Serie TV > Il Trono di Spade/Game of Thrones
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Autore: Kikiletoway    23/02/2025    0 recensioni
Dal primo capitolo:
“Questo esperimento dovrebbe, si spera, provare la teoria del multiverso e io mi stavo chiedendo...Pensi che ci siano delle persone che sono destinate a stare insieme indipendentemente dall’universo in cui si trovano? Indipendentemente da quali percorsi le loro strade possano prendere?”
Coppie: Jaime/Brienne
Diverse storyline al prezzo di una! AU.
Genere: Angst, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Brienne di Tarth, Jaime Lannister
Note: AU, Traduzione | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Brienne dà ai bambini più grandi il compito di pattugliare il perimetro dell’accampamento mentre lei si avventura nelle rovine della città.
 
Sa che dovrebbe portare con sé un paio dei ragazzi più grandi—in tanti è più sicuro—ma questo è un viaggio rapido per cercare dei libri di riferimento e per recuperare alcune parti di quello che lei prega i Sette sarà un mulino ad acqua, e non vuole mettere i bambini di fronte a più rischi del necessario. Inoltre, la zona rurale è stata relativamente stabile per l’ultimo paio di mesi, e lei spera che ciò significhi che il peggio è passato—ma non è pronta a metterci la mano sul fuoco. Si era già fidata troppo in passato, lei pensa amaramente, e i suoi sogni sono ancora infestati da quei poveri corpi distrutti, dopo che la Montagna aveva finito con loro.
 
Il peggio è sapere che lui è ancora là fuori, da qualche parte, coi suoi uomini, con la sua crudeltà e coi suoi...appetiti. Lei rifugge da quei ricordi. La bile, come sempre quando pensa a quel periodo, le sta già risalendo in gola, e loro non hanno così tanto cibo da permetterle di sprecarlo vomitandolo di nuovo.
 
Scaccia via i ricordi e si avvicina di più alla città. L’accampamento non è troppo lontano, e lei si domanda ogni giorno se loro debbano mettere più distanza tra il loro accampamento e i resti di Approdo del Re. Ma i bambini hanno già perso troppo; non se la sente proprio di costringerli ad abbandonare l’unica casa che rimane loro.
 
Sbircia da un boschetto d’alberi nella periferia della città. Ha un quarto di miglio da percorrere prima di trovarsi nelle vere e proprie strade della città, e solo perché non riesce a vedere nulla al momento, quello non significa che non ci siano delle persone appostate nelle case oscure e nelle strade silenziose. Si chiede dove siano andati la Montagna e i suoi uomini, e rabbrividisce al pensiero di imbattersi di nuovo in loro.
 
*/*/*/*/*
 
Brienne entra nella città alle prime luci dell’alba, ed è nel mezzo delle strade rovinate quando il raschiare di uno stivale contro l’asfalto la fa voltare di colpo, pistola a portata di mano. Lei sbircia nelle ombre degli edifici bruciati.
 
“Fatti vedere!” lei urla. La pistola è stabile tra le sue mani, e una parte distante di lei si meraviglia di quanto sia cambiata dalla timida aiuto-insegnante che era stata solo due anni fa.
 
“Brienne?” un uomo chiede, incredulo, e Brienne si ferma, scrutando intensamente le ombre dove lui è nascosto.
 
“Esci fuori dove posso vederti!” lei ordina.
 
L’uomo esce fuori dall’oscurità, snello e con capelli castani, un po’ più basso del metro e novanta di Brienne, il suo viso ordinario è oscurato da una spessa barba non proprio pulita. Nonostante ciò, lei lo riconosce abbastanza facilmente.
 
Hyle?
 
Lui le rivolge un ampio sorriso mentre annuisce con entusiasmo. “Brienne Tarth,” lui esordisce. “Avrei dovuto sapere che se qualcuno doveva sopravvivere all’abisso infernale in cui siamo precipitati, saresti stata tu.” Lui le rivolge uno sguardo di valutazione, e poi annuisce soddisfatto.
 
Per un momento, Brienne è accecata dalla rabbia. Anche adesso, anche dopo che il mondo è finito, anche dopo che la maggior parte di quegli uomini beffardi sono probabilmente già morti da un pezzo, lei si ricorda della scommessa, dell’inganno, dell’umiliazione devastante. Dovrebbe essere molto meno che importante al momento, fronteggiando l’uomo che aveva vinto la scommessa, ma c’è qualcosa nell’entusiasmo di lui, nel suo aspettarsi che lei sarebbe stata felice di vederlo—
 
“Chi altri c’è con te?” lei ringhia e lui sbatte le palpebre, sembrando sorpreso.
 
“Li conosci tutti,” lui risponde, rassicurante, continuando a sorridere, “sono vecchi amici. Owen Inchfield, Mark Mullendore, Ronnet Connington.” 
 
“Amici tuoi, non miei,” Brienne replica freddamente. “Che ne è stato degli altri?” Ce n’erano stati così tanti in quella camera da letto quella notte, avevano completamente circondato il letto. Lei ancora non sa come sia riuscita non solo a sopravvivere a tutto quello, ma anche a continuare ad andare avanti a testa alta.
 
Lui improvvisamente sembra triste. “Gli altri…non lo so.”
 
“Morti,” Brienne dice in tono piatto, senza sentire alcun dolore per la perdita di quella folla derisoria: Farrow, Ambrose e Bushy; Raymond Nayland e Will la Cicogna. Harry Sawyer. Robin Potter. Se lei aveva pensato a qualsiasi di loro durante gli ultimi due anni, era per sperare che fossero morti nel modo più doloroso possibile, come era successo a tanti altri. E invece, ecco qui Hyle Hunt insieme a tre di quei bastardi che erano rimasti in piedi attorto al letto dove lei aveva perso la sua verginità, e tutti loro avevano riso mentre Hyle prendeva i loro soldi.
 
Lei calpesta quei ricordi per farli tornare nella scatola che ci aveva costruito intorno, e combatte contro l’impulso di alzare la pistola e sparare dritto ad Hyle, per poi trovare gli altri e fare lo stesso anche a loro. Nessuno la denuncerebbe per quello, dopo tutto; nessuno lo noterebbe nemmeno.
 
Ma quello perché il mondo non è com’era un tempo, e proprio perché il mondo non è com’era un tempo, con cautela, lei abbassa la pistola, anche se non la rimette nella custodia.
 
Hanno bisogno di ogni persona sana e ragionevolmente affidabile che riescono a trovare, e lei è l’unica adulta in un accampamento pieno di bambini—anche se Jon Snow e Robb Stark resterebbero offesi da quella descrizione. Ma hanno solo quindici anni e, anche se lei sa che è impossibile, lei vorrebbe che loro avessero ancora un po’ d’infanzia, anche adesso.
 
Brienne osserva Hyle minuziosamente. Lei non vuole credere che lui e gli altri si siano trasformati in dei mostri omicidi come la Montagna e i suoi uomini, ma solo gli dèi sanno cosa li abbia fatti diventare il nuovo mondo.
 
Ma lei è da sola con loro nel cuore di una città distrutta, e lei può sia prenderli con sé come alleati apparenti…o semplicemente loro la seguiranno e cercheranno di entrare con la forza nel loro accampamento comunque.
 
“Hai del cibo?” lei sbotta, restringendo gli occhi quando Hyle sorride come se avesse vinto qualcosa.
 
*/*/*/*/*
 
Passano una notte guardinga nelle rovine, dopo che lei si barrica in un cubicolo con la sua pistola a portata di mano.
 
Di mattina, lei manda Hyle e i suoi amici a trovare o costruire un carretto o qualcosa di simile, che possano riempire con materiali recuperati e che possano trascinare con loro quando torneranno all’accampamento. Non che lei abbia intenzione di dir loro dove si trova l’accampamento, e ha tutta l’intenzione di camminare dietro di loro, con la pistola in mano per tutto il tragitto. Lei spera di essere eccessivamente cauta, perché anche se loro riuscissero a dedurre la posizione dell’accampamento e la uccidessero nel tragitto, Robb, Jon e gli altri li vedrebbero prima che loro riescano a trovare l’accampamento vero e proprio, e tutti gli altri bambini sanno che qualche volta devono fare ciò che è necessario fare.
 
Non sarebbe la prima volta.
 
Brienne ignora i ricordi e si dirige verso quello che resta della Fortezza Rossa. Spera che la biblioteca del maestro sia ancora lì e che i libri siano ancora intatti. Hanno un’intera città che possono frugare per cercare dei materiali, ma non significherà niente se non sapranno che farsene di tutte quelle cose.
 
Mentre Brienne si fa strada, cautamente, attraverso le strade deserte, lei continua a sentire dei deboli suoni dietro di sé. Potrebbe trattarsi di animali, ma sospetta che Hyle o uno degli altri la stiano seguendo. Ma ogni volta che si gira all’indietro, con la pistola in mano, per guardare dietro di sé, non c’è nessuno. Comunque, le viene la pelle d’oca, e non rinfodera la pistola mentre sale sulla Collina di Aegon.
 
Lei ottiene facilmente l’accesso al cortile del castello in rovina, ma l’entrata verso i bassifondi è bloccata da dei rotti massi rossi che sono caduti dalle mura. Esamina le macerie e pensa di riuscire a crearsi un tragitto se spostasse anche solo due o tre dei massi più grossi.
 
Brienne rinfodera la sua pistola—e quello, lei realizza troppo tardi—è il suo sbaglio.
 
Sono su di lei in un attimo, tre uomini contro cui lei aveva già combattuto in passato, un qualcosa di cui si rende conto nel mezzo di pugni, calci, morsi e mentre il dolore dei loro colpi le arriva contro la carne, mentre le si rompe il naso e del sangue ne sgorga fuori, strozzandola. Loro le dicono cosa hanno intenzione di farle, con dei dettagli crudi e luridi, e le minacce aggiungono della velocità agli arti di Brienne, mentre blocca disperatamente ogni tentativo di sfilarle la pistola dalla custodia. Manda un uomo—Timeon—a ruzzolare lontano, mentre calcia via un altro—Shagwell—, e lo zigomo del terzo—di Pyg—si rompe con una frattura gratificante sotto al pugno destro di Brienne.
 
E dopo, Shagwell le salta sulla schiena e la prende a pugni sulle orecchie, e lei strilla a causa di quell’agonia. Riesce finalmente a strapparlo via da sé, ma sia Timeon che Pyg stanno avanzando con dei sorrisi maniacali—ma poi tre colpi di pistola si fanno strada in rapida successione attraverso la Fortezza Rossa, e i suoi tre aggressori cadono senza vita ai suoi piedi.
 
Gli echi sembrano durare un’eternità, e il conseguente silenzio rende tutto surreale, come se lei sia nel bel mezzo di un sogno. Brienne fissa i corpi, a bocca aperta, mentre il naso le continua a sanguinare e le sue ferite continuano a farle male. Tre contro una, lei pensa in modo vertiginoso, ondeggiando un po', desiderando di poter semplicemente svenire in un beato oblio. Tre contro una...e adesso sono morti e lei non sa se i suoi salvatori saranno peggio di quello che ha appena affrontato.
 
E poi lui sbuca fuori dalle ombre gettate da dei cumuli di mura cadute del castello, e lei spalanca piano sia la mascella che gli occhi.
 
Lui è alto, quasi alto quanto lei, con degli spettinati capelli dorati che gli sfiorano le spalle. La sua spessa barba dorata non riesce a nascondere la mera bellezza mascolina, il potere e l’arroganza che lui sprigiona con ogni passo che fa. Brienne è presa da un vertiginoso momento di riconoscimento sollevato, che non ha per niente senso, ma è passeggero ed è quasi sicuramente causato dai colpi che le sono stati inferti in testa. Lui le si aggira intorno come una qualche dorata bestia da preda, e lei lo guarda con diffidenza, come un topo che guarda un gatto, abbassando la mano per farla aleggiare sopra la sua pistola.
 
Lui ispeziona i corpi, usando la punta del suo stivale per spingerli in modo quasi delicato, per poi rivolgere la sua attenzione a lei.
 
“Non dovresti andartene in giro da sola,” lui ringhia.
 
Brienne si pulisce il sangue da sotto al naso e dice, “So badare a me stessa.” Anche se lei sa quanto quello suoni ridicolo date le circostanze.
 
Lui alza un sopracciglio. “Non mi sembrava così da dove ero seduto.”
 
Lei arrossisce. “Mi hanno sorpresa,” lei borbotta.
 
“Sì, l’ho notato,” l’uomo replica seccamente, e poi la squadra dall’alto in basso e scuote la testa. “Stiamo vivendo davvero in tempi disperati se tu sei il meglio che hanno potuto trovare.”
 
Lo sgomento di Brienne si trasforma in rabbia.
 
“Fottiti,” lei ringhia. “Lo stupro resta comunque stupro, anche se il mondo è finito.”
 
Lui le rivolge uno sguardo sorpreso e divertito. “Sono d’accordo. Perché credi che io li abbia sparati?”
 
Lei stringe i denti. “Chi sei?”
 
Il suo sorriso è amaro. “Un tempo ero Jaime Lannister. E tu chi cazzo sei?”
 
Quel nome è familiare e lei aggrotta la fronte. Alcuni dei bambini all’accampamento hanno il cognome Lannister, ma non è per quello che quel nome le sta strattonando la memoria. “Jaime Lannister...perché conosco quel nome?”
 
Lui scrolla le spalle. “Nei giorni Prima, ero famoso per aver ucciso il Re Folle di Westeros.” Le rivolge un sorriso amaro. “Non che quello abbia aiutato. Alla fine siamo tutti bruciati comunque.”
 
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Brienne fissa Jaime con degli occhi spalancati, anche se il sangue continua a scorrerle dal naso rotto.
 
“Tu sei quel Jaime Lannister?” lei chiede flebilmente, per poi finalmente alzare una mano al viso per arrestare il sangue.
 
Il sorriso di lui è sottile. “Un tempo lo ero,” lui risponde. “Solo gli dèi sanno cosa sono adesso.” Lui aggrotta la fronte. “Che ci fai qui?”
 
“Sono qui per i libri,” lei replica, per poi raschiare e sputare il sangue che le aveva riempito la bocca.
 
Jaime getta un’occhiata dietro di lei, verso ciò che un tempo erano i bassifondi della Fortezza Rossa. “Libri?”
 
“Nello specifico i libri del gran maestro.” La voce di Brienne è nasale e pesante, il viso le si sta gonfiando e si sta riempiendo di lividi a causa del pestaggio che ha subito per mano dei tre uomini che adesso giacciono morti ai suoi piedi. “Specialmente i libri che hanno a che fare col costruire delle cose.”
 
Jaime la fissa incredulo. “Costruire delle cose? Pensi di poter ricostruire qualcosa con una qualche probabilità di successo in questo mondo dimenticato dagli dèi?”
 
Brienne sputa di nuovo. Il sangue sta finalmente rallentando. “Quali altre scelte abbiamo?” lei domanda. Brienne si volta per guardare il percorso bloccato dei bassifondi, e poi si rigira per guardare lui, attraverso degli occhi lividi e gonfi. “Hai intenzione di aiutare oppure no?”
 
 
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Questa donna è matta, Jaime pensa mentre la aiuta a liberare un passaggio verso i bassifondi, per poi seguirla dentro. E’ matta, ma determinata. Lui decide che è più sicuro aiutarla rispetto al cercare di impedirglielo.
 
Inoltre...non è che lui ha qualcos’altro da fare.
 
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Hyle Hunt e i suoi tre amici sono affidabili tanto quanto lui, e Jaime non sa a cosa Brienne—è riuscito a farsi dire il suo nome quando stavano rovistando nella biblioteca del gran maestro—sta pensando, quando lei gli fa sapere che ha intenzione di portare gli uomini con sé nel suo accampamento nella foresta, alle periferie della città.
 
Lui decide che la lascerà al suo destino domattina. L’ha già salvata una volta dallo stupro; se lei è abbastanza stupida da andare da qualche parte con quegli uomini, bè...lui è meravigliato che sia sopravvissuta così a lungo se questo è un esempio delle sue brillanti decisioni.
 
Lui la guarda barricarsi in un piccolo anfratto, con la pistola a portata di mano, e poi lui ci stende davanti il proprio sacco a pelo. Si avvolge nella sua coperta logora, voltando la schiena ai suoi accompagnatori, anche lui con la pistola a portata di mano, e ascolta i quattro uomini parlare a voce bassa.
 
“Lei ha detto di essere l’unica adulta,” ascolta uno di loro dire. “Non abbiamo bisogno di accollarci addosso un mucchio di mocciosi del cazzo!”
 
“Sì, ma lei ha detto che ci sono una ventina di loro. Devono esserci delle ragazze lì—e dei bambini già cresciuti.”
 
Bambini? Jaime pensa. Venti di loro? Dèi, quella donna è stupida tanto quanto è brutta. Lui fa nota mentale di andarsene prima del sorgere del sole, e si rilassa in un leggero dormiveglia che non è un vero e proprio sonno.
 
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Lasciano la citta il giorno dopo, Hunt e i suoi amici trascinano delle slitte piene di qualsiasi cosa siano riusciti a recuperare, inclusi i libri che Jaime ha aiutato Brienne a portare via dalla Fortezza Rossa. Loro camminano in avanti, mentre Brienne e Jaime restano in coda, con Brienne che abbaia delle indicazioni quando necessario.
 
Jaime le lancia un’occhiata e alza un sopracciglio.
 
“Pensi davvero che darei le spalle a questa gente?” lei borbotta, e per la prima volta dall’Evento, Jaime ride.
 
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L’accampamento è sorprendentemente ben nascosto, considerando che si trova in un’ampia radura e che include un buon numero di baracche e un enorme orto. Ma è virtualmente impossibile da vedere mentre si vaga in mezzo alla fitta foresta non lontana da Approdo del Re, e visto che non c’è stato alcun traffico aereo sin dall’Evento, è più sicuro di quanto Jaime avrebbe osato sperare.
 
