reale è ancora in corso, e sta venendo diretta dal Lord Comandante Barristan Selmy in persona.”
 
“Capito,” Brienne dice dopo un momento di confusione. “Si occupano della sicurezza personale della famiglia reale, ma anche di investigazioni sul crimine organizzato, di contraffazione e di frode finanziaria.”
 
“Esattamente.”
 
“Va bene,” Brienne replica, “il come sia successo sta venendo ancora investigato. Ma tornando alla settimana perduta di Jaime: ti aveva telefonato per dirti che era stato derubato. E dopo?”
 
“Mi aveva detto che sospettava di Taena. Addam ed io andammo immediatamente dalla Guardia Reale e loro erano stati in grado di confermare subito quel pezzo della storia. Sfortunatamente, Taena si era già volatilizzata nel nulla. Avevo informato Jaime e lui aveva deciso di andare ad affogare i suoi dispiaceri, sparendo prontamente dalla circolazione.”
 
“E non eri riuscito a trovarlo per giorni interi, giusto?”
 
“Giusto. Voglio dire, avevamo parlato per telefono—o meglio, io avevo parlato mentre lui aveva grugnito e biascicato. Solo gli dèi sanno cosa stesse veramente capendo di quelle conversazioni. Ma dove lui fosse, fisicamente...lo sanno solo gli dèi.”
 
“Quindi lui non era rimasto nella suite nell’attico per tutta la settimana?”
 
“No. E non mi sto basando soltanto sulla parola di Bronn. Avevo chiamato anche l’albergo, diverse volte. Mi avevano detto che la suite era vuota.” Tyrion sospira. “Jaime aveva comunque trovato il modo di distruggerla, però.”
 
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“Quindi, stavano mentendo a Tyrion o alla polizia?” Nymeria chiede.
 
“E in primo luogo, perché mentire?” Brienne replica con un cipiglio perplesso. Rivolge a Nym uno sguardo pensieroso. “Credi di riuscire a convincere delle persone a parlare senza necessariamente finire a letto con loro? E senza che loro si rendano conto che stanno venendo interrogati per un motivo?”
 
Nymeria inarca un sopracciglio. “Bè, mi piacciono le sfide.”
 
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A Nymeria ci vogliono tre giorni, ma alla fine lei ottiene delle informazioni che si rifiuta di condividere con Brienne fino a quando non sono tornate sane e salve ad Approdo del Re.
 
“Okay, ora mi stai spaventando,” Brienne dice con una smorfia perplessa, mentre Nym la guida in una locanda piena di baccano e rumori di piatti.
 
Io mi sto spaventando,” Nymeria ribatte, guardandosi attorno. Lei si avvicina. “Ognuno dei testimoni mi ha raccontato una versione diversa da quello che hanno detto alla polizia.”
 
Brienne aggrotta la fronte. “Non capisco. Perché dovrebbero farlo?”
 
“Jazz aveva detto loro di raccontare a chiunque lo chiedesse che lei e Jaime erano stati dentro la suite nell’attico per tutto il tempo. C’era del denaro coinvolto.”
 
Brienne si acciglia. “E il fatto che quella ragazza è stata uccisa non aveva spinto nessuno di loro a dire la verità?”
 
Nymeria allarga le braccia e fa spallucce. “C’è del sospetto che Jazz fosse in qualche modo connessa alla Fratellanza senza Vessilli, o forse ai Guitti Sanguinari. Imbatterti in una di queste organizzazioni criminali, specialmente a Sin City, può farti ammazzare.”
 
“Ma...perché...” Brienne si interrompe, corrugandosi.
 
Nym la osserva, alzando un sopracciglio con fare interrogativo.
 
Brienne si guarda intorno per la locanda, avvicinandosi a Nym. “Catelyn Baelish, anche conosciuta come Lady Stoneheart, odia a morte Jaime. E lei conosce Beric Dondarrion.”
 
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“Quella è la cosa più ridicola che io abbia mai sentito,” Jaime dice in modo piatto.
 
Brienne trasalisce. “Lo hai detto tu stesso, Lady Stoneheart ti odia visceralmente.”
 
“E’ così, ma pensare che lei potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con la mia settimana perduta è ridicolo. Perché avrebbe dovuto scomodarsi? Per vendetta? Quanto tempo è passato? Dieci anni da quando Lysa Tully ha avuto il suo crollo psicologico? Catelyn avrebbe potuto approfittarsi di così tanti miei passi falsi...questo non ha senso.”
 
“Non sono nemmeno sicura che lei sia coinvolta,” Brienne replica con un sospiro. “E’ solo...strano che a Lancia del Sole ci siano persone che credono che Jazz avesse collegamenti con la Mafia.”
 
“Chiunque viva a Sin City ha collegamenti con la Mafia,” Jaime ribatte in modo piatto. “Senti,” dice con un sospiro, “Non ho alcun dubbio che Lady Stoneheart mi investirebbe volentieri con un rullo compressore se mi vedesse per strada di fronte a lei. Ma addirittura—cosa? Arrivare ad ingaggiare una ragazza che mi portasse a sbronzarmi fino a perdere i sensi? Proprio nel mio momento di maggior debolezza? E lei come ne sarebbe stata al corrente poi?”
 
Brienne rimane in silenzio e dopo sente Jaime prendere un brusco respiro.
 
“Taena?”
 
“Non lo so, Jaime,” Brienne risponde con gentilezza. “Sto solo valutando delle possibilità in questo momento.”
 
Lui emette un sospiro e, anche senza poterlo guardare, Brienne se lo immagina a pizzicarsi la parte superiore del naso, e un improvviso desiderio di vedere il viso bellissimo di Jaime quasi la fa piegare in due dalla brama.
 
“Che vuoi fare?” lui chiede sottovoce.
 
“Penso di dover andare a Myr.”
 
“Penso di dover andarci insieme a te.”
 
“Credi che sia una buona idea?” lei domanda, con lo stomaco che le sprofonda.
 
“Mi auguro che rimanendo sorpresa da me, Taena ci rivelerà qualcosa più facilmente.”
 
Brienne sospira. “Forse,” lei replica. “Ci andremo una volta che finiranno le riprese.”
 
“Non dureranno ancora a lungo. Ancora altre quattro settimane, più o meno.”
 
“Come sta venendo il film?”
 
“Pod è un tale novellino che sento che dovrei prosciugarlo per bene. D’altronde, io non ho mai recitato prima d’ora, quindi tutti pensano lo stesso di me. Ma...sì. È stato...divertente.”
 
“Sembri incerto,” lei commenta, con un filo di divertimento nella sua voce.
 
“Mi sto divertendo, e sto lavorando sodo, e tutti dicono che sto facendo un buon lavoro. È solo che...”
 
Brienne aspetta, chiedendosi se lui stia sentendo la mancanza della sua sala di musica, di Tyrion e Addam, o se stia semplicemente trovando il recitare più impegnativo di quanto si aspettasse.
 
“Mi manchi,” lui dice, la sua voce è bassa e roca.
 
Lei ci mette un attimo ad assorbire le parole di Jaime, arrossendo, per poi dirsi con severità che a lui non manca lei; Jaime intende dire che sente la mancanza di tutti loro.
 
“A te manca solamente il cibo fatto in casa,” lei ribatte, ma c’è della tensione nella sua voce che spera che Jaime non noti.
 
“Anche quello,” lui replica, ridacchiando. “Raccontami che altro è successo. Come hai fatto a tenere sotto controllo Nymeria a Sin City abbastanza a lungo da riuscire a combinare qualcosa?”
 
“Le ho promesso che potrà tornare al Miglior Piccolo Bordello di Dorne la prossima volta che le gemelle Fowler avranno uno spazio libero nella loro fitta agenda.”
 
Jaime rilascia un basso fischio. “Paghi Nym decisamente troppo se si può permettere di comprarsi quelle due signorine!”
 
Brienne si acciglia. “E tu quello lo sai...come?”
 
“Sono mie fan,” lui replica. Il tono di voce di Jaime è così autocompiaciuto che lei vorrebbe poter allungare una mano attraverso il telefono per schiaffeggiarlo. “Ovviamente stavo insieme a Taena quando erano venute ad incontrarmi nel backstage, quindi non avevo accettato le loro offerte. Adesso ne sono abbastanza dispiaciuto.”
 
Brienne sbuffa una morbida risatina, e dopo c’è del silenzio gradevole fino a quando lei alla fine non dice, sottovoce, “Forse è meglio che io riattacchi ora, avrai da fare.”
 
“No, no, non ho nessuna fretta. Parla con un me un altro po’.”
 
Brienne esita, per poi dire, quasi timidamente, “D’accordo. Di cosa vuoi parlare?”
 
La risatina di Jaime le rimbomba lungo le terminazioni nervose.
 
“Non lo so,” lui mormora.  “Vediamo un po’...che stai indossando?”
 
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Con gran sorpresa di Brienne, Jaime la chiama quasi ogni sera. Qualche volta le chiede informazioni su ciò che lei ha scoperto riguardo il caso, ma per lo più le chiede della sua giornata, di come le sembri Senelle, condividendo delle storie su quello che sta accadendo sul set del film. Più di una volta Brienne ha riagganciato rimanendo sorpresa nel rendersi conto che fosse passata un’ora.
 
Nymeria e Nan iniziano a lanciarle dei sornioni sguardi di intesa, che lei ignora con tutta la dignità che riesce a mettere insieme.
 
Per quanto riguarda Senelle, lei, rimanendo fedele alla parola data, ha incrementato il guardaroba effettivamente scarso di Brienne con diversi outfit degni del bagliore delle fotocamere, e Brienne ha anche fatto pratica con le tecniche di trucco che Senelle le ha insegnato, sotto gli occhi vigili di Nym e Nan. Quando segue i suggerimenti di Senelle, anche Brienne può ammettere che ha un aspetto...migliore. O per lo meno più presentabile di quando aveva da indossare solo un unico vestito sciatto.
 