Vengono inoltre accolti, a circa mezzo miglio di distanza dall’entrata dell’accampamento, da quattro adolescenti: Robb e Jon, Dany e Margaery, che puntano delle pistole contro di loro fino a quando Brienne non li convince di non essere stata fatta prigioniera, e che stava davvero guidando cinque uomini adulti nel loro rifugio sicuro.
 
Lui si volta indietro, ispezionando il piccolo insediamento, mentre Jon rilascia un fischio perforante. Sente il frusciare mentre i bambini strisciano fuori, con cautela, dai loro nascondigli, iniziando a camminare verso di loro. Si volta di nuovo per guardare i bambini, sia maschi che femmine che variano d’età dall’essere degli adolescenti fino a quasi dei bebè, alcuni di loro sono chiaramente fratelli e—
 
Il suo cuore perde un colpo mentre fissa i tre bambini dai capelli dorati che lo stanno fissando con dei cipigli sconcertati.
 
“Dèi,” lui dice senza voce. “Joff? Myrcella? Tommen?”
 
“Papà?” Myrcella replica. “Papà!”
 
E dopo, lui è in ginocchio davanti a loro, tirandoseli addosso, stringendoli a sé più forte che può, non riuscendo a credere che siano tra le sue braccia.
 
E per la prima volta dall’Evento, Jaime Lannister piange.
 
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Jaime lascia i suoi figli a dormire serenamente nella loro baracca e va a trovare Brienne. Lei è seduta accanto a un piccolo falò, da sola. Ad Hyle e gli altri è stata data una baracca tutta per loro, e ai bambini più grandi è stato dato il compito di tenerli d’occhio.
 
“Non avresti dovuto portarli qui,” lui mormora mentre si accomoda dall’altra parte del fuoco.
 
“Quanti altri sopravvissuti hai trovato, Jaime? Non siamo stupidi. Siamo prudenti; siamo già stati traditi in passato e abbiamo imparato da quello.” Lei sospira. “Avrei preferito lasciarli a marcire ad Approdo del Re, ma non sono rimaste così tante persone a Westeros da permetterci di abbandonarci a vicenda.”
 
“E’ così che sei finita qui? Un’unica donna adulta e venti bambini nascosti in una foresta?”
 
Lei si agita un po’ sotto lo sguardo freddo di Jaime, ma non distoglie il suo sguardo. “Quali altre scelte abbiamo se vogliamo sopravvivere?” Lei scuote leggermente la testa. “Comunque, immagino che Robb, Margaery, Jon, Dany e Jeyne Westerling non apprezzerebbero venire chiamati dei bambini, specialmente dopo gli ultimi due anni.”
 
“Forse no,” lui ribatte. Jaime passa lo sguardo sulla radura. “Te la sei cavata meglio di quanto avrei potuto aspettarmi,” lui ammette a malincuore, “ma siete ancora vulnerabili.”
 
“Guarda le città,” lei replica in modo piatto. “Anche loro si sono rivelate vulnerabili.”
 
La bocca incupita di Jaime si rilassa quasi in un sorriso. “Vero,” lui concede. “E adesso hai anche cinque uomini adulti, e alcuni di loro non vedevano una donna o una ragazza da due anni.”
 
Lo sguardo di Brienne non vacilla. “Già,” lei dice, “e castrerò il primo uomo che sfiorerà anche solo con un dito una delle bambine.”
 
“Ma non te?”
 
Il sorriso di lei è freddo. “Se non darò il mio consenso, allora sì.”
 
“Ah,” lui espira, e il sorriso di Jaime è crudele. “Stai sperando di avere una possibilità con uno di loro, ora che sei una delle poche donne adulte rimaste a Westeros?”
 
Lei si alza di scatto, il viso le brucia di rabbia. “Fottiti,” lei ringhia. “Dovresti essere grato che non ti abbiamo ammazzato per le tue armi.”
 
La leggera risatina di Jaime la segue mentre lei si dirige a grandi passi verso la propria baracca.
 
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Lui non sa perché la sta punzecchiando così tanto, tranne per il fatto che lei finirà per morire, Jaime pensa cupamente, dopo che Brienne scompare nella sua baracca.
 
Si allontana dal fuoco per camminare lungo il perimetro della radura. Lei finirà per morire, e porterà con sé tutti questi bambini. Lei è troppo fiduciosa, e quello è fatale in questa nuova Westeros. Oh, Prima dell’Evento, Hyle Hunt e i suoi compari erano probabilmente delle persone abbastanza decenti, ma quello era più di due anni fa. Due anni di lotte per la sopravvivenza dopo l’Evento, due anni del dover accettare il fatto che tutte le persone che amavi non ci sono più e sei da solo.
 
Lui si ferma sui suoi passi e chiude gli occhi, faticando a respirare sotto il peso del dolore che non sembra mai alleggerirsi.
 
Suo padre, sua madre. Tyrion.
 
Cersei.
 
La dolce Cersei, vulnerabile e fragile. La vita insieme a lei non era mai stata facile, ma lui l’aveva amata comunque. Era la sua cugina di secondo grado, erano cresciuti insieme, uniti quasi come fratello e sorella, e lui aveva sempre saputo com’era fatta. Non si sarebbero mai dovuti innamorare; non si sarebbero mai dovuti sposare; non avrebbero mai dovuto avere dei figli, ma era stato solo dopo la nascita di Tommen che Jaime si era reso conto di quanto mentalmente instabile e fragile lei fosse in realtà. Lui è certo che lei non abbia mai davvero compreso cosa aveva tentato di fare ai bambini.
 
Ma dèi—una parte di lui l’aveva amata ancora, anche dopo il loro divorzio. E quando lei prendeva le sue medicine, stava...bene. Non era la sua imprevedibile Cersei, che tanto lo eccitatava, no, ma era una Cersei meno pericolosa—meno pericolosa per se stessa e per i loro figli.
 
E poi l’Evento gliel’aveva portata via, e—lui aveva creduto—gli aveva portato via anche i loro bambini.
 
Lui si trovava a Meereen quando era accaduto l’Evento, stava combattendo in un conflitto causato da dei motivi che lui nemmeno si ricorda. I bambini erano ad Approdo del Re insieme ai suoi genitori, frequentavano la scuola privata, mentre Cersei...bè, Cersei si trovava di nuovo nell’ospedale psichiatrico di Maegor, dopo che aveva smesso di prendere le sue medicine quando lui era partito per la guerra. Tyrion si trovava nelle Isole dell’Estate, e Jaime aveva sempre sperato che Tyrion fosse in un qualche bordello a cielo aperto, venerando il dio delle tette e del vino, quando l’Evento era avvenuto.
 
Jaime prega che siano tutti morti velocemente, soprattutto Cersei. Il pensiero di lei che vagava in questo mondo devastato, fragile e bellissima...
 
Lui rabbrividisce scacciando quel pensiero.
 
Gli ci erano voluti due anni, ma alla fine aveva lasciato Meereen per tornare ad Approdo del Re. Non perché avesse una qualche speranza di trovare qualcuno vivo, tanto meno la sua famiglia, ma perché non aveva nessun altro posto dove andare. I peccati del passato possono gettare delle lunghe ombre, anche dopo la fine del mondo.
 
Jaime si era diretto verso Approdo del Re con una qualche vaga idea di trovare la casa di suo padre e forse suicidarsi lì, su quelle rotte fondamenta. Ma alla fine, non ci era riuscito. Forse una parte di sé sentiva che lui non meritasse una fine così veloce e indolore, quando lui non sapeva come Cersei fosse morta, o i suoi bambini, o il resto della sua famiglia.
 
E adesso eccolo lì: in un insediamento nascosto, gestito da una goffa donzella enorme, un insediamento nascosto pieno di bambini...inclusi i propri.
 
Lui sospira mentre torna verso le baracche e verso il fuoco.
 
Non lo sa cos’ha fatto per essere così fortunato da meritarsi di essere riunito ai suoi figli, ma adesso lui è qui, con loro, e ovunque loro siano, ci sarà anche lui.
 
qualcuno deve aiutare quella donna fin troppo fiduciosa a proteggere tutti questi bambini da quelle vipere che lei ha appena fatto entrare dalla porta.
 
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L’accampamento nella foresta è più sicuro di quanto Jaime si fosse aspettato inizialmente. Dopo diverse altre serate passate a pattugliare il perimetro, lui sa che c’è una struttura simile a un recinto nascosta nella linea degli alberi. Un’ulteriore ispezione mostra che non è proprio una barriera, ma è più che altro un sistema di preallarme, e Jaime apprende dai suoi figli che ci sono delle azioni specifiche da intraprendere per ognuno, se qualcosa dovesse fare breccia nel perimetro.
 
Diversi giorni più tardi, uno sferragliamento ovattato si fa sentire per la radura, e i bambini più piccoli smettono immediatamente di fare quello che stanno facendo e corrono in modo frenetico verso gli alberi dietro le baracche. Si arrampicano su delle scale di corda, nelle case sugli alberi nascoste in alto nei rami, mentre i ragazzi più grandi afferrano le loro pistole.
 
Jaime corre verso Brienne. “Dov’è stata fatta la breccia?” lui domanda.
 
Lei gli rivolge uno sguardo distratto coi suoi occhi bellissimi, e con un cipiglio sul viso. “Al lato nord,” lei ringhia mentre guida Robb, Jon, Gendry e Margaery in quella direzione, con Jaime che trotta dietro di loro.
 
“Dove sono Hunt e gli altri?” Robb chiede.
 
Brienne alza gli occhi al cielo. “Sono fuori a caccia. Probabilmente sono loro ad aver fatto breccia nel perimetro,” lei replica seccamente.
 
Non trovano degli umani; invece, c’è una famiglia di cinghiali selvatici che sta annusando l’erba al lato nord della radura. Gli occhi di Brienne si illuminano, e loro iniziano a sparare, sbarazzandosi del maggior numero possibile di animali, prima che il resto sparisca di nuovo nella foresta.
 
Passano il resto della giornata riparando la recinzione, macellando gli animali e, quando tornano, Brienne dà a Hunt e i suoi amici il compito di preparare gli affumicatoi, così che la carne possa essere stagionata e preservata.
 
Ci sono già una cantina e diversi grossi barili di alluminio che usano come cisterne. Non riescono a contenere molta acqua, ma è abbastanza da farli andare avanti per diversi giorni se non riescono a raggiungere il fiume. Gendry gli dice che stanno pensando di costruire una vera e propria cisterna sotterranea, se riusciranno a trovare un modo di fare un qualche cemento per sigillarla.
 
A malincuore, Jaime è impressionato dalla determinazione di Brienne nel voler costruire un insediamento permanente in questa radura, e dal modo in cui lei riesce a mantenere tutti questi ragazzini—venti di loro che variano d’età dagli otto anni ai sedici—abbastanza focalizzati e motivati da continuare a lavorare e ad andare avanti.
 
Forse lei non morirà tanto velocemente quanto lui si aspettava.
 
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Jaime sente la maggior parte della storia da Joffrey, Myrcella e Tommen: la gita scolastica a Harrenhal; l’Evento che era successo mentre stavano facendo un tour delle celle della prigione del castello; la successiva decisione di fare ritorno ad Approdo del Re, con lo scopo di riunire i bambini con le loro famiglie dove fosse stato possibile. Ma c’è qualcosa che i bambini si rifiutano di raccontargli, qualcosa che fa in modo che Tommen si chiuda in se stesso e si rifugga in un qualche posto dentro di se’.
 
Jaime si unisce a Brienne nel suo giro di pattuglia, sollevando l’argomento.
 
Lei si acciglia e dice, “Ho commesso degli errori, e delle persone hanno perso la vita.”
 
Jaime replica, “Credo che quello sia successo nella maggior parte dei casi in questo coraggioso nuovo mondo in cui viviamo.”
 
“Non prendermi in giro.”
 
“Non lo sto facendo, ma addirittura Joff si rifiuta di dirmi come sei finita ad essere l’unica adulta responsabile per venti bambini. Non può essere iniziato in quel modo.”
 
Brienne sta camminando a grandi passi adesso, accelerando. Lui tiene il passo facilmente.
 
Brienne gli lancia uno sguardo con la coda dell’occhio e stringe i denti, per poi dire, “Eravamo rimasti bloccati ad Harrenhal. L’intera scuola era lì—”
 
“Avevi un figlio a scuola?” Jaime chiede, una comprensione nauseante gli fa torcere le budella al pensiero che Brienne potrebbe aver perso un figlio ad un certo punto di questi ultimi due anni. Lui conosce quella sensazione.
 
Quella domanda fa scoppiare Brienne in una risata sorpresa e aspra. “Ma guardami, Jaime. Ovviamente non avevo un figlio a scuola! Ero amica di Catelyn Stark. La scuola aveva bisogno di più accompagnatori visto che stavano portando tutti gli studenti ad Harrenhal in gita scolastica. Avevano un bisogno disperato di più corpi, così Catelyn mi aveva chiesto di aiutare, e avevo accettato.”
 
“Ah,” lui mormora. I suoi figli si erano trasferiti alla migliore scuola di Approdo del Re quando erano andati a vivere coi suoi genitori, dopo che Cersei era tornata nell’istituto psichiatrico di Maegor. Quello ero successo quando lui era stato mandato in guerra. Non aveva mai nemmeno visto la scuola.
 
“Era il cinquecentesimo anniversario della Conquista dei Targaryen,” Brienne dice, quasi a se stessa. “Harrenhal stava mettendo in scena la Caduta di Harrenhal.” Lei gli lancia un’occhiata e scrolla le spalle. “E’ per questo che la scuola aveva deciso di fare quella gita.”
 
Jaime alza un sopracciglio mentre annuisce, ricordando queste cose dalle sue videochiamate settimanali ai suoi figli a casa.
 
“Un tema davvero piuttosto tetro per i bambini più piccoli.”
 
“I bambini più piccoli stavano facendo un tour del castello durante la messa in scena.”
 
“Non è molto meglio, davvero,” Jaime borbotta.
 
Brienne gli rivolge un sorriso sorprendentemente dolce, per poi dire, “Vero. Ad ogni modo, eravamo nei sotterranei quando se n’era andata via la corrente. Ci avevamo messo...non so quanto tempo a renderci conto che la corrente non sarebbe tornata e che dovevamo trovare la via d’uscita al buio. Grazie agli dèi avevamo ancora un paio di persone che fumavano!”
 
Jaime si acciglia. “I vostri cellulari avrebbero dovuto restare protetti contro l’impulso elettromagnetico—”
 
“E’ un sito storico nazionale...o almeno lo era. Avevamo dovuto lasciare i dispositivi elettronici all’entrata.”
 
Jaime alza un sopracciglio. “Anche gli adolescenti?” lui domanda, scettico.
 
Il sorriso di Brienne è quasi divertito. “Anche gli adolescenti—oppure avrebbero dovuto aspettare sull’autobus.” Lei scuote la testa. “E anche se non fosse stato così, non avevamo alcun adolescente con noi; stavano guardando la messa in scena della Caduta di Harrenhal. Comunque, abbiamo perso l’Evento, anche se tutti ci hanno detto di come il cielo fosse diventato rosso come il sangue, e che poi la corrente e tutte le cose elettroniche si erano spente. I cellulari, i computer, le auto—niente funzionava. Nessuno aveva capito quanto le cose fossero sbagliate fino a quando, diversi giorni dopo, la corrente elettrica non era ancora tornata e il cibo aveva iniziato a scarseggiare.”
 
“Quando avevate deciso di cercare di tornare ad Approdo del Re?”
 
“Un paio di giorni dopo quello, quando c’era ancora abbastanza cibo che potevamo portare con noi. C’era…” Lei esita, mordendosi il labbro inferiore. “C’era un gruppo di uomini che aveva deciso di provare a tornare, come noi. Guidati dall’uomo più grosso che io avessi mai visto.” Lei fa una smorfia. “Avevamo visto soltanto la sua forza; avremmo dovuto vedere quello che c’era nei suoi occhi.”
 
“Chi sono queste persone che erano con te?”
 
“C’erano otto di noi, otto donne. Io. Elia Targaryen, Catelyn Stark, Lysa Arryn, Maege Mormont, Briony Hill. Alyssa Frey. Alerie Tyrell. C’erano sette uomini: Joss. Raff. Dunsen. Chiswyck. Eggon. Un uomo che avevo sempre e solo sentito venir chiamato Lingua di Merda, il che non era ben visto dalle madri. E Gregor Clegane, anche conosciuto come la Montagna.”
 
Jaime prende un busco respiro sibilante.
 
Brienne assottiglia lo sguardo. “Hai sentito parlare di lui.”
 
“Di loro,” lui mormora. “Sono stato nelle Terre dei Fiumi.”
 
“Ci sono delle notizie recenti su di loro?”
 
“Oh, sì. E la loro banda è cresciuta.” Lui sospira. “Ma gli Uomini della Montagna hanno della competizione: loro insieme ai Guitti Sanguinari e alla Fratellanza senza Vessilli si sono divisi in modo non ufficiale le Terre dei Fiumi tra di loro. Cosa faranno quando finiranno gli innocenti da terrorizzare nessuno lo sa.”
 
Brienne si massaggia la fronte e si acciglia. “Avevo sperato…” Lei scuote la testa e prende un respiro profondo. “Eravamo otto donne, sette uomini e trenta bambini. Gli altri insegnanti e accompagnatori avevano deciso di restare ad Harrenhal col resto dei bambini. Avevano tentato di fermarci, così eravamo sgattaiolati via nel bel mezzo della notte insieme ai bambini che volevano venire con noi, e a quelli che non avevano un parente come accompagnatore.
 
“Avevamo iniziato a camminare sulla Strada del Re, ma l’avevamo lasciata in fretta—persino così poco dopo l’Evento, non era già più sicura ormai. Eravamo rimasti dentro la foresta in parallelo con la Strada del Re e, oh, più o meno quando eravamo a metà strada verso Approdo del Re, eravamo incappati in una piccola fattoria. Era già stata abbandonata, e avevamo deciso di riposarci per un paio di giorni. Avevo preso con me i bambini più grandi ed eravamo andati a piazzare delle trappole.”
 
Lei fa una pausa, la sofferenza distorce i suoi tratti sfregiati. “Non le avrei mai dovute lasciare da sole,” lei mormora. “Avevamo sentito le grida e le urla durante il tragitto di ritorno. Quando eravamo arrivati, la Montagna stava stuprando Elia...era ricoperto dal sangue dei suoi figli, i loro poveri cadaveri spezzati erano stesi accanto a lei...e lui stava ridendo.”
 
La mano di Brienne si stringe intorno alla presa della sua pistola.
 
“Lingua di Merda lo stava incitando. Gli altri stavano stuprando il resto delle donne.” Lei fa una smorfia. “Lingua di Merda stava gridando qualcosa su come voleva essere il prossimo ad avere Elia perché aveva ucciso la sua donna troppo in fretta solo per farla stare zitta.” Le nocche della sua mano diventano bianche. “Povera Lysa,” lei sussurra. E poi, a voce più alta, “Avevano barricato i bambini in casa. Ringrazio gli dèi ogni giorno per il fatto che non avevano iniziato con loro, e che avevo portato con me tutte le ragazze più grandi.”
 
Camminano in silenzio, e poi Jaime chiede, “Che è successo dopo?”
 
Brienne fa spallucce. “Io...avevo dato di matto. Fortunatamente, eravamo tornati nel cortile accanto al fienile e tutti erano troppo occupati per notarci. C’era una—una—spranga o qualcosa del genere appoggiata contro il fienile e...l’avevo afferrata...e...” Lei sbatte le palpebre rapidamente, stringendo le labbra. “Alla fine, si era scoperto che la sua lingua non era fatta davvero di merda; solo di sangue, circondata da denti.”
 
La faccia di Brienne è tirata, ma Jaime non riesce a dire se sia per rabbia, per dolore, per orrore o per nausea, o per tutte quelle cose insieme.
 
Lei continua, “La testa della Montagna era piena di cemento, o almeno era così che mi era sembrata quando l’avevo colpita.”
 
Jaime prende un brusco respiro. “Tu avevi fatto cosa?”
 
Brienne scrolla le spalle. “Dovevo strapparlo di dosso ad Elia.”
 
Camminano in silenzio attraverso gli alberi, controllando la recinzione improvvisata nascosta da un cespuglio, assicurandosi che il grezzo sistema di preallarme che hanno creato sia ancora al suo posto.
 
Lavorano in silenzio fino a quando Brienne alla fine dice, “E’ tutto sfocato dopo quello. Era stata la prima volta che avevo mai ucciso un uomo; la prima volta che avevo mai sparato con una pistola.”
 
“Tutte le altre donne erano state uccise?” lui domanda.
 
Lei scuote la testa. “Lingua di Merda aveva ucciso Lysa quasi subito, ma quando noi avevamo attaccato, la maggior parte delle donne sopravvissute aveva iniziato a reagire. Dopo, Gendry aveva fatto uscire dalla casa il resto dei bambini e bè…li avevamo scacciati piuttosto velocemente per via della forza numerica, e grazie al fatto che eravamo riusciti a tenere le loro pistole fuori dalle loro mani. Ma gli Uomini della Montagna avevano ucciso altre tre donne e Raff aveva ammazzato Maege Mormont. Almeno lei era riuscita ad ucciderlo e a portarlo con sé. E poi eravamo rimasti da soli. Avevamo seppellito i nostri morti, eravamo ripartiti per Approdo del Re, e avevamo imparato a fare la guardia e a fare qualsiasi cosa per proteggere noi stessi.
 
“Ma Elia...Elia si era suicidata quasi subito dopo. Lei non riusciva...i suoi bambini...” Brienne scuote la testa. “Briony Hill era rimasta incinta, ma qualcosa era andato storto. Abbiamo perso sia lei che il bambino. Abbiamo perso Alyssa e Alerie la prima volta che abbiamo esplorato Approdo del Re e…” La sua mano va alla sua guancia sfregiata. “Gendry era riuscito a salvarmi, ma era troppo tardi per le altre. E Catelyn...Catelyn è morta durante il primo inverno a causa di quella che era probabilmente una polmonite, insieme a cinque dei bambini.”
 
“E dopo c’eri solo tu.”
 
“E dopo c’ero solo io.”
 
*/*/*/*/*
 
Brienne si guarda intorno nel loro insediamento, e si permette un momento di orgoglio cauto e di ottimismo. Lei desidera ancora poter spostare la sua banda di bambini di nuovo in città, dentro delle vere case invece che nelle baracche grossolane che hanno messo in piedi, ma visto il mondo in cui adesso vivono, non se la sono cavata così male.
 
Hanno creato una recinzione perimetrale, hanno sistemato un sistema di preallarme; hanno costruito delle case sugli alberi nascoste in alto sui rami dietro le baracche, così che i bambini più piccoli potessero avere una possibilità di nascondersi in relativa sicurezza se l’insediamento venisse attaccato. Pattugliano il perimetro giornalmente, e le loro battute di caccia giornaliere fuori dalla radura sono delle spedizioni di ricognizione oltre che delle ricerche di cibo.
 
Brienne rifugge dai ricordi di quei primi mesi dopo l’Evento: le conseguenze di ciò che avevano fatto gli Uomini della Montagna, l’arrivo ad Approdo del Re, l’aver trovato la radura, e la fatica per tenere tutti uniti, al sicuro e vivi. Lei è grata che ora siano giunti al punto dove possono provare a fare di questo posto una casa.
 
Ma è solo una questione di tempo prima che siano scoperti da un’altra banda itinerante di fuorilegge, e prima o poi le munizioni per le loro pistole finiranno. Hanno anche bisogno di fare un altro viaggio ad Approdo del Re prima che arrivi l’inverno, per cercare materiali e per perlustrare le biblioteche che si stanno ancora sgretolando in città per ottenere altri libri utili. Il mulino ad acqua sta venendo su bene: piccolo, che si adatta alla dimensione del fiume in quel punto, eppure che permetta loro di macinare facilmente e velocemente quel poco di grano che possono aggiungere alle loro scorte di cibo per l’inverno e, eventualmente, lei spera, per macinare altri semi ed erbe.
 
Hyle Hunt e Mark Mullendore escono fuori dalla capanna che si sono costruiti. Hunt la vede e le rivolge quello che sembra quasi un sorriso ammiccante. Brienne alza gli occhi al cielo e si volta da un’altra parte, ma non prima di aver visto Margaery Tyrell rimbalzare verso Mullendore, trascinandolo lontano da Hyle con un sorriso vincente.
 
Brienne nasconde un sospiro. I ragazzi più grandi hanno sedici anni, quasi diciassette, e Margaery non è la prima che sta iniziando a pensare all’amore e al sesso. Brienne vede il modo in cui Robb Stark e Jeyne Westerling si guardano, e Jon Snow e Ygritte la Bruta sono stati visti più di una volta con delle macchie violacee sui loro colli.
 
Lei aveva avuto una conversazione franca con quei ragazzini che adesso sono adolescenti, anche se le sue guance erano praticamente incandescenti dall’imbarazzo. Comunque: è meglio che tutti loro comprendano i rischi, soprattutto perché lei non può fermarli. Lei sta facendo crescere una piccola coltivazione di tanaceto accanto alla sua baracca, e ha ancora la scorta di tè della luna dello scorso anno, per quando le ragazze possano volerlo e per quando ne avranno bisogno. Brienne si ricorda Briony Hill e rabbrividisce.
 
Per quanto riguarda i cinque uomini adulti, bè, lei aveva ripetuto loro che le dispiacerebbe castrarli e quindi rimuovere quella che potrebbe essere della futura diversità necessaria per il patrimonio genetico, ma lei lo avrebbe fatto comunque se loro si fossero azzardati a toccare anche solo con un dito una delle ragazzine più giovani, o una delle ragazze più grandi senza il loro consenso.
 
Jaime aveva riso e poi si era voltato verso gli altri uomini dicendo loro che l’avrebbe aiutata con gioia.
 
Lei sospira.
 
Jaime.
 
Lui è nella radura, a petto nudo nel caldo sole di tarda primavera, spaccando la legna. Brienne prova a guardarlo senza apparire come se lo stia guardando. Lui oscilla l’ascia, i muscoli della schiena gli si muovono fluidamente sotto la pelle, e un brivido le scende lungo la schiena, facendole tremare gli arti.
 
Lei è una sciocca, Brienne si dice cupamente mentre lui guida l’ascia nel ceppo che stanno usando per tagliare la legna e raccoglie i tronchetti tagliati. Lei lo osserva mentre lui li porta nel capanno che stanno progressivamente riempiendo, e poi lei alza lo sguardo verso il sole cocente che sta ardendo nel luminoso cielo blu.
 
Potrà anche essere tarda primavera, con l’estate che deve ancora prendere posto...ma l’inverno sta arrivando.
 
Brienne si volta verso il suo mucchio di bambini, mentre Tommen si unisce a loro in modo riluttante.
 
"D’accordo," lei inizia, "siamo pronti per andare a controllare e risistemare le trappole?"
 
Arya annuisce con una testa piena di nodi, e Brienne nota distrattamente che dovrà di nuovo rasare a zero i capelli della ragazza perché adesso non riuscirebbero più a passarci un pettine. Sansa e Tommen sembrano entrambi un po’ nauseati al pensiero di conigli morti. Brienne vorrebbe poter mettere quei due esclusivamente a svolgere altri compiti, ma se si trovassero mai separati dal gruppo, avrebbero bisogno di sapere come sopravvivere, e quello include il sistemare le trappole e lo scuoiare i conigli.
 
Myrcella sembra rassegnata a quel compito, mentre Bran e Lyanna sembrano entrambi impazienti quanto Arya. Per quanto riguarda Joffrey...Brienne getta uno sguardo al cupo ragazzo dai capelli dorati, nascondendo un brivido di disgusto. Certe volte lui sembra ricavare fin troppo piacere nel vedere quei poveri corpicini pelosi nelle trappole, e lei ha quasi paura di voltargli le spalle o di lasciare i bambini più piccoli da soli con lui.
 
Lei lancia un’occhiata verso il capanno giusto in tempo per vedere Jaime uscirne e guardare verso la loro direzione. Lui alza una mano per salutare, lei ricambia quel saluto in maniera impacciata, per poi guidare i bambini verso l’uscita. Quando arrivano lì, lei gli getta uno sguardo da sopra la spalla, trovando Jaime a fissare tutti loro. I loro occhi si incontrano e, per un istante, lei sente di essere schiacciata al suolo dallo sguardo di lui...e dopo lei si volta e guida i bambini nella foresta.
 
Non ha senso struggersi per qualcosa che lei non avrà mai, Brienne si dice fermamente. E probabilmente lui a letto sarebbe scarso quanto Hyle, comunque.
 
*/*/*/*/*
 
Dopo diversi giorni molto caldi, Brienne dice a Margaery e Jeyne Westerling che ha intenzione di andare al laghetto, e scivola via dalla radura.
 
Il laghetto è una parte del fiume dove le rive sono molto distanti e l’acqua è tranquilla. L’acqua arriva a toccare il torace di Brienne nel suo punto più profondo, e il fondo è pieno di rocce lisce e di sabbia. Qualche volta lei porta i bambini qui per insegnare loro a nuotare e per permettere loro di essere semplicemente dei bambini. Ma tutti sanno che se lei va al laghetto da sola, allora è perché vuole passare del tempo con se stessa.
 
Brienne si spoglia, lasciando i suoi vestiti sulla sponda scoscesa del fiume, e mette piede nell’acqua, il sole è caldo sulla sua pelle. Si abbassa sotto la superficie e nuota per un po’, per poi galleggiare di schiena. Lei alza lo sguardo fissando il limpido cielo blu fino a quando gli occhi non le bruciano, poi li chiude e sogna di essere tornata a Tarth. Dietro le sue palpebre, lei lascia l’acqua e si veste con abiti diversi, e dopo ritorna a Evenfall Hall dove saluta suo padre, che le sorride col suo ampio sorriso e le dice che lei ha quasi fatto tardi per cena.
 
Gli occhi le formicolano a causa delle lacrime, che lei scaccia sbattendo le palpebre. A quel punto, si rialza per poi rilasciare uno strillo d’indignazione quando si rende conto di non essere più sola. Lei incrocia istintivamente le braccia sul suo misero seno, abbassandosi fino a quando l’acqua non le arriva al mento.
 
Jaime!” lei sputa fuori in modo arrabbiato. “Che ci fai qui?”
 
“Margaery mi ha detto che eri al laghetto.” Lui si guarda intorno e dopo le rivolge un sogghigno. “Me lo stavi nascondendo. Chi lo sapeva che avevamo una vasca tutta per noi?”
 
Lui si sfila la maglietta e poi alza un sopracciglio. “Non ti dispiace se la condividiamo?”
 
Brienne si morde il labbro e poi scuote la testa. Lei potrebbe facilmente spezzarlo in due se necessario, lei pensa, ma sa che lui non la toccherà. Inoltre, lei non sa perché, ma si fida davvero di lui.
 
Comunque…lei osserva con occhi guardinghi mentre Jaime si toglie i vestiti sulla riva del fiume.
 
Lui è magro, come tutti loro, ma nonostante ciò, lui è bellissimo. Metà cadavere, lei pensa, frivola, e metà dio, e lei non sa se dovrebbe ridere, piangere o arrabbiarsi per il fatto che ci è voluta la fine del mondo e l’essere l’unica femmina adulta in vista per far sì che un uomo del genere la notasse.
 
Lei blocca quel pensiero.
 
Lui non è qui perché vuole scoparla, Brienne ricorda a se stessa. Si ricorda di Hyle e gli altri. E—lei sbircia—il cazzo di Jaime è moscio. Lui non sta entrando in acqua perché è eccitato da lei. Lui ha semplicemente...bisogno di farsi un bagno.
 
Brienne distoglie lo sguardo mentre Jaime entra nel laghetto e nuota verso di lei, ritornando in superficie al suo fianco. Lei gli rivolge un’occhiataccia funesta quando lui scuote i suoi capelli bagnati allontanandoli dal suo viso, e le rivolge un sorriso accennato. Il sorriso di Jaime si fa più ampio per via dell’espressione di Brienne, prima di abbassarsi sotto la superficie, prendendo due manciate di sabbia dal fondo. Ne passa una a lei ed inizia ad usare l’altra per strofinarsi il petto.
 
Lui scrolla le spalle. “Non è buona come il sapone, ma ci si arrangia.”
 
A quello, lei sbuffa un po’ col naso.
 
"Te la sei cavata bene, Brienne," lui dice dopo un momento di pesante silenzio. "L’accampamento è sicuro e ben nascosto. Ma sai che non sarete al sicuro qui per sempre."
 
"Lo so," lei replica. "Continuo a sperare..." lei si ferma, mordendosi il labbro inferiore, per poi fare spallucce. "Sei l’unico genitore che abbiamo trovato."
 
Jaime smette di strofinarsi e fissa la sabbia bagnata che ha sul palmo della mano.
 
"Non avevo nessun altro posto dove andare," lui alla fine dice. "Non credevo che fossero vivi."
 
Lei esita e poi chiede, "Tu lo sai cos’è successo?"
 
Lui scuote la testa. "Anch’io ero sottoterra quanto l’Evento era accaduto, stavo sgombrando un rifugio pieno di insorti, sperando di non venire ammazzato nel farlo. Dei testimoni oculari mi dissero che tutto il cielo era in fiamme. La gente a Meereen credeva che fosse la Cometa Rossa."
 
"Ma allora come—perché—?" lei scuote la testa. "L’impatto di una cometa avrebbe dovuto bruciare il mondo intero."
 
Lui sospira. "Non lo so. Nessuno lo sa. Tutto ciò che sappiamo è che si era spenta la corrente e che siamo morti a poco a poco."
 
"Non qui," lei dice, la sua voce è tetra. "Qui siamo morti a passi da gigante. Ci avevamo messo sei settimane nel tragitto da Harrenhal. Approdo del Re era già deserta, tranne che per le bande di pazzi vagabondi." La mano le si alza verso la sua guancia devastata.
 
Lo avevano chiamato Mordente, lei pensa, rabbrividendo.
 
Brienne si rende conto che Jaime la sta guardando con un’espressione peculiare sul viso, e lei scaccia via i propri ricordi. Quegli uomini, almeno, sono morti, grazie a Gendry e gli altri.
 
"Pensi che dovremmo lasciare questo posto?" lei domanda.
 
"Potresti non avere altra scelta, specialmente se delle persone come la Montagna ti dovessero trovare di nuovo. Ci sono altri insediamenti, anche se i più vicini che ho trovato solo dall’altra parte delle Acque Nere. Alcuni vorrai evitarli ad ogni costo, ma altri—bè, avere delle reti di scambio e dell’accesso a più risorse è sempre un bene, e c’è forza nei numeri."
 
Lei si acciglia ed è improvvisamente colpita dall’assurdità dell’avere questa conversazione mentre sono in piedi nudi in una piscina fluviale. Ma il mondo non è più divertente e lei ha la vita di venti bambini nelle sue mani.
 
"Quanto sono lontani gli insediamenti che potrebbero essere ospitali?" lei chiede.
 
Lui scrolla le spalle e, anche magro com’è, le sue spalle sono ampie, muscoli ben definiti si increspano sotto la liscia superficie della sua pelle. Lei distoglie bruscamente lo sguardo ed inizia a strofinarsi sulle spalle la sua manciata di sabbia, che sta diminuendo rapidamente.
 
Jaime risponde, "C’è n’è uno a due giorni di distanza da qui, forse tre."
 
Lei aggrotta la fronte. "Dovrei andare a mettermi in contatto con loro? Sondare il terreno?"
 