In modo piuttosto infantile, Brienne spera che a Jaime piacciano quei cambiamenti quanto piacciono a lei, ma poi resta inorridita dal fatto che desidera l’approvazione di Jaime, e dice a Nym che sente quasi di dover restituire la sua tessera d’adesione al Club delle Femministe.
 
Nym si limita solo a sghignazzare, replicando, “Ti converrebbe mettere una scorta di preservativi in camera tua.”
 
Brienne arrossisce. “Non essere ridicola! Jaime non—”
 
“E chi ha parlato di Jaime?” Nym la interrompe, ridendo.
 
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Jaime è sorpreso di come si senta mentre entra dentro la sua villa, fermandosi all’ingresso. Si guarda intorno e prende un profondo respiro.
 
Si sente...si sente...
 
Lui si sente a casa, e non ricorda di aver provato questa sensazione sin da quando aveva lasciato Castel Granito per intraprendere una carriera nella musica. Lascia cadere il suo bagaglio sul pavimento e vaga verso la sala musica. Sorride, passando le mani sul pianoforte.
 
Aveva vissuto dentro degli alberghi da quando aveva diciassette anni. Ha avuto soldi, sì, ma mai nulla di tangibile che lui potesse indicare come suo. Aveva sempre pensato di non averne bisogno.
 
Chi poteva immaginare che ci si sentisse così?
 
Jaime alza lo sguardo quando una dea bionda, alta e dalle gambe lunghe, entra dalla porta. Lei ha addosso dei jeans blu e una t-shirt, con capelli leggermente arruffati, è a piedi nudi ed ha un cipiglio sulla faccia.
 
E proprio come l’edificio, anche lei lo fa sentire a casa.
 
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“Sei tornato a casa in anticipo,” Brienne inizia e Jaime sorride.
 
“Le riprese si sono concluse un po’ prima del previsto. Stanno ancora lavorando sugli esterni e su altre riprese, ma hanno terminato con gli attori.” Fa una smorfia. “Oppure mi hanno mandato a casa in anticipo così da potermi tagliare dal film.”
 
“Tagliarti? Sei il protagonista!”
 
Lui scrolla le spalle. “Forse ricominceranno da zero.”
 
Lei alza gli occhi al cielo e si avvicina al pianoforte. “Bè, sono felice che sei tornato. Quando vuoi partire per Myr?”
 
Jaime fa spallucce. “Tra un paio di giorni. Almeno lasciami prima fare il bucato.”
 
Brienne sbuffa col naso. “Come se te lo facessi tu da solo il bucato.”
 
“Lascia che prima il mio Angelo mi faccia il bucato, allora,” lui ribatte con una risata. Fa una pausa, rivolgendole un sorriso caloroso. “È bello rivederti, Brienne.”
 
Lei abbassa lo sguardo e arrossisce. “Avresti dovuto darmi un piccolo preavviso. Ti avrei sorpreso con un nuovo outfit e coi consigli sul trucco che Senelle mi ha insegnato.”
 
“Sei perfetta così come sei,” lui dice, per poi sedersi repentinamente al piano, così da non perdere il controllo e fare qualcosa che probabilmente lo farebbe finire con un altro livido sulla mascella.
 
Senza contare un ego ferito.
 
Brienne, per fortuna, si limita ad alzare gli occhi al cielo. “Onestamente, Jaime, riesci mai a non flirtare?”
 
Lui ghigna. “Evidentemente no.”
 
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Dopo cena quella sera, Brienne e Nymeria portano Jaime nel loro studio per parlare dei prossimi passi da fare e di cosa aspettarsi quando arriveranno a Myr e troveranno Taena.
 
“Non ti lascerò rimanere solo con lei,” Brienne lo avverte.
 
Lui sbuffa col naso. “Pensi davvero che le farei qualcosa?”
 
“No, ma non voglio che lei sia in grado di dire che invece l’hai fatto. Fra me e Nym, dovremmo essere in grado di tenerti d’occhio in qualsiasi momento.”
 
Lui spalanca gli occhi in un’espressione di finto orrore. “In qualsiasi momento? Quel letto sarà piuttosto affollato.”
 
“A me va bene,” Nymeria replica allegramente, facendo l’occhiolino.
 
Brienne si copre gli occhi e grugnisce, “Perché proprio a me?”
 
“Sei semplicemente fortunata, evidentemente,” Nym risponde. Jaime sghignazza, consapevolmente, per poi strillare quando entrambe Brienne e Nymeria gli colpiscono le spalle.
 
“Smettila di fare pensieri sconci,” Nym lo rimprovera.
 
“Da che pulpito viene la predica!”
 
“Possiamo concentrarci?” Brienne chiede con un sospiro.
 
Anche Jaime sospira. “Mi dispiace, Brienne. Sto solo cercando di distrarmi dal fatto che la mia settimana perduta non sia stata semplicemente una meritata sbronza dopo aver scoperto che l’amore della mia vita mi aveva fregato e mi aveva rubato quasi tutto ciò che possedevo.”
 
“E’ soltanto una teoria,” Brienne gli ricorda, “anche se è supportata dal fatto che i tuoi ricordi si fermano all’inizio di quel weekend. In tutta franchezza, sei famoso per i tuoi modi da festaiolo sempre a far serate, quindi il fatto che non riesci a ricordare molto dopo aver conosciuto Jazz nel casinò è sospetto.”
 
“Credi che io sia stato drogato?”
 
“Più del solito, sì.”
 
Jaime rilascia un fischio. “Bè, quello spiegherebbe un sacco di cose,” lui commenta, con le spalle che gli si afflosciano. Passa lo sguardo da Brienne a Nymeria e poi di nuovo. “Contrariamente alla mia reputazione, non faccio uso di droghe di alcun tipo. Tendo ad avere reazioni avverse. Chiedetelo al mio dottore; non può nemmeno prescrivermi un antidolorifico senza avere un’equipe medica pronta e in attesa. In compenso, l’alcol va giù bene, e anche se mi ero sbronzato pesantemente, ci sarebbe voluto più di un paio di semplici drink per farmi perdere i sensi.”
 
“Quindi, se sei stato drogato, è molto probabile che ci sia stata un’emergenza medica di qualche tipo?” Brienne incalza. “Un maestro, o un’infermiera, o qualcun altro deve essere stato chiamato per vedere come stavi?”
 
Jaime scrolla le spalle. “O forse erano rimasti comodamente seduti a vedere se sarei morto o no. Forse dovevo morire, se è stata Taena a pianificarlo. Chi lo sa?”
 
“Lei aveva già tutti i tuoi soldi,” Nymeria ribatte.
 
“Lei era la principale beneficiaria del mio testamento, quando stavamo insieme. Addam, Tyrion e Bronn avrebbero tutti ricevuto una porzione, come anche un paio di organizzazioni benefiche, ma la maggior parte sarebbe andata a Taena. Quella è stata, ovviamente, la prima cosa che ho modificato non appena sono tornato sobrio.” Jaime scrolla le spalle quanto nota i loro sguardi increduli. “Credevo che lei amasse me e non i miei soldi. Ed ora scopro che forse ha cercato di uccidermi.”
 
Brienne scuote la testa, accigliandosi. “Quello non ha senso. Se avesse tentato di ucciderti per ottenere l’eredità, allora in primo luogo non c’era bisogno che lei rubasse tutti i tuoi soldi. Ti avrebbe ucciso e basta.”
 
Jaime sbatte le palpebre, colpito. “Hai ragione,” lui dice. “Ma in questo caso...allora chiunque avesse ingaggiato Jazz, o non le ha detto della mia reazione alle droghe, o...”
 
“O non lo sapeva.”
 
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L’aria a Myr è calda e afosa. L’albergo in cui fanno check-in è elegante e di classe, e Brienne inarca un sopracciglio vedendo la grandezza della suite nell’attico.
 
“Saremmo dovuti rimanere in stanze separate,” lei commenta blandamente.
 
Jaime sbuffa leggermente col naso. “Non ha importanza. Le riviste affermeranno comunque che stiamo tutti scopando, quindi tanto vale goderci le comodità della suite.”
 
Brienne si acciglia, ma non può davvero controbattere, più che altro perché è vero.
 
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Il mattino dopo, arrivano con l’auto fino all’incantevole e recondita villa a ridosso della spiaggia, che ora appartiene a Taena Merryweather, secondo ciò che le fonti di Brienne le hanno detto.
 
Comprata coi soldi rubati a Jaime, però.
 
“Pensi che ci lascerà entrare?” Nymeria chiede con gran interesse mentre camminano verso la porta.
 
Jaime replica, “Non mi importa se ci fa entrare o no, basta che lei parli con noi.”
 
Brienne si acciglia. “Cosa?”
 
Jaime fa spallucce. “Può parlare con noi all’esterno, se vuole.”
 
Nym sghignazza. “Basta che funzioni.”
 
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Vengono accolti da una donna di mezz’età dalla faccia acida, che rastrella Jaime con gli occhi per poi sbuffare col naso e affrettarsi per trovare la sua datrice di lavoro. Jaime è troppo teso per prestare troppa attenzione. Non sa se Taena parlerà davvero con loro o se finirà per chiamare la polizia e farli buttare fuori. Non ha idea di come reagirà nel vedere la sua ex per la prima volta da quando lei gli aveva rubato da sotto il naso quasi tutto ciò che possedeva. Onestamente, lui non sa cosa sarebbe peggio: vederla...o non vederla.
 
Lancia un’occhiata a Brienne e la vede stringere i muscoli della mascella, e si rende conto che lei è tesa tanto quanto lui. Gli occhi di Brienne incontrano i suoi e lei gli rivolge un sorriso d’incoraggiamento, e per un attimo, lui trova conforto nelle profondità degli occhi di lei, ormai familiari ma comunque sempre straordinari.
 
“Dèi, voi due dovreste prendervi una camera,” Nym borbotta, dal suo lato opposto, in modo abbastanza basso così che solo lui la possa sentire.
 