Jaime la guarda con un mezzo sorriso sul suo volto bellissimo. "E lasciare i bambini da soli per così tanto tempo?"
 
Il cipiglio di Brienne si fa più profondo. "Non posso portare venti bambini in territorio ostile. So che siamo vulnerabili, ma sono comunque più al sicuro qui che lì fuori. Posso sempre lasciare te e Hyle e gli altri con loro. O forse potrei portarvi tutti con me e lasciare i ragazzi più grandi a occuparsi dei più piccoli. Sono intelligenti, rigorosi, e la maggior parte dei bambini hanno imparato a difendersi da soli negli ultimi due anni."
 
"La maggior parte?"
 
"Rickon e Tommen sono ancora così piccoli," lei sospira. "Non ce la faccio a mettergli delle pistole in mano così presto."
 
"Suppongo di no," lui mormora. Lui si strofina il braccio pigramente con ciò che è rimasto della sua manciata di sabbia, accigliandosi sovrappensiero. Lui dice, "Ti fidi di Hunt e i suoi amichetti?”
 
"No," lei risponde prontamente.
 
“Ti fidi di me?”
 
La bocca di Brienne si alza leggermente. “Dove ti trovi in questo momento?” lei domanda seccamente. “E per favore, nota che sei ancora vivo e tutto intero.”
 
Lui sorride lentamente. “Quindi sì?”
 
Lei arrossisce e annuisce.
 
“Posso portare Hunt e i suoi amichetti in quest’altro insediamento. Agire come tuo emissario. Vedere che gente è.”
 
Brienne alza un sopracciglio. “Assicurandoti che Hunt e gli altri non ci tradiscano?”
 
Jaime scrolla le spalle. "Forse riuscirò a lasciarli lì."
 
Lei si ravviva a quel pensiero, ma poi si sgonfia. "E che importa? Se quest’altro insediamento fosse disposto ad accettare tutti questi bambini, allora torneremmo di nuovo a stare con Hyle e i suoi amici."
 
"Con altre persone a tenerli d’occhio," Jaime dice. "Hai sei dei ragazzi più grandi ad aiutare, e molti degli altri sono preparati a combattere, ma se quegli uomini lavorassero insieme..."
 
Brienne si acciglia. "Lo so," lei sbotta, “ci siamo già passati.” Lei si addolcisce. "Io non li voglio qui proprio come non ce li vuoi tu—e come non li vogliono gli altri bambini. Ma siamo rimasti così pochi, non possiamo semplicemente cacciarli dall’accampamento. O almeno abbiamo bisogno di una motivazione migliore del 'sono viscidi'."
 
Jaime quasi sorride a quello. "Sfortunatamente, lo capisco. Quindi, li porterò con me e li incoraggerò a rimanere all’insediamento." Lui alza un sopracciglio. “Andremo tra una settimana o giù di lì. Dipende da come reagiranno i miei figli alla notizia che me vado di nuovo.”
 
Brienne annuisce e il silenzio discende tra di loro, rotto solo da Jaime che scivola un’altra volta sott’acqua, ritornando con altre due manciate di sabbia, così che possano finire di lavarsi.
 
Non è fino a quando non stanno tornando verso la sponda del fiume che Brienne nota che se n’è stata dritta in piedi nell’acqua mentre finivano di lavarsi. Mentre si asciugano e si rivestono, lei è scioccata nel rendersi conto che non si sente per niente imbarazzata per il fatto che Jaime ha visto il suo corpo nudo. Brienne gli lancia un’occhiata da sopra la spalla, scuotendo la testa mentalmente.
 
Ovviamente, lui non la sta mica guardando. 
 
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Onestamente, Brienne non capisce perché si fida istintivamente di Jaime Lannister così completamente...solo che lo fa. Quando si preoccupa troppo di quella questione, finisce col dirsi che lui le aveva salvato la vita alla Fortezza Rossa e che quello è abbastanza. O forse è perché lui si è unito a lei nel laghetto del fiume diverse altre volte nelle ultime due settimane, e non ha mai notato nemmeno una volta che lei era nuda quanto lui.
 
Lei vorrebbe poter dire lo stesso per sé. Di notte i suoi sogni sono ormai pieni di immagini del corpo nudo di Jaime, e lei si sveglia, desiderando qualcosa che si era rifiutata di permettersi anche solo di pensare da quando Hunt e i suoi amici l’avevano completamente umiliata. Se lei fosse una donna più desiderabile, avrebbe già implorato Jaime di scoparla. Anche adesso, alla fine del mondo, lei sa che lui le scoppierebbe a ridere in faccia.
 
Brienne è imbarazzata dall’intensità della sua lussuria per quell’uomo, è preoccupata che lui possa notarlo, ma di notte, al sicuro nella privacy della propria baracca, lei si dice che non importa. Jaime non saprà mai che nel buio della notte lei sogna di lui mentre le mani le scivolano in mezzo alle cosce per alleviare la brama che le vibra attraverso. Al momento, c’è così poco piacere nel mondo, lei pensa. Brienne si immagina Jaime pesante sopra di sé che si muove dentro di lei, mentre lei muove le sue dita, e lei pensa che non ci sia nulla di male in tutto questo.
 
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Jaime sogna gli ettari di pelle piena di lentiggini di Brienne e i suoi meravigliosi occhi blu, il suo piccolo seno che si adatterebbe perfettamente ai palmi delle sue mani, il folto pelo biondo che custodisce il dolce calore che lui sa essere nascosto in mezzo alle cosce di Brienne, e si sveglia, duro, dolorante e teso a causa della lussuria.
 
Si stende di schiena, provando a non grugnire per la frustrazione. I bambini stanno dormendo nella stessa stanza, il loro soffice russare riempie il poco spazio. Senza far rumore, rotola via dalle sue coperte ed esce fuori, lasciando che l’aria della tarda primavera gli raffreddi il corpo.
 
C’è del movimento nelle ombre dietro le baracche, e lui vede Ygritte e Robb iniziare il loro turno di guardia. Passeggia fino al falò comunitario e trova Hyle Hunt seduto accanto ai tizzoni puntati, con una coppa in mano.
 
Hunt gli lancia un’occhiata, poi abbassa la mano e gli mostra una bottiglia di whiskey, alzando un sopracciglio con fare interrogativo.
 
Jaime la prende in considerazione, ma poi scuote la testa, sedendosi non molto distante dall’altro uomo. Lui avrebbe preferito avere il falò tutto per sé, per pensare a Brienne e chiedersi cosa di lei lo attirasse tanto; lei è così diversa da Cersei…e forse è proprio quella la ragione. Lui riflette su quale sarebbe il modo migliore di attirarsi Brienne più vicino senza farla spaventare e farla allontanare. Lei è così fottutamente coraggiosa e onorevole, ma è anche giustamente cauta. Dopo tutto quello che lei ha visto…
 
“Ci sono davvero degli altri insediamenti là fuori?” Hunt chiede, allontanando di colpo Jaime dai suoi pensieri.
 
Jaime annuisce.
 
“Vicini?”
 
“Quello a cui andremo è quello più vicino che conosco. Dista tre o quattro giorni da qui, dall’altra parte delle Acque Nere.” Lui si acciglia. “Davvero non ne avete trovato nessuno?”
 
“Eravamo rimasti dentro Approdo del Re. C’erano molte risorse, dopo tutto. Riparo. Cibo. Pistole. Munizioni.” Lui fa una smorfia. “Dovevamo stare attenti, ovviamente, ma comunque. Era una vita piuttosto semplice, in molti modi, soprattutto paragonata a questo posto.”
 
“Allora perché siete qui?”
 
Hunt scrolla le spalle. “Per le donne,” lui risponde.
 
Jaime restringe lo sguardo. “Le ragazze hanno solo sedici anni.”
 
“Sedici anni era l’età del consenso, Prima,” Hunt gli ricorda, e Jaime si acciglia. Hunt vede la sua espressione e ride.
 
“Non preoccuparti; credo che la maggior parte delle ragazze più grandi siano già impegnate, e di certo non sono interessato ad aspettare che le altre crescano.”
 
Jaime si raddrizza.
 
Hunt ride di nuovo. “Non è quello che intendevo! Voglio dire, io, personalmente, sto puntando la nostra Grossa Brienne. In tempo di guerra ogni buco è trincea, giusto? E lei ha fatto veramente un ottimo lavoro con questo insediamento. Lei di sicuro sarà quella al comando per i prossimi anni. Una donna con dell’influenza e del potere, anche se è solo in questo insediamento e solo su dei bambini…bè, quello fa al caso mio.”
 
Jaime alza un sopracciglio. “Non vuoi starci tu stesso al potere?”
 
Hunt fa l’occhiolino. “Un passo alla volta, Lannister. Un passo alla volta.” Il suo sorriso diventa da presa in giro. “Tu lo sai com’è lo strafare nella lotta verso la vetta. Hai ucciso il re e pensavi che avresti ottenuto il trono di spade, non è così?”
 
Il viso di Jaime è freddo e senza espressioni. “Se ti dicessi di no, mi crederesti?”
 
Hunt ride, facendo un gesto noncurante con la mano. “E adesso a chi dovrebbe importare? L’intera famiglia reale è comunque probabilmente tutta morta, e a nessuno importa più se hai sparato alla schiena di Aerys Targaryen o no.”
 
“A te sembra importare.”
 
“Bè, non possiamo far finta che non sei lo Sterminatore di Re.” Lui getta uno sguardo alla baracca di Brienne. “Lei lo sa chi sei?”
 
“Certo che lo sa.”
 
“Ah, bene,” Hunt replica, prendendo un sorso di whiskey.
 
“Perché bene?”
 
“Significa che non sei competizione…ammesso in primis che tu riesca a fartelo venire abbastanza duro da scopartela.”
 
“Ma di che cazzo stai blaterando?” Jaime ringhia.
 
Hunt alza gli occhi al cielo. “Brienne non è l’anima più clemente al mondo, e lei non si abbasserebbe mai a scoparti, anche se tu riuscissi a tenerlo duro abbastanza a lungo da compiere quel lavoretto.” Gli si sporge più vicino. “Senti, io voglio una donna. Qualsiasi donna mi va bene, e se dovrò accontentarmi di Brienne, bè…al momento è piuttosto buio di notte. Voglio dire, sono riuscito a scoparmela una volta; sono sicuro di poterlo fare di nuovo.”
 
Jaime fissa l’altro uomo con un tipo di fascino inorridito, e riesce a fermare l’impulso di spingere la sua stupida faccia compiaciuta nel fuoco solo ricordando a se stesso che hanno bisogno di diversità nel patrimonio genetico.
 
Si agguanta all’unica cosa che ha un qualche senso e che non lo fa infuriare nella stessa misura delle altre cose. “Tu e Brienne?”
 
“Una volta. Prima.” Hunt ride. “I ragazzi ed io, avevamo una—” Lui si blocca quando vede l’espressione sul viso di Jaime. Lui sbatte le palpebre e bofonchia, “Ci conoscevamo ai tempi dell’università. Non ha funzionato.”
 
Jaime alza un sopracciglio e pensa di aver bisogno di chiedere a Brienne cos’è successo davvero con Hunt, la prossima volta che saranno soli. Non riesce a credere che lei si fosse presa una sbandata per un tale idiota…anche se forse lui non lo era stato in modo così ovvio, Prima.
 
“Quindi ora credi di poterla convincere a riprenderti?” Jaime domanda.
 
Hunt ridacchia. “Bè, guardiamo in faccia la realtà: lei di certo non avrà nessun altro, vero?”
 
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Diversi giorni dopo, gli uomini sono pronti ad andarsene. Jaime si prende Brienne da parte e, ancora una volta, ripetono la lista delle cose che Brienne è disposta a scambiare con quest’altro insediamento, e di quali scorte hanno più bisogno.
 
“Ortaggi, o semi di ortaggi per la prossima primavera,” lei dice. “Frutta o piante per la prossima primavera. Munizioni, ovviamente, o una ricetta per la polvere da sparo. Però non abbiamo molto da scambiare. Un po' di carne affumicata e…” lei si acciglia, pensando. “Tè della luna, suppongo.”
 
Lui alza un sopracciglio. “Ma non vuoi chiedere di unirti a loro?”
 
Brienne si mordicchia il labbro inferiore, i suoi occhi sono grandi, blu, e preoccupati. Quella combinazione gli va dritta al cazzo, e lui le si avvicina un po' di più.
 
“Vediamo che tipo di persone sono,” lei alla fine risponde, rivolgendogli uno sguardo impotente dai suoi occhi magnifici. “Devo proteggere i bambini.”
 
Di tutta risposta, lui le afferra le guance e la bacia, e poi la bacia di nuovo per via dell’adorabile squittio di sorpresa per il primo. Il terzo bacio è perché lei non lo ha ancora preso a pugni e nemmeno gli ha rotto le braccia, e il quarto…il quarto è perché lui non riesce a resistere e viene premiato dalle labbra di Brienne che si ammorbidiscono e si aprono, permettendo alle loro lingue di danzare l’una con l’altra.
 
Jaime se l’è appena attirata stretta a sé, quando sente Hunt gridare il suo nome. Lui si allontana controvoglia.
 
“Dobbiamo andare,” lui dice, la sua voce è roca.
 
Lei lo sta fissando, con gli occhi spalancati e frastornati, le sue labbra carnose sono gonfie e rosse.
 
“Accompagnaci all’uscita,” lui mormora, e lei annuisce, ancora incapace di parlare.
 
Non la bacia di nuovo, ma la guarda da sopra la spalla mentre si allontanano, e imprime nella sua memoria l’immagine che lei che lo fissa, ancora stordita, coi suoi figli in piedi accanto a lei.
 
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Di giorno, lei non ha tempo di pensare ai baci di Jaime, ma di notte, da sola nella sua baracca…
 
Brienne si permette di sognare.
 
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Jaime e gli altri ritornano diverse settimane più tardi, e quando lo fanno, hanno quattro donne con loro.
 
Le donne sono sorelle. Sono Dorniane, e Brienne pensa che siano alcune delle donne più belle che lei abbia mai visto. Loro spiegano che sono delle emissarie dall’Insediamento Martell, e sono venute per negoziare con il Villaggio di Brienne. Anche lei riesce a sentire le lettere maiuscole quando usano quelle parole.
 
Obara Sand è la più grande, ed è l’ovvia leader del piccolo gruppo, e sembra aver attirato l’attenzione di Owen Inchfield. Nymeria ha la pelle scura, è sensuale, ed è perennemente divertita mentre Ronnet Connington il Rosso le sbava dietro. Mark Mullendore sembra rapito dalla più piccola del gruppo, Sarella, il che non va giù a Margaery, e Tyene è rimasta accanto a Jaime da quando è arrivata. Nel frattempo, Robb, Jon e Gendry stanno osservando interessati tutte le donne, con gli occhi fuori dalle orbite, anche se Jeyne Westerling e Ygritte guardano in cagnesco Robb e Jon, e Arya, che ha appena undici anni, dà addirittura un calcio nello stinco a Gendry, per poi correre via, quando lei lo nota fissare le sorelle Sand troppo a lungo.
 
Brienne guarda le varie dinamiche cambiare e roteare, e il cuore le sprofonda nello stomaco. Queste donne sono ovviamente delle sopravvissute pericolose, resilienti e piene di risorse, un vantaggio per qualsiasi gruppo che lotta per sopravvivere…ma Brienne ha un insediamento pieno di adolescenti traumatizzati che stanno appena iniziando ad esplorare le loro sessualità.
 
Questo sarà un incubo.
 
Lei vede l’espressione divertita di Jaime quando Tyene gli dice qualcosa, avvicinando la sua testa dorata a quella di lui.
 
Questo sarà un fottuto incubo.
 
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Le sorelle Sand sono molto interessate al tè della luna, e spiegano a Brienne che l’Insediamento Martell è cresciuto fino ad ospitare diverse centinaia di persone. Hanno bisogno della loro terra per far crescere il cibo e non sono riuscite a trovare abbastanza tanaceto selvatico da fornire del tè della luna a ogni donna, se desiderano usarlo.
 
Ispezionano il rigoglioso orto di tanaceto di Brienne e concordano con entusiasmo di scambiare ortaggi e semi per del tè della luna. Restano anche affascinate da quello che è stato fatto nell’insediamento, anche se Brienne e i bambini stanno attenti a non rivelare le loro misure di sicurezza.
 
Le giornate si susseguono velocemente, perché se Brienne non è con una delle sorelle Sand, è con un’altra, e nel mezzo di fare trattative commerciali, di intrattenere le loro ospiti, e di gestire l’insediamento, l’unico tempo in cui è da sola è quando torna nella sua baracca per dormire.
 
Eventualmente, Brienne finalizza un accordo con Obara, e concordano che lei sarebbe stata in grado di fornire un anno di scorte di tè della luna per quindici donne in autunno. Brienne accetta anche di espandere il suo orto di tanaceto e, il prossimo autunno, si spera che sarà in grado di fornire tè della luna per tutte le donne nell’Insediamento Martell, oltre che per le ragazze del proprio insediamento.
 
Per quanto riguarda Jaime, lui non ha fatto alcun tentativo di beccarla da sola o di baciarla di nuovo, e lei è ferita da quello, anche se in realtà lo comprende. I suoi figli si sono incollati a lui da quando è tornato, e le poche volte in cui non era stato coi suoi figli, Tyene era stata lì vicino a lui. Tyene è bella da perdere il fiato, quasi eterea, e Brienne non può dare a Jaime la colpa di esserne affascinato, anche se le fa male al cuore. Lei cerca di rassegnarsi al fatto che Jaime e i suoi figli torneranno all’Insediamento Martell insieme alle sorelle Sand, e giura di salutarli con un sorriso in faccia.
 
Ad aggiungersi alla tensione di Brienne c’è Hyle Hunt, che lei certe volte pensa stia cercando davvero di flirtare con lei. È fastidioso, ma ad essere onesti, lei non gli presta abbastanza attenzione da esserne sicura.
 
Più o meno dopo una settimana dal ritorno degli uomini insieme alle sorelle Sand, le donne in visita sono fuori a caccia coi bambini più grandi, il tempo è gloriosamente caldo, e Brienne si ritrova sola per davvero per la prima volta dal loro arrivo.
 
Passare un po’ di tempo in acqua potrebbe essere ciò di cui ha bisogno, Brienne decide, e si dilegua verso il laghetto.
 
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Jaime nota Brienne che si allontana, e dopo essersi spiegato ai suoi figli, la segue al laghetto. Lei è già in acqua, con la schiena rivolta a lui, mentre lui esce fuori dagli alberi. Lui osserva i muscoli di Brienne muoversi sotto la pelle della sua schiena, mentre si strofina lavandosi.
 
Lui scuote la testa per schiarirla, e la chiama, "Brienne."
 
Lei si congela e dopo volta la testa in modo cauto da sopra la spalla. Gli occhi di lei sono spalancati e stupiti.
 
"Che c’è?" lei chiede.
 
Lui sogghigna mentre scrolla le spalle, iniziando a sbottonarsi la maglia. "Volevo solo farti sapere che ero qui," lui replica.
 
Lei si abbassa fino a quando non è coperta fino al collo mentre si volta per guardarlo a bocca aperta, per poi rivoltarsi un’altra volta di schiena quando le mani gli scendono ai pantaloni. Probabilmente è una buona cosa, lui pensa, perché lui è già duro e dolorante, desideroso di scoparsela, ma Brienne ha bisogno di capire che lui non la stava evitando dal suo ritorno.
 
"Che stai facendo?" lei riesce a squittire.
 
"Mi sto unendo a te per un bagno," lui risponde mentre entra nell’acqua. Lui scivola verso di lei e si alza, c’è un luccichio malizioso negli occhi di Jaime mentre le fissa la nuca. “Non è la prima volta che ci facciamo il bagno insieme.”
 
Anche le spalle di Brienne arrossiscono, lui scopre, e per qualche motivo quello lo compiace. Lui si domanda se sarà in grado di persuaderla almeno a baciarlo di nuovo, se non altro. Non che ci sia un qualche posto che sembri abbastanza comodo per farla stendere ed esplorare tutte quelle lentiggini. Inoltre, con Tyene Sand che gli si era incollata al fianco come una cozza durante l’ultima settimana o giù di lì, sarà fortunato se riuscirà a persuadere Brienne a non annegarlo.
 
“Sei davvero così codarda che non vuoi nemmeno guardarmi?” lui domanda, e a quello lei si volta di scatto, alzandosi a piena altezza.
 
Lui lotta per tenere lo sguardo dritto in quello di lei, anche se non vuole fare altro se non fare il pieno guardando tutto il suo corpo. Gli occhi di Brienne sono enormi, vulnerabili e bellissimi, e lei non distoglie lo sguardo, anche se lui non ha dubbi che le ci stia volendo ogni briciola del suo considerabile coraggio per non farlo. Ci sono una diffidenza e una tristezza negli occhi di lei che Jaime spera sarà in grado di alleggerire presto.
 
“Ciao,” lui dice dolcemente.
 
Lei sbatte le palpebre, un cipiglio confuso le arriccia la fronte.
 
“È stato estremamente difficile beccarti da sola, e tra il lavoro, i miei figli e il determinato corteggiamento di Tyene Sand, nemmeno io ho davvero avuto un momento per me stesso.”
 
Lei alza gli occhi al cielo, appoggiando le mani sui fianchi. “L’ho visto quanto stavi soffrendo,” lei ribatte seccamente.
 
Il sorriso di Jaime è lento e peccaminoso. “Stavi guardando?”
 
Lei arrossisce ancora, e gli ci vuole tutta la sua forza di volontà per non abbassare lo sguardo sul petto nudo di Brienne per vedere se anche il suo seno arrossisce. Con un po’ di fortuna, eventualmente gli sarà permesso di guardare quanto vuole.
 
Jaime racconta, “La prima volta che ho incontrato Tyene le ho detto che non sono disponibile. Lei dice che le piacciono le sfide.”
 
Brienne aggrotta la fronte. “Non dispon…?” Lei spalanca gli occhi.
 
“Ah, te lo ricordi,” lui fa le fusa, mettendo una mano incerta sulla spalla di Brienne. La sente tremare al suo tocco, e le si avvicina. “Io so di ricordarlo,” lui mormora, premendo con gentilezza le labbra contro quelle di lei.
 
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Lei è morta.
 
Deve essere morta; è l’unica ragione per cui sognerebbe di essere avvolta dalle forti braccia di Jaime mentre si baciano come se da quello dipendessero le loro vite. E sono nudi, nel laghetto, e lui se l’è attirata a sé come se volesse assorbirla nelle sue stesse ossa e dèi dèi dèi il suo cazzo è duro ed è premuto contro di lei ed è quasi quasi quasi dove lei lo desidera disperatamente.
 
Lei gli aggancia una gamba sopra il fianco, e il suo altro piede le scivola e, con uno strillo stridente, lei cade, portandoselo con sé sott’acqua.
 
Si dimenano tornando in superficie, tossendo, strozzandosi e sputando acqua.
 
Brienne sta bruciando per l’imbarazzo, pensando di aver rovinato la sua unica occasione di fare forse del sesso con un uomo che non lo sta facendo per vincere una scommessa, e poi Jaime inizia a ridere mentre le avvolge le braccia intorno.
 
“Siamo ridicoli,” lui dice, affondando il viso nel collo di Brienne, mentre scuote le spalle dall’ilarità. Lei si fa più piccola dall’imbarazzo, ma dopo spalanca gli occhi quando Jaime dice, “Solamente io proverei a scoparti per la prima volta mentre siamo in piedi in un laghetto pieno di rocce scivolose!”
 
Il divertimento di Jaime è contagioso, e lei inizia a ridacchiare, e dopo entrambi sono a piegarsi in due dal ridere, aggrappandosi l’uno all’altra mentre cercano di non scivolare di nuovo. Nel mezzo di tutto quello, lei registra tre cose: lui ha detto 'prima volta'; le mani di Jaime le stanno accarezzando la schiena, giù fino al sedere, e lui se la sta tirando stretta a sé ancora una volta; e il suo cazzo è ancora duro ed è ancora soltanto quasi dove lei lo desidera disperatamente più di ogni altra cosa.
 
 
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Si fanno strada verso la riva del fiume dove hanno lasciato i loro vestiti, stanno ancora ridendo nel mezzo di profondi baci infuocati, inciampando, scivolando e quasi finendo di nuovo sott’acqua più di una volta. Quando finalmente lasciano il laghetto, stendono i loro vestiti per terra come coperta improvvisata, e Jaime la fa stendere giù dolcemente, come se lei fosse una qualche ragazza bellissima; come se questo stesse accadendo Prima, e non ci fosse nulla di cui avere paura o di cui preoccuparsi.
 
Quando lui si unisce a lei, le loro gambe si aggrovigliano, le loro mani accarezzano, le loro bocche assaporano e strattonano, facendosi annaspare, scalciare e dimenare a vicenda; quando finalmente lui la pressa in basso ed entra dentro di lei, Brienne si permette di far finta di essere bellissima, arrendendosi a quel momento e a lui.
 
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Brienne è rilassata, appagata, il sole la riscalda sulla sua pelle nuda. Ma non è nemmeno lontanamente paragonabile al modo in cui la stanno scaldando il peso del braccio di Jaime e la gamba di lui sopra di lei, tenendola vicino a sé. Lui sta sonnecchiando, il respiro di Jaime le stuzzica il collo e la spalla, e lei dice fortemente a se stessa di ricordarsi ogni tocco, ogni sensazione, per imprimere questo momento nella sua memoria. Lei chiude gli occhi, lasciandosi trasportare, e le sembra quasi come se il mondo distrutto che si trova a poca distanza da questo laghetto non esista.
 
Lei si era permessa di sognare nell’oscura privacy della sua piccola baracca, e la realtà ha superato tutti i suoi sogni...per certi aspetti. Lui è bellissimo e molto...lei si morde il labbro per impedirsi di ridere...entusiasta. Ci sono delle lievi ombre sui fianchi di Brienne lasciate dalle mani di Jaime; ci sono delle ombre più scure lasciate dalle labbra di lui sul collo e sul seno di lei. Quello su cui i suoi sogni sorvolavano, però, sono i marchi che lui le lascerà sul cuore. Sono quelli i marchi che la preoccupano di più.
 
Quando lui la lascerà...e lui la lascerà...
 
Lei si ricorda di Hyle che prendeva i soldi da quella folla di ragazzi che stava intorno al letto. Si ricorda l’umiliazione, il nero pozzo di disperazione in cui era discesa, e la sua determinazione nel non lasciarli vincere, che era tutto quello che poteva usare per strisciarne di nuovo fuori.
 
Brienne spinge via quei ricordi. È stato tanto tempo fa se si parla di esperienze vissute, anche se non a livello temporale. Il mondo è cambiato per sempre e ci sono, sorprendentemente, delle cose peggiori. Spera che riusciranno a convincere Hyle e i suoi amici a tornare all’Insediamento Martell insieme alle sorelle Sand, e per quanto riguarda Jaime...
 
Lei stringe con forza le labbra.
 
Forse Brienne riuscirà a convincerlo a restare...ma lui ha tre figli che hanno la priorità. Se dovesse decidere che sarebbero più al sicuro nell’Insediamento Martell...bè...lei non potrebbe implorarlo di rimanere. La sicurezza e il benessere dei bambini sono la priorità per tutti loro.
 
Jaime si muove, passando la mano sul petto di Brienne fino al fianco di lei. Brienne chiude gli occhi a quella sensazione.
 
“Riesco a sentirti pensare,” le mormora nell’orecchio e, a quello, lei riapre gli occhi, allungando il collo per guardarlo male.
 
“Mi sto rilassando,” lei replica.
 
“I tuoi muscoli sono tesi, e credo che tu non sia riuscita a sonnecchiare nemmeno un po’, vero?” Lui alza la testa, sorridendo, mentre continua ad accarezzare l’intera lunghezza del corpo di Brienne, in modo lungo e lento.
 
Lei sbatte le palpebre. “Stavi dormendo, Jaime,” lei ribatte, arrossendo leggermente mentre si ammorbidisce sotto il tocco di lui. “Come faresti a saperlo?”
 
“Ho imparato l’arte del sonnecchiare senza dormire,” lui replica con un occhiolino, sporgendosi per baciarla.
 
Lei si rilassa contro di lui, pensando che dovrebbero rivestirsi e tornare dagli altri; il cuore le si spezzerà ancora di più quando lui se ne andrà se lo rifacessero un’altra volta; Brienne non dovrebbe essere così distratta, anche se è stato solo per un paio d’ore, perché il mondo è troppo pericoloso per lasciarle abbassare la guardia per troppo tempo; potrebbero non resistere per un altro inverno, e il salvare i bambini dovrebbe essere il suo unico obiettivo.
 
Jaime se la tira stretta a sé, le mani di lui sono calde e minuziose, i baci di lui sono profondi e famelici. Lei va incontro a quella fame con la propria, e crede che potrà essere perdonata per il fatto di volere tutto questo, di voler cogliere qualsiasi momento di felicità riesca a trovare, non importa quanto sia fugace. Il mondo è finito, lei pensa mentre le carezze delle mani di Jaime diventano più esigenti, facendola annaspare e inarcare contro di lui, e se non c’è alcuna felicità da trovare, allora perché disturbarsi tanto a sopravvivere?
 
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Quando tornano, ad Hyle basta una sola occhiata verso di loro per far sì che la sua espressione diventi fragorosamente sprezzante. Lui si volta verso Jaime, schernendolo, “Così mi hai rubato l’dea, non è vero?”
 
Jaime si acciglia, ma prima che possa replicare, Brienne chiede, “Che idea?”
 
Hyle replica, con occhi duri come la pietra, “Non te l’ha detto? L’Insediamento Martell non lo vuole fare entrare. Nessuno vuole lo Sterminatore di Re.”
 
Brienne assottiglia lo sguardo. “Quello che c’entra con la ‘tua idea’? Qual è la ‘tua idea’?”
 
Hyle ride, in modo ostile e arrabbiato. “Bè, scoparti in modo da controllarti, ovviamente. E tu sei proprio abbastanza stupida da cascarci! Ti sei scordata che lui è lo Sterminatore di Re? Pensi che non ti ucciderà una volta che non avrà più bisogno di te?”
 
Brienne boccheggia e Jaime si infuria. Fa un passo verso Hyle, digrignando i denti dalla rabbia, ma poi si ferma sui suoi passi quando Brienne inizia a ridere.
 
Jaime si volta a fissarla, scioccato dal fatto che dopo tutto quello che era accaduto negli anni dopo l’Evento, questo sia stato ciò che finalmente l’ha spezzata.
 
Brienne sta ridendo così forte che delle vere e proprie lacrime le stanno scendendo lungo le guance. Lei si ferma, guardando Hunt con occhi increduli, per poi scoppiare di nuovo a ridere a crepapelle. Si tiene lo stomaco con le mani mentre si piega in due dalle risate.
 
Tutti le altre persone nella radura—i bambini che non sono in perlustrazione, le sorelle Sand, e gli amici di Hunt—si affrettano verso di loro, e Jaime non sa se dovrebbe prendere a pugni l’espressione ugualmente confusa via dal volto di Hunt, o se dovrebbe gettare le braccia intorno a Brienne, dicendole che sarebbe andato tutto bene.
 
Finalmente, Brienne si ferma, cercando di riprendere fiato, alzando di nuovo lo sguardo su Hunt, gli occhi di Brienne nuotano in un mare di lacrime causate dalle risate.
 
Quella era la tua idea?” lei riesce finalmente a dire. “Credevi che tutto quello che dovevi fare per controllarmi era scoparmi? Tu?” Lei inizia di nuovo a ridacchiare e si tappa la bocca con una mano, faticando nel cercare di controllarsi. “Oh, dèi—credevi davvero di star flirtando con me, non è così?” E lei inizia a ridere in modo irrefrenabile un’altra volta.
 
“Brienne?” Jaime dice, procedendo con cautela. Per un attimo, ha un improvviso duro ricordo di Cersei, del modo in cui si era comportata quella notte in cui lui era tornato a casa e l’aveva trovata a mettere dell’antighiaccio nel cibo dei bambini. Anche lei stava ridendo, quella volta, prima di iniziare ad urlare.
 
Jaime scruta intensamente Brienne.
 
No, lui pensa, non c’è quel vuoto assoluto che aveva visto negli occhi di Cersei quella notte. Brienne sembra solo…genuinamente divertita...e quello è ancora più disorientante.
 
Brienne riesce finalmente a controllarsi, e si raddrizza, asciugandosi gli occhi.
 
“Hyle,” lei inizia, quasi in modo gentile, “sei così fottutamente stupido, che sono tentata di castrarti anche solo per assicurarmi che tu non possa trasmettere quella stupidità a dei poveri bambini ignari.”
 
Hyle sputacchia e Brienne scuote la testa, alzando una mano.
 
“Mi avevate umiliata,” lei continua, e adesso la sua voce è fredda anche se Brienne ha ancora un sorriso in faccia. “Tu e tuoi amichetti. Mi avevate trattata come un gioco, come qualcosa da usare e rompere per il vostro divertimento, e poi mi avevate gettata via come spazzatura.”
 
Jaime emette un rumoroso respiro sibilante, abbassando la mano verso la propria pistola. Brienne gli lancia un’occhiata.
 
“Oh, non si era trattato di stupro, Jaime—era una scommessa da ragazzi di confraternita su chi di loro sarebbe riuscito a ‘sedurmi’ abbastanza da permettergli di...com’è che tu e i ragazzi avevate detto quella notte, quando ti stavano dando i soldi? Ah, già: ‘sverginarmi’.”
 
La mente di Jaime è in un turbinio di pensieri. “Gli stavano dando i soldi?”
 
Brienne fa un gesto noncurante a quelle sue parole. “Ti racconterò tutto più tardi.” Lei si volta di nuovo verso Hyle e i suoi amici. “L’unico motivo per cui ciascuno di voi è ancora vivo è perché c’è già stata abbastanza morte, e se la razza umana dovrà sopravvivere, dobbiamo smetterla di ammazzarci a vicenda. Ma solo perché vi ho permesso di restare qui non significa che io abbia dimenticato—o perdonato—quello che tutti voi avete fatto.”
 
Hyle sogghigna. “Ti stai rivoltando contro di noi solo perché lo Sterminatore di Re ti ha scopata. Lui l’ha fatto soltanto per convincerti a permettergli di farlo rimanere qui. Nessun altro è abbastanza stupido da averlo, non importa quanto lui se li scopi.” Lo sguardo di Hyle va a Tyene Sand e poi torna su Brienne, il suo sogghigno si accentua.
 
Brienne inarca un sopracciglio. “Non è per quello che mi ha scopata.”
 
La tensione nel petto di Jaime si alleggerisce leggermente.
 
“Non lo sapevi che ti avevo scopata per soldi,” Hyle ribatte.
 
“Bè, quello fa di te una puttana, Hyle, ma per quanto riguarda Jaime, bè, lui lo sapeva già che sarebbe il benvenuto qui, se dovesse scegliere di restare. Proprio come lo eri tu, proprio come lo sono tutti i bambini. Anche le nostre ospiti dall’Insediamento Martell sono le benvenute ad unirsi a noi, se lo desiderano.” Lei lancia uno sguardo a Tyene e dopo a Jaime.
 
“Sul serio?” Jaime commenta. “Pensi ancora...?” Lui sospira, alzando gli occhi al cielo.
 
Brienne gli sfodera un’occhiataccia accigliata, per poi far tornare la sua attenzione ad Hyle. “Non sono più la ragazza che conoscevi diverse vite fa.” Lei sorride leggermente. “E nemmeno allora ero così facilmente controllabile, non importa ciò che tu e i tuoi compagnucci di confraternita pensavate.”  Lei piega la testa di lato, esaminando attentamente Hyle e i suoi amichetti.
 