Lo so, lui pensa proprio mentre la porta si apre e Taena—gloriosamente bella, splendidamente infida Taena—grida il suo nome e si getta, singhiozzando, tra le sue braccia.
 
Lui barcolla all’indietro, le braccia la stringono in modo automatico per ristabilizzarsi.
 
“Oh, grazie agli dèi sei qui!” lei gli piange contro la spalla, per poi rialzare la testa e baciarlo.
 
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Jaime si chiede seriamente se sia finito in un universo alternativo. Taena gli si sta aggrappando addosso come se lui l’avesse esiliata in questa lussuosa villa sulla costa di Myr per qualche affronto immaginario, e come se ora sia tornato per riaccettarla tra le sue braccia spalancate. Le lacrime di lei si riasciugano in fretta, e lei liquida Brienne con un semplice movimento degli occhi, ma scruta invece Nymeria in modo sospetto.
 
Taena dice, “Andiamo da qualche parte a parlare, Jaime. Le tue...amiche possono aspettare accanto alla piscina e farò in modo che la signora Westerling servi loro degli stuzzichini.”
 
Jaime vede il cipiglio di Brienne e deve trattenere l’impulso di ridere, anche mentre cerca di capire a che gioco stia giocando Taena.
 
“Dove vado io, vengono anche loro,” Jaime replica, allontanando fermamente Taena da sé. “Non c’è niente di cui potremmo parlare che loro non possano ascoltare.”
 
Un lampo di irritazione confusa attraversa il volto di Taena mentre lei mette il broncio.
 
“Non mi hai mai detto di no prima d’ora,” lei dice.
 
“Non mi hai mai rubato tutti i miei soldi prima d’ora,” lui ribatte seccamente.
 
Gli occhi di Taena si spalancano, riempiendosi di lacrime. “E’ per questo che sei qui? Solo per i soldi?”
 
Lei improvvisamente si getta contro il petto di Jaime e si aggrappa a lui quasi in modo disperato. “Mi dispiace così tanto, Jaime! Non avrei mai dovuto fare quello che ho fatto! Non mi sono resa conto di quanto davvero ti amassi fino a quando non ho rovinato tutto!” Lei rialza il viso, con gli occhi che lo implorano. “Ti prego—dimmi che non è troppo tardi. Dimmi che in qualche modo potrai perdonarmi e potremo ricominciare da zero.” Lei inizia a piangere a dirotto. “Ti prego, dimmi che mi ami ancora!”
 
Ora Jaime è sicuro di trovarsi in un universo alternativo. O meglio, lui spera di esserci, perché Taena gli sta facendo rendere conto di quanto lui sia stato davvero stupido quando stavano insieme, se lei pensa davvero che lui sarebbe tornato con lei dopo quello che lei gli ha fatto.
 
Eppure...
 
L’espressione di Jaime si addolcisce mentre fissa intensamente gli occhi scuri di lei, e dopo lui si porta gentilmente la donna in lacrime più vicino, racchiudendola in un caldo abbraccio confortevole. Lui evita di guardare Brienne anche quando passa una mano calmante lungo la schiena di Taena, appoggiandosi con la guancia sulla testa di Taena.
 
“Che c’è che non va, tesoro?” lui le mormora contro i capelli, ignorando il rumore di quello che lui è sicuro sia Brienne che digrigna i denti. “Che è successo?” Lui posa un bacio leggero sulla cima della testa di Taena. “A me puoi dirlo. Lo sai che ti perdonerei qualsiasi cosa. Ti amo così tanto.”
 
Sembra proprio che adesso le spalle di Taena siano scosse da dei veri singhiozzi.
 
Jaime continua a fare dei suoni calmanti, fino a quando finalmente Taena non dice, “Lui—lui—lui—i soldi sono spariti, Jaime!” La voce di Taena è piena di lacrime. “Quel fottuto bastardo me li ha rubati da sotto al naso!”
 
Lui sbatte le palpebre e, alla fine, si azzarda ad incontrare gli occhi di Brienne e di Nymeria. Si sente sia compiaciuto, sia in colpa che gli occhi di Brienne gli stiano sparando delle fiamme blu, ma allo stesso tempo riesce a vedere la confusione sul viso di lei.
 
“Chi è ‘lui’?” Jaime domanda, la sua mano sta ancora massaggiando la schiena di Taena in modo calmante.
 
Quello la fa singhiozzare ancora più forte e Jaime non riesce ad evitare di alzare gli occhi al cielo. Brienne coglie quell’azione, e gli stessi occhi di lei, insieme alla sua bocca, si spalancano. Lui le fa un occhiolino, per poi tornare a confortare la sua ex.
 
Finalmente, le lacrime di Taena rallentano, e Jaime le chiede di nuovo, “Chi è ‘lui’?”
 
Taena esita, allontanandosi leggermente per scrutargli il volto. “Mi perdonerai davvero ogni cosa? Tornerai a stare con me?”
 
Lui le sorride. “Ma certo, piccola.” Con delicatezza, lui le asciuga le lacrime dalle guance. “Chi è ‘lui’?”
 
Taena tira su col naso, guardandolo con occhi struggenti ed espressivi. “Bronn.”
 
Jaime spalanca la bocca. “Bronn?
 
Lei annuisce in modo frenetico. “È comparso qui più o meno una settimana dopo il mio arrivo. Ha detto che voleva seguire i soldi, soprattutto visto che tu non potevi più pagarlo.” Per un attimo lei sembra sentirsi in colpa. “Scusa, tesoro!”
 
Jaime scrolla le spalle. “Adesso quello non importa. Bronn è venuto qui?”
 
“Sì! E...non posso spiegarlo se non per dire che mi mancavi tantissimo, e che lui era un promemoria di tempi migliori e.. bè...”
 
“Siete finiti a letto insieme,” Jaime dice. “E poi?”
 
“E poi...ieri…sono andata a fare shopping e le mie carte di credito non funzionavano e non riuscivo a prelevare i soldi dalla banca. Sono tornata a casa e ho trovato una lettera da parte di Bronn.”
 
Jaime è sicuro che la propria faccia si sia paralizzata a causa dell’incredulità e dello stordimento che prova. “E che diceva la lettera?”
 
“Che si era divertito, ma che aveva intenzione di andare alla Baia degli Schiavisti, e quando ho controllato i miei conti bancari, era tutto sparito! Ho passato tutta la notte nel panico!” Lei gli rivolge un lento sorriso. “Il fatto che oggi sei venuto qui—è un segno degli dèi che dice che siamo destinati a stare insieme.”
 
Jaime scuote la testa in modo stordito, per poi replicare, “Oh, è senza dubbio un segno degli dèi.” Appoggia le mani sulle spalle di Taena, rivolgendole un sorriso infatuato. “Adesso tutto andrà bene, piccola.” Lancia uno sguardo a Brienne e Nymeria, ed entrambe lo stanno fissando con vari livelli di incredulità e di disgusto sui loro volti, per poi voltarsi di nuovo verso Taena. “Ascolta però, le mie amiche hanno bisogno di sapere di Jazz.”
 
Taena sembra onestamente confusa. “Jazz? La musica?”
 
“Forse la conosci come Pia,” Brienne dice speditamente. “Pia Peckledon.”
 
Taena spalanca gli occhi, ma poi scuote velocemente la testa. “Mai sentita nominare.”
 
Jaime inarca un sopracciglio, fissando Taena dritto negli occhi.
 
“No?” lui chiede dolcemente.
 
“No.”
 
Lui ghigna lentamente. “La conoscevi—o avevi sentito parlare di lei. Riesco a leggertelo in faccia.”
 
Taena arrossisce, accigliandosi. “Sembra che tu mi stia accusando di qualcosa.”
 
“Stiamo solo cercando di avere delle informazioni,” Brienne afferma in tono brusco. “Abbiamo ragione di credere che tu conoscessi Pia ‘Jazz’ Peckledon e che l’avessi ingaggiata per, ehm, distrarre Jaime mentre te ne scappavi in un posto che non avesse un accordo di estradizione con Westeros.”
 
Taena rastrella Brienne con lo sguardo, una smorfia derisoria le distorce le labbra. “Chi è questa creatura, Jaime?”
 
“E’ un’investigatrice privata che ho ingaggiato per risolvere l’omicidio di Jazz.”
 
Taena annaspa. “Omicidio?
 
Nymeria alza un sopracciglio. “Trovo difficile da credere che tu non sapessi che Jaime è stato un sospettato in un’indagine per omicidio. O cosa? Sei arrivata qui e non hai mai cercato su internet per vedere che stesse combinando Jaime?”
 
Taena assottiglia lo sguardo. “No, non l’ho fatto,” lei sbotta. “Ero troppo occupata a cercare di trovare un posto dove vivere!”
 
“D’accordo,” Brienne dice in modo secco. “Parlaci di Jazz.”
 
“L’ho già detto: non so niente di lei!”
 
Brienne sospira. “La polizia sta cercando di ottenere un mandato per avere accesso all’estratto conto e ai tabulati telefonici di Jazz. Sarà meglio per te che tu ci dica adesso qual è il tuo collegamento a quella povera ragazza, piuttosto che farlo quando avranno trovato qualcosa che la colleghi a te.”
 
Taena volta il suo sguardo furioso verso Brienne, per poi rivolgere a Jaime uno sguardo supplichevole.
 
Lui le rivolge un sorriso rassicurante. “Ricorda: ti perdonerò qualsiasi cosa, Taena. Ricorda quanto ti amo.”
 
C’è un lampo di trionfo sul viso di Taena, e poi lei replica, “Cat credeva che sarebbe stata una buona idea, tenerti distratto per un paio di giorni mentre mi preparavo a partire per Myr.”
 
Jaime si acciglia. “Cat?”
 
“Catelyn Baelish. È stata lei a mettermi in contatto con Jazz.”
 
Jaime e Brienne si fissano a vicenda in silenzio, sotto shock.
 
“Come faceva Cat a conoscere Jazz?” Nymeria chiede.
 
Taena fa spallucce. “Jazz era una Coniglietta di Baelish.”
 
“Quando hai conosciuto Catelyn?” Jaime domanda lentamente.
 
Taena scrolla le spalle con noncuranza. “Ormai è un po’ che la conosco. Tu non c’eri mai, e finivo per imbattermi in lei nei locali e nei ristoranti in città.”
 
“Ovviamente,” lui replica debolmente. “E lei sapeva quello che stavi pianificando di fare? Intendo il rubare i soldi.”
 
Taena annuisce, per poi scivolargli più vicino. “Lei mi ha aiutato a farlo, soprattutto quando si trattava di dover trasferire gli investimenti.” Lei fa scivolare le sue mani sul petto e lungo le spalle di Jaime. “Mi dispiace, tesoro. Mi sentivo sola, ed ero convinta che tu mi tradissi scopando in giro quando girovagavi per il paese facendo i tuoi concerti.”
 
Jaime poggia le mani sopra quelle di Taena, per poi guardare Brienne e Nymeria. “Qualche altra domanda?” lui chiede.
 
Brienne domanda a Taena, “Che cos’hai dato a Catelyn per averti aiutata?”
 
Taena si acciglia. “Niente. A lei piaccio. Lei credeva che io mi trovassi in una brutta situazione e voleva semplicemente aiutarmi a fuggirne.” Si volta di nuovo verso Jaime. “Ma ora riesco a vedere che si sbagliava.” Lei si alza in punta di piedi per premere un lungo bacio sulle labbra di Jaime, alzando poi lo sguardo su di lui con un sorriso. “Quando vuoi tornare a Westeros?”
 
“Domani.”
 
Taena ride. “Oh, tesoro, ormai dovresti saperlo! Avrò bisogno di molto più tempo per fare le valigie!”
 
Jaime toglie gentilmente le mani di Taena dal proprio corpo, allontanandosi da lei.
 
“Non c’è alcun bisogno che tu faccia le valigie, Taena. Non verrai con noi,” le dice. “Mai.”
 
Lei spalanca occhi e bocca. “Che cosa? Hai appena detto che mi avresti perdonata! Hai appena detto che mi ami! Hai appena detto che saresti tornato a stare con me!”
 
Jaime scrolla le spalle. “Stavo mentendo.” Lui guarda Brienne, sorridendo in modo ampio. “Sembra che quelle lezioni di recitazione siano servite a qualcosa, in fin dei conti.”
 
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Tornano in albergo in un silenzio pensieroso, ma Jaime nota, con sommo divertimento e con speranza, che Brienne gli spara degli sguardi assassini per tutto il tragitto fino all’ hotel. Una volta tornati nella suite nell’attico, discutono brevemente di ciò che hanno scoperto, e dopo Brienne va nella sua camera da letto per telefonare a Morgan e Karl, per metterli a lavorare sulle ultime piste.
 
Una volta soli, Nymeria guarda Jaime e chiede, “Che ne dici se andassimo al bar a farci un paio di drink?”
 
Jaime inarca un sopracciglio mentre osserva il luccichio d’avvertimento negli occhi di Nym.
 
“Certo,” lui risponde, domandandosi in che merda di guaio si sia cacciato adesso.
 
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Sono al loro terzo shot di Fuoco di Myr, un liquore che sa di paradiso e che ti prende a calci come un uro, quando Jaime chiede, “Come vi siete conosciute tu e Brienne?”
 
Nym sghignazza. “Ti ci è voluto più di quanto pensassi per menzionare Brienne.”
 
Jaime ghigna e scrolla le spalle. “Lei è stata una parte piuttosto importante della mia vita per questi ultimi mesi...e ho dei lividi che lo provano!”
 
Nym ridacchia. “E’ molto persuasiva quando vuole esserlo,” lei dice con affetto. Si volta per guardarlo. “Hai fatto un ottimo lavoro con Taena oggi. L’hai presa in giro magistralmente.”
 
Jaime fa spallucce. “E’ più che giusto. Lei mi ha preso in giro magistralmente per tutto il tempo che siamo stati insieme, credo.” Lui scuote la testa. “Dopo un po' è difficile sapere cos’è vero e cosa no.”
 
Nym annuisce, sporgendosi in avanti, gli occhi scuri di lei fissano intensamente i suoi. “Brienne è vera al cento percento, amico mio, e la proteggerò ad ogni costo.”
 
Lui inarca un sopracciglio. “Facendo orge a casa mia?”
 
“Hey, lei non c’era, io stavo lavorando a un caso, e la festa mi era sfuggita di mano. Avevamo ottenuto le foto di cui il cliente aveva bisogno ed è questo ciò che conta. Per non parlare del fatto che ti avevamo salvato il culo dal venir arrestato per omicidio.”
 
“Lo ricordo.”
 
“Bene. Voglio che ti ricorda anche questo: se farai qualcosa—qualsiasi cosa—per ferire deliberatamente Brienne, ti sfonderò di botte così forte che non ti riprenderai per sei mesi.” Lei sorride in modo dolce. “Siamo d’accordo?”
 
Jaime sbatte le palpebre come un gufo, per poi scrollare le spalle. “Siamo d’accordo.”
 
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“Dovremmo andare alla Baia degli Schiavisti?” Brienne chiede quando fanno colazione, la mattina dopo.
 
I suoi due compagni la fissano con degli occhi iniettati di sangue, e Jaime replica, “Ho in programma di restare qui e di pregare di morire. Non mi importa di cosa decidiate voi due.”
 
Nymeria si limita semplicemente ad abbassare la testa sul tavolo, grugnendo sommessamente.
 
“Bè, dobbiamo ancora parlare con Bronn,” Brienne dice bruscamente. “Forse dovrei andarci da sola.”
 
“Considerando che non sappiamo se Bronn sia addirittura ancora nelle vicinanze della Baia degli Schiavisti, quello potrebbe solo essere una perdita di tempo,” Jaime ribatte, e lei si domanda se lui stia parlando in modo così attento perché vuole essere cauto o perché sta tentando di pensare nonostante i suoi giganteschi postumi post-sbronza.
 
Brienne si acciglia. “Bè, dobbiamo ancora escluderlo dalla lista dei sospettati, e tu non vuoi riavere i tuoi soldi?”
 
“Voglio escluderlo dai sospettati anch’io, ma voglio anche tornare ad Approdo del Re per parlare con Lady Stoneheart. Taena probabilmente le ha già detto che siamo venuti qui. Continuo a non credere che lei abbia ucciso Jazz, ma proprio come con Bronn, abbiamo bisogno prima di escludere l’ipotesi.”
 
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Alla fine, tornano tutti a Westeros e mandano Morgan e Karl a scovare la posizione di Bronn—o almeno a scoprire con quale nome sta viaggiando. In cambio, i due detective danno a Brienne delle copie dell’estratto conto e dei tabulati telefonici di Jazz.
 
“Perché non ci avevate detto che Jazz era una Coniglietta di Baelish?” Brienne chiede. “Nelle annotazioni che mi avete dato non viene mai menzionato. E come ha fatto un’informazione del genere a non raggiungere i media?”
 
Karl scrolla le spalle. “La sua famiglia ci ha chiesto di essere il più discreti possibile. Inoltre, in base ai dati del caso che conoscevamo ai tempi, non era rilevante.”
 
“In altre parole, avevate i paraocchi.”
 
Il sorriso di Karl è sottile. “Andavamo dove ci portavano le prove. Non c’era motivo di credere che il suo lavoro come Coniglietta di Baelish avesse una qualche connessione con la sua morte.”
 
Morgan aggiunge, “E per quanto riguarda il come abbia fatto quella info a non raggiungere i media, bè...” Lui fa spallucce. “Erano più concentrati sul fatto che Il Jaime Lannister fosse un sospettato in un’indagine per omicidio più che sulla vittima. Insomma, la storia è velocemente sparita dalla scena pubblica una volta che Jaime è stato pubblicamente escluso come sospettato.”
 
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Quella notte, il viso di Jaime è cupo quando Brienne racconta a lui e agli altri quello che le due Cappe Dorate le hanno detto.
 
“Non è giusto,” Jaime mormora.
 
“Lo so,” Brienne replica.
 
Jaime aggrotta la fronte, tamburellando con le dita sul bracciolo del divano.
 
“Forse hai bisogno di renderlo pubblico,” Addam dice.
 
“Renderlo pubblico?” Brienne domanda con un cipiglio. “Cosa?”
 
Jaime risponde rapidamente, “Il fatto che ti ho ingaggiata per indagare sul crimine. Non credo che sia una buona idea.” Le rivolge un sorriso sottile. “Inoltre, non abbiamo tempo per parlarne ora. Adesso dobbiamo andare a parlare con una certa lady.”
 
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Ogni tavolo da Lady Stoneheart è pieno, e Jaime vede Beric Dondarrion seduto allo stesso tavolo che aveva usato l’ultima volta che Jaime e Brienne erano qui. E nel mezzo della sala, nel posto d’onore e con una visuale chiara di tutti i tavoli, ci sono Lady Stoneheart e Petyr Baelish.
 
La caposala si piazza di fronte a loro con un sorriso professionale. “Mi dispiace, non facciamo entrare nessuno senza una prenotazione.”
 
Il sorriso di Jaime è professionale allo stesso modo. “Oh, non rimarremo a lungo,” lui replica, oltrepassando gentilmente la giovane donna e guidando Brienne verso il tavolo al centro.
 
Gli occhi blu di Catelyn Baelish sono come frammenti di vetro, mentre loro si fermano lì davanti.
 
Petyr dice, “Che sorpresa, Lannister.”
 
Jaime inarca un sopracciglio. “Forse per te.” Si volta verso Catelyn. “Immagino che Taena ti abbia chiamato per avvertirti che saremmo venuti a parlare con te.”
 
“Taena è una ragazza splendida,” Catelyn ribatte. “Non te la meritavi.”
 