“Ne eri davvero convinto, non è così?” lei chiede, con le labbra che le iniziano di nuovo a contrarsi, così lei le stringe con fermezza. Brienne si schiarisce la gola, continuando, “Eri davvero convinto che io sarei stata, cosa? Abbastanza disperata da accontentarmi di te? Non sei davvero l’ultimo uomo al mondo, e anche se lo fossi, non ti prenderei lo stesso.” Lei scuote la testa. “Credo che sia meglio che tu e i tuoi amici torniate all’Insediamento Martell quando le mie ospiti saranno pronte ad andarsene.” Lei lancia un’occhiata alle sorelle Sand, che la stanno fissando con diversi gradi di rispetto e sorpresa. “Se vi vorranno, ovviamente.”
 
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Nei giorni successivi, è sorprendentemente difficile beccare Brienne da sola. O forse non è così sorprendente, Jaime pensa tristemente. Brienne lo aveva guardato a malapena dal suo scontro con Hunt e i suoi amichetti.
 
Bè, almeno sembra che Tyene abbia rinunciato al suo corteggiamento ostinato, quindi è già qualcosa.
 
Non che Jaime non sia altrettanto occupato. Pattuglia il perimetro, insegna ai bambini delle tecniche di sopravvivenza, passa del tempo coi suoi figli, e pensa a Brienne.
 
Sa che le altre persone di quest’insediamento non lo capiscono. Lui stesso non è sicuro di capirlo. Brienne non è qualcuna che si potrebbe definire bella. Lei ha la faccia sfregiata, ha il seno piccolo, è più alta di lui e lui è alto un metro e novanta, e lei probabilmente potrebbe spezzarlo in lui se lo volesse. È diversa da Cersei—bellissima, fragile, instabile Cersei—in ogni aspetto possibile...e forse questo è parte di ciò che lo attrae di Brienne.
 
Quando guarda Brienne negli occhi, non vede altro che onestà sotto la sua diffidenza e la sua rabbia. Quando le parla, sente la forza che sta alla base delle sue convinzioni e il suo desiderio di proteggere i bambini. L’inferno in cui sono sprofondati potrà averla segnata, ma non l’ha spezzata, e quello fa in modo che lui voglia proteggerla ancora di più.
 
Forse Jaime non ha bisogno di capire cosa lo attrae di lei, o il perché. Forse ha soltanto bisogno di accettarlo così com’è.
 
Si siede accanto al falò collettivo e la osserva con occhi cupi, mentre lei mostra un’altra volta ai bambini più piccoli come legare una trappola, ispezionando i loro sforzi. Il sole le splende nei suoi capelli color paglia, facendoglieli luccicare nella luce.
 
E lui vuole disperatamente scoparsela—o almeno stringerla tra le braccia—un’altra volta, anche se dovrebbe essere una cosa scontata. Almeno lo dovrebbe essere per lei.
 
Lancia un’occhiata ad Hunt, che è seduto al lato opposto del falò, e Jaime non riesce ad evitare di ghignare alla vista del viso gonfio e pieno di lividi dell’altro uomo. Hunt e i suoi amici lo avevano approcciato negli ultimi giorni, separatamente e insieme, cercando di fargli ammettere che lui è interessato a Brienne solo perché vuole il controllo dell’insediamento e dei bambini. Dopo tutto, lui un tempo aveva ucciso un Re in un tentativo non riuscito di conquistare il trono, a detta loro.
 
Lui si era limitato a deriderli e ad allontanarsi ogni volta che si imbatteva in loro...tranne una volta. Hyle Hunt aveva commesso l’errore di azzardarsi a chiedere se Jaime avesse chiuso gli occhi e avesse immaginato un’altra donna mentre si scopava Brienne, come aveva fatto Hunt. Il pugno di Jaime aveva rotto il naso di quel bastardo con uno scricchiolio appagante.
 
Jaime non vede l’ora che Hunt e i suoi compari se ne vadano.
 
Jaime osserva Brienne sorridere ai bambini per poi allontanarsi vero la sua propria baracca. Lui si rialza senza nemmeno guardare i suoi compagni, e si affretta a seguirla.
 
Forse riuscirà a convincerla almeno a parlargli; per farsi almeno dire se lei crede alle accuse di Hunt oppure no.
 
Lui bussa.
 
C’è un momento di silenzio e poi Brienne apre la porta.
 
Lei lo fissa in silenzio, il suo viso non ha espressione, i suoi bellissimi occhi blu sono guardinghi.
 
“È vero che l’Insediamento Martell Town non vuole farmi entrare,” lui inizia, “ma ciò non ha nulla a che fare con quello che è successo al laghetto.”
 
Brienne sbatte le palpebre, e Jaime si domanda cosa risponderebbe lei se lui le dicesse che tutto ciò che vuole è rimanere qui, con lei, e affogare nei suoi occhi blu.
 
Lui continua, “Non ho intenzione di degnare le accuse di Hunt di una smentita, ma se vuoi che io me ne vada, me ne andrò. Non me andrò molto lontano perché ho bisogno di rimanere vicino ai miei figli, ma potrei vivere fuori dall’insediamento se è questo che desideri.”
 
Lei si acciglia, piegando la testa di lato. “Perché dovrei volerlo?”
 
Lui aggrotta la fronte. “Mi stavi evitando.”
 
“Bè, ero imbarazzata dall’idea che tutti potessero capire quello che abbiamo fatto anche solo guardandoci.”
 
Jaime inarca un sopracciglio. “Davvero. Tutto qui?”
 
Brienne arrossisce. “Bè…” lei abbassa lo sguardo, sposandosi sul posto in modo imbarazzato. “Mi sono venute le mestruazioni,” lei borbotta.
 
Jaime si acciglia. “E quindi?”
 
Il rossore di Brienne si intensifica. “E…bè…sai…”
 
Il cipiglio di Jaime si acuisce. “Pensi che si tratti solo di sesso?”
 
Lei rivolge una breve occhiata al viso di Jaime, prima di distogliere nuovamente lo sguardo.
 
“E’ così,” lui si dà una risposta, il proprio cipiglio svanisce.
 
“Bè, che altro c’è?” lei mormora.
 
Jaime si morde il labbro per evitare di ridere. “Bè il sesso è certamente importante,” lui replica, con una voce così solenne che lei finalmente lo guarda abbastanza da rivolgergli un’occhiataccia sospettosa. “Era passato molto tempo dall’ultima volta che l’avevo fatto,” lui aggiunge, facendo spallucce. “Ma non ti ho scopata soltanto perché volevo scoparti...anche se volevo davvero davvero davvero farlo, in caso tu non l’avessi notato. Ma questo...quello che sta succedendo tra noi due...è anche alimentato dal tuo coraggio, dalla tua forza, dalla tua determinazione, dal tuo ottimismo, dal modo in cui hai fatto tutto il possibile per proteggere i bambini che si trovano sotto la tua responsabilità, dal modo in cui non ti fai abbattere da nessuno e da un milione di altre cose che non ho il tempo di descriverti perché ci metterei una vita intera, e tutto questo fa in modo che io voglia scoparti di nuovo fino a quando non griderai il mio nome.”
 
A quello, Brienne rialza di scatto la testa, gli occhi le si spalancano e le diventano più scuri. Lei volta la testa velocemente per guardarsi intorno.
 
“Jaime! Non si può mai sapere chi potrebbe stare ascoltando!”
 
Jaime scrolla le spalle, sporgendosi più vicino a lei. “Lasciali ascoltare. Diremo ai bambini più piccoli che ti sto facendo il solletico senza pietà.”
 
Lei sbatte le palpebre, e poi un sorriso riluttante le piega le labbra.
 
Lui sorride mentre un po’ della sua tensione si scioglie. “Avevi creduto a quello che aveva detto Hunt?”
 
A quello, lei sbuffa leggermente dal naso. “Non credo a niente di quello che dice Hyle,” lei risponde in modo secco. “Come avevo detto a lui, non era necessario che tu mi scopassi per rimanere qui, ed entrambi lo sapevamo prima di quella giornata al laghetto.”
 
“E allora perché mi stavi evitando?”
 
Brienne scrolla le spalle. “Tyene è bellissima.”
 
“Sì, lo è,” lui ribatte, “ma lei non è te.”
 
“Non c’è niente di speciale in me.”
 
“Lascia che a deciderlo sia io, va bene?”
 
Lei si acciglia.
 
Lui si sporge ancora più vicino, mormorando, con voce bassa e peccaminosa, “Fammi entrare e ti farò vedere quanto sei speciale.”
 
Brienne si lecca le labbra, e lui quasi grugnisce. “Come—come—ho detto prima, ho il ciclo.”
 
Jaime allunga una mano e le accarezza la guancia. “Non sto parlando di sesso,” lui dice, “anche se non sono contrario ad una rovente sessione di pomiciate, se ti va.” Lui sorride. “Hai delle mestruazioni dolorose? Hai bisogno di un massaggio alla schiena o qualcosa del genere?”
 
Lei boccheggia guardandolo. “Un massaggio alla schiena?”
 
Lui scrolla le spalle. “Cersei era solita avere delle mestruazioni molto dolorose. Un massaggio alla schiena sembrava aiutare.”
 
“Non...non ho mai ricevuto un massaggio alla schiena,” Brienne replica con dell’interesse crescente.
 
“Allora fammi entrare.”
 
Brienne sorride lentamente, facendosi da parte per lasciarlo passare.
 
*/*/*/*/*
 
Un paio di giorni più tardi, le sorelle Sand se ne vanno, portando con loro Hyle, i suoi compari e Margaery Tyrell. Brienne non è sorpresa; Margaery è invaghita di Mark Mullendore e, anche se avevano tentato di convincerla a restare, lei è determinata a rimanere con l’uomo che dice di amare.
 
La vita è un po’ più difficile adesso che Margaery e gli altri li hanno lasciati, con solamente cinque sedicenni e due adulti rimasti a proteggere gli altri. Comunque, la vita è abbastanza tranquilla e forse anche...Brienne osa a malapena pensare a quella parola: felice.
 
*/*/*/*/*
 
La tarda primavera si trasforma in un’estate piena di lunghe giornate calde e asciutte, e Brienne è grata che si siano stabiliti così vicini al fiume. Finiscono finalmente il mulino ad acqua e lei e Gendry, Robb e Ygritte vanno ad Approdo del Re a frugare per trovare dei tubi e delle grondaie. Quando tornano, Gendry, Edric e Mya rattoppano un sistema d’irrigazione improvvisato così da poter innaffiare le loro coltivazioni fin troppo misere giorno dopo giorno passati senza pioggia. Le giornate non hanno fine mentre il calore e il sole fanno seccare gli alberi che li circondano.
 
Brienne e Jaime ripetono in continuazione ai bambini quanto ci sia bisogno di fare attenzione al loro falò collettivo, del dover controllare sempre che non ci siano scintille o del fatto che devono assicurarsi che il fuoco sia quasi spento o completamente spento prima che si ritirino nelle loro baracche per dormire. Jon Snow e Jeyne Westerling lavorano coi bambini più piccoli per costruire delle zattere che possono tenere pronte sulla sponda del fiume, mentre Jaime addestra tutti loro—anche Rickon e Tommen—sulle procedure di evacuazione.
 
“Almeno il fiume è relativamente calmo da qui alla Baia,” Jaime mormora un pomeriggio, mentre è fuori a cacciare insieme a Brienne.
 
Lei annuisce. “E’ comunque profondo in alcune zone.” Lei scuote la testa, sospirando. “Aveva piovuto di più lo scorso anno.”
 
Jaime ghigna guardandola. “Non puoi controllare ogni cosa, Brienne. E tu e i piccoli avete fatto dell’enorme progresso in soli due anni. Più di quanto non abbiano fatto altri.” Lui fa una smorfia per poi scuotere la testa. “Avete costruito dei ripari, stabilito e mantenuto un perimetro protettivo. State coltivando, raccogliendo e conservando del cibo per l’inverno. Avete acqua, e siete abbastanza vicini a ciò che resta di una città per poter rovistare e cercare quello di cui avete bisogno quando ne avete bisogno.”
 
“Ma non basterà, vero? Non saremo in grado di restare qui, non è così?”
 
Jaime esita. “Potremmo,” lui risponde, facendo spallucce. “E’ solo che non mi piace non avere un campo visivo.”
 
“Nessuno riuscirà a trovarci, se non saremo noi a mostrar loro dove siamo.”
 
“Non è del tutto vero ormai. Hyle Hunt e i suoi compari non hanno più alcun motivo per proteggerci. L’Insediamento Martell è abbastanza amichevole al momento...ma se a loro iniziassero a scarseggiare le risorse, sapendo bene che noi le abbiamo? Che faremmo in quel caso?”
 
Lui si guarda intorno, verso gli alberi e la sterpaglia. “Siamo nascosti; ma lo è anche chiunque altro possa venire a cercarci.”
 
“Quindi che stai suggerendo?” lei ringhia.
 
Jaime sospira, massaggiandosi la tempia. “Voglio un qualche posto alto, così da farci avere un campo visivo in tutte le direzioni. Un qualche posto che potremmo rinforzare con cibo e acqua, armi e munizioni. Un qualche posto dove potremmo resistere a un assedio, se ne dovessimo avere bisogno.”
 
Brienne si ferma e si volta a fissarlo. “Vuoi un castello,” lei afferma in tono piatto.
 
Lui fa un sorrisetto. “Voglio un castello.”
 
*/*/*/*/*
 
Il più alto complesso di uffici di Approdo del Re, la Torre Baratheron, è stata esposta a due anni di accumulo di polvere nel proprio atrio. Anche i ribelli erano stati qui, ad un certo punto, durante la caduta di Approdo del Re. Brienne riesce a vedere dove le mura sono sfregiate da segni di bruciature di fuochi spenti da tempo. Lei si domanda cosa sia successo qui, come si siano spenti i fuochi. Per un attimo, riesce a vedere le urlanti folle inferocite, e si chiede se qui ci fosse stato qualcuno a cercare di fermarle. Si chiede se sotto le macerie risiedano le ossa di qualcuno che aveva semplicemente provato a frenare la follia.
 
Lei si domanda come sia stato trovarsi in quegli uffici costosi immediatamente dopo l’Evento. Dovrà essere stato irritante all’inizio...tutt’al più...dopo che la corrente se n’era andata. Forse sarà stato un po’ allarmante una volta che si erano resi conto che dovevano far evacuare l’edificio camminando per una tromba di scale nera come la pece. Forse un paio di loro avevano delle torce che funzionavano ancora...forse.
 
Si domanda per quanto a lungo le persone avevano aspettato prima di decidere di andarsene. Si domanda come si erano sentiti nel fare quella lenta e lunga discesa lungo quella tromba di scale buia, il sollievo quando avevano raggiunto la strada...per poi accorgersi che nemmeno i veicoli funzionavano. Si domanda—
 
“Smettila,” Jaime mormora, e lei si volta, sbattendo le palpebre.
 
“Non pensarci,” lui aggiunge, con della gentilezza che si cela dietro la cruda sofferenza nel suo sguardo. “Non immaginarlo.”
 
“Come...?”
 
Il mezzo sorriso di Jaime è triste. “Cersei era internata nell’istituto psichiatrico di Maegor. Certe volte è come un incubo ad occhi aperti quando ci penso troppo.”
 
“Mi dispiace.”
 
“Già. Anche a me.” Lui distoglie lo sguardo. “Troviamo delle scale.”
 
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Accendono le loro lanterne e salgono, attentamente e lentamente, verso il piano più alto, e da lì trovano l’accesso per uscire fuori sul tetto, trovandosi nel calore e sotto il sole.
 
“Grazie agli dèi sono solo venti piani,” Jaime si lamenta.
 
“E’ comunque dannatamente alto,” Brienne borbotta.
 
“Scendere sarà più facile.”
 
Camminano fino al bordo e Brienne scansiona ciò che può vedere della città, mentre Jaime scruta col binocolo la Collina di Visenya.
 
Lei si volta lentamente, camminando verso il margine nord dell’edificio. C’è la Collina di Rhaenys, dove i resti del Palazzo di Rhaegar sono ancora in piedi. Ai piedi della Collina c’è Fondo delle Pulci—rinnovato in un quartiere di shopping alla moda—ora nient’altro che rovine bruciate.
 
“Ci sono persone che vivono nelle rovine del Gran Tempio,” Jaime le grida.
 
Brienne si acciglia. “E’ su una collina, facilmente rinforzabile. Ha senso.”
 
“E c’è della terra disponibile per delle coltivazioni, e vedo che le coltivazioni stanno crescendo. Sembra che abbiano anche degli animali. Vedo dei recinti.”
 
A Brienne viene improvvisamente l’acquolina in bocca. “Bestiame?” lei chiede in modo speranzoso. Le piacerebbe tanto assaporare di nuovo della carne di manzo.
 
Il sorriso di Jaime è fugace. “Forse. Non vedo niente nelle aree recintate. Forse gli animali che avevano sono morti.”
 
Brienne si sgonfia. “Forse.”
 
Lui si unisce a lei sul lato nord del tetto, alzando i binocoli per scrutare la Collina di Rhaenys e le macerie del palazzo argentato di Re Rhaegar, che lui aveva costruito dopo la morte del Re Folle. Anche adesso, le parti del palazzo che non erano state annerite dal fuoco risplendono ancora sotto i raggi del sole.
 
Jaime dice, “Non stavi per niente esagerando quando mi hai detto che Approdo del Re era stata bruciata.”
 
“No,” lei replica, con voce morbida. “Mi stupisce che così tanto della città sia rimasto intatto.” Lei sospira. “Ovviamente, i danni peggiori sono stati intorno al Palazzo. Quando le persone vogliono risposte, si rivolgono al Re.”
 
Jaime abbassa i binocoli e la guarda. “Hai mai parlato ad altri sopravvissuti?”
 
“Oh, sì,” lei risponde, “avevamo visto molti sfollati nel tragitto verso Approdo del Re, anche se cercavamo di tenere i bambini al sicuro, lontani da occhi esterni. C’erano quasi un milione di persone in città, dopo tutto, e la maggior parte di loro stava cercando di capire dove andare e cosa fare.” Lei fa una smorfia. “Non so cosa accadde al Re. Per quanto ne so, lui potrebbe essere ancora lì, vivendo nel suo Palazzo distrutto e cercando di ricostruire il mondo.”
 
Jaime sbuffa col naso. “Forse Re Rhaegar potrebbe sorprendermi per una volta,” lui borbotta mentre riporta ancora una volta i binocoli ai propri occhi. “Ma tutte quelle persone…dèi…”
 
“Non immaginarlo,” Brienne dice quietamente. “Sono certa che era stato lo stesso a Meereen, o in qualsiasi altra città.”
 
“Forse,” lui replica, con un viso cupo. “Non è una consolazione.”
 
“No.”
 
Restano in silenzio fino a quando Jaime non dice, infine, “Credo che ci siano delle persone anche nel Palazzo. O almeno c’erano. Riesco a vedere quelli che sembrano dei fuochi da campo.”
 
Brienne annuisce, mentre si incamminano verso il bordo est del tetto, fissando la Fortezza Rossa.
 
“Che buffo,” lei mormora. Jaime inarca un sopracciglio e lei scrolla le spalle. “Il Palazzo di Rhaegar è distrutto ma la Fortezza Rossa è ancora in piedi.”
 
Il sorriso di Jaime è amaro, scrutando ancora una volta coi binocoli. “Da qualche parte, riesco a sentire la risata del Re Folle.”
 
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Passano la notte sul tetto. L’aria è calda anche dopo che il sole è tramontato, cercando segni di vita nei resti della città mentre i fulmini illuminano l’orizzonte.
 
Anche adesso, Brienne pensa, c’è un qualche tipo di aspra bellezza in tutto ciò mentre vedono, qua e là, uno sprazzo di luce che prova che ci sono ancora dei sopravvissuti tra le rovine.
 
“Dormi un po’,” Jaime dice infine. “Farò io il primo turno di guardia.”
 
Brienne annuisce, dandogli il bacio della buonanotte.
 
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“Potremmo difendere questo posto?” Brienne chiede la mattina dopo mentre mangiano la loro colazione di maiale affumicato, focaccia e acqua.
 
Jaime scrolla le spalle. “Potremmo difendere qualsiasi posto,” lui risponde. “La domanda più importante è per quanto a lungo l’edificio resterà in piedi.”
 
Brienne si acciglia. “Centinaia di anni,” lei replica.
 
“Davvero?” Jaime scuote la testa con un sospiro frustrato. “Volevo usare questo posto come nostro castello, ma senza un sistema di climatizzazione per far circolare l’aria, avremo bisogno di rimuovere almeno un pannello di vetro da qualunque piano occuperemo.”
 
Brienne aggrotta la fronte. “E’ un sistema chiuso, sì, ma passerebbero anni prima di soffocare in quell’edificio!”
 
Jaime grugnisce dalla frustrazione. “Non ne so abbastanza di come sono stati costruiti i grattacieli per sapere se ci sarebbe o no abbastanza aria fresca ad infiltrarsi nell’edificio, anche senza un sistema di climatizzazione—ma poi non abbiamo nemmeno un modo di preservare la struttura. Se le finestre dovessero indebolirsi e cadere, non c’è nulla che potremmo fare a riguardo, eccetto sigillare gli spazi vuoti. E anche se potremmo usare il tetto come giardino, non è abbastanza spazio per far crescere abbastanza cibo da sostenere una popolazione in crescita, su qualsiasi lasso di tempo.”
 
Brienne alza le mani in segno di resa. “Questo posto è stata una tua idea!”
 
Jaime sospira. “Lo so.” Lui si alza in piedi, vagando verso il bordo est, accigliandosi verso la Fortezza Rossa. “Dèi. L’ultimo posto che vorrei chiamare casa nostra è la Fortezza Rossa,” lui mormora.
 
Brienne si acciglia. “Lo so che ha un sacco di brutti ricordi per te—”
 
“Lo sai?” Lui si volta e la guarda male, con occhi freddi e arrabbiati. “Non hai una cazzo di idea di tutti i ricordi che quell’ammasso di pietre rappresenta per me!”
 
Brienne sbatte le palpebre, presa alla sprovvista, per poi dire quietamente, “No. Non ce l’ho. Ma so che non possiamo permettere che quei ricordi ci tengano in ostaggio.” Lei si tocca la propria guancia sfregiata. “Dobbiamo andare avanti.”
 
Jaime sembra ricoprirsi immediatamente di vergogna. “Brienne—”
 
“Va tutto bene,” lei dice, rivolgendogli un mezzo sorriso. “Davvero. Ma tu volevi un castello e quello—” lei fa cenno verso la Fortezza Rossa— “è l’unico che vedo.”
 
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Si incamminano verso la Fortezza Rossa dove loro passano un paio di giorni a ispezionare vari edifici del castello e a dormire in cima alla spessa muraglia che protegge il castello. Fanno a turno nel fare la guardia e osservare, aspettando di vedere se qualcuno sbuchi fuori da un qualche angolo segreto della Fortezza Rossa. Verso la fine del terzo giorno, determinano che oltre a loro due non c’è nessun’altra persona lì...tranne che per le ossa degli uomini che avevano attaccato Brienne il giorno in cui aveva conosciuto Jaime, i cui resti possono ancora essere visti ai piedi dell’uccelleria del maestro.
 
Prendono le ossa e le gettano giù dalle mura est, per poi esplorare cautamente la Fortezza Rossa con un occhio di valutazione. Ci sono dei giardini spaziosi, anche se incolti, dentro le mura del castello, e scoprono che l’antico e pesante ponte levatoio può ancora essere alzato e abbassato usando delle catene e delle pulegge.
 
“Mi meraviglio che funzioni ancora,” Jaime borbotta mentre lo rialza, e lei annuisce. “E’ passato quanto? Dieci anni da quando Re Rhaegar ha abbandonato questo posto?”
 
“Più o meno, sì,” lei risponde, rabbrividendo. Nonostante le proprie parole coraggiose sul tetto della Torre Baratheon, la Fortezza Rossa simboleggia la follia sanguinaria di Re Aerys II. Fin troppe persone erano passate attraverso questo ingresso solo per poi svanire dietro queste imponenti mura rossa; c’erano fin troppe storie sussurrate sulle atrocità commesse nel nome del Re Folle.
 
Lei rabbrividisce di nuovo.
 
Re Rhaegar aveva provato a ripartire da zero costruendo un palazzo, non un castello, sulla Collina di Rhaenys, e la maggior parte delle persone faceva del suo meglio per far finta che la Fortezza Rossa non esistesse, specialmente dopo che il Fortino di Maegor era stato convertito nell’istituto psichiatrico di Maegor. Brienne suppone che non dovrebbe essere sorpresa dal fatto che nessuno dei sopravvissuti di Approdo del Re abbia scelto di vivere qui.
 
Lei lancia un’occhiata a Jaime. “Pensi davvero che saremmo più al sicuro qui?”
 
Jaime sospira. “Non lo so,” lui risponde, “ma qui avremmo mura e un ponte levatoio, e potremmo vedere cosa viene verso di noi…fino ad un certo punto, comunque. Nella foresta, siamo nascosti, ma lo è anche chiunque altro, e siamo fin troppo vulnerabili agli animali e alla natura.”
 
“Abbiamo diciannove ragazzini. Sarebbe praticamente impossibile difendere questo posto.”
 
Jaime le rivolge un cupo cenno col capo.
 
“Vero. Ma non possiamo rimanere nella foresta. E c’è dell’altro, a seconda di quanto a lungo termine vogliamo pianificare.”
 
Brienne gli rivolge un cipiglio perplesso.
 
“L’accampamento è sul fiume, leggermente a valle da dove il fiume dell’Occhio degli Dèi incontra il fiume delle Rapide Nere. Entrambi sono stati arginati quasi cent’anni fa. Adesso nessuno sta curando quelle dighe.”
 
Lei prende un brusco respiro sibilante. “Quant’acqua c’è ancora nelle riserve?”
 
“Abbastanza da spazzare via qualsiasi cosa sul proprio cammino fino alla Baia delle Acque Nere, non importa quale diga si rompa.”
 
“Ma ci vorrebbero almeno un centinaio di anni prima che una delle dighe si guasti. Vero?”
 
Jaime le rivolge un sorriso sardonico. “Vero. O potrebbe accadere domani.”
 
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Si fanno strada sulle mura della Fortezza Rossa, camminando per osservare a sud e attraverso la foce della Baia delle Acque Nere.
 
“L’insediamento Martell dista un giorno a piedi in quella direzione,” Jaime dice, indicando.
 
Brienne strizza gli occhi, e immagina di poter vedere, molto debolmente, delle piccole colonne di fumo che serpeggiano verso il cielo, anche se forse è soltanto un’illusione. Almeno sa che loro sono un qualche tipo di alleato, a differenza dei sopravvissuti sconosciuti che vivono qui ad Approdo del Re.
 
Passeggiano sulle mura per guardare verso ovest, verso il loro stesso insediamento. Jaime si porta i binocoli agli occhi, per poi ringhiare un’imprecazione. Lui li spinge verso Brienne, e lei osserva attraverso quei binocoli con un cipiglio perplesso.
 
Ma poi, lei lo vede e si congela con orrore, con la sua mano che stringe con forza il braccio di Jaime.
 
Lì, all’orizzonte, nelle profondità della foresta—
 
Fuoco,” lei sussurra.
 
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Loro due ci impiegano solamente un giorno e mezzo a tornare all’insediamento, alternando tra il correre e il camminare, e dormendo solo per un paio di ore prima di riprendere a muoversi. Mescolato all’odore dell’estate che avvizzisce sotto al calore del sole c’è il fumo, e Jaime si chiede quanta strada abbia fatto il fuoco se riescono già a sentirne l’odore. Il vento si è spostato nella notte, e lui crede che ormai sia dietro le fiamme. La paura lo attanaglia in un modo in cui non credeva fosse ancora possibile dopo l’Evento e dopo tutto quello che era accaduto da allora.
 
Quando raggiungono l’insediamento, il fumo sta diventando più denso in maniera costante, e Jaime immagina di riuscire a sentire il fuoco mentre consuma tutto nel proprio tragitto verso di loro.
 
Trovano la maggior parte dei ragazzini più piccoli accalcati nell’insediamento, ma i cinque più grandi e Bran non ci sono.
 
“Stanno provando a vedere da dove sta arrivando il fumo,” Sansa spiega. “Si sono portati Bran perché è il migliore ad arrampicarsi sugli alberi.”
 
Jaime lancia un’occhiata a Brienne.
 
“Dovremmo prepararci ad evacuare da un momento all’altro,” lui dice.
 
Lei annuisce, con un’espressione cupa ma determinata.
 
Sanno cosa può succedere con gli incendi forestali. Nelle giornate Prima, lui aveva visto i video delle evacuazioni delle terre dei fiumi, con le persone che riuscivano a malapena a scappare in vita attraverso mura di fiamme. Se il vento dovesse continuare in questa direzione, o dovesse diventare più forte, spingendo le fiamme in avanti ancora più velocemente e mandando delle scintille a volare ancora più lontano...
 
Brienne sbatte le mani. “Va bene. Ci siamo già esercitati. Sansa, Joffrey—prendete due bambini a testa e iniziate a caricare più cibo che potete sulle zattere. Mya, Edric—prendete il resto dei ragazzini e iniziate ad impacchettare il necessario via dalle baracche.” Lei si volta verso Jaime. “Vai con Sansa e Joffrey. Io andrò con gli altri.”
 
Jaime annuisce. “Quello che non potremo portare con noi lo metteremo nel deposito sotterraneo e nella cisterna.”
 
Mentre spinge i ragazzini ad affrettarsi, lui ascolta Brienne dire al proprio gruppo di bambini, “Useremo delle coperte per impacchettare tutto. Avanti su, rendiamolo un gioco.”
 
A quello, Jaime si volta verso di lei e grida, “Cazzo, ti amo Brienne Tarth!”
 
Lei si gira di scatto, guardandolo a bocca aperta. Lui sorride in modo ampio e la saluta, per poi rivoltarsi e sbrigarsi a seguire il proprio mucchio di ragazzini.
 
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Quando il resto dei ragazzi torna, il fumo si è addensato in modo piuttosto ovvio, e Brienne immagina di riuscire a sentire lo scoppiettio delle fiamme anche se gli altri le assicurano che il fuoco è ancora molto distante.
 
“Ma si sta dirigendo in questa direzione,” Jon dice con un’espressione cupa, “e si muove in fretta.”
 
Brienne alza lo sguardo verso il cielo. Sta scendendo la notte, e il fuoco non dorme mai. Lei guarda Jaime, che le rivolge un cupo cenno col capo.
 
“Ce ne andremo stasera,” lei afferma. “Gettate qualunque altra cosa speriate di salvare nel deposito sotterraneo, poi lanceremo le zattere e ce ne andremo.”
 
Fanno tutto in breve tempo, e lei li guida al fiume dove lei e Jaime fanno salire i ragazzini sulle zattere, lanciando una zattera dopo un’altra prima che giunga infine il momento per loro due di salire sulla loro zattera.
 
Lei vorrebbe guardare indietro, per ricordare questo posto sicuro che si erano ritagliati per loro stessi: le baracche, la cisterna, il deposito sotterraneo, il mulino ad acqua. Lei vorrebbe piangere nel lasciare tutto, nel portare via ai bambini, per l’ennesima volta, l’illusione di stabilità e sicurezza.
 
Ma non c’è tempo per un tale lusso. Il fumo sempre più denso fa in modo che l’oscurità scenda ancora più velocemente. Lei lancia uno sguardo a Jaime e sale sulla zattera, e lui li spinge via dalla riva e nel mezzo del fiume, e dopo vengono presi dalla corrente e tutto ciò che possono fare è aggrapparsi forte e lasciare che il fiume li porti dove può.
 
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La notte è scesa già da un pezzo quando fuoriescono dalla foresta, e Brienne è inondata dal sollievo quando finalmente fanno arenare le loro zattere, tirando a terra sia le zattere e sia i ragazzini. Non sono ancora al sicuro, ma Approdo del Re adesso dista meno di una giornata a piedi, e almeno lì c’è la promessa di un riparo.
 
Jaime cammina fino al punto dove lei è occupata ad accendere un piccolo falò, mentre i ragazzi preparano i loro giacigli per la notte.
 
“Lo sai che non abbiamo altra scelta, vero?” lei chiede, alzando lo sguardo su di lui. “Abbiamo bisogno della Fortezza Rossa.”
 
Lui annuisce. “Lo so. Non c’è alcuna garanzia che quest’incendio non arrivi a raggiungere anche Approdo del Re. La Fortezza Rossa è fatta di pietra, è sopra un’alta collina, ed è effettivamente un castello funzionante. Potrebbe essere il posto più sicuro in città.” Lui si acciglia. “Ma noi non saremo i soli a saperlo. Se l’incendio raggiungerà Approdo del Re, non saremo gli unici a cercare un posto sicuro.”
 
Brienne si siede sui propri talloni, rivolgendogli uno sguardo fermo. “Lo so,” lei replica, “ma non abbiamo altra scelta.”
 
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Smontano le zattere e utilizzano quei materiali per costruire delle slitte, facendo poi a turni nel trascinarle verso la città. Raggiungono le Arene da Torneo e si fermano per la notte. Quando la notte scende ancora una volta, riescono a vedere nel cielo il bagliore del fuoco dietro di loro, mentre consuma in maniera costante ciò che si trova davanti, avvicinandosi sempre di più.
 
Una volta che la maggior parte dei ragazzini si è addormentata e Robb e Gendry sono a fare la guardia, Brienne si incammina lungo il tragitto da cui sono arrivati, fissando quel bagliore rosso-arancio. Il vento è aumentato, e anche se sta alimentando e guidando il fuoco, almeno aiuta a fare in modo che qui il fumo rimanga una sottile nebbia.
 
Jaime arriva quietamente al suo fianco, avvolgendole un braccio intorno alla vita.
 
“Ci stavamo costruendo una casa,” lei sussurra.
 
“Lo so,” lui le sussurra nell’orecchio, attirandola più vicino a sé. “Dovremo semplicemente costruircene una nuova.”
 
Brienne si volta verso di lui, avvolgendogli le proprie braccia intorno e affondando il viso nel collo di Jaime.
 
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Più tardi, dopo che hanno terminato il proprio turno di guardia, potendo finalmente stendersi sul loro giaciglio improvvisato, Brienne si accoccola più vicina a Jaime, sussurrando, “Hai detto che mi ami.”
 
“L’ho fatto.”
 
“Perché l’hai detto?”
 
“Perché è vero.”
 
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È Brienne quella a guidarli mentre girovagano per le strade di Approdo del Re, e il retro del collo di Jaime gli si drizza ad ogni passo del tragitto.
 
Loro passano quasi quattro giorni e quattro notti nella Fortezza Rossa senza vedere alcun segno di sopravvissuti dentro le sue mura, ma il castello è enorme. Comunque, lui suppone che se ci sono davvero delle persone che si nascondono in profondità in quelle mura, molto presto si faranno vedere. Spera solo che saranno in grado di sopravvivere se sarà così.
 
Jaime richiude il ponte levatoio dietro di loro con del sollievo, e segue gli altri verso il cuore del castello. Trova i ragazzini rannicchiati in un gruppetto accanto al tempio.
 