“Quindi, siccome non la meritavo, le hai attivamente avvelenato la mente per metterla contro di me?”
 
“Non ci era voluto molto. Taena era già sospettosa.”
 
“E Jazz?”
 
Catelyn si acciglia. “Jazz?”
 
“Jazz Peckledon.” Brienne dice, con gli occhi che penetrano in quelli di Petyr Baelish. “Una delle tue Conigliette.”
 
Petyr fa spallucce. “Ci sono centinaia di Conigliette di Baelish. Credi onestamente che io me ne ricordi ognuna? Inoltre, dopo un po', si somigliano tutte.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Ovviamente,” lei commenta in modo secco. “Ma non hai nemmeno riconosciuto il nome dopo che la ragazza era stata uccisa?”
 
“Certo che l’ho riconosciuto. L’ho subito detto alla polizia che lei era una delle mie Conigliette. Solo che non sono sicuro del perché sia rilevante.”
 
Jaime non ha tolto gli occhi di dosso a Lady Stoneheart. “È rilevante perché tu, Catelyn, avevi ingaggiato quella ragazza per incontrarmi a Lancia del Sole, e per tenermi ‘distratto’ mentre Taena se ne scappava con tutti i miei soldi.”
 
Catelyn sbuffa dal naso. “Non essere ridicolo. Perché avrei dovuto farlo?”
 
“Perché mi incolpi di qualcosa di cui non ho mai avuto la colpa. Non ho causato io il crollo psicologico di Lysa.”
 
“Sei un fottuto bastardo bugiardo,” lei sibila. “Lei ti amava!”
 
“Lei mi conosceva a malapena! Avevamo scopato per due settimane ed era finita lì! Questo bisogno ossessivo che hai di dover dare la colpa a qualcun altro per quella tragedia ricade su di te, e solo su di te! Soltanto che, questa volta, una ragazza innocente ha dovuto pagare il prezzo più caro! L’hai uccisa tu, non è vero?”
 
“Sei pazzo!”
 
Petyr balza in piedi. “Ma è assurdo!”
 
Beric Dondarrion e Edric Dayne si affrettano ad avvicinarsi, e Jaime è ben consapevole che chiunque nel ristorante adesso li sta osservando avidamente.
 
Brienne gli poggia una mano rassicurante sull’avambraccio. “Non puoi andare in giro a lanciare delle accuse, Jaime. Non ci sono prove che Lady Stoneheart abbia mai incontrato Pia Peckledon.”
 
Jaime la incenerisce con lo sguardo. “Da che parte stai?”
 
“Da quella di Jazz,” Brienne replica senza indugio, e Jaime si sgonfia.
 
“Hai ragione,” lui dice, voltandosi di nuovo verso le quattro persone che lo stanno guardando male. Prende un profondo respiro. “Mi dispiace.”
 
L’espressione di Lady Stoneheart diventa trionfante. “Taena ha ragione; è vero che non hai le palle.”
 
Jaime inarca un sopracciglio. “Perché ne so abbastanza da non accusare qualcuno di un crimine senza avere prove? Vorrei soltanto che tu fossi abbastanza intelligente da fare lo stesso.”
 
“Piantala,” Brienne sbotta. “Lascia che parli io.” Lei si volta di nuovo verso la loro platea, dicendo, “Per favore. Potrei sedermi?” Si guarda intorno per il ristorante. “Penso che abbiamo dato spettacolo a sufficienza, non è vero?”
 
Lady Stoneheart la osserva in modo pensieroso, per poi rispondere, “Tu puoi accomodarti. Lui può andarsene.”
 
Jaime la guarda male, ma prima che lui possa parlare, Brienne dice, “Va bene.” Si gira verso di lui. “Va’ ad aspettarmi in macchina. Per favore.”
 
“Brienne—”
 
“Me ne occupo io. Vai e basta!”
 
Lui brontola, ma poi alza le mani in segno di resa quando Edric Dayne fa un passo minaccioso verso di loro.
 
“Va bene. Me ne vado. Ma avrai solo mezz’ora di tempo, dopo rientrerò per venirti a prendere.”
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Vai.”
 
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Brienne prende posto al tavolo di Lady Stoneheart mentre tutti quanti sono distratti nel guardare Jaime uscire dal ristorante in modo arrabbiato, con Beric Dondarrion e Edric Dayne che lo seguono. Avvicina la sedia al tavolo, per poi strofinare i palmi delle mani sui pantaloni, voltandosi a guardare l’uscita di Jaime dal ristorante. La sua paura finalmente si affievolisce quando non vede né Beric né Edric uscire per davvero dal ristorante.
 
Si volta nuovamente verso i proprietari del posto, riluttanti, rivolgendo loro un sorriso di scuse.
 
“Mi dispiace. Lui è un po’...arrabbiato.”
 
Lady Stoneheart alza gli occhi al cielo. “Dovrei forse dispiacermi per lui?”
 
“No. Ma spero che ti dispiaccia per Jazz Peckledon.” Beric e Edric si uniscono a loro, e Brienne toglie le mani da sotto al tavolo, piegandole di fronte a sé mentre si sporge verso Lady Stoneheart. “Sappiamo che hai aiutato Taena Merryweather a rubare i soldi di Jaime,” lei afferma.
 
“Se lo dici tu.”
 
“Non lo dico io; lo dice Taena. Oh, non ho alcun dubbio che sia stata un’idea di Taena e che tu abbia solo colto al volo l’opportunità di farla pagare a Jaime. A nessuno di noi importa più di quello, ormai. Tuttavia, Taena ti aveva anche chiesto di aiutarla ad organizzare un modo per distrarre Jaime mentre lei fuggiva via.”
 
“E allora?”
 
“E allora—sei stata tu a suggerire Jazz. In realtà, sei stata tu a mettere in contatto le due. I tabulati telefonici lo provano.”
 
Lady Stoneheart assottiglia lo sguardo. “Ripeto: e allora?”
 
“E allora, la ragazza è finita ammazzata dopo che Jaime l’ha riportata ad Approdo del Re.”
 
“Un fatto davvero spiacevole, ma non ho idea di cosa abbia a che fare con me.”
 
“Il fatto che non ti sei mai fatta avanti con la polizia per rivelare la tua parte nell’incontro di Jazz con Jaime è già sospetto di per sé. C’è anche il fatto che Jazz molto probabilmente aveva drogato Jaime per assicurarsi che lui sarebbe stato fuori dai giochi per un po'. Visto che non c’era modo di sapere quando o se Jaime avrebbe scoperto le attività di Taena, ciò significa che Jazz era stata mandata a Lancia del Sole con le istruzioni di drogarlo e nasconderlo da qualche parte. Quello è un rapimento. Sfortunatamente, Jaime è anche severamente allergico ai narcotici. E se la persona che aveva dato quegli ordini a Jazz sapeva dell’allergia di Jaime, allora quello è tentato omicidio.”
 
Gli occhi di Lady Stoneheart sono freddi e irremovibili. “Non so di cosa stai parlando.”
 
“Tanto per farmi due risate,” Petyr dice, “quale sarebbe la tua teoria? Perché sei qui?”
 
Brienne gli lancia un’occhiata, per poi osservare gli altri uomini dallo sguardo glaciale, prima di far tornare la sua attenzione su Lady Stoneheart. Lei piega la testa di lato, mentre si chiede se ci sia un qualche sentimento umano dietro la facciata di ghiaccio della donna.
 
Brienne dice, “Credo che tu abbia aspettato un’opportunità di distruggere Jaime Lannister per gli ultimi dieci anni. Gli dai la colpa per la tragica vita di tua sorella. Poi Taena era entrata nella tua orbita. Lei era scontenta in modo evidente e facilmente manipolabile, e tu avevi subito colto l’occasione di ottenere la tua vendetta. Avevi convinto Taena che Jaime stesse per rompere con lei, lasciandola senza un soldo, e l’avevi aiutata a rubare i soldi di Jaime e a nasconderli in una banca a Myr. Poi avevi suggerito di usare Jazz per togliervi dai piedi Jaime mentre Taena scappava a Myr. Solo che tu avevi anche mandato Jazz a Lancia del Sole con un qualche tipo di droga, e sospetto che tu sapessi dell’allergia di Jaime. Credo che tu volessi che Jazz non solo lo rapisse, ma che lo uccidesse anche. Quando Jaime l’ha riportata a casa quella notte, Jazz ti ha chiamato per andarla a prendere; i tabulati telefonici dovrebbero provarlo. L’hai portata a casa e l’hai strangolata, forse perché aveva fallito nella sua missione, o forse perché ti eri resa conto che lei sapeva troppo e avrebbe potuto implicarti in tutta quella faccenda, soprattutto se Jaime avesse mai iniziato a ricordare quello che era successo davvero.”
 
C’è un cupo silenzio quando Brienne finisce di parlare. Lei fissa in modo calmo Lady Stoneheart, e dopo la donna inizia a ridere. Alla sua risata si uniscono quelle degli altri tre uomini al tavolo.
 
“Sei una sciocca,” Lady Stoneheart ribatte. “Ho fatto come mi hai chiesto e ti sono stata ad ascoltare. Adesso vattene.”
 
Brienne abbassa la testa, spingendosi via dal tavolo con imbarazzo. Si gira per andarsene, ma Lady Stoneheart chiama il suo nome.
 
Brienne si volta verso di lei, rivolgendole uno sguardo interrogativo.
 
“Spero che tu ti renda conto che ti distruggerò la carriera, grazie a queste ridicole accuse.” Il sorriso di Lady Stoneheart è crudele. “Spero che penserai che ne sia valsa la pena quando ti farò finire a vivere per strada.”
 
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Brienne chiude la portiera della limousine con un sospiro di sollievo e, con un sorriso riconoscente, prede il bicchiere di vino che Jaime le porge.
 
“Ha chiamato Morgan,” Jaime dice. “La cimice lavora in modo perfetto. Riescono a sentire tutto.”
 
Brienne alza il proprio bicchiere facendolo tintinnare contro quello di Jaime in un brindisi. “Speriamo che siano dei chiacchieroni.”
 
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Lo sono.
 
Due giorni dopo, guardano in televisione Lady Stoneheart venire portata via in manette, dovendo affrontare orde di flash e di giornalisti che le urlano contro le loro domande.
 
“Pensi davvero che lei stessa abbia strangolato quella ragazza?” Tyrion chiede.
 
Brienne fa una smorfia. “Non mi sorprenderebbe affatto. Sarebbe stato un gioco da ragazzi drogare il cibo di Jazz per poi strangolarla una volta che era incapacitata.”
 
Nymeria scuote la testa. “E’ una cosa così...crudele.”
 
“Ho guardato dritto negli occhi di quella donna,” Brienne replica sommessamente. “Penso che sia morta dentro.”
 
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Restano intrappolati in un altro uragano mediatico dopo l’arresto di Lady Stoneheart, anche se Jaime insiste sul fatto che devono fare del loro meglio per vivere nel modo più normale possibile.
 
Con riluttanza, la aiuta coi suoi casi quando lei lo corrompe abbastanza bene coi dolci, e una sera, mentre stanno cenando tutti insieme, lui la invita a partecipare a un’anteprima cinematografica da tappeto rosso.
 
“Perché io?” lei chiede con un cipiglio.
 
“Perché anche se sono molto affezionato alla protagonista femminile di questo film, credo che sarà una noia mortale. So che posso contare su di te sul darmi delle gomitate per svegliarmi se dovessi iniziare a russare.”
 
“Non puoi contare su Tyrion per quello?”
 
“Oh, certo, ma prima di svegliarmi, mi farebbe dei video e li posterebbe sul web.”
 
“Sì, lo farei,” Tyrion replica, annuendo. Si appoggia allo schienale della sua sedia, massaggiandosi lo stomaco. “Non so se sia a causa del cibo che tu e Nan cucinate, o se sia per via del fatto che Jaime si sta comportando relativamente bene, ma è da giorni che non prendo degli antiacidi.”
 
Jaime rivolge a suo fratello un maligno sorriso da presa in giro. “E’ un buon momento per far sapere a te e ad Addam che Nymeria ed io abbiamo scatenato una rissa da bar a Myr? Proprio oggi ho ricevuto il conto dei danni da ripagare.”
 
“Oh dèi,” Tyrion sospira, abbassando la testa sul tavolo.
 
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Brienne si prepara nervosamente per la prima del film. È la prima volta che svelerà il nuovo look che Senelle ha creato per lei. Entrando nella stanza di Nymeria, le chiede, “Che ne pensi?”
 
Nymeria fischietta, in modo basso e lungo. “Quasi mi dispiace che ti voglio bene come a una sorella, Brienne. Sei stupenda! Ed estremamente scopabile.”
 
Brienne arrossisce, anche se alza gli occhi al cielo con dell’esasperazione piena d’affetto. Dà un’altra occhiata all’immagine nello specchio: il vestito color pesca pallida le aderisce addosso, rivelando nuove curve create da un magico reggiseno nuovo. La gonna ha uno spacco a metà coscia, che le espone la gamba destra con ogni passo, e lei appare imponente in un paio di tacchi delicati di otto centimetri.
 
Si morde il labbro inferiore in modo nervoso. “Bè, potrei sempre indossare delle scarpe basse se Jaime non dovesse apprezzare l’essere così tanto più basso,” lei borbotta.
 
Nymeria sghignazza leggermente. “Andiamo a vedere lui cosa dice.”
 
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Jaime è in piedi al bar del salotto, alto e bellissimo con addosso uno smoking nero. Lui si volta per guardarla entrare nella stanza, e Brienne viene ripagata col vedere Jaime spalancare gli occhi, occhi che diventano così infuocati da bruciarle quasi la carne, mentre lui assorbe appieno la trasformazione di Brienne.
 
Lui sorride lentamente. “Te l’ho detto che hai delle buone linee.”
 
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Quando il clamore mediatico passa velocemente al prossimo grande scandalo, Jaime decide che è giunto il momento per spingere gentilmente—o non così gentilmente—i limiti del suo rapporto con Brienne. Anche se sono stati fuori regolarmente dall’arresto di Lady Stoneheart, tranne che per la prima del film, sono usciti insieme solo per via di un qualche caso.
 
Jaime è contento che Brienne stia iniziando ad essere più a suo agio nell’usare le tecniche che le ha insegnato Senelle, e lei ha un aspetto splendido quando lo fa, ma lui la preferisce in questo modo, lui pensa mentre le porge un caffè e si accomoda sul divano davanti a quello dove lei è seduta. Lei sta indossando dei jeans sciatti e una maglietta, tenendo i piedi nudi piegati e nascosti sotto di sé. Ha un aspetto fresco, senza trucco, i suoi occhi grandi sono più belli che mai, e lei sembra fin troppo onesta per essere una che lavora come investigatrice privata.
 
“Sto lavorando sul mio primo nuovo album e tour dagli ultimi cinque anni,” lui dice, continuando la conversazione che hanno iniziato a cena. “Non so se sono emozionato o terrorizzato.”
 
“Perché terrorizzato?”
 
“Dopo un po’, nessuno vuole ascoltare del materiale nuovo. Vogliono solo i ricordi.”
 
“E se dovesse fallire?” lei domanda.
 
Lui scrolla le spalle. “Fallisce. E se le mie muse ispiratrici lo permetteranno, ci proverò di nuovo.” Le rivolge un mezzo sorriso. “Ho sentito che il film sta venendo fuori veramente bene.”
 
“È grandioso! Quando sarà rilasciato?”
 
“Più o meno tra due mesi.”
 
Lei spalanca la bocca. “Così presto?”
 
“Bè, non è un film dal grande budget. Credo che la colonna sonora sia semplicemente Pod che canticchia delle melodie. Ad ogni modo, mi ha chiamato per dire che è riuscito ad organizzare una distribuzione limitata nei cinema—circa un centinaio di sale o giù di lì—e poi finirà dritto in dvd. Una delle sale è qui, se ti piacerebbe andarci.”
 
Brienne sorride in modo ampio. “Certo che mi piacerebbe andarci!”
 
“Bene. Non credo che sarei in grado di guardare me stesso sul grande schermo senza avere del supporto morale. E dell’alcol.”
 
Lei alza gli occhi al cielo, ridacchiando.
 
Adesso o mai più, Jaime decide, sporgendosi in avanti, col suo famoso sogghigno fermamente al suo posto.
 
“Ascolta, Brienne…che ne dici se andassimo a cena domani sera?” lui propone. “C’è questo nuovo ristorante che ha appena aperto nella Approdo del Re antica. Cucina nordica.”
 
Lei gli rivolge uno sguardo perplesso. “Cena?” Si acciglia. “Non abbiamo un caso.”
 
“Ti sto chiedendo di uscire fuori a cena,” lui dice lentamente, come se stesse parlando a un bambino particolarmente testardo. “Questo non ha nulla a che fare con un caso.”
 
Lei assottiglia lo sguardo. “Se non c’è nessun caso, perché vuoi uscire fuori a cena?”
 
Il suo sogghigno si allarga in un ampio sorriso. “E’ un appuntamento, Brienne! Ti sto chiedendo di uscire con me per un appuntamento! Hai presente—cena. Ballare insieme. Pomiciare nel retro della limousine mentre torniamo a casa—”
 
Brienne arrossisce, scattando in piedi. “Smettila di prendermi in giro,” lei sbotta. “Credevo che fossimo amici!” Lei si volta, uscendo a passo arrabbiato dalla stanza.
 
Jaime fa una smorfia quando la porta sbatte dietro l’ampia schiena di Brienne, per poi appoggiarsi allo schienale del divano con un sospiro.
 
Questo sarà più difficile di quanto pensasse.
 
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Lui chiede un favore e, un paio di giorni più tardi, Brienne è nel retro della sua limousine, con addosso un piccolo vestitino nero che lascia esposte le sue gambe kilometriche fino a metà coscia. Lo diverte e lo eccita in egual modo vederla tentare di abbassare la gonna inutilmente.
 
Questo vestito, Jaime?” lei si lamenta. “Seriamente? Come farò ad uscire dalla limousine senza sbatterla in faccia al mondo intero?”
 
Lui si raddrizza di colpo. “Sei senza mutandine, Brienne?” lui domanda in modo speranzoso.
 
Brienne arrossisce, trafiggendolo con lo sguardo. “Certo che no, idiota!” lei ringhia, e lui le rivolge un broncio che gli fa guadagnare uno schiaffo sulla spalla. “Idiota,” lei grugnisce, ma c’è un sorriso riluttante che le tira gli angoli della bocca.
 
“Posso chiedere a Lewys di fermarsi in un posto discreto,” lui dice, “e sarò lieto di guardarti far pratica nell’uscire dalla limousine, e ti farò sapere se la stai sbattendo in faccia a qualcuno.”
 
“Per favore non costringermi a prenderti a pugni,” lei sospira. “Abbiamo bisogno che il tuo bellissimo viso sia riconoscibile quando arriveremo al ristorante.”
 
Lui sorride in modo ampio, sporgendosi in avanti. “Pensi che io sia bellissimo?” le sussurra nell’orecchio con fare dolce.
 
Il rossore di Brienne si intensifica, e poi lei lo guarda, quegli stupendi occhi blu si assottigliano con dell’improvviso sospetto.
 
“Ma che ti prende?” lei ringhia. “Siamo nel mezzo di un appostamento, ricordi?”
 
“Lo ricordo,” lui ribatte, “ma quello non vuol dire che non possiamo divertirci, vero?”
 
Gli occhi di Brienne si assottigliano ancora di più. “L’importante è non dimenticarci che stiamo lavorando, Jaime.”
 