Jaime appoggia per terra le redini della propria slitta e va a stare di fianco a Brienne. Insieme, si voltano lentamente e si guardano intorno. Lo sguardo di Jaime scivola verso i resti dell’istituto psichiatrico di Maegor—un tempo conosciuto come il Fortino di Maegor. Le sue mura sono cadute in macerie, annerite da segni di bruciatura. Da quel che sembra, è stato usato un qualche tipo di bomba per distruggerlo. La prima volta che l’aveva visto—il giorno in cui aveva salvato Brienne da quelli che sarebbero diventati i suoi stupratori—lui si era domandato se quell’edificio fosse stato distrutto dai suoi ex residenti.
 
Ad esempio Cersei.
 
Lui allontana quel pensiero, voltandosi a guardare le mura ancora in piedi della sala del trono. Per un attimo riesce a sentire la voce del Re Folle riecheggiare da quelle mure.
 
Ci sono troppi cazzo di fantasmi in questo posto, lui pensa, rivoltandosi.
 
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Allestiscono i loro spazi abitativi nella torre delle Spade Bianche, per lo più perché la sua singola entrata è facilmente barricabile, non ci sono finestre vicino al suolo, e la scala a chiocciola implica che se degli eventuali aggressori dovessero riuscire ad irrompere dalla porta, dovrebbero salire le scale uno alla volta.
 
“Ovviamente, ciò significa che anche noi dovremo scendere uno per volta,” Jaime mormora, e Brienne lo zittisce.
 
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Non impiegano molto tempo nel sistemarsi e, quella notte, dopo essere tornati dal loro turno di guardia, Brienne ammette a Jaime che le sembra quasi decadente dormire di nuovo in un vero letto, anche se è un po' polveroso.
 
Il sorriso di Jaime è peccaminoso quando rotola sopra di lei. “Bè, io, per una volta tanto, ho intenzione di godermi il fatto di avere una camera da letto completamente privata,” lui dice con voce sensuale, e la bacia.
 
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Con cautela, esplorano gli edifici ancora intatti del castello, e Brienne e Jaime salgono sopra le mura diverse volte al giorno per controllare il fuoco. L’aria si sta riempiendo un’altra volta di denso fumo che si aggrappa ai loro vestiti e ostruisce i loro polmoni, e Brienne è preoccupata dal respiro sempre più affannoso e dalla tosse secca di Dickon Tarly. Lei gli ha detto di rimanere all’interno il più possibile, con le finestre chiuse, e spera che sia abbastanza.
 
Ogni sera il fuoco si avvicina, e lei pensa che possa essere avanzato a sufficienza da aver distrutto il loro piccolo insediamento, il loro mulino ad acqua, la loro fossa per il focolare e le loro case. Brienne sospira.
 
“Siamo vivi,” Jaime dice, avvolgendole un braccio intorno. “I ragazzi sono vivi. Abbiamo cibo, riparo e una qualche piccola misura di sicurezza. Se siamo fortunati, tutto quello che abbiamo messo nel deposito sotterraneo sarà ancora lì quando il fuoco si sarà spento e le ceneri si saranno raffreddate abbastanza da permetterci di tornare.”
 
Lei sospira. “Lo so. È solo che...sono stanca dell’incertezza.”
 
“Bè, adesso siamo in un castello, mia lady.” Jaime replica, portandosi la mano di Brienne alla bocca e posando un bacio sulle sue nocche. Le rivolge un sogghigno. “Non c’è niente di più sicuro.”
 
Lei alza gli occhi al cielo, ma non riesce ad evitare di sorridergli di rimando. “Ricordati solo che i castelli crollano, mio lord, se non si sta attenti.”
 
Jaime la bacia. “Allora staremo attenti.”
 
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Quella notte, il vento aumenta, ululando a raffiche intorno alla torre delle Spade Bianche e, di mattina, le pianure tra la foresta e Approdo del Re stanno bruciando.
 
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Escono in gruppi di quattro per andare a frugare nel più alto numero possibile di case, il più velocemente possibile.
 
Ed è così che trovano i loro primi sopravvissuti.
 
Tre bambini sporchi e dall’aspetto vagamente selvatico, il più grande non avrà più di tredici o quattordici anni. Lommy, questo è il nome con cui si fa chiamare, mentre il bambino insieme a lui è Frittella, e la bambina silenziosa che si sta aggrappando alla mano di Frittella si chiama Donnola. Sembra che la piccola non abbia più di cinque anni, e Brienne pensa che sia un miracolo che sia ancora viva.
 
Brienne sposta il suo sguardo dai tre ragazzini a Jaime, che ha l’aspetto di un bambino che sta presentando tre gattini affamati alla propria madre, implorandola di permettergli di tenerli.
 
Qualcosa dentro di lei cede.
 
“Cazzo, ti amo Jaime Lannister,” lei dice con un sospiro rassegnato, e viene ripagata dagli occhi di Jaime che si illuminano mentre un sorriso gli si allarga sul volto.
 
Brienne si volta verso i nuovi bambini. “Va bene. Adesso vi aiuteremo a sistemarvi.”
 
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“La prossima volta, potresti trovare degli adulti?” lei dice quella notte nella loro camera da letto, con la testa appoggiata sopra il petto di Jaime.
 
La risatina di Jaime le rimbomba sotto l’orecchio.
 
“Vedrò cosa posso fare.”
 
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Sono degli adulti a trovare loro invece.
 
Quattro di loro. Due coppie: tre uomini e una donna, e dopo delle negoziazioni mutualmente caute, con delle pistole a portata di mano da entrambi i lati, raggiungono un accordo ancora più cauto. I nuovi arrivati si sistemano nella torre del Primo Cavaliere, le loro scarne scorte di cibo vengono aggiunte a ciò che era stato portato dalla foresta, e i loro corpi, di cui avevano disperatamente bisogno, vengono messi a lavoro a fare la guardia al castello.
 
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Il fuoco si avvicina ancora di più fino a quando non raggiunge infine la periferia della città in rovine. Mentre un edificio dopo l’altro inizia ad ardere e bruciare, un numero sempre più alto di persone che si erano aggrappate alla sopravvivenza nelle case e negli scantinati oscuri, avanzano furtivamente verso la Fortezza Rossa, supplicando di ottenere salvezza dalle fiamme. Un giorno, un gruppo composto da quattordici persone—a cavallo—si avvicina all’entrata del castello.
 
Jaime e Brienne corrono per andar loro incontro, con le pistole a portata di mano.
 
“Per gli dèi,” il capogruppo dice, un uomo alto, dai capelli rossi e magro, “Jaime fottuto Lannister.”
 
Jaime spalanca gli occhi. “Addam? Addam Marbrand?”
 
Lo sconosciuto ride. “Ciò che resta di lui, già.” Il suo sorriso è sincero, anche se i suoi occhi sono guardinghi. “Come ci sei finito qui?”
 
“Nello stesso modo in cui ci sei finito tu: per caso.” Jaime passa lo sguardo sull’accozzaglia di persone dietro Addam. “Cavalli?
 
Addam annuisce quasi con orgoglio. “Siano ringraziati gli dèi per gli allevatori amatoriali, Jaime. Ci sono un paio di mandrie di cavalli che al momento corrono selvaggi nelle terre dei fiumi...se quegli stronzi la smettessero mai di ammazzarli.”
 
“Quali stronzi?” Brienne chiede bruscamente.
 
Addam le rivolge uno sguardo di valutazione. “Scegli un gruppo. Gli uomini della Montagna; la Fratellanza senza Vessilli; i Guitti Sanguinari. Stanno facendo tutti del loro meglio per distruggere le terre dei fiumi e tutto ciò che c’è dentro.” Lui allunga il collo per alzare lo sguardo sulle imponenti mura della Fortezza Rossa. “Arriveranno qui, eventualmente, quando avranno finito di dilettarsi altrove.”
 
“Lo sappiamo,” Jaime ribatte, ordinando che il ponte levatoio venga alzato.
 
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“Come faremo a sfamare tutti?” Brienne domanda mentre camminano lungo le mura. Ha finalmente iniziato a piovere, smorzando le ceneri della foresta bruciata, e rallentando la diffusione del fuoco all’interno delle mura della città.
 
Jaime fa un gesto verso la Baia delle Acque Nere e verso l’oceano più in là. “Credi che riusciremo a trovare qualche barca?”
 
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Imparano a cavalcare, costringendosi a continuare anche qualche i loro corpi sono doloranti, e certi giorni riescono a malapena a risalire per le scale della torre delle Spade Bianche fino al loro letto.
 
Jaime guida Addam e diverse altre persone di nuovo al loro insediamento per recuperare qualsiasi cosa sia sopravvissuta nel loro deposito sotterraneo e nella loro cisterna, e Addam gli dice che hanno trovato del bestiame che vaga libero accanto a ciò che rimane di Rosby.
 
“E chi lo sa cosa potremmo trovare nell’Altopiano,” Jaime dice a Brienne nella privacy del loro letto, la notte che tornano dall’aver radunato una mezza dozzina di bestiame, portandolo alla Fortezza Rossa. “Stiamo discutendo sull’andare in una missione di ricognizione in primavera.”
 
Lei rotola sdraiandosi sul proprio fianco, guardandolo, gli occhi di Brienne sono luminosi nella luce della luna che splende attraverso la finestra. “Verrò con te,” lei replica.
 
Jaime allunga una mano e le accarezza una guancia gentilmente. “Hanno bisogno di te qui,” lui ribatte con dolcezza. “Sei tu quella a tenere in piedi tutto questo.”
 
Anche nel buio, Jaime riesce a vedere che lei arrossisce. “No, non sono io. Sei tu.”
 
“Io sono lo Sterminatore di Re. Le persone hanno paura di me e ciò fa in modo che mi obbediscano—ma loro si fidano di te.”
 
“Allora hanno bisogno di entrambi.”
 
Jaime se la porta vicino, affondando il viso nel collo di lei. “Ti prego non chiedermi di governare,” lui le sussurra sulla sua pelle calda.
 
Le braccia di Brienne sono forti e sicure mentre lei lo stringe. “Stai già governando, Jaime,” lei gli sussurra nell’orecchio, “e se tu puoi rischiare la tua vita cavalcando per chissà quanto tempo, finendo in chissà che tipo di pericolo, allora io posso venire con te per assicurarmi che tu torni qui tutto intero.”
 
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La cosa peggiore, Jaime pensa, è che lei ha ragione. Mentre la loro popolazione continua a crescere lentamente, lui e Brienne passano sempre più tempo a fare da giudici in dispute minori, a dare ordini alla gente, a lavorare con tutti per assicurarsi che ci sia abbastanza cibo per l’inverno e assicurandosi che nessuno dentro la Fortezza Rossa sia un pericolo per qualcun altro. Sono addirittura diventati diplomatici, stabilendo dei contatti con altri due insediamenti sulla Collina di Rhaenys e sulla Collina di Visenya, prima della loro missione a Rosby.
 
I sopravvissuti che arrivano alla Fortezza Rossa variano da persone disperate e mezze morte di fame che si avvicinano all’entrata senza troppa speranza, e a cui ormai non importa letteralmente più se vivono o muoiono, fino a persone che hanno iniziato a sentire delle voci che dicevano che si può trovare un posto sicuro dietro quelle spesse mura rosse.
 
Il loro insediamento è composto da quasi cento persone ora, anche se più della metà di loro ha meno di vent’anni. Con gli altri due insediamenti, ci sono meno di trecento persone in una città che un tempo era la casa di un milione di anime.
 
Certi giorni, quando pensa a dove si trova e a cosa sta facendo, Jaime non sa davvero se dovrebbe ridere o piangere.
 
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“Devi richiedere un Grande Concilio,” Addam gli dice. L’aria è diventata fredda, portando con sé il fresco dell’inverno.
 
“Lo sai che non è il caso,” Jaime replica con un cipiglio.
 
“Abbiamo ottantatré persone adesso qui, Jaime, e tutti loro si affidano a te e Brienne per il comando. Al momento, sono ancora disposti a seguirvi, ma dobbiamo renderlo ufficiale. Dobbiamo dichiarare qualcuno come Re prima che qualcun altro decida semplicemente di prendersi il Trono con la forza.”
 
Jaime scuote la testa. “Sono lo Sterminatore di Re, ricordi? Non un Re...ma supporterò Brienne come Regina.” Scuote di nuovo la testa. “Non che le piacerebbe.”
 
“Entrambi state già svolgendo quel lavoro,” Addam dice. “Dobbiamo soltanto renderlo reale.”
 
Jaime aggrotta la fronte. “Le parlerò io.”
 
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La notte prima del Grande Concilio, lui porta Brienne nella sala del trono, più per del proprio supporto morale che perché voglia davvero vedere quel trono.
 
Camminano a passo svelto per tutta la sala, con le loro lanterne ben alzate, e sono quasi ai piedi della pedana quando Jaime vede che quell’orribile cazzo di sedia è ancora lì. Re Rhaegar aveva davvero deciso di distanziarsi da qualunque cosa avesse a che fare col proprio padre.
 
Si fermano ai piedi degli scalini, fissando quella mostruosità. Un tempo era intimidatorio, Jaime pensa, ma adesso è soltanto...niente di più se non uno spreco di buone spade.
 
“L’ho ucciso qui, sai,” lui parla, e la sua voce sembra smorzata dal silenzio, dalla penombra e dalla polvere.
 
“Lo so,” lei replica.
 
“La versione ufficiale è che l’avevo ucciso per legittima difesa dopo che mi aveva attaccato.”
 
“Lo so. C’erano delle teorie del complotto che dicevano che avevi cercato di usurpare il trono per te stesso. Ma il vero motivo per cui eri stato condannato dall’opinione pubblica era perché facevi parte della sua Guardia Reale. Il tuo lavoro era di morire per il re, se ce ne fosse stato bisogno. La maggior parte delle persone credeva che avresti dovuto permettergli di ucciderti.”
 
Il sorriso di Jaime è dolceamaro.
 
“Le persone hanno sempre avuto una visione romanticizzata della Guardia Reale, me incluso. Delle donne e degli uomini altamente qualificati con addosso dei completi scuri e degli occhiali da sole, disposti a prendere una pallottola in petto per difendere la famiglia reale.” Lui fissa il trono di spade con un sorriso storto. “Ero molto orgoglioso, sai. Ero la persona più giovane che fosse mai stata accettata nella Guardia Reale, ed era entusiasmante e preoccupante ricevere un così grande onore, essere al fianco del Re ovunque lui andasse. Sarei morto con gioia per lui. All’inizio.
 
“Nessuno mi aveva avvertito di quanto pazzo fosse davvero Re Aerys. Nessuno mi aveva avvertito di ciò che faceva a sua moglie, o ai suoi nemici, o di quanto fosse paranoico.” Si volta, guardando deliberatamente dritto negli occhi di Brienne. “Non è stata legittima difesa.”
 
Brienne non dice niente, si limita solo a fissarlo.
 
“Lui stava diventando sempre più paranoico. I suoi nemici politici stavano quietamente...scomparendo. Per fortuna, non mi ha mai chiesto di far qualcosa in tal senso, ma non si fidava di me. Vedi, io ero stato ad Essos, e lui era sempre più convinto che Essos stesse tramando di attaccarlo. Non Westeros—ma lui. Personalmente.” Jaime scrolla le spalle. “Potrebbe non aver avuto del tutto torto a riguardo, almeno. Se lui si fosse fidato della sua Guardia Reale, o se la Guardia Reale non avesse guardato altrove mentre lui commetteva i suoi crimini peggiori, o se il suo inutile figlio si fosse fatto crescere un paio di palle e avesse preso dei provvedimenti per deporre suo padre prima che le cose sfuggissero così tanto di mano...” Lui scuote la testa. “Adesso non importa. Aerys aveva deciso che Essos stesse tramando contro di lui, e peggio: Essos aveva piazzato dei traditori per tutta Westeros—ma soprattutto nella stessa Approdo del Re. Lui stava venendo attaccato…ma lui aveva i codici di lancio dell’arsenale nucleare di Westeros.”
 
Brienne prende un brusco respiro.
 
“Bruciateli tutti, aveva detto. Penso che lui credesse nella mitologia della famiglia Targaryen, credeva che sarebbe risorto dalle ceneri come un vero drago.”
 
“Stava per bombardare il suo stesso regno?”
 
Le labbra di Jaime si piegano in un sorriso amaro. “Ho provato ad arrestarlo. Non è andata bene.”
 
“Quindi, in un certo senso è stata legittima difesa.”
 
Jaime sbuffa qualcosa che avrebbe potuto essere una risata. “Non provare a trovare delle scuse,” lui dice, scuotendo la testa. “Lui non mi aveva attaccato. Gli avevo sparato piuttosto...deliberatamente. Era...più facile.”
 
Lui si volta e la guarda.
 
“Ti meriti un uomo migliore ad amarti, Brienne.”
 
Brienne lo guarda nella luce fioca delle loro lanterne, gli occhi di lei sono enormi e luminosi, calmi, e quasi belli quanto lei. Le labbra di Brienne si piegano in un lieve sorriso, prima di sporgersi in avanti e baciarlo con gentilezza.
 
“Tu sei un brav’uomo, Jaime Lannister, e sei l’unico uomo che voglio che mi ami,” lei sussurra, per poi spingersi tra le braccia di lui e baciarlo un’altra volta.
 
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Per la sorpresa di nessuno—tranne forse che per la loro—il Grande Concilio nomina ufficialmente Jaime e Brienne il Re e la Regina della Fortezza Rossa. Loro accettano quell’onore con riluttanza, e dopo celebrano con un piccolo banchetto, nominano ufficialmente il loro concilio ristretto, e la vita torna immediatamente alla loro nuova normalità.
 
Quella notte, Jaime sghignazza mentre aiuta con entusiasmo Brienne a togliersi i vestiti.
 
“Che c’è di così divertente?” lei chiede.
 
“Speravo di essere conosciuto come il Consorte della Regina invece che come Re,” Jaime risponde.
 
Lei si acciglia. “Perché?”
 
Il sorriso di Jaime è peccaminoso mentre la fa stendere sul letto. “Perché essere un Consorte sembra davvero sexy,” lui replica, e la bacia.
 
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