Lui lascia che i suoi occhi viaggino dal viso di Brienne fino al suo lungo petto tonico e poi giù verso le sue gambe ancora più lunghe e ancora più toniche, per poi tornare di nuovo al suo viso.
 
“Non lo dimenticherò,” lui replica, sogghignando verso il viso in fiamme di Brienne, e crede di riuscire a sentirla digrignare i denti. Lewys ferma la macchina delicatamente. “Siamo arrivati,” lui dice e, proprio come aveva programmato, la macchina viene circondata da un’orda di varysazzi, che scattano foto come se le loro vite dipendano da quello. Chi lo sa, lui pensa mentre scivola fuori dall’auto per poi posizionarsi in modo da permettere a Brienne di uscirne con un minimo di decoro, forse le loro vite dipendono davvero da quello.
 
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Nel corso delle settimane successive, Jaime usa ogni possibile idea ingegnosa che gli frulli nella testa per convincere Brienne ad uscire con lui quando non stanno lavorando insieme a un caso. Affiancando a ciò delle serate intime a casa, quando riesce a baccarla da sola senza Nym, o Nan, o Tyrion, o Addam intorno, lui pensa di stare finalmente facendo dei progressi.
 
Le occhiatacce di Brienne non sono più così sospettose quando la invita ad uscire anche senza avere un caso. Ovviamente, lui continua ad essere il suo complice quando lei ha un caso e ha bisogno di qualcuno che la aiuti ad entrare in un qualche posto o di qualcuno che le guardi le spalle, e se quello che lei gli offre per corromperlo è abbastanza cioccolatoso.
 
Poi, un paio di giorni prima dell’uscita del suo film, Jaime invita Brienne fuori a cena, chiedendole di indossare il suo piccolo vestitino nero preferito, che mettono in mostra le gambe senza fine di Brienne.
 
Lei si acciglia. “Qual è l’occasione?” lei domanda.
 
“Oltre al fatto che abbiamo la casa tutta per noi per un paio di giorni?”
 
Ed è così: Nan è andata a Nord per visitare dei parenti, mentre Nymeria è andata a Braavos per seguire una nuova pista sul nascondiglio di Bronn. Jaime un po’ si domanda se Nym ritornerà o se farà a Bronn ciò che Bronn ha fatto a Taena. Quel pensiero lo diverte più di quanto probabilmente dovrebbe.
 
“Sì,” Brienne risponde, riportandolo al presente, “oltre al fatto che abbiamo la casa tutta per noi.”
 
“C’è da festeggiare,” lui spiega. “Oggi abbiamo finito l’ultima traccia del mio nuovo album.”
 
Il viso di Brienne si illumina con un ampio sorriso. “Ma è meraviglioso!”
 
“Oltretutto il film uscirà dopodomani. Questa potrebbe essere l’ultima volta che potrò mostrare la mia faccia in pubblico.”
 
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Brienne si domanda perché continua a torturarsi così. Lei è un’idiota, Brienne pensa mentre finiscono con calma i loro caffè post-cena, decidendo infine che è ora di tornare a casa. Le mani di Jaime sono calde mentre le stendono il suo scialle sulle spalle, e lei prova a non tremare al suo tocco.
 
Lei è una dannata idiota. Fin da quando lui l’aveva presa in giro—crudelmente presa in giro—sull’uscire insieme per un appuntamento, lei stava morendo di una morte lenta causata da migliaia di tagli. Non aiuta il fatto che Jaime sia un cascamorto che flirta compulsivamente, ma certe volte...certe volte lei si chiede se ci sia qualcosa di più dietro le sue prese in giro.
 
Sempre più spesso, lei ha iniziato a domandarsi cosa farebbe Jaime se lei dovesse prendere sul serio uno dei suoi commenti stuzzicanti. Il più delle volte lei sa che lui si limiterebbe a correre via il più velocemente possibile dalla vita di Brienne, ma certe volte...certe volte...certe volte quello che si immagina le fa ardere il corpo e la fa struggere dal desiderio. Brienne vibra un po’ dal desiderio anche solo a pensarlo.
 
Lei allontana velocemente quei pensieri mentre salgono sulla limousine. Jaime dice a Lewys di riportarli a casa, alzando poi la parete per la privacy tra loro e il loro autista.
 
Jaime si volta per osservarla, inarcando un sopracciglio mentre la guarda. Lei si chiede se lui riesca a leggerle sul viso i suoi pensieri, e Brienne arrossisce.
 
“La cena è stata deliziosa,” lei sbotta. “Grazie.”
 
“Sono contento che ti sia piaciuta,” lui replica allegramente, e a lei manca il fiato quando lui le si avvicina leggermente. Lei sente che stasera il suo autocontrollo è appeso a un filo sottile che sta diventando ancora più sottile. Il fatto che non c’è nessun altro in casa non ha per niente aiutato durante gli scorsi giorni, e Jaime sembra provare piacere nel passeggiare per casa con addosso jeans aderenti e magliette che si avvinghiano al suo petto ben definito, e dèi
 
“Ti ho detto che questa era un’uscita fuori per festeggiare l’ultimazione del mio nuovo album, che verrà rilasciato sotto la mia propria etichetta discografica,” Jaime dice, strappandola via dai suoi pensieri.
 
Lei aggrotta la fronte. “Sì?”
 
“Bè…non ti ho detto proprio tutto.”
 
Brienne sente un’improvvisa fitta d’ansia, e spalanca gli occhi.
 
“Oh?”
 
“L’album è intitolato Pretty Pia, e il cento percento dei profitti andrà alla Fondazione Jeyne Poole, in nome di Pia ‘Jazz’ Peckledon. La Fondazione è un’organizzazione attivista la cui missione è di invocare giustizia per quelle vittime del crimine che non vengono considerate o che vengono trascurate dal sistema giudiziario  e dai media. La giustizia dovrebbe essere per tutti, giusto? Non è quello a cui dovremmo aspirare? Auspicabilmente, l’album venderà abbastanza da fare in modo di mantenerli operativi ancora per qualche anno.”
 
Lui le rivolge un ampio sorriso dopo aver finito di parlare, ma sotto la facciata compiaciuta di Jaime, Brienne vede uno sguardo piuttosto ansioso nei suoi occhi, e si rende conto che Jaime sta sperando nella sua approvazione. C’è un qualcosa di assurdamente attraente e di stranamente dolce in tutto ciò, e il fatto che lui desideri l’approvazione di Brienne fa in modo che qualcosa scatti dentro di lei, e all’improvviso a lei non importa se farà la figura dell’idiota—
 
—lei gli si lancia addosso.
 
Lui non se lo aspettava, e ricade all’indietro sotto il peso di Brienne, sbattendo la testa contro la portiera della limousine. Il movimento improvviso li fa ruzzolare dai loro sedili, facendoli finire raggomitolati per terra.
 
“Oh, dèi,” lei dice, mentre si stende goffamente sopra di lui. “Oh dèi,” lei dice di nuovo, quando lui fa una smorfia toccandosi il retro della testa.
 
“Oh, dèi,” lei dice per una terza volta e, se non stesse morendo per l’imbarazzo, scoppierebbe letteralmente a piangere perché dannati dèi, non è nemmeno riuscita ad ottenere un singolo buon bacio da quella figuraccia.
 
Brienne inizia ad allontanarsi, per tornare nel suo sedile, pensando alla svelta che gli dirà che la macchina ha sbandato e lei è semplicemente...caduta…sulle labbra di Jaime...e dèi, lei spera di riuscire a trovare un buco in cui strisciare per non uscirne mai più—
 
—e le braccia di Jaime si stringono intorno a lei, e sembra che una delle mani di Jaime le stia fermamente afferrando il sedere, tenendola ferma contro di lui.
 
“Stavi provando a baciarmi?” lui chiede, e lei arrossisce così intensamente che sa che il proprio viso starà brillando nella penombra della limousine mentre oltrepassano le luci stradali. Brienne si morde il labbro e distoglie lo sguardo, mentre annuisce velocemente.
 
La mano di Jaime si stringe sul sedere di Brienne, mentre la sua altra mano si appoggia sulla nuca di lei per spingerla in basso verso di sé, e dopo lui la bacia e, questa volta, non ci sono dubbi.
 
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Le calze di Brienne sono a brandelli, le mutandine le sono state gettate via, e le dita di Jaime stanno facendo...cose...cose fantastiche, meravigliose…alla carne sensibile in mezzo alle sue gambe che le stanno facendo vedere delle scintille dietro le sue palpebre chiuse, quando all’improvviso Jaime si ferma, rialzando la bocca dal collo di Brienne, e guardandosi intorno, sbattendo degli occhi confusi.
 
Lei si acciglia, mentre muove i fianchi contro la mano di Jaime, tentando di convincerlo a tornare a fare quello che stava facendo.
 
“Credo che la macchina si sia fermata,” Jaime dice, anche se la premia facendo scivolare il pollice contro il bocciolo sensibile nascosto tra le gambe di Brienne.
 
Lei richiude gli occhi di colpo a quella sensazione, un basso gemito le fuoriesce dalla gola mentre si muove di nuovo contro di lui—ma poi lei capisce le parole di Jaime.
 
Brienne riapre gli occhi. “Si è fermata?”
 
Lui annuisce, guardandola con un ghigno sofferente ma compiaciuto.
 
Jaime fa scivolare ancora il suo pollice contro di lei, chiedendo, “Qui? O in casa?”
 
Le ci vuole un momento per comprendere cosa le stia chiedendo. È tentata di rispondergli di farlo qui, nella limousine, ma il fatto che ci sia qualcuno dall’altra parte del divisorio, che molto probabilmente sa esattamente cosa stanno facendo qui dietro, è ciò che la fa decidere.
 
“In casa,” lei risponde con voce stridula, per poi piagnucolare—letteralmente piagnucolare—quando Jaime rimuove lentamente e in modo riluttante le sue mani dal corpo di Brienne.
 
“Dèi,” lui grugnisce, “Continua a pensarla così.”
 
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Si affrettano a trovare i pezzi dei vestiti che si sono strappati di dosso a vicenda, e solo allora Brienne si rende conto che la camicia di Jaime non ha più i bottoni. Le calze e le mutandine di Brienne sono irreparabilmente rovinate, e lei avvolge nel suo scialle i resti di quello che riesce a trovare. Jaime si mette addosso la propria giacca, lei infila di nuovo i piedi nelle sue décolleté, e lui le rivolge uno sguardo ardente con occhi oscurati dalla lussuria.
 
“E’ meglio che tu abbia le chiavi pronte,” lui ringhia, “oppure finirò per scoparti davanti alla porta.”
 
Per un attimo, Brienne considera seriamente quell’idea, per poi cercare le proprie chiavi.
 
“Forse la prossima volta,” lei ribatte, per poi fiondarsi fuori dall’auto.
 
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Lasciano una scia di vestiti—o di pezzi di vestiti—dalla porta d’ingresso e su per le scale fino alla camera da letto di Brienne, dove ricadono, nudi, sul suo letto.
 
C’è una pausa momentanea quando hanno la realizzazione inorridita che hanno lasciato qualsiasi preservativo stessero portando con loro da qualche parte lungo il tragitto verso la camera da letto.
 
Brienne alza lo sguardo su di lui, ansimando, chiedendosi seriamente se sopravvivrebbero al tempo che impiegherebbero a trovare di nuovo i pantaloni di Jaime.
 
“Nym probabilmente ne ha qualcuno,” lei dice.
 
“Vuoi davvero correre il rischio di mettere le mani nei suoi comodini?”
 
Condividono un altro sguardo inorridito, e poi Jaime dice, “Dovrei averne alcuni nella mia camera da letto.”
 
“Ma è così lontano!”
 
“Sei porte,” lui ribatte. “Credi di riuscire a farcela?”
 
“Dèi, spero di sì,” lei risponde.
 
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Sopravvivono al viaggio verso la camera da letto di Jaime—ma è stata dura.
 
Lui trova una scatola di preservativi con un grido trionfante, e Brienne dice, “Grazie agli dèi,” e lo spinge sul letto.
 
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Più tardi, col suo corpo esausto e appagato, Brienne guarda Jaime dormire e riflette sul fatto che non ha mai avuto un orgasmo così facilmente in passato—e non ha mai avuto un orgasmo così potente prima d’ora—e lei non farà mai più del sesso così grandioso.
 
Le avventure di una notte sono solo quello, lei pensa con malinconia, per poi spingere via la tristezza.
 
Niente rimpianti, lei si dice con fermezza, mentre chiude gli occhi e scivola nel sonno. Niente rimpianti e niente aspettative.
 
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Jaime lancia un’occhiata al viso di lei, il mattino dopo, entrando in salotto, ed inarca un sopracciglio. “Il caffè è pronto?” lui domanda.
 
Lei annuisce, standosene in piedi in modo goffo al centro della stanza, torcendosi le mani.
 
“Ti stai pentendo della scorsa notte?” Jaime chiede con grande interesse, passeggiando verso il bar.
 
“No, no—è stato…grandioso. Come ben sai. Ma è solo…non devi—farmi il discorso del ‘non chiamarmi tu, ti chiamo io’. So che non sono la donna per te, Jaime,” Brienne sbotta.
 
“No?” lui dice. La voce di Jaime è leggera e divertita, e lei si acciglia per il fatto che a lui sembri non importare nemmeno.
 
La fa arrabbiare, anche se quello prova che ha ragione nel fermare questa follia prima che possa andare avanti...anche se la sua libido la sta implorando di farle avere anche solo un’altra notte nel letto di Jaime. È probabile che lei non verrà scopata mai più, senza contare che non verrà scopata mai più così bene, e quel pensiero la fa quasi piangere.
 
Si rende conto che Jaime ha detto qualcosa, e lei ritorna al presente.
 
Lui le sta sorridendo in modo ampio. “Ti ho chiesto se ti andrebbe qualcosa di più forte da bere invece del caffè.”
 
Lei arrossisce. “No,” lei sbotta. “Sto cercando di dirti che quello che è successo la scorsa notte—”
 
Lui ride. “‘Quello che è successo’? Vuoi dire uno degli esempi di sesso più strepitoso che io abbia mai avuto il piacere di provare?”
 
Lei trema a causa del modo rauco in cui lui pronuncia la parola piacere, per poi scuotere la testa, schiarendosela.
 
“La scorsa notte è stata uno sbaglio, e lo sai,” Brienne sbotta.
 
“Non è stata di certo uno sbaglio,” lui dice in modo fintamente dolce, “ma dimmi perché insisti tanto col fatto che lo sia?”
 
“Perché io non ho storie di una notte, Jaime!” lei si spezza, alzando le braccia in aria e iniziando a camminare avanti e indietro. “Non sono una delle tue groupie! Io non faccio sesso solo ai fini di fare sesso, e quello è tutto ciò che mi puoi offrire!”
 
Lui sorseggia il suo caffè, i suoi occhi verdi brillano per le risate, anche se la sta osservando con attenzione.
 
“Non ti ho offerto ancora niente,” lui afferma.
 
Brienne arrossisce. “E’ proprio questo il punto,” lei borbotta.
 
“Bè, il tuo punto è un po’ fallace. Avrei preferito avere questa conversazione tra qualche settimana, una volta che ti sarai abituata un po’ di più all’essere in una relazione sotto i riflettori, ma sembri essere completamente incapace di permetterti di divertirti un po', quindi suppongo che faremmo meglio ad avere questa conversazione adesso.”
 
Lei si sta accigliando, confusa. “Più abituata all’essere in una relazione sotto i ri—noi non stiamo insieme, Jaime!”
 
Lui sospira. “Certo che stiamo insieme, mia dolce piccola figlia dell’estate! È solo che non te ne sei accorta!”
 
“Noi abbiamo lavorato!”
 
Lui alza gli occhi al cielo. “Tu stavi lavorando; Io stavo avendo una relazione! E se avessi prestato più attenzione ai social media e ai siti di gossip da quattro soldi, allora sapresti che per quanto riguarda l’opinione pubblica, tu sei stata la mia ragazza da mesi ormai!”
 
Lei annaspa guardandolo. “È assurdo!”
 
Lui scrolla le spalle. “Ma è vero, comunque.”
 
“Io non sono—tu sei—questo è un qualche scherzo di cattivo gusto, non è così? Mi stai solo prendendo in giro!”
 
Jaime posa la tazzina del caffè e si allontana dal bar. “Ti sto prendendo in giro,” lui concorda amabilmente, “perché sei divertente tanto quanto sei affascinante.”
 
Lei resta ipnotizzata quando lui le si avvicina, appoggiandole le mani sulle spalle.
 
Il sorriso di Jaime è autoironico. “Mi rendo conto che non sono l’uomo più facile al mondo con cui essere in una relazione, ma speravo che almeno saremmo prima arrivati al punto in cui ti saresti accorta che stiamo insieme prima di rompere con me.”
 
Brienne si sente sul punto di svenire, la mente le va a raffica mentre rammenta le scorse settimane. Tutte quelle cene, e le prime dei film, e l’andare a fare shopping per negozi, e quella gita al parco—il museo—i locali notturni—
 
“Oh miei dèi,” lei soffia fuori, affondando sul divano.
 
“Ah,” lui replica con gioia, posandosi accanto a lei.
 
“Perché non me l’hai detto?”
 
“Io te l’avevo detto! Ti avevo anche chiesto di uscire con me per un appuntamento, ricordi? Non volevi credermi.”
 
Brienne lo ascolta a malapena, mentre scuote lentamente la propria testa. “Ma perché?” lei alla fine chiede.
 
“Perché sei meravigliosa,” lui risponde semplicemente, “e sono stato affascinato da quelle gambe da sempre. Tu sei una buona influenza su di me, mi fai desiderare di essere un uomo migliore, anche se preferirei se tu la smettessi di farmi finire preso a pugni un giorno sì e uno no. Comunque. Che c’è da non amare?”
 
Lei sbatte le palpebre e arrossisce.
 
“Oh, non mi aspetto che tu mi creda,” lui continua, “e non mi aspetto che anche tu sia innamorata di me. Voglio soltanto una possibilità di mostrarti che anch’io sono una cosa buona per te, proprio come tu sei una cosa buona per me.”
 
“Jaime...” Lei non sembra nemmeno se stessa, la sua voce è debole e sospirata, come se lei sia un qualche fiore delicato di donna invece della donna che è in realtà.
 
“Quindi, che ne dici, Brienne?” lui domanda, la voce di Jaime è un basso brontolio. “Vorresti uscire insieme a me per un appuntamento? Domani uscirà un nuovo film al cinema che potrebbe piacerti. Ho sentito dire che il protagonista maschile ha davvero molto talento.”
 
Quello la fa sbuffare dal naso e le fa alzare gli occhi al cielo. “Ed è anche molto modesto,” lei replica in modo secco.
 
Jaime scrolla le spalle e sogghigna. “Che ne dici?”
 
Brienne lo fissa, per poi arrossire mentre sorride lentamente. “Va bene,” lei risponde flebilmente.
 
Viene premiata con un veloce bacio, che è seguito da un bacio più lungo e più profondo, che è seguito da una pomiciata quasi disperata, che la porta a trovarsi nuda come quando è venuta al mondo, a cavalcioni sopra Jaime sul divano, cavalcandolo verso un orgasmo che si rivela essere anche migliore di quello che aveva provato la notte prima.
 
Mentre se ne stanno stesi insieme sul divano, col sudore che si raffredda sulla loro pelle, col corpo di Brienne che ancora vibra dalla soddisfazione, crogiolandosi nella sensazione delle dita di Jaime che le accarezzano spalla e schiena, Jaime ridacchia.
 
“Te l’ho detto che sarei stato una cosa buona per te,” lui mormora.
 
Brienne ridacchia. “E lo sei,” lei replica, chiudendo gli occhi.
 
